mercoledì 19 giugno 2019

GLI AMICI NEOCATECUMENALI DI KIKO (II° PARTE): JOSÉ LUIS MENDOZA, UNO DEI LAICI PIU’ POTENTI DELLA CHIESA

(Qui sotto, la seconda parte della riflessione iniziata a questo [link]).

Riprendiamo la narrazione delle vicende sporche, del giro di soldi, degli agganci politici ultraconservatori, dell’ancora amico di Kiko, José Luis Mendoza Perez.
Ricordiamo che tutto quanto riportato è ripreso fedelmente dalla copiosa stampa spagnola, nulla è aggiunto o modificato. Per questo la narrazione potrà mancare di fluidità, essendo costituita esclusivamente da brani di articoli dell'informazione spagnola reperiti on line e riuniti in una consequenzialità logico-cronologica a modo di "collage informativo".


Prima sede del Real Murcia.
Oggi questo stadio è sede dell'UCAM Murcia Football Club
2006 – Alcuni genitori degli studenti indagano perché ritengono che le plusvalenze ottenute durante l'ultimo decennio siano servite a speculare e fare affari invocando il nome di Dio, collocando questa università in una presunta situazione di deterioramento quasi irreversibile e bancarotta tecnica. "È urgente espellere questo mercante dal tempio", gridano.
I professori della UCAM non escludono un imminente contenzioso nei tribunali ordinari, tra la già citata Fondazione che presiede Mendoza e che si integrerebbe con alcune persone della sua famiglia, tra cui il fratello Vicente e il vescovato di Cartagena, come titolare legale con il diritto di erigere un'università nella Chiesa cattolica di Murcia, per cercare di annullare o risolvere il suo contratto di gestione abusivo per 50 anni.

Lo scandalo accademico in cui l'UCAM si sta già sviluppando, potrebbe costringere una prima azione del Governo spagnolo, in caso di reclami, a rivedere i protocolli seguiti per alcuni o tutti i gradi e la gestione del corso post-laurea in un'università cattolica teorica ma che in pratica è un'università privata.
Mendoza ignora i ripetuti avvertimenti del vescovo Reig Pla, che sarebbe disposto a intervenire con prudenza e discrezione prima di tutto, al fine di prevenire un ulteriore collasso dell'UCAM prima del flusso di denunce da parte degli insegnanti del centro all'opinione pubblica regionale, nazionale e internazionale. Sono tantissimi, genitori e studenti, preoccupati e allarmati dalla situazione.
Media mondiali come Le Monde, The Guardian, The Times, Il Corriere della Sera, CNN, BBC, RAI, CBS, NBC, ABC, TV5, hanno già documentato con servizi e notizie ciò che accade all'interno l'UCAM, così come i principali media spagnoli, grazie alla testimonianza di insegnanti "non malleabili". Hanno anche informato circa 25 università cattoliche o pontificali in tutto il mondo, tutte le università spagnole, partiti politici, sindacati, Arcivescovi e Vescovi, dicasteri vaticani, la Conferenza episcopale italiana e la spagnola, oltre al TSJ della Regione di Murcia, delle serie conseguenze legali che potrebbero derivare da tale stato di cose, nel mezzo di un crescente discredito della UCAM per la sua produzione scientifica inesistente e la disoccupazione galoppante che prevale tra i suoi ex studenti.
Nel frattempo, Mendoza sembra aver moltiplicato la sua ricchezza personale, decuplicata dal 1997 "a spese della perdita di prestigio di questo lavoro della Chiesa, in cui sembra esserci corruzione accademica ed economica". Molti sono del parere che "abbiamo un FALSARIO che abusa della bontà della gerarchia cattolica e che utilizza il nome di Dio con presunta SIMONIA".
Diversi preti della diocesi scrivono scandalizzati da tutto ciò che sta accadendo nell'UCAM, ma purtroppo non osano parlare in pubblico perché conoscono il potere di Mendoza sul Vescovo.
Mendoza ha avviato una persecuzione nei confronti dei docenti membri UCAM appartenenti all’Opus Dei, con la scusa che sarebbero massoni e vorrebbero porre fine al loro glorioso lavoro di insegnamento.
Due ex insegnanti hanno denunciato Mendoza per mobbing, ma hanno perso la causa, naturalmente.
L'UCAM è in uno stato di terrore in cui gli standard di lavoro non sono soddisfatti, non c'è rappresentanza dei lavoratori, è spiato e messo alle strette chi si oppone a Mendoza che diffama coloro che non sono d'accordo, i lavoratori non parlano perché sanno che i loro i coniugi o i loro parenti soffriranno rappresaglie se sono lavoratori universitari e possono perdere il lavoro... la situazione è molto più triste e degradante di quanto è stato detto nel processo.
Le diocesi limitrofe di Orihuela, Albacete e Almería gli hanno negato, fino ad oggi, di aprire succursali nei rispettivi territori proprio perché non erano convinte della santità tanto presunta di quel soggetto e, ancor meno, della sua competenza quale operatore nel campo educativo.
Il suo grande mentore e introduttore pubblico, vescovo emerito Javier Azagra, pur ritiratosi nel febbraio 1998, appare come il responsabile ultimo al Vaticano per la circolazione di questo personaggio unico, con una studiata posa illuminata al fine di ingannare meglio santi uomini come l'attuale nunzio a Madrid, il portoghese Monteiro de Castro. Il suo grande alleato in questo periodo è il Cardinale Primate e l'Arcivescovo di Toledo, mons. Cañizares Llovera, ma talvolta si avvale anche dall'Arcivescovo di Madrid, monsignor Rouco Varela, mentre il suo grande sostenitore a Roma è il colombiano cardinale Lopez Trujillo.
Dopo la questione con mons. Reig Pla è stata comunicata un’istruzione dal Vescovo Bertone, per la quale, secondo le istruzioni del Segretario di Stato della Santa Sede, José Luis Mendoza deve trattare direttamente con il nunzio su questioni relative all'Università Cattolica, che è sotto il diretto controllo del Vaticano (vedremo come questa istruzione cambierà totalmente nel 2010, una volta allontanato Reig Pla). Mendoza invece assicura che non dovrà rendere conto al nunzio Manuel Monteiro de Castro e che tutto rimarrà lo stesso. Altri pensano che il nunzio non sarà solo una figura decorativa e che richiederà maggiore trasparenza.
Sono giunte poi critiche e denunce pubbliche dei gruppi contrari alla gestione di Mendoza, che lo rimproverano di gestire l'UCAM come una sua azienda privata attraverso una rete di imprese familiari, assumendo un titolo che è proprio del vescovato. Tra i gruppi e le organizzazioni che si sono distinti contro Mendoza c'è l'Associazione delle famiglie numerose di Murcia. Il suo presidente, Antonio Sánchez Lapaz, ha raccolto le firme da presentare al nunzio. Secondo Lapaz, che si presenta come testimone diretto del tempo, Mendoza arrivò nel 1995 con l'idea di creare un'università cattolica senza soldi. Ora è diventato il proprietario dell'Università Cattolica con la benedizione di Javier Azagra e il consenso di Cañizares e Ureña.
Mendoza è identificato politicamente con l'estrema destra regionale che detiene Valcárcel al potere, il quale ha anche organizzato un sostegno pubblico a Mendoza e all'UCAM.
Un'ispezione ministeriale discreta sembra aver rilevato numerose irregolarità nell'emissione di diplomi nelle ultime settimane, dopo che diversi professori hanno denunciato pratiche accademiche poco ortodosse e l'accelerato degrado del peculiare centro di insegnamento.
Mendoza ha trasformato l'UCAM in una stazione di polizia per monitorare gli insegnanti che hanno scelto di rimanere, ancora legati al centro ma in attesa di soluzioni da parte di mons. Reig Pla, ma che ancora non sono ancora arrivate. Secondo alcuni di questi insegnanti, anche la situazione di tesoreria sarebbe disastrosa e metterebbe in pericolo il normale funzionamento della loro attività entro l'anno accademico corrente.

