martedì 9 novembre 2010

Teoria e Prassi: COSA SONO GLI SCRUTINI E COME SI SVOLGONO?

Lo Statuto del Cammino (vedi) così recita: Gli scrutini, ispirati all’itinerario catecumenale dell’OICA, aiutano i neocatecumeni nel loro cammino di conversione, nel rispetto della coscienza e del foro interno, secondo la normativa canonica.

La nota 79, a cui l'articolo fa riferimento, cita il diritto Canonico: Can. 220 - Non è lecito ad alcuno ledere illegittimamente la buona fama di cui uno gode, o violare il diritto di ogni persona a difendere la propria intimità.

Ora appare già molto ma molto chiaro che lo "scrutinio" Nc, che dovrebbe ISPIRARSI ALL'OICA, adattato alla realtà di persone GIA' BATTEZZATE (quindi eliminando componenti idonee solo per reali catecumeni che non hanno il battesimo!), non debba e non possa ASSOLUTAMENTE entrare nell'intimo delle coscienze, esaminandole pubblicamente, per giunta da parte di Laici! E' chiaro che lo Scrutinio Nc non possa essere altro che una tappa in cui si discerne, si aiuta il neocatecumeno a REALIZZARE LA PROPRIA VOCAZIONE SECONDO IL PROPRIO CUORE, a crescere spiritualmente e ad avere i mezzi per poter opporsi al peccato.

A questo punto, siccome lo Statuto dice che gli scrutini dovrebbero essere ispirati all'Oica, mi sembra più che opportuno andare a vedere COME SI SVOLGONO GLI SCRUTINI SULL'OICA (Vedi)

Gli scrutini sono dei RITI LITURGICI, in cui si prega per il Catecumeno, si fa crescere nella conoscenza del Peccato, e si ottengono le sue promesse! Gli Scrutini sono 3, ed essi si svolgono durante l'anno liturgico PUBBLICAMENTE, IN CHIESA. Essi sono celebrati dal SACERDOTE ORDINATO (o Diacono). Inoltre essi sono parte del "secondo grado" di Iniziazione. Fanno dunque parte del Catecumenato. DOPO la celebrazione degli scrutini, avvengono le consegne del Simbolo, del Pater Noster.

Dunque, gli scrutini (CHE VI INVITO CALDAMENTE AD ANDARE A CONSULTARE AL LINK CHE HO MESSO SOPRA), NON SONO MINIMAMENTE PARAGONABILI allo scrutinio Nc così come avviene. A prescindere dalle sfumatura "tecniche" e le differenze che possono esserci in punti marginali da comunità a comunità, lo svolgimento dello scrutinio prevede che il neocatecumeno venga interrogato pubblicamente ed esaminato nella sua coscienza, entrando nell'intimo della propria vita! Il fatto che questo possa avvenire anche con l'accordo dello scrutinato NON DETERMINA LA LICEITA' dell'avvenimento! Che NON PUO' assolutamente essere attuato!

Lo scrutinio nc, così come avviene, è un problema enorme! Se invece si ispirasse al RICA, come anche gli statuti affermano, e quindi NON INTRAPRENDESSE NESSUN ESAME intimo della persona, il discorso cambierebbe radicalmente!

Anzitutto si assisterebbe ad un RITO LITURGICO, e per questo sarebbe PUBBLICO! In secondo luogo sarebbe un momento di Comunione parrocchiale, come avviene quando si rinnovano le Promesse Battesimali a Messa in determinate occasioni (anche quello è Pastorale Post-Battesimale!). In terzo luogo sarebbe davvero un aiuto "verticale" ai neocatecumeni, ovvero un Aiuto che Viene da DIO e non dall'Uomo! E scusate se è poco.

Alcune essenziali puntualizzazioni:

Innanzitutto, il Catecumenato battesimale disciplinato dal RICA è un "luogo" tipico di catechizzazione, istituzionalizzato dalla Chiesa per preparare gli adulti non battezzati che desiderano essere cristiani a ricevere i sacramenti dell'iniziazione: Battesimo - Cresima - Eucaristia (cf DCG 130; RICA 4). In esso si realizza, effettivamente, quella "formazione specifica mediante la quale l'adulto convertito alla fede è portato fino alla professione della fede durante la veglia pasquale." (Sinodo 1977, MPD 8c). La formazione riguarda i non battezzati e dura due-tre anni... Una volta ricevuti i sacramenti dell'iniziazione finisce il catecumenato!

La formazione catecumenale (quella ecclesiale) é graduale (SC 64). Ma in base al RICA non dura più di due-tre anni... il resto della formazione si acquisisce vivendo nella fedeltà al Signore la vita sacramentale nella Chiesa e non attraverso tappe iniziatiche né un 'fare' determinate esperienze imposte da un iter prefabbricato dagli iniziatori del cammino, che dura decenni e non si conclude con l'immissione nella Chiesa, ma resta nell'orizzonte chiuso del cammino, che riproduce se stesso (non la Chiesa) attraverso la cosiddetta missio ad gentes che, sotto l'ingannevole dizione implantatio ecclesiae crea nuove comunità neocatecumenali, che non si integrano mai con la Chiesa locale, salvo fagocitarla e sostituirvisi.

Rica, 19: "La catechesi appropriata si dispone per gradi. Quattro sono le tappe principali."
  • il "precatecumenato" (ivi, 9-13), caratterizzato dalla prima evangelizzazione; in esso si sviluppa il kerigma del primo annuncio (ivi, 11); [ma si tratta del Kerigma cristiano: "Chi è il Signore e cos'ha fatto e fa per noi: attraverso il suo Sacrificio e il Mistero Pasquale col preludio dell'Incarnazione, ci ha liberati e ci libera dalla schiavitù del peccato che provoca la nostra morte spirituale perché ci distacca da Progetto di Dio", non quello Kikiano: "siamo schiavi del perccato perché abbiamo paura della morte... il cammino vi salva"]
  • il "catecumenato" (ivi, 14-20; 68-72; 98-105), destinato alla catechesi integrale; in esso nel quale ha luogo la "traditio Evangelii" (ivi, 93);
  • il tempo di "purificazione e illuminazione" (ivi, 21-26; 133-142;152-159), che fornisce una preparazione più intensa ai sacramenti di iniziazione; in esso ha luogo la "traditio Symboli" e la "traditio Orationis dominicae" (cf ivi, 25 e 183-192) e
  • il tempo della "mistagogia" (ivi, 37-40; 235-239), connotato dall'esperienza dei sacramenti, l'ingresso nella comunità; catechesi mistagogica. [che non finisce mai, ma una volta ricevuto il battesimo continua nella Chiesa universale e non in una comunità settaria. Infatti, "ingresso nella comunità", significa ingresso nella "comunità dei Redenti, dei credenti, la Chiesa universale, non la comunità parcellizzata emanazione del Cammino nc]
Nel cammino nc anche la Redditio e la Traditio richiedono anni e anni di coinvolgimento martellante e si svolgono secondo i canovacci delle catechesi kikiane, infarciti di suggestioni e di simboli vetero-testamentari, oltre che di martellanti tecniche manipolatorie che, ovviamente, anch'esse non figurano nello statuto, ma le approfondiremo in un altro thread apposito... è un semplice accenno per inquadrare il discorso di questa analisi nel suo più ampio contesto.

A voi le riflessioni.

lunedì 8 novembre 2010

La desistenza dal governo del Vicario del Papa, card Vallini

Ricevo dalle mani di un parroco romano e pubblico il testo che troverete dopo alcune osservazioni.

Che ne dite del linguaggio burocratese del Vicario del Papa, che nella Diocesi del Santo Padre è evidentemente costretto a prendere atto che in presenza del Cammino nc si creano incomprensione e divisione. Ma non risolve, come la sua responsabilità gli imporrebbe, dando direttive precise basate su altrettanto precise valutazioni. Egli si limita a riversare una responsabilità, che dovrebbe essere in primo luogo sua e dei vescovi, a pari titolo su parroci e sacerdoti nonché sui Responsabili del cammino, richiamando a generica apertura di cuore e spirito ecclesiale ma passando sotto silenzio i veri problemi: di fatto sta chiedendo che qualcosa cambi, già consapevole che è perché nulla cambi. Lo deduciamo dal contenuto generico e "cerchiobottista" al quale purtroppo siamo da tempo abituati che -conoscendo le tendenze della diocesi- pensiamo nasconda connivenze col cammino... E' certo che a questo richiamo non potranno sentirsi coinvolti i presbiteri neocatecumenali, che devono rispondere in tutto e per tutto alle onnipotenti direttive dei catechisti-megafoni dell'iniziatore, i quali non schiodano dallo status quo conquistato con trattative estenuanti durate decenni, fino ad ottenere concessioni di compromesso (come se la Verità possa esser fatta oggetto di compromessi...).

Che dire della chicca finale dell'iniziatore consultato preventivamente nientemeno che dal Vicario del Papa, il quale, anziché dargli direttive, si limita a registrarne il placet!!!! Ma su cosa? Del resto il Santo Padre stesso aveva richiamato alla 'comunione ecclesiale'; ma senza sortire alcun effetto... e tuttavia si continua a mandarli ad evangelizzare non solo ad gentes, ma anche le parrocchie. Ah già... sono stati approvati! [vedi]
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Lettera ai Parroci per l'attuazione del Convegno Diocesano 2010

Vicariato di Roma

Ai Reverendi Parroci
e ai Sacerdoti tutti
della Diocesi di Roma
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5. Le celebrazioni dell'Eucaristia del Cammino Neocatecumenale.
In molte parrocchie è presente il Cammino Neocatecumenale, che nell'itinerario formativo prevede la celebrazione dell'eucaristia il sabato sera. Gli Statuti del Cammino Neocatecumenale, (art. 13 § 1 e 2) concedono che l'eucaristia venga celebrata "nella piccola comunità [perché i neicatecumeni siano] iniziati gradualmente alla piena, consapevole e attiva partecipazione ai divini misteri". [vedi - vedi] Questa prassi talvolta è motivo di incomprensione e di divisione. Affido al Parroco e ai Responsabili del Cammino Neocatecumenale di valutare con apertura di cuore e spirito ecclesiale le reciproche esigenze, concedendo o limitando il numero delle celebrazioni, tenendo conto del bene sprirituale delle piccole comunità come dell'intera comunità parrocchiale. Della cosa ne ho parlato con il Signor Kiko Arguello, Iniziatore del Cammmino, che si è detto d'accordo.

sabato 6 novembre 2010

Proseguiamo nell'analisi dei punti ambigui e delle zone oscure dello statuto del cammino neocatecumenale

