Partiamo da questa testimonianza:
La Scrittura è molto usata nel cammino: all'inizio si fanno i temi usando il Dufour
Dopo il primo passaggio si incomincia a leggere l'A.T. Finchè si resta sui libri storici, (storia di Abramo, Mosè, e anche Davide) la lettura e il seguente riporto alla comunità è relativamente semplice.
Quando si arriva ai profeti iniziano i problemi: una lettura puramente 'cronologica' dal primo all'ultimo capitolo, e senza conoscere lo sfondo storico a cui questi testi fanno riferimento, fa sì che si capisca poco.
Poi si leggono i salmi. L'uso dei paralleli della bibbia di Gerusalemme, secondo me, può essere molto utile per comprenderli. Però da un po' di anni è diventata di gran moda la scrutatio, la quale è un aggrovigliamento interiore, una introversione psicologica in cui alla scrittura posso far dire di tutto e il contrario di tutto, a seconda dell'umore del momento.
La scrutatio si fa anche sui salmi.
Sono state costruite le jeshivah nei seminari per far fare scrutatio ai seminaristi.
Si fa nelle convivenze.
Poi c'è la parola dei passaggi (letture quaresimali dell'anno A), che viene strumentalizzata a favore del cammino.
I baal della samaritana sono gli idoli che ti impediscono di fare il cammino
La guarigione del cieco nato rappresenta l'incontro con Cristo che hai fatto nel cammino, e così via.
Poi ci sono le interpretazioni aneddotiche/kikiane della scrittura, per cui Abramo dubita, ha più fede Isacco di lui.
E in generale la scrittura viene usata per mettere in evidenza le debolezze dell'uomo: la paura di Abramo, di Mosè, i peccati di Davide che gli impediscono di essere un buon genitore, e così via.
Ho scritto rapidamente quello che mi veniva in mente sulla manipolazione della scrittura che si fa nel cammino.
Per non parlare della lettura moralistica che si fa del discorso della montagna, dell' amore al nemico, che diventano dei martelli in mano ai catechisti per farti vedere che non sei convertito.
I catechisti nc che si occupano di iniziazione cristiana commettono il grave errore di usare quasi esclusivamente l'A.T. perchè è quello che conoscono meglio, perchè si può tradurre in storie facilmente raccontabili. Ma siccome la figura di Gesù Cristo è poco compresa - perchè ci si è fermati al sola scriptura, trascurando il magistero successivo al 105 d.C., si finisce per parlare poco di Gesù ai bambini, e molto più di Mosè e Pesah varie. [
tutto ciò non meraviglia, tenendo conto anche di tutti gli altri elementi di giudaizzazione contenuti dal cammino]
La Parola non viene accostata per cercare la Verità, essi non cercano la verità, ma piegano alla loro formazione tutto quello che ascoltano, compresa la Parola, che non è più "lampada per i passi" ma arma da brandire
e non è più nemmeno il cesello del Vasaio, quello vero, ma la frusta e lo scalpello del padrone delle loro anime
Omne quod recipitur ad modus recipientis recipitur
questo significa che, se il recipiente è deformato, quello che entra risulta deformato ed ecco perché non riusciamo ad intenderci
__________________________
E' certamente un'invenzione di Arguello quella della "scrutatio
Dallo statuto nc - art.20, c.1), 2° capoverso:
I neocatecumeni, scrutando i salmi in piccoli gruppi, sono iniziati alla pratica assidua della “lectio divina” o “scrutatio scripturæ”, «nella quale la Parola di Dio è letta e meditata per trasformarsi in preghiera». Infatti, «l’ignoranza delle Scritture è ignoranza di Cristo».
Nella prassi cattolica la ‘scrutatio’ è solo un momento della lectio, che insieme a meditatio, oratio, contemplatio, (e successiva ruminatio: il lasciarla risuonare costantemente nel proprio intimo, cogliendone sempre più le luci e i significati profondi) segna le fasi di approfondimento della Parola che consentono di assimilarla sempre di più e di tramutarla in nostra vita con l'aiuto della Grazia del Signore presente e operante in essa.
Scrutatio poi, non significa meditazione, ma ha la funzione di approccio di capire dal punto di vista storicistico il senso delle scritture. Invece Kiko e i catechisti con fare misterioso un bel giorno ti dicono adesso facciamo la "scrutatio"....E' una cosa che si rifà, appunto, alla Lectio divina ma non vi assomiglia neanche lontanamente. Per comprendere in modo corretto le scritture c'è chi fa anni di seminario o altrimenti di esperienza guidata... la Lectio è certamente riservata ad ogni credente, ma occorre all'inizio esservi guidati da un sacerdote e comunque da chi conosce l'esegesi e ha già maturato un'esperienza profonda e consolidata di questa pratica che consente di accostarsi alla Scrittura con gli atteggiamenti interiori adeguati ed anche con gli strumenti conoscitivi che permettono di andare oltre la "lettera". Essa non è altro che la porta d'accesso per tutti gli altri momenti di approfondimento e di assimilazione. Da quel che dice lo statuto vi si accenna solo in parte; ma poi in realtà accade tutt'altro.
