martedì 31 luglio 2007

Il cammino Neocatecumenale è un movimento?

Superiamo l'impasse dell'articolo precedente e partiamo con una domanda.
Così scriveva Mic: "I neocatecumenali fino a poco tempo fa rifiutavano di essere considerati un movimento. Ultimamente, invece, per quell'opera di mimetizzazione ai fini dell'approvazione che abbiamo evidenziato, tendono a riferire a sé tutto quanto il Papa dice sui movimenti... un modo come un altro per darsi una bella reimbiancata che, forse potrebbe ahinoi, (ahinoi Chiesa, intendo) anche funzionare..."
Che ne pensate?
La domande sono due:
1. Il cammino NC è o non è un "movimento" e,
2. se davvero ora riconosce di esserlo, può bastare ai fini dell'approvazione?
Miriam

Riflessione sui movimenti

I movimenti hanno tutti un vizio d'origine. Non nascono dalla Chiesa gerarchica, come ogni forma di apostolato cattolico da 1965 anni a questa parte. Non seguono l'insegnamento evangelico, per cui l'apostolo fonda la comunità. In questo caso la comunità si fonda da sola, e poi, FORSE, chiede un parere all'apostolo. Se a voi sembra lo stesso...
Ma non è questa la cosa più importante. Venendo appunto dal basso, e non dall'alto, il movimento non ha il carattere di un'opera religiosa, ma di una opera laica, prestata alla religione. I movimenti, che piaccia o non piaccia, sono dei partiti politici. Non sono gli ordini, in cui uomini vengono autorizzati a vivere secondo una regola, per un fine comune. I movimenti sono aggregazioni ideologiche. Sono gruppi che perseguono una ideologia, che chiamano "carisma", e nel fare questo fanno parte della Chiesa. Lo scopo del movimento, qualunque esso sia, è quello di portare avanti la propria bandiera ideologica, al pari di un partito. E può andare bene, che il movimento sia fondato da un prete, con le sue idee ortodosse (tipo cl), oppure può andare male e finire in balia di pittori marxisti e di chimiche moderniste con seri problemi relazionali. E l'ideologia che si persegue, sarà di volta in volta falsata dal "carisma" del fondatore, ossia, dalle balzane idee che costui aveva in testa, su cosa pensava che la Chiesa fosse. Per cui abbiamo quelli che negano l'unicità della Chiesa di Cristo sussistente nella cattolica (focolarini, sant'egidio, ecc.) perchè secondo i fondatori, la chiesa è un "volemose bbene", abbiamo quelli che pensano che la chiesa sia la pantomima malfatta dell'interpretazione da ubriachi di qualche pazzoide che descriveva male la chiesa delle origini, sbagliando tutto (tipo neocatecumenali), abbiamo quelli che hanno una visione abbastanza sana, ma con qualche scivolone su politica, economia e senso di appartenenza (tipo cl). Eccetera eccetera.
Ovviamente, ognuno è responsabile delle proprie azioni, e ognuno usa il proprio cervello come meglio crede. Se uno fa il cammino e contesta le cazzate evidenti, non "ubbidisce" al catechista, si rifiuta di commettere abusi, rigetta le eresie dei mamotreti, allora, possiamo dire che è piuttosto responsabile, e non è un cialtrone. Sebbene vorrei sapere chi sia, nel caso che sia.
Alex

lunedì 30 luglio 2007

Banchetto o sacrificio?

Partiamo con questa testimonianza:
"Siamo arrivati al Vangelo per la prima prova di celebrazione della Messa antica. Due giovani Sacerdoti, provenienti dal Cammino Neocatecumenale, e dal loro Seminario Redemptoris Mater hanno iniziato a studiare il modus celebrandi la Messa antica. Sopra l'altare, ovviamente ad Crucem, lo schermo con la proiezione del DVD "Celebrer la Messe de toujours" più volte interrotto e ripetuto. Dopo due ore di studio, preceduto dalla recita della Sequenza Veni Sancte Spiritus e da alcune preghiere mariane, si è arrivati, come ho scritto prima, al Vangelo. Nessun trauma , solo tanta devozione e la convinzione che quel rito è un mezzo straordinario di santificazione : la cosa dovrebbe essere d'esempio per tutti !!!"

Io penso che per loro "Parigi val bene una Messa"!!! Lo sanno che l'Offertorio del VO parla esplicitamente di vittima? e sapete che fino a qualche anno fa avevano abolito il gloria il credo e l'Orate Fratres? E quanto all'offertorio credo sia ormai ben nota la catechesi eretica di Carmen...

Inserisco come esempio lampante un'obiezione neocatecumenale e il mio commento

""Le 4 orazioni fatte PRIMA, RIPETO PRIMA, dell'epiclesi ovvero del momento in cui si invoca la discesa dello spirito santo su pane e vino, sono già chiamate sacrificio, offerta. Chiaramente questo mostra un concetto di sacrificio tipico dell'AT (e su questo nessuno dica di più dopo essersi letto la LETTERA AGLI EBREI!!). Il sacerdote OFFRE IL SACRIFICIO quel pezzetto di pane...a nome di tutti, ma la chiama OSTIA che certo in italiano è la particola, ma in latino è hostia cioè VITTIMA SACRIFICALE!!!!!""

E' proprio questo il punto! Gesù non è venuto ad abolire l'A.T, ma a portarlo a compimento e non è la lettera agli Ebrei che dice che Lui è nello stesso tempo, altare, sacerdote, vittima e sacrificio, oltre che il "pastore bello"?
Se non comprendiamo più il senso di vittima sacrificale non comprendiamo più la nostra Fede e quello che il Signore ha detto, compiuto e ci ha lasciato! Se è vero che ogni cristiano - ed è questo il difficile ma nel Signore non impossibile - dovrebbe essere in Cristo Eucaristia vivente, ecco perché tutto sta andando a rotoli!
Adesso capite perché, molto luteranamente comincio a credere, hanno abolito tutte quelle stupende preghiere dell'Offertorio? E non dimentichiamo che in quel concetto di 'vittima' non c'è né ascesi imposta, né moralismo, né masochismo, c'è una Grazia operante. Cosa intendiamo allora quando diciamo "Agnello di Dio che togli (il verbo ebraico ha il significato di: alza prende su di sé per portar via) il peccato del mondo? Pensi che siamo chiamati a qualcosa di diverso? E in che modo posso 'portar via' il peccato mio e degli altri se non 'assumendomelo' e in qualche modo 'portandolo alzandolo' in offerta al Padre, nel mio Signore? Non sempre ci riesco e per questo sono una cristiana ancora in fasce... ma cos'altro è essere cristiani?
Miriam

lunedì 23 luglio 2007

Di nuovo per tener desta l'attenzione

Ancora una volta mi servo di un intervento di Arbiter per l'articolo di apertura della nuova pagina, perché fa il "punto nave" della situazione ed è bene che ripartiamo da qui

Cari amici,
non dobbiamo mai dimenticare che non abbiamo a che fare con un fenomeno religioso ordinario ma con la più organica, articolata, diffusa minaccia alla Chiesa cattolica dai tempi antichi: tale è il Cammino neocatecumenale e per grazia di Dio si sta cominciando a prenderne atto nelle stesse gerarchie, per lungo tempo sorde agli allarmi di santi sacerdoti come padre Zoffoli e don Conti.

Credo di aver evidenziato in altri post del perchè il Cammino non sia rapportabile agli altri movimenti ecclesiali, del perchè vada affrontato con un'analisi globale, del perchè richieda contromisure tanto chiare ed inequivoche quanto rigorose ed organiche da parte della Chiesa, per il livello di infiltrazione del movimento nel mondo cattolico, per la radicalità degli stravolgimenti posti in essere, per il potenziale distruttivo verso la stessa Chiesa.

Naturalmente, questo blog è una spina nel fianco per i neocatecumenali ed i loro simpatizzanti: per le cose che dice, per come le dice e perchè viene letto sia da laici che da sacerdoti, nel nostro Paese come all'estero. Ovvi sono pertanto i tentativi di introdurre confusione nella discussione: "Trucchi della Comunicazione", distorsioni e diversivi dall'obiettivo principale che è la pubblica denuncia dell'eresia neocatecumenale e delle aberrazioni ad essa correlate. Ovvie le accuse più strampalate: dal giustizialismo, al volersi sostituire alle gerarchie nel giudizio, all'essere il verbo di questa o quella fraternità, e così via, fino a scendere ai livelli più infimi con le offese ed oscenità vere e proprie.

Noi pensiamo di rendere un servizio di sensibilizzazione sul grave problema, per dovere di credenti e per condivisione della battaglia condotta in tale àmbito da veri e santi sacerdoti. Non siamo infallibili perchè l'errore è umano, ma non siamo neppure stolidamente accondiscenti verso quanti minano dalle fondamenta la Dimora di Nostro Signore e nel momento in cui lo fanno, nella loro distorsione coscienziale, pretendono addirittura di esserne considerati salvatori!

domenica 15 luglio 2007

Teniamo desta l'attenzione

Cari amici,
All'origine di tutta questa triste vicenda neocatecumenale talvolta appare delinearsi una oscura, sulfurea amnesia collettiva. E' come se duemila anni di esperienza storica, di battaglie e guerre fisiche e spirituali, di confronti e scontri dialettici per l'affermazione della fede siano rimasti come sospesi, inabili a far scorgere dietro la nebbia sollevata la natura reale dell'eresia che stava sbarcando nella Dimora di Dio.

La giustificazione spesso portata è che tutto è stato svolto in gran segreto, a cominciare dalla conoscenza della dottrina blasfema, e quando infine ci si è resi conto della situazione, il movimento era cresciuto troppo per frenarlo.