Art. 19 § 1

1ª. ...La Parola di Dio, l’Eucaristia e la comunità aiutano gradualmente i neocatecumeni a svuotarsi dei falsi concetti di sé
[Qui cominciano i dolori... svilupperemo più avanti la critica a come si possa parlare di "falsi concetti di Sé e di Dio" - per giunta dati per scontati per tutti - per poi partire per un percorso senza le necessarie premesse della conoscenza di cos'é il vero Sé e senza sottolineare che non dobbiamo riempirci del vero "concetto" di Dio, ma abbiamo bisogno di un incontro autentico e di instaurare un rapporto vivo e fedele con la Persona del Figlio diletto Vivo e Vero, nel quale il Padre si è compiaciuto e si compiace, che ci introduce nel dialogo e nella dinamica della Vita Trinitaria]
ed a scendere alla loro realtà di peccatori, bisognosi di conversione, riscoprendo la gratuità dell’amore di Cristo, che li perdona e li ama.
[Immergesi nella realtà di peccatori e rimanerci senza la Grazia Santificante che trasforma ma con la convinzione indotta che solo in quel gruppo con quella tecnica, con quei metodi, si abbia la salvezza è un grosso inganno oltre che un falso teologico di conio tutto protestante oltre che gnostico!].
Nella celebrazione conclusiva del primo scrutinio, dopo l’iscrizione del nome, chiedono alla Chiesa di essere aiutati a maturare nella fede per compiere le opere di vita eterna, e ricevono il segno della croce gloriosa di Cristo,
[Non si può passare sotto silenzio il fatto che la Croce di Cristo, prima di essere gloriosa è espiativa e salvifica: non c'è salvezza senza offerta e oblazione, che è dono gratuito di sé a imitazione non formale ma che diviene 'connaturalità' con il Signore. Esattamente quello che manca anche nel rito trasformato in 'convivio'...]
che illumina il ruolo salvifico che ha la croce nella vita di ciascuno.
[Affermazione che non fa una piega, ma che nel Cnc non è vissuta nella sua piena connotazione cattolica, che - propedeutica alla Risurrezione - vive anche la dimensione oblativa, espiativa e redentiva della Croce per poter entrare nella Risurrezione]
2ª Nella seconda tappa, di analoga durata, i neocatecumeni celebrano le grandi tappe della storia della salvezza: Abramo, Esodo, Deserto, Terra promessa, ecc., e viene dato loro un tempo perché provino a se stessi la sincerità dell’intenzione di seguire Gesù Cristo, alla luce della sua Parola: «Non potete servire a Dio e al denaro» (Mt 6,24).
[Notiamo la preponderanza e l'enfasi dei preliminari momenti della Storia della Salvezza. Inoltre seguire Cristo alla luce della Parola citata risulta, oltre che riduttivo, anche inesatto - secondo l'interpretazione ben più ampia e profonda che la Chiesa dà a quel passo della Scrittura - e tuttavia apre la sequela al Cammino nell'ordine della separazione dai beni materiali a favore del cammino stesso e delle sue esigenze.]
Nella celebrazione conclusiva del secondo scrutinio, rinnovano davanti alla Chiesa la rinuncia al demonio e manifestano la volontà di servire solo Dio.
[Abbiamo visto come questo "seguire solo Dio" significa nella realtà adeguarsi acriticamente a tutto quanto è e propone il Cammino]
In seguito studiano e celebrano le principali figure bibliche: Adamo, Eva, Caino, Abele, Noè, ecc., alla luce di Cristo.
[Nel concreto - e già da queste parole traspare - sono ben più forti le suggestioni veterotestamentarie mentre Cristo resta sullo sfondo ed alla fine la Sua Persona e la Sua Opera Redentrice non emergono in tutta la loro insostituibile ontologica pregnanza]

IMPROVVISAZIONE E SUPERFICIALITA' SIA PSICOLOGICA CHE TEOLOGICA

E' evidente che si tratta di un testo redatto con pressappochismo, senza la necessaria chiarezza e profondità.

Partiamo dallo "svuotamento del falso concetto di sé". Quell'interrogatorio che lo provoca (come abbiamo già intravisto nel thread precedente) potrebbe assomigliare, nella tecnica utilizzata, a ciò che succede nei gruppi di ricerca personale, nelle psicoterapie di gruppo che durano spesso a lungo, che si svolgono sovente durante numerosi week-end. Tuttavia c'è da tenere ben presente che le persone che dirigono quei gruppi sono formate, sono psicologi, psicoterapeuti, psicanalisti, sono state preparate e conoscono le dinamiche dell'inconscio e sanno gestirle, sanno che ogni individuo è unico, è lì con la sua storia, il suo cammino di vita, i suoi ritmi e quindi i suoi tempi, ha le sue protezioni, le sue resistenze che sono altrettante protezioni, conoscono e rispettano l'individuo nella sua unicità, rispettano le sue protezioni e resistenze, lo accompagnano nel percorso di conoscenza del suo vero Sé: il nucleo profondo, inviolabile, della persona, che ne connota l'unicità e la preziosità davanti a Dio e agli uomini. E' un processo che può aver luogo solo con una graduale sana interiorizzazione - di certo non massificata né massificante - e non con l'uscita da se stessi, provocata dalle tecniche e prassi del cammino che approfondiremo più avanti.

Gli psicoterapeuti (cosa che di certo i catechisti non sono, né tanto meno possono essere guide spirituali) non sono lì per svuotare le persone dei suoi falsi concetti di sè! Non sono lì per poi riempirli con i concetti del guru di turno. Non sono lì per condurre la persona a convincersi che fa schifo, che è un verme di terra, che solo in quel gruppo con quella tecnica, con quei metodi, migliorerà. Sono lì con e, grazie alle loro competenze e personali attitudini affinate da studio e formazione, sono in grado di accompagnare la "persona in ricerca" nel RISPETTO ASSOLUTO della sua individualità; grazie alla loro formazione sanno anche adattare ad ogni individuo le tecniche utilizzate. E quando un contenuto particolarmente doloroso o problematico viene alla superficie, si passa dal gruppo ad uno spazio più intimo e ad un accompagnamento più personalizzato.

Ciò che non succede nel cammino neocatecumenale, dove gli interrogatori che scrutano gli angoli più nascosti, più protetti e forse anche rimossi, sono condotti da persone che non hanno nessuna competenza particolare, che non potranno fare altro che calpestare l`intimità di una persona seguendo un programma rigido e codificato. E spesso vanno a turbare delicati equilibri senza avere la competenza e la delicatezza per gestirli!
Ma che cosa ne sanno quei catechisti del "SÈ"?
Che cosa è per loro quel sé che deve essere svuotato?
Sanno che è il luogo più segreto, più intimo e anche più nascosto?
Che ci vuole talvolta tutta una vita per prenderne coscienza, per "SCOPRIRE" quel luogo sacro, ricoperto dai veli che poco a poco vanno tolti in un lungo cammino di individuazione, di ricerca, di ritorno a sé e in sé?
Che è un luogo sacro, inviolabile ?
E loro pretendono sapere che "cosa" è il SE'?
E poi, "falsi concetti"? E che cosa sanno loro per dire che sono falsi?
Che competenza hanno per decidere che sono falsi?
Falsi rispetto a che cosa? A ciò che è vero per loro?
E quel "vero" per loro verrà a sostituire ciò che, sempre loro, considerano "falso"?

MANCANZA DI SACRALITA'. ASSENZA DEL SOPRANNATRALE. ANTROPOCENTRISMO E IMMANENZA

Le catechesi kicarmeniane non contengono alcun mistero propriamente detto, cioè una verità che il Signore ci rivela ma che oltrepassa le capacità della nostra umana intelligenza. Possiamo parlare di un vero e proprio razionalismo, anche se appare come un paradosso, se si pensa che è vietata ogni critica, ogni interrogativo e fare uso della ragione: bisogna solo accettare acriticamente e fare quanto viene detto...

E' un razionalismo immanente, dove non c'è posto per il Soprannaturale, per la Trascendenza, che appartiene al Dio che si fa uomo per Redimerci e riportarci al Padre. Un razionalismo, che si esprime anche in una rigida concretezza pragmatica di conio molto giudaico,estraneo ad ogni verità che oltrepassa le conoscenze di una teodicea sommaria e prima che una dottrina è un modo di vivere, una congerie di precetti e prassi che sancisce ciò che è permesso e ciò che è vietato. In più con l'illusione ingannevole - che appare come un paradosso - dell'emozionalismo che, attraverso canti coinvolgenti e prassi martellanti e manipolatorie, induce emozioni che danno l'illusione di agganciare il Sacro...

Emozionalismo, cioè emozioni indotte che svegliano l'emotività e portano fuori di sé - non emozione suscitata da un genuino sentimento del Sacro - e, in realtà, ti rendono dipendente da quelle situazioni che le inducono e ti consentono di ritrovarle: esaltazione sempre da ricercare, piuttosto che gioia intima e profonda, inestinguibile. L'autentico sentimento del Sacro, infatti, si 'scrive' nell'intimo e provoca quelle trasformazioni che facilitano il percorso interiore verso il Sé autentico: quel nucleo sacro e inviolabile che rende ogni persona unica e preziosa al cospetto di Dio... l'emozionalismo, invece, portando la persona fuori di sé non consente di interiorizzare, di fare la corretta introspezione per conoscersi pienamente nel Signore e ottiene invece il famoso "svuotamento di sé", che porta al riempimento con elementi prefabbricati dalla "entità" cammino ed alla fusione in una identità gruppale, che non consente un normale e sano, psicologicamente e spiritualmente, processo di individuazione personale. Alla fine si tratta di una sorta di farisaismo stereotipato che governa ogni aspetto della vita sia individuale che comunitaria del 'camminante'.

Il problema, serio, risiede nel fatto che chi dovrebbe responsabilmente preoccuparsene nella Chiesa è 'stranamente' indaffarato o distratto o lontano o addirittura ammaliato... ergo, tante persone continueranno a soffrire psicologicamente e spiritualmente, alcuni vivendo disagi ai quali non sanno dare un nome, i più senza neppure rendersene conto, nella persistente ubriacatura da emozioni travolgenti, che addormentano l'esercizio consapevole e responsabile dell'intelletto e della volontà, le sole facoltà che ci rendono veramente uomini e donne in dialogo autentico con Dio... Le sensazioni, il sentimento - che tuttavia è qualcosa di più profondo, duraturo e non effimero come l'emozione - sono solo la conseguenza, il frutto e non il fine... Il sentimento dei Risorti in Cristo, infatti è gioia e anche gratitudine, che vengono da una pienezza di essere ontologica, Opera del Signore nell'anima del credente, e non sono "allegria" ed esaltazione sempre da ri-caricare ed inseguire.

