venerdì 18 maggio 2012

Risposta ai kikos più impermeabili

Apro un nuovo post perché il precedente è saturo di interventi e diventa illegibile. [Chi vuole può continuare a riflettere sull'articolo inserito da Tripudio stamane]. Perciò, proseguendo nella discussione, trascrivo di seguito il messaggio di kikos destinato al thread precedente. Oltrettutto esso è emblematico, perché con la solita instancabile impermeabile ostinazione ci ripropone cose che abbiamo già confutato una miriade di volte con argomenti seri, ma che non fanno breccia nella gabbia di in linguaggio - che veicola anche una rivelazione e quindi anche una visione di Dio del mondo delle cose - e conseguentemente anche un'antropologia  -DIVERSE da quella cattolica. Ne abbiamo dimostrato i punti di distorsione non con nostre opinioni, ma con i documenti del Magistero; ma a nulla sembra servire con chi non riesce ad uscire dalla morsa ferrea di quel linguaggio che alla fine incarna una logica distorta e distorcente...
Dice kikos: non sono simili astuzie. e che voi accusate a senso unico tutto ciò che riguarda qualsiasi cosa del cammino con le solite accuse all'autorità dei catechisti, alle paroline usate da kiko e sbobinate in una notte, ma pretendete risposte nuove. le risposte poco la volta vi stanno arrivando. sono arrivati gli statuti che confermano tutto. è stato approvato il direttorio catechetico. sono state approvate le liturgie presenti all'interno dei passaggi e ora aspettiamo l'ultima approvazione che manca alla liturgia di rito cattolico latino con le concessioni che verranno fatte al cammino. se sono stati approvati significa che non contengono eresie o no? e ti prego di non rispondere con la solita affermazione che kiko ha corrotto i cardinali perchè approvassero perchè sinceramente non so con che mezzi avrebbe potuto fare una cosa del genere, visto che il cammino è sempre in rosso. grazie su Padre Zoffoli ci parla dell'Eucarestia.
Ebbene, qui si torna alla carica partendo da:
  1. le nostre sarebbero astuzie e accuse a senso unico di qualsiasi cosa del cammino, le solite accuse all'autorità dei catechisti... Cominciamo col dire che noi non accusiamo, ma documentiamo. Chiunque fa il cammino riconosce che il catechista, oltre ad essere il ripetitore acritico degli insegnamenti degli iniziatori è arbitro e domino della vita degli adepti compresi i sacerdoti. Se non è un'anomalia questa, avuto riguardo che essi oltre ad esse nominati d'ufficio maestri senz'altra formazione che quella dell'infarinatura di formazione kikiana che ripetono acriticamente, si improvvisano direttori spirituali e purtroppo anche psicologi, con i guasti ed i drammi di cui siamo tutti testimoni e che sono facilmente intuibili anche a lume di logica. Prima di continuare nelle sue sparate, invito kikos a documentarsi a questo link e a rispondere senza svicolare e quello che vi si argomenta con molta serietà (altro che accuse!).
  2. Ci riferiremmo a paroline di kiko sbobinate in una notte.... Dunque le catechesi del 1999 usate nei nostri più recenti articoli sarebbero "paroline sbobinate in una notte?  A quanto risulta da vostre affermazioni, sarebbero quelle approvate dalla Dottrina della Fede [o dal Pontifico Consiglio dei Laici (!?)]. Comunque continuate a fregiarvi di questa approvazione per tapparci la bocca. E non possono certo essere le approvazioni le risposte che secondo lui ci arriverebbero, che abbiamo detto e ripetuto non sono un dogma di fede; quindi chiunque può criticare e dire la sua se lo fa con rispetto e a ragion veduta e soprattutto documentando come facciamo noi. 
  3. Ci chiama maestri senza formazione... A prescindere dal fatto che non siamo maestri di nessuno, ma solo cattolici che testimoniano la propria fede, molti di noi hanno anche una solida formazione teologica ma soprattutto le conoscenze e le esperienze di una fede vissuta e non parlano del cammino per sentito dire con infarinatura o improvvisazione, ma per averne fatto esperienza diretta dall'interno e averne prese consapevolmente le distanze, non per resa, ma ma averlo riconosciuto "altro" dal cattolicesimo, oltre a trovarne assurde le prassi manipolatorie, rigettandone la malsana dipendenza. Questo soprattutto chi di noi ha persino finito il cammino e ne aveva subito a lungo i martellanti condizionamenti. 
  4. Sulla corruzione dei cardinali, pur riconoscendo che ingenti somme di denaro molto possono essere convincenti, ci siamo sempre tenuti sul generico e non abbiamo mai formulato accuse dirette. Piuttosto, conosciamo anche il livello di fascinazione di certi aspetti del cammino, che purtroppo possono far presa chi è genericamente ben disposto e non lo approfondisce quanto dovrebbe, fermandosi alle apparenze che sono molto ben enfatizzate e  amplificate
  5. Sul fatto che il camino sia sempre in rosso, credo che serva soltanto a giustificare i frequenti salassi economici richiesti agli adepti per una miriade di cose, la principale delle quali è il sostegno dei famosi itineranti, che vanno in tutto il mondo a impiantare il cammino e non la Chiesa, tanto che non entrano mai in contatto con la Chiesa locale quando c'è, salvo a fagocitarla..

Quando per il Vicariato erano eretici...

In questi ultimi anni lo Statuto neocatecumenale e il Direttorio (tuttora non pubblicato, contrariamente alla volontà del Papa) sono stati approvati da dicasteri romani in cui i neocatecumenali ci dicevano di avere "potenti appoggi". Statuto e Direttorio danno indicazioni al Cammino Neocatecumenale su come restare nell'alveo della Chiesa ma nulla precisano di quegli strafalcioni liturgici ed errori dottrinali che i seguaci di Kiko e Carmen, in assenza di una «chiara e dettagliata professione di fede» dei due "iniziatori", hanno sempre perpetrato e perpetrano ancor oggi, addirittura tentando di far passare l'idea che quei documenti certifichino l'infallibilità del Cammino passata, presente e futura.

È legittimo nutrire delle perplessità sul Cammino, non solo perché sono perplessità anche di tanti Pastori della Chiesa (cfr. ad esempio i casi relativi a Giappone e Filippine), ma anche per certi inspiegabili dietro-front come quello del Vicariato di Roma, oggi più che benevolo verso i neocatecumenali. Il servizio a firma di Piero Mantero che citiamo qui sotto comparve sul numero di ottobre 1994 della rivista Il segno del soprannaturale, alle pagine 10 e 13.



I Neocatecumenali sono eretici? ECCO LE PROVE!

In due libri approvati dal vicariato di Roma i neocatecumenali risultano "fuori dalla Chiesa cattolica"!

Dal "Dizionario del Cristianesimo" con approvazione ecclesiastica (della Diocesi di Roma - Vicariato), con presentazione di don Luigi Bogliolo, recensito da don Dario Composta su "L'Osservatore Romano" e da A. Ferrua su "La civiltà cattolica" del 16 gennaio 1993:

Voce Neocatecumenali. - Movimento sorto, fra gli altri, nella Chiesa post-conciliare e fondato nel 1964 a Madrid dal laico Kiko Argüello, seguito da Carmen Hernàndez. Si propone, mediante un certo "cammino", di ovviare alla riscoperta del battesimo per una riforma di vita cristiana che scuota dall'ignoranza e dall'apatia i credenti e apra la porta della fede ai lontani. Il Movimento, propagatosi in molte diocesi del mondo cattolico, è favorito e protetto dall'autorità ecclesiastica ma, insieme, vivacemente discusso in seguito a quanto è emerso da testimonianze di suoi ex-associati e soprattutto da un esame approfondito di un testo-base, inedito, riservato ai "catechisti".

Da esso risulta che il suo fondo dottrinale è gravemente compromesso da errori che colpiscono i dogmi fondamentali del Cristianesimo qual è stato sempre interpretato e proposto dal Magistero di Papi e Concili. Si nega la "redenzione", il carattere sacrificale della morte di Cristo e, quindi, il "Sacrificio dell'altare" col relativo culto eucaristico (transustanziazione, adorazione...); si sostiene l'unico sacerdozio di Cristo, che annulla la distinzione essenziale tra "sacerdozio ministeriale e "sacerdozio comune", restando perciò soppressa la "Gerarchia", fondata su quella distinzione. Si nega il dovere e la possibilità dell'imitazione di Cristo; si altera gravemente la nozione del peccato, della grazia, del libero arbitrio...; si fantastica un "perdono" concesso a tutti da Dio e che implica il rifiuto dell'inferno.

I benefici del "cammino" per un primo approdo di alcuni alla fede sembrano reali; si spiega pure come l'ignoranza e la buona fede possano lasciare tranquilli molti neocatecumenali, rimasti fedeli al Magistero e alla liturgia cattolica... Ma è certo che la dottrina fondamentalmente errata del Movimento costituisce una gravissima minaccia per tutti.

[a pagina 338-339], Edizioni Sinopsis Iniziative culturali, Roma, febbraio 1992 (divenuto oggi Edizioni Segno - pp. 594 - L. 60.000).

***

Anche nel più recente libro di p. Enrico Zoffoli, intitolato Eucarestia o nulla, ed uscito nel mese di febbraio 1994 con l'approvazione ecclesiastica (Roma, 20 gennaio 1994) a pag. 19, 20 e 21 leggiamo (sul Cammino Neocatecumenale) di "gravissima minaccia".

"La sintesi di tutte le prevaricazioni teologiche è contenuta nei presupposti dottrinali del Cammino Neocatecumenale."

[...]

Il libro Eucarestia o nulla, oltre che nelle migliori librerie, si può richiedere presso le Edizioni Segno - pp. 136 - L. 10.000.

