Il Papa Francesco è intervenuto perché, certo, il Cardinale Sarah ha espresso, senza tentennamenti, un'opinione molto radicale e netta. Ma, come si può constatare, il Papa si è limitato a confermare la legittimità della comunione sulle mani ribadendone le condizioni irrinunciabili, per cui la distanza dal modo di riceverla nel cammino resta incolmabile.
Ho trovato questo dibattito estremamente interessante per noi perché ci offre l'occasione di rimarcare, a contrario, la illegittimità assoluta della pratica in uso nel cammino, che nessuno è riuscito a scalfire.
Come ulteriore approfondimento interessante il Card. Burke "Perchè la comunione sulla mano parla della crisi della liturgia e della Chiesa" e la esposizione di padre Angelo Bellon delle varie norme della Chiesa circa il modo di fare la Santa Comunione.
Davanti a questo sorge spontanea una domanda: come mai Sua Eminenza il Cardinal Sarah non fa alcun riferimento al modo di distribuire l'eucarestia nelle comunità del cammino neocatecumenale, così stridentemente in contrasto con le sue indicazioni?
Molto più del modo comune di ricevere l'Ostia nelle mani in processione all'altare e consumandola immediatamente?
Dalle origini del cammino ad oggi (ormai 50 anni!) nessuna modifica è stata apportata alla distribuzione della comunione come consegnata con la catechesi di Kiko e Carmen tratta dal mamotreto iniziale. Solo ci si alza al momento di ricevere - sul palmo delle mani - il pezzo di "pane azzimo" consacrato, spezzato da chi presiede come si fa col pane comune (neppure tagliato con cura), per poi sedersi di nuovo e aspettare il momento in cui tutti insieme si è autorizzati a consumare.
Si può ben immaginare i numerosi frammenti che restano ovunque dopo la distribuzione.
La patèna viene "purificata" subito dopo la celebrazione, sul tavolino preparato per l'offertorio, e mentre i fratelli fanno il "liturgico" balletto finale intorno alla mensa.
Nulla avanza del Pane consacrato, per cui per le celebrazioni neocatecumenali l'Altare è inutile, come inutile è il Tabernacolo. Questa è la Chiesa all'avanguardia, dell'esperienza pilota del cammino di Kiko Argüello che la Chiesa tollera o fa finta di ignorare!
Anche nella prefazione del card.Sarah manca ogni riferimento specifico al cammino e questo viene sfruttato da Kiko e dai catechisti per "spiegare" ai fratelli che, come volevasi dimostrare, i richiami sono per i Cattolici della domenica, non per i neocatecumeni, che sono sufficientemente catechizzati per potersi comunicare come cavolo gli pare (il famoso "laboratorio liturgico" a questo punto riconosciuto tale dalla Chiesa!). Essi sono un'élite di iniziati e le loro celebrazioni Eucaristiche di nicchia, per gente preparata, come la Chiesa stessa attesta. Beati loro!
Pubblichiamo qui sotto ampi stralci (qui la versione integrale) della prefazione scritta dal Prefetto della Congregazione per il Culto divino e la disciplina dei sacramenti, Cardinale Robert Sarah al libro di don Federico Bortoli: "La distribuzione della comunione sulla mano. Profili storici, giuridici e pastorali" che svela forzature e sotterfugi con i quali è stata concessa la comunione sulla mano. E avverte: "Perché ci ostiniamo a comunicarci in piedi e sulla mano? Questa è una questione importante su cui la Chiesa di oggi deve riflettere per favorire un ripensamento generale sul modo di distribuire la Santa Comunione".
La Provvidenza, che dispone sapientemente e soavemente tutte le cose, ci offre la lettura del libro La distribuzione della Comunione sulla mano, di don Federico Bortoli, proprio dopo aver celebrato il centenario delle apparizioni di Fatima. Prima dell’apparizione della Vergine Maria, nella primavera del 1916, l’Angelo della Pace apparve a Lucia, Giacinta e Francesco, e disse loro: «Non abbiate paura, io sono l’Angelo della Pace. Pregate con me». (…) Nella primavera del 1916, alla terza apparizione dell’Angelo, i bambini si resero conto che l’Angelo, sempre lo stesso, teneva nella sua mano sinistra un calice, sul quale era sospesa un’ostia. (…) Diede la santa Ostia a Lucia, e il Sangue del calice a Giacinto e Francesco, che rimasero in ginocchio, mentre diceva: «Prendete e bevete il Corpo e il Sangue di Gesù Cristo, orribilmente oltraggiato dagli uomini ingrati. Riparate i loro crimini e consolate il vostro Dio». L’Angelo si prostrò nuovamente a terra ripetendo con Lucia, Giacinta e Francesco ancora tre volte la stessa preghiera.
