sabato 4 febbraio 2012

Gli "utili idioti" del Nemico dell'Eucarestia

Padre Enrico Zoffoli pubblicò questo articolo ("Il Signore guarda al cuore") sul numero di ottobre 1995 della rivista "Il segno del soprannaturale" (num. 90, anno VIII, pagg. 11-14).
Dopo tutti questi anni, rileggendolo, lo riscopriamo terribilmente attuale, in particolare come risposta ai tanti neocatecumenali intervenuti (spesso con una certa furia) su questo blog, specialmente sui temi riguardanti l'Eucarestia, sui quali padre Zoffoli ci ripropone esattamente e chiaramente l'insegnamento della Chiesa.



IL SIGNORE GUARDA AL CUORE

È facile sentire ripetere una verità per se stessa ovvia e indiscutibile come questa, se non si prestasse all'equivoco di chi se ne vale per fare il comodo proprio.

Nessuno ha potuto mai dubitare che, per Dio, vale soprattutto la retta intenzione: Egli si compiace della sincerità e segretezza della nostra intesa con Lui; premia il fervore e la spontaneità d'ogni slancio di amore, ecc., ossia quanto condiziona la vita dello spirito, costituendo la più vera ricchezza della persona umana.

È per questo che Gesù non cessava di biasimare il costume di scribi e farisei, rimproverando loro un formalismo che li rendeva intollerabilmente ipocriti.

Ma tutto ciò, pur essendo pacifico, non rende tutta la verità dei nostri rapporti con Dio. In realtà, l'uomo è un composto sostanziale di anima e corpo, intelletto e sensi, volontà libera e passioni, interiorità incomunicabile e rapporti sociali mediati dalla parola, dal gesto, dal lavoro e da quanto altro riflette la vitalità umana secondo le molte e sempre mutevoli forme create dalla cultura. Senza il primo elemento, l'uomo si ridurrebbe alla condizione della bestia, e senza l'altro sarebbe paragonabile all'angelo, mentre è una persona specificamente umana, sintesi di tutti i valori, temporali ed eterni.

Se l'uomo è tale, nei suoi rapporti con "l'altro", si comporta necessariamente con tutto se stesso: non gli è possibile una soddisfazione dei sensi a cui non partecipi con tutta l'anima; né elevazione dello spirito che non abbia la sua intensa risonanza nei sensi.

Ora, è la stessa esperienza dell'uomo comune che tutto conferma. Dire ad una persona che la si ama e non essere disposti a sacrificarsi per lei, non solo è vano, ma irrisorio ed anzi offensivo, come se uno si trovasse davanti alla vittima di un incidente stradale e si limitasse ad esprimere la propria compassione senza però muovere un dito per soccorrerla...

Il "cuore", dunque, non basta, il sentimento non risolve nulla, la buona volontà è sterile quando lascia insoluti dei problemi per i quali urge uscire da sé e calarsi nella situazione esistenziale del prossimo. L'interno - per quanto nobile ed elevato possa sembrare - è bugiardo quando l'esterno non lo rivela dimostrandolo coi fatti. "Che giova, fratelli miei, se uno dice di avere la fede, ma non ha le opere? Forse che quella fede può salvarlo? Se un fratello o una sorella è sprovvisto del cibo quotidiano, e uno di voi dice loro: Andatevene in pace, riscaldatevi e saziatevi, ma non date loro il necessario per il corpo, che le giova? Così anche la fede: se non ha le opere, è morta in se stessa..." (Gc 2,17).

***

Il Signore certamente guarda il cuore; il quale però a Lui non basta: ed anzi, quando non induce ad agire, non c'è affatto, perché contraddittorio. Invece del "cuore" - che amando si apre e si effonde, mai contento di donarsi -, c'è solo il vuoto dell'illusione o l'indifferenza camuffata dai mille pretesti inventati dall'egoismo.

Uno dei quali sarebbe quello secondo il quale Dio non ha bisogno delle nostre opere. Certo. Ma è anche vero che non ha bisogno neppure del nostro cuore: il nostro amore non accresce la sua felicità, come i nostri atti di culto non aumentano la sua gloria... Se ci comanda di amarlo, è solo perché vuole tutto il nostro vero bene; a sua volta consistente nella partecipazione del Suo che, essendo infinito ed inesauribile, tende a comunicare attraendo a Sé ogni cosa.

Per questo, tutte le opere della sua onnipotenza sono espressione del suo amore: amore che crea, perché tutto pone, nulla suppone; tutto dà, nulla esige per Sé. La sua è una bontà che, per la sua pienezza, trabocca e si riversa nel mondo, finalizzando il dinamismo universale.

***

Ma Dio - s'insiste - appunto perché non ha bisogno di noi ed è quindi immensamente liberale e misericordioso, non può esigere le nostre opere, imporci una sua legge, limitare la nostra libertà. Egli, insomma, si contenta della grande idea che abbiamo di Lui e per la quale Lo amiamo sopra ogni altro bene.

Ma il ragionamento non corre perché suppone un "dio" che, ridotto alle proporzioni di un "gran signore" o di un "buon papà", non è mai esistito. Oltre tutto, altera radicalmente i rapporti dell'uomo col vero ed unico Dio che l'ha creato e da cui dipende totalmente.

In effetti, dalla sua liberalità ineffabilmente misericordiosa siamo stati tratti dal nulla, per cui tutto a Lui dobbiamo: la nostra stessa identità, modellata dal suo pensiero, realizzata dal suo amore.

Se ciò è assolutamente certo, Dio non può esigere altro che ciascuno realizzi interamente se stesso, sviluppi tutte le sue energie, raggiunga la sua perfezione. La legge che Egli impone non mira ad altro, indicando all'uomo il "suo" dover-essere; per cui la "moralità" consiste in quella coerenza di ciascuno con se stesso che fonda il suo vero bene, l'esercizio della sua libertà, la piena conquista della sua dignità di "persona".

Alla luce di tali principi non ha senso sostenere che Dio guarda soltanto al cuore e non voglia altro dall'uomo: non ha senso per Dio, che all'uomo ha dato tutto; né ha senso per l'uomo, che a Lui deve renderlo, non perché Egli abbia bisogno delle sue opere; ma perché appunto per esse l'uomo può attuare il proprio tipo ideale: quello stesso programmato da Dio per il bene della creatura.

***

Il principio esaminato - che può avere il sapore della barzelletta, per l'interpretazione unilaterale di chi ne abusa per fare quel che vuole - spesso è invocato persino da suore e sacerdoti a proposito di certe pratiche del culto. Dio guarda il cuore, mi sono sentito ripetere con una punta di arroganza da costoro, incuranti delle tradizionali norme prescritte dalla Chiesa e sempre osservate dalla migliore porzione dei fedeli.