Tuttavia, sentinelle che hanno lanciato l'allarme per tempo ve ne sono state. Ma sono rimaste inascoltate e anche dileggiate o redarguite. Dobbiamo pertanto ammettere che alla base della espansione e del radicamento del Cammino neocatecumenale vi sono miopie, errori macroscopici e simpatie in buona o cattiva fede dentro la stessa Chiesa.

Quale la conseguenza? Che una volta lasciata costruire e consolidare la fortezza eretica e la campagna di reclutamento dei propri pretoriani, scudieri, palafrenieri, intellettuali e notabili, ma soprattutto con le armate degli adepti in ogni luogo, tutto è diventato difficile e complicato. Dove prima sarebbe bastato pronunciare un fermo e rigoroso "No" per bloccare il problema ab origine, ora sono mobilitate schiere di teologi per analizzare, confutare ed emendare le dottrine eretiche e altrettante di giuristi per sviscerare le questioni di diritto ecclesiastico.

Noi stessi, nel nostro piccolo, siamo impegnati a discernere, definire e smascherare la fisionomia proteiforme, camaleontica, dissimulatrice degli adepti che sotto varie forme e sintassi si presentano su queste pagine, a volte per confrontarsi e magari chiedere aiuto, altre per contestare, altre ancora per confondere e scompigliare le idee.

Nel frattempo la cittadella neocatecumanale ha continuato a crescere e svilupparsi, diffondendo per il mondo avamposti da cui continuano a fuoriuscire pretoriani e ministri rigorosamente formati secondo il loro insegnamento , con l'obiettivo di portare tra la gente la nuova religione e conquistare nuovi adepti.

Siamo ancora in tempo per fermare il caos dilagante? Basterà l'emendamento dei testi aberranti e la correzione dello statuto per riparare agli errori originari di sottovalutazione? Non sappiamo, in tutta coscienza. Di certo le misure dottrinali adottate dal Papa e la polemica crescente contro la setta in tutto il mondo cattolico per il momento hanno ottenuto il risultato di indurre i capi a fare deserto e silenzio attorno a loro: sono rientrati nella penombra segreta che prediligono, in attesa che si spengano i riflettori puntati su di loro, che si calmino le acque.

La nostra fede ci chiede invece di mantenere quei riflettori accesi, per aiutare il Pastore nella sua impegnativa opera di riportare luce e ordine nella Casa del Signore. Tale è la ragione fondante di questo spazio di discussione.
Arbiter
Vigiliamo e preghiamo!

martedì 10 luglio 2007

Il 29 Giugno è stato il giorno della Fede, e non di Kiko!

Ringrazio francesco.

Il documento della Dottrina Della Fede finalmente ribadisce, speriamo una volta per sempre, l'unicità della Chiesa e della Dottrina IMMUTABILE da lei professata!

Era il 29 giugno il giorno della firma del Documento! Invece della firma di un altro...

CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE
RISPOSTE A QUESITI RIGUARDANTI ALCUNI ASPETTI
CIRCA LA DOTTRINA SULLA CHIESA


Introduzione
Il Concilio Vaticano II, con la Costituzione dogmatica Lumen gentium e con i Decreti sull'Ecumenismo (Unitatis redintegratio) e sulle Chiese orientali (Orientalium Ecclesiarum), ha contribuito in modo determinante ad una comprensione più profonda dell'ecclesiologia cattolica. Al riguardo anche i Sommi Pontefici hanno voluto offrire approfondimenti e orientamenti per la prassi: Paolo VI nella Lettera Enciclica Ecclesiam suam (1964) e Giovanni Paolo II nella Lettera Enciclica Ut unum sint (1995).
Il conseguente impegno dei teologi, volto ad illustrare sempre meglio i diversi aspetti dell'ecclesiologia, ha dato luogo al fiorire di un'ampia letteratura in proposito. La tematica si è infatti rivelata di grande fecondità, ma talvolta ha anche avuto bisogno di puntualizzazioni e di richiami, come la Dichiarazione Mysterium Ecclesiae (1973), la Lettera ai Vescovi della Chiesa Cattolica Communionis notio (1992) e la Dichiarazione Dominus Iesus (2000), tutte pubblicate dalla Congregazione per la Dottrina della Fede.
La vastità dell'argomento e la novità di molti temi continuano a provocare la riflessione teologica, offrendo sempre nuovi contributi non sempre immuni da interpretazioni errate che suscitano perplessità e dubbi, alcuni dei quali sono stati sottoposti all'attenzione della Congregazione per la Dottrina della Fede. Essa, presupponendo l'insegnamento globale della dottrina cattolica sulla Chiesa, intende rispondervi precisando il significato autentico di talune espressioni ecclesiologiche magisteriali, che nel dibattito teologico rischiano di essere fraintese.
RISPOSTE AI QUESITI
Primo quesito: Il Concilio Ecumenico Vaticano II ha forse cambiato la precedente dottrina sulla Chiesa ?
Risposta: Il Concilio Ecumenico Vaticano II né ha voluto cambiare né di fatto ha cambiato tale dottrina, ma ha voluto solo svilupparla, approfondirla ed esporla più ampiamente.
Proprio questo affermò con estrema chiarezza Giovanni XXIII all’inizio del Concilio1. Paolo VI lo ribadì2 e così si espresse nell’atto di promulgazione della Costituzione Lumen gentium: "E migliore commento sembra non potersi fare che dicendo che questa promulgazione nulla veramente cambia della dottrina tradizionale. Ciò che Cristo volle, vogliamo noi pure. Ciò che era, resta. Ciò che la Chiesa per secoli insegnò, noi insegniamo parimenti. Soltanto ciò che era semplicemente vissuto, ora è espresso; ciò che era incerto, è chiarito; ciò che era meditato, discusso, e in parte controverso, ora giunge a serena formulazione"3. I Vescovi ripetutamente manifestarono e vollero attuare questa intenzione4.
Secondo quesito: Come deve essere intesa l’affermazione secondo cui la Chiesa di Cristo sussiste nella Chiesa cattolica ?
Risposta: Cristo "ha costituito sulla terra" un’unica Chiesa e l’ha istituita come "comunità visibile e spirituale"5, che fin dalla sua origine e nel corso della storia sempre esiste ed esisterà, e nella quale soltanto sono rimasti e rimarranno tutti gli elementi da Cristo stesso istituiti6. "Questa è l’unica Chiesa di Cristo, che nel Simbolo professiamo una, santa, cattolica e apostolica […]. Questa Chiesa, in questo mondo costituita e organizzata come società, sussiste nella Chiesa cattolica, governata dal Successore di Pietro e dai Vescovi in comunione con lui"7.
Nella Costituzione dogmatica Lumen gentium 8 la sussistenza è questa perenne continuità storica e la permanenza di tutti gli elementi istituiti da Cristo nella Chiesa cattolica8, nella quale concretamente si trova la Chiesa di Cristo su questa terra.
Secondo la dottrina cattolica, mentre si può rettamente affermare che la Chiesa di Cristo è presente e operante nelle Chiese e nelle Comunità ecclesiali non ancora in piena comunione con la Chiesa cattolica grazie agli elementi di santificazione e di verità che sono presenti in esse9, la parola "sussiste", invece, può essere attribuita esclusivamente alla sola Chiesa cattolica, poiché si riferisce appunto alla nota dell’unità professata nei simboli della fede (Credo…la Chiesa "una"); e questa Chiesa "una" sussiste nella Chiesa cattolica10.
Terzo quesito: Perché viene adoperata l’espressione "sussiste nella" e non semplicemente la forma verbale "è" ?
Risposta: L’uso di questa espressione, che indica la piena identità della Chiesa di Cristo con la Chiesa cattolica, non cambia la dottrina sulla Chiesa; trova, tuttavia, la sua vera motivazione nel fatto che esprime più chiaramente come al di fuori della sua compagine si trovino "numerosi elementi di santificazione e di verità", "che in quanto doni propri della Chiesa di Cristo spingono all’unità cattolica"11.
"Perciò le stesse Chiese e Comunità separate, quantunque crediamo che hanno delle carenze, nel mistero della salvezza non sono affatto spoglie di significato e di peso. Infatti lo Spirito di Cristo non ricusa di servirsi di esse come di strumenti di salvezza, il cui valore deriva dalla stessa pienezza della grazia e della verità, che è stata affidata alla Chiesa cattolica"12.
Quarto quesito: Perché il Concilio Ecumenico Vaticano II attribuisce il nome di "Chiese" alle Chiese orientali separate dalla piena comunione con la Chiesa cattolica ?
Risposta: Il Concilio ha voluto accettare l’uso tradizionale del nome. "Siccome poi quelle Chiese, quantunque separate, hanno veri sacramenti e soprattutto, in forza della successione apostolica, il Sacerdozio e l’Eucaristia, per mezzo dei quali restano ancora uniti con noi da strettissimi vincoli"13, meritano il titolo di "Chiese particolari o locali"14, e sono chiamate Chiese sorelle delle Chiese particolari cattoliche15.
"Perciò per la celebrazione dell’Eucaristia del Signore in queste singole Chiese, la Chiesa di Dio è edificata e cresce"16. Siccome, però, la comunione con la Chiesa cattolica, il cui Capo visibile è il Vescovo di Roma e Successore di Pietro, non è un qualche complemento esterno alla Chiesa particolare, ma uno dei suoi principi costitutivi interni, la condizione di Chiesa particolare, di cui godono quelle venerabili Comunità cristiane, risente tuttavia di una carenza17.
D’altra parte l’universalità propria della Chiesa, governata dal Successore di Pietro e dai Vescovi in comunione con lui, a causa della divisione dei cristiani, trova un ostacolo per la sua piena realizzazione nella storia18.
Quinto quesito: Perché i testi del Concilio e del Magistero successivo non attribuiscono il titolo di "Chiesa" alle Comunità cristiane nate dalla Riforma del 16° secolo ?
Risposta: Perché, secondo la dottrina cattolica, queste Comunità non hanno la successione apostolica nel sacramento dell’Ordine, e perciò sono prive di un elemento costitutivo essenziale dell’essere Chiesa. Le suddette Comunità ecclesiali, che, specialmente a causa della mancanza del sacerdozio ministeriale, non hanno conservato la genuina e integra sostanza del Mistero eucaristico19, non possono, secondo la dottrina cattolica, essere chiamate "Chiese" in senso proprio20.
Il Sommo Pontefice Benedetto XVI, nell’Udienza concessa al sottoscritto Cardinale Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, ha approvato e confermato queste Risposte, decise nella sessione ordinaria di questa Congregazione, e ne ha ordinato la pubblicazione.
Roma, dalla Sede della Congregazione per la Dottrina della Fede, il 29 giugno 2007, nella solennità dei Ss. Pietro e Paolo, Apostoli.
William Cardinale Levada Prefetto

