giovedì 13 luglio 2017

Kiko: "Pensi che mi canonizzeranno?...Carmen senza dubbio, dopo i suoi scritti!"

Passiamo per Trieste, prima di arrivare a Madrid per l'Annuncio ufficiale dei Diari di Carmen, già pluri-pubblicizzati, finalmente dati alle stampe, invece che alle fiamme.
A Trieste seguiamo Kiko in due incontri:
  1. La presentazione del suo libro: "Annotazioni" (24 giugno 2017)
  2. Il Concerto in piazza dell'Unità: "La sofferenza degli innocenti" (25 giugno 2017)
    Dato che c'è parecchio da commentare, in questa pagina tratterò solo del primo incontro, del 24 giugno, nella Cattedrale di Trieste.
    Temperatura percepita in quei giorni: 41 gradi.
    Sottotitolo d'obbligo: Cervelli bolliti.

    L'incontro in Cattedrale è organizzato per l'ennesima presentazione del suo libro.
    Kiko approfitta dell'occasione, così si anticipa per la sua canonizzazione.

    L'opera letteraria già c'è, credo sarà anche l'unica - grazie a Dio - visto che è datata 1988-2014, a meno di sorprese che, con Kiko, non mancano mai.

    Per Carmen ha dovuto aspettare la sua morte, altrimenti la cara estinta quei Diari glieli avrebbe fatti ingoiare, o glieli avrebbe tirati in testa.

    Ma intanto è solo la prima agenda di Carmen e, ohi noi, comprende solo due anni 1979-1981, chi sa cosa ci aspetta, ancora!

    Il video io lo ho visto tutto, mi tocca e non mi sottraggo.

    Tutti insieme, appassionatamente!
    Prima parte della conferenza:

    Prima di arrivare a Kiko, non possiamo ignorare la lunga prolusione del Vescovo della diocesi di Trieste, mons. Crepaldi.
    Sono rimasta sconcertata, devo confessarlo. Crepaldi coglie l'occasione per parlare dei valori non negoziabili e anche della dottrina sociale della Chiesa.
    L'Arcivescovo Crepaldi è annoverato tra i tradizionalisti, voce della destra nella Chiesa, il cammino su queste tematiche schiera, a comando, le sue truppe cammellate senza risparmio cercando di apparire presente sul fronte della famiglia, apertura alla vita in particolare, con tante ‘famiglie numerose’.
    L'Arcivescovo ha regalato una casa di preghiera e di ospitalità al Cammino, usato per impiantare un seminario Redemkikos Mater a Trieste, e pare molto orgoglioso delle "vocazioni" del cammino.
    Il suo appoggio al Cammino Neocatecumenale, insomma, mi è parso incondizionato.
    Mi domando: perché?

    Certo è singolare che l'atto di istituzione del seminario R.M. di Trieste è stato firmato proprio nel Cenacolo a Gerusalemme. Mons. Crepaldi è stato in Terra Santa con loro, come tanti, ospite della Domus Galilaeae, ed è rimasto «colpito» dai Cardinali che appoggiano il Cammino.
    Non c'è nulla da dire, i Vescovi che i neocatecumenali riescono a portare in Terra Santa, con loro, sono riconoscibili. 
    Per essere stati sottoposti alle "loro tenere cure", sono, a loro volta, molto ben disposti alla benevolenza, a chiudere un occhio o tutti e due, sul Cammino.
    Questa è una nostra ipotesi!

    Crepaldi ha confessato che a Roma, negli ambienti della Curia Romana, dove è stato per 15 anni, ha sentito parlare molto male del "neocatecumenato", ma che, una volta assegnato a capo della Diocesi di Trieste, si è ricreduto.
    Ha detto: «A Roma, tra le carte che possono aspettare; a Trieste, tra le persone che non aspettano...» e, parlando del Libro di Kiko, lo ha anche definito «la storia dolorosa di tanti disconoscimenti», che ha consentito a Kiko di stare «unito al Signore Crocifisso».
    Probabilmente considera i sedicenti "neocatecumeni" come zoccolo duro dei credenti, di sicuro li considera una garanzia in un'area come Trieste che è la terza città in Italia con minor frequenza all'ora di religione, con meno matrimoni e meno contributi al fondo "8 per mille".
    Ha raccontato che la Cantagalli - casa editrice con la quale egli stesso pubblica i suoi libri - lo aveva interpellato per un parere sul libro delle Anotaciones di Kiko, se valesse la pena pubblicarlo.
    Egli, molto simpaticamente come gli piace porsi, ha raccontato che ha fornito un argomento vincente a favore della pubblicazione: oltre l'indubbio valore intrinseco dell'opera da lui riconosciuto, in qualità di Vescovo, con grande senso pratico, da figlio di contadini quale egli è, e dunque con i piedi per terra prima di ogni cosa, ha fatto notare alla casa editrice le prospettive stratosferiche di vendita che i libri di entrambi gli iniziatori del cammino hanno, concludendo: «E ve lo dice uno che pubblica con la Cantagalli e più di qualche centinaia di copie non vende!»
    La faccia di Kiko a queste affermazioni è stata tutto un programma, parlava da sola, la faccia di chi ha la coda di paglia.

    Il Vescovo ha concluso leggendo, con molta enfasi, un paio di estratti da "Annotazioni" - potete ascoltare - con tanto di elogio per la spiritualità profonda che trasuda da ogni singola espressione, poi ha citato «le donne di Kiko» - la Carmen, che non solo a Kiko «ha voluto tanto bene! Ma anche a voi, a noi!» e, visti i risultati per chi l'ha conosciuta di persona, viene, purtroppo, spontaneo ribattere: «era meglio non ce ne avesse voluto affatto!»
    E, infine, la Vergine Maria: Crepaldi ha declamato, in forma di preghiera, la Ave Maria che Kiko, tra le altre cose, ha composto, non senza averne prima elogiato «il lirismo straordinariamente religioso, raro e prezioso!»
    Questa sintesi era doverosa, anche se ognuno può ascoltare e vedere l'incontro, e farsi una sua idea.
    Oltre i mille ringraziamenti in cui si e profuso, a Kiko vivo e a Carmen morta, e che tralasciamo.

    Conclusione della prima parte:
    Io, personalmente, prima di passare al santo iniziatore, sento di ringraziare mons.Crepaldi, per tutti gli elogi fatti a Kiko, velati, forse è vero, da più di una sottile ironia, nel suo simpatico discorrere ma, se le reprimende esplicite e dettagliate a Kiko-Carmen e al Cammino, in tutti questi anni, hanno solo fatto loro il solletico, cose volete che faccia qualche sottile ironia canzonatoria? Nulla, nulla in assoluto, se non dare pubblicamente un'altra pessima impressione che è quella della confidenza tra amici che si respira fra Crepaldi e i kikos.
    Confidenza dalla quale noi cattolici ci sentiamo totalmente esclusi, dalla quale ci sentiamo, anzi, profondamente offesi o, per meglio dire, presi in giro.
    Sì, io lo ringrazio, infatti, a mio nome e a nome di tutti quelli che nel Cammino sono stati angariati, distrutti, usati e gettati via, come stracci, che hanno assistito a mille ingiustizie, che hanno fatto sentire la loro voce alla Chiesa, a tanti santi Pastori (Cardinali e Vescovi, insieme ai nostri cari Parroci) come era nostro diritto e sacrosanto dovere. Questo lo abbiamo fatto non senza prima aver provato, innumerevoli volte, a farci ascoltare dagli iniziatori e da chiunque comanda all'interno del cammino, gli unici che potevano e dovevano governare le situazioni anomale che si andavano creando.
    E dunque, insieme a Lei, Eminentissimo Mons. Crepaldi, "ringrazio" tutti gli altri Pastori a cui ci siamo rivolti, senza mai ricevere alcuna risposta.
    No, non posso credere che mai nulla di tutto questo dolore sia arrivato - come a tanti, a tutti i Pastori della Chiesa - al caro Arcivescovo Crepaldi, così simpatico. 
    Ma ognuno ha la propria coscienza a cui rispondere, in primis, e poi a Dio; anche gli Arcivescovi.

    Seconda parte della conferenza:

    Finalmente parla Kiko, presentando, per l'ennesima volta, egli stesso, il suo libro.

    Ha detto alcune cose degne di nota (vedendo e ascoltando il video potete verificare le affermazioni di Kiko che, di seguito, riporto evidenziate).

    Risparmio la genesi... dal ritrovamento dei quaderni consunti alla loro pubblicazione, che Kiko ha dovuto subire «per il bene immenso che avrebbe fatto ai fratelli del cammino» e, per amore, si sottopone alla «tortura» di dover parlare di questo libro... ma (sospiro!) deve accettarlo... come deve accettare che Dio lo ha reso «artista» - per creare il cammino - con la pittura, la musica... (amici del blog, ascoltate e vedete e verificate voi stessi!): e Kiko sospira, e sbuffa, e smania, come una donna nelle doglie del parto.

    Poi, tanto per incarnare meglio il Vangelo (cfr. Matteo 6) che dice:
    Kiko ha già ricevuto la sua ricompensa.
    «Guardatevi dal praticare le vostre buone opere davanti agli uomini per essere da loro ammirati» e di «non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti.» Kiko, suonando un concerto di trombe davanti a sé, confida che a lui piace andare a pregare in una "grotta", lì dove ha scritto, per la gran parte, le sue Annotazioni, ossia «tribolazioni, angustie, sofferenze», in una specie di «intimo sfogo».

    Dice: «Mi fa vergogna leggere, poiché dico molte cose di me profonde, nascoste» e scuote la testa e sbuffa... sospira. 
    È patetico da guardare, da ascoltare!
    "Fa la parte faticata", come suol dirsi, "se la tira"!

    Ma la grande perla di Kiko è questa:
    «Sono contento che sui giornali spagnoli è venuto scritto questo, quando io dico: "Sono un pagliaccio, tante volte predico cose che non faccio"».

    Qui egli si mostra come un perfetto Fra' Umile, della migliore specie: l'ipocrita!
    E noi, per una volta almeno, siamo d'accordo!

    Quando dice che gli costa leggere le sue cose, che si vergogna... forse pensa che valgano qualcosa, che diano un'immagine di sè troppo alta, mistica, ma... «come può lasciare di fare il bene, se può far bene a qualcuno?» si pone da solo questa domanda, retorica!