Mendoza e moglie
"cavalieri di San Gregorio"
2007 – Dopo tutto quanto abbiamo detto, Mendoza riceve addirittura una medaglia di San Gregorio Magno dai più alti dignitari della Chiesa cattolica, conferitagli dal Card. Alfonso López Trujillo.
Trujillo ha detto: "Il Signore ha reso possibile che la famiglia Mendoza abbia costruito una casa fondata in una fede viva" ed anche "l'UCAM sta dando frutti importanti grazie ai quali in questa istituzione si vuol fare qualcosa di grande per la Chiesa".
Era presente anche il card. Antonio Marìa
Rouco Varela che ha qualificato l'UCAM "come un miracolo autentico sorto alla fine del secolo ventesimo".
Presente anche l'arcivescovo Antonio
Cañizares Llovera, che ha detto: "con questo riconoscimento a José Luis Mendoza e a sua moglie, il Papa ha indicato quale è la strada che dovrebbe condurre la nostra vita che non è altro che un modo di vivere basato sulla famiglia cristiana".
Nel sito visitato avrebbe dovuto esserci la foto della consegna, ma è stata opportunamente rimossa. On line non circolano più le foto di tale cerimonia di onorificenza, tranne questo francobollino qui riportato. Mi domando perché...


2009 – Mendoza ottiene l'autorizzazione all'insegnamento dell'architettura, e le università pubbliche hanno visto l'Esecutivo Autonomo dare la priorità all'Università di Murcia.
Ottiene anche l’autorizzazione all’insegnamento di Medicina, pur non avendo le adeguate strutture. Con l'accordo con il Servizio Sanitario Murciano i futuri studenti possono svolgere stage in diversi ospedali e centri di assistenza primaria della rete pubblica. L’Università privata si avvale così facilmente delle strutture pubbliche.
Si dice che Kiko abbia rimproverato Mendoza (attenzione, era solo per il pubblico: ad oggi Kiko e Mendoza sono amicissimi come prima): "Un cristiano come te, con debiti e nemici, non può essere il presidente dell'UCAM". Argüello riconosce il contatto, ma nega di averlo gettato fuori dal Camino.
Kiko Argüello e Carmen Hernández, hanno sorpreso
Mendoza con i loro rimproveri, alla presenza del Vescovo di Cartagena, José Manuel Lorca, e al capo della comunità neocatecumenali a Murcia, Nicanor Martinez, il che potrebbe significare l'inizio della fine della marcia di Mendoza e probabilmente, anche dal Cammino (mai vero, lo vedremo).

"Lo stesso Kiko Argüello, attraverso i suoi addetti stampa in Spagna, ha confermato a questo giornale di aver incontrato Mendoza e Lorca Planes nella capitale della Murcia, anche se ha negato di aver esortato il presidente dell'Ucam a lasciare la sua università o a lasciare il Cammino". Tuttavia, le persone vicine a Kiko e Lorca sottintendono che l'incontro abbia avuto luogo e che il silenzio sia dell'artista che del poeta siano dovuti ad un accordo in modo che la situazione non sia resa pubblica, e quindi in grado di intravedere una "uscita con onore" per José Luis Mendoza.
Specialmente in relazione alla polemica che si è conclusa con la partenza dell'ex vescovo di Cartagena, Juan Antonio Reig Pla, Argüello ha esortato Mendoza a smettere di essere un "catechista" e responsabile del Cammino. Una decisione che Nicanor Martínez ha cercato di mediare e ha cercato di "salvare" la situazione di Mendoza nel Cammino. Chissà che, oggi, le comunità siano divise "a morte" a Murcia.


Nella discussione, Kiko Argüello ha accusato Mendoza di avere tra i suoi nemici sia Reig Pla che l'Arcivescovo di Granada, Javier Martinez, che ha dato rifugio a molti dei dipendenti licenziati da Mendoza, in particolare all'ex rettore, Higinio Marin e colleghi. "Con chi combatti? Chi sono i tuoi nemici, Don Juan Antonio e Don Javier?" Kiko sbottò contro il presidente dell'Ucam. Anche le posizioni dei cardinali Cañizares e Rouco sono emerse nella conversazione, in particolare la prima, che esercita un'autorità morale su Nicanor Martinez. (voleva mantenersi buoni i vescovi).
Per quanto riguarda il futuro dell'Università, alcune fonti dicono che il CEU - come già fatto a Valencia - potrebbe prendere in mano l’UCAM nel caso in cui gli attuali proprietari se ne andassero. Apparentemente, questa stessa proposta è stata presentata mesi fa all'Opus Dei, che ha rifiutato l'invito sostenendo che la sua missione educativa era già soddisfatta con l'Università di Navarra e le sue scuole. I debiti dell'Università, così come le richieste future dovute agli ultimi licenziamenti di quattro insegnanti, potrebbero accelerare i passi da compiere. Anche se quelli che conoscono Mendoza dicono che, come sembra aver con fatto Reig, Mendoza morirà uccidendo”.
José Luis Mendoza ha però categoricamente negato a InfoCatólica l'informazione che affermava la sua possibile partenza dall'UCAM. Ha anche negato che Kiko Argüello gli abbia chiesto di lasciare l'università o di abbandonare il Camino: "Non capisco perché questa continua PERSECUZIONE contro di me". Mendoza ha spiegato che di recente Kiko era a casa con lui, sua moglie e i suoi quattordici figli e, contrariamente a quanto è stato riferito, mostrò il suo desiderio di continuare ad approfondire la fede all'interno del Cammino e in comunione con la Chiesa. Il rapporto tra Argüello e Mendoza, nelle sue parole, è buono come lo è stato durante i suoi oltre 30 anni sul Camino, all'interno del quale è diventato un missionario in America Latina.
Prima del congedo del Nunzio, al quale il presidente dell'Ucam non ha partecipato, dicono che Kiko Argüello ha cercato di "reprimere" José Luis Mendoza alla presenza del nuovo vescovo di Cartagena, Llorca Planes. (tattica a pro del nuovo vescovo).
Mendoza, che non voleva prestare attenzione a Kiko sa che la sua influenza nella Santa Sede diventerà “passato”, se non è già finita, e cerca di "salvare le navi". Kiko, almeno per ora, ha deciso di "prendere le distanze" da Mendoza. E con lui, una buona parte dei Neocatecumenali. (mai vero). Situazione difficile, con un'uscita all'orizzonte: la marcia indietro del laico dell'Ucam. Qualcosa che, come diciamo, Mendoza sta prendendo seriamente in considerazione (ad oggi è sempre sulla cresta dell'onda e tenta di espandersi a Malaga).

Nella terza parte di questo articolo tratteremo degli intrighi economico-politici dell'amico di Kiko.

lunedì 17 giugno 2019

GLI AMICI NEOCATECUMENALI DI KIKO (I° PARTE): JOSÉ LUIS MENDOZA, UNO DEI LAICI PIU’ POTENTI DELLA CHIESA

Prima parte. La seconda parte è qui. La terza parte è qui.

Istintivamente, quando si pensa agli appoggi che hanno sempre sostenuto il Cammino Neocatecumenale, ci vengono in mente alte personalità vaticane che negli anni gli hanno aperto inspiegabilmente la strada.
Raramente ci siamo chiesti se questo fenomeno non abbia anche a che vedere con altri tipi di potenze, sia economiche che politiche, che operano quasi invisibilmente da dietro le quinte e che si trovano coinvolte in casi di truffa e corruzione, come a Guam.

