lunedì 11 marzo 2013

Un "papa amico" che "celebri Kiko"?

Leggo sul blog Opportune Importune:
Nel loro delirio di onnipotenza, ratificato peraltro da decenni di appoggi autorevolissimi e di non meno eloquenti silenzi dinanzi alle eresie, ai sacrilegi ed agli abusi di cui si sono resi responsabili, i gerarchi del movimento neocatecumenale vanno gonfiandosi di inane soddisfazione - tristi rane nel putrido stagno conciliare - per i nefasti pronostici che qualche curiale ha loro rivelato.

D'altra parte, che nella Curia Romana e nello stesso Sacro Collegio si possano annoverare non pochi sostenitori della setta di Kiko Arguello è cosa ahimè nota. Meno noto è che si vociferi insistentemente tra gli adepti che il prossimo Papa sara uno dei loro, e che entro tre mesi dall'elezione al Soglio costui celebrerà nel loro sacrilego rito.

Non si capisce se la loro certezza derivi da locuzioni interiori col Principe delle Tenebre o da trame indegne in seno al Conclave.
Una liturgia kikista-carmenista
C'è da rispondere che quella assurda evenienza è da criticare con forza proprio perché amiamo il successore di Pietro.

E c'è da aggiungere che benché sia "mediaticamente" forte, agli occhi di Dio non cambia nulla, e pertanto non può cambiare nulla nemmeno ai nostri occhi: gli strafalcioni restano strafalcioni anche se li celebrasse il Papa. Non si tratta di un fatto giuridico umano: la liturgia riguarda i "diritti di Dio".

Quanto segue qui sotto è un tentativo di dare qualche spunto di riflessione per verificarlo senza aver bisogno di banalizzazioni e riduzionismi come: «io sto sempre dalla parte del Papa».

Che nel Cammino si "vociferi" è abbastanza normale. Gli iniziatori stessi, a costo di fare figuracce planetarie, fanno annunci roboanti e giganteschi fino a rendersi totalmente ridicoli.

Che nel Cammino si "canti vittoria" qualunque sarà il prossimo Papa, è assolutamente ovvio. Ricordate? Quando Benedetto XVI proibì gli strafalcioni liturgici neocatecumenali, gli iniziatori risposero ipocritamente per iscritto: siamo contentissimi! e il loro ineffabile Gennarini si faceva intervistare per proclamare: è la prima volta che la Santa Sede accetta delle variazioni liturgiche... E da allora nulla è cambiato: nel Cammino si è sempre disubbidito al Papa, sempre facendo tutto a sua insaputa, e addirittura millantando che Benedetto XVI andrebbe contro i vescovi pur di accontentare Kiko...

Significativa anche la scadenza dei "tre mesi", come vendetta contro Benedetto XVI. Che nei suoi primi mesi di pontificato convocò il Tripode neocat per comunicare le decisioni contro la liturkikia e nel giro di poche settimane le fece mettere per iscritto e le confermò personalmente ai neocatecumenali auto-invitatisi da lui. Evidentemente questo smacco brucia ancora parecchio, ai vertici del Cammino. Non bisogna mai sottovalutare «l'orgoglio e l'arroganza» di Kiko.

Alla luce di tutto questo, proviamo a fare l'ipotesi che un futuro Papa accetti di celebrare gli strafalcioni inventati da Carmen e Kiko. Persino con la "comunione seduti" e col bislacco menorà a nove fuochi e che magari partecipi pure al "trenino-balletto-girotondo" finale (come ha fatto qualche augusto cardinale a Roma).

Che significato assumerebbe questo gesto?

Eh, sì, perché non tutti i gesti del Papa hanno uguale valore.

Ripeto, perché sono sicuro che qualcuno farà finta di non capire: non tutti i gesti del Papa hanno uguale valore.

Prendiamo per esempio Benedetto XVI in due particolari momenti del suo pontificato: nel momento in pregava insieme al gran muftì islamico turco, e nel momento in cui promulgava il Summorum Pontificum.

In quale dei due momenti "pasceva" meglio il gregge affidatogli dal Signore? Quando compiva quel discutibile gesto "politico" di pacificazione, oppure quando restituiva dignità alla liturgia?

Non tutti i gesti del Papa hanno uguale valore. Chi pensasse il contrario, o è stupido, o è in malafede. Come lo sono quelli che -a seconda della convenienza o di continuo- si atteggiano a "più papisti del Papa".

Può capitare, durante il Pontificato, di non essere docile allo Spirito Santo. Essere il Pontefice non significa essere un Robot pre-programmato dallo Spirito.

Lo stesso apostolo Pietro commise almeno un errore, che san Paolo apostolo dovette condannargli in pubblico (cfr. Gal 2,11-21). Era -guarda caso- un errore di politically correctness, era cioè un gesto che Pietro considerava di pacificazione, utile, necessario, non dannoso... e che invece generava scandalo nei fedeli.

Ora, il chiamare "errore" l'errore, non è mai stato considerato un "giudizio temerario", non è mai stato considerato fonte di "critiche" o di "mancanza di rispetto" nei confronti del primo Papa della Chiesa. E senza l'intervento pubblico di san Paolo lo scandalo non poteva che crescere.

Tutto questo lo si può affermare indipendentemente dal fatto che Pietro avesse commesso quell'errore in buona fede, per vigliaccheria, o per forza maggiore.

Riassumiamo quanto detto finora:
  • premesso che per i neocatecumenali conta più Kiko che il Papa,
  • premesso che un Papa non è un robot telecomandato dallo Spirito,
  • chiediamo: un Papa che promuova gli strafalcioni fabbricati da Kiko e Carmen, come va considerato?
Facciamo un altro passo avanti e chiediamoci: se invece di celebrare gli strafalcioni di Kiko, celebrasse la liturgia "tridentina", il livello di autorevolezza dei due gesti sarebbe uguale?

Un futuro Papa è più evidentemente "successore di Pietro" se celebra il rito "tridentino" (quello in cui si sono santificati padre Kolbe, don Bosco, Edith Stein, Pio X, padre Pio...) oppure se celebra il rito "kikiano" (quello fabbricato da Carmen Hernàndez e Kiko Argüello)?

Vedete, qui non conta il fatto che i neocatecumenali sono lo 0,1% del gregge affidato al successore di Pietro.

Conta invece il fatto che il primo gesto è basato sulla Tradizione (sulla vita di tantissimi santi attraverso tantissimi secoli), e l'altro gesto è un favore fatto ad una fazione con "potenti appoggi", utile per il prestigio di quest'ultima e per "validare" un rito che i suoi stessi inventori dichiarano inventato: per esempio quando vanno elucubrando che «Gesù disse “Questo è il mio Corpo” (a significare la rottura della schiavitù dell’uomo all’egoismo e al demonio) e “Questo è il mio Sangue” (a significare la realizzazione di un nuovo esodo per tutta l’umanità)...»

Vedete, perfino il più progressista dei liturgisti finirebbe per commentare che nel caso "tridentino" il Papa celebra qualcosa che fa parte della vita della Chiesa, mentre nel caso "kikiano" celebra nel migliore dei casi un'operazione politically correct.

Non c'è nulla da meravigliarsi che ogni ecclesiastico, fino all'ultimo dei diaconi, è quotidianamente tentato di operazioni "mondane" a scapito della Verità di fede. Specialmente in quest'epoca dove regnano i mezzi di comunicazione, e dove qualsiasi concessione al banale e al falso, qualsiasi gesto di debolezza, guadagna immediatamente fiumi di applausi dal mondo.

Chi vive normalmente la fede cattolica si addolora quando il Papa è bersagliato dai nemici della Chiesa, ma si addolora ancora di più quando il Papa mette da parte il suo triplice munus (guidare, insegnare, santificare) per "concedere" qualcosa al mondo (poiché ci è stato insegnato che noi non siamo del mondo). E si addolora ancora di più quando il gesto del Papa, da qualsiasi cosa sia dettato, rema contro la Chiesa che già sta attraversando una terribile tempesta.

L'eventuale e malaugurata celebrazione del rito kikiano-carmeniano avrebbe come unico risultato lo scandalo e la confusione per i fedeli ("dunque uno può inventarsi una liturgia e farsela «approvare»? dunque, più che la Tradizione e il Magistero, contano i «potenti appoggi»?") grazie ovviamente al tam-tam mediatico e alla trionfante propaganda dei vertici del Cammino.

Il Papa resta Papa, così come Pietro restò Pietro dopo che Paolo gli fece notare l'errore. Nessuno si è mai sognato di criticare Paolo perché ha osato chiamare "errore" l'errore opponendosi «a lui a viso aperto perché evidentemente aveva torto». Nessuno onesto e sano di mente si è mai sognato di difendere l'errore di Pietro, con la scusa che solo così si difende Pietro.