    Poi declama una sua poesia, una a caso:
    «Nel nascosto sentiero di quella selva oscura
    Per la segreta scala del potente cammino ti trovai,
    Travestita in mille ali d'amore, anima ferita,
    La natura e il tempo mi stringevano
    In quella pressa, in quel combattimento che l'età pretende,
    La silenziosa morte.
    Nella soave architettata oscurità mi attende
    Ma tu Signore sei vicino, mi sostieni nella fatica del camminare.
    Per il nascosto sentiero della selva oscura
    Per la scala travestita andai e nel potente cammino ti trovai
    E ti trovai buttato nella strada, morto di freddo,
    O Gesù aiutami, abbi pietà, sono un povero, sono un peccatore,
    Come potrò continuare...» (sospira e smania, costretto ad una pausa, perché questo è il punto che smaschera la sua menzogna!)
    «...Ho l'anima nel silenzio di te.
    Ho il cuore addolorato.»
    (Che dire? Non sprechiamo parole! Il potente cammino, bah... che sarà? Che brutto modo di definire il suo cammino "potente"!)

    Finissimo poeta egli forse ritiene di essere e ripete che prova vergogna, ma io avrei voluto vedere la sua reazione, se l'uditorio avesse urlato, convintamente, contro di lui: "Vergogna! Vergogna!" come noi avremmo voluto poter fare quel giorno, a Trieste!
    E ripete che sono cose intime, che si sta denudando davanti a noi, che sta facendo uno strip-tease della sua anima (termine migliore non poteva scegliere), per amore ai fratelli. Noi davvero vorremmo che si denudasse, cioè che ci svelasse la sua vera identità: ah, come lo vorremmo!

    La sua supponenza non conosce confini: «Io sono l'iniziatore, insieme a Carmen, del c.n. e voi avete diritto di conoscere il mio intimo, il mio essere peccatore.» Sì, egli fa conoscere quello che vuole, cioè solo il personaggio che si è inventato e si è cucito addosso.
    Continua: «Ora saranno pubblicati i Diari di Carmen, le sue terribili sofferenze che scriveva per le notti...»
    Devo commentare ognuna di queste sue affermazioni perché ognuna richiede una luce di comprensione, dal nostro punto di "osservazione privilegiato", ovviamente.

    E perciò chiedoinsomma, è stata una sofferenza costante, per tutti e due?

    Forse Kiko e Carmen pensano, nella loro ignoranza, che tanti piagnistei possano confondere le idee al punto di consentire, a lui vivo e a lei morta, di essere enumerati tra i grandi mistici della Chiesa?


    Tetra opera del giovane Kiko, oscura e cupa!
    Queste esternazioni, come ognuno può giudicare, sono solo una conferma postuma del lugubre Vangelo dei miserabili, opera giovanile di Kiko datata 1967, a proposito della quale mi chiedo come mai non l'ha riproposta ancora, in questo suo diuturno impegno di pre-canonizzazione ante mortem?

    Eppure sa, lo dice per Carmen, che gli scritti del candidato alla canonizzazione sono fondamentali per raggiungere lo scopo e, dunque, si sta attrezzando alla bisogna. E lui, che non ha mai praticato il nascondimento, tiene da sempre nascosta questa sua "opera prima"? Se chiedete ai camminanti, mai ne hanno sentito parlare.

    Egli non gradisce mostrarsi così come egli è! E questa opera, purtroppo per lui, lo denuda davanti ai nostri occhi.

    A ulteriore conferma delle paturnie kikiane, il nostro protagonista dice:
    «SANTA UMILTÀ DI CRISTO, CHI TI POTRÀ TROVARE? Dio in Cristo si umiliò fino alla morte di croce. Di fronte a questo, la mia vita è una miseria...» (segue un profondo, sofferto sospiro) «...e, nonostante tutto devo accettare, come mi diceva un giornalista tedesco: "Com'è un uomo che sa che sarà canonizzato?»

    «Tu pensi che mi canonizzeranno?» (esatto, lo ha detto Kiko, sì, gli è davvero uscito di bocca: già si sta leccando i baffi per la propria futura canonizzazione; potete verificare ascoltando dal minuto 55'30" del video!)

    «Carmen senza dubbio, DOPO I SUOI SCRITTI,  forse è necessario per voi e per il futuro del cammino, non lo so... La mia vita, come la tua, io vorrei che la mia vita... solo Cristo... gemere e gemere vivendo, e tu?» (sic! Carmen "senza dubbio" canonizzata! il "futuro" del Cammino esige la canonizzazione degli autoeletti "iniziatori"...)
    Cos'altro aggiungere? Si commenta da solo. Ripetiamo per i distratti:

    «Tu pensi che mi canonizzeranno?»
    (Kiko Argüello, 24 giugno 2017, Trieste)

    E poi, caro Kiko, tu blateri che Cristo ti appare davanti, che a te sono svelati i suoi segreti, l'amore sulla croce, la santa umiltà e infine dici:
    «DI FRONTE A QUESTO, LA MIA VITA È UNA MISERIA?»
    Certo, perché tu sei, con la tua vita, con le tue opere - sotto gli occhi di chiunque li tenga aperti e non sia circonciso di cervello - una contraddizione vivente, messo a confronto di quanto annunci da 50 anni e, col passare del tempo, sempre più... come abbondantemente dimostreremo, nella nostra "opera di de-canonizzazione dei due ispirati iniziatori del cammino neocatecumenale."
     
    Ma non posso non darti una possibilità; la domanda te la pongo: "dimmelo tu: dimmi cosa ti toglie la gioia, la pace, l'allegria di cui mai parli, per scimmiottare le angustie dello «spirito» e fare il mistico dell'ultima ora, mentre stai facendo solo un papocchio il cui danno più grande lo produrrà sui tuoi seguaci che, come sempre, ti seguiranno sulla tua stessa via.
    Tu, che sei solo un Cieco nato, cresciuto e pasciuto, cieco che guida altri ciechi, trascinerai tanti, purtroppo, con te in un unico fosso!"

    Tu dici «vorrei la mia vita solo Cristo e gemere»... ma che dici?
    Tu stai solo parlando di canonizzazione, tua e di Carmen, un vero tormentone!

    Tu sei un inguaribile idolatra, per questo gemi e soffri e sbuffi e ti lamenti e stai angustiato... in più, a conferma, la paura della morte che ti attanaglia, spauracchio inesorabile di tutti gli idolatri, e loro ultima mercede, poiché ogni giorno, pian piano, si avvicina... la morte, anche per te!
    E dovrai abbandonare il tuo impero per...

    Conferma finale, senza altri nostri sforzi, la offre Kiko, su un piatto d'argento; egli per noi, ormai, è carta letta, è un libro aperto, appunto, chiaro come un libro aperto.

    Dopo quello che abbiamo delineato ascoltiamolo ancora, chi potrà più contestare, ci chiediamo, a questo punto, le nostre deduzioni?

    Ancora legge, in Cattedrale a Trieste, dai suoi sacri scritti:
    «La mia anima la stringi e la opprimi e mi fai gemere e gemere e i giorni già passano, le notti silenziose scorrono, al di sotto della porta, e il tempo davanti a me, impassibile, in questa solitudine sonora sto solo con te... con te essere.»
    Ancora ripete, dicendo per la millesima volta che prova vergogna:
    «Cristo è morto, cosa è la mia vita?
    La mia vita è una miseria»: morte, miseria, miseria, morte, vergogna, morte, morte, vergogna, miseria...
    Vergognati davvero, sì, Kiko, vergognati!
    Ma come? Cristo è morto e deve per forza vedere la tua vita una miseria?
    Davvero dovresti vergognarti, nasconderti, riflettere seriamente, e invece continui ancora a vantarti: «Comunque molte volte mi fermano per dirmi: "grazie per il libro, che mi ha fatto tanto bene!"».
    Noi ti diciamo, tutti in coro: beh, contento tu! 

    Per il gran finale ti ribattiamo, colpo su colpo:

    «HA DETTO UN ANZIANO SACERDOTE...»: noi ti rispondiamo:  "quando mai, oh Kiko, hai ascoltato un Sacerdote, anziano o giovane, che sia?"

    «...Mai lasciare di fare il bene per paura della vanità...»: noi ricordiamo che questa espressione rientra, oramai, nella categoria di quelle che Kiko utilizza, a suo proprio uso e consumo, per perseguire i fini che da solo si prefigge, che nulla hanno a che vedere con la Volontà di Dio; essa è funzionale solo ai suoi progetti espansionistici, idolatrici, sintesi di ogni Vanità, che si porta via il vento (cfr. Qoelet).

    Dato che questa triste espressione, con cui ci affligge, ritorna a giustificazione del Concertone kikiano in 5 movimenti, in perenne tour mondiale - che si è tenuto a Trieste il giorno successivo in Piazza dell'Unità - e che poi ritorna tutte le volte che parla delle sue opere, che spaziano in ogni campo delle arti umane - novello Leonardo da Vinci, uomo d'ingegno e talento universale - ne riserviamo l'illuminante analisi alla prossima puntata che al Concerto... sarà interamente dedicata.

    Già anticipa, Fra' Umile, piegato in due nella sua profonda umiltà: «Io non so di musica, ho imparato la chitarra così, mai fatto solfeggio, mai studiato» - e noi lo avevamo capito anche da soli - «tutto ha fatto il Signore, ha portato la mia vita come ha potuto!»
     
    Tutto questo perché nei Vangeli lo avevano dimenticato, e lo avevano dimenticato in quattro, di riferire che il Signore Gesù, quando ascese al cielo, disse a Kiko (che, insieme a Sora Carmen, aveva pensato di destinare a noi fin dalla fondazione del mondo! espressione questa di Kiko e non nostra, tengo a precisare):
    "Quando sorgerà la tua stella, va e fai ascoltare i tuoi Concerti a tutte le Nazioni, ammorbandole nel nome di Kiko, di Carmen e del Cammino". E il padre Mario? Certo anche lui, perchè il Signore non dimentica nessuno.


    Fine primo incontro.

    martedì 11 luglio 2017

    Despacito: il tormentone estivo degli Eletti del cammino

    Aspettando gli Hunger games neocatecumenali, il grande invio kikiano «a due a due senza borsa né bisaccia», non poteva mancare il "tormentone" estivo per i giovani Eletti.
    Ecco infatti pubblicata su YouTube una delle tante parodie della canzone di successo dell'estate: è un format di Aristokikos "Hechos concretos" (I migliori kikos "fatti concreti").
    Ve lo proponiamo, seguita dalla traduzione del testo spagnolo, che si commenta da solo.




    Despacito versione Neocat
    Aristokikos ft. Ciezaners
    "Fatti concreti" (2017)
    Testo originale con accordi
    (pronto per essere
    inserito nel "Risuscitò" 😉)

    Ehi! Nostro signore passa il tempo cercandoti,
    lascialo entrare oggi nella tua vita.
    Egli è colui che sta sempre alle tue calcagna
    lascia tutto da parte e seguilo!

    Sì, tu sei la sua pecora e lui è il tuo pastore
    ti dà sempre Parole di benedizione,
    solo nella sua mano sta la Salvezza.
    No, mai sei solo, sempre stai con lui,
    solo alla sua Parola devi obbedire.
    Alla fine andremo ad ottenere la Gloria!