Ora, dovevo aspettarmi che, come al solito, i sostenitori del nuovo corso ricordassero con un certa enfasi la storiella della creatività dello spirito, della libertà di coscienza, del clima creato dal Vaticano II. Appunto in nome del Concilio alcuni hanno osato blaterare che ormai, ad esempio, il peccato solitario non è più peccato..., che le leggi della Chiesa sono soltanto orientative, non vincolanti, per cui ciascuno può interpretarle secondo le situazioni in cui vive, ed altre amenità del genere, indice di un'insipienza che raggiunge l'estrema gravità del tradimento delle coscienze.

A proposito di leggi, tra i numerosi altri casi personalmente osservati, interessa sottolinearne due, forse tra i più noti.

Il primo mi ricorda la stizzosa reazione di un religioso che davanti al Santissimo si limitò a fare un semplice inchino invece della genuflessione. "Il Signore guarda il cuore!", rispose. "Quanto al resto, ciascuno deve regolarsi secondo la propria coscienza". Aggiunsi altre osservazioni, ma non ci fu verso.

Ora, per chi - leggendo - pensasse che io abbia esagerato, imponendo un mio personale punto di vista, riferisco il testo della Institutio generalis del Messale Romano: "Se nel presbiterio vi fosse il tabernacolo col SS. Sacramento, si genuflette anche prima e dopo la Messa, e tutte le volte che si passa davanti al Santissimo" (iv. n. 233). La medesima prescrizione si legge iv., n. 84.

Questa la precisa e categorica volontà della Chiesa; questa la consuetudine che da secoli è rispettata da tutti i credenti... Del resto, l'atto, più o meno profondo, del genuflettersi ricorre persino nel cerimoniale mondano dell'alta società; e sarebbe davvero strano se fosse abolito da una riforma liturgica, per sé volta a regolare nel modo migliore le forme di culto. "Strano" però non sarebbe per coloro secondo i quali il Signore, guardando il cuore, non si confonde con quisquilie del genere...

***

Il secondo caso a cui si riferisce l'equivoco principio esaminato richiama la nuova prassi della Comunione sulla mano. Importante, al riguardo, risalire alla sua vera origine rivelata dallo stesso Paolo VI al quale, alla fine, fu quasi estorta: "Sembra che questa nuova pratica, instaurata qua e là, sia opera di un piccolo numero di sacerdoti e laici, che cercano di imporre il loro punto di vista agli altri e di forzare la mano all'Autorità. Approvarlo sarebbe incoraggiare queste persone, non mai soddisfatte dalle leggi della Chiesa" (cit. da A. Bugnini, La Riforma liturgica 1948-1975, Ed. Liturg., Roma, 1983, p. 627s).

Significative e sempre gravi e più attuali che mai le ragioni per le quali il Papa si rifiutava di approvare la proposta della nuova prassi. Mi limito a riferirne due. Essa, - contro quel che subdolamente si è tentato di far credere al popolo - "rischia di disorientare molti fedeli, che non ne sentono la necessità e che mai si sono posti questo problema..." (iv.).

La seconda ragione - tra le altre - opposta da Paolo VI alla nuova prassi liturgica, consisteva nella fondata previsione della caduta e profanazione dei "frammenti" delle ostie consacrate: "ut denique diligenter cura servetur, quam de ipsis panis consecrati fragmentis Ecclesia semper commendavit..." (Istruzione Memoriale Domini, in Acta Apost. Sedis, 61, 1969, pp. 541ss).

Il timore del Papa non era immaginario, perché undici anni dopo Giovanni Paolo II dovette lamentare: "...Giungono voci su casi di deplorevoli mancanze di rispetto nei confronti delle specie eucaristiche..." (Dominicae Cenae, n. 11). Proprio a questo riguardo, i casi che si erano verificati, e assai più quelli che si son venuti moltiplicando da allora ad oggi, potrebbero essere pubblicati in un grosso volume.

Più che altro, a me ora interessa richiamare:
  • primo, che la presenza eucaristica nei frammenti delle ostie consacrate è dogma di fede, derivata dal prodigio della transustanziazione e non già dalle loro dimensioni (cfr. Conc. ecumen. di Firenze, Denzinger-Sch., 1321; Conc. ecumen. di Trento, iv., 1641, 1653).
  • secondo, dogma di fede che traspare in modo inequivocabile dalle norme liturgiche che - echeggiando le catechesi dei Padri della Chiesa - obbligano celebranti e ministri alla massima precauzione perché non si verifichi la caduta di frammenti.
In realtà, dopo la riforma del Vaticano II, la Chiesa non ha mai cessato di preoccuparsene. Si pensi all'uso del "piattello", non certo prescritto per pura cerimonia (cfr. Instit. gener., nn. 80c, 151, 246b, 247b). Il celebrante - si legge - deve astergere le dita e anche lavarle "ogni volta che qualche frammento di ostia rimane attaccato alle dita, specialmente dopo la frazione o dopo la comunione dei fedeli". A lui si raccomanda di raccogliere "eventuali frammenti fuori dalla patena" (iv., nn. 237, 239, 244d, 245c, 247b, 251). Identico il responso della S. Congregazione della disciplina dei Sacramenti ed il culto: "...verum etiam quoad alia hostiarum fragmenta observentur praescripta de purificandis patena et calice, prout habetur..." (in Institutione generali Missalis romani, nn. 120, 138, 237-239, in Ordine Missae cum populo, n. 138, et sine populo, n. 31; cfr. anche Notitiae, 8, 1972, p. 227). "Ciascuno faccia attenzione di non lasciare cadere nessun frammento", si legge nelle "Indicazioni particolari per la comunione sulla mano" della istruzione della C.E.I., 19.7.1989, n. 4). Purtroppo, in moltissime chiese - per non dire quasi in tutte - queste prescrizioni sono rimaste lettera morta, perché vescovi e sacerdoti diocesani e religiosi sembra non le abbiano mai lette, o che se ne siano dimenticati o, peggio, non abbiano dato loro alcun peso. C'è allora da chiedersi subito come questi membri della Gerarchia Cattolica possano pretendere che i fedeli obbediscano alle loro disposizioni, se essi, per primi, violano con tanta disinvoltura norme generali, valide per tuta la Chiesa, che ne risulta perciò intimamente disgregata a proposito di quel culto eucaristico definito "culmine e fonte di tutto il culto e della vita cristiana" (Cod. di Diritto Can., 897).
Di fatto:
  • quasi ovunque la prassi della Comunione sulla mano è imposta anche ai bambini che, incapaci di una scelta personale, subiscono una vera (grave) violenza da parte di sacerdoti e suore catechiste che li indottrinano con la loro "ideologia", fingendo di ignorare che "il modo consueto di ricevere la Comunione deponendo la particola sulla lingua rimane del tutto conveniente", per cui "i fedeli potranno scegliere tra l'uno e l'altro modo" (Indicazioni particolari dell'Istruzione della C.E.I., n. 2).
  • Quasi ovunque è scomparso il "piattello" di cui sopra, destinato ad impedire la caduta delle ostie consacrate e i loro frammenti... Misteriosa questa scomparsa! Quale ne è la vera causa?
  • Ho potuto raccogliere due risposte. La prima, ereticale, sostiene che nei frammenti cessa la reale presenza...; la seconda è quella fondata sul principio che il Signore guarda il cuore..
***

