sabato 3 ottobre 2009

Concilio di Trento. Canoni sull'Eucaristia


I canoni che riportiamo fanno parte del Magistero perenne della Chiesa Cattolica, che non può essere modificato, altrimenti intervengono "variazioni" sostanziali della sua essenza.
  1. Se qualcuno negherà che nel santissimo sacramento dell’eucarestia è contenuto veramente, realmente, sostanzialmente il corpo e il sangue di nostro signore Gesù Cristo, con l’anima e la divinità, e, quindi, tutto il Cristo, ma dirà che esso vi è solo come in un simbolo o una figura, o solo con la sua potenza, sia anatema.
  2. Se qualcuno dirà che nel santissimo sacramento dell’eucarestia assieme col corpo e col sangue di nostro signore Gesù Cristo rimane la sostanza del pane e del vino e negherà quella meravigliosa e singolare trasformazione di tutta la sostanza del pane nel corpo, e di tutta la sostanza del vino nel sangue, e che rimangono solamente le specie del pane e del vino, - trasformazione che la chiesa cattolica con termine appropriatissimo chiama transustanziazione, - sia anatema.
  3. Se qualcuno dirà che il sacrificio della messa è solo un sacrificio di lode e di ringraziamento, o la semplice commemorazione del sacrificio offerto sulla croce, e non propiziatorio; o che giova solo a chi lo riceve; e che non si deve offrire per i vivi e per i morti, per i peccati, per le pene, per le soddisfazioni, e per altre necessità, sia anatema.
  4. Se qualcuno dirà che, fatta la consacrazione, nel mirabile sacramento dell’eucarestia non vi è il corpo e il sangue del signore nostro Gesù Cristo, ma solo nell’uso, mentre si riceve, e non prima o dopo; e che nelle ostie o parti consacrate, che dopo la comunione vengono conservate e rimangono, non rimane il vero corpo del Signore, sia anatema.
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Il Concilio Vaticano II, nei suoi documenti ha definito comportamenti e prassi pastorali, ma non ha mutato nulla né sul Dogma della Transustanziazione e, quindi, sulla Presenza Reale del Signore e sul culto a Lui dovuto anche al di fuori della Celebrazione Eucaristica. Di fatto tuttavia, insegnamenti e rito neocatecumenale negano questo Dogma cattolico per eccellenza, che riguarda il Dono immenso di Sé che il Signore ci ha fatto fino alla fine dei tempi e il culto perfetto a Lui dovuto, che è la funzione della Sua Chiesa.
Purtroppo anche sacerdoti e vescovi modernisti hanno attualizzato e perpetuano prassi che tendono a diluire nei fedeli il 'sensus fidei' cattolico e divengono diseducativi e svianti dalla retta fede. Il fatto che siamo qui a parlarne è per risvegliare e richiamare i cuori dei credenti alle verità fondamentali della nostra fede, immodificabili dalle mode del tempo o dai 'falsi profeti'.

Il motu proprio del Papa che ha fatto uscire dalla "damnatio memoriae" La Messa di S. Pio V - che è la Messa Romana Gregoriana - dichiarando che questo Rito "non è mai stato abrogato" e lo stesso Pontefice, che ora ripetutamente parla e mostra segnali in direzione della Riforma della Riforma, ci conducono ad una restaurazione necessaria e benedetta. Ringraziamo il Signore a andiamo avanti.
Ciò ci induce a soffermarci sulla variata cognizione del "dogma", ritenuto dalle concezioni moderniste mutevole ed in evoluzione al passo con i tempi, basandosi sul fondamento antropocentrico e non più teocentrico della possibilità evolutiva intrinseca anche alla Rivelazione, trasferendo nella natura quel che invece appartiene al Soprannaturale. Ma la Rivelazione è UNA e immutabile, conclusasi con la morte dell'ultimo apostolo, data una volta per tutte. Quel che cambia è la comprensione del credente, che la vita di Fede e la fedeltà ad essa, apre e illumina a sempre ulteriore comprensione e radicamento nella Realtà Soprannaturale in cui è innestato per Grazia già dal Battesimo. Siamo noi che veniamo 'attirati' al Signore dalla Sua Grazia e dalla nostra risposta e a lui 'configurati' nell'ordine spirituale e morale e in tutta la nostra realtà di persone, non è Dio che si evolve con noi

giovedì 1 ottobre 2009

Cos'è successo alla Liturgia Romana?

Pubblico questo essenziale stralcio da un interessantissimo, limpido ed esaustivo documento di Don Matteo de Meo, apparso oggi su Fides et Forma. Mi astengo ora da ogni commento, attendendomi una discussione piena di spunti e di riflessioni a partire da qui:
""Il problema allora è costituito da una “certa prassi liturgica” che si rivela in tutta la sua ambiguità creando confusione e divisione, e che a soli trenta anni dal Concilio era già ben visibile e sotto gli occhi di tutti; chiese terribilmente trasformate, totale cambiamento di forme e di riti, - ma soprattutto- totale dimenticanza della Tradizione. La liturgia che precedeva la “riforma di Paolo VI”, venne ritenuta sorpassata e da sostituire. Il risultato è che dopo solo pochi decenni dal Vaticano II si è totalmente dimenticato ciò che la Chiesa aveva fatto ininterrottamente per quasi duemila anni (e non come semplice fissità di una forma ma in una autentica e reale evoluzione); una sorta di damnatio memoriae di ogni forma liturgica precedente il Vaticano II.
A tal proposito, è doveroso un’ulteriore riferimento ad un interessante saggio su alcuni studi del cardinal Ratzinger, “La festa della Fede” (cf., J. Ratzinger, La festa della fede, Jaca Book, Milano 1983). Purtroppo la traduzione italiana del volume omette senza darne notizia, come almeno viene fatto per un altro "taglio" a p. 56, un intero capitolo... Liturgie- wandelbar oder unwanderbar, "Liturgia: mutabile e immutabile?", dove queste riflessioni - assieme a importanti considerazioni sulla cosiddetta "Messa di san Pio V" e sulla riforma liturgica -sono ulteriormente sviluppate- (La festa della fede. Saggi di Teologia liturgica non è un trattato di liturgia, ma contiene elementi importanti di "teologia della liturgia", sapientemente collegati tra loro che offrono interessanti spunti di studio per un approfondimento sulla situazione liturgica attuale. Si tratta, infatti, di una raccolta di studi, dei quali alcuni inediti e altri la cui prima pubblicati va dal 1974 al 1979 “Das Fest des Glaubens. Versuche zur Theologie des Gottesdienstes”, Johannes, Einsiedeln 1981): la traduzione è privata: "Va detto ai "tridentini" - osserva l'autore - che la liturgia della Chiesa è viva come la Chiesa stessa, quindi sottoposta ad un processo di maturazione in cui sono possibili inserimenti più o meno importanti. [ ... ] Nello stesso tempo e pur riconoscendo tutti i pregi del nuovo messale, si deve criticamente constatare che è stato edito come se fosse un libro elaborato da esperti, e non la fase di una crescita continua. Cose simili non sono mai successe in questo modo; esse contraddicono il modello dello sviluppo liturgico" (ed. tedesca, p. 77).""

martedì 29 settembre 2009

Preghiera a S. Michele Arcangelo

Oggi 29 settembre si celebra la festa degli Arcangeli, in particolare Michele, Gabriele e Raffaele secondo la tradizione cattolica.