    Lentamente
    la Vita Eterna arriva lentamente,
    tra scrutini, Shemà e altri riti.
    A Pasqua, per la strada, andiamo a gridare!
    Lentamente
    le Parole si allargano un pochino
    e nelle risonanze sempre c'è qualche vecchino,
    Nelle Convivenze sempre hai molto giudizio!

    E alla fine del viaggio solo arriveranno gli Eletti,
    per rinnovare i propri voti,
    i voti del proprio Battesimo.
    Cristo creerà in te una creatura nuova,
    con un cuore di carne,
    senza il cuore di pietra.
    Scrutini e denaro vanno "pasito pasito"

    Il tempo dell'Avvento è una benedizione,
    celebra la nascita del nostro Salvatore.
    Nacque in un Presepe insieme a un bue e a una mula,
    per redimere la mia vita e la tua.
    Poi arriva Pasqua, morte e resurrezione,
    La settimana santa, il tempo di conversione.
    Celebriamo uniti che Cristo è risorto,
    che, con la morte, i peccati ha salvato!

    Passetto passetto, dolce dolcetto,
    ti vanno scrutando poco a poco
    perché si compia in te la Promessa
    e poter con Cristo sederti alla sua messa.
    Passetto passetto, dolce dolcetto,
    Vai facendo passi a poco a poco,
    per scoprire qual è la vera
    croce che noi cristiani abbiamo da portare.


    Al passetto,
    a fine settimana tocca andare al passetto,
    Sempre all'improvviso ordina il catechista
    mi aspetto che tu abbia il denaro pronto.
    Lentamente
    qui tutto si paga lentamente,
    finché qualcuno dice: "Tranquillo, ti invito io",
    però nel frattempo caccia i bigliettoni.


    "Alla fine del viaggio
    arriveranno solo gli Eletti"

    E alla fine del viaggio solo arriveranno gli Eletti,
    per rinnovare i propri voti,
    i voti del proprio Battesimo.
    Cristo creerà in te una creatura nuova,
    con un cuore di carne,
    senza il cuore di pietra.

    Passetto passetto,
    Tranquillo tranquillino,
    che ora non è il tuo turno
    Puoi stare seduto.
    Vuoi sempre fare l'ambientale
    perché quella degli altri è fatale.
    Passetto passetto
    speciale specialetto
    qui c'è gente di tutti i tipi
    dai singoli alle coppie ai seminaristi
    l'uno o l'altro figlio.

    Passetto passetto
    lentamente.

    domenica 9 luglio 2017

    Habemus Papam!

    “Il Papa ci loda”, “Il Papa ci approva”, “Il Papa quando dice di aprire le porte si riferisce alle nostre missioni in piazza”, “Il Papa ha chiesto al seminarista di andare da Kiko a dirgli che gli vuole bene e deve stare tranquillo”, “Il Papa ha detto che la Chiesa deve al cammino la Notte Santa!” fino all’epocale: “Il Papa ha detto ai vescovi domenicani che si possono dire molte cose sul cammino neocatecumenale, ma una cosa certa è che Kiko è santo!”, sono le posizioni fatte circolare più o meno ufficialmente nella vulgata neocat a proposito dell’attuale Pontefice (ufficiosamente, invece, serpeggiano perplessità e critiche più o meno velate), e il suo nome in alcuni casi, come un passepartout, viene inserito nei volantini promozionali delle Cento Piazze, degli inviti alle catechesi e anche nelle lettere di invito alla Missione estiva due a due.

    Tale vulgata ufficiale, ovviamente, come ogni tormentone neocatecumenale, ha un’origine ben precisa: non fatti e parole documentabili tratte da fonti imparziali, ma semplicemente asserzioni dei vertici del cammino, incontestabili in quanto tali, fatte ricascare a pioggia su tutti gli adepti con il tramite dei catechisti e responsabili nelle occasioni delle convivenze di riporto e degli annunci.
    Cerchiamo per una volta di cambiare metodo, e cerchiamo, analizzando alcune esternazioni autentiche e verificabili di Papa Francesco di provare a farci un’idea su come DAVVERO il Papa consideri gli aspetti fondamentali del cammino neocatecumenale, ve la sentite, vero? Sono tutti argomenti che sono già stati affrontati approfonditamente sul blog, ma forse riordinandoli tutti insieme potranno dare nuovi importanti spunti di riflessione...

    Neocatecumenale, ce l'ho con te!
    Cominciamo dal 1° FEBBRAIO 2014, Discorso del Santo Padre Francesco ai rappresentanti del cammino neocatecumenale, riportando gli estratti di quelle che sono state definite come le famose 3 tirate d’orecchio, di cui comunque abbiamo già parlato diffusamente:
    Il Cammino ha un proprio carisma, una propria dinamica, un dono che come tutti i doni dello Spirito ha una profonda dimensione ecclesiale; questo significa mettersi in ascolto della vita delle Chiese nelle quali i vostri responsabili vi inviano, a valorizzarne le ricchezze, a soffrire per le debolezze se necessario, e a camminare insieme, come unico gregge, sotto la guida dei Pastori delle Chiese locali. La comunione è essenziale: a volte può essere meglio rinunciare a vivere in tutti i dettagli ciò che il vostro itinerario esigerebbe, pur di garantire l’unità tra i fratelli che formano l’unica comunità ecclesiale, della quale dovete sempre sentirvi parte.
    Tradotto: al Papa non importa un fico secco di tutte le assurde imposizioni e impostazioni formali del cammino (quelle fissazioni che i vostri catechisti cercano di inculcarvi etichettandole come “fedeltà al carisma”), quel che conta è la comunione ecclesiale. Vi sembra che in questi ormai 3 anni trascorsi il Cammino abbia modificato uno iota delle proprie prassi a favore di questa importante indicazione del Papa? Vogliamo parlare di come facilmente si grida alla persecuzione se solo un Parroco, un Vescovo o un Cardinale osa provare a intromettersi e dare indicazioni che si discostano anche minimamente dalle linee degli iniziatori? A più di 10 anni dalla Lettera di Arinze non si è riusciti ancora ad ottenere che ci si comunichi nei modi previsti in tutta la Chiesa, no, per dire…
    Reazione neocatecumenale alla Lettera di Arinze
    Un’altra indicazione: dovunque andiate, vi farà bene pensare che lo Spirito di Dio arriva sempre prima di noi. Questo è importante: il Signore sempre ci precede! Pensate a Filippo, quando il Signore lo invia per quella strada dove incontra un amministratore seduto sul suo carro (cfr At 8,27-28). Lo Spirito è arrivato prima: lui leggeva il profeta Isaia e non capiva, ma il cuore ardeva. Così, quando Filippo gli si avvicina, egli è preparato per la catechesi e per il Battesimo. Lo Spirito sempre ci precede; Dio arriva sempre prima di noi! Anche nei posti più lontani, anche nelle culture più diverse, Dio sparge dovunque i semi del suo Verbo. Da qui scaturisce la necessità di una speciale attenzione al contesto culturale nel quale voi famiglie andrete ad operare: si tratta di un ambiente spesso molto differente da quello da cui provenite. Molti di voi faranno la fatica di imparare la lingua locale, a volte difficile, e questo sforzo è apprezzabile. Tanto più importante sarà il vostro impegno ad “imparare” le culture che incontrerete, sapendo riconoscere il bisogno di Vangelo che è presente ovunque, ma anche quell’azione che lo Spirito Santo ha compiuto nella vita e nella storia di ogni popolo.
    Tradotto: Basta con l’insopportabile presunzione di essere i depositari unici, assoluti e incontrastati dell’azione dello Spirito Santo. Basta ritenersi elite nella Chiesa, sempre convinti che l’incontro con l’altro sia un dare e mai un ricevere, perché si dà per scontato che gli “altri” non abbiano nulla (ipse dixit). E basta con queste missioni assurde, improvvisate, nelle quali si ritiene che la conoscenza linguistica e culturale siano questioni secondarie perché l’unica cosa che conta davvero è conoscere a memoria il verbo kikiano. Ricordate quel discorso assurdo di Kiko che diceva che proprio la non conoscenza linguistica degli inviati costituiva la precarietà necessaria per incarnare lo spirito missionario? Vi sembra che da allora sia cambiato qualcosa?
    E infine, vi esorto ad avere cura con amore gli uni degli altri, in particolar modo dei più deboli. Il Cammino Neocatecumenale, in quanto itinerario di scoperta del proprio Battesimo, è una strada esigente, lungo la quale un fratello o una sorella possono trovare delle difficoltà impreviste. In questi casi l’esercizio della pazienza e della misericordia da parte della comunità è segno di maturità nella fede. La libertà di ciascuno non deve essere forzata, e si deve rispettare anche la eventuale scelta di chi decidesse di cercare, fuori dal Cammino, altre forme di vita cristiana che lo aiutino a crescere nella risposta alla chiamata del Signore.
    Qui abbiamo raccolto diverse testimonianze di ex fratelli che hanno deciso di lascare il cammino e TUTTI concordano nell’aver avuto problemi proprio per aver incontrato ostilità, pressioni, mancanza di rispetto e molto spesso di essere stati oggetto di damnatio memoriae.
    Ma del resto, per chi conosce le dinamiche del cammino questo è più che comprensibile: come potrebbe mai il cammino rispettare la scelta verso altre forme di vita cristiana se tuttora continua a considerarsi l’unica possibilità di fede autentica? Don Fabio Rosini ce lo vogliamo dimenticare? Kiko ha poi fatto un passo indietro e chiesto scusa?
    Neocatecumenali, pensate che il Papa abbia sparato parole a caso o piuttosto le sue parole non sembrano risposte precise e puntuali alla fotografia esatta di alcuni dei peggiori aspetti del neocatecumenalesimo?

    18 MARZO 2016, Discorso del Santo Padre Francesco ai rappresentanti del cammino neocatecumenale
    A distanza di oltre due anni, il Papa ci riprova; questa volta per variare, invece delle tirate d’orecchio, decide di sottolineare tre parole che il Vangelo vi ha appena consegnato, come un mandato per la missione: unità, gloria e mondo.” Ma misteriosamente il discorso torna a vertere sugli stessi temi di due anni prima.
    Come mai? Ecco alcune chicche:
    Ma il carisma può deteriorarsi quando ci si chiude o ci si vanta, quando ci si vuole distinguere dagli altri.
    E ancora:
    Questa è la fecondità della Chiesa, che è Madre: non è una organizzazione che cerca adepti, o un gruppo che va avanti seguendo la logica delle sue idee, ma è una Madre che trasmette la vita ricevuta da Gesù. Questa fecondità si esprime attraverso il ministero e la guida dei Pastori. Anche l’istituzione è infatti un carisma, perché affonda le radici nella stessa sorgente, che è lo Spirito Santo. Lui è l’acqua viva, ma l’acqua può continuare a dare vita solo se la pianta viene ben curata e potata. Dissetatevi alla fonte dell’amore, lo Spirito, e prendetevi cura, con delicatezza e rispetto, dell’intero organismo ecclesiale, specialmente delle parti più fragili, perché cresca tutto insieme, armonioso e fecondo.
    Organizzazione che cerca adepti? Gruppo che va avanti secondo la logica delle sue idee? Prendetevi cura dell’intero organismo ecclesiale? Neocatecumenali, in coscienza, cosa vi dice CONCRETAMENTE questa parola? Vi sentite allineati a queste indicazioni papali?
    Così anche la Madre Chiesa è feconda quando imita l’amore misericordioso di Dio, che si propone e mai si impone. Esso è umile, agisce come la pioggia nella terra, come l’aria che si respira, come un piccolo seme che porta frutto nel silenzio. Chi annuncia l’amore non può che farlo con lo stesso stile di amore.
    Neocatecumenali, sul serio vi sembra che il Papa inneggi allo stile delle 100 piazz(at)e o della missione in generale nell’inconfondibile stile nc?