Il Cammino a livello di comportamento soggettivo dei singoli, a livello di pratiche spirituali comunitarie e personali, in una parola: a livello di crescita spirituale, dà delle direttive precise, ma lascia al singolo la libertà di seguirle o meno (da ciò la sensazione di molti di essere molto liberi, anche di “sbagliare”), ciò perché si obbedisce alla dottrina protestante secondo cui ogni sforzo personale è bandito perché ipocrita, secondo cui la conversione è solo iniziativa di Dio e l’uomo può solo riceverla e perciò non esiste possibilità di fare il bene, se non sotto il totale influsso della Grazia, che Dio dà solo a chi decide Lui … non c’è scambio fra Grazia e adesione umana alla Grazia, ma solo l’azione di Dio gettata in un contenitore vuoto(!) che la riceva. Oltre tutto con la storia del “cammino in discesa nella conoscenza del proprio male”, la famosa mal interpretata “kenosi” (uno dei tanti termini del gergo neocatecumenale usati con significati diversi da quello originario: in questo caso la Kenosi è intesa come annientamento della persona e non come, nella Scrittura, "spogliamento" di Cristo della sua natura Divina per assumere quella umana), vien detto dai catechisti che il Cammino, se fatto bene, non deve rendere “migliori” (no, no, quello è da farisei ipocriti), ma “peggiori”, per poter prendere atto ed accettare tutta la propria realtà di peccato, unica condizione per essere salvati (Lutero e Calvino docent).

Ma quando si tratta di imporre delle restrizioni ai neocatecumenali che servano per tutelare la struttura interna del Cammino, vedi obbedienza assoluta dei catechisti agli iniziatori, obbedienza assoluta dei neocatecumenali ai catechisti (apparentemente non in ambito morale e spirituale, salvo che quando si rendesse necessario per salvare “la faccia” del Cammino, ma in ambito organizzativo ed ideologico) allora il sistema è inesorabile! Nessuno può mettere in dubbio una parola di Kiko: lui ha il carisma; nessuno può discutere un ordine dei catechisti: loro sono i profeti di Dio per te; nessuno può modificare le abitudini liturgiche, comunitarie, dottrinali o psicologiche che regolano il Cammino al suo interno. Ciò non è permesso. O ti adegui, o te ne vai con tutte le maledizioni del caso. In ogni caso è un fatto che i metodi e le ideologie connotano un 'fare', cioè comportamenti tratti da insegnamenti e prassi che incidono sull'essere e sul divenire della persona e quindi, alla fine, 'toccano' anche il campo morale e spirituale e incidono su di essi.

Ora accade che alcuni percepiscano la prima caratteristica del Cammino, altri la seconda, accettandole o rifiutandole.

Coloro che accettano positivamente la prima caratteristica sono quelli che elaborano questo aspetto: “Niente è obbligatorio nel cnc? Posso anche crederlo, semplicemente perché non ce n'è bisogno, il precondizionamento fa sì che in modo "automatico", ognuno si conforma a ciò che è usuale fare e purtroppo anche pensare, il condizionamento fa sì che la persona crede di agire in modo libero mentre invece agisce in funzione di ciò che ha integrato come buono e giusto, dettato da chi ha il potere di influenzare la psiche e le menti.” Anche perché si è portati ad un punto in cui si rinuncia alla propria ricerca personale e si affidano le chiavi della propria coscienza e della propria anima agli onnipotenti catechisti...

Quelli che invece accettano consapevolmente l’aspetto repressivo sono coloro che nella vita hanno bisogno di esser sempre portati per mano, di qualcuno che si prenda la responsabilità delle loro scelte, perciò si sentono protetti da un sistema rigidamente preconfezionato.

Coloro che invece rifiutano uno o l’altro o entrambi questi elementi sono coloro che grazie a Dio si sono accorti che in tutti e due i casi si è fuori dalla dottrina cattolica della Chiesa e da ciò che insegna il Signore nel Vangelo e hanno sufficiente maturità psicologica per non rimanere invischiati nella forte 'dipendenza' che anni di metodi e prassi ad hoc comunque inducono.

giovedì 4 novembre 2010

Statuti del Cammino neocatecumenale: differenze tra teoria e prassi. Cosa succede al II "passaggio"

Questa discussione è dedicata ad un esempio concreto di una ‘prassi’ del cammino neocatecumenale non regolata esplicitamente dallo Statuto, ma contenuta nei famosi “Orientamenti...” tuttora in larga parte ‘segreti’: quel che se ne conosce è soltanto ad opera di catechisti ‘pentiti’ che hanno messo a disposizione di sacerdoti alcuni stralci in loro possesso e che sono pubblicati sul sito nella Sezione “Documentazione”. (vedi nell'immagine la foto di uno degli originali di cui per anni è stata NEGATA l'esistenza, affermando che i catechisti parlano per diretta ispirazione dello Spirito Santo, mentre ogni parola che dicono è la acritica ripetizione degli ipsissima verba degli iniziatori...)

Quelle che seguono sono le domande (gli stupri) che vengono dettate agli adepti neocatecumenali durante la convivenza del II passaggio... i catechisti impongono le risposte solo scritte... ed il foglietto deve essere sempre portato dietro. Quando poi cominciano gli incontri settimanali degli scrutini, bisogna leggere le risposte... non si può rispondere " a braccio": infatti se non hai con te il foglietto delle risposte e vieni sorteggiato ( ebbene sì - ci sono i bigliettini di tutti i nomi dei fratelli in un cesto e si prendono a caso - un pò di suspense non guasta mai) non puoi fare lo scrutinio... e vieni rimproverato per non aver portato il foglietto (mi sono sempre chiesto: ma se parliamo della mia vita perchè dovrei aver bisogno di un foglietto?).

Oggi rileggendo mi è venuto il voltastomaco... come ho fatto a non capire prima.. è tutta una manipolazione, tutte le domande hanno un fine, tutto deve ricondurre alla salvezza che passa solo attraverso il cammino, "TU" sei uno schifo, facevi schifo e farai schifo... allora è meglio che stai in questo cammino.. come si può notare mai viene nominata la CHIESA, una sola volta Gesù Cristo ma in maniera strumentale... e poi è evidente che le domande si "avvitano su se stesse", cioè: dai una risposta negativa alla 1° domanda, speri di esserne uscito alla 2° - alla 3° ti ritrovi al punto di partenza.

Dopo tutto questo,
  • se rispondi "secondo il loro" discernimento
  • se chiedi perdono a tua moglie/Padre/Madre/collega di ufficio/condomino etc. etc.
  • se sei aperto alla vita, nel senso che vivi la vita di coppia senza alcun riferimento alla paternità responsabile, ma in maniera indiscriminata secondo i dettami dell’iniziatore
sei ammesso al "rito del II passaggio", che consiste
  • nel fare "un gesto importante" (versare soldi/oro/argento - nel bustone che verrà messo al centro della sala) e quindi
  • diventi un catecumeno e passi alla seconda fase; di lì in poi ti viene data la consegna della "decima" che non finisce più.
E’ bene che tutti sappiano a cosa si va incontro al II passaggio... Tutto questo nello statuto non c'è e, soprattutto, dallo scarno asciutto elenco delle domande traspare il metodo e in parte i contenuti di cui ci si serve, ma non emerge il tono inquisitorio e ossessivo con il quale ti obbligano a scavare nei recessi più reconditi della tua anima le cose più abiette per sciorinarle davanti a tutti... da allora in poi, sanno anche qual è il tuo punto debole e di certo lo usano per renderti sempre più ‘dipendente’. Ciò, a dispetto di quanto viene formalmente dichiarato nell’art. 28 §2 4° degli Statuti: «[le équipes di catechisti] durante gli scrutini di passaggio da loro guidati devono mantenere il massimo rispetto per gli aspetti morali della vita intima dei neocatecumeni che rientrano nel foro interno della persona». Viene data questa indicazione generale perché evidentemente qualcosa è trapelato; tuttavia non c'è traccia della complessa e del tutto immutata ed immutabile procedura seguita...

Da rilevare che ogni domanda fa riferimento a un “prima delle catechesi”; il che significa che l’interrogatorio è preceduto da catechesi il cui contenuto è sempre lo stesso da 40 anni in tutte le comunità di tutto il mondo, nelle quali emerge l’uso strumentale della “Parola” in funzione dei fini perseguiti dal cammino e non della formazione spirituale della persona, con interpretazioni del tutto difformi da quelle che la Chiesa ha dato da sempre ai passi che vengono citati. Esempio: I baal della samaritana sono gli idoli che ti impediscono di fare il cammino. La guarigione del cieco nato rappresenta l'incontro con Cristo che hai fatto nel cammino, e così via...

Sarebbe interessante che ognuno di noi, se si sente, rispondesse in diretta e con piena libertà in base e anche ciò che pensa di domande del genere e quale meccanismo innescano anche in base alla sua esperienza, che non è necessario indichi nei particolari che ha dovuto esplicitare, ma soltanto riguardo ai sentimenti e ai disagi che ne sono scaturiti. So che per molti non è facile, ma parliamone perché venga fuori la verità, la facciata nascosta e non soltanto la pubblicità ingannevole
Aldo
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Convivenza II scrutinio - Domande - (rispondere per iscritto)
1° gruppo - Tentazione del Pane -
  1. Prima delle catechesi dove mettevi le tue sicurezze? Dì fatti concreti;
  2. durante il cammino hai sperimentato un cambiamento di direzione? Dì fatti concreti;
  3. oggi in quali cose concrete ancora metti le tue sicurezze? Lc 12, 13/40
2° gruppo - tentazione sulla storia -
  1. prima delle catechesi quali fatti concreti non accettavi della tua realtà di vita?
  2. hai sperimentato durante questo cammino un cambiamento? in che cosa? dì fatti concreti;
  3. oggi, concretamente, ancora che cosa non accetti della tua vita o ti risulta difficile capire?
3° gruppo - Idoli -
  1. enumera gli idoli del mondo di oggi, prima delle catechesi sei stato loro schiavo?
  2. durante questo cammino hai sperimentato qualche vittoria di Gesù Cristo su questi idoli? Dì fatti concreti;
  3. oggi, concretamente, di quali idoli sei ancora schiavo?
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E’ necessario anche, per rimanere alla concretezza dei ‘fatti’, come si usa dire nel cammino (tra l’altro un fare che esclude riflessione personale, qualsiasi domanda e che procede da soluzioni e scelte indotte), offrire una testimonianza concreta di chi ha saputo interpretare proprio dalla sua esperienza il vissuto di questi momenti di cosiddetta “iniziazione” (non codificati dalla Chiesa, ma di fatto imposti alle persone), che non esaurisce tutta la realtà, ma vi introduce con sufficienti elementi, che potranno essere completati dagli interventi che verranno.

