sabato 13 gennaio 2018

Nuove accuse al vescovo pedofilo neocatecumenale

Apuron celebra la "messa" neocatecumenale
Un caso curiosamente ignorato dai media, solitamente così attenti agli scandali clericali: quello di Anthony Sablan Apuron, arcivescovo di Guam fin dal 1986, membro del Cammino neocatecumenale, accusato di molestie sessuali e pedofilia. I fatti risalgono fin da quando era seminarista diciannovenne, già all'epoca molestatore sessuale di chierichetti. Le vittime si sono fatte avanti pubblicamente da maggio 2016, nonostante i termini di prescrizione vigenti all'epoca non permettessero loro azioni legali.

Apuron è attualmente latitante e sospeso da ogni carica amministrativa nell'arcidiocesi, colpita da altre 155 azioni legali per molestie ai danni di minori avvenute anche da parte di membri del clero diocesano e di altri due vescovi suoi predecessori ora defunti.

Papa Benedetto XVI aveva tuonato contro la «sporcizia nella Chiesa»: se la Santa Sede non reagirà secondo la giustizia di Dio vedremo senza dubbio la Chiesa travolta da nuove e immani ondate di scandali (quanti altri vescovi hanno "scheletri nell'armadio"?) che faranno sembrare quello dei primi anni 2000 una bazzecola. Intanto noi semplici cristiani ci chiediamo come diavolo sia possibile che un pedofilo e stupratore di ragazzini acceda al sacerdozio prima, all'episcopato poi, e nonostante il "vizietto" e la manifesta incapacità di guida e di governo permanga in cattedra per più di trent'anni.

Proponiamo qui sotto la nostra traduzione di un articolo del Guam Daily Post del 10 gennaio 2018, rinviando al blog Jungle Watch e al nostro blog per maggiori informazioni. Nel frattempo vi sfidiamo a trovare almeno un "fratello" del Cammino Neocatecumenale - anche uno solo - capace di condannare i pedofili anche quando sono membri importanti del Cammino.



L'Arcidiocesi allerta il Vaticano

L'Arcidiocesi di Agaña (Guam) ha messo al corrente il Vaticano riguardo alle recenti accuse di molestie sessuali a carico dell'arcivescovo attualmente sospeso.

Mark M. Apuron, in un'intervista esclusiva concessa al The Guam Daily Post ha accusato suo zio, Anthony Apuron, di aver sessualmente abusato di lui nel 1990 durante un evento tenuto negli uffici dell'Arcidiocesi di Agaña.

Mark ha detto che il presunto abuso, avvenuto quando era sedicenne, è avvenuto nei bagni della Curia di "zio Tony". Afferma di essere stato stuprato da suo zio e che tale episodio lo ha estraniato dai suoi familiari più vicini e lo ha fatto sentire pieno di vergogna e pietrificato. "Credevo che mio zio fosse potente e intoccabile", ha detto.

L'arcivescovo coadiutore Michael Byrnes ha preso atto dell'accusa di abusi sessuali ed ha confermato di aver messo al corrente officiali del Vaticano su questo nuovo caso. "Tutte le accuse riguardanti abusi sessuali che vengono portate all'attenzione della nostra diocesi sono importanti a causa del danno grave e irreversibile inflitto alle vittime da parte di persone di cui si fidavano", ha detto Byrnes.

Papa Francesco e la
«sporcizia nella Chiesa»
Mark Apuron, attraverso il suo avvocato, David Lujan, ha avviato ieri un'azione legale nella Corte Distrettuale di Guam a carico dell'Arcidiocesi di Agaña ed Anthony Apuron.

Ha detto al The Guam Daily Post che la sua fede in Dio resta forte: "Non è stata la Chiesa a farmi questo. Non ha nulla a vedere con la Chiesa o col Signore. Ciò che mi è stato fatto è stato compiuto unicamente da mio zio".

CCOG: "Credeva di essere invincibile"

David Sablan, presidente dei Concerned Catholics of Guam, ha detto che quest'ultima accusa porta la questione ad un livello diverso rispetto alle precedenti, poiché proviene da un parente e poiché il presunto abuso è avvenuto quando Anthony Apuron era già arcivescovo.

"Questo mostra davvero la dinamica dei suoi presunti abusi sessuali... e io credo che il fatto di essere il nostro arcivescovo gli faceva credere di essere invincibile a causa dell'autorità e del rispetto che riceveva", ha detto Sablan. "Tale invincibilità lo aveva reso addirittura più audace".

Sablan ha rivolto un appello alle autorità vaticane affinché pubblichino il responso del Tribunale Vaticano riguardante l'arcivescovo sospeso e ha suggerito che questi venga privato del titolo di arcivescovo allo scopo di "guarire la spaccatura nella comunità cattolica locale", che dice essere divisa fra i cattolici tradizionali e quelli che seguono il Cammino neocatecumenale a cui è affiliato Apuron.

Sablan ha anche detto che privare Apuron del titolo preparerà anche la strada ad una piena revisione dei conti riguardanti le donazioni all'ente non-profit Kåmalen Karidåt, che potrebbe essere stata utilizzata come fondi neri personali di Anthony Apuron.

Manifestazione di fedeli cattolici
davanti alla cattedrale di Guam:
"spretate il pedofilo Apuron"
(aprile 2017; foto: Pacific Daily News)
Il tribunale vaticano

Byrnes ha detto che sta ancora aspettando i risultati del tribunale vaticano che ha determinato un verdetto riguardante il caso Apuron l'anno scorso. Tale verdetto non è stato ancora pubblicato.

Il notaio del tribunale, don Justin Wachs, si è dimesso dall'incarico che aveva presso la Congregazione per la Dottrina della Fede l'anno scorso a causa di presunti abusi sessuali nella sua parrocchia d'origine di Sioux Falls nel Sud Dakota.

Lo scorso settembre il cardinal Raymond Burke è stato nuovamente nominato giudice del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, supremo tribunale della Chiesa Cattolica, stando al The Catholic Herald. Wachs, Burke e don James Conn erano venuti a Guam a febbraio dello scorso anno per proseguire il processo canonico all'arcivescovo sospeso Apuron, che rischia condanne penali connesse alle accuse di aver abusato sessualmente chierichetti quando era sacerdote decenni fa.

The Post ha chiesto un commento a Conn parecchi giorni fa riguardo allo stato del caso Apuron, ma ancora non ha ricevuto una risposta.

Non è chiaro se le recenti accuse contro l'arcivescovo sospeso impatteranno sul processo canonico o sulla decisione che era stata raggiunta lo scorso anno.

Byrnes ha detto che ogni successiva informazione sul caso Mark Apuron verrà "inoltrata rapidamente a Roma", in virtù delle nuove e più severe linee guida dell'arcidiocesi contro gli abusi sessuali. "Ci siamo impegnati a proteggere tutti i bambini e i giovani affidati alla nostra cura e a non ripetere le serie cadute del passato", ha detto.

giovedì 11 gennaio 2018

O Signor manda il tuo spirito che rinnovi la faccia dei catechisti

Un lettore del blog ha chiesto come mai dopo tanti anni di fiducia nei cosiddetti "catechisti" del Cammino quella fiducia si sia incrinata fino al punto di uscire dalla setta neocatecumenale. 

Kiko estrae "a caso" le destinazioni
e le famiglie che andranno in missione per lui
In particolare, da vari commentatori, viene riferito come le operazioni di elezione dei responsabili e dei nuovi catechisti da parte della comunità, vengano pesantemente influenzata dai catechisti che, oltre ad aver diritto al voto -e quindi far pendere in modo decisivo le preferenze verso i soggetti di loro gradimento-, in più occasioni  disinvoltamente disattendono le scelte delle urne per imporre i propri beniamini, chiamando in causa addirittura lo Spirito Santo.

Anche le estrazioni a sorte di chi, della comunità, debba parlare nelle "grandi occasioni" di fronte al vescovo o a folte assemblee o aprire le danze nelle serate degli scrutini per impressionare i fratelli e far credere loro che "qui si sta facendo sul serio",  sono operazioni pilotate dai "catechisti", che scelgono accuratamente chi sia il fortunato e poi fingono di averlo estratto a sorte.

Naturalmente, sia nel caso in cui facciano votare, sia nel caso in cui estraggano a sorte, attribuiscono allo Spirito Santo la responsabilità di aver operato la scelta.
Vi proponiamo i commenti da cui abbiamo tratto questi spunti organizzandoli come una sequenza di domande e risposte.


Domanda: si può dire che i catechisti che manipolano le estrazioni e orientano le elezioni siano in buona fede?