Mi pare opportuno iniziare a parlare un po’ anche di questo aspetto, molto rivelatore quanto agli agganci potenti del Cammino. Per la mole di informazioni - in fondo a questa pagina la lista delle fonti da cui abbiamo tratto le citazioni -, occorre dividere il testo in tre parti: dal 1983 al 2005; dal 2006 al 2009 e dal 2010 ad oggi. In questa pagina presentiamo la prima parte.

In Italia non sono arrivate molte notizie circa i legami di Kiko col super discusso Presidente dell’UCAM (Università Cattolica di Murcia), neocatecumenale potentissimo che si è fatto anche tre annetti di itineranza come “famiglia in missione” a Santo Domingo, nella Repubblica Dominicana, con tanto di interviste rilasciate in stile neocatecumenale.

Tutto quanto riportato qui sotto è ripreso fedelmente dalla copiosa stampa spagnola, non abbiamo aggiunto o modificato nulla. Per questo la narrazione potrà mancare di fluidità, essendo costituita esclusivamente da brani di articoli dell'informazione spagnola reperiti on line e riuniti in una consequenzialità logico-cronologica a modo di "collage informativo".
UCAM

Kiko con la famiglia Mendoza







José Luis Mendoza Perez,
 Presidente della UCAM

L'Università Cattolica San Antonio, conosciuta come UCAM è un'università PRIVATA con sede a Murcia. Fondata nel 1996 dal NEOCATECUMENALE José Luis Mendoza Pérez e suo fratello Vicente. Molti membri della Fondazione appartengono al movimento fondato da Kiko Argüello.
José Luis Mendoza viene descritto come UNO DEI LAICI PIÙ POTENTI DELLA CHIESA.
Un uomo descritto come un ipocrita, un bugiardo, un falsario, fanatico, senza timore di Dio, che non cessa di usare il suo nome invano, giunto a sporca ricchezza in breve tempo utilizzando santi uomini della Chiesa cattolica.
L'UCAM, si dice, è stato un attore chiave nella lotta per ottenere influenza nella Chiesa.
Mendoza truffa, corrompe, evita la legge, ma parla in nome di Dio sull'aborto, sulla pedofilia, sull'omosessualità... Un vero “cristiano” alla maniera neocatecumenale.

1983 – I fratelli José Luis e Vicente Mendoza Perez fondano l’Accademia “Centro di studi Universitari san Antonio” come società anonima, che 1993 diventerà S.R.L. L’imbroglio inizia da subito: circa 1000 persone hanno pagato tra il 1983 e il 1985, 72.000 pesetas ciascuno per una specializzazione in Infermieristica FALSA e senza nessun valore ufficiale sotto l’esca che era una specialità ufficiale rilasciata dal Ministero dell'Educazione. Partono le denunce dei truffati. Mendoza era già nel Cammino Neocatecumenale.

1990/1993 – Mendoza è a Santo Domingo come “famiglia in missione”, molti sostengono che sia stato per sfuggire alla giustizia dopo le centinaia di denunce per truffa. Al suo ritorno non gli succede nulla, passa indenne.

1996 – Mendoza apre la sua Università appoggiato dall'anziano Javier Azagra Labiano, vescovo di Cartagena, che firmò il "decreto di erezione", nel quale si chiarisce che l’Università non sarebbe stata della Chiesa ma della Fondazione San Antonio, creata nel 1984 da Mendoza. Gli fu concesso un ex monastero dei Geronimiti, un bellissimo monastero del XVIII secolo che Mendoza restaurò con un investimento di 14 milioni. Grazie al sostegno della Chiesa, le Casse di Risparmio, in particolare la CAM e la Cajamurcia, non ebbero problemi a concedere prestiti.
Nella decisione del Consiglio di Amministrazione della Fondazione, del 24/9/1996 si afferma: “L'ecclesiologia della Fondazione San Antonio si manifesta con la condizione dei fedeli laici di tutti i suoi membri, per lo più appartenenti al Cammino Neocatecumenale”.
In pratica significa che mons. Azagra, che di lì a un anno si sarebbe ritirato, eresse un'università cattolica per darla immediatamente, per un periodo di 50 anni, alla Fondazione San Antonio, di proprietà di José Luís Mendoza (che non aveva nemmeno una laurea) e suo fratello Vicente.
Così Mendoza ipotecò una Cappella di cui era titolare, appartenente ai kikos, il vecchio convento di Via San Antonio a Murcia, che avrebbe dovuto dar vita alla sua compagnia per un valore di circa 280 milioni di valuta dell’epoca.
I soldi furono usati per restaurare il monastero, e per comprare un terreno, tutto messo a nome della sua Fondazione, in modo che se, dopo 50 anni, la Chiesa avesse ritirato la concessione, l'unica cosa che avrebbe dovuto essere restituita sarebbe stato il Monastero, dal momento che tutti i padiglioni costruiti nei suoi dintorni sono di Mendoza.
Ottenne la simpatia dell’Opus Dei (che poi scaricò)
così da essere nominato Consigliere Pontificio su questioni familiari, senza alcuno studio della materia, ed entrò in Vaticano. Una volta ottenuto l’accesso a Roma voltò le spalle all’Opus Dei licenziando il Vicerettore Higinio Marín, e successivamente diffamandolo e insultandolo, quando si oppose al suo modo di governare l'università.

1997 – Iniziò a portare personalmente assegni al Papa per l’«Obolo di san Pietro» e così ha continuato ogni anno. Nel 2012 afferma di aver donato 49 milioni di euro in 15 anni al Vaticano e altre opere religiose.

2005 – Arrivò come vescovo di Murcia Juan Antonio Reig Pla, che tentò di controllare l'UCAM opponendosi a Mendoza. Riteneva (giustamente) che un'università fondata in accordo con la Santa Sede non potesse essere posseduta dalla fondazione di un laico, ma dovesse essere agli ordini del Vescovo. L’Avvocatura di Stato ha concluso nel luglio 2008 la stessa cosa: L’UCAM apparteneva alla Chiesa e la Fondazione Mendoza la poteva soltanto sostenere.
Durante la disputa con Reig Pla, le Casse di Risparmio hanno chiuso il rubinetto e, per un anno e mezzo, pochi o nessuno dei cardinali e vescovi di altre giurisdizioni sono venuti a Murcia, nemmeno Cañizares e l'arcivescovo Manuel Ureña, i predecessori di Reig Pla, che ricevettero il consiglio di non farsi vedere a Los Jerónimos (UCAM). 
Nella sua disputa con la Fondazione, Reig Pla ha trovato numerosi aiuti sociali e politici a Murcia, principalmente il PSOE e il tristemente scomparso José Ramón Jara, che ha presentato appello al TSJ (Triunale Superiore di Giustizia) in favore degli interessi della Diocesi.
Purtroppo in tale pubblico scontro REIG PLA FU SCONFITTO: nel marzo 2009 fu trasferito nella diocesi di Alcalá de Henares.
 
Negli stessi anni, Mendoza acquisisce l'ex caserma di Los Dolores dal Ministero della Difesa a Cartagena, che è divenuta poi oggetto di indagine da parte del Procuratore anti-corruzione.

sabato 15 giugno 2019

A proposito di fobie

Un simpatico articolo di Aldo Maria Valli si intitola: "Breve elenco di fobie che mi colgono in chiesa".