1 GIOVANNI XXIII, Allocuzione dell’11 ottobre 1962: "…il Concilio…vuole trasmettere pura e integra la dottrina cattolica, senza attenuazioni o travisamenti…Ma nelle circostanze attuali il nostro dovere è che la dottrina cristiana nella sua interezza sia accolta da tutti con rinnovata, serena e tranquilla adesione…E’ necessario che lo spirito cristiano, cattolico e apostolico del mondo intero compia un balzo in avanti, che la medesima dottrina sia conosciuta in modo più ampio e approfondito…Bisogna che questa dottrina certa e immutabile, alla quale è dovuto ossequio fedele, sia esplorata ed esposta nella maniera che l’epoca nostra richiede. Altra è la sostanza del depositum fidei, o le verità che sono contenute nella nostra veneranda dottrina, ed altro è il modo in cui vengono enunciate, sempre tuttavia con lo stesso senso e significato" : AAS 54 [1962] 791; 792.
2 Cf. PAOLO VI, Allocuzione del 29 settembre 1963: AAS 55 [1963] 847-852.
3 PAOLO VI, Allocuzione del 21 novembre 1964: AAS 56 [1964] 1009-1010 (trad. it. in: L’Osservatore Romano, 22 novembre 1964, 3).
4 Il Concilio ha voluto esprimere l’identità della Chiesa di Cristo con la Chiesa Cattolica. Ciò si trova nelle discussioni sul Decreto Unitatis redintegratio. Lo Schema del Decreto fu proposto in Aula il 23. 9. 1964 con una Relatio (Act Syn III/II 296-344). Ai modi inviati dai vescovi nei mesi seguenti il Segretariato per l’Unità dei Cristiani risponde il 10.11.1964 (Act Syn III/VII 11-49). Da questa Expensio modorum si riportano quattro testi concernenti la prima risposta.
A) [In Nr. 1 (Prooemium) Schema Decreti: Act Syn III/II 296, 3-6]
"Pag. 5, lin. 3-6: Videtur etiam Ecclesiam catholicam inter illas Communiones comprehendi, quod falsum esset.
R(espondetur): Hic tantum factum, prout ab omnibus conspicitur, describendum est. Postea clare affirmatur solam Ecclesiam catholicam esse veram Ecclesiam Christi" (Act Syn III/VII 12).
B) [In Caput I in genere: Act Syn III/II 297-301]
"4 - Expressius dicatur unam solam esse veram Ecclesiam Christi; hanc esse Catholicam Apostolicam Romanam; omnes debere inquirere, ut eam cognoscant et ingrediantur ad salutem obtinendam...
R(espondetur): In toto textu sufficienter effertur, quod postulatur. Ex altera parte non est tacendum etiam in aliis communitatibus christianis inveniri veritates revelatas et elementa ecclesialia"( Act Syn III/VII 15). Cf. anche ibidem punto 5.
C) [In Caput I in genere: Act Syn III/II 296s]
"5 - Clarius dicendum esset veram Ecclesiam esse solam Ecclesiam catholicam romanam...
R(espondetur): Textus supponit doctrinam in constitutione ‘De Ecclesia’ expositam, ut pag. 5, lin. 24-25 affirmatur" (Act Syn III/VII 15). Quindi la commissione che doveva valutare gli emendamenti al Decreto Unitatis redintegratio esprime con chiarezza l’identità della Chiesa di Cristo e della Chiesa cattolica e la sua unicità, e vede questa dottrina fondata nella Costituzione dogmatica Lumen gentium.
D) [In Nr. 2 Schema Decreti: Act Syn III/II 297s]
"Pag. 6, lin. 1- 24: Clarius exprimatur unicitas Ecclesiae. Non sufficit inculcare, ut in textu fit, unitatem Ecclesiae.
R(espondetur): a) Ex toto textu clare apparet identificatio Ecclesiae Christi cum Ecclesia catholica, quamvis, ut oportet, efferantur elementa ecclesialia aliarum communitatum".
"Pag. 7, lin. 5: Ecclesia a successoribus Apostolorum cum Petri successore capite gubernata (cf. novum textum ad pag. 6, lin.33-34) explicite dicitur ‘unicus Dei grex’ et lin. 13 ‘una et unica Dei Ecclesia’ " (Act Syn III/VII).
Le due espressioni citate sono quelle di Unitatis redintegratio 2.5 e 3.1.
5 Cf. CONCILIO ECUMENICO VATICANO II, Cost. dogm. Lumen gentium, 8.1.
6 Cf. CONCILIO ECUMENICO VATICANO II, Decr. Unitatis redintegratio, 3.2; 3.4; 3.5; 4.6.
7 CONCILIO ECUMENICO VATICANO II, Cost. dogm. Lumen gentium, 8.2.
8 Cf. CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, Dich. Mysterium Ecclesiae, 1.1: AAS 65 [1973] 397; Dich. Dominus Iesus, 16.3: AAS 92 [2000-II] 757-758; Notificazione sul libro di P. Leonardo Boff, OFM, "Chiesa: carisma e potere": AAS 77 [1985] 758-759.
9 Cf. GIOVANNI PAOLO II, Lett. Enc. Ut unum sint, 11.3: AAS 87 [1995-II] 928.
10 Cf. CONCILIO ECUMENICO VATICANO II, Cost. dogm. Lumen gentium, 8.2.
11 CONCILIO ECUMENICO VATICANO II, Cost. dogm. Lumen gentium, 8.2.
12 CONCILIO ECUMENICO VATICANO II, Decr. Unitatis redintegratio, 3.4.
13 CONCILIO ECUMENICO VATICANO II, Decr. Unitatis redintegratio, 15.3; cf. CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, Lett. Communionis notio, 17.2: AAS, 85 [1993-II] 848.
14 CONCILIO ECUMENICO VATICANO II, Decr. Unitatis redintegratio, 14.1.
15 Cf. CONCILIO ECUMENICO VATICANO II, Decr. Unitatis redintegratio, 14.1; GIOVANNI PAOLO II, Lett. Enc. Ut unum sint, 56 s : AAS 87 [1995-II] 954 s.
16 CONCILIO ECUMENICO VATICANO II, Decr. Unitatis redintegratio, 15.1.
17 Cf. CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, Lett. Communionis notio, 17.3: AAS 85 [1993-II] 849.
18 Cf. ibid.
19 Cf. CONCILIO ECUMENICO VATICANO II, Decr. Unitatis redintegratio, 22.3.
20 Cf. CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, Dich. Dominus Iesus, 17.2: AAS 92 [2000-II] 758.

sabato 7 luglio 2007

GRAZIE SANTO PADRE! GRAZIE BENEDETTO XVI!

Fratelli carissimi! Pubblichiamo per intero il Motu Proprio Summorum Pontificum.

Oggi in particolare il Santo Padre ha permesso alla Fede Cattolica di splendere in tutta la sua lucentezza! Grazie Santo Padre! Non ci abbandoni mai!
..Ora impegniamoci per risolvere i problemi creati dalle altre deformazioni del post-concilio. Santo Padre! Ci guidi lei! Nostro Pietro!
Sia Lodato e Ringraziato Dio e la Beata Vergine Madre per il dono di Benedetto XVI!

Motu Proprio Summorum Pontificum

"I Sommi Pontefici fino ai nostri giorni ebbero costantemente cura che la Chiesa di Cristo offrisse alla Divina Maestà un culto degno, 'a lode e gloria del Suo nome' ed 'ad utilità di tutta la sua Santa Chiesa'".