La buona fede dei catechisti, di cui non mi permetto di dubitare, è proprio quella che consente loro di manipolare e di controllare le "estrazioni".
Chiunque si ritrovi a fare gestione di gruppi sa quanto può esser pericoloso lasciare che la sorte o il gruppo stesso decida autonomamente da chi debba essere rappresentato.
Ecco perché chi desidera che il gruppo continui a camminare su una pista precedentemente stabilita da chi sta più in alto non può permettere spontaneismi e o lasciare tutto in mano al sorteggio.
L'apparentemente ingenuo interlocutore sembra affermare che siccome non c'era una telecamera che testimoniasse delle manipolazioni, esse non sono avvenute in quanto non dimostrabili oggettivamente.
Ma ci sono altre prove, per esempio perché non controllare la destinazione dei seminaristi e poi presbiteri RM in relazione alle famiglie di provenienza?
(Michela)

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Domanda: con quale meccanismo i catechisti invalidano le scelte della comunità, nel caso in cui non siano riusciti a determinarle con il proprio voto? E su che genere di persone cade la loro preferenza?

Posso testimoniare che i catechisti manipolano tutte le dinamiche delle comunità: anche noi abbiamo votato un responsabile puntualmente destituito dai catechisti e sostituito con un altro, più adatto secondo loro.
Allora non capivo la ragione ma, come al solito, smettevo di farmi domande e andavo avanti.
Oggi ho capito che quella sostituzione è avvenuta perché il prescelto era un uomo completamente asservito ai catechisti, intellettualmente privo di personalità, di spinte emotive, di progetti per se stesso e per la sua famiglia, “ubbidiente” - come dicono loro - ai catechisti. (Claudia)

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"Espressione greve e severa"
tipica del catechista neocat

Domanda: se la decisione, alla fine dei giochi, è sempre in mano ai catechisti, perché fanno votare i fratelli della comunità? 

Anch’io mi chiedo: “perché farci votare?”. Un’idea me la sono fatta: per ribadire ancora una volta a noi catecumeni che il potere decisionale è dei catechisti, per affermare ancora una volta la loro superiorità, di cui si fregiavano orgogliosi ogni volta, entrando nelle salette in cui li attendevamo timorosi, sedendo di fronte a noi con quell’espressione greve e severa. (Claudia)

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Domanda: i catechisti rispettano le libere scelte dei fratelli, dopo averli sollecitati al voto?

Nella nostra comunità il responsabile era una persona molto in gamba, umile, buona e che negli anni si era dato tantissimo da fare per il bene della comunità.
Dopo un passaggio, i catechisti ci fecero votare e il vecchio responsabile vinse le elezioni. Nonostante ciò i catechisti ci dissero che loro avevano scelto un'altra persona (il classico "trinariciuto" del Cammino) e che siccome la Chiesa non è democratica (cosa che non è neanche pienamente vera, visto che il Papa stesso viene eletto da un conclave di cardinali), il responsabile veniva sostituito.
Quello che mi sono sempre chiesto e che ancora non capisco è come ci hanno fatto votare. (Un lettore del blog)

"In questa casa nacque Kiko Argüello, fondatore del
Cammino Neocatecumenale". Neppure si rendono
conto di quanto siano imbarazzantemente ridicoli!
Da noi quando ci fu il momento di eleggere nuovamente il responsabile, mi pare dopo il secondo passaggio, in massa i catechisti per loro ammissione votarono tutti la persona che poi divenne il responsabile, perche' secondo loro aveva il carisma. Solo con i voti dei membri della comunità la persona scelta era un'altra, ma il voto di tutti i catechisti fatto convergere su una sola persona, di fatto spostò il risultato finale.
Vorrei far notare che i catechisti vedono le persone sporadicamente, mentre i membri della comunità standoci settimanalmente lo conosco realmente.

Se poi con gli anni fai notare che quella persona non è adatta a quel ruolo di responsabile, i catechisti ti ripetono il solito mantra:

  • sei una persona che giudichi
  • il Signore ti ha dato il responsabile che ti serve, anche se tu non lo capisci e ti ribelli, perché ti stai ribellando al disegno di Dio
  • se il responsabile sbaglia ti devi prendere l'ingiustizia
  • il Signore con quel responsabile vuole dirti qualcosa per la tua vita.
  • tu hai la presunzione di voler sapere come funzionano le cose.

Se me le dicessero ora tutte queste cose, gli risponderei per le rime, ora che frequento una Chiesa sana e persone normali ed ho visto la differenza. (EX-NC-???)

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Domanda: nel caso in cui si verifichino problemi e dissapori nelle equipe dei catechisti eletti, come intervengono i catechisti della comunità? Cercano di enucleare i problemi, fornire risposte, giungere con trasparenza a soluzioni condivise?

Assolutamente no. A tale proposito vi racconto un episodio. Io e mio marito abbiamo fatto parte dell’equipe dei catechisti della nostra comunità assieme al responsabile, sua moglie e un’altra coppia. Il responsabile era stato imposto dai catechisti, che trascurando il risultato della votazione, avevano scelto questo individuo in base alla sua manovrabilità. 
Ad un certo punto io e mio marito abbiamo iniziato a manifestare i nostri dubbi su alcuni metodi utilizzati dai "catechisti" del Cammino: avevano preso di mira un fratello, ricoprendolo di domande da interrogatorio, accusandolo davanti a tutti, gettandolo nella disperazione più totale.
Di riflesso, i “fratelli” lo avevano emarginato.
Anche noi, sebbene ci ponessimo tante domande e le sottoponessimo al nostro invertebrato responsabile. Quest’ultimo, anziché prendere in considerazione i nostri dubbi, si è rifugiato tra le braccia dei "catechisti", raccontando tutto ciò che noi avevamo detto, tutti i nostri dubbi e... “tutta la nostra disubbidienza”.
Insomma, una sera la nostra comunità è stata convocata dai "catechisti", i quali, dopo aver aperto una pagina del Vangelo “a caso”, in cui era scritto che bisognava rinascere dall’alto, hanno dichiarato i carismi decaduti.
In altre parole bisognava rieleggere l’equipe. Ma - udite, udite! - il responsabile non è stato destituito in quanto... ubbidiente. Noi e l’altra coppia siamo decaduti e i "catechisti" ci hanno sostituito con un’altra coppia e con il figlio di un "catechista".
Tutti ubbidienti e ligi al dovere.
Nessuna votazione in questo caso.
Solo imposizione di persone ben inquadrate, che non devono fare nulla se non eseguire meccanicamente quanto comandato dall’alto. A seguito di questo evento è iniziato il nostro processo di allontanamento sancito poi da fatti gravissimi avvenuti. (Claudia)

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Domanda: che cosa possiamo dire delle estrazioni a sorte, in cui i catechisti ravvisano spesso l'opera dello Spirito Santo?

I catechisti aprono la Bibbia "a caso"
e sparigliano le carte

Riguardo alle cosiddette estrazioni pilotate, ne sono stato testimone diverse volte: soprattutto quando si tratta di dare testimonianze in presenza di vescovi, vengono scelte le persone con le storie più strappalacrime (malattie, disgrazie, etc.), persone che hanno avuto un percorso di conversione importanti oppure persone che si conformano pienamente ai dettami del Cammino. (Un lettore del blog)

È vero: tutti i sorteggi vengono pilotati per questioni organizzative, ma peccato che prima si invocava lo Spirito Santo per essere "guidati".
Al di là di tutto a colpirmi fu il risultato dello "scrutinio": commenti e chiacchiere, non appena andavano via i "catechisti", e così la mia esperienza è finita all'ultima tappa del Padre Nostro. (Francesco)

martedì 9 gennaio 2018

Seminari kikiani R.M.: come distruggere i futuri presbiteri

Guam: finalmente chiuso il
seminario Redemkikos Mater

e cancellato il nome dall'ingresso
Il seminario neocatecumenale di Guam è stato finalmente chiuso.

Per capire meglio i pericoli e i danni arrecati alla Chiesa Cattolica da quei seminari Redemkikos Mater, proponiamo qui sotto una testimonianza a firma Veterano che contribuisce a gettar luce sul metodo neocatecumenale e sulla mentalità sottostante. È ora che quanto è da troppo tempo nelle tenebre venga, finalmente, alla luce. Sempre di più.