I neocatecumenali urleranno "il Papa celebra la liturgia di Kiko, dunque è buona".
Ma faranno finta di non sentire quando gli parlerete, per esempio, di come il Papa amministrava la Comunione, gesto che loro hanno (erroneamente!) considerato come privo di valore.

I neocatecumenali urleranno che "il Papa celebra la liturgia di Kiko, e voi la criticate".
Ma faranno finta di non sentire quando ricorderete loro che il Papa è il custode, non un ufficio di certificazioni di invenzioni altrui, e che la critica non è né al Papa né al papato, ma allo scandalizzare il 99,9% dei restanti cattolici piuttosto che confermarli nella fede.

Queste cose vanno dette e ripetute: specialmente alla vigilia del Conclave, dove legioni intere di diavoli sono freneticamente al lavoro per sconquassare la Chiesa e danneggiarla il più possibile, pur sapendo che le porte degli inferi non prevarranno contro di essa.

Affido la conclusione all'ultimo editoriale di Radicati nella fede:
In tutto questo disastro chi ama veramente il Papa? Ama il Papa chi è preoccupato della fede. Il successore di Pietro c'è nella Chiesa come custode della fede e dell'unità disciplinare che da essa discende. Allora amare il successore di Pietro, amare il Papa, vuol dire amare il suo compito, cioè il custodire il deposito e il confermare nella fede i fratelli.
Amare il Papa fino alle lacrime, vuol dire amare la fede cattolica fino a morire per essa, come i martiri.

venerdì 8 marzo 2013

«Liturgie fabbricate... con l'aiuto della stupidità»

Sentiamo cosa diceva più di vent'anni fa il cardinal Ratzinger (già, proprio lui, esattamente il teologo che ha ispirato a papa Benedetto XVI il motu proprio "Summorum Pontificum"):
Il Cammino Neocatecumenale
«tenta di renderla interessante
con l'aiuto della stupidità»
«La riforma liturgica nella sua forma concreta s’è allontanata sempre più da questa origine [ndr: dalla Messa in latino] Il risultato è stato (…) una devastazione. Da una parte si ha una liturgia trasformata in show, nella quale si tenta di rendere la religione interessante con l’aiuto della stupidità, della moda e di massime morali provocanti. (...) Dopo il Concilio (...) al posto della liturgia, frutto di uno sviluppo continuo, è stata messa una liturgia fabbricata. Si è usciti dal processo vivente di crescita e di sviluppo per entrare nella fabbricazione. Non si è più voluto il divenire e la maturazione organica di Dio che vive nei secoli e lo si è sostituito a mo’ della produzione tecnica, con una fabbricazione banale del momento».
Perché è così importante la questione liturgica?

È importante perché siamo uomini, non siamo angeli: per adorare ed amare l'Altissimo "invisibile", abbiamo bisogno di "segni" forti, profondamente significativi, che risuonino nel profondo dell'anima, che diano chiara eco di ciò che è il Signore Onnipotente, della sua Maestà infinita.

Rivolti a Cristo Signore,
perfino in una chiesa
distrutta dai bombardamenti
E, ancor più importante, lo è dall'altro versante: cosa si può offrire a Dio? Qualcosa di bello, alto, nobile, sublime... oppure qualcosa di sciatto, approssimativo, chiassoso, improvvisato?

Lungo tutta la storia della Chiesa abbiamo visto un'interminabile schiera di santi saziarsi per tutta la vita di quello splendore e di quella sublimità della liturgia, una forma di "arte" sacra (la più eccelsa), tutta protesa verso Cristo Redentore. Come per la grande musica classica, anche la liturgia esigeva di essere "eseguita" con rigore e senza variazioni arbitrarie, senza inquinamenti. Come per la grande musica classica, "partecipare" significava non l'effettuare operazioni da protagonisti, ma solo il lasciarsi vincere da quella bellezza.

Già, perché la vera liturgia è sempre stata bellezza: vera Bellezza, splendore della Verità perché -come ci insegna san Tommaso d'Aquino- il Sommo Bene è Dio, la Somma Verità è Dio, la Somma Giustizia è Dio, il Sommo Amore è Dio, la Somma Bellezza è Dio...

Ne segue che il dominio del Brutto che ci circonda, indica inequivocabilmente un allontanamento dalla Verità.

La devastazione provocata dalla riforma liturgica (lo dice il cardinal Ratzinger! «devastazione»!) ha anzitutto il carattere della fabbricazione: cioè l'aver messo da parte la certificatissima Tradizione cattolica (garantita dal'autorità della Chiesa e da innumerevoli santi) per far spazio alle proprie invenzioni, alla propria autocelebrazione, alla propria banalità.

La Bruttezza viene dal demonio
Nel Cammino Neocatecumenale questa devastazione di cui parlò il futuro papa Benedetto XVI è chiaramente visibile: gli "iniziatori" Carmen e Kiko hanno tentato di rendere "interessante" ("adatta ai tempi odierni") la liturgia imbottendola di stupidità: il bislacco menorà a nove fuochi, il tavolone imbandito e coperto di fiori, la Comunione "seduti" (dico: la Comunione con Gesù Cristo presente nel Santissimo Sacramento, fatta... comodamente seduti!?!?), il balletto con girotondo finale...

A furia di non vedere il Bello - o peggio: a furia di sentirselo disprezzare dalle proprie guide e dai propri fratelli ("in latino non si capisce niente! il prete dà le spalle ai fedeli! le nostre celebrazioni portano i fratelli dalla tristezza all'allegria!") - ci si abitua al Brutto, cosa che fa ammalare l'anima rendendola sempre più incapace di riconoscere Dio nella Giustizia, nella Verità, nell'Amore... Ci si lascia inquinare il cuore, si dà terreno fertile alla stupidità, alla superbia, al convinto rifiuto del Bello...

Ballando attorno al vitello d'oro
Criticare la liturgia tradizionale è come dire: "non ho mai potuto ascoltare molto bene l'Incompiuta di Schubert, ma mi fa sorridere che alcuni lo giudichino superiore a Zucchero Fornaciari, che a me piace, e basta ai miei gusti musicali, ed è adatto ai tempi odierni, elogiato e approvato da numerosi vescovi e cardinali e presente in tutti i paesi del mondo e comunque il Cammino si giudica solo dopo averne fatto esperienza diretta per almeno trent'anni..."

Le chiassose e imbarazanti liturgie del Cammino, parolaie fino all'eccesso, con quei tristi e brutti canti cupi e calanti grattugiati sulle chitarrelle alla maniera del fondatore Kiko, con le icone dipinte da Kiko, con le suppellettili sacre designed by Kiko, sono ottimamente descritte da quelle parole dell'allora cardinal Ratzinger: si tenta di rendere la religione "interessante"... con l'aiuto della stupidità!

Tanti cari fratelli neocatecumenali sono convinti (spesso persino in buona fede) che basti qualche "approvazione" della gerarchia (magari auto-fabbricata e all'insaputa del Papa) per azzittire chi fa notare le loro brutture.

Abituati alle brutture (liturgiche, dottrinali, pittoriche, musicali, eccetera) dei due "iniziatori", detestano anche solo sentir parlare della "bellezza che salverà il mondo". Temono di scoprire di aver portato avanti, per decenni, i frutti della propria superbia e quella dei due "iniziatori", a cominciare dalle pagliacciate liturgiche. Hanno il terrore di accorgersi che il Cammino ha preteso di essere "adatto ai tempi odierni" esasperando la devastazione liturgica e sostenendosi sulle menzogne e sulla stupidità. Hanno il terrore nero di capire che le liturgie del Cammino non sono affatto "dono dello Spirito", gli insegnamenti del Cammino non sono per niente "dono dello Spirito", la continua e incessante disubbidienza al Papa non è assolutamente "dono dello Spirito", il kikismo-carmenismo non è per nulla "dono dello Spirito".

lunedì 4 marzo 2013

Seminari "Redemptoris Mater": tra leggende e realtà

Seminaristi R.M.
A dispetto del loro altisonante nome, i seminari "Redemptoris Mater" sono i seminari creati dal Cammino Neocatecumenale per fabbricare un clero a immagine e somiglianza di Kiko e disposto ad andare dove Kiko comanda.

Vengono generalmente indicati come "seminari internazionali diocesani missionari", nel senso che un "presbìtero" da lì uscito, resta per qualche annetto in servizio nella diocesi in cui è stato ordinato per poi prendere il volo, in missione per conto di Kiko (scagli la prima pietra qualunque "presbìtero" neocatecumenale uscito dai seminari R.M. e rimasto veramente al servizio della diocesi e del vescovo).

Inutile precisare che a quei seminari possono accedere solo fedelissimi del Cammino Neocatecumenale, e che vi è in vigore esclusivamente la spiritualità creata dai due fondatori del Cammino, Kiko Argüello e Carmen Hernàndez.

