giovedì 8 marzo 2007

Il Papa e la sacramentalità della Chiesa

Riflettiamo su queste parole del Papa durante l'ultima udienza del mercoledì (7 marzo), che ribadiscono la struttura e la missione della Chiesa, cui si rivelano contrapposte la struttura e i ruoli del cammino e la sua missione scoordinata dal mandato Apostolico nel momento stesso in cui non obbedisce al Papa, anche se vogliamo prescindere dai contenuti eretici degli insegnamenti

"L'occasione immediata della lettera [Lettera di Clemente ai Corinzi -ndR] schiude al Vescovo di Roma la possibilità di un ampio intervento sull'identità della Chiesa e sulla sua missione. ...“Siamo una porzione santa”, ammonisce, “compiamo dunque tutto quello che la santità esige” (30,1). In particolare, il Vescovo di Roma ricorda che il Signore stesso “ha stabilito dove e da chi vuole che i servizi liturgici siano compiuti, affinché ogni cosa, fatta santamente e con il suo beneplacito, riesca bene accetta alla sua volontà... Al sommo sacerdote infatti sono state affidate funzioni liturgiche a lui proprie, ai sacerdoti è stato preordinato il posto loro proprio, ai leviti spettano dei servizi propri. L'uomo laico è legato agli ordinamenti laici” (40,1-5: si noti che qui, in questa lettera della fine del I secolo, per la prima volta nella letteratura cristiana, compare il termine greco “laikós”, che significa “membro del laos”, cioè “del popolo di Dio”). [Ricordiamo che kiko, il quale non è neppure sacerdote si arroga funzioni di vescovo, impugna il pastorale, forma i suoi sacerdoti i quali a lui e non al vescovo devono obbedienza, come tutti devono obbedienza ai catechisti, che sono laici non formati dalla chiesa, ai quali devono assoggettarsi anche tutti i 'presbiteri' che operano nella comunità neocatecumenale e che invece, per il loro ministero sacerdotale, dovrebbero porsi loro come guide -ndR]
In questo modo, riferendosi alla liturgia dell'antico Israele, Clemente svela il suo ideale di Chiesa. Essa è radunata dall’“unico Spirito di grazia effuso su di noi”, che spira nelle diverse membra del Corpo di Cristo, nel quale tutti, uniti senza alcuna separazione, sono “membra gli uni degli altri” (46,6-7). La netta distinzione tra il “laico” e la gerarchia non significa per nulla una contrapposizione, ma soltanto questa connessione organica di un corpo, di un organismo, con le diverse funzioni. La Chiesa infatti non è luogo di confusione e di anarchia, dove uno può fare quello che vuole in ogni momento: ciascuno in questo organismo, con una struttura articolata, esercita il suo ministero secondo la vocazione ricevuta. Riguardo ai capi delle comunità, Clemente esplicita chiaramente la dottrina della successione apostolica. Le norme che la regolano derivano in ultima analisi da Dio stesso. Il Padre ha inviato Gesù Cristo, il quale a sua volta ha mandato gli Apostoli. Essi poi hanno mandato i primi capi delle comunità, e hanno stabilito che ad essi succedessero altri uomini degni. Tutto dunque procede “ordinatamente dalla volontà di Dio” (42). Con queste parole, con queste frasi, san Clemente sottolinea che la Chiesa ha una struttura sacramentale e non una struttura politica. [Ricordiamo che il cammino NC mette in opposizione due Chiese, quella sacramentale (prima di Costantino) e quella giuridica (dopo Costantino), ora i NC sarebbero la nuova Chiesa sacramentale, con una propria diversa struttura e ruoli -ndR]
L’agire di Dio che viene incontro a noi nella liturgia precede le nostre decisioni e le nostre idee. La Chiesa è soprattutto dono di Dio e non creatura nostra, e perciò questa struttura sacramentale non garantisce solo il comune ordinamento, ma anche questa precedenza del dono di Dio, del quale abbiamo tutti bisogno.
... Così la lettera di Clemente affronta numerosi temi di perenne attualità. Essa è tanto più significativa, in quanto rappresenta, fin dal primo secolo, la sollecitudine della Chiesa di Roma, che presiede nella carità a tutte le altre Chiese. Con lo stesso Spirito facciamo nostre le invocazioni della “grande preghiera”, là dove il Vescovo di Roma si fa voce del mondo intero: “Sì, o Signore, fa' risplendere su di noi il tuo volto nel bene della pace; proteggici con la tua mano potente... Noi ti rendiamo grazie, attraverso il sommo Sacerdote e guida delle anime nostre, Gesù Cristo, per mezzo del quale a te la gloria e la lode, adesso, e di generazione in generazione, e nei secoli dei secoli. Amen” (60-61).

martedì 6 marzo 2007

Cosa "passa" sotto il segno di una nuova evangelizzazione?

Brano quotato dallo stesso testo citato nell'articolo precedente:

"L'efficacia e l'impatto della nuova evangelizzazione attuata dalle comunità neocatecumenali deriva certamente anche da un linguaggio adatto al tempi e alle persone di oggi. Intendiamo il linguaggio nel senso più ampio del termine, come l'insieme di tutti i segni e simboli espressivi. Riteniamo che sarebbe utile alla Chiesa nel suo insieme riflettere sulla critica implicita che tali nuovi linguaggi rappresentano per forme desuete e prive di incidenza. Forme legate, fra l'altro, a esigenze di altri tempi e ben giustificate per quei tempi, ma non per oggi. Questo suppone, però, che persone e comunità ecclesiali non abbiano paura di mettersi in discussione e in ascolto."