Invece nel cammino accade che dai catechisti viene data una parola, si prende il Dufour che è un dizionario di teologia biblica e la si cerca lì. In genere i commenti del Dufour risultano molto lunghi e non mancano le persone che si rifiutano addirittura di leggerlo perché, dicono, è troppo complicato. Capita che i più svogliati se lo preparano a parte su un pezzo di carta. Questo non è concesso perché la "preparazione della parola" dovrebbe essere comunitaria. Qualcuno deve fare l' "ambientale" cioè l'introduzione , ma c'è chi non vuol mai farla o la fa in modo goffo o strampalato, in genere perché incapace di riassumere i concetti desunti dal Dufour. Il risultato: davvero pietoso.
Anche perché non sempre, anzi raramente è presente il sacerdote e il tutto si risolve in una interpretazione spesso letterale, del tutto personalistica e quindi approssimativa e, neppure si insegna l'atteggiamento di venerazione, rispetto, attesa amorosa di quel che la Parola vuol dirci, anche perché in essa irrompe il Soprannaturale se siamo capaci di vero ascolto e Adorazione; invece la si tratta con banalità, con superficialità, alla pari di uno strumento materiale, circondato di cure tutte esteriori: la copertina di Kiko, gli ammennicoli vari da lui introdotti (ricordate la Torah vestita messa in primo piano? Vedere immagine sopra, riferita agli elementi di 'giudaizzazione', cui fanno ala un rabbino e un vescovo, con Kiko gongolante al centro).
Peccato che non abbia introdotto il dato fondamentale, che ricordiamo alla scuola di Don Nicola Bux: «È necessario ribadire che la presenza di Cristo nella Parola c’è, a due condizioni: quando la lettura si fa “nella chiesa”, non privatamente, e quando “si legge” la Sacra Scrittura. Dunque non basta che ci sia il libro sacro sull’ambone o sull’altare, perché ci sia la presenza.». Questo oltre a rappresentare un’altra delle serie contaminazioni neocatecumenali alla fede cattolica (la pari dignità della Parola e delle S. Specie, rappresentata dai tabernacoli “a due piazze”) dimostra come la ‘scrutatio fai da te’ del cammino, sia ben lontana dal leggere ed interpretare la Sacra Scrittura nella Chiesa e, soprattutto, con la Chiesa.
Completa la riflessione il contributo di Larus:
Dall’Interpretazione della Bibbia nella Chiesa – Documento della Pontificia Commissione Biblica:
La Chiesa accoglie la Bibbia come Parola di Dio che si rivolge ad essa e al mondo intero nel tempo presente. Questa convinzione di fede ha come conseguenza uno sforzo di attualizzazione del messaggio biblico e di elaborazione di diversi modi per l’uso di testi ispirati.
- L’attualizzazione di un testo biblico, nell’esistenza cristiana, non può realizzarsi correttamente se manca la relazione con il mistero di Cristo e della Chiesa e presuppone una corretta esegesi che ne determini il senso letterale.
Se la persona che attualizza non ha personalmente una formazione esegetica, deve ricorrere a buone guide di lettura che permettano di ben orientare l’interpretazione per restare in accordo con la verità salvifica espressa nella Bibbia e di rispettare certi limiti evitando così possibili deviazioni.
Benché ogni lettura della Bibbia sia necessariamente selettiva, sono da evitare le letture tendenziose cioè quelle che invece di essere docili al testo, non fanno che utilizzarlo per i loro fini limitati (come nel caso dell’attualizzazione fatta da alcune sette, per esempio i Testimoni di Geova).
Le deviazioni saranno evitate se l’attualizzazione parte da una corretta interpretazione del testo e si effettua nella corrente Tradizione vivente, sotto la guida del magistero della Chiesa.
- Un modo che si è elaborato per l’uso dei testi ispirati è la lectio divina, prassi attestata nell’ambiente monastico già dei primi tempi ed estesa a tutti i chierici (secolari e religiosi) per mezzo dell’istruzione “De Scriptura Sacra” del 1950.
Ai nostri giorni, la costituzione conciliare “Dei Verbum” (ed è questa la novità), invita tutti «i fedeli di Cristo» ad apprendere «la sublime conoscenza di Gesù Cristo».
La lectio divina sotto il suo duplice aspetto, comunitario e individuale, è quindi divenuta attuale con lo scopo di suscitare ed alimentare «un amore effettivo e costante» per la Sacra Scrittura, fonte di vita interiore e di fecondità apostolica.
Numerose associazioni movimenti e comunità di base, che mettono al primo posto la lettura della Bibbia in una prospettiva di fede e di impegno cristiano, centrano le loro riunioni sulla Bibbia e propongono un triplice obiettivo: conoscere la Bibbia, costruire la comunità e servire il popolo.
