venerdì 27 marzo 2020

QUANDO “ACCETTARE L’INGIUSTIZIA” SERVE A GIUSTIFICARE I CARNEFICI, MERITEVOLI DI “SOLA MISERICORDIA” (prima parte)

"Liturgia" neocatecumenale:l'autonominata "iniziatrice"
beve, come tutti gli altri,
allo stesso calice
È un po’ l’orientamento in voga recentemente, quello di basare la fede cristiana sulla sola misericordia, tralasciando l’intima connessione che essa ha con la giustizia.

Per questo, già da prima del Concilio Vaticano II si sentiva parlare solo di misericordia, come se si fosse aperta una nuova era cattolica che si distaccava dal precetto cristiano di “giustizia”.

Giovanni XXIII, nel 1962 al discorso di apertura del Concilio, annunciò la scelta della Chiesa di “di usare la medicina della misericordia invece di abbracciare le armi del rigore”, espressione che ha trovato in seguito la sua chiarificazione.

Le successive parole dei Papi si sono tutte incentrate sul concetto di “misericordia”, molto più che su quello di giustizia.
Si può leggere quindi:
“...cosa indica infatti la giustizia di Dio nella fede cristiana? L’azione attraverso la quale Dio che è compassionevole, misericordioso, non solo «dichiara giusto» — COME AFFERMA LUTERO — ma «rende giusto» l’uomo peccatore. La giustizia di Dio, quando si mette in azione è misericordia, una misericordia non meritata, gratuita, una misericordia che non è accompagnata dalla pena ma è rigenerazione, ricreazione, trasfigurazione della creatura peccatrice.”
Questo pare chiaro da diverse affermazioni che si possono leggere un po’ ovunque:
“Si tratta di un discorso ispirato, profetico, che segna un prima e un dopo nella vita della chiesa; un discorso che indicava al concilio una via nuova da percorrere, una via che non esprimeva condanna, come era avvenuto nei ventuno concili universali celebrati nella storia, ma annunciava la fede con mitezza e misericordia.”
A queste parole però segue una determinante specificazione, che inquadra lo spirito di questa “nuova via da percorrere”:
“...papa Giovanni apriva un nuovo tempo e poneva fine a una lunga epoca caratterizzata da una forte intransigenza assunta nella difesa della dottrina cattolica, nella proposizione della morale e nel confronto polemico tra chiesa e società, tra cattolici e quanti non si dicevano cristiani. Intransigenza, rigorismo e ministero di condanna dovevano lasciare posto, secondo la volontà del papa, a una nuova situazione caratterizzata dall’impegno e dalla fatica del fare misericordia e dell’annunciarla. Il concilio percorse quella via indicata dal papa, non solo non emettendo condanne, ma cercando la riconciliazione con quanti avevano vissuto ROTTURE, SEPARAZIONI e CONFLITTI con la Chiesa.”
Allora la questione della misericordia e della giustizia, in questa prospettiva, assume una colorazione diversa: la Chiesa è chiamata alla Misericordia verso la società, verso i non cristiani, verso coloro che “avevano vissuto rotture, separazioni e conflitti con la Chiesa”, perché si dà per scontato che ne abbia per definizione al suo interno.

Questa la nuova intenzione che “il nuovo tempo che poneva fine a una lunga epoca caratterizzata da una forte intransigenza assunta nella difesa della dottrina cattolica” si proponeva.

Una Chiesa non “intransigente”, “rigorista” e basata sul “ministero di condanna”, però verso l’esterno, verso i non credenti, verso la società, verso i separati dalla Chiesa, che è normale vivano secondo principi ad essa non inerenti.

E questo è un discorso.

"Liturgia" neocatecumenale
Ci chiediamo allora: «Ma “ALL'INTERNO” della Chiesa?». Vale ugualmente quello “di nuovo” che viene predicato per una Chiesa in uscita verso l’esterno?

Perché la risposta a questo quesito è fondamentale per determinare cosa e come il popolo di Dio possa portare questa misericordia all’esterno.

Sembrerebbe proprio che il popolo di Dio, per poter portare misericordia, debba per primo essere misericordioso, cioè non solo abbia beneficiato della misericordia, ma anche che “abbia cambiato natura”, perché sarebbe una contraddizione in termini che si ipotizzasse misericordia nell’uomo ingiusto, nell’uomo dedito al peccato, nell’uomo vizioso o comunque farisaicamente falso, essendo la misericordia una virtù morale che non significa solo “perdonare”, ma prima ancora “amare”.
Cristianamente parlando, non si può disconoscere l’antinomia che separa la misericordia, tratto tipicamente divino, dalle più inveterate bassezze umane e dalla dedizione abituale al peccato o dal fare del male al prossimo.

Qui non si tratta di “morale” e ce lo dimostrano benissimo tante figure “moralmente” ineccepibili, come nella Scrittura risultavano essere i farisei e, in tempi relativamente recenti, anche qualche dittatore omicida.

Qui si tratta di fede e di “nuova natura”, che rende l’uomo simile a Cristo non solo quanto a misericordia, ma quanto all’intera santa condotta di vita. Cristo era misericordioso, ma anche giusto ed amorevole, non faceva del male ad alcuno, anzi era l’esempio di ogni virtù. Non sarebbe quindi ammissibile, né tantomeno possibile, parlare di misericordia da parte di carnefici o persecutori, per esempio, perché privi della natura di Cristo, privi della componente “divina” che attraverso lo Spirto e la Grazia santifica e rende nuova la natura dell’uomo, tanto da non poter fare del male ad alcuno, perché “ama”.

Si apre allora uno scenario piuttosto confuso, dacché esistono nella Chiesa componenti che si attagliano e seguono benissimo la “nuova epoca” della Misericordia, bypassando del tutto la necessaria statura della santificazione dell’uomo. Come se fosse possibile essere misericordiosi solo appellandosi alla “morale” e non attraverso la santificazione della vita nel perseguimento delle virtù cristiane e nella costante battaglia contro il male a cui Cristo concede per definizione la sua assistenza e la sua Grazia.
Se prima, o contemporaneamente, non ricerchi ed ottieni per grazia la santità di vita, non puoi nemmeno aver ottenuto la misericordia, anch’essa amoroso dono divino per i giusti.
Il tiranno non può essere per definizione misericordioso, né può esserlo chi fa del male, chi è dedito al peccato sistematico, chi uccide, chi ruba, chi mente… anche se “moralmente retto”, vive in antìtesi alla misericordia, che instilla nel cuore dell’uomo quell’amore e quella predisposizione al perdono che impediscono di ferire l’altro, di fargli del male, diventando al contrario un amante dell’uomo, veramente allora con sguardo di tenerezza e misericordia, come dice Papa Francesco.

Per questo la Chiesa può essere portatrice di Misericordia verso l’esterno, perché Dio l’ha santificata, ha reso gli uomini giusti e santi, quindi anche misericordiosi, pur nell’imperfezione della condizione umana.
Se ciò non avviene, penso sia molto arduo poter parlare di Misericordia, che rimane una parola, ma non si può incarnare nella vita.
Nell’esperienza che abbiamo fatto nel Movimento Neocatecumenale, è proprio questo che abbiamo visto e abbiamo vissuto: la pretesa della Misericordia attaccata ad una morale e non alla santificazione personale.
Il Movimento Neocatecumenale, infatti, mal interpretando le istanze del rinnovamento, ha inteso usare “misericordia” al peccatore all’interno della Chiesa. Ma non al peccatore pentito, con tutto il peso del suo peccato ben presente e sofferto, bensì dequalificando il peccato a mera deresponsabilizzazione e inevitabilità costante per essere i cristiani (il neocatecumenalesimo parla alle parrocchie) “figli del demonio” e non di Dio.

E’ bene chiarire che il percorso per la santità è una lotta quotidiana contro il male, la tentazione ed il peccato, non una lotta CONTRO Dio che ti manda le disgrazie per convertirti e tu gli resisti, come ben evidente nella catechesi di Giacobbe del Movimento Neocatecumenale.

Il cristiano è chiamato a tendere alla virtù e a resistere al male, mettendosi in gioco per primo invocando in questa battaglia il sostegno di Dio, l’unico che può riportare vittoria. In questo percorso si inserisce il dono della Misericordia, ben diverso dall’umano “lasciar fare” o “mettere una pietra sopra” o “far finta di non vedere”.

Non si può essere “tiranni” e “despoti” in casa e misericordiosi all’esterno.
La misericordia è “parte integrante” della nuova natura in Cristo: o c’è o non c’è. Altrimenti è posa, esteriorità, spesso ipocrisia e inganno.

Nel Movimento Necoatecumenale non si istruiscono le persone nella via delle virtù, perché lì il peccato viene considerato “inevitabile” anche per gli uomini di Chiesa, in quanto anch’essi “figli del demonio” come potrebbero (impropriamente) essere definiti i “figli del mondo”.

Nel Movimento Neocatecumenale si istruiscono le persone solo alla “misericordia passiva”, a “farsi carico dell’ingiustizia”, a “non rispondere al male”, predicando allo stesso tempo che l’uomo, soggetto al demonio, potrà ottenere una nuova natura solo seguendo i loro precetti e le loro assemblee, avendo già perso in partenza la lotta contro il male, per intervento automatico e incessante dello Spirito Santo sulle comunità "che fanno bene il Cammino", intervento che non si sa come possa arrivare, data la totale inerzia dei kikos nel combattimento contro il male ed il peccato.

"La nuestra eucarestia"...
Sembra quasi che l’educazione a “farsi carico dell’ingiustizia” sia volta, in modo totalmente lassista, a concedere al male ed al peccato di imperare, senza contrasto alcuno.
Gli stessi che predicano “il farsi carico dell’ingiustizia” e la “non resistenza al male”, sono quelli che impunemente dispensano il male, accusando la “vittima” di non essere sufficientemente “cristiana adulta” se non è in grado di assumersi l’ingiustizia che loro stessi le infliggono.

Nel Movimento Neocatecumenale non è MAI il carnefice che deve pentirsi e fare ammenda, ma è la vittima che viene invitata ad andare a chiedere perdono al carnefice.
Esperienza vissuta da molti, anche da me.

Esasperando il concetto fino al grottesco, i poveri adepti vengono istruiti al silenzio, alla non reazione, ad assumersi qualsivoglia ingiustizia, insinuando che il peccato nell’uomo è talmente latente e pervadente, che il povero peccatore è solo vittima dell’inganno del demonio, mai esecutore diretto, mai volontario autore del male.

