A dispetto del loro altisonante nome, i
seminari "Redemptoris Mater" sono i seminari creati dal Cammino Neocatecumenale per fabbricare un clero a immagine e somiglianza di Kiko e disposto ad andare dove Kiko comanda.
Vengono generalmente indicati come "seminari internazionali
diocesani missionari", nel senso che un
"presbìtero" da lì uscito, resta per qualche annetto in servizio nella diocesi in cui è stato ordinato per poi prendere il volo, in missione per conto di Kiko (scagli la prima pietra qualunque
"presbìtero" neocatecumenale uscito dai seminari R.M. e rimasto
veramente al servizio della diocesi e del vescovo).
Inutile precisare che a quei seminari possono accedere solo fedelissimi del Cammino Neocatecumenale, e che vi è in vigore esclusivamente la spiritualità creata dai due fondatori del Cammino, Kiko Argüello e Carmen Hernàndez.
Con l'aggettivo
"internazionali" si sottintende che il rifornimento di "vocazioni" neocatecumenali può avvenire da qualsiasi comunità del Cammino nel mondo, con risultati spesso tragicomici a causa delle difficoltà di ambientamento (culture diverse, abitudini alimentari diverse, ecc.) ed a causa dei
sortilegi (nel Cammino non contano attitudini e capacità, ma si pretende di interpretare la volontà di Dio estraendo a sorte, un gioco d'azzardo che a tanti sfortunati ha rovinato la vita).
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Spiritualità kikiana:
autoritratti dell'Iniziatore |
Queste cose non le dicono né le enciclopedie
on-line (accuratamente "ripulite" dai facinorosi neocatecumenali) né i
siti web cattolici (che temendo di essere accusati di portare "divisione", si attengono alle notizie "ufficiali", cioè solo quelle ammannite dalla propaganda kikiana), tanto meno quelli
ufficiali (dove è importante far bella figura coi vescovi allo scopo di farsi ordinare i preti kikiani).
Tra non molto tempo sentirete i neocatecumenali trionfanti vantare l'apertura del
centesimo seminario kikiano R.M.: molti vescovi,
per "oliatura" o per timore di rappresaglie, concedono il benestare per l'apertura di un seminario R.M. nella propria diocesi, magari proprio nel momento in cui sentono imminente un trasferimento o una promozione, lasciando la penosa e imbarazzante eredità ai loro successori. Chi si illudesse che un vescovo possa riuscire a chiudere un seminario R.M. incistato nella propria diocesi può per esempio chiedere delucidazioni alla
conferenza episcopale giapponese, che ha dovuto lottare per
vent'anni contro le disubbidienze, l'arroganza e le ipocrisie dei neocatecumenali e dei loro "potenti appoggi" (ed alla fine il seminario kikiano di Takamatsu non è stato chiuso ma solo trasferito a Roma).
Anche se lo minimizzano, i preti neocatecumenali considerano il kikismo-carmenismo il centro esatto della loro spiritualità e della loro ubbidienza, perfino in caso di problemi con la gerarchia ecclesiale. Per esempio, nel caso giapponese abbiamo visto come i preti usciti dai seminari R.M., per
"dialogare" col vescovo a cui in teoria devono totale ubbidienza,
hanno preteso un intermediario neocatecumenale. Per questo l'esistenza di un seminario R.M. in una diocesi è da considerare un feudo kikiano sostanzialmente separato e autonomo rispetto alla vita della Chiesa (ma chi conosce il Cammino avrà già sperimentato di persona i nefasti effetti di una simile mentalità: da un lato i kikos gridano "la Chiesa ci approva", dall'altro agiscono tenendo conto solo delle esigenze del Cammino, anche quando queste fossero
totalmente in conflitto con parroci e vescovi, anche quando il Papa prende
«decisioni» contro il Cammino).