Con l'aggettivo "internazionali" si sottintende che il rifornimento di "vocazioni" neocatecumenali può avvenire da qualsiasi comunità del Cammino nel mondo, con risultati spesso tragicomici a causa delle difficoltà di ambientamento (culture diverse, abitudini alimentari diverse, ecc.) ed a causa dei sortilegi (nel Cammino non contano attitudini e capacità, ma si pretende di interpretare la volontà di Dio estraendo a sorte, un gioco d'azzardo che a tanti sfortunati ha rovinato la vita).

Spiritualità kikiana:
autoritratti dell'Iniziatore
Queste cose non le dicono né le enciclopedie on-line (accuratamente "ripulite" dai facinorosi neocatecumenali) né i siti web cattolici (che temendo di essere accusati di portare "divisione", si attengono alle notizie "ufficiali", cioè solo quelle ammannite dalla propaganda kikiana), tanto meno quelli ufficiali (dove è importante far bella figura coi vescovi allo scopo di farsi ordinare i preti kikiani).

Tra non molto tempo sentirete i neocatecumenali trionfanti vantare l'apertura del centesimo seminario kikiano R.M.: molti vescovi, per "oliatura" o per timore di rappresaglie, concedono il benestare per l'apertura di un seminario R.M. nella propria diocesi, magari proprio nel momento in cui sentono imminente un trasferimento o una promozione, lasciando la penosa e imbarazzante eredità ai loro successori. Chi si illudesse che un vescovo possa riuscire a chiudere un seminario R.M. incistato nella propria diocesi può per esempio chiedere delucidazioni alla conferenza episcopale giapponese, che ha dovuto lottare per vent'anni contro le disubbidienze, l'arroganza e le ipocrisie dei neocatecumenali e dei loro "potenti appoggi" (ed alla fine il seminario kikiano di Takamatsu non è stato chiuso ma solo trasferito a Roma).

Anche se lo minimizzano, i preti neocatecumenali considerano il kikismo-carmenismo il centro esatto della loro spiritualità e della loro ubbidienza, perfino in caso di problemi con la gerarchia ecclesiale. Per esempio, nel caso giapponese abbiamo visto come i preti usciti dai seminari R.M., per "dialogare" col vescovo a cui in teoria devono totale ubbidienza, hanno preteso un intermediario neocatecumenale. Per questo l'esistenza di un seminario R.M. in una diocesi è da considerare un feudo kikiano sostanzialmente separato e autonomo rispetto alla vita della Chiesa (ma chi conosce il Cammino avrà già sperimentato di persona i nefasti effetti di una simile mentalità: da un lato i kikos gridano "la Chiesa ci approva", dall'altro agiscono tenendo conto solo delle esigenze del Cammino, anche quando queste fossero totalmente in conflitto con parroci e vescovi, anche quando il Papa prende «decisioni» contro il Cammino).

Un seminario R.M.:
mensa ipertrofica iper-infiorata,
pagnottone, icone kikiane...
"Cento seminari"? Se l'ordinario del luogo sa di un appartamento in cui ci sono due seminaristi e un presbìtero che fanno vita comune, allora la propaganda già potrebbe parlare di "seminario", per cui non c'è troppo da meravigliarsi dei "cento seminari" kikiani, specialmente alla luce del fatto che Kiko spara sempre numeroni grossissimi, giganteschi, sempre cifre tonde esorbitanti, lontanissime dalla realtà, ma che vengono prese per oro colato da chi non ha l'onestà intellettuale di verificarle.

L'esistenza di tali seminari R.M. dipende esclusivamente dalla volontà accentratrice dei fondatori del Cammino. Come ormai tutti sanno, nel Cammino sono i cosiddetti "catechisti" laici a vagliare le vocazioni (spesso fino a stabilire chi deve esibirsi nella cerimonia delle "alzate" quando Kiko fa la sua "chiamata vocazionale"), e l'ultima parola su tali "vocazioni" sacerdotali e religiose spetta naturalmente a Kiko. Se un vescovo provasse a rifiutarsi di ordinare i prescelti di Kiko, allora li si trasferisce astutamente "in missione" in qualche posto dove c'è un vescovo più malleabile (oltre che ovviamente le comunità del Cammino). Quando un presbitero R.M. combina pasticci, lo si trasferisce "in missione" da un giorno all'altro, magari spacciandolo per coraggioso martire missionario (solo perché viene spedito a servire altrove le comunità neocatecumenali). Inutilmente Giovanni Paolo II ammoniva i seminaristi kikiani dicendo: «la vostra destinazione compete al vescovo»... È infinitamente comodo, per gli "iniziatori" del Cammino, avere una rete di seminari in cui allevare le proprie "vocazioni", con tempi e modi molto molto elastici e con la scusa della missione (in missione per conto di Kiko, s'intende) quando diventasse opportuno spostare qualcuno.

Ho scritto "vocazioni" tra virgolette perché chiunque abbia avuto a che fare coi neocatecumenali sa che per loro contano più le esigenze del Cammino che quelle della Chiesa (questa faccenda viene mascherata dalle bugiarde parole «al servizio dei vescovi»: come se i vescovi venissero davvero rispettati senza ipocrisie e ubbiditi quando decidono qualcosa di poco gradito al Cammino...) Infatti, quando Kiko chiama, non c'è vescovo che tenga, non c'è Papa che possa impedire. Quando un cosiddetto "catechista" neocatecumenale comanda, un prete neocatecumenale non può che ubbidire. Se un prete kikiano non ha l'opportunità di potersi dedicare a tempo pieno al Cammino, allora sfrutterà l'occasione per diffondere il Cammino nelle parrocchie che in teoria era chiamato a servire (la brutale "neocatecumenalizzazione" di tante parrocchie, anche le più restie a far allignare il Cammino, comincia spesso con una notizia come: "un nuovo parroco appena mandato qui"...).

Seminario R.M. in Perù:
il dipinto kikiano incombe
La formazione di presbìteri kikiani al di fuori delle strutture diocesane e religiose ha come principale caratteristica il non far conoscere altro che il Cammino: mentre in un qualsiasi seminario della Chiesa Cattolica si è soggetti alle scelte della comunità dei formatori e dei vescovi (e in qualche modo si hanno gli occhi aperti sulla vita diocesana, religiosa, sui movimenti, su diverse spiritualità, eccetera), nei seminari R.M. vige solo la liturgia carmeniana-kikiana, vige solo la spiritualità kikiana-carmeniana, vigono solo le canzonette di Kiko, le icone di Kiko, le suppellettili di Kiko, lo stile di Kiko, il pessimismo cupo di Carmen e Kiko... Tranne naturalmente quando viene ricevuto in visita qualche ecclesiastico poco "morbido" verso il Cammino (chiunque abbia a che fare col Cammino sa bene quanto siano bravi a fare buon viso a cattivo gioco e a fingere normalità quando è necessario: il che, nel mondo normale, viene definito "ipocrisia").

Anche nel caso in cui i seminaristi kikiani vengano mandati nelle facoltà pontificie per lo studio della teologia, resta comunque il fatto che la vita comune nei R.M. è tutta improntata allo stile del Cammino e allo scopo di servire il Cammino. Inutile dunque superare gli esami di storia della Chiesa, se poi ogni giorno ai seminaristi kikiani si insegna che da Costantino al Vaticano II la Chiesa è tutta buio, paganesimo e arretratezza; inutile superare gli esami sui sacramenti e l'Eucarestia, se poi ogni giorno ai seminaristi kikiani si insegnano le bizzarrie di Carmen; inutile superare gli esami di Sacre Scritture se poi ogni giorno si prega davanti all'icona kikiana che rappresenta Giuda Iscariota insieme agli Apostoli e a Cristo Risorto, inutile trasmettere la fede in Cristo Risorto, se poi nelle loro cappelle si prega davanti a "tabernacoli a due piazze" col Libro messo a pari dignità del Sacramento...

Ho messo "vocazioni" tra virgolette anche perché vengono programmate, spesso persino in buona fede, dai cosiddetti "catechisti" (che anche nei rari casi in cui non siano profondamente ignoranti di teologia e di catechismo, restano comunque laici, cioè inadatti a vagliare vocazioni sacerdotali e religiose). Mi viene in mente, tanto per esempio, un caso che è abbastanza frequente nel Cammino: un figlio di cosiddetti "catechisti" che fin dalla fanciullezza avevano previsto da far entrare in seminario e che oggi è "presbìtero". E che non accusa alcun rigetto (cioè non ha la sindrome della "monaca di Monza") solo a causa della propria ignoranza e stupidità (coloro che manifestano un po' di libertà di scelta o un po' di intelligenza, vengono presto tacciati di essere "giuda", "satana", "faraoni" e quant'altro e allontanati dal Cammino - a meno che non lo abbiano abbandonato nel frattempo). Posso parlarne con ragionevole certezza perché ne conosco personalmente più di un caso.