Per bocca di Kiko, alcuni allucinanti esempi tratti dalle catechesi del "Secondo Passaggio", emblematiche di una predicazione incessante e mai smentita, rinvenibile puntualmente in ogni singola occasione:
San Pietro dice: "Voi avete chiesto grazia per un assassino e rifiutato il giusto". Questo lo facciamo noi quando la moglie ci fa una cosa cattiva: perché NON ACCETTI DI SUBIRE L'INGIUSTIZIA. Nel lavoro, PERCHÉ NON ACCETTIAMO L'INGIUSTIZIA? Diciamo che quella attitudine del servo, dell'agnello, così passiva, è un assurdo. Diciamo che quella Croce del Cristo non serve a nulla, che quel che serve è fare la giustizia, insegnare a fare la giustizia, contestare la giustizia, che è quello che voleva fare Barabba, che contestava, che voleva cacciare i Romani.”
Come potete notare facilmente, il concetto è sottilmente spostato: si tratta la “giustizia” ridicolizzandola, analizzando solo la parte di chi “contesta” l’ingiustizia “del mondo”, perché non assomiglia al servo di Jahvé, che prese su di sé l’ingiustizia e il peccato dell’uomo. Non si dice affatto né qui né MAI, che chi fa ingiustizie non è “giusto” ed ha bisogno di convertirsi seriamente alla santità di vita, prima di poter “morire al nemico”.

Capiremo meglio andando avanti.
Infatti si dice:
FARE GIUSTIZIA CON LE NOSTRE MANI, DIVENTARE ASSASSINI. QUANDO NOI, NELLA NOSTRA VITA, FACCIAMO QUESTO, CIOÈ ALL'INGIUSTIZIA CHE CI VIENE INFLITTA NOI CI OPPONIAMO, PONIAMO RESISTENZA.”
Ma a chi lo dice? Ai cristiani?
Non parrebbe. I cristiani non “si fanno giustizia da soli”. Se lo fanno, non sono cristiani.
Allora a chi dice “fare giustizia con le nostre mani, diventare assassini?”
È automatico che chi chiede giustizia diventi “assassino”, o non è più sicuro che casomai “assassino” è stato di certo colui che ha danneggiato, ferito e ucciso l’altro?

Continuiamo:
“Perché chi crede che questo è l'Unico, che questo è amore, NON GIUDICA L'ALTRO, CHE RISPETTA CHE L'ALTRO SBAGLI, CHE PRENDE SU DI SÉ L'INGIUSTIZIA, CHE SI LASCIA UCCIDERE.”
Ma può valere questo tra cristiani? Un cristiano deve “rispettare” che l’altro sbagli, non genericamente spesso, ma anche su di lui di peccati a volte mortali, rendendolo vittima più e più volte, senza che sia possibile far rendere conto che il peccato uccide anche il peccatore e che peccare come habitus non è cristiano? Magari anche che questo “tra cristiani” non è giusto?
E che c'entra il “non giudica l'altro”? Forse che è vietato chiamare "male" il male?

Ma Kiko va oltre:
“Anche se vi offendono nell'onore profondamente e voi avete il diritto cioé la legge vi aiuta, anche se vuoi fare giustizia, fare causa a qualcuno, voi non lo farete anche se avete tutti i diritti, voi porgerete l'altra guancia. SE QUALCUNO TI RUBA, TU NON GLIELO RECLAMARE. Se qualcuno ti toglie del tuo, tu non lo disturbare. Ecco, così va dicendo il Signore; sono segni concreti della vita pratica perché nessuno si inganni di questa ATTITUDINE DEL SERVO DI JAHVÉ, CHE È IL CARISMA CHE IL SIGNORE CI INVITA A VIVERE NELLE COMUNITÀ PROFONDAMENTE. Apparirà in voi un’attitudine diversa, apparirà una missione universale: DOBBIAMO AMARE ANCHE I PADRONI.”
E qui inizia a svelarsi il vero concetto retrostante.
Se uno ti ruba, lascialo rubare. E chi è che RUBA nel Movimento Neocatecumenale? Il Movimento Neocatecumenale stesso, attraverso la martellante ed ingannevole predicazione che debba essere versata la “decima” come “precetto della Chiesa”, per tutta la vita, per liberarsi dall’idolo del denaro, le incessanti raccolte per costruire edifici lussuosissimi destinati al beneficio di pochi e fatti passare come “necessari” all’evangelizzazione, per campare famiglie intere che non lavorano, per offrire soldi ai vescovi. Tutto tranne che ai poveri. Solo per sé.
Ma ancora di più: dobbiamo amare anche i padroni.
E chi sono i padroni “spirituali” nel Movimento Neocatecumenale? Chi sono quei padroni che con la scusa dell’insegnamento spirituale incontrastato hanno il “diritto acquisito” di vessarti, umiliarti, maledirti, solo perché hai la tua ragione e non gli deferisci “obbedienza cieca”?
Così agendo sono loro per primi cristiani? O non manca loro quella tanta parte di vita cristiana che riguarda il “trattare il prossimo come te stesso” e “amarlo”, senza fargli del male”? A maggior ragione se lo consideri peccatore, in virtù della misericordia che Dio ti avrebbe donato?

Ma la predicazione kikiana continua:
L'AMORE NON È COSTRINGERE L'ALTRO A FARE GIUSTIZIA, a che l'adempia con la legge. No, l'amore è prendersi i peccati degli altri.”
Discorso che “parrebbe” corretto, ma di quale “altro” si parla, e di quale "amore"? Ed in che senso uno si dovrebbe "prendere" i peccati degli altri? Nel senso di rendere loro facile il peccare ancor di più?

Lo sa Kiko che l’“AMORE” è anche non fare del male al prossimo, proprio perché lo si AMA?
"Liturgia" neocatecumenale:
in attesa che scatti
il segnale manducatorio
Perché se si parla della “vittima”, significa già in sé che ha ricevuto un’ingiustizia, che l’«altro» ha peccato contro di essa, che non ha "amato".
Se si parla del “carnefice cristiano”, “maestro e fratello” della vittima, come si può non tenere in conto che il SUO PECCATO  e la SUA INGIUSTIZIA non debbano essere corrette e sanate nell’indirizzarlo alla via della virtù e dell’abbandono dell'ingiustizia e del peccato, correggendolo?
Qui non si parla di “cristiani” contro il “mondo”. Qui si parla di cristiani nella Chiesa, in cui uno è carnefice e l’altro è vittima.
Dov’è l’invito a dismettere l’habitus di carnefice-peccatore per perseguire le virtù cristiane santificandosi, in parallelo all’invito alla vittima di non resistere al male che le procura?

Si rincara anche la dose:
“In nome della nostra legge trascorriamo la nostra vita giudicando costantemente gli altri perché CREDIAMO CHE QUELLO DI CUI C'È BISOGNO É DI FARE GIUSTIZIA. "BISOGNA FARE GIUSTIZIA!" Dobbiamo vivere nella realtà... chiaro! Tu hai un'idea della verità. Ognuno ha la sua e ogni volta che questa verità viene meno, la verità che tu proietti, soffri moltissimo.
NOI INVECE PASSIAMO LA VITA GIUDICANDO IN NOME DELLA NOSTRA LEGGE; IN DEFINITIVA VOGLIAMO AFFERMARE LA NOSTRA GIUSTIZIA PERCHÉ NON CI SENTIAMO AMATI.
Perché non mi ama se io tento di compiere la legge da quando mi alzo a quando vado a dormire? Perché non ama me che compio la legge e invece ama quelli che non la compiono?”
Con questa affermazione si insinua che il grido di dolore delle vittime sarebbe nientemeno che un “giudicare” (quanti di noi sono stati chiamati “giudicatori” perché vittime, senza che al “carnefice” sia stato torto un capello, povero carnefice vittima del demonio che l'ha ingannato). Si insinua che le vittime “hanno una propria idea della verità”.

Questo nella Chiesa? O non sa Kiko che nella Chiesa ESISTE UNA SOLA VERITÀ ed è quella proclamata e difesa dal Magistero, e da tutto il depositum fidei cristiano? Come può dire alle vittime “voi avete una vostra versione della verità?” E come può MAI negare che i “carnefici” stessi, compiendo il peccato, mostrano per primi di avere “una propria verità” che li rende insensibili alle sofferenze dell’altro?

Le vittime quindi soffrirebbero “perché vien meno la loro verità”, non perché i carnefici stanno facendo loro del male. Ma che razza di cristianesimo sarebbe?
Se tutto ciò si rivolgesse all’”uomo del mondo”, che disconosce i precetti cristiani, potrebbe avere anche un senso (sia pure espresso con termini sbagliati), ma non può avere senso all’interno della Chiesa, dove secondo Kiko le vittime dovrebbero essere trattate diversamente dal carnefice, che invece va sempre compreso, tutelato, amato e scusato per il male che infligge al prossimo.
È mostruosa poi l’insinuazione finale: «perché “non mi ama” se tento di compiere la legge e ama quelli che non la compiono?» La vittima retta, che sa di dover rifuggire il peccato “da quando si alza a quando va a dormire”, dovrebbe invece chiedersi perché l’altro, pure lui nella Chiesa, le fa del male e non la ama?
All’interno della Chiesa non sarebbe più opportuna la domanda del “perché il carnefice fa del male e non ama il prossimo, pur essendo chiamato alla Misericordia?”.

La Chiesa, secondo Kiko, è praticamente il luogo in cui si può commettere impunemente il peccato reiterato e poi potersi fregiare di Misericordia verso l’esterno, reclamando il perdono e la misericordia della vittima.

(fine prima parte)

mercoledì 25 marzo 2020

I Neocatecumenali di Kiko come la setta della Chiesa di Gesù Shincheonji

L'Annunciazione
come i neocat non l'hanno mai meditata
Avendo vissuto nel Cammino per decenni, e seguendolo da vicino da molti anni, abbiamo avuto ampie testimonianze delle vette di stupidità e fanatismo raggiungibili dai servitori di SanKiko de León, quando si tratta di onorare il proprio idolo e - magari - avere l'opportunità di salire anche solo un gradino della lunghissima scala gerarchica di stampo massonico che caratterizza il movimento neocat. Tanti kikos hanno come maggiore aspirazione non il servire meglio Dio e la Chiesa, non il lavorare per la maggiore Gloria del Signore e guadagnarGli anime, ma solo l'essere a loro volta serviti e rispettati come "catechisti", "itineranti", "responsabili" e altri ridicoli titoli nobiliari neocatecumenali inventati dall'eretico spagnolo.
Per raggiungere questo scopo sappiamo che tanti sono capaci delle peggiori nefandezze e menzogne, poco importa se per difendere il cammino e applicare tutti i loro infantili rituali fino all'ultimo stupido dettaglio sia necessario calpestare i diritti dei piccoli, e zittire la voce degli ultimi.