Commento
Come se la ricchissima simbologia della Chiesa e della divina liturgia che essa tramanda da due millenni avessero perso la loro pregnanza e la loro vitalità e ci fosse bisogno dei simboli immaginifici, alcuni inventati da kiko Arguello, altri da lui mutuati, snaturandoli, dall'ebraismo. Si parla inoltre di forme legate ad altri tempi e oggi non più giustificate: concetto molto sottolineato negli insegnamenti neocatecumenali. Portiamo un esempio - uno dei tanti che si potrebbero fare - che riguarda la riconciliazione (catechesi di Carmen Hernandez) la quale insegna che "ciò che si è evoluto è la concezione che le persone hanno del sacramento", il che prelude ad una sua progressiva delegittimazione (è la comunità che perdona) ed è ben diverso da quello che dice il Papa che afferma: "La celebrazione del sacramento della Penitenza ha avuto nel corso dei secoli uno sviluppo che ha conosciuto diverse forme espressive, sempre, però, conservando la medesima struttura fondamentale che comprende necessariamente, oltre all'intervento del ministro — soltanto un Vescovo o un presbitero, che giudica e assolve, cura e guarisce nel nome di Cristo — gli atti del penitente: la contrizione, la confessione e la soddisfazione." [Motu Proprio Misericordia Dei di Giovanni Paolo II]

Quanto all'Eucaristia, non è fatta dall'Assemblea, come insegna kiko, ma è opera del Signore ed è un mistero che non può essere banalizzato. "... A nessuno è concesso di sottovalutare il Mistero affidato alle nostre mani: esso è troppo grande perché qualcuno possa permettersi di trattarlo con arbitrio personale, che non ne rispetterebbe il carattere sacro e la dimensione universale." [Giovanni Paolo II, Ecclesia de Eucharistia, n. 52]

Crediamo quindi non più tollerabile il mancato rispetto delle direttive del Papa che non investono certamente la forma, ma la teologia che questa sottende e la dissacratoria banalizzazione che ne deriva e che i NC non sanno neppure riconoscere, presi come sono dagli aspetti esaltanti delle loro liturgie baccanali che portano lo stordimento e l'illusione di una felicità eccitante ma anche molto effimera, invece della "trasformazione" vera nell'"uomo nuovo"... Un bellissimo segno di buona volontà sarebbe davvero celebrare non più separati la prossima veglia pasquale, preparata insieme secondo le direttive dei parroci, se è vero che tutto avviene sotto la loro approvazione. Abbiamo sentore che in molte Parrocchie già fervono i preparativi per la solita veglia da "separati in casa".

lunedì 5 marzo 2007

Peculiarità del cammino neocatecumenale versus Chiesa cattolica

Quoto e commento da un documento di presentazione del cammino NC (Adolfo Lippi CP " La croce gloriosa del cammino neocatecumenale")

"Le comunità neocatecumenali non percepiscono se stesse come un movimento apostolico fra gli altri, ma piuttosto come una proposta per tutta la Chiesa: la proposta di portare i cristiani a rivivere il proprio battesimo nei suoi diversi momenti, attraverso una catechesi che introduca nella comprensione della parola di Dio, attraverso l'esperienza della Chiesa come Comunità viva e attraverso l'esperienza della forza della liturgia e dei sacramenti. ... con lo sforzo di passare da una pastorale di sacramentalizzazione a una pastorale di evangelizzazione, come pure con la necessità di tornare a evangelizzare i lontani e che oggi viene collegato all'impegno di attuare nuove forme di evangelizzazione. ... La differenza fra cristiani che accettano il Concilio e cristiani che non lo accettano (o lo accettano solo esteriormente) prenderà in futuro un rilievo sempre maggiore, superiore, forse, alla differenza che distingue una confessione cristiana dall'altra. I neocatecumeni si sentono chiamati ad attuare armonicamente e vitalmente il concilio Vaticano II, percependolo sinceramente, non come il frutto di persuasioni o sforzi umani, ma come la più grande profezia che risuona nella Chiesa. L'opposizione che alcuni manifestano contro di loro nasconde spesso una sorta opposizione e un segreto rifiuto delle direttive conciliare in quanto costringono il singolo a scuotersi dalla posizione comoda in cui si era adagiato."

Emerge chiara l'affermazione che il cammino non è un movimento come gli altri ma è "una proposta per tutta la chiesa". Inoltre col passare da una fase di sacramentalizzazione a una di evangelizzazione, si attua la convinzione di incarnare la Chiesa carismatica versus quella giuridica, quando la Chiesa è UNA e non assolutizza nessuno dei momenti della vita di fede (catechesi, liturgia, prassi), ma tende ad armonizzarli fra loro. Inoltre, sostanzialmente e semplicisticamente, ma anche molto strumentalmente, si pretende ridurre il tutto a chi è pro o contro il concilio. Si può invece essere favorevoli al concilio, ma non approvarne certe deleterie applicazioni. Infine l'affermazione ricorrente nel contesto neocatecumenale che altre esperienze di fede vengano scelte perché meno impegnative...

"L'accoglienza dell'annuncio kerigmatico riguardante la croce conduce alla riscoperta della verità fondamentale della fede: è Gesù che ti salva. Non ti salvi da solo. In un'epoca di autosufficienza dell'uomo, un certo pelagianismo si infiltrava, attraverso l'ipertrofia del moralismo, persino nell'annuncio della Passione, sopravvalutando ciò che noi facciamo per completare la passione di Cristo e dimenticando che, se Lui non fosse morto, noi non potremmo fare niente. Pelagianamente e moralisticamente, la sua morte si riduce all'esemplarità. Di conseguenza ci affatichiamo, con enormi sforzi, per costruirci una mentalità eroica. Si percepisce oggi la necessità di una nuova interioriorizzazione del kerigma, da parte dei singoli e della Chiesa, per liberarci dalle strette del moralismo e ricuperare la gioia dell'essere salvati, la gioia della buona notizia."

