domenica 12 dicembre 2021

Kiko il poverello sbarca nel Bahrein

"C’era una volta Francesco d’Assisi, il poverello. Pieno di zelo per il Vangelo andava a piedi predicando dovunque. È andato anche in crociata, così racconta Tommaso da Celano. C’è andato a modo suo. Voleva annunciare l’amore di Dio al sultano per poi essere ucciso. Voleva morire martire, come a tanti dei suoi è capitato. È successo che è davvero riuscito a parlare col sultano, gli ha annunciato Gesù morto e risorto, ma è anche successo che non è morto martire. Anzi, è stato accolto con benevolenza.
A ottocento anni di distanza questa volta è un re, il re del Bahrain Hamad bin Isa al Khalifa, che ha offerto al vicario apostolico del Nord Arabia, il santo arcivescovo Camilo Ballin nel frattempo passato al Padre, 9.000 mq di terreno per la costruzione di una chiesa. Il fatto non risulta essere usuale. Per la progettazione della cattedrale Nostra Signora d’Arabia e dell’attiguo episcopio, Ballin ha bandito un concorso internazionale. Nel 2014 è risultato vincitore il gruppo di architetti guidato da Mattia del Prete. Del Prete è da decenni il più stretto collaboratore di Francisco Arguello Wirtz (un altro Francesco, guarda caso), coiniziatore con Carmen Hernandez del Cammino Neocatecumenale. Personaggio fuori del comune, Kiko. Anche lui ha scelto di essere povero ed è andato a vivere fra gli ultimi nelle baracche di Madrid."

Questo l'esordio dell'articolo di Angela Pellicciari su Il Foglio. Fra san Francesco, il poverello di Assisi che va a convertire il Sultano desiderando il martirio e Francisco (Kiko) Argüello che passò qualche settimana tra gli zingari di Madrid e il resto della vita servito e spesato, tra viaggi in Jet e servizio in casa da 'maggiordomi' privati che sbarca nel ricchissimo Bahrein per costruire una controversa cattedrale nel deserto, ci sembra che le analogie si fermino al nome di battesimo.


Ancor più sfuma la figura semplice ed austera di san Francesco nel prosieguo dell'articolo, nascosta da un profluvio di marmi lussuosi e d'oro zecchino:

"L’architetto Del Prete e il suo team si sono avvalsi della consulenza artistica di Kiko Arguello e hanno realizzato una pregevole sintesi delle più belle novità elaborate nel corso degli anni dalla Nuova Estetica del Cammino: una grande cupola dorata che fa presente il cielo, la corona misterica in cui fogli di “Pan d’oro zecchino” circondano i dipinti e li uniscono in una striscia ininterrotta di luce, l’uso di un nuovo tipo di vetrate moderne, simboliche, con tratti geometrici, l’altare centrale, i rivestimenti in marmo esterni ed interni realizzati in travertino paglierino romano, pietra serena, Giallo Siena, Rosso Verona, marmo di Carrara. Tutti gli arredi in legno e in marmo sono stati realizzati da aziende italiane."


Richiama alla memoria la reazione giustamente scandalizzata dei Piccoli Fratelli nel veder associare la figura di Charles de Foucauld al lussuoso mostro edilizio costruito sul lago di Genezaret per celebrare la 'nueva estetica' kikiana e non certo nello spirito del prossimo santo fratel Carlo di Gesù, per il quale lo "stile di Nazaret" non era certo collegabile alle ricche fondazioni del Cammino neocatecumenale o alla sua ipocrita aspirazione alla 'precarietà'. ma era basato sulla preghiera, sul silenzio, sul lavoro manuale e l'assistenza ai poveri.

Conoscendo poi la tronfia vanità di Kiko Argüello, ancor più orrore fa il paragone con san Francesco o con il beato de Foucauld.
Proprio a riguardo della sua corona misterica, eseguita 'copia-incolla' in tutte le chiese kikizzate e che naturalmente è stata installata anche in bella vista all'interno della nuova cattedrale nel deserto, ricordiamo per esempio quando dichiarò:


"Ho dato vigore alla iconografia orientale, facendo con questo grande dipinto un ponte tra l'arte dell'Oriente e quella occidentale. Speriamo che lo possa inaugurare il Santo Padre. (…) è un evento importantissimo. Vedete Dio ha fatto sì che IO sia un artista per voi. (IO) Devo essere umile per accettare di essere un artista, questo dipinto è un fatto importantissimo, qui porteranno gli alunni delle scuole. l ragazzini che lo vedranno non lo dimenticheranno per tutta la loro vita, mai. Questo è un dipinto che parla all'anima. In occidente non abbiamo immagini che parlino all'anima e che riflettano la nostra fede. Ci sono alcune sculture barocche che si usano nelle processioni, ma poco; (IO) ho fatto delle conferenze sul Rinascimento..."

Unica concessione all'arte vera, non alla nuova estetica neocatecumenale, è la croce absidale, oppressa dall'enorme Cristo/Kiko pantocrator, che è quella meravigliosa di San Damiano.

Conversione di san Francesco

E, a proposito di iconografia, c'è pure un piccolo giallo.

La cattedrale è intitolata alla Madonna, detta appunto Nostra Signora d'Arabia, ma la sua immagine dov'è?

Un articolo del 23 novembre 2021 titolava: 'Il sogno del vescovo Camillo Ballin (vicario apostolico in Kuwait, Arabia Saudita, Bahrein e Qatar e deceduto nel 2020) continua, e a settembre è arrivata la statua di Nostra Signora di Arabia che andrà al centro dell’altare'.

Ma il giorno dell'inaugurazione, al centro dell'altare, l'effige della Nostra Signora non c'era. Nè in centro, nè a lato. Ipotizziamo che il sogno del Vescovo Ballin sia finito in una delle cappelle laterali, mentre tutti gli onori e i riflettori del giorno dell'inaugurazione (e dei successivi) vanno alla corona misterica di Kiko.

Tra le cappelle laterali, notate la 1.11 dedicata ai confessionali (*)
 

Certo, la Madonna in trono con Bambino benedicente, non fa parte della Nueva Estetica che non tiene assai conto della devozione alla Madre di Dio, e così la Padrona di Casa, raffigurata come morta nella rappresentazione della corona misterica del super artista iberico, è stata molto opportunamente tolta di mezzo ed esiliata.

Pio XII sosta in preghiera davanti
a Nostra Signora d'Arabia
 

Preferiamo poi non parlare dei sacerdoti, durante la solenne Messa di inaugurazione, costretti a fare la "zuppetta" nei calici con il Corpo di Cristo in forma di focaccia così come comandano Carmen e Kiko: chi lo spezzava in due parti e se lo cacciava in bocca, chi si puliva le mani sull'altare... una scena penosa e dolorosa, che avrebbe fatto balzare in piedi san Francesco, il beato Foucauld e tutti i santi. Con buona pace delle nuove estetiche e dei vecchi ma sempre verdi sacrilegi.

La cappella del Santissimo Sacramento

(*) “Così arriviamo al Concilio di Trento e dal XVI° al XX° secolo tutto rimane bloccato. Appaiono i confessionali, queste casette sono molto recenti. La necessità del confessionale nasce quando si comincia a generalizzare la forma della confessione privata, medicinale e di devozione portata dai monaci. Non ridete perché l’abbiamo vissuto anche noi. La confessione come mezzo di santificazione personale, così come la direzione spirituale, tutto fa parte del cammino della perfezione. Chi mette confessionali dappertutto è San Carlo Borromeo. Con dettagli che riguardano anche la grata, ecc…Adesso comprendete che molte delle cose che diceva Lutero avevano un fondamento” (Orientamenti all’equipe di catechisti per la fase di conversione, p. 174).

venerdì 10 dicembre 2021

Riflessioni sulla crisi delle 'nuove comunità '

Proponiamo un estratto da un articolo di  padre Laurent-Marie Pocquet du Haut-Jussé, SJM, "Nuove comunità e recenti comunità tradizionali": in esso vengono esposti i punti di debolezza di molte esperienze di nuove comunità laicali, nate in risposta ad una crisi della Chiesa e richiamandosi al Concilio Vaticano II, ma che negli anni hanno dimostrato delle debolezze implicite nella loro stessa struttura, nella figura del fondatore, nelle aspettative dei loro membri, aggravate dall'atteggiamento dei Pastori della Chiesa, poco lungimiranti e spesso deboli ed opportunisti.
Riconosciamo nella descrizione molte delle caratteristiche del Cammino neocatecumenale, sebbene crediamo che, in esso, siano molto più presenti e caratterizzanti rispetto ad altri movimenti post-conciliari, al punto da renderlo una vera e propria deriva settaria in seno alla Chiesa cattolica.
 