Nel libro Lettera al direttore di Radio Maria (Pro Deo, Christo et Ecclesia - pp. 82 - L. 10.000), curato da p. Enrico Zoffoli, risalta in modo notevole la testimonianza di un sacerdote in merito ad una profezia di Padre Pio che non lascia adito a dubbi: "...Il venerato Padre Pio da Pietrelcina chiamò i neocatecumenali i nuovi falsi profeti già dal loro inizio, e così è stato..." L'originale della lettera è depositato presso l'Autore, e chiunque può verificarne l'esistenza.

Sempre a pag. 40 del sopra citato libro, vi è la testimonianza di un sacerdote morto in odore di santità, conosciuto da tutti, padre Antonino Santangelo di Adrano (scomparso non molto tempo fa). Egli dichiarò:
- Conosco troppo bene i Neocatecumenali. Ne avevo sentito cose meravigliose e, quando vennero in Italia e vollero fare il I Convegno Internazionale, dietro loro preghiera li ospitai gratuitamente nel mio Eremo dell'Adonai a Brucoli (Siracusa).

Diresse il convegno tutti gli otto giorni il loro fondatore Kiko Argüello. Osservai varie cose che mi dispiacquero molto e dissi al gruppo dirigente: "tutte queste irregolarità nella celebrazione della S. Messa mi dispiacciono!".

Essi mi risposero: "nella Chiesa, se nessuno disobbedisce, non si fa mai un passo avanti!".

Da allora ruppi ogni rapporto con loro. Molte volte sono venuti da me per fare nella mia comunità una comunità neocatecumenale; ma mi sono rifiutato sempre..." (Adrano, 14.2.1992)
Risulta che "anche la presenza del Vescovo viene richiesta solo in particolari momenti, nei quali però egli non può rendersi conto delle «eresie» contenute e insegnate nei movimenti Neo-catecumenali" (Da Le Comunità neo-catecumenali di Riccardo Blàsquez, c. 1).



LIBRI "SEGRETI" NEOCATECUMENALI

Può un movimento che si considera cattolico conservare per moltissimi anni, nel segreto più assoluto, una serie di libri di insegnamento? Non è questo un atteggiamento tipicamente settario o massonico?

Oltre al libro Le Comunità Neocatecumenali di R. Blàzquez, le Edizioni Paoline hanno dato alle stampe nell'anno 1993 il volume Il Cammino Neocatecumenale secondo Paolo VI e Giovanni Paolo II a cura di Ezechiele Pasotti. L'opera, curata da neocatecumenali, è un'esaltazione totale del Cammino, e fin qui niente di sorprendente. Ciò che sgomenta ancora una volta è che quando si leggono le pagine della Bibliografia si scopre, o meglio, non si capisce perché viene nuovamente taciuta la parte bibliografica inerente i cosiddetti testi segreti. Mentre da una parte figurano editi come pro manuscripto i testi Il Cammino Neocatecumenale nei discorsi di Paolo Vi e Giovanni Paolo II e Il Neocatecumenato... a cura del Centro Neocatecumenale, piazza san Salvatore in Campo, Roma 1991 il primo, 1976 e 1977 il secondo (dello stesso Centro), del famoso Orientamenti alle équipes neocatecumenali edito dallo stesso Centro, non c'è traccia. E neppure degli scritti Shemà e Scrutinio battesimale pure viziati da insegnamenti erronei.

Neppure, nella sopra citata bibliografia, compaiono i libri dell'esimio studioso p. Enrico Zoffoli, diversi, anteriori alla data di uscita del libro apologetico sul Cammino che noi, pur non condividendone l'impostazione, per amore alla verità non temiamo certo di citare.

L'atteggiamento è pertanto sospetto, tanto più che nel 1992 uscì la pubblicazione Dizionario di cristianesimo con tanto di approvazione del Vicariato di Roma, che denunciava sotto voce specifica il Cammino Neocatecumenale.

Siamo dinanzi, per la Chiesa romana, ad un serio problema e chi continua a rimandarne la soluzione chiaramente lo fa sulla pelle dei cattolici, neocatecumenali e non.

Se poi, padre Zoffoli è vecchio e rimbecillito, come sostengono voci incontrollate e incontrollabili fatte circolare per Roma, mentre lo stesso godeva di buona salute, perché non si autorizza un "processo" che esamini la posizione del padre passionista e di chi con lui sostiene una posizione di ferma critica ad un movimento potente e che opera in seno alla Chiesa? Oppure si organizzi un'udienza privata con il Santo Padre, presenti Kiko e Carmen. Ogni volta che si vuole incontrare Kiko e Carmen i dirigenti del Movimento rispondono che sono impegnatissimi.

La chiave di lettura dell'intero problema sta nella mancata conoscenza del Santo Padre Giovanni Paolo II dei testi nascosti.

Perché non gli sono mai stati donati? Visto che a quanto pare Kiko e Carmen hanno la possibilità di incontrarlo spesso?!

Se gli scritti fossero corretti non ci sarebbe motivo di nasconderli e di non mostrarli neppure al "papa amico". È proprio nella mancata consegna di questi testi al Sommo Pontefice che vi è la prova più evidente della loro carente ortodossia. Sono di fatto catechesi eretiche, protestanti con influssi ebraici.

Diversi del M.N. hanno riferito che non si tratta di catechesi vere e proprie. Ma ciò è falso. Lo stesso Kiko dice a pag. 31,32 ed in altre parti: "Queste catechesi..." rivolgendosi ai suoi catechisti, all'élite delle équipes!

Ed a pag. 44 li invita ad andare "di casa in casa", contraddicendo così l'insegnamento del Vangelo di Luca 10,7: "Non passate di casa in casa". L'evangelista Luca ci mette in guardia proprio contro i falsi profeti di ogni epoca. I N.C. si comportano esattamente come i Testimoni di Geova.

Considerando la gravità del momento invitiamo tutti i cristiani autentici a scrivere una cartolina al Santo Padre, vittima di un raggiro, di un inganno, di un tradimento. Scriviamo che gli vogliamo inoltrare i testi segreti neocatecumenali. Le Edizioni Segno si assumono ogni responsabilità ed ogni onere, qualora il Sommo Pontefice dovesse convocarci per qualsiasi tipo di chiarimento. Non abbiamo paura della verità, perché soltanto essa ci fa liberi!

martedì 15 maggio 2012

Padre Zoffoli ci parla dell'Eucarestia

Riportiamo qui sotto le pagine introduttive del libro "Eucarestia o nulla", che padre Enrico Zoffoli pubblicò nel gennaio 1994 (edizioni Segno, ISBN 88-7282-111-8). Come al solito invitiamo i nostri cari fratelli neocatecumenali a leggere interamente questa pagina prima di inviare commenti.



EUCARESTIA O LA PEGGIORE DELLE IMPOSTURE

P. Enrico Zoffoli
Il dogma eucaristico va impegnando tutte le mie risorse intellettuali. Spesso la preoccupazione arriva a turbarmi specialmente quando sento parlare di irriverenze e sacrilegi, o di aperta e ostinata negazione del mistero.

Tale sofferenza ha la sua spiegazione più logica e seria nei rapporti tra l'Eucaristia e la Chiesa, il Cristianesimo, la vita umana, la civiltà in generale.

Mi basta riflettere che l'autorità con la quale la Chiesa può imporsi alle coscienze deriva dalla sua costituzione di società visibile e gerarchica...; che tale sua costituzione è fondata sull'Ordine sacro...; che l'Ordine sacro rende il battezzato partecipe del sacerdozio di Cristo...; che il sacerdozio di Cristo è esercitato principalmente nell'offerta del Sacrificio eucaristico...; che il Sacrificio eucaristico esige indispensabilmente il prodigio della transustanziazione, che rende presente nei nostri tabernacoli il Cristo in persona.

Ora, procedendo a ritroso, devo concludere che, se la presenza di Cristo non è reale e sostanziale, non si dà Sacrificio eucaristico..., non si dà sacerdozio..., non si dà Gerarchia..., non si dà neppure un Magistero oggettivo e infallibile...; e, venendo meno questo, non possiamo più credere in verità indiscutibili, assolutamente certe, d'ordine dogmatico e morale: quelle che hanno creato la civiltà cristiana, l'unica salda contro gli assalti del laicismo, che va risolvendosi nei gorghi di uno storicismo fatalmente scettico e anarchico.

Queste le considerazioni che mi animano ad affontare l'argomento ritenuto più arduo ed affascinante di ogni altro.



È PROPRIO VERO CHE EGLI È QUI PRESENTE?

L'enorme difficoltà che la ragione umana incontra nel credere che un frammento di pane contenga Dio stesso, l'Infinito, l'Immenso, è aggravata da sacerdoti e fedeli che Lo trattano come se realmente Egli non ci fosse.

Mi pongo nei panni dell'ateo, del musulmano, dell'ebreo, del protestante, ed entrando nelle chiese cattoliche spesso osservo cose, persone e comportamenti che mi obbligano a chiedere di nuovo se Cristo ci sia realmente, come ho sempre creduto.

In effetti, gruppi di visitatori, vestiti come vogliono, ossia al di là d'ogni limite della decenza e del pudore, vi passeggiano liberamente come in una galleria d'arte, guardano curiosi e loquaci, senza degnarsi di fare alcun gesto di rispetto e di fede.

Spesso i fedeli vi trovano soltanto dei comodi banchi per sedersi come in una sala da concerti... Non vi sono inginocchiatoi per umiliarsi, raccogliersi, adorare. L'altare, quasi spoglio, non è più il suo trono perché Lo hanno relegato altrove, come un qualunque oggetto, che non è sempre facile scoprire. D'altra parte, spesso le prescrizioni del diritto canonico restano lettera morta.

Tutto concorre a far sì che gli stessi fedeli non si curino più di Lui: essi preferiscono genuflettersi davanti a statue ed immagini piuttosto che al tabernacolo. Molti non sanno distinguere tra consacrazione e benedizione; la quale - se data da qualche esorcista di grido - è preferita alla celebrazione eucaristica.