"Da tempo immemorabile, come anche per l'avvenire, è necessario mantenere il principio secondo il quale 'ogni Chiesa particolare deve concordare con la Chiesa universale, non solo quanto alla dottrina della fede e ai segni sacramentali, ma anche quanto agli usi universalmente accettati dalla ininterrotta tradizione apostolica, che devono essere osservati non solo per evitare errori, ma anche per trasmettere l'integrità della fede, perché la legge della preghiera della Chiesa corrisponde alla sua legge di fede' (1)".
"Tra i Pontefici che ebbero tale doverosa cura eccelle il nome di San Gregorio Magno, il quale si adoperò perché ai nuovi popoli dell'Europa si trasmettesse sia la fede cattolica che i tesori del culto e della cultura accumulati dai Romani nei secoli precedenti. Egli comandò che fosse definita e conservata la forma della sacra Liturgia, riguardante sia il Sacrificio della Messa sia l'Ufficio Divino, nel modo in cui si celebrava nell'Urbe. Promosse con massima cura la diffusione dei monaci e delle monache, che operando sotto la regola di San Benedetto, dovunque unitamente all'annuncio del Vangelo illustrarono con la loro vita la salutare massima della Regola: 'Nulla venga preposto all'opera di Dio' (cap. 43). In tal modo la sacra Liturgia celebrata secondo l'uso romano arricchì non solo la fede e la pietà, ma anche la cultura di molte popolazioni. Consta infatti che la liturgia latina della Chiesa nelle varie sue forme, in ogni secolo dell'età cristiana, ha spronato nella vita spirituale numerosi Santi e ha rafforzato tanti popoli nella virtù di religione e ha fecondato la loro pietà".
"Molti altri Romani Pontefici, nel corso dei secoli, mostrarono particolare sollecitudine a che la sacra Liturgia espletasse in modo più efficace questo compito: tra essi spicca S. Pio V, il quale sorretto da grande zelo pastorale, a seguito dell'esortazione del Concilio di Trento, rinnovò tutto il culto della Chiesa, curò l'edizione dei libri liturgici, emendati e 'rinnovati secondo la norma dei Padri' e li diede in uso alla Chiesa latina".
"Tra i libri liturgici del Rito romano risalta il Messale Romano, che si sviluppò nella città di Roma, e col passare dei secoli a poco a poco prese forme che hanno grande somiglianza con quella vigente nei tempi più recenti".
"Fu questo il medesimo obbiettivo che seguirono i Romani Pontefici nel corso dei secoli seguenti assicurando l'aggiornamento o definendo i riti e i libri liturgici, e poi, all'inizio di questo secolo, intraprendendo una riforma generale' (2). Così agirono i nostri Predecessori Clemente VIII, Urbano VIII, San Pio X (3), Benedetto XV, Pio XII e il Beato Giovanni XXIII".
"Nei tempi più recenti, il Concilio Vaticano II espresse il desiderio che la dovuta rispettosa riverenza nei confronti del culto divino venisse ancora rinnovata e fosse adattata alle necessità della nostra età. Mosso da questo desiderio, il nostro Predecessore, il Sommo Pontefice Paolo VI, nel 1970 per la Chiesa latina approvò i libri liturgici riformati e in parte rinnovati. Essi, tradotti nelle varie lingue del mondo, di buon grado furono accolti da Vescovi, sacerdoti e fedeli. Giovanni Paolo II rivide la terza edizione tipica del Messale Romano. Così i Romani Pontefici hanno operato 'perché questa sorta di edificio liturgico [...] apparisse nuovamente splendido per dignità e armonia'" (4).

"Ma in talune regioni non pochi fedeli aderirono e continuano ad aderire con tanto amore ed affetto alle antecedenti forme liturgiche, le quali avevano imbevuto così profondamente la loro cultura e il loro spirito, che il Sommo Pontefice Giovanni Paolo II, mosso dalla cura pastorale nei confronti di questi fedeli, nell'anno 1984 con lo speciale indulto 'Quattuor abhinc annos', emesso dalla Congregazione per il Culto Divino, concesse la facoltà di usare il Messale Romano edito dal Beato Giovanni XXIII nell'anno 1962; nell'anno 1988 poi Giovanni Paolo II di nuovo con la Lettera Apostolica 'Ecclesia Dei', data in forma di Motu proprio, esortò i Vescovi ad usare largamente e generosamente tale facoltà in favore di tutti i fedeli che lo richiedessero".
"A seguito delle insistenti preghiere di questi fedeli, a lungo soppesate già dal Nostro Predecessore Giovanni Paolo II, e dopo aver ascoltato Noi stessi i Padri Cardinali nel Concistoro tenuto il 22 marzo 2006, avendo riflettuto approfonditamente su ogni aspetto della questione, dopo aver invocato lo Spirito Santo e contando sull'aiuto di Dio, con la presente Lettera Apostolica stabiliamo quanto segue:

"Art. 1. Il Messale Romano promulgato da Paolo VI è la espressione ordinaria della 'lex orandi' ('legge della preghiera') della Chiesa cattolica di rito latino. Tuttavia il Messale Romano promulgato da San Pio V e nuovamente edito dal Beato Giovanni XXIII deve venir considerato come espressione straordinaria della stessa 'lex orandi' e deve essere tenuto nel debito onore per il suo uso venerabile e antico. Queste due espressioni della 'lex orandi' della Chiesa non porteranno in alcun modo a una divisione nella 'lex credendi' ('legge della fede') della Chiesa; sono infatti due usi dell'unico rito romano".
"Perciò è lecito celebrare il Sacrificio della Messa secondo l'edizione tipica del Messale Romano promulgato dal Beato Giovanni XXIII nel 1962 e mai abrogato, come forma straordinaria della Liturgia della Chiesa. Le condizioni per l'uso di questo Messale stabilite dai documenti anteriori 'Quattuor abhinc anno' e 'Ecclesia Dei', vengono sostituite come segue:
"Art. 2. Nelle Messe celebrate senza il popolo, ogni sacerdote cattolico di rito latino, sia secolare sia religioso, può usare o il Messale Romano edito dal Beato Papa Giovanni XXIII nel 1962, oppure il Messale Romano promulgato dal Papa Paolo VI nel 1970, e ciò in qualsiasi giorno, eccettuato il Triduo Sacro. Per tale celebrazione secondo l'uno o l'altro Messale il sacerdote non ha bisogno di alcun permesso, né della Sede Apostolica, né del suo Ordinario".
"Art. 3. Le comunità degli Istituti di vita consacrata e delle Società di vita apostolica, di diritto sia pontificio sia diocesano, che nella celebrazione conventuale o 'comunitaria' nei propri oratori desiderano celebrare la Santa Messa secondo l'edizione del Messale Romano promulgato nel 1962, possono farlo. Se una singola comunità o un intero Istituto o Società vuole compiere tali celebrazioni spesso o abitualmente o permanentemente, la cosa deve essere decisa dai Superiori maggiori a norma del diritto e secondo le leggi e gli statuti particolari".
"Art. 4. Alle celebrazioni della Santa Messa di cui sopra all'art. 2, possono essere ammessi - osservate le norme del diritto - anche i fedeli che lo chiedessero di loro spontanea volontà".
"Art. 5. § 1. Nelle parrocchie, in cui esiste stabilmente un gruppo di fedeli aderenti alla precedente tradizione liturgica, il parroco accolga volentieri le loro richieste per la celebrazione della Santa Messa secondo il rito del Messale Romano edito nel 1962. Provveda a che il bene di questi fedeli si armonizzi con la cura pastorale ordinaria della parrocchia, sotto la guida del Vescovo a norma del canone 392, evitando la discordia e favorendo l'unità di tutta la Chiesa".
§ 2. La celebrazione secondo il Messale del Beato Giovanni XXIII può aver luogo nei giorni feriali; nelle domeniche e nelle festività si può anche avere una celebrazione di tal genere.
§ 3. Per i fedeli e i sacerdoti che lo chiedono, il parroco permetta le celebrazioni in questa forma straordinaria anche in circostanze particolari, come matrimoni, esequie o celebrazioni occasionali, ad esempio pellegrinaggi.
§ 4. I sacerdoti che usano il Messale del Beato Giovanni XXIII devono essere idonei e non giuridicamente impediti.
§ 5. Nelle chiese che non sono parrocchiali né conventuali, è compito del Rettore della chiesa concedere la licenza di cui sopra".
"Art. 6. Nelle Messe celebrate con il popolo secondo il Messale del Beato Giovanni XXIII, le letture possono essere proclamate anche nella lingua vernacola, usando le edizioni riconosciute dalla Sede Apostolica".
"Art. 7. Se un gruppo di fedeli laici fra quelli di cui all'art. 5 § 1 non abbia ottenuto soddisfazione alle sue richieste da parte del parroco, ne informi il Vescovo diocesano. Il Vescovo è vivamente pregato di esaudire il loro desiderio. Se egli non può provvedere per tale celebrazione, la cosa venga riferita alla Commissione Pontificia 'Ecclesia Dei'".
"Art. 8. Il Vescovo, che desidera rispondere a tali richieste di fedeli laici, ma per varie cause è impedito di farlo, può riferire la questione alla Commissione 'Ecclesia Dei', perché gli offra consiglio e aiuto".
"Art. 9 § 1. Il parroco, dopo aver considerato tutto attentamente, può anche concedere la licenza di usare il rituale più antico nell'amministrazione dei sacramenti del Battesimo, del Matrimonio, della Penitenza e dell'Unzione degli infermi, se questo consiglia il bene delle anime.
§ 2. Agli Ordinari viene concessa la facoltà di celebrare il sacramento della Confermazione usando il precedente antico Pontificale Romano, qualora questo consigli il bene delle anime.
§ 3. Ai chierici costituiti 'in sacris' è lecito usare il Breviario Romano promulgato dal Beato Giovanni XXIII nel 1962".
"Art. 10. l'Ordinario del luogo, se lo riterrà opportuno, potrà erigere una parrocchia personale a norma del canone 518 per le celebrazioni secondo la forma più antica del rito romano, o nominare un cappellano, osservate le norme del diritto".
"Art. 11. La Pontificia Commissione 'Ecclesia Dei', eretta da Giovanni Paolo II nel 1988 (5), continua ad esercitare il suo compito.
Tale Commissione abbia la forma, i compiti e le norme, che il Romano Pontefice le vorrà attribuire".
"Art. 12. La stessa Commissione, oltre alle facoltà di cui già gode, eserciterà l'autorità della Santa Sede vigilando sulla osservanza e l'applicazione di queste disposizioni".
"Tutto ciò che da Noi è stato stabilito con questa Lettera Apostolica data a modo di Motu proprio, ordiniamo che sia considerato come 'stabilito e decretato' e da osservare dal giorno 14 settembre di quest'anno, festa dell'Esaltazione della Santa Croce, nonostante tutto ciò che possa esservi in contrario".