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Un seminario R.M.:
mensa ipertrofica iper-infiorata,
pagnottone, icone kikiane... |
"
Cento seminari"? Se l'ordinario del luogo sa di un appartamento in cui ci sono due seminaristi e un
presbìtero che fanno vita comune, allora la propaganda già potrebbe parlare di "seminario", per cui non c'è troppo da meravigliarsi dei "cento seminari" kikiani, specialmente alla luce del fatto che Kiko spara sempre
numeroni grossissimi, giganteschi, sempre cifre tonde esorbitanti, lontanissime dalla realtà, ma che vengono prese per oro colato da chi non ha l'onestà intellettuale di verificarle.
L'esistenza di tali seminari R.M. dipende esclusivamente dalla volontà
accentratrice dei
fondatori del Cammino. Come ormai tutti sanno,
nel Cammino sono i cosiddetti "catechisti" laici a vagliare le vocazioni (spesso fino a stabilire chi deve esibirsi nella cerimonia delle "alzate" quando
Kiko fa la sua "chiamata vocazionale"), e l'ultima parola su tali "vocazioni" sacerdotali e religiose spetta naturalmente a
Kiko. Se un vescovo provasse a rifiutarsi di ordinare i prescelti di Kiko, allora li si trasferisce astutamente "in missione" in qualche posto dove c'è un vescovo più malleabile (oltre che ovviamente le comunità del Cammino). Quando un presbitero R.M. combina pasticci, lo si trasferisce "in missione" da un giorno all'altro, magari spacciandolo per coraggioso martire missionario (solo perché viene spedito a servire altrove le comunità neocatecumenali).
Inutilmente Giovanni Paolo II ammoniva i seminaristi kikiani dicendo: «la vostra destinazione compete al vescovo»... È infinitamente comodo, per gli "iniziatori" del Cammino, avere una rete di seminari in cui allevare le proprie "vocazioni", con tempi e modi molto molto elastici e con la scusa della missione (in missione per conto di Kiko, s'intende) quando diventasse opportuno spostare qualcuno.
Ho scritto "vocazioni" tra virgolette perché chiunque abbia avuto a che fare coi neocatecumenali sa che
per loro contano più le esigenze del Cammino che quelle della Chiesa (questa faccenda viene mascherata dalle bugiarde parole
«al servizio dei vescovi»: come se i vescovi venissero davvero rispettati senza ipocrisie e ubbiditi quando decidono qualcosa di poco gradito al Cammino...) Infatti,
quando Kiko chiama, non c'è vescovo che tenga, non c'è Papa che possa impedire. Quando un cosiddetto "catechista" neocatecumenale comanda,
un prete neocatecumenale non può che ubbidire. Se un prete kikiano non ha l'opportunità di potersi dedicare a tempo pieno al Cammino, allora sfrutterà l'occasione per diffondere il Cammino nelle parrocchie che in teoria era chiamato a servire (la brutale "neocatecumenalizzazione" di tante parrocchie, anche le più restie a far allignare il Cammino, comincia spesso con una notizia come:
"un nuovo parroco appena mandato qui"...).
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Seminario R.M. in Perù: il dipinto kikiano incombe |
La formazione di presbìteri kikiani al di fuori delle strutture diocesane e religiose ha come principale caratteristica il
non far conoscere altro che il Cammino: mentre in un qualsiasi seminario della Chiesa Cattolica si è soggetti alle scelte della comunità dei formatori e dei vescovi (e in qualche modo si hanno gli occhi aperti sulla vita diocesana, religiosa, sui movimenti, su diverse spiritualità, eccetera), nei seminari R.M. vige solo la liturgia carmeniana-kikiana, vige solo la spiritualità kikiana-carmeniana, vigono solo le canzonette di Kiko, le icone di Kiko, le suppellettili di Kiko, lo stile di Kiko,
il pessimismo cupo di Carmen e Kiko... Tranne naturalmente quando viene ricevuto in visita qualche ecclesiastico poco "morbido" verso il Cammino (chiunque abbia a che fare col Cammino sa bene quanto siano
bravi a fare buon viso a cattivo gioco e a fingere normalità quando è necessario: il che, nel mondo normale, viene definito "ipocrisia").