Molti sono convinti di potersi comunicare anche in peccato mortale, bastando un atto di contrizione: la misericordia di Dio supplisce a tutto...

A tutti è lecito ricevere l'Eucarestia sulla mano, anche prevedendo che i frammenti, caduti in terra, possono essere calpestati. Che importa? Non bisogna «scrupoleggiare»: Dio si adatta a tutto...

Più volte ho sentito ripetere che Egli, istituendo l'Eucaristia, si è offerto come il pane delle nostre mense... Dunque, disposto ad essere trattato senza eccessivi riguardi... Precisamente come se - dopo la consacrazione - quel pane non diventasse LUI STESSO...

Non c'è quasi più nessuno che non possa distribuire la Comunione. A vescovi, sacerdoti, diaconi, accoliti, religiosi, si è aggiunto un numero indefinito di laici, uomini e donne.

E tutti - come certi ecclesiastici vanno dichiarando - sono autorizzati a comunicarsi da sé. Se la Messa è un puro convito, e se a mensa non si danno né gerarchie né precedenze, chiunque può servirsi da solo, senza dipendere da nessuno...

Alcuni canti, accompagnati da certi strumenti musicali, non richiamano la presenza di Dio, non invitano a raccogliersi, a supplicare, a piangere le proprie colpe... Ebrei e Musulmani non potrebbero neppure sospettare che noi crediamo veramente nella sua presenza; e ciò soprattutto se assordati dai battimani, se ascoltano il noioso e indiscreto racconto di esperienze personali, se notano la scena tutt'altro che seria di gente che si abbraccia, si bacia, arriva a danzare...

Molti sacerdoti, all'altare, sembrano dei funzionari del culto, non curandosi di rispettare le rubriche, dimostrandosi sbrigativi, abitudinari, distratti, annoiati... Preferiscono parlare del sociale piuttosto che di Dio; si preoccupano di raccogliere fondi per costruzioni e restauri, organizzare mense e accogliere stranieri, barboni, emigrati, dimenticando tutto il resto, che è molto e assai più importante. Antropologia, psicologia e sociologia interessano più della teologia: l'amore del prossimo sembra che prevalga sull'amore di Dio e la sua giustizia.

Ho visto suore che, appena ricevuta l'Eucaristia, scompaiono, prese da infinite altre cose, incuranti dell'unica veramente necessaria. Sono talmente disinvolte e sicure di sé, da non degnarsi neppure di genuflettersi davanti al Santissimo... La loro confidenza con Lui non ha quasi limiti; ma c'è anche da chiedersi se ci credano ancora. Io ne dubito.

Se non fossi cattolico, il loro esempio non m'indurrebbe a credere, come di fatto scandalizza molti fedeli che, demoralizzati, vanno disertando le nostre chiese.

I Protestanti ci ripetono che, se fossimo convinti della presenza eucaristica, non tratteremmo il Signore come tutti possono notare e deplorare.



QUALE LITURGIA CATTOLICA?

Papi e Concilii hanno sempre difeso il dogma della presenza reale contro l'eresia protestante; e il Vaticano II ha confermato in modo inequivocabile il magistero tradizionale.

Ma tra il pensiero ufficiale della Chiesa e la dottrina che alcuni teologi, scritturisti e liturgisti propagano - imponendola ai fedeli - il contrasto è aperto, scandaloso. Alcuni fatti, particolarmente significativi al riguardo, hanno sollevato problemi angosciosi nei laici più informati e coerenti.

Evidente la graduale riduzione dei segni di fede nel culto eucaristico. Si è notato, oltre all'eliminazione del tabernacolo dall'altare, anche la soppressione delle balaustre che, separando il presbiterio dal corpo della chiesa, indicavano la distinzione tra Clero e popolo, sacerdozio ministeriale e sacerdozio comune. È stato soppresso l'uso del campanello che annunziava ai fedeli il momento culminante della liturgia eucaristica, per disporli ad una più intensa concentrazione interiore... È ormai ridotto il numero dei lumi per l'esposizione solenne del Santissimo; davanti al quale non sarebbe più prescritta la doppia genuflessione di un tempo. Non si tratta di inezie; e, anche se fossero tali, appunto per questo conveniva conservare la precedente consuetudine che - senza nuocere a nessuno - stimolava ad un più fervoroso esercizio di fede nella presenza di Dio... L'uso delle vesti sacre (amitto, camice, stola, casula, ecc.) è sempre più ridotto e lasciato agli umori del celebrante.

***

Paolo VI non approvava la prassi della Comunione sulla mano dei fedeli, e per anni si è battuto opponendosi alla petulanza di vescovi, più sensibili alla dottrina e al costume del mondo protestante, che preoccupati di coltivare la fede del popolo. Le sue ragioni erano e restano oggettivamente validissime, soprattutto perché fondate sul pericolo di moltiplicare irriverenze e profanazioni.

Ma non è stato ascoltato.

In moltissime diocesi del mondo cattolico - comprese quelle della Conferenza episcopale italiana - catechisti improvvisati, liturgisti senza scrupoli, vescovi arrendevoli, sacerdoti superficiali e liberaloidi, non solo hanno accettato la nuova prassi, ma non si curano neppure di far osservare le norme prescritte, arrivando anzi ad obbligare arrogantemente adulti e bambini a ricevere l'Ostia sulla mano, nonostante la ritrosia e le vivaci proteste dei migliori...

Il pericolo delle previste e temute profanazioni si è venuto traducendo in una realtà deplorata da innumerevoli testimoni oculari, purtroppo impotenti ad impedirla. Il nuovo rito - secondo cronache quasi quotidiane - ha fatto salire a cifre impressionanti il numero delle «messe nere» celebrate ovunque con Ostie consacrate rubate e pagate da losche figure di emissari di Satana.

«Giungono voci su casi di deplorevoli mancanze di rispetto nei confronti delle specie eucaristiche, mancanze che gravano non soltanto sulle persone colpevoli di tale comportamento, che anche sui Pastori della Chiesa, che fossero stati meno vigilanti sul contegno dei fedeli verso l'Eucarestia (...) È difficile non accennare ai dolorosi fenomeni sopra ricordati...». Così, fin dal 1980, Giovanni Paolo II (Dominicae Cenae, 11). Ma i suoi lamenti non hanno avuto alcun'eco e le profanazioni si sono moltiplicate.

La reazione opposta al nuovo rito - sostenuta oltre tutto dalla piena conoscenza della posizione di Paolo VI e dei veri responsabili denunziati dallo stesso Pontefice - ha provocato risposte rivelatrici delle mire ereticali di teologastri e liturgisti scapigliati. Essendosi lamentato il pericolo della caduta dei frammenti del Pane consacrato, il pubblico - su riviste e giornali - ha sentito rispondersi con irritante sicumera che non c'era motivo di preoccuparsene perché quei frammenti, staccati dalle Ostie e caduti in terra o rimasti in fondo alle nostre pìssidi sotto forma di polvere bianca, perdono le parvenze che caratterizzano il pane, per cui non sono più «il segno» della presenza di Cristo.

Ma è stato facile controbattere, osservando che:

- nessuna delle minuscole particelle di quella polvere cambia natura, restando sempre vero pane, come non la cambiano quelle del pepe, del cacao, dello zucchero semolato e di qualsiasi altro corpo ridotto in polvere... Lo attesta con assoluta certezza anche il buon senso di ogni comune casalinga...;

- anche se ciascun granellino della suddetta polvere non presenta le dimensioni che comunemente rendono il pane commestibile, esso tuttavia conserva le qualità sensibili sufficienti a costituire il «segno» inequivocabile della reale presenza di Cristo, come il colore, il sapore, l'odore, il peso, le proprietà nutritive ed altre chimicamente osservabili... Del resto, appunto la qualità (oggetto proprio dei singoli sensi) rende sensibile la quantità (oggetto comune di tutti i sensi)...;

- inoltre, se con la polvere delle ostie, raccolta nel fondo delle pissidi, posso riempire un cucchiaio e nutrirmene realmente (come potrei fare per comunicare un infermo), è segno che i granellini che la compongono restano vero pane: si tratta di «parti integranti» di un «tutto» omogeneo...;

- supporre che i granellini che compongono la polvere suddetta non abbiano più valore sacramentale significa sollevare il formidabile e insolubile problema dei LIMITI della grandezza sotto i quali cessa la reale presenza di Cristo. Chi ha l'autorità per fissarli? Qualsiasi indicazione non potrebbe essere che arbitraria e sacrilega...;

- ed è veramente arbitraria e sacrilega per chi, accettando il solenne magistero della Chiesa, crede ancora che - secondo i Concili ecumenici di Firenze e di Trento - Cristo è PRESENTE IN TUTTA L'OSTIA CONSACRATA E IN CIASCUNA DELLE SUE PARTI, GRANDI O PICCOLE CHE SIANO.

Presenza, ovviamente, che suppone in modo indispensabile quella prodigiosa TRANSUSTANZIAZIONE richiamata con insistenza dalla Chiesa, per la quale la presenza di Cristo NON È CONDIZIONATA ALLE DIMENSIONI del pane consacrato, ma alla sua SOSTANZA. Dunque, finché questa presenta le proprietà che la caratterizzano, la transustanziazione è certa, la presenza di Cristo è innegabile.

***

Alcuni nuovi liturgisti presumono di risolvere il problema dei «frammenti» sottacendo abilmente il fatto della transustanziazione. E appunto il rifiuto di tal dogma è connesso con la concezione di una Messa celebrata come semplice convito, dove il pane è preso da ciascuno con le proprie mani e mangiato tranquillamente, senza preoccuparsi delle briciole che, cadendo, sono poi gettate nella pattumiera e destinate agli animali.