Questo modello comportamentale è senza ombra di dubbio applicabile al recente picco di contagi da Sars-CoV2 (il coronavirus responsabile della pandemia attualmente in corso) verificatosi in alcuni comuni della provincia di Salerno, precisamente nella zona denominata Vallo di Diano,

Non vogliamo soffermarci, se non per brevissimi cenni, sul lato meramente legale, oserei dire "secolare", della faccenda: di questi aspetti si stanno occupando debitamente le istituzioni, e già ampiamente se ne discute sui media, online e sui social.
Ciò che da sempre ci preme è dimostrare come la dottrina predicata nel Cammino sia molto lontana da quella della Chiesa, sebbene con abili dissimulazioni i due "iniziatori", Kiko e la defunta Carmen, siano riusciti ad ingannare diversi Pontefici, ottenendone - purtroppo! - sostegno e approvazione.

"Rito mistico" del bere tutti dal "calice",
cioè dal coppone a 12 lati designed by Kiko
Cos'è accaduto, in breve? Dopo aver partecipato a una convivenza svoltasi ad Atena Lucana dal 28 febbraio al 1° marzo 2020, e all'«annuncio di Quaresima» del 4 marzo, i fratelli di alcune comunità del Vallo di Diano - pro, guidate da un "catechista" di 76 anni originario di Bellizzi, Raffaele C., sono risultati positivi alla Covid-19, costringendo i sindaci di quattro comuni della zona al completo isolamento dei loro paesi. Raffaele C. è purtroppo deceduto lo scorso 10 marzo, seguito il 19 marzo dal parroco di Caggiano, don Alessandro B., non un loro simpatizzante, oggi vittima della capacità persuasiva dei neocatecumenali . Alle loro famiglie e ai loro cari vanno tutte le nostre più sentite condoglianze.
La serietà della situazione è resa evidente dalla dura reazione del presidente della Regione Campania, De Luca, e dei sindaci di ben 23 comuni che hanno chiesto, e ottenuto, di essere isolati, oltre che dal bailamme seguìto alle accuse del presidente della Regione, giunto a minacciare i responsabili del cammino di ritorsioni legali.
Relativamente a questo passaggio sottolineiamo due aspetti:
  • il presidente della Regione accusa esplicitamente accusa della diffusione del contagio un "rito mistico" nel quale diverse persone avrebbero bevuto dallo stesso "calice";
  • le celebrazioni del Cammino Neocatecumenale si svolgono sempre a "porte chiuse" e in piccoli spazi, salette, alberghi, dove diventa praticamente impossibile rispettare le indicazioni di prevenzione (che erano già state ampiamente diffuse all'epoca della convivenza).
Il 26 febbraio il Governo aveva emanato il primo dei decreti-legge in favore della gestione dell'emergenza "coronavirus", consentendo alle Autorità di ogni luogo la
"...sospensione di manifestazioni o iniziative di qualsiasi  natura, di eventi e di ogni forma di riunione in luogo  pubblico  o  privato, anche di carattere culturale, ludico, sportivo e religioso, anche  se svolti in luoghi chiusi aperti al pubblico";
Kiko Argüello, autoproclamatosi
"iniziatore" del Cammino Neocatecumenale
Il 28 febbraio erano già in vigore i suggerimenti della Conferenza episcopale circa le celebrazioni delle Messe, e in molte diocesi del Nord Italia, già dal 24 febbraio, le Messe coram populo erano state sospese. E' del 3 marzo, inoltre, il Decreto del Governo che istituiva le "zone rosse" in diversi comuni del nord del paese, in seguito all'escalation dell'emergenza e l'aumento del numero di contagiati.

Induce alla riflessione la mancanza di prudenza dimostrata dai neocatecumenali in questa occasione. Il Papa Francesco, il 1° febbraio 2014,  redarguì i neocatecumenali sottolineando come "a volte può essere meglio rinunciare a vivere in tutti i dettagli", ciò che il cammino "esige" per conservare la comunione ecclesiale. Mai come oggi questa raccomandazione suona attuale: non poteva essere salvaguardata la comunione della Chiesa attuando le stesse severe norme di prudenza e prevenzione emanate dalla CEI, rinunciando, per una volta, a una delle solite "convivenze" che nulla aggiungono alla fede dei neocat e servono solo come collante per mantenere i fedeli kikiani ancorati alla comunità e ai propri catechisti?

E ancora di più per i ridicoli «annunci di Kikuaresima» o Kikopasqua talmente importanti che quest'anno il Sommo ha anticipato si farà addirittura "per lettera" (non sia mai che lasci i kikos in pace per una volta! A proposito, come mai ultimamente tace e non si fa vivo?), contenenti i soliti sterili deliri fotocopiati dagli anni precedenti. Cari fratelli neocatecumenali, era davvero necessario, in tempo di emergenza, partecipare a queste riunioni?

Sarebbe bello che una volta i neocatecumenali chiedessero scusa per un atteggiamento poco responsabile che ha causato decine e decine di contagi (e la conta è destinata inevitabilmente a salire), ma purtroppo questa speranza è destinata a restare nella fantasia.
L'ufficio stampa neocatecumenale, a firma del famoso Notaio Chinaglia e di Don Ezechiele Pasotti, ha già diramato un comunicato al veleno, nel quale vengono respinte tutte le accuse del Governatore De Luca - che minaccia ritorsioni legali contro i "responsabili" del Cammino, attaccandosi alla semplice questione normativa (i decreti del Governo non erano validi per tutto il territorio nazionale). Non poteva esserci risposta più triste di questa.

Torniamo sul "rito mistico del coppone" denunciato da De Luca, che noi ex-neocat ben conosciamo (ci si riferisce all'abitudine utraquista di bere tutti quanti, sistematicamente, in tutte le celebrazioni di "Eucarestie neocatecumenali" le specie del vino dallo stesso calice, a forma di coppone-insalatiera a 12 lati, incuranti di ogni possibile norma igienica e di buonsenso). Sappiamo per certo che nella convivenza svoltasi dal 28 febbraio a 1° marzo si è svolta una "Eucarestia" in "piccole comunità" - perché tale rito è obbligatoriamente previsto nei raduni neocat di più giorni, ovvero trovandosi tutti insieme in un piccolo ambiente a porte chiuse per circa un'ora e mezza, dove l'aria rapidamente si vizia - durante la quale, al momento della Comunione, tutti i fratelli, compresi i più fragili e anziani, avranno bevuto dalla stessa coppa.

"Rito mistico" tutti dallo stesso coppone
La logica, le nostre conoscenze ed esperienza, gridano che è stata questa la causa del contagio, così violento, così rapido, avvenuto tra i "fratelli" di Sala Consilina, Atena Lucana, Polla e Caggiano. Chiunque sia stato nel cammino anche solo un mese è a conoscenza delle pratiche neocatecumenali durante la loro "messa", ma poiché i responsabili del Cammino sono «gente fanatica, abilissima a mentire e malata di presunzione», come ebbe a definirli il compianto padre Zoffoli, essi continuano a diffondere la menzogna pur di difendere il sacro inviolabile cammino, con pertinacia demoniaca - della quale risponderanno - sostenendo che, magicamente, proprio in questa occasione non si sarebbe svolto il rito del "calice" tutti insieme appassionatamente.
Spiace vedere che un uomo di una certa caratura intellettuale come Gandolfini smentisca le accuse di irresponsabilità - utilizzando peraltro la piattaforma del comitato "Difendiamo i nostri figli" ma senza citare esplicitamente la questione della "coppa" - come spiace ancor di più vedere il vescovo Antonio De Luca (omonimo del governatore) difendere i neocat sostenendo la loro tesi.

Da Kiko, pare, neanche una parola, come sempre, nello specifico caso. Intanto i casi aumentano, e notizie di seminari neocatecumenali Redemptoris Mater infettati e in quarantena si susseguono.

Cari fratelli neocatecumenali, che altro vi serve per capire che il cammino è una setta tale e quale la cosiddetta "chiesa di Gesù" che in Corea del sud ha causato il contagio di mezzo paese? Di che altro c'è bisogno per capire che è necessario uscirne, perché il cammino è tanto dannoso da causare non solo la morte spirituale ma anche quella fisica, per superficialità e settarismo?

"Liturgia" neocatecumenale, momento del "rito mistico".
Notare la grande aria di sacralità e l'immancabile coppone

domenica 22 marzo 2020

Il "rito mistico" del coppone ottagonale, ne parlano i giornali

Armamentario liturgico neocatecumenale:
"calice" formato insalatiera ottagonale,
patèna ottagonale, focaccia sbriciolosa
Notizia dell'ANSA del 19 marzo 2020:
Nuova vittima in Campania per Coronavirus: si tratta del parroco di Caggiano [...] Il sacerdote, originario di Salerno, si era infettato partecipando ad un incontro di neocatecumanali...
Notizia da Il Quotidiano di Salerno del 19 marzo 2020:
...il Cammino Neocatecumenale, dopo aver annunciato una possibile querela contro il TG/1 e il TG/2 per diffusione di notizie false, risponde a muso duro... alla data del primo raduno neocatecumenale (che il Cammino asserisce essere stato effettuato il 28 febbraio) era già in vigore fin dal 23 febbraio 2020 il Decreto Legge n. 6 del 23 febbraio... posso solo dire che tutto questo non compare nel succinto comunicato stampa del Cammino Neocatecumenale.
Notizia di La Città di Salerno del 19 marzo 2020:
Sale a due il numero dei decessi provocati dal coronavirus in provincia di Salerno ed in entrambe i casi si tratta di persone che hanno contratto il virus nel corso dei due raduni religiosi del cammino neocatecumenale...