Preghiera a S. Michele Arcangelo
San Michele Arcangelo, difendici nella battaglia; sii nostro aiuto contro la malvagità e le insidie del diavolo. Che Dio eserciti su di lui il suo dominio, preghiamo supplichevoli: e tu, o Principe della milizia celeste, col divino potere ricaccia nell'inferno Satana e gli altri spiriti maligni che si aggirano per il mondo per perdere le anime. Amen.
(Sancte Michael Archangele, defende nos in proelio; contra nequitiam et insidias diaboli esto praesidium. Imperet illi Deus, supplices deprecamur: tuque, Princeps militiae caelestis, Satanam aliosque spiritus malignos, qui ad perditionem animarum pervagantur in mundo, divina virtute in infernum detrude. Amen.)

sabato 26 settembre 2009

Torna a parlare qualcuno, da Imola

In apertura una foto, che sottolinea gli elementi giudaizzanti del cammino: grande enfasi sulla Torah vestita more iudaico e la dimestichezza con i rabbini (dalla Domus Galileae), per poi passare all'evidente contrasto delle cronache più vicine a noi.
Arriva in questi giorni questo scarno messaggio: piccolo masso erratico dopo il nostro soffermarci, lo scorso giugno, sulle vicissitudini dei NC di Imola
parrocchia delle collegia di Lugo, diocesi di Imola.
comunità alla convivenza della elezione.
In realtà non sono uscito, ma i così detti catechisti dopo aver devastato il centro nc di lugo e aver sparso calunnie su parroci e vescovo stesso hanno abbandonato le 8 comunità con circa 400 persone. chiuso ! siamo stati trovati mancanti.
(Nome e Cognome)
Più che una testimonianza sembra un grido di dolore e di sconcerto. Ricordo brevemente i fatti:
- Cammino sospeso in diocesi da ormai più di cinque mesi, con un messaggio inviato dai catechisti ai responsabili con grande indifferenza nei confronti delle persone lasciate allo sbando o risolvendo (perché i catechisti li ha riconfermati Kiko e non il Vescovo) andando a ricostituire le comunità fuori diocesi, senza che il vescovo della nuova diocesi sia informato di nulla...
- di fatto, ora esiste la realtà della comunità divisa da una parte con i catechisti e dall'altra con il vescovo mentre, a livello regionale, brandelli di comunità diverse confluiscono in altre diocesi in Parrocchie compiacenti all'insaputa del Vescovo e rimangono allo sbando -fuori dalla Chiesa- molte persone che non hanno seguito questi flussi imposti dall'alto
- l'ex parroco della diocesi in risposta alla domanda del nuovo parroco sul fatto che non si fosse insospettito ha detto "..arrivavano delle belle decime.."
- i cosiddetti "catechisti itineranti" sono gli stessi da almeno 25 anni
- la ristrutturazione del "centro Regionale" andava avanti da ormai 15 anni senza sviluppi ed era diventato il Buco nero delle "collette"..
- "centro Regionale" devastato dall' interno con colpi di martello e alberi sdradicati.."
- nelle altre comunità regionali non si sa nulla.
Ripropongo, perché ancora attualissimo, il nostro commento di giugno scorso.
Dallo scarno elenco di "fatti", emerge la problematicità dell'accaduto: uno scandalo intuibile, che ha fatto scalpore e non poteva rimanere nascosto come avviene di solito ed una situazione 'precaria' - soprattutto per le persone coinvolte - rimasta come strascico, sulla quale il potere del Vescovo arriva fin dove c'è qualcuno che, aperti gli occhi, si inserisce nelle parrocchie... per gli altri continua lo strapotere degli onnipossenti catechisti, emanazione di Kiko. Non diciamo nulla di nuovo se ribadiamo che essi obbediscono a lui e non al Vescovo, infischiandosene dello Statuto e di qualunque esigenza di "comunione ecclesiale" raccomandata dal Papa: viene prima l'"idolo" Cammino, il resto è secondario, ininfluente, calpestabile, comprese le persone trattate come oggetti e non come esseri umani.
In conclusione:
1. è cristiano un comportamento di gestione di fondi arbitraria e scorretta (d'accordo che questo succede dappertutto, ma nel cammino che si fa vessillifero di correttezza e campione di cristianità)? Tenendo conto che nel prodotto-Cammino non esiste una regola che renda controllabili i consistenti bilanci che vanno a impinguare anche le casse dei presbitèri e dei vescovadi, ovviamente in second'ordine rispetto a quelle degli iniziatori e delle super super loro emanazioni (questo è il nocciolo del problema). Non lo abbiamo mai evidenziato abbastanza, perché è il lato più sgradevole che abbiamo tralasciato per occuparci prevalentemente - e ce n'era a iosa - delle anomale prassi e insegnamenti difformi da quelli della Chiesa. Ma proprio il caso di Imola ce lo ha sbattuto in faccia con tutti gli strascichi evidenziati, sintomatici di un sistema sballato
2. perché, se succede uno scandalo, lo si "copre" e si preferisce sacrificare i 'piccoli' abbandonandoli a se stessi, purché non si sappia nulla neppure nelle altre comunità? Sappiamo bene che il caso di Imola non è l'unico
3. perché può esistere un movimento i cui catechisti, contestati dal vescovo, vengono confermati dall'iniziatore e vanno a rifondare nuove comunità in diocesi diverse il cui vescovo non viene messo al corrente?
4. esistono persone in preda a sofferenza, paure e sbandamento. Perché non si sente alcuna responsabilità nei loro confronti e si è preferito sciogliere le comunità, riciclando solo gli irriducibili, privilegiando la sussistenza dell'entità cammino alla vita e alla salvezza morale psicologica e spirituale delle persone, che invece avrebbe salvaguardato il vero Pastor Bonus, nostro Signore Gesù?
5. perché si è consentito e si continua a consentire che persone che hanno lasciato tutto per il cammino con una marea di figli messi al mondo per una malintesa 'apertura alla vita' che non corrisponde alla 'paternità e maternità responsabile' insegnate dalla Chiesa, non possano più "tornare indietro", se hanno ripensamenti - che dovrebbero essere consentiti a tutti nella intangibile libertà di ognuno - e sono quindi costretti a restar dentro, con conseguenze facilmente intuibili per loro stessi, per il resto della comunità, per la loro moltitudine di figli, alla fine non seguiti come si deve né da loro né dai responsabili del cammino (compresi quelli di coloro che stanno dentro convinti)? Nessuno ha mai pensato a questo? Si è mai posto questo problema? O i supercatechisti, dalla loro "torre eburnea", molto simile a quella dei vescovi, non vedono non sentono non parlano? Perché?
6. Come non pensare che in questo tanto millantato prodotto-Cammino ci sia troppa improvvisazione, prevalenza di costruzioni umane, mancanza di educazione ad una spiritualità sana e autenticamente cattolica e, come tale, davvero liberante e non generante simbiosi, dipendenza, squilibri (tipo: autoritarismo-assoggettamento) che non fanno bene a nessuno né alle vittime né ai carnefici?
7. la mancata obbedienza al Papa (persistenza del rito blasfemo e separato, che è la cosa più grave e forse origine del maggior inquinamento spirituale; mancata comunione ecclesiale: il caso di Imola è emblematico, ma potremmo portare altri esempi analoghi) non fa sorgere dubbi proprio in nessuno?
8. se per andare avanti c'è bisogno di pubblicità ingannevole o di militanza fanatica, di sudditanza psicologica, è pensabile che nel prodotto-cammino possa essere presente la "Verità che vi farà liberi"?
... potrei ancora continuare