La violenza degli scrutinii non dipende dai catechisti, è funzionale al fatto che se riescono a far sentire una persona in difetto, questa si sentirà bisognosa di nuove catechesi, passaggi, liturgie della parola e così via. inoltre è necessario che i catechisti si mostrino come dei 'salvatori' inviati da Dio e siccome non lo sono, l'unica cosa che possono fare è metterti davanti ai tuoi peccati e difetti e misurare così il potere che hanno sul singolo e sulla comunità.


Non sono maestri di vita spirituale, non incoraggiano, non sostengono, e questo non perchè siano 'cattivi' in sé, ma perché il cammino si nutre del potere: il potere che i nc danno ai catechisti, sapendo che prima o poi diventeranno anche loro catechisti, o predicheranno o avranno qualche responsabilità nei confronti di altri e le umiliazioni subite le sublimeranno umiliando a loro volta altri fratelli del cammino più giovani.

Molti arrivano a sostenere che lo scrutinio aiuta la persona; ma in realtà aiuta a vedere i suoi difetti, non alla luce della parola di Dio, come vorrebbero farti credere, e quindi in una situazione di solitudine, soli con Dio eventualmente con l'aiuto di una persona amica o un sacerdote, ma alla presenza di tante persone, e questo è già umiliante di per sé.

Inoltre i catechisti non conoscono direttamente le persone, il loro percorso spirituale, sanno solo se sono obbedienti o meno al cammino, e su questi pochi dati come fanno a dare consigli opportuni?

Credo che per capire come funziona uno scrutinio ci vorrebbe un'esperto di comunicazione o di conduzione d'aula. Secondo me si usano, anche inconsapevolmente, tecniche che blandiscono, umiliano, alternativamente le persone. Così nessuno potrà dire di essere stato sempre maltrattato, e nessuno sarà sicuro che questa volta non tocchi a lui l'umiliazione di essere sbeffeggiato davanti ai fratelli. Poi per giustificare il tutto ci raccontiamo la storiella che se ci siamo rimasti male è perchè siamo orgogliosi, oppure adottiamo la tecnica che in psicologia si chiama 'negazione', e diciamo che gli scrutinii ci sono serviti, nonostante tutto.

Che senso ha una direzione spirituale di gruppo? Aiuta solo ad aumentare il giudizio verso se stessi, e verso gli altri. Che senso ha una direzione spirituale a una coppia di sposi davanti a degli estranei? È come dire: il sacramento del vostro matrimonio vale meno dello scrutinio e si può mettere in piazza tutto del vostro matrimonio. Il risultato è che uno dei coniugi si sentirà più spalleggiato dal catechista, e sentirà di avere ragione e a questo punto, anche se andranno in Groenlandia ad evangelizzare, il loro matrimonio avrà subito un colpo tale che la comunione tra i due non sarà più la stessa.

Altre osservazioni:
le risonanze ed anche le preghiere spontanee fatte in gruppo, ad alta voce, rivelano spesso i punti deboli di ciascuna persona. Altro strumento sono i cosiddetti "giri d'esperienze" durante le convivenze. S'ingenera così nella persona un senso di colpa, e le difese psichiche vengono a poco a poco indebolite. Il colpo d'ariete, metaforicamente parlando, viene dato in occasione degli scrutinii. Deformando a proprio uso e consumo brani del Vangelo, si pone la persona davanti a scelte radicali. Spesso ci sono scene di pianto, e le difese psichiche della persona cedono di schianto, oppure si scappa urlando (e non è uno scherzo). E’ un momento cruciale che permette ai catechisti di penetrare nella breccia psichica dei camminanti.

L'emotività gioca un ruolo fondamentale. C'è quella frase famosa che dice che il sonno della ragione genera mostri. Nel cammino succede un po' la stessa cosa: la ragione viene offuscata dalle emozioni. Il cammino nutre e si nutre di emozioni, alimenta lo squilibrio nelle persone. È come se ne bloccasse la crescita umana. Le emozioni hanno un'energia fortissima, più grande, almeno nell'immediato, di quella che deriva a una vita ordinata, in cui ragione e sentimento si equilibrano.


C'è un'incontinenza emotiva, che si manifesta come aggressività, presa in giro, accuse gratuite, a cui corrisponde il soccombere della ragione, e la persona non riesce più a discernere il bene dal male, crede a tutto quello che le viene detto, solo perchè è stato detto in un contesto emotivo ben preciso. Quella stessa persona, nel lavoro, nella vita sociale non è così allocca, ma siccome l'annuncio degli statuti approvati, è stato fatto appunto in forma di 'annuncio', come se fosse una parola di pari importanza della Parola, del Vangelo, ecco che non si può più mettere in discussione. Inoltre è stato fatto da persone di grande 'carisma', da Kiko stesso, con grande enfasi, e forza comunicativa. Una forza comunicativa che nessun altro ha, nè vescovi, nè il papa, perchè si basa su un sentimento di 'resa' interiore del neocatecumenale non tanto al catechista, quanto a quello che il catechista rappresenta: una figura genitoriale che prima ti sgrida e poi ti blandisce, poi torna a sgridarti e così via. Nessuna persona può restare immune dal disorientamento psicologico causato da questo altalenare.

Per mantenere una specie di equilibrio e di coerenza interiori, allora è necessario far finta di non vedere quello che è scritto nero su bianco, credersi e migliori degli altri, ritenersi dei 'salvati' a priori, solo per aver obbedito alle direttive.

La divisione che il cammino opera nelle parrocchie è l'espressione concreta e visibile della divisione interna che le catechesi hanno prodotto nell'interiorità dell'uomo nc.

Scusate la prolissità di questo post, e il fatto di ripetere cose già note; ma serve anche a me per cercare di capire la difficoltà di comunicazione con i neocatecumenali, e per capire quello che mi è successo, la violenza che mi hanno fatto quando ero neocatecumenale. Quando un catechista ti dice: se lasci il cammino, lasci Cristo, ti sta inculcando l'idea che cammino = chiesa come dice ogni neocat. Solo che non te lo dice, così, con naturalezza, te lo dice in un contesto emotivo, con una modalità comunicativa ben costruita, in modo da addormentare la ragione, in cui alcuni degli elementi sono:



  • il tono di voce: ciclicamente alto e perentorio, poi dolce e scherzoso, e così via



  • l'ora tarda ( simbolo delle tenebre)



  • una sala dove ci sono solo nc, e la porta è chiusa per gli altri fedeli ( simbolo della catacomba, della necessità di proteggersi, solo che fuori non c'è nessun Diocleziano che ti vuole uccidere)



  • un catechista che parla in piedi, a volte da un ambone rialzato su una pedana



  • sacerdoti seduti e silenziosi (il silenzio dei sacerdoti è un simbolo fortissimo, è una cosa che la nostra società non è abituata a vedere)
Agli annunci, il catechista leggeva il Vangelo, e l'assemblea era in piedi, come pure i sacerdoti dietro al catechista. In una catechesi di circa 1 ora e mezza, la lettura del vangelo si colloca circa a metà, cioè si perde nelle chiacchiere. A livello inconscio il messaggio che mi arriva è che le parole del catechista stanno sullo stesso piano della Parola del Vangelo. Tralasciamo il collegamento tra Parola-Logos-Verbo, che però l'inconscio coglie, mentre la ragione dorme.
Poi ci sono i contenuti della comunicazione fatti di slogan che non possono essere confutati...
Nessuno tra noi non nc, PER FORTUNA, usa questo tipo di linguaggio emotivo, né queste tecniche subliminali. Però quando si parla con i nc bisogna ricordare che questo è lo sfondo comunicativo, in cui hanno ricevuto le informazioni che poi scrivono sul blog.
Per neocatecumanali la parola del catechista (e di Kiko) viene a coincidere con la Parola di Dio. Ecco perchè accettano acriticamente qualsiasi cosa dica Kiko, e non si va sul sito del Vaticano a leggere la lettera del card. Arinze e a controllare quel che dicono gli statuti.
Questa analisi, se è lucida, è un po' incompleta. Resta da precisare che da una parte i catechisti, Kiko e il cammino stesso si pongono come Gesù Cristo stesso. Dall'altra parte, però, non possiamo sottovalutare la responsabilità dei neocatecumenali che non ammettono di essersi affidati a degli uomini, ai quali hanno consegnato la loro vita e la gestione dei loro affetti.
Però resta sempre, in fondo al cuore, una certa consapevolezza di non essersi veramente affidati a Dio, e che la sovrapposizione catechista-Cristo, ti mette fuori dalla comunione con la chiesa cattolica. Allora, alcuni mantengono il loro equilibrio interiore comportandosi come i catechisti si sono comportati con loro. Altri chiudono gli occhi, guardando solo ai frutti di benessere interiore che scambiano per doni divini, mentre sono il frutto delle loro fatiche di non litigare più. Ed è una grossa fatica, quella di non essere più litigiosi, perchè il disordine interiore si manifesta spesso con atteggiamenti aggressivi, come può testimoniare chiunque sia a contatto con i nc.

mercoledì 3 novembre 2010

Roma Locuta? Parte II

Clicca qui per leggere il richiamo alla Lettera di Arinze fatto dal Papa al Cammino neocatecumenale. (L'immagine riproduce il frontespizio del Documento Vaticano che si apre. Vedere poi a pag.129)

Clicca Qui per leggere l'intervista al Card. Arinze dopo l'emanazione della Lettera al CnC




Cerchiamo di riassumere le conclusioni, le risposte alla prima domanda che ci siamo posti, senza voler impedire ulteriori eventuali approfondimenti. Approfondimenti che comunque non ostacolano una definizione.

Cos'è il Cammino Neocatecumenale? Quale la sua Natura? Lo Statuto dedica la sua apertura proprio definendo il Cnc. Da esso emerge, dunque, che il Cnc è UN MOVIMENTO, proprio come definito dal PAPA (cfr. Lettera per gli auguri a Cordes, 18 dicembre 2009). Esso è una Fondazione di Beni Spirituali, gestita da un collegio di persone e regolata da uno statuto (Cfr Statuto, Art 1, comma 3, nota 3). Esso si fonda sul Diritto Canonico citato in nota:

"Can. 115 - §1. Le persone giuridiche nella Chiesa sono o insiemi di persone o insiemi di cose.

§2. L'insieme di persone, che non può essere composto se non almeno di tre persone, è collegiale, se i membri determinano la sua azione, concorrendo nel prendere le decisioni, con uguale diritto o meno, a norma del diritto e degli statuti; altrimenti è non collegiale.

§3. L'insieme di cose, ossia la fondazione autonoma, consta di beni o di cose, sia spirituali sia materiali, e lo dirigono, a norma del diritto e degli statuti, sia una o più persone fisiche sia un collegio."