Cristianofobia neocatecumenale:
Veglia di Pasqua in Cattedrale
quando i "cristianucci" della domenica
se ne sono andati via
Noi lo condividiamo di cuore, perché sono  le stesse fobie che coltiviamo noi ex del Cammino quando ci capita di assistere a celebrazioni 'neocatecumenaleggianti'.
Utilizzando poi l'interessante elenco fornitoci abbiamo individuato, a modo nostro, alcune delle fobie che, di converso, i neocatecumenali coltivano nei confronti della Chiesa, della sua dottrina e dei fedeli della Messa delle 12.00 ed anche  le fobie che, invece, sarebbero loro utili e necessarie per liberarsi dalla "malattia cronica" della Kikofilia e del fanatismo per il Cammino.

Nell'elenco delle fobie fatte ad inizio articolo ne troviamo di note e di meno note, paure di tutto e del suo contrario.

C’è l’acluofobia (la paura del buio) ma anche la fotofobia (la paura della luce); la criofobia (la paura del freddo, del gelo, del ghiaccio) ma anche la termofobia (la paura del calore); la xerofobia (la paura della siccità) ma anche l’ombrofobia (la paura della pioggia); l’idrofobia (la paura dell’acqua) ma anche l’enofobia (la paura del vino); la tricofobia (la paura dei capelli) ma anche la falacrofobia (la paura della calvizie) e via così.
Molto grave certamente è la polifobia (paura di tante cose) e ancora  peggiore è la panofobia (la paura di tutto).

Scrive Aldo Maria Valli:

Veglia Pasquale neocatecumenalizzata:
Vescovo estasiato, urlatore kikiano
su tribuna sopraelevata, biancovestiti
plaudenti, fedeli cattolici in ostaggio
 «In quanto cattolico, ultimamente ho sviluppato alcune fobie che voglio proporvi (le denominazioni le ho inventate io, ma forse qualcuno vi si può riconoscere).
Quando entro in chiesa, poco prima della Messa, vengo spesso colto dalla liturgofobia, che si estrinseca in una domanda: che cosa si saranno inventati stavolta?
Capirete perché soffro anche di abusofobia (il terrore degli abusi liturgici), e di protagonismofobia (ovvero la paura del prete che si mette al centro dell’attenzione e trasforma la Messa in uno show), nonché di strimpellofobia (il terrore delle schitarrate).
Da un po’ di tempo mi sono reso conto di soffrire inoltre di scambiodellapacefobia, che si manifesta nell’ostinato rifiuto di partecipare a quella gazzarra indecorosa che si sviluppa con il pretesto di dirci reciprocamente (e, secondo me, pleonasticamente) “la pace sia con te”.
Non so bene perché, ma in chiesa le mie fobie si moltiplicano. Ecco così la tazebaofobia (terrore dei cartelli appesi qua e là nel tempio sacro, come se fossimo in una sede sindacale o politica), la lectorfobia (paura del lettore che non sa leggere), la smartphonefobia (paura del telefonino che puntualmente squilla durante la consacrazione), la laudofobia (terrore dell’applauso che può scattare in ogni momento, senza ragione, perché la Messa è vissuta come un happening) e, più in generale, la animatiofobia (il terrore di ciò che i sedicenti “animatori liturgici” si fanno saltare in mente onde “agevolare la partecipazione”).
Come dite? Che dovrei scrivere al vescovo? Purtroppo è impossibile. Da quando i pastori hanno deciso di essere al passo coi tempi, soffro infatti di episcopofobia»

È facile la nostra diagnosi: la parrocchia frequentata dal giornalista A. M. Valli è affetta da infestazione neocatecumenale acuta!

Separati alla nascita:
Cammino Neocatecumenale e Setta del Dio Onnipotente

Ci permettiamo di seguito, cogliendo gli spunti di questo articolo, di continuare analizzando altri elementi di sicuro interesse. 
Infatti, se noi "cattolici della domenica" ed ex neocatecumenali veniamo colpiti dalle neo-fobie ben individuate da A.M. Valli, sono ben di più le fobie (ben descritte dalla letteratura scientifica) che affliggono gli adepti del cammino.

Essi infatti, presto o tardi, dopo un certo periodo di "clausura psicologica" nelle comunità del cammino, sotto l'egida controllante di catechisti e responsabili, finiscono per soffrire di eleuterofobia (paura della libertà), epistemofobia (paura della conoscenza), di allodoxafobia (paura delle opinioni diverse dalle proprie), come anche di genufobia (paura delle ginocchia, e quindi di inginocchiarsi) che però manifestano solo davanti al Santissimo, mentre davanti a Kiko e catechisti piegano le ginocchia e strisciano addirittura.

Non sono immuni neppure da cristianofobia e islamofobia, con attacchi incontrollati di teofobia (paura di Dio), instillata da opportune catechesi in cui li si convince che il Signore Dio si diverte a martirizzarli, soprattutto nel caso abbandonino il Cammino, ma anche se lo seguono, per renderli più e più docili e obbedienti; non sono esenti poi da lisifobia (timore di lasciare questioni in sospeso), in particolare li tiene legati al Cammino, che non finisce mai e  che, se lasciato, provoca la perdita della fede. -in realtà, causa la perdita della fede in dioKiko.

Altre fobie di cui si finisce per soffrire già dopo pochi anni di Cammino sono:
l’agiofobia (la paura dei santi e delle cose sacre - se non specificamente approvate dai fondatori e da loro deformate), l'amartofobia (la paura di peccare - contro Kiko), l’ecclesiofobia (paura della Chiesa), la satanofobia (paura di satana o del diavolo).

Kiko Argüello e suoi stretti accoliti coltivano poi le proprie personali  fobie. 
In particolare soffrono di papafobia (rara, ma documentata), ovvero della paura del papa, soprattutto quando si trovano in Italia un po' troppo vicini al Vaticano; li affligge ultimamente anche un terrore strisciante, la gesuitofobia (esiste! Aldo Maria Valli l'ha scovata in un libro scritto più di un secolo fa... ma ancora molto attuale).
In Israele alla Domus Galileae, Kiko invece patisce fortemente di staurofobia (paura delle croci e dei crocifissi) che infatti nasconde con grande accuratezza per non dispiacere ai "fratelli maggiori", gli ebrei.

Le fobie in sé non  sono positive, essendo una degenerazione della paura, meccanismo con cui, atavicamente, l'uomo si è difeso dai pericoli di un ambiente ostile.

Se i Neocatecumenali però coltivassero alcune fobie "utili" quali:
l'agorafobia  paura(delle -100- piazze), la ballistofobia  (paura dei proiettili/balle sparate dal loro guru e dai loro catechisti,); la emmifobia (paura di un grosso topo); la scolecifobia (paura dei vermi), l’ofidiofobia (la paura dei serpenti),
potrebbero affrancarsi a breve dal cammino e da tutti i suoi schifosi parassiti.

Se poi soffrissero di:
amatofobia (paura della polvere) e di rupofobia (paura dello sporco e di ciò che non è igienico)
non crederebbero fin dall'inizio di doversi infangare per conoscere la propria reale natura di peccato.

L'arithmofobia (paura dei numeri), la blennofobia (paura delle cose viscide), l'ereutofobia (paura di arrossire) li terrebbe poi alla devota distanza dal guru Kiko, dalla sua mania per i numeri, dalla sua viscida predicazione e dal suo esempio che dovrebbe imbarazzare chi si fregia d'essere un "kikos", cioè un suo seguace.

