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sabato 29 ottobre 2011

Sarà uno scherzo o qualcuno comincia a uscire allo scoperto?

NEOCATECUMENALI. SUL VIALE DEL TRAMONTO
Edizioni Segno
Data di pubblicazione: luglio 2011
Prezzo: € 10,00

Descrizione di "NEOCATECUMENALI SUL VIALE DEL TRAMONTO"

Nel terzo millennio la Chiesa di Gesù Cristo minacciata da un “virus teologico” devastante che serpeggia tra milioni di devoti in buona fede e tra smarriti uomini di curia?
Questo è quanto emerge dalle sconvolgenti confessioni di un illustre neocatecumenale pentito e dalla buona volontà di uomini di Chiesa coraggiosi, non ancora contagiati dalle aberranti teologie kikiane!
Le storie vere descritte in questo libro fanno urlare i veri cristiani di dolore… Preparatevi a leggere dichiarazioni inverosimili, affermazioni paradossali, che hanno fatto divenire un buon cristiano, neocatecumenale convinto per oltre vent’anni, un pentito senza peli sulla lingua.
(disponibile in tutte le maggiori librerie)

sabato 26 maggio 2012

I tantissimi che hanno abbandonato il Cammino

Quando si parla dei grandi numeri dei neocatecumenali, bisogna parlare anche dei "grandissimi numeri" degli ex-neocatecumenali. Per ogni neocatecumenale che arriva al traguardo (quello della curiosa cerimonia del farsi "ribattezzare" nel Giordano da "Kiko-io-sono-Giovanni-Battista-in-mezzo-a-voi"), ce ne sono almeno tre o quattro che nel frattempo hanno abbandonato il Cammino.

Non solo i neocatecumenali non riflettono mai seriamente sul motivo di tanti abbandoni, ma addirittura dichiarano che la colpa è solo delle vittime (dicendo le pilatesche parole: "il Cammino non è per te!"). Citiamo qui sotto una pagina del libro Neocatecumenali sul viale del tramonto", edizioni Segno, che raccomandiamo caldamente.


Moltissimi, quasi subito o dopo anni di isolamento da ogni altra esperienza religiosa, con sofferenze spesso indicibili dal punto di vista esistenziale e psicologico, riescono a liberarsi da questa realtà totalizzante.

Del grandissimo numero di persone che hanno lasciato e che lasciano il Cammino nessuno parla.

Attraverso un rigido e sapiente controllo delle notizie, all'interno delle Comunità si fa solo apologia del Cammino.

Ad ogni incontro i catechisti, anche con l'ausilio di videocassette, parlano dei trionfi di Kiko, dei suoi viaggi, dei "suoi" seminari, dei "miracoli" che accompagnano la sua opera: donazioni, lasciti, raduni oceanici alla presenza di vescovi e di cardinali.

All'esterno, poi, di grandissimo effetto psicologico sono le grandi adunanze dei neocatecumeni nelle sale-congresso degli alberghi più lussuosi, negli stadi, in Piazza San Pietro.


Per non parlare delle celebrazioni liturgiche accattivanti e suggestive in occasione di tappe importanti come quella dell'Elezione, tali da impressionare positivamente persino vescovi e sacerdoti tradizionalmente critici nei confronti del Cammino.

Ma nessun vescovo conosce quanto forti siano i condizionamenti mentali che dopo 25-30 anni portano gradualmente tutti i membri di una Comunità a gesti, segni, atteggiamenti, modi di esprimersi comuni, che sono rivelatori di un lento processo di clonazione spirituale.

Sia ben chiaro! All'interno del Cammino nessuno agisce con cattiveria o con secondi fini. Sono tutti sinceri, ed in buona fede, anche i catechisti, che per il Cammino trascurano lavoro e famiglia. I condizionamenti mentali sono talmente graduali da risultare impercettibili e solo dopo molti anni si trasformano in una specie di "tela di ragno" da cui è difficile uscire!

Particolarmente disposti a qualsiasi sacrificio sono i catechisti, profondamente convinti che abbandonarsi ciecamente alla volontà di Kiko sia abbandonarsi alla volontà di Dio.

Scacciano con convinzione e spesso facendo violenza alla propria ragione ogni pensiero di critica, ritenuto sempre "attacco di Satana".

Eppure tantissimi lasciano questa realtà.

Molti vescovi si lasciano impressionare dagli aspetti più appariscenti del Cammino, ma nessuno considera che se si potessero radunare quanti hanno lasciato e continuano a lasciare questa realtà a livello diocesano, regionale, nazionale e mondiale, si formerebbe una massa crescente di persone, di molto superiore a quella di tutti i neocatecumeni messi insieme!

Una grandissima massa di persone silenziose, senza un leader, che non possono radunarsi negli stadi e che non possono mettersi in mostra in nessuna piazza, per fare sentire la loro voce e per richiamare l'attenzione delle gerarchie ecclesiastiche sul "problema" del Cammino neocatecumenale.

Questa massa nessun vescovo la vede... e non si vede neppure il problema!

Si calcola che in Italia mediamente l'80% di quanti entrano nel Cammino prima o dopo lo lasciano, soprattutto quando la forza dei condizionamenti interiori non è stata profonda e tale da abolire del tutto la capacità di discernimento e volontà di riappropriarsi della propria vita.

Questa statistica trova un riscontro anche a [...], nelle parrocchie dove l'equipe di cui anch'io facevo parte e che fa capo al dott. Francesco Maggi, ha evangelizzato a partire dal 1980 (in Avvento e in Quaresima) per la nascita di nuove Comunità. Ad ogni evangelizzazione nascevano, specie nei primi anni quando il Cammino non era ancora conosciuto in tutti i suoi aspetti, Comunità formate mediamente da 40-50 membri. In tutti questi anni, pertanto, sono entrate nel Cammino 800 persone! Ma di queste attualmente solo un centinaio sono rimaste, suddivise attualmente in sei comunità.

La Comunità alla quale anch'io appartenevo era formata inizialmente da circa 60 fratelli; ne sono rimasti una quindicina!

[...] Recentemente mi confidava una sorella che frequenta ancora il Cammino nella Prima Comunità: «Vorrei uscirne, ma non ci riesco! Ho paura di non potermi più inserire in Parrocchia! E poi cosa penseranno di me tutti gli altri della Comunità?»

mercoledì 21 dicembre 2011

Dal Libro NC sul viale del tramonto...

Oggi iniziamo la pubblicazione di alcuni brani significativi del Libro NEOCATECUMENALI. SUL VIALE DEL TRAMONTO, Edizioni Segno, luglio 2011, Prezzo: € 10,00 - già sparito dalla vendita on line - alla quale portava il link a suo tempo disponibile, ora non più...
Noto come la testimonianza è basata su dati obiettivi, molti dei quali già sottolineati da noi; ma non porta nessuna osservazione di taglio teologico o magisteriale... e tuttavia, è sufficiente per identificare la problematica che il cammino apre.

Ho 60 anni e sono sposato; siamo entrambi insegnanti e genitori di quattro figli. Con la presente testimonianza voglio rendere un servizio al Cammino neocatecumenale, non denigrarlo.

Ho amato ed apprezzato per molti aspetti questa realtà, anche se ne siamo usciti insieme io e mia moglie dopo 22 anni, entrambi profondamente distrutti nella persona.
Ne sono usciti anche i nostri figli, che insieme a noi "sin dal loro concepimento" erano stati formati nel Cammino.
La mia intenzione è solo quella di unire la mia voce a quella di tantissimi altri, tra cui sacerdoti e vescovi più credibili ed autorevoli di me, allo scopo di contribuire a far luce sui numerosi e spesso nascosti aspetti negativi del Cammino (in genere se ne conoscono solo gli aspetti più appariscenti, legati a liturgie accattivanti e suggestive), che ha bisogno di rinnovarsi in alcuni contenuti dottrinali e nei metodi formativi che mortificano al persona; che deve uscire da una gestione autarchica, verticistica ed autoritaria, tanto da configurarsi a tutti gli effetti come una "chiesa nella Chiesa".

Siamo entrati nel Cammino nel 1980, quando il nostro Parroco di allora chiese questo tipo di esperienza nella sua Parrocchia.
Venne a catechizzare una coppia proveniente da... (il prof. Mario Severi e la moglie Gemma), accompagnata da un cantore e da un giovane presbitero. Il cantore ed il presbitero sono cambiati negli anni, tranne questa coppia di catechisti.
Dopo un anno siamo stati nominati catechisti anche io e mia moglie insieme ad altre tre coppie.
Con queste coppie abbiamo evangelizzato per oltre un ventennio anche in altre parrocchie.
Abbiamo avuto modo, così, di seguire numerose comunità e di partecipare ai frequenti incontri neocatecumenali organizzati a livello diocesano e regionale. Per cui conosciamo molto bene dall'interno e non per sentito dire, il cammino neocatecumenale.

Per 22 anni abbiamo seguito il Cammino con serietà gioia e fedeltà al cosiddetto "tripode", cioè alla celebrazione settimanale della Parola, al'Eucaristia del sabato sera, alla convivenza mensile.
In qualità di catechisti, per circa vent'anni abbiamo dedicato gran parte della nostra vita all'evangelizzazione e alla cura di diverse comunità, con dedizione e gioia, ma anche co9n tanta sofferenza a causa dei frequenti contrasti col resto dell'equipe dovuti al tentativo da parte nostra di dare alla predicazione un taglio meno moralistico, più libero e gioioso, tentativi che si scontravano sistematicamente con l'atteggiamento troppo legalista del capo-equipe.

Non posso non allargare il discorso sui rapporti tra me e mia moglie, parlando del nostro matrimonio. E non posso parlarne che in positivo, Con mia moglie in tanti anni di matrimonio mai una forte lite o un contrasto che abbia messo in crisi per un solo giorno il nostro matrimonio.
Il Signore ci ha dato di vivere il matrimonio in uno spirito di fedeltà, di unità. di collaborazione, di costante intesa anche nelle piccole cose, di reciproco completamento.

Ma tutto ciò ha deposto in nostro sfavore in sede di "scrutinio" per l'ammissione al "Rito del Padre Nostro", scrutino condotto dall'equipe itinerante che seguiva la nostra comunità e che faceva capo al dott. Mario Severi in qualità di capo-equipe e al sac. Aldo Sensi in qualità di presbitero.

Nel cammino occorre necessariamente confessare grandi peccati e pervenire ad una visione negativa di se stessi, percependosi come "schifo e nullità". Pertanto siamo stati presi per ciechi ed ipocriti, in quanto, invece di confessare incomprensioni, gelosie e litigi in famiglia, abbiamo parlato in positivo del nostro rapporto di coppia.

Ma soprattutto ha allarmato i catechisti il fatto che io abbia osato criticare, sempre in sede di scrutinio, il taglio troppo negativo della predicazione nel cammino, che, come si sa, è tutta incentrata su concetto di "croce [quale croce? ndR] e di peccato"; una negatività che a poco a poco genera, soprattutto nei giovani, un senso di impotenza e di sfiducia di base. Frequenti in tale contesto i casi di depressione! Consapevole di questo, osai dire ai catechisti in fase di scrutinio per l'ammissione al rito del "Padre nostro":
"... sono convinto che all'origine di tanti gravi problemi esistenziali nei giovani c'è una diffusa e gravissima sfiducia di base: per cui, nonostante l'apparenza, sono fragili, incapaci di credere nelle loro potenzialità e di guardare con fiducia ed ottimismo "dentro" e "fuori" di loro. Purtroppo la predicazione del cammino, tutta incentrata su una visione negativa dell'uomo, che li costringe a percepirsi solo come grandi peccatori, impossibilitati a compiere il bene, non li aiuta certo a recuperare ottimismo e fiducia...!"