E' dunque una fondazione come ce ne sono state (vedere le Confraternite del Rosario, o fondate su una data Devozione) e come ce ne sono (il bene spirituale del Cnc è la Catechesi Post-Battesimale). Esso è dunque una aggregazione laicale, e come da Statuto dovrebbe essere UNA MODALITA' fra le tante per l'attuazione della pastorale post battesimale DIOCESANA(Vedi Statuto, Art 1, comma 2). Sotto la DIREZIONE del Vescovo, il quale dovrebbe dirigere concretamente il Cammino nella Diocesi, avvalendosi dei Catechisti del Cammino solo dal punto di vista tecnico-gestionale (Cfr Statuto art 2, comma 1, nota 8).

Il fatto che lo si inquadri tra i "movimenti" come fa il Papa non è ininfluente perché, secondo l'identità data dagli iniziatori, il cammino non è movimento, non è associazione laicale, non è ordine religioso. Allora che cos'è? Esso si definisce "iniziazione cristiana"; ma questa è una prerogativa ecclesiale, con tutti i dubbi che si possono legittimamente avanzare sul "cristiana", avuto riguardo ai notevoli aspetti giudaici e giudaizzanti, che non coincidono propriamente con un ritorno alle origini, ignorando completamente proprio la “cattolicità” del cristianesimo. Pare dunque di capire che secondo i responsabili del Cammino - e la cosa non è affatto nuova - i termini "movimento" e "associazione" non si possono applicare ad esso. O meglio vengono applicati quando fa comodo (giusto quando si vuole vendere il "prodotto-cammino" come perfettamente inserito e in armonia con tutti gli altri movimenti frutto del Concilio Vaticano II ecc ecc).

La pratica insegna che qualsiasi vestito giuridico-formale preesistente al cammino è inappropriato. A noi la cosa inquieta ancora di più... perchè ci trasmette la sensazione di qualcosa di poliedrico, che si fa piccolo in funzione dell'approvazione (nella quale figura e tuttavia con tratti ambigui di essere una fondazione laicale), che si fa grande quando fagocita tutto il resto che lo circonda e sostanzialmente "pretende" di "rifondare" la Chiesa: è già l'oggetto delle prime catechesi, col rinnegamento della Tradizione da Costantino al Vaticano II e con la sparizione delle parrocchie, mentre tutto il resto è ampiamente documentato nel sito.


La MODALITA' DI ATTUAZIONE, come emerge dallo Statuto (vedi Art 1, comma 3, nota 5), consiste nell'adempimento del Cap IV del RICA (Vedi), nel quale si trova la modalità di tipo Catecumenale della catechesi post-battesimale. Tale modalità, però, non prevede ciò che avviene nel Cammino durante gli scrutini, soprattutto non prevede l'esame pubblico di coscienza. Cosa non prevista nemmeno dallo Stauto (Vedi art. 19, comma 2, nota 79).

Dunque il Cammino è un Movimento, difformemente da quello che Kiko ha "deciso". Il Cammino, come da statuto, deve applicare la Pastorale universale post-battesimale, e non la sua! Ovvero, è il Cammino che si adatta, non è la Chiesa locale che si adatta a lui. I Vescovi, devono dirigere il Cammino, avvalendosi del loro Presbiterio, regolandone gli aspetti, soprattutto quello Liturgico (che vedremo), secondo le norme Universali.

Il Fatto che il Cammino sia un Movimento, non permette allo stesso di "imporsi" come pastorale di "iniziazione", scondo i suoi contenuti e secondo le sue proprie "leggi". Viene messo "al proprio posto", il che significa che come ogni movimento, ogni aggregazione laicale, deve sottomettersi alla Chiesa ed esserne un mezzo in un ambito ben preciso, piuttosto che agire come fosse esso stesso "autorità ecclesiale".

Ora proviamo a rispondere alla seconda Domanda:
Quali Indulti Liturgici sono stati dati al Cammino?

lunedì 1 novembre 2010

Roma Locuta...?

Già tempo fa, all'indomani dell'approvazione degli statuti "definitivi" (per quanto lo statuto di una fondazione possa essere chiamato "definitivo"!), affrontammo un generico discorso sull' "identità" del Cnc che emergeva da quegli statuti. Mancò il raffronto con la prassi reale, e questo dopo il maggio 2008 è un raffronto necessario. In questo raffronto, nell'analisi delle parti determinanti dello Statuto, si può trovare finalmente quello "strumento di comunione" che tanto il Papa ha chiesto, chiedendolo al CAMMINO, ma che attulmente dal Cammino non è per nulla usato. Allora ci proviamo noi, a farci promotori di un'ulteriore prova di "risoluzione dei problemi", creati non certo da noi.

Lo Statuto del Cnc è un fatto. Esso è uno Statuto che viene approvato dal PCL, per una fondazione Cattolica, così definita. Chiamasi Cammino Nc. Esso però viene approvato in una situazione di criticità e di "unicità". Viene approvato mancando di un documento che viene citato al suo interno (Orientamenti delle Equipes di Catechisti); e viene approvato mancando dell'attuazione di una norma vincolante che in ogni caso E' PRESENTE al suo interno (articolo 13, comma 3 nota 49). Insomma, chi ponesse delle domande sul modus di questa approvazione avrebbe tutte le ragioni per farlo. Di recente è stato approvato (ad esperimento) lo Statuto della Comunità Gesù Risorto. L'iter è stato assolutamente "normale". Ogni testo (tra l'altro c'è un solo testo, "Linee guida", che non è nulla più di questo. Per chi volesse può documentarsi) è stato vagliato PRIMA dell'approvazione. E l'approvazione ha riconosciuto una Associazione privata di fedeli.
Il Cnc ha un testo ancora segreto, presente come riferimento in alcuni articoli dello statuto, ma non approvato da nessuno! Inoltre non ha adempiuto all'obbligo sancito dal Papa nella Lettera del dicembre 2005, redatta dal Prefetto del Culto Divino a nome del Papa, come egli stesso afferma nel discorso del 12 gennaio 2006: "La Liturgia... vi sono state date norme a mio nome...".

Al di là di queste anomalie, che sono avvenute solo per il Cnc, a mia conoscenza, lo Statuto è approvato ed è valido. Ma se "Roma ha parlato", molti non conoscono cosa abbia detto!

Infatti a margine di questo statuto si sono levate delle voci di incredibili, quanto assurdi, balletti giuridici in cui si da' ad uno statuto la facoltà di abrogare una disposizione normativa di una Congregazione di Curia, ANZI DEL PAPA (!!); come anche di quella disposizione normativa si è detto di tutto: che era una "lettera privata senza valore", che era uno "strumento di lavoro interno", che era un "auspicio"! Tutto questo non è decisamente bene augurante per chi volesse capire le "Intenzioni" di questo Cnc! In ultima analisi, ogni norma che viene emessa per il Cnc, per quanto chiara, DEVE avere l'unico scopo di "approvarne" la prassi! E guai a chi dice il contrario! Si sventola la presunta "approvazione" sotto il naso dei poveretti che si beccheranno per questo pure degli epiteti come "scismatici" o "sedevacantisti"!

Ma questa "approvazione" cosa approva?

Non la prassi del Cnc che conosciamo! Basta leggere gli articoli dello Statuto, il quale senz'altro si mantiene su una linea non NETTA e nitida, ma che nella sua struttura non poteva non tener conto di ciò che il Diritto Canonico stabilise per tutti! Dunque?

L'inizio dell'analisi l'abbiamo nel post precedente. Direi di concentrarla in 3 punti:
1. Che cos'è il Cnc?
2. Cnc e liturgia. Gli "indulti".
3. Teoria e Prassi

Buon lavoro a tutti.

venerdì 29 ottobre 2010

Il Sinodo per il MO e il Cammino neocatecumenale

Pubblico questo stralcio da Zenit, con la dichiarazione di Don Nicola Bux sul comportamento del cammino neocatecumenale in ragione della sua presenza in Terra Santa e negli altri paesi di Tradizione Orientale, [vedi anche] che ci ricollega a quanto da noi segnalato in thread precedenti sulla Proposizione n.39 e alla Lettera dei Vescovi di Terra Santa agli iniziatori del Cammino nc (ingrandendo l'immagine a lato è ben visibile la Channunkkiàh, il candelabro ebraico sulla enorme 'mensa' al posto della Croce)

ROMA, mercoledì, 27 ottobre 2010, (ZENIT.org).- Al di là delle polemiche che sono state sollevate da alcuni organi di stampa a favore o contro ebrei e musulmani, il Sinodo dei Vescovi per il Medio Oriente è stato un successo e porterà molti frutti. Questa la valutazione di don Nicola Bux, professore di Liturgia orientale e di Teologia dei sacramenti alla Facoltà Teologica Pugliese, presente al Sinodo in qualità di delegato nominato dal Pontefice Benedetto XVI.
Don Nicola Bux che ha insegnato anche a Gerusalemme e Roma è consultore delle Congregazioni per la Dottrina della Fede e per le Cause dei Santi e consulente della rivista teologica internazionale "Communio". E' anche consultore dell'Ufficio delle Celebrazioni liturgiche del Sommo Pontefice. ZENIT lo ha Intervistato.
[...]
Domanda: Mentre molti cristiani emigrano, cresce la presenza dei movimenti ecclesiali, come per esempio il Cammino Neocatecumenale...
Don Nicola: I movimenti sono una grande risorsa. La Chiesa li riconosce anche per lo slancio missionario delle famiglie che con abnegazione sacrificio lasciano tutto e vanno in missione in terre lontane e ostili per far conoscere Gesù Cristo.
Ma l’attenzione che alcuni movimenti devono avere è quello di sottomettersi umilmente alla Chiesa in quei luoghi, fare riferimento ai Vescovi e accettare di morire e rinascere. Devono conoscere la lingua e poi capire di inserirsi dentro l’alveo culturale, storico e liturgico.
I movimenti non possono esportare in Oriente usanze occidentali soprattutto quando queste usanze sono l’esito di una creatività liturgica non disciplinata dalla Chiesa romana. E questo potrebbe creare confusione e danni.
I movimenti devono incarnarsi nella liturgia locale e anche quando provenienti dall’Occidente celebrano la liturgia romana, lo devono fare senza stravaganze.

In queste parole ci sono condensate e confermate tutte le nostre denuncie sul cammino nc e quanto anche recentemente sostenuto e riportato sul Sinodo e sulla Lettera dei vescovi di Terra Santa, che su Wikipedia il Cammino esibisce nel suo incipit incoraggiante, omettendo tutta la parte prescrittiva; il che non appare altro che come un trofeo, peraltro falso, che diventa pubblicità ingannevole... Se poi la celebrazione di quel rituale comportasse solo delle stravaganze, mi pare che si usi un eufemismo. Ma già il fatto di rompere l'assordante silenzio della Curia su questo, appare un dato positivo.