"Dato a Roma, presso San Pietro, il 7 luglio 2007, anno terzo del nostro Pontificato".


Note:
(1) Ordinamento generale del Messale Romano, 3a ed., 2002, n. 397.
(2) Giovanni Paolo II, Lett. Ap. 'Vicesimus quintus annus', 4 dicembre 1988, 3: AAS 81 (1989), 899.
(3) Ibid.
(4) San Pio X, Lett. Ap., Motu proprio data, 'Abhinc duos annos', 23 ottobre 1913: AAS 5 (1913), 449-450; cfr. Giovanni Paolo II, Lett. Ap. 'Vicesimus quintus annus', n. 3: AAS 81 (1989), 899.
(5) Cfr Joannes Paulus II, Lett. ap. Motu proprio data 'Ecclesia Dei', 2 luglio 1988, 6: AAS 80 (1988), 1498.

BXVI-MP/.../SUMMORUM PONTIFICUM VIS 070707 (1790

giovedì 5 luglio 2007

In attesa di notizie sullo Statuto NC...

Il momento è opportuno per aggiungere altre riflessioni, ma in attesa di conferme o smentite mi esprimerò ancora al condizionale.
Nell'ipotesi malaugurata che lo statuto fosse stato realmente approvato, è vero che esso costituirebbe uno strumento per vincolare il Cammino a regole comportamentali certe. Ed è altresì vero che il suo contenuto rispecchierebbe fedelmente il clima in cui esso fosse stato formulato: la preoccupazione del Papa di emanare comunque una piattaforma regolamentare per il movimento, i punti specifici particolarmente curati, i compromessi scaturiti dal braccio di ferro tra le gerarchie pro e contro il Cammino.
Ma è altrettanto indubbio che la sua stessa approvazione, al di là dei contenuti, costituirebbe la legittimazione che il Cammino andava cercando ed una sconfitta per chi vi si oppone. Inutile negarlo o minimizzarlo.
Una sconfitta che non sarebbe solo della piccola parte di credenti che si affaccia su questo blog. La sconfitta sarebbe di un intero mondo cattolico, legato alla tradizione, alla sacralità delle verità di fede, dei simboli, dei rituali consolidati e delle prassi liturgiche. Sarebbe una sconfitta della gran parte della Chiesa e del popolo dei credenti, che ha molto sofferto eresie, stravolgimenti, eversioni, separazioni, divisioni e prevaricazioni di ogni genere a causa del Cammino neocatecumenale. Questo, prima o poi, finiranno per capirlo anche quei neocatecumenali più ragionevoli ed in buona fede.
Stante la situazione complessiva del Cammino, la mole articolata e complessa delle difformità e aberrazioni, meglio sarebbe stato di non accogliere un tale fattore destabilizzante dentro la Chiesa. Se non la scomunica, un prudente congelamento all'esterno e al di fuori dell'organizzazione ecclesiale avrebbe costituito una ragionevole prevenzione.
Occorre ribadirlo ancora. La natura stessa del movimento, dei suoi capi, delle teorizzazioni predicate e delle metodologie seguite costituiscono una oggettiva messa in pericolo della stabilità organizzativa della Chiesa, per gli stravolgimenti radicali in ogni àmbito, dai dogmi alla liturgia, alle prassi, ai ruoli stessi dei ministri, con addirittura la messa in discussione della loro fedeltà alla stessa Chiesa.
La pericolosità congenita del Cammino neocatecumenale, per gli aspetti complessi innanzi richiamati, lo pone in una condizione del tutto particolare e straordinaria rispetto a tutti gli altri movimenti ecclesiali. Ne sono più che mai convinto.
Non vi sono alternative quando si ritrovano da un lato un piromane e dall'altro un fienile, da un lato un lupo e dall'altro un gregge, da un lato un batterio epidemico e dall'altro un nido d'infanzia. La saggezza antica ci dice di tenere lontano il piromane dal fienile, il lupo dal gregge, il batterio dai neonati. Poi, si possono anche fare tutte le valutazioni complicate di politica ecclesiastica, di opportunismi tattici e convenienze strategiche. Ma è chiaro che contravvengono a quella elementare saggezza, corroborata dagli insegnamenti delle Scritture.
A riconferma di ciò, dopo le sette principali aberrazioni del Cammino, mi propongo di evidenziare in un prossimo intervento le principali virtù da esso disattese o violate.

Arbiter

domenica 1 luglio 2007

Dopo Verona


Inserisco questa nuova pagina al buio, sperando di risolvere la situazione:
Due passaggi dalla nota pastorale della CEI dopo Verona:
Alla pastorale si chiede un rinnovamento per “l’approfondimento della comunione e del senso di appartenenza ecclesiale, con gli spazi di corresponsabilità che ne derivano e che riguardano a pieno titolo anche i laici, con l’urgenza di una nuova stagione formativa”.
In conclusione la Nota invita a percorrere “con coraggio” la strada dell’integrazione pastorale fra i diversi soggetti ecclesiali, “una pastorale integrata” per “dare nuovo valore alla vocazione laicale”, “la convergenza tra le aggregazioni” per “una nuova proposta vocazionale”.

Non sembrano emergere né l'elitarismo né l'esclusiva neocatecumenale per la formazione e l'evangelizzazione...

Nel frattempo dobbiamo dire che i neocatecumenali "AVEVANO" lo Statuto; per di più, non solo quello Statuto è nato monco, ma è MORTO altrettanto monco...

Assordante silenzio neocat sulla faccenda (segnideitempi e camineo.info fanno finta di niente)...

Magari stanno aspettando novità questa settimana. Intanto da oggi i neocat sono SENZA STATUTO."

giovedì 28 giugno 2007

Il ruolo del sacerdote nel cammino neocatecumenale


L'argomento della pagina precedente non è certo esaurito e, purtroppo, come spesso succede, la discussione è degenerata.
Rpromettendomi di raccogliere il filo del discorso precedente, apro questo nuovo spazio nella speranza che si riesca a rimanere in tema e con onestà intellettuale, prima ancora che con convinzioni date dalla fede e dall'esperienza...
Buon proseguimento! E che sia un confronto e un dialogo e non sterile polemica...
Inserisco qui la riflessione di psicologicus:

"Questo Cammino è realmente una setta totalizzante, che non lascia a nessuno spazi di libertà.
I minori sono indottrinati fin dalla più tenera età a pensare ed agire secondo le logiche abominevoli della setta.

I sacerdoti vengono condizionati fin dal noviziato nei centri Redemptoris Mater, per diventare poi servi in tonaca non di Cristo e della Chiesa cattolica ma di Kiko, Carmen e compagnia.

Le famiglie sono attirate, coinvolte, imprigionate e condizionate dai vari scrutini e passaggi, fino all'annullamento totale delle personalità.

Ce n'è davvero abbastanza affinchè intervengano Chiesa e Magistratura, per le rispettive competenze, e senza porre indugi."

Rilevo che chi deve intervenire è la Chiesa, perché la Magistratura ovviamente non può far nulla se non su denuncia; ma mi risulta che il reato di plagio non è più riconosciuto... Affidiamo questa realtà al Signore e che chiunque ha responsabilità possa metterci tutta la buona volontà possibile!

domenica 24 giugno 2007

"Fratello Presbitero".Ovvero:come annullano il Sacerdozio!

Cambiamo pagina.

Raccolgo una richiesta di Francesco e apriamo una pagina che approfondisca il "Ruolo" del Sacerdote nelle Comunità NC e, perchè no, nei movimenti in genere.

Il Sacerdote viene identificato nello Statuto (vedi discussione relativa), obbedendo al Magistero della Chiesa ma prima di tutto a CRISTO che ha istituito l'Ordine, come la Guida e il "Governatore" della Comunità in Comunione col Parroco e col Vescovo!

Egli viene insignito del Compito particolare di REGGERE la Comunità e di essere dispensatore del Magistero Ecclesiale, curatore e Maestro dei Sacri Riti, che a Lui solo spetta di officiare (SENZA DELEGHE) secondo le disposizioni di Santa Madre Chiesa, Guida degli "Scrutini", conoscitore degli stessi.

Invece la Prassi NC è praticamente OPPOSTA! Il Sacerdote, da come si evince anche dalle correzioni dei Vescovi e del Papa, oltre che dalle nostre esperienze, è un mero strumento "cultuale". Un "Funzionario". Un "fratello" che ha le funzioni di PRESIEDERE le liturgie! Infatti egli stesso deve obbedienza ai suoi catechisti, se è in Cammino anche lui o comunque ai catechisti della Comunità. Che sono i veri vescovi del CNC.
L'uso di chiamare il Sacerdote solo "presbitero" o peggio "fratello presbitero" è già indicativo di come sia Egli considerato nella Comunità...

mercoledì 20 giugno 2007

Dio si è Rivelato in Cristo! In quale Dio crede il CNC?

...E' tempo di cambiare pagina.

