domenica 14 ottobre 2012

Il "possesso" di un ministero laicale insuperbisce gli aderenti al commino neocatecumenale.

I neocatecumenali in "possesso" di un ministero istituito sarebbero stati di recente "attaccati a livello globale" (sarà mica un'altra "lettera di Arinze"?) per la loro superbia, nella fattispecie per il loro atteggiarsi a protagonisti della liturgia. Ce lo dice un anonimo commentatore delle 19:19 di ieri sera. Vale la pena rileggerlo e riflettere:
"Ministerialità" (a sinistra)
e "prassi" (cerchiata in blu)
Di recente, sono stati attaccati, a livello globale, tutti i fratelli neocatecumenali in possesso di un ministero istituito, accusandoli di "pretendere" di voler vivere la propria ministerialità anche nelle proprie comunità, in nome di un presunto atto di superbia da parte degli stessi. Come molti di voi sapranno la prassi del cammino prevede che la proclamazione della parola, il servizio alla mensa, la distribuzione dell'eucarestia, la purificazione dei calici ecc. vengano effettuati dal responsabile della comunità o dai catechisti, sulla base di un diritto che deriverebbe dalla funzione svolta all'interno del gruppo, scaturito dall'esistenza, di una ministerialità "delegata" dai fratelli, per i ministeri minori, e "di fatto" per l'Ordine Sacro, che annullerebbe quella istituita. Di fronte alle lamentele dei fratelli accoliti e lettori, la risposta è che il ministero istituito è temporaneo (???) e non dà alcun diritto e che spetta al sacerdote, nella celebrazione eucaristica, decidere chi deve prestare servizio (SIC!).

Ma la questione più spinosa riguarda il problema dei diaconi. Ho assistito personalmente alle lamentele di un diacono rivolte a uno dei mega-catechisti itineranti, il quale ha risposto testualmente: "innanzitutto devi metterti in testa che in comunità c'è un altra figura che svolge le funzioni diaconali, ed è il tuo responsabile (un laico...) per cui togliti dalla testa di voler presiedere la liturgia della parola o leggere il vangelo o fare l'omelia....Poi ricordati che il tuo è un servizio e come tale, se non è richiesto da chi presiede, non deve essere prestato (orrore...)...Infine ricordati che se il sacerdote non vuole (di nuovo!!), tu (cioè il ministro sacro, che agisce in persona Christi) non devi vestirti all'eucarestia, per cui lascia fare il servizio ai responsabili laici delle comunità(senza parole...). Ora, a parte le eresie dottrinali e liturgiche contenute in queste risposte, a me pare che questo sia l'esempio lampante di una totale avversione alle regole e della convinzione di avere una "liturgia" propria.
Quanto ai ministeri (lettorato, ministero straordinario della Comunione, eccetera), anzitutto precisiamo che la Chiesa li assegna dopo adeguata preparazione non perché i beneficiari ne prendano "possesso" e li "vivano" a loro gusto, ma solo per le concrete esigenze dei fedeli. I termini "ministero", "servizio", eccetera, non indicano un privilegio da far valere, ma solo la preparazione e la disponibilità a servire quando effettivamente necessario.

Per non parlare della "purificazione dei vasi liturgici", che nella Chiesa assolutamente riservata al sacerdote, non esistendo alcuna ministerialità in tal senso, perché è una funzione direttamente collegata al Sacerdozio ordinato, non a quello dei fedeli...

Ci sono purtroppo degli strani figuri (anche neocatecumenali) che pensano che i ministeri siano come una sorta di inalienabile privilegio divino, come un sacramento che imprime il carattere, come un prestigioso titolo di cui potersi fregiare per l'eternità...

Vi prego perciò di assaporare lentamente le parole iniziali del commento che abbiamo sopra riportato, quando inizia parlando di fratelli neocatecumenali «in possesso di un ministero istituito». Se la celebrazione dell'Eucarestia fosse uno spettacolo, se la Messa fosse una messinscena, allora sì che avrebbe ragione a lamentarsi contro la Chiesa e sindacare contro chi gli impedisce di «di voler vivere la propria ministerialità».

Non siamo affatto sorpresi che tali neocatecumenali dotati di cotanto "possesso" siano accusati di superbia nel «"pretendere" di voler vivere la propria ministerialità anche nelle proprie comunità». Mi sembra di sentire la vice-responsabile della fotocopiatrice della parrocchia pretendere di "vivere la propria ministerialità" facendo fotocopie gratis ai suoi amici, anziché solo nella misura in cui servono alla parrocchia.

Per spiegare il "vivere la propria ministerialità", lo stesso fratello anonimo delle 19:19 ci dice: «la prassi del cammino prevede che la proclamazione della parola, il servizio alla mensa, la distribuzione dell'eucarestia, la purificazione dei calici ecc.» Attenzione: stiamo parlando di liturgia o di qualcos'altro? Se stiamo parlando di liturgia, i libri liturgici della Chiesa (e incidentalmente anche la lettera di Arinze confluita nello Statuto Neocatecumenale) comandano che la proclamazione della Parola spetta al diacono o al sacerdote, nel caso del Vangelo; invece, nel caso delle letture o del salmo, in mancanza del lettore istituito può essere scelto un fedele qualsiasi. Nelle celebrazioni non liturgiche il problema non si pone (e comunque la "ministerialità" non le riguarda).

Per il "servizio alla mensa", cosa si intende? Si intende il compito di preparare l'altare che spetta all'accolito? Per la distribuzione dell'eucarestia e per la purificazione dei calici, qualcuno stava forse sottintendendo che i ministri sarebbero "necessari" anche quando i sacerdoti (e gli eventuali diaconi) hanno abbastanza salute da poterci riuscire da soli? Ricordiamo in particolare che la distribuzione dell'Eucarestia ha concretamente bisogno di "ministri straordinari" solo quando i sacerdoti (ed eventuali diaconi) sono talmente scarsi o malmessi in salute da non poter riuscire a provvedere da soli: tutto il resto sono solo miserabili scuse, abusi da deprecare e condannare: "ministri straordinari" spesso messi lì solo per accelerare di un minutino la distribuzione dell'Eucarestia, oppure solo per la pigrizia del parroco o per concedere loro l'incarico visibilmente "prestigioso" nella celebrazione...

Quando un neocatecumenale vi si presenta con paroloni altisonanti, sta sicuramente parlando della sua liturgia ridotta a spettacolino con la sfilata della nobiltà kikiana che deve mettersi in mostra: «la prassi del Cammino prevede che...vengano effettuati dal responsabile della comunità o dai catechisti».

Kiko con crocifero e candelieri
si arroga il diritto di fare

un po' di "ministerialità"
Vi prego di assaporare lentamente il termine: «la prassi del Cammino». Che eleganza, che stile, che parlantina! La "prassi" invalsa nel Cammino: cioè quello che si è sempre fatto nel Cammino basandosi sulla parola di Kiko e Carmen. Dato che da oltre quarant'anni gli "iniziatori" Kiko e Carmen hanno comandato che i cosiddetti "catechisti" e i "responsabili" devono avere nella liturgia-spettacolino un ruolo visibilmente di rilievo, «è prassi del Cammino» che lo abbiano, e guai a chi avrà da ridire. Tutto questo indipendentemente da ciò che comandano i libri liturgici, l'autorità della Chiesa, il Magistero, la Tradizione: «è prassi del Cammino» è una "modalità invalsa nelle comunità"...

La notizia che ci è stata data ieri è che i neocatecumenali che "possiedono" un ministero si sono lamentati con superbia, scoprendo -con costernazione e frustrazione- che il loro "possesso" è temporaneo, non è fonte di diritti, e soprattutto non scavalca le prerogative del sacerdozio!

Addirittura, poi, «uno dei mega-catechisti itineranti» pur ricordando il sacrosanto principio che i servizi liturgici "non richiesti" dal sacerdote che presiede non vanno effettuati, si permette di rimproverare un diacono dicendogli che le "funzioni diaconali" sono prerogativa del laico responsabile della comunità!

venerdì 12 ottobre 2012

Una volta per tutte sulla Liturgia

Padre Pio, esempio poco imitato:
forse non "riscopriva" i "primi cristiani"?
Rispondo al logorroico e mellifluo Sandavi D che da giorni, e con ostinazione degna di miglior causa, tallona ogni nostra affermazione con le sue parole in libertà, sue opinioni personali che sorvolano sugli insegnamenti del cammino che conosciamo bene e sui quali richiamiamo l'attenzione per confrontarli con quelli autenticamente cattolici. Esse ottengono il risultato di distogliere l'attenzione dai punti focali che andiamo di volta in volta sviscerando. La sua affermazione che segue, che ho estratto dal thread precedente, è tanto approssimativa quanto apodittica e pertanto necessita di una risposta approfondita e chiara che possa valere una volta per tutte.