Tra l'altro, a completamento della discussione del thread precedente, non sembra che lo statuto autorizzi l’uso di simboli e stili liturgici ebraici . Tanto più in riferimento alla Redemptionis Sacramentum, n.79 - Infine, va considerato nel modo più severo l’abuso di introdurre nella celebrazione della santa Messa elementi contrastanti con le prescrizioni dei libri liturgici, desumendoli dai riti di altre religioni. La domanda posta in merito viene regolarmente elusa, e questo già basta a qualificarla come tabù per molti nc. Speriamo non per tutti. E' però un nodo saliente dal quale non si può prescindere perché svela la natura vera del cn.

giovedì 28 ottobre 2010

Solo esagerazioni di stampo ebraico o giudaizzazione del cristianesimo?

In attesa di un thread più mirato al procedere dell'analisi comparata de facto e de iure del Cammino nc, approfitto per rispondere a questo intervento di ieri di chi si firma "Urlodeldrago" (!?) perché molto rivelativo di come viene vissuto il cammino stesso ed emblematico della mentalità e alla interpretazione banalizzante e deformante che viene data alle questioni che stigmatizziamo: in questo caso alla forte componente di giudaizzazione del cristianesimo che il cammino vive e inculca nei suoi adepti. In qualche modo oggi l'analisi comparata vien fuori comunque da questa angolazione.

Ero entrato qui perchè interessato ai rapporti tra cammino neocatecumenale (è minuscolo, va bene EMMA...???) e mondo ebraico. Infatti, pur seguendo questo cammino da una quindicina d'anni, anche io non condivido alcune esagerazioni di stampo ebraico (come dicevo ieri in un commento che non è stato pubblicato ad esempio non mi piace identificare la vita del cristiano nel cammino di abramo o del popolo di israele nell'uscita dall'egitto...) però non condivido nemmeno il non riconoscere le radici ebraiche al cristianesimo (soprattutto mi ha stupefatto il commento di mardunoldo).

Questa persona dopo quindici anni di cammino, recepisce gli elementi di giudaizzazione non nella loro vera portata di snaturamento del cristianesimo, ma soltanto come "esagerazioni di stampo ebraico".... Intanto ne riconosce l'esistenza; ma il suo tentativo di ridimensionamento del problema, molto usato dai nostri interlocutori, quando non possono negare l'evidenza, dimostra che egli sottovaluta il problema perché non riesce a coglierne le conseguenze, che sono tutte strettamente connesse alla Persona di Cristo Signore, ma soprattutto alla Sua Opera e conseguente rapporto personale con Lui, che risultano fortemente diluiti, deformati e alla fine vanificati in una identificazione impropria addirittura del cammino con Cristo. Ma con il paradosso che, per contro, nei contenuti e nelle prassi, si è fermi a suggestioni e persino usi veterotestamentari che del Signore sono soltanto pallide ombre lontane e da lui superate. Alcuni dei contenuti più propriamente cristiani vengono distorti (esempio lampante la "lavanda dei piedi", che sottende molto più di quanto non intuibile a prima vista; lo stesso rituale che sostituisce la croce con i simboli ebraici della channukiàh e del tallit (lo scialle di preghiera ebraico usato come copri-leggìo), nonché la danza finale intorno alla mensa, sorvolando sui simboli del pane e del vino attribuiti da Kiko; sul vero signficato del battesimo al Giordano che fa parte delle esperienze conclusive e più 'segrete'...)
"non gli piace identificare la vita del cristiano col cammino di Abramo o del popolo d'Israele nell'uscita dall'Egitto" e tuttavia non si rende conto di quanto una formazione spirituale dominante in questo senso snaturi il suo essere cristiano e non si pone nemmeno il problema, attribuendo a noi il non riconoscimento delle radici ebraiche del cristianesimo, solo per una estemporanea esternazione di Mardunolbo peraltro da me prontamente rettificata e senza aver recepito un'acca dei kilometri di parole da me scritte nei precedenti post sulle nostre radici ebraiche, ma anche sul modo autentico ed equilibrato di considerarle e viverne gli influssi spirituali.

Poi anche questo post è divenuto l'ennesima crociata contro il cammino, ma riconosco che alcune critiche sono fondate.
In particolare è vero, ad esempio, che la preparazione teologica di alcuni catechisti è insufficiente, al punto che essi non sanno fuoriuscire dai soliti schemi consegnati da kiko, ma è pur vero che una delle prime cose che si dice agli inizi è che lì non si fa cultura biblica ma solo si vuol provare una esperienza comunitaria di fede.
Lasciamo perdere poi l'accusa di essere comunisti, visto che nella mia parrocchia mi accusano che voglio far propaganda politica (anticomunista) mentre in realtà di politica lì non voglio proprio parlare (altrove si, mardonoldo, e ti assicuro che sono tutto fuorchè un comunista...).

Naturalmente fa comodo attribuirci 'crociate contro', quando non facciamo altro che mettere in evidenza le storture, non per essere 'contro' qualcuno, ma per amore della Verità, l'unica capace di far libere le persone e le coscienze anche se purtroppo è un termine abusato di cui si sono persi i connotati.

Il nostro ci informa che "si pone l'accento sull'esperienza comune di fede e che non si fa cultura biblica" e non può riconoscere: primo, di QUALE fede si fa esperienza, secondo, che non si fa cultura biblica, perché un autentico approfondimento e un'autentica cultura biblica secondo la Chiesa, non permetterebbero alle suggestioni ed alle contaminazioni kicarmeniane di far presa sulle coscienze e, quel che è peggio, sulle anime delle persone che si imbarcano in questa esperienza. Suggestioni e contaminazioni che sono le uniche con diritto di cittadinanza nel cammino, tanto che sono arrivati perfino all'ASSURDA affermazione che saremmo noi, cattolici doc fino al midollo, ad inventarci una nostra religione, quando non facciamo altro che citare il Magistero e viviamo della Tradizione da loro rinnegata da Costantino al Vaticano II con rare scorribande solo per quanto diventa strumentale alla rigida, intoccabile costruzione solo umana dei loro iniziatori.

Quanto al riferimento al comunismo (altra battuta sempre di Mardunolbo) neppure ha capito che tutto c'entrava tranne che la politica e che la definizione 'neocomunista' -che effettivamente ci si poteva risparmiare perché non è un linguaggio che contribuisce a veicolare il messaggio autentico che vogliamo dare- era solo un'analogia, perché ci si riferiva ai metodi e al regime totalitario e massificante proprio del cammino. Comunque era una battuta estemporanea, strumentalmente assolutizzata ignorando la parte 'succosa' e formativa della nostra discussione.


Vabbè, non voglio difendere il cammino nè fare spot sennò non mi pubblicate nemmeno questo commento.
Chiedo però a MIC: l'uso di simboli ebraici può davvero snaturare la chiesa? O non è invece un modo utile per tornare ad una chiesa di origine che ha portato frutti nei primi secoli del cristianesimo? Eppoi, la conversione di israele certamente non passerà attraverso i nostri sforzi (come il tentativo di dialogo che tu ben conosci); ma non pensi che la distanza incolmabile per gli uomini tra noi cristiani e loro ebrei sarà alla fine dei tempi colmata da Dio che farà dei due popoli un popolo solo?


OK. Che difenda il cammino ci pare normale data la convinta adesione nonostante dimostri di avere perplessità che sembrano riguardare cose del tutto banali. Il post non l'ho pubblicato ieri perché mi sembrava inutile e non dare alcun contributo alla discussione, dato che -come dimostrato- minimizza il problema e distorce e 'non vede' quel che abbiamo detto di 'sapienziale', mentre estrae col bisturi due battute negative che gli servono per costruirci intorno la sua diatriba... Ma il resto che abbiamo detto che fine ha fatto? Dipende dalla 'impermeabilizzazione' spinta al parlare cattolico che i nostri interlocutori hanno come denominatore comune? Oggi l'ho ripreso per le ragioni sopra indicate...

Faccio notare che queste non sono né ingiurie né accuse né calunnie, alle quali invece noi siamo quotidianamente sottoposti. Sono solo logiche constatazioni, che andrebbero semmai confutate con altrettanto logiche controdeduzioni nei confronti non di due battute, ma del nostro intero discorso, attivando un uso di ragione possibilmente non unidirezionale...

martedì 26 ottobre 2010

In pace con Israele, in nome di Kiko

La cittadella neocatecumenale affacciata sul lago di “Tiberiade”

Premessa

Il titolo di "Segni dei tempi" da cui è preso l'articolo, è "In pace con Israele in nome di Gesù" e, naturalmente non si rende conto di scrivere un paradosso, perché in nome di Gesù non ci può essere nessuna pace con Israele (ovviamente parlo dell'"Israele di Dio" e non dello stato Israeliano e la pace è riferita a comunione spirituale non ad altro), che ha rifiutato a che anche oggi non riconosce il Signore e ci disprezza... Sintomatico è il fatto che, mentre la Chiesa cattolica fatica a portare avanti le annose trattative col governo israeliano per l'attuazione dell'Accordo Fondamentale, che disciplina le sue proprietà e attività in Terra Santa, il cammino necatecumenale percorre una corsia preferenziale con la benedizione dei rabbini, come emerge anche dalla testimonianza del responsabile della Domus.
Ma è ovvio e noto che ciò avviene grazie alla marcata giudaizzazione del cristianesimo ed alla pletora di simboli ebraici usati dal Cammino e molto presenti nella Domus: la Torah vestita esposta nella Biblioteca, la Torah nel Tabernacolo insieme alle Sacre Specie ricoperte da un conopeo nero, la channunkkiàh sulla 'mensa' che non è un altare, al posto della Croce, gli insegnamenti basati prevalentemente sull'Antico Testamento, midrashim ecc., il rituale che ricorda più l'uscita dall'Egitto e l'haggadah ebraica che l'Ultima Cena e in altri dettagli sia teologici e formali contamina il rito cattolico (e quindi la fede: lex orandi= lex credendi)...