Nel cammino non è ammessa nessuna critica... ed abbiamo pagato! E così siamo stati giudicati dai nostri catechisti non maturi per il "Rito del Padre nostro"; siamo stati inoltre esonerati da catechisti, costretti a lasciare dopo 22 anni la nostra comunità ed inviati in una comunità che si trovava in una tappa inferiore di cammino. Praticamente un modo indiretto per mandarci via!

Per tutti i fratelli della nostra comunità e soprattutto delle comunità catechizzate da noi ed ancora sotto la nostra guida si trattò di un provvedimento inaspettato e scioccante, che provocò profondo turbamento negli animi di molti, essendo conosciuti come la coppia di catechisti più disponibili verso i fratelli e tra quelli più fedeli al cammino.

Naturalmente, sentendoci in pace con la nostra coscienza, sono seguiti mesi di notti insonni e di profondissimo abbattimento spirituale, acuito dalla totale indifferenza e dall'atteggiamento di abbandono da parte di quasi tutti i "fratelli" di comunità; anche da parte dei "fratelli di equipe, coi quali si erano condivise per tantissimi anni nottate di incontri, catechesi, convivenze, gioie e sofferenze.
Come mai?
Il motivo l'ho scoperto in seguito, leggendo le numerosissime testimonianze di altri che, come noi, hanno dovuto lasciare il cammino. E' Kiko, tramite i suoi catechisti, ad ordinare ai "fratelli" delle comunità di "lasciar cuocere nel loro brodo" (sic) quanti entrano in crisi e lasciano anche temporaneamente il cammino. E questo perché il "pensiero critico" può mettere in crisi la struttura verticistica di questa realtà, per cui è bene stare alla larga da quanti "osano pensare"!

L'abbattimento morale è stato grandissimo! Tanto più che sin dall'inizio avevamo aderito al cammino con tutta la nostra anima, con tutto il nostro corpo, con tutte le nostre sostanze!
Infatti ci siamo lasciati coinvolgere al punto da trascurare salute, lavoro, famiglia, rapporti con amici e parenti: per non parlare della decima mensile sugli stipendi, della vendita dei beni al secondo scrutinio, dei continui versamenti in denaro per far fronte (noi ed i nostri 4 figli) a convivenze in albergo, alle raccolte per i catechisti itineranti e per i seminari "Redemptoris Mater", ecc.
[...]
Quanto all'acqua sporca che contamina il cammino, si analizzino le pagine seguenti, nella speranza, condivisa anche da tantissimi neocatecumeni che non hanno la forza di lasciare questa realtà, che le Autorità religiose competenti intervengano attraverso iniziative immediate e concrete; iniziative volte a rinnovare questo movimento, perché possa rispondere meglio alla dignità della persona e al magistero della Chiesa.
(seguono un centinaio di pagine....)

sabato 2 novembre 2013

Alcuni libri contro il Cammino (ma non contro la Chiesa)

Segnaliamo alcuni libri sul Cammino Neocatecumenale che sono stati pubblicati negli ultimi anni e perciò anche se risultassero "fuori catalogo" sono ancora rintracciabili nelle grosse librerie (specialmente quelle on-line tipo Amazon, Unilibro, IBS, Coletti, ecc.); ne segnaliamo, se presente, anche il codice ISBN, che a volte è necessario per ricercare il libro nelle biblioteche e librerie.

Un libro è senza dubbio un utile strumento da regalare a chi non ha la possibilità di navigare internet o la capacità di districarsi dalla propaganda neocatecumenale. Nel frattempo, ai facinorosi neocatecumenali, ricordiamo il libro di Kiko: l'arcano con il ticket (e chi non lo paga almeno 5,10 euro in più è «in braccio al demonio» e «schiavo di mammona»).




AA.VV., Neocatecumenali. Sul viale del tramonto, edizioni Segno (10 euro, anno 2011, codice ISBN 9788861383845).

Due "catechisti" del Cammino, marito e moglie, lo lasciano dopo 22 anni, insieme ai loro figli, raccontando la devastante esperienza e le ragioni per abbandonarlo pur dopo averlo sempre servito con gioia e fedeltà.

Alcune citazioni:
- sui tantissimi che hanno abbandonato il Cammino
- perché è difficile uscire dal Cammino
- «Kiko ha il carisma e parla sotto ispirazione divina, come puoi criticarlo?»



Daniel Lifschitz, Dio sceglie l'immondizia, edizioni Parva (240 pagine, 12 euro, anno 2008).

Si tratta dell'autobiografia (in due volumi) di un "catechista itinerante" del Cammino.

Quando l'autore ha abbandonato il Cammino, Kiko lo ha subito dichiarato "un demonio" che "distruggerà tutto", mentre Carmen ha comandato che nessun neocatecumenale avrebbe mai più comprato i suoi libri.

Tra le citazioni relative al Cammino Neocatecumenale, segnaliamo la testimonianza diretta in cui la Carmen ha interrotto ripetutamente il Papa che stava facendo un discorso.

Il testo completo è disponibile anche sul sito dell'autore.



Marco Marzano, Quel che resta dei cattolici, Feltrinelli (251 pagine, 16 euro, anno 2012, codice ISBN 9788807172311).

Il libro presenta un'indagine onesta e impietosa sullo stato della Chiesa in Italia, giungendo alle stesse conclusioni di chi non condivide gli ottimismi e gli irenismi "postconciliari". Così come giunge alle nostre stesse conclusioni quando, nella terza parte del libro, incontrando il Cammino Neocatecumenale, ne rileva le peculiarità. Ed è anche da dire che ha trovato i neocatecumenali «più diffidenti e meno ingenui degli altri gruppi» ecclesiali, vedendosi rifiutare la possibilità di assistere a una "convivenza" o a uno "scrutinio".

Lo segnaliamo perché anche in questo caso, come sempre, non ci interessano le convinzioni personali dell'autore ma solo l'onestà e verità di ciò che scrive.

Alcune citazioni relative al Cammino Neocatecumenale:
«itineranza di servizio»... cioè schiavitù
- insignificanza dei presbiteri neocatecumenali
- le «oliature» e le rappresaglie del Cammino



Marco Aurelio Bianchi, Correrai di nuovo, edizioni Tracce (168 pagine, 13 euro, anno 2012, codice ISBN 9788874338443)

L'autore ha trascorso ben ventiquattro anni nel Cammino Neocatecumenale, una vera «lavatrice infernale di cervelli», e racconta la sua esperienza in questo libro, insieme alle sue sempre più crescenti perplessità riguardo al fatto che per i neocatecumenali viene «prima Kiko, il Cammino ed i catechisti e poi il Vicario di Dio in terra!».

Ovviamente, non appena ha cominciato a nutrire dubbi e a volerne uscire, è stato definito «demonio» dai neocatecumenali.

Su questo blog abbiamo un suo intervento e la citazione della lettera che ha inviato al Papa:
- intervento di Marco Aurelio Bianchi.

giovedì 17 dicembre 2020

Il Cammino Neocatecumenale e il Concilio di Trento

Articolo originariamente pubblicato su L'ecclettuale da L. Badolati il 10 dicembre 2020:


IL CAMMINO NEOCATECUMENALE E IL CONCILIO DI TRENTO

A partire degli anni ’80 vedono la luce alcune notizie su un sedicente movimento che si definiva “cristiano”. Il 13 marzo 1983 Padre Virginio Rotondi nella rubrica “Così, semplicemente” de “Il Tempo” accennava a certi “errori” dottrinali contenuti in uno dei loro documenti.

Circa un decennio dopo uno dei più grandi teologi della Chiesa, padre Enrico Zoffoli, nel 1992 ha pubblicato “Eresie del Movimento Neocatecumenale, Es. Segno, Udine, 1992” in cui a suo modo tirava le orecchie a questi “bravi ragazzi”: “chiesa parallela”, “scempio dell’eucaristia”, “società segreta”, etc.. Tre anni dopo sempre per le edizioni Segno uscì il libro “Verità sul Cammino neocatecumanele” in cui lo stesso autore raccolse una serie di testimonianze e di documenti che rivelano la natura non sempre trasparente della “Via”.

Ne seguirono una serie di interventi del Magistero cattolico che furono raccolti e pubblicati da don “Elio Marighetto, Segreti del Cammino Neocatecumenale, Arti Grafiche Cantagallo, Penne (PE), 2001” in cui ne denunciava gli abusi liturgici e altre anomalie.
Oltre alla carta stampata l’universo virtuale offre anche numerosi contributi in rete. È dal 2006 l’anonimo “Osservatorio sul cammino neocatecumenale secondo verità” cui si oppone un “Controsservatorio” anch’esso anonimo. Moltissimi sono i siti scritti e curati dagli ex adepti del Cammino oppure “Anticammino. Il cammino della disperazione” oppure il recentissimo blog di Pablo Herrera.

Tra le testimonianze più drammatiche c’è quella di Augusto Faustini,“La tela del ragno. Plagio psicologico del Cammino Neocatecumenale” che li paragona alla criminalità organizzata (Massoneria e Mafia) e quella di Daniel Lifschitz che, dopo aver completato tutte le tappe dell’itinerario, ha pubblicato due libri: “Dio sceglie l’immondizia. Storia di un ebreo cattolico, ed. Parva, Melara, 2008” e “L’immondizia ama Dio. Storia di un cattolico ebreo, ed Parva, Melara, 2008”.

La vicenda dei fuoriusciti dal Cammino ha attirato l’attenzione di molti professionisti tra cui Lorita Tinelli, psicologa e criminologa, da sempre impegnata nel campo delle psicosette, di psichiatri in “Le Armate del Papa, Ponte delle Grazie 1996”, degli storici, dei medici, dei consulenti, dei parroci in “Neocatecumenali sul viale del tramonto, Ed. Segno, Udine, 2011” curato da don Umberto Buonincontro, della magistratura, del mondo accademico “Genesi di una realtà ecclesiale attraverso lo studio delle fonti” tesi di dottorato di Francesca Campigli che dimostra la dipendenza dei neocatecumenali dalla teologia protestante (Dietrich Bonhoeffer e Karl Barth) e molti altri.