Su come il virus si sia diffuso in maniera così capillare... ci sono diverse ipotesi e quella più plausibile, anche se categoricamente smentita dal Cammino Neocatecumenale, è l’aver bevuto dallo stesso calice durante la comunione sotto le due specie...
Notizia di La Città di Salerno del 21 marzo 2020:
Non si fermano più i contagi nel Vallo di Diano... Tre uomini, tutti collegati, direttamente o indirettamente, ai raduni neocatecumenali...
Sul caso neocatecumeni è intervenuto nuovamente anche il governatore della Campania, Vincenzo De Luca: «Abbiamo avuto persone che in maniera irresponsabile - ha detto ieri nel corso del suo intervento social - hanno dato vita a manifestazioni religiose con decine di persone. Abbiamo dovuto mettere in quarantena una zona della Regione nel Vallo di Diano perché vi erano state due manifestazioni religiose. Non sono manifestazioni di spiritualità, ma manifestazioni di imbecillità». 
Comunione nella Chiesa cattolica
Comunione nella Chiesa cattolica
"Rito mistico" del Cammino Neocatecumenale
"Prima Comunione" nel Cammino Neocatecumenale

giovedì 19 marzo 2020

SULLA “COMUNIONE DEI BENI”. VERIFICATE SE PER CASO NON VI HANNO PRESI IN GIRO…

Kiko sostiene da sempre che la “comunione dei beni” è più facile da realizzarsi in confronto alla “comunione di spirito” e la sbologna quindi come primo grado del suo percorso per arrivare ad essere “cristiani adulti”.

Riprendiamo qui alcune affermazioni tratte dai mamotreti dello Shemà e del Secondo Passaggio, parole uscite dalla bocca di Kiko stesso, e poi riportate nell’esattezza del concetto da tutti i suoi “catechisti”, sia della prima ora che di quelle successive, fino ad oggi.

Dice Kiko:
E se non c'è comunione di beni come potete essere un segno dell'amore? Perciò cominciate a pensare che nella prossima porta non potrete entrare.
(pare voler ridurre la “comunione dei beni” ad una sola volta, una sola occasione. Se uno non vende “tutti i suoi beni” al II passaggio, deve cominciare a pensare che sarà bocciato. Oppure mente, caso più diffuso. Dopo questa “prova”, puoi teoricamente fare come vuoi)
“Dice il Signore - una Parola: “provatevi". Come? Cominciamo a provarci con i beni, perché provarsi con l'affetto per tua moglie, figli, ecc., è un po’ più difficile
(appunto, è una “prova”, ma non lo “dice il Signore”, lo dice solo Kiko. E dice che bisogna "provarsi" coi beni solo perché la “prova” con gli affetti è più dura…)
Tu sei disposto ad amare Dio sopra ogni cosa? Comincia a vendere i tuoi beni. Dimostralo a te stesso. È chiaro che odiare tua moglie in senso evangelico è difficile.
(se vuoi dimostrare a te stesso e ai cosiddetti "catechisti" che sei “disposto ad amare Dio sopra ogni cosa”, devi vendere i tuoi beni. Dove lo dice questo la Chiesa? Non lo dice da nessuna parte! Allora ci chiediamo perché secondo Kiko sarebbe "CHIARO": se non vendi i tuoi beni, come potrai poi "ODIARE" tua moglie "in senso evangelico"? È ancora più difficile…)

Quindi, secondo Kiko, bisogna COMINCIARE provandosi coi beni, perché se non c’è “comunione dei beni” non si può essere “segno dell’amore”.

A tale scopo il Movimento Neocatecumenale ha istituito sia il “bottino” del Secondo Passaggio, come prova che uno è “capace” di disfarsi di TUTTI i suoi beni e, una volta dissanguato (ma chi si fa veramente dissanguare? solo i più tonti. La maggioranza, prudentemente, ha solo fatto finta) “vendendo tutti i beni”, sia l'improvviso obbligo della tassa della “decima”, che dura tutta la vita.

Alcune delle giustificazioni che Kiko adduce alla sua predicazione battente (per i primi 3 passaggi non si fa che parlarne), all’esortazione sulla “vendita dei beni” per arrivare alla “comunione dei beni”, per sua bocca sono queste:
NON HAI CAPITO NULLA, FRATELLO. Guarda, IO TI DICO: per essere cristiano, per essere mio discepolo, tu DEVI odiare tuo padre, tua madre, rinunciare a TUTTI i tuoi beni etcetera..."
(LUI TI DICE, nemmeno fosse Gesù… Se non capisci che il cristiano è quello che ODIA il padre, la madre… e VENDE TUTTI I SUOI BENI, caro fratello, NON HAI CAPITO UN BEL NULLA! Infatti nella Chiesa, dove queste cose NON SI FANNO, i cristiani della domenica non hanno capito MAI nulla)

Adesso devo dirvi qualche altra cosa riguardo al fatto che, DOPO IL SECONDO SCRUTINIO, la comunità comincia a vivere nella comunione. I beni si cominciano a vivere in comunione.
(quindi è lui che decreta il tempo della “comunione”: DOPO IL II° SCRUTINIO, tutti esattamente in quel momento. Chi “NON HA CAPITO NULLA” VERRÀ BOCCIATO “PER IL SUO BENE”)
Quello che vuole il Signore è illuminare le tue tenebre. E questo cosa è? È illuminarti sul fatto che tu non ami, che odi qualcuno, che realmente ancora non sei cristiano, che non ami come Cristo, che ami a parole ma che hai dei beni che l'altro non ha, etc.”
(questa è bellissima! “AMI A PAROLE MA HAI DEI BENI CHE L’ALTRO NON HA!” Per esempio la casa, e l’altro in affitto, per esempio la casa al mare, e l’altro senza vacanze, per esempio molti vestiti à la page, e l’altro con vestiti riciclati, per esempio uno stipendio da nababbo, e l’altro col minimo sindacale… KIKO DIXIT: «SE SUCCEDE QUESTO, AMI “A PAROLE” E NON “PER DAVVERO”»)
IN MOLTE CONVIVENZE LA GENTE SI RIBELLA E NON INTENDE VENDERE I BENI e pensa che deve fare una ELEMOSINUCCIA... non capite. Ora io vi dirò una cosa: Non siamo rimasti d'accordo, fratelli, che la comunità DEVE essere "sacramento di Gesù Cristo" e che è la futura umanità?
(anche questa è meravigliosa! “LORO sono D’ACCORDO che la comunità DEVE essere sacramento, addirittura LA FUTURA UMANITÀ!” Si son messi d’accordo…, come un tempo, magari, “si misero d’accordo” i Padri della Chiesa…)
Ora, tu che ti scandalizzasti perché tu sei un uomo di azione e qui non si fa niente: e NON ci si preoccupa della parrocchia, e NON si visitano infermi, e NON si fa altro che ascoltare la Parola, in UN ANGELISMO ASSURDO, che tu forse sei stato quello che si scandalizzò e per questo stai cercando cose da fare in altri posti; bene ti abbiamo cominciato a dire che ora DEVI fare un pochino e TI ABBIAMO DATO LA GRAZIA PER FARLO: vendere i tuoi beni. Provare te stesso con il denaro, dato che l'arrivare a odiare tuo padre e tua madre è arrivare ad amare Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la mente e tutte le forze, sopra ad ogni cosa e amare il prossimo come te stesso, forse non puoi arrivare a farlo. Per questo, per cominciare, per mettere le fondamenta prima di costruire la torre, È NECESSARIO che tu provi te stessa con il denaro.
(Si va in un crescendo… adesso afferma che LORO hanno dato la Grazia, mica Dio, LORO: “TI ABBIAMO DATO LA GRAZIA…” Poi scade in ciò che depreca. SI DEVE, BISOGNA, È NECESSARIO… Ma non erano LORO che avevano tolto dal LORO vocabolario la legalistica parola “DOVERE”?)

"DEVI" vendere TUTTI i beni,
anche la casa…
Quindi anche solo da queste tre frasi esemplificative (ne abbiamo scelte alcune, ma la predicazione ne contiene decine e decine uguali a queste, non sono “isolate”), il concetto che emerge è abbastanza chiaro:

TU NON HAI CAPITO NULLA, KIKO DICE CHE PER ESSERE CRISTIANO DEVI ODIARE PADRE, FIGLI… E RINUNCIARE A TUTTI I TUOI BENI.
COSÌ FACENDO, QUANDO LO COMANDA LUI (E NON SECONDO UNA CRESCITA PERSONALE), LA COMUNITÀ COMINCIA A VIVERE NELLA COMUNIONE E “I BENI SI COMINCIANO A VIVERE IN COMUNIONE”.
NON VA BENE SE TU “AMI A PAROLE” MA “HAI DEI BENI CHE L’ALTRO NON HA”, SI DEVE VIVERE IN “COMUNIONE DI BENI”, ALTRIMENTI NON SIAMO CRISTIANI.
PAROLA DI KIKO.

Poi c’è tutta la tiritera sulla giustificazione della “decima”, passo successivo e permanente della “pulizia” dall’idolo del denaro, e qui i camminanti vengono meritamente presi in giro, almeno l’assoluta maggioranza, che non ha conoscenze in materia.

Kiko cerca di trovare un fondamento alla decima nei “precetti” della Chiesa, ma siccome nella Chiesa non ci sono precetti in tal senso, l’unico appiglio che gli resta è la Didaché.

La lettura della Didaché può essere un supporto conoscitivo, ma non è un fondamento della fede, non è stata annoverata nel cànone del Nuovo Testamento, tranne che dalla Chiesa Ortodossa Etiope, è considerata dalla Chiesa uno scritto apòcrifo. Qualcuno avanza addirittura l’ipotesi che si tratti di “finzione letteraria” e l’autore è sconosciuto.

Quindi nella Chiesa Cattolica Romana, la Didaché è solo una conoscenza storica, interessante, certe volte utile, ma non è un’acquisizione, non è un pilastro della fede, anche per il fatto che ciò che si è voluto trattenere è stato ripreso poi dai successivi Padri della Chiesa dei primi secoli. Quel che non è stato ripreso, è stato scartato.

Anche il periodo in cui è stata scritta è controverso: si va dal I° secolo addirittura al III° secolo e non si sa nemmeno chi l’abbia scritta, non certo un apostolo.

Frammenti della Didaché
Quindi è un documento NON FACENTE PARTE DEL DEPOSITO DELLA CHIESA e per giunta apòcrifo.