Testo dell'Articolo-intervista di Rodari con alcune chiose:

Roma. “All’apertura della Domus Galilaeae moltissimi ebrei hanno cominciato a visitarci e a tornare. Solo l’anno scorso ne sono passati più di centomila… Noi sentiamo che dobbiamo accoglierli e servirli come fratelli”. Lo ha detto, intervenendo al Sinodo sul medio oriente, padre Rino Rossi, dal 2003 responsabile della Domus Galilaeae, il centro per la formazione dei missionari del Cammino neocatecumenale che sorge sul Monte delle Beatitudini, non lontano dal lago di Tiberiade. Era stata benedetta nel 2000, mentre era ancora in costruzione, da Giovanni Paolo II, e da allora non ha mai smesso di essere un simbolo di amicizia tra il movimento fondato dallo spagnolo Kiko Argilello e il popolo ebraico (a partire dal progetto, opera dell’architetto di Haifa Dan Mochly e dell’argentino padre Daniel Cevilan). Al punto che alla Domus, affrescata dallo stesso Argüello, qualcuno ha ritenuto di dover rimproverare un eccesso di contaminazione, con l’esposizione di una Torah del XV secolo, del candelabro di Hanukkà, o per il canto-preghiera “Shemah Israel” che accoglie i visitatori.
Al Foglio, padre Rossi spiega che il Cammino neocatecumenale “è in contatto stretto sia con le chiese locali sia con la realtà ebraica, che ci ha offerto una buona accoglienza. Naturalmente è stata fondamentale la visita di Papa Wojtyla, e l’opportunità che ci fu data di organizzare la grande messa sul Monte delle Beatitudini, a fianco della Domus. Per la prima volta tutte le televisioni israeliane trasmisero una cerimonia cristiana di quell’imponenza, con più di centomila persone riunite”. I simboli ebraici nella Domus Galilaeae, spiega ancora padre Rossi, “dicono che dobbiamo andare alle nostre radici e mettere al centro la parola di Dio, come ha raccomandato il Concilio Vaticano II. Questo ci porta a riscoprire la nostra fondamentale connessione con il popolo ebraico e con le sue tradizioni. Gesù Cristo è ebreo e non possiamo capire la sua predicazione nel Nuovo testamento se non conosciamo l’Antico. Il Cammino neocatecumenale si inserisce nella scia del Concilio, e poi del magistero di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI”.
E’ capitato qualche fraintendimento, racconta padre Rossi: “Alcuni arabi si sono scandalizzati per il decalogo di Mosè scolpito in ebraico su marmo all’ingresso della nostra biblioteca. Ma quello è un richiamo al momento cruciale che stiamo attraversando. La nostra cultura europea nasce da radici giudaico-cristiane, mentre oggi il nuovo ordine europeo vuole dimenticare quella radice [veramente abile questa giustificazione: il nuovo Decalogo dei cristiani è il Discorso della Montagna e tutto il Nuovo testamento, illustre sconosciuto, se non per gli usi sporadici e strumentali che se ne fanno], e cerca di introdurre norme che le sono completamente contrarie (sulla famiglia, per esempio). [anche questo discorso sulla famiglia diventa un cavallo di battaglia, ma del tutto ingannevole, per chi conosce, per esperienza diretta i risvolti della medaglia. Vedi anche il parere di uno psichiatra].
Il cammino della vita, rivelato da Dio sul Sinai con i dieci comandamenti, è stato ripreso da Gesù sul Monte delle Beatitudini, con quello che è il cuore della sua predicazione: il sermone della montagna”. In quella circostanza, conclude il responsabile della Domus Galilaeae, “Gesù riprende la Torah, non la abolisce ma la porta a compimento: amate coloro che vi odiano, ci dice. Nella Domus è stato messo in evidenza qualcosa che abbiamo in comune con l’ebraismo: il compito di realizzare quel contenuto, questione di vita o di morte per il mondo futuro”. [Chi non conosce il cammino non sa che nella Domus non è stato messo in evidenza quello che abbiamo in comune con l'ebraismo, ma gli elementi giudaici introdotti da Kiko e Carmen al posto di insegnamenti fondanti del Cristianesimo (il link ne riporta solo un accenno ed una parte, ma significativa).]
(da IL FOGLIO del 23/10/2010)

sabato 23 ottobre 2010

Si confermano i 'venti' di innovazioni Liturgiche al Sinodo per il Medio Oriente

Per benevola decisione del Santo Padre Benedetto XVI la Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi è autorizzata a rendere nota la versione non ufficiale delle Proposizioni dell’Assemblea Speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei Vescovi sul tema La Chiesa Cattolica nel Medio Oriente: comunione e testimonianza. “La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo e un’anima sola” (At 4, 32).

E, quindi abbiamo la possibilità di verificare che i nostri timori di partenza avevano ragion d'essere: è stata partorita da quel Consesso la seguente proposizione, che purtroppo ha recepito quei i 'venti' d'innovazione, che sanno di "riforma" da noi riconosciuti in alcuni interventi iniziali.

Proposizione n.39
La ricchezza biblica e teologica delle liturgie orientali è al servizio spirituale della Chiesa universale. Ciononostante sarebbe importante e utile rinnovare i testi e le celebrazioni liturgiche laddove ce n'è bisogno, perché rispondano meglio ai bisogni e alle attese dei fedeli sulla base di una conoscenza sempre più approfondita della tradizione [Persistono gli echi dell'"insano archeologismo liturgico", già stigmatizzato da Pio XII nella Mediator Dei, che col pretesto di un improbabile 'ritorno alle origini' ha prodotto innovamenti e abusi proprio in campo liturgico] e adattata al linguaggio di oggi e alle diverse categorie d'età.
[Quando mai la Liturgia, che è un unicum sacro e intoccabile può essere adattata ai vari tipi di età (!?)]

Dunque è confermata l'intenzione di riformare i riti orientali per adeguarli all'uomo di oggi; ma non è l'uomo che deve adeguarsi all'autentico culto a Dio, reso dal Vero e Unico Sacerdote, Il Signore Gesù?

Avevamo già riscontrato in questa proposta una visione che sembra voler sostituire alla viva tradizione della Chiesa e agli elementi identitari e particolari dei singoli usi liturgici delle Chiese Orientali, una omologazione liturgica che, se compiutamente attuata, rischia di minare l'esistenza stessa delle suddette Chiese, aggregandole così definitivamente ed uniformando anche i loro sacramenti.

Torniamo ancora una volta a ricordare che, solo 3 anni fa, tutti i Vescovi Cattolici di Terrasanta, stufi di sopportare abusi liturgici e colonizzazioni parrocchiali, si erano rivolti così ai Neocatecumenali: "Il principio al quale dobbiamo tutti insieme restare fedeli e informare la nostra azione pastorale dovrebbe essere "una parrocchia e una Eucaristia". Il vostro primo dovere perciò, se volete aiutare i fedeli a crescere nella fede, è di radicarli nelle parrocchie e nelle proprie tradizioni liturgiche nelle quali sono cresciuti da generazioni. In Oriente, noi teniamo molto alla nostra liturgia e alle nostre tradizioni. E' la liturgia che ha molto contributo a conservare la fede cristiana nei nostri paesi lungo la storia. Il rito è come una carta d'identità e non solo un modo tra altri di pregare. Vi preghiamo di aver la carità di capire e rispettare l'attaccamento dei nostri fedeli alle proprie liturgie."

Parole forti che sembrano contraddire gli auspici di riforma liturgica, aggiornamento pastorale e inclusione di comunità e gruppi carismatici allogeni, che invece emergono prepotentemente dal Sinodo.

giovedì 21 ottobre 2010

Uso della Scrittura nel Cammino neocatecumenale. la "scrutatio"

Partiamo da questa testimonianza:

La Scrittura è molto usata nel cammino: all'inizio si fanno i temi usando il Dufour

Dopo il primo passaggio si incomincia a leggere l'A.T. Finchè si resta sui libri storici, (storia di Abramo, Mosè, e anche Davide) la lettura e il seguente riporto alla comunità è relativamente semplice.

Quando si arriva ai profeti iniziano i problemi: una lettura puramente 'cronologica' dal primo all'ultimo capitolo, e senza conoscere lo sfondo storico a cui questi testi fanno riferimento, fa sì che si capisca poco.

Poi si leggono i salmi. L'uso dei paralleli della bibbia di Gerusalemme, secondo me, può essere molto utile per comprenderli. Però da un po' di anni è diventata di gran moda la scrutatio, la quale è un aggrovigliamento interiore, una introversione psicologica in cui alla scrittura posso far dire di tutto e il contrario di tutto, a seconda dell'umore del momento.

La scrutatio si fa anche sui salmi.
Sono state costruite le jeshivah nei seminari per far fare scrutatio ai seminaristi.
Si fa nelle convivenze.

Poi c'è la parola dei passaggi (letture quaresimali dell'anno A), che viene strumentalizzata a favore del cammino.
I baal della samaritana sono gli idoli che ti impediscono di fare il cammino
La guarigione del cieco nato rappresenta l'incontro con Cristo che hai fatto nel cammino, e così via.

Poi ci sono le interpretazioni aneddotiche/kikiane della scrittura, per cui Abramo dubita, ha più fede Isacco di lui.
E in generale la scrittura viene usata per mettere in evidenza le debolezze dell'uomo: la paura di Abramo, di Mosè, i peccati di Davide che gli impediscono di essere un buon genitore, e così via.

Ho scritto rapidamente quello che mi veniva in mente sulla manipolazione della scrittura che si fa nel cammino.
Per non parlare della lettura moralistica che si fa del discorso della montagna, dell' amore al nemico, che diventano dei martelli in mano ai catechisti per farti vedere che non sei convertito.

I catechisti nc che si occupano di iniziazione cristiana commettono il grave errore di usare quasi esclusivamente l'A.T. perchè è quello che conoscono meglio, perchè si può tradurre in storie facilmente raccontabili. Ma siccome la figura di Gesù Cristo è poco compresa - perchè ci si è fermati al sola scriptura, trascurando il magistero successivo al 105 d.C., si finisce per parlare poco di Gesù ai bambini, e molto più di Mosè e Pesah varie. [tutto ciò non meraviglia, tenendo conto anche di tutti gli altri elementi di giudaizzazione contenuti dal cammino]

La Parola non viene accostata per cercare la Verità, essi non cercano la verità, ma piegano alla loro formazione tutto quello che ascoltano, compresa la Parola, che non è più "lampada per i passi" ma arma da brandire

e non è più nemmeno il cesello del Vasaio, quello vero, ma la frusta e lo scalpello del padrone delle loro anime

Omne quod recipitur ad modus recipientis recipitur

questo significa che, se il recipiente è deformato, quello che entra risulta deformato ed ecco perché non riusciamo ad intenderci
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E' certamente un'invenzione di Arguello quella della "scrutatio
Dallo statuto nc - art.20, c.1), 2° capoverso:
I neocatecumeni, scrutando i salmi in piccoli gruppi, sono iniziati alla pratica assidua della “lectio divina” o “scrutatio scripturæ”, «nella quale la Parola di Dio è letta e meditata per trasformarsi in preghiera». Infatti, «l’ignoranza delle Scritture è ignoranza di Cristo».