Spiritualità neocatecumenale:
il santino di san Kiko
Mentre è vero che anche gli altri movimenti ecclesiali tendono a "favorire" le proprie vocazioni al servizio del proprio movimento, è anche vero che il problema principale del Cammino è di ordine liturgico e dottrinale, per cui i preti neocatecumenali, in obbedienza a Kiko e Carmen, portano avanti una liturgia e un insegnamento (e di conseguenza un atteggiamento nei confronti della Chiesa, dei sacramenti, del Vescovo, dei non-neocatecumenali, dei soldi, eccetera) fondati proprio sugli errori liturgici e dottrinali su cui si fonda il Cammino.

Per molti anni Kiko ha pilotato le "vocazioni" nei seminari e nelle congregazioni religiose soltanto allo scopo di diffondervi il neocatecumenalismo dall'interno, sapendo bene che se riesce ad infilare una discreta percentuale di propri seguaci in una casa religiosa o seminario, in pochi anni lo conquisterà.

Tale strategia di Kiko è ben fondata: immaginate cosa può essere una casa di formazione dove almeno il 30-50% dei formandi proviene dal Cammino, immaginate una comunità religiosa in cui 2-3 consacrati sono del Cammino; in breve tempo, secondo voi, tanto per esempio, quali cupi canti verranno grattugiati sulle chitarrelle durante le liturgie? che assetto prenderà la lectio divina? come verrà considerata la storia della Chiesa da dopo Costantino a prima del Concilio Vaticano II ? (la strategia non è infallibile: per esempio, abbiamo notizia di un caso in cui il take-over non è riuscito: non ce l'hanno fatta a neocatecumenalizzare gli Scolopi della provincia di Valencia).

Il kikismo si auto-celebra
durante una festa patronale
Le cose però hanno funzionato maluccio ogni volta in cui i formatori dei seminari e delle case religiose si accorgevano che i neocatecumenali avevano come riferimento ultimo non il direttore spirituale, non i superiori o il vescovo, ma solo Kiko e Carmen e solo il cosiddetto "catechista" neocatecumenale di riferimento; ed avevano come obiettivo finale non la comunità religiosa o diocesana in cui erano stati accolti, ma la comunità neocatecumenale da cui erano partiti o a cui erano stati assegnati dalla gerarchia del Cammino.

Per questo, indipendentemente dalla serietà degli istituti di formazione, persino di fronte ad una eventuale affinità ideologica (cioè anche di fronte a formatori di seminario che amano sfasciare la liturgia e banalizzare l'insegnamento della Chiesa), le "vocazioni" neocatecumenali finivano per essere respinte. Giustamente respinte: a che serve "formare" in diocesi (o in convento) uno che in realtà si lascia formare solo ed esclusivamente dai laici della gerarchia del Cammino? Inoltre c'è il fatto che non sono moltissimi quelli in grado di affrontare interi anni di formazione fingendo (fino al momento del sacerdozio) di non essere troppo kikiani. Per questo era inevitabile che prima o poi Kiko e Carmen finissero per progettare i propri seminari: per loro liturgie e dottrine del Cammino sono più importanti della liturgia della Chiesa e dell'insegnamento della Chiesa. Seminari in cui formare comodamente il proprio clero, strutture dove restino perfettamente in vigore l'influenza dei cosiddetti "catechisti" e la dipendenza con la propria comunità neocatecumenale di provenienza, dove vengano applicati i "nuovi significati della liturgia" inventati da Kiko e Carmen, dove tutto sia in funzione del Cammino.

Non molto tempo fa ho ascoltato più volte con queste mie stesse orecchie un un seminarista neocatecumenale (non dei seminari R.M. ma diocesano) che gioiva per essere riuscito a liberarsi un altro sabato sera in modo da partecipare alla liturgia kika piuttosto che a quella della parrocchia. Evidentemente il suo orizzonte spirituale era solo la liturgia degli strafalcioni che Benedetto XVI ha esplicitamente condannato. Non gradiva la Chiesa alla quale ufficialmente aveva chiesto di essere formato: voleva solo la liturgia del Cammino.

Grottesche icone kikiane su cui
pregano i fedelissimi di Kiko
Kiko e Carmen hanno architettato a lungo la fabbricazione di un clero totalmente neocatecumenalizzato e che si trovi a proprio agio solo nel celebrare i divini misteri kikiani-carmeniani.

A dare loro l'opportunità decisiva fu l'ambiguo cardinal vicario di Roma Ugo Poletti (1914-1997), che approvò il primo seminario R.M. a Roma con decreto del 14 febbraio 1988, con un periodo di "experimentum" di soli tre anni.

Poletti avrebbe poco dopo lasciato il proprio incarico per raggiunti limiti di età a gennaio 1991. Per cui, infischiandosene del limite dei tre anni che lui stesso aveva posto, il 1° ottobre 1990 firmò "concluso" il periodo ad "experimentum" del Seminario R.M., in modo che il suo successore non potesse "bocciarlo".

Una delle favole messe in giro dai neocatecumenali è che Giovanni Paolo II avrebbe "chiesto" a Kiko, nel 1986, di inventare i seminari kikiani R.M.: purtroppo sappiamo bene quante volte Kiko ha spacciato una propria idea come se fosse l'ubbidire ad una richiesta di qualche Papa e - ancor più spesso - di Nostro Signore.

Gennarini e Argüello
Nella pagina di Cathopedia sui seminari R.M. si legge che l'Osservatore Romano "registrò l'evento come la rinascita bla bla bla", senza precisare che l'articolo dell'Osservatore (del 28 aprile 1998, pag. 6) era firmato dall'ineffabile Gennarini, luogotenente di Kiko e noto autore di gigantesche panzane come ad esempio l'aver affermato che la "lettera di Arinze" anziché proibire, "accettava" le variazioni liturgiche del Cammino.

Nei seminari R.M. si celebra solo la liturgia kikiana-carmeniana, si cantano solo le canzonette di Kiko, si vive esclusivamente il kikismo-carmenismo. Da qualche anno a questa parte, i siti web di tali seminari hanno fatto sparire dalle loro gallerie fotografiche delle celebrazioni liturgiche tutte le foto che riguardano il momento della comunione (ossia le foto delle più plateali disubbidienze liturgiche, a tutt'oggi perpetrate, poiché Kiko così comanda).

Coloro che non conoscono i seminari neocatecumenali "Redemptoris Mater" potrebbero meravigliarsi su come mai il Cammino sia riuscito ad erigerli con tanto successo (nel 1988 il Cammino era assai più piccolo rispetto ad oggi).

In realtà, il successo del Cammino Neocatecumenale fin dai suoi inizi è stato sempre proporzionale all'ondata di confusione cominciata nella Chiesa mezzo secolo fa, quella confusione per cui in nome di un imprecisato "rinnovamento", si procedeva allo smantellamento di tutto, compresa la liturgia, compresa la formazione nei seminari, commettendo l'errore diametralmente opposto a quello che si intendeva correggere. Così, per combattere l'infondata idea di una liturgia "ingessata", si è propugnata una liturgia-spettacolino, mentre per combattere l'infondata idea di seminario "ingessato", si è propugnata una formazione sacerdotale moderna fino all'anarchia (i rivoluzionari di ogni epoca hanno sempre tutti commesso l'errore di gettare l'acqua sporca con tutto il bambino).

La "yeshivà" con la "bimah"
in un seminario R.M.
In tutto questo il Cammino si è trovato perfettamente a suo agio poiché i suoi fondatori proponevano una nuova liturgia con nuovi significati (diversissima persino dalle più alte esagerazioni della Messa post-conciliare: per esempio i balletti-girotondi, la "comunione seduti", eccetera), significati a cui corrispondono nuove dottrine che sono state ripetutamente dimostrate sbagliate fin dai primi anni Ottanta (e Kiko stesso ammise, in una convivenza a Porto San Giorgio del 1999, che le cosiddette "catechesi" contenevano «espressioni imprecise o non proprio ortodosse»).

Tutto questo "nuovismo" è in realtà fatto o di strafalcioni e bizzarrie inventate al momento (e spacciate per "ispirate" dallo Spirito), oppure la ripresa di vecchie eresie.

Nei seminari italiani c'è stata una sostanziale anarchia per circa vent'anni che è scemata solo nei primissimi anni Ottanta (infine culminata nella istituzionalizzazione delle proprie pazzie, come la "comunione sulla mano"), quando cioè ha cominciato a perdere mordente l'ultima ondata "sessantottina". Per cui a poco a poco i kikos in seminario e in convento o rinunciavano a qualcosa del kikismo-carmenismo (impossibile!), oppure venivano mandati via. Ed in quegli anni - guarda che fortuna! - il Cammino, che ancora non aveva neppure uno Statuto, neppure uno straccio di riconoscimento, riesce ad inventarsi i propri seminari dove insegnare alle proprie "vocazioni" esclusivamente la liturgia personalizzata di Kiko per essere mandati in "missione" per conto di Kiko.