Però Kiko, tralascia tutte queste informazioni e parla della Didaché come se i poveri camminanti la conoscessero, dà per scontate certe cose ed arriva a fare affermazioni FALSE:
Nell'Antico Testamento sta scritto che davano le decime e le primizie. Nella religione che Dio ha rivelato dice che le primizie del tuo olio, del tuo grano, delle tue pecore, dei tuoi agnelli, le darai ai sacerdoti; ed inoltre darai una parte dei tuoi beni. Per questo Gesù dice ai farisei: "Voi che tassate la decima del cumino", cioè voi che se una persona ha un seme esigete perfino che paghi la decima su di esso, la decima parte di tutto quello che ha in casa, e "inghiottite cose più grandi". Questo lo dice Gesù Cristo che si stava preoccupando molto… QUESTO FATTO DELLA DECIMA È POI PASSATO ALLA CHIESA: È UN COMANDAMENTO DELLA SANTA MADRE CHIESA. "PAGARE DECIME E PRIMIZIE ALLA CHIESA DI DIO"; È UN COMANDAMENTO DELLA CHIESA CHE SI STUDIA NEL CATECHISMO.
(un “comandamento della Chiesa che si studia nel catechismo?????” “È passato alla Chiesa????” “È un comandamento di Santa Madre Chiesa????”… Ma quando mai… È FALSISSIMO!)
Nella Didaché, che è la prima catechesi, sta scritto che le primizie e la decima parte dei tuoi beni le darai ai profeti. Se non hai profeti nella tua comunità la darai, dice la Didaché, ai poveri che sono Cristo.
(vero, la Didaché lo dice al capitolo XIII, “il precetto delle primizie”. Ma è LA DIDACHÈ, non la Chiesa)
“...ora, nel cammino catecumenale DOVRETE arrivare a dare le primizie e la decima. QUESTO FATTO È GIÀ PRESENTE NEI COMANDAMENTI DELLA CHIESA.
(e lo ribadisce: “GIÀ PRESENTE NEI COMANDAMENTI DELLA CHIESA.”. E così i camminanti, che generalmente della Chiesa non sanno nulla o molto poco, ci credono come allocchi. Ci credetti anch’io. Infatti io della Chiesa non sapevo un bel nulla.)

Questo è proprio il modo con cui Kiko raggira i camminanti sull’ammissibilità della “decima”, retaggio ebraico per il supporto ai sacerdoti Leviti che, non lavorando, venivano campati dal popolo attraverso la legge ebraica delle “decime”.
Si rifà ad un documento che la Chiesa, fin dai primissimi secoli non ha adottato, e ciò lo verifichiamo negli scritti dei Padri e Dottori della Chiesa dell’epoca.
Si potrebbe dire allora che la Chiesa primitiva, quella successiva alla Didaché, che nemmeno sappiamo con certezza a quando risale, già era “inquinata”, ancor prima di Costantino, perché della decima non se ne parla. Poteva essere magari nella primissima epoca della commistione tra ebraismo e cristianesimo, che più tardi ci si prese in cura di separare, chi lo sa…
Il riferimento alla “Chiesa primitiva”, per Kiko, parrebbe essere quindi solo la Didaché.

Poi, dopo aver istruito i suoi camminanti su basi FALSE, passa ad un’altra sottile predicazione, atta ad instillare l’idea che chi non fa come lui dice, non si potrà convertire:
Mi ricordo che noi abbiamo in una comunità un uomo molto ricco che NON È PASSATO AD UNO SCRUTINIO PERCHÉ INCAPACE DI VENDERE I BENI; PERÒ FACEVA MOLTA ELEMOSINA, ha molti miliardi, è un industriale. L'ABBIAMO LASCIATO PERSINO 3 ANNI NEL SECONDO SCRUTINIO, DOPO 3 ANNI GLI ABBIAMO DETTO: "NON PUOI CONTINUARE"
(capito??? Hanno cercato di trattenerlo per 3 anni, poi l’hanno sbattuto fuori, perché nel Movimento Neocatecumenale, se non fai come dice “la Didaché secondo Kiko”, ti sbattono fuori. Per il tuo bene, s’intende…)

E, insieme a tutto questo, dice anche cose che tutti sappiamo benissimo non essere MAI accadute, frutto soltanto di una visione “teorica” e verbosa di ciò che “sarebbe bello accadesse”:
Come sacramento C'È BISOGNO che, IN MEZZO A NOI, NON CI SIANO NÉ POVERI NÉ RICCHI, SAREBBE UNA COSA MOSTRUOSA CHE IO TI DICESSI CHE TI AMO MOLTO SE TU NON HAI DA CENARE ED IO HO IL SUPERFLUO IN CASA.
(intanto dire che “c’è bisogno” in relazione ad un sacramento, è veramente fuori luogo: il sacramento esplica un effetto di per sé, non è soggetto ai BISOGNI per dimostrare qualcosa. Inoltre, questa del MOSTRUOSO se uno “dice di amare molto ma ha il superfluo e un altro non ha da cenare”, è veramente MITICA. Si potrebbe allora dire, con le parole di Kiko, che il suo Movimento è MOSTRUOSO, perché c’è una disuguaglianza come in poche altre parti si vede e purtuttavia si parla di “amare”. VERAMENTE MOSTRUOSO!”)
Noi abbiamo detto agli ITINERANTI CHE NON POSSONO CHIEDERE SOLDI, non possono chiedere soldi alle loro comunità. Altrimenti sarebbe molto facile: ogni volta che rimani senza soldi, chiedi e… Abbiamo detto che i soldi si chiedono solamente per i viaggi.
(ed anche questo è un EMERITO FALLIMENTO, perché sappiamo benissimo i vari “gemellaggi” con le missioni, i “missionari” che chiedono aiuto per questo o per quello… Come la “comunione dei beni”, anche questo esperimento è miseramente FALLITO)
Perché SE NOI NON PREPARIAMO LA COMUNITÀ PERCHÉ AIUTI UN POCO I CATECHISTI allora, chiaramente, ARRIVERÀ UN MOMENTO IN CUI…
(qui la frase la concludo io: “… arriverà il momento in cui dovremo CHIUDERE”. Altre volte lo ha detto.
Pensa un po’ che tutto lo scopo, quindi, è PREPARARE LA COMUNITÀ AD AIUTARE I CATECHISTI, perché se “non la preparano”, “arriverà il momento in cui… si dovrà chiudere”.

Capito allora gli espedienti del “bottino” e della “decima” e la predicazione incessante a cacciar soldi per “liberarsi dall’IDOLO DEL DENARO" che scopo hanno sempre avuto???? PREPARARE LA COMUNITÀ AD AIUTARE I CATECHISTI, ALTRIMENTI VERRÀ IL MOMENTO DI CHIUDERE TUTTA L’IMPALCATURA ORGANIZZATIVA!)

L'ultimo pezzo di "pane e salame",
il pasto povero per catechisti poveri.
Il parroco di Zamora ieri, per esempio, ha detto che mai aveva potuto andarsene in vacanza. Con le cinquantamila lire vive tutta la sua famiglia a un piccolissimo orto di suo padre in cui pianta cipolle ed insalata e dove alleva conigli e galline. Di ciò e delle cinquantamila lire vive la sua famiglia perché le elemosine che raccoglie sono pochissime e lui non vuol farsi pagare i funerali. Ma il MIRACOLO PIÙ GRANDE è che sia capace di TIRARE FUORI L'ULTIMO PEZZO DI SALAME PER I SUOI CATECHISTI. PERCHÉ HANNO FAME.
(ma come è possibile che i camminanti si lascino intortare così…
Primo, c’è da chiedersi perché la famiglia del parroco di Zamora dovesse vivere sulle sue spalle, con le sue “cinquantamila lire” - magari pesetas. Non c’era nessuno di quella famiglia che poteva lavorare? Inoltre la MENZOGNA E LA BEFFA: questo poveraccio di parroco, che non aveva nemmeno potuto MAI andare in vacanza, quando arrivano “I SUOI CATECHISTI”, tira fuori l’ultimo pezzo di pane e salame (come la vedova di Sarepta), perché KIKO E CARMEN “HANNO FAME”!!! Chiaro il concetto? Questi si nutrono con pasti luculliani che voi, poveri camminanti, vedrete solo quando andate nei lussuosi alberghi (ma che pagate, e pagate pure per loro) o alla Domus (pagate anche quella, mica è “casa vostra” gratis per davvero… provate ad andarci individualmente e a reclamare vitto e alloggio…). Kiko e Carmen sono famosi per i loro pasti luculliani a base di aragoste e piatti costosi, in baffo ai vostri minimi salari! INCREDIBILE!!! Spillano “pane e salame” ad un povero parroco di campagna” perché “HANNO FAME!!!”)
Infine, come al solito, invita all'«arcano», ed è bene ASCOLTARE LA MOTIVAZIONE DELL’ARCANO:
SE IN PAESE CORRE LA VOCE CHE PER ENTRARE IN QUESTE COMUNITÀ BISOGNA VENDERE I BENI, NESSUNO VIENE PIÙ AL LE CATECHESI. 
Potrete fare le catechesi che vorrete MA NON VERRÀ NESSUNO. Questo è successo a Barajas (Baracas) un quartiere di Madrid. SI È SPARSA LA VOCE CHE BISOGNAVA DAR VIA I BENI E NON C'È MODO CHE LA GENTE VENGA ALLE CATECHESI. Dicono: "Vacci tu! Io fare come quello che ha venduto la casa? No!".
PER QUESTO È MOLTO IMPORTANTE CHE NON VI VANTIATE NÉ FACCIATE PUBBLICITÀ PERCHÉ LA GENTE CHE È FUORI DEL CONTESTO NON LO CAPISCE.
(al peggio non c’è mai fine. Ma lo capite o no il senso dell’”arcano”? Ma come ve lo deve dire, più chiaro di così? Vi spaccia come dottrina della Chiesa quella che della Chiesa non è, vi convince, e poi vi intima di “NON PARLARE”, “ALTRIMENTI LE PERSONE NON VENGONO ALLE CATECHESI”. Mica vi dice che se non vengono, non è solo per paura di dover dare via i soldi, ma anche perché in quello NON RICONOSCONO LA CHIESA! Quello che a lui preme non è nemmeno la salvezza delle anime, ma “che vadano alle sue catechesi”. Poi è grandiosa la motivazione che dà al "parlare": "se ne vantano", quindi fare quelle cose non è per la conversione, ma per sentirsi "qualcuno"; oppure "fanno pubblicità", cioè non testimoniano o evangelizzano, "fanno pubblicità". Per chi ha la ragione in funzione è così chiaro…)

Riassumendo, i poveri comminanti CREDONO A QUESTE COSE:

  • Che devono VENDERE “TUTTI I LORO BENI” sennò non possono diventare cristiani (i consigli evangelici per Kiko vanno praticati da tutti: i padri di famiglie numerose quindi, disfacendosi dei loro beni, diventano irresponsabili verso i figli).
  • Che la “DECIMA” è un precetto della Chiesa, un COMANDAMENTO.
  • Che si creerà la “comunione (permanente) dei beni”, che invece non si crea MAI.
  • Che devono preservare l’«arcano» per non scandalizzare e questo, li fa sentire veramente “iniziati”, speciali, depositari di un “segreto(il VANTO). In realtà lo devono preservare perché siccome le cose che dice Kiko nella Chiesa non si fanno, e non ne fanno proprio parte, se le avessero diffuse fin dagli inizi avrebbero arrecato un danno al suo Movimento, portando a conoscenza cose che, non solo avrebbero allontanato eventuali pretendenti, ma avrebbero messo i “segreti” del Movimento a conoscenza di troppe persone atte a confutarli.