    Ma cambiamo argomento: 19 GENNAIO 2015, Conferenza stampa del Santo Padre durante il volo di ritorno dalle Filippine:
    Questo non significa che il cristiano deve fare figli in serie. Io ho rimproverato alcuni mesi fa una donna in una parrocchia perché era incinta dell’ottavo dopo sette cesarei. “Ma Lei vuole lasciare sette orfani?”. Questo è tentare Dio. Si parla di paternità responsabile. Quella è la strada: la paternità responsabile. Ma quello che io volevo dire era che Paolo VI non ha avuto una visione arretrata, chiusa.
    Non so se sia documentabile il fatto che questa frase sarebbe stata rivolta proprio a una neocatecumenale, ma questo sposta di poco il discorso. Trattasi di fatto oggettivo che in cammino si propone un concetto molto diverso di paternità responsabile e spesso proprio in cammino, con il beneplacito dei catechisti, si trovano situazioni di gravidanze numerose, anche al limite del buon senso e della prudenza umana. Bene, semplicemente, il Papa non è d’accordo.

    Nella stessa AMORIS LAETITIA, l’Esortazione Apostolica del 19 MARZO 2016, qualora rimanessero ancora dei dubbi, il Papa rincara la dose nel capitolo 5, paragrafo 167
    167. Le famiglie numerose sono una gioia per la Chiesa. In esse l’amore esprime la sua fecondità generosa. Questo non implica dimenticare una sana avvertenza di san Giovanni Paolo II, quando spiegava che la paternità responsabile non è «procreazione illimitata o mancanza di consapevolezza circa il significato di allevare figli, ma piuttosto la possibilità data alle coppie di utilizzare la loro inviolabile libertà saggiamente e responsabilmente, tenendo presente le realtà sociali e demografiche così come la propria situazione e i legittimi desideri».
    Sana avvertenza? Inviolabile libertà?? Ma Kiko lo ha sentito??? Nessuna sana avvertenza nel catechismo neocatecumenale, la lezione la conosciamo bene: L’unica forma di paternità responsabile è quella di non limitare il numero di figli (sempre ipse dixit).
    Tipica reazione neocatecumenale
    quando si parla di paternità responsabile

    Ancora nell’Amoris Laetitia, sempre nel capitolo 5 troviamo un altro paragrafo da far fischiare le orecchie ai neocatecumenali, il 182:
    182. Nessuna famiglia può essere feconda se si concepisce come troppo differente o “separata”. Per evitare questo rischio, ricordiamo che la famiglia di Gesù, piena di grazia e di saggezza, non era vista come una famiglia “strana”, come una casa estranea e distante dal popolo. Proprio per tale ragione la gente faceva fatica a riconoscere la sapienza di Gesù e diceva: «Da dove gli vengono queste cose? […] Non è costui il falegname, il figlio di Maria?» (Mc 6,2-3). «Non è costui il figlio del falegname?» (Mt 13,55). Questo conferma che era una famiglia semplice, vicina a tutti, inserita in maniera normale nel popolo. Neppure Gesù crebbe in una relazione chiusa ed esclusiva con Maria e Giuseppe, ma si muoveva con piacere nella famiglia allargata in cui c’erano parenti e amici. Questo spiega che, quando tornavano da Gerusalemme, i suoi genitori accettassero che il bambino di dodici anni si perdesse nella carovana per un giorno intero, ascoltando i racconti e condividendo le preoccupazioni di tutti: «Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio» (Lc 2,44). Invece a volte succede che certe famiglie cristiane, per il linguaggio che usano, per il modo di dire le cose, per lo stile del loro tratto, per la ripetizione continua di due o tre temi, sono viste come lontane, come separate dalla società, persino i loro stessi parenti si sentono disprezzati o giudicati da esse.
    Camminanti, che ne dite, questa cosa vi riguarda? Se avete dubbi potete leggere queste parole ai vostri parenti non in cammino (se ancora ne avete e se ancora gli rivolgete la parola, naturalmente) e magari ve lo spiegano loro cosa vuol dire…

    Ricordiamo inoltre il discorso del 12 maggio 2014 nell’Aula Paolo VI ai Rettori e agli Alunni dei Pontifici Collegi e Convitti di Roma, già oggetto di un bel post Venerdì 2 Giugno u.s.:
    Posso fare una parentesi? Perché ho parlato della Madonna? Io vi consiglierò questo che ho detto prima, cercare rifugio… Un bel rapporto con la Madonna; il rapporto con la Madonna ci aiuta ad avere un bel rapporto con la Chiesa: tutte e due sono Madri… Voi conoscete il bel brano di Sant’Isacco, l’abate della Stella: quello che si può dire di Maria si può dire della Chiesa e anche della nostra anima. Tutte e tre sono femminili, tutte e tre sono Madri, tutte e tre danno vita. Il rapporto con la Madonna è un rapporto di figlio… Vigilate su questo: se non si ha un bel rapporto con la Madonna, c’è qualcosa di orfano nel mio cuore. Io ricordo, una volta, 30 anni fa, ero nel Nord Europa: dovevo andare lì per l’educazione dell’Università di Cordova, nella quale io ero in quel momento vice-cancelliere. E mi ha invitato una famiglia di cattolici praticanti; un Paese un po’ troppo secolarizzato era quello. E a cena, avevano tanti bambini, erano cattolici praticanti, tutti e due professori universitari, tutti e due anche catechisti. A un certo punto, parlando di Gesù Cristo – entusiasti di Gesù Cristo!, parlo di 30 anni fa – hanno detto: “Sì, grazie a Dio abbiamo superato la tappa della Madonna…”. E com’è questo?, ho detto. “Sì, perché abbiamo scoperto Gesù Cristo, e non ne abbiamo più bisogno”. Io sono rimasto un po’ addolorato, non ho capito bene. E abbiamo parlato un po’, su questo. E questa non è maturità! Non è maturità. Dimenticare la madre è una cosa brutta… E, per dirlo in un’altra maniera: se tu non vuoi la Madonna come Madre, sicuro che l’avrai come suocera! E questo non è buono! Grazie.
    Chiara sferzata diretta al ridicolo contentino del cammino alla devozione mariana, con il pellegrinaggio a Loreto e la consegna del Rosario (prima d’allora bandito e disprezzato) dopo una dozzina d’anni.

    Infine, concludiamo (per il momento) la carrellata con la Visita del Santo Padre alla Parrocchia romana “Santa Maria a Setteville” di DOMENICA 15 GENNAIO 2017, Parrocchia ad alta presenza neocatecumenale, ma non solo, per Grazia di Dio… Ricordiamo che i neocatecumenali hanno molto pubblicizzato questa visita dandole il significato di uno speciale riconoscimento del Papa al cammino. Ovviamente noi non faremo l’errore dei kikos di ritenere che tutta la visita e tutto quello che è stato detto in essa sia riconducibile al cammino, però, alcune frasi dette dal Papa sono interessanti per le nostre riflessioni…
    Quei giovani ascoltano la Parola del Signore, ma come noi diciamo le parole del Signore? Quando io sento parlare un giovane o una giovane del Signore, o un catechista, una catechista, non so, uno qualsiasi, io mi annoio. Parliamo del Signore con una certa tristezza. Lui ha detto gioia: è questo il segreto. Parlare del Signore con gioia, e questo si chiama testimonianza cristiana. 
    Una certa tristezza? Nelle testimonianze nc si passa come un niente dall’angoscia più profonda all’autoesaltazione folle, ma di gioia nemmeno l’ombra.

    Vabbè, andiamo avanti, sorvoliamo su fatto che il Papa per spiegare come si fa testimonianza cristiana scomodi nientepopòdimeno che… le opere di misericordia, poco conosciute e notoriamente osteggiate dai neocatecumenali D.O.C., comunque… A un certo punto una ragazza pone al Papa la domanda su come spiegare a chi non crede perché la fede è importante, ecco la risposta:
    Come potete spiegare a qualcuno che non crede perché o come la fede è importante? Questa è la domanda? Non si deve spiegare. Sentite bene questo: se tu hai un amico, un’amica che non crede, tu non devi dire: “Tu devi credere per questo, per questo, per questo…”, e spiegargli tutte le cose. Questo non si deve fare! Questo si chiama proselitismo, e noi cristiani non dobbiamo fare proselitismo. Cosa si deve fare? Se io non posso spiegare, cosa devo fare? Vivere in modo tale che sia lui o lei a chiedermi: “Perché tu vivi così? Perché tu hai fatto questo?”, e allora sì, spiegare. Capito? Ma mai per primo spiegare, per convincere. La fede è una grazia di Dio e ci vuole l’inquietudine [la ricerca interiore] dello Spirito Santo per avere la fede, e l’inquietudine dello Spirito Santo viene anche dalla nostra testimonianza. 
    Mai per primo spiegare? E allora le missioni per strada e in piazza che nessuno ha chiesto? Le testimonianze urlate a mo' di sfida verso i passanti che scappano? Ma se togliamo il proselitismo cosa rimane del cammino neocatecumenale?