Seminario R.M. abbellito da
uno dei tanti sgorbi di Kiko
Riflettete un po' su quanto inutile sia stata l'istituzione dei seminari R.M. ad eccezione dell'utilità e comodità per il Cammino... Infatti i seminari diocesani italiani accettano vocazioni da tutti i movimenti e l'istituzione del Fidei Donum permette alle diocesi di inviare in missione anche a tempo determinato sacerdoti diocesani. Esistono inoltre società di vita apostolica e fraternità sacerdotali di missionari che formano sacerdoti disposti a servire le diocesi. Dunque era inutile creare dei seminari R.M.: l'unica caratteristica per tenere in piedi i seminari R.M. è quella di formare preti al kikismo-carmenismo, accogliendovi i neocatecumenali che nei normali seminari della Chiesa cattolica (diocesani, religiosi, missionari) verrebbero respinti perché eccessivamente legati (disciplinarmente, liturgicamente e dottrinalmente) al Cammino. Gli ex seminaristi kikiani, per vergogna, per timore di rappresaglie o nella segreta speranza di riciclarsi altrove, evitano di portare alla luce le magagne dei seminari R.M.

sabato 2 marzo 2013

Menzogne nella raccolta offerte

Il problema centrale del Cammino è di natura liturgica e dottrinale.

Ma - come prima o poi chiunque riesce a verificare di persona - una fede che non sia ben poggiata conduce inevitabilmente a strane bizzarrie nella vita personale e comunitaria, per esempio nel rapporto coi soldi (e soprattutto con i "soldi altrui" e con la necessità di mentire per poter portare avanti un'iniziativa immobiliare).


Ecco qui sotto una serie di testimonianze che ci sono giunte in questi giorni.


Una sera vengono i super catechisti e chiedono un'offerta per gli itineranti: quindi viene messo il sacchetto, canti, offerte, e.... dopo una settimana tornano chiedendo altri soldi perche' le prime non erano state sufficienti,quindi nuovi canti nuovo sacchetto,nuove offerte.

Dopo un mesetto, parlando con altri catechisti della mia citta' ma di parrocchie diverse, venni a sapere che i soldi delle due offerte non erano serviti per gli itineranti (per me cosa giusta e meritevole) ma per l'acquisto di un immobile a Roma per un valore di un miliardo e mezzo di lire nei lontani primi anni ottanta.

Davanti a questo scandalo,durante una preparazione delle catechesi con la mia equipe, mi sentii in dovere di informarli di questa "bestemmia".

Risultato:

nella preparazione della catechesi seguente che veniva fatta in casa di uno ''pseudo'' ''fratello'' passo' per caso (cosi' disse lui) un nostro catechista.

Fui invitato da questo catechista a seguirlo in una stanza dell'appartamento e qui' non vi dico che successe.

Il candido agnello si trasformo' (sottolineo trasformo') in una belva feroce, con gli occhi pieni di odio nei miei confronti, e ''gratuitamente'' (termine da loro molto usato) mi riempi' di insulti cercando di fiaccare la mia personalita' (credendo forse che mi avevano gia' indebolito interiormente e che ero gia' alla loro merce' come tanti miei ''fratelli'' che allo schiocco delle loro dita si prostravano a loro e non al nostro Dio).

Mi disse che io in quel momento di catechesi non annunciavo Gesu' Cristo ma bensi'il demonio.(forse perche' li avevo traditi?)..............

Secondo lui l'immobile acquistato a Roma non diventava una proprieta' del Cammino ma sarebbe stato donato al Papa.

A voi osservatori del Cammino vi risulta che siano stati donati degli immobili al Santo Padre?
e poi che ci fa il Papa con un palazzo ?

La cosa che mi ha fatto male di questa storia non e' il comportamento distorto del mio "catechista" nei miei confronti ma il tradimento dei miei fratelli che quel giorno mi tesero la trappola. Credete veramente che il mio catechista passasse lì per caso???????????????

Io cercavo di aprire loro gli occhi ma...ancora oggi preferiscono vivere nella cecita' loro indotta.

Dopo questa esperienza e tante altre negative sono uscito dal cammino (con tante difficolta'ed amarezze).

Progetto kikiano: la "Domus Jetsons" a Gerusalemme
Oggi sono libero
Dio ci fa' liberi
Dio ci ama cosi' come siamo.

Se negli anni ottanta con due sole raccolte fondi sono riusciti a raggranellare un miliardo e mezzo di lire oggi a livello mondiale quanto raccolgono?????????????????????????

Meditate, gente, meditate!

p.s.: quest'estate ho saputo che stanno raccogliendo fondi per la costruzione di un palazzo a Gerusalemme, per il Papa, ma il Papa che ci fa con tutti sti' palazzi??


Voglio precisare che i fatti accaduti e da me raccontati risalgono agli anni 1982/83 massimo 84 (ci sono voluti quasi 10 anni per cancellare dalla mia mente queste terribili esperienze e ce ne furono tante altre che mi fiaccarono e indebolirono,tanto da diventare cateco-dipendente alias Kikodipendente,........ pensate 10 anni della mia vita ''gettati'' per ritrovare la mia identità per non uscirne pazzo dico PAZZO quindi non ricordo bene ma penso 1982/83).
Penso che quell'immobile non sia un seminario R.M.


Nei primi anni 80 non si parlava affatto di seminario R.M.(Visto che se Kiko avesse accusato mal di pancia, il giorno dopo tutta Italia ne sarebbe stata al corrente) sarei stato sicuramente informato di questo progetto, si parlava di palazzo e non di R.M.e poi, figuratevi se il mio catechista non avesse usato questa arma del R.M. per fiaccarmi ancor di più facendomi sentire un fallito,un verme ecc ecc per quelle mie accuse.

Voglio ricordarti che in diverse convivenze dei cantori di quegli anni a Roma con Kiko (io ne sono testimone) ai giovani che si alzavano per entrare in seminario Kiko diceva che: ''Se nella tua parrocchia ci sono i Cappuccini, tu devi entrare nell'ordine dei Cappuccini, se nella tua parrocchia ci sono i Passionisti tu devi entrare nell'ordine dei Passionisti, ci sono Domenicani? Nei Domenicani in mondo che tutto il mondo veda i frutti del cammino'' Tutto questo per anni e, veniva ripetuto anche nelle convivenze regionali dall'equipe regionale.

Oggi che cosa è successo? Perchè i giovani non vengono più aiutati, orientati in questo modo?

Questo per me era cosa buona, ma tutto quanto cadde quando alcuni miei amici (ancora nel cammino) vennero a chiedermi un piccolo contributo per il seminario R.M. della mia regione, (ero fuori già da decenni). Rimasi allibito di questa scelta settaria del R.M. vista la decantata fraternità del cammino tanto proclamata da Kiko e ricordando loro quanto detto sopra dal loro fondatore chiesi se per caso Kiko fosse uscito di senno.
Mi risposero (senza risposta) con il loro solito sorriso sottomesso e mieloso.

Cari neocatecumeni visto che avete trovato la giusta ''chiave'' per sopperire alla crisi vocazionale che attanaglia questo mondo, siamo in tanti a chiedervi che i vostri giovani tornino a riempire i seminari diocesani e ordini religiosi perché ''il mondo veda'', questi frutti sono di tutta la Chiesa e non ad uso e consumo del vostro cammino, se parli con loro si sentono diversi di serie A non in comunione con i diocesani e viceversa, perchè creare altri muri?

Sapete dirmi perchè Kiko ha cambiato orientamento creando i R.M.? non ci si sentiva tutti più Chiesa con gli orientamenti di prima? qualcuno mi risponda, grazie.

...Ho preso visione del progetto Domus Gerusalemme sono allibito.
Con tutti quei soldi quanti fratelli aiuteremmo?

giovedì 28 febbraio 2013

Sono contenti di esserselo tolto dai piedi

Con la giornata di oggi termina purtroppo il pontificato di Benedetto XVI.

Uno dei caratteri che hanno maggiormente segnato il suo pontificato è stato quello dell'attenzione alla liturgia. Il suo motu proprio Summorum Pontificum ha spazzato via il più colossale equivoco postconciliare. Benedetto XVI evidentemente sa molto meglio di noi che la Messa non è una messinscena, che la liturgia non è uno spettacolino autogestito.

Nel 1983, mentre papa Giovanni Paolo II comandava ai neocatecumenali di seguire fedelmente i libri liturgici, il futuro papa Benedetto XVI confidava a Vittorio Messori (in "Rapporto sulla fede") che gran parte della crisi della Chiesa del nostro tempo è dovuta al crollo della liturgia.