Nel rispondere a Luisa, che dice: "la Liturgia che non deve essere manipolata da mani e menti umane", egli afferma, piuttosto grossolanamente e, ripeto, sommariamente:
La Liturgia nel corso dei millenni E' stata manipolata da mani e menti umane! La liturgia di oggi non è quella dei XIV secolo, né quella del VIII secolo, né quella del IV secolo. La liturgia è viva! non è un monolito sceso dal Cielo stile "2001:Odissea nello spazio".
Ebbene la storia della Chiesa e i principi della nostra fede ti smentiscono clamorosamente:

La liturgia, nel corso dei millenni non "è stata manipolata da mani e menti umane", ma ha conosciuto uno sviluppo organico intorno suo nucleo centrale (la Consacrazione, il Sacrificio) e alla liturgia sinagogale (quella della Parola). Alla forma usus antiquior, oggi detta extraordinaria, molte anime (e cuori: non mani e menti) credenti, lasciandone intatte le linee portanti, hanno solo apportato aggiunte marginali dettate dalla devozione sviluppatasi e consolidatasi nei secoli. San Gregorio Magno ha dato il maggior contributo, adoperandosi per l'unità liturgica e il suo perfezionamento. Fu l'ultimo ad intervenire sulle parti essenziali della Messa, modellate sul libro gelasiano che a sua volta dipende dalla collezione leonina. Le preghiere del nostro Canone sono nel trattato De Sacramentis. Ne troviamo riferimenti nel IV secolo. Col Concilio di Trento si è provveduto alla revisione dei Messali - giungendo al Messale di S. Pio V -, ma si è lasciata inalterata la forma della Messa. Del resto l'uniformità stessa che nel campo liturgico si riscontra presso le Comunità cristiane dei primi due secoli, suppone un principio d'autorità, un metodo d'azione, cioè una organizzazione primitiva che dovette far capo più che agli Apostoli a Cristo medesimo. Tutto questo non potrà mai essere né ignorato né sottovalutato.

Ricordiamo anche che la liturgia non è il luogo della catechesi - anche se da essa molto assorbiamo e impariamo -, ma è la funzione primaria della Chiesa, che è quella di rendere il vero culto a Dio, riconoscendo lo ius divinum che corrisponde al Santo Sacrificio del Figlio diletto. La liturgia è ‘luogo’ che parla già da sé: celebrando il sacro rito - che è Azione di Cristo e non della comunità -  le persone sono portate ad un atto di preghiera (che diventa offerta, lode, adorazione, rigraziamento, impetrazione) e non ad un atto umano; invece nella celebrazione NC - ma vale anche per il Novus Ordo nelle sue espressioni cosiddette creative - si crea un cerchio orizzontale di persone che si parlano addosso e si perde la verticalità, la soprannaturalità, ignorando che nella liturgia c’è un linguaggio che introduce al mistero e ci sono anche i “sacri silenzi”... i “bisbigli”: il sacerdote sussurra per dire l’indicibile.

Inginocchiati davanti a Cristo
senza curarsi delle macerie
(Colonia, 1945: cattedrale
distrutta dai bombardamenti)
La messa che ha forgiato santi per millenni è arrivata a noi pressoché intatta, sicuramente nel canone, fin dal IV secolo. La vetus latina data dal II secolo e il suo è già un linguaggio ieratico, codificato, reso sacro anche dallo scandire delle generazioni ed immutabile, come è necessario che sia per sottrarre i significati profondi alla mutevolezza delle traduzioni nel linguaggio vernacolare che si evolve con i tempi e le culture. Una 'forma' che papa Damaso, nel IV secolo non ardì cambiare se non nelle “letture”, introducendo i testi della Vulgata di S. Girolamo, che Papa Gregorio si adoperò perché fosse diffusa in tutta l’Europa e San Pio V codificò per la Chiesa Latina. Oggi, invece, abbiamo assistito e assistiamo a traduzioni e persino ad arbitrarie manipolazioni che spesso diluiscono quando non oltrepassano il senso profondo di espressioni intraducibili da custodire e preservare così come sono perché tutte le generazioni possano riceverne la fecondità. La cesura col passato ha portato al relativismo sia i sacerdoti che le persone. Se invece lo sguardo è rivolto al crocifisso, centro della Liturgia, si ripristina la giusta interiorizzazione e conseguente esteriorizzazione. Il dialogo tra sacerdote e fedeli non manca nello scandire delle formule, ma resta essenziale sobrio, profondo e in un linguaggio che non è quello che usiamo tutti i giorni per andare al supermercato.
Io rispetto il vostro desiderio di applicare e osservare la Liturgia col massimo rigore possibile, ma insisto che ne fate troppo una questione di segni. Ho capito Tripudio quando parla del significato che lui da al segno, ma sono d'accordo con Sebastian che non potete accusare due cristiani come voi di essere Protestanti solo perché non si inginocchiano. E non hai risposto alla sua osservazione: molti che non sono nel cnc non si inginocchiano alla consacrazione, basta andare in una chiesa qualunque. E se puta caso (non succede figuriamoci!) ma dico puta caso il Papa mette la sua firma di approvazione sulla Liturgia Eucaristica, dall'alto del suo Magistero infallibile, allora cosa diremo? Che il Papa è ingannato? In malafede? Che il Cnc lo ha corrotto? Ci sarà un atto scismatico come quello di Lefebvre?
Questo sarebbe il Papa
che "approverebbe" gli
strafalcioni liturgici
neocatecumenali?
Il nostro apparente "rigore" non è giuridismo: ma fedeltà a segni e formule che veicolano una realtà e che, se sostituite o eliminate ne veicolano un'altra e forgiano in maniera corrispondente le anime. È questa consapevolezza che ci spinge ad insistere. Quanto all'atto di inginocchiarsi Tripudio è stato più che chiaro nel precisare che un gesto come l'inginocchiarsi non è automaticamente sinonimo di fede, nella piena consapevolezza che il significato è più importante del gesto. Però, al contrario, il rifiuto categorico di inginocchiarsi dà testimonianza del fatto che in fondo in fondo non si crede realmente alla Presenza Reale. Ossia non si crede davvero in Cristo... o magari si è di quella categoria di persone che pensano di salvarsi dicendo "Signore, Signore!" La nostra infatti non è banalmente la battaglia per promuovere l'inginocchiarsi. È venuto fuori questo argomento perché è quello più immediatamente comprensibile senza troppe spiegazioni. Ed infatti tutte le volte che si parla dell'inginocchiarsi, ci ritroviamo a poter più facilmente presentare le questioni teologiche: uno dice di credere alla Presenza Reale ma si guarda bene dal compiere il più noto e semplice gesto di riverenza. Dunque significa che sta mentendo, o quantomeno che non padroneggia bene la lingua italiana...

Persino dopo questa chiara ed esaustiva precisazione, Sandavi D ci torna sopra centrando tutto il discorso su un segno che è fondamentale unicamente nella misura in cui induce un atteggiamento profondo di fronte al Signore e lo rivela anche...

Infine il Papa NON POTRA' mai approvare la vostra liturgia. Intanto. se lo potesse, lo avrebbe già fatto il 20 gennaio scorso e non vi avrebbe dato delle NORME attraverso la Lettera di Arinze, che avete subdolamente trovato modo di disattendere...

Insomma Tripudio. Dobbiamo continuare a scrivere trattati, continuando a pubblicare pretestuose e sommarie pseudo-confutazioni come queste?

mercoledì 10 ottobre 2012

...chi lavora contro l'unità della fede Cattolica?

..di recente la Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti vi ha impartito a mio nome alcune norme concernenti la Celebrazione eucaristica, dopo il periodo di esperienza che aveva concesso il Servo di Dio Giovanni Paolo II. Sono certo che queste norme, che riprendono quanto è previsto nei libri liturgici approvati dalla Chiesa, saranno da voi attentamente osservate...(Benedetto XVI, Discorso al Cammino Nc, 12/1/2006)
"Saranno da voi attentamente osservate"?

Sembra ormai sia diventato necessario, quasi obbligatorio, che l'Intelligenza e la Coscienza vengano "coartate". Eh, sì. Perchè la realtà dei fatti, la Verità del Magistero, sembra non siano più sufficienti. La Verità... può essere non sufficiente?

Verrebbe da dire che questo tradisce proprio quel famoso metodo coercitivo e impositivo, senza il quale il CnC non si regge. Siccome è questo il metodo "normale" interno alla comunità, sembra quasi l'unico possibile anche dall'esterno. L'unico accettato. Per cui: o il Papa, la Santa Sede, la Chiesa, OBBLIGANO, coercitivamente, il CnC a fare determinate cose; oppure è come se la realtà dei fatti, il Magistero stesso, non esistessero!

Il Santo Padre INSEGNA chiaramente. Il Magistero Cattolico è altrettanto chiaro. Per un'anima fedele e CATTOLICA non sarebbe necessario null'altro! Veramente nulla. Quello che è necessario esiste! La Fede della Chiesa, dono di Cristo! Basta e supera!