Nel pubblicarla intendiamo anche ricambiare gli auguri di Kiko Argüello che, dalla pagina Facebook "JMJ-CNC" di consolidata propaganda kikiana, si mostra tanto esaltato e giulivo, pieno delle più belle speranze, sicuro che nulla potrà mai ostacolare la marcia trionfale del suo "POTENTE CAMMINO", ormai SOLO SUO, da quando Carmen, nel bene e nel male, non è più al suo fianco. Inseriamo questo piccolo video di auguri - dura appena trenta secondi - perché possiate vedere con i vostri occhi la superficialità, per non definirla peggio, con cui sanKiko di santaCarmen tratta le vocazioni dei giovani (tante volte pseudo-vocazioni o vocazioni pilotate).

Kiko usa e abusa della vita stessa dei giovani che, purtroppo per loro, si affidano a lui, come fa di ogni cosa.
Alla fine del video Kiko, in un gesto scherzoso e al colmo dell'allegria, tira l'orecchio ad un presbitero del Cammino di lungo corso, che sta - devoto e sottomesso - al suo fianco.
Un gesto disgustoso, ma oltremodo simbolico.
Un monito a tutti, in particolare agli "unti del Signore", da parte di chi, per loro, si considera unico e solo "padre nelle fede"!






Testimonianza


Il problema dei Seminari Redemptoris Mater del Cammino Neocatecumenale è gravissimo per la Chiesa di oggi. Da parte mia già ne notavo le incongruenze diversi anni orsono.

Prima di enunciare le mie perplessità, vi faccio partecipi di un colloquio telefonico avvenuto tra il Responsabile Itinerante del Cammino di una nazione europea che non menziono, ed il Vicario generale del Vescovo della nostra diocesi, che aveva accolto il Cammino nella sua parrocchia, ma che, dopo un paio di anni, è stato trasferito nella città del Vescovo, causa promozione, lasciando la comunità al nuovo parroco, che non ne voleva sapere niente di queste iniziative postconciliari, ma solo per il "quieto vivere" continua a tollerarla.
Sì, è sempre una comunità, da quindici anni sempre più striminzita, perché non è ben vista neanche dai parrocchiani.

Per capire tale colloquio devo premettere che, in una città vicino alla nostra, una parrocchia si era ritrovata senza parroco ed il Responsabile Itinerante aveva convinto il Vicario generale ad affidarla al cammino neocatecumenale cosicchè avrebbero provveduto loro alla sempre più dilagante diminuzione del clero, mandando un parroco ed un vice, entrambi neocatecumenali, uno dei quali - il più giovane - era stato formato in uno dei primissimi seminari fondati da Kiko.

Dopo un po’ di tempo, il nuovo parroco neocatecumenale andò in crisi e fu mandato in cura psichiatrica - a spese della diocesi - ed oggi si trova nel suo paese d’origine a seguire una piccola comunità.

Ecco com'è andato quel colloquio.

- Resp. Itin. – Ciao carissimo, cosa posso fare per te?
- Vicario – Non so se hai sentito cosa sia successo a (…), si trova in clinica con una depressione incredibile.
- Resp. Itin. – Certo che lo so, poverino, credo che comunque sia qualcosa che possa succedere, o no?
- Vicario – Mi sono sentito con il Vicario generale della Diocesi di (…) e mi ha detto che non è il primo caso, anzi, più del 50% dei preti che escono da quel Redemptoris Mater hanno gli stessi sintomi, al massimo dopo due anni di permanenza nella Parrocchia di destinazione.
- Resp. Itin. – Non credi che sia un’esagerazione? Sai quanti nemici abbiamo?(1)
- Vicario – Affatto, mi ha parlato con statistiche alla mano.
- Resp. Itin. – E allora?
- Vicario – Non credi che ci sia una lacuna nella formazione di questi ragazzi? Hai mai pensato di rivedere un po’ i vostri programmi ed adeguarli a quelli diocesani? Io so con precisione che questo non accade nei normali seminari! Forse uno, ma non queste dimensioni di cui ti ho informato, ma che sicuramente sapevi.
- Resp. Itin. - … … …
- Vicario – Pronto…? Pronto…? Ma è caduta la linea? Non capisco!

Il Vicario ritenta quindi a telefonare, ma nessuna risposta! Non so come sia andata a finire, se si siano più messi in comunicazione, perché avvenne in quello stesso periodo che venni allontanato dalla comunità e dal Cammino in generale, definitivamente. Ricordo solo che dopo un paio di mesi il responsabile di quella nazione è morto.

Parliamo dunque del programma formativo.

Non esiste un programma ben definito e continuativo per gli studenti dei seminari kikiani: molte volte Kiko stesso ha detto che la formazione “vera” viene dall’esperienza di itineranza che questi giovani sono costretti a fare altrimenti possono pure ritornare a casa. Il tempo di durata del "periodo obbligatorio di itineranza" necessario alla "formazione" lo stabilisce il "discernimento" del catechista neocatecumenale responsabile di nazione.(2)

Lo studio vero e proprio si riduce a corsi tenuti da fratelli di comunità neocatecumenali, professori che si mettono a disposizione per il tempo necessario a dare ai seminaristi qualche infarinatura di greco, latino, storia della Chiesa, teologia, ma soprattutto di corsi intensivi per imparare la lingua locale perché la maggior parte di ragazzi provengono da paesi dell’America del sud.

Questo significa che il tipico seminario neocatecumenale non possiede affatto un corpo docente stabile che organizza il programma di studio consono alla preparazione presbiterale, ma ogni insegnante, indipendentemente dagli altri, segue il proprio metodo che ha imparato dall’istituto dove lavora o ha lavorato, anche se non aveva niente a che fare con la preparazione di sacerdoti, futuri pastori della Chiesa.

Inoltre una percentuale non trascurabile di tali insegnanti è in pensione.

La formazione teologica dei seminari neocatecumenali, dunque, risulta un’isola a sé stante, per quanto riguarda la formazione, mentre è fortissima l’unità nel trasmettere il pensiero e il metodo di Kiko, in tutti i luoghi del mondo dove sorge uno di questi R.M.: il Rettore, il Vice-Rettore ed il Direttore Spirituale devono essere necessariamente presbiteri neocatecumenali fedelissimi all’iniziatore e totalmente inquadrati nei suoi dettami.

In particolare, anche visivamente, si nota nella maniera in cui sono arredate le sale e i corridoi di quei seminari R.M., piene di "icone" e suppellettili fatte da Kiko.

Rassicurante rappresentazione
della bellezza della sequela kikiana.
Bisogna anche ricordare la "regola soci".

Le camere necessariamente devono essere sempre doppie per adempiere a tale “regola soci”, quella che i seminaristi devono sempre osservare fino all'inverosimile.
Per esempio: se ad un seminarista viene concesso il permesso di andare a trovare i familiari o di fare un po’ di vacanza, egli deve necessariamente portare con sé il suo “socio”, anche se la famiglia originaria non ha la possibilità di ospitarlo e forse neanche di nutrirlo (di solito sono molto famelici, ne ho esperienza diretta e ve lo posso confermare) o addirittura pagargli le spese della vacanza!

Non solo: nella formazione dei seminaristi kikiani c'è anche l’incontro obbligatorio mensile con il “gruppo dei garanti” dove si procede alla scarnificazione delle coscienze: in tali incontri è impossibile che resti segreta qualche piccola parte di intimità, tutto deve essere manifesto, anche se il ragazzo non è abbastanza maturo per sopportarne le conseguenze. La pressione psicologica è così elevata che si preferisce parlare purché smetta la tensione, con la conseguenza che poi, inevitabilmente, sopraggiunge un sentimento di depressione e di rancore verso il “gruppo" stesso, sentimento che negli incontri successivi si viene indotti psicologicamente ad auto/ svelare, peggiorando quindi la propria situazione poiché, di conseguenza, sono costretti a chiedere perdono a chi hanno giudicato... pena l'espulsione dal seminario e il ritorno in famiglia.

Sono tantissimi quelli che ritornano a casa, non solo sconfitti, ma anche con seri problemi relazionali con la loro stessa famiglia, figuriamoci con il sesso opposto!
Ho sentito dire con le mie orecchie da una madre scandalizzatissima: gli ho dato un figlio sano e me lo hanno rimandato malato!




Locandina pubblicitaria:
Kiko tira a sorteggio anche le reliquie
e chiede "donazioni generose"
Un'altra grossa esagerazione è la pretesa di "preservare dalle tentazioni" i seminaristi.

Se da un lato esiste questa pressione psicologica (che è già letale di suo), da un altro lato si cerca di proteggerli dagli “attacchi del mondo”, per usare una loro tipica espressione.