 
 Comunità nuove come risposta alla crisi…

Riconosciamo che le comunità nuove (molte di origine carismatica, ma non tutte, annunciate come la primavera della Chiesa, una nuova Pentecoste.) hanno permesso a numerosi cattolici, sacerdoti e fedeli, di trovare una risposta esistenziale alla radicalità anticristiana della modernità e poi della postmodernità: 

  • il rifiuto dell’eredità, 
  • l’omicidio del padre, 
  • l’illusione che ciascuno debba costruire la propria identità e non più riceverla (favorendo l’emergere di nuove generazioni sinistre di depressi festosi), 
  • la necessità di elaborare da soli un progetto di vita senza materiali né modelli (l’eroe ed il santo secondo Bergson), ma in totale dipendenza dai fenomeni alla moda, con l’ingiunzione, presso alcuni cattolici progressisti, di adeguare il cristianesimo in vista di un suo miglioramento (tanto vale voler migliorare il nord magnetico, diceva ancora Péguy)… 

In questo contesto, le comunità nuove hanno costituito un’ancora di salvezza sotto un duplice aspetto: 

  • la protesta profetica e spirituale (a fronte di un profetismo contestatario e politico della sinistra cristiana), quindi identitaria, 
  • ed un esempio di paternità offerto ad una generazione senza padre (e senza riferimenti!). 

C’è anche stata la riproduzione di un modello ben noto nella Chiesa: la comparsa di nuove famiglie religiose attorno al fondatore, che porta con sé un carisma per la Chiesa, una grazia gratis data, un nuovo modo di vivere il Vangelo, modo che attira, riunisce e costituisce una nuova famiglia religiosa, che raggruppa numerosi battezzati con diversi livelli di coinvolgimento. 

Queste nuove comunità hanno adottato per alcuni una forma organizzativa originale con una vita fraterna condotta secondo diversi stati di vita (uomini e donne, famiglie e celibatari…). 

Fondate per lo più da laici, esse si richiamavano al Concilio (ciò che è dubbio, in quanto il Concilio ha canonizzato piuttosto il modello dell’Azione cattolica, non quello dei laici, che vivono come monaci…). Aggiungiamo un dichiarato attaccamento alla persona del Santo Padre, un’esplicita dimensione mariana, una vita comunitaria ed apostolica centrata sulla liturgia (di preferenza orientale…) ed una forte contestazione della secolarizzazione.

...le porte degli inferi non prevarranno


… ma crisi delle nuove comunità

Come spiegare la crisi che tutti conosciamo oggi? Queste deviazioni, ch’esse hanno generato e favorito, sono oggi ben note: 

  • riferimento unico al «Padre» (il fondatore, che spesso resta per troppo tempo il superiore), 
  • costante sensazione, di fronte alla crisi, di rappresentare la Chiesa nella sua espressione più pura mentre non si è che una comunità ecclesiale, 
  • la certezza di costituire la piccola falange dei santi degli ultimi tempi e di offrire una sintesi del meglio della tradizione spirituale della cristianità, 
  • confusione tra il foro interno ed il foro esterno…

Da parte dei fondatori e nella dottrina insegnata e trasmessa, si trova generalmente ciò che io chiamo un «neo-quietismo»: 

  • le esperienze spirituali forti, 
  • la sicurezza d’essere strumento di Dio per stabilire nella Chiesa una nuova via soprannaturale, 
  • il fascino verso l’onnipotenza che si esercita sui membri, attraverso l’osservanza dei consigli evangelici (però oggetto di semplici promesse o di voti privati…), la cui applicazione si regola da sé, 
  • l’adulazione di cui si è oggetto… 
possono a poco a poco scusare e addirittura legittimare un comportamento contrario al sesto ed al nono comandamento. Il fenomeno dell’ascendente sembra allora autorizzare delle azioni delittuose o addirittura criminali.
 

Carmen Hernández in preghiera a mani giunte (anzi no....)

 

Occorre anche accennare alla responsabilità propria dei membri di queste comunità: 

  • una confidenza deviata, 
  • un soggettivismo dominante ed un’affettività invadente, 
  • l’oblio della dimensione oggettiva e normata delle regole per lo sviluppo di una vita spirituale autentica,
  •  infine l’ignoranza della tradizione della Chiesa, della sua dottrina come della sua spiritualità, a vantaggio di una gnosi ad un tempo elitaria e immorale… 
  • Difficoltà nel prendere le distanze da chi sembri essere stato per voi lo strumento di Dio per la conversione, per un’esperienza spirituale forte, un risveglio o un incontro determinante… 
  • Rifiuto di vedere nel proprio maestro difetti o limiti. 

Ora, è questo un punto di passaggio obbligato tanto nei confronti di un individuo quanto nei confronti di una comunità: la disillusione, momento essenziale per non scegliere che Dio solo, per non vivere che per Dio solo.

Questo si inserisce nel quadro più generale delle purificazioni attive e passive di ogni vocazione verso un’autentica vita spirituale e teologica. 

Citiamo la testimonianza di un religioso, membro di una fondazione recente, a proposito del proprio fondatore:
 
«Era veramente molto bello, ma stavo guardando un film, in cui io non ero presente come persona che si interroga. In cosa tutto ciò m’invitava alla conversione? In quanto giovani religiosi, noi non avevamo le istruzioni per sapere come procedere dopo, con la complessità delle nostre vite personali […] Questi fondatori hanno risvegliato qualcosa di profondo dal punto di vista della fede, ma non sono stati capaci di accompagnare i loro discepoli e di dar loro i mezzi per vivere da soli, per vivere l’esperienza spirituale della notte, che attraversa ogni religioso ad un certo punto della sua vita, in quanto essi stessi non erano forgiati per questo» (Hoyeau, pag. 174-175).
 
Tabernacolo dedicato alla 'visione' mai sottoposta al vaglio della Chiesa con la quale Kiko Argüello attribuisce alla Madonna la fondazione del Cammino neocatecumenale

 

C’è infine la responsabilità dei pastori della Chiesa, garanti della dirittura morale e della fedeltà del popolo diocesano alla Tradizione. 

Si deve constatare un’assenza di lungimiranza prima nel rifiuto e poi nella strumentalizzazione di queste comunità, sempre a causa di questa mancanza di radicamento nella Tradizione e di una chiara comprensione dell’identità cattolica, benché si possa capire la loro necessità di accogliere queste nuove vocazioni, che hanno procurato alcune forze vive ai doveri del ministero, compensando in piccola parte l’erosione del clero diocesano e delle comunità religiose più antiche e che costituivano anche l’ultimo baluardo, l’ultima possibilità per non dover riconoscere l’esistenza, la fecondità, la perennità di un’altra corrente dottrinale e spirituale nella Chiesa, vale a dire il movimento Ecclesia Dei o Summorum Pontificum.

 

Il rinnovamento attraverso la tradizione

È qui che la liturgia tradizionale può rappresentare, con tutto ciò che la costituisce, un’opportunità di rinnovamento per queste comunità come per tutta la Chiesa. 

La vita della Chiesa riposa su di un trittico: la liturgia, il catechismo, la missione. Benché la realizzazione di questo programma pastorale e spirituale sembri al momento leggermente ostacolata, conserviamo la nostra libertà di protesta profetica, poiché la legittimità di ciò che noi siamo e di ciò che noi rappresentiamo è incontestabile come lo è il fatto che esista nella Chiesa un diritto alla critica costruttiva, purché non venga contestata alcuna verità rivelata ed insegnata infallibilmente dal Magistero… 

In questo contesto, non c’è una spiritualità «tradita», ma solo un diritto ed una necessità vitale di difendere un patrimonio spirituale che appartiene a tutta la Chiesa. Per di più, se v’è una pluralità di spiritualità nella Chiesa, la liturgia è la spiritualità della Chiesa. 

