sabato 17 dicembre 2016

Se porti alla luce la dottrina oscura del Cammino sei "divisivo"

 Diamo spazio a quanto ci riferisce Giuseppe, riguardo a un significativo incontro in parrocchia.

E la chiamano addirittura "liturgia"...
«Diario.
Durante l'incontro col gruppo famiglia, il sacerdote, sul tema del peccato originale ci ha spiegato come la genesi col suo racconto della creazione, invita il popolo di Dio a guardare a prima del peccato, per trarne motivo di speranza anziché rinchiudersi nel peccato o peggio ancora, come inteso da Lutero, intraprendere una vera e propria "discesa verso il peccato".
Non l'avesse mai fatto, mi ha invitato a nozze! Come non pensare alla Kenosis Kikiana, che come sappiamo, più che annullamento del proprio ego, è quasi un invito a peccare. Così sono intervenuto e ho citato il mamotetro, quando Kiko dice che non serve dire alla gente, di fare il bene ecc., se non ha lo Spirito Santo. Il sacerdote ironizzando ha commentato: "Senza tenere conto che si rivolge ai battezzati!" 
Ci sono state alcune persone che hanno frequentato il cammino che hanno concordato con quanto da me esposto. Addirittura una signora che lo frequenta da circa 8 anni, ha perfino detto che questa cosa è vera e lei personalmente ne prova turbamento.
Dopo di che il sacerdote, un po' contrariato, mi ha invitato a non portare più questi argomenti "divisivi" nel gruppo e lo capisco.
Intanto ho scoperto che nel gruppo ci sono tre coppie di neocat, di cui una sola attiva e due giovani. Una volta usciti, riprendendo il discorso delle "dottrine non corrispondenti" con uno di loro, che aveva detto "non mi risulta" ho rincarato la dose raccontantogli della disubbidienza di Kiko in merito all'Eucarestia. Insomma ho combinato un bel casino!»
La "kenosis" cui si riferisce Giuseppe è un topos del linguaggio kikiano, un tema ricorrente, secondo il quale il cristiano deve compiere una "discesa" negli abissi della propria condizione, della propria realtà di miseria e di peccato, possibilmente durante tutto il Cammino Neocatecumenale, per poi compiere la "rinnovazione delle promesse battesimali", dopo la quale, secondo Kiko i neocat avranno una nuova natura, saranno uomini rinati nello "spirito" (il minuscolo è volontario).