mercoledì 23 settembre 2009

Moralismo di sfondamento o fedeltà alla Dottrina e alla Liturgia?


Introduciamo la nuova riflessione con questa risposta della nostra Emma a Zufolo, che dice:

"nel frattempo, nessun Papa sano di mente si metterebbe a stroncare uno di questi gruppi perché non gli piacciono i candelabri che usano. e certamente non si lamenterà perché dei laici evangelizzano."

E qui sta una delle mie osservazioni che certo non contribuiscono ad aumentare il mio capitale di fiducia ed ottimismo. Mi spiego: oggi il cammino neocatecumenale avanza indisturbato, facendosi vessillo della morale, ardente difensore della famiglia, prende posizione sulla "scena ecclesiale" come un difensore dei valori tradizionali e per questo è d'altronde considerato, ad esempio all'estero, come un gruppo tradizionalista, conservatore, di destra! La morale, i numeri sostituiscono la sana Dottrina e la divina Liturgia.

I neocatecumenali, profilandosi come difensori della famiglia e della morale, occultano la realtà delle loro prassi liturgiche e catechetiche distorte: "Guardate quanti figli facciamo" e, scrivendo, mi vien in mente Arguello in San Pietro in gennaio mentre si agitava davanti al Papa, vantando le famiglie neocatecumenali e i loro numerosi figli, "anche undici figli, Santo Padre".

Ma questo può succedere solo perchè chi doveva intervenire non lo ha fatto e purtroppo la legittimazione di queste prassi continua.

Il candelabro ebreo non è un dettaglio, come non lo è l'"armadio della Parola" (che non è il Tabernacolo), come non lo sono tutti i simboli ebrei, come non lo sono tutti gli strafalcioni teologici di Kiko Arguello, come non lo è la confusione fra sacerdozio battesimale e ordinato.

Non sono dettagli insignificanti, senza valore e importanza, non dovrebbero esserlo, ma purtroppo sembrano esserlo diventati per l'autorità ecclesiastica, per chi dovrebbe vegliare sul deposito della fede. E questo permettettemi di dire è grave, almeno io lo considero grave.

Quanto al non lamentarsi perché dei laici evangelizzano, purtroppo, può darsi che non se ne lamenti chi non conosce le catechesi Kicarmeniane; ma continua a rimanerne sconcertato chi ormai ha ben chiaro che i famosi "itineranti" -casta davvero elitaria, nel cammino- nel mondo non portano il vangelo di Cristo, il 'Depositum fidei' Apostolico, ma vanno a costituire tante cellule del cammino che non si integreranno mai con la realtà ecclesiale, finché non riusciranno a prenderne il posto. A molti vescovi forse non interessa, perché in fondo anche loro fanno parte di una "nuova" Chiesa che nel post-concilio ha preso il posto della Chiesa di Sempre, tagliando i legami più saldi e significativi con la Sua Tradizione: il Sacrificio di Cristo Signore in primis.

Senza andare molto lontano basta pensare al Vescovo Zollitsch e al suo Cristo morto solo per una grande 'solidarietà' col genere umano; al vescovo di Stoccolma che si è appena reso responsabile di un attacco frontale al Papa; ai vescovi austriaci e quelli tedeschi in fibrillazione spinta perché il Papa sta tentando di ricucire lo strappo con i cattolici di Econe (non li chiamiamo lefebvriani, perché in realtà sono cattolici e basta)...

lunedì 21 settembre 2009

Custode di Terrasanta. Sinodo, Comunione

“Un segno concreto di come la Chiesa sia vicina a questa realtà così problematica”. Con “grande soddisfazione” il Custode di Terra Santa, padre Pierbattista Pizzaballa, accoglie la notizia dell’Assemblea speciale del Sinodo dei Vescovi per il Medio Oriente , convocata da Benedetto XVI, che si terrà dal 10 al 24 ottobre 2010, sul tema ‘La Chiesa cattolica in Medio Oriente: comunione e testimonianza: La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo e un’anima sola’ (At 4,32)”. Annuncio dato dallo stesso Pontefice nel corso del suo incontro con i Patriarchi e gli Arcivescovi Maggiori Orientali, lo scorso 19 settembre.
“E’ la prima volta che si fa un Sinodo regionale e non continentale, dedicato al Medio Oriente – dice al SIR Pizzaballa – ed è un segno concreto di come la Chiesa sia vicina a questa realtà così problematica”. Per il Custode “i temi che potrebbero trovare spazio nella assemblea sono quelli emersi già nella riunione con i patriarchi, ovvero la crescita del fondamentalismo, la formazione, l’emigrazione”. Tuttavia, aggiunge, “il tema del Sinodo fa menzione anche della testimonianza e della comunione. I cristiani della regione sono noti per il fatto che pur essendo pochi non sono sempre uniti. E quella della comunione potrebbe essere una importante pista di lavoro”.
Non a caso il Custode di Terrasanta chiama in causa IL TEMA DELLA COMUNIONE. Bisognerebbe potessimo verificare se le Comunità NC lì presenti, per le quali ci chiedeva di pregare Zufolo, mettono in pratica le direttive di Benedetto XVI, che il fatidico 10 gennaio ricordava loro:
"... la necessità di una aderenza totale del Cammino agli insegnamenti della Chiesa e di adesione “docile” alle direttive del papa e dei vescovi, in un contesto di unità con le altre realtà ecclesiali e di “inserimento organico” dell’itinerario neocatecumenale nella pastorale parrocchiana e diocesana".
Dalle nostre parti non succede e ci sono diocesi in cui è la Chiesa che si sta neocatecumenalizzando (es. Roma). Chissà cosa accade in Terrasanta? Ma forse in quel contesto il problema viene assorbito da quello più cogente del contesto e delle difficoltà ricordate da Mons. Twal, che credo proprio che i neocatecumenali non conoscano, per effetto del rapporto privilegiato con lo stato d'Israele e con i rabbini locali e non, che sono soliti frequentare la loro cittadella sul Monte delle Beatitudini, la Domus Galileae.