L’Angelo della Pace, quindi ci indica come noi dobbiamo comunicare al Corpo e al Sangue di Gesù Cristo. La preghiera di riparazione dettata dall’Angelo, purtroppo, è tutt’altro che obsoleta. Ma quali sono gli oltraggi che Gesù riceve nell’Ostia santa, per i quali bisogna riparare? In primo luogo sono gli oltraggi contro il Sacramento stesso: le orribili profanazioni, di cui alcuni ex-satanisti convertiti hanno dato notizia e raccapricciante descrizione; oltraggi sono anche le Comunioni sacrileghe, ricevute non in grazia di Dio, o non professando la fede cattolica (mi riferisco a certe forme della cosiddetta ‘intercomunione’). In secondo luogo costituisce oltraggio a Nostro Signore tutto ciò che potrebbe impedire la fruttuosità del Sacramento, soprattutto gli errori seminati nelle menti dei fedeli perché non credano più nell’Eucaristia. Le terribili profanazioni che si svolgono nelle cosiddette ‘messe nere’ non feriscono direttamente Colui che nell’Ostia è oltraggiato, terminando solo sugli accidenti del pane e del vino.
Certo, Gesù soffre per le anime dei profanatori, per i quali ha versato quel Sangue che essi così miseramente e crudelmente disprezzano. Ma Gesù soffre di più quando lo straordinario dono della sua divino-umana Presenza eucaristica non può portare i potenziali effetti nelle anime dei credenti. E allora si capisce come il più insidioso attacco diabolico consista nel cercare di spegnere la fede nell’Eucaristia, seminando errori e favorendo un modo non confacente di riceverla; davvero la guerra tra Michele e i suoi Angeli da una parte, e lucifero dall’altra, continua nel cuore dei fedeli: il bersaglio di satana è il Sacrificio della Messa e la Presenza reale di Gesù nell’Ostia consacrata. Questo tentativo di rapina segue a sua volta due binari: il primo è la riduzione del concetto di ‘presenza reale’. Molti teologi non cessano di dileggiare o di snobbare – nonostante i continui richiami del Magistero – il termine ‘transustanziazione’. (…)
Vediamo ora come la fede nella presenza reale può influenzare il modo di ricevere la Comunione, e viceversa. Ricevere la Comunione sulla mano comporta indubbiamente una grande dispersione di frammenti; al contrario, l’attenzione alle più piccole bricioline, la cura nel purificare i vasi sacri, non toccare l’Ostia con le mani sudate, diventano professioni di fede nella presenza reale di Gesù, anche nelle parti più piccole delle specie consacrate: se Gesù è la sostanza del Pane Eucaristico, e se le dimensioni dei frammenti sono accidenti soltanto del pane, ha poca importanza quanto un pezzo di Ostia sia grande o piccolo! La sostanza è la medesima! È Lui! Al contrario, la disattenzione ai frammenti fa perdere di vista il dogma: pian piano potrebbe prevalere il pensiero: “Se anche il parroco non fa attenzione ai frammenti, se amministra la Comunione in modo che i frammenti possano essere dispersi, allora vuol dire che in essi non c’è Gesù, oppure c’è ‘fino a un certo punto’”.