Ora, negata la transustanziazione, non si dà Sacrificio eucaristico, né quindi il sacerdozio che, derivato dal sacramento dell'Ordine, distingue essenzialmente la Chiesa gerarchica dal laicato. Appunto la tesi di liturgisti secondo i quali la consacrazione sacerdotale non supererebbe né si distinguerebbe da quella prodotta in ogni fedele dal Battesimo, ossia dal fatto di essere inserito nel Corpo Mistico come suo membro. Nel Cristo, i credenti sarebbero tutti eguali, per cui potrebbero celebrare l'Eucaristia, essendo partecipi del suo sacerdozio.

Una vera serie di assurdità nell'ambito di un dogma ripetutamente definito.

***

Il Vaticano II ha autorizzato la concelebrazione. Ma il fatto che essa - contro ogni previsione e intenzione dei Padri conciliari - è stata poi caldeggiata al punto da trasformarsi in ordinario e quotidiano esercizio del sacerdozio fa sospettare che da alcuni si mirava a fare dei concelebranti altrettanti commensali, ossia a trasformare la Messa in convito, dove tutti i partecipanti sono protagonisti, aventi la medesima dignità, gli stessi diritti. Dove, precisamente, la dimensione orizzontale del rapporto di parità tra i concelebranti fa passare in secondo ordine quella verticale della dipendenza di tutti dall'unico vero Celebrante che è Cristo, Sacerdote e Vittima.
Un "banchetto", un "convito"

La tendenza che fa prevalere (spesso in modo esclusivo) il «convito» al Sacrificio spiega come molti ritengano che la concelebrazione sia preferibile alla celebrazione individuale, come se il Sacrificio di Cristo offerto in ogni Messa individuale valesse meno della Messa concelebrata da cento sacerdoti; come se dal numero dei ministri (pure cause strumentali) dipendesse il valore del Sacrificio di Cristo, unica Causa principale. L'importanza dell'argomento obbligherà a riprenderlo.

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La sintesi di tutte le prevaricazioni teologiche e liturgiche è contenuta nei presupposti dottrinali del Cammino Neo-catecumenale (*).

Esso rifiuta la distinzione essenziale tra sacerdozio ministeriale e sacerdozio comune...; nega il carattere sacrificale della Messa...; non crede nella transustanziazione e conseguente reale e sostanziale presenza di Cristo sotto le specie eucaristiche...; ignora il culto che ne scaturisce.

Tali errori sono stati segnalati da alcuni anni in pubblicazioni seriamente documentate. Ma risulta che molti parroci e vescovi non ne sono ancora informati... Più strano è il fatto che numerosi sono coloro che accolgono e proteggono il Cammino, partecipando attivamente alle sue liturgie; mentre «presbìteri» e «catechisti» seminati nelle diocesi di tutti i Continenti propagano gli errori insegnati dai fondatori del Movimento nelle loro catechesi, senza che la Gerarchia intervenga.

Al riguardo non c'è osservatore estraneo che non abbia diritto di chiedersi quale sia - o debba essere - la vera liturgia cattolica realmente fedele alle verità definite dal solenne magistero della Chiesa. Ed ecco l'aspetto più angoscioso del problema: i dati raccolti in questo e nel capitolo precedente non potrebbero essere interpretati come il segno di un piano riguardante una graduale e insensibile soppressione del Mistero eucaristico?... Mistero che il Protestantesimo ha sempre respinto e che oggi il movimento ecumenico potrebbe sacrificare?

Tale cedimento, suggerito dall'ansia dell'unità dei Cristiani, sembra sia favorito da certa produzione liturgica e catechistica particolarmente attiva a livello popolare, dove la propaganda neocatecumenale propina sottilmente il veleno delle sue tesi ereticali.

La strategia sarebbe semplice quanto efficace. Occorre solo adattarsi alla mentalità moderna chiusa ad ogni concetto e valore metafisico, come la dottrina della transustanziazione, che sottende la realtà della «sostanza» quale essenza avente un proprio atto-d'essere per il quale sussiste. All'essere-in-sé, e quindi alla sostanza, si preferisce l'essere-di-coscienza secondo il relativismo gnoseologico che, rifiutando la verità oggettiva, assoluta, si ferma al livello fenomenico dei simboli...

Appunto ciò - credono - basterebbe a salvare la presenza eucaristica... Ma s'intuisce che, nel caso, alla sostanza si oppone il segno (= le specie sacramentali), e la transustanziazione è ridotta alla transignificazione... Perciò, il pane, che ontologicamente resta pane, potrebbe servire per celebrare un convito quale simbolo di una fraternità universale, che attua il programma di un'attività pastorale come oggi è concepita e più raccomandata.

Mira forse a questo la liturgia cattolica, facendo buon viso a quella celebrata dal Cammino neocatecumenale?

Il clero, se ne condivide le premesse dottrinali, non si accorge di essere complice del tentativo di scardinare la Chiesa?

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"Prima Comunione"
neocatecumenale
(*) Parlo dei presupposti dottrinali contenuti nelle catechesi di Kiko Argüello e Carmen Hernàndez, quali risultano principalmente negli Orientamenti alle Equipes di Catechisti per la fase di conversione. Appunti presi dai nastri degl'incontri avuti dai medesimi per orientare le equipes di catechisti di Madrid nel febbraio del 1972. Si tratta della "Pubblicazione a cura del Centro Neocatecumenale Servo di Jahvè in San Salvatore, Piazza S. Salvatore in Campo. - 00186 Roma, tel. (06) 6541589. - Siccome, fino ad oggi, nessuno - per quanto ci risulta - ha negato l'autenticità delle catechesi incriminate; nessuno le ha ritoccate e corrette; nessuno ha confutato la nostra critica dimostrando la piena ortodossia della dottrina di Kiko, ci sentiamo ancora autorizzati ad attribuirgli gli errori del Cammino Neocatecumenale.

domenica 13 maggio 2012

"Il cammino mi ha salvato". Ma da cosa? E a che prezzo?

A dirla tutta, è assai noioso sentire quelle testimonianze-fotocopia sul "bene" fatto dal Cammino Neocatecumenale. Dicono sempre la stessa cosa, sempre con le stesse parole generiche: "il Cammino mi ha salvato".

Riprendiamo oggi un intervento di Luisa, che riproponiamo ai nostri fratelli neocatecumenali per invitarli a riflettere e ad interrogarsi con libertà e sincerità.


Anche se le parole dell'anonima neocatecumenale, che dice di aver incontrato Dio attraverso il "cammino" (non senza prima graffiare i sacerdoti che non sono NC), sono la fedele fotocopia di quelle che abbiamo già letto qui e altrove, anche se si resta stupiti nel vedere questa assoluta somiglianza nella descrizione delle esperienze vissute prima dell'entrata nel cammino NC e quelle vissute dopo la trasformazione radicale ottenuta grazie al cammino NC, anche se il dubbio fa capolino, perché ogni esperienza di scoperta o riscoperta della fede è unica, assolutamente unica, come uniche sono le persone, come unici sono i percorsi di vita e come unico è, o dovrebbe essere, anche il modo di darne testimonianza, anche volendo credere alla sincerità di chi ha scritto, tante sono comunque le domande che sorgono, alcune sono già state poste e le condivido.

Sappiamo in che modo è ottenuto lo svuotamento dell`adepto neocatecumenale dai suoi falsi concetti di sé, sappiamo in che modo è "fatto scendere alla sua realtà di peccatore" (art.19 dello statuto) per poi restarci inesorabilmente, sappiamo quanto grandi siano l'influenza, il potere, di chi guida il neocatecumenale in quello svuotamento e come egli diventi il consigliere onnipotente e onnisciente che sa meglio dell'adepto stesso ciò che è bene o male per la sua vita, che sa meglio dell'adepto stesso leggere la storia della sua vita, perché ha vissuto le stesse esperienze(!).

Ed ecco che le parole martellate, sempre le stesse, in primis dall`iniziatore e poi ripetute pedissequamente dai catechisti, si fanno strada all'interno di chi le ascolta, si stampano sempre più in profondità, viverle in comunità con fratelli e sorelle non fa che rinforzarne l'effetto, quelle parole diventano la verità, sono la verità, nessun dubbio è possibile, quelle parole ascoltate, martellate, si materializzano, diventano realtà, l'adepto le farà sue,leggerà tutto quello che la vita gli propone attraverso la chiave di lettura che gli è stata data, ed ecco che quando si tratta di dare testimonianza dirà quelle parole che assomigliano quasi a delle formulazioni stereotipate.

Ecco anche perché chi decide di lasciare il cammino, spesso dopo un lungo e difficile percorso interiore, all`inizio si trova smarrito, svuotato della sua identità, privo delle risposte preconfezionate date nel cammino, ma ancora influenzato da esse, deve ricominciare un lungo lavoro di ricostruzione, per ritrovarsi, per ritrovare fiducia in sé, per ritrovare la stima di sé, per scollarsi da dosso quella visione del peccato che gli è stata impressa nel cammino nc, difficile farlo da solo, spesso c`è bisogno di aiuto, in ogni caso spirituale e troppo spesso psicologico.

Può un neocatecumenale immaginare la sua vita senza il "cammino"?
Senza tutto quel che implica essere in quel percorso?
Può anche solo immaginare di porsi la domanda, di vedersi vivere al di fuori del cammino neocatecumenale?
E se ci riesce, come si vede?
Sente forse come un panico da vuoto, la paura di quel mondo senza il supporto rassicurante del cammino, l`inutilità o il poco interesse di quella vita senza il cammino?