Anche nel caso in cui i seminaristi kikiani vengano mandati nelle facoltà pontificie per lo studio della teologia, resta comunque il fatto che la vita comune nei R.M. è tutta improntata allo stile del Cammino e allo scopo di servire il Cammino. Inutile dunque superare gli esami di storia della Chiesa, se poi ogni giorno ai seminaristi kikiani si insegna che
da Costantino al Vaticano II la Chiesa è tutta buio, paganesimo e arretratezza; inutile superare gli esami sui sacramenti e l'Eucarestia, se poi ogni giorno ai seminaristi kikiani si insegnano
le bizzarrie di Carmen; inutile superare gli esami di Sacre Scritture se poi ogni giorno si prega davanti all'icona kikiana che rappresenta
Giuda Iscariota insieme agli Apostoli e a Cristo Risorto, inutile trasmettere la fede in Cristo Risorto, se poi nelle loro cappelle si prega davanti a "
tabernacoli a due piazze" col Libro messo a pari dignità del
Sacramento...
Ho messo "vocazioni" tra virgolette anche perché vengono
programmate, spesso persino in buona fede, dai cosiddetti "catechisti" (che anche nei rari casi in cui non siano profondamente
ignoranti di teologia e di catechismo, restano comunque
laici, cioè
inadatti a vagliare vocazioni
sacerdotali e religiose). Mi viene in mente, tanto per esempio, un caso che è abbastanza frequente nel Cammino: un figlio di cosiddetti "catechisti" che fin dalla fanciullezza avevano
previsto da far entrare in seminario e che oggi è
"presbìtero". E che non accusa alcun rigetto (cioè non ha la sindrome della "monaca di Monza") solo a causa della propria ignoranza e stupidità (coloro che manifestano un po' di libertà di scelta o un po' di intelligenza, vengono presto tacciati di essere "giuda", "satana", "faraoni" e quant'altro e allontanati dal Cammino - a meno che non lo abbiano abbandonato nel frattempo). Posso parlarne con ragionevole certezza perché ne conosco personalmente più di un caso.
Mentre è vero che anche gli altri movimenti ecclesiali tendono a "favorire" le proprie vocazioni al servizio del proprio movimento, è anche vero che
il problema principale del Cammino è di ordine liturgico e dottrinale, per cui i preti neocatecumenali, in obbedienza a Kiko e Carmen, portano avanti una liturgia e un insegnamento (e
di conseguenza un atteggiamento nei confronti della Chiesa, dei sacramenti, del
Vescovo, dei non-neocatecumenali, dei soldi, eccetera) fondati proprio sugli errori liturgici e dottrinali su cui si fonda il Cammino.
Per molti anni
Kiko ha pilotato le "vocazioni" nei seminari e nelle congregazioni religiose soltanto allo scopo di diffondervi il neocatecumenalismo dall'interno, sapendo bene che se riesce ad infilare una discreta percentuale di propri seguaci in una casa religiosa o seminario, in pochi anni lo conquisterà.
Tale strategia di
Kiko è ben fondata: immaginate cosa può essere una casa di formazione dove almeno il 30-50% dei formandi proviene dal Cammino, immaginate una comunità religiosa in cui 2-3 consacrati sono del Cammino; in breve tempo, secondo voi,
tanto per esempio, quali cupi canti
verranno grattugiati sulle chitarrelle durante le liturgie? che assetto prenderà la
lectio divina? come verrà considerata la storia della Chiesa da dopo Costantino a prima del Concilio Vaticano II ? (la strategia non è infallibile: per esempio, abbiamo notizia di un caso in cui il
take-over non è riuscito: non ce l'hanno fatta a
neocatecumenalizzare gli Scolopi della provincia di Valencia).
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Il kikismo si auto-celebra
durante una festa patronale |
Le cose però hanno funzionato maluccio ogni volta in cui i formatori dei seminari e delle case religiose si accorgevano che i neocatecumenali avevano come riferimento ultimo non il direttore spirituale, non i superiori o il
vescovo,
ma solo Kiko e Carmen e solo il cosiddetto "catechista" neocatecumenale di riferimento; ed avevano come obiettivo finale non la comunità religiosa o diocesana in cui erano stati accolti, ma la comunità neocatecumenale da cui erano partiti o a cui erano stati assegnati dalla gerarchia del Cammino.