Dice infatti Kiko nei suoi "orientamenti" (versione non emendata) a p. 10:
«Il catecumenato è questa discesa fino alle acque del Battesimo. E' un cammino di conversione per toccare con mano la tua povertà e la tua impotenza, perché tu conosca la tua realtà profonda di peccato e di miseria
Attenzione alle parole... "Catecumenato" è per Kiko la parte che segue il "primo scrutinio battesimale", che si conferma nel "secondo scrutinio battesimale" e che continua fino all'elezione in veste bianca. Nel linguaggio cristiano invece i catecumeni erano le persone non ancora battezzate (nel testo si usa specificamente il termine "catecumenato", in luogo di cammino neocatecumenale, i neocat sono considerati come pagani non battezzati), distinte dai Fedeli o Neofiti che avendo ricevuto il battesimo potevano partecipare al Sacrificio Eucaristico.
Giustamente il sacerdote che guida il gruppo fa notare un fatto ovvio: Kiko sta parlando a battezzati, che non hanno nessuna necessità di "immergersi nelle acque del proprio battesimo" perché quel Battesimo, grazia unica e specialissima, l'hanno già ricevuto. Il battesimo, per usare una metafora, è un fuoco, che se non alimentato si affievolisce, ma non può mai spegnersi del tutto: è sufficiente una buona confessione ben fatta e l'Eucarestia per tornare nella Grazia di Dio. Nessun cammino trentennale di discesa! (ricordiamo agli accecati neokiki che secondo la dottrina cristiana la confessione sincera è già un'ammissione di colpe, una contrizione, un riconoscere il proprio peccato).
Argüello (è quello a destra) con la sua fan Miriano;
il dipinto alle spalle sarà il solito horror kikiano?
In più, se non fosse già chiaro, nelle catechesi della Domenica di convivenza, il Kiko si azzarda a dire:
«Questo cammino è una Kenosis, una discesa e nessuno può passare per la porta del Regno se non si fa piccolo, se non ha scoperto che tutto è grazia di Dio, dono gratuito. Chi non ha scoperto la sua povertà reale di uomo peccatore non scoprirà che Dio è quello che dalla morte e dal peccato tira fuori la vita ed una nuova creatura.»
In realtà dietro le espressioni decorate di cattolicesimo, troviamo gnosticismo allo stato puro: il concetto secondo cui bisogna scendere agli inferi per risalire e ascendere al Cielo è dottrina gnostica. Nessuno può passare per la porta del Regno Kikiano se prima non accetta di farsi piccolo e miserabile negli scrutini, se prima non scende gli scalini dei propri peccati, se non conosce la propria realtà di peccato e miseria. Ecco perché los kikos ripetono a pappagallo la frottola del "se Dio mi toglie la mano dalla testa allora io...", con ciò giustificando ogni porcata.
La continua insistenza sulla "realtà del peccato", sull' "esperienza concreta" del peccato, sulla sporcizia, sulla necessità di lavarsi, e così via sono solo modi vagamente edulcorati per suggerire ai propri adepti che il peccato è necessario alla conversione e che senza questa esperienza non c'è resurrezione, quindi niente conversione.
E' chiaro che si tratta di un'eresia grave, quindi c'è ben più che un argomento "divisivo" in gioco. Qualcuno dovrebbe ricordare, al prete che invoca l'unione e la concordia ipocrita contro ogni evidenza, quanto disse Gesù:
«Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; non sono venuto a portare pace, ma una spada. Sono venuto infatti a separare il figlio dal padre, la figlia dalla madre, la nuora dalla suocera: e i nemici dell'uomo saranno quelli della sua casa.»
O ancora le parole di San Paolo:
«Non lasciatevi legare al giogo estraneo degli infedeli. Quale rapporto infatti ci può essere tra la giustizia e l'iniquità, o quale unione tra la luce e le tenebre? Quale intesa tra Cristo e Beliar, o quale collaborazione tra un fedele e un infedele?»
Non è possibile conciliare verità ed errore, come se avessero gli stessi diritti! Qui non si tratta di "argomenti divisivi" ma di proclamare la solenne verità, ovvero che "professiamo un solo Battesimo per il perdono dei peccati"! Altro che kenosis!

27 commenti:

Lino ha detto...

Giuseppe ha detto: "Dopo di che il sacerdote, un po' contrariato, mi ha invitato a non portare più questi argomenti 'divisivi' nel gruppo e lo capisco"

Io, invece, caro Giuseppe, non lo capisco. Si tratta - come spieghi nel seguito - non di elementi 'divisivi', bensì doverosi ed esplicativi, per i quali i sacerdoti tutti dovrebbero impegnare il proprio munus docendi alla luce della verità evangelica.
Alla luce della Divina Rivelazione la kenosis kikiana è un errore, e questo lo insegnano i Vangeli.
Se la "discesa nel peccato" fosse necessaria alla conversione, leggeremmo un Vangelo differente e non soltanto nella guarigione del cieco nato.
Sarebbe diverso uno degli episodi più significativi, quello dell'adultera salvata. Invito a leggere BXVI: "Egli, che era rimasto chinato a scrivere nella polvere, ora alza gli occhi ed incontra quelli della donna. Non chiede spiegazioni, non esige scuse".

Gesù prima salva, prima guarisce, poi chiede di non peccare più. D'altra parte, se prima non si è "visto" Gesù, quali peccati si possono "vedere", quelli (di tutto e di più) che vedevano i farisei?
Le contraddizioni di Kiko sono sconvolgenti: prima dice che "tutto è grazia di Dio, dono gratuito", poi subordina la prima e vera grazia (la scoperta del Signore, come nel cieco nato) alla conoscenza della propria "realtà profonda di peccato e di miseria". Puro gnosticismo, che Jung (quello del primo "codice" di Nag Hammadi) riferì analogamente: "Nessun albero può crescere in Paradiso a meno che le sue radici non raggiungono l'inferno". Niente di nuovo da Arguello, per gli gnostici.
Fosse stato per il pittore spagnolo, l'adultera sarebbe stata sommersa da una valanga di pietre.

by Tripudio ha detto...

Toh, ma guarda: l'individuo Anthony Sablan Apuron, meglio conosciuto come fratel Tony delle Comunità del Cammino Neocatecumenale, ha venti giorni di tempo per rispondere alla querela sui suoi abusi sessuali contro i chierichetti, dopodiché... mano al portafoglio, fratelli! I vostri guai in tribunale sono appena cominciati! (suvvia, sono più spese che guai; dopotutto il Cammino vi ha sempre torchiati per difendere i suoi pezzi grossi, no?)

sandavi ha detto...