Il 6 aprile 2013 il periodico “Questotrentino” ha pubblicato un articolo dal titolo “Neocatecumenali: i nuovi cattolici” con sottotitolo a fondo pagina: “una setta dentro la Chiesa. Intervista al sociologo Marco Marzano” autore del libro “Quel che resta dei cattolici, Feltrinelli, Milano, 2012” in cui scrive: “se facciamo riferimento alle definizioni sociologiche più accreditate, rientra in un gruppo settario, al pari dei Testimoni di Geova, dei mormoni e di molti altri gruppi” (Faita, 2013). Analogamente si è espresso Ariel Levi di Gualdo nel suo libro “La setta neocatecumenale. L’eresia si fece Kiko e venne ad abitare in mezzo a noi, Ed. L’Isola di Patmos, Roma, 2019” che contesta una “concezione ereticale del sacro mistero eucaristico in parte a una pasqua ebraica e in parte a un banchetto calvinista” (I neocatecumenali sulla via del tramonto, col contributo del papa, 7 ottobre 2019). Più moderata ma non meno incisiva l’inchiesta condotta da Danilo Riccardi, “Il Cammino Neocatecumenale. Storia e pratica religiosa, Terebinto, Avellino, 2018” che smentisce alcuni problemi di cui si parla spesso:

  • “i guasti in quest’organizzazione sono impressi nelle voci di migliaia di fuoriusciti” (Faita, 2013)
  • “al vertice c’è Kiko che decide ogni cosa ed è venerato più del papa” (Faita, 2013)
  • “è una specie di stupro mentale per soggiogare intere famiglie” (Faita, 2013)
Su questo ultimo punto si segnalano le “numerose denunzie di plagio delle persone, pervenute alla CEI” (Zoffoli, 1995:26) e al centro di ascolto Gris di Roma dove “le richieste riguardavano soprattutto il Movimento Netocatecumenale e l’Opus Dei” (Di Marzio R., Nuove religioni e sette. La psicologia di fronte alle nuove forme di culto, Magi, Roma, 2010, p. 85).
Ma chi sono questi “Neocatecumenali”? Le note ufficiali parlano di un itinerario di formazione cristiana fondato nel 1964 in Spagna dal pittore Josè Gomez Argüello detto “Kiko” e dalla ex suora Carmen Hernández. Sorprende la rapidità con cui si è diffuso in 107 paesi con 19 mila comunità per un totale di mezzo milioni di affiliati. In Italia le stime indicano 1500 comunità con 300 mila adepti (Faita, 2013). Papa Bergoglio se da una parte è consapevole di “una realtà solida e legittimata che secondo varie testimonianze apporta molte risorse finanziarie ai vertici curiali” (Faita, 2013), d’altra parte in più occasioni non ha nascosto una certa insofferenza (Udienza alle comunità del Cammino Neocatecumenale, 1 febbraio 2014).

Nota metodologica

Scopo di questo articolo è di indagare sulle origini teologiche e fornire degli strumenti agli insegnanti di religione e a quanti intendono fare luce su uno dei movimenti più controversi del mondo cattolico. L’idea è di confrontare alcune ipotesi di base tra il Cammino Neocatecumenale e Trento, la città del concilio, laddove lo stesso fondatore “Kiko” ritiene siano iniziati i problemi per la Chiesa. Il Concilio di Trento (1545-1563) fu indetto da papa Paolo III su quella città che si pensava fosse un “ponte” tra l’Impero e il Papato. Per la trattazione ho scelto dieci argomenti, ognuno dei quali ha caratteristiche proprie ma che ruota attorno a un punto centrale, adattando lo schema proposto da Gino Conti (Conti G., Neocatecumenali al bivio. Sussidio per una scelta, Ed. Segno, Udine, 1994), il quale riporta per ogni argomento l’insegnamento delle catechesi neocatecumenali, l’insegnamento del catechismo della chiesa cattolica e i numeri del catechismo citati nel capitolo. Pertanto ogni confronto è così organizzato: ad una prima formulazione tratta dal Direttorio Catechetico (Kiko o Carmen) propongo la sentenza del Concilio che più si avvicina al tema di indagine; i confronti si concludono con una nota sull’equivoco. Si tratta di un confronto molto rischioso a causa della distanza che intercorre tra le due parti non solo di tempo ma anche di spazio e di termini (atti conciliari contro comuni opinioni). Entrambi i fenomeni sono stati prodotti da idee, luoghi e persone ma sono stati attraversati anche da conflitti e ostacoli. Nel corso della narrazione cercheremo di capire chi sono i neocatecumenali per poi andare a confrontare i punti di discontinuità con il concilio di Trento ed infine concludere con alcune osservazioni. Per il testo dei decreti del concilio di Trento ho fatto affidamento all’edizione di Internet Service che aderisce al magistero pontificio e al Progetto culturale della Cei (vedi Bibliografia). Per il catechismo tridentino mi sono basato sull’ottima versione online disponibile su Wikisource. Per i documenti del Cammino ho utilizzato gli “Orientamenti” forniti dal Centro Neocatecumenale “Servo di Jahvé”.

L’adorazione eucaristica

Cosa dice Carmen:

“Da Trento in poi si celebrerà la Messa per consacrare ed avere presente Gesù Cristo e metterlo nel tabernacolo (…) In questa epoca comincia il Corpus Christi, le esposizioni solennissime del Santissimo, le processioni col Santissimo, le messe sempre più private, le visite al Santissimo e tutte le devozioni eucaristiche. Tutto questo è ormai più importante della celebrazione. Tanto è vero che io stessa sono andata a messa per comunicare e portarmi via Gesù Cristo nel cuore. La messa era il meno: era questo: una visita di Gesù nel tuo cuore che è quello che diciamo ai bambini quando fanno la prima Comunione. Questo significa minimizzare l’Eucaristia” (Orientamenti all’equipe di catechisti per la fase di conversione, pp. 329-330).

Cosa dice il Catechismo Tridentino:

“Appunto in questo medesimo senso noi affermiamo che bisogna adorare questo sacramento, intendendo cioè il corpo e il sangue del Signore. Ma è chiaro che tutte queste cose sono dette sacramenti solo impropriamente. Tale nome, invece, in senso stretto spetta solo alle specie del pane e del vino” (Catechismo Tridentino, Parte II L’eucaristia, Il sacramento dell’eucaristia, n. 209).

L’equivoco è servito:

Qui si nota l’influenza di Lutero secondo cui la presenza reale di Cristo può darsi soltanto entro certe condizioni da cui il divieto di adorazioni o di processioni. Però di fatto Lutero non mise mai in discussione la presenza reale come invece appare in più punti del Direttorio Catechetico (Conti, 1997: 240; Zoffoli, 1995:67). Probabilmente Carmen si confonde sul valore reale dell’adorazione eucaristica scambiandola per una comune devozione.

La Bibbia

Cosa dice Kiko:

“In questo cammino vogliamo che la gente incontri direttamente i libri della Bibbia. È inutile che la gente si legga la Bibbia in casa, perché al quarto giorno si stanca. La Bibbia si interpreta da sé stessa, attraverso i parallelismi” (Orientamenti all’equipe di catechisti per la fase di conversione, p. 372).

Cosa dice il Concilio di Trento:

“Inoltre, per reprimere gli ingegni troppo saccenti, dichiara che nessuno, basandosi sulla propria saggezza, negli argomenti di fede e di costumi, che riguardano la dottrina cristiana, piegando la sacra Scrittura secondo i propri modi di vedere, osi interpretarla contro il senso che ha (sempre) ritenuto e ritiene la santa madre Chiesa, alla quale spetta di giudicare del vero senso e dell’interpretazione delle sacre scritture o anche contro l’unanime consenso dei padri, anche se queste interpretazioni non dovessero esser mai pubblicate. Chi contravvenisse sia denunciato dagli ordinari e punito secondo il diritto” (SESSIONE IV 8 aprile 1546 Primo decreto: Si ricevono i libri sacri e le tradizioni apostoliche).

L’equivoco è servito:

Qui pesa la dottrina luterana del libero esame secondo cui chiunque può sviluppare un interpretazione autonoma delle Scritture. C’è inoltre un’accusa alla teologia ebraica e a quella pagana (niente però a vedere con la “Casa del catecumeno” fondata da Ignazio di Loyola nel XVII secolo per convertire gli ebrei al cattolicesimo) che avrebbero “inquinato” il cristianesimo con le loro tendenze sincretistiche nonostante il Cammino neocatecumenale faccia ampio ricorso a pratiche giudaiche e pseudopagane, ad es. le danze rituali, il lucernario, la scrutatio, la confessione pubblica, etc.

La chiesa

Cosa dice Kiko:

“È chiaro che un cristiano di 20-30 anni fa, di fronte a questi due tipi di uomo, di fronte a questo sviluppo che si manifesta attorno a lui, di fronte a questi due tipi di persona che non sono più disposti ad ascoltarlo, si trova con un complesso di inferiorità. Dato che è dentro ad una Chiesa che sta attraversando un momento grave, perché è una Chiesa monolitica, molto dommatica, una Chiesa eccessivamente ritualistica, una Chiesa in cui non c’è Parola di Dio perché è tutto in latino, perché la Bibbia era praticamente proibito leggerla, una Chiesa dove il popolo è alimentato da devozioni particolari, come il Sacro Cuore, novene, culto dei santi, ecc. Quest’uomo ha una teologia molto giuridica ed è molto poco formato, generalmente ha una formazione di prima comunione, cui è seguito poi quello che gli hanno insegnato a scuola o al collegio nella materia “religione” e poco altro. È un uomo che ha fatto esercizi spirituali e che spesso ha un direttore spirituale ma che si trova in una situazione molto povera per poter rispondere a quello che gli è cascato addosso: un mondo che cambia seriamente, cui deve dare una risposta” (Orientamenti all’equipe di catechisti per la fase di conversione, p. 42).

Cosa dice il Concilio di Trento:

“Nella Chiesa cattedrale sia celebrata, ogni giovedí, la messa dello Spirito santo, con le litanie e le altre preghiere stabilite a questo scopo. Nelle altre chiese vengano dette nello stesso giorno almeno le litanie e le orazioni. E durante il tempo delle funzioni sacre, non si chiacchieri e non si raccontino storie, ma si assista il celebrante con la bocca e col cuore” (SESSIONE II 7 gennaio 1546 Decreto sul modo di vivere e su altre cose da osservarsi nel Concilio).

L’equivoco è servito:

Considerando che gli “Orientamenti” risalgono al 1972, le sue stime si riferiscono agli anni ’40-’50 durante la dittatura franchista dove però era ammessa una certa libertà di predicazione. Kiko e Carmen inoltre sono testimoni di una guerra civile spagnola (1936-39) che ha visto tanti martiri immolarsi per la causa cristiana. Alcuni sono stati canonizzati, altri beatificati recentemente. Ciò non sarebbe stato possibile in una Chiesa “in cui non c’è Parola di Dio”.

L’Eucaristia

Cosa dice Carmen:

“Ma a Trento si punta tutto sulle essenze, sulla efficacia, e si perde di viste il valore sacramentale del segno. Per questo è lo stesso fare la comunione con il pane o con l’ostia che non sembra più pane ma carta, che il vino lo beva uno solo perché il sacramento essenzialmente si realizza lo stesso” (Orientamenti all’equipe di catechisti per la fase di conversione, p. 175).

Cosa dice il Concilio di Trento:

“Poiché, poi, Cristo, nostro redentore, disse che era veramente il suo corpo ciò che dava sotto la specie del pane, perciò fu sempre persuasione, nella Chiesa di Dio, – e lo dichiara ora di nuovo questo santo Concilio – che con la consacrazione del pane e del vino si opera la trasformazione di tutta la sostanza del pane nella sostanza del corpo di Cristo, nostro signore, e di tutta la sostanza del vino nella sostanza del suo sangue. Questa trasformazione, quindi, in modo adatto e proprio è chiamata dalla santa Chiesa cattolica transustanziazione” (SESSIONE XIII 11 ottobre 1551 Decreto sul santissimo sacramento dell’eucaristia, Cap. IV).