E' del tutto evidente che in questo modo passiamo dal Pelagianesimo e dal cosiddetto moralismo (ammesso che davvero siano le caratteristiche dominanti nella Chiesa) all'assolutizzazione della fede, dimenticando completamente che non tanto il moralismo, quanto l'etica, prende il volto della responsabilità, perché è vero che non ci salviamo da soli, ma nemmeno il Signore ci salva senza di noi, cioè senza la nostra risposta concreta che non presuppone solo la fede, la fede anzi è il fondamento del comportamento etico. Risuona un certo luteranesimo... Il problema è che si sostiene l'equazione errata: chiesa = farisaismo, moralismo, pelagianesimo versus cammino neocatecumenale= cristianesimo vero; il che è totalmente falso!!!

Questo non può che essere un punto di partenza, perché le difformità sono davvero molte: le prenderemo in esame in altri articoli...

sabato 3 marzo 2007

Facciamo il punto della situazione


Il lungo cammino del cammino neocat è arrivato a un punto di svolta, dopo anni di selvaggia occupazione delle parrocchie disponibili ad accoglierli - che ne hanno visto e subìto gli aspetti aggressivi, dissolutori, di divisione, di soffocamento di qualunque altra pastorale - forti del fatto che non si conoscevano i contenuti delle catechesi 'segrete' spacciati per ispirati dallo Spirito Santo ed invece trasmesse oralmente sulla base degli insegnamenti di kiko e carmen e pedissequamente ripretuti da catechisti senza alcuna formazione ecclesiale, cui è stato dato potere assoluto sulle vite e sulle coscienze delle persone della loro comunità.

Questi insegnamenti si sono rivelati eretici, sia per testimonianza di chi li ascoltava avendo già una formazione ecclesiale che per provvidenziale acquisizione dei testi originali stampati delle catechesi tenute a Madrid nel 1972, quelle per i catechisti dell'annuncio. Nel corso del tempo la rivelazione kikiana è andata più chiaramente configurandosi con i 'catechumenium', ' la nuova estetica', la faraonica costruzione della Domus Galileae in Terra Santa col suo inquietante simbolismo, le celebrazioni rigorosamente separate e parcellizzate e trasformate da 'sacri misteri' in spettacolari rappresentazioni, che tanta presa hanno sull'emotività e, insieme ad altri metodi, creano 'dipendenza'...

Così diceva nel 2005 il card Arinze: “Se solo la gente fosse più fedele non a ciò che è stato stabilito da gente che ama fare leggi per altra gente, ma che deriva da ciò in cui crediamo! Lex orandi, Lex credendi. E’ la nostra fede che dirige la nostra vita di preghiera, e se ci genuflettiamo davanti al tabernacolo è perché crediamo che Gesù è lì, e che è Dio”. “L’area più importante, quindi, è la fede e la fedeltà ad essa, una lettura fedele dei testi originali, la loro traduzione fedele, così che la gente celebri sapendo che la liturgia è la preghiera pubblica della Chiesa”. “Non è proprietà di un individuo, quindi un individuo non la modifica, [come ha fatto kiko -ndr] ma compie sforzi per celebrarla come la Santa Madre Chiesa desidera. Giovanni Paolo II, nel 1984 li aveva così esortati: "Celebrate l'Eucaristia e, soprattutto, la Pasqua, con vera pietà, con grande dignità, con amore per i riti liturgici della Chiesa, con esatta osservanza delle norme stabilite dalla competente autorità, con volontà di comunione con tutti i fratelli…"

Tutto questo non è accaduto e non accenna ad accadere neppure dopo la lettera che il Papa ha fatto scrivere dal Dicastero del Culto divino in persona del card Arinze nel dicembre 2005. Oggi siamo in presenza di due nuovi significativi eventi: le parole del papa ai Parroci e ai Sacerdoti della Diocesi di Roma, in cui parla esplicitamente di "molti problemi" proprio riguardo al cammino NC prendendo il considerazione il rinvio dell'approvazione degli statuti di prossima scadenza, e la lettera degli Ordinari di Terra Santa che invitano gli aderenti al Cammino “a restare fedeli al principio ‘una parrocchia, una Eucarestia’" e a rispettare le culture e le tradizioni radicate in quelle popolazioni.

Per contro dal fronte neocatecumenale arrivano segnali a dir poco sconcertanti: nessuna traccia di adeguamento e, invece, una frenetica escalation di iniziative di diffusa evangelizzazione a tappeto alla stregua dei Tdg, megaraduni da cui escono 'gasati' dal loro iniziatore e che tra breve ci faranno vedere altro...