Cambiamento titolo. Cos'è la "buona battaglia"?


Avrete notato che ho cambiato, su suggerimento di Stefano e col parere favorevole di molti, il titolo al Blog. Inserisco quindi questo articolo per renderne esplicite le motivazioni e mi servo di quanto scritto anche nel thread precedente, che credo le contenga tutte, anticipando quella più cogente che è l'avvenuto inserimento ecclesiale del movimento e sorvolando su circostanze e osservazioni ampiamente illustrate nel sito.

Aggiungo qualche precisazione: io il nostro impegno non l'ho mai considerato una battaglia: S. Paolo parla di "buona battaglia" ma è quella che dobbiamo fare con noi stessi e le nostre pulsioni negative, che solo con la Fede e l'Amore del Signore possono essere vinte e noi possiamo essere ri-generati. Ciò non toglie che siamo anche nella "Chiesa militante", che lo è sia a livello personale che comunitario.

Ebbene, partendo dall'informazione e dalla denuncia, ci siamo trovati implicati in una sorta di 'militanza' non cercata, ma non per questo meno impegnativa.

Comunque la ricerca della Verità e la conseguente denuncia di storture permanenti, nonostante i ripetuti richiami, è una militanza che -oltre a fedeltà alla Chiesa e quindi al Signore- è anche carità nei confronti delle potenziali vittime, nonché di quelle in atto che, se l'errore non viene denunciato, vi persisteranno inesorabilmente.

D'altronde, mi sembra che nessuno di noi ha mai puntato a risultati precisi, anche se prima dell'approvazione potevamo avere qualche aspettativa di maggior rigore nell'applicare gli statuti, ad esempio; ma eravamo ben consapevoli che nulla dipendeva né dipende da noi, che davvero siamo "servi inutili", che solo ambiscono a conoscere e far conoscere sempre di più e sempre meglio lo Sposo...

Aggiungo che anche la preghiera e il silenzio, in realtà, fanno pur sempre parte della battaglia. E c'è chi, nell'economia della salvezza è chiamato a dedicare la propria vita interamente alla preghiera e al silenzio...

Ora noi siamo fedeli comuni, ognuno con il proprio 'posto' (noto solo al Signore) in questa economia della Salvezza presente nella Sua Chiesa e siamo solo portatori e testimoni della nostra personale -ognuno con i suoi doni e peculiarità- conoscenza ed esperienza, la cui condivisione ha la pretesa di essere utile a chi passa, seme per il viandante, che solo il Signore può far germogliare. Questa agorà ne offre l'opportunità. Ciò non toglie che anch'io sento che, per quanto mi riguarda, i 'tempi' dedicati al silenzio e alla preghiera debbano aumentare, non per sostituirsi a questo impegno ma solo per alimentarlo con maggiore carità e discernimento.

Trascrivo un brano di una corrispondenza di P. Zoffoli che leggevo proprio ieri sera.

...Ciò penso riflettendo sulla solita ragione addotta dai neocatecumenali di non permettersi di spiegare la loro dottrina, quando la richiesta può avere il senso dell'accusa. Essi ripetono: "Se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche l'altra" (Mt 5,39). Ma nel caso nostro il testo evangelico è applicato a sproposito:

- la reazione proibita da Gesù è quella suggerita dal risentimento destato da offese personali. Ma qui la protesta è motivata dal dovere di difendere la fede: quella compromessa dagli errori insegnati nella catechesi di Kiko e Carmen... Le parti allora s'invertono: gli OFFENSORI SONO QUESTI (in buona o cattiva fede), mentre i credenti sono gli OFFESI, che DEVONO reagire non per difendere interessi personali, ma l'ORTODOSSIA quale sommo di tutti i beni... E' per questo che proprio Gesù, se tacque agli insulti dei manigoldi, si oppose sempre e vivacemente agli scribi e ai farisei, al sinedrio, a Caifas e a Pilato quando si trattò della CAUSA DEL PADRE, della VERITA' DELLA SUA MISSIONE. Dunque, privo di qualsiasi fondamento biblico il silenzio opposto dai neocatecumenali ai loro critici: la ragione con la quale si pretende di giustificarlo si riduce ad una grossolana fandonia quando non tradisce una menzogna diabolicamente raffinata... La verità fa bene a tutti, e la purezza della fede è un BENE COMUNE A TUTTI: precisamente quello che noi intendiamo salvare anche per i Neocatecumenali, e ciò unicamente per un dovere di carità, non per uno sciocco puntiglio. Tanto vero che io ed altri saremmo dispostissimi e felicissimi di ricrederci, se si arrivasse a dimostrare che ci siamo ingannati... Cosa si potrebbe esigere di più da persone oneste?

Quante volte ho detto con profonda convinzione queste stesse cose, senza aver mai letto questa lettera? E dico ancora a Stefano e a tutti: anche rispetto a chi parla della battaglia per il riconoscimento degli errori del Vaticano su Concilio e Tradizione, la vera battaglia non consiste nel fare la rivoluzione (che in genere opera cambiamenti rapidi, ma spesso traumatici, come del resto ha operato la riforma di Paolo VI). Chi prende coscienza degli errori e delle ingiustizie, pur non essendo tenuto a fare la rivoluzione o a imporre le proprie convinzioni, è tenuto tuttavia a non tacere, continuando a pregare e ad aver fiducia in Chi, solo, è Giustizia (oltre che Verità) e può donare la Giustizia, la Verità e la Carità che non vanno mai separate sia nel parlare che nell'agire.

Questo è il nostro intento. Talvolta facciamo qualche scivolone; ma, se siamo ben orientati, e restiamo Fedeli e preghiamo e Adoriamo, la nostra via si illumina e il nostro agire diventa portatore di una Presenza, che è la sola che può operare secondo la volontà del Padre.

Del resto, le molte voci che si stanno unendo alla nostra nel prendere atto delle derive post-conciliari, cosa fanno se non corroborarci, aumentare le consapevolezza e ripristinare la Verità della Tradizione? Se esse avessero continuato a tacere o non se ne alzassero altre, non credete che sarebbero in molti di più a seguire i tanti pifferai magici post conciliari spiritodelconciliodipendenti?

domenica 20 settembre 2009

Situazione a rischio per i cristiani in Terra Santa

Stranamente nessun media lo ha riportato, ma il Patriarca latino di Gerusalemme, Fouad Twal, durante un discorso pronunciato l'8 settembre nella Cattedrale di Westminster, a Londra, ha avvertito che il futuro della Chiesa in Terra Santa è a rischio. Per questo motivo, ha chiesto ai cristiani di tutto il mondo di unire i propri sforzi per aiutare i fedeli della terra di Gesù. Mons Twal ha sottolineato che l'emigrazione ha ridotto drasticamente il numero dei cristiani sia in Israele che in Palestina. Egli ha confessato che fino ad ora il pellegrinaggio svolto da Benedetto XVI in Terra Santa a maggio non ha portato a una minore oppressione delle minoranze e che "la continua discriminazione in Israele minaccia sia i cristiani che i musulmani".