La prima suppone il rifiuto del dogma eucaristico che, centrato sul mistero della transustanziazione, impone di credere che Cristo, dopo la consacrazione, è tutto sotto qualsiasi parte dell'ostia e del vino consacrato: "Sub qualibet quoque parte hostiae consecratae et vini consecrati, separazione facta, totus est Christus" (Conc. di Firenze, D-S 1321). A Trento, la dottrina è ribadita nei medesimi termini: "Totus enim et integer Christus sub panis specie et sub quavis ipsius speciei parte..." (iv., 1641). E ancora: "...Et sub singulis cuiusque speciei partibus..." (iv., 1653).

In base a testi così autorevoli, possiamo distinguere le "parti" dai "frammenti", sostenendo che la presenza eucaristica, secondo le definizioni conciliari, è limitata alle une, mentre è esclusa dagli altri? Certamente no, perché:
  • le "parti" di cui si parla sono precedute dagli aggettivi "qualibet" e "quavis" che significano: "qualsiasi", "qualsivoglia", comprendendo perciò parti anche minime, ossia i "frammenti";
  • la presenza reale, condizionata alla transustanziazione, deve essere affermata astraendo nettamente dalle dimensioni del pane e del vino. Essa cessa unicamente quando vengono meno le naturali proprietà dell'uno e dell'altro, indicative della sostanza dei due elementi: soltanto allora si è certi della corruzione della medesima.
    Ora, dobbiamo parlare di vere dimensioni del pane (e del vino) anche in frammenti appena visibili, a loro volta "soggetto" delle tipiche qualità del pane. Così, p. es., in un puntino bianco di zucchero semolato c'è ancora tutta la sostanza dello zucchero con le sue proprietà organolettiche. Perciò, il dogma eucaristico rispetta le leggi della chimica, come, a proposito della transustanziazione, rispetta e applica i principi della metafisica dell'essere, piaccia o dispiaccia ai negatori di quel prodigio;
  • chi sostiene il contrario, affermando che nei frammenti delle ostie consacrate non si ha più una reale presenza di Cristo è gravemente obbligato a indicare l'esatta misura della grandezza indispensabile per salvare tale presenza... Impresa assurda e certamente sempre arbitraria, non disponendo di nessun criterio che lo autorizzi ad un'indicazione del genere, del resto indispensabile - se fosse possibile - trattandosi della presenza del Cristo, Uomo-Dio, a cui spetta un culto di latria e da cui dipende la vita della Chiesa.
***


La seconda ragione per la quale moltissimi, pur credendo nel mistero eucaristico, non solo sono favorevoli alla comunione sulla mano, ma presumono imporla a tutti, compresi i bambini (per i quali vorrebbero avviare una consuetudine ed anzi una tradizione), è la misericordia di Dio, che guarda il cuore, si contenta della buona volontà, tien conto delle intenzioni...

E siamo all'equivoco di cui sopra. Ora, tutto si sostiene pur dopo aver constatato (e prevedendo di constatare ancora) innumerevoli irriverenze e profanazioni. Resta soltanto da chiedersi: cos'è questo cuore, che non ama, perché, pur potendo, non rispetta né fa rispettare la Persona amata?... A che si riduce la buona volontà, quando non si cura di prevenire e impedire le profanazioni del culto più sublime dovuto a Dio?... Che senso possono avere le intenzioni quando non sono rette, sincere, non mirando a salvare, nell'Eucarestia, "il Cuore della Chiesa", l'Anima delle anime, "il centro della Comunità dei cristiani" (Conc. Vatic. II, Presb. ord., 5), "la somma e il centro della sacra liturgia" (Pio XII, Mediator Dei, 53)?...

Per lasciar cadere le ostie consacrate e disperderne i frammenti, pur prevedendone la reale possibilità e dovendo impedirlo mediante "il piattino" liturgico prescritto dalle rubriche e usato da secoli, bisogna essere soltanto degli irresponsabili, "utili idioti", ossia passivi strumenti di un piano diabolico che si va attuando da teologi e liturgisti traviati dalla propaganda protestante, a sua volta asservita ad oscure potenze ebraico-massoniche, intente ad estirpare il Cristianesimo e demolire la Chiesa coi suoi dogmi e i suoi riti.

Se Dio guarda il cuore e non esige altro, segue che nei nostri rapporti con Lui tutto inizia e si risolve nell'intimità della coscienza. Perciò, è vero, valido, meritorio, tutto e solo quanto è vissuto dal soggetto, è relativo al soggetto, è bene o male per il soggetto... Ed eccoci a quel soggettivismo che è relativismo, scetticismo, pragmatismo, storicismo e altri ismi del genere generati dall'aberrante creatività del pensiero moderno, da Cartesio a Kant.

Molti sacerdoti ignorano questa "genealogia", non sapendo che esegesi e teologia, liturgia e pastorale - se non restano fedeli al Magistero - subiscono fatalmente la nefasta influenza di quel pensiero che, ribelle al realismo dell'essere-in-sé, prima di opporsi alla fede, offende la ragione, stringendola nella morsa di un immanentismo che si perde nel vuoto del nulla e della disperazione.

Se Dio non guarda altro che il cuore, col culto esterno - oggettivo e universale - si elimina anche la Chiesa come società visibile. Ma, con essa, restano soppressi i sacramenti e specialmente l'Eucarestia e quindi il sacerdozio ministeriale...

Se Dio guarda solo il cuore, insieme al culto esterno e alla Chiesa quale società visibile, si arriva a condividere - sia pure inconsciamente, per difetto di logica o d'informazione storica - i due fondamentali errori delle antiche dottrine gnostico-manichee, che negavano sia la realtà dell'Incarnazione del Verbo, sia la produzione della materia da parte di Dio.