Da qui l’importanza di una liturgia di riferimento, una missa normativa che costituisca ciò che chiamavamo poco fa la forma extraordinaria del rito romano, che rappresenta la garanzia dell’ortodossia. 

Il carattere «oggettivo» della liturgia tridentina (cfr. Claude Barthe, Histoire du missel tridentin et de ses origines [Storia del messale tridentino e delle sue origini], Versailles, 2016) ed il fatto ch’essa sia il frutto di uno sviluppo omogeneo attraverso la storia, preservando in tutto il continuum vitale con i Padri della Chiesa ed i tempi apostolici, tutelano i pastori ed i fedeli da tutte le derive, di cui abbiamo appena parlato.

Questo attaccamento dottrinale e missionario si colloca pienamente nella nuova evangelizzazione, a meno che non si voglia eliminare un gruppo di fedeli non in ragione di ciò che crede o di ciò che fa, bensì in ragione di ciò che è.

Il clericalismo non è nient’altro che la deviazione dall’autentica paternità spirituale, che i sacerdoti devono esercitare nella Chiesa a beneficio dei fedeli: il ruolo del padre è quello d’introdurre suo figlio nella realtà, nell’ordine oggettivo delle cose, consentendogli di fare suo l’ordo sapientiae et amoris della Rivelazione cristiana in modo soggettivo e di appropriarsene per costruire. 

Per il figlio, il padre non è un essere onnipotente, bensì il servo di ciò che è più grande di lui, realtà che il figlio è chiamato a sua volta ad amare ed a servire per essere libero. 

Ora, la liturgia tradizionale predispone e conduce a questa attitudine spirituale di povertà e di servizio per la sua ieraticità, la sua oggettività, la sua perennità. Il sacerdote che celebra scompare letteralmente in virtù dell’orientampreghiera anto dell’azione liturgica e del silenzio.
Ecco perché la liturgia tradizionale può essere per queste comunità un pegno di rinnovamento, di riparazione, di riforma. 

Imboccando questo cammino, con tutto l’affetto filiale di cui esse sono capaci, dimostreranno agli occhi dei nostri pastori la loro libertà nello Spirito, adottando i più sicuri mezzi di conversione e di generosità missionaria. Papa Francesco ha detto ai suoi confratelli gesuiti slovacchi il 12 settembre scorso che non si deve aver paura della libertà nella Chiesa. 

Sta a noi ed a queste comunità mostrargli la necessità di rompere con tutte queste misure restrittive e paralizzanti!

(padre Laurent-Marie Pocquet du Haut-Jussé, SJM)



mercoledì 8 dicembre 2021

San Francesco ripara la Casa di Dio. Kiko la frantuma nelle sue "piccole comunità..."

 

Cimabue, San Francesco 1280 ca.
Assisi, Basilica inferiore di San Francesco.
- Vi era un giovane ricco, italiano, rampollo di una famiglia benestante, valoroso cavaliere dell'esercito di Assisi. Egli era San Francesco d'Assisi! 

Ebbene, questo giovane ricco dall'animo nobile (che sulle labbra miserabili di Kiko divenne "il superbo") dedicò la sua vita al servizio della Chiesa e dei poveri imitando, in tutto ciò che poté, Colui che era nato povero tra i poveri 1200 anni prima in Giudea. Povertà fu la sua regola, obbedienza il suo metodo. 

Eppure ecco come ebbe l'ardire di descriverlo Kiko:  

"Sta là San Francesco d’Assisi prendendosi un caffettino e gli diciamo (questo lo sappiamo perché sta nella vita di tutti i santi): "Tu sei un superbo!" Sapete la risposta di San Francesco? Come risponderà San Francesco? "Hai visto benissimo. Guarda e non hai visto del tutto bene, di più, di più ecc…". Allora possiamo domandarci: San Francesco sta mentendo? Allora San Francesco non è un santo o sta dicendo la verità? Allora è un superbo. Sì. È un superbo. Ma, allora, come fa San Francesco ad essere santo? Ha scoperto una cosa immensa: Dio è capace d’amare un superbo come lui e questo gli basta per ritornare a Lui."

Kiko illustra la santità facendo leva sulla superbia.

(NB Il superbo è colui che prende le sembianze di satana, il quale non accoglie Dio e si mette al posto di Dio. Quello è un superbo).

Francesco, sposo innamorato
di Madonna Povertà
- Vi era un giovane ricco, spagnolo, figlio di genitori agiati che, scandalizzato da una Chiesa a suo dire incapace di aderire al Vangelo e di annunciarLo mantenendo intatta la sua essenza - secondo il suo criterio adultero -, decise di inventarsi un'apparizione divina come principio di un proponimento atto a trasfigurare la Chiesa Cattolica. Egli era Kiko Argüello, che tra mille altri capricci si rifugiò in una baraccopoli per accalappiare i primi adepti e ottenere la realizzazione di un progetto che soddisfacesse la sua sete di potere e denaro. Un giovane oramai vecchio che decise di subentrare nella Chiesa per lederla; sfruttarla e criticarla; sovvertirLa insinuandosi sempre di più in Essa; dividerLa al suo interno separando i fedeli ed edificando dei seminari ove i seminaristi non ricevono più una preparazione culturale, spirituale, umana e apostolica o pastorale, ma vengono votati allo studio delle mistificazioni kikiane che si ramificano in ogni materia. Seminaristi che, ahimè, si ritrovano ad allontanarsi dal Papa e dalla Tradizione.

Francesco sorregge la Chiesa
Kiko non ha mai adempiuto ciò che predica: non ha mai svolto la decima, bensì la riceve da sempre; non ha mai compiuto il cammino né ha formato una famiglia o ha ricevuto una vocazione sacerdotale (ricordiamo che egli costringe - letteralmente costringe - molti giovani ad alzarsi per aderire a chiamate mai ricevute).

Il primo, San Francesco, servì il progetto di Dio, mentre il secondo scelse di seguire il proprio progetto senza arrancare mai. Attualmente persevera nel male senza la minima titubanza.

San Francesco d'Assisi incarnò ciò che predicava agendo sempre in obbedienza alla Chiesa Madre, servendo i poveri con la semplicità e la purezza d'origine evangelica che accomuna tutti i Santi. Kiko, invece, con strabiliante abilità ha usato la Chiesa conducendo fuori da Essa i cristiani che si imbrigliano nella sua trappola.

L’intera missione francescana nasce dalla Madonna. Per ben comprendere leggiamo cosa scrisse uno dei biografi di San Francesco, Tommaso da Celano: "Il cuore di Francesco ardeva di fervente devozione e di singolare amore per la Madre celeste. In lei, dopo Gesù, era tutta la sua confidenza".

In uno dei suoi scritti San Francesco d'Assisi espresse dei versi che rispondono di tutta la sua devozione alla Vergine Santissima:

"Ave Signora, santa Regina, santa genitrice di Dio, Maria, che sei vergine fatta Chiesa (...) tu in cui fu ed è ogni pienezza di grazia e ogni bene. Ave suo palazzo, ave, suo tabernacolo, ave, sua casa, ave, suo vestimento, ave, sua ancella, ave, sua Madre. (...)".

E’ interessante soffermarsi su come San Francesco saluti la Vergine, con quella preghiera “Ave suo palazzo./ ave, suo tabernacolo,/ ave, sua casa./Ave, suo vestimento…”. Dunque, Francesco quando parla di Maria, parla della Chiesa. Infatti, non a caso, per riferirsi a Lei, riprende gli argomenti della consacrazione della Chiesa. Maria è, dunque per San Francesco, la Chiesa. E’ importante sottolinearlo. Maria è il luogo dove è presente il Figlio di Dio. 

La devozione mariana non è soltanto un elemento costante della vita della Chiesa nei suoi duemila anni di storia; essa può essere a buon diritto considerata come un punto di osservazione profondo e interiore dello spirito ecclesiale. Maria, infatti, è l’immagine e il modello della Chiesa. Badate bene, della Chiesa e non del cammino, che si contraddistinguono come due realtà vividamente disuguali.

Kiko ha intrapreso una strada che discosta dalla Madre.

Il fulcro del cammino corrisponde ad un percorso che tradisce la santità in virtù di uno stile di vita peccaminoso, questo distoglie d'impeto dal tenere gli occhi fissi al cielo. 