Vediamo qualche esempio di tale esagerazione.(3)

1) Nei pressi di un seminario kikiano XY vivevano diverse “famiglie in missione” del Cammino, ognuna inserita in una comunità neocatecumenale del posto, per fare il cammino, naturalmente anche con i figli. Una di queste famiglie aveva una figlia abbastanza spigliata e, a dire di molti, anche attraente.
Dopo un paio di anni - cosa apparentemente inspiegabile - il Responsabile di nazione li rimanda a casa.
Ma un motivo fin troppo valido c'è, per i soliti fedeli kikatechisti: togliere ai seminaristi la tentazione "di cattivi pensieri" o, il che è ancora peggio, "di lasciare la vocazione per sposarsi".

Quando la famiglia chiese il motivo (ossia chiese di sapere il perchè veniva in malo modo rimossa dalla missione e rispedita a casa, per quale colpa?), le venne risposto che la figlia in questione era una “mina vagante” che sarebbe esplosa da un giorno all’altro, facendo un grave danno morale ai seminaristi. Immaginate un po’ come venne disturbata la psiche di questa ragazza: “sono colpevole, sono una mina vagante, rovino le vocazioni”! Come al solito nel Cammino si colpevolizza la vittima per giustificare i colpevoli!

2) Il seminario neocatecumenale YZ si trova in una città dove vige una tradizione pluricentenaria di festeggiamenti per il carnevale, con sfilata di carri e festeggiamenti vari in tutto il circondario. Sappiamo benissimo che questo genere di manifestazioni portano tante volte ad eccedere, come succede all' "October fest" a Monaco e, proprio perchè si sa, ognuno può decidere con libertà e responsabilità se andarci o no, ognuno si prende le proprie responsabilità..

Nei seminari Redemptoris Mater non funziona così: infatti vige la mentalità che per preservare i ragazzi da questa “immane tentazione”, in concomitanza con la festa il seminario viene svuotato e i seminaristi vengono mandati, sempre a due a due (regula soci), nelle “famiglie in missione” che abitano il più lontano possibile da quel circondario. Questo periodo di una o due settimane diventa una “Vacanza” per i ragazzi, ma costrizione per la famiglia che li deve accogliere.

Questi seminaristi neanche hanno una loro volontà a volersi far del bene (allontanandosi dal male), piuttosto il loro consueto atteggiamento è quello che è sotto gli occhi di tutti, tipico di una mentalità da privilegiati:
di arroganza, credendo di essere dei super eletti e che tutto sia loro dovuto, sentendosi perfino in diritto di dare consigli (cioè comandare) su come una famiglia cristiana si dovrebbe comportare.

Bisogna amarli? Certamente! La famiglia e la comunità ce la mettono tutta pur di avere questa medaglia da sbandierare davanti ai catechisti del Cammino! Si mettono a loro disposizione nel servirli di tutto punto, anche di comprargli la ricarica del telefonino (tutti i seminaristi del Cammino hanno il telefonino, anche chi non lo vorrebbe, perché devono essere sempre contattabili).

Perciò la misura per diventare “presbitero” nel Cammino non consiste nello studio della teologia (arrangiato malissimo), nella preparazione spirituale (che manca totalmente), nella vita di preghiera e liturgica (organizzata alla maniera esclusivamente kikiana), ma solo nell’ubbidienza cieca ai "catechisti" del Cammino e quindi a Kiko. Sappiamo bene cosa succede quando questo non avviene (cfr. ad esempio il caso di don Rosini), ma tanti altri che conosco personalmente e non faccio nomi per non metterli in imbarazzo.
Piccola nota personale. Io stesso con la mia famiglia, perchè ho detto chiaramente che - visto che ho finito il Cammino e avendo fatto anche la tappa aggiuntiva di cui mai si era parlato in precedenza, quella del “Matrimonio Spirituale” - non ero più disposto ad avere nè "catechisti" e neanche più ad obbedire, perché l’ubbidienza - come dicono sant'Agostino e tanti altri padri della Chiesa e lo stesso Catechismo (cfr. ad esempio CCC 144) - si deve alla Parola di Dio: al Vangelo dobbiamo la nostra sottomissione. Sia il Vangelo che gli scritti di san Paolo, su tale argomento, sono categorici - per esempio: Siete stati comprati a caro prezzo: non fatevi schiavi degli uomini!” (1 Cor 7, 23); Siete stati chiamati alla libertà; non fatevi schiavi degli uomini (Gal 5,13).
Così, dopo aver terminato il Cammino e perfezionato il percorso con il“Matrimonio Spirituale” (ultima trovata inventata da Kiko), ossia pur avendo tutte le carte in regola, non ho potuto dire e fare altro che allontanarmi io stesso, cosa che allora mi ha preso alla sprovvista perché non immaginavo neanche, ma che ora, vedo, è stata pura Misericordia di Dio.
Ma ritorniamo ai seminaristi così formati nei seminari kikiani e cerchiamo di capire meglio il motivo della loro inutilità per la Chiesa Cattolica. Consideriamo il tipico ragazzo che incontrate in tali seminari: è stato viziato dalla comunità neocatecumenale e dalle “famiglie in missione”, gli sono state “impedite le tentazioni” spostandolo qua e là, con buona probabilità è un ragazzo distrutto psicologicamente e annientato nel suo essere... dunque, cosa farà appena si troverà da solo a combattere con i problemi di una parrocchia e dei suoi parrocchiani? Dove non si conosce affatto quel tizio che si chiama Kiko Argüello, e dato che loro sono molto più cristiani di lui?

La tentazione è necessaria alla formazione, ce lo insegna Cristo stesso che è stato tentato nel deserto proprio prima della sua missione.
Fuggire le tentazioni è una scelta libera e personale di ogni momento di ogni giorno: non è un’operazione che si può dare comodamente in sub-appalto ad una struttura gestita da altri. Inoltre, non c’è bisogno di una festa di paese per lasciarsi andare a ubriachezze o altri peccati.

Viziare qualcuno, significa non volergli bene, e la pressione psicologica continuativa riduce le persone ad “amebe”, rendendole malate per tutta la vita. Ma forse è proprio questo ciò che vuole il Cammino Neocatecumenale!

In misura ridotta e, in alcuni casi in forma più accentuata, si ripete questo meccanismo anche negli “scrutini” delle varie tappe del Cammino: più si va avanti più si deve essere pronti ad essere messi alla gogna; meglio ci si riesce, e più amici dei "catechisti" si diventa!

Credo che non esista una setta più perfida e più falsamente rivestita di luce come il Cammino Neocatecumenale.

(da: Veterano)


[nota 1]
Usuale modo neocatecumenale di negare la realtà, facendo le vittime di inesistenti calunnie. Chiunque osa parlare è un "nemico" o un "faraone".

[nota 2]
La durata del periodo di "itineranza obbligatoria" è decisa, in modo insindacabile, dal responsabile itinerante della nazione, che è anche il vero responsabile della formazione dei seminaristi del R.M. istituito nella sua zona di competenza. Il periodo di itineranza serve per inquadrare il seminarista nel ruolo che avrà nel cammino neocatecumenale una volta ordinato presbitero. Si comprende facilmente come il periodo si prolungherà di molto per quei ragazzi che non dimostrano subito e inequivocabilmente di essere perfettamente allineati alla obbedienza assoluta a Kiko e agli itineranti stessi, unico asse portante della loro "vocazione".
Abbiamo molte testimonianze in questo senso, di ragazzi messi a lungo "sotto torchio", sottoposti a disagi sempre più grandi, finchè non si piegano del tutto alla disciplina oppure, stremati, alla fine alcuni optano per un seminario diocesano, altri rinunciano alla vocazione, si può immaginare con quali conseguenze.

[nota 3]
Parliamo di esagerazione, infatti è comprensibile un atteggiamento da parte dei "formatori" che tenda a preservare i seminaristi e li aiuti nella "lotta" contro le tentazioni, ma nessuno può sostituirsi totalmente o pensare di risolvere il problema mettendo "sotto una campana di vetro" i ragazzi che, un domani, nello svolgimento del ministero sacerdotale, dovranno scendere, da soli, nell'agone e combattere contro gli attacchi del mondo”.
La spiegazione è una sola: al centro, ancora una volta, non è il ragazzo e la sua vocazione, il rispetto per la persona, al centro è il cammino e il ruolo che ricopriranno, nel cammino, i futuri presbiteri al servizio di responsabili laici (in particolare i loro catechisti) a cui devono obbedienza. Non si può tralasciare che un altra cosa richiesta - come imprescindibile per il percorso di formazione al sacerdozio - ai seminaristi dei R.M. è che facciano loro stessi il cammino per la loro vita, sottoposti anche qui agli scrutini dei vari passaggi, portati avanti da un capo equipe laico.

domenica 7 gennaio 2018

Dopo oltre trent'anni la setta neocatecumenale non è cambiata

Il "Galactus" di Kiko,
ovviamente con braccio
massonico a squadra...
Riportiamo qui sotto la testimonianza di Friedrich, un cattolico austriaco, traducendola da una sua lettera inviata a Thoughtful Catholic, a proposito del Cammino Neocatecumenale che lui e sua moglie hanno incontrato a Vienna nel 1986 e poi a Londra qualche anno dopo.