Ma la frase che più attesta il TOTALE FALLIMENTO dell’esperimento kikiano sulla “comunione dei beni”, da lui stesso dichiarata propedeutica per la realizzazione della “comunione fraterna dell’amore”, è questa:
Come sacramento c'è BISOGNO che, in mezzo a noi, non ci siano né poveri né ricchi, Sarebbe una COSA MOSTRUOSA che io ti dicessi che TI AMO MOLTO se tu non hai da cenare ed io ho il superfluo in casa.
Da qui si capisce che, se non si è realizzata NEMMENO la “comunione dei beni”, come può realizzarsi la “comunione delle anime”?

Sfido ogni singolo camminante ad affermare che, anche dopo tanti anni, non esistono differenze patrimoniali all’interno della sua comunità.

Diceva il mio primo parroco neocatecumenale, molto confidente e molto idealista: “Se in una comunità ci sono i poveri, significa che i ricchi non si sono convertiti”.

Questo è il succo della mancata “comunione dei beni”.

Invece, come TUTTI sappiamo, e lo sanno anche i camminanti benissimo, dentro le comunità non si verifica MAI che si condivida TUTTO.
E quindi, per dirla con Kiko: ci «sarebbe» stato BISOGNO che in mezzo a loro, non ci fossero né ricchi né poveri, perché è MOSTRUOSO PARLARE DI AMORE se tu non hai da cenare ed io ho il superfluo in casa”.

E non ci si attacchi al mero esempio della “cena” e del “superfluo”, sarebbe un cavillo debole.

La realtà è che nelle comunità esistono i RICCHI e i POVERI.
Quelli a cui dare la “decima” non costa nulla, e quelli che si dissanguano per darla.
Quelli che arrivano a fine mese a stento, tutti i mesi, e quelli che non solo hanno il superfluo, ma molto di più.
Il "ricco" e il "povero"

Così molti, e lo so per certissimo, nascondono di essere facoltosi o benestanti, per non essere chiamati a dare, ma a volte vengono sgamati dal tenore di vita che conducono.
Al che di solito rispondono che hanno acquistato quella costosissima auto perché hanno incassato un’assicurazione, o perché hanno percepito degli arretrati, o perché gliela ha comprata il “suocero” che loro "ODIANO"…

Nelle comunità ci sono i FALSI, gli approfittatori, i mantenuti, quelli che hanno più del superfluo e, per contro, ci sono i pensionati minimi, i disoccupati, quelli dal basso stipendio, quelli con troppi figli, quelli che pagano affitti e quelli che hanno diverse case di proprietà, quelli che si passano i vestiti usati e quelli agghindati all’ultima moda, quelli coi cellulari ultimo modello e quelli con il telefonino antesignano, quelli con la casa al mare e quelli che non possono fare vacanze perché non hanno soldi…

Altro che “comunione dei beni”!

Allora dico a quelli con la fascia reddituale più bassa, che continuano ingannati a dare decime e pagare collette varie:

“Ma non ve ne rendete ancora conto? Lo dice Kiko, il vostro “catechista scelto da Dio per voi”:
Se non c’è “comunione dei beni”, non verrà MAI la “comunione dell’amore”.Il “fratello che permette che tu stia a tirare tutti i mesi la cinghia e per se stesso e per la propria famiglia ha il DI PIÙ, caro fratellino povero, NON TI AMA, mai TI HA AMATO e MAI TI AMERÀ!”Finché dura la diseguaglianza…

lunedì 16 marzo 2020

INVOLUZIONE DEL MOVIMENTO NEOCATECUMENALE: I SEGNI

Per noi cattolici, sopravvissuti all’esperienza devastante vissuta nel Movimento Neocatecumenale, alcuni “segni” dell’ormai inarrestabile declino di tale Movimento sono lucidamente percepibili e non possiamo che assistere all’opera del Signore, che tutto può laddove non arriva o non vuole arrivare l’uomo.

Il Movimento Neocatecumenale ha vissuto i suoi momenti di gloria, insieme all’illusione più o meno dichiarata di sentirsi chiamato a “rifondare” la NUOVA CHIESA, intorno a qualche decennio passato, proponendo una predicazione ed una liturgia “innovative”, su un’errata interpretazione del Concilio pastorale Vaticano II.

Come molti, anche i due fondatori di questa setta, hanno creduto che il Concilio avesse inteso rompere con la tradizione, introducendo elementi di libertà liturgica e dottrinale che potessero portare all’arbitrario “rinnovamento” della Chiesa, soprattutto fraintendendo che espressioni come “nuova evangelizzazione” si riferissero a “nuovi” contenuti invece di un nuovo impulso di evangelizzazione, nuova ripresa dell'evangelizzazione, ma sempre ancorata alla base irrinunciabile di tutto il depositum fidei bimillenario della Chiesa, affidatole dallo stesso Gesù.

Così c’è stato un tempo in cui i neocatecumenali hanno attratto molti, soprattutto proponendo una liturgia “partecipata”, in cui ognuno ha un ruolo, una liturgia “allegra”, infarcita di strumenti musicali di libero gusto (addirittura nacchere), di continui battiti di mani secondo un caratteristico ritmo, di balletti “nuovi” intorno ad un tavolo chiamato “mensa” e rigorosamente non “altare”, che coloro col ruolo di “ostiari” ogni volta addobbano superando se stessi con i più disparati “frutti della terra”.

Oltre a questo, si è assistito impotenti all’introduzione di molteplici “novità”.

La “nuova comunione” sotto le due specie, ma al posto dell’ostia utilizzata da tutta la Chiesa, una contraddistintiva schiacciatina fatta in casa e l’uso di bere le specie del vino dalla stessa coppa da parte di tutti i partecipanti, per molti anni da SEDUTI come ad una tavola e dopo, dovendosi adeguare (in modo però parziale) alle disposizione della Santa Sede del 1° dicembre 2005, ricevendo le specie in piedi e consumando il Corpo di Cristo sempre SEDUTI e all’unisono, disubbidendo alle norme liturgiche che prevedono che il “presbitero” si debba comunicare PRIMA del popolo…

Se volete, su youtube c'è pure la ricetta
E poi, l’ “abbraccio della pace”, al posto della consueta stretta di mano, diventato poi occasione di chiacchiere e commenti, del tipo “ma che bel vestito”, “hai saputo la novità?…” e della disordinata migrazione degli adepti in circolazione libera all’interno degli spazi, indifferentemente addossati alla “mensa-altare” in irrispettosi volta-schiena, nonché occasione per i più arditi, di potersi fumare qualche tiro di sigaretta.

Se vi fa fatica
incidere tutti i segni,
niente paura!
C'è lo stampo in vendita
nei kiko-shop ufficiali!
Quindi, l’istituzione della “decima” e del “bottino”, che ha fatto sentire gli adepti veramente impegnati nella battaglia per la “liberazione dall’idolo del denaro”, in un modo diverso dalle elemosine parrocchiali, a beneficio esclusivo della PROPRIA comunità e del PROPRIO Movimento. La parte del raccolto del “bottino” devoluta ai vescovi, è stata ugualmente a beneficio del Movimento, comprandosi ed attirandosi il lasciapassare per l’infestazione delle parrocchie. I poveri della parrocchia hanno visto l’aiuto neocatecumenale una sola volta durante tutto il percorso: nella spartizione percentuale del “bottino” incamerato al II passaggio, poi MAI PIÙ.
Insomma, davvero “unici”, davvero “speciali”, davvero “LORO” e non “NOI”, diversi da tutto il resto…

Finché hanno potuto operare nell’ “arcano”, nel “segreto” del loro “mondo” e delle loro salette, si sono accresciuti attirando soprattutto parrocchiani ingenui o bisognosi di “novità” esteriori, che a loro volta hanno portato “alla chiesa” i loro amici e parenti lontani, promettendo che lì era tutto diverso, tutto nuovo, tutto molto più “profondo”, rispetto alla stanca parrocchia, piena di regole “antiquate” e canti melensi, nonché le tanto disprezzate “voci a prete” dei sacerdoti, tanto derise e sbeffeggiate dai “nuovi predicatori” energici e teatrali.

Per un po’ è durata, ma nel tempo, una volta accortesi di dove erano andate a cascare, molte persone hanno abbandonato, la maggioranza portando con sé le ferite e le maledizioni a loro indirizzate soprattutto dai cosiddetti “catechisti”, fantomatiche figure laiche che all’interno del Movimento hanno il compito e l’ “autorità” di dirigere tutta la vita del “catecumeno” e che sono IL RIFERIMENTO, a dispetto del sacerdote, di tutta la direzione spirituale. Il sacerdote infatti è “un fratello come noi, col solo compito irrinunciabile di celebrare il servizio dell’Eucarestia e della confessione”, come altri hanno il compito di cantore, ostiario, catechista, didascalo, padrino, ecc… Nessuna particolare ministerialità ma anzi, totale soggezione anche per lui al “catechista” laico. Soggetti alla direzione spirituale del laico “catechista” perché, per chi ci crede, tali cosiddetti “catechisti” ricevono un invisibile ed incontestabile Spirito Santo direttamente dall’Alto. Il prete invece, parrebbe di no.