Non occorre aggiungere che, con quest'ultima aberrazione, si precipita in quel dualismo classico che, ignorando la creazione, nega l'esistenza del vero Assoluto, ossia dell'Atto Puro della rivelazione del Sinai e della filosofia cristiana. La catastrofe allora è completa. Non mi è lecito, con dotte citazioni, rendere più prolisso e pesante il commento al principio incriminato. Lo farò, se ne sarò richiesto. Ho dedicato queste pagine principalmente a sacerdoti zelanti, ma sprovveduti ed incauti; ad anime pie, ma superficiali ed ignare del tranello teso da gente senza fede e senza scrupoli. La quale, insistendo su di un principio evidentemente ambiguo - la cui origine risale molto indietro nella storia delle eresie - ha tentato di scalzare fin dalle basi l'edificio della più autentica pietà cristiana, insegnata dalla Chiesa e coltivata dai Santi.

Ancora qualche rilievo.

Se Dio guarda il cuore, segue pure che "l'abito non fa il monaco": appunto il monaco a cui basta "il cuore" per piacere a Dio... Ed ecco l'abolizione dell'abito ecclesiastico da parte di innumerevoli sacerdoti ormai secolarizzati, irriconoscibili, non capaci né disposti a rendere a Dio la dovuta testimonianza, vergognosi di distinguersi in una società, preda di un laicismo imperversante e demolitore. La loro crisi d'identità li rende spregevoli, degni dell'indifferenza dei fedeli e degli scherni di un anticlericalismo che li ritiene dei comuni funzionari del culto, stipendiati dallo Stato... Ad essi basta credere: Dio si contenta della loro buona volontà; nessuno può giudicare le loro intenzioni; l'interno è tutto...

Sarebbe lo stesso "spirito" del Vaticano II, infine, a rendere credibile che Dio si contenta del cuore. Spirito ecumenico, che si apre a tutte le religioni...; spirito di libertà, che accetta e favorisce tutti i carismi...; spirito della gioia pasquale, che condanna tutti i tabù e i divieti...; spirito dei nuovi tempi, che supera il passato con tutte le sue tradizioni...

I documenti conciliari sono stati interpretati in tal senso da alcune correnti di sinistra di derivazione protestante, in antitesi con gli Atti autentici approvati dai Padri e autorevolmente spiegati dai Pontefici, specialmente da Giovanni Paolo II.

Ma vero "Spirito del Concilio" è soltanto quello che anima il Corpo Mistico, di cui promuove gli sviluppi, restando saldamente ancorato all'intramontabile verità della Tradizione Apostolica. Il travisamento dello "Spirito del Concilio", tradotto nelle ideologie destabilizzanti dei suoi peggiori esperti, è stato il più vile colpo basso vibrato dai nemici dell'ortodossia cattolica.

L'unico vero e grande cuore a cui Dio guarda e dal quale si compiace, è quello di Cristo e di quanti, trasfigurati in Lui, partecipano nel silenzio della sua Passione espiatrice che ha redento il mondo.
p. Enrico Zoffoli

34 commenti:

by Tripudio ha detto...

Mi dicono che il passo citato da padre Zoffoli fu quello che fece infuriare Lutero, che gridò: "questa lettera è apocrifa! dice che c'è bisogno anche delle opere!"

Vediamo inoltre che quanto al "modernismo clericale" i neocatecumenali sono in pole-position perfino sui punti che non riguardano in modo direttissimo dottrina e sacramenti. Per esempio non ho mai visto preti neocatecumenali con la veste talare. In compenso li ho visti fare ipocritamente l'«inchino» al Tabernacolo. E quando facevano il nome tre volte santo di Nostro Signore, in realtà intendevano il Cammino.

Paolo VI era contrario alla "comunione sulla mano": lo dice un insospettabile Bugnini, diretto interessato a introdurla. La "comunione sulla mano" è poi passata non per decisione del Papa, e nemmeno per modifica dei libri liturgici: è passata per votazione "democratica" di certe Conferenze Episcopali (tra cui quella italiana, dove passò per un solo voto a favore, voto organizzato in fretta e furia nel momento in cui i principali oppositori erano assenti per malattia).

I modernisti impongono la "comunione sulla mano" a tutti, persino ai bambini; e i neocatecumenali riescono a fare anche di più, come si vede da alcune immagini che abbiamo inserito accanto all'articolo.

Anche questa pagina di padre Enrico Zoffoli, dunque, andrebbe fatta studiare e meditare: specialmente a coloro che si preparano alla vita sacerdotale o consacrata, specialmente ai neocatecumenali che così facilmente si contentano di slogan martellanti come "Dio ti ama", "il Signore guarda il cuore", "poi capirai", slogan dietro i quali vengono sdoganati gli strafalcioni liturgici e dottrinali di Kiko e Carmen.

Anonimo ha detto...

TRIPUDIO: In compenso li ho visti fare ipocritamente l'«inchino» al Tabernacolo. E quando facevano il nome tre volte santo di Nostro Signore, in realtà intendevano il Cammino.

spero ti confesserai oggi per i tuoi giudizi temerari.

Che tristezza

Vi prego di censurare post offensivi come questo come censurate gli altri.

Guarda che la comunione sulle mani ha una tradizione antichissima e nel caso del cammino non ha un intento "modernista".

E poi perché pubblicate sempre le stesse foto?

E chi ti ha detto che i frammenti non sono raccolti? E' una delle cose a cui si fa massima attenzione.

by Tripudio ha detto...

Davvero umoristico: in nome di una cosiddetta "tradizione antichissima", il neocatecumenale rifiuta la Tradizione.

Beh, non sono io a contraddirti, ma è papa Paolo VI a evidenziare i limiti della "comunione sulla mano", come puoi leggere nell'articolo qui presentato.

Se poi le parole di Paolo VI non dovessero sembrarti sufficienti, allora prova a chiederti cosa ne pensa Benedetto XVI...

by Tripudio ha detto...

«Nonostante tutto, la parola d’ordine dei responsabili [del Cammino] sembra essere quella di negare, negare, fortissimamente negare che ci sia qualcosa che non vada, che nel Cammino si siano generate delle criticità che quanto meno sarebbe onesto vedere, per poterci lavorare sopra».

Non sono parole di padre Zoffoli, ma sono considerazioni di un neocat entusiasta di Kiko che però qualche domanda comincia a farsela.

Anonimo ha detto...

TRIPUDIO aspetto ancora le tue scuse per questo commento immondo perché spero tu stessi scherzando:

In compenso li ho visti fare ipocritamente l'«inchino» al Tabernacolo. E quando facevano il nome tre volte santo di Nostro Signore, in realtà intendevano il Cammino.