Sono curioso di vedere cosa succederà. Anche a Guam argomenti divisivi

Pietro (NON del Cammino) ha detto...

I miei ricordi da esterno al Cammino, a proposito del tema proposto da post, mi sembra confermino quanto detto.

Mi spiego: alcuni miei amici del Cammino, allora ai primi passaggi, mi parlavano del peccato e della grazia nei termini riportati dal post. A me sembravano parole formalmente non eretiche, ma mi sembrava mancasse il DOLORE per aver peccato.
In realtà notavo in questi miei amici una delusione, ma le loro parole, che evidentemente erano quelle dei loro catechisti, contrastavano con quello che essi sentivano.

Non che io mettessi in dubbio che Dio perdona SEMPRE, se gli si chiede perdono, e che sempre dà la grazia per ricominciare, ma mi sembrava che questi miei amici del Cammino non evidenziassero abbastanza la TRAGEDIA del peccato e, di conseguenza, per la gioia della SALVEZZA e dell'amore di Dio.

Queste mie impressioni potrebbero solo essere soggettive, ma anche negli anni successivi mi è parso che nel Cammino il peccato sia considerato un evento quasi NORMALE, ne senso che sembra quasi che, per i camminanti, sia dovuto alla natura umana e come tale sia da accettare.

Se è così il loro errore non consiste nel non opprimere i "peccatori" con sbagliati sensi di colpa, ma nell'incoraggiare quasi a peccare, come se la salvezza dipendesse direttamente dal peccare e non dalla grazia, che Dio dona anche a prescindere dal peccato, come la Vergine Maria dimostra.

Se poi le prostitute e i pubblicani passeranno avanti ai bravi cristiani, è perché questi ultimi usano meno la misericordia per la propria presunzione, e non perché hanno peccato di meno.

Santa Teresina dice che in lei la grazia della salvezza si è manifestata in abbondanza prevenendo in lei molti peccati e le brutte esperienze.

Lino ha detto...

@ Pietro (NON del Cammino)
Infatti, l'eresia gnostica non sta nel parlare del peccato. L'eresia sta nella concezione che è la conoscenza del peccato a condurre alla salvezza. Nella logica neocatecumenale, poi, dove come nel verbo biblico "conoscere" significa "sperimentare" ("sperimentare" è differente dal semplice "capire" intellettuale, è conoscere qualcosa per propria esperienza) la conseguenza è ovvia.

Si salva l'uomo che ha fatto una kenosis di conoscenza del peccato, come riferisce Kiko continuamente? "Che cosa è il catecumenato? Un tempo in cui ti si metterà fango sugli occhi. Questa è l'azione di Gesù Cristo. Perché non sai che sei cieco. Non sai che sei sporco e perciò non ti vuoi lavare. Gesù ti metterà fango sugli occhi perché ti senta scomodo e debba andare a lavarti alle acque del tuo Battesimo, per lavarti realmente dei tuoi peccati" (dal mamotreto fase di conversione) questo significa.

Invito a meditare quello che dice, invece, Benedetto XVI nel suo "Gesù di Nazaret":
"Gesù sulla croce si rivolge al Padre e non solo chiede il perdono per i suoi crocifissori, ma offre anche una lettura di quanto sta accadendo. Secondo le sue parole, infatti, gli uomini che lo crocifiggono «non sanno quello che fanno» (Lc 23,34). Egli pone cioè l’ignoranza, il «non sapere», come motivo della richiesta di perdono al Padre, perché questa ignoranza lascia aperta la via verso la conversione, come del resto avviene nelle parole che pronuncerà il centurione alla morte di Gesù: «Veramente, quest’uomo era giusto» (v. 47), era il Figlio di Dio".
Credo che ci sia poco da discutere: si tratta di due concezioni agli antipodi, quella di Benedetto XVI coerente con il Vangelo, quella di Kiko gnostica.

Lino ha detto...

P.S.
Naturalmente, la lezione di Benedetto XVI "perché questa ignoranza lascia aperta la via verso la conversione" è perfettamente estendibile all'episodio del cieco nato (non per caso "cieco nato"), senza bisogno di mistificarlo come fanno Kiko e i catechisti neocatecumenali.

Giuseppe ha detto...