È successo però che i cosiddetti “fuoriusciti”, una volta psicologicamente liberati per grazia di Dio dalle grinfie della setta, hanno potuto iniziare a parlare, non solo viva voce, ma grazie all’era internetica, anche su più larga scala.

Il primo a bere dalla coppa è il presbitero,
poi tutti gli altri
È successo che molti preti e vescovi hanno conosciuto e rifiutato di installare in parrocchia il bubbone primordiale e non sono mancati scritti anche autorevoli di denuncia per il trattamento riservato ai fedeli e alla Chiesa da parte di questa “NUOVA CHIESA” neocatecumenale.

Insomma, l’ “arcano” che difendeva questa nuova fioritura si è man mano spezzato e il Movimento Neocatecumenale ha cominciato ad evidenziarsi per quello che è: una setta ricchissima, con centinaia di proprietà immobiliari in tutto il mondo, all’interno della quale vige la dittatura delle improbabili figure laiche dei “catechisti”, con preparazione esclusivamente neocatecumenale, ma con potere assoluto usurpato alla figura sacerdotale, in una guida spirituale aspramente rivendicata, ma malamente riposta.

Tutto questo, tra le pieghe delle normative ecclesiastiche, ha potuto accreditarsi ed espandersi, fino ad ottenere generiche approvazioni sempre e soltanto di tipo amministrativo (per esempio lo Statuto, che non prevede né le “decime”, né la “comunione seduti”, né l'abbeverarsi tutti “allo stesso calice”, ecc.), approvazioni discusse e discutibili (per esempio il Direttorio Catechetico, di cui è stata solo “approvata la pubblicazione”), che però sono state la foglia di fico per evitare finora la meritata espulsione dalla Chiesa.

Gli uomini, nelle figure di coloro che rappresentano di volta in volta le varie autorità, hanno sempre trovato il modo di preservare l’esistenza di questo Movimento virale, ma dove non arriva l’uomo, fa il Signore direttamente, quando il vaso è colmo.

Ci insegnavano, nel Movimento Neocatecumenale, a considerare i “segni” con cui il Signore parla alla nostra vita, spesso considerando segni cose normalissime o interpretando il “segno” secondo il proprio vantaggio, per confermare la “propria volontà”, cercando ogni volta di considerare “prove” i segni non graditi o inequivocabilmente contrari.

E ultimamente, il Signore ne sta mandando in quantità di questi “segni”, anche se i neocatecumenali non li vogliono vedere.

Ormai da decenni assistiamo alla progressiva diminuzione delle adesioni al Cammino, imputabile in via concreta all’ormai riconoscibilità del Movimento Neocatecumenale come qualcosa da evitare, che nemmeno desta più interesse né al di fuori né al di dentro del popolo di Dio. Le uniche new entries sono rappresentate dai figli che “per obbligo” devono affrontare il cammino iniziatico già da adolescenti, dai 14 anni, salvo poi abbandonare allo scoccare della maggiore età o anche prima. Poco altro ovunque.
"Meme" dei "figli del Cammino".
Non dicono che vanno
all'Eucarestia neocatecumenale?

Gli abbandoni o i decessi superano di gran lunga i nuovi arrivi e quindi le comunità vanno soggette a continue fusioni per raggiungere il numero minimo di partecipanti o addirittura vengono lasciate per anni in gruppetti autoreferenziali di circa dieci persone, a volte anche meno, perché la comunità “ricevente” è ormai stremata da continue nuove introduzioni annuali, o perché “è buono” che meno di dieci persone si possano contare come una comunità in più. Lo sapete, no? Nel mondo le comunità sono "ventimila"!

Se a tutto ciò aggiungiamo la progressiva chiusura al neocatecumenalesimo in tante parrocchie dove prima era presente, tanto da comportare il trasferimento degli adepti in parrocchie diverse o temporaneamente “apolidi” fino a nuove disposizioni, si capisce che il quadro non è per nulla rassicurante per il Movimento Neocatecumenale.

Noi vediamo in questi “segni” la mano di Dio, che dopo aver dato spazio all’uomo, si è stancato ed ha iniziato ad agire, “non ispirando” più le persone a buttarsi in questa improbabile “avventura”.
Se si dice che il Movimento Neocatecumenale è “stato ispirato dallo Spirito Santo”, dobbiamo quindi accettare come “segno” anche che lo Spirito Santo abbia smesso di ispirare le persone a parteciparvi, perché è lo Spirito Santo che ha forza calamitante, non l’uomo, per quanto daffare possa darsi.

Ultimamente però, a questo si è aggiunto un ulteriore “grande segno”, e lo diciamo con dolore e partecipazione, per la gravità calamitosa che rappresenta.

«...disegno realizzato da Kiko,
...ed una colomba che
rappresentasse il segno
vissuto a Pechino...»
Kiko alcuni anni fa si era messo in testa di “conquistare” la Cina (parole sue) e vaneggiava di inviare 20.000 preti neocatecumenali in Cina, una quantità di famiglie in missione, tanto che addirittura, nel 1995 ha inteso praticare un esorcismo sulla Cina salendo con alcuni suoi fedelissimi a pranzare sul ristorante della torre delle antenne televisive, la torre più alta di Pechino. Pare che l’esorcismo abbia funzionato al contrario: più che scacciare i demoni, sembra li abbia richiamati molto ben organizzati, per stendere un velo di dolore e di morte, iniziando dalla prima epidemia sviluppatasi in Cina nell’anno 2003.

A settembre 2019 i neocatecumenali sono riusciti a farsi “affidare” un seminario a direzione neocatecumenale a Macao (dal loro grande amicone cardinal Filoni), del quale peraltro si sa poco e nulla, si sa solo che è diretto dai neocatecumenali, ma che dipende ufficialmente da Propaganda Fide. Sembrava una vittoria, anche se i seminaristi inviati per primi risultavano essere solamente 4 o 5 in totale.

Adesso, con la pandemia partita dalla Cina, quasi tutti i “missionari” neocatecumenali sono rientrati in patria e chissà quando ci potranno tornare. Chissà anche cosa troveranno quando e se ritorneranno, dato che il regime cinese di fronte a tali calamità prende misure piuttosto drastiche per i controlli e le autorizzazioni.

Ci vorrà molto tempo affinché si possa parlare di ritorno alla normalità e potrebbe anche darsi, visto che la Cina ha le sue idee riguardo al cristianesimo e agli stranieri, che la “normalità” si presenti diversa da come lo era prima. Chissà…

Ma l’effetto coronavirus è andato ad incidere anche sulle modalità “cavallo di battaglia” dell’Eucarestia neocatecumenale.

E cioè il bere promiscuamente dallo stesso coppone ottagonale le specie del vino (il sangue di Cristo), modalità obbligatoria nel Cammino fino a qualche settimana fa, quando dai piani alti hanno scaricato la responsabilità sul «Parroco e/o Presidente», come se queste figure fossero ascoltate nel Cammino anche quando non sono perfettamente d'accordo coi cosiddetti “catechisti” neocatecumenali (nel Cammino «l'ubbidienza al catechista è tutto», parola di Kiko!). Ebbene, abbiamo già notizie di cronaca di focolai di infezione in comunità neocatecumenali, tali da indurre divieti perentori da parte delle autorità civili.

"Santo abbraccio della pace" neocatecumenale
Anche il "segno della pace", che nel Movimento Neocatecumenale consiste nel “santo abbraccio”, dovrebbe subire la stessa sorte, visto che se è sconsigliata e temporaneamente sospesa la semplice stretta di mano, molto di più dovrebbe esserlo l’ “abbraccio”.

Naturalmente, dato che il buonsenso non è il pezzo forte dei neocatecumenali, ci aspettiamo sortite di varia natura, come avvenne ai tempi della meno impattante SARS, in cui nessuna misura precauzionale fu adottata, almeno dalle mie parti.

La predica stagionale di Kiko
(detta “annuncio di Pasqua“)
stavolta arriverà in forma cartacea
Tutti questi “segni”, che di sicuro non agevolano ma frenano l’avanzata del Cammino e le sue prassi, a noi non sembrano per nulla “prove” alle quali gli adepti sono sottoposti, ma piuttosto indizi che i Movimenti ereticali e le dissacrazioni eucaristiche debbano finire, a dispetto dei tentativi umani di preservarli.

Così come anche la “conquista” della Cina, la quale casomai ha bisogno non di essere “conquistata”, ma di essere evangelizzata secondo il Magistero perenne della Chiesa, difendendo fino all’ultimo il deposito della fede, nel rispetto della realtà locale.

Può darsi che alcuni siano segni che durino solo un tempo, anzi sarà proprio così ma intanto, tra tutte le conseguenze possibili, per l’appunto si riflettono su alcune delle maggiori “novità” neocatecumenali e dovrebbero essere visti come un “freno”, non di certo come una facilitazione.

Circolava un tempo una barzelletta di un neocatecumenale finito all’inferno, che si aggirava pensoso domandandosi: “Cosa mi vorrà dire il Signore con questo fatto?”. Fatto o segno, in certi casi sono la medesima cosa, perché i segni spesso sono costituiti da eventi e da fatti.

Se solo ci ascoltassero, proveremmo noi a spiegarglielo, cosa probabilmente vuol dire il Signore “con questi fatti”. L’avremmo potuto spiegare anche al dannato della barzelletta.
Ma loro non ascoltano, se non la voce del cosiddetto “catechista”, quindi li lasceremo ai loro “segni-prove”, a domandarsi perpetuamente il perché…

venerdì 13 marzo 2020

"Disciplina dell'arcano" e "cieco nato": le cattive interpretazioni di Kiko nascondono qualcosa...

Armamentario neocat per fare le Lodi a Kiko:
tamburello, crocifisso-sogliola kikiano,
cero, libretto dei canti di Kiko...
Dunque, ci dicono che sarebbe la "disciplina dell'arcano" a motivare il silenzio, il segreto e la segretazione del direttorio neocatecumenale. Ma questa è una baggianata per i creduloni. Non esiste derivazione di questa disciplina dai riti iniziatici e gnostici pagani. Nel caso contrario, ne troveremmo testimonianza nella Chiesa già dal I e II secolo. Invece non è così, si ritrova dal III al V secolo.