Se inoltre fossero interessati da:

aicmofobia (paura degli oggetti acuminati e taglienti), epistaxiofobia (paura delle emorragie dal naso), atomosofobia (paura delle esplosioni atomiche)
si terrebbero lontani dalle comunità e dalle parrocchie "atomiche" dove, dopo tanti anni di forzato "amore per decreto", le coltellate alle spalle e gli sganassoni sul naso si sprecano, mentre  l’eisoptrofobia (paura degli specchi) li terrebbe lontani dagli scrutini in cui dovrebbero specchiarsi nell'infinita inettitudine e incapacità di peccare l'uno dell'altro.
Infine l’arachibutyrofobia (paura del burro di arachidi attaccato al palato) li tratterebbe dal rovinarsi la dieta nelle frequenti agapi "fraterne".

Ma forse più di tante fobie, basterebbe un po' di più amore per se stessi e per la verità per cominciare a staccare i contatti con il Cammino Neocatecumenale, perché
"nell'amore non c'è timore, al contrario l'amore perfetto scaccia il timore" (1 Giovanni 14,18).

giovedì 13 giugno 2019

Quando il male oscuro di uno ottenebra molti

Riprendiamo in mano la diagnosi redatta da uno specialista in psichiatria nei riguardi di argüello, rispondendo alla sua relazione pubblicata sul sito web dell'Isola di Patmos [link].



Anche io, come lei padre Ariel, mi assumo ogni tipologia di responsabilità riguardo ciò che esprimo, ritenendo comunque impensabile che il cammino si opponga o denunci ciò che espongo o che altri presentano in indubbia onestà, poiché i neocatecumenali sono in difetto.

Il disturbo riscontrato nella personalità di kiko è più che evidente, soprattutto agli occhi di chi ha vissuto forzatamente al suo fianco ed io, disgraziatamente, ho avuto a che vedere con questo disagiato mentale.

Ho appurato che non di rado kiko adottava atteggiamenti superbi, arroganti, di disprezzo nei confronti del prossimo ritenendolo, paradossalmente, la soluzione ed anche la causa dei suoi problemi. Viveva a cicli, alternando calma e serenità a rabbia. kiko, ed anche Carmen, hanno sempre svalutato le qualità, i meriti e le capacità altrui, invidiando e annichilendo i soggetti loro sottoposti, inducendoli ad umiliarsi e a ritenersi dei poveracci senza arte né parte; tutto ciò per privarli dei doni di Dio e poterli gestire in maniera più efficace. Questa appena esposta è divenuta la prassi consueta che i katechisti operano nelle comunità.

Hanno sempre mancato di empatia, tendendo a parlare ininterrottamente della propria vita come si trattasse del più alto grado di insegnamento concreto e spirituale della fede - il vangelo propagato da kiko è un complesso di situazioni e pareri concernenti la sua storia e le sue idee - divulgandola con dettagli inappropriati e prolissi.

Nella irragionevole aspettativa di argüello di essere trattato in maniera speciale e con grande riguardo ha spesso teso a sostenere di avere il diritto ad ottenere privilegi, favori, vantaggi e prerogative particolari da chicchessia. Tale irrazionale senso di diritto lo ha sempre indotto a sfruttare e pretendere appagamento dagli idolatri di cui narcisisticamente si è attorniato.

kiko elogia i prelati e le personalità che possono arrecargli un beneficio fino a quando soddisfano le sue esigenze, per poi divenire svalutante e demolitivo nel momento in cui l’altro non si dimostra più accondiscendente.

Il sommo imbecille kiko oltrepassa i limiti dell’autorità, prendendo con saccenza, prepotenza e presunzione decisioni che non gli competono, scavalcando i superiori del momento, incluso il Pontefice! Manipola e molesta (sì, molesta e difende i molesti di ogni categoria per un rendiconto personale) per ottenere i suoi scopi, sentendosi al di sopra delle regole, anzi ritenendosi lui stesso la regola! Infatti non ha tentennato neanche un istante a difendere e coprire un violentatore. Circostanza risaputa anche se seppellita dai fedeli adepti di kiko.

Pensate a me, è stata una gran fatica mantenere un comportamento cattolico avendo le direttive del cammino neocatecumenale come riferimento per le azioni pratiche della fede: straziante celebrazione eucaristica neocatecumenale, pellegrinaggi privi di spiritualità (mai che si invitasse a recitare il Santo Rosario durante il viaggio oppure il percorso a piedi o le soste), convivenze insensate; una deleteria avversione per la Corona della Vergine Maria rappresentava il peggior ostacolo da fronteggiare.

Il Sommo Pontefice Giovanni Paolo II, che ebbi il piacere di conoscere e apprezzare, sono certa che diede peso alle parole da lei espresse nella missiva che formulò con professionalità, difatti tra richieste sollecite di documentazioni all' argüello, tirate d' orecchie energiche e attenzioni particolari nei riguardi del cammino (allo stesso modo di un agente che si infiltra nel covo degli zingari spacciatori per osservarli da vicino in attesa del tempo propizio per smascherarli e buttarli in cella. Il fatto che il Santo Padre polacco prese effettivamente tempo, non consentendo mai approvazione piena al cammino, è conferma di ciò che affermo che, inoltre, risulta evidente dalle circostanze oggettive) è significativo di un comportamento restìo al cammino neocatecumenale.

L' arido terreno neocatecumenale spazia attorno al suo totem: il vanesio kiko.
( - Non sono narcisista né egoista; se fossi vissuto nell'antica Grecia non sarei stato Narciso.

- E chi saresti stato?

- Zeus.)."

martedì 11 giugno 2019

SICURI CHE IL VESCOVO MORCILLO SOSTENESSE KIKO? O MAGARI SOLTANTO LO “TOLLERAVA”?

Mi sembra il caso di ritornare ad un’affermazione che ha fatto il nostro lettore Gänswein il 30 maggio.
Leggendola, e per giunta scritta da uno spagnolo, mi si è allargato il cuore, pensavo questo da tanto tempo...

Gänswein diceva:
E non vi hanno mai detto che il "famoso" Casimiro Morcillo non fu vescovo di Madrid prima di marzo del 1964, e la sua biografia in Wikipedia è stata scritto dal CNC.
Vi chiedo se è possibile: è stato appena nominato vescovo di Madrid e la prima cosa che fa è andare a vedere Kiko? Mons. Casimiro Morcillo "chiede" a Kiko e Karmen di continuare il Cammino nelle parrocchie nel centro di Madrid, ma... Kiko e Karmen se ne scappano a Roma.
E il quartiere latino di Roma? Un pretesto per fare curriculum, per potersene vantare un giorno, niente di più.
Né a Vallecas, né a Palomeras, né nel Quartiere latino di Roma c'è traccia dei neocatecumenali. Non ha mai vissuto davvero come i poveri, lo ha fatto come messinscena agli occhi degli uomini.
Pensate a questo: dal 1964 al 1971, l'arcivescovo Casimiro MORCILLO NON HA MAI DETTO NULLA SUL CAMMINO. Però loro hanno montato su una storia biblica come se l'episcopato di Casimiro Morcillo fosse passato al CNC. Non fu così. NON È MAI STATO DALLA LORO PARTE
 "

Infatti, dalla storia pare impossibile che il vescovo Casimiro Morcillo González fosse un sostenitore di Kiko.
Troppo semplice crederci solo perché lo ha detto Kiko (e di conseguenza tutti gli ulteriori scritti sul cammino, che si sono sempre rifatti a ciò che affermava Kiko, spesso senza verificare).

Morcillo morì nel maggio del 1971, neanche tre anni dopo che Kiko e Carmen si erano installati a Roma, quando il cammino neocatecumenale aveva al massimo tre o quattro anni scarsi di vita.
Come dice Gänswein, Morcillo non c’era più quando si è cominciato pubblicamente a parlare di lui, quindi si poteva dire quello che si voleva, senza tema di essere smentiti. Può anche darsi che Morcillo si sia rivoltato nella tomba.