Il secondo binario su cui si snoda l’attacco contro l’Eucaristia è il tentativo di togliere dal cuore dei fedeli il senso del sacro. (…) Mentre il termine ‘transustanziazione’ ci indica la realtà della presenza, il senso del sacro ce ne fa intravedere l’assoluta peculiarità e santità. Che disgrazia sarebbe perdere il senso del sacro proprio in ciò che è più sacro! E come è possibile? Ricevendo il cibo speciale allo stesso modo di un cibo ordinario . (…) Il Concilio Vaticano II, nella Sacrosanctum Concilium, ricorda quanto siano importanti i gesti, gli atteggiamenti del corpo, i segni esterni e il loro grande valore pedagogico (cfr. SC, 30, 33). Quindi, alla presenza reale di un amore speciale (dilectio specialis), si addice un culto speciale, una lode speciale, thema laudis specialis (sequenza Lauda Sion) e un modo di riceverlo speciale: non come un pane comune.
San Pio X, per ammettere i bambini alla prima Comunione, richiedeva non che sapessero spiegare ‘sostanza’ e ‘accidenti’, ma che ritenessero il pane eucaristico diverso dal pane comune (cfr. Decreto Quam singulari, 7 agosto 1910); questa è la prima nozione, la condizione sine qua non, il primo seme che poi si potrà sviluppare in una comprensione maggiore (il balbettio della teologia in attesa di contemplare Gesù non più velato); se un bambino riceve il Pane Eucaristico nello stesso modo in cui riceve una caramella dalla mamma, quale senso del sacro potrà avere?
La liturgia è fatta da molti piccoli riti e gesti – ognuno di essi è capace di esprimere questi atteggiamenti carichi di amore, di rispetto filiale e di adorazione verso Dio. Proprio per questo è opportuno promuovere la bellezza, l’appropriatezza e il valore pastorale di una pratica sviluppata durante la lunga vita e tradizione della Chiesa, cioè l’atto di ricevere la Santa Comunione sulla lingua e in ginocchio. La grandezza e la nobiltà dell’uomo, così come la più alta espressione del suo amore verso il suo Creatore, consiste nel mettersi in ginocchio davanti a Dio. Gesù stesso ha pregato in ginocchio alla presenza del Padre. (…)
A tal proposito vorrei proporre l’esempio di due grandi santi dei nostri tempi: san Giovanni Paolo II e santa Teresa di Calcutta. L’intera vita di Karol Wojtyła è stata segnata da un profondo rispetto per la Santa Eucaristia. (…) Malgrado fosse estenuato e senza forze (…) si è sempre imposto di inginocchiarsi davanti al Santissimo. Era incapace di inginocchiarsi e alzarsi da solo. Aveva bisogno di altri per piegare le ginocchia e poi alzarsi. Fino ai suoi ultimi giorni, ha voluto darci una grande testimonianza di riverenza al Santissimo Sacramento. Perché siamo così orgogliosi ed insensibili ai segni che Dio stesso ci offre per la nostra crescita spirituale e la nostra intima relazione con Lui? Perché non ci inginocchiamo per ricevere la santa Comunione sull’esempio dei santi? È veramente troppo umiliante prostrarsi e stare in ginocchio davanti al Signore Gesù Cristo? Eppure, «Egli, pur essendo nella condizione di Dio, […] umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e ad una morte di Croce» (Fil 2, 6-8).
Santa Madre Teresa di Calcutta, religiosa eccezionale che nessuno oserebbe trattare da tradizionalista, fondamentalista o estremista, la cui fede, santità e dono totale di sé a Dio e ai poveri sono da tutti noti, aveva un rispetto ed un culto assoluto verso il Corpo divino di Gesù Cristo. Certamente, ella toccava quotidianamente la “carne” di Cristo nei corpi deteriorati e sofferenti dei più poveri dei poveri. Eppure, riempita di stupore e di rispettosa venerazione, Madre Teresa si asteneva di toccare il Corpo transustanziato del Cristo; piuttosto ella lo adorava e lo contemplava silenziosamente, rimaneva per lungo tempo in ginocchio e prostrata davanti a Gesù Eucaristia . Inoltre, ella riceveva la Santa Comunione nella sua bocca, come un piccolo bambino che si lasciava umilmente nutrire dal suo Dio.
La Santa si rattristava ed era in pena allorché vedeva i cristiani ricevere la Santa Comunione nelle loro mani. In più ella affermò che, secondo quanto era di sua conoscenza, tutte le sue sorelle ricevevano la Comunione soltanto sulla lingua. Non è questa l’esortazione che Dio stesso rivolge a noi: «Sono io il Signore tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese d’Egitto; apri la tua bocca, la voglio riempire»? (Ps 81,11).