Nelle catechesi di Kiko la superbia fa da padrona, basta pensare ai numerosi "io io io" che Argüello ripete all' inverosimile e a quell' umiltà che kiko ha mistificato rendendola squallida. 

L' "umiltà" neocatecumenale pretende che il peccato prevalga!

Per questo Kiko non sopporta Maria, poiché Ella è l'opposto delle sue aspirazioni. La Vergine è modello di gioia, proprio perché lo è pure di umiltà: "L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio Salvatore; perché ha guardato l’umiltà della sua serva".

San Francesco dona il suo mantello
a un povero.
E mentre il giovane ricco che si spogliò dei suoi averi riformò la Chiesa ad iniziare dalla propria vita, il giovane ricco stagionato, oggi ancor più benestante di ieri, pretende di venir riconosciuto "Santo" a suon di inganni e soldoni. Ciò senza abbandonare i suoi vizi che mostra in segno di sfida anche in diretta streaming. Mi riferisco alla recente presentazione della biografia di Carmen, la quale si è tradotta in un'inutile sceneggiata segnata dai penosi tentativi dei protagonisti di dar valore ad una personalità rozza dalle maniere villane come quella della Hernández, culminata con l'atto grezzo di Kiko che si accende una sigaretta fumandola non con discrezione, ma piuttosto con un'avidità da far paura! Colpa della tracotanza che ha investito tutti i maggiori del movimento. 

Si, poiché un simile gesto palesato in un'occasione di tale portata (anche se alla fin fine si è trattato di uno stupido spettacolino senza capo né coda - se non quelli del demone della menzogna -) è un chiaro segno di presunzione e sfrontatezza. Ora, essendo che le virtù allontanano i vizi, questo gesto è una concretizzazione del nucleo della sua dottrina: "la trasgressione è indispensabile".

San Francesco, come tutti i Santi, consegna tra le mani dei fedeli il Santo Rosario rimandando sempre a Gesù Cristo, invitando ogni uomo ad entrare in chiesa per nutrire l'anima.

Kiko, invece, ha bandito la libertà e la bellezza del santo Rosario compiendo un'opera immorale che distanzia dalla Chiesa Cattolica: "se la Chiesa non ci consentirà di fare quello che vogliamo ce ne andremo a celebrare nelle case!" (Kiko!)

lunedì 6 dicembre 2021

Biografia di Carmen Hernández nel rigore storico. Ma perché 'certe cose' le hanno totalmente omesse?


Carmen santa di 'categoria superiore'
patrona delle malelingue taglienti


Sarah in prima fila, sedia porpora. Presentazione, la fa il solito Ezechiele Pasotti, con enfasi: "Onorano Carmen Hernandez e noi tutti con la loro presenza Sua Eminenza Prefetto Emerito della Congregazione del Culto Divino e dei Sacramenti Robert Sarah...." (*) Kiko: "Dov'è?" Ezechiele: "Eminenza, se si mette in piedi così la vediamo". Sarah si alza compostamente Applausoneeee! Soliti teatri, gioco delle parti.

"Juan Igniacio Arrieta, Segretario del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi, che tanto ci ha aiutato con gli Statuti"
"Giovanni Pietro Dal Tosto, per le opere missionarie e Segretario aggiunto della Congregazione per l'evangelizzazione dei popoli."
Kevin Joseph Farrell, Prefetto del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita, non presente, ha scritto ed Ezechiele legge.
Schönborn in maxischermo, sullo sfondo dipinti kikiani a etichettarlo.

Il tavolo della presidenza: Triade, l'Autore del libro dottor Aquilino Cayuela, accademico, anche famiglia in missione e Carlos Metola, licenziato in biochimica e itinerante in stanza alle Isole Canarie, incaricato per la orrida causa: postulatore della causa diocesana di beatificazione-canonizzazione (bontà sua!), certo prima deve essere beatificata!.
Infine don Simone Bruno delle Edizioni Paoline... che a vederlo ve lo raccomando e ad ascoltarlo adulatore vomitevole: "Siamo orgogliosi di contribuire a farla conoscere per come merita..."...bum! (caro don Simone, per questo credo che dobbiamo attrezzarci noi!)
Metola partecipa che la Biografia di Carmen è "Requisito imprescindibile" per procedere nella causa. Non potevano farne a meno, insomma, a loro rischio e pericolo. Precisa che hanno dovuto recuperare tutti gli scritti di Carmen e completare le trascrizioni di tutte le sue catechesi, interventi fatti in tante convivenze, incontri ecc. Un ingente servizio... Poi tutti i suoi diari: più di 70 diari e agende, 1600 lettere scritte e ricevute con Kiko In tutto 16.000 pagine!

Questa foto meritava la copertina!
 La Biografia è necessario che sia molto ben documentata e di un certo rigore storico: 5 anni di ricerca....   Allora perché, ci chiediamo, registriamo tante omissioni? (Ragion per cui ci sentiamo chiamati in causa: provvedere noi alle debite integrazioni.)
E, dulcis in fundo, le Edizioni San Paolo hanno fatto un'edizione curata molto bella. Soci in affari in pianta stabile, oramai.

Per ultimo il padre Ezechiele presenta l'Orchestra. Alla fine sarà il solito "Sufrimiento"! Direttore d'orchestra Tomás Hanus, un direttore di fama a livello europeo. a dir loro.

Il Cardinale di Vienna parla con enfasi della crisi della Chiesa, parla della crisi dei sacerdoti (quanti hanno lasciato!) al tempo di Carmen in Terra Santa per disegno della divina provvidenza...! Lì a prepararsi per risollevarne le sorti.
Riporta l'esperienza di Carmen.
Citazione di Schönborn: "Una delle grazie più forti che ho avuto ad Ain Karem: Io pensavo di fondare con alcune amiche un'associazione nuova, un movimento. Ma ho sentito dalla Madonna: 'No, è la Chiesa. Benedetta tu fra le donne sarà la Chiesa.'
Lì ebbe la visione di una moltitudine. Un popolo vestito di vesti bianche che evangelizzava tutte le nazioni. La Chiesa non un movimento. Un rinnovamento della Chiesa, questa è l'intenzione del Vaticano II."
"Condivisione totale della vita coi poveri... senza i poveri non esisterebbe il Cammino." Ancora Schönborn, che con questa ultima citazione ci lancia in orbita, dritti in braccio alla Triade.

E ora iniziamo:

Mai. E dico mai sentito nulla di più stucchevole, prima e dopo.
Partiamo dall'apice toccato da Kiko.

"Carmen era un mistero. Con queste note biografiche potete entrare in questo mistero. Collaborare assieme 50 anni! Questa Biografia non è solo per i fratelli del Cammino, ma per tutta la Chiesa: Far conoscere questa donna straordinaria, una vera profetessa. Una missionaria che ha vissuto la sua fede in grado eroico. Con un amore incondizionato al Papa e alla Chiesa. Insieme siamo gli Iniziatori di un carisma in aiuto alla Chiesa. Come ha detto il Papa Francesco il 5 di maggio 2018 a Torvergata che ha detto 'Il C.N. è un dono dello Spirito Santo per la Chiesa.'".

Smette di leggere e urla al microfono; "Lo ha detto questo Papa, il Papa Francesco. Lo abbiamo incontrato e mi ha detto a me: "Tutto quello che tu decidi io te l'approvo" Parole con le quali mi ha accolto. Speriamo di non decidere cose strane..." (battuta simpatica!). Tanto che lo dà per vero! Applausone, e noi rimaniamo basiti.

Il servile padre Mario, dopo una vita con loro dice "Io parlo come spettatore", con quel sorriso, consentitemi, inebetito di sempre.
Enfatizza le radici ebraiche del Cammino (complimenti!) e il merito di Carmen in questo. E noi una volta di più comprendiamo che il Cammino ha una forte connotazione ebraico-protestante, con giusto una doratura di cattolicesimo. Padre Mario continua esponendo la capacità eroica di Carmen di ascoltare ore, ore e ore i fratelli in umiltà e pazienza. E questo noi sappiamo essere riferito agli scrutini scorticanti a cui metodicamente, lei e Kiko, sottoponevano i loro catecumeni. Dice il padre Mario che Carmen ascoltava pazientemente e in silenzio fino a notte tarda, e quando era necessario interveniva. Poi, si informava di ogni fratello; quelli assenti e in crisi li telefonava. La sua abnegazione!