Nel 2005, pochi mesi dopo l'ascesa al soglio pontificio, papa Benedetto XVI imponeva al Cammino Neocatecumenale di seguire i libri liturgici di tutta la Chiesa, «senza aggiunte né omissioni». Ed oltre a farlo mettere per iscritto al Tripode neocat da parte della Congregazione per il Culto Divino, lo comunicò personalmente ai neocatecumenali: «Sono certo che queste norme, che riprendono quanto è previsto nei libri liturgici approvati dalla Chiesa, saranno da voi attentamente osservate».

Benedetto XVI ripetutamente tornerà sull'argomento, fino al 2012.
Inutilmente.
I seguaci di Kiko, infatti, hanno sempre disubbidito a Benedetto XVI.

Nella conferenza stampa di giugno 2008 per la presentazione degli Statuti del Cammino, il signor Kiko Argüello gridò ai giornalisti che le decisioni di Benedetto XVI sulla liturgia neocatecumenale sono «una catastrofe! siamo perduti! qui finisce tutto!»

Allo stesso modo Kiko, dopo aver testimoniato che Benedetto XVI voleva la pubblicazione del "Direttorio catechetico" neocatecumenale, ha poco tempo dopo aggiunto che «sarebbe un male pubblicarlo».

Sì, è stato proprio Kiko in persona ad aver pubblicamente testimoniato che le decisioni di Benedetto XVI sono un "male" per il Cammino: "catastrofe! siamo persi! qui finisce tutto!"

Per Kiko e i suoi seguaci l'abdicazione di Benedetto XVI è stata una vera festa, è stato togliersi ben più che un sassolino dalla scarpa, anzi, ben più che un'intera catasta di pietre. Ecco: il Papa "faraone" che ha osato criticare le liturgie inventate da Carmen e Kiko: ma come s'è permesso?

Ma con la loro solita ipocrisia, andranno invece dicendo: il Papa ci approva! noi amiamo il Papa! il Papa precedente ci ha approvato! il Papa futuro ci approva già! il Papa ci loda! tutti i Papi ci lodano! ci devono assolutamente lodare! Le nostre liturgie sono approvate! Eccetera eccetera.

E così, a poco a poco, tanti fratelli delle comunità del Cammino cominciano a rendersi conto che la spiritualità neocatecumenale ha bisogno di menzogne ed ipocrisie per essere promossa e difesa, ha bisogno di disubbidire al Papa per poter andare avanti.

lunedì 25 febbraio 2013

Testimonianze sull'ossessione per Mammona

Il kerigma...
...ai "poveri"?
Lino ci fa notare come l'ossessione per i soldi da parte di Kiko Argüello e Carmen Hernàndez sia documentata fin dagli "Orientamenti" di oltre quarant'anni fa, fin da quando hanno fondato il Cammino Neocatecumenale:
Ti fornisco un dato di analisi testuale impressionante. Negli ORIENTAMENTI ALLE ÉQUIPES DI CATECHISTI Vol. 2: Convivenza: PRIMO SCRUTINIO" ci sono le seguenti ricorrenze:
  • Il vocabolo "denaro" compare 122 volte.
  • Il vocabolo "beni" 84 volte
  • il vocabolo "ricchezza" (per lo più materiale) 79 volte.
  • Il vocabolo "soldi" 22 volte.
Fermandosi soltanto a questi quattro sinonimi, abbiamo circa trecento ricorrenze in 158 pagine!

Certo che c'è una sorta di "atteggiamento magico" nei confronti della decima e di timore per Mammona: con simili martellamenti come potrebbe un povero catechizzando comportarsi diversamente?

Testimonianza a firma "don X":
Il testo rispecchia perfettamente la realtà delle comunità. Se come prete, a volte succede, parlando dei problemi delle famiglie consiglio a qualcuno di non fare l'offerta (decima, sinfonia, o altre stranezze) questo provoca in alcuni un grande scandalo, ma non è possibile che i figli vengano privati dell'indispensabile perché i catechisti hanno chiesto l'ennesima colletta. A volte non è facile farsi comprendere, ma sono convinto che la vera libertà nel rapporto con il denaro è quella di utilizzarlo per il bene.

Testimonianza da "Aldo":
se in una famiglia di 4 persone... dove lavora solo il padre c'è uno stipendio di 1.500,00 euro... questo fratello "deve" versare 150,00 euro....attenzione non 149,00 o 151,00.. che spesso in una famiglia così composta, corrisponde ad una bolletta da pagare.. c'è una sorta di "attegiamento magico" nei confronti della decima.. perchè "il Signore provvede".. salvo poi comprendere che è il "responsabile che provvede".. il tutto serve a: accrescere la dipendenza gli uni dagli altri; a far venire sensi di colpa se non "dai la decima";

dal secondo passaggio in poi.... la domanda che ti verrà "sempre" posta... (scrutini, incontri, passaggi...etc.etc.) è:..."stai dando la decima"???

poi tutto il resto... "fratello se non stai dando la decima...come vuoi che il Signore risolva i tuoi problemi"??

Testimonianza di "quello dei 15€":
«Kiko non sarebbe d'accordo...»
Il problema che soffro è quando vengono tirati i soldi in ballo e questo succede spesso. In Comunità vengono fatte frequenti raccolte per le più disparate necessità (bisogni degli itineranti, bisogni della Comunità, bisogni dei nostri seminari, contributo per la carità dei Responsabili, contributo per il sostegno al Parroco,etc.) e io non sempre mi trovo nelle condizioni di potere (o volere) dare il mio contributo. Succede quindi che quando passo davanti al sacco ignorandolo, i Responsabili mi danno poi delle occhiatacce e via con una serie di allusioni alle convivenze....

Io non me la sento di fare come alcuni fratelli che, in fondo, la pensano forse come me: far finta di mettere l'offerta nel sacco infilandoci magari solo 2€ e andarsi a confessare il giorno dopo per aver mentito dicendo di averci messo 20volte tanto...

Ecco, tutta questa attenzione al denaro mi pesa...è mai possibile che la mia conversione debba passare per le offerte fatte davanti a tutti?????

La decima DEVE essere versata. Punto.
Non si discute, diversamente: non sei una brava persona, sei attaccato a Mammona, non sei convertito, non vuoi bene ai fratelli che hanno bisogno, non ti affidi, non permetti al Signore di agire nella tua vita, non ti fidi dei tuoi Catechisti, contesti i Responsabili, non fai il Cammino oppure lo vuoi fare a modo tuo, Kiko non sarebbe d'accordo, il Signore ti ama e tu lo ripaghi così....questo ti viene detto.

Sarà tutto vero, sarò IO sbagliato, sarò IO in braccio al Demonio, però....non sono d'accordo con tutto questo.

Scusate lo sfogo!

Testimonianza di "DG":
A me sembra che quelli che dicono che non sono attaccati al dio denaro (finalmente liberti da mammona!!) sono quelli che "tendono la mano" tutti i santi mesi e che non fanno la decima o la fanno per "per modo di dire" (l'esempio dei 2 euro ci sta tutto).
E questo lo dico perchè in 25 anni di cammino, contando anche le varie fusioni e i cambiamenti di comunità, ho visto che chi accusava gli altri di essere "attaccati a mammona" era poi quello che viveva con l'aiuto dei soldi della comunità.
Di queste persone e lo dico per esperienza, ce ne sono in ogni comunità ma vengono fuori solamente dopo anni di cammino

Faccio un esempio lampante: nella mia prima comunità c'era una persona che teneva molto ad avere una bella automobile, fin qui nulla di grave ognuno ha i suoi 'idoli', pero' questa persona (sposata e con figli) era disoccupata per almeno 8/10 mesi all'anno.
Visto che non era nemmeno tanto giovane aveva difficoltà a trovare un lavoro.
Una volta dopo una delle innumerevoli e sempre uguali risonanza/lamentela osai dire che forse la BMW poteva essere un auto costosa da manteneree nelle sue condizioni una Punto fiat (la avevo anch'io) poteva costare di meno.
Fui tacciato come una persona superba e attaccata al denaro...mah!
Forse era lui l'umile visto che chiedeva soldi ogni mese al responsabile? Personalmente non credo...
E poi perchè alle vedove non è consentito parlare della decima ai propri figli che non sono in comunità? E perchè anche la donna o l'uomo che non ha il proprio marito o la propria moglie in comuntià NON DEVE ASSOLUTAMENTE parlare della decima (e delle collette) al proprio coniuge?
La risposta è chiara: perchè avrebbero qualcosa da dire in proposito.