"Tra la limitazione degli spostamenti e la noncuranza per le necessità abitative, le tasse e la violazione dei diritti di residenza, i cristiani palestinesi non sanno da che parte voltarsi". Il Patriarca Twal ha condannato in particolare il muro eretto da Israele intorno alla West Bank, affermando che oltre a ostacolare la libertà di movimento "ha chiuso molti palestinesi in zone-ghetto in cui l'accesso al lavoro, all'assistenza medica, all'istruzione ed ai servizi di base è stato gravemente compromesso". "Abbiamo una nuova generazione di cristiani che non può visitare i Luoghi Santi della sua fede anche se distano solo pochi chilometri dal luogo in cui risiede"
Nell'omelia della Messa che ha celebrato nella Cattedrale di Westminster prima dell'incontro, ha espresso la propria riconoscenza affermando: "Contiamo sul vostro affetto e sul vostro sostegno. Senza di voi, che ne sarà del nostro futuro?".
Il presule ha poi sottolineato l'importanza delle cinque "P": preghiera, pellegrinaggio, pressione, progetti, che portano tutti alla quinta "P", quella della pace. "Se in 61 anni non siamo riusciti a ottenere la pace, vuol dire che i metodi che abbiamo usato erano sbagliati", ha commentato parlando della necessità di raggiungere una soluzione definitiva nella regione. "Sembra che i politici siano più preoccupati della pace che della guerra e preferiscano gestire il conflitto piuttosto che risolverlo".
Secondo il presule, ricorda l'associazione caritativa internazionale Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS), che ha organizzato l'incontro londinese, si pensa che i fedeli di Gerusalemme diminuiranno dai 10.000 attuali a poco più di 5.000 nel 2016. In tutta la Terra Santa, ha aggiunto, i cristiani sono scesi dal 10 al 2% in 60 anni, anche se altre prove mostrano che il declino potrebbe essere superiore.
In compenso aumentano i "cristiani d'importazione": conosciamo tutti la Domus Galileae [vedi] e la capacità di penetrazione del Cammino neocatecumenale, che è riuscito ad assicurarsi l'appoggio del Vescovo Melchita nonostante sia uno dei firmatari della Lettera degli Ordinari di Terra Santa che richiama il Cammino NC a rispettare le tradizioni millenarie delle Chiese orientali che lì convivono da millenni, appunto, e che corrono -oltre al rischio della diaspora forzata in base alla situazione- anche quello dell'inquinamento come è accaduto e continua ad accadere alla Chiesa di Roma.
Innalziamo la nostra preghiera per i Cristiani di Terra Santa e di tutte le altre regioni martoriate dal Medio Oriente, invocando e attendendo anche dal Sinodo dei Vescovi per il Medio Oriente convocato dal Papa per ottobre 2010, al quale sono chiamati a partecipare anche ebrei e musulmani, proposte e interventi di pacificazione e di armoniosa convivenza.

venerdì 18 settembre 2009

Evitare la secolarizzazione dei sacerdoti e la clericalizzazione dei laici


Più volte abbiamo affrontato in questa agorà il tema scottante del vero ruolo che il laicato cattolico deve assumere alla luce della Christifideles Laici, ma, in generale ,di tutto il Magistero e di tutta la sana e sempre fondante Tradizione della Chiesa.

Ci ritorniamo stavolta con le parole del Garante Supremo di tale Magistero e di tale Fondamento Ecclesiale, il Sommo Pontefice stesso.
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Il Santo Padre ai vescovi Brasiliani, il 17 settembre scorso:

Con i suoi fedeli e con i suoi ministri, la Chiesa è sulla terra la comunità sacerdotale organicamente strutturata come Corpo di Cristo, per svolgere efficacemente, unita al suo capo, la sua missione storica di salvezza. Così ci insegna san Paolo: "Voi siete corpo di Cristo e, ognuno secondo la propria parte, sue membra" (1 Cor 12, 27). In effetti, le membra non hanno tutte la stessa funzione: è questo che costituisce la bellezza e la vita del corpo (cfr. 1 Cor 12, 14-17). È nella diversità fondamentale fra sacerdozio ministeriale e sacerdozio comune che si comprende l'identità specifica dei fedeli ordinati e laici. Per questo è necessario evitare la secolarizzazione dei sacerdoti e la clericalizzazione dei laici. In tale prospettiva, i fedeli laici devono quindi impegnarsi a esprimere nella realtà, anche attraverso l'impegno politico, la visione antropologica cristiana e la dottrina sociale della Chiesa.

L'approfondimento armonioso, corretto e chiaro del rapporto fra sacerdozio comune e sacerdozio ministeriale costituisce attualmente uno dei punti più delicati dell'essere e della vita della Chiesa. Il numero esiguo di presbiteri potrebbe infatti portare le comunità a rassegnarsi a questa carenza, consolandosi a volte con il fatto che quest'ultima evidenzia meglio il ruolo dei fedeli laici. Ma non è la mancanza di presbiteri a giustificare una partecipazione più attiva e consistente dei laici. In realtà, quanto più i fedeli diventano consapevoli delle loro responsabilità nella Chiesa, tanto più si evidenziano l'identità specifica e il ruolo insostituibile del sacerdote come pastore dell'insieme della comunità, come testimone dell'autenticità della fede e dispensatore, in nome di Cristo-Capo, dei misteri della salvezza.

Sappiamo che "la missione di salvezza affidata dal Padre al proprio Figlio incarnato è affidata agli apostoli e da essi ai loro successori; questi ricevono lo Spirito di Gesù per operare in suo nome e in persona di lui. Il ministro ordinato è dunque il legame sacramentale che collega l'azione liturgica a ciò che hanno detto e fatto gli apostoli e, tramite loro, a ciò che ha detto e operato Cristo, sorgente e fondamento dei sacramenti" (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1120). Per questo, la funzione del presbitero è essenziale e insostituibile per l'annuncio della Parola e per la celebrazione dei sacramenti, soprattutto dell'eucaristia, memoriale del sacrificio supremo di Cristo, che dona il proprio Corpo e il proprio Sangue. Per questo urge chiedere al Signore di mandare operai per la sua messe; oltre a ciò, è necessario che i sacerdoti manifestino la gioia della fedeltà alla propria identità con l'entusiasmo della missione.