Ascen vigila e accudisce... guardinga.

Ascension, che tutto il tempo dell'incontro rigira i suoi fogli tra le mani, in ansia per quando finalmente sarà il suo turno. Lei che può vantarsi di essere della terra di Carmen, anche lei di Tudela. Parla della maternità di Carmen. Maternità!? Elogia come una rivelazione l'irriverente "fabbrica della vita" con cui Carmen ha liquidato il ruolo della donna nell'economia della salvezza e al quale Ascension attribuisce il merito della fecondità esagerata delle donne neocatecumenali, sottomesse in tutto al marito. Visione neocatecumenale della donna! Ma ci sono le donne e c'è Carmen. Carmen, che non ha messo al mondo un sol figlio, lei distante come nessuna dalla maternità spirituale che tutte le Sante vere hanno incarnato. Speciale anche in questo! Lei che mai è stata sottomessa a nessuno: A Kiko mai. Alla Chiesa ancor meno.


Per sua ammissione espressa (che quando ne parlava ne menava vanto) Carmen con la Chiesa è stata sempre in guerra: "Andiamo a combattere" diceva, quando si avviava agli incontri in Vaticano. E quando soddisfatta ritornava ripeteva: "È stata una battaglia!". Lasciava sul campo molti morti e feriti, anche tra questi alti prelati, con grande irriverenza. Diversi accusavano malori nell'immediato, per la violenza inaudita che Carmen riversava sprezzante su di loro, infierendo senza pietà. Parlava con disprezzo dei pastori che non l'assecondavano, che non riusciva a portare sulle sue irremovibili posizioni liturgiche e dottrinali e anche di governo. Su quest'ultimo Carmen non accettava nessuna ingerenza, neanche dalla Chiesa. Mano libera e basta. Roba loro tutto. Era lei, esaltata dalla sua missione, che definiva gli alti prelati della Chiesa con nomignoli osceni, epiteti irripetibili, ridendo cinica e ammiccante, e poi si sprecavano i "giuda" e i "faraone" e apprezzamenti pungenti anche sull'aspetto fisico (del quale - è bene ricordare - che nessuno ha colpa, essendo Iddio artefice di ognuno di noi; nessuno si è scelto!). Parlava proprio lei, non bella di suo e imbruttita negli anni dalla sua cattiveria, dal suo trasudante disprezzo per il prossimo; di converso molto sensibile era Carmen alla bellezza, non solo, anche al grado sociale di chi gli stava davanti.
Alla faccia dell'opzione per i poveri, gli ultimi, i ciechi e gli storpi. 

In questo suo classismo incarnato Carmen dava molto peso anche al look, specie delle donne. Le più dimesse le disprezzava, denigrandole davanti all'assemblea: "perché stai così ridotta?".
Lei che era single, che ho avuto occasione di incontrare una volta nei suoi interni appartamenti. Aveva millemila vestiti provenienti da tutto il mondo. Una vera fissazione. E poi, una consolle di belletti, rossetti infiniti, monili di varia fattura e di ogni colore e sfumatura. Mai era sazia, e chiedeva di portarle stoffe dai punti più impensati del pianeta e cose che potessero stupirla (era una vera gara!). Al netto che, se non le piaceva, te lo sbatteva in faccia: "ma cosa mi hai portato? Non mi piace, riprenditelo". Chiedeva espressamente le regaline (per antonomasia destinati alle Cardinali, come li chiamava nel suo scorretto italiano) anche per lei. Se ti recavi da lei a mani vuote te la faceva pagare cara di sicuro. Per restare alla sua stanza, tanto disordine. Libri dappertutto e cicche di sigaretta in molteplici posacenere che erano ovunque e un puzzo di fumo impregnante. Proprio lei parlava a queste donne più dimesse e semplici che passavano la vita a far figli e allattarli e a correre pure, solerti , attrezzandosi di baby-sitter o sorelle volenterose, dietro l'equipe tutte le sere, fino a tarda notte, o per convivenze e quant'altro. 

Lei, l’irriducibile:
altro che la Carmen photoshoppata
Devotamente sedute, silenziose (loro sì, se no erano randellate) accanto al coniuge capo-equipe che, intanto, era impegnato, come meglio poteva e sapeva, a scimmiottare Kiko in tutto. Tranne che nel tenere a bada la ridotta a succube consorte. Anche questo diversamente dalla Carmen che tenere a bada era impossibile, senza il suo consenso. Che stava zitta sì, ma solo se lo decideva lei, altrimenti faceva lo scrutinio a tutti, Kiko compreso! Il padre Mario poi, ogni due e tre minacciava di spedirlo in Siberia, iena ridens!
Alle itineranti, ricordo una volta una mamma di sei figli, i suoi capelli erano invero sfibrati, la umiliò pure dicendole: "Và da un parrucchiere a farti una bella cura, stai ridotta male". Carmen teneva all'immagine di chi portava il suo marchio. Lei poi andava dal Papa irriverente con la maglietta Adidas se così le girava.

Alcune intemperanze di Carmen di temperamento e comportamentali non sappiamo neanche noi a cosa attribuirle. Era così, strana, quasi sempre incupita, sprezzante e di pessimo umore. Se l'avvicinavi non sapevi mai come andava a finire, poteva anche darti una spinta. Oscillante tra umori opposti (bipolare?): lunghi giorni chiusa nel silenzio, altrettanti irrefrenabile nell'esuberanza. Interrompeva Kiko continuamente, impedendogli di concludere un discorso e non demordeva neanche se Kiko tentava di trascinarla al suo posto perché sedesse. Lo strattonava, gli dava spintoni, lo ingiuriava per la sua megalomania, kikizzazione del Cammino e che metteva il CD. Gli chiedeva "Oggi quale metti? Il numero 1, 2 o 3?" e rideva. Lo accusava di YO YO YO. Kiko con gli occhi al cielo invocava pazienza, scatenando la solidarietà delle antiche itineranti con forte senso materno represso, che non tolleravano di vedere Kiko trattato in quel modo.
Altri giorni erano connotati dal fatto che Carmen neanche scendeva in assemblea di itineranti, erano gli anni '90 - su o giù di lì - e Carmen si era fatto istallare un impianto audio per seguire direttamente tutto dalla sua stanza, la stanza dei bottoni. Kiko invano tentava di convincerla a partecipare, durante gli incontri chiedeva ora all'uno ora all'altro di salire per convincerla a scendere in assemblea e lei, per altoparlante, rispondeva "Kiko non scendo, inutile che mi mandi a prendere... fai tu, tanto vuoi fare tutto tu da solo... io non ho voglia di vedere nessuno...". Intanto non si muoveva foglia 'che Carmen non voglia'. E lei parlava dall'alto intervenendo convenientemente e sconvenientemente. Sempre e solo come le pareva a lei.

Devo raccontare di una volta divenuta memorabile. Carmen non scendeva in Sala Azzurra da giorni ormai. Un pomeriggio all'improvviso si presenta, irrompendo per il corridoio centrale. Indossava una specie di tunica larga, di un tessuto fantasia molto leggero e sottile e sotto non aveva assolutamente nulla. Con gli ampi finestroni tutti a vetro, che danno sulla campagna circostante, si vedeva letteralmente tutto. Spettacolo sconcissimo. Non che fosse una porno star Carmen, assolutamente no, ma come minimo una svitata quello sì. Non vogliamo infierire, ma questa è storia. E sarebbe da chiedersi come mai Carmen desse in simili escandescenze a volte. Di questa possono dare testimonianza tutti quelli che erano presenti - si superava i trecento fratelli in convivenza e non solo itineranti storici, i quali si guarderebbero bene dal confermare simili performance mentre si è in odore di canonizzazione - in particolare quelli che allora erano giovani o seminaristi che non conoscendo Carmen da sempre rimasero sconcertati più di tutti gli altri. E' chiaro! Magari qualche testimone ci legge. 