L’equivoco è servito:

Come giustamente osserva Gino Conti, Carmen fa confusione sulle definizioni del Concilio di Trento in quanto non il segno ma gli atti del penitente producono la remissione dei peccati (Conti, 1997:137). Elio Marighetto riporta vari episodi di derisione e di profanazione delle sacre specie compiuti dai neocatecumenali (Marighetto, 2001:130; v. anche Zoffoli, 1995:142-143).

La Messa come sacrificio

Cosa dice Kiko:

“È chiaro che questo offrire a Dio non è affatto una cosa cattiva ma l’eucaristia è un’altra cosa ben diversa… Nell’Eucaristia tu non offri nulla, è Dio assolutamente presente quello che dà la cosa più grande e cioè la vittoria di Gesù Cristo sulla morte…In questa maniera … la gente ormai non vive per la Pasqua fanno sì che la liturgia si riempia di questa idea di offerta e di molte altre legate ad una mentalità pagana” (Orientamenti all’equipe di catechisti per la fase di conversione, p. 321).

Cosa dice il Concilio:

“E poiché in questo divino sacrificio, che si compie nella messa, è contenuto e immolato in modo incruento lo stesso Cristo, che si immolò una sola volta cruentemente sull’altare della croce, il santo Sinodo insegna che questo sacrificio è veramente propiziatorio, e che per mezzo di esso – se di vero cuore e con retta fede, con timore e riverenza ci avviciniamo a Dio contriti e pentiti – noi possiamo ottenere misericordia e trovare grazia in un aiuto propizio” (SESSIONE XXII 17 settembre 1562 Dottrina e canoni sul santissimo sacrificio della Messa, Cap. II).

L’equivoco è servito:

Uno dei motivi di maggiore attrito con la Chiesa cattolica è il rito della messa che violerebbe alcuni canoni del diritto (841 e 846) oltre ad essere “ridotta a pura commemorazione” (Zoffoli, 1995:26) il che ha richiesto l’attenzione dall’autorità ecclesiastica (nel 2005 dal card. Francis Arinze, nel 2007 da papa Ratzinger). Una prima regolamentazione, risalente al 29 giugno 2002, prevedeva l’apertura delle celebrazioni al pubblico mentre al 11 maggio 2008 risale l’approvazione dello Statuto e al 26 dicembre 2011 del Direttorio Catechetico (tredici volumi) tramite il Pontificio consiglio per i laici (Faita, 2013).

Le opere di carità

Cosa dice Kiko:

“È terribile fare della Chiesa una religiosità naturale in cui l’uomo si salva per mezzo di pratiche, mentre la Chiesa è qualcosa di tanto impressionante, è il tempio di Dio, il Corpo di Gesù Cristo”. (Orientamenti all’equipe di catechisti per la fase di conversione, p. 147).

Cosa dice il Concilio:

“Se qualcuno dirà che per quanto riguarda la pena temporale, non si soddisfa affatto, per i peccati, a Dio per mezzo dei meriti di Cristo con le penitenze da lui inflitte e pazientemente tollerate, o imposte dal sacerdote; e neppure con quelle che uno sceglie spontaneamente, come i digiuni, le preghiere, le elemosine, o anche altre opere di pietà; e che, perciò, la miglior penitenza è una vita nuova, sia anatema” (Sessioni XII-XVI 1551-1552 Canoni sul santissimo sacramento della penitenza, n. 13).

L’equivoco è servito:

Come osserva Gino Conti la differenza tra religione naturale e quella soprannaturale è costituita dal fine a cui l’uomo è diretto il che avviene solo attraverso il cristianesimo (Conti, 1997:35). Su questo punto pesa la teologia protestante secondo la quale l’uomo è intrinsecamente malvagio e quindi incapace di fare il bene. Fatto sta che la Chiesa Cattolica e la Federazione Luterana Mondiale sono giunti ad un accordo che ridimensiona il ruolo delle opere (31 ottobre 1999). Elio Marighetto riporta uno schema di vendita dei propri beni “per destinarli ai poveri” (Marighetto:141) tuttavia l’impossibilità di reperire i bilanci del Cammino e la mancata trasparenza rende vana qualsiasi stima sull’entità di queste vendite e la loro destinazione. È più probabile che la maggior parte di risorse accumulate servano a finanziare l’attività organizzativa, ad es. in una circolare firmata da Kiko si chiede di coprire un debito di 100 mila euro per una convivenza in un albergo a Porto S.Giorgio sulla riviera adriatica.

Il peccato originale

Cosa dice Kiko:

“Il peccato nella Scrittura, come si vede nelle catechesi, ha sempre un senso esistenziale ed ontico di situazione dell’uomo sulla terra. Così lo presenta la Genesi: situazione di nudità, di timore, di morte. Non ha mai il senso legalista e giuridico che ha acquistato ai nostri giorni. La conversione non è mai uno stringere i denti, uno sforzo dell’uomo. La conversione in tutta la Scrittura appare come un dono di Dio, una chiamata di Dio, un’iniziativa di Dio. Da questa idea è percorsa tutta la Scrittura. Per questo nella Scrittura il popolo dice: “convertici, Signore, mostraci lo splendore del Tuo volto perché noi ci convertiamo” (Sal 80), ossia “la conversione non esiste se non c’è Dio che appare per primo” (Orientamenti all’equipe di catechisti per la fase di conversione, p. 163).

Cosa dice il Concilio di Trento:

“Chi nega che per la grazia del signore nostro Gesú Cristo, conferita nel battesimo, sia rimesso il peccato originale, o anche se asserisce che tutto quello che è vero e proprio peccato, non viene tolto, ma solo cancellato o non imputato sia anatema. In quelli infatti che sono rinati a nuova vita Dio non trova nulla di odioso, perché non vi è dannazione per coloro che col battesimo sono stati sepolti con Cristo nella morte, i quali non camminano secondo la carne, ma spogliandosi dell’uomo vecchio e rivestendosi del nuovo, che è stato creato secondo Dio, sono diventati innocenti, immacolati, puri, senza macchia, figli cari a Dio, eredi di Dio e coeredi di Cristo; di modo che assolutamente nulla li trattiene dall’ingresso nel cielo. Questo santo Sinodo confessa che tuttavia nei battezzati rimane la concupiscenza o passione. Ma, essendo questa lasciata per la lotta, non può nuocere a quelli che non acconsentono e che le si oppongono virilmente con la grazia di Gesú Cristo. Anzi, chi avrà combattuto secondo le regole, sarà coronato” (SESSIONE V I7 giugno 1546 Decreto sul peccato originale, n. 5).

L’equivoco è servito:

Pesa qui la dottrina luterana che enfatizza la chiesa invisibile (sacramentale) a danno di quella visibile (gerarchia). Ne consegue l’idea secondo cui la Chiesa non sarebbe una realtà giuridica ma carismatica. Secondo la “Teologia del servo sofferente” Gesù Cristo sarebbe solo un messaggero venuto ad annunciare il perdono di Dio. Kiko ignora che mediante la Sua morte e resurrezione ha cancellato la colpa dei protogenitori ma non il danno da cui si può rimediare con gli atti di remissione e di intercessione. Negando queste due occorrenze si afferma la predestinazione dell’uomo che non può tornare a Dio se non è da Questi voluto (Zoffoli, 1995:112). Ne risulterebbe però un “automa” e non un essere umano cosciente come vuole la tradizione cattolica.

La penitenza e la riconciliazione

Cosa dice Kiko:

“Così arriviamo al Concilio di Trento e dal XVI° al XX° secolo tutto rimane bloccato. Appaiono i confessionali, queste casette sono molto recenti. La necessità del confessionale nasce quando si comincia a generalizzare la forma della confessione privata, medicinale e di devozione portata dai monaci. Non ridete perché l’abbiamo vissuto anche noi. La confessione come mezzo di santificazione personale, così come la direzione spirituale, tutto fa parte del cammino della perfezione. Chi mette confessionali dappertutto è San Carlo Borromeo. Con dettagli che riguardano anche la grata, ecc…Adesso comprendete che molte delle cose che diceva Lutero avevano un fondamento” (Orientamenti all’equipe di catechisti per la fase di conversione, p. 174).

Cosa dice il Concilio di Trento:

“Del resto, per quanto riguarda il modo di confessarsi segretamente dinanzi al solo sacerdote, quantunque Cristo non abbia proibito che uno, in punizione dei suoi peccati e per propria umiliazione, sia come esempio per gli altri, che per edificazione della Chiesa, che è stata offesa, possa confessare pubblicamente i suoi peccati, ciò non è comandato da alcuna legge divina; e non sarebbe saggio comandare con una legge umana che si manifestassero le colpe, specie se segrete, con una pubblica confessione. Poiché, quindi, la confessione sacramentale segreta, che la santa Chiesa ha usato fin dall’inizio ed usa ancora, è stata sempre raccomandata con grande, unanime consenso dai padri più santi e più antichi, evidentemente risulta vana la calunnia di coloro che non hanno scrupolo di insegnare che essa è aliena dal comando divino, che è invenzione umana, e che ha avuto inizio dai padri del Concilio Lateranense” (SESSIONE XIV 25 novembre 1551 Dottrina dei santissimi sacramenti della penitenza e dell’estrema unzione, cap. V).

L’equivoco è servito:

Nel tentativo di eludere la deriva pelagiana (l’uomo può salvarsi da sé) e quella luterana (l’uomo non può correggersi), Kiko si spinge al punto di massimizzare il perdono divino alienando l’essere umano dalla possibilità di fare il bene. Da qui i reiterati inviti a non sforzarsi e a non resistere al male. Ne consegue uno svilimento della confessione individuale ed un enfasi di quella pubblica durante gli scrutini. Alla Comunità è riservato un ruolo disciplinare fino al punto di adottare vere e proprie strategie atte a indurre il soggetto deviante alla conformità dei comportamenti (sedia bollente, stanza maledetta, lucernario, etc.). Su questo punto si rimanda alla bibliografia vista l’imponente quantità di testimonianze al riguardo, anche drammatiche, nonché l’impossibilità di verificarle una per una.

Il sacerdozio

Cosa dice Kiko:

“Noi cristiani non abbiamo altare, perché l’unica pietra santa è Cristo, Pietra angolare. Perciò noi possiamo celebrare eucaristia sopra un tavolo: e la possiamo celebrare in una piazza, in campagna e dove ci piaccia. Non abbiamo un luogo in cui esclusivamente si debba celebrare il culto. Non abbiamo nemmeno sacerdoti nel senso di persone che separiamo da tutti gli altri perché in nostro nome si pongano in contatto con la divinità. Perché il nostro sacerdote, colui che intercede per noi è Cristo. E siccome siamo il suo Corpo, siamo tutti sacerdoti. Tutta la Chiesa è sacerdotale nel senso che intercede per il mondo. È vero che questo sacerdozio si visibilizza in un servizio e ci sono alcuni fratelli che sono servitori di questo sacerdozio, ministri del sacerdozio. Nel Nuovo Testamento non si usa la parola “sacerdote” dato che riferita a Cristo; invece si parla di ministri e presbiteri” (Orientamenti all’equipe di catechisti per la fase di conversione, p. 56-57).