Noi riteniamo che arrivati a questo punto, se davvero si sentono Chiesa (cattolica) come dicono - ma in realtà professano altro - potrebbero dimostrare la buona volontà di adeguarsi ai richiami ricevuti celebrando la Pasqua con un'unica veglia e non con le solite veglie da 'separati in casa' nelle Parrocchie...

lunedì 26 febbraio 2007

Terra Santa. Richieste degli ordinari cattolici ai neocatecumenali


Riconoscenza per la predicazione del Vangelo, per l’aiuto offerto ai fedeli e per l’approfondimento di fede ma anche invito al rispetto delle liturgie, a celebrare la messa in accordo con la chiesa locale e allo studio della lingua e della cultura della gente. È in sintesi quanto si legge in una lettera che gli ordinari cattolici di Terra Santa hanno indirizzato ai “fratelli e alle sorelle del Cammino neocatecumenale”. “Siamo riconoscenti per la vostra presenza in alcune delle nostre parrocchie, per la predicazione della Parola di Dio, per l'aiuto offerto ai nostri fedeli nell'approfondimento della loro fede e nel radicarsi nella loro propria chiesa locale” affermano gli Ordinari che però invitano gli aderenti al Cammino “a restare fedeli al principio ‘una parrocchia, una Eucarestia’. Il vostro primo dovere perciò, se volete aiutare i fedeli a crescere nella fede, è di radicarli nelle parrocchie e nelle proprie tradizioni liturgiche nelle quali sono cresciuti da generazioni”.

In Oriente, ricordano gli Ordinari cattolici, “teniamo molto alla nostra liturgia e alle nostre tradizioni. Vi preghiamo di aver la carità di capire e rispettare l'attaccamento dei nostri fedeli alle proprie liturgie”. Altra richiesta rivolta al Cammino dagli Ordinari cattolici è che “le celebrazioni eucaristiche, in tutti i riti orientali, nonché nel rito latino, siano sempre presiedute dal parroco, o, nel caso del rito latino, in pieno accordo con lui”. “Vi chiediamo inoltre di mettervi seriamente allo studio della lingua e della cultura della gente, in segno di rispetto per loro e quale strumento di comprensione della loro anima e della loro storia, nel contesto della Terra Santa: pluralismo religioso, culturale e nazionale. Inoltre, nei nostri Paesi, Palestina, Israele, Giordania, tutti sono alla ricerca della pace e della giustizia, una ricerca che fa parte integrante della nostra vita di cristiani. Ogni predicazione – concludono i capi delle Chiese - dovrebbe guidare i nostri fedeli negli atteggiamenti concreti da assumere nel diversi contesti della vita e nella stessa situazione di conflitto che continua in Palestina: atteggiamento di perdono e di amore per il nemico, da un lato, e dall'altro, esigenza dei propri diritti: specialmente la dignità, la libertà e la giustizia”. [Fonte SIR 26 febbraio 2007]

domenica 25 febbraio 2007

I neocatecumenali e la famiglia


Copio e incollo da una testimonianza:

"Qualsiasi tipo di impegno esterno possa avere la singola famiglia, passa in secondo ordine rispetto agli impegni interni delle Comunità che, col loro costante controllo psicologico, garantiscono la cancellazione di ogni possibile percorso emotivo di crescita familiare indipendente! Gli impegni che la singola famiglia amava coltivare prima dell'ingresso nella organizzazione neocatecumenale: artistici, sociali, politici, sportivi, di studio, o altro, vengono etichettati come "Idoli". Ma il peggiore IDOLO di tutti, quello che deve essere abbandonato per primo, perché è quello che può far crescere le menti conservando l'autostima, è la cultura. I giovani sposi, con la scusa dell'apertura alla vita, vengono spinti ad una prolificità eccessiva ed irresponsabile. Arrivano a generare nuovi figli per esibizionismo, più che spinti da autentico amore. Ci sono famiglie di 8, 10 12 figli! Se nascono disaccordi, non si può affrontare un confronto di idee all'interno della famiglia, ma si deve esporre il problema all'interno della "Comunità neocatecumenale, perché la vera famiglia è la Comunità?!!! Se uno dei due coniugi non è d'accordo, e ne vuole parlare senza il controllo della Comunità, viene accusato di "mormorazione" e, trascinato davanti alla Comunità, deve giustificarsi e chiedere scusa! Durante gli "scrutini", poi, dovrà convincere i Catechisti d'aver capito la lezione e che non lo farà mai più."

mercoledì 21 febbraio 2007

Fedeltà e obbedienza a chi?


Attualmente l’équipe responsabile internazionale del Cammino Neocatecumenale è composta dagli iniziatori Kiko Argüello e Carmen Hernández, affiancati da un sacerdote, Padre Mario Pezzi. L'équipe internazionale nomina il collegio elettivo (da ottanta a centoventi membri, nominati a vita che, ai sensi dell'art. 35 dello Statuto è aggiornato ogni cinque anni a causa dei membri che per morte, rinuncia o motivi gravi abbiano cessato di farne parte).

Dall'équipe responsabile internazionale dipendono le équipes dei cosiddetti "catechisti itineranti" (ad oggi circa settecento) responsabili, per conto dell'équipe internazionale, del Cammino Neocatecumenale nelle varie nazioni o regioni del mondo. Contribuiscono a formare le prime comunità neocatecumenali e a mantenere regolari contatti con i vescovi delle diocesi in cui operano; le équipes itineranti mantengono un legame costante con i responsabili internazionali del Cammino (in occasione delle "convivenze degli itineranti"), visitano periodicamente le comunità neocatecumenali da loro catechizzate e curano lo sviluppo del Cammino nel territorio loro assegnato, nella fedeltà al carisma degli iniziatori.

Di fronte alla situazione di forte secolarizzazione del Nord Europa e vaste aree del mondo, Kiko e Carmen hanno dato l'avvio all'esperienza delle "Famiglie in missione", per fondare col Cammino la Chiesa in paesi dove essa è inesistente ("Implantatio Ecclesiae") o per aiutare a rafforzare le comunità lì presenti. Queste famiglie restano unite alla propria comunità neocatecumenale, inserita nella parrocchia di origine, e sono sostenute dalla stessa comunità e dalla parrocchia per quanto concerne le spese per viaggi, affitto delle case, sostegno morale, lettere, preghiere, etc. [Fonte Wikipedia].