Alla luce di queste parole e del ruolo dei sacerdoti nella Chiesa, appare sempre più anomala la prassi del Cammino neocatecumenale che vede nel ruolo di guide onnipossenti i catechisti - emanazione del potere verticistico degli iniziatori - ai quali sono assoggettati anche i sacerdoti, tuttora e nonostante tutti i richiami, a partire da quello di Giovanni Paolo II:

...In questo cammino l'opera dei sacerdoti rimane fondamentale. Di qui la necessità che sia ben chiara la posizione che a voi spetta come guide delle Comunità, affinché la vostra azione sia in sintonia con le reali esigenze della pastorale. La prima esigenza che vi s'impone è di sapere mantener fede, all'interno delle Comunità, alla vostra identità sacerdotale. In virtù della sacra Ordinazione, voi siete stati segnati con uno speciale carattere che vi configura a Cristo Sacerdote, in modo da poter agire in suo nome (cfr. Presbyterorum Ordinis, 2). Il ministro sacro quindi dovrà essere accolto non solo come fratello che condivide il cammino della Comunità stessa, ma soprattutto come colui che, agendo "in persona Christi", porta in sé la responsabilità insostituibile di Maestro, Santificatore e Guida delle anime, responsabilità a cui non può in nessun modo rinunciare. I laici devono potere cogliere queste realtà dal comportamento responsabile che voi mantenete. Sarebbe un'illusione credere di servire il Vangelo, diluendo il vostro carisma in un falso senso di umiltà o in una malintesa manifestazione di fraternità. Ripeterò quanto già ebbi occasione di dire agli Assistenti Ecclesiastici delle Associazioni Internazionali Cattoliche: "Non lasciatevi ingannare! La Chiesa vi vuole sacerdoti, e i laici che incontrate vi vogliono sacerdoti e niente altro che sacerdoti. La confusione dei carismi impoverisce la Chiesa, non la arricchisce"(Dal Discorso di Giovanni Paolo II ai Sacerdoti delle comunità neocatecumenali il 9.12.1985)

mercoledì 16 settembre 2009

Ratzinger e il concilio, 1988: attualissimo

Dal discorso rivolto nel 1988 dall'allora Cardinale Ratzinger ai vescovi cileni:

Se ci sono molti motivi che potrebbero condurre tantissima gente cercare un rifugio nella liturgia tradizionale, quello principale è che trovano la conservata la dignità del sacro. Dopo il Concilio, ci sono stati molti preti che hanno elevato deliberatamente la "desacralizazione" a livello di un programma, sulla pretesa che il nuovo testamento ha abolito il culto del tempio: il velo del tempio che è stato strappato dall'alto al basso al momento della morte di Cristo sulla croce è, secondo certuni, il segno della fine del sacro. La morte di Gesù, fuori delle mura della città, cioè, dal mondo pubblico, è ora la vera religione. La religione, se vuol avere il suo essere in senso pieno, deve averlo nella non sacralità della vita quotidiana, nell'amore che è vissuto. Ispirati da tali ragionamenti, hanno messo da parte i paramenti sacri; hanno spogliato le chiese più che hanno potuto di quello splendore che porta a elevare la mente al sacro; ed hanno ridotto il liturgia alla lingua e ai gesti di una vita ordinaria, per mezzo di saluti, i segni comuni di amicizia e cose simili.
La liturgia non è un festa; non è una riunione con scopo di passare dei momenti sereni. Non importa assolutamente che il parroco si scervelli per farsi venire in mente chissà quali idee o novità ricche di immaginazione. La liturgia è ciò che fa sì che il Dio Tre volte Santo sia presente fra noi; è il roveto ardente; è l'alleanza di Dio con l'uomo in Gesù Cristo, che è morto e di nuovo è tornato alla vita. La grandezza della liturgia non sta nel fatto che essa offre un intrattenimento interessante, ma nel rendere tangibile il Totalmente Altro, che noi [da soli] non siamo capaci di evocare. Viene perché vuole. In altre parole, l'essenziale nella liturgia è il mistero, che è realizzato nel ritualità comune della Chiesa; tutto il resto lo sminuisce. Alcuni cercano di sperimentarlo secondo una moda vivace, e si trovano ingannati: quando il mistero è trasformato nella distrazione, quando l'attore principale nella liturgia non è il Dio vivente ma il prete o l'animatore liturgico

....Certamente c'è una mentalità dalla visuale ristretta che tiene conto solo del Vaticano II e che ha provocato questa opposizione. Ci sono molte presentazioni di esso che danno l'impressione che, dal Vaticano II in avanti, tutto sia stato cambiato e che ciò che lo ha preceduto non abbia valore o, nel migliore dei casi, abbia valore soltanto alla luce del Vaticano II

.... Il Concilio Vaticano II non è stato trattato come una parte dell'intera tradizione vivente della Chiesa, ma come una fine della Tradizione, un nuovo inizio da zero. La verità è che questo particolare concilio non ha affatto definito alcun dogma e deliberatamente ha scelto rimanere su un livello modesto, come concilio soltanto pastorale; ma molti lo trattano come se si sia trasformato in una specie del superdogma che toglie l'importanza di tutto il resto.

lunedì 14 settembre 2009

Preghiamo per Caterina, la figlia di Socci

Leggete qui

http://www.antoniosocci.com/2009/09/stialo-lottando-per-caterina/

Memoráre, o piíssima Virgo María, non esse auditum a sǽculo, quemquam ad tua curréntem præsidia, tua implorántem auxilia, tua peténtem suffrágia, esse derelíctum. Ego tali animátus confidéntia, ad te, Virgo Virginum, Mater, curro, ad te vénio, coram te gemens peccator assisto. Noli, Mater Verbi, verba mea despícere; sed áudi propitia et exáudi.
Amen.