LA MIA ESPERIENZA NEL CAMMINO NEOCATECUMENALE
di Friedrich Griess

Verso il 1986 mia moglie Poldi ha aderito ad una comunità neocatecumenale a Vienna. Ciò avvenne per due motivi: primo, una coppia che era stata con noi nel Movimento Cattolico Internazionale per le Coppie Cristiane Sposate aveva lasciato tale gruppo per aderire al Cammino, e Poldi voleva restare in contatto con loro; secondo, nostra figlia era entrata in un gruppo che sarebbe poi confluito nella comunità protestante di Brunstad e Poldi voleva capire se il Cammino le sarebbe stato più adatto. Poldi ovviamente sapeva che il Cammino era settario, ma credeva che fosse possibile migliorarlo dall'interno.

Quando quella coppia di amici celebrò le proprie nozze d'argento mi invitarono come ospite. La Messa non fu celebrata in chiesa ma in una saletta del complesso parrocchiale e si poteva sentire al di là dei muri che un altro gruppo in un'altra saletta stava cantando gli stessi canti. Dopo la Messa chiesi come mai i due gruppi non avessero celebrato insieme. La risposta fu che «loro non hanno ancora fatto tutto il percorso che abbiamo fatto noi».

Durante l'agape una signora disse: «Poldi è sempre presente ma suo marito solo di rado. È un cristiano tiepido e deve essere convertito». E cominciò a parlarmi per convincermi ad aderire al Cammino. Le risposi che essendo membro del consiglio parrocchiale e avendo molti impegni, non avrei potuto assumermene un altro. La sua reazione fu: «ma lì non c'è fede... solo qui c'è fede».

Come già mi aveva fatto notare Poldi, notavo parecchie strane abitudini nel Cammino. La coppia di nostri amici agli inizi fu eletta come responsabile (lui) e viceresponsabile (lei). Quando una sera lui non fu presente per condurre l'incontro di studio della Bibbia, fu lei a presiedere, il che fu considerato scandaloso perché, stando all'usanza neocatecumenale, se è presente anche un solo uomo, non importa che competenze abbia, dev'essere lui a presiedere.

Il leader responsabile per tutte le comunità di Vienna era un italiano, Giovanni Gucci. Quando veniva a visitare la comunità portava sempre una grossa Bibbia sotto il braccio, ma non l'apriva mai. Una volta, credendo di non essere visto, aprì quella Bibbia: era scavata all'interno e conteneva un registratore col quale lui registrava le conversazioni.

Una volta un givane "catechista" chiese a Poldi di fare non so cosa ma lei aveva qualche buona ragione per rifiutare. Lui le rispose: «Non sei cristiana se non fai ciò che un fratello ti chiede».

Quando infine Poldi lascerà il Cammino, le fu detto: «se lasci la comunità, sei perduta».

Nel 1989 la IBM, l'azienda per cui lavoravo, mi impose una trasferta di lavoro a Londra per due mesi. Lì trovai una parrocchia molto attiva, quella dell'abbazia benedettina di Ealing. La parrocchia offriva un corso di introduzione al Cammino Neocatecumenale e io aderii, per lo più per vedere se fosse stato diverso dal Cammino visto a Vienna. E invece...

Ennesimo sgorbio di Kiko
- Una "catechista" disse: «se siamo pronti a morire solo per i nostri amici, questo non ha valore per il Signore. Dobbiamo essere pronti a morire anche per i nostri nemici». Le feci notare che il Vangelo di Giovanni (Gv 15,13) dice diversamente, ma lei ribatté: «non è questo ciò che diciamo sempre? di fare più di quanto la stessa Bibbia ci dica?»

- Chiesi loro di poter leggere qualcosa sul Cammino. Mi diedero un libro, in inglese, stampato a Roma, nel quale il loro sistema veniva descritto solo in appendice, ma tutto il resto del libro parlava esclusivamente delle udienze del Cammino col Papa. Quel libro riportava che in un incontro con Giovanni Paolo II un membro del Cammino gli aveva detto: «Santo Padre, la mia vita è finita con la morte di Pio XII ed è ricominciata col suo pontificato: dei papi intermedi non m'interessa niente». Un cattolico che non è interessato a Giovanni XXIII, capite?

- C'erano parecchie altre strane abitudini. Ad un incontro di quelle catechesi iniziali, dato che l'uditorio era di sole 15 persone, mi sarei aspettato che ci sedessimo in cerchio così da poterci vedere gli uni gli altri. Ma i posti erano disposti in linea dritta, a tre a tre. Quando una volta tentai di disporle in modo un pochino più curvo prima della lezioncina, la disposizione venne immediatamente corretta da uno dei "catechisti".

- Non erano ammesse né discussioni, né domande.

Prima di lasciare Londra inviai una lettera con alcune mie osservazioni al parroco, che era stato presente in tutte le sessioni (ma che praticamente non pronunciò mai una parola). Mi dispiace di aver perso l'originale di quella lettera. Parecchi anni dopo, quando tornai a Londra, andai a fargli visita. Fu molto amichevole ma si rifiutò di parlare di quella lettera.

Nel frattempo stavo diventando un esperto di sette. Nel 1992 io e Poldi partecipammo ad un incontro tenuto a Zurigo da Steven Hassan, di cui conoscevo le pubblicazioni. Nel 1993 partecipai ad una conferenza internazionale sulle sette tenuta a Barcellona, sostenuta principalmente dalla American Family Foundation (quella che poi sarebbe diventata la ICSA, Associazione Internazionale di Studi sulle Sette). In quell'occasione una donna spagnola testimoniò la sua esperienza col Cammino Neocatecumenale. Alcuni dei presenti decisero di stabilire un network europeo di centri di studi e ricerche sulle sette, il FECRIS, del quale poi dal 2005 al 2009 sono stato anche presidente e ancor oggi sono membro del board. Nel 2013 ho pure ricevuto dalla ICSA un Lifetime Achievement Award.

Sono stato chiamato parecchie volte per consulenza riguardo all'introduzione del Cammino in qualche parrocchia di Vienna. In certi casi il Cammino veniva introdotto non come un gruppo al pari degli altri, ma addirittura col piano di convertire tutte le attività parrocchiali al sistema neocatecumenale. In certi casi abbiamo avuto la possibilità di impedire tutto questo.

Una volta un insegnante di religione in una scuola elementare di una di queste parrocchie mi telefonò per dirmi che aveva un'alunna la cui famiglia era invischiata nel Cammino. La bambina si mordeva le mani a sangue perché voleva andare in ospedale piuttosto che a casa. Potete immaginare quanto fossero fanatici i suoi genitori (probabilmente la madre in modo particolare)!

Sfortunatamente l'arcivescovo di Vienna, il cardinale Schönborn, e uno dei suoi vescovi ausiliari, erano assai favorevoli al Cammino. Pensano che il Cammino sarebbe il futuro della Chiesa. Sotto il suo predecessore, il cardinale Groër (quello noto alle cronache per uno scandalo pedofilia), l'ufficio pastorale diocesano aveva pubblicato un opuscolo che tra le altre cose condannava le discutibili pratiche del Cammino. Tale opuscolo non è più disponibile... ma pare comunque che l'entusiasmo neocatecumenale iniziale si sia fortunatamente un po' ridotto.

Sono stato contattato anche da uno psicologo francese, Sebastien Nicolas, che ha attivato un sito web multilingue con una critica completa sul Cammino (le traduzioni dal francese sono però fatte dal Google Translator, per cui la traduzione in tedesco è orribile). Vi troverete anche il mio nome, con altre mie testimonianze.

Friedrich Griess

Austria

venerdì 5 gennaio 2018

«Fuori dal Cammino non c'è salvezza»

FUORI DAL CAMMINO NON C’É SALVEZZA”: intervista ad una ex-neocatecumenale, ex-focolarina, ex-carismatica.