C'è da chiedersi di quale Implantatio Ecclesiae si occupino: della Chiesa cattolica o di quella di Kiko e Carmen?
La domanda sorge spontanea, sia per le molte e serie difformità con gli insegnamenti della Chiesa, che per il fatto che il cammino presenta ruoli, simboli, celebrazioni (il tentativo di correzione alla liturgia di Benedetto XVI è a tutt'oggi disatteso), prassi, metodi suoi propri e perfino per i sacerdoti formati per i suoi seminari richiede statutariamente che essi trovano nella partecipazione al Cammino Neocatecumenale un elemento specifico e basilare dell'iter formativo. Il che concretamente significa che anziché ricevere gli insegnamenti della chiesa percorrono l'iter della loro comunità di appartenenza della quale continuano a condividere 'passaggi', 'scrutini' 'catechesi'ecc. rimanendo soggetti all'obbedienza a catechisti non formati dalla Chiesa... tant'è che alla fine chi stabilisce il loro incardinamento non è il vescovo diocesano, ma Kiko...

venerdì 16 febbraio 2007

Da una presentazione del cammino NC: ma è proprio così?


"La comunità non è un'aggregazione di singoli e neanche la somma dei suoi componenti , ma una realtà veramente nuova, come lo era la comunità cristiana primitiva o come lo erano le prime comunità dei grandi movimenti spirituali. Le obiezioni contro le comunità neocatecumenali sorgono spesso da persone che non hanno mai vissuto il cristianesimo come comunità, se non in una accezione giuridica all’interno della quale era possibile preservare premurosamente la propria individualità, ovvero da persone che hanno reagito negativamente all'appello della vita comunitaria. L'esperienza mostra che l'uomo vecchio muore solamente attraverso un'immersione battesimale nella comunità che è Chiesa e li nasce l'uomo nuovo. Il cammino neocatecumenale ne è una dimostrazione lampante."

Siamo sicuri che l"uomo vecchio" possa morire solo nell'esperienza neocatecumenale? Siamo sicuri poi che davvero nel cammino si formi l'uomo nuovo generato in Cristo? Non c'è una grande ambiguità in questa identificazione tra comunità e Chiesa che svia le persone, anche perché la comunità neocatecumenale, ad uno sguardo più attento, e tenendo conto delle strutture e delle prassi che la "formano", risulta una vera e propria "ipostasi" e quindi 'altra' rispetto alla Chiesa?

Anche perché le manca il respiro universale del cattolicesimo, dal momento che "ingloba" le persone isolandole da ogni contesto anche ecclesiale, perfino da quello più prossimo che è la parrocchia...

mercoledì 14 febbraio 2007

"Estetica" e Bellezza


Proponiamo la lettura e la meditazione, mettendole in rapporto col discorso del "riscoprire la bellezza nella Chiesa" di cui si farebbe carico il cammino NC, quanto trascritto dal volume "Liturgia e Bellezza. Nobilis Pulchritudo", Libreria Editrice Vaticana 2005.

«Il senso estetico, il senso del bello della liturgia non dipende in primo luogo dall’arte, ma dall’amore del mistero pasquale. Per collaborare con la liturgia, l’arte ha bisogno di essere evangelizzata dall’amore. La bellezza di una celebrazione eucaristica non dipende essenzialmente dalla bellezza architettonica, dalle icone, dalle decorazioni, dai canti, dalle vesti sacre, dalla coreografia e dai colori, ma in primo luogo dalla sua capacità di lasciar trasparire il gesto d’amore compiuto da Gesù. Attraverso i gesti, le parole e le preghiere della liturgia noi dobbiamo riprodurre e far trasparire i gesti, la preghiera e la parola del Signore Gesù. È questo il comandamento ricevuto dal Signore: “Fate questo in memoria di me”».

La bellezza della liturgia esige sempre qualche rinuncia da parte nostra: rinuncia alla banalità, alla fantasia, al capriccio. Alla liturgia, inoltre, bisogna dare il tempo e lo spazio di cui ha bisogno. Non bisogna avere fretta. Più che alla nostra iniziativa bisogna lasciare a Dio la libertà di parlarci e di raggiungerci attraverso la parola, la preghiera, i gesti, la musica, il canto, la luce, l’incenso, i profumi. La liturgia, come una composizione musicale, ha bisogno di spazio, di tempo e di silenzio, del distacco da noi stessi, perché le parole, i gesti e i segni possano parlarci di Dio».

«A quarant’anni dalla Sacrosanctum Concilium – leggiamo a p. 83 – siamo invitati ad interrogarci: i riti e i gesti che noi compiamo sono veramente i gesti di Cristo? La liturgia che noi celebriamo è spazio dato a Cristo oppure riservato a noi stessi? Il tempo dedicato alla liturgia è tempo in cui Cristo si racconta o tempo in cui raccontiamo noi stessi, o semplicemente tempo vuoto? La liturgia che celebriamo oltre ad un ordine, ad una sequenza rituale è anche fonte di ordine nei nostri rapporti con gli altri? È fonte di ordine dentro noi stessi?

domenica 11 febbraio 2007

Nuovi Sacerdoti , che annunciano quale Vangelo?


Risulta che i neocatecumenali, parlando di frutti, riescano a sollecitare diverse vocazioni al sacerdozio, che poi vengono puntualmente portate a compimento nei loro seminari; il che - posto come condizione - significa che saranno sottoposti alla "iniziazione" neocatecumenale: tappe, passaggi, scrutini, ecc. con interiorizzazione di prassi e contenuti diversi da quelli della chiesa.