Cosa afferma questa stessa fede, professata per millenni, e che non è "frutto delle novità del Vaticano II"? Professa un solo Dio, Padre Onnipotente! Un Solo Signore Gesù Cristo, nato, crocefisso, morto, risorto il terzo giorno, asceso in Cielo e che ha effuso lo Spirito Santo paraclito fondando la Santa Chiesa su Pietro, il quale si avvale dei Vescovi in comunione con lui. Afferma che i Santi Sacramenti sono "mezzi di Grazia" che comunicano la Grazia che "esprimono", alle condizioni della Chiesa. Sono stati istituiti da Cristo stesso e dalla Chiesa. La Santa Messa è la ripresentazione del Sacrificio della Croce che si perpetua nei secoli, l'attuazione della Redenzione nell'oggi, la messa in atto del Mistero salvifico del Signore Gesù, nato, morto, risorto e asceso al cielo.

Ora, questa stessa Fede deve professare il CnC e qualsiasi gruppo, "cammino", associazione. Non valgono decreti, fogli, lasciapassare se questa stessa fede non è professata! Infatti, ogni cosa nella Chiesa dipende letteralmente dalla Fede donata da Gesù Cristo Signore, che la Chiesa Custodisce e trasmette, per mezzo di Pietro e i suoi.

Liturgia fai-da-te con balletto-girotondo
Ora si da il caso che NULLA nell'iter di approvazione del CnC, ancora non concluso, sia stato "decretato" contro questa stessa fede, nonostante ci siano ottimi motivi per lamentare pesanti ambiguità sia nell'iter che nell'approvazione! Ambiguità che attendono una chiarificazione netta. Si da il caso che lo stesso statuto, come non poteva essere altrimenti, recepisce le norme impartite dal Papa. Si da il caso che le leggi (cfr. Can. 20) non si possono abrogare "tacitamente", ma l'abrogazione va definita chiaramente. E nel caso di specie non si sta davanti a "leggi" ma a RICHIAMI alla legge vigente ed universale. Richiami vincolanti e vincolati alla LEGGE stessa. Come giustamente diceva AleCt, il Santo Padre ha ribadito pubblicamente, anche nell'ultimo discorso al CnC, le norme universali a cui tutti sono tenuti. Si da anche il caso che gli Statuti NON POSSONO avere potere abrogante perchè non sono leggi e nemmeno "norme o istruzioni", ma debbono contenere leggi ed essere fondati su esse (Can. 94-95).

E' sommamente doloroso vedere la tentata "astuzia" nel raggirare la legge della Chiesa e nel rendere ambigua la fede Cattolica, che invece è chiara ed univoca. Non ammette ambiguità! Ma è pur vero che il CnC non è solo nell'ambiguità... Nella Chiesa ormai si è nella confusione più grande.

Il motivo per cui si cerca di mantenere e giustificare la prassi Nc è ovviamente pedagogico. Una prassi di quel tipo, giudaizzante (vedere qui), esprime una teologia particolare. Per questo e non per altro viene difesa e non modificata.

Chi si domanda cosa mai dovesse esservi di assurdo nell'applicare il "poco" chiesto dalla fede Liturgica e dogmatica della Chiesa, fa una domanda pertinente.
Ma non vedo molte risposte, se non quella di cui sopra.

martedì 9 ottobre 2012

"Catechisti Abbastanza Grossi" si autocertificano

"Catechesi" del Cammino
Commentiamo una email che abbiamo ricevuto da Alessandro qualche tempo fa, ricordando che per sparare "slogan" bastano poche parole mentre per dare "spiegazioni" occorre purtroppo dilungarsi (e ce ne scusiamo anticipatamente).

Lo "stile neocatecumenale" resta infatti sempre lo stesso: quello di sparare rumorose obiezioni e tonanti slogan senza entrare mai nel merito. Per questo è faticoso rispondere.

Carissimi gestori del sito,

ogni tanto incappo nel vostro sito e rimango ogni volta sempre più sconcertato.....Probabilmente siete in buona fede, questo solo Dio lo sa, ma non vi rendete conto dei danni enormi che state facendo e, scusatemi il gioco di parole, non vi rendete conto di quanto il Signore ve ne chiederà conto: temo che il conto sarà salato.....ma anche questo solo Dio lo sa.

Prima di continuare mi presento: mi chiamo Alessandro, ho 26 anni e sono uno studente. I miei genitori fanno il Cammino dal '79, lo hanno finito nel 2006 mentre io ci sono ormai da quasi 14 anni.
Queste nostre pagine lasciano "sconcertati" i neocatecumenali: è un complimento interessante, poiché significherebbe che hanno letto con attenzione queste pagine senza trovarvi la solita propaganda neocat. Il che però per loro significa... «danni enormi» (al Cammino Neocatecumenale).

L'introduzione contiene uno strafalcione teologico: secondo il nostro fratello neocat si può essere "in buona fede" e contemporaneamente colpevoli di fronte a Dio. Si tratta di una negazione della divina Misericordia: mentre è vero che "in buona fede" si può sbagliare, è falso che il Signore consideri ciò come un'aggravante per la condanna; probabilmente Alessandro pensava piuttosto allo stalinismo (il cui dio era Stalin e non perdonava mai nessuno, nemmeno chi aveva agito in buona fede), in modo da avere l'opportunità di giudicarci in modo temerario. Ma andiamo avanti.

Il nostro fratello Alessandro candidamente ammette che i suoi genitori hanno impiegato ventisette anni per completare il Cammino: proviamo a pensare per esempio al tempo normalmente richiesto dalla Chiesa per formare un nuovo sacerdote ("solo" cinque o sei anni circa) o al percorso completo per la consacrazione come religioso (per esempio ben "nove anni" nei salesiani e nei gesuiti, che sono i più lunghi). Grazie all'affermazione di Alessandro abbiamo l'ennesima conferma che il Cammino presenta un cristianesimo assai più complicato di quello vero: per preparare un laico cattokikiano ci vuole almeno il triplo di quel che è richiesto per formare un sacerdote gesuita e il quadruplo di un parroco...
Come riuscite a continuare a sparare a zero dopo tutte le conferme che la Santa Chiesa, tre papi e moltissime Congregazioni ci hanno dato?
Ecco una tipica tattica neocatecumenale contro chi non elogia l'opera di Kiko e Carmen: Alessandro ci accusa subito di «sparare a zero» (proprio ciò che sta facendo lui) e di andare contro la Chiesa danneggiandola (esattamente ciò che fa il Cammino).

Tutto il materiale che abbiamo presentato è ben documentato e abbiamo sempre sfidato chiunque a verificare di persona ciò che diciamo, alla luce di ciò che ha sempre insegnato la Chiesa, oltre che confrontarlo con la propria esperienza diretta e indiretta del Cammino. Prima di giudicarci, il nostro fratello Alessandro avrà almeno tentato di verificare quanto c'è di vero tra le pagine che presentiamo?

Ma andiamo avanti:
Di cosa parlo? Ad esempio di queste cose:

- Approvazione definitiva degli statuti del Cammino
- Approvazione completa della nostra particolare liturgia che non è segreta ma è aperta a ogni fedele e, vi assicuro, è stupenda. Ve lo sta dicendo una persona che va spesso a messa durante la settimana e che apprezza tantissimo anche la normale messa parrocchiale. Vi dirò che a me piace anche la messa in latino secondo l'antico rituale.
Ecco un'altra tipica tattica neocatecumenale: ridurre tutto agli slogan neocat ("siamo approvati!") e pretendere che la discussione avvenga su quelli anziché sulla realtà dei fatti.

Qui nessuno ha mai negato l'approvazione degli Statuti; al contrario, abbiamo fatto presente come tale approvazione sia costellata di stranezze tali da lasciare allibito anche il più onesto seguace di Kiko.... qualora ne venisse a conoscenza!

Gli Statuti non fanno diventare verità l'errore. "Approvazione definitiva degli Statuti" significa solo che i neocatecumenali hanno ora un documento -con tutti i suoi limiti, certo- che chiarisce cosa devono fare per restare nell'alveo della Chiesa. E quel documento recepisce e fa suoi la "sgridata di Arinze" del dicembre 2005 e il discorso di conferma della sgridata di Benedetto XVI nel gennaio 2006. Ma i seguaci di Kiko e Carmen si guardano bene dall'ubbidire ai comandi del Papa presenti nello Statuto...

Alessandro ci elargisce quindi la solita menzogna neocatecumenale: l'approvazione "completa" della liturgia neocat. Approvazione? Addirittura "completa"? E quando e dove sarebbe avvenuta e pubblicata? L'unico documento specifico sulla liturgia neocatecumenale è la fatidica lettera del card. Arinze contenente le decisioni del Santo Padre, decisioni che poi sono diventate parte dello Statuto definitivo neocatecumenale (art. 13, comma 3, nota 49) insieme al discorso del Santo Padre che le confermava a Kiko e ai suoi seguaci. Decisioni confermate a gennaio 2012 dal Santo Padre («seguire fedelmente i libri liturgici») nonostante i concreti tentativi di affossarle.