Cosa dice il Concilio di Trento:

Il sacrificio e il sacerdozio per divino ordinamento sono talmente congiunti che l’uno e l’altro sono esistiti sotto ogni legge. E poiché nel nuovo Testamento la Chiesa cattolica ha ricevuto dalla istituzione stessa del Signore il santo visibile sacrificio dell’eucaristia, bisogna anche confessare che vi è in essa anche il nuovo e visibile sacerdozio, in cui è stato trasferito l’antico. Che poi questo sia stato istituito dallo stesso Signore e salvatore nostro, e che agli apostoli e ai loro successori nel sacerdozio sia stato trasmesso il potere di consacrare, di offrire e di dispensare il suo corpo e il suo sangue; ed inoltre di rimettere o di non rimettere i peccati, lo mostra la Sacra Scrittura e lo ha sempre insegnato la tradizione della Chiesa cattolica (SESSIONE XXIII 15 luglio 1563 Dottrina vera e cattolica sul sacramento dell’ordine a condanna degli errori del nostro tempo, Cap. I).

L’equivoco è servito:

Nel Cammino Neocatecumenale vige una certa rigidità in tema di ruoli: il sacerdote presiede la celebrazione e somministra i sacramenti mentre la responsabilità delle comunità è affidata ad un laico o ad una coppia di laici che sono scelti “mediante votazione” (Statuto, art. 10 co. 3 Tit. II Cap. II). Secondo alcuni (Zoffoli, 1995:21) il presbitero sarebbe relegato ad un ruolo di secondo piano, adombrato dai catechisti, ai vertici della piramide neocatecumenale, “perché hanno lo Spirito Santo che li rende maestri e giudici degli altri in maniera inequivocabile” (Zoffoli, 1995:21). I catechisti percepiscono un terzo dei proventi (Faita, 2013) e a loro si deve obbedienza piena con la minaccia di essere espulsi (nel gergo neocatecumenale i “fichi maledetti” sono coloro che non si adeguano alle loro direttive, cfr. Marighetto:172).

La musica

Cosa dice Kiko:

“La vera teologia è un canto a Dio, è l’Eucaristia stessa, un canto completo di lode a Dio perché si è lasciato conoscere. Le teologie del XVI secolo non sono altro che elucubrazioni mentali senza una esperienza biblica da cui sgorga l’Eucaristia” (Orientamenti all’equipe di catechisti per la fase di conversione, p. 329).

Cosa dice il Concilio di Trento:

“Bandiscano, poi, dalle chiese quelle musiche in cui, con l’organo o col canto, si esegue qualche cosa di meno casto e di impuro; e similmente tutti i modi secolari di comportarsi, i colloqui vani e, quindi, profani, il camminare, il fare strepito, lo schiamazzare, affinché la casa di Dio sembri, e possa chiamarsi davvero, casa di preghiera” (SESSIONE XXII 17 settembre 1562 Decreto su ciò che bisogna osservare ed evitare nella celebrazione delle messe).

L’equivoco è servito:

Nonostante il tentativo di ristabilire la monodia, la musica della Controriforma esaltava la polifonia a cappella tipica dei canoni romani. L’ambiente musicale tridentino, tuttavia, era tutt’altro che sobrio (Vettori:7) con “l’uso massiccio di strumenti” (Id:20), “banchetti e danze” (Id:21). Kiko, da parte sua, tradisce la cultura andalusa e mette in grande risalto il canto solista (chitarra) e una varietà di strumenti di accompagnamento (flauto, violino, banjo, percussioni, etc.) obbligando i catechisti a interpretare i brani contenuti in un canzoniere “Resuscitò” basato sui salmi e altri testi biblici modificati a suo arbitrio. Anche qui si nota l’ombra di Lutero che, da buon agostiniano, conosceva bene la musica (frau musik) ma lascia ai grandi interpreti il compito di rielaborare le melodie gregoriane in maniera intuitiva per favorire la comprensibilità del testo e permettere al popolo di capire e partecipare con la propria lingua madre.

Conclusioni

Scopo dell’articolo, di qualsiasi natura (insegnante, accademico, religioso, etc), doveva essere quello di risolvere problemi ma ritengo ne abbia più creati che altro. E a ben vedere. Nessuno ha mai la soluzione in tasca. Il meglio che si può fare è di offrire al pubblico degli strumenti attraverso l’analisi e l’esposizione dei punti di vista. Abbiamo visto che per alcuni il Cammino Neocatecumenale è una setta mentre per altri il riconoscimento della Chiesa è una garanzia di legittimità. Il fondatore Kiko Argüello, in base ai dati riportati nei documenti, ha più volte sottolineato che nel corso della storia ecclesiastica vi sono state delle crisi culminate nel Concilio di Trento e che, di fronte alla polemica di Lutero, si è preferito ricorrere a formule selettive (“extra ecclesia nulla salus” che si potrebbe parafrasare in “extra iter nulla salus”). Ma il dialogo è rinnovamento e non compromesso. E a un certo punto la Chiesa ha sentito il bisogno di confrontarsi con i fratelli separati e i nemici dichiarati. Analogamente il Cammino si è dovuto confrontare con l’autorità ecclesiastica e lo stesso Kiko ha riconosciuto che nel testo-base delle sue catechesi vi erano degli errori (Marighetto:172). Non ha senso dunque preoccuparsi dei superstiti di ieri e trascurare quelli di oggi perché la stessa Chiesa primitiva nasce dai fuoriusciti dal giudaismo e dal paganesimo (cristianesimo come inculturazione). Oggi il Cammino rischia di essere sopraffatto dai superstiti (vedi bibliografia) sebbene gli stessi neocatecumenali sono “fuoriusciti” da quella che chiamano “religiosità naturale”. In questa sorta di “exologia” (teologia dei superstiti) non ci sono vincitori né vinti ma solo ignoranza e le varie interpretazioni equivoche lo dimostrano (settarismo, fanatismo, ateismo). È chiaro che dopo 500 anni il mondo è cambiato a tal punto da far conciliare Kiko con Trento e tutte le conseguenze che ne derivano. Innanzitutto l’elaborazione dottrinale sarebbe affetta da un certo ermetismo (si tendono a imporre certi concetti a prescindere dalla loro comprensione) per cui ad una sacramentaria sistematica tridentina e ad una “teologia del servo sofferente” arguelliana si interpone un “ecclesiologia di ritorno dei superstiti” (nuova evangelizzazione). Un domani Kiko continuerebbe a scrivere di storia, dei fatti della sua vita. L’insegnamento della teologia non lo pone al primo posto ma non lo esclude perché nessuno può immaginare un “pezzo di carta” senza una sua funzione (non esiste un’edizione critica del Direttorio Catechetico). Un secondo punto in comune è la dimensione dell’equivoco: nella pandemia soteriologica del “salviamo tutto a tutti i costi” tra i due litiganti un terzo grida (l’uno ha detto “chi salverà il mondo dai protestanti?”, l’altro ha pensato “chi salverà il mondo da Trento?” e il terzo grida “chi salverà il mondo da Kiko?”). Dal divorzio tra Kiko e Trento sarebbero nati uno o più figli adulterini che sarebbero stati affidati in custodia cautelare alla Chiesa? In altre parole ci chiediamo se il processo di revisione avviato di volta in volta (Concilio di Trento, Neocatecumenali di Kiko e superstiti) abbia influito nella comprensione della fede in Gesù Cristo? La risposta è senz’altro positiva: i vari progetti di fede si riprendono a loro volta nei conflitti, nelle vicende e nelle domande che suscitano nei credenti di oggi. Un terzo punto in comune è la logica della sopraffazione: leggendo i documenti sembra di trovarsi di fronte a dei monologhi non dissimili da quelli con cui i padri conciliari lanciavano gli anatemi. È normale nel Cammino Neocatecumenale escludere le persone, è normale vedere allontanarsi qualcuno, è normale diffondere imbarazzo verso gli adepti “non allineati”. La letteratura è piena di testimonianze di superstiti con le loro drammatiche esperienze di vittimizzazione il che è in contraddizione con gli scopi organizzativi secondo cui “Modello della comunità neocatecumenale è la Sacra Famiglia di Nazareth” (Statuto, Tit. II Cap. 1 art. 7 co. 2). Certo bisogna favorire la partecipazione al culto che è cattolico e quindi a tutti gli effetti pubblico (Codice di diritto canonico cann. 298, 837 e 1221) ma ridurre la “Sacra Famiglia” ad un istituzione “normale” o “formale” significa relativizzare il mistero di Cristo. Chi proviene da esperienze pregresse nella Chiesa o in altri gruppi parrocchiali, spesso deludenti, allora non avrebbe ragione ad aspettarsi qualcosa di più del mero scambio di diritti e interessi? Sarebbe una contraddizione per chi accusava la Chiesa di essere un’entità giuridica e non sacramentale. C’è quindi un nesso di causalità che lega tutti i fenomeni. Non c’è dubbio che Trento rappresenta una tappa fondamentale della Chiesa che però non è riuscita a conciliare i protestanti che nel frattempo hanno avuto il tempo per consolidarsi ed assumere una propria fisionomia senza la quale non avremmo mai avuto il Cammino Neocatecumenale e, con i suoi fuoriusciti, il modo di liberarcene. Ci sono probabilmente altri punti in comune o in contrasto che non è possibile contemplare in questo articolo. Non esiste una soluzione a tutto pena il rischio di produrre più problemi che conversioni. Nel frattempo non soffermiamoci alla ricerca razionale della “verità” ma apriamoci al confronto.

Bibliografia e approfondimenti

domenica 4 marzo 2012

"Ma prima lo devo dire a Kiko... deve autorizzarmi lui!!"

Le citazioni di qui sotto provengono dal volume «Neocatecumenali sul viale del tramonto» (edizioni Segno, ISBN 978-88-6138-384-5, reperibile anche nelle librerie on-line; la citazione è alle pagine 32-34), libro di cui raccomando caldamente la lettura perché è un'altra di quelle tante testimonianze che pur partendo dal più aperto e generoso punto di vista, riconosce e conferma l'entità del problema neocatecumenale.

Ne ho comprate più copie per poterne regalare ad alcuni sacerdoti che conosco, ma lo raccomando in particolare ai neocatecumenali che credono sinceramente nella bontà del Cammino, affinché nel leggerlo si domandino: ma queste cose sono avvenute anche nella mia comunità? Ma ho mai visto itineranti comportarsi così? Ma la mia coscienza, il mio buon nome, i miei soldi, sono sempre stati rispettati oppure queste cose sono successe anche a me? Ma devo proprio tener sempre chiusi occhi e orecchie di fronte a queste cose?



Eravamo riuniti a casa mia con gli altri membri dell'equipe per preparare una catechesi. Sul tavolo c'erano i libri delle catechesi di Kiko aperti: uno di noi leggeva la catechesi e gli altri seguivano, ognuno sul proprio testo. Ad un certo punto suonano alla porta. Vado ad aprire: era una sorella del Cammino. Quando la faccio accomodare mi accorgo con grandissimo stupore che il responsabile dell'equipe, nel giro di quei pochissimi istanti in cui ero andato ad aprire, aveva fatto sparire sotto il tavolo tutti i testi delle catechesi.

Come per magìa sul tavolo non c'era niente!

Dopo gli chiedo delle spiegazioni, ma vengo ripreso con una certa durezza: "Ma non li hai sentiti i catechisti??!! Non lo hai capito che nessuno deve vedere questi testi!".