    Vabbè, ma queste sono piccole forzature da parte nostra, come abbiamo detto abbiamo scelto queste frasi perché ci sembravano interessanti (e lo rimangono comunque) ma in effetti sono indicazioni rivolte un po’ a tutti i fedeli… Andiamo quindi al sodo, cosa dice il Papa a una coppia che si presenta come coppia in missione ad gentes in Austria e presentano un’altra sorella in missione a Toulon, in Francia:
    A Toulon… Andare in missione non è facile. Ci vuole coraggio, ma ci vuole la chiamata del Signore. Non è un problema di entusiasmo mio: “Mah, parliamo, andiamo in missione!...”. No, no, fermati! Che ti chiami il Signore ad andare in missione. E non è facile. Non è facile lasciare terra, casa, quel “vattene” che Dio ha detto a nostro padre Abramo: “incomincia a camminare”… Non è facile. Ma c’è la piccola missione di tutti i giorni: nel posto di lavoro, nel quartiere, nella scuola, con i bambini, con i ragazzi, una buona parola… C’è la piccola missione dove io lavoro, dove io vivo. E la grande missione è questa, a trovare nuovi orizzonti…
    La Chiesa è cresciuta con le missioni! Dopo Pentecoste, la Chiesa, che era chiusa, è diventata una Chiesa in uscita, cioè esce, va in missione. E dopo la persecuzione, la prima persecuzione a Gerusalemme, tutti sono scappati, [se ne] sono andati e hanno fatto missione in tutto il mondo… E alcuni non tornarono mai a Gerusalemme… Parlavo con un Cardinale brasiliano, che era incaricato delle popolazioni dell’Amazzonia brasiliana, e lui mi diceva questo: “Quando io vado in un piccolo villaggio, la prima cosa che faccio è andare al cimitero. E trovo tante, tante sepolture di suorine, di preti, di missionari… Tanti sono morti giovani perché hanno preso malattie alle quali non erano preparati, non avevano l’antivirus… E hanno dato la vita lì”. Dare la vita è un po’ il proprio della missione. E lui mi diceva: “Se io fossi Papa, canonizzerei tutti questi, perché hanno dato la vita per il Vangelo”. E questo è bello. E la missione è un po’ questo: lascia, anche con la possibilità di non tornare. E’ un po’ brutto, questo. E’ brutto ma è bello. Ma ci vuole una chiamata. Io non posso dare a me stesso la missione. Hai capito?
    Interessante che il Papa si sia soffermato così sull’importanza di capire CHI chiama ad andare in missione, non trovate? La frase “Io non posso dare a me stesso la missione” non vi fa venire in mente nessuno?

    Insomma, camminanti, qui abbiamo solo iniziato, ce ne sarebbero ancora tante da dire e riportare, e non dubitate che lo faremo, ma già ora provate a riflettere seriamente e in coscienza se non vi sembra che il Papa e Kiko viaggino su due lunghezze d’onda completamente differenti, e ricordatevelo, la prossima volta che strumentalizzerete l’autorità del Papa per legittimare le arbitrarie invenzioni del vostro pittore spagnolo preferito…

    N.B. Tutte le citazioni del Papa riportate in corsivo sono fedelmente riprese dal sito www.vatican.va, per cui le abbiamo ritenute un filino più attendibili del libero passaparola che tanto piace ai neocatecumenali.

    venerdì 7 luglio 2017

    I princípi non negoziabili del Cammino Neocatecumenale

    I due delitti che il cammino neocatecumenale non perdona: la sincera devozione alla Vergine Maria e lo stare in ginocchio in adorazione dell'Eucaristia.
    Riportiamo qui sotto una testimonianza reperita su Facebook.


    Chiedo scusa volevo portare l'esperienza dei miei genitori a proposito dei frutti dell'albero da giudicare...
    I miei erano la seconda generazione di persone catechizzate in Umbria (la prima comunità in poche parole), il cammino era la loro vita ed io e tutti i miei 11 fratelli/sorelle siamo nati e cresciuti nel cammino.
    Dopo 30 e rotti anni di devozione assoluta mio padre mi disse che sentiva nel cuore il bisogno di trovare una dimensione più mite, silenziosa, intima della propria fede così con tutta la mia famiglia siamo andati a Medjugorje con mille perplessità e scetticismo (era più un occasione rarissima di stare tutta la famiglia insieme) ma siamo andati.
    Da li loro... piano piano, poco per volta capirono che ci sono diversi modi di vivere la fede e non esclusivamente con l'ardore interventista che il cammino gli aveva insegnando andando in giro nelle piazze a urlare la propria fede.
    Dopo questa esperienza mio padre e mia madre non rinnegarono il cammino ma cominciarono a capire che ci sono tante strade con le quali il Signore conduce a lui, ognuno con il proprio passo (più o meno spedito), cominciò a sentire il bisogno di inginocchiarsi durante l'Eucaristia (segno di un rinnovato rispetto per il Corpo di Cristo), niente di eclatante... non ha cercato di convertire nessuno, ma tanto bastò per essere trattati come reietti dai suoi responsabili regionali i quali conclusero che o facevano come Dio aveva stabilito tramite il profeta Kiko oppure potevamo andarcene (30 ANNI DI CAMMINO, VI RICORDO, NON GLI ULTIMI STRONZI CHE ANCORA DEVONO CAPIRCI QUALCOSA) inutile dire che lasciarono amareggiati ciò che era stata la loro linfa vitale per più di 30 anni, trattati come reietti dai loro stessi fratelli nella fede perché diventati poracci fedeli di serie B.

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    Ho assistito anche io alla terribile reazione, ingiustificata e inspiegabile, degli iniziatori del cammino a chi raccotava che, trovandosi ad attraversare, durante l'estate appena trascorsa, una terribile crisi, si era recato a Medjugorje e lì la preghiera intensa, la frequenza dei Sacramenti, l'Adorazione Eucaristica costante l'avevano aiutato e ricostruito.

    Di fronte a questa esperienza cosa pensate abbia risposto Kiko in persona, con la Sora Carmen, che annuiva convinta (cosa rara in verità!), mentre gli seduta accanto?
    Ipse dixit: "Va bene, faccio finta di non aver sentito! Non dire mai più una cosa del genere, se no ti caccio da itinerante." (mentre riporto le sue parole, ho la "musica" della sua voce nelle orecchie.). Pax

    mercoledì 5 luglio 2017

    I kikiani: prescelti prima della creazione del mondo a costruire ipertrofici "catecumenium"

    Riproponiamo, ai lettori del blog, un vecchio video propagandistico neocatecumenale, proiettato negli annunci di Quaresima e Pasqua del 2004, nel quale veniva presentato il "miracolo" della celebrazione neocatecumenale nel Cenacolo, a Gerusalemme, che si verificò nel gennaio di quello stesso anno.
    Perché diciamo "propagandistico"? Perché il montaggio, le immagini, le musiche, e il discorso tenuto da SanKiko in palese favor di telecamere hanno il chiarissimo scopo di stupire e abbagliare gli adepti, con una immagine generale di successo, di santità, di elezione, di grandezza, tale che a guardarla in distanza assume contorni davvero inquietanti.

    In quell'occasione, il Santo Fondatore/Iniziatore diede una spiegazione circa il significato dell'Eucarestia per il Cammino Neocatecumenale molto interessante e sempre attuale, e una serie di altre chicche che evidenzieremo. Di seguito il video e la trasposizione del "sacro verbo":