Cameriere liturgico con insalatiera.
Secondo voi il neocatecumenale a
sinistra era seduto o in piedi?
Quelle decisioni, in breve, consistono nel «seguire il Messale Romano senza aggiunte né omissioni», con l'unica differenza dell'anticipazione del segno della pace a prima dell'offertorio («indulto» temporaneo concesso ai neocatecumenali e non ancora revocato) ed il permesso di fare la Comunione sotto le due specie (che non è una concessione esclusiva al Cammino, e che comunque il Cammino sfrutta per fare abusivamente "la comunione seduti"). Invitiamo i nostri fratelli neocatecumenali a meditarla senza farsela interpretare dai soliti Gennarini.

Caro fratello Alessandro, come ti spieghi che il Papa ha detto le stesse cose che diciamo noi? Come ti spieghi che a "criticare" il Cammino sono coloro che sono in sintonia col Papa? Il 20 gennaio 2012 Benedetto XVI ha detto ai neocatecumenali che devono «seguire fedelmente i libri liturgici»: quale parte del "fedelmente" non ti è chiara?

Lo Statuto definitivo concesso dal Pontificio Consiglio aggiunge, di suo, che i neocatecumenali devono fare la comunione in piedi al proprio posto (cosa su cui riflettere: come mai lo Statuto ha bisogno di precisare una cosa del genere?) anche se sappiamo tutti che praticamente ovunque i neocatecumenali continuano ancor oggi a farla da seduti e "tutti insieme contemporaneamente", infischiandosene delle norme liturgiche, del loro stesso Statuto oltre che del Papa.

«Vi assicuro, è stupenda», dice il nostro fratello Alessandro presentandoci con chiarezza la sua personale opinione mentre pare proprio dimenticare che la liturgia è un dono di Dio, non una fabbricazione degli uomini: pare proprio dimenticare che gli abusi e gli strafalcioni liturgici sono severamente condannati... Ed è incredibile come possa considerare "stupenda" la chiassosa celebrazione kikiana-carmeniana e contemporaneamente gradire la sublimità di quella tradizionale in latino (che ha nutrito la spiritualità di innumerevoli generazioni di santi) che ne è proprio agli antipodi.
- Approvazione definitiva del Direttorio Catechetico in tutte le sue parti. So che questo non ve lo aspettavate e che ci siete rimasti male poichè non l'ha approvato mia nonna ma la Congregazione per la Dottrina della Fede che è abbastanza qualificata in materia. Per non parlare di tutte le Congregazioni ed i Pontifici Consigli che hanno esaminato scrupolosamente tutti gli aspetti del Cammino ed hanno lasciato tutto praticamente inalterato. La Chiesa è stupida e voi siete gli unici intelligenti e scafati? Non credo! I vostri teologi sono migliori di quelli della Congregazione per la Dottrina della Fede, o lo sono i vostri liturgisti? Non credo proprio!
Alessandro incredibilmente non si domanda come mai un Direttorio "approvato" da un dicastero vaticano... «sarebbe un male» pubblicarlo. Per la prima volta nella storia della Chiesa sarebbe stata approvata una sorta di dottrina segreta. Che strano eh? Vuoi vedere che anche l'approvazione del Direttorio è qualcosa di sospetto e tortuoso come l'approvazione degli Statuti?

Oppure, più semplicemente, si ammette che la pubblicazione del Direttorio darebbe ai neocatecumenali la possibilità di verificare se i cosiddetti "catechisti" stanno insegnando ancora gli strafalcioni kikiani-carmeniani oppure che il Direttorio corretto e approvato. Ma non si può! Kiko dice che "sarebbe un male" la pubblicazione...

Quanto al "tutto inalterato" c'è da dire che il Papa, mediante la sopra citata lettera del card. Arinze, aveva tentato di "alterarla" sì, la liturgia neocat, ma solo per farla tornare nell'alveo del Messale Romano. E non c'è riuscito: a quanto pare nemmeno il Papa ha autorità sui neocatecumenali - infatti gli iniziatori Kiko e Carmen, insieme al don Pezzi, gli hanno scritto che avrebbero fatto a modo loro.


Dopotutto non è Kiko stesso a vantarsene e a comandarlo? «Alla comunione stiamo tutti seduti».
Il problema è che avete mancato di prudenza (virtù cardinale) poichè vi siete espressi su realtà che conoscete poco e niente, fatevelo dire!!! Sul Direttorio ad esempio avete un'opinione incredibile: il caro Padre Zoffoli, che a mio modesto parere sta scontando tanto Purgatorio per colpa della sua battaglia nei nostri confronti, ci ha trovato addirittura eresie. Ma guarda un po'!
Il compianto padre Enrico Zoffoli (infaticabile apostolo dei sacramenti e difensore della fede, difensore della Chiesa) non è stato né il primo né l'unico a scovare le eresie neocatecumenali e a documentarle accuratamente in modo che chiunque possa verificare, confrontare, domandare. È stato solo colui che ha lavorato più estensivamente sul problema. E ha sempre domandato - inutilmente - che Kiko e Carmen facessero una pubblica e dettagliata professione di fede contro tali eresie (cosa che avrebbe immediatamente eliminato ogni ambiguità riguardante il Cammino, e avrebbe condannato tutti i cosiddetti "catechisti" che insegnano strafalcioni).

Quanto al conoscere il Cammino, ti assicuro che ne parliamo proprio perché lo conosciamo bene. Tacere di fronte al male significa rendersene complici. Tacere di fronte alle eresie significa abbandonare al proprio destino le anime che vengono ingannate. Per te la "prudenza" coincide forse con la viltà?
I miei genitori sono dei catechisti abbastanza grossi e possiedono oltre al nuovo anche il vecchio Direttorio e la Chiesa ti assicuro che non ha fatto grandi modifiche, tagli o altro..... Mi hanno assicurato che ha collegato ogni catechesi con i punti del Catechismo della Chiesa Cattolica e poi migliorato l'enunciazione di certi concetti che poteva dare adito a incomprensioni (ricordate che quei testi sono trascrizioni di catechesi orali e si sa che oralmente non puoi essere chiaro e cristallino come lo saresti se con calma e tranquillità buttassi giù un testo).
Alessandro ci conferma che i testi del Direttorio non hanno subito modifiche sostanziali. Del resto, poiché dei sacerdoti ci avevavo fatto pervenire i testi del 1999, ce n'eravamo già accorti e non avevamo mancato di documentarlo (cfr. per esempio ciò che dicono Kiko e anche qui: Carmen).

Ogni neocatecumenale è obbligato a disprezzare padre Zoffoli senza leggerne mai neppure una pagina: lo stesso Kiko dà l'esempio. Così, anche il nostro caro fratello Alessandro, avendo come genitori due "Catechisti Abbastanza Grossi" investiti direttamente dallo "Spirito", si permette di giudicare brutalmente, affermando con comica spavalderia che non ci sarebbero problemi. Forse non sa nemmeno che padre Zoffoli, in vita sua, si è occupato di tantissime altre cose (difesa della fede, scritti e vite di santi, ministero del confessionale e direzione spirituale... era citato perfino dal Papa, i suoi scritti più importanti sono stati inclusi nel breviario passionista come preghiere!) con un tale livello di onestà intellettuale e levatura spirituale che a qualunque persona sana di mente fanno sospettare che sul Cammino Neocatecumenale ci abbia visto giusto.

Dunque, caro fratello Alessandro: sai almeno cosa significa "eresia"? Hai mai confrontato l'insegnamento della Chiesa con quello di Kiko per vedere se almeno una delle accuse di eresia è fondata? O forse pensi che "eresia" sia solo il portare alla luce le magagne del Cammino Neocatecumenale?