ANTEFATTO

Erano circa le 19,30 del 23 Settembre [2014].
Ero in compagnia di alcuni amici, quando ricevo un messaggio su Facebook di una signora, V.F., che avevo conosciuto sullo stesso social network qualche mese prima e con la quale avevo scambiato ben più di qualche parola.
Tutto parte da Mozart, o meglio, da un articolo pubblicato da questa redazione su Mozart, su cui Ella sentiva di dover fare qualche precisazione. Non so come, non so perché, il discorso cade sui suoi dubbi circa la Santità di Papa Wojtyla per via delle sue autorizzazioni ai neocatecumenali, focolarini e carismatici, additati da Lei giustamente come «sette all’interno della Chiesa che apportano divisioni».
Poi la stessa scrive una frase, «Kiko per me poi è eretico», che stuzzica il mio interesse e, al contempo, mi insospettisce. Indago con discrezione e, alla fine, mi confessa che in passato aveva avuto delle esperienze sia nei neocatecumenali sia focolarini che carismatici.
Argomenti questi per me appetibili sui quali non ho potuto non palesarle l’intenzione di una “intervista”.

INTERVISTA

Gianluca: «Mi ha accennato prima ad un Suo passato da neocatecumenale, focolarina e carismatica. Procediamo con ordine. Cosa l’ha spinta a frequentare i neocatecumenali?»
V: «Una rottura sentimentale. All’epoca andavo all’università e quella rottura fu per me devastante. Mi sentii smarrita e sola. Così quando una ragazza che conoscevo di vista mi parlò di certe catechesi in una parrocchia vicina, la seguii. Frequentai tali incontri dal novembre ’91 al gennaio ’92 all’incirca.
Sin dal primo incontro mi resi conto che vi era qualcosa di strano!»

Gianluca: «Interessante! Cosa in particolare?»
V: «Quando parlai di transustanziazione i catechisti di quella comunità si adombrarono e mi rimproverarono. Per loro, ero superba perché volevo esibirmi in paroloni difficili per far colpo e mettere in mostra la mia erudizione! Non si trattò del solo episodio. Ben presto capii che non bisognava contestare i catechisti, fare loro domande o chiedere lumi su determinati argomenti. Rispondevano che non servivano spiegazioni: era così e basta! Per di più non si parlava mai del Catechismo ed insistevano sul concetto di peccato. Pensi che una volta mi chiesero quando avevo incontrato Cristo. Rimasi senza parole! Scoprii ben presto dagli altri frequentatori che bisognava rispondere: «Nel peccato». E questo dottrinalmente non esiste. Ne ero sicura: bene o male, ho fatto la catechista in parrocchia e ho frequentato un minicorso di due anni di Teologia e Cristologia per preparare i bambini alla Prima Comunione. Di certo non sono un teologo, ma l’ABC cattolico lo conosco.
Molte catechesi erano incentrate sulla famiglia, ma manipolate. Mi spiego meglio.
Ricordo una coppia di sposi che invitava a non avere paura a ricevere da Dio come dono tanti figli. La donna mi confidò, in seguito ed in separata sede, che era sposata con suo marito da poco e che ancora prendeva la pillola perché non si sentiva pronta. Per di più, c’erano tante spese e pochi soldi. Mi confessó che era stata obbligata dai catechisti a recitare quella parte di madre e sposa perfetta».

Gianluca: «Davvero sconvolgente! Un teatro di ipocrisia! Vi furono altri episodi come questi? Altre catechesi?»
V: «Più che durante le catechesi, vi furono episodi preoccupanti durante la prima “trasferta” in un convento. Ogni mese dovevamo partire. I responsabili passavano con un sacco dell’immondizia. Ero studentessa allora e, tra le tasse e i libri, era gravoso pagare centomila lire ogni mese. Tra l’altro io ho sempre lavorato per mantenermi all’università. Qualche volta pensavo di rinunciare ad andare per via dei troppi soldi che chiedevano, ma i catechisti mi intimavano che era il diavolo a tentarmi… che Lui mi tentava ad abbandonare. I soldi sono lo sterco del demonio, bisogna disprezzarli – mi dicevano. Per di più, mi consigliavano addirittura di lavorare per pagarmi i raduni. Ricordo che una volta non avevo che ventimila lire. Feci finta di mettere soldi nel busta ed una ragazza fu costretta a pagare anche per me. Mi sentii una ladra!
Ma torniamo al nostro discorso: questo primo raduno era decisivo per comporre la lista dei catechisti e dei supervisori. In pratica, la comunità sceglieva i cantori, i responsabili, i catechisti. Quindi si armarono di sacco nero, bigliettini e penne. A quel punto, non so quale istinto mi guidò – forse la curiosità – e scrissi il mio nome falsificando la scrittura. Quando lessero il mio nominativo, si allarmarono e chiesero chi avesse scritto quel nome. Io feci l’Indiano, ovviamente. Ben presto, però, arrivò un superiore e mi intimò a votare Tizio come catechista, Caio come cantore e Sempronio come responsabile. Insomma, i nomi erano già decisi in partenza. La votazione era solo una finzione!!
Al secondo scrutinio, infatti, i nomi richiesti raggiunsero il quorum e facemmo festa perché “illuminati da Dio”».

Gianluca: «Altro che illuminati da Dio! Si verificarono altri attriti tra Lei e la comunitá?»
V: «Intanto contestai subito la pratica della comunione sulla mano e la disposizione circolare attorno all’altare-mensa. Non la presero bene. Mi giudicarono una piantagrane, una contestatrice superba. La liturgia, invece, era decisa da Kiko Argüello e sua Moglie Carmen, i fondatori del cammino. Quell’uomo disegnava le icone liturgiche, scriveva le musiche. Lui decideva le azioni liturgiche: “Kiko ha detto, Kiko ha fatto, Kiko non vuole, Kiko ha deciso”.
Quel Kiko decideva anche degli spilli. Se qualcosa non risultava ai catechisti, questi andavano da Kiko e chiedevano conferma!
Le racconto cosa accadde per le celebrazioni pasquali. Prima di tutto ci chiesero di digiunare il sabato santo invece che il venerdì. E già questo mi pareva in contrasto con le leggi della Chiesa, ma l’apice della stranezza era entrare in chiesa all’una di notte (quando la messa Pasquale della Mezzanotte era terminata) e rimanervi fino alle 6.30 per poi partecipare ad una sorta di Seder di pasqua ebraica e mangiare le uova sode fredde, dopo 24 ore di digiuno. Fu terribile!»

Gianluca: «Sui generis come celebrazione, questo è indubbio!»
V: «Ah, ora dimenticavo: non era possibile partecipare ad altre Messe se non in caso di emergenza ed era necessario agganciarsi ad un’altra comunità. E poi bisognava prendere parte tassativamente alle riunioni del mercoledì in cui si sorteggiavano i gruppi per la celebrazione della messa e per le letture e commento delle Scritture. Ogni mercoledì bisognava versare 10 mila lire per i fiori. Non bastavano mai i fiori sull’altare! E guai se mancavi alle riunioni del mercoledi. Dovevi dare spiegazione e rendere conto di quello che avevi fatto alle catechiste. Un altro evento improrogabile era la messa il sabato sera alle 21. Non capivo perché mai fosse più importante il sabato sera che la domenica!
Per non parlare della Confessione!! C’era tutto un rito inventato da Kiko. Ci riunivamo in una stanza. Il cantore ed il chitarrista suonavano e a turno ci si confessava in piedi, pochi minuti, e con sacerdoti sempre diversi. Non c’era direzione spirituale, capisce?!? Kiko voleva che non fossimo seguiti dai sacerdoti, bensì dai catechisti. Per me è più facile confessarmi se il sacerdote mi conosce, conosce il mio percorso, la mia vita! E tutto ciò è contrario alla Chiesa! I sacerdoti che amministravano i sacramenti in questa comunità di certo non erano entusiasti: uno di questi mi disse che questa pratica dei neocatecumenali disincardinava i sacerdoti dalle parrocchie. Il problema era che il vescovo ce li mandava!»

Gianluca: «In quanto a vocazioni le comunità in che condizioni versavano?»
V: «Cercavano disperatamente vocazioni da offrire al Papa. Hanno cercato di convincermi che il disegno di Dio per me fosse il velo monacale. Ora io ho sempre avuto la vocazione per la famiglia. Mai ho avuto intenzione di monarcami, mai ho sentito la chiamata di Dio. Un catechista mi fece un discorso a dir poco allucinante: se non trovi un fidanzato e le tue storie vanno male questo significa che Dio ti vuole suora, questo mi disse. Replicai che non avevo vocazione, ma egli ribatté che forse non me ne ero mai accorta. Ma Le pare che Dio manda la vocazione a monacarmi a mia insaputa? Assurdo, davvero assurdo!»