Se il cammino diventa il centro di una vita, la stampella senza la quale non poter vivere, se alle domande che mi pongo trovo risposta solo nel cammino, se tutto quel che mi succede nella vita nel bene o nel male, se i problemi che non mancherò di avere nella vita, li leggerò solo attraverso la chiave di lettura che mi è data nel cammino, allora dovrei pormi la domanda se non sto rinchiudendomi in un sistema di dipendenza, se non sto dando le chiavi della mia vita a chi decide per me, a chi pretende sapere tutto di me e meglio di me, e lo fa in modo che io pensi che è la volontà del Signore che ha un progetto per me, per la mia vita, pretendendo di parlare a nome di Dio; cosa che neppure un vero Direttore spirituale fa né può fare.

Ancora una riflessione basata su un'altra ricorrente affermazione: "la piccola comunità però crea una esperienza di fede (almeno io l'ho vissuta così) di appoggio reciproco con altre persone, di vera e propria condivisione (anche materiale) che fuori di essa non si ritrova. 


Intanto è tutto da dimostrare che non ci siano altri ambiti di condivisione, forse difficili da trovare; ma non si può pensare che il cammino ne abbia l'esclusiva. Da notare, poi, che la condivisione - nel contesto NC - è fondata sul denominatore comune che è il "cammino": è quello il legante, è quello il collante; togli il "cammino" e la condivisione sparisce.

Quando tutti sanno tutto di tutti, quando si subisce la stessa intrusione nella propria intimità messa a nudo davanti ai fratelli e sorelle di comunità, quando anche la celebrazione dell'Eucaristia diventa l'occasione di rinforzare quella condivisione, quando tutto è fatto per suscitare, mantenere e rinforzare l`identità gruppale, la solidiarietà, se noi dall`esterno siamo in grado di osservare la dipendenza che viene così creata, chi è dentro vive solo quella condivisione rassicurante, sostegno vissuto come indispensabile e insostituibile.

Poi, quando le domande, i dubbi, le critiche, riescono a farsi strada in quel muro di certezze granitiche, anche la condivisione, gli appoggi, la comprensione cominciano a sgretolarsi, l'accettazione da incondizionata (sedicente incondizionata) diventa condizionata e si colora di incomprensione, di rimproveri, di colpevolizzazioni, perchè è l'unità del gruppo che è messa in discussione.

Si mettono allora in moto i meccanismi classici di reazione: bisogna colpevolizzare il Giuda che sta tradendo, bisogna dirgli che è vittima dei tranelli di satana, che lasciando il "cammino" lascerà Cristo, lascerà la Chiesa (il "cammino" non è né Cristo né la Chiesa, dovrebbe essere solo uno strumento invece diventa un idolo). Quando avrà lasciato, tutto sarà fatto per discreditarlo e ricomporre l'unità del gruppo. Sparite la condivisione, la solidarietà, la comprensione, l'amicizia!..

venerdì 11 maggio 2012

«Disgregano le parrocchie... esasperano i parroci»

Il seguente articolo venne pubblicato da Luciano Bartoli sul numero di maggio 1990 (pagine 375-376) della rivista "Palestra del clero". Che ve ne pare? Dopo più di vent'anni, non vi sembra terribilmente attuale?


Riflessioni di un laico sui neocatecumeni

Sopportazione
Nei miei viaggi, per suggerire o lavorare nelle chiese, ove son chiamato, logicamente debbo interessarmi sulla popolazione che attorno vive. In modo, per quanto è possibile, di cooperare alla pastorale e alla liturgia della parrocchia e della comunità. Così, dal nord al sud d'Italia, si raccolgono esperienze esaltanti e dolorose.

In questo modo, da anni, ho fatto delle conoscenze, partecipando anche a ritiri e a liturgie di comunità diverse: focolarini, carismatici, neocatecumeni. In particolare anche nell'America latina.

Riaffiorando - probabilmente - in me l'antica professione di giornalista, mi son dato a fare quasi un'inchiesta, qui in Italia, sui neocatecumeni. Non mi sono basato solo sui discorsi diretti dei parroci, interrogati a proposito. Oltre a leggere libri guida per questi «cammini», ho sperimentato, come detto, in luoghi diversi, questi ricercatori biblici che fanno il loro cammino nella fede.

Premetto che son più che convinto come oggi, con la ignoranza in materia di fede dei cristiani, sia quanto mai utile per la Chiesa questo coltivare nello studio e nella pietà dei gruppi particolari. Lo si è sempre fatto: dalle congregazioni mariane, ai vari settori dell'azione cattolica e ai gruppi di preghiera.

Tra i catecumeni nuovi ne ho conosciuti dei cittadini esemplari. Ma ci sono anche tanti ma. Dal nord al sud d'Italia, dei sacerdoti mi hanno riferito che ove sorgono questi neocatecumeni le parrocchie si disgregano. E per i parroci son dolori continui. Alcuni esasperati, hanno persino dato le dimissioni dalla parrocchia, con i nervi a pezzi.

Ma i vescovi?

Una diocesi in particolare mi suggerisce la risposta. I confessori di un santuario dove i parroci accorrono per le confessioni, mi riferivano che non pochi di questi parroci venivano, piangendo, a riferire sulle loro tribolazioni, a causa dei neocatecumeni parrocchiali ai quali si associano altri di altre parrocchie anche lontane.

Ora il vescovo di questa diocesi ha radunato vari reggitori di parrocchie, per sentire che pensavano sull'argomento e quali esperienze potevano riferire.

Da "Il padrone del mondo",
romanzo di Robert H. Benson
Tolto uno che in precedenza, oltre a parole, aveva al Vescovo lasciato in mano un documento scritto, nessuno ha aperto bocca. Perché? C'era forse un interesse materiale a tacere? Un parroco mi riferiva, a questo proposito, come le sue comunità di neocatecumenali - la più parte dei componenti lavora in banche e istituti di credito - gli avevano dato dei milioni per la chiesa.

Ma penso anche che i don Abbondio - coloro che non avendo il coraggio, non se lo possono dare - esistono ancora: tutto per il quieto vivere.

Ho dovuto rilevare che, segregandosi dalla parrocchia per il loro cammino, la più parte dei neocatecumeni, attingono alla Bibbia ma ignorano il Catechismo. Parlano di ritornare alle fonti - il battesimo per abluzione non vale, è necessaria l'infusione - e portano via a battezzare altrove, quelli che dovrebbero esser battezzati in parrocchia.

Se si fa attenzione alle loro premesse alle Letture della celebrazione eucaristica, si noteranno non pochi sproloqui: c'è in troppi la presunzione che lo Spirito Santo parli per loro bocca. E - al pari dei Testimoni di Geova - questi neocatecumeni si sentono degli eletti: sicuri di essere sulla via del Paradiso.

Con la scusa delle loro Cene di molte ore, grandi con i piccoli, celebrano a parte il Giorno del Signore al sabato, creando una tradizione. E la gente comune, che non sopporta lungaggini e sproloqui, abbandona la parrocchia per andare altrove. E potrei riferire non pochi particolari dolorosi.

Queste stesse righe le ho tracciate, dopo un lungo tempo d'incerta titubanza. Ma la sofferenza di qualche parroco che è arrivato alla disperazione, mi ha spinto a scrivere queste righe, allegando quanto il vescovo mons. Lorenzo Bellomi di Trieste ha ordinato per la sua diocesi in proposito.

Le parole di un laico che ama la sua Chiesa possono valere sino ad un certo punto. Ma si ascolti quelle di un Pastore. Vedo che anche in queste parole c'è un giudizio che mi son fatto da tempo: più che ai membri laici dei neocatecumeni gli errori vanno imputati ai preti e frati che, uscendo dalle loro parrocchie e dai loro conventi si associano e «guidano» queste comunità.

A un sacerdote non della sua diocesi che magnificava il bene fatto dai neocatecumeni, il vescovo di Trieste, in un'accolta di sacerdoti, così ha sentenziato: «I neocatecumeni faranno del bene, ma portano la divisione nelle parrocchie».

C'è da augurarsi che i singoli vescovi facciano delle inchieste e collettivamente prendano dei provvedimenti.

N.B. - Il Vescovo di Trieste mi ha dato l'autorizzazione alla divulgazione del testo dell'Ordinanza da lui rivolta ai suoi diocesani.

martedì 8 maggio 2012

Perché è difficile uscire dal Cammino?

Non è un complicato saggio teologico ma la descrizione di un'esperienza vissuta da parte di persone che fino all'ultimo si sono prodigate per l'opera di Kiko e Carmen, e che fino all'ultimo hanno considerato con affetto e devozione il Cammino. 

È il libro Neocatecumenali sul viale del tramonto, reperibile nelle librerie (anche on-line), di cui raccomandiamo caldamente la lettura ai neocatecumenali. Citiamo qui sotto una pagina dal capitolo "Perché è difficile uscirne".


Perché è difficile uscirne

All'interno delle Comunità nulla si sa di quello che avviene nella Chiesa.

Talvolta trapelano certe critiche rivolte al Cammino da parte di sacerdoti e di vescovi, ma tali critiche diventano sempre motivo di grande orgoglio, come per una persecuzione scaturita dal fatto che il Cammino è la vera chiesa, dove è possibile "essere cristiani fino in fondo".

Quando non possono nascondere qualche critica, i catechisti dicono sempre: «Il cammino è osteggiato perché è radicale; chi non lo accetta è perché rifiuta il Concilio!».

Pertanto la critica di assomigliare ad una setta non preoccupa le persone che fanno il Cammino, in quanto una volta che se ne fa parte:

- sono continuamente ribadite l'appartenenza alla Chiesa Cattolica e la simpatia personale che il Papa e il Vaticano nutrono per il Cammino;

- quando si è dentro la Comunità, sembra che di settario non ci sia niente; cose che prima sembravano strane diventano familiari, il linguaggio e gli atteggiamenti individuali cambiano gradualmente, e senza che uno se ne renda conto finisce per assomigliare sempre più agli altri.