Molto interessante anche la tua precisazione sul fatto che tra il vecchio Direttorio e quello "approvato" non ci sarebbero grandi modifiche o tagli: solo qualche "collegamento" e qualche "miglioramento di enunciazione". Ringraziamo perciò Alessandro e i due "Catechisti Abbastanza Grossi" per averci confermato che siccome la sostanza non è cambiata per niente, allora le osservazioni di padre Zoffoli sono tutte validissime ancora oggi: ecco perché Kiko afferma che "sarebbe un male" se venisse pubblicato quel segreto, ecco perché Kiko mormora contro padre Zoffoli inducendo i propri seguaci a fare altrettanto.
Non avete idea della profondità di quelle catechesi tutte radicate nella Parola di Dio, nei Padri della Chiesa e nel Magistero. Perchè non vengono pubblicate? Forse un giorno lo saranno, così smetterete di diffondere calunnie ma il tutto ha un senso.....che probabilmente sapete già... Io vi assicuro che è meraviglioso all'inizio di ogni passaggio assaporare quelle catechesi senza saperne niente o quasi. Se fossero pubblicate magari cederei alla tentazione di leggerle prima. Non commetterei nessun peccato ma rovinerei tutto e sarebbe scoraggiante perchè col tempo diventano sempre più esigenti. Se a una persona che ha appena incominciato a studiare l'italiano e sa a malapena come si dice 'quanti anni hai?' gli fai leggere la lezione sul nostro congiuntivo, sui vari periodi ipotetici con relative irregolarità diventa scema e magari abbandona lo studio....... Tutto ha una sua gradualità....ma poi perchè tutta questa curiosità? In internet c'è tutto il necessario: il Catechismo, il Compendio, le encicliche degli ultimi 100 anni, libri interi etc...... Una volta saputo che tutto è stato approvato dal Papa non c'è nessun bisogno che siano pubblicate....
Caro fratello Alessandro, noi ci siamo tutti fatti un'idea precisa di quelle catechesi radicate nella parola di Kiko. Chi per esperienza diretta, chi nel leggere i testi originali, chi ascoltando elucubrazioni neocatecumenali, siamo rimasti allibiti: per di più, persone assai più intelligenti e preparate di noi hanno tratto le stesse conclusioni. Dovunque, in qualunque posto del mondo, si contestano al Cammino Neocatecumenale sempre le stesse cose, sempre gli stessi strafalcioni nella liturgia e nella dottrina.

Se "un giorno" le catechesi segrete potranno essere pubblicate, perché quel giorno non è ancora venuto neppure con l'approvazione? Cosa c'è da nascondere, se tutto è già "approvato" e rettificato? Kiko e Carmen hanno paura che un neocatecumenale vada a leggersi i testi prima che i cosiddetti "catechisti" li recitino a memoria fingendosi ispirati dallo Spirito? Hanno paura che un neocatecumenale venga a conoscenza delle elucubrazioni kikiane-carmeniane senza il contorno emozionale nel quale si possono far passare come ineluttabili anche la decima obbligatoria e la confessione pubblica? Hanno paura che qualche neocatecumenale si domandi come mai Kiko e i suoi scagnozzi non utilizzino il (pubblicatissimo) Catechismo della Chiesa Cattolica?

Vedi, caro fratello, non si tratta di guardare le soluzioni delle parole crociate prima di risolverle. Si tratta invece di usare chiarezza nei confronti del Santo Padre e delle anime che seguono il Cammino. Padre Zoffoli chiese invano a Kiko e Carmen una "pubblica e dettagliata professione di fede". Addirittura Kiko stesso affermò a giugno 2008 che il Papa vuole che le "catechesi" vengano pubblicate ma neanche tre anni dopo ha detto che «sarebbe un male» pubblicarle... dunque le «decisioni del Santo Padre» sono un "male" per il Cammino?

Molto chiarificatrice l'affermazione sul cosiddetto "assaporare quelle catechesi senza saperne niente o quasi". Il nostro fratello Alessandro ci sta dicendo praticamente che il segreto è costitutivo del Cammino, proprio come se il Cammino fosse una setta segreta, come se fosse "una chiesa nella Chiesa". Sapete, anche nelle Massonerie funziona così: l'iniziazione massonica procede per gradi successivi, per rivelazioni successive, con l'assoluto segreto riguardo i gradi superiori. Nel cattolicesimo invece no: il Catechismo è pubblico, va "gridato sui tetti". Non si insegna la fisica quantistica ai bambini, certo, ma questo non significa affatto vietare la pubblicazione di testi di fisica quantistica...

Infine, ci sarebbe molto da discutere anche sulle parole "tutto approvato dal Papa". Oggi tutti possono verificare che il Papa è sottoposto ad ogni genere di pressioni e «trame ordite alle sue spalle». Per esempio, l'anno scorso, un cardinale ha detto che il Papa avrebbe lodato il "decoro" della cattedrale di Reggio (quando il Papa notoriamente ha sempre condannato lo scempio artistico nelle chiese). Ti sembra realistico? Ti sembra nello stile del Papa? Ti sembra perfettamente in linea con tutto ciò che il Papa ha insegnato? Ti pare ragionevole l'ipotesi che il Papa sia rincitrullito per quei trenta secondi necessari ad elogiare ciò che ha sempre condannato?

Allo stesso modo nei sacri palazzi si sa bene che il Papa non voleva approvare gli Statuti definitivi del Cammino, e venti giorni dopo ebbe la sgradita sorpresa del fatto compiuto. Talmente sgradita, che anziché fare gli auguri a Kiko, anziché complimentarsi col Cammino, anziché parlarne nei suoi numerosi interventi pubblici, restò in silenzio per un anno intero. Il Papa ha accolto quegli Statuti con un fragoroso silenzio, un assordante silenzio, nemmeno una nota, nemmeno una parola, neppure una citazione per più di un anno. E i neocat che continuavano ad andare in giro dicendo "il Papa ci approva".
Anche sui Redemptoris Mater poi avete scritto una marea di fesserie ragazzi miei...... Il Cammino avrebbe potuto istituire una specie di ordine religioso per poter disporre liberamente delle migliaia di presbiteri che grazie a quello che Dio opera attraverso il Cammino hanno visto nascere e crescere negli anni la loro vocazione. Ma non l'ha fatto! Ha voluto che fossero diocesani alle dirette dipendenze del vescovo e forse non sai che il Cammino non ha beni materiali propri, tutto quello che costruisce con le famose 'collette' lo regala alle Diocesi, seminari compresi. Poi come osate dire che i sacerdoti che escono da questi seminari sono tenuti ad obbedire più a Kiko che al loro Vescovo? E' una calunnia bella e buona. Sono due cose completamente diverse: da noi anche i sacerdoti fanno il Cammino, hanno la loro comunità e camminano con gli altri fratelli: parte fondante di tutto questo è l'obbedienza ai propri catechisti ma questo non è assolutamente in contraddizione con l'obbedienza al Vescovo. E' perfettamente complementare perchè si occupano di cose diverse. Il sacerdote obbedisce al vescovo in merito alle cose che concernono il suo ministero: lo nomina vicario o parroco di una certa parrocchia, lo guida nella pastorale, gli affida altri incarichi e così via.... su queste cose nessun catechista può entrare e ci mancherebbe!
Oh, certo, anche noi siamo sicuri che Kiko avrebbe potuto benissimo istituire un ordine religioso kikiano. Sarebbe però stato più complesso farselo "approvare" (non credere che gli ordini nascano così, da un mese all'altro), e sarebbe stato troppo evidentemente al servizio di Kiko.

Per questo il Cammino ha bisogno di fabbricarseli "diocesani", i preti neocatecumenali. Ha bisogno di incistarsi nelle parrocchie, ha bisogno di sostituirsi alla parrocchia fagocitandone spazi e forze. I preti neocat sono a disposizione di Kiko ma devono sembrare (almeno i primi tempi) a disposizione della Chiesa.

Le collette "regalate" alle Diocesi servono generalmente alla cosiddetta "oliatura". Nei testi di padre Zoffoli si racconta di come le collette contengano sempre qualche grossa regalia per la gerarchia locale. Abbiamo notizia di un vescovo che improvvisamente si convinse della bontà del Cammino quando gli diedero in un sol colpo assegni per un totale di 72 milioni di lire. Oppure nel libro Neocatecumenali sul viale del tramonto di una regalia da 26 milioni di lire. La discussione proseguirebbe ancora molto a lungo...

I seminari "Redemptoris Mater", a dispetto del nome, sono seminari kikiani. Lo dicono anche i vescovi. Per esempio prendiamo il caso più interessante, quello del Giappone, dando voce a loro piuttosto che alla propaganda kikiana.
Dove entra l'obbedienza ai catechisti? Nelle cose che concernono la comunità ad esempio ma siamo soprattutto sulla sfera personale: mettiamo che in uno scrutinio venga fuori che il sacerdote odia suo padre, che non si è ancora riconciliato con lui (voi dite che non può capitare? E' possibile, è possibile). In questo caso il catechista può ordinare che subito si riconcili con lui perchè è una cosa talmente grave che se non la fa non può continuare il Cammino. E' il primo esempio che mi è venuto in mente. Può forse un catechista dire di trasferirsi di parrocchia? O di disobbedire al proprio vescovo? Sarebbe assurdo, credetemi!
Sull'obbedienza ai cosiddetti "catechisti" esistono diversi problemi. Anzitutto, cosa significa "sfera personale"? Significa forse «foro interno»? A giudicare dalle tue affermazioni, si direbbe di sì.

Che un neocatecumenale (addirittura un "sacerdote") confessi pubblicamente di "odiare suo padre", e che un laico (cioè un cosiddetto "catechista") si senta incaricato di giudicare e di comandare la riconciliazione... non sembra anche a te una innaturale "inversione dei ruoli"? Con il cosiddetto "catechista" laico a fare direzione spirituale ad un sacerdote!