In realtà è noto che Morcillo è sempre stato un TRADIZIONALISTA CONSERVATORE, fino alla sua morte.
Legato politicamente al regime di Franco, ha ricoperto due importanti cariche politiche: Procurador en Cortes e Consejero del Reino, attribuitegli dal generale stesso.

Quando partecipò attivamente al Concilio Vaticano II, militò nell’area più conservatrice, la “COETUS INTERNATIONALIS PATRUM”, nella quale si trovava schierato per l’appunto tra gli altri, anche il conosciutissimo conservatore  ex scismatico ARCIVESCOVO MONS. LEFEBVRE.
Infatti si legge che «Con i vescovi Morcillo (Madrid), Castro Mayer (Campos), de Proença Sigaud (Diamantina) e altri 250 prelati, l'arcivescovo Lefebvre formò un "commando tradizionalista" all'interno del Concilio, il "Coetus Internationalis Patrum", composto da padri tradizionalisti che cercarono di fermare l'influenza prevalente della ricca e folta ala modernista guidata dal cardinal Bea».

Alcuni membri del Coetus Internationalis Patrum
Morcillo quindi era, ed è rimasto sempre, uno dell’opposizione, contrario al modernismo e tradizionalista conservatore. Fino alla morte.
Sarebbe, per esemplificare, come affermare che Lefebvre appoggiava e sosteneva il Cammino Neocatecumenale...

Oggi si legge da più parti che i neocatecumenali sono considerati (per certi versi) "conservatori", ma all’epoca e di certo anche oggi, risultavano essere totalmente innovatori e progressisti, seguaci dei teologi del “movimento liturgico” modernista sul rinnovamento della liturgia.
Ora, che si possa anche solo ipotizzare che un “lefebvriano” come l’arcivescovo Morcillo possa minimamente aver trovato “passabile” l’incipiente rinnovamento ad opera di Kiko Argüello, risulta davvero poco credibile, se non proprio del tutto impossibile. Soprattutto perché, come ci ricorda anche Gänswein, ciò non è mai emerso per bocca di Morcillo, ma solo per bocca di Kiko.

Per questo l’idea che possa averlo sostenuto e difeso pare inaccettabile, mentre l’averlo soltanto “tollerato” è comprensibile, perché da Roma si premeva sui vescovi spagnoli, prevalentemente conservatori, affinché si adeguassero alle statuizioni innovatrici del Concilio Vaticano II.

Ogni millantata dimostrazione dell’accoglienza di Morcillo nei confronti del cammino di Kiko, non ha MAI basi ufficiali, sono solo parole di Kiko. E’ tutto fumo negli occhi:

1. FOTO ALLE BARACCHE. Sono le uniche foto che mostrano questo vescovo insieme a Kiko e vengono sbandierate ovunque.
Sappiamo però che fu Kiko a chiamarlo e sicuramente anche poi ad invitarlo nella sua baracca. Nelle foto il vescovo appare perplesso, non a suo agio, come uno che non ha potuto rifiutare un invito da parte di colui che l’ha chiamato ad adoperarsi per contrastare la distruzione delle baracche (quella di Carmen in particolare). Quelle foto non dimostrano nulla, anzi. Chiunque potrebbe avere due o tre selfie con un personaggio di rilievo, relative ad un’occasione speciale: se non c’è continuità il rapporto non è dimostrato.

Mi fa quasi tenerezza Kiko, questo giovanotto illuso, che strimpella la sua chitarra come un bambino alla presenza del vescovo per farsi dire “bravo”. Che stessero celebrando “Le Lodi” poi è cosa IMPOSSIBILE, non essendoci alcun Salterio o libro sul tavolo (ma ci sono delle sigarette...), a meno che non si voglia sostenere che Kiko conosceva a memoria i Salmi del giorno o che le sigarette sul tavolo, arrotolate mentre Kiko sta cantando, facciano parte della "liturgia"… Un neocatecumenale arriverebbe anche a questo. Probabile che all’epoca nemmeno esistessero i Salteri in lingua volgare ad uso dei comuni fedeli, dato che la prima Messa in lingua volgare spagnola, mi pare risalga al 1965 o 1966 addirittura.

Kiko quindi NON CELEBRAVA LE LODI CON MORCILLO, come ha sostenuto dopo che Morcillo era morto, ma gli faceva solo sentire le sue canzoni, mentre un suo amichetto delle baracche se la ride quatto quatto (vedere in foto).


2. MORCILLO TROVÒ A KIKO UN POSTO PER CELEBRARE L’EUCARESTIA NELLA VICINA CHIESA DELLA BARACCOPOLI. Questo viene spacciato come un appoggio ma, in realtà, vista con gli occhi di un conservatore tradizionalista, sembra più una insopportazione a che l’Eucarestia fosse celebrata in luogo non consacrato, con pane, vino e chitarrella. Infatti gli impose addirittura le porte chiuse, quasi non volesse che questa innovazione fosse di scandalo. Mossa, pare, “cautelativa”, non in appoggio alla novità kikiana. Quasi come a dire: “Ormai non mi posso più opporre alle novità del Concilio, ma conteniamo gli ardori. Almeno vai a celebrare in una Chiesa”.
Kiko racconta spesso questa situazione, quasi si fosse verificata in un contesto diverso dall’intervento alle baracche, quasi a voler dimostrare una continuità di rapporto con Morcillo, ma con tutta probabilità avvenne lo stesso giorno, quando Kiko lo avrà rimbombato con i suoi canti e le sue teorie. “Orrore!”, pensa un tradizionalista, ed indirizza il giovanotto menestrello verso una CHIESA.

Una domanda a cui non ho mai trovato risposta è chi fosse il prete che celebrava con Kiko l’Eucarestia nelle baracche. Doveva per forza essere un convinto modernista, per prestarsi a quell’esperimento, ma non sembra risultare che Kiko l’abbia mai nominato. Non vorrei azzardare che celebrassero l’Eucarestia da soli, perché mi pare davvero troppo, ma che magari di queste Eucarestie ce ne fossero state poche o addirittura nessuna, sinceramente mi è passato per la testa. Magari la novità consisteva proprio nel proporre a Morcillo un modo nuovo di fare l’Eucarestia, non ancora realmente sperimentato.
Se chiedessimo oggi a Kiko chi era il prete che celebrava l’Eucarestia nelle baracche, sicuramente nominerebbe qualcuno già deceduto, come spesso fa, in modo da non poter avere conferme certe.

1. alcuni amici al ballo della parrocchia del Pozo (Vallecas), 1966
2. battesimo con padre Llanos, 1960
3. processione della Vergine dei Dolori nella
parrocchia al Pozo del tio Raimundo, anni ‘60

Anno 1969: Comunioni a Palomeras Altas
come in qualsiasi altra normalissima parrocchia


3. MORCILLO “ORDINÒ” A KIKO DI ANDARE A PREDICARE NELLE PARROCCHIE.
Ma lo dice solo Kiko, è solo Kiko a dire che Morcillo glielo “ordinò”: di sicuro non l’ha detto Morcillo, che se ne sappia. È molto più probabile che “tollerasse”, in nome del Concilio, queste innovazioni in erba che Kiko e Carmen stavano pedissequamente diffondendo, credendo peraltro che fossero poca cosa (tre annetti di corso nelle parrocchie e basta, un’aggiunta pastorale del tutto temporanea). In effetti i parroci spagnoli non li volevano, al punto che furono per un tempo anche clandestini, ritrovandosi nel garage della famiglia Argüello, nel quartiere di Arguelles. O, come a Canillejas, dove dovettero fare ben 80 catechizzazioni prima che nascesse una comunità. Veramente perseveranti nella diffusione della loro creatura, approfittandosi della tolleranza del vescovo e dei nuovi venti del Concilio.