… e Carmen salvara 'a los seminaristas'
con la 'troncatio concupiscentiae'


Purtroppo per loro, anche se eravamo solo le equipe ristrette di itineranti erano presenti molti cantori, uno per ogni equipe, per la gran parte giovani delle comunità alzati come itineranti oppure seminaristi che per il loro percorso dovevano fare almeno uno o due anni di esperienza di itinerante. Ci fu un brusio e i ragazzi iniziarono a ridere e scherzavano tra loro per la paradossale scenetta. Uno di loro coniò questo motto, che poi per giorni corse di bocca in bocca moltiplicando l'ilarità ormai irrefrenabile: "Questa è un'ottima 'troncatio concupiscentiae'", si ripetevano, ossia una terapia di aiuto potente - grazie Carmen! - per i problemi di castità dei seminaristi R.M..
Questa incostanza cronica di Carmen, intemperanza, mancanza di autocontrollo, zero freni inibitori... a cosa attribuirlo? Invano hanno provato a farla passare come grande libertà interiore ed esteriore. Forzatura inutile perché tutto ha un limite!

E la sua violenza contro chi, anche questa volta donne in particolare, si intratteneva in pratiche di devozione soprattutto alla Vergine Maria. La sua furia toccava il colmo: "Cosa fai con quelle medagline?" "Tu sempre con quel Rosario tra le mani". Questa era Carmen da noi tante altre volte raccontata.

Ascen
parla anche della pazienza con cui gli ultimi anni ha sopportato la sofferenza, altro ci risulta. Dava di matto anche e l'hanno tenuta nascosta sempre più. In pubblico appariva spesso mezza sedata.

Perché di tutte queste cose ricorrenti e usuali - che in tanti abbiamo viste e sentite sempre, e che facevano parte del suo più autentico modus operandi - non c'è alcuna traccia nella sua Biografia definita "di rigore storico"?

Carmen santa di ‘categoria superiore’
patrona dei fumatori accaniti


E di una cosa non si può proprio fare a meno di parlare - per onestà - quando si racconta la vita di Carmen Hernandez: il suo rapporto con il fumo di sigarette. Altra cosa che dobbiamo preoccuparci noi di aggiungere e mettere in grande evidenza, tra le numerose incomprensibili ed inescusabili omissioni della Biografia ufficiale.

Certo, i suoi agiografi mai oserebbero riportare simili eroiche imprese. Mica son scemi!

Parto da una esperienza. Eravamo a visitare un seminario diocesano di recente costruzione, il Vescovo voleva valutare una interazione con i R.M. del Cammino. Carmen continuava ininterrottamente ad accendere sigarette una dietro l'altra ed era stizzita di non trovare in giro neanche un posacenere. Della qual cosa non risparmiò di rimproverare Sua Eminenza. Alla sua risposta che i posacenere mancavano perché dentro il Seminario era vietato fumare, Carmen stizzita ribattè che nei R.M. invece si fuma, dappertutto e sempre, e i posacenere sono corredo basico.  Intanto continuava a spegnere le sue sigarette nelle piante che decoravano stanze e corridoi.

Kiko la pregò invano di smettere e lei, convinta, ripeteva "Colpa sua (del Vescovo), un'altra volta impara!"... Kiko, per alleggerire la situazione, la prese a ridere schernendola: "Carmen! Donna fumogena". 
In altre occasioni invece ribatté acidamente al prelato che le chiedeva di non fumare (si trovava negli uffici vaticani) rammentandogli i roghi che invece avevano acceso  per bruciare la gente.
 Parlando poi delle abitudini di Carmen, dobbiamo dire che la pausa sigaretta è un "atteggiamento liturgico" impertinente di Carmen di grande importanza, da mettere in evidenza in fase di canonizzazione, per aiutare nella messa in evidenza delle virtù praticate in grado eroico da un'aspirante santa invero tutta speciale. In realtà Carmen non riusciva a stare senza fumare più di mezz'ora...

Le eucarestie neocatecumenali, soprattutto in convivenza a Porto San Giorgio erano qualcosa di lunghissimo, si sforavano le due ore molto spesso. Il momento dell'abbraccio di pace era quello più propizio per la pausa sigaretta. Si sa che l'assemblea si rimescola tutta e ci si muove da un posto all'altro. Carmen, dopo qualche fugace abbraccio di pace si portava fuori dalla tenda a fumare la sua ennesima sigaretta prima della Consacrazione Eucaristica. Nella vita si aspetta solo di vedere cattivi esempi per seguirli senza indugio. Cosicchè l'abbraccio di pace divenne ben presto il momento preferito per tutti i fumatori accaniti, che tra gli itineranti sono davvero tanti, per uscire a fumare anche loro. Certo non un bello spettacolo!
E' da dire che a volte Carmen si allontanava anche in altri momenti dell'Eucarestia, non solo alla pace, quando irrefrenabile le prendeva il bisogno di fumare e magari si era stufata di star dentro per qualche oscuro motivo.
Le mamme che si mettevano in qualche angolo un poco appartato per allattere la vedevano andare avanti e indietro...

Kiko che ha aperto il cerchio, ora lo chiude. Davvero "senza i poveri non esisterebbe il cammino"? Schönborn dixit.

Kiko si dichiara molto colpito della sofferenza degli innocenti. Da sempre, e noi restiamo stupiti della sua sfrontatezza.
"Dovremmo inginocchiarci davanti alla sofferenza degli innocenti"
"Nelle baracche poveri vittime del peccato della società"
"Sofferenza umana inaudita e mistero di Cristo Crocifisso"
"C'è una presenza di Cristo in coloro che soffrono, specie nella sofferenza degli innocenti"
"Persone innocenti che portano il peccato degli altri, nell'incesto, nella violenza nella droga nell'alcool"
"Uno aveva visto uccidere suo padre. Un altro era stato violentato. Questi innocenti stavano portando con Cristo la salvezza al mondo. Grande era la presenza di Gesù Cristo tra quei poveri... grande mistero la sofferenza dei poveri. Cristo si è fatto uomo per prendere su di sè la sofferenza di tanti innocenti". 
...E tu Kiko, perchè sei venuto al mondo? Ma te la fai una domanda? Sei una contraddizione vivente.

Tutte frasi pronunciate da Kiko, nella sua introduzione al Concerto del suffrimiento, che chiude poeticamente l'incontro a San Paolo.

Legge tutto questo Kiko, ma non sentiamo di dargli attenuanti per l'inconsapevolezza! Legge stancamente con pause..., forse a tratti la sopita coscienza affiora e, forse, un poco falso si sente!?
O è solo mortalmente stanco ormai. E l'unico guizzo urlante lo ha avuto quando ha cantato vittoria sul Papa Francesco, che - a suo dire - lo approva a priori, ormai. Chi lo sa! Chi può dirlo?

Poi parla della spada, in relazione al cuore trafitto e dolorante di Maria e non tralascia di finire con l'ultimo sorprendente e sconveniente accento alla sua adorata coiniziadora... che accomuna alla Beatissima Vergine proditoriamente. "Carmen la invocava come dolcissima Vergine Maria". Parole che non stentiamo proprio a immaginare sulle sue labbra soavi!!!

Ma alla fine vogliamo concludere proprio coi poveri, unico perno del C.N., con un'ultima testimonianza sulla grande vicinanza e sensibilità della canonizzanda Carmen per gli innocenti e per i poveri in generale, ad onta di tutte le vuote chiacchiere del suo sodale ancora in vita, in occasione della sua memorabile Biografia. Ben sapendo che in quanto ad approccio con gli scandali i due sono sempre andati perfettamente d'accordo.

Vedi da dove trae il suo 'discernimento'
la "santa di categoria superiore"
Altro che vita di preghiera!!!

 
 
Ricordo che, in occasione del discernimento degli iniziatori su una vicenda dolorosa di violenza ai danni di una giovane donna ad opera di un membro abbastanza visibile del Cammino ed anche parente, non c'era verso di far prendere sul serio da loro la vicenda; al netto che già Kiko e Carmen avevano chiarito che, in ogni caso, bisognava perdonare e chiedere perdono. Questo in ogni caso come regola generale.
Poiché in queste vicende, non vi è dubbio, è Dio che tutto permette per un bene pù grande che noi non vediamo. E poi nessuno è migliore di un altro e tutti siamo capaci delle peggio cose, anche chi oggi è vittima di un'assurda violenza... e domani chi sa, se il Signore gli/le leva la mano dal capo... e tutte queste belle cose che già noi tutti conosciamo a memoria.
All'improvviso Carmen ebbe un'idea geniale che non seppe proprio tenere solo per sè e che quindi comunicò - ovviamente ridendo compiaciuta del suo acume fuori dal comune e molto divertita per la splendida trovata geniale che stupiva lei per prima - come apice di ogni supremo discernimento:
"Ho capito, questa ragazza che non vuol perdonare è la sorella - gelosa della maggiore e innamorata del suo marito - di 'Via col vento'! "

Questa l'etichetta che restò appiccicata per sempre alla piccola sventurata. Chiudendo definitivamente ogni questione e pendenza. Anche questi sono frutti neocatecumenali!