Addirittura quella confessione pubblica esige una "riconciliazione" altrimenti non si può continuare il Cammino. Questa confusione non è solo tra i ruoli stabiliti dalla Chiesa, ma è anche confusione tra "foro interno" e "foro esterno". Sai cosa significa?

Quanto al comandare di non disubbidire al vescovo e al Papa, sono i fatti concreti che ti smentiscono. A cominciare dalle liturgie del sabato sera, dove sistematicamente ogni sabato sera voi disubbidite al Papa.
E ricordate che tutti i giovani che entrano in un RM vengono incardinati in quella Diocesi, devono obbedienza al Vescovo e senza il suo permesso i vertici del Cammino non possono fare niente. Se lui ha bisogno dei suoi sacerdoti in diocesi, nonostanti i RM siano stati creati soprattutto per mandare sacerdoti nei luoghi più scristianizzati o dove ce n'è più bisogno ti assicuro che restano lì dove sono. Il Cammino è sempre stato obbediente alle direttive della Santa Sede e ti assicuro che almeno nella mia parrocchia abbiamo rispettato anche tutte le direttive della lettera di Arinze (grazie a Dio lo Spirito Santo dopo questa prova ha voluto che tutto fosse approvato con tutti i sacri crismi).

Scusatemi per la lunga e-mail. Penso di essere stato educato e sempre lo sarò. Se avete domande vi posso rispondere con cognizione di causa.

Vorrei tanto che mi rispondeste.....

Un abbraccio nel Signore
La pace
Alessandro
Ti rispondiamo volentieri, ma solo per farti notare che tu fai dei ragionamenti teorici (in teoria il sacerdote non può disubbidire al vescovo) mentre noi ti parliamo di quello che concretamente succede nel Cammino. E cioè che i cosiddetti "presbiteri Redemptoris Mater" sono preti di Kiko, non preti della Chiesa.

Non siamo noi a dirlo, sono i vescovi. A molti dei quali la situazione sta bene così perché non vogliono perdere la comoda "oliatura".
P.S: Con questo non voglio dire che non ci siano stati abusi da parte di qualche catechista troppo esagerato...sono cose che nel campo dell'umano possono succedere. Ma non sono cose che sono partite dall'alto, derivano dalla debolezza umana di singoli. E ricordate che stiamo parlando di una realtà ecclesiale che coinvolge circa 1.300.0000 battezzati, se non di più, migliaia di sacerdoti, centinaia di vescovi ed anche diversi influenti e apprezzatissimi cardinali. Per non parlare di quanto ci amasse Giovanni Paolo II e di quanto ci ami Benedetto XVI. Secondo voi un Papa così intelligente, così colto, così severo quando serve e così santo non si sarebbe accorto di tutte le cose che credete di avere scoperto? Non è più probabile che vi sbagliate voi soprattutto alla luce degli ultimi avvenimenti?
Anche noi avremmo voluto credere all'esistenza di qualche "catechista troppo esagerato". Ma a lungo andare ci siamo resi conto che non erano episodi isolati, ci siamo resi conto che il problema è strutturale del Cammino. Per di più, nel caso di "catechisti troppo esagerati", avrebbero dovuto esserci dei provvedimenti di Kiko e Carmen per rimuovere chi esagera e per comandare di non «scarnificare le coscienze con domande che nessun confessore farebbe».

La "Nueva Estetica", cioè gli sgorbi
su cui i neocatecumenali devono pregare
Invece, da decenni, si continuano a ripetere le stesse critiche, e Kiko e Carmen non hanno fatto mai nulla per risolvere il problema. Continuano ad avvenire gli stessi problemi coi cosiddetti "catechisti". Succedono continuamente abusi. Il pesce puzza dalla testa: è stato Kiko stesso a fissare il metodo, e quel metodo produce quei risultati.

Vedi, il Cammino è un "dono dello Spirito", ma gli strafalcioni liturgici non sono un dono dello Spirito. Le corbellerie dottrinali non vengono dallo Spirito. Le esagerazioni dei cosiddetti "catechisti" non vengono dallo Spirito, né dallo Spirito può mai venire la diffusione sistematica dei loro errori. L'oppressione dei singoli, la scarnificazione delle coscienze, le vistose ombre nella raccolta e nella gestione dei soldi, l'apertura alla vita ridotta a "sfornare figli", eccetera, non possono essere dono dello Spirito. Le tristi e cupe canzonette di Kiko dal tono funereo e calante non sono dono dello Spirito, così come non lo sono i suoi sgorbi pittorici su cui siete costretti a pregare (sgorbi che spesso contengono simboli massonici). L'orgoglio, l'arroganza, l'ignoranza dei leader del Cammino non possono essere dono dello Spirito, così come non può esserlo l'assurda segretezza del Direttorio (dov'è l'evangelico "gridatelo sui tetti"? le dottrine di Kiko e Carmen, se rispecchiassero la verità insegnata dalla Chiesa da venti secoli a questa parte, si potrebbero tranquillamente gridare dai tetti).

Giovanni Paolo II e Benedetto XVI vi hanno detto di celebrare la liturgia di tutta la Chiesa, abbandonando gli strafalcioni di Carmen e Kiko. È quella la cura per sanare il Cammino, la sana liturgia può risanare il Cammino. Per quanto la cosa possa sembrarti paradossale, più la liturgia è celebrata secondo le indicazioni della Chiesa, e più vi accorgerete della necessità di seguire l'insegnamento plurimillenario della Chiesa senza "riscoperte" inquinanti né "abbellimenti" bislacchi.

sabato 6 ottobre 2012

Lo Shemà come negazione dei dogmi cristiani

Placchette dello Shema' dall'inconfondibile stile kikiano come quelle raffigurate qui a lato sono acquistabili in tutti i neocatecumenal-shop. Nelle prime tre righe vediamo la preghiera dello Shema' in caratteri ebraici (Dn 6,4) e nelle successive, in italiano, la citazione da Lc 10,27.

Come mai i neocatecumenali hanno bisogno della versione ebraica dello Shema'? Lo sanno cosa intendono gli ebrei recitandola?

Il famoso storico ebreo Jacob Katz (1904-1998), in un suo libro intitolato "Esclusivismo e tolleranza: studi sulle relazioni tra ebrei e non ebrei nell'epoca medievale e moderna", confermava l'importante tradizione rabbinica secondo cui la preghiera dello Shema' Israel per gli ebrei ha significato il rifiuto in generale della cristianità e in particolare dei dogmi della Trinità e della Divinità di Cristo.

Qui sotto, una nostra traduzione di un brano dall'edizione in lingua inglese del 1961:
...La polemica giudaica pare aver avuto una funzione apologetica. I difensori della fede giudaica, peraltro, non si accontentavano di respingere gli attacchi dei cristiani; a volte hanno contrattaccato, e alcune delle loro affermazioni erano dirette contro i dogmi centrali del cristianesimo.

La messianicità di Gesù è o direttamente contestata o rifiutata per deduzione con l'argomento che il vero Messia verrà nel futuro. Allo stesso modo il dogma della Trinità è indirettamente rifiutato affermando con enfasi l'unità di Dio, insieme ad altre polemiche esplicite.

Il rabbino Joseph Bekhor Shor [nel 1913] ha interpretato lo Shema', cioè la professione di fede degli ebrei, come contenente una categorica negazione di tale dogma centrale del cristianesimo. Questa è la più notevole indicazione di quanto si sia estesa l'attitudine alle controversie penetrata nelle più intime radici della vita religiosa ebraica.

La triplice menzione di Dio nel versetto del Deuteronomio (Dn 6,4) Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo è stata vista dai cristiani come una dimostrazione della Trinità. Il rabbino Joseph Bekhor Shor ha deriso quest'interpretazione dichiarando che il versetto, al contrario, contiene una precisa negazione di tale dogma cristiano.

Dato che la questione riguarda la formula dello Shema' ripetuta da ogni ebreo due volte al giorno, la controversia è andata al di là della semplice esegesi accademica. La spiegazione del rabbino Joseph non è stata utilizzata solo in polemica coi cristiani, ma anche come commento alle preghiere. Così questa questione polemica è stata associata con la formula centrale della professione di fede giornaliera. Io considero questa la dimostrazione più impressionante della sensibilità degli ebrei alla propaganda cristiana.

giovedì 4 ottobre 2012

Gennarini: gli ebrei "padre" nella fede neocatecumenale

Giuseppe Gennarini, uno dei leader neocatecumenali negli Stati Uniti, ha detto al The Jewish Week che il suo movimento mira alla "riscoperta, e la prima cosa che riscopriamo nella fede sono le radici ebraiche, noi scopriamo la parola di Dio, noi scopriamo Abramo, noi scopriamo l'Esodo e la Pasqua Ebraica. Con la riscoperta viene l'amore. Siamo grati agli ebrei per quanto loro ci hanno dato, aiutandoci a conoscere Dio".