I dialoghi con i Nostri Fratelli NC più aperti e volenterosi hanno posto ulteriori e più cocenti domande. I nostri fratelli in buona fede vengono "addestrati" (è il caso di dirlo) a credere ad "un" Dio un po' "particolare". Spesso si arriva all'incomprensione con questi fratelli proprio sul "Volto del Signore", su Chi Egli sia. Questo è fondamentale perchè ci fa fare un'altra domanda: Chi viene presentato al discepolo NC? Quale Volto di Dio viene mostrato?

Non è una domanda assurda! Molti diranno: sono Cristiani, si mostra Cristo!
Invece la risposta non è così scontata! Il "Cristo" professato dai nostri fratelli NC ha un Volto spesso DIVERSO da quello che conosciamo!

Un fatto importante e assolutamente NON MARGINALE MA FONDAMENTALE riguarda la pedagogia Divina e il "modo" stesso di "Regnare" di Dio.

Approfondiamo insieme questo tema.

venerdì 15 giugno 2007

Molti non sanno che la Lettera del Papa al CNC data dal Card Arinze...

... Ribadisce parte delle Norme Statutarie che il CNC in teoria avrebbe dovuto ottemperare!!
Questa Lettera del Culto Divino sarebbe la più potente prova della inadempienza del Cammino stesso alle norme costitutive la sua stessa esistenza! Come ebbe a dire Giovanni Paolo.

Ebbene si può e si deve, vista la prossima scadenza dell' esperimento degli Statuti, fare un "consuntivo" di ciò che il CNC ha attuato nella sua prassi.

Ho estratto alcuni articoli dello Statuto e li ho messi in relazione alla realtà dei fatti, alla Lettera del Papa e al magistero...

Ne emerge un quadro desolante: il CNC non ha rispettato neanche le linee base del suo stesso Statuto!

In questa discussione possiamo cominciare a verificarlo

lunedì 11 giugno 2007

Neocatecumenato cammino gnostico

Stralcio di uno dei più significiativi tra gli ultimi interventi

Il neocatecumenato è un cammino gnostico, di iniziazione; oltreché nei rapporti con l'esterno lo "scivolamento" concettuale viene praticato anche all'interno. Si passa ad esempio da una concezione "carnale", materiale del demonio (quella di Don Amorth, tanto per intenderci) ad una sua progressiva psicologizzazione, ma per gradi successivi e solo se l'adepto è ritenuto "pronto". Lo stesso vale per l'eucaristia neocatecumenale, prima presenza reale bruta e materiale (per chi ci crede), poi per gradi si passa ad una concezione sempre più psicologizzata... si arriva poi a credere che è la comunità neocatecumenale e solo essa che "fa" l'eucaristia, e che solo essa può perdonare i peccati, che diventano peccati contro la comunità neocatecumenale. In questo modo una realtà, come "messia", "comunione", "peccato", "chiesa", "demonio" vengono ad assumere significati sempre diversi e sempre più "perfetti". Fino ad arrivare ai vertici dove si sa molto bene cosa si intende per "messia".
Il modo di procedere è "gnostico", per illuminazioni successive. Si tratta di un cambiamento dolce e progressivo dei significati. E' chiaro che chi sta in basso ancora non sa...
E' inutile cercare di far giustificare razionalmente la sua fede ad un neocatecumenale, di fargli definire concetti dottrinali. Il neocatecumenale, all'annuncio del kerygma (spoglio da "preconcetti dottrinali"), scopre dentro di sé, nella propria psiche, un anelito religioso. Questo anelito è qualcosa di "vivo" ma di generico. Le catechesi (che si basano su una teologia eterodossa, vedi gli orientamenti neocatecumenali) servirebbero non a dare un fondamento razionale a questa "fede" psichica, ma a "farla crescere", in modo "personale" e "vivo": che sia qualcosa di psichico (nel senso dato al termine dalle scienze sperimentali) lo dimostra la cura compulsiva dello spazio e delle modalità liturgiche proprie, il clima iniziatico, l'iconografia propria e la propria musica. Da ricordare: per un neocatecumenale "illuminato" Dio non è conoscibile razionalmente in modo oggettivo, mai e in nessun caso: questo lo "assimila" ai laicisti e "facilita" l'"evangelizzazione neocatecumenale". Il neocatecumenale disprezza le definizioni dottrinali e dogmatiche (anche se per convenienza rimanda a quelle della chiesa cattolica) perché imprigionano questo suo modo "vivente" di sviluppare il proprio sentire religioso, ad esempio dà valore a "comunione" e "penitenza", due termini generici che egli non finirà mai di precisare in questo suo approccio "vivo" Questa è la teoria. Ma in pratica la liturgia e le catechesi neocatecumenali, unite alle letture che circolano all'interno del cammino e che ben conosciamo e alla propaganda, conducono ad un progressivo "scivolamento" del significato di tutti i termini religiosi in senso fortemente eterodosso. Molti concetti subiscono provvisoriamente un "trattamento" similprotestante,che sfrutta abilmente certe posizioni ambigue di una certa gerarchia sull'ecumenismo, ma non è questo l'obiettivo dei capi. L'importante è che non si insegni ufficalmente una dottrina, ma che il neocatecumeno abbia l'impressione di sviluppare egli stesso in modo "vivente" questa sua "religione".
Naturalmente i concetti religiosi neocatecumenali ci sono eccome e nel loro "pieno significato" li conosce solo Kiko, colui che per primo è stato "illuminato" e che "è la via", e pochi suoi strettissimi collaboratori. L'arte di Kiko consiste nel suo "carisma personale" e nella incredibile poliedricità dei suoi discorsi che si comprendono in modo differente a seconda dell'"illuminazione": il Papa li capirà in un modo, l'adepto (a seconda del livello d'illuminazione) in un altro, il prelato ancora in un altro. Per questo, dalla Carmen in giù, tutti i neocatecumenali dicono che chi non ha fatto il cammino non può capire: e certo! E questo vale anche per il Papa, SOPRATTUTTO PER IL PAPA! D'altra parte si deve riconoscere che, in un periodo storico pervaso dal relativismo culturale e pratico, riesce ancora più difficile a chi ne è preposto riconoscere l'eterodossia del cammino se si considera che tutti i suoi concetti religiosi sono per loro stessa natura camaleontici. Ricordo infine che il cammino forma i suoi propri presbiteri secondo i dettami sopra esposti e li immette nella gerarchia ecclesiastica.
Pavel

giovedì 7 giugno 2007

Ulteriori spunti di analisi

Noi non cerchiamo il dialogo a tutti i costi, ma la verità. Abbiamo il criterio (l'insegnamento della Chiesa), abbiamo il materiale (i discorsi di Kiko, i discorsi del Papa, i testi delle catechesi segrete, i testi del Catechismo, i documenti riguardanti il Cammino, i documenti della Santa Sede).
E soprattutto, siamo consci dell'attitudine neocatecumenale ad utilizzare i più vergognosi trucchetti e stratagemmi verbali. "Quelli ci delegittimano"? Mah, io direi che loro tendono a delegittimare qualsiasi critica (cfr. cosa ne pensa Gennarini della lettera del cardinale Arinze con le "decisioni del Santo Padre"). E ciò non avviene certamente in buona fede, visto ciò che dicono di padre Zoffoli (se padre Zoffoli fosse stato un ignorante qualsiasi ed avesse scritto le stesse identiche cose, avremmo tutti avuto il dubbio che fosse un invasato esaltato: ma la vita di padre Zoffoli e le sue numerosissime pubblicazioni in difesa della fede sono un fatto innegabile... un fatto innegabile che i neocatecumenali ovviamente negano).
Inoltre, può ben sussistere una persona "non neocatecumenale ma ugualmente filo-neocatecumenale". Io stesso ero una di queste persone, un tempo. Mi mancavano solo due cose: un contatto diretto coi neocatecumenali (che purtroppo ho avuto) e la descrizione dettagliata dei loro errori e relativa confutazione (che per fortuna ho avuto).

Il Cammino avrà ancora parecchio da camminare, e la «bastonatura» sulla liturgia è solo l'inizio. Sembra che la lettera di Arinze non sia bastata, ma temo che la questione sia più complessa e sia perfettamente intrecciata con la faccenda dello Statuto (peraltro, questo scade a fine giugno e la lettera "scade" a dicembre 2007: siamo già in un periodo di fuoco e fiamme).
Non azzardo previsioni particolareggiate poiché non so cosa abbia esattamente a disposizione il Papa, e non possiamo prevedere cosa faranno i papi successivi. Certamente, per l'assistenza dello Spirito Santo, non dobbiamo temere neppure un eventuale Papa pro-neocatecumenali.
Inoltre sappiamo bene che papa Ratzinger è attentissimo alle questioni liturgiche e dottrinali, che sono proprio i due punti più straziati dal Cammino.
Ma papa Ratzinger è anche quello che tenterà l'impossibile pur di limitare i danni alle anime dei poveracci ignoranti che si sono fidati del Cammino, a costo di lasciare perplesse novantanove pecore per salvarne una (ciò però non significa che autorizzerebbe le eresie o lo strazio liturgico pur di tener dentro qualche riottoso schitarrante che prima o poi creerà altri gravi problemi).