@Lino quando scrivo "lo capisco", mi riferisco al fatto, che egli abbia delle proccupazioni di tipo pastorale, oltre che di tipo teologico.
Poi niente di strano, che egli neanche immagina, si possano predicare certe cose.Per ben due volte trova sempre argomenti per ridimensionare il tutto.
Ma questa volta, non potendo bastare l'argomento della non contestualizzazione,ha tirato fuori il discorso della "predicazione cristallizzata", su un certo punto (da parte di tutti i catechisti???).
Insomma tutte le spiegazioni possibili pur di rimandare una qualsiasi indagine. Non è mancato neanche l'appunto sull'atteggiamento, di tipo soggettivistico, dovuto alla mia esperienza personale. Cosa non si fa per tranquillizzare le pecorelle?

Giuseppe ha detto...

@Lino
Sul resto del tuo intervento, scrivo di getto. Leggendo le tue parole si vede che il vangelo è proprio come dici tu, ed è anche bello da leggere e da condividere.
Si avverte invece che nel "vangelo" di Kiko, siamo in presenza di qualcosa di estraneo e di neanche bello. Eppure la realtà è quella che è.
I seguaci del cammino (almeno apparentemente) non si curano di certe differenze, che considerano "pelo nell'uovo", tanto per citare un mio amico neocat, al quale ho passato il tuo libro.
I sacerdoti non ho ancora capito bene cosa pensano, se sono consapevoli, se c'è una strategia.
Però una cosa mi sembra evidente, che se il vangelo non ha niente a che spartire con lo gnosticismo, alla fine tutto ritornerà alla normalità. Altrimenti, vuol dire che un "certo gnosticismo ha superato gli esami"e di questi tempi, vedi l'avvicinamento con la Chiesa Luterana non è sarebbe una cosa neanche tanto impossibile.

Lino ha detto...

Giuseppe ha scritto: "I sacerdoti non ho ancora capito bene cosa pensano, se sono consapevoli, se c'è una strategia".

Nemmeno io. Per la verità, nemmeno ne ho capito uno solo, il mio parroco. Fosse romano, lo annovererei nella categoria general-generica che cucina i famosi filetti di baccalà "vo0lemose bene". Del mio parroco, alla fine, ho apprezzato una decisione, dopo un libresco mio argomentare: l'eliminazione del candelabro kikiano dall'Altare. Un pelos nell'uovo, forse :-)

Saulo ha detto...

Siete stolti se uno non conosce il peccato come puo confessarlo. Il cammino serve a conoscere come si e peccatori il vivere in comunita fatte di persone che non hanno niente in comune serve a far venir fuori tutte le malattie interiori cosi se ne puo chiedere perdono al signore e essere guariti o voi pensate che una conversione profonda possa avvenire con quattro nozioni imparate al catechismo da ragazzi quando tutto il mondo che ci circonda e pervaso dalla perdizione che viene considerata la via giusta quasi da tutti gli uomini.
Basta guardare in giro di cristiani se ne vedono ben pochi tanti sono i battezzati ma di questi quanti sono veri credenti ve lo siete chiesti e come si fa per richiamare la pecora smarrita oggi sono
tantissime occorre far conoscere il vangelo a chi lo ha dimenticato o lo ha mal conosciuto le sole celebrazioni domenicali non bastano se poi le omelie sono sempre di conservazione della fede ai lontani non dicono nulla ci vogliono omelie di evangelizzazione che possono coinvolgere i lontani . Voi invece vi trastullate sempre sui soliti discorsi di contestazione e critica spero che lo spirito santo vi faccia comprendere presto.

Lino ha detto...

@ "Saulo" ha detto: "Il cammino [...] serve a far venir fuori tutte le malattie interiori [...] spero che lo spirito santo vi faccia comprendere presto."

Io, invece, semplicemente spero che prima o poi tu impari a scrivere, magari Spirito Santo con le maiuscole. Dopo aver imparato a leggere, naturalmente, perché di quanto ho commentato prima relativamente a BXVI non hai capito uno iota. Se tu lo avessi capito, non avresti scritto: "Siete stolti se uno non conosce il peccato come puo confessarlo".
Sei un asino, saulo, con la esse minuscola.

Anonimo ha detto...

Hai perfettamente ragione Saulo, essermene andata via dal cammino dopo pochi mesi non mi ha fatto diventare una buona cristiana. Visto che ogni volta che leggo un commento come il tuo mi viene voglia di tirarvi lo smartphone in testa per farvi rinsavire.

Xz

Lino ha detto...