Se non è estasi è melanconia
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(*) Membro: delle Congregazioni: per l'Evangelizzazione dei Popoli; delle Cause dei Santi; del Pontificio Comitato per i Congressi Eucaristici Internazionali.

sabato 4 dicembre 2021

Cardinale Robert Sarah: "chi divide la Chiesa pre-conciliare da quella post-conciliare fa il lavoro del diavolo"

Alcuni entusiasti ammiratori del Cammino neocatecumenale hanno interpretato come segno di approvazione incondizionata la benedizione ricevuta dal cardinale Robert Sarah, prefetto emerito della Congregazione per il Culto divino e la Disciplina dei Sacramenti, in occasione della presentazione, a Roma il giorno 29 novembre 2021, della biografia  della coiniziatrice del Cammino  neocatecumenale Carmen Hernàndez.

Nella Basilica di San Paolo i neocatecumenali hanno il coraggio di esporre l'immagine photoshoppata della loro fondatrice con le mani giunte palesemente posticce: da ciò si deduce quanto valore si possa dare alle loro biografie 'storiche'...

Si tratta, come sempre, di forzature e di interpretazioni che nulla hanno a che vedere con la realtà; sappiamo infatti, per averlo più  volte ricordato, che le posizioni e le idee del cardinale guineano differiscono da quelle di Kiko Argüello e dei suoi accoliti quanto il sole dalla luna.

Riportiamo in proposito alcuni passaggi di una intervista del cardinal Sarah rilasciata a "Il Foglio" nel marzo scorso: si rivela lampante la divaricazione drammatica tra la visione della Chiesa, della liturgia, degli sviluppi del Concilio Vaticano II, della necessaria obbedienza al Pontefice del cardinale e dei due laici spagnoli. 

OBBEDIENZA AL PAPA

"Poche settimane fa il Papa mi ha comunicato che ora aveva deciso di accettare la mia rinuncia. Gli ho subito detto che ero felice e grato per la sua decisione. L’ho ripetuto spesso: l’obbedienza al Papa non è solo una necessità umana, è il mezzo per obbedire a Cristo che ha posto l’apostolo Pietro e i suoi successori a capo della Chiesa. Sono felice e orgoglioso di aver servito tre Papi: san Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco, nella curia romana per oltre vent’anni. Ho cercato di essere un servitore leale, obbediente e umilmente sottomesso della verità del Vangelo".

Sconcertante la differenza con ciò che afferma Kiko Argüello proprio nel corso della presentazione del 29 novembre:

"Me dice (il papa) le prime parole che dice a me: Kiko, tutto quello che tu decidi, io te l'approvo"

Secondo la visione di Kiko e Carmen infatti i papi vanno blanditi, convinti ed istruiti, come l'iniziatrice esplicitamente ammette nelle pagine già pubblicate del suo diario e come ci si 'dimentica' di dire durante la presentazione della sua biografia quando si accenna al suo amore per il pontefice. Blanditi e convinti: non certo obbediti! Qui infatti un Kiko ormai senescente e dipendente dai suggerimenti di Ascensiòn, dimostra di credere che sia giusto addirittura che il Pontefice debba obbedire a lui, e non viceversa.


LA CHIESA COME ISTITUZIONE DIVINA, NON MONDANA

Per il cardinale Robert Sarah "nonostante quello che dicono i ‘ciechi nati’ e nonostante i molti peccati dei suoi membri, la Chiesa è bella e santa. E’ l’estensione di Gesù Cristo. La Chiesa non è un’istituzione mondana, la sua salute non si misura dal suo potere e dalla sua influenza.
La Chiesa deve andare alla Croce e al grande silenzio del Sabato santo. Dobbiamo pregare con Maria vicino al corpo di Gesù. Guardare, pregare, fare penitenza e riparare per poter annunciare meglio la Vittoria di Cristo Risorto”.

Grande silenzio, penitenza e riparazione non sono nelle corde della predicazione dei 'ciechi nati' neocatecumenali negli ultimi 50 anni. Nonostante anche nel corso della presentazione della biografia della Hernàndez sia il cardinale Schönborn sia il postulatore Metola si sforzino di mettere l'accento sugli inizi dell'esperienza neocatecumenale nelle baracche e tra i poveri, o sul viaggio dell'ereditiera Carmen 'senza un soldo' in Terra Santa, sappiamo che i due iniziatori hanno lavorato alacremente perché la loro creatura, il loro movimento, avesse un successo mondano e fosse una potenza finanziaria. E dei poveri autentici non hanno mai saputo che farsene!

LA LITURGIA

Ma è sul rispetto della liturgia e sulla sua importanza  che le idee dei due iniziatori  neocatecumenali  e il cardinale ex prefetto della Congregazione  per il Culto divino e la Disciplina dei Sacramenti  si discostano in modo netto ed evidente, fino a divenire antitetiche.

Afferma infatti il cardinale nella sua intervista a 'Il Foglio':

"La Chiesa esiste per dare gli uomini a Dio e per dare Dio agli uomini. Questo è precisamente il ruolo della liturgia: adorare Dio e comunicare la grazia divina alle anime. Quando la liturgia è malata, tutta la Chiesa è in pericolo perché il suo rapporto con Dio non è solo indebolito, ma profondamente danneggiato.

Ma stiamo parlando di Dio? ...Se Dio non è al centro della vita della Chiesa, allora essa è in pericolo di morte. Questo è certamente il motivo per cui Benedetto XVI ha affermato che la crisi della Chiesa è essenzialmente una crisi della liturgia, perché è una crisi del rapporto con Dio. Anche per questo, seguendo Benedetto XVI, ho insistito: lo scopo della liturgia non è celebrare la comunità o l’uomo, ma Dio. Questo è ciò che manifesta molto bene la celebrazione orientata. ‘Dove un orientamento diretto a est non è possibile – dice Benedetto XVI – la croce può quindi servire come orientamento interiore della fede. Deve poi collocarsi al centro dell’altare e focalizzare lo sguardo del sacerdote e della comunità orante.

Quando tutti insieme si volgono alla Croce, si evita il rischio di un faccia a faccia troppo umano e chiuso in se stesso. Apriamo i cuori all’irruzione di Dio. 

Come diceva Joseph Ratzinger ‘l’idea che nella preghiera il sacerdote e il popolo debbano confrontarsi l’uno con l’altro è nata solo nel cristianesimo moderno, è del tutto estranea al cristianesimo antico. E’ certo che il sacerdote e il popolo pregano rivolti non l’uno verso l’altro, ma verso l’unico Signore’, il Cristo che, in silenzio, ci viene incontro. (Joseph Ratzinger, Prefazione al volume XI dell’Opera omnia: Teologia della liturgia, Parigi, Parole et Silence, 2020). 

Anche per questo ho continuato a insistere sulla necessità di uno spazio per il silenzio nella liturgia. Quando l’uomo tace, lascia un posto a Dio. Al contrario, quando la liturgia diventa ‘loquace’, dimentica che la croce è il suo centro, ci si organizza intorno al microfono".

Il silenzio è esattamente il grande nemico delle liturgie 'fai-da-te' inventate dalla teologa Carmen e dal guitto Kiko, in cui appunto non si tace mai e non si lascia posto a Dio, in cui l'orientamento verso la croce e l'altare viene sostituito dal 'festino' sul tavolone centrale e in cui alla croce si sostituisce il simbolo ebraico della Hannukiah, il candelabro con nove fiammelle.


CONCILIO VATICANO II

Nella presentazione della biografia della Hernàndez si fa un gran parlare di come il Cammino neocatecumenale concorra a realizzare il Concilio Vaticano II. In realtà è esattamente  il contrario. O almeno, il cardinale Sarah è profondamente convinto che la vera eredità dell'ultimo Concilio si compia nell'opera liturgica voluta da Papa Benedetto XVI, e chi divide la Chiesa pre-conciliare da quella post-conciliare, come Kiko e Carmen nelle proprie catechesi, quando addirittura  mettono tra parentesi l'intera storia della Chiesa, divide e fa il lavoro del diavolo.