Perché ci ostiniamo a comunicare in piedi e sulla mano? Perché questo atteggiamento di mancanza di sottomissione ai segni di Dio? Che nessun sacerdote osi pretendere di imporre la propria autorità su questa questione rifiutando o maltrattando coloro che desiderano ricevere la Comunione in ginocchio e sulla lingua: veniamo come i bambini e riceviamo umilmente in ginocchio e sulla lingua il Corpo di Cristo. I santi ci danno l’esempio. Loro sono i modelli da imitare che Dio ci offre!
Ma come è potuta diventare così comune la prassi di ricevere l’Eucaristia sulla mano? La risposta ci viene data, supportata da una documentazione finora inedita, straordinaria per qualità e mole, da don Bortoli. Si è trattato di un processo tutt’altro che limpido, una transizione da quanto concedeva l’istruzione Memoriale Domini al modo oggi così diffuso. (…) Purtroppo, come per la lingua latina, come per una riforma liturgica che avrebbe dovuto essere omogenea con i riti precedenti, una concessione particolare è divenuta il grimaldello per forzare e svuotare la cassaforte dei tesori liturgici della Chiesa . Il Signore conduce il giusto per ‘vie dritte’ (cfr. Sap 10,10), non per sotterfugi; quindi, oltre alle motivazioni teologiche mostrate sopra, anche il modo con cui si è diffusa la prassi della Comunione sulla mano appare essersi imposto non secondo le vie di Dio.
Tre livelli, infine vogliamo qui evidenziare; tre punti irrisolti:
Il primo:
Il Cardinal Sarah è a conoscenza del modo di ricevere la comunione nelle celebrazioni eucaristiche del sabato sera per comunità, nelle salette delle parrocchie? Si rende conto che non menzionando il cammino neocatecumenale ne avalla la segregazione? Che, di fatto, la tratta come una realtà a parte, dal momento che, come sembra, la tiene fuori dalle sue raccomandazioni che sono palesemente contrarie al modo di ricevere la comunione nelle comunità? Questo confermerebbe, al di là delle sue migliori intenzioni, la catechesi di Kiko e Carmen di essere un "laboratorio liturgico", un'esperienza pilota nella Chiesa che mostra un punto d'arrivo nella piena maturità. Ai neocatecumeni è concesso tutto perché sufficientemente catechizzati (a differenza degli ignoranti cristiani della domenica), un'élite nella Chiesa, una esperienza di nicchia per "eletti" privilegiati. Questo il messaggio che resta.
Il secondo:
Leggere questa prefazione cosa detta alla coscienza dei Parroci che ospitano il cammino nelle loro parrocchie e, tante volte, presiedono personalmente le celebrazioni, avallando gli abusi? E cosa detta alla coscienza dei sacerdoti che prestano il loro servizio e dei presbiteri - ordinati o no nei R.M. - che fanno il cammino anche loro e celebrano regolarmente l'eucarestia in comunità o, peggio, nelle convivenze dove, a volte, l'assemblea è composta da centinaia di fratelli che si comunicano tutti insieme, seduti al loro posto, con il pane consacrato affidato alle loro mani per tempi anche lunghi?
Il terzo:
E infine i fratelli, i camminanti, cosa fanno venendo a conoscenza di queste cose? Continuano a seguire tutti indistintamente il solo modo di comunicarsi contemplato e praticato nelle eucarestie delle comunità, senza porsi domande?
Un appello accorato:
Perché non provate a chiedere di ricevere la comunione in bocca, magari in ginocchio? Provate! Avete letto che neanche il Parroco si può opporre a chi, liberamente, desiderasse ricevere così il Corpo di Cristo? Provate per conoscere la reazione, in primis, di Kiko e degli itineranti e poi dei vostri catechisti e magari degli stessi fratelli della vostra comunità!
Tre livelli! Un'ultima risolutiva domanda:
La responsabilità più grande, alla fine, di chi è?
