    «Fratelli, penso che il Signore, attraverso il Cammino, vuole riportare una (sic) misericordia a tanta gente, perché come vedete la società sta cambiando (…) qui appare la comunità cristiana [nel mezzo di divorzi, suicidi, alcolismo, ecc., NdR] e questa comunità cristiana ha il suo fonte e culmine nella celebrazione dell’Eucarestia. Il fatto di poter celebrare l’Eucarestia in piccole comunità, come cenacoli ... noi stiamo aprendo nelle parrocchie dei catecumenium dove nel fondo ogni cappella è un cenacolo.»
    Il primo capolavoro: definire le salette dei catecumenium kikiani - edifici annessi alle parrocchie più kikizzate dove si costruiscono salette per ogni comunità addobbate con affreschi e arredi kikiani (sedie, mensa, ambone, moquette...) e un grande salone che di fatto sostituisce la chiesa parrocchiale... - addirittura "cappelle". La menzogna è palese per chiunque abbia vissuto in una parrocchia kikizzata: non sono cappelle ma sale non consacrate. La cappella è un luogo di culto consacrato allo scopo, le salette neocatecumenali sono stanzette adibite abusivamente al culto che hanno l'unico scopo di separare i camminanti dalla vita della parrocchia. Non si tratta di "cappelle"! 
    «Penso che questo è un segno profetico, ha voluto il Signore concederci questo dono, perché nel fondo sigilla, con questa Eucarestia, qualche cosa che sarà una enorme carità e amore a tanta gente che... Noi sottolineiamo un aspetto bellissimo. Nel “seder pasquale” tutti devono appoggiarsi al tavolo, nel senso che sono passati dalla schiavitù dell’Egitto alla Terra Promessa e al riposo. Ecco, anche noi, il fatto di fare l’Eucarestia seduti, facciamo realtà questo aspetto di Pasqua, il passaggio dalla schiavitù del peccato alla grazia.»
    Ah certo! I kikiani appoggiano il proprio seder sulla seggiola quale sublime simbolo del riposo della Terra Promessa! Neocatecumenali, ma non provate un moto di vergogna davanti a questa presa per i fondelli?! Certo, Kiko, come no! Celebrate l'Eucarestia seduti per "fare realtà" del passaggio dal peccato alla grazia.... e questo sarebbe anche "bellissimo"!
    «Noi vediamo qui un pane che è significatoè segno della schiavitù dell’Egitto al quale Cristo darà un altro segno: questo pane di miseria, questo pane azzimo, questo pane della fretta, Cristo dirà “questo non sarà più segno della schiavitù dell’Egitto, questo è il mio Corpo che si consegna per voi”. Veramente con la Sua morte Lui ha spezzato la nostra schiavitù al demonio. E come? Vincendo la morte, dando la Sua vita e resuscitando dalla morte. Ci ha strappato dal Faraone! Allora quando spezziamo il pane è un segno della morte di Cristo, profondo, reale. Non è solo un segno simbolico, si fa presente l’amore di Cristo per noi. E la coppa? “Non berrò più del frutto della vite finché non sarà compiuto il mio Regno”. E che significa il vino? L’entrata nella Terra Promessa.»
    Tanto per essere chiari (perché forse, caro Kiko, hai le idee confuse da qualche decennio...) il "pane" non è un significato di un bel nulla: prima della consacrazione è solo comunissimo pane: sostanza del pane e forma del pane; DOPO la Consacrazione, è forma del pane e sostanza di Gesù Cristo in Corpo, Sangue, Anima, Divinità. E ciò che si fa presente nel pane è Cristo Gesù morto e risorto, il Figlio, quindi DIO, tutto intero, per noi: non si tratta solo di un "segno", di un "significato" come continua a dire il nostro eresiarca in quella maniera suadente da profeta ispirato. L'Eucarestia è la riproposizione incruenta del Sacrificio del Golgota: di nuovo Gesù Cristo si offre come vittima immolata per noi, restando immutata la stessa grazia salvifica del sacrificio di espiazione.
    Kiko ripete la parola "segno" 4 volte, ma mai accenna alla cosa più importante, cioè alla Presenza Reale!
    Sulla "coppa" - vocabolo usato per richiamare la famigerata "quarta coppa" del Pesach ebraico, non sia mai che dicesse "calice" - stendiamo un velo pietoso: anche il vino, quando consacrato, è Corpo, Sangue, Anima, Divinità di Nostro Signore. Vi è tutto Dio, sia nel pane che nel vino, e quel vino con l'entrata nella Terra Promessa non c'entra nulla, ma sappiamo bene che Kiko è rimasto all'uscita dall'Egitto...
    « … le persone che Dio nella Sua Provvidenza infinita, prima della creazione del mondo ha voluto che fossimo qua. I primi! Si va ad inaugurare il cenacolo, dopo tanti secoli, il Signore permette che siamo qui a celebrare l’Eucarestia, nel Suo disegno di amore e di misericordia. »
    Kiko mentre "medita" nella sua grotta estiva.
    Per un puro miracolo neocatecumenale,
    un'equipe di fotografi passava di lì per caso
    con tutti gli strumenti per illuminare e fotografare
    Ovviamente, essendo un bugiardo di professione, Kiko non poteva almeno per una volta cercare di dire la verità.... Lasciamo perdere l'autoesaltazione da reparto neurologico (le persone che prima della creazione del mondoh! il "signoreh" ha chiamatoh!), ma la bugia sull'inaugurazione del Cenacolo è veramente insopportabile.
    E' vero che il Cenacolo è stato oggetto di mille controversie, ed è vero che dal 1550 il luogo è stato interdetto ai cristiani, a causa dell'occupazione musulmana. Dopo l'instaurazione dello Stato di Israele, tuttavia, i rapporti si sono riaperti e, anche se a fasi alterne, al momento si applica la regola dello "Status Quo" in vigore anche in altri luoghi santi condivisi da ebrei, cristiani e musulmani. Già dal 1967 è permesso mantenere due celebrazioni liturgiche ufficiali all'anno, una delle quali di solito si svolge in Pentecoste, questo permesso è concesso solo ed esclusivamente ai Francescani della Custodia di Terra Santa. Non sappiamo perché a Kiko gli ebrei abbiano concesso questo speciale permesso, ma lo possiamo immaginare: di sicuro qui non c'è nessuna mano di Dio e nessun miracolo, ma la longa manus dei neocatecumenali coi loro potenti amici ebrei "padri nella fede".
    Questo evento spacciato come miracoloso dal Fondatore/Inziatore Sommo Kiko era in realtà il risultato di qualche manovra, che poi non si è ripetuta: si sa infatti che le comunità che fanno il pellegrinaggio in Israele a fine cammino sono costrette e celebrare "di nascosto", alla chetichella, portando tutto il necessaire kikiano per le celebrazioni neocat (come si vede anche nel video), da smontare subito dopo, oppure ad accontentarsi del Cenacolino dei Francescani...
    E' insomma completamente falso che i neocatecumenali siano stati i primi a celebrare liturgia nel Cenacolo, ed è falso che si tratti di "un disegno del Signore", come vuole far credere questo furbissimo venditore di pentole.
    «Siamo tutti peccatori, siamo tutti poveracci, ma il Signore ci mostra la Sua gloria, ci ama, ha dato la vita per i peccatori, per i peccatori! Non per i buoni, per i peccatori come siamo noi. Un peccatore è un ladro, un falso, un adultero… ma Lui non ci ha giudicato, non ci ha giudicato, anzi, anzi… ha voluto Lui prendere il castigo che meritavamo noi, perché si adempisse ogni giustizia e noi potessimo diventare santi, santi! Siamo santi! Ci ha rivestito della Sua santità, Lui ci ha fatto santi. Come non amare, lodare, benedire, ringraziare il Signore con il tutto il cuore, con tutta la forza perché è stato buonissimo. Che dico buono… Santo, Santo, Santo… Le campane suonano!»
    Il Signore ha dato la vita per tutti, Kiko, non solo per i peccatori, quasi che sia necessario essere nel peccato per avere la giustificazione, la grazia e la redenzione dal Signore Nostro; anche questo è un grave errore: il Signore è salito sulla croce per liberarci della colpa originale, la quale non poteva essere cancellata se non da un atto di valore infinito che solo Dio stesso poteva compiere. E' in conseguenza di ciò che ci è data la possibilità di redenzione per le colpe temporali, i peccati mortali e veniali che commettiamo in quanto esseri umani dotati di libero arbitrio. Lui ha preso su di sé il male del mondo, e ha assunto in sé tutte le colpe, di ogni uomo in ogni tempo, dandoci la possibilità di accedere, mediante il Sacramento della Riconciliazione, al perdono che Lui ha acquistato con il martirio della Croce, questa salvezza è offerta a tutti (OFFERTA, non concessa a prescindere). Cristo ha aperto la porta del possibile su ciò che prima era impossibile, ci ha acquistato il perdono, ma ciò non significa che ha già riparato e annullato le nostre colpe.
    E' ancora per noi pienamente possibile meritare il castigo eterno, se perseveriamo nel peccato e nell'impenitenza!

    Per purificarci dalla visione distorta di Kiko riguardo all'Eucarestia, riporto alcuni brani meravigliosi di un'omelia del Santo Curato di Ars:
    "Ma nel sacramento adorabile dell' Eucarestia, va oltre: Egli vuole, per la felicità delle sue creature, che il suo corpo, la sua anima e la sua divinità siano presenti in tutti gli angoli del mondo, affinché tutte le volte che lo si voglia lo si possa trovare, e con Lui troveremo ogni genere di felicità. Se ci troviamo nella sofferenza e nella disgrazia, Egli ci consolerà e ci darà sollievo. Se siamo malati o ci guarirà o ci darà la forza per soffrire in modo da meritare il cielo. Se il demonio, il mondo e le nostre cattive inclinazioni ci muovono guerra, Egli ci darà le armi per combattere, per resistere e conseguire la vittoria. Se siamo poveri, ci arricchirà di ogni specie di ricchezza per il tempo e per l'eternità....
    ...Noi vediamo che Gesù Cristo, per fare questo grande miracolo, scelse il pane che è il nutrimento di tutti, sia dei ricchi che dei poveri, di chi è forte come di chi è debole, per mostrarci che questo cibo celeste è per tutti i cristiani che vogliono conservare la vita della grazia e la forza per combattere il demonio. Sappiamo che quando Gesù Cristo operò questo grande miracolo, alzò gli occhi al cielo per rendere grazia al Padre suo, per farci capire quanto Egli abbia desiderato questo momento felice per noi, affinché avessimo la prova della grandezza del suo amore. "Sì, figli miei, ci dice questo divino salvatore, il mio Sangue è impaziente di essere sparso per voi; il mio Corpo arde dal desiderio di essere spezzato per guarire le vostre piaghe; piuttosto che essere afflitto per l'amara tristezza che mi causa il pensiero delle mie sofferenze e della mia morte, al contrario sono colmo di gioia. E questo perché voi troverete nelle mie sofferenze e nella mia morte un rimedio a tutti i vostri mali"....
    ...Ah! fratelli miei, siamo ancora in tempo, torniamo indietro, andiamo a gettarci ai piedi di Gesù Cristo, riposto nel sacramento adorabile dell'Eucaristia. Egli offrirà di nuovo i meriti della sua morte e della sua passione al Padre suo, in nostro favore, e così saremo sicuri di ottenere misericordia. Sì, fratelli miei, possiamo essere certi che, se avremo un grande rispetto per la presenza di Gesù Cristo nel Sacramento adorabile dei nostri altari, otterremo tutto ciò che desideriamo. Poiché, fratelli miei, si fanno tante processioni dedicate all'adorazione di Gesù Cristo nel Sacramento adorabile dell'Eucaristia, per ripagarlo degli oltraggi che riceve, seguiamolo in queste processioni, camminiamo dietro di lui con lo stesso rispetto e devozione con cui i primi cristiani lo seguivano nelle sue predicazioni, allorché espandeva ovunque, nel suo passaggio, ogni sorta di benedizioni...."

    martedì 4 luglio 2017

    Sul fallimento della "catechesi" nel post Concilio

    Liturgia neocatecumenale in hotel
    Per spiegare meglio i motivi per cui il Cammino Neocatecumenale è dannoso per la Chiesa, occorre riflettere sui motivi per cui la sua "catechesi" e la sua "liturgia", zeppe di madornali errori e tremendi strafalcioni, trova terreno fertile nelle parrocchie.

    Laddove vengono insegnate le verità di fede e celebrata degnamente la liturgia, il Cammino non riesce ad attecchire.


    L’analfabetismo religioso dei giovani delle parrocchie

    Una indagine sociologica mostra i dati dell’ignoranza delle verità della fede da parte dei giovani che frequentano la vita parrocchiale. Colpa della società, ma anche di quanto offriamo loro.

    Novemila under 30, scelti secondo rigorosi criteri statistici, sono stati intervistati in un progetto curato dalle ricercatrici Rita Bichi e Paola Bignardi. I risultati sono poi confluiti nel volume “Dio a modo mio. Giovani e fede in Italia” (Vita e Pensiero). Emerge un quadro che dire desolante è poco anche se non insospettato da chi abbia minimamente il polso della situazione.

    Ciò che più impressiona è il semianalfabetismo religioso dei giovani cattolici universitari o già laureati, che hanno frequentato sei e più anni di catechismo e magari tuttora partecipano alla vita di realtà almeno nominalmente ecclesiali. Insomma il dato di questa ricerca che ci deve veramente interrogare è quello che riguarda i “nostri” giovani e li fotografa in uno stato che, spesso, si fatica persino a dire di cristianesimo, figuriamoci se si possa chiamare di sana e robusta fede cattolica.

    Emerge dominante tra i giovani “cattolici” un’idea vaga e confusa di religione, un sincretismo inconsapevole, una ignoranza crassa dell’abc del Cristianesimo, una pratica alla vita sacramentale optional. Un guazzabuglio new age dove la Risurrezione si confonde con la reincarnazione, Gesù è una specie di Buddha palestinese, W il Papa ma se mi parla di morale allora quasi quasi meglio il Dalai Lama, che Dio esista anche ci credo ma della Santissima Trinità non mi sfiora neppure il pensiero e così continuando.

    E sono i “nostri” giovani, quelli che hanno frequentato il catechismo, battezzati-comunicati-cresimati, che per tredici anni di scuola hanno seguito un’ora alla settimana di religione cattolica. Questo studio certifica, ce ne fosse ancora bisogno, il drammatico fallimento della catechesi e della pastorale degli ultimi trent’anni, se non quaranta.

    Le chiese sono sempre più vuote e così le aule di catechismo ma non riusciamo a formare decentemente neppure quella piccola percentuale di giovani che passano ancora per le nostre cure educative. Ovviamente le felici eccezioni non mancano, eroici parroci, splendidi catechisti, insegnanti di religione per vocazione, ragazzi dottrinalmente preparati e motivati ma … la media statistica dice altro ed è da piangere!