È incredibile! Uno gli cita BXVI che commenta Lc 23,34 ("Gesù diceva: «Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno»") e lui risponde sostenendo il contrario! E pure si permette di parlare di "omelie di evangelizzazione che possono coinvolgere i lontani"! Omelie di mamotrizzazione sei capace di fare tu, "saulo", non altro.

Daniel Alexander Lifschitz ha detto...

Caro Saulo,
hai mai letto la vita di santa Teresa di Lisieux?, di san Domenico Savio, 17 enne? Di san Luigi Gonzaga? Visto che questi tre e ci sono altri, tanti, che hanno peccato pochissimo, quasi niente e sono santi, secondo te, avrebbero avuto bisogno di un "Cammino di discesa" alla Kiko?

Stanno per uscire a Gennaio (Ed.Segno), due miei libri contro Kiko: "Kiko Arguello, santo o impostore?" e "Kiko, ti voglio parlare"?. Se mi dai la tua email, ti mando uno dei due, come regalo per l'anno nuovo.

Cordiali saluti in Maria e Gesù,

Daniel Lifschitz danielalexanderlifschitz@gmail.com

Anonimo ha detto...

Caro Saulo, tanti auguri, veramente.....
Ti rispondo solo così: come puoi renderti conto dei peccati se prima non hai conosciuto Dio?
La vostra eresia nasce dal fatto che invertite sempre le cause con gli effetti;
è una deformazione anche della mente oltre che del cuore e chi ha mente e cuore deformati ha la stessa parola deformata: la vostra predicazione è fuorviante; e poi: altro che lontani, se uno è "lontano" non ascolta né l'omelia dei cristiani della domenica e tanto meno quelle che fate il sabato sera nelle catacombe perché in chiesa non ci viene e basta! Come al solito parole, parole, parole che non dicono un bel niente.
DAVID

Anonimo ha detto...

Rispetto alla foto con la Miriano esprimo solo il rammarico di quanto l'opportunismo porti in evidenza: la signora non fa il cammino neocatecumenale ma ne sfrutta tutte le possibilità di "traino" per le sue pubblicazioni.

In fondo è l'esatto contrario del prototipo di donna proposto da Arguello:carrierista, ambiziosa, sempre in giro per eventi ( con i figli e con il marito quanto tempo passerà?), in moltissime foto truccatissima, scollatissima, sgambatissima a tutto-facebook!!D.

D.D. ha detto...

"Da quando ho scoperto che Dio non è quello dei neocatecumenali, nun me va più de bestemmià"(Cit.)

Succede, quando scopri che Dio potrebbe anche non essere l'Amorevole Grande Sadico di cui ti hanno urlato dall'ambone.

Se conversione significa adesione progressiva e volontaria della propria anima a Dio, secondo i talenti e le virtù da lui elargiti... Stiamo parlando di un altro Dio.

Così, tanto per spezzare una lancia in favore de "la misera messa della domenica, noiosa e priva di significato" e del "catechismo striminzito imparato a memoria quando si era troppo piccoli per capire".

Giuseppe ha detto...

@Saulo Aldilà di ogni disquisizione teologica, quello che si contesta al cammino è l'insistenza morbosa sul peccato,che è tutto il contrario dell'atteggiamento assume Gesù davanti ai peccatori, esclusi gli scribi e i farisei, che pretendevano di vederci. (come voi?)

Un'insistenza, che ambiguamente, pur mirando a un'accusa dei peccati per la conversione, paradossalmente finisce col facilitarli e farli rientrare nella normalità.Altro che conversione profonda!!!

Giuseppe ha detto...

@lino "Le contraddizioni di Kiko sono sconvolgenti: prima dice che "tutto è grazia di Dio, dono gratuito"

Mi colpisce particolarmente quel "tutto gratis" che si sbandiera sempre nel cammino. Figuraratevi:

1) Vendita di tutti i beni DA PARTE DI TUTTI I CRISTIANI, per dare il ricavato, non ai poveri come previsto dal vangelo, ma alla "Fondazione Famiglia di Nazareth" del Cammino.

2)Gesto di RINUNCIA A SATANA espresso con laute somme.

3)Decima di tutto cio che guadagni ogni mese.

4)UN'INFINITA' DI COLLETTE, per i più disparati motivi. (si arriva tipo a una trentina!!!)

QUESTO PERCHE'E'TUTTO GRATIS...E SE SI PAGAVA???

Lino ha detto...

Certo che i neocatecumenali che intervengono nell'Osservatorio sono la migliore conferma alle nostre argomentazioni. Si ragiona di eresia gnostica ("gnosi del peccato", l'ho definita) e come la conferma, "Saulo"?
"se uno non conosce il peccato come puo confessarlo. Il cammino serve a conoscere come si e peccatori il vivere in comunita fatte di persone che non hanno niente in comune serve a far venir fuori tutte le malattie interiori..."

Bravissimo, "Saulo". Meglio di te lo aveva detto solo il Vangelo gnostico di Tommaso (VdT):
"Gesù disse: - Se coloro che vi guidano vi dicono: «Ecco! Il Regno è nel cielo», allora gli uccelli del cielo vi saranno prima di voi. Se essi vi dicono: «Il Regno è nel mare», allora i pesci vi saranno prima di voi. Ma il Regno è dentro di voi ed è fuori di voi. Quando conoscerete voi stessi, sarete conosciuti e saprete che siete figli del Padre Vivente. Ma se non conoscerete voi stessi, allora sarete nella privazione e sarete voi stessi privazione".

E ora spiegaci come concorda questa vostra dottrina con la lezione di Benedetto XVI su Lc 23,34.

Anonimo ha detto...

@Saulo

Ho l'impressione che dovremmo tutti ringraziare Dio, perchè NON ci permette di vedere l'abisso nero dei peccati nel nostro cuore, ma permette la conoscenza solo di quelli di cui siamo capaci di sopportare la visione.
Solo avanzando nella grazia e nell'intimità col Signore (attenzione, ho detto grazia e NON conoscenza) abbiamo la possibilità di essere fortificati e di sopportare una visione più profonda di quell'abisso, senza rimanerne schiantati!
Scavare nel peccato prima di approcciarsi alla grazia e all'amore paterno di Dio, può portare alla distruzione

Giulio

Ruben ha detto...

@Daniel
Il termine "libri contro",
non mi piace.
---

Giuseppe ha detto...

@Giulio
Secondo me Giulio, per come lo hai detto, hai veramente centrato il nocciolo dela questione.
Una conoscenza, che procede con la grazia, secondo i tempi che solo Dio conosce.
All'interno di un cammino di fede, questo dovrebbe essere, ben tenuto presente, cosa, che purtroppo non avviene nel cammino neocatecumenale, come l'esperienza di tanti ex dimostra.
All'epoca lo definivo scherzosamente (ma non troppo)un tritacarne!

Lino ha detto...

Io invito alla riflessione su un concetto espresso da questo ennesimo pasqualone qui comparso, che nemmeno si rende conto di rivelare un "arcano". Segno in grossetto le parole:
"Il cammino serve a conoscere come si e peccatori il vivere in comunita fatte di persone che non hanno niente in comune serve a far venir fuori tutte le malattie interiori.
Praticamente sta informando che non si tratta della semplice conoscenza dei propri peccati ma - siccome le persone "non hanno niente in comune" - questa conoscenza è ampliata dall'apprendere "tutte le malattie interiori", i peccati, anche degli altri. Il pasqualone ha praticamente confermato che quelle del Cammino sono confessioni pubbliche dei peccati.

Anonimo ha detto...

Verissimo, Lino.
Principale motivo per cui moltissimi presbiteri sono "incatenati" al c.n.c
A.C.

Lino ha detto...

Giulio ha detto: "Scavare nel peccato prima di approcciarsi alla grazia e all'amore paterno di Dio, può portare alla distruzione"

Condivido perfettamente. E' il peccato dei farisei, questo. Io, infatti, considero i neocatecumenali come farisei convertiti al cristianesimo gnostico.


Giuseppe ha detto...

"questa conoscenza è ampliata dall'apprendere "tutte le malattie interiori", i peccati, anche degli altri"

La comunità, essendo composta da un popolo eterogeneo, ci dicevano, è come una palestra che ti educa a vivere il vangelo nel mondo.

In pratica come sposarsi con 40-50 persone e viverci insieme contemporaneamente. Così dopo la luna di miele iniziano i problemi.
Quasi tutti i sabato sera, dopo la celebrazione, anziché ritornare a casa arricchito spiritualmente, ne ritornavo distrutto (e non ero il solo). Per non parlare delle convivenze mensili. Un pò meno quelle altre, perché non ci si conosceva abbastanza.

Quando veniva l'estate che si staccava, non ci dispiaceva, anzi, per me era un periodo di disintossicazione. Come ha scritto qualcuno l'oasi nel deserto, il monte tabor, si trasmorma in un miraggio e la vera oasi in qualche modo diventa il mondo.