***
I catechisti devono imparare bene tutte le catechesi per trasmetterle fedelmente, fin nei minimi particolari, alle Comunità nascenti e a quelle già formate. Nessuno nell'equipe, neppure il sacerdote, può esprimere dubbi o criticare certe affermazioni di Kiko, giudicate "eretiche" o "fondamentaliste" da molti teologi e vescovi! Se qualcuno osa esprimere qualche critica corre il rischio di essere esonerato da catechista e nessuno vuole subire questa umiliazione di fronte a tutta la Comunità. D'altra parte quasi nessuno è in grado di muovere critiche ai testi delle catechesi di Kiko, per mancanza di cultura teologica.

Nella mia equipe, formata da quattro coppie, nessuno aveva fatto studi teologici, né corsi di preparazione per diventare catechista; nessuno aveva esperienza di catechismo in parrocchia, neppure il nostro capo-equipe.

Soltanto io, per gli studi fatti in seminario da giovane, notavo, ad esempio, certe affermazioni luterane, un certo fondamentalismo ed una costante visione negativa dell'uomo, ma venivo sempre accusato di orgoglio e di "non fidarmi". Il capo-equipe mi ripeteva spesso:

"La cultura ti impedisce di fidarti...; Kiko ha il carisma e parla sotto ispirazione divina, come puoi criticarlo?!".

E mi faceva sentire nell'equipe come la "pecora nera"!

Resta un mistero, tuttavia, come tanti sacerdoti si siano lasciati soggiogare dalla personalità di Kiko e dalla sua dottrina, cadendo in una sorta di venerazione e di cieca obbedienza che non si sognano di avere nei riguardi dei loro vescovi.

La totale dipendenza da Kiko riguarda tutta la gestione della propria vita, anche riguardo a quelle scelte che rientrano nella sfera della personale valutazione e responsabilità.

Un piccolo, ma significativo esempio.

Padre C. L., presbitero di una equipe itinerante, tempo fa, dopo avermi fatto leggere delle poesie che egli stesso aveva composto durante gli anni del suo sacerdozio, mi confidò: "... Sono tutte delle piccole catechesi ... scritte col cuore! Vorrei pubblicarle e farne un libretto ... non per guadagnarci, ma per poterlo regalare ... penso che potrebbe fare del bene! Ma prima lo devo dire a Kiko ... deve autorizzarmi lui !!!".

Nel Cammino sono tutti così e la conclusione è drammaticamente semplice: la dipendenza da Kiko è assoluta!

martedì 10 aprile 2012

Ragioniamo un attimo

A margine di un doloroso fatto di cronaca un nostro lettore si interrogava preoccupato sull'ipotesi che dietro tante parole vi fosse un dramma assai più grave di quello descritto dai giornali. Ma l'ipocrisia e la perfidia di certuni impediscono di parlarne serenamente qui, per la minaccia di azioni legali (in verità, tra i commenti ricevuti e non pubblicati, ve n'erano sì di meritevoli di azione legale; ma se dovessimo querelare tutti i neocatecumenali che ci insultano e minacciano...)

Al di là di quel preciso episodio, sono decenni che il Cammino Neocatecumenale nei fatti, ancor prima che nelle parole, insegna, tra le altre cose, che:
- i cosiddetti "catechisti" sono infallibili
- Kiko "ha il carisma" al di sopra di ogni critica
- il prestigio del Cammino va salvaguardato a costo di mentire e a costo di calpestare coloro che soffrono a causa del Cammino stesso.

Proviamo dunque, di fronte a quell'episodio, a rileggere alcuni brani da un libro che tutti i "kikos" dovrebbero leggere e meditare: Neocatecumenali sul viale del tramonto (edizioni Segno). Ciò che si narra è stato scritto anni prima del fatto di cronaca.
Nell'equipe di catechisti di cui anch'io e mia moglie facevamo parte, c'era una ragazza di 25 anni. A poco a poco la predicazione martellante del Cammino, tutta incentrata su una visione dell'uomo votato per natura alla morte e al peccato ed impossibilitato a compiere il bene, ha minato la sua vita psichica al punto da cadere in gravi squilibri mentali e comportamentali: [...]

In una depressione analoga è caduto il figlio di un catechista. Lo ricordo come un ragazzo sensibile ed educato. Attualmente è quasi trentenne. A poco a poco nel Cammino ha perso slancio vitale e fiducia di base. Ha dovuto lasciare gli studi universitari e adesso se ne sta solo, lontano perfino dalla famiglia, in una casa di campagna, avendo rifiutato ogni contatto sociale.

Qualche anno fa, un giovane di 35 anni, infermiere, da circa 12 nel Cammino, in preda ad una crisi depressiva si è suicidato, impiccandosi.

Nessuno nel Cammino osa analizzare le cause che determinano fatti del genere. La semplice idea di poter mettere in discussione una semplice "virgola" del Cammino viene percepita come "attacco di Satana".

Naturalmente nelle Comunità non si possono nascondere fatti del genere, ma i commenti e le espressioni, specie dei catechisti, sono di una ottusità fideistica e pseudo-mistica allarmante:

"Il Signore ha permesso questo...; questa è la storia che sta facendo il Signore...; sono eventi che ora non ci è dato di capire...; il Signore vuole parlare alla nostra vita...; ecc.".

Come spiegare razionalmente fatti del genere?

Nel Cammino si educano le persone solo a scoprire peccati e gli aspetti peggiori della propria persona. Mai, dico mai, si invitano le persone, e soprattutto i giovani, a scoprire le potenzialità, il valore, la grandezza di origine divina di ciascuno di noi. Persino le opere di bene vengono additate come peccato, perché con esse "in fondo in fondo ci si vuole realizzare".

martedì 9 ottobre 2012

"Catechisti Abbastanza Grossi" si autocertificano

"Catechesi" del Cammino
Commentiamo una email che abbiamo ricevuto da Alessandro qualche tempo fa, ricordando che per sparare "slogan" bastano poche parole mentre per dare "spiegazioni" occorre purtroppo dilungarsi (e ce ne scusiamo anticipatamente).

Lo "stile neocatecumenale" resta infatti sempre lo stesso: quello di sparare rumorose obiezioni e tonanti slogan senza entrare mai nel merito. Per questo è faticoso rispondere.

Carissimi gestori del sito,

ogni tanto incappo nel vostro sito e rimango ogni volta sempre più sconcertato.....Probabilmente siete in buona fede, questo solo Dio lo sa, ma non vi rendete conto dei danni enormi che state facendo e, scusatemi il gioco di parole, non vi rendete conto di quanto il Signore ve ne chiederà conto: temo che il conto sarà salato.....ma anche questo solo Dio lo sa.

Prima di continuare mi presento: mi chiamo Alessandro, ho 26 anni e sono uno studente. I miei genitori fanno il Cammino dal '79, lo hanno finito nel 2006 mentre io ci sono ormai da quasi 14 anni.
Queste nostre pagine lasciano "sconcertati" i neocatecumenali: è un complimento interessante, poiché significherebbe che hanno letto con attenzione queste pagine senza trovarvi la solita propaganda neocat. Il che però per loro significa... «danni enormi» (al Cammino Neocatecumenale).

L'introduzione contiene uno strafalcione teologico: secondo il nostro fratello neocat si può essere "in buona fede" e contemporaneamente colpevoli di fronte a Dio. Si tratta di una negazione della divina Misericordia: mentre è vero che "in buona fede" si può sbagliare, è falso che il Signore consideri ciò come un'aggravante per la condanna; probabilmente Alessandro pensava piuttosto allo stalinismo (il cui dio era Stalin e non perdonava mai nessuno, nemmeno chi aveva agito in buona fede), in modo da avere l'opportunità di giudicarci in modo temerario. Ma andiamo avanti.

Il nostro fratello Alessandro candidamente ammette che i suoi genitori hanno impiegato ventisette anni per completare il Cammino: proviamo a pensare per esempio al tempo normalmente richiesto dalla Chiesa per formare un nuovo sacerdote ("solo" cinque o sei anni circa) o al percorso completo per la consacrazione come religioso (per esempio ben "nove anni" nei salesiani e nei gesuiti, che sono i più lunghi). Grazie all'affermazione di Alessandro abbiamo l'ennesima conferma che il Cammino presenta un cristianesimo assai più complicato di quello vero: per preparare un laico cattokikiano ci vuole almeno il triplo di quel che è richiesto per formare un sacerdote gesuita e il quadruplo di un parroco...
Come riuscite a continuare a sparare a zero dopo tutte le conferme che la Santa Chiesa, tre papi e moltissime Congregazioni ci hanno dato?
Ecco una tipica tattica neocatecumenale contro chi non elogia l'opera di Kiko e Carmen: Alessandro ci accusa subito di «sparare a zero» (proprio ciò che sta facendo lui) e di andare contro la Chiesa danneggiandola (esattamente ciò che fa il Cammino).

Tutto il materiale che abbiamo presentato è ben documentato e abbiamo sempre sfidato chiunque a verificare di persona ciò che diciamo, alla luce di ciò che ha sempre insegnato la Chiesa, oltre che confrontarlo con la propria esperienza diretta e indiretta del Cammino. Prima di giudicarci, il nostro fratello Alessandro avrà almeno tentato di verificare quanto c'è di vero tra le pagine che presentiamo?

Ma andiamo avanti:
Di cosa parlo? Ad esempio di queste cose:

- Approvazione definitiva degli statuti del Cammino
- Approvazione completa della nostra particolare liturgia che non è segreta ma è aperta a ogni fedele e, vi assicuro, è stupenda. Ve lo sta dicendo una persona che va spesso a messa durante la settimana e che apprezza tantissimo anche la normale messa parrocchiale. Vi dirò che a me piace anche la messa in latino secondo l'antico rituale.
Ecco un'altra tipica tattica neocatecumenale: ridurre tutto agli slogan neocat ("siamo approvati!") e pretendere che la discussione avvenga su quelli anziché sulla realtà dei fatti.

Qui nessuno ha mai negato l'approvazione degli Statuti; al contrario, abbiamo fatto presente come tale approvazione sia costellata di stranezze tali da lasciare allibito anche il più onesto seguace di Kiko.... qualora ne venisse a conoscenza!

Gli Statuti non fanno diventare verità l'errore. "Approvazione definitiva degli Statuti" significa solo che i neocatecumenali hanno ora un documento -con tutti i suoi limiti, certo- che chiarisce cosa devono fare per restare nell'alveo della Chiesa. E quel documento recepisce e fa suoi la "sgridata di Arinze" del dicembre 2005 e il discorso di conferma della sgridata di Benedetto XVI nel gennaio 2006. Ma i seguaci di Kiko e Carmen si guardano bene dall'ubbidire ai comandi del Papa presenti nello Statuto...

Alessandro ci elargisce quindi la solita menzogna neocatecumenale: l'approvazione "completa" della liturgia neocat. Approvazione? Addirittura "completa"? E quando e dove sarebbe avvenuta e pubblicata? L'unico documento specifico sulla liturgia neocatecumenale è la fatidica lettera del card. Arinze contenente le decisioni del Santo Padre, decisioni che poi sono diventate parte dello Statuto definitivo neocatecumenale (art. 13, comma 3, nota 49) insieme al discorso del Santo Padre che le confermava a Kiko e ai suoi seguaci. Decisioni confermate a gennaio 2012 dal Santo Padre («seguire fedelmente i libri liturgici») nonostante i concreti tentativi di affossarle.