Preferisce pensare agli ebrei non come "fratelli maggiori", come dicono alcuni cristiani, ma come un "genitore", poiché nella Bibbia "ci sono così spesso difficoltà tra fratelli, come tra Esaù e Giacobbe, e Giuseppe e i suoi fratelli. Dunque noi non diciamo che voi siete fratelli, ma che siete il nostro padre nella fede".

(fonte: The Jewish Week, 1° maggio 2012)

martedì 2 ottobre 2012

Interpretazioni bislacche della Sacra Scrittura: la pietruzza di sale

Mamotreto ad uso dei
cosiddetti "catechisti" del Cammino
Riprendiamo un intervento di Lino su un esempio dell'uso improprio, arbitrario e banalizzante delle Scritture nel Cammino Neocatecumenale. Ne avevamo considerati diversi altri: il «fango negli occhi», la «necessità» di Giuda, il «fico sterile», l'«odio ai familiari»...


Di fronte alla richiesta di pubblicare tutta la "catechesi" di Kiko (i testi in formato PDF sono consultabili anche da qui: I Scrutinio - II Scrutinio), Lino rispondeva:

Mamotreto col "rito del sale"
Clicca per ingrandire
Tutta la catechesi? E a che pro? Per contestarla dettagliatamente, punto punto, tante sono le nequizie, occorrerebbero anni. Io mi limito, per quanto di mio interesse, al punto accennato nell'articolo: "una lettura dell’Apocalisse in cui si parla della pietruzza bianca che il Signore darà al vincitore, che i neocatecumenali identificano, con frettolosa approssimazione, con il sale". (Il Rito del sale fa parte del II Scrutinio)
Il riferimento di Apocalisse è il seguente:
"Chi ha orecchi ascolti ciò che lo Spirito dice alle chiese. A chi vince io darò della manna nascosta e una pietruzza bianca, sulla quale è scritto un nome nuovo che nessuno conosce, se non colui che lo riceve".
Un'approssimazione come quella di Kiko non s'era mai letta. La pietruzza è stata considerata una tessera honoris, la tessera d'invito ai banchetti, il simbolo di un vincitore, un diamante "Urim" (il diamante delle profezie) dal colore della luce. Un pietruzza di sale mai, perché il sale si scioglie, mentre quella pietruzza (io propendo per un diamante di Urim) è profeticamente per sempre.

E poi: importante, più della pietruzza, è il nome nuovo su di essa scritto. Assegnare un nome, biblicamente, significa sia conoscere il nominato, sia assegnargli una missione. Perché, il catechista officiante è in grado di conoscere il nominato e di affidargli una missione, di profetizzare "chi vince" e fargli promesse?

Fosse nere al posto degli occhi,
benedice con la mano sbagliata,
l'«omega» è rovesciata, la mano
della Vergine è invecchiatissima...
Ma che è 'sta roba?
Il solito uso improprio delle Sacre Scritture, questa volta dell'Apocalisse, motivato soltanto dal fine di "impressionare" il neocatecumeno, perciò inserito nel "rito" degli Orientamenti. Un vero furbetto, quel Kiko e chi con lui e per lui.

"Ma mi faccia il piacere!", avrebbe detto Totò a questi Baccalà che nei loro convivi - solo perché non si sono seduti prima ai tavoli di ben altre mense - si sorbiscono simili minestroni insipidi e commentano: "Quanto sale!".

Orrido e blasfemo!
Perché la Chiesa l'ha approvato? Non lo so, chiedetelo a quelli che l'hanno fatto. Per me, fino a che il verbo di Kiko non sarà dichiarato dogma, è mera opinione ridicolizzabile di un pittore spagnolo che dipinge Gesù Bambino con gli occhi tenebrosi e Cristo in Croce rivestito con la veste e l'ephod: il pettorale del giudizio (senza nemmeno conoscerne le pietre) di chi fece di tutto per farlo crocifiggere. E queste sono immagini, neocatecumenali, non chiacchiere.

Possibile che non creino problema a nessun sacerdote o vescovo nella Chiesa, queste immagini?

domenica 30 settembre 2012

Un ex 'itinerante' ci parla di Kiko e Carmen

Kiko si premurerà di dichiarare subito che Daniel è "un demonio" che "distruggerà tutto", mentre Carmen stabilirà che nessun neocatecumenale avrebbe mai più comprato i suoi libri, e Daniel verrà immediatamente ostracizzato e dimenticato dai suoi stessi fratelli di comunità...


Daniel Lifschitz, classe 1937, è un ebreo convertitosi al cattolicesimo. Ha avuto occasione di entrare nel Cammino Neocatecumenale nel 1973, diventandone poi "catechista itinerante" per portare il Cammino in Turchia, in Africa e negli USA.

Dopo aver impiegato ventitre anni per completare il Cammino, lo lascerà.

Lo stesso Kiko si premurerà di dichiarare subito che Daniel è "un demonio" che "distruggerà tutto", mentre Carmen stabilirà che nessun neocatecumenale avrebbe mai più comprato i suoi libri, e Daniel verrà immediatamente ostracizzato e dimenticato dai suoi stessi fratelli di comunità.

Niente male come trattamento per uno che decide di abbandonare. Vogliamo solo far notare che questo non avviene in nessun altro ambiente cattolico: né nei conventi, né negli altri movimenti ecclesiali, né nelle comunità monastiche e religiose, né nelle associazioni cattoliche... Si verificano censure del genere solo quando uno decide di lasciare il Cammino. Non farà meraviglia, dunque, che il Cammino venga qualificato come "setta".

Un esempio di religiosità kitsch:
"crocifisso appiattito" kikiano
Vale la pena commentare alcuni ricordi di Daniel (citati da: Daniel Lifschitz, "L’immondizia ama Dio. Dal Battesimo all’itineranza neocatecumenale", edizioni Parva), che costituiscono l'ennesima testimonianza sui problemi del Cammino Neocatecumenale, interessante perché proveniente da chi ancora conserva un po' di simpatia per il Cammino (al punto da raccontare ancora oggi che certi eventi infausti erano "il Signore che mette alla prova", e quelli fausti erano "il Signore mi faceva capire che dovevo perseverare").

Carmen interrompe il Papa

L'episodio è noto, ma è sempre bene averne una testimonianza in più da parte di chi era presente di persona. Nel 1981 Giovanni Paolo II va a visitare la parrocchia dei Martiri Canadesi a Roma, che ha il non invidiabile primato dell'essere la prima chiesa italiana in cui si è impiantato il Cammino (dal 1968).
Nel suo discorso il Papa ci parlava sempre del “movimento neocatecumenale”. Ma ogni volta che pronunciava la parola “movimento” Carmen lo interrompeva, gridando: "Padre, Cammino, non movimento". Questo avvenne per ben cinque volte, finché il Papa, abbastanza seccato, esclamò: “La donna taccia!”. A mio avviso Giovanni Paolo II aveva ragione, ma Carmen, purtroppo, l’ebbe vinta.
Bizzarrie kitsch kikiane:
il portachiavi-sgorbio
Il "franchising" religioso neocatecumenale, in onore all'idolo Kiko

Come in ogni setta, il culto della personalità del fondatore raggiunge e supera le vette del ridicolo.
Per poter fare le nostre celebrazioni, la Liturgia delle ore e l’Eucaristia, dovevamo portare quindi tutto l’occorrente nascosto in valigie e affittare una stanza in più, trasformandola in cappella. Per i neocatecumeni non si tratta di poche cose: la Bibbia con la fodera di Kiko, l’icona della Madonna di Kiko, la Croce a stile in stile di Kiko, il Cero pasquale con un motivo di Kiko, la Coppa e la patena progettati da Kiko, il libro dei canti di Kiko, il copri leggio ideato da Kiko, tappeti, chitarra, tamburello e paramenti non ancora progettati da Kiko.

Un altro episodio mostra ancora una volta che le scelte "teologiche" di Kiko non sono basate su riflessione e ragionamento, ma sono decisioni insindacabili a cui poi seguono eventualmente "spiegazioni" improvvisate e bislacche.
Chanukkàh della sinagoga di Karslruhe:
forse non sanno che "nove" sarebbe
"il numero dell'evangelizzazione"
Un’altra volta cercai di fargli cambiare idea su un dettaglio liturgico. Durante l’Eucaristia del Cammino si accende sulla mensa la Chanukkàh, il candeliere a otto braccia che viene acceso durante gli otto giorni che dura la festa di Chanukkah. Il nono braccio è nient’altro che un servitore per accendere ogni giorno una luce, fino all’ottavo giorno della festa. Feci notare a Kiko che un candelabro a nove braccia, come viene acceso in tutte le Eucaristie del Cammino, non ha nessun senso liturgico. Infastidito, non mi volle ascoltare: disse che il numero nove era quello dell’evangelizzazione.
Le catechesi segrete

Ciò che Kiko ha di più caro sono le sue stesse catechesi, immutabili, intangibili, da ripetere a memoria per poi recitarle cercando di dare l'apparenza dell'ispirazione "dallo Spirito".