Morcillo li tollerava perché li considerava poca cosa e perché non si interessavano di politica, cosa che in quegli anni creava problemi all’interno della Chiesa spagnola.
Da sottolineare inoltre che finchè non finì il Concilio nel dicembre del 1965, Morcillo fu impegnato a Roma, quindi tornò in Spagna nel 1966. Se nel 1967 Kiko già catechizzò a Zamora, c’è solo un anno in cui sarebbe stato possibile intrattenere un qualche tipo di rapporto col vescovo, che fra l’altro era completamente assorbito dalla costruzione ex novo di circa 250 nuove parrocchie, cosa di cui tanto si è potuto leggere, contrariamente al suo sostegno verso la nuova predicazione kikiana alle baracche.

4. LETTERA DI PRESENTAZIONE DI MORCILLO AL CARD. DELL’ACQUA, allora vicario del Papa.
Dal tono della lettera, è evidente che stava presentando un “animatore”. Si legge:
 Ho la soddisfazione e l'onore di informare che il giovane D. Francisco Argüello, domiciliato a Madrid, dedica tutto il suo tempo all'evangelizzazione delle classi sociali più umili che vivono tra loro poveramente (non delinquenzialmente), usando a loro favore le sue abilità come musicista e compositore e creatore di comunità cristiane nei quartieri in cui vive, in altre parrocchie della capitale e in altre città spagnole
Nel suo lavoro apostolico procede sempre d'accordo con il vescovo della diocesi ed è sempre pronto ad accettare qualsiasi osservazione fatta”.
Lo presenta come un musicista e compositore obbediente ed in accordo col vescovo, abile a creare comunità cristiane, pronto ad accettare le sue osservazioni.
Così si mostrava Kiko all’inizio, per accattivarsi legami utili: obbediente e disponibile ad accogliere le osservazioni. Sapeva che questo era l’unico modo per tenersi buono Morcillo, mentre era ancora un principiante. Infatti Morcillo, per verificarne l’obbedienza, mise su anche una specie di test, ordinando una serie di pratiche liturgiche nella celebrazione eucaristica che non erano di gradimento ai neocatecumenali. Furbo Kiko, allora le accettò. Nacque così l'ipocrisia tipica del cammino, quella del far buon viso a cattivo gioco...

5. SCAMBIO EPISTOLARE TRA KIKO E MORCILLO.
A dire il vero questo scambio sembra esclusivamente ad iniziativa di Kiko, le lettere di Morcillo sono quasi sempre in risposta, non d’iniziativa.
Kiko sapeva come prendere Morcillo, lo si vede in una lettera che gli scrisse nel ’68 poco prima di partire per l’Italia:
Scrivo da Paredes de Nava… dove io incontro gli italiani traducendo le canzoni e finalizzando il viaggio in Italia… Insisto umilmente… avere una breve intervista con i responsabili, con Lei, delle comunità insieme ai parrocchiani. Vederli insieme e con Lei sarebbe una cosa molto necessaria DI FRONTE AL FUTURO… siamo un piccolo gruppo di 15 persone, potremmo incontrarsi per mangiare in una delle case di loro che sono BORGHESI… Incontreremo 5 parrocchie di Madrid che stanno facendo questa esperienza catecumenale, più i parroci di fuori Madrid...”
Non si sa se Morcillo accettò: Kiko direbbe sicuramente di sì, ma non è dato sapere.
Comunque Kiko già pensava al FUTURO, voleva avere un incontro con Morcillo e lo invitava a mangiare in una casa dei responsabili, che erano BORGHESI.

Questa era la realtà in Spagna nel giugno 1968: un piccolo gruppo di 15 responsabili e parroci che avranno potuto rappresentare si e no 100/200 persone in tutta la Spagna. Con questo misero bagaglio Kiko arrivò a Roma.
I poveri erano ormai superati, nel ’68 si era già rivolto ai BORGHESI e ci teneva a sottolinearlo a Morcillo.

Merita riportare anche un’altra lettera che Kiko scrisse a Morcillo e che trovò da parte del vescovo un educato ma fermo rifiuto:

“…. abbiamo parlato della necessità di promuovere diaconi sposati che guidano queste comunità, così come la loro preparazione in modo che nel giro di 2 o 3 anni potrebbero essere ordinati. Con questo in mente abbiamo formato un piccolo "cerchio diaconale" a cui partecipano tutti i CAPI delle comunità (descrive i responsabili come “CAPI”). [...] Nelle riunioni che abbiamo avuto, in preparazione a quella che avremo con voi, abbiamo visto rispetto ai diaconi i seguenti punti: I ° - L'urgenza e la necessità di questi diaconi, dato che in tutte le parrocchie in cui c'è una comunità, e secondo la fame di catechesi nella gente, ci impone la necessità di formare gli altri con ciò che per il parroco, all'interno di tale struttura travolgente come è quello di una parrocchia a Madrid, SARÀ QUASI IMPOSSIBILE PER IL SERVIZIO DELLA PAROLA CHE LEI RICHIEDE [sì perché Morcillo richiedeva un prete anche per le celebrazioni infrasettimanali e Kiko cercò di aggirare l’ostacolo proponendo il diaconato permanente da attribuire ai responsabili, senza vocazione, ma per necessità]; [...] L'elezione di questi diaconi è stata praticamente fatta da alcune di queste comunità in cui il problema era più urgente. Sono stati eletti per acclamazione della comunità confermando in tal modo un'elezione che era stata in precedenza fatta dallo spirito [scritto minuscolo] attraverso il carisma del servizio… Ci sono cinque matrimoni esemplari in attesa dell'approvazione della commissione episcopale per iniziare la loro formazione, diciamo più teorica perché nella pratica stanno dirigendo le loro rispettiva comunità [dirigere per massimo due anni la comunità, secondo Kiko garantirebbe una “formazione pratica”. Faciloneria allo stato puro, nonché scarsa conoscenza delle questioni della Chiesa]. Al completamento della loro formazione, il termine [sic] che ha ritenuto opportuno andrebbe presentato alla commissione episcopale per la loro ordinazione”.

Morcillo rispose:
“… Credo già di averti detto che non sono tutti i vescovi in particolare, la Conferenza episcopale deve decidere sulla creazione del diaconato permanente nel paese. La Conferenza Episcopale Spagnola non ha considerato questo soggetto deliberatamente perché capisce che in Spagna i diaconi non sono necessari oggi”.
E Morcillo, che era il Presidente della Conferenza Episcopale Spagnola, mostrò così che non gliene importava nulla (“non sono necessari”) di come avrebbe fatto Kiko a garantire un sacerdote o un diacono che seguisse in tutto le comunità. Problema di Kiko: Morcillo pretendeva ci fosse un sacerdote e non era disposto a concedere il diaconato permanente: se non c’erano ministri ordinati sufficienti non gliene importava un bel niente se non si potevano diffondere le comunità.