sabato 12 settembre 2009

La fedeltà del servo di Cristo non cerca di adeguare la fede alle mode del tempo

Ci colpiscono le accorate parole del Papa durante l'odierna messa solenne in San Pietro: parole taglienti come lame usate nei confronti dei pastori di Santa Romana Chiesa.
Si soffre anche nella Chiesa, come nella società civile, perché molti, lavorano per se stessi e non per la comunità. Questi molti sono coloro ai quali è stata affidata una responsabilità”. Lo ha detto oggi Papa Benedetto XVI durante la messa solenne nella Basilica di San Pietro, in cui ha ordinato cinque nuovi vescovi, tutti uomini provenienti da incarichi di Curia e della Segreteria di Stato della Santa Sede. Il Papa ha ricordato che Gesù è venuto nel mondo per servire ed ha dunque esortato i vescovi a essere “servi fedeli, prudenti e buoni”.
Ecco due tra i brani più significativi della splendida Omelia:“Per questa connessione tra la preghiera e l’agire di Cristo sull’uomo, la Chiesa nella sua Liturgia ha sviluppato un segno eloquente. Durante la preghiera di Ordinazione si apre sul candidato l’Evangeliario, il Libro della Parola di Dio. Il Vangelo deve penetrare in lui, la Parola vivente di Dio deve, per così dire, pervaderlo. Il Vangelo, in fondo, non è solo parola – Cristo stesso è il Vangelo. Con la Parola, la stessa vita di Cristo deve pervadere quell’uomo, così che egli diventi interamente una cosa sola con Lui, che Cristo viva in lui e dia alla sua vita forma e contenuto. In questa maniera deve realizzarsi in lui ciò che nelle letture dell’odierna Liturgia appare come l’essenza del ministero sacerdotale di Cristo.
“... La fedeltà del servo di Gesù Cristo consiste proprio anche nel fatto che egli non cerca di adeguare la fede alle mode del tempo. Solo Cristo ha parole di vita eterna, e queste parole dobbiamo portare alla gente. Esse sono il bene più prezioso che ci è stato affidato. Una tale fedeltà non ha niente di sterile e di statico; è creativa”.
“... Sappiamo come le cose nella società civile e, non di rado, anche nella Chiesa soffrono per il fatto che molti di coloro, ai quali è stata conferita una responsabilità, lavorano per se stessi e non per la comunità”, ha detto il Papa. La “Chiesa non è la Chiesa nostra, ma la sua Chiesa, la Chiesa di Dio. Il servo deve rendere conto di come ha gestito il bene che gli è stato affidato. Non leghiamo gli uomini a noi; non cerchiamo potere, prestigio, stima per noi stessi”, ha esortato il Papa.
Un vescovo deve avere la "prudenza", non intesa come astuzia, ma come capacità di giudicare in base all'insieme “e non a partire da dettagli casuali”. Infine, l'uomo di Chiesa deve essere 'buono', nel senso del dialogo costante con Dio.
Un richiamo che non potrà non suscitare una vasta eco nel mondo cattolico, nel quale, specialmente negli ultimi tempi, sempre più spesso molti vescovi hanno inteso agire per conto proprio pur parlando a nome della Chiesa intera: si ricordi in proposito - oltre alle recenti inquietanti performances di vescovi austriaci e tedeschi - anche la gravissima scorrettezza dell'aprile 2008 dei 156 vescovi e di 9 cardinali alla Domus Galileae, ospiti di Kiko Arguello , che osarono stilare un documento, sostituendosi al Sinodo dei vescovi e agli altri organismi costituiti della Chiesa.

giovedì 10 settembre 2009

Dalla Terra Santa

Oggi riprendiamo a parlare della situazione in Terra Santa.

Ho preferito passare sotto silenzio la testimonianza inserita ieri, che resta del tutto significativa per chi ha fatto in tempo a leggerla, ma dalla quale mi è parso più prudente passare oltre.

Tuttavia, per rispetto a tutti coloro che ci hanno dedicato il loro tempo e la loro attenta riflessione, trascrivo i commenti pervenuti, dai quali ripartire per l'approfondimento.

Da parte mia vi rimando a questo link per aggiungere un elemento alla riflessione, riscontrando il grado d'inquinamento e di penetrazione di cui purtroppo il Cammino NC è capace. Il documento risale allo scorso anno ma nulla di quanto vi è scritto, a parte l'intervenuta nel frattempo approvazione degli Statuti, è da ritenersi superato; anzi, pervengono voci di una sempre maggiore e aggressiva penetrazione del "novum di cui i neocatecumenali sono portatori, in un contesto nel quale i vescovi con accenti accorati chiedevano il rispetto delle millenarie tradizioni [Testo della lettera degli Ordinari di Terra Santa] rimasta purtroppo lettera morta come tutti i richiami provenienti anche dalla Santa Sede (non ultima la raccomandazione del Papa alla comunione ecclesiale il 10 gennaio scorso). Comunione ecclesiale totalmente inestistente come ben conoscono tutti coloro che sono in diaspora dalle loro parrocchie invase al cammino, che fagocita nelle sue strutture e nei suoi schemi ogni altra pastorale esistente o proponibile. Perchè il Cammino NC ha la sua IDENTITA' irreformabile e indiscutibile.

domenica 6 settembre 2009

Dalla speculazione di Rahner (ispiratore dell'Arguello) ai “ piedi a terra” di Mons. Crociata


Sembra proprio giunta l’ora di “uscire da Rahner”, auspicava Benedetto XVI nell’ormai storico discorso alla Curia Romana del 22 dicembre 2005, sulle “ermeneutiche” del Concilio Vaticano II. Lo “spirito del Concilio” a cui si richiamano gli ermeneuti della “discontinuità” ha infatti la sua fonte nel Geist in Welt di Rahner, quello “Spirito nel mondo” che è il titolo del suo primo importante libro, pubblicato nel 1939.
Se in questo volume Rahner delinea la sua concezione filosofica della conoscenza, nel successivo, “Uditori della parola” (Hörer des Wortes), pubblicato nel 1941, espone la sua visione propriamente teologica.
Oggetto della scienza teologica, per Rahner, non è Dio, di cui non può essere dimostrata l’esistenza, ma l’uomo, che costituisce l’unica esperienza di cui abbiamo l’immediata certezza. Non si può dunque parlare di Dio al di fuori del processo conoscitivo dell’uomo. Dio, più precisamente, esiste “autocomunicandosi” all’uomo che lo interpella. Rahner afferma che nessuna risposta va al di là dell’orizzonte che la domanda ha già precedentemente delimitato. L’orizzonte di Dio è misurato dall’uomo che, delimitando nella sua domanda la risposta divina, diviene la misura stessa della Rivelazione di Dio. Rahner non dice che l’uomo è necessario a Dio perché Dio possa esistere, ma poiché senza l’uomo Dio non può essere conosciuto, la conoscenza umana diviene la chiave di quella che egli definisce la “svolta antropologica” della teologia. Rahner si richiama spesso a san Tommaso d’Aquino, ma di fatto riduce la metafisica ad antropologia e la antropologia a gnoseologia ed ermeneutica.
Come si può osservare agevolmente, molte di queste posizioni stanno implicitamente alla base di tutta l'impalcatura pseudoteologica di Kiko e Carmen, che oltre che alla teologia di Rhaner, molto si ispirano anche a quella di Bonhoeffer e Farnes
La “teologia trascendentale” di Rahner appare in ogni caso, in questa prospettiva, come uno spregiudicato tentativo di liberarsi della tradizionale metafisica tomista, in nome dello stesso san Tommaso.
La risposta piena e sofferta a Rahner , al rahnerismo che ha intriso tutto il Vaticano II e continua a intridere tutto un universo cattoprogressista ormai stucchevole, l’ha data ieri monsignore Mariano Crociata, segretario della Conferenza episcopale italiana.
Una Chiesa forse un po’ meno «politica» ma che non rinunci a «resistere a tutto ciò che contraddice il Vangelo e la fede». Il ritratto della futura comunità cattolica nazionale è stato nella sua relazione all’assemblea dell’Azione cattolica. Con il pensiero naturalmente al caso Boffo - che pure non è stato mai espressamente menzionato - e ai nuovi equilibri che verranno disegnati dalla nomina del suo successore alla guida del quotidiano cattolico «Avvenire».
In Italia, ha spiegato monsignore Crociata, si assiste a un «lento declino dell’appartenenza religiosa forte alla Chiesa cattolica». Una notazione realistica alla quale è seguito un invito alla «resistenza»: i credenti in Italia, ha detto Crociata, non devono lasciarsi «fagocitare dal mondo e dalla sua logica anti evangelica e disumanizzante», e tuttavia non possono nemmeno cedere alla «sindrome d’assedio» di chi «vede attorno a sé nemici e minacce alla Chiesa». «Bisogna vigilare non solo sulla tentazione di ridurre la fede alla dimensione privata, ma anche su quella opposta di adagiarsi sul mantenimento di un ambiente socio-culturale con tratti religiosi e più o meno vagamente cristiani, secondo una prospettiva di religione civile», ha precisato quindi il numero due della Cei. «Una Chiesa di popolo - ha concluso - ha bisogno di personalità credenti spiritualmente forti e culturalmente solide. Ciò esige di assicurare tale qualità dentro il ritmo ordinario della vita».
Significativo il fatto che l’«Osservatore Romano», nel sintetizzare l’intervento di Crociata, abbia titolato: «Da una visione di Chiesa sociologica a una teologica».
Che sia finalmente giunto il momento delle grandi revisioni auspicate da Amerio, Barsotti e dallo stesso Benedetto XVI ?