Nel Cammino è sempre stato così. Addirittura, fino a pochi anni fa, dei testi delle "catechesi segrete" (i cosiddetti mamotreti) veniva negata perfino l'esistenza (anche dopo che mons. Landucci e p. Zoffoli le pubblicarono e commentarono).

Design by Kiko:
vassoio ottagonale per pagnotta
ed insalatiera-beverone gigante
Tale menzogna non poteva durare in eterno, anche a causa di piccoli incidenti come questo occorso a Daniel.
Una sera, mentre père Elie faceva visite ai suoi numerosi parrocchiani, preparavamo la catechesi dell’indomani nel suo salotto e, terminata la lettura – la conoscevamo già tutti a memoria e per me era diventata una gran noia – nascosi il mio mamotreto sotto il cuscino di un divano. La mattina, a colazione, père Elie ci venne incontro tutto pimpante con un ghigno in bocca e in mano il "vangelo secondo Kiko e Carmen": “Ecco, da dove tirate fuori la vostra parlantina! Ora ho capito chi siete: siete tutti dei pappagalli!”. Non aveva tutti i torti.
Ci dispiace notare che di fronte ad una tale figuraccia, i neocatecumenali presenti non abbiano riflettuto seriamente su quell'evangelizzare "secondo Kiko e Carmen".

Ecco la "Nueva Estetica"
che si rifà ai "Primi Cristiani":
trono di plastica trasparente
per il gran Sabato Sera
di ogni "presbìtero" kikiano
La diffusione del Cammino consiste nel culto dei fondatori e nella "pappagallesca" ripetizione delle loro apodittiche affermazioni e delle loro ambiguità dottrinali e liturgiche. Per di più, i fondatori mostrano una grave mancanza di rispetto nei confronti del Papa e dei vescovi. Per esempio, Kiko e Carmen il 17 gennaio 2006 scrissero a papa Benedetto XVI: "siamo contentissimi delle norme" liturgiche (che proibivano tutti gli abusi neocatecumenali), ed il 14 giugno 2008, appena ricevuto lo Statuto, Kiko affermava trionfante in conferenza stampa che due anni e mezzo prima, appena ricevute le norme, le aveva considerate "una catastrofe! siamo persi! qui finisce tutto!"

Il Cammino si diffonde grazie alle divisioni tra i cattolici

Daniel ci racconta un episodio semplice ma esemplare: anziché interrogarsi sulla fondatezza dell'accusa del domenicano, i francescani "insorgono". Il commento di Daniel lascia intendere che a muovere i francescani era l'invidia nei confronti della parrocchia più grande: è in nome dell'invidia e della vendetta che favoriscono il Cammino.
Fremendo di rabbia ci tacciò di sfaccendati che, con il pretesto di servire la Chiesa, facevano a sbafo “turismo ecclesiale”. Se avesse saggiamente taciuto, avremmo forse dovuto fare fagotto. Ma una tale arroganza, suscitò la reazione opposta. Gli altri parroci, tutti Francescani, di fronte a quel prepotente Domenicano, che nella sua parrocchia regnava su un gregge di mille pecore, mentre, si dovevano dividere tra di loro trecento pecorelle, insorsero come un sol uomo.

Il Cammino contro i vescovi

Un qualunque missionario cattolico onesto pensa così: se vado in una diocesi e il vescovo di lì non mi vuole, allora vado via anche se mi sembrasse una decisione ingiusta, perché di fronte al Signore è meglio obbedire al vescovo piuttosto che evangelizzare nella sua diocesi contro la sua decisione.

Invece, con l'ambiguo slogan "siamo approvati dal Papa", i neocatecumenali (perfino quelli in buona fede) pensano che sia legittimo infischiarsene del parere del Vescovo: "...nacque una piccola Comunità di 12 fratelli, per la gioia del parroco p.Sebastiano e per il gran dispiacere del vescovo".

La Nueva Estetica Musical:
nelle liturgie neocatecumenali
si possono usare solo ed
esclusivamente canti di Kiko
In Turchia, il nuovo vescovo aveva capito bene che il pessimo lievito avrebbe fermentato rovinando seriamente l'impasto:
Nel frattempo era arrivato il nuovo Vescovo di Izmir, Mons. Kalogiras. L’incontro con lui fu drammatico. Non voleva saperne di Comunità. Secondo lui gettavamo scompiglio nella sua diocesi. Poco prima del nostro arrivo aveva vietato alle suore di continuare il Cammino. Decise, senza spiegare il perché, di chiudere anche la Comunità di p.Domenico. Che male poteva recare una Comunità di appena dieci persone ad un “grande” diocesi? Ovviamente il Vescovo, fedele al Vangelo, temeva che un po’ di lievito fermentasse tutta la massa. Poco tempo prima Giovanni Paolo II era stato ad Efeso, e Mons. Kalogiras l’aveva salutato come “il dolce Cristo in terra”. Alla nostra obiezione che il “dolce Cristo in terra” conosceva il Cammino e l’apprezzava, seppe solo rispondere: “A Izmir il Papa sono io!”.
Purtroppo quel vescovo aveva ragione. A che servono i vescovi, se per aggirare le loro decisioni basta dire ambiguamente "il Papa ci apprezza"?

In nome dell'ubbidienza al vescovo, disobbediscono al Papa. E poi in nome dell'ubbidienza al Papa disobbediscono al vescovo. Kiko ed i suoi neocatecumenali obbediscono solo a chi fa comodo, solo quando fa comodo, e solo nella misura in cui fa comodo.

Come sempre, l'ambiguo slogan neocatecumenale "il Papa ci apprezza" serve solo a infischiarsene delle decisioni dei vescovi. Quasi al punto di esultare nel vedere che un vescovo ostile al Cammino è colpito da malattie o da morte.

La vera forza dei neocatecumenali: il fracasso

Liturgia kika con nove fuochi:
"il numero dell'evangelizzazione"
Da allibire: tredici neocatecumenali strimpellano "per ore" dei "canti neocatecumenali". La menzogna giornalistica amplifica i tredici in "trecento", e trasforma la loro fastidiosa operazione di propaganda in "accoglienza al Papa".

Vale il solito detto: fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce. Sulla stampa fanno più rumore i tredici neocatecumenali solerti nel chiassare, che le preghiere e l'accoglienza (quella vera) della comunità cattolica svizzera che il Papa stava visitando.
Partimmo, quindi, la domenica del suo arrivo, con il primo treno diretto a Sion, per essere pronti ad accoglierlo in prima fila con striscioni, chitarre, e bongo. Avevamo anche un megafono, perché eravamo in tutto... tredici.

(...)

Quando, dopo la Messa, il Papa si ritirò nella Casa del Vescovo per pranzare con l’episcopato svizzero, ci spostammo nel giardino sottostante, continuando imperterriti per ore con i nostri canti neocatecumenali, finche il segretario del Vescovo, uscendo sul balcone, ci ringraziò, chiedendoci di abbassare il tono, perché il Santo Padre era andato a riposare.

L’indomani i giornali del Vallese, cantone cattolico, uscirono con il titolo: “Trecento giovani entusiasti, con chitarre e tamburi, cantano la loro gioia e il loro amore per il Papa.”
C'è da notare che i neocatecumenali non potevano avere peggior trattamento dell'indifferenza.

Il tocco finale è dato dall'avviso del segretario del vescovo (non immaginiamo cosa sarebbe apparso sulla stampa se al balcone si fosse scomodato uno dei vescovi): "Grazie, ma abbassate il volume".

È facile comprendere il sarcasmo di quel "grazie" di fronte a quell'intrattenimento musicale rumoroso, indesiderato, e composto di soli "canti neocatecumenali". Non canti gregoriani e polifonici, ma canzonette scritte da Kiko, musicate da Kiko, suonate alla maniera di Kiko, accompagnate dai tamburi (immaginate che effetto, nella civilissima Svizzera, sentir tambureggiare per ore intere peggio che nell'Africa nera) e... urlate nel megafono.

Chiassate neocatecumenali
per le strade: questa sarebbe
la "nueva evangelizatio"
Non meno sarcastica è quella richiesta di abbassare il volume. Come a dire: se proprio siete così contenti di cantare quella robaccia, continuate pure all'infinito.

Insomma, i tredici eroi neocatecumenali hanno avuto il peggior trattamento che si possa immaginare. Che però è nulla in confronto all'alternativa del dover relazionare ai propri super-catechisti "abbiamo cantato solo per un'ora" oppure "senza megafono".

Dopotutto sarà la stampa, all'indomani, a trasformare magicamente la fastidiosa chiassata di tredici scalmanati in una (testuali parole) "accoglienza al Papa" da parte di "trecento".

E se i vescovi svizzeri avessero pubblicato una smentita, avrebbero con ciò dato più importanza ai fracassoni di quanta non ne fosse stata già fabbricata.