Cameriere liturgico con insalatiera.
Secondo voi il neocatecumenale a
sinistra era seduto o in piedi?
Quelle decisioni, in breve, consistono nel «seguire il Messale Romano senza aggiunte né omissioni», con l'unica differenza dell'anticipazione del segno della pace a prima dell'offertorio («indulto» temporaneo concesso ai neocatecumenali e non ancora revocato) ed il permesso di fare la Comunione sotto le due specie (che non è una concessione esclusiva al Cammino, e che comunque il Cammino sfrutta per fare abusivamente "la comunione seduti"). Invitiamo i nostri fratelli neocatecumenali a meditarla senza farsela interpretare dai soliti Gennarini.

Caro fratello Alessandro, come ti spieghi che il Papa ha detto le stesse cose che diciamo noi? Come ti spieghi che a "criticare" il Cammino sono coloro che sono in sintonia col Papa? Il 20 gennaio 2012 Benedetto XVI ha detto ai neocatecumenali che devono «seguire fedelmente i libri liturgici»: quale parte del "fedelmente" non ti è chiara?

Lo Statuto definitivo concesso dal Pontificio Consiglio aggiunge, di suo, che i neocatecumenali devono fare la comunione in piedi al proprio posto (cosa su cui riflettere: come mai lo Statuto ha bisogno di precisare una cosa del genere?) anche se sappiamo tutti che praticamente ovunque i neocatecumenali continuano ancor oggi a farla da seduti e "tutti insieme contemporaneamente", infischiandosene delle norme liturgiche, del loro stesso Statuto oltre che del Papa.

«Vi assicuro, è stupenda», dice il nostro fratello Alessandro presentandoci con chiarezza la sua personale opinione mentre pare proprio dimenticare che la liturgia è un dono di Dio, non una fabbricazione degli uomini: pare proprio dimenticare che gli abusi e gli strafalcioni liturgici sono severamente condannati... Ed è incredibile come possa considerare "stupenda" la chiassosa celebrazione kikiana-carmeniana e contemporaneamente gradire la sublimità di quella tradizionale in latino (che ha nutrito la spiritualità di innumerevoli generazioni di santi) che ne è proprio agli antipodi.
- Approvazione definitiva del Direttorio Catechetico in tutte le sue parti. So che questo non ve lo aspettavate e che ci siete rimasti male poichè non l'ha approvato mia nonna ma la Congregazione per la Dottrina della Fede che è abbastanza qualificata in materia. Per non parlare di tutte le Congregazioni ed i Pontifici Consigli che hanno esaminato scrupolosamente tutti gli aspetti del Cammino ed hanno lasciato tutto praticamente inalterato. La Chiesa è stupida e voi siete gli unici intelligenti e scafati? Non credo! I vostri teologi sono migliori di quelli della Congregazione per la Dottrina della Fede, o lo sono i vostri liturgisti? Non credo proprio!
Alessandro incredibilmente non si domanda come mai un Direttorio "approvato" da un dicastero vaticano... «sarebbe un male» pubblicarlo. Per la prima volta nella storia della Chiesa sarebbe stata approvata una sorta di dottrina segreta. Che strano eh? Vuoi vedere che anche l'approvazione del Direttorio è qualcosa di sospetto e tortuoso come l'approvazione degli Statuti?

Oppure, più semplicemente, si ammette che la pubblicazione del Direttorio darebbe ai neocatecumenali la possibilità di verificare se i cosiddetti "catechisti" stanno insegnando ancora gli strafalcioni kikiani-carmeniani oppure che il Direttorio corretto e approvato. Ma non si può! Kiko dice che "sarebbe un male" la pubblicazione...

Quanto al "tutto inalterato" c'è da dire che il Papa, mediante la sopra citata lettera del card. Arinze, aveva tentato di "alterarla" sì, la liturgia neocat, ma solo per farla tornare nell'alveo del Messale Romano. E non c'è riuscito: a quanto pare nemmeno il Papa ha autorità sui neocatecumenali - infatti gli iniziatori Kiko e Carmen, insieme al don Pezzi, gli hanno scritto che avrebbero fatto a modo loro.


Dopotutto non è Kiko stesso a vantarsene e a comandarlo? «Alla comunione stiamo tutti seduti».
Il problema è che avete mancato di prudenza (virtù cardinale) poichè vi siete espressi su realtà che conoscete poco e niente, fatevelo dire!!! Sul Direttorio ad esempio avete un'opinione incredibile: il caro Padre Zoffoli, che a mio modesto parere sta scontando tanto Purgatorio per colpa della sua battaglia nei nostri confronti, ci ha trovato addirittura eresie. Ma guarda un po'!
Il compianto padre Enrico Zoffoli (infaticabile apostolo dei sacramenti e difensore della fede, difensore della Chiesa) non è stato né il primo né l'unico a scovare le eresie neocatecumenali e a documentarle accuratamente in modo che chiunque possa verificare, confrontare, domandare. È stato solo colui che ha lavorato più estensivamente sul problema. E ha sempre domandato - inutilmente - che Kiko e Carmen facessero una pubblica e dettagliata professione di fede contro tali eresie (cosa che avrebbe immediatamente eliminato ogni ambiguità riguardante il Cammino, e avrebbe condannato tutti i cosiddetti "catechisti" che insegnano strafalcioni).

Quanto al conoscere il Cammino, ti assicuro che ne parliamo proprio perché lo conosciamo bene. Tacere di fronte al male significa rendersene complici. Tacere di fronte alle eresie significa abbandonare al proprio destino le anime che vengono ingannate. Per te la "prudenza" coincide forse con la viltà?
I miei genitori sono dei catechisti abbastanza grossi e possiedono oltre al nuovo anche il vecchio Direttorio e la Chiesa ti assicuro che non ha fatto grandi modifiche, tagli o altro..... Mi hanno assicurato che ha collegato ogni catechesi con i punti del Catechismo della Chiesa Cattolica e poi migliorato l'enunciazione di certi concetti che poteva dare adito a incomprensioni (ricordate che quei testi sono trascrizioni di catechesi orali e si sa che oralmente non puoi essere chiaro e cristallino come lo saresti se con calma e tranquillità buttassi giù un testo).
Alessandro ci conferma che i testi del Direttorio non hanno subito modifiche sostanziali. Del resto, poiché dei sacerdoti ci avevavo fatto pervenire i testi del 1999, ce n'eravamo già accorti e non avevamo mancato di documentarlo (cfr. per esempio ciò che dicono Kiko e anche qui: Carmen).

Ogni neocatecumenale è obbligato a disprezzare padre Zoffoli senza leggerne mai neppure una pagina: lo stesso Kiko dà l'esempio. Così, anche il nostro caro fratello Alessandro, avendo come genitori due "Catechisti Abbastanza Grossi" investiti direttamente dallo "Spirito", si permette di giudicare brutalmente, affermando con comica spavalderia che non ci sarebbero problemi. Forse non sa nemmeno che padre Zoffoli, in vita sua, si è occupato di tantissime altre cose (difesa della fede, scritti e vite di santi, ministero del confessionale e direzione spirituale... era citato perfino dal Papa, i suoi scritti più importanti sono stati inclusi nel breviario passionista come preghiere!) con un tale livello di onestà intellettuale e levatura spirituale che a qualunque persona sana di mente fanno sospettare che sul Cammino Neocatecumenale ci abbia visto giusto.

Dunque, caro fratello Alessandro: sai almeno cosa significa "eresia"? Hai mai confrontato l'insegnamento della Chiesa con quello di Kiko per vedere se almeno una delle accuse di eresia è fondata? O forse pensi che "eresia" sia solo il portare alla luce le magagne del Cammino Neocatecumenale?

Molto interessante anche la tua precisazione sul fatto che tra il vecchio Direttorio e quello "approvato" non ci sarebbero grandi modifiche o tagli: solo qualche "collegamento" e qualche "miglioramento di enunciazione". Ringraziamo perciò Alessandro e i due "Catechisti Abbastanza Grossi" per averci confermato che siccome la sostanza non è cambiata per niente, allora le osservazioni di padre Zoffoli sono tutte validissime ancora oggi: ecco perché Kiko afferma che "sarebbe un male" se venisse pubblicato quel segreto, ecco perché Kiko mormora contro padre Zoffoli inducendo i propri seguaci a fare altrettanto.
Non avete idea della profondità di quelle catechesi tutte radicate nella Parola di Dio, nei Padri della Chiesa e nel Magistero. Perchè non vengono pubblicate? Forse un giorno lo saranno, così smetterete di diffondere calunnie ma il tutto ha un senso.....che probabilmente sapete già... Io vi assicuro che è meraviglioso all'inizio di ogni passaggio assaporare quelle catechesi senza saperne niente o quasi. Se fossero pubblicate magari cederei alla tentazione di leggerle prima. Non commetterei nessun peccato ma rovinerei tutto e sarebbe scoraggiante perchè col tempo diventano sempre più esigenti. Se a una persona che ha appena incominciato a studiare l'italiano e sa a malapena come si dice 'quanti anni hai?' gli fai leggere la lezione sul nostro congiuntivo, sui vari periodi ipotetici con relative irregolarità diventa scema e magari abbandona lo studio....... Tutto ha una sua gradualità....ma poi perchè tutta questa curiosità? In internet c'è tutto il necessario: il Catechismo, il Compendio, le encicliche degli ultimi 100 anni, libri interi etc...... Una volta saputo che tutto è stato approvato dal Papa non c'è nessun bisogno che siano pubblicate....
Caro fratello Alessandro, noi ci siamo tutti fatti un'idea precisa di quelle catechesi radicate nella parola di Kiko. Chi per esperienza diretta, chi nel leggere i testi originali, chi ascoltando elucubrazioni neocatecumenali, siamo rimasti allibiti: per di più, persone assai più intelligenti e preparate di noi hanno tratto le stesse conclusioni. Dovunque, in qualunque posto del mondo, si contestano al Cammino Neocatecumenale sempre le stesse cose, sempre gli stessi strafalcioni nella liturgia e nella dottrina.

Se "un giorno" le catechesi segrete potranno essere pubblicate, perché quel giorno non è ancora venuto neppure con l'approvazione? Cosa c'è da nascondere, se tutto è già "approvato" e rettificato? Kiko e Carmen hanno paura che un neocatecumenale vada a leggersi i testi prima che i cosiddetti "catechisti" li recitino a memoria fingendosi ispirati dallo Spirito? Hanno paura che un neocatecumenale venga a conoscenza delle elucubrazioni kikiane-carmeniane senza il contorno emozionale nel quale si possono far passare come ineluttabili anche la decima obbligatoria e la confessione pubblica? Hanno paura che qualche neocatecumenale si domandi come mai Kiko e i suoi scagnozzi non utilizzino il (pubblicatissimo) Catechismo della Chiesa Cattolica?

Vedi, caro fratello, non si tratta di guardare le soluzioni delle parole crociate prima di risolverle. Si tratta invece di usare chiarezza nei confronti del Santo Padre e delle anime che seguono il Cammino. Padre Zoffoli chiese invano a Kiko e Carmen una "pubblica e dettagliata professione di fede". Addirittura Kiko stesso affermò a giugno 2008 che il Papa vuole che le "catechesi" vengano pubblicate ma neanche tre anni dopo ha detto che «sarebbe un male» pubblicarle... dunque le «decisioni del Santo Padre» sono un "male" per il Cammino?