mercoledì 2 settembre 2009

Romano Amerio e la 'pochezza' di Avvenire

Avvenire di ieri fa una recensione di Romano Amerio, che è una stroncatura ideologica dalla prima all'ultima virgola e dimostra davvero la pochezza di chi scrive, che sarebbe già un complimento definire mediocre, se risce a esprimersi in questi termini:
Iota unum (e ancor più il suo seguito Stat veritas, 55 chiose all’enciclica Tertio millennio adveniente di Giovanni Paolo II) è in larga parte una delusione, e non solo perché non riesce a tener testa al suo stesso mito ... Adesso che si può leggerlo, lo Iota appare proprio uno iota: una critica cioè «piccola» nel suo giuridicismo e letteralismo, che estrapola singole frasi dal contesto per trarne conclusioni teologiche generali e assolute; secondo un metodo di dissezione dei particolari che – proprio nella sua apparenza di oggettività analitica – conduce invece a perdere di vista il panorama globale, con esiti paradossali di incomprensione.
Intanto Iota Unum non è né era un mito, ma un colto, appassionato, circostanziato "studio" multidisciplinare (con pregnanza filosofico teologica, ma con contributi filologici, storici, antropologici, sociologici ecc.) sulle "variazioni" della Chiesa cattolica nel XX secolo.
Non si può non notare che per fornire i giudizi quotati (quello sull'estrapolazione è confutabilissimo) il nostro Beretta neppure "estrapola", stronca e basta, senza riuscire ad entrare nella corposa profondità dello studio di Amerio, che racchiude una riflessione frutto di un ricchissimo universo culturale ma anche di credente, dipanatasi nell'arco dell'intera vita di uno dei più grandi pensatori del nostro tempo. Mi spiace esprimermi con questa vis polemica - determinata dal primo impatto con certe pseudo-riflessioni che hanno suscitato tutta la mia indignazione - che dovrò smaltire per rispondere con il dovuto equilibrio. [Intanto per vostra documentazione inserisco il link ai due testi che potrete scaricarvi in formato rtf].
Tuttavia penso che è già importante che se ne parli e che nel mondo cattolico per lo meno si stia aprendo un dibattito, che sarà opportuno alimentare.
Da parte dell'universo 'neoterico' c'era da aspettarsi una simile accoglienza, dato che esso è formato dalla cultura degli slogan e della superficialità, più basata sul sentimento che sulla Ragione che approfondisce e chiarisce e interpreta argomentando.
E così Avvenire dimostra ancora una volta da che parte sta.
Anche il secondo articolo, di Cesare Cavalleri, non è da meno nel voler affermare a tutti i costi la 'continuità' del Vaticano II... questo sì che è diventato un mito! Ma almeno ha il pregio di indicare con esattezza alcuni punti chiave di lettura, con citazioni puntuali, ma molto sommarie e senza approfondimenti.
Ovviamente non è detto che con le tesi di Amerio si debba necessariamente essere d'accordo; ma un conto è fare un dibattito serio, un conto stroncature ideologiche o troppo rapidi excursus. Quando di parla dell'opera di Amerio bisogna darsi tempi di studio e di meditato approfondimento che in genere 'pesca' in più orizzonti: ed è quello che farò dopo questa essenziale re-azione, ripromettendomi una adeguata necessaria puntualizzazione.

lunedì 31 agosto 2009

Torniamo su Antica e Nuova Alleanza. E gli ebrei?

Padre Giovanni Scalese riporta oggi sul suo blog Querculanus il seguente Comunicato della Conferenza Episcopale Statunitense:

"I Vescovi americani hanno comunicato che il Vaticano ha concesso la recognitio a una modifica nel Catechismo cattolico per gli adulti statunitense, che chiarisce l’insegnamento cattolico sull’alleanza degli ebrei con Dio.

La prima versione del catechismo, nella sua trattazione dell'alleanza di Dio con gli ebrei, affermava: «L’alleanza che Dio concluse con il popolo ebraico attraverso Mosè rimane eternamente valida per loro».

Il testo modificato dice: «Il popolo ebraico, che Dio scelse per primo per ascoltare la sua Parola, ha "l’adozione a figli, la gloria, le alleanze, la legislazione, il culto, le promesse; a loro appartengono i patriarchi e da loro proviene Cristo secondo la carne"». Nel passo riveduto si cita il capitolo 9 della lettera ai Romani e il paragrafo 839 del Catechismo della Chiesa Cattolica.

La recognitio del Vaticano è una dichiarazione che un documento è in linea con l’insegnamento cattolico. La modifica era stata approvata nella riunione del giugno 2008 dei Vescovi americani a Orlando in Florida.

Un comunicato stampa della Conferenza episcopale degli Stati Uniti (USCCB) affermava: «Il chiarimento non è una modifica nell’insegnamento della Chiesa. Esso riflette l’insegnamento della Chiesa secondo cui tutte le precedenti alleanze che Dio aveva concluso con il popolo ebraico si sono compiute in Gesú Cristo attraverso la nuova alleanza, stabilita con la sua morte sacrificale sulla croce. I cattolici credono che il popolo ebraico continua a vivere entro la verità dell’alleanza che Dio stabilí con Abramo, e che Dio continua a essere a loro fedele». Il comunicato stampa dell’USCCB citava un passo della Costituzione del Concilio