- Solo dopo un lungo distacco si può notare l'omologazione che era avvenuta con un lento processo di assimilazione frequentando la comunità. L'omologazione è così forte che sono sufficienti poche battute per riconoscere immediatamente uno del Cammino. Ad esempio, nel Cammino il soggetto dei verbi che indicano scelte, responsabilità, e persino azioni di vita quotidiana, non è mai la persona umana, ma il Signore. Un catecumeno non dice mai: "io sono andato ad ascoltare le catechesi", ma "Il Signore mi ha portato ad ascoltare le catechesi!"; - "Mio figlio non vuole studiare", ma "Il Signore sta permettendo che mio figlio non studi!"; - "Io ho adulterato, ... io ho litigato con mio cognato ...", ma "Il Signore non mi ha dato di non adulterare ... il Signore mi ha tolto la mano dal capo e mi ha fatto sperimentare l'ira contro mio cognato ...!".

Il fideismo ed il senso di impotenza della persona, che si acquisiscono gradualmente nel Cammino, rendono tutti estremamente fragili ed incapaci di lasciare questa realtà e di fare esperienze libere alternative.

Nel corso del Cammino, inoltre, è posta una grande enfasi su ciò che era la propria vita "prima" e su ciò che ne è stato "dopo" l'ingresso in Comunità.

Tutto era vissuto nel modo sbagliato, niente aveva senso.

L'incontro con il Cammino diventa "l'evento" per eccellenza della propria vita, al punto che le persone si convincono a disprezzare la loro vita precedente, convinte che solo adesso hanno trovato la vera vita.

C'è ironia e diffidenza nei confronti di sacerdoti, religiosi e credenti che non fanno parte del Cammino, come se fossero sacerdoti o religiosi di "serie B" o "cristiani della Domenica", che non vedono i loro peccati e vivono nell'inganno e nell'ipocrisia.

Questa convinzione è un grande deterrente per i membri delle comunità in crisi; essi, infatti, difficilmente si rivolgono a sacerdoti diocesani o ad altri religiosi, dato che anno dopo anno è stata loro comunicata una sorta di sfiducia nei loro confronti, oltre alla convinzione che l'unica Chiesa sia quella neocatecumenale.

Pertanto chi pensa di lasciare la Comunità ha l'impressione di abbandonare Dio e la Verità.

Chi arriva a ripudiare il Cammino dopo averlo seguito per anni, anche se con motivazioni ben precise e oggettivamente condivisibili, è considerato un apòstata e un Giuda.

Con tali persone è scoraggiato qualunque contatto, sicuramente per evitare di essere "contagiati" dalle sue motivazioni.

Di questo ne abbiamo fatto amara esperienza io e mia moglie. Dopo 22 anni di vita in Comunità, quando con grandissima sofferenza ne siamo usciti, siamo stati immediatamente ignorati da quasi tutti i membri della Comunità.

lunedì 7 maggio 2012

Diamo la parola ad un 'camminante' di lungo corso

Ho fatto catechesi per sedici anni, e ad ogni catechesi, c'è sempre qualcuno, (lo riconosci da subito) che cominciava a interrompere, contestare, puntualizzare, e questo sistematicamente dopo pochi mesi andava via.

fino a qui niente, ma quando qualcuno di questi sapientoni, (che sanno sempre qualcosa in più degli altri) restava, erano guai, perchè quando entrava la confidenza con i fratelli, a turno li stressava, cercando di convincere la vittima di turno.
Il fratello neocatecumenale che si firma "Ola" e che qualche giorno fa ci ha testimoniato quanto sopra, ci ha dimostrato che il Cammino Neocatecumenale ha bisogno di persone ignoranti che non tentino di confrontare il Magistero della Chiesa con le cosiddette "catechesi" che vengono loro propinate.

Ma vediamo in dettaglio cosa ci rivelano le incaute ammissioni di "Ola".

1) «Ad ogni ''catechesi'' c'è sempre qualcuno...» Ogni volta che il Cammino Neocatecumenale comincia una sua "catechesi", càpita che qualcuno dei partecipanti si accorga che qualcosa non va. E cosa fa? «Comincia a interrompere, contestare, puntualizzare».

Tenuto presente che il Cammino, a dispetto degli slogan, non si rivolge ai cosiddetti "atei, pagani, lontani" ma pesca i suoi adepti nelle parrocchie (le cosiddette "catechesi" iniziano infatti in parrocchia, sempre in parrocchia, solo in parrocchia), è statisticamente normale trovare qualcuno che conosca il Catechismo della Chiesa abbastanza da poter ribattere ad affermazioni bislacche.

Ricordiamo poi che i cosiddetti "catechisti" vanno a riversare un discorso preconfezionato, ripetuto a memoria, sempre uguale lungo gli anni (strafalcioni e recitazione inclusa: a suo tempo Kiko in persona verificava la preparazione dei "catechisti" più importanti), e guai a chi «interrompe»... Vi prego di assaporare bene questo termine, dal sapore stalinista: guai ad «interrompere» i cosiddetti "catechisti" mentre recitano la loro commedia: loro non stanno lì a spiegare le cose della fede, non sono venuti lì a rendere ragione di una speranza, ma sono venuti solo a recitare una scenetta: guai a chi li «interrompe».

Piccola parentesi: Nostro Signore invece parlava con autorità e addirittura rispondeva e spiegava, perfino di fronte alle domande maligne di coloro che gli tendevano tranelli.

2) «Qualcuno, (lo riconosci da subito)». Questa è un'altra involontariamente comica precisazione che i cosiddetti "catechisti" sono dei professionisti della ripetizione dello spettacolino: riconoscono da subito le persone che non sono disposte ad accettare acriticamente tutta la cosiddetta "catechesi".

I cosiddetti "catechisti" di lungo corso diventano abili a «riconoscere da subito» il soggetto che dovranno cacciare via. A meno che questi non decida di andarsene, dopo pochi mesi di inutili tentativi di ragionare con coloro che si spacciano per «inviati dal Papa, inviati dal vescovo, ispirati dallo Spirito».

Aggiungiamo che, per quanto possibile, i cosiddetti "catechisti" nascondono il fatto che sono venuti ad installare il Cammino Neocatecumenale in parrocchia. Dopo il primo incontro, infatti, qualcuno potrebbe cercare informazioni su internet, oppure informarsi da persone che hanno già visto da vicino il Cammino, e potrebbe insospettirsi...

Come potete osservare nella foto qui a lato, scattata a Roma due mesi fa (a Ponte Milvio, marzo 2012), guardate lo striscione che campeggia sulla parrocchia: l'icona di Kiko, si parla di "incontri per giovani e adulti" (cioè? incontri di che?), e non si dice assolutamente che lo scopo di quelle catechesi è di formare una nuova comunità neocatecumenale. Te lo diranno alla fine, con fretta, con discorsi altisonanti ("il Signore sta passando, il diavolo è dietro quella porta, che fai, entri o perdi questa grande unica occasione?" - lo stesso stile delle televendite). I cosiddetti "catechisti" hanno bisogno di persone ignoranti, plasmabili, ingannabili, che non sappiano a cosa vadano incontro...

3) «Questi sapientoni, (che sanno sempre qualcosa in più degli altri)»: il caro fratello neocatecumenale disprezza come "sapientone" chi di fronte alla recita dei cosiddetti "catechisti" oppone la sapienza della Chiesa, o anche soltanto il buon senso. Per il caro fratello kikiano, l'unica Sapienza è quella di Kiko, Carmen e dei loro cosiddetti "catechisti".

Il caro fratello non ammette la possibilità che qualcuno possa conoscere il cristianesimo meglio di qualche cosiddetto "catechista". Evidentemente crede che il fatto stesso di essere un "catechista" kikiano garantisce scienza infusa e sapienza elevatissima al di sopra di qualsiasi parrocchiano si possa mai incontrare. Per cui, se qualcuno (come Lino) prova solo ad aprir bocca, è già sufficiente per togliergli il saluto.

4) «Quando qualcuno di questi sapientoni restava, erano guai, perchè quando entrava la confidenza con i fratelli, a turno li stressava, cercando di convincere la vittima di turno...»

Chiaro? La recita dei cosiddetti "catechisti" sarebbe sollievo per il cuore, mentre l'insegnamento della Chiesa (che contraddice le fandonie kikiane-carmeniane) sarebbe «stress» che rende «vittime» i destinatari.

«Stress» che evidentemente è impossibile in pubblico (dunque è sottinteso che i cosiddetti "catechisti" hanno reso impossibile un dibattito, per cui occorre contattare personalmente, «a turno», gli altri partecipanti in via di "zombificazione").

Aggiungiamo pure che se si «cerca di convincere» qualcuno, è perché quest'ultimo non ha il coraggio né le capacità per accorgersi dell'inganno.

Ecco perché sono «guai» quando qualcuno, scoprendo le magagne del Cammino, cerca di farne partecipi gli altri. Bisogna mandarlo via, poiché farlo rimanere in Cammino significa un "pericolo" per gli altri fratelli di comunità, perché il suo amore per il vero Magistero della Chiesa è contagioso.

Stando dunque a quanto ci testimonia il fratello neocatecumenale firmatosi "Ola", vediamo che Kiko e Carmen temono come la peste che qualcuno metta a confronto le loro cosiddette "catechesi" con l'insegnamento universale della Chiesa, vediamo che hanno bisogno di seguaci ignoranti, che non osino aprir bocca, che non debbano «saperne» più dei cosiddetti "catechisti" incaricati di indottrinarli e turlupinarli.

venerdì 4 maggio 2012

Sedie pieghevoli, moquette e stravolgimento degli spazi sacri: ecco la spiritualità dei kikos!

Riprendiamo dal blog Sacris Solemnis e dal blog Barbaria questa segnalazione. Lo scarno commento lascia posto all'eloquenza delle immagini. Di seguito le nostre riflessioni.