    Piangiamo pure ma chiediamoci il perché di tanto e tale disastro. Il cardinale Robert Sarah, lo scorso maggio, osservava, intervenendo al Pontificio istituto Giovanni Paolo II, il fallimento formativo del catechismo dei fanciulli così come impostato negli ultimi decenni nella più parte delle parrocchie italiane: “I bambini fanno solo disegni e non imparano niente”, così il Prefetto della Congregazione per il Culto Divino.

    E come dargli torto se poi i frutti sono quelli rilevati dallo studio di Bichi e Bignardi. Il buon vecchio catechismo di san Pio X che ha formato generazioni e, immagino, lo stesso cardinal Sarah bambino, dava ben più generosi frutti. Le nostre nonne, magari analfabete, sapevano benissimo che Gesù è vero uomo e vero Dio, che la Madonna è sempre vergine, che Iddio è Uno e Trino, quali sono i novissimi, le tre virtù teologali, le quattro cardinali, i dieci comandamenti, i sette sacramenti e le opere di misericordia corporale e spirituale. Poi sono arrivati i nuovi metodi pedagogici, i grandi modelli pastorali, buttato via il nozionismo e con esso anche le nozioni, tutto è dialogo, socializzazione, scambio e interazione … e abbiamo gli universitari “cattolici” che scambiano Buddha con Gesù!

    Certo la società non aiuta, la crisi della famiglia nemmeno ma ciò spiega in parte, non giustifica il fallimento generalizzato e plateale dell’istruzione religiosa degli ultimi decenni. Forse per comprendere la crisi del catechismo si deve allargare un po’ l’orizzonte d’indagine e guardare alla realtà delle parrocchie e degli altri poli educativi ecclesiali e chiedersi: sono realtà animate dalla profonda consapevolezza di avere un tesoro divino da partecipare? C’è chiara la coscienza della Verità eterna ricevuta, l’unica Verità dalla cui luce ogni uomo deve essere illuminato? Insomma, chi insegna è previamente lui convinto che la Divina Rivelazione custodita e trasmessa dalla Chiesa è l’unica luce capace di illuminare e dar senso all’enigma umano?

    Quando si ha la fortuna d’incontrare un prete, un catechista, un insegnante di religione con simile consapevolezza, coscienza, convinzione allora il Vangelo affascina, brilla di splendida luce, Cristo si mostra per quello che è: il più bello tra i figli dell’uomo e il Logos eterno, la Bellezza e la Verità sussistenti. E c’è il rischio di innamorarsene e di voler donare tutta la propria vita a Lui.

    Ma quanto è difficile incontrare simili maestri nella fede, quanto difficile!

    Ricordo la noia infinita provata durante le ore di catechismo e la delusione negli anni del primo sbocciare della ragione speculativa in me per il vuoto culturale sperimentato negli ambienti “di Chiesa”, per un cristianesimo che mi appariva sempre più insipido, incapace di rispondere ai grandi interrogativi dell’anima umana. Ricordo che mille domande si affacciavano alla mia mente: domande su me, il cosmo, Dio, la storia e la Chiesa, l’escatologia, il senso delle cose, talmente tante che ora più neppure le ricordo tutte. Risposte in parrocchia? Buoni sentimenti a piene mani, qualche richiamo al sociale, gite e pizzate, prima delle Palme disegnare Gesù su qualche cartellone in groppa all’asinello e prima di Natale in fasce nella greppia. E così anch’io fui uno di quelli che appena terminato il catechismo non misi più piede in parrocchia.

    E se la Provvidenza non mi avesse fatto incontrare un ottuagenario Monsignore d’altri tempi (lo definirei un colto e santo prete anni ’50) e quel miracolo intellettuale che è il tomismo chi lo sa dove sarei finito, in quale miraggio avrei cercato d’estinguere la mia sete di Verità. Di certo non in chiesa! Forse sarei finito a parlar di archetipi con Jung o sarei con Severino a dir che tutto è eterno o più probabilmente, deluso dai vari tentativi, mi cullerei in una gnosi pessimista e tragica alla scuola di Cioran e Ceronetti. Ma così avrei perso Cristo e allora povero me se non avessi conosciuto del Cristianesimo che la versione sciocca che lasciai.

    Che compassione, che stringimento di cuore mi fanno allora i giovani che, avendo sperimentato solo il Cristianesimo da pizzata e cartellone, cercano altrove un senso alla vita o semplicemente si adagiano a vivere senza più neppure pretendere che la vita abbia un senso. Oggettivamente sbagliano, lo so bene, perché solo Cristo è Via, Verità e Vita e Cristo lo si incontra nella Chiesa ma come li capisco, come li sento vicini e come mi fa rabbia pensare a così tante anime smarrite semplicemente perché non hanno trovato ciò che era loro sacrosanto diritto ricevere da noi pastori: la Verità tutta intera e nulla di meno!

    (articolo tratto da: Vita Nuova Trieste)

    lunedì 3 luglio 2017

    De-canonizatione di Carmen Hernandez.(parte seconda)

    La Sora Carmen ne aveva per tutti!
    Domanda:
    "Cosa potremmo scoprire grazie a questo “diario” che non conoscevamo di Carmen?"
    Risponde Kiko:
    "Una Carmen profonda, fragile ma fortemente attaccata in Dio. Sempre noi abbiamo visto una Carmen energica, forte e decisa. Perché lo era. Ma mai triste un momento, mai sofferente, nemmeno davanti a me. Lei ha scritto questi pensieri sola con Dio. Era forte perché ha appoggiato le sue angosce sul Signore. Sofferenze anche forti, che mi hanno fatto dire, Carmen, perché non me ne hai mai parlato."

    Domanda:
    "Che effetto le ha fatto rileggere i fogli che hanno composto questa nuova opera?"
    Risponde Kiko:
    "Che effetto? Profondo. Ho scoperto l’amore profondo che Carmen aveva per Cristo. È stata semplicemente eroica, per i quarant’anni di sofferenze, tenute nascoste, che ha vissuto. Senza mai mostrarle a nessuno. Una vita vissuta silenziosamente per Gesù Cristo. Ma proprio questa unione forte in Gesù Cristo l’ha resa una donna libera."


    Non solo Kiko è stupito, anche noi lo siamo.

    Verrebbe da dire: "ma chi avete incaricato per questi Diari?"

    Carmen era la persona più instabile del mondo, un giorno al settimo cielo e l'altro nella più profonda depressione e abbattimento, sempre pronta, però, al suo fianco, a sferrare attacchi micidiali di cui erano vittime a turno rettori, formatori e padri spirituali dei seminari e i seminaristi stessi, gli itineranti tutti - presbiteri delle équipe compresi - e alcuni in particolare, invisi da sempre e, chi sa perchè, sempre sotto tiro, come, ad esempio, alcuni spagnoli arditi.

    Diciamo che Carmen ne aveva per tutti. 
    Maliziosa, a caccia di retro-pensieri e di doppi fini negli interlocutori, per lei tutti facevano una cosa per farne un'altra, dicevano una cosa per dirne un'altra, nascondevano, per fare di testa propria, andavano di propria iniziativa, e a loro insaputa ovviamente, da Vescovi e Cardinali, per trafficare nell'ombra sull'obbedienza - sempre a loro - per aggirarla, accordandosi sottobanco con la Chiesa.

    Che splendido discernimento! Capacità di leggere i cuori! 
    O non, piuttosto, Carmen proiettava negli altri le sue doppiezze, le sue insoddisfazioni, il suo arrivismo smodato? Soprattutto il suo stesso "sistema di governo", basato su diffidenze e controlli incrociati che, con tanta perizia, metteva in azione, per cogliere i sospettati in castagna e per poi poter dire, alla fine: "Vedete? Avevo ragione, vi avevo capiti! Me non potete ingannarmi!"

    In fondo, nella mia esperienza del Cammino, ho scoperto sempre più che le frequenti "Convivenze di Itineranti" erano finalizzate a mettere in chiaro chi comanda, a tenere tutti allineati, a realizzare il famoso "essere legati a noi" (a Kiko e Carmen) usato come una costante minaccia

    Frase cult di Carmen: "Voi itineranti dovete essere persone legate a noi!", "Chi non è legato a noi, non lo mandiamo da nessuna parte". 
    L'essere o no legati, ovviamente, lo valutavano loro, insindacabilmente, con cicliche prove di fedeltà.
    Nota importante: in tutto questo gioco, di lacci e lacciuoli, il ruolo della Chiesa non ci è mai stato spiegato. Nemmeno una volta. C'è da riflettere!

    Tanti fratelli ed ex fratelli del Cammino che hanno visto gli anni d'oro dell'impero Kikiano/Carmeniano possono testimoniare la stessa cosa.

    E oggi cosa succede? Oggi Kiko "scopre" che Carmen sarebbe stata una grande mistica, una che avrebbe conosciuto le sofferenze spirituali delle anime privilegiate dalla grazia.

    Strana scoperta, davvero, di fronte a quella Carmen che non si dava alcun freno, che non conosceva autocontrollo e che, nella sua "incontinenza" spirituale e caratteriale, ostentava di essere la persona più libera del mondo, mentre era solo capricciosa e senza nessuna misericordia.

    Ora Kiko cade dalle nuvole e dice: oh Carmen, perché non me ne hai mai parlato? Come al solito, senza rendersi conto di quanto ciò sia ridicolo, e di quanti fratelli ed ex fratelli siano in grado di ricordargli cosa ha fatto e detto Carmen nell'arco di più di mezzo secolo.

    Chi può credere a una Carmen che prega: "Gesù, Gesù mio, Gesù amore della mia anima"Espressioni da mistica, proprio quelle che lei apertamente disprezzava e derideva.
    Ma chi può crederci che poi lei, nel segreto, pregasse davvero così?

    Ma c'è di più: se infatti tutto questo fosse vero, come Kiko improvvisamente pretende di convincerci, è ancora peggio, per loro!

    Forse non ha capito che in molti dobbiamo chiedere un serio "risarcimento " per essere stati ingannati sul modello del "perfetto camminante che fa il cammino come si deve"; visto che chi ci ha istruiti, una volta di più, è dimostrato che predicava male e razzolava bene e, delle cose che a noi predicava, non ne metteva in pratica una sola, anzi, una volta chiusa nella sua camera, faceva tutto il contrario e pregava nel segreto, facendosi ammaestrare dalla più solida Tradizione della Chiesa, da Costantino fino al Concilio di Trento, incluso

    Ha tenuto tutto per sè il suo tesoro!
    Ma dico io, tutto per lei si è tenuta questo tesoro, la compianta Carmen?  

    Una donna strana davvero, sotto ogni aspetto e da qualunque angolatura la si osservi!
    Per questo, dice Kiko, HO SCOPERTO. 
    Perché c'è dell'incredibile, solo così poteva presentarlo, come una scoperta.