Per questo,
indipendentemente dalla serietà degli istituti di formazione, persino di fronte ad una eventuale affinità ideologica (cioè anche di fronte a formatori di seminario che amano sfasciare la liturgia e banalizzare l'insegnamento della Chiesa), le "vocazioni" neocatecumenali finivano per essere respinte.
Giustamente respinte: a che serve "formare" in diocesi (o in convento) uno che in realtà si lascia formare solo ed esclusivamente dai
laici della gerarchia del Cammino? Inoltre c'è il fatto che non sono moltissimi quelli in grado di affrontare interi anni di formazione fingendo (fino al momento del sacerdozio) di non essere troppo kikiani. Per questo era inevitabile che prima o poi Kiko e Carmen finissero per progettare i propri seminari:
per loro liturgie e dottrine del Cammino sono più importanti della liturgia della Chiesa e dell'insegnamento della Chiesa. Seminari in cui formare comodamente il proprio clero, strutture dove restino perfettamente in vigore l'influenza dei cosiddetti "catechisti" e la dipendenza con la propria comunità neocatecumenale di provenienza, dove vengano applicati i "
nuovi significati della liturgia" inventati da Kiko e Carmen, dove tutto sia in funzione del Cammino.
Non molto tempo fa ho ascoltato più volte con queste mie stesse orecchie un un seminarista neocatecumenale (non dei seminari R.M. ma diocesano) che gioiva per essere riuscito a
liberarsi un altro sabato sera in modo da partecipare alla
liturgia kika piuttosto che a quella della parrocchia. Evidentemente il suo orizzonte spirituale era solo
la liturgia degli strafalcioni che Benedetto XVI ha esplicitamente condannato. Non gradiva la Chiesa alla quale ufficialmente aveva chiesto di essere formato:
voleva solo la liturgia del Cammino.
Kiko e Carmen hanno architettato a lungo la fabbricazione di un clero totalmente neocatecumenalizzato e che si trovi a proprio agio solo nel celebrare
i divini misteri kikiani-carmeniani.
A dare loro l'opportunità decisiva fu l'ambiguo cardinal vicario di Roma Ugo Poletti (1914-1997), che approvò il primo seminario R.M. a Roma con decreto del 14 febbraio 1988, con un periodo di "experimentum" di soli tre anni.
Poletti avrebbe poco dopo lasciato il proprio incarico per raggiunti limiti di età a gennaio 1991. Per cui, infischiandosene del limite dei tre anni che lui stesso aveva posto, il 1° ottobre 1990 firmò "concluso" il periodo ad "experimentum" del Seminario R.M., in modo che il suo successore non potesse "bocciarlo".
Una delle favole messe in giro dai neocatecumenali è che
Giovanni Paolo II avrebbe "chiesto" a Kiko, nel 1986, di inventare i
seminari kikiani R.M.: purtroppo sappiamo bene quante volte Kiko ha spacciato una propria idea come se fosse l'ubbidire ad una richiesta di qualche Papa e -
ancor più spesso - di Nostro Signore.
Nella pagina di Cathopedia sui seminari R.M. si legge che l'Osservatore Romano
"registrò l'evento come la rinascita bla bla bla", senza precisare che l'articolo dell'Osservatore (del 28 aprile 1998, pag. 6) era firmato dall'ineffabile Gennarini, luogotenente di Kiko e noto autore di
gigantesche panzane come ad esempio l'aver affermato che la "lettera di Arinze" anziché proibire, "accettava" le variazioni liturgiche del Cammino.
Nei
seminari R.M. si celebra solo la liturgia kikiana-carmeniana, si cantano solo le canzonette di Kiko, si vive esclusivamente il kikismo-carmenismo. Da qualche anno a questa parte,
i siti web di tali seminari hanno fatto sparire dalle loro gallerie fotografiche delle celebrazioni liturgiche tutte le foto che riguardano il momento della comunione (ossia le foto delle più plateali disubbidienze liturgiche, a tutt'oggi perpetrate, poiché
Kiko così comanda).