Primo scenario: l'ipotesi di un "non rinnovo" degli Statuti e un riavvio completo dell'intero iter di riconoscimento. Non posso prendere seriamente in considerazione questa ipotesi, poiché significherebbe una condanna esplicita del Cammino: meritatissima, ma succederebbe il finimondo. I neocatecumenali da un lato scatenerebbero una guerra esplicita alla Chiesa (rivelando con ciò la loro vera natura), dall'altro tenterebbero l'impossibile pur di dare a vedere, per il tempo che basta, di essere più cattolici dei cattolici stessi. Queste congetture sono sostenute dal comportamento degli eretici di tutti i secoli, e dal comportamento pluridecennale dei neocatecumenali nei confronti dei vescovi.
Anche a Lutero, infatti, vennero date tutte le opportunità di una conciliazione con la Chiesa che non suonasse per lui come una umiliazione. Fu Lutero stesso a cercarsi ogni occasione di scontro con la Chiesa, dalla quale aveva già deciso in cuor suo di separarsi. L'effige di Lutero che dà alle fiamme la bolla di scomunica è motivo di orgoglio per ogni protestante.
E poi, il Barbarossa mandava al rogo gli eretici per dare a vedere di essere più "cattolico" dei cattolici anche se era schierato contro il Papa.
Queste cose somigliano in modo preoccupante alla situazione di Kiko e dei neocatecumenali: da un lato la pretesa che la Chiesa riconosca il Cammino (adattando la propria purimillenaria dottrina alle estemporanee elucubrazioni di Kiko e Carmen), magari a costo di fingere temporaneamente un po' di "ortodossia" (come sospetto avvenga in modo particolare nel tempo presente), dall'altro il considerare "di serie B" i cristiani che non si adeguano al kikismo.

Secondo scenario, più realistico: un rinnovo dello Statuto senza la clausola "ad experimentum", forse un rinnovo addirittura definitivo (senza data di scadenza), a partire da giugno 2007, rimarcando però ancora più nettamente la questione del direttorio catechetico e della liturgia. Dunque, anche se fosse "definitivo", sarà ugualmente monco; sarà incompleto, ma dirà ancora al Cammino cosa deve fare (adorazione eucaristica, rosario, rapporto coi vescovi, ecc.) Per i neocatecumenali sarà l'ennesima occasione di mistificare, dicendo che non si tratta di una «bastonata» ma di un grandissimo premio.
Nota bene: l'eventuale "approvazione definitiva" sarebbe comunque un illecito giuridico per qualsiasi Diritto (non solo per il Diritto Canonico), tollerabile solo per urgenti motivi "pastorali". Un illecito perché non è concepibile l'approvazione definitiva di un documento che dice "su XYZ ti comporterai secondo il documento ABC", con il documento ABC ancora non pubblicato e, peggio, senza dare idea della data di pubblicazione.
Nel dicembre 2007, scaduti gli "entro due anni" concessi da papa Benedetto XVI, ogni Messinscena neocatecumenale con tavola imbandita e Comunione seduti, sarà una grave e chiara disobbedienza (oltre che un'indicazione altrettanto grave e chiara dello spirito settario).
Certo, non oso immaginare quali trucchetti, sotterfugi e stratagemmi useranno i neocatecumenali pur di conservare ciò che hanno professato per tanti decenni.
Lo stesso fatto di celebrare le loro Messinscene a porte chiuse sarà indizio di "tavola imbandita". Probabilmente il Cammino si articolerà in due livelli, un livello "ecclesialmente compatibile", per i babbani, per gli stupidi, per le masse non ancora indottrinate, abbastanza in linea con le richieste del Papa. Ed un livello "segreto", da setta segreta, in stile massonico, a cui far accedere i neocatecumenali più convinti, più avanzati (un po' quel che già succede oggi quando i catechisti programmano XYZ vocazioni per poter far quadrare le statistiche). Agli esterni si dà in pasto una Messa abbastanza decente, e al livello più interno si celebra, per i soli adepti di prima classe, la Messinscena con tavola imbandita, camerieri eucaristici, balletti e cabaret come avviene attualmente.
A quel punto, anziché usare il termine improprio «una chiesa nella Chiesa», potremo usare quello un po' più adatto di «una massoneria nella Chiesa» (la differenza sta nel fatto che i massoni sono persone più intelligenti).

Terzo scenario, un po' meno probabile: rinnovo, per altri 5 o 10 anni, dell'ad experimentum per lo Statuto. Per i neocatecumenali sarà considerabile non come una «bastonata» ma come un premio. Inutile precisare che in realtà significherebbe solo aver messo nero su bianco che durante questi ultimi cinque non è cambiato nel Cammino neppure una minima parte di ciò che doveva cambiare.
Ricordiamoci che gli Statuti non sono approvati "dal Papa" ma dal Pontificio Consiglio per i Laici che in linea di principio potrebbe anche non interpretare perfettamente le intenzioni del Papa. È esattamente quello che è successo nel 2002 con l'approvazione stessa degli Statuti e con l'assordante silenzio di Giovanni Paolo II, che è intervenuto solo qualche mese dopo e solo per ricordare, tra i tanti incoraggiamenti, che le questioni dottrinali e liturgiche sono ancora sul tappeto.
Alcuni ambienti religiosi (anche non cattolici) considerano "educativo" il frustrare le attese di chi è in formazione e non dà i risultati previsti, in modo da verificare se la formazione è seguita con spirito di obbedienza e docilità oppure se c'è la finzione e la pretesa sindacale. Io non amo per nulla questo metodo, e pertanto non saprei cos'altro fare per cercare di convincere Kiko a tornare sui suoi passi, a mettere da parte almeno per una volta la sua superbia, a considerare l'assurdità della sua pretesa, a ricordarsi cosa ha combinato in tutti questi anni e quanta responsabilità ha di fronte al Signore per le anime coinvolte nel Cammino. Basterebbe cominciare a chiedersi come mai le critiche al Cammino non vengono praticamente mai da persone esterne o da nemici della chiesa.
Trypudio

venerdì 1 giugno 2007

Lo Statuto: è bene continuare a parlarne

Questo articolo, che vuol tener desta l'attenzione in questo delicato momento di attesa dell'imminente scadenza dello Statuto che approva ad experimentum il cammino neocatecumenale, è frutto di un collage di interventi su un altro 'luogo' in cui si dibatte il problema in sintonia con noi: Il Forum Cattolici Romani

Cominciamo con lo sfatare un altro mito. Nonostante Kiko fosse profondamente contrario a un riconoscimento ufficiale del Cammino da parte del Vaticano, dopo l'approvazione provvisoria degli statuti, i neocatecumenali ne hanno sviluppato un vero e proprio culto. Il testo è stato stampato in milioni di copie, rilegato in un volumetto di lusso e distribuito a tutti gli adepti. Ricordo bene che una mia amica scoppiò a piangere per aver osato perdere la copia consegnatale dai catechisti. Per i neocatecumenali gli statuti costituiscono un'approvazione totale e incondizionata, una sanatio in radice di tutto ciò che fa il Cammino. Il mio parroco si presentò trionfante alla Messa domenicale, proclamando ai recalcitranti che il Cammino non poteva più essere criticato, perché aveva ricevuto l'approvazione della Chiesa. Sarebbe come dire: se domani i Domenicani cominciassero a insegnare che Cristo non è il Figlio di Dio, nessuno potrebbe criticarli, dal momento che la Chiesa li ha approvati. Probabilmente confondono l'approvazione con l'infallibilità.

Fatto sta che negli statuti viene approvato solo ciò che c'è scritto, cioè, a grandi linee, il piano organizzativo del movimento, le sue finalità, la sua amministrazione, il suo rapporto con la Gerarchia. Non si dice altro. Non si autorizza in alcun modo la prassi liturgica dei neocatecumenali. Prova ne è che il Papa ha recentemente richiamato il Cammino al rispetto delle norme liturgiche. Quindi gli statuti non sanavano alcun abuso. Non si autorizzano in alcun modo gli interrogatori e le confessioni pubbliche che avvengono in occasione dei passaggi. Negli statuti non si troverà traccia di tutto ciò. Non si autorizzano i testi delle catechesi di Kiko (né la versione classica, né la versione riveduta - ma ugualmente eretica - diffusa recentemente), che a tutt'oggi restano privi di qualunque imprimatur e circolano abusivamente. Di fatto, negli statuti non si approva nulla di ciò che costituisce la sostanza del neocatecumenato kikiano. Quindi non ci vengano a dire che il Vaticano, approvandoli, ha garantito loro l'infallibilità o sta per garantirla, perché non siamo disposti ad essere presi in giro.
E comunque ai neocatecumenali sono serviti solo come "esibizione della vittoria". La grande maggioranza degli "adepti" nemmeno sa di cosa parla! Se lo ha lo tiene incorniciato lo Statuto!
Di fatto, però, se mancano le "approvazioni" alla prassi. Sullo statuto in scadenza ci sono importanti richiami vincolanti alla fede e alla prassi cattolica. C'è un importantissimo richiamo al rispetto della persona umana durante gli "scrutini", ci sono importantissimi rimandi oltre che al fantomatico "direttorio" all' OICA E AL RICA, che il direttorio doveva esso stesso seguire, ma che invece vengono completamente ignorati e ripresi solo parzialmente con contenuti NC!
Ci sono importanti norme sul Sacerdozio Ordinato e sul ruolo del Sacerdote nella "comunità". Anche norme riguardo la Messa, le "risonanze" che già dallo Statuto venivano scoraggiate, almeno durante la Messa... La tutto resta solo sulla carta!

Quello in scadenza è uno Statuto formalmente Cattolico, sebbene non approfondito. Infatti è sperimentale. Ma se defvono trarre le conclusioni dell'esperimento, esso è clamorosamente fallito, anche se i neocatecumenli ufficialmente non lo riconosceranno mai: lo riconoscono invece molti di coloro che proprio per questa, e altre ragioni ampiamente documentate, hanno abbandonando il Cammino rientarndo nella Chiesa...