Gianluca: «Come riuscì a liberarsi di loro?»
V: «Ero stanca di consegnare letteralmente il cervello a Kiko e ai catechisti. Me ne volli andare. Ma venni rincorsa a lungo. Tentarono di lusingarmi o anche di minacciarmi. Fuori dal Cammino non c’è la salvezza, solo l’Inferno: così vollero spaventarmi.
Tuttavia, quello che devo dire sui Catecumenali non finisce qui. Nel frattempo anche i miei genitori entrarono in un’altra comunità. Per loro fu più drammatica questa esperienza. Io non arrivai al primo passaggio, loro sì! In questo “primo passaggio” i catechisti chiesero ai miei di firmare una dichiarazione in cui si acconsentiva a mettere a disposizione della Chiesa il proprio appartamento, il conto in banca, gioielli, pellicce, roba firmata. Occorreva staccarsi da queste cose terrene!
Io ero ancora all’università e del mio futuro ancora non sapevo nulla. Mia madre giustamente fu perplessa. Non si sentiva di impegnare la casa e il resto a mio discapito. Avrei potuto aver bisogno, capisce?!?
La furia dei catechisti si abbatté sui miei genitori e, in particolare, su mia madre. Per loro Ella era prigioniera del demonio e le dissero che sarebbe bruciata all’inferno come la pula. I miei genitori vennero esposti al pubblico ludibrio e cacciati dal cammino. Mia madre ebbe un crollo nervoso, pianse per due giorni. Fui allarmata: chiamai il mio parroco che confortò i miei genitori. Mia madre impiegò settimane prima di riprendersi e tornare in parrocchia. Fu come venir fuori da un incubo! Tutto ciò non é certo carità cristiana. Non la pensa così anche Lei?»
Gianluca: «Sicuramente….»
Intervista di Gianluca Di Pietro ad una anonima ex neocatecumenale, originariamente pubblicata su Agere Contra a ottobre 2014 (al termine indica "prima parte", la seconda parte non è reperibile in rete).

mercoledì 3 gennaio 2018

«All'opposto di quel che trapela dai diari»: Carmen Hernàndez e la gioia cristiana

Partiamo da un commento a firma Veterano:
Ricordo male o c'erano delle specifiche catechesi dove si diceva che l’allegria era il segno di riconoscimento dei cristiani?
Non c’era anche un passo dove si ironizzava sul fatto che un “santo triste” era un “triste santo” proprio per evidenziare che chi non era contento non poteva mai essere “veramente” santo perché non aveva capito la buona notizia del Vangelo?
"Un santo triste è un triste santo", San Francesco di Sales.
Aspetto la vostra conferma perché mi stanno salendo tanti dubbi nel considerare le persone di Chiesa senza più nessuna autorità e neanche discernimento.
Forse hanno scordato, perché sicuramente i vangeli non li leggono più, frasi analoghe a questa che riporto: “Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di se” (Gal 5, 22).
Certamente Carmen non era “paladina” di queste virtù.
Segue un commento di Elena:
Sto leggendo la "Storia di un'anima". È un tripudio di amore verso Nostro Signore.
Santa Teresa non nascondeva certo le difficoltà e i dolori della sua vita ma nei suoi scritti colpisce la sicurezza, la serenità, la certezza di avere Dio sempre al suo fianco.
Da quel che leggo non è esattamente quello che viene fuori dagli scritti di Carmen.
Però non capisco: se davvero fossero inventati perché avrebbero dipinto una Carmen così depressa e devastata? Perché non farle scrivere qualcosa di un po più edificante?
Intervento di Bruno:
Perchè per il cammino noi siamo peccatori, siamo schifosi peccatori e tutto è rivolto ad una gnosi del peccato, quindi più ti convinci che sei un essere orribile più sarai propenso ad attaccarti a qualcosa che ti sembra possa aiutarti. A lungo andare però il tutto porta a depressione, scoraggiamento, senso di vuoto ecc... Per loro quelli sono frutto dello Spirito Santo ma, come detto da Veterano, i dono dello Spirito sono ben altri. Kiko li pubblica proprio perchè sono in linea con il CNC (e in totale disaccordo con lo Spirito). Se esprimessero gioia, Kiko non li avrebbe visti di buon occhio perchè pericolosi alla sua dottrina dell'uomo peccatore. Adesso che forse qualcuno lo avrà fatto notare vedrete che o non esce più nulla, oppure i prossimi (improvvisamente) descriveranno una Carmen gioiosa.
(vedi nota 1) Confermo la citazione: un “santo triste” è un “triste santo”, l'ho sentita anche io. Ma già altre volte abbiamo evidenziato cose che Kiko diceva, come frasi a effetto, e tutti i kikatechisti, come pappagalli, le ripetevano. Quante cose hanno detto in tutti questi anni!?... Mille cose hanno dette, molte di più se ne sono rimangiate; oppure, semplicemente, nella prassi hanno fatto altro. Volete un esempio? Eccolo: "la Comunità cammina con il passo dell'ultimo". Come no! Ci credete? Proprio così! A furia di dire falsità mischiano verità e menzogna, tutti i minuti. Una confusione assoluta! Per essere puntuale sul tuo quesito, ti invito - dimenticando queste belle citazioni - tu che hai avuto il singolare privilegio di frequentarli per più lustri, a ricordare piuttosto la "prassi del cammino", ossia come si ponevano Kiko e Carmen - SEMPRE ARCIGNA E SULLE SUE - e, dietro a loro, tutti gli itineranti della prima ora.
Carmen e dietro tutta l'«allegra» brigata alla scuola di Kiko
Ve ne era uno in particolare, sempre imbronciato, serioso, corrucciato, che godeva la fama di gran predicatore. Una volta gli disse una sorella, forte della sua disarmante ingenuità: "Ma tu non sorridi mai? I santi...". Rispose: "Quali santi? Immagini tu Gesù che ride così e San Paolo e... non penso che ridessero, come gli stolti che non capiscono. Poi cosa c'è da ridere?"
Kiko, gran maestro
di felicità... che
trasuda UMILTÀ!
Una risposta stizzita, infastidita, così! La verità è che quell'atteggiamento particolare che assumevano queste cosiddette "teste di cuoio", come amavano autodefinirsi, era un modo per mettere in soggezione, rimarcare le distanze, incutere quel timore che tenesse a bada ogni impulso a far domande, dialogare con i propri "catechisti"... Stavi lì, ascoltavi, obbedivi e se ti rivolgevano la parola o uno sguardo ti sentivi al settimo cielo. Una perfetta strategia la loro, di assoggettamento delle masse... ridotte a pecoroni. Vedi come funziona Veterano caro? Però ricorda e fissa bene nella tua mente che: "LE COMUNITÀ NEOCATECUMENALI CAMMINANO CON IL PASSO DELL'ULTIMO"... te lo dicono loro e perciò devi crederci! Spero si sia capito qualcosa. Veterano: Sì me li ricordo anche io i tipi seriosi per tattica, insopportabili e velenosi da non potergli stare neanche vicino perché si respirava la loro negatività.Ritornando al discorso di Carmen, mi sa tanto che non sapeva neanche pregare, giusto appunto nell’Ufficio delle Letture di stamattina leggo gli effetti della preghiera descritti da un “Vero” santo: -“La preghiera è, per sua natura, la conversazione e l'unione dell'uomo con Dio, e, quanto alla sua efficacia, la conservazione del mondo e la riconciliazione con Dio, un ponte elevato sopra le tentazioni, un baluardo contro le tribolazioni, la fine delle guerre, la gioia futura, l'attività che non finisce mai, la fonte delle grazie, il recipiente dei carismi, un progresso invisibile, il cibo dell'anima, l'illuminazione dello spirito, la scure che toglie la disperazione, l'esilio della tristezza, la riduzione della collera, lo specchio del progresso, la manifestazione della nostra misura, il test dello stato della nostra anima, la rivelazione delle cose future, il sicuro annuncio della gloria” [San Giovanni Climaco (circa 575-650), monaco nel Monte Sinai].