Molto interessante vedere come, nel 1969, si mossero coloro che dovevano valutare se presentare o meno alla Conferenza Episcopale Spagnola l’insistente proposta di Kiko sul diaconato permanente. Già allora si facevano le stesse domande (profeticamente) che ci facciamo noi oggi:
“… Punti che avrebbero bisogno di ulteriori chiarimenti:
  1. È necessario respingere la specializzazione apostolica nella Chiesa?
  2. È necessario rifiutare l'uso di tecniche per svolgere il lavoro pastorale della Chiesa?
  3. In che cosa le strutture della Chiesa devono essere modificate?
  4. Come dovremmo considerare i cristiani che non vogliono integrarsi in piccole comunità e vogliono vivere la carità attraverso "grandi cammini caratteristici di una società urbana ", come dice Chenu, citato nei fondamenti*? Che cosa succede se questi cristiani volessero integrarsi attivamente nella Parrocchia, senza appartenere a piccole comunità o fare il catecumenato?
  5. Come giudicheresti il pastore che non accetta questa struttura?
  6. Come sarebbe la Parrocchia costituita da una serie di comunità?
  7. Quali funzioni pastorali avrebbero le comunità? Come si collegherebbero alle funzioni pastorali della Parrocchia? Come sarebbero organizzate internamente queste comunità?
  8. Su quali punti essenziali sarebbe il rinnovamento conciliare della Liturgia, Teologia e strutture della Chiesa?
  9. In cosa consisterebbe la formazione dei futuri diaconi? Come verrebbe effettuata?
  10. Se si afferma che "proprio come questi diaconi sono stati scelti dalla comunità, cioè da Dio attraverso il carisma e acclamato dalla comunità e confermato dalla Gerarchia", i futuri presbiteri della Chiesa "sorgeranno nello stesso modo: la comunità acclamerà tra se stessa colui che la rappresenta, significa, in breve, la testa, in modo che possa presiedere la comunità la comunità", si pensa che il presbitero del il futuro sarà un uomo sposato? Che cosa accadrebbe al caso, MOLTO PROBABILE, in cui la comunità avesse torto per quanto riguarda l'attitudine dell'acclamato o semplicemente lo rifiutasse in seguito? Ogni presbitero presiederà una piccola comunità? 
  11. Come sarebbe controllato che non ci fossero deviazioni dottrinali nelle piccole comunità?
  12. Quale ritmo di convivenza e riunioni sarebbero richiesti ai membri della piccola comunità? Cosa succederebbe a coloro che non si sono adattati a questo ritmo? In che situazione si troverebbero respinti in ragione di violazioni?”
Questo verbale si concludeva con una nota significativa:
Credo che la richiesta di Kiko Argüello non possa essere presentata alla Conferenza Episcopale senza che prima sia risposto in modo dettagliato alle domande poste”.
A giudicare dal risultato, visto che i responsabili non sono mai diventati diaconi permanenti, sembra che Kiko non abbia risposto o che le risposte date non siano state trovare soddisfacenti.
* Nota: Marie-Dominique Chenu fu un teologo domenicano affine a Congar e Rahner, che sta alla base dell'impostazione neocatecumenale.
Queste sono solo alcune dimostrazioni del perché Morcillo non potesse essere in alcun modo un sostenitore di Kiko, ce ne sarebbero altre, ma ci fermiamo qui.

Per farsi un'idea della storia delle Vallecas e di come la Chiesa sia stata lì presente (tutti vengono rammentati tranne l'opera di Kiko), si può andare sul sito Vallecas Web.

Si accettano dimostrazioni contrarie, ma soltanto se pertinenti e documentate. Che non siano solo affermazioni di Kiko Argüello (“Morcillo disse, Morcillo fece…”) ma affermazioni riscontrabili e certificate in modo ufficiale.

domenica 9 giugno 2019

Veglia/Convivenza di Pentecoste: asfissiante esclusivismo neocatecumenale.



Oggi, nel giorno in cui si consuma uno dei più asfissianti adempimenti imposti ai camminanti, noi ex cantiamo alla liberazione dal giogo neocatecumenale.

Tutti noi che siamo, per la misericordia di Dio, scampati alla trappola implacabile di una realtà esclusivista e ghettizzante, condividiamo il sollievo tanto bene espresso da Anonimo nel suo commento.

Certo, bel capolavoro quello di Kiko! Portare i suoi ad isolarsi, uscendo dalle Parrocchie e spesso dalla Diocesi di appartenenza, per celebrare la Festa della Comunione per eccellenza e dell'Unità.

Anche nella Preghiera Eucaristica è detto "Lo Spirito Santo ci riunisca in un solo corpo". Ma chi fa il cammino si fa uno con Kiko.

Con la Pentecoste finisce il tempo pasquale insieme alle "cento piazze" e alla cinquantina in vesti bianche dei neofiti (con annessa coppa di latte/miele) durante la quale, ogni sera e non solo il sabato, si rinnova nelle salette la dissacrante eucarestia neocatecumenale AMEN.


"sagra della zucca" di Pentecoste

dal commento di uno dei lettori del blog:
Fuori dal cammino ormai da un po' di anni, libero da incontri, catechesi, preparazioni che si moltiplicavano sempre di più, sono nella chiesa e al servizio della chiesa. E vivró la pentecoste nella mia parrocchia; per anni ho vissuto la pentecoste in giro dove capitava, dove c'era posto; ogni volta era un trasloco di arredi vari. Tutto doveva essere rigorosamente del cammino, (alla faccia delle baracche!) in perfetta discomunione con la parrocchia dove si svolgeva la veglia con tutti i gruppi presenti; l'esclusività aveva la meglio, faceva sentire importanti, eletti, una perla preziosa da non perdere. Dopo tanti anni di esclusività ho sentito l'aridità e la pochezza di questa esperienza. Ora sono Felice, liberata, grazie a Dio, in comunione con la chiesa, finalmente, fuori da una realtà di fede così deformata e morbosa che niente ha a che fare con il messaggio di verità di Gesù Cristo, niente di tutto questo é stato indolore, ma tutto é stato profondamente liberante, grazie!






da Libera mente semper:

Naturalmente "Libera" è lo pseudonimo col quale mi firmo, non è certo il mio nome.
Indovina perchè l'ho scelto?
Proprio per i motivi che hai elencato tu: libera di pensare, libera di parlare, libera di dire le cose come stanno, libera di andare o di venire, libera da stereotipi, libera dalla sottomissione ai catechisti laici, libera dalle decime e dalle collette, libera di utilizzare la ragione e l'intelletto, libera del mio tempo...
LIBERA.
LIBERA
come Dio ci ha pensati, liberi.
E' una sensazione che solo chi è stato oppresso può apprezzare.

venerdì 7 giugno 2019

COME IL CAMMINO HA INFLUITO SU CARMEN

Che il Cammino Neocatecumenale faccia male alla salute interiore è possibile dedurlo anche dal raffronto tra le immagini che abbiamo a disposizione di Carmen “prima” e “dopo” una vita "in Cammino".

A tutti è possibile notare che prima di iniziare l’avventura neocatecumenale Carmen si presentava come una persona sorridente, quasi solare, dal volto disteso, nonostante la dichiarata "kenosis" durata anni per non essere potuta partire missionaria.
Gli anni nel Cammino l’hanno certamente trasformata ma, sembrerebbe, non in meglio.
Ogni fotografia che ritrae Carmen “neocatecumenale” mostra un volto arcigno, duro, assente e per nulla accogliente (chi l’ha conosciuta lo può testimoniare). L’avanzare dell’età non c’entra: stiamo parlando del riflesso esteriore di ciò che avviene nell’interiore.

Vediamo dunque come il portare avanti il Cammino ha trasformato Carmen. 


1) Carmen prima del Cammino e durante i primi anni di attività del Cammino:
















2) Carmen dopo gli inizi del Cammino (non è solo vecchiaia, è lo sguardo che conta):













3) Tanto per fare un confronto, consideriamo Chiara Lubich, fondatrice dei Focolarini, un volto sereno, dolce, che promana felicità e pienezza (sia da giovane, sia in età avanzata), quella felicità che il Cammino promette, ma che invece porta piano piano al deserto del cuore. E non importa nemmeno tingersi i capelli...







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