La questione denaro è molto sentita nelle comunità NC. All'inizio non se ne capisce la ragione ..poi si comincia a intravedere che il famoso distacco al denaro (cosa per carità giustissima) è solamente riferito al "distacco con conseguente donazione in comunità"

Qualcuno si è mai domandato perchè non si dona per esempio la decima ad un associazione di volontariato o ad una onlus o ad un centro missionario ma solo ed esclusivamente al cammino neocatecumenale?
Anche qui la risposta è semplice: senza i soldi dei "piccoli" il cammino NC non esisterebbe, non esisterebbero i seminari, ne' le famiglie in missioni né i libri di kiko, né i viaggi tantomeno la Domus galilea.

Testimonianza di "FDF":
Questo avviene anche perché lo spirito normale dello scrutinando tipo, come ben saprai, è quello della lamentela costante. Non so se è capitato anche a te, ma agli scrutini il 95% delle persone lamenta disastri, che poi magari disastri non sono. Difficile sentire uno che dica: "sono felicissimo" e che canti le cose buone che Dio fa nella propria vita. Dalla lamentela si passa quindi alle domande per capire il motivo del malessere e lo schema è sempre lo stesso: fai le lodi? fai la decima? siete aperti alla vita? eccetera eccetera. Mi sembra tutto molto sbagliato....

Testimonianza di "Peo":
Nella mia ex comunità i fratelli bisognosi,con sei, sette ed anche,qualche volta con otto,figli venivano aiutati con offerte straordinarie effettuate da tutta laq comunità.Nulla da obiettare,mi sembra giusto.Quello che non ritenevo e non ritengo giusto è il fatto di non aiutare una famiglia bisognosa con cinque figli, abitante a poche decine di metri dalla nostraChiesa,perchè non fratelli NC e quindi non nostri fratelli.Forse Nostro Signore Gesù ha fratelli e fratellastri?

Testimonianza da "Esse o Esse":
Condivido: magari la società potesse vantare simile solidarietà! La mia perplessità è che se il nucleo famigliare, dopo 'n' anni ed 'n' figli, NON PUO' più fare a meno del sostegno della Comunità, il rimanere in Cammino diventa questione di sopravvivenza; è la dipendenza di cui si parlava prima.
Però, forse, mi sfugge qualcosa.

Ancora da parte di "Aldo":
il dolore di chi e' stato oltraggiato nel cn... lo può sanare solo Cristo...non c'è "esame di coscienza" nel cn....

ricordo dopo 2 anni che ero nel cammino un fratello di comunità più avanti (aveva fatto la professione di fede) si suicidò, tagliandosi la gola.. rimasi molto colpito dall evento...la figlia era in comunità con me.. mi interrogai molto... com era stato possibile passare anni con un fratello e non accorgersi di "una tale sofferenza" arrivare a compiere un gesto così tragico..
come responsabile mi interrogai molto... ma forse fui il solo.. non sentii dire nulla.. da supercatechisti... dai suoi fratelli.. nessuno osò "mettere in discussione" la "struttura".. nessuno comprese che c era qualcosa che non funzionava... neanche io allora...

[...] so solo che stare nel cn mi è "costato" un sacco di soldi.. ed ho lascito molti "creditori" nella mia ex comunità... molti fratelli hanno preferito non ricordarsi più il mio numero di cellulare... "hanno risparmiato" un po di soldini..

Testimonianza da "Nica":
All'annuncio della quaresima 2013,è stato predicato che la decima bisogna darla,per es. chi ha la pensione di 400 euro, 40 euro sono del Signore,altrimenti le leveranno la pensione,o perderà il lavoro,in quanto il Signore non vuole che si attacchi al denaro!La tal comunità,siete 40 con pensione di 400 euro,il responsabile mi deve portare 1600 euro,...La vecchietta dice:io ho una misera pensione di 400 euro ,ricordiamo l'obolo della vedova che mette tutto quello che ha nel tesoro del tempio.Se il responsabile non sa fare ciò me lo dica ,e noi lo cambiamo...Chi non versa la decima si attacca al denaro e poi va all'inferno. E così su questo tono per commentare la tentazione di Gesù nel deserto.
Se non portate la decima ,potete aspettare ma noi non veniamo a farvi fare il passaggio,andremo altrove!Sono disgustata dopo 22 anni di CN,si predica bene ,si razzola male.

Ed ancora da parte di "FDF":
Ieri ho partecipato ad una convivenza della mia (ormai ex-) comunità. Mi sono lasciato convincere, non so perché. Forse perché ne ero l'unico cantore, e mi ha chiamato una persona a cui comunque voglio bene al di fuori di quel mondo.
Avevo deciso solo di aiutarli nelle Lodi, ma alla fine, sempre dalla stessa persona mi sono lasciato convincere a rimanere anche dopo, per il "giro d'esperienze".

Per un po', mi sembrava che andasse tutto bene, mi sono sentito a casa, nessuno mi aveva chiesto niente del mio allontanamento.
Tutto bene finché non è uscito che nella comunità non ci sono soldi, perché le decime sono magre, quasi nulle e quei pochi che la fanno si lamentavano che erano gli unici e chiamavano gli altri "attaccati ai soldi".

All'inizio non ho detto nulla, perché non mi interessava partecipare alla discussione, che ho trovato stomachevole. Poi però è uscita questa assurdità: "Marito e moglie devono fare tutti e due la decima e separatamente" al che ho sbottato e ho risposto che questa era una cretinata bella e buona perché un marito e una moglie nel Signore hanno tutto in comunione, che non esiste il mio e il tuo, ma il "Nostro" quindi se uno dà una elemosina è normale che la somma viene tolta a entrambi. Risposta: "ma scusa tu non dai un mensile a tua moglie?"
Ti lascio immaginare la bagarre che si è scatenata. Mensile? Che gli do la paghetta? Quel che guadagno appartiene a entrambi, per quale motivo la dovrei umiliare in questo modo? Se lei è carne della mia carne in virtù di un sacramento, come posso dare una paghetta mensile a me stesso? E mi sembra una sceneggiata inutile quella di dividere la decima in due per darla insieme! Risposta: No, tu fai la decima sul tutto e lei su quello che le dai per la spesa ogni mese.

Ma che è??? La ragioneria della carità? Alla mia risposta che tutto questo discorso mi sembrava una stroxxata eccezionale e che stavano facendo i conti in tasca a tutti e che non ne avevano il diritto, sono stato costretto ad andarmene.

Non si può, non si può questo ragionamento assurdo!

sabato 23 febbraio 2013

"Sei attaccato a Mammona! sei in braccio al demonio"

La premessa: «Mi arriva la telefonata del catechista: mi dice che facendo così -[comprando il libro di Kiko ma non dalle mani del "responsabile"]- starei mettendomi in braccio al demonio».


Il caso: un anonimo commentatore afferma che i neocatecumenali che ubbidiscono ciecamente ai cosiddetti "catechisti", sarebbero per ciò stesso "liberi nel rapporto coi soldi".


La risposta di DG:

All'anonimo, che tanto anonimo non credo sia ;-), posso solo dire che quelli attaccati al dio denaro sono sicuramente i NC.
Credendo di non esserlo, perchè cosi' gli viene inculcato per anni e anni, lo sono di conseguenza.

Spiego meglio: solamente nel primo passaggio c'è il cosidetto "distacco dal denaro" che viene concretizzato con un offerta (piu' o meno importante) fatta direttamente ai poveri.
Cioè da fratelloNC ai poveri senza "passaggio di denaro" di mano in mano.

Dal 2° passaggio in poi la rinuncia cioè il famoso "distacco" dal denaro(faraone) viene effettuata con donazioni importanti o meno (ma ognuna lo è secondo al possibilità del fratello NC e della sua coscienza) attraverso varie manifestazioni:
- decima mensile (ricordo il 10% di tutti gli introiti di una famiglia)
- varie collette mensili
- collette per i seminari
- per la domus
- per i viaggi dei catechisti itineranti
- per la "sinfonia" di kiko (con accompagno di musicisti & famiglia) e via discorrendo.

Tutte queste raccolte di soldi(passate come rinuncia a mammona) vengono concretizzate con un gruzzolo non indifferente che il cammino stesso riceve mensilmente e che viene gestito sia all'interno della comunità stessa che delle altre comunitàNC che ci sono in parrocchia ma anche attraverso l'associazione Sacra Famiglia di Nazaret (anche questo dare proprio questo nome la dice lunga sulla furbizia del fondatore del CNC nonchè amministratore insieme agli altri 2).

Ci si chiede allora per logica: se il cnc è cosi' attaccato ai "contributi" dei propri catechizzati per gestirli e amministrarli solamente DENTRO il cammino NC, chi è il vero attaccato al denaro?
Chi fa del proprio idolo non Cristo povero tra i poveri ma mammona?

Caro anonimo è questo quello su cui dovresti riflettere.