Nella prassi cattolica la ‘scrutatio’ è solo un momento della lectio, che insieme a meditatio, oratio, contemplatio, (e successiva ruminatio: il lasciarla risuonare costantemente nel proprio intimo, cogliendone sempre più le luci e i significati profondi) segna le fasi di approfondimento della Parola che consentono di assimilarla sempre di più e di tramutarla in nostra vita con l'aiuto della Grazia del Signore presente e operante in essa.

Scrutatio poi, non significa meditazione, ma ha la funzione di approccio di capire dal punto di vista storicistico il senso delle scritture. Invece Kiko e i catechisti con fare misterioso un bel giorno ti dicono adesso facciamo la "scrutatio"....E' una cosa che si rifà, appunto, alla Lectio divina ma non vi assomiglia neanche lontanamente. Per comprendere in modo corretto le scritture c'è chi fa anni di seminario o altrimenti di esperienza guidata... la Lectio è certamente riservata ad ogni credente, ma occorre all'inizio esservi guidati da un sacerdote e comunque da chi conosce l'esegesi e ha già maturato un'esperienza profonda e consolidata di questa pratica che consente di accostarsi alla Scrittura con gli atteggiamenti interiori adeguati ed anche con gli strumenti conoscitivi che permettono di andare oltre la "lettera". Essa non è altro che la porta d'accesso per tutti gli altri momenti di approfondimento e di assimilazione. Da quel che dice lo statuto vi si accenna solo in parte; ma poi in realtà accade tutt'altro.

Invece nel cammino accade che dai catechisti viene data una parola, si prende il Dufour che è un dizionario di teologia biblica e la si cerca lì. In genere i commenti del Dufour risultano molto lunghi e non mancano le persone che si rifiutano addirittura di leggerlo perché, dicono, è troppo complicato. Capita che i più svogliati se lo preparano a parte su un pezzo di carta. Questo non è concesso perché la "preparazione della parola" dovrebbe essere comunitaria. Qualcuno deve fare l' "ambientale" cioè l'introduzione , ma c'è chi non vuol mai farla o la fa in modo goffo o strampalato, in genere perché incapace di riassumere i concetti desunti dal Dufour. Il risultato: davvero pietoso.

Anche perché non sempre, anzi raramente è presente il sacerdote e il tutto si risolve in una interpretazione spesso letterale, del tutto personalistica e quindi approssimativa e, neppure si insegna l'atteggiamento di venerazione, rispetto, attesa amorosa di quel che la Parola vuol dirci, anche perché in essa irrompe il Soprannaturale se siamo capaci di vero ascolto e Adorazione; invece la si tratta con banalità, con superficialità, alla pari di uno strumento materiale, circondato di cure tutte esteriori: la copertina di Kiko, gli ammennicoli vari da lui introdotti (ricordate la Torah vestita messa in primo piano? Vedere immagine sopra, riferita agli elementi di 'giudaizzazione', cui fanno ala un rabbino e un vescovo, con Kiko gongolante al centro).

Peccato che non abbia introdotto il dato fondamentale, che ricordiamo alla scuola di Don Nicola Bux: «È necessario ribadire che la presenza di Cristo nella Parola c’è, a due condizioni: quando la lettura si fa “nella chiesa”, non privatamente, e quando “si legge” la Sacra Scrittura. Dunque non basta che ci sia il libro sacro sull’ambone o sull’altare, perché ci sia la presenza.». Questo oltre a rappresentare un’altra delle serie contaminazioni neocatecumenali alla fede cattolica (la pari dignità della Parola e delle S. Specie, rappresentata dai tabernacoli “a due piazze”) dimostra come la ‘scrutatio fai da te’ del cammino, sia ben lontana dal leggere ed interpretare la Sacra Scrittura nella Chiesa e, soprattutto, con la Chiesa.

Completa la riflessione il contributo di Larus:

Dall’Interpretazione della Bibbia nella Chiesa – Documento della Pontificia Commissione Biblica:

La Chiesa accoglie la Bibbia come Parola di Dio che si rivolge ad essa e al mondo intero nel tempo presente. Questa convinzione di fede ha come conseguenza uno sforzo di attualizzazione del messaggio biblico e di elaborazione di diversi modi per l’uso di testi ispirati.

- L’attualizzazione di un testo biblico, nell’esistenza cristiana, non può realizzarsi correttamente se manca la relazione con il mistero di Cristo e della Chiesa e presuppone una corretta esegesi che ne determini il senso letterale.
Se la persona che attualizza non ha personalmente una formazione esegetica, deve ricorrere a buone guide di lettura che permettano di ben orientare l’interpretazione per restare in accordo con la verità salvifica espressa nella Bibbia e di rispettare certi limiti evitando così possibili deviazioni.
Benché ogni lettura della Bibbia sia necessariamente selettiva, sono da evitare le letture tendenziose cioè quelle che invece di essere docili al testo, non fanno che utilizzarlo per i loro fini limitati (come nel caso dell’attualizzazione fatta da alcune sette, per esempio i Testimoni di Geova).
Le deviazioni saranno evitate se l’attualizzazione parte da una corretta interpretazio­ne del testo e si effettua nella corrente Tradizione vivente, sotto la guida del magistero della Chiesa.

- Un modo che si è elaborato per l’uso dei testi ispirati è la lectio divina, prassi attestata nell’ambiente monastico già dei primi tempi ed estesa a tutti i chierici (secolari e religiosi) per mezzo dell’istruzione “De Scriptura Sacra” del 1950.
Ai nostri giorni, la costituzione conciliare “Dei Verbum” (ed è questa la novità), invita tutti «i fedeli di Cristo» ad apprendere «la sublime conoscenza di Gesù Cristo».
La lectio divina sotto il suo duplice aspetto, comunitario e individuale, è quindi divenuta attuale con lo scopo di suscitare ed alimentare «un amore effettivo e costante» per la Sacra Scrittura, fonte di vita interiore e di fecondità apostolica.
Numerose associazioni movimenti e comunità di base, che mettono al primo posto la lettura della Bibbia in una prospettiva di fede e di impegno cristiano, centrano le loro riunioni sulla Bibbia e propongono un triplice obiettivo: conoscere la Bibbia, costruire la comunità e servire il popolo.
E’ motivo di gioia vedere la Bibbia presa in mano da gente umile e povera, che può fornire una luce più penetrante dal punto di vista spirituale ed esistenziale, di quella che viene da una scienza sicura di se stessa ma, a passare dalla lettura del testo biblico al suo significato di salvezza per il tempo presente, si corre il rischio di limitarsi a un commento superficiale causato dalla mancanza di preparazione specifica ed ha come conseguenza la tentazione di rinunciare ad approfondire le letture bibliche limitandosi a moraleggiare o a parlare di questioni attuali, senza illuminarle con la luce della Parola di Dio. Occorre quindi l’aiuto di esegeti per evitare attualizzazioni poco fondate.

La novità della Lectio nel popolo di Dio richiede una formazione illuminata, paziente e continua, tra i presbiteri, le persone di vita consacrata e i laici, in modo da giungere ad una condivisione delle esperienze di Dio motivate dalla Parola ascoltata. [cfr. Lineamenta “LA PAROLA DI DIO NELLA VITA E NELLA MISSIONE DELLA CHIESA” – Sinodo dei Vescovi, XII assemblea generale ordinaria]
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http://www.teologiabenedettine.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1070:approfondimenti-bibbia-parola-di-dio-e-teologia&catid=97:archivio-approfondimenti-bibbia&Itemid=130

  • la scrutatio necocatecumenale non aderisce alla lectio divina perché non rispetta i suoi 7 momenti
  • la preparazione della parola, anche se orientata dal dtb, non permette una attualizzazione ben fondata perché esso non implementa la Tradizione, non fa alzare lo sguardo dalla “pagina scritta”, non è sufficiente!
http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/speeches/2008/october/documents/hf_ben-xvi_spe_20081014_sinodo_it.html

Art. 11,c.2) Nella celebrazione della Parola di Dio, prima dell’omelia, il presbitero invita chi lo desidera tra i presenti ad esprimere brevemente ciò che la Parola proclamata ha detto alla sua vita. Nell’omelia, che ha un posto privilegiato nell’istruzione del Neocatecumenato, il presbitero prolunga la proclamazione della Parola, interpretandola secondo il Magistero e attualizzandola nell’oggi del cammino di fede dei neocatecumeni.
[Bene, per fare ciò il Sacerdote deve presiedere ad ogni riunione di ciascuna comunità presente in parrocchia e quindi, se ci sono 5 comunità, visto che le stesse celebrano rigorosamente separate l’una dall’altra, si può dire che da lunedì fino al venerdì è impegnato con la celebrazione settimanale, sabato con la celebrazione eucaristica, domenica con la convivenza mensile di ciascuna comunità ... ma il resto dei servizi parrocchiali quando li dovrebbe garantire? E se invece di 5 comunità ne fossero 6 o 7 o 13 o anche molte di più (così come è) come potrebbe aderire al c.2) dell’art.11? Chiamando altri 5 presbiteri? Anche se ci fossero, sarebbero a piena disposizione dei capricci NC?]
Continuiamo...

Art. 11,c.3) Ogni celebrazione della Parola è preparata accuratamente, a turno, da un gruppo della comunità, con l’aiuto, quando possibile, del presbitero. Il gruppo sceglie le letture e i canti, prepara le monizioni e dispone la sala e i segni liturgici per la celebrazione, curandone con zelo la dignità e la bellezza.
Benissimo! Oltre agli impegni di cui sopra il presbitero dovrà, quando possibile, essere presente alla preparazione della Parola che normalmente si fa a turno in casa di qualche fratello. Ma quando non è possibile che si fa? Chi potrà garantire una giusta attualizzazione? Forse altri presbiteri che non ci sono perché già impegnati per quanto detto prima?
... andiamo avanti!

4. Per approfondire la Scrittura «con l’intelligenza ed il cuore della Chiesa», i neocatecumeni si avvalgono soprattutto della lettura degli scritti dei Padri, dei documenti del Magistero, in particolare del Catechismo della Chiesa Cattolica, e di opere di autori spirituali.
Questa poi … Solo la mano benevola di chi sa il fatto suo ha potuto scrivere ciò. Chi l’ha scritto (voglio essere buono) non è stato informato che i NC dalla ‘nascita’ della comunità fino al secondo passaggio, passano a volte anche più di 7 anni e, durante questo tempo gli unici testi dei quali si avvalgono i NC sono il dizionario di teologia biblica Léon-Dufour ed un testo dalla copertina blu, ormai non più spacciato dai catechisti, dal titolo “le tappe della storia della salvezza”. Ambedue i testi traggono gli argomenti esclusivamente dalle pagine della Bibbia senza integrare e attualizzare in alcun modo la Tradizione bi millenaria della Chiesa cattolica, condizione essenziale per una corretta esegesi che attualizzi fondatamente le letture bibliche.