    E poi, SILENZIOSAMENTE. 

    Cosa? Carmen "silenziosamente"? Questa certo è un'altra novità; ad esempio ricordiamo tutti "la donna taccia!" di Giovanni Paolo II
    Ma anche noi abbiamo visto quanto era "discreta" e "silenziosa" (virgolette obbligatorie): pensiamo, ad esempio, quante volte Kiko, rivolgendosi a lei, diceva:
    "Carmen! Carmen! Per favore, Carmen, statte calma, statte zitta, statte buona, statte ferma, siediti Carmen, mi fai perdere la pazienza! Fammi parlare, mi interrompi sempre, Carmen, Carmen!".

    Sulla DONNA LIBERA, poi, che dire? 
    Piuttosto che libera, direi "sfrenata", nel senso di senza freno alcuno, mai seconda a nessuno, tanto meno sottomessa o obbediente a qualcuno, mai, che io ricordi, una sola volta.
    Intanto, per il primo anniversario della sua morte, si sta preparando una novena per invocare la sua potente intercessione. 
    Accidenti, questi neocatecumenali all'improvviso si sono proprio convertiti tutti!
    Credono anche nelle novene, ora!

    Kiko, come alle Nozze di Cana, ha lasciato per ultimo il vino migliore. 
    Un teatro patetico davvero, direi!

    Conclusione:
    Ormai è chiaro, Kiko sta inventando, secondo i suoi desiderata, una persona che non è mai esistita, una vera trasfigurazione ante litteram (ricordiamo la predilezione di Carmen per la Trasfigurazione! Forse Kiko pensa così di renderle omaggio!).

    Ma mi domando, per concludere:
    Questi due spagnoli hanno creduto davvero in tutto quello che ci hanno predicato? 
    Se ne erano convinti - in particolare ora parlo di Kiko - perché non descrivere Carmen come realmente era?
    Ma forse Kiko lo sa che quella Carmen mai diverrebbe santa!

    Hanno ostentato, per una vita intera, un cristianesimo che non ha nulla di "cattolico", di fronte al quale tutto quello che è esistito nella Chiesa, da Costantino fino al Concilio Vaticano II, doveva essere cancellato.

    Ora sanno che il loro Cammino, se lo esplicitano per quello che è stato e lo esplicitano fino alle estreme conseguenzealtro che canonizzazione di Carmen, è messa a rischio la loro stessa permanenza nella Chiesa, Una, Santa, Cattolica e Apostolica.  

    Ma allora ci hanno ingannati, sapendo di farlo!
    Kiko ha preso la sua decisione, ora scimmiotta, tenta di imitare, modelli di santità che ha sempre ignorato o ritenuto totalmente inutili.

    E ai buontemponi che volessero ribattere col solito mantra del "non è vero quel che dite", bisogna ricordare che gli autonominati "iniziatori" lo hanno sempre molto ben camuffato; nelle catechesi Kiko, è vero, ogni tanto raccontava qualche singolo episodio di vita dei santi - molto raramente - ma è pur vero che se qualcuno, dando l'esperienza, diceva di aver trovato nella Chiesa qualche riferimento diverso, che lo aiutava, insieme al neocatecumenato, nel suo cammino personale di perfezione, la reazione dei due autodiscernenti, autoproclamati santi iniziatori Kiko e Carmen era immediata ed era sempre la stessa: "Far bene il cammino neocatecumenale significa che NON HAI BISOGNO DI NIENTE ALTRO"; di più, se il Cammino non ti ha purificato da tutte, dico TUTTE, le forme di religiosità naturale - lì dove, è utile ribadire, per religosità naturale si intendono proprio tutte le altre forme di stare nella Chiesa che non siano le successive e concatenate obbedienze previste nel loro percorso a tappe - significa che "Dobbiamo rimandarti a fare le catechesi daccapo."

    Fine seconda puntata
    (la prima è a questo link)

    sabato 1 luglio 2017

    De-canonizatione di Carmen Hernandez

    Kiko Argüello poverello,
    fondatore del Cammino Neocatecumenale
    Kiko dixit:
    "Ti dico una cosa, i Padri del Deserto dicono: “Chi ama Cristo, lo seguiranno a migliaia”. Qui vedo che i frutti del Cammino si devono in gran parte proprio a questo amore, segreto, profondo e nascosto, che Carmen aveva per Gesù Cristo.
    La mia speranza è che i fratelli, anche attraverso la lettura di questo Diario, conoscendo questo amore profondo che Carmen aveva per Cristo possano chiedere sue intercessioni al Signore
    [sic!]. Affinché Carmen, ora non più con noi, possa diventare “intercessora” per l’opera di evangelizzazione che sta portando avanti il Cammino in tutto il mondo e giungere alla canonizzazione.
    La Diocesi di Madrid vorrebbe già avviare le procedure per la canonizzazione perché dicono che sarebbe un bene non soltanto per il Cammino, ma per l’intera Chiesa." (intervista a Kiko pubblicata il 21 giugno 2017)
    "A un anno dalla sua morte,viene pubblicato il primo volume dei diari di Carmen Hernandez. Si tratta della trascrizione della prima delle numerose agende alle quali la catechista spagnola affidava ogni giorno le sue riflessioni, le sue gioie e i suoi dolori, spesso in forma di preghiera, in dialogo con lo stesso Gesù. È stato proprio Kiko Argüello a promuovere e a curare personalmente l’edizione di questo primo diario, per il quale sono previste già numerose traduzioni in diverse lingue."
    Triunvirato al completo
     
    "Ma dietro un grandissimo uomo, c’è sempre una donna altrettanto grande. Questa donna si chiamava Carmen Hernandez."

    "L’ultima delle annotazioni di Kiko – scritta nel 2016 – è dedicata al ricordo di Carmen e rivela il dolore per la morte di una donna che fu un’inseparabile compagna di evangelizzazione ma allo stesso tempo la gratitudine per la storia vissuta assieme:
    Perché piangi, anima mia?
    Perché piangi?
    Carmen se n’è andata con il Signore.
    Si! Sento il suo amore
    vicino al mio cuore.
    Che donna straordinaria!
    Quanto mi ha voluto bene!
    (noticina: perché non dici "quanto le ho voluto bene"?)

    Kiko, al posto della Chiesa, ha già fatto discernimento.
    Dopo l'Autoevangelizzazione, anche l'Autodiscernimento e, per restare in tema, quanto sopra riportato si autocommenta.

    Certo, sentirlo parlare di canonizzazione di Carmen fa un certo effetto, dopo che hanno sempre ripetuto che "non è questione  che diventi santo tu, qui è un popolo di santi, la comunità è santa."
    Bandita la santificazione personale, che nella Chiesa Cattolica è alla base di ogni rinnovamento, entrambi gli Iniziatori hanno proposto un modello tutto loro di vita cristiana che definirei "trasgressivo", al quale ogni camminante deve adeguarsi: chi, invece, cerca il suo progresso spirituale, viene da loro ridicolizzato col famoso: "Ma sei entrato in cammino per diventare tu migliore?", intendendo: "fratello, non hai capito niente!".

    Kiko viene a conoscenza dei famosi Diari della sua socia Carmen solo post mortem e fa il suo discernimento, Carmen era una "santa nascosta" e dunque la designa “intercessora” per l’opera di evangelizzazione.
    Ma come è possibile? Non vale dunque, per voi, la comunità dove nulla si fa individualmente (che sarebbe superbia spirituale)?
    Intanto tu, caro Kiko, hai fatto comunione e hai collaborato - per più di 50 anni - con una donna che non hai mai conosciuto? Ma li facevate i "giri di esperienza"?
    Cosa ancor più grave è questa: avete fatto tutto un gran macello col Cammino, per poi ritornare alla santità antica, tradizionale della Chiesa, tra "unione mistica" e "notte oscura"?

    Oscura e nascosta! Mentre intanto predicavate tutt'altro!
    Ma non è solo questo!
    Sorprende, con tutto quello che Kiko ha da fare, che mai trova pace né ne fa trovare agli altri - vedi il dettagliato programma di Evangelizzazione per l'anno 2017/2018, illustrato in occasione della richiesta fondi ad hoc, a cui si aggiunge l'invio due a due (The Hunger Games Neocatecumenaliche terrà impegnati tutti i camminanti per l'intero periodo di vacanze - l'insistenza con la quale ripropone, ogni volta, un sollecito avvio della causa di beatificazione/canonizzazione della co-fondatrice Carmen.

    Che poi, diciamocelo francamente, dovrebbe forse essere suo compito? Non vi pare, invece, che sia abbastanza sconveniente che se ne occupi Kiko? Non vi pare?

    Attenti, ragazzi, è già tutta raggrinzita!
    Egli vuol farci credere che la Diocesi di Madrid non può aspettare i cinque anni richiesti? Santa subito, insomma? Ma perché non dice che è lui, Kiko, che sta muovendo mari e monti? È sicuramente lui che spinge, che vuole questa cosa. È pronto a tutto pur di conseguire il tuo scopo, per quale fine misterioso, lui solo lo sa! (non bisogna dimenticare che Carmen, a suo dire, sarebbe una "santa di categoria superiore"... e oltretutto dispone di ingenti risorse economiche, cosa non da tutti.)
    È chiaro che l'intervistatore è fedele e devoto camminante e anche molto ben ammaestrato. Egli parla di Carmen come di una grande donna, e di Kiko ancora di più, quando egli morirà sarà innalzato direttamente alla gloria degli altari, il Sommo!

    Una volta canonizzata Sora Carmen, certo per Kiko sarà una passeggiata, sicuro. (Intanto, su Facebook, apprendiamo che Kiko, di notte in estate, si ritira a pregare nella grotta di Murcia, e c'è pure la foto. Che narcisista!)

    Insomma, dobbiamo rassegnarci, da ora in poi avremo a che fare con un nuovo Kiko.

    Sorge spontanea la domanda: Ma è vero ora? O era vero prima? O quest'uomo non è vero mai?
    La verità è un'altra: egli è un camaleonte, e si sa, il camaleonte, cambiando colore, non smette di essere camaleonte.

    L'intervistatore neocatecumenale continua a definire Carmen "la teologa spagnola": ma questi si aspettano anche il titolo di Dottore della Chiesa come alla Santa Caterina da Siena, alla Santa Teresa d'Avila?
    Certo Kiko non consentirà mai che la sua Carmen Hernàndez Barrera abbia meno titoli onorifici.
    Infine il centro è sempre lui, dal "quanto mi voleva bene", alle tante volte che Carmen parla di lui nei Diari, elogiandone le doti, la forza, l'ispirazione.

    Sa bene che nessuno ci può credere, con quello che Carmen diceva di lui e a lui,  in pubblico e in privato, ma questo non importa un fico secco.

    Fine prima puntata
    (la seconda è a questo link)