L'assetto di una comunità schierata, non di
un'Assemblea orante che celebra il Santo Sacrificio
La chiesa di San Tomà, che si affaccia sul campo omonimo poco distante dalla chiesa dei Frari, è sicuramente tra le meno conosciute di Venezia. Sono molti i veneziani che non sono mai riusciti a varcare la soglia di quella chiesa che sia affaccia solenne su uno dei punti più tranquilli della città, seppur battuti da turisti e lavoratori diretti a Campo San Polo e a Rialto.

Il curatore del blog Barbaria è riuscito ad entrare eccezionalmente e a scattare qualche fotografia, che noi prontamente diffondiamo [e che qui abbiamo ripreso con inquietudine].

L'onnipresente "Madonna di Kiko"
al posto di un antico dipinto...
Diciamo che il colpo d'occhio è a dir poco sorprendente. La bellezza della chiesa si misura con le "installazioni" della comunità Neocatecumenale che ne occupa lo spazio come sede ormai da anni.

Ciò che colpisce maggiormente è l'assenza di un altare e di un tabernacolo. Il vecchio altar maggiore è stato completamente occultato con una serie di scanni in stile, con tanto di sede "presidenziale" molto sofisticata, se paragonata alle sedie di plastica disposte sulla moquette blu esattamente sotto al Martirio di San Tomà di Jacopo Guarana. Un atmosfera, diciamo... particolare.

Le comunità neocatecumenali in Venezia sono numerose: dopo la sede a San Tomà, contano San Geremia, Santi Apostoli e Santa Maria Formosa, tutte liturgicamente adeguate al carisma del cammino.
Arrivano i neocatecumenali:
altare e tabernacolo vengono nascosti
L'opera più notevole all'interno della Chiesa di San Tomà è un grande affresco posto sul soffitto. Tale affresco, Martirio di San Tommaso, venne eseguito nel 1780 da Jacopo Guarana. Le altre tele degli altari minori sono state per lo più rimosse e ricollocate in altre chiese della città. Anche l'altare maggiore non c'è più e al suo posto si vede un leggìo e dei seggi in legno. [Queste informazioni le riprendiamo dal Blog Barbaria]

[Nei commenti sul blog Sacris Solemnis c'è chi si chiede dove abbiano rubato il coro ligneo posto davanti al Tabernacolo, ancor meglio visibile da quest'altra angolazione (vedi foto sopra). Stessa perplessità sulla sorte delle reliquie e dei tesori un tempo custoditi in Sacrestia...]


La chiesa di san Tomà, costruita a Venezia tra il IX-X secolo, ha accolto più di un millennio di vita cattolica. Quante anime, non solo veneziane, avranno vissuto lì i più importanti momenti della loro vita? Quante generazioni di fedeli vi si saranno inginocchiate per la Confessione e la Comunione? Di fronte alla bellezza artistica, timido e commosso bagliore della sublimità della fede, quanti pellegrini, entrandovi per la prima volta, avranno elevato il loro cuore a Dio umili e grati?

Quel tempo è finito. Ora la chiesa di san Tomà è stata agguantata dai kikos (e si vede), è diventata Centro neocatecumenale diocesano del Patriarcato di Venezia (eh, sì, sapete, a differenza degli altri movimenti ecclesiali, i neocatecumenali hanno bisogno di uno "spazio vitale" liturgico tutto per loro).

In parole povere, è chiusa al pubblico ed è stata "kikizzata". Per riuscire a scattare qualche foto, Fausto ha dovuto aspettare a lungo per costruirsi l'occasione giusta: le luci accese che filtravano dalla vetrata, la corsa al Campello dove poter chiedere di visitarla, la fortuna di trovare una persona gentile e di non trovarvi riuniti i neocatecumenali.

Non è più tempo di inginocchiatoi e altari...
Il primo orrore che notiamo è la moquette blu, che copre l'antico pavimento e corrisponde all'usanza-mania dei tappeti, che rendono sontuoso l'ambiente.

Quindi notiamo le centinaia di sedie, disposte come Kiko e Carmen comandano: due gruppi ai lati disposti frontalmente, ed un terzo gruppo al centro che guarda verso la sede dell'oratore pontificante e schitarrante.

Che genere di "liturgia" necessita di moquette,
sedie, ambone, ma senza altare né tabernacolo?
Ciò che ci colpisce di più è l'assenza di un altare e di un tabernacolo. Non sia mai che occhi neocatecumenali abbiano da vedere l'orrore di un altaresapete, quella cosa dove i cattolici perpetuano il sacrificio, dove avviene la transustanziazione...

Il vecchio altar maggiore è stato completamente occultato con una serie di scanni in stile, con tanto di sede "presidenziale" molto sofisticata, se paragonata alle sedie di plastica disposte sulla moquette.


Altare, inginocchiatori, tabernacolo, immagini di santi e via Crucis? Macché! Questo è un "centro neocatecumenale", ragazzi! Qui vige la nueva teologia di Kiko e Carmen!

Ringraziamo Sacris Solemniis per la segnalazione e Fausto per le foto).

Per maggiori informazioni rinviamo al sito web del Patriarcato di Venezia a questo link.

Kiko e Carmen al posto di san Giuseppe Calasanzio

Un gruppo di Scolopi abbandona il suo ordine per creare una nuova famiglia religiosa

SONO VICINI AL CAMMINO NEOCATECUMENALE

L'arcivescovo di Valencia (in Spagna), nell'ambito della pastorale dell'educazione, accoglierà una ventina di religiosi della Provincia degli Scolopi di Valencia che, dopo una fase di discernimento nella quale è intervenuta anche la Santa Sede, creeranno una nuova realtà ecclesiale. Tutto questo sta avvenendo dopo le divisioni createsi da alcuni anni in tale Provincia a causa di un gruppo di religiosi che intendeva vivere diversamente il carisma degli Scolopi.

(Vida Nueva) Il problema si è posto più di dieci anni fa, quando tra gli Scolopi di Valencia si è costituito un gruppo di religiosi con una sensibilità molto vincolata al Cammino Neocatecumenale.

In parole povere, oltre ai problemi creati da questa doppia obbedienza, quei religiosi avevano introdotto nei loro collegi una serie di pratiche pedagogiche e pastorali lontane dallo stile del resto degli Scolopi, allontanandosi dal carisma di "pietà e studio" del loro fondatore, san Giuseppe Calasanzio. Tali divisioni nella Provincia sono cresciute al punto che al 46° Capitolo Generale dell'ordine (tenuto nel 2009 a Peralta de Sal, presso Huesca), a seguito di varie visite e colloqui nella Provincia, il superiore generale padre Pedro Aguado aveva proposto come prima soluzione di spostare alcuni di tali religiosi in altre Province per meglio "discernere" il punto centrale "a partire dal quale questi fratelli desiderano vivere la loro vocazione".

Tale proposta risultava però in conflitto con le richieste dei religiosi vincolati al Cammino, che intendevano mantenere il controllo di due scuole della Provincia della zona di Valencia (quelle delle zone di La Malvarrosa e in località Algemesi) nelle quali sviluppare ciò che loro consideravano come "l'autentico carisma degli Scolopi".

Così, di fronte al rifiuto della soluzione proposta, il Superiore Generale ha invocato l'obbedienza chiarendo che la fedeltà al carisma degli Scolopi è centrata sulla congregazione stessa, senza che sia indispensabile "nessuna concreta esperienza educativa ed ecclesiale, per quanto ricca possa essere".

Il responso da Roma
I membri di questo gruppo, incoraggiati da alcuni vescovi spagnoli, hanno richiesto la mediazione della Santa Sede e presentato il problema a Kiko Argüello. A luglio 2010, dopo aver dettagliatamente analizzato il caso, il cardinal Rodé aveva ordinato una visitazione apostolica alla Provincia degli Scolopi per tramite di Esteban Escudero, all'epoca vescovo ausiliare di Valencia.
Alla fine di ottobre 2010 veniva riconosciuta l'esistenza di un gruppo di religiosi "con una sensibilità ecclesiale molto marcata e che desiderano vivere in modo diverso lo stile di vita ed il carisma degli Scolopi". Per questa stessa ragione invitava il gruppo ad uscire dall'Ordine e a creare un nuovo cammino "in una modalità differente dall'ordine degli Scolopi" e con una identità "chiara e distinta".

Stando alle fonti consultate da Vida Nueva, 23 ex scolopi (diciotto sacerdoti e cinque novizi) hanno scelto di lasciare l'Ordine per integrarsi nel nuovo carisma.


Traduzione di un articolo da Vida Nueva dell'11 marzo 2011 (l'articolo completo è disponibile solo per i suoi abbonati).

Nostre note alla traduzione:

1) L'ordine dei padri Scolopi (ordine religioso dei Chierici Regolari Poveri della Madre di Dio delle Scuole Pie) fu fondato dal sacerdote spagnolo san Giuseppe Calasanzio a Roma nel 1617 ed ha per carisma l'istruzione e l'educazione dei giovani. Attualmente conta un migliaio di sacerdoti (metà di quanti erano quarant'anni fa: anche loro vittima della bufera postconciliare) con voti di povertà, castità ed obbedienza.