I Vangeli sono la Scrittura più diffusa, per famiglie di manoscritti disponibili: "Da quanto abbiamo detto risulta che i vangeli si sono propagati per trascrizione di copia in copia, per rispondere ai bisogni di singole comunità cristiane di poter rileggere in pubblico i fatti e i detti di Gesù o anche per il bisogno di persone colte che volevano avere una copia personale di questi testi" (Card. Martini). È con i Vangeli, addirittura, che si passa dalla scrittura su rotolo alla scrittura su foglio. Se ci fosse stata una "disciplina arcani" nei primi due secoli, non ci ritroveremmo la gran quantità di famiglie di manoscritti: a prendere il sopravvento sarebbe stata invece una tradizione orale. La Didaché, d'altra parte, testo coevo o quasi ai Vangeli, ha per iscritto elementi di catechesi e liturgia.

"Disciplina dell'arcano" è un'espressione inventata da un protestante; nei primi due secoli del cristianesimo non c'è prova certa di essa, san Paolo insegnava all’Areopago di Atene. Guarda caso: le prove di questa riservatezza risalgono dal III al V secolo, periodo di persecuzioni. Certamente la segretazione non è evangelica, al massimo è appannaggio degli gnostici che seguono il vangelo gnostico della Pistis Sophia. A chi dovesse citarvi Mt 7,6 ("Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci...") rispondete che questo discorso Gesù lo fece alle folle (Cfr. Mt 7,28) e nelle folle che ascoltavano il Suo insegnamento pur qualche "cane" o "porco", nell'accezione ordinaria, ci poteva essere, o no? Quindi significa un'altra cosa, questione di simboli che i noeocat non capiscono :-)

Ho consultato l'Enciclopedia Cattolica - cito qui: "Con l’espressione disciplina arcani, adoperata per la prima volta dal teologo protestante Jean Daillé (Dallaeus, nell’opera De scriptis [...] Dionysis Areopagitae, I, Ginevra 1666, p. 142), si suole designare, dal sec. XVII in poi, un uso vigente nella Chiesa antica, specialmente dal secolo III al V, di non parlare agli estranei dei riti sacri e dei dogmi della religione" (arcano, Vol. I, coll. 1793-1797).

Si può anche leggere la Treccani su internet: "Nella storia del cristianesimo, disciplina dell’a. è un’espressione (lat. disciplina arcani) che fu usata la prima volta dal protestante Jean Daillé (1666)".

Chi "sposa" il kikianesimo sposa un differente cristianesimo. Da questo punto di vista, per esempio, negare la presenza di Gesù finché il Cammino non è approdato a Guam è una logica conseguenza della formazione neocatecumenale.

Porto, per esempio, ma ce ne sono mille, l'esordio di Kiko nella famosa catechesi della cognata ammalata, l'introduzione alla parabola delle vergini stolte secondo Kiko:
"Inizieremo con questa parabola delle vergini. Voglio solamente dirvi, alcuni già lo sapete, che la mentalità che noi abbiamo, che abbiamo utilizzato tante volte per questo Vangelo nelle messe di tutti i giorni per le vergini, per le monache, ha tratto completamente fuori della realtà di cui parla Gesù Cristo. Questo non è un Vangelo applicabile a gente che fa un voto di verginità..." / (Cfr II Scr. Batt., p. 9).
Armamentario neocat per fare le Lodi a Kiko:
tamburello, crocifisso-sogliola kikiano,
cero, fotocopia dei canti di Kiko...
Quindi "nelle messe di ogni giorno", fino a Kiko, noi saremmo stati completamente tratti fuori della realtà di cui parla Gesù Cristo. Fino a Kiko, nelle messe di ogni giorno, si pensava che le vergini fossero... monache che avevano fatto un voto di castità!

Ignorantissimi neocatecumenali, io non ho mai sentito, nelle messe, che le vergini fossero monache! La Chiesa, con sant'Agostino e tanti altri, ritiene che le vergini "...per dirvi ciò che pensiamo per ispirazione di Dio, non sono le anime di qualsiasi specie, ma le anime che hanno la fede cattolica e si vedono praticare le opere buone nella Chiesa di Dio, eppure di esse cinque sono sagge e cinque stolte" (Cfr. Discorso 93).
Con il simbolo "vergine", nel cristianesimo, s'intende un cristiano, uomo o donna che sia.

Ora, se uno arriva e vi propina una baggianata del genere falsando ciò che si dice "nelle messe di tutti giorni", storia della cognata ammalata compresa, non vi sta annunciando un "nuovo" Gesù"?

E vogliamo parlare del "cieco nato"?
Consideriamo allora quanto dice all'Angelus del 2 marzo 2008 Benedetto XVI:
"E subito passa all'azione: con un po’ di terra e di saliva fa del fango e lo spalma sugli occhi del cieco. Questo gesto allude alla creazione dell’uomo, che la Bibbia racconta con il simbolo della terra plasmata e animata dal soffio di Dio (cfr Gn 2,7)".
Caro fratello neocatecumenale, l'hai ascoltata la vostra "evangelizzatrice" nel video youtube? Sicuramente no :-), te lo riferisco io: la "catechista" neocatecumenale definisce "maledizione" il gesto di unzione che secondo il Papa-teologo Ratzinger "allude alla creazione dell'uomo".
Nella piscina di Siloe, dice la "catechista", "la maledizione si trasforma in benedizione". Sconvolgente, ma perfettamente in linea con la catechesi del fango/peccato kikiano: "paff... non vedi come mi hai conciato".

Io non mistifico e distorco niente, perché quella è proprio la catechesi kikiana del cieco nato:
"paff! mi si riempiono gli occhi di fango e sento una voce che mi dice: Vai alla piscina di Siloe e lavati. Questo povero cieco direbbe: Certo che mi vado a lavare! Non vedi come mi hai conciato col fango?... che cosa è il catecumenato? Un tempo in cui ti si metterà fango sugli occhi. Questa è l'azione di Gesù Cristo. Perchè non sai che sei cieco. Non sai che sei sporco" (Or.Conv. pag. 16
Tale la ripetono tale e quale, anzi peggiorando la reazione "schifata" del cieco (esempio qui su youtube).

Dunque, a prescindere da ciò, per non fare confusione basterebbe una cosa soltanto: dimostrare che la Chiesa ha approvato specificatamente questa "catechesi" neocatecumenale. Al momento, voi kikos non avete il diritto di parlare: ciò che è stato approvato è segretato, i vostri "evangelizzatori" imparano a memoria quello che io ho letto ed ascoltato (dal vivo e in youtube), quello che ho udito e letto è la massima schifezza mai sentita in materia di catechesi, vale a dire che Gesù, anziché ungere con la sua saliva taumaturgica il cieco ri-creando l'uomo con l'argilla del Vasaio e con la Saliva/Ruah, "concia" male il cieco per farlo sentire lurido e costringerlo a lavarsi. Hanno ragione i Padri della Chiesa o Kiko, in merito alla guarigione del cieco nato?

Io dico che - volendo imitare l'iniziazione dell'apprendista massone che viene bendato e liberato dal denaro e dai gioielli prima di essere condotto alla morte simbolica e alla rinascita - l'eresia esegetica mi pare ottimamente congegnata, specie per i Baccalà.

Scusate, ma con quel video mi viene proprio da ridere:
  1. "Il cieco non aveva chiesto niente". Ci voglio credere: chi mai potrebbe chiedere una palla di peccato sugli occhi?
  2. "L'amore che Dio ha verso i peccatori": ma Gesù non esclude che in gioco sia il peccato del cieco, in Gv 9?
  3. "E il cieco si irrita, è arrabbiato con Dio, con la storia". Ma dove l'avete letta, questa cosa qui? Il cieco si irrita? Con Dio, poi? E dove lo aveva conosciuto, Dio? Nemmeno il concetto di "cieco nato" avete capito!
Queste sono le "catechesi" che voi kikos portate in giro per il mondo!

p.s.: un assaggio da "Ero massone" di Maurice Caillet:
«Signore, ha chiesto di essere ammesso tra noi. La sua decisione è definitiva? È pronto a sottoporsi alle prove che dovrà subire? Se sì, mi segua». Feci cenno di sì col capo. Lui mi mise una benda nera sugli occhi, mi prese per un braccio e mi condusse attraverso dei corridoi. Scendemmo vacillando una scala. Sentivo crescere in me un senso di inquietudine, ma prima che potessi esprimerlo sentii una porta che si chiudeva alle nostre spalle. L’uomo che mi guidava non aveva proferito una sola parola. Quando mi tolse la benda dagli occhi per un istante [...]
«Ecco un foglio» mi disse «per redigere il suo testamento filosofico, ovvero le sue ultime dichiarazioni se dovesse morire di qui a poco. Prima, la prego di consegnarmi tutti gli oggetti di metallo che ha con sé: denaro, braccialetto, medaglia, orologio, simboli di quanto brilla di splendore ingannevole». Io feci quanto mi chiedeva: in fondo stavo per ricevere la Luce promessa. Il mio mentore riprese: «Signore, è qui che subirà la prova della terra; questo caveau è il luogo della sua morte simbolica...»
Commento personale:
L’apertura dei lavori rituali nel grado di "apprendista" in Massoneria si avviano con il Vangelo di Giovanni. Il catechismo di Kiko inizia con la guarigione del cieco nato dell'evangelista Giovanni, dove il fango/peccato funge da benda. Da notarsi, nella descrizione di Maurice C., la spoliazione dagli idoli e la discesa nella terra dove avverrà la rinascita (nel rituale in grado maestro la terra è costituita da una bara, contrassegnata da un rametto di acacia, nella quale l'adepto si stende, con riferimento alla morte e resurrezione di Hiram). Nella prima catechesi di Kiko l'equivalente della terra/bara è la mikvah, nel disegnino che tutti conoscete con l'uomo morto che rinasce nell'acqua.

A buoni lettori poche parole.
[citazioni da alcuni commenti
di Lino Lista (1952-2019),
originariamente pubblicati
su questo blog a giugno 2014]




Nota: Lino terminò il suo pellegrinaggio in questa valle di lacrime esattamente un anno fa, il 13 marzo 2019. È stato poeta, ingegnere, saggista, un grande amico, e soprattutto un uomo di grande fede, carica di certezze (e di talenti messi a frutto) e che perciò aveva parecchio da insegnare - anche ai poveracci che vanno sotto l'etichetta di "neocatecumeni" o "fratelli del Cammino".

Riportiamo qui sotto la sua poesia Il Soldato (cliccare l'immagine per ingrandirla):

"Così Dio mi donò l'eterna luce"