Se veramente pensi queste cose non hai bisogno di scusarti. L'unica cosa che posso dire è che non avete nessuna credibilità pur invocando la Verità.

by Tripudio ha detto...

Caro fratello,

non posso cancellare dai miei occhi ciò che ho visto, e non posso cancellare dalle mie orecchie ciò che ho udito.

Dovrei forse "scusarmi" per aver maturato in coscienza delle certezze a seguito di ciò che ripetutamente nel corso degli anni ho visto e sentito di persona?

Il tuo furore di stamattina (incluso quello non pubblicato) dimostra che le parole di padre Zoffoli hanno colto nel segno. Per questo lo temete e lo denigrate ancora, 16 anni dopo che è salito al cielo carico di meriti.


Fra tutte le tue citazioni si nota l'assenza, come al solito, della "lettera di Arinze" (art.13, comma 3, nota 49 dello Statuto del Cammino) e delle recentissime chiare parole del Santo Padre che la confermano ancora oggi valida: «La celebrazione nelle piccole comunità, regolata dai Libri liturgici, che vanno seguiti fedelmente...»

Quale parte del «fedelmente» non ti è chiara?

Anonimo ha detto...

Anonimo Gv

Tripudio, scusi se mi permetto ma sta volta non ha tutti i torti il neocat anonimo. Come fa lei a sapere se sono ipocriti nel fare l'inchino al tabernacolo, secondo me sta estremizzando un po troppo, penso sia indubbio che santo per loro sia nostro Signore, come è indubbio che la comunità neocatecumenale per la maggioranza è un idolo, ma secondo me ha esagerato è passato dalla correzione fraterna all'offesa gratuita. E secondo la mia esperienza, le messe nc che ho visto erano caratterizzate da una meticolosa attenzione a non far cader le briciole. Il problema è che di fatto per la natura della pagnotta qualche briciola inevitabilmente finisca perterra.

All'anonimo che dice:"Guarda che la comunione sulle mani ha una tradizione antichissima e nel caso del cammino non ha un intento "modernista"."

Mi scusi ma mi potrebbe citare qualche fonte attendibile, giusto per curiosità, perchè personalmente non mi risulta ma sarei curioso di verificare questa notizia.

by Tripudio ha detto...

Probabilmente avete qualche problema con la lingua italiana.

Ripeto l'espressione (che potete leggere tutti nel primo commento): "In compenso li ho visti fare ipocritamente l'«inchino» al Tabernacolo".

Quale parte del "li ho visti" non ti è chiara?


Passo ad altro argomento.

Per risponderti, utilizzo le tue stesse parole: «Il problema è che di fatto per la natura della pagnotta qualche briciola inevitabilmente finisca per terra».

"Inevitabilmente".

by Tripudio ha detto...

Pregherei i commentatori di leggere prima l'articolo presentato, e poi di inserire i commenti.

Per esempio, nell'articolo p.Zoffoli cita il testo più famoso di Bugnini, dove quest'ultimo afferma che il modo di fare la comunione utilizzando le mani «rischia di disorientare molti fedeli, che non ne sentono la necessità e che mai si sono posti questo problema...»

Anonimo ha detto...

Anonimo Gv

Non mi son ben spiegato. Il probblema è ipocritamente. Come fai a sapere se uno fa una cosa con ipocrisia o no o se dicendo santo si rivolge al Signore o no? E' questo che trovo fastidioso. Un conto è discutere sui probblemi un conto è ipotizzare cosa c'è nei cuori e nei pensieri di chi partecipa alle celebrazioni.

by Tripudio ha detto...

Quindi tu non hai mai visto un ipocrita in vita tua?

Quindi secondo te Nostro Signore sbagliava quando diceva "ipocriti" o addirittura "voi avete per padre il diavolo"?

Ma dai...!


Invito di nuovo tutti i commentatori a leggere l'articolo di p.Zoffoli prima di esibire la propria ignoranza.

La "comunione sulle mani" pone inevitabilmente il problema dei "frammenti".

Affermare che nell'antichità era una prassi, non significa risolvere il problema.

Anche perché "antico" non significa necessariamente perfetto, giusto, insuperabile.

Molto spesso alcuni parlano come se il problema della "comunione sulle mani" riguardasse una generica prassi liturgica anziché il Corpo e Sangue di Nostro Signore Gesù Cristo.

E parlano senza domandarsi come mai il Papa insiste personalmente sull'amministrare il sacramento ai fedeli "alla bocca e in ginocchio".

by Tripudio ha detto...

CJC, Can. 298 - (...) § 2. I fedeli diano la propria adesione soprattutto alle associazioni erette, lodate o raccomandate dall'autorità ecclesiastica competente.

Oh, ma il Cammino ha già tutta la mia adesione e la mia lode.

Le uniche cose che non lodo ed a cui non aderisco, sono gli strafalcioni liturgici e le bizzarrie dottrinali.


Il canone 298 comma 2 del Codice di Diritto Canonico non obbliga nessuno ad "aderire" a chi storpia la liturgia disobbedendo al Santo Padre, che ripetutamente ha comandato di seguire fedelmente i libri liturgici.


L'unica cosa che fa veramente paura al Cammino Neocatecumenale è la verità.

Il Cammino non è stato intaccato da scandali, divisioni in famiglia, lacerazioni in parrocchia, eccetera.

Il Cammino viene danneggiato dalla verità. Kiko stesso lo ammette: «sarebbe un male se il Direttorio venisse pubblicato». Sarebbe un male perché chiunque potrebbe verificare.

Anonimo ha detto...

Messaggio per Mic da Claudio 1960:
Quando leggo quello scritto da Tripudio IO vado in TILT ( in poche parole non ci capisco niente ).
Domanda: E' GIUSTO O NO CHE IO PRENDA LA COMUNIONE SULLE MANI?
Ti ringrazio per quello che hai risposto. In poche righe hai capito benissimo i miei sentimenti e quello che cerco. Claudio ( 1960 come avrai capito è la mia data di nascita )

by Tripudio ha detto...

Claudio,

la "comunione sulle mani" è permessa dalla Conferenza Episcopale in deroga ai libri liturgici approvati.

Noi qui non lottiamo per affermare una cosa giuridica anziché un'altra... ma tentiamo solo di mostrare quale sia l'insegnamento universale della Chiesa (dopodiché ti invito a guardare le foto del Papa e a domandarti cosa significano).

Ti invito inoltre a rileggere e meditare l'articolo di padre Zoffoli presentato su questa pagina oggi, che spiega tutto molto meglio di me.

Nelle prossime settimane pubblicheremo altri testi su questi stessi temi (uno esplicitamente sulla "comunione sulle mani").

Li affidiamo alla tua riflessione, perché tu possa "sentire anche l'altra campana", e non soltanto la propaganda modernista e neocatecumenale.

Infatti, se sotto le specie del pane e del vino c'è davvero il Corpo e Sangue di Nostro Signore... quale sarà l'atteggiamento giusto? Star seduti comodamente e usare le mani? Oppure stare in ginocchio e riceverlo direttamente dal sacerdote, ossia da colui che il Signore stesso ha incaricato di "fare questo in memoria di Lui"?

Vedi, interrogarsi onestamente sulla questione della "comunione sulle mani"... porta certamente frutto.

Anche di fronte ad una "decisione democratica" dei vescovi, che voleva essere di aiuto e invece ha prodotto solo confusione e danno.

by Tripudio ha detto...

Ci sarebbe inoltre da riflettere su come mai, di tutto l'articolo presentato, si finisca per parlare sempre e solo della "comunione sulle mani"...

Padre Zoffoli pubblica le motivazioni, presenta spiegazioni, invita a ragionare.

Nel nostro piccolo tentiamo di fare lo stesso.

Il nostro scopo, come il suo, non è di "imporre" qualcosa.

Al contrario, è di "far luce", è di invitare a riflettere, tenendo presenti tutti i fattori in gioco.

Se la "comunione sulle mani" è "buona perché antica", allora come mai nessun santo ci ha mai pensato durante tutto il secondo millennio?

Anonimo ha detto...

Anonimo Gv

@Tripudio Quindi tu non hai mai visto un ipocrita in vita tua?

Quindi secondo te Nostro Signore sbagliava quando diceva "ipocriti" o addirittura "voi avete per padre il diavolo"?

Ma dai...!


Si, ma io se vedo un ipocrita non generalizzo dicendo che tutti gli appartenenti al movimento sono ipocriti sono ipocriti, soprattutto per ciò che riguarda il suo rapporto personale con il Signore. Come fai a sapere se uno ha un cuore sincero che ai tuoi occhi appare ipocrita? L'occhio di nostro Signore è infallibile, il mio no. Mi limito a criticare i comportamenti e a sottolineare dove e perché sono dannosi. Io faccio notare ai miei frtelli che la messa neocatecumenale per come è strutturata rischia di esser una celebrazione della comunità e non di Cristo che passa in secondo piano, ma non posso sapere se nel loro cuore è così. Se tu hai questa oniscenza e conosci i cuori degli uomini con l'accuratezza infallibile del Signore ti faccio i complimenti.

Un esempio pratico, un mio conoscente ritiene che suo figlio sia in crisi di fede perchè non patecipa alla messa della comunità. Suo figlio mi dice che sta coltivando un bel rapporto con il Signoree che la comunità non risponde più alle sue esigenze. Allora posso dedurre che per il padre la comunità sia la fede, ma il padre che è convinto di adorare Dio non è un ipocrita, è solo stato forviato da una struttura dannosa. Ma non posso generalizzare dicendo che per tutti i nc è così, anche se è un tratto comune. Dal tuo commento sembrava che tutti i nc siano degli ipocriti che invece di santificare il Signore santificano il cammino. Se sei convint odi questo posso dirti che per la mia esperienza non è così.

by Tripudio ha detto...

Papa Paolo VI parla della "comunione sulle mani": «Sembra che questa nuova pratica, instaurata qua e là, sia opera di un piccolo numero di sacerdoti e laici, che cercano di imporre il loro punto di vista agli altri e di forzare la mano all'Autorità. Approvarlo sarebbe incoraggiare queste persone, non mai soddisfatte dalle leggi della Chiesa».

Papa Paolo VI morì nel 1978.

Dieci anni dopo la Conferenza Episcopale italiana approvò la possibilità della "comunione sulle mani".

Anonimo ha detto...

Non ti adirare Tripudio.
Devi avere pazienza con le pecore più deboli. Un salmo che leggo spesso è il 139 e il versetto 6 te lo dedico.
Stupenda per me è la tua saggezza, troppo alta, e io non la comprendo.
( Se ci credi è senza polemica, anzi è un riconoscimento e forse anche un pò di invidia.) Claudio 1960

mic ha detto...

il "modo" di fare la comunione potrebbe essere ininfluente in un contesto in cui tutti i fedeli avessero acquisito la stessa profondità di comprensione del mistero che si compie e lo stesso timore riverenziale e anzi quel rapporto intimo e profondo col Signore che include il "timore" dono dell Spirito e anche molto altro...

Ovvio che, se si è costretti a discutere su questo, è perché la Chiesa, nel fissare le modalità deve tener conto anche della "pedagogia" insita nel gesto; per cui è altrettanto ovvio che la comunione sulle mani banalizza e distoglie l'attenzione del fedele non sufficientemente 'formato' dalla "divinità" (oltre che umanità) della Persona che sta incontrando...

E' esattamente quello che succede intorno alle chiassose 'mense' neocat.

by Tripudio ha detto...

Ok, caro fratello "Anonimo GV", allora diventa tu il mio maestro di lingua italiana e spiegami in quale punto si può chiaramente ravvisare l'insulto.

Però poi spiegami anche come mai dai tanta importanza ad un punto del tutto secondario, facendo la figura del troll che evita accuratamente di affrontare le numerose questioni presentate nell'articolo di padre Zoffoli.

mic ha detto...

Ci sarebbe inoltre da riflettere su come mai, di tutto l'articolo presentato, si finisca per parlare sempre e solo della "comunione sulle mani"...

Ho paura che i nostri lettori neocat non abbiano alcun interesse a leggere e a meditare un articolo, per di più lungo (perché ricco di spunti saporosi) e impegnativo per due motivi:

1. Intanto sanno già che quel che dice Padre Zoffoli è in contrasto con quello che è il loro pane quotidiano a livello di insegnamenti, peraltro impartiti con autorità e grande enfasi

2. non sono abituati a leggere e riflettere : il cammino si ascolta e si fa, non si studia.

Anche questa trasformazione determinata dal "fare" ha una connotazione molto gnostica e in più ricorda molto lo stile cabbalistico (proprio nel senso di magica manipolazione della realtà). Non so se avete presente...

mic ha detto...

Aggiungo, tuttavia, che invece la pubblicazione è e resta molto utile per neocat e no, di buona volontà che amano approfondire...

mic ha detto...

Stupenda per me è la tua saggezza, troppo alta, e io non la comprendo.

Questa parola del Salmo la rivolgiamo al Signore, caro Claudio.

E, tuttavia, anche se è così per tutti, il Signore ci dà la possibilità - attraverso lo studio la preghiera e la vita sacramentale, ma soprattutto con la Sua Grazia - di approfondire sempre di più la conoscenza che abbiamo di Lui che rappresenta anche l'approfondirsi e il crescere del rapporto intimo, sponsale che contraddistingue il nostro rapportarci con Lui.

Davanti a Lui e a molti Santi siamo tutti delle pecorelle piccole; ma non dobbiamo scoraggiarci per questo, dobbiamo solo andare avanti con entusiasmo, fiducia e buona volontà (e abbiamo tutti da imparare l'uno dall'altro)... E, soprattutto, con le guide giuste!

Anonimo ha detto...

Anonimo Gv

Caro Tripudio, io su quello che dice padre Zoffoli sono totalmente daccordo. E ringrazio lei perchè gia tempo fa mi aveva fatto comprendere l'importanza di ricevere la comunione direttamente in bocca, purtroppo non avevo mai avuto occasione di riflettere sull'importanza del gesto e da allora ho cambiato l'abitudine che avevo e questo mi ha aiutato a vivere meglio la messa.

Volevo solo farele un appunto su un atteggiamento che a mio modesto parere mi è sembrato non corretto.

Ma le chiedo perché darmi del trol solo perché su qualcosa non son d'accordo? E' una cosa fastidiosa e insopportabile. Io mi approccio in maniera critica confrontandomi con quello che leggo e se qualcosa non mi torna intervengo. Se sbaglio mi dica dove e non ho problemi a riconoscere i miei errori, sicuramente data la mia giovane età lei ha un esperienza e conoscenze superiori alle mie ma se non mi piace qualcosa o non son d'accordo o non capisco non vedo cosa ci sia di male a criticare, ma non per il gusto di criticare, semplicemente perchè se mi si spiega dove sbaglio avrò una conoscenza maggiore sull'argomento.

Se prendessi per verità assoluta tutto ciò che dice non sarei dissimile da molti nc che pendono dalle labbradi kiko.

So di avere una natura un po polemica e avvolte fastidiosa e forse non mi son spiegato bene. Se son stato frainteso ci tengo a precisare che l'articolo di padre Zoffoli non ha nulla di sbagliato (non ho verificato tutte le fonti ma prendendo campioni a caso ho trovato i dovuti riscontri).

Io chiedevo ai nc da dove venisse fuori quella che per loro è la tradizine antichissima di ricevere la comunione sulle mani per sfidar la loro coscienza a verificar quello che dicono i loro catechisti.

Una nota per concludere: chiamare la gente troll non facilita certamente il diallogo e non incentiva a riconoscere i propri errori, a me personalmente non fa ne caldo ne freddo ma non ritengo sia un buon metodo di diallogo e confronto.

mic ha detto...

Una nota per concludere: chiamare la gente troll non facilita certamente il diallogo e non incentiva a riconoscere i propri errori, a me personalmente non fa ne caldo ne freddo ma non ritengo sia un buon metodo di diallogo e confronto.

Tripudio è una persona molto equilibrata e non l'ho mai sentito accusare le persone.
A volte l'asetticità del blog può fare brutti scherzi e farci prendere qualche cantonata. Può succedere anche a noi, specialmente quando siamo incalzati da interlocutori che tirano fuori argomenti pretestuosi o che sviano il discorso (non sono mancati e tu non vedi i post che non pubblichiamo aggressivi, pesantemente ironici e monocordi sulle 'approvazioni' enfatizzate). Non è certo questo il tuo caso e quanto a Tripudio non ha bisogno di essere difeso, si difende bene da solo ;)
Ma è anche per spiegare e del resto anche a noi può capitare qualche volta di perdere le staffe. Bello quando, dall'altro lato, c'è una persona ragionevole che comprende e cerca di riprendere il discorso con la volontà di approfondire.

Coraggio, avanti. Questa riflessione di Padre Zoffoli spero abbia fatto bene a molti!

Anonimo ha detto...

Un padre francescano, nella sua omelia ha detto: "Le anime umili evangelizzano con la loro vita santa"

Le comunità neocatecumenali hanno il carisma dell'evangelizzazione.
Quindi, esse dovrebbero dare esempio di umiltà e carità se vogliono evangelizzare con frutto.

Il cammino si dedica in modo particolare all'evangelizzazione dei più lontani dalla Chiesa.

Pochi giorni fa la veggente di Medjugorje Mirjana ha detto che coloro che non conoscono l'amore di Dio possono cambiare solo grazie alle nostre preghiere e alla nostra testimonianza.

Senza preghiera e testimonianza non si evangelizza: qualsiasi comunità senza testimonianza esteriore, senza preghiera perseverante, ...diventa "setta".

Il cammino neocatecumenale non mi da garanzia che ciò non accada.
Ossia non mi da nessuna garanzia che mi ritrovi in una comunità viva, che si dedichi alla preghiera, che testimoni con la vita santa, che eserciti l'umiltà vera, senz'interessi, la carità.

Nel Cammino ci sono solo ed esclusivamente i quadri di Kiko, i canti di Kiko, le sue catechesi.
Ma di immagini sacre ce ne sono tante bellissime nella Chiesa, di canti anche, e pure di catechesi e riflessioni.
Tutto deve portare la firma di Kiko.
L'evangelizzazione dovrebbe invece utilizzare i canti locali più belli, tradizionali, le immagini sacre più amate dalla gente, si dovrebbe considerare la pietà popolare delle persone che stanno sul territorio di missione.

L'amore deve muovere l'evangelizzazione.

Francesco ha detto...

Senza preghiera e testimonianza non si evangelizza: qualsiasi comunità senza testimonianza esteriore, senza preghiera perseverante, ...diventa "setta".


Ecco, Anonimo, hai toccato il cuore di tutto il problema.: i neocatecumenali NON danno testimonianza di vita, ma eseguono solo dei clichèes.

Aggiungo soltanto che essi durante le loro "catechesi" ripetono in continuazione che loro sono i peggiori peccatori....ed è vero, almeno in linea generale!!!

Lino ha detto...

P. Enrico Zoffoli: ecco un sacerdote che dava sane lezioni.
Purtroppo in tanti corrono appresso ai cattivi maestri.
Articolo letto con grande interesse.

Anonimo ha detto...

Ma perchè perdete tempo a spiegare a questi cretini.Sono cretini non lo capite?Inutile spiegare è tempo perso!!

Tripudio è in povero imbecille caro GV non perdere tempo parlare con lui.Tripudio è quello che diceva che lo Statuto non sarebbe stato approvato.Che diceva che il timbro sullo Statuto messo sul sito del Cammino era falso.Che la Messa neocatecumenale non è stata approvata.

Insomma è un povero idiota,un imbecillone perditempo che non sa di cosa parla.Ma perchè sprechi il tuo tempo con questi cretini impegnalo con cose più serie!!

Cesurami pure rimani il cretino o cretina che sei!

by Tripudio ha detto...

Come al solito i neocatecumenali sono esperti di maldicenza, menzogne e insulti.

...Tripudio è quello che diceva che lo Statuto non sarebbe stato approvato.Che diceva che il timbro sullo Statuto messo sul sito del Cammino era falso.Che la Messa neocatecumenale non è stata approvata...

1) è noto che papa Benedetto XVI non aveva intenzione di approvare gli Statuti definitivi del Cammino. Mons. Clemens si lasciò sfuggire in un'intervista (9 aprile 2008) che i tempi per l'approvazione sarebbero stati molto lunghi. Poi qualcosa lo costrinse a rimangiarsi la parola.
Nel frattempo i vescovi giapponesi scrissero sul sito web ufficiale della loro conferenza episcopale che il Papa li aveva rassicurati che non aveva intenzione di ratificare gli Statuti.

Questi - ed altri numerosi indizi concreti - davano un po' a tutti (me compreso) l'impressione che il Cammino avrebbe ricevuto la meritata bocciatura.

Invece, venti giorni dopo, trapela la notizia dell'approvazione. Da parte di un Pontificio Consiglio a cui era stato promesso "un futuro immenso"...

Tale approvazione guadagnò dal Papa solo un lunghissimo silenzio. Non una parola di felicitazioni, non una menzione nel mercoledì, non una parola di auguri. Per pressappoco un anno, Benedetto XVI non li nominò.


2) quando scaricammo tutti (neocat e non) la versione elettronica dello Statuto (in formato PDF) notammo subito due cose.

La prima, è che il testo non era una scansione elettronica ma era stato trascritto manualmente.

La seconda, è che i timbri nel testo vi erano stati appiccicati sopra dopo la redazione.

In parole povere, non era stato usato lo scanner su documenti cartacei, ma era stato usato un Word appiccicandovi sopra ogni pagina l'immaginetta del timbro.

Che poi era sempre la stessa immaginetta con lo stesso orientamento e la stessa identica inchiostratura...

Insomma, un documento in formato elettronico fabbricato in casa che pretendeva di essere la copia esatta di quello cartaceo.

Una scelta quantomeno discutibile, perché richiama alla mente certi falsari di mezza tacca. Ancor oggi non ne sappiamo il motivo.


3) il Papa ha recentemente ribadito che i neocat devono "seguire fedelmente" i libri liturgici approvati per tutta la Chiesa.

Facendo ciò, ha riconfermato ancora una volta la famosa "lettera di Arinze" e lo Statuto che la contiene.

Gli strafalcioni liturgici kikiani-carmeniani non sono mai stati "approvati".

by Tripudio ha detto...

Caro fratello Claudio, non capisco dov'è che troveresti ira nelle mie parole.

Capisco invece, mettendomi nei tuoi pianni, che le cose che stai scoprendo sono del tutto nuove per te.

Ma è proprio questo il motivo per cui ti invito caldamente a verificarle, senza anteporre le emozioni alla ragione.

La tentazione di reagire male sarebbe infatti fondata solo sulla pigrizia e sull'orgoglio, cioè sul dire a sé stessi: "Non è possibile che io mi sia sempre sbagliato!"

Per questo occorre da parte tua lo sforzo (piccolo ma necessario) di verificare se quello che stai leggendo qui ha a che fare con la tua esperienza. Senza cercare comode vie di fuga, perché sarebbero come un mentire a te stesso.

Quando si tratta del Santissimo Sacramento non puoi accettare che qualcuno ti riduca tutto a tarallucci e vino (cosa che tanti attivisti neocatecumenali tentano continuamente di fare).

Quando si tratta delle verità di fede, non puoi accettare che qualcuno ti dica "ma tanto il Signore guarda il cuore, dopotutto Dio ti ama". Non si può mettere sullo stesso piano il plurimillenario insegnamento della Chiesa con le invenzioni di un santone qualsiasi, anche se quel santone ci sembrasse nostro totale benefattore.

Del resto la verità e l'errore non hanno gli stessi diritti. Non puoi miscelare una bevanda con un veleno.

Leggi dunque questo articolo di padre Zoffoli e confrontalo onestamente con la tua personale esperienza di fede. Non c'è bisogno che ci presenti qui il risultato: se le cose che ti diciamo sono vere, alla lunga ti saranno di beneficio. Non per merito nostro, ma per merito dell'Autore della vita.

mic ha detto...

In parole povere, non era stato usato lo scanner su documenti cartacei, ma era stato usato un Word appiccicandovi sopra ogni pagina l'immaginetta del timbro.

Che poi era sempre la stessa immaginetta con lo stesso orientamento e la stessa identica inchiostratura...

Insomma, un documento in formato elettronico fabbricato in casa che pretendeva di essere la copia esatta di quello cartaceo.


Chi fosse interessato a capir meglio può leggere qui

Ockham's Razor ha detto...

Il sabato è per l'uomo.
La stessa Eucarestia è per l'uomo;
non credo che a Dio faccia differenza se una persona prenda la comunione sulla mano o in bocca ; se non vi fossero uomini non avrebbe valore nemmeno l'ostia consacrata o pane che sia, con frammenti o senza frammenti (spero di non dire un'eresia, correggetemi se sto sbagliando).
Riguardo all'azione penso che abbiate ragione, oltre al cuore sono necessarie le opere, ma anche qui non credo che nostro Signore intenda per opere un culto perfetto quanto piuttosto la pratica dell'amore e della giustizia.

"[...]l'aberrante creatività del pensiero moderno, da Cartesio a Kant".

Basta con queste crociate ideologiche. Questi pensatori, pur con i loro errori, ci hanno fatto un gran favore: hanno svegliato la Chiesa dal "sonno dogmatico" e dall'oscurantismo del medioevo, da un culto puramente esteriore.
E' anche grazie alla filosofia e alla sensibilità moderna che non vi sono più crociate, roghi e vendite di indulgenze.
Mi direte che le mie sono solo opinioni, che ciò che conta è solamente la Tradizione; è anche vero che la Tradizione è viva e dinamica e se non vogliamo tradirla non possiamo cristallizzarla in formule e pratiche esteriori immutabili e staccate dalla vita.

mic ha detto...

Rasoio di Occam,
ti ho risposto con l'ultimo articolo.