Molto chiarificatrice l'affermazione sul cosiddetto "assaporare quelle catechesi senza saperne niente o quasi". Il nostro fratello Alessandro ci sta dicendo praticamente che il segreto è costitutivo del Cammino, proprio come se il Cammino fosse una setta segreta, come se fosse "una chiesa nella Chiesa". Sapete, anche nelle Massonerie funziona così: l'iniziazione massonica procede per gradi successivi, per rivelazioni successive, con l'assoluto segreto riguardo i gradi superiori. Nel cattolicesimo invece no: il Catechismo è pubblico, va "gridato sui tetti". Non si insegna la fisica quantistica ai bambini, certo, ma questo non significa affatto vietare la pubblicazione di testi di fisica quantistica...

Infine, ci sarebbe molto da discutere anche sulle parole "tutto approvato dal Papa". Oggi tutti possono verificare che il Papa è sottoposto ad ogni genere di pressioni e «trame ordite alle sue spalle». Per esempio, l'anno scorso, un cardinale ha detto che il Papa avrebbe lodato il "decoro" della cattedrale di Reggio (quando il Papa notoriamente ha sempre condannato lo scempio artistico nelle chiese). Ti sembra realistico? Ti sembra nello stile del Papa? Ti sembra perfettamente in linea con tutto ciò che il Papa ha insegnato? Ti pare ragionevole l'ipotesi che il Papa sia rincitrullito per quei trenta secondi necessari ad elogiare ciò che ha sempre condannato?

Allo stesso modo nei sacri palazzi si sa bene che il Papa non voleva approvare gli Statuti definitivi del Cammino, e venti giorni dopo ebbe la sgradita sorpresa del fatto compiuto. Talmente sgradita, che anziché fare gli auguri a Kiko, anziché complimentarsi col Cammino, anziché parlarne nei suoi numerosi interventi pubblici, restò in silenzio per un anno intero. Il Papa ha accolto quegli Statuti con un fragoroso silenzio, un assordante silenzio, nemmeno una nota, nemmeno una parola, neppure una citazione per più di un anno. E i neocat che continuavano ad andare in giro dicendo "il Papa ci approva".
Anche sui Redemptoris Mater poi avete scritto una marea di fesserie ragazzi miei...... Il Cammino avrebbe potuto istituire una specie di ordine religioso per poter disporre liberamente delle migliaia di presbiteri che grazie a quello che Dio opera attraverso il Cammino hanno visto nascere e crescere negli anni la loro vocazione. Ma non l'ha fatto! Ha voluto che fossero diocesani alle dirette dipendenze del vescovo e forse non sai che il Cammino non ha beni materiali propri, tutto quello che costruisce con le famose 'collette' lo regala alle Diocesi, seminari compresi. Poi come osate dire che i sacerdoti che escono da questi seminari sono tenuti ad obbedire più a Kiko che al loro Vescovo? E' una calunnia bella e buona. Sono due cose completamente diverse: da noi anche i sacerdoti fanno il Cammino, hanno la loro comunità e camminano con gli altri fratelli: parte fondante di tutto questo è l'obbedienza ai propri catechisti ma questo non è assolutamente in contraddizione con l'obbedienza al Vescovo. E' perfettamente complementare perchè si occupano di cose diverse. Il sacerdote obbedisce al vescovo in merito alle cose che concernono il suo ministero: lo nomina vicario o parroco di una certa parrocchia, lo guida nella pastorale, gli affida altri incarichi e così via.... su queste cose nessun catechista può entrare e ci mancherebbe!
Oh, certo, anche noi siamo sicuri che Kiko avrebbe potuto benissimo istituire un ordine religioso kikiano. Sarebbe però stato più complesso farselo "approvare" (non credere che gli ordini nascano così, da un mese all'altro), e sarebbe stato troppo evidentemente al servizio di Kiko.

Per questo il Cammino ha bisogno di fabbricarseli "diocesani", i preti neocatecumenali. Ha bisogno di incistarsi nelle parrocchie, ha bisogno di sostituirsi alla parrocchia fagocitandone spazi e forze. I preti neocat sono a disposizione di Kiko ma devono sembrare (almeno i primi tempi) a disposizione della Chiesa.

Le collette "regalate" alle Diocesi servono generalmente alla cosiddetta "oliatura". Nei testi di padre Zoffoli si racconta di come le collette contengano sempre qualche grossa regalia per la gerarchia locale. Abbiamo notizia di un vescovo che improvvisamente si convinse della bontà del Cammino quando gli diedero in un sol colpo assegni per un totale di 72 milioni di lire. Oppure nel libro Neocatecumenali sul viale del tramonto di una regalia da 26 milioni di lire. La discussione proseguirebbe ancora molto a lungo...

I seminari "Redemptoris Mater", a dispetto del nome, sono seminari kikiani. Lo dicono anche i vescovi. Per esempio prendiamo il caso più interessante, quello del Giappone, dando voce a loro piuttosto che alla propaganda kikiana.
Dove entra l'obbedienza ai catechisti? Nelle cose che concernono la comunità ad esempio ma siamo soprattutto sulla sfera personale: mettiamo che in uno scrutinio venga fuori che il sacerdote odia suo padre, che non si è ancora riconciliato con lui (voi dite che non può capitare? E' possibile, è possibile). In questo caso il catechista può ordinare che subito si riconcili con lui perchè è una cosa talmente grave che se non la fa non può continuare il Cammino. E' il primo esempio che mi è venuto in mente. Può forse un catechista dire di trasferirsi di parrocchia? O di disobbedire al proprio vescovo? Sarebbe assurdo, credetemi!
Sull'obbedienza ai cosiddetti "catechisti" esistono diversi problemi. Anzitutto, cosa significa "sfera personale"? Significa forse «foro interno»? A giudicare dalle tue affermazioni, si direbbe di sì.

Che un neocatecumenale (addirittura un "sacerdote") confessi pubblicamente di "odiare suo padre", e che un laico (cioè un cosiddetto "catechista") si senta incaricato di giudicare e di comandare la riconciliazione... non sembra anche a te una innaturale "inversione dei ruoli"? Con il cosiddetto "catechista" laico a fare direzione spirituale ad un sacerdote!

Addirittura quella confessione pubblica esige una "riconciliazione" altrimenti non si può continuare il Cammino. Questa confusione non è solo tra i ruoli stabiliti dalla Chiesa, ma è anche confusione tra "foro interno" e "foro esterno". Sai cosa significa?

Quanto al comandare di non disubbidire al vescovo e al Papa, sono i fatti concreti che ti smentiscono. A cominciare dalle liturgie del sabato sera, dove sistematicamente ogni sabato sera voi disubbidite al Papa.
E ricordate che tutti i giovani che entrano in un RM vengono incardinati in quella Diocesi, devono obbedienza al Vescovo e senza il suo permesso i vertici del Cammino non possono fare niente. Se lui ha bisogno dei suoi sacerdoti in diocesi, nonostanti i RM siano stati creati soprattutto per mandare sacerdoti nei luoghi più scristianizzati o dove ce n'è più bisogno ti assicuro che restano lì dove sono. Il Cammino è sempre stato obbediente alle direttive della Santa Sede e ti assicuro che almeno nella mia parrocchia abbiamo rispettato anche tutte le direttive della lettera di Arinze (grazie a Dio lo Spirito Santo dopo questa prova ha voluto che tutto fosse approvato con tutti i sacri crismi).

Scusatemi per la lunga e-mail. Penso di essere stato educato e sempre lo sarò. Se avete domande vi posso rispondere con cognizione di causa.

Vorrei tanto che mi rispondeste.....

Un abbraccio nel Signore
La pace
Alessandro
Ti rispondiamo volentieri, ma solo per farti notare che tu fai dei ragionamenti teorici (in teoria il sacerdote non può disubbidire al vescovo) mentre noi ti parliamo di quello che concretamente succede nel Cammino. E cioè che i cosiddetti "presbiteri Redemptoris Mater" sono preti di Kiko, non preti della Chiesa.

Non siamo noi a dirlo, sono i vescovi. A molti dei quali la situazione sta bene così perché non vogliono perdere la comoda "oliatura".
P.S: Con questo non voglio dire che non ci siano stati abusi da parte di qualche catechista troppo esagerato...sono cose che nel campo dell'umano possono succedere. Ma non sono cose che sono partite dall'alto, derivano dalla debolezza umana di singoli. E ricordate che stiamo parlando di una realtà ecclesiale che coinvolge circa 1.300.0000 battezzati, se non di più, migliaia di sacerdoti, centinaia di vescovi ed anche diversi influenti e apprezzatissimi cardinali. Per non parlare di quanto ci amasse Giovanni Paolo II e di quanto ci ami Benedetto XVI. Secondo voi un Papa così intelligente, così colto, così severo quando serve e così santo non si sarebbe accorto di tutte le cose che credete di avere scoperto? Non è più probabile che vi sbagliate voi soprattutto alla luce degli ultimi avvenimenti?
Anche noi avremmo voluto credere all'esistenza di qualche "catechista troppo esagerato". Ma a lungo andare ci siamo resi conto che non erano episodi isolati, ci siamo resi conto che il problema è strutturale del Cammino. Per di più, nel caso di "catechisti troppo esagerati", avrebbero dovuto esserci dei provvedimenti di Kiko e Carmen per rimuovere chi esagera e per comandare di non «scarnificare le coscienze con domande che nessun confessore farebbe».

La "Nueva Estetica", cioè gli sgorbi
su cui i neocatecumenali devono pregare
Invece, da decenni, si continuano a ripetere le stesse critiche, e Kiko e Carmen non hanno fatto mai nulla per risolvere il problema. Continuano ad avvenire gli stessi problemi coi cosiddetti "catechisti". Succedono continuamente abusi. Il pesce puzza dalla testa: è stato Kiko stesso a fissare il metodo, e quel metodo produce quei risultati.

Vedi, il Cammino è un "dono dello Spirito", ma gli strafalcioni liturgici non sono un dono dello Spirito. Le corbellerie dottrinali non vengono dallo Spirito. Le esagerazioni dei cosiddetti "catechisti" non vengono dallo Spirito, né dallo Spirito può mai venire la diffusione sistematica dei loro errori. L'oppressione dei singoli, la scarnificazione delle coscienze, le vistose ombre nella raccolta e nella gestione dei soldi, l'apertura alla vita ridotta a "sfornare figli", eccetera, non possono essere dono dello Spirito. Le tristi e cupe canzonette di Kiko dal tono funereo e calante non sono dono dello Spirito, così come non lo sono i suoi sgorbi pittorici su cui siete costretti a pregare (sgorbi che spesso contengono simboli massonici). L'orgoglio, l'arroganza, l'ignoranza dei leader del Cammino non possono essere dono dello Spirito, così come non può esserlo l'assurda segretezza del Direttorio (dov'è l'evangelico "gridatelo sui tetti"? le dottrine di Kiko e Carmen, se rispecchiassero la verità insegnata dalla Chiesa da venti secoli a questa parte, si potrebbero tranquillamente gridare dai tetti).

Giovanni Paolo II e Benedetto XVI vi hanno detto di celebrare la liturgia di tutta la Chiesa, abbandonando gli strafalcioni di Carmen e Kiko. È quella la cura per sanare il Cammino, la sana liturgia può risanare il Cammino. Per quanto la cosa possa sembrarti paradossale, più la liturgia è celebrata secondo le indicazioni della Chiesa, e più vi accorgerete della necessità di seguire l'insegnamento plurimillenario della Chiesa senza "riscoperte" inquinanti né "abbellimenti" bislacchi.