Si dovrebbe sottolineare tutta per meditarne ogni effetto e riscontrare che neanche uno era presente nella vita di Carmen.
Dopo si potrebbe anche spedire al vescovo Schönborn perché, se veramente si conoscono gli effetti della preghiera, non avrebbe mai detto quello che gli è uscito dalla bocca! Dunque, il Cristianesimo non è una teoria, non è saper dire belle parole, ma è una prassi, è la vita. Puoi parlare benissimo, se ci riesci, ripetere mille belle cose, ma quello che conta sono le OPERE! "La FEDE senza le OPERE è morta." (vedi nota 2). Citazione invero scontata, ma la facciamo lo stesso. Tu dici: "giusto appunto nell’ufficio delle letture di stamattina leggo gli effetti della preghiera descritti da un “Vero” santo". Potremmo dire a proposito e usando il loro linguaggio: Dio ti manda OGGI la Sua Parola proprio alla tua vita e ti risponde Lui! Nulla altro da aggiungere.

(nota 1)
Nuova moda del Cammino Neocatecumenale:
falsifica, correggi... rifalsifica e ricorreggi.
Rivedi nel precedente post: SanCarmen Photoshoppata SanHernàndez.
(nota 2)
Bruno:
Praticamente la santità di Carmen passa per i diari. Quindi secondo Kiko la santità deriva da ciò che si scrive e non da ciò che si fa? Quindi un certo Dante Alighieri, che ha scritto di esser andato in Paradiso, aver parlato con Santi e aver visto Dio, perchè non è stato subito beatificato? Lo stesso Kiko, pubblicando i diari (che secondo lui ci fanno vedere la santità di Carmen), ammette che in realtà Carmen era completamente diversa. Quindi i diari (a volerci credere) descrivono una santa donna, ma lo stesso Kiko la "sbugiarda" dicendo che in realtà Carmen era totalmente diversa in quello che faceva rispetto a quello che è scritto.
Quindi si arriva alla prova inconfutabile che Carmen non era una santa; ce lo dice lo stesso Kiko: 
"i diari descrivono la santità di Carmen" e... "Carmen era l'opposto di quello che trapela dai diari".

lunedì 1 gennaio 2018

Kiko e i suoi eretici, indecifrabili "sgorbi"

Doverosa premessa: chi scrive non è un artista, e nemmeno un critico d'arte. Tuttavia, per capire se un'opera d'arte presunta religiosa sia corretta dal punto di vista della dottrina non ci vuole una laurea in storia dell'arte, almeno per ciò che riguarda i dettagli più evidenti, così come per distinguere un'eresia non serve la laurea in teologia.
Il buon senso, sorretto da una normale conoscenza del catechismo, è sufficiente, nella maggior parte dei casi per distinguere verità da errore.

Il nostro "buon" Francisco Arguello da sempre vanta di praticare un'arte iconografica totalmente nuova, che lui chiama (come sempre umilissimo) "teologico-catechetica" (che è palesemente un tentativo di imbonire i gonzi), e che avrebbe, nelle sue "pie intenzioni", il compito di fondere nientemeno che la tradizione artistica religiosa orientale con l'arte moderna occidentale (Picasso e Braques, sempre secondo lui).
Questo slancio sarebbe dovuto al fatto che l'arte religiosa in occidente sarebbe ormai morta, appestata da figurine devozionistiche come la Madonna di Fatima... Beati noi europei che abbiamo a disposizione SanKiko che, bontà sua, ci aiuterà a uscire dalle tenebre.
Per aiutarci in questo lento processo di decostruzione verso la vera illuminazione, Kiko periodicamente ci propina ehm.. volevo dire "regala" qualcuna delle sue incredibili schifezz... Opere! volevo dire opere...

Questa ennesima perla kikiana avrebbe dovuto aiutarci (noi miserabili cristiani della Domenica) a vivere questo tempo di Avvento. Dobbiamo ringraziare gli amici della pagina JMJ-CNC i quali, fortunelli, non ne perdono nemmeno una e si degnano di lanciare a noi poveri cagnolini le evangeliche briciole che cadono dalla mensa kikiana imbandita ad azzimi del Seder pasquale e sapienza kikiana.
Ecco la nuova sacra Kikona bicolore con annessa didascalia in spagnolo di JMJ-CNC:

«Primer domingo de Adviento
Dales posada en tu hogar»
Naturalmente, qualche invidiosone della Messa delle 12, potrebbe, che so, lamentare qualche "leggerissimo" errore teologico in questa "icona" di Kiko (disegno? bozzetto? graffito?) ma si sa come sono i bigotti, sempre attaccati ai formalismi!

Per esempio, potrebbe dire innanzitutto che nel raffigurare la santissima Madre del Redentore, sarebbe necessario utilizzare canoni di bellezza estetica oggettivi, così giusto per rispetto e considerando che Dio è fonte di ogni bontà, verità e bellezza, mentre il diavolo dell'esatto contrario.
Poi, se è uno di quelli tignosi, potrebbe per esempio (solo per dire, per carità!) che:
  1. il volto di san Giuseppe è sparito, rappresentato con il viso coperto da quello di Maria, come una persona che nasconde il volto per piangere...
  2. la Madonna si tiene la pancia gravida, con espressione di dolore, come se fosse in travaglio: in effetti sembrano marito e moglie che passeggiano per i corridoi del reparto ostetricia...
  3. la pancia della Vergine sembrerebbe scoperta, dato che si vede disegnato qualcosa che sembra suggerire un ombelico...
  4. tutta la "scena" è triste, oscura e deprimente.
Quel cristiano della domenica - pfui! -  potrebbe ricordare a Francisco Argüello che:
  • il travaglio di Maria Vergine Madre di Dio non poté essere doloroso, in quanto i dolori del parto sono conseguenza del peccato originale («...con dolore partorirai figli»: Gn 3,3), mentre la Beatissima Vergine fu concepita senza peccato (Dogma dell'Immacolata Concezione di Maria, calpestato dall'Argüello)
  • noi peccatori non possiamo far altro che riconoscere tale ineffabile mistero, quello di Dio che si è fatto uomo condividendo con noi tutto fuorché il peccato e dunque senza le conseguenze del peccato (Dogma della Verginità Perpetua di Maria, calpestato anch'esso dall'Arguello)
Se è particolarmente bigotto potrebbe tentare di far notare anche - pfui! -  che rappresentare Giuseppe accanto a Maria partoriente o allattante rasenta la blasfemia (si vedano tutti i dipinti del genere: Giuseppe non compare mai(1)), perché ne sminuisce il ruolo di padre adottivo di Gesù e sposo castissimo di Maria, che mai si accostò a lei come un marito qualunque.(2)

In pratica il poveraccio cristiano della domenica non ancora investito dalla sapienza kikiana potrebbe non capire come mai in un misero scarabocchio come quello sopra riportato Kiko riesca a negare ben due dogmi di fede in un colpo solo e come mai i suoi adepti si sentono in dovere di condividerlo a tutta birra...

Ma si sa, Kiko è Kiko e lui può!

Aggiornamento:
Dalla regia mi fanno notare che Kiko potrebbe essersi ispirato, per i visi di Maria e Giuseppe ai volti di Adamo ed Eva nel dipinto di Masaccio:




Io spero non sia così, naturalmente, ma conoscendo Kiko è ben possibile una sovrapposizione del genere. Ovviamente la questione si aggraverebbe in un modo inimmaginabile e ci troveremmo nella bestemmia conclamata. Ma come si può dare alla santissima Madre di Dio il volto di Eva? Dio ci scampi! Vi supplichiamo in nome di Dio di rimuovere questa crosta blasfema!


Note a pie' di pagina:
(1) Si vedano dipinti e icone del genere:
  • Jean Fouquet, Vergine e il Bambino 1455;
  • Maestro della Maddalena, Madonna del Latte tra San Leonardo del Limosino, San Pietro, angeli e storie di san Pietro (fine del XIII secolo); 
  • Ambrogio Lorenzetti, Madonna del Latte, 1325;
  • Gregorio di Cecco, Madonna dell’Umiltà con angeli e santi, 1423;
  • Barnaba da Modena, Madonna allattante il bambino, 1361
  • Madonna del parto, tavola di ignoto di scuola giottesca, 1320
  • Bernardo Daddi, Madonna del parto, XIV secolo.
(2) Il buon Lino, forte di una conoscenza profonda quanto il pozzo di San Patrizio, mi ha stupito segnalandomi, in proposito, un dipinto del Botticelli, nel quale la stanza da letto della Madonna è rappresentata con un letto matrimoniale sul quale giace un solo cuscino; è l'Annunciazione detta di San Martino alla Scala:



L'unico cuscino è figurazione dell'affermazione della Vergine in Lc 1,34: "Allora Maria disse all'angelo: «Come è possibile? Non conosco uomo»".
Per dire che se uno è un vero pittore e non un imbrattatele studia e riempie i suoi lavori di veri simboli cattolici, non di bestemmie.

1 gennaio 2018
solennità di Maria SS. Madre di Dio