E’ motivo di gioia vedere la Bibbia presa in mano da gente umile e povera, che può fornire una luce più penetrante dal punto di vista spirituale ed esistenziale, di quella che viene da una scienza sicura di se stessa ma, a passare dalla lettura del testo biblico al suo significato di salvezza per il tempo presente, si corre il rischio di limitarsi a un commento superficiale causato dalla mancanza di preparazione specifica ed ha come conseguenza la tentazione di rinunciare ad approfondire le letture bibliche limitandosi a moraleggiare o a parlare di questioni attuali, senza illuminarle con la luce della Parola di Dio. Occorre quindi l’aiuto di esegeti per evitare attualizzazioni poco fondate.
La novità della Lectio nel popolo di Dio richiede una formazione illuminata, paziente e continua, tra i presbiteri, le persone di vita consacrata e i laici, in modo da giungere ad una condivisione delle esperienze di Dio motivate dalla Parola ascoltata. [cfr. Lineamenta “LA PAROLA DI DIO NELLA VITA E NELLA MISSIONE DELLA CHIESA” – Sinodo dei Vescovi, XII assemblea generale ordinaria]
____________________________
http://www.teologiabenedettine.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1070:approfondimenti-bibbia-parola-di-dio-e-teologia&catid=97:archivio-approfondimenti-bibbia&Itemid=130
- la scrutatio necocatecumenale non aderisce alla lectio divina perché non rispetta i suoi 7 momenti
- la preparazione della parola, anche se orientata dal dtb, non permette una attualizzazione ben fondata perché esso non implementa la Tradizione, non fa alzare lo sguardo dalla “pagina scritta”, non è sufficiente!
http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/speeches/2008/october/documents/hf_ben-xvi_spe_20081014_sinodo_it.html
Art. 11,c.2) Nella celebrazione della Parola di Dio, prima dell’omelia, il presbitero invita chi lo desidera tra i presenti ad esprimere brevemente ciò che la Parola proclamata ha detto alla sua vita. Nell’omelia, che ha un posto privilegiato nell’istruzione del Neocatecumenato, il presbitero prolunga la proclamazione della Parola, interpretandola secondo il Magistero e attualizzandola nell’oggi del cammino di fede dei neocatecumeni.
[Bene, per fare ciò il Sacerdote deve presiedere ad ogni riunione di ciascuna comunità presente in parrocchia e quindi, se ci sono 5 comunità, visto che le stesse celebrano rigorosamente separate l’una dall’altra, si può dire che da lunedì fino al venerdì è impegnato con la celebrazione settimanale, sabato con la celebrazione eucaristica, domenica con la convivenza mensile di ciascuna comunità ... ma il resto dei servizi parrocchiali quando li dovrebbe garantire? E se invece di 5 comunità ne fossero 6 o 7 o 13 o anche molte di più (così come è) come potrebbe aderire al c.2) dell’art.11? Chiamando altri 5 presbiteri? Anche se ci fossero, sarebbero a piena disposizione dei capricci NC?]
Continuiamo...
Art. 11,c.3) Ogni celebrazione della Parola è preparata accuratamente, a turno, da un gruppo della comunità, con l’aiuto, quando possibile, del presbitero. Il gruppo sceglie le letture e i canti, prepara le monizioni e dispone la sala e i segni liturgici per la celebrazione, curandone con zelo la dignità e la bellezza.
Benissimo! Oltre agli impegni di cui sopra il presbitero dovrà, quando possibile, essere presente alla preparazione della Parola che normalmente si fa a turno in casa di qualche fratello. Ma quando non è possibile che si fa? Chi potrà garantire una giusta attualizzazione? Forse altri presbiteri che non ci sono perché già impegnati per quanto detto prima?
... andiamo avanti!
4. Per approfondire la Scrittura «con l’intelligenza ed il cuore della Chiesa», i neocatecumeni si avvalgono soprattutto della lettura degli scritti dei Padri, dei documenti del Magistero, in particolare del Catechismo della Chiesa Cattolica, e di opere di autori spirituali.
Questa poi … Solo la mano benevola di chi sa il fatto suo ha potuto scrivere ciò. Chi l’ha scritto (voglio essere buono) non è stato informato che i NC dalla ‘nascita’ della comunità fino al secondo passaggio, passano a volte anche più di 7 anni e, durante questo tempo gli unici testi dei quali si avvalgono i NC sono il dizionario di teologia biblica Léon-Dufour ed un testo dalla copertina blu, ormai non più spacciato dai catechisti, dal titolo “le tappe della storia della salvezza”. Ambedue i testi traggono gli argomenti esclusivamente dalle pagine della Bibbia senza integrare e attualizzare in alcun modo la Tradizione bi millenaria della Chiesa cattolica, condizione essenziale per una corretta esegesi che attualizzi fondatamente le letture bibliche.