Coloro che non conoscono i seminari neocatecumenali "Redemptoris Mater" potrebbero meravigliarsi su come mai il Cammino sia riuscito ad erigerli con tanto successo (nel 1988 il Cammino era assai più piccolo rispetto ad oggi).
In realtà, il successo del Cammino Neocatecumenale fin dai suoi inizi è stato sempre proporzionale all'ondata di
confusione cominciata nella Chiesa mezzo secolo fa, quella confusione per cui in nome di un imprecisato
"rinnovamento", si procedeva allo
smantellamento di tutto, compresa la liturgia, compresa la formazione nei seminari, commettendo l'errore diametralmente opposto a quello che si intendeva correggere. Così, per combattere l'infondata idea di una liturgia "ingessata", si è propugnata una liturgia-spettacolino, mentre per combattere l'infondata idea di seminario "ingessato", si è propugnata una formazione sacerdotale moderna fino all'anarchia (i rivoluzionari di ogni epoca hanno sempre tutti commesso l'errore di gettare l'acqua sporca con tutto il bambino).
In tutto questo il Cammino si è trovato perfettamente a suo agio poiché i suoi fondatori proponevano una
nuova liturgia con
nuovi significati (diversissima persino dalle più alte esagerazioni della Messa post-conciliare: per esempio i balletti-girotondi, la "comunione seduti", eccetera), significati a cui corrispondono
nuove dottrine che sono state ripetutamente dimostrate sbagliate fin dai primi anni Ottanta (e Kiko stesso ammise, in una convivenza a Porto San Giorgio del 1999, che le cosiddette "catechesi" contenevano
«espressioni imprecise o non proprio ortodosse»).
Tutto questo "nuovismo" è in realtà fatto o di strafalcioni e bizzarrie
inventate al momento (e
spacciate per "ispirate" dallo Spirito), oppure
la ripresa di vecchie eresie.
Nei seminari italiani c'è stata una sostanziale anarchia per circa vent'anni che è scemata solo nei primissimi anni Ottanta (infine culminata nella istituzionalizzazione delle proprie pazzie, come la "
comunione sulla mano"), quando cioè ha cominciato a perdere mordente l'ultima ondata "sessantottina". Per cui a poco a poco i kikos in seminario e in convento o rinunciavano a qualcosa del kikismo-carmenismo
(impossibile!), oppure venivano mandati via. Ed in quegli anni - guarda che fortuna! - il Cammino, che ancora non aveva neppure uno Statuto, neppure uno straccio di riconoscimento, riesce ad inventarsi i propri seminari dove insegnare alle proprie "vocazioni" esclusivamente la
liturgia personalizzata di Kiko per essere mandati in "missione" per conto di Kiko.
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Seminario R.M. abbellito da uno dei tanti sgorbi di Kiko |
Riflettete un po' su quanto inutile sia stata l'istituzione dei seminari R.M. ad eccezione dell'utilità e comodità per il Cammino... Infatti i seminari diocesani italiani accettano vocazioni da tutti i movimenti e l'istituzione del
Fidei Donum permette alle diocesi di inviare in missione anche a tempo determinato sacerdoti diocesani. Esistono inoltre società di vita apostolica e fraternità sacerdotali di missionari che formano sacerdoti disposti a servire le diocesi. Dunque era inutile creare dei seminari R.M.:
l'unica caratteristica per tenere in piedi i seminari R.M. è quella di formare preti al kikismo-carmenismo, accogliendovi i neocatecumenali che nei
normali seminari della Chiesa cattolica (diocesani, religiosi, missionari) verrebbero respinti perché eccessivamente legati (disciplinarmente, liturgicamente e dottrinalmente) al Cammino. Gli ex seminaristi kikiani, per vergogna, per timore di rappresaglie o nella segreta speranza di riciclarsi altrove, evitano di portare alla luce le magagne dei seminari R.M.