Conclude infatti il cardinale Robert Sarah:

"Quando ho parlato di orientamento liturgico e senso del sacro, mi è stato detto: ‘Siete contrari al Concilio Vaticano II!’. E’ sbagliato! ... L’unica cosa che conta è cercare Dio sempre più profondamente, incontrarlo e inginocchiarsi umilmente per adorarlo. Papa Francesco, quando mi ha nominato, mi ha dato due istruzioni: attuare la Costituzione sulla liturgia del Concilio Vaticano II e far vivere l’eredità liturgica di Benedetto XVI... Continuare l’opera liturgica di Benedetto XVI è il modo migliore per applicare il vero Concilio. Purtroppo alcuni ideologi vogliono opporre la Chiesa pre conciliare a quella post conciliare. Dividono, fanno il lavoro del diavolo. La Chiesa è una, senza rotture, senza mutamenti di rotta, perché il suo Fondatore ‘Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e per sempre’ (Eb 13, 8). La Chiesa va verso Dio, ci orienta verso di Lui. Dalla professione di fede di san Pietro a Papa Francesco attraverso il Vaticano II, la Chiesa ci volge a Cristo. Dare alla liturgia il suo carattere sacro, lasciare spazio al silenzio, e talvolta anche celebrare verso oriente, come fa Papa Francesco nella Cappella Sistina o a Loreto, significa attuare in modo profondo e spirituale il Concilio."

Dalla obbedienza al Papa, alla Chiesa come Istituzione Divina, alla Liturgia, al modo di intendere l'attuazione del Concilio Vaticano II, il Cammino è bocciato su tutta la linea. Quattro capisaldi individuati e analizzati da Sarah, neanche uno struttura il Neocatecumenato che col suo Tripode crolla miseramente in frantumi.

Abbiamo già preparato il santino per Kiko, sulla falsariga di quello di Carmen, con una mano posticcia che sgrana il rosario (l'aria estatica è dovuta alla visione di una  'sua' opera realizzata in bronzo).

 



giovedì 2 dicembre 2021

La povera vedova dei due spiccioli. A una così come le annunci il Kerigma? (Una religiosa naturale a cui non serve il Cammino).



Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, Gesù [nel tempio] diceva alla folla nel suo insegnamento: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere. Essi riceveranno una condanna più severa».
Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo.
Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere». (
Mc 12, 38-44)

Seduto di fronte al tesoro, Gesù osservava...

Oggi ho ascoltato l'Angelus del Papa che ha commentato, come sempre, il Vangelo della Domenica: la povera vedova che getta nel Tesoro del Tempio due monetine. 

Papa Francesco dice che Gesù guarda, osserva. Gesù guarda e valuta tutto. Il Papa utilizza il verbo guardare in vari passaggi:

Gesù guarda, guarda ciò che succede in questo luogo, il più sacro di tutti,...

Gesù guarda le due scene. Ed è proprio questo verbo – “guardare” – che riassume il suo insegnamento:... guardarsi dagli ipocriti e guardare alla povera vedova.

guardarsi dagli ipocriti: non piegare la fede ai nostri interessi. Quegli scribi coprivano, con il nome di Dio, la propria vanagloria e, ancora peggio, usavano la religione per curare i loro affari, abusando della loro autorità e sfruttando i poveri. ...il clericalismo, questo essere sopra gli umili, sfruttarli, “bastonarli”, sentirsi perfetti. Questo è il male del clericalismo. ... mai approfittare del proprio ruolo per schiacciare gli altri, mai guadagnare sulla pelle dei più deboli! (quanto bene farebbe a Kiko riflettere su tutto questo! Sintetizzato dopo il "Guardatevi!" posto all'inizio del Vangelo di Marco).

Gesù ci invita a guardare alla povera vedova.

da casa di preghiera a spelonca di ladri

 E a me è tornato alla mente un altro episodio evangelico: 

Gesù che si reca al Tempio il giorno prima della cacciata dei mercanti e, anche lì, guarda tutt'intorno - Gesù osserva con attenzione ogni cosa e la giudica (e noi che siamo "Osservatorio" ci sentiamo proprio consolati!) - prima di recarsi a Betania per passare la notte. (Ed entrò a Gerusalemme, nel tempio. E dopo aver guardato ogni cosa attorno, essendo ormai l'ora tarda, uscì con i Dodici diretto a Betània. Mc. 11,11)

Il mattino dopo ritorna al Tempio per agire (non ha agito d'impulso Gesù, si è presa tutta la notte) contro i mercanti, cacciandoli con la violenza fuori dal Tempio che da "Casa di Preghiera" avevano ridotto ad "una spelonca di ladri". («Non sta forse scritto: La mia casa sarà chiamata
casa di preghiera per tutte le genti?
Voi invece ne avete fatto una spelonca di ladri!». Mc. 11,17)

Nel Vangelo di oggi è scritto che Gesù "Seduto di fronte al tesoro, osservava (N.B. OSSERVAVA) come la folla vi gettava monete". E osservava i ricchi e... ha osservato "la povera vedova". 

A questo punto Gesù chiama a sè i suoi discepoli e, potremmo dire, fa discernimento: Questa vedova così povera ha gettato nel tesoro "tutto quanto aveva per vivere"; i ricchi invece solo "parte del loro superfluo". 

Gesù ha guardato, osservato; ha chiamato i discepoli e ha giudicato l'una e gli altri. 

 Gesù 

Guarda 

Osserva 

Giudica 

E scrive chiara la sentenza. 

Dio ci ha fatto esseri pensanti, ci ha dato una coscienza, perché potessimo distinguere da noi stessi il bene dal male, imparando da Lui ogni cosa. Di fatti Gesù non tiene per se stesso le sue considerazioni, ma le condivide con i suoi discepoli, sempre. 

Sacrosanto diritto è, dunque, guardare e osservare. Anzi siamo proprio tenuti a non essere distratti nella vita o superficiali! E analizzare è doveroso. Distinguere il bene dal male e ciò che è giusto. 

Ora mi si affaccia alla mente una affascinante suggestione. 

Poniamo Gesù di questo episodio evangelico nel contesto neocatecumenale. (Gesù non si fa riconoscere però che è Lui, come ai discepoli di Emmaus.)

Se nei dintorni ci sono due catechistoni, di quelli buoni, essi di sicuro inizieranno a infierire contro questo illustre sconosciuto dicendo "Ma cosa fai, chiami i tuoi fratelli e davanti a loro giudichi?" 

 "Ma chi credi di essere?"

"Poi agli altri fratelli il discernimento lo facciamo noi. Tu NON giudicare. Che cosa è che ti metti a spiare chi mette come e quando nella colletta?"

"Siediti e ascolta lo scrutinio!" 

Mettono la povera vedova - elogiata e assolta dallo sconosciuto - di fronte alla croce kikiana e le dicono: 

"Cosa hai fatto? Sei perfezionista? Ti senti migliore degli altri? Tu adempi la legge e molto di più, vero? Ma lo fai solo perchè sei superba e ti piace fare la prima della classe. Mica sei entrata in cammino per diventare santa? Per poi giudicare i fratelli che non ce la fanno ad essere come te? Vedrai! Ti profetizzo che Dio ti va a togliere di pronto la mano dalla tua testa... e tu ne combinerai di tutti i colori...".

Con quei ricchi invece non hanno problemi. Tutto secondo copione. 

"Siamo tutti poveracci, siamo tutti avari: corajo!". Il Signore ti ha messo il fango sugli occhi e tu finalmente vedi. Cosa? Vedi che sei un "peccatore che non può non peccare" ... la povera vedova è una povera illusa, ancora totalmente cieca!

Ma tanto loro hanno la ricetta per tutto e sempre la stessa. Diranno di provarsi seriamente coi beni una volta sola (... per chi ci crede...)! 

"Va vendi quello che hai e dallo ai ...poveri" (che poi col tempo capirai che gli unici poveri degni sono sempre e solo loro; ecco un altro grosso sbaglio della vedova sprovveduta). 

Per cui l'obolo della vedova, per la sua conversione, alla vedova non è servito a nulla.