Se approveranno quello definitivo, sarà Cattolico. Ma avrà lo stesso valore di questo presso il CNC: il valore di una bandiera, un gagliardetto. Bello per farci i quadri. Così come le lettere papali hanno lo stesso valore. Il magistero pure. Il CNC segue un iter autonomo e vede la vigilanza della Chiesa come mera burocrazia...
La cosa inquietante è che le allusioni al rispetto della persona umana durante gli "scrutini" dimostra che i redattori degli Statuti erano a conoscenza, almeno parzialmente, dei metodi brutali normalmente adottati. Ma, nonostante questo, non hanno preso nessun provvedimento serio.

martedì 29 maggio 2007

La Chiesa non è "schizofrenica"! Abbiamo bisogno di "Difensori della Fede"!

Ormai in modo assolutamente incompetente, indelicato (per gli stessi "protagonisti") e avventato si sono prodotti interi articoli, recensioni, approfondimenti.
Da una frase secca e assolutamente niente altro che descrittiva dell'incontro avvenuto tra il Sig. Arguello con il Santo Padre si è arrivati ad ipotizzare con una discreta sicurezza (basata su che?) la prossima approvazione (sic!) degli Statuti del CNC.
E' vero che il CNC ci ha abituato al suo "iter" esaminativo ANOMALO. Ma dopo aver appurato concretamente quale prassi sia seguita alla diffusione della prima forma provvisoria degli Statuti e delle Correzioni Liturgiche, una approvazione definitiva incondizionata pare veramente una assurdità! La prassi del Cammino, i suoi metodi, le sue forme ed i suoi obiettivi sono rimasti IMMUTATI a prescindere dalla Regola emanata per la sua "stessa esistenza", come disse Giovanni Paolo. Lo stesso dicasi per le Correzioni Liturgiche, le quali sono state applicate in una unica parte: quella relativa alle Parti della Messa. Ovvero l'unica "concessione" che Arguello fece al Santo Padre nella sua famosa "risposta gioiosa".
Ergo: o i NC, che per il buon bisogno hanno dimenticato in immediato l' "arcano" imposto dai catechisti, il segreto ossessivo e l'ordine di Kiko di non usare Internet se non per guardare la posta (!!!!!), hanno ottenuto l'impossibile usando chissà quali strumenti coercitivi anche sulla Santa Sede (e questo sarebbe GRAVISSIMO) oppure coerentemente se qualcosa dovrà avvenire sarà al massimo un prolungamento dell'esperimento nell'attesa del vaglio finale del famoso "direttorio" MAI APPROVATO FINORA.
Infatti nel caso di una conferma definitiva statutaria, sarebbe assurdo continuare ad abusare anche del Diritto della Chiesa che prevede il vaglio COMPLETO della realtà ecclesiali in tutte le sue parti prima del pronunciamento definitivo.
Sappiamo che gli Statuti temporanei sono stati IMPOSTI dal Papa per dare una Regola Provvisoria ma CATTOLICA al CNC per "imbrigliarlo" nel frattempo...
Ma facciamo attenzione che questo non ricada su tutti noi...E sui discepoli NC in primis! Ricordiamoci che è proprio per tutelare LORO che si dovrebbe finalmente DIRE LA VERITA! BASTA CON L'IRENISMO! PARRESIA!

venerdì 25 maggio 2007

Una dottrina 'altra' e sviante dalla nostra fede cattolica

Penso che questa triste e terribile vicenda del Cammino non debba essere valutata con il metro banale degli opportunismi, delle convenienze, degli interessi collaterali, perchè sono tutti aspetti fuorvianti.
Se la questione neocatecumenale la si affronta dall'unico punto di vista legittimo, quello della nostra fede, e null'altro che da esso, allora non vi è scampo per questa dottrina aberrante.
Conseguenzialmente, propongo altresì alla nostra riflessione alcuni ammonimenti significativi che ci provengono dalle Sacre Scritture:

"Chi non è con me, è contro di me, e chi non raccoglie con me, disperde" (Mat. XII, 30)

"Guai ai pastori che fanno perire e disperdere il gregge del mio pascolo" Oracolo del Signore."Voi avete disperso le mie pecore, le avete scacciate e non ve ne siete preoccupati; ecco io mi occuperò di voi e della malvagità delle vostre azioni. Oracolo del Signore Radunerò io stesso le mie pecore da tutte le regioni e le farò tornare ai loro pascoli" (Ger 23,1-6)

"Io sono il buon pastore; il buon pastore dà la sua vita per le pecore. Il mercenario, che non è pastore, a cui non appartengono le pecore, vede venire il lupo, abbandona le pecore e si dà alla fuga, e il lupo le rapisce e disperde. Il mercenario si dà alla fuga perché è mercenario e non si cura delle pecore. Io sono il buon pastore, e conosco le mie, e le mie conoscono me". (Giovanni, 10, 1-21)

”Badate a voi stessi e a tutto il gregge, in mezzo al quale lo Spirito Santo vi ha costituiti “ vescovi”, per pascere la chiesa di Dio, che Egli ha acquistata con il proprio sangue"(Atti c .20 :28).

"La festa ebraica della Pasqua si avvicinava, e Gesù salì a Gerusalemme. Nel cortile del Tempio trovò i mercanti che vendevano buoi, pecore e colombe. C’erano anche i cambiamonete seduti dietro ai loro banchi. Allora Gesù fece una frusta di cordicelle, scacciò tutti dal Tempio, con le pecore e i buoi, rovesciò i tavoli dei cambiamonete spargendo a terra i loro soldi. Poi si rivolse ai venditori di colombe e disse: “Portate via di qua questa roba! Non riducete a un mercato la casa di mio Padre!" (Matteo 21,12-17.23; Marco 11,15-19.27-28; 14,55-58; Luca 14,45-48; 20,1-2)

Amen.

Didimo

domenica 20 maggio 2007

Buggerato l'Arcivescovo novello, e peggio sarà!

Ricordate la testimonianza del nostro lettore sul diacono NC, che in una celebrazione per l'insediamento dell'arcivescovo, ha trasportato l'Evangeliario coprendolo con il "velo omerale", che invece è destinato alle Sacre Specie, secondo una prassi tipica del cammino che, con spirito protestante, privilegia la Parola rispetto al Signore Presente nel SS. Sacramento? Ebbene, così ci scrive, oggi, il nostro interlocutore che ha vissuto e riferito quell'evento seguito da uno nuovo, più grave che sanciisce una "esplicita" disobbedienza all'Arcivescovo: "Sarebbe stata la prima ordinazione sacerdotale effettuata dal novello Arcivescovo ancor fresco di profumo crismale. Non ha fatto neppure in tempo a prendere possesso della sua arcidiocesi che è stato buggerato dagli zelantissimi NC. "Che siete venuti a fare nel mio ufficio se poi fate come vi pare?" ha detto l'Arcivescovo, al termine della celebrazione, effettuata col rito neocatecumenale, al Rettore del Seminario Redemptoris Mater. Oltre alle solite stranezze, la croce di Kiko al lato dell'ambone, incensazione "aeque principaliter" alla croce e all'evangeliario, retto dal diacono col velo omerale, NESSUNA incensazione alla Consacrazione ecc ecc, fedeli e sacerdoti, e anche l'Arcivescovo, hanno dovuto anche sopportare la Comunione sotto le due specie, con un'infinità di calici da purificare, anche se era stata espressamente vietata dall'Arcivescovo. " Che siete venuti a fare nel mio ufficio se poi fate come vi pare?" Ecco la sintesi, che sarà, statene certi, riferita a Roma : fanno come vogliono ! Ormai comunque non c'è più rimedio : sono troppi e troppo importanti. Il più prestigioso, e laico, giornale regionale guardacaso dedica intere pagine alle vocazioni NC ignorando tutto il resto della vita religiosa regionale. Ormai non si può fare più nulla !!! E' troppo tardi : hanno espresso numerosi Sacerdoti uscendo dopo le due ore e mezzo di celebrazione." Ma noi ci chiediamo di quei sacerdoti: " E loro, dov'erano????!!!!"

mercoledì 16 maggio 2007

Lineamenta del prossimo Sinodo: la Parola di Dio

Sono stati resi pubblici i "Lineamenta" del prossimo Sinodo indetto dal Santo Padre sul tema "la Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa".
Una delle diversità più evidenti fra il CNC e la Chiesa Cattolica sta proprio nella modalità di lettura e utilizzo delle Sacre Scritture.
La Bibbia è letta in modo univoco e con autonomia rispetto alla Tradizione e alla Vita della Chiesa. Una delle affermazioni che chiariscono il problema si è sentita dalla bocca del fondatore: "la Bibbia si interpreta da sè"! Questa frase pone il CNC in forte contrasto con la Chiesa la quale nel documento citato afferma:

"...Un insostituibile compito di servizio è dato dal Magistero in quanto, garantendo con ciò una interpretazione autentica della Parola di Dio, “piamente la ascolta, santamente la custodisce e fedelmente la espone.

...Diverse sono le conseguenze di rilevante incidenza nel piano pastorale. Non può esistere una ‘sola Scriptura’ a se stante: la Scrittura è legata alla Chiesa, cioè al soggetto che accoglie e comprende sia la Tradizione sia la Scrittura. La Scrittura svolge un ruolo essenziale per accedere alla Parola nella sua genuinità fontale, diventando così criterio per la retta comprensione della Tradizione.

...Nel solco della Tradizione vivente, e dunque come servizio genuino alla Parola di Dio, va anche considerata la forma del Catechismo, dal primo Simbolo della fede, nucleo di ogni Catechismo, alle diverse esposizioni lungo i secoli, di cui attestazione più recente sono, nella Chiesa universale, il Catechismo della Chiesa Cattolica e, nelle Chiese locali, i rispettivi Catechismi"


La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa

Stefano