Questo comporta anche che si moltiplicheranno pastori non più in grado di diffondere il Verbo di Cristo, ma portatori invece di quello di kiko.

E' meglio correre il rischio di avere meno sacerdoti, pochi ma buoni, o puntare 'ai numeri' e continuare a inquinare pesantemente la Chiesa con 'presbiteri' che anziché guidare le anime sono soggetti anch'essi all'autorità dei catechisti, venendo così snaturata la loro missione di Sacerdoti?

Non sarebbe ora che qualcuno obbligasse i NC, forse proprio QUESTO è uno dei primi provvedimenti da prendere, a entrare nei VERI seminari diocesani per ricevere e formarsi agli insegnamenti della Chiesa e non a quelli di kiko e carmen?
Per documentarsi: Seminari neocatecumenali o anche:

Questa non sono semplici anomalie, sono aberrazioni e sarebbe ora che chi di dovere aprisse gli occhi o si togliesse i paraocchi!!!!

venerdì 9 febbraio 2007

Catechesi e nuovi annunci


Fioccano dappertutto gli annunci, e ripartono le nuove catechesi per l'avvio di nuove comunità. Il fatto è che se in una parrocchia i neocatecumenali sono già installati, non ci sono santi, il processo è inesorabile, e intanto ogni altra pastorale langue o si dissolve del tutto.

I neocat, ovviamente, danno la colpa alla 'negligenza' e alla crisi della parrocchia! Ma se la parrocchia anziché okkuparla contribuissero ad animarla?
Sul sito abbiamo accennato ai nuovi annunci di quest'anno...
E' stato significativo il discorso fatto da Benedetto XVI proprio ieri ai vescovi amici dei Focolarini e della Comunità di S. Egidio: due movimenti che nessuno si è mai sognato di qualificare come eretici o sette... semplicemente perché non ne hanno dato motivo, a differenza del cammino NC.

"La multiformità e l'unità dei carismi e ministeri - rileva il pontefice - sono inseparabili nella vita della Chiesa. Lo Spirito Santo vuole la multiformità dei Movimenti al servizio dell'unico Corpo che è appunto la Chiesa. E questo lo realizza attraverso il ministero di coloro che Egli ha posto a reggere la Chiesa di Dio: i Vescovi in comunione col Successore di Pietro".

A conti fatti, ci sembra che il dato evidente della 'divisione' creata e della 'separatezza' che li caratterizza - insieme all'accertato mancato rispetto degli statuti - non permetta al Cnc di rientrare in queste condizioni...

lunedì 5 febbraio 2007

Parliamo della riconciliazione


Questo è solo l'inizio di un nuovo percorso che faremo insieme, analizzando da vicino la predicazione di Carmen Hernandez sulla riconciliazione. Me lo ha ispirato la citazione dei 'mamotreti' da parte di Nicola.
Le citazioni sono prese dagli Orientamenti editi nel '72 a Madrid per le équipes di catechisti

"Non è per parlarne alle persone tutto quel che dirò, ma perché possa servire come canovaccio, come base per gli innumerevoli problemi che possono presentarsi con le persone. Servirà ad evitare complicazioni, perché il questionario sulla Penitenza si presta a molte discussioni con le persone (p.124)"
E’ evidente, attraverso questa frase iniziale di Carmen, che i suoi ascoltatori si sentiranno lusingati per la confidenza loro dimostrata: sentiamoci “di casa”, iniziati nei segreti del neocatecumenato. Sono già separati e distinti dalla vil plebe, che non ha diritto di saper tutto. La stessa frase ha anche una finalità didattica, mirando a consigliare i futuri “maestri” – i catechisti – su come meglio operare.

"Non diciamo nulla alle persone di tutte queste cose; semplicemente rivalutiamo il valore comunitario del peccato, la sua natura sociale, il potere della Chiesa, ecc. (p.137)"
Perché il segreto? Perché ella è consapevole che la dottrina che espone è contraria a tutto quello che ha sempre insegnato la Chiesa cattolica e che i cattolici in genere conoscono. Il segreto del neocatecumenato deriva dalla consapevolezza dei suoi responsabili di predicare una dottrina che non è cattolica.

"La Chiesa primitiva considerava peccato mortale quasi unicamente l’apostasia, ossia, la negazione del cammino o l’uscita da esso, perché l’uomo durante il Cammino è debole e cade, ma senza uscire dal Cammino (…) Per questo la Chiesa primitiva non pone l’esame di coscienza al termine del giorno, come fu più tardi introdotto dai Gesuiti, ma invece al mattino al momento di alzarsi, perché convertirsi è porsi davanti a Dio quando si comincia a camminare” (p.128) "
(Quindi nessuna riflessione né responsabilizzazione sul comportamento tenuto…)
I cristiani della Chiesa primitiva correvano il rischio di morire nell’arena, nel caso non cedessero all’apostasia. Era quindi naturale che questa fosse la loro grande prova, la grande tentazione: quella di divenire apostati. Questo era il loro rischio maggiore più che qualsiasi altro peccato e da qui l’importanza del problema. Ma ciò non significa che i cristiani delle catacombe considerassero, ad esempio, l’adulterio un peccato lieve.
Carmen sostiene che la Chiesa primitiva aveva una nozione di peccato totalmente diversa da quella attuale, e per questo la concezione del Sacramento della Penitenza doveva necessariamente essere diversa.... (continua)

ma intanto possiamo cominciare a parlarne...

Se questo fosse l'ultimo articolo?

Cari amici,
vi invito a esprimere quel che ognuno di voi vorrebbe rimanesse dell'esperienza fatta finora, se questo fosse l'ultimo articolo del blog.

Questo non significa che il blog viene chiuso; ma, anche se ipoteticamente dovesse accadere, non è detto che non ci si incontri da un'altra parte!

Intanto vi invito a continuare, contemporaneamente, la discussione sulla pagina precedente che è tutto tranne che languente...

Alla prossima e grazie

giovedì 1 febbraio 2007

Le molte disubbidienze del Cammino NC


Per iniziare, stralciamo dalla Nota pastorale degli Arcivescovi e Vescovi dell'Umbria sul cammino NC:

"... n.2 - I vescovi si sentono in dovere di fare delle riserve circa il ruolo dei catechisti che, lascia poco spazio al presbitero per l'esercizio concreto della sua responsabilità di pastore . In particolare negli scrutini il catechista deve guardarsi dall'assumere una posizione che, a volte, sembra pericolosamente avvicinarsi a quella del confessore. Si usi ogni riguardo perché i peccati occulti non vengano manifestati, se non nel segreto della confessione sacramentale.
n.3 - Per la necessaria attualizzazione del messaggio cristiano si deve prestare maggiore attenzione ai DOCUMENTI DELLA TRADIZIONE E DEL MAGISTERO, particolarmente ai metodi, agli itinerari e ai testi autorevolmente proposti dalla C.EI. a tutte le Chiese che sono in Italia. Si abbia cura che l'interpretazione della Bibbia sia sempre esegeticamente corretta... nella esposizione della dottrina si ponga ogni attenzione per non usare ENUNCIAZIONI OBIETTIVAMENTE INESATTE che sono pericolose
n.4- Il rischio da evitare è che la piccola comunità neocatecumenale faccia un cammino parallelo a quello della più vasta comunità parrocchiale e diocesana, non inserendosi organicamente nella pastorale ordinaria. .... La vita interna della comunità NC deve autoregolarsi in modo da NON ASSORBIRE OGNI ENERGIA, lasciando spazio effettivo per l'inserimento della pastorale ordinaria.""

Sappiamo quanto queste indicazioni, già risalenti al 1986 siano disattese, anche se sono state successivamente recepite dagli Statuti; il che dimostra che la Chiesa è a conoscenza di tanti abusi. Tranne alcuni Vescovi, che sembrano fare eccezione...

Il problema è che il cammino non obbedisce alla Chiesa e ai suoi rappresentanti, ma a kiko!!!

venerdì 26 gennaio 2007

Il falsi profeti e l'alibi del Concilio


Papa Paolo VI nell'omelia "Resistite fortes in fide" del 29 giugno 1972, chiedendo di essere ascoltato come se parlasse S. Pietro stesso, disse di avere la sensazione che "da qualche fessura sia entrato il fumo di satana nel tempio di Dio". E specifica che cosa intende per "fumo di satana", cioè "il dubbio, l'incertezza, la problematica, l'inquietudine, l'insoddisfazione, il confronto. Non ci si fida più della Chiesa; ci si fida del primo profeta" che viene, per "chiedere a lui se ha la formula della vera vita.. . E' entrato il dubbio nelle nostre coscienze, ed è entrato per finestre che invece dovevano essere aperte alla luce. " Ed ancora: "Si credeva che dopo il Concilio sarebbe venuta una giornata di sole per la storia della Chiesa. E' venuta, invece, una giornata di nuvole, di tempesta, di buio, di ricerca, di incertezza".

Queste parole sembrano rispecchiare l'amarezza del Santo Padre per le "avventure" postconciliari di alcuni "profeti" nei quali non stentiamo a riconoscere gli iniziatori del cammino NC

mercoledì 24 gennaio 2007

Messianismo neocatecumenale e messianismo ebraico


Pubblichiamo questo stralcio da un articolo di Blondet, che un nostro visitatore ci ha inviato via mail.
Non condivido l'estremismo che mi sembra riconoscere negli scritti di Blondet, ma la notizia riportata ha una sua oggettività, avendo una fonte accreditata e autorevole come Magister. Potremo parlarne anche in rifeirmento a quanto pubblicato sulla pagina "Stranezze liturgiche" a proposito della Domus Galileae:

"L’amicizia dei neocat con i Lubavitcher nasce, dice Magister, dal comune messianismo stravolto. Gennarini, ignorante o ingenuo, si estasia sul Foglio del fatto che “gli ebrei cabalisti Isaak Luria e Safed nel 1500, e ancora oggi gli ebrei osservanti [per lui sono tali i Lubavitcher, ndr.] seguendo le profezie commentate nel Talmud e nello Zohar, aspettano la manifestazione del Messia nella ‘Galilea dei pagani’…una speranza quando l’uomo è arrivato al colmo della tristezza, dell’umiliazione e della disperazione”. Forse a Gennarini non interessa sapere che Isaak Luria, il celebre kabbalista, riteneva i Gennarini ed ogni altro non-giudeo come nato “dalla parte femminile della sfera satanica. Per questo le anime dei non giudei sono dette a nulla buone e senza conoscenza”. Quanto al “messia” della setta che lui adora, Schneerson, decretò per i gentili “la condanna capitale, se hanno inventato una religione per sé. Non gli consentiamo di celebrare nuovi rituali religiosi”. Nel “regno a venire” giudaico, questa è la condanna che attende i cristiani (minim), che “hanno inventato nuovi rituali”. Ancor più la meriteranno i neocatecumenali, che i riti cattolici li hanno abbandonati da tempo, ma sono inventori insaziabili di rituali fai-da-te. "