2) L'articolo (tratto da un sito web alquanto benevolo verso i neocatecumenali) tenta delicatamente di dire che:

  • i neocatecumenali avevano deliberatamente "popolato" la provincia degli Scolopi
  • hanno tentato per molti anni di "neocatecumenalizzarla" creando solo dolorose divisioni
  • hanno preteso di essere interpreti autentici del carisma degli Scolopi
  • hanno fatto di tutto per disobbedire al Superiore generale degli Scolopi
  • hanno chiesto l'intervento di Kiko e dei loro vescovi amici contro il Superiore che li richiamava all'obbedienza
  • si sono vendicati facendo ricevere una "visitazione apostolica" dalla Santa Sede
  • hanno fatto sufficienti pressioni (agli inizi, infatti, Roma era esitante) per poter creare una nuova fondazione religiosa dove ubbidire a Kiko prima che a san Giuseppe Calasanzio.

giovedì 3 maggio 2012

La dittatura della trasparenza

Di solito non facciamo da cassa di risonanza per notizie che non riguardano il Cammino, ma mi è appena capitato di leggere il testo di "Andreas Hofer", che desidero condividere con voi e con tutti i nostri lettori neocatecumenali che forse non si sono mai posti il problema del pudore, che non ha soltanto a che vedere con la sfera corporea, ma riguarda tutto l'uomo, nella sua interezza di corpo, psiche e spirito. Una bellissima e profonda riflessione che propongo a chiunque desideri crescere in umanità, che è come dire crescere in cristianità, perché l'uomo e Dio sono ormai indissolubilmente uniti nella Persona umano-divina del Signore Gesù. E la cosa non funziona in automatico, né richiede patenti e bollini; ma, anche se parte dal dono del Battesimo, esige poi fedeltà e coerenza, quella dei «veri adoratori in spirito e verità».


Ad essere in primo piano nel pudore è sempre lo sguardo. La pudicizia si palesa come inesprimibile disagio di fronte alla nudità, che sorge laddove ciò che vediamo non è da vedersi o quando ciò che mostriamo non è da mostrarsi. Indefinibile timore della profanazione, misteriosa titubanza dello spirito in presenza di una grandezza soave ed inerme, il pudore si manifesta sulla soglia di un varco segreto o di una riserva inviolabile, ha qualcosa del rispetto dovuto alle cose sacre.

Condizione del pudore è il mistero inattingibile celato in ogni essere, il sancta sanctorum cui nessun altro, salvo Dio, può avere accesso. E il pudore altro non è che il discreto, vigile custode dell’interiorità individuale, il presidio dell’intimo nucleo dell’uomo. Osserva Mounier nel suo Trattato del carattere che « il vero pudore veglia alle porte di un qualcosa di sacro; è per il credente una vedetta davanti al tempio dello Spirito Santo, oppure, da un punto di vista profano, la vestale di una specie di poesia del segreto e del disponibile ».

La società dello spettacolo sembra invece aver fatto suo un undicesimo comandamento: Tutto dev’essere mostrato, nulla nascosto. La stessa assordante verbosità tanto di moda oggi è segno di disgregazione interiore. I miti dello spontaneismo e della sincerità, la crescente marginalizzazione del silenzio stanno ad indicare la caduta verticale del muro di separazione tra interiorità ed esteriorità. Come se l’”incontinenza verbale” fosse connessa nella persona, ormai priva di quegli argini capaci di trattenere ciò che risiede al suo interno, a una inarrestabile dispersione del sé.

« La nostra società – afferma senza mezzi termini la Selz – è fondamentalmente senza pudore. E il massimo di impudicizia è forse quello di essere convinti che tutto sia ottenibile e condivisibile da tutti, perfino quello che riguarda la sfera più intima. Il pudore va quindi considerato come un parafuoco, nel senso più forte, contro questo desiderio megalomanico, a cui manifesta e impone un limite ». Gli esiti spersonalizzanti del declino della pudicizia vanno ben oltre la sfera dei rapporti sessuali, vanno a colpire le relazioni tra gli individui in senso generale. Non c’è nulla di più pericoloso per la stessa sopravvivenza della comunità umana di vivere sotto il tallone di una dittatura della trasparenza che in nome del piacere ad ogni costo condanna il pudore all’anormalità ed elegge a imperativo categorico l’illimitata esibizione di corpi e sentimenti.

È assolutamente vitale dunque richiamare in servizio il pudore, questa sentinella dell’ineffabile. Per assicurare un vero incontro tra gli esseri umani, affinché ci sia scambio autentico, è necessario che prima tra di loro sia stato scavato un vuoto che ne definisca i limiti e tracci gli spazi propri a ciascuno.

In chi si accosta con intenzioni nobili al mistero di un altro essere l’intimità accresce rispetto e venerazione. Lo sguardo pudico è sempre contemplativo, è visione di una realtà che suscita stupore, presenza viva di un mistero che oltrepassa i limiti della comprensione razionale, puramente logico-deduttiva. Nel pudico lo sguardo si accompagna all’ammirazione e riposa nell’oggetto contemplato. Non muove assalti né cinge d’assedio, giacché il suo movente non risiede nell’ebbrezza conquistatrice del’avventuriero. Come fosse stata marchiata a fuoco dall’eternità, la creatura che è stata oggetto di una visione sprigionatasi da simili abissi di profondità ne resta per sempre segnata da un ricordo indelebile. Cos’altro grida la voce spezzata di Loredana Berté nel rievocare con struggente nostalgia lo sguardo di quell’uomo che «accecato d’amore» la «stava a guardare»?

Per l’individuo meschino, al contrario, mai vi sarà sufficiente nudità, velo che non debba essere sollevato, squarciato e fatto a brandelli. Nell’animo colmo di volgarità, cui il riserbo è ignoto quanto la tenerezza, l’intimità uccide il riguardo sostituendovi la brama di possesso. Per questo motivo stupefazione e meraviglia sono negate all’impudicizia. Colui al quale tutto è stato detto, ogni segreto svelato, è incapace di stupirsi.

Occorre diffidare degli spregiatori dell’homo pudens, sospettare della febbrile agitazione di chi vuole abbattere ogni bastione, infrangere qualunque recinto. È il sogno a lungo vagheggiato dai devoti del potere, dagli adoratori della forza d’ogni risma: realizzare una collettività sociale talmente assorbente e totalitaria da riuscire ad estirpare nell’uomo la facoltà di meravigliarsi dinanzi al mistero della vita. Perché, caduta la pudica muraglia eretta tra gli esseri umani, saremo tutti consegnati alle fauci del Leviatano.

martedì 1 maggio 2012

Kiko riscrive la storia a modo suo

Un documento allucinante presentato dal blog spagnolo Crux Sancta ([link pag.1] [link pag.2]): la "storia dell'Eucarestia secondo Kiko e Carmen".

Si vede bene, in tal miscuglio di verità e falsità, di approssimazioni e di farneticazioni, il tentativo dei cosiddetti "iniziatori" di piegare la storia ai propri comodi.


La storia dell'Eucarestia secondo Kiko

Le seguenti immagini corrispondono a delle gigantografie che si utilizzano per spiegare la storia dell'Eucarestia dal punto di vista personale di Kiko Argüello.

Tali gigantografie sono state utilizzate nella convivenza di iniziazione al Cammino Neocatecumenale nel 2011 e sono basate (e riassumono) ciò che è contenuto più dettagliatamente nei "mamotreti" segreti del Cammino.

Dal I al III secolo, fino a san Giustino:



Prime eucaristie cristiane:



Riassunto di storia dell'Eucarestia secondo il Cammino Neocatecumenale, dal secolo IV al secolo VIII

Secondo Kiko Argüello l'idea di "sacrificio propiziatorio" sarebbe apparsa tra il quarto e l'ottavo secolo, assieme a innovazioni sul sacerdozio e sul sacrificio:


Tra le menzogne e le farneticazioni osserviamone alcune particolarmente velenose:
«Con Costantino... entrano [nella Chiesa] grandi masse senza essere catechizzate» [sic]

«Compaiono le basiliche: regali dell'Impero» [sic]

«Appare l'idea del timore, del dover placare Dio» [sic]

«Appare l'idea del sacrificio, già superata [sic] da Israele. Sorgono nuove idee sacerdotali e sacrificali dal paganesimo...» [sic]
Diciamo solo che per contraddire i neocatecumenali basta leggere il Vangelo (Mt 18,13): "O Dio, abbi pietà di me peccatore": “Deus, propitius esto mihi peccatori”; ovviamente la baggianata dei cosiddetti "iniziatori" viene dal Farnes, il "Terminator" dei dogmi.


Riassunto di storia dell'Eucarestia secondo il Cammino Neocatecumenale, dal secolo VIII al secolo XV


Altre farneticazioni kikiane-carmeniane in un crescendo di assurdità:
«La gente non vive né capisce la Pasqua» [sic!]

«Non capiscono il latino»

«Sparisce l'assemblea»

«La messa ora appare con un significato completamente penitenziale»

«La messa ora viene considerata come cosa importante, viene detta messa per qualsiasi ragione, e si comincia a chiedere l'offerta per la messa»

«Sorgono teologie "razionali": già non si intende più il valore del segno del sacramento, ci si lega ad una superstizione assoluta»

«Sono i secoli più decadenti per la liturgia»

Riassunto di storia dell'Eucarestia secondo il Cammino Neocatecumenale: dal secolo XVI al secolo XX


Alcune tra le stupidaggini kikane-carmeniane:
«Il sacramento [dell'Eucarestia] consta di Segno ed Efficacia... in contrapposizione a Lutero, [il concilio di] Trento esalta l'Efficacia dando poca importanza al Segno»

«Ci si comunica con pane che sembra carta trasparente»

«Per contrapporsi ai protestanti si enfatizza la Presenza Reale di Cristo, eccessivamente accentuata: grandi esposizioni e processioni del Santissimo, Corpus Christi [sic!], devozioni eucaristiche, adorazioni, genuflessioni, l'elevazione affinché tutti adorino, i campanelli [durante la consacrazione]...»

Riassunto di storia dell'Eucarestia secondo il Cammino Neocatecumenale: il rinnovamento voluto dal Vaticano II

«Rimuovere paramenti, ricuperare l'assemblea, esaltare la Parola (e in vernacolo), comunicarsi con pane piuttosto che con una carta trasparente, bere tutti dal..., il bacio della pace...»

«È necessaria una catechizzazione...»

«Il Gloria è bello ma non nell'Eucarestia [sic!], poiché duplica l'anàfora...»

«La domenica comincia già il sabato sera»