Poi che tu sei disoccupato in cerca di lavoro e nullatentente (o chissà) devi pero' tenere conto che a fianco a te ci sono persone che lavorano e mantengono la propria famiglia con il loro onesto lavoro.
Quindi sui soldi guadagnati con il proprio lavoro non ci si deve sputare sopra, anche se tu questi soldi non li guadagni direttamente ma vivi alle spalle di qualcuno o di qualcosa, leggasi anche CNC.

Il "sacco nero"

Ancora con questo sacco nero dove in maniera "ANONIMA" (!) ci si mette la propria offerta/decima!!

Il Cammino è nato
chiedendo soldi
Il sacco nero a volte è un copribibbia rigido, o un sacco della patena o una busta di plastica normale o persino un bel sacchetto di stoffa fatto dall'ostiaria per questo "fine".


E poi oltre il denaro puo' esserci messo dentro anche un paghero' scritto a penna dal fratello NC che in quel momento si impegna a "pagare" al responsabile una determinata somma

A volte nelle comunità piu' avanti nel cammino ci possono essere anche dei bonifici bancari che tanto ANONIMI non sono e, essendo bonifico mensile non è facile cambiarlo di volta in volta.

E' chiaro che se non hai redditi nessuno domanda nulla a nessuno ma nelle comunità formate da adulti è RARO trovare un fratello che non lavori proprio e che non abbia un benchè minimo reddito.

Poi ci si scorda di dire che la comunità quando ha dei propri fratelli partiti in missione DEVE mantenere gli stessi...mica li puo' abbandonare no?

E a volte una comunità ha piu' di una famiglia in missione.

Grazie alle offerte dei fratelli,
Kiko può fumarsi il sigaro
Togliamo questo velo di ipocrisia sul CNC e la "libertà dalla schiavitu' del denaro" a volte la provvidenza della comunità NC ha un nome e cognome e a volte piu' di uno, ma sempre gli stessi che se una volta decidono che per fatti personali (viaggi, spese in famiglia, figli che cresconno o che nascono) non sono in condizione di dare la decima come tutti i mesi, si sentiranno comunue obbligati a farlo perchè altrimenti quella famiglia in missione non avrebbe di che campare.
Chi è allora schiavo del denaro?

Non è la schiavitu' della decima e delle collette il peggiore disastro in ordine di importanza nel CNC, ma è comunque importante.

In primis pero' ci metterei la paura che si infonde piano piano nei fratelli NC durante gli anni di cammino di rimanere SOLI SE si esce dal cammino neocatecumenale o la paura di non essere piu' figli di Dio e amati dal Padre.
Questa è la vera aberrazione del cammino NC

DG


L'epilogo:
Sono quello del libro e dei 15€...

Nella mia Comunità sono abbastanza precisi e puntigliosi su questo e posso assicurarti che prendiamo di quelle ramanzine dal Responsabile e dai Catechisti che la metà basta e avanza! Ti dico anche che ad inizio Dicembre ci hanno fatto un breve "corso di economia domestica" per insegnarci "a gestire meglio il bilancio famigliare così da poter essere più generosi nel soccorrere ai bisogni della Comunità" (tra virgolette le parole usate).

E' chiaro che questo succede perchè c'è qualche fratello che "fa il furbo", ma poi tutta la Comunità ne risponde prendendosi le ramanzine di cui sopra.

Sicuramente sono IO la persona strana però, certamente perchè sono ancora schiavo del Demonio, tutto questo inizia a pesarmi. E neanche poco...

mercoledì 20 febbraio 2013

"L'arcano con il ticket"

Testimonianza ricevuta ieri:
Da noi i catechisti hanno caldamente raccomandato, per la maturazione spirituale, l'acquisto del libro.

Il responsabile si è quindi incaricato di acquistarlo per tutti al prezzo di 15€, che comprende un contributo volontario per le necessità della nostra Comunità.

Inizio ad essere perplesso.

Testimonianza ricevuta oggi:
Stamani ho chiamato il mio responsabile per la storia del libro a 15€: gli ho detto che il libro lo avrei acquistato per mio conto in libreria e poi i 5-6€ di contributo li avrei messi nel sacco alla prima occasione.....

Tempo mezza giornata e mi arriva la telefonata del catechista: mi dice che facendo così starei mettendomi in braccio al demonio, che tutto questo dimostra come io sarei attaccato a mammona invece che al Signore, che i catechisti lo fanno per noi, che nel Cammino ci insegnano solo a seguire il Vangelo e che poteva farmi un milione di esempi di persone che si sono trovate bene ad ascoltare i loro consigli.

Insomma mi ha fatto sentire in colpa talmente tanto che ho poi chiamato il mio responsabile dicendogli che prendevo il libro con la Comunità.

Sono sempre più perplesso...

Già: davvero molto bello questo contributo «volontario» estratto volontariamente dalle tasche dei nostri cari fratelli neocatecumenali.
(sottinteso: guai a chi lo ordina nelle grosse librerie on-line scontato a 8,42€)

Il libro autocelebrativo di Kiko, come testimoniato dai cosiddetti "catechisti", riguarda la «maturazione spirituale» dei fratelli delle comunità.

Un arcano del Cammino svelato dietro pagamento di un ticket. Perbacco!
Chi di voi fratelli del Cammino oserà rifiutarsi di maturare spiritualmente?
Chi tra voi rifiuterà di versare volontariamente più soldi del necessario per comprare il glorioso libro di Kiko?
Chi di voi vorrà impedire al libro di svettare nelle classifiche delle vendite?
Chi tra voi eviterà di comprare il libro dove in copertina si dice che Carmen era una «missionaria laica» anziché una ex suora missionaria espulsa per disubbidienze?

Kiko e Carmen si sono costruiti un passato "epico" di "santità", una leggenda d'oro. Non siamo noi a dirlo: ne ha scritto un testimone oculare nel 2008, di cui riportiamo qualche passo qui sotto:
«Kiko si è inventato
una biografia di
vita epica,
di santità...»
Ho conosciuto Kiko Argüello molti anni fa. In quegli anni ha vissuto nell'area di Palomeras Bajas, nelle Vallecas. Me ne parlavano come di un genio che aveva abbandonato la sua casa per andare a vivere nei baraccati tra zingari, drogati e prostitute, come lui stesso ripete continuamente. Domenica scorsa lo ha riaffermato nuovamente in un'intervista (o qualcosa del genere) sull'El País Semanal.

Il problema è che in quegli anni di cui parla Kiko, nelle Vallecas e nelle Palomeras (Altas e Bajas) non c'erano né drogati né prostitute. Coloro che vivevano nelle Vallecas erano emigranti, gente venuta dall'Andalusìa, Estremadura o Castiglia, per cercare fortuna a Madrid. Era brava gente, che si era stabilita in quelle capanne senza acqua né cibo a causa dell'umidità.

Ho vissuto nelle Palomeras Bajas, a un tiro di sasso dalle Palomeras Altas, e posso assicurarvi che non vi sono mai stati drogati o prostitute, tra l'altro per il fatto che all'epoca la droga non si era ancora diffusa nella società spagnola.

[...]

Passavano per il quartiere giovani universitari di buona famiglia, cercando motivi per ribellarsi. Giovani che andavano avanti così, che però sono sicuro avessero in mente una diversa idea delle cose della vita.

Kiko Argüello si è inventato una biografia presentando una vita epica, di sacrificio e di santità. Forse ai miei amici di allora farebbe una certa impressione, qualora leggessero le sue dichiarazioni: arrossirebbero pensando che in quel quartiere avevano all'epoca conosciuto cotanto uomo... Ma nelle parole di Kiko c'è anche un che di offensivo, di insulto a tutta quelle buone persone che avevano allevato i propri figli con fatica e con sacrificio, lavorando una vita intera per costruirsi una casa, case che a poco a poco sostituivano quelle catapecchie. Dunque, non proprio "baracche", come ha detto su El País. Non diciamo più "baracche", che è un'espressione decisamente catalana e perciò mai utilizzata per definire le abitazioni delle Palomeras.

Kiko e Carmen Hernández, la sua partner cofondatrice di tale movimento cristiano, sono ben consapevoli che non vi erano né drogati né prostitute, poiché Carmen ha vissuto in quei quartieri, si è trasferita in quello stesso ambiente, come noi, ed è sempre stata una suora moderna, o almeno così sembrava, che si impegnava tra la gente delle Palomeras. Forse a quei due, per adornare meglio il loro passato, risulta più comodo parlare di un ambiente e un clima che non ci sono mai stati e che le cose non stanno come ce le raccontano oggi.

Kiko e Carmen vissero nelle Vallecas come molti altri, un quartiere di emigranti, di lavoratori, di brava gente. Non c'erano né prostitute né drogati, per quanto a loro piaccia raccontar così per rivestirsi di un passato di santità.

Nel suo testo Contro gli eretici sant'Ireneo di Lione si meravigliava per la gran quantità di persone disposte a sborsare sempre più soldi per poter ascoltare altre fandonie dagli eretici che le turlupinavano.