Continuiamo a confrontarci sulla constatazione della ribellione e dell'apostasia nella Chiesa, tornando a questo messaggio di un nostro lettore
L'articolo nella home page di papanews a cura di padre Gregorio dà risposta ad alcuni miei passati interventi, a proposito dell'induzione in errore dei Papi da parte dei loro stretti consiglieri. A causa di costoro, Giovanni XXIII aveva un cattivo concetto di padre Pio, così come Giovanni Paolo II ignorava le aberrazioni neocatecumenali.
Vi propongo una parte significativa dell'articolo, che riguarda il passaggio di consegne tra il vecchio e il nuovo cerimoniere del Papa, straordinariamente calzante e coerente con il discorso affrontato sul blog.
Considerato l'orientamento modernista di mons. Piero Marini e le sue predilezioni spettacolistiche, molto ben descritte nell'articolo, si capisce bene perchè Giovanni Paolo II possa aver avuto una percezione distorta del fenomeno neocatecumenale.
(...)Monsignor Guido Marini, il successore di Piero, non ha mai fatto mistero del proprio pensiero in questioni liturgiche. Egli è stato ordinato dal Cardinal Giuseppe Siri, uno degli ultimi Principi di Santa Romana Chiesa che, quando pontificava nel Duomo di San Lorenzo, usava abitualmente la cappamagna, le scarpe rosse con fibbie d’oro, il cappello cardinalizio; è uno dei tanti sacerdoti dell’Arcidiocesi di Genova che ama il latino, il gregoriano, la dignità dei riti; è stato Cerimoniere degli Arcivescovi Tarcisio Bertone e Angelo Bagnasco, anch’essi molto attenti al decoro nella liturgia. Viceversa, l’omonimo Piero è noto per la sua contrarietà a tutto ciò che ricorda anche lontanamente la tradizione rituale della Corte papale: alla solenne romanità egli preferiva mutuare dalle “culture” africane riti tribali, danze offertoriali davanti al Papa, liturgie inventate a tavolino in nome dell’inculturazione; e non si può dimenticare quel suo approccio coreografico secondo il quale la liturgia è spettacolo e come tale va ideata e adattata: un approccio in palese opposizione al rito antico, definito sprezzantemente come “vecchia liturgia”, frutto di “incrostazioni” e “sedimentazioni”. In pratica, l’esatto opposto del pensiero di Benedetto XVI.
Ciò conferma le riflessioni di quanti, incluso lo scrivente, ritengono più che mai in atto nella Chiesa un braccio di ferro tra tradizionalisti e modernisti, tra libertari e 'obbedienti', tra ortodossi ed eterodossi. Lo scontro sommerso nella Cei sull'applicazione del Motu Proprio sulla messa tridentina ne è l'ennesima riprova.
Come ben sottolineava Guglielmo nella pagina precedente, è una questione di punti di vista, di prospettive teologiche e 'ideologiche' contrastanti. Mentre vi è chi rimane ancorato alla concezione tradizionale della Chiesa, altri ritengono la Casa di Dio una sorta di società per azioni, dove al potere del presidente si oppone quello dell'amministratore delegato e del consiglio di amministrazione, il quale rivendica il diritto a dissentire ed adottare autarchicamente proprie determinazioni.
Diciamolo forte, allora: la Chiesa, una, santa, cattolica e apostolica NON è UNA SOCIETA' PER AZIONI, nè una ONLUS, nè tantomeno una maxi-setta, una superlobby, una superloggia o una confraternita esoterica. E', sempre e semplicemente, la comunità viva dei fedeli di Gesù Cristo, referente attuale della antica tradizione apostolica. Il resto è prodotto della miseria morale e della vanagloria dell'umanità, anche quando veste la tonaca o la porpora e si entusiasma per i rituali fantasiosi e sacrileghi delle sette eretiche come il Cammino.
Masonería, cábala y kikismo (III)
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*INICIACIÓN, GRADUALIDAD Y ARCANO: UN ANÁLISIS CRÍTICO DEL CAMINO
NEOCATECUMENAL, LA CÁBALA Y LA MASONERÍA DE BUGNINI*
*3. APROPIACIÓN HERMENÉUTIC...
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