martedì 16 gennaio 2007

Ancora sullo scempio necoatecumenale delle Chiese

Il card Ruini ha scritto una lettera, quella diretta ai parroci e ai responsabili neocat della diocesi, riguardante l'applicazione delle NORME sulla liturgia, date del Papa tramite il card Arinze con la famosa lettera del dicembre 2005...
Ebbene, il vescovo di settore della diocesi - che è la stessa del Papa - sembra non aver niente da ridire sul fatto che le due importanti parrocchie romane di cui abbiamo parlato nell'articolo precedente avranno l'architettura sconvolta, con la rimozione dell'altare dal presbiterio, sostituito dalla mensa in mezzo al popolo... tutto questo alla faccia delle NORME del Papa trasmesse da Arinze, sull'adeguamento alle quali gli è stato chiesto di vigilare !!!
Per non parlare della 'strana' iconografia con cui l'iniziatore del cammino si prepara ad imbrattare le chiese stesse...
Ergo, è ininfluente ricorrere al Vescovo (il parroco lo avrà già fatto inutilmente, se gli architetti neocatecumenali stanno già visionando la parrocchia).
Da notare l'ulteriore anomalia determinata dallo strapotere neocatecumenale che i nostri interlocutori negano ad oltranza: il parroco non può nemmeno presentare il problema al consiglio pastorale perché ufficialmente non gli risulta alcun progetto... ma gli architetti sono già all'opera per ordine di kiko... Signore, ma fino a quando?

sabato 13 gennaio 2007

Ruolo dei sacerdoti nel cammino


Stralcio dal discorso di Giovanni Paolo II del 9 dicembre 1985, il punto che riguarda il ruolo dei sacerdoti nel cammino NC:

"3. Gli obiettivi che si propongono le vostre Comunità neocatecumenali corrispondono certamente a uno degli interrogativi più angosciosi dei pastori di anime di oggi, specialmente nei grandi agglomerati urbani. Voi intendete raggiungere la massa di battezzati adulti, ma poco istruiti nella fede, per condurli, attraverso un cammino spirituale, a riscoprire le radici battesimali della loro esistenza cristiana e per renderli sempre più consapevoli dei loro doveri. In questo cammino l’opera dei sacerdoti rimane fondamentale. Di qui la necessità che sia ben chiara la posizione che a voi spetta come guide delle Comunità, affinché la vostra azione sia in sintonia con le reali esigenze della pastorale. La prima esigenza che vi s’impone è di sapere mantener fede, all’interno delle Comunità, alla vostra identità sacerdotale. In virtù della sacra Ordinazione voi siete stati segnati con uno speciale carattere che vi configura a Cristo Sacerdote, in modo da poter agire in suo nome (cf. Presbyterorum ordinis, 2). Il ministro sacro quindi dovrà essere accolto non solo come fratello che condivide il cammino della Comunità stessa, ma soprattutto come colui che, agendo “in persona Christi”, porta in sé la responsabilità insostituibile di Maestro, Santificatore e Guida delle anime, responsabilità a cui non può in nessun modo rinunciare. I laici devono poter cogliere queste realtà dal comportamento responsabile che voi mantenete. Sarebbe un’illusione credere di servire il Vangelo, diluendo il vostro carisma in un falso senso di umiltà o in una malintesa manifestazione di fraternità. Ripeterò quanto già ebbi occasione di dire agli assistenti ecclesiastici delle associazioni internazionali cattoliche: “Non lasciatevi ingannare! La Chiesa vi vuole sacerdoti, e i laici che incontrate vi vogliono sacerdoti e niente altro che sacerdoti. La confusione dei carismi impoverisce la Chiesa, non la arricchisce” (Giovanni Paolo II, Allocutio, 4, 13 dicembre 1979: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, II/2 [1979] 1391).

Ci siamo più volte chiesti perché non ci sia traccia di questa parte del discorso del Papa sul loro sito. E' una delle tante indicazioni del Papa da loro disattese perché, se avessero attuato quello che dice il Papa, dove sarebbe il ruolo dei Catechisti e dei responsabili e tutta la rigida gerarchia strutturata da Kiko?

domenica 7 gennaio 2007

Evitiamo lo scempio neocatecumenale alle chiese

Apriamo questa nuova pagina, per discutere seriamente su cosa sta accadendo nelle due Chiese romane dei Martiri Canadesi e di Santa Francesca Cabrini e promuovere interventi adeguati se i neocatecumenali non recederanno dai propositi di trasformarle secondo la loro eretica liturgia e l'abominevole 'estetica' kikiana...

E poi, strada facendo, sono venute fuori come al solito molte altre cose...

sabato 6 gennaio 2007

Continuiamo qui !

I numerosi messaggi del serrato confronto degli ultimi giorni hanno nuovamente reso pesante per il caricamento la nostra vecchia (non di giorni!) pagina.
Ecco quella nuova, constatando ancora una volta come lo stile di questo blog si sia imposto da solo, proprio per l'incalzarsi degli interventi.
Eravamo partiti con quattri articoli, ma presto gli inteventi hanno per così dire 'preso la mano' e sono andati anche oltre gli argomenti proposti.
Pensiamo quindi di continuare ad adeguarci a questo stile; anche perché molti basilari argomenti approfonditi, documentati e sistematizzati si trovano sul sito http://www.internetica.it/neocatecumenali
sul quale chiuque è interessato può trovare sia un'informazione corretta che spunti per la discussione...
Grazie a tutti e Buona Epifania del Signore! Che l'odierna festa della Luce Vera venuta in questo mondo ci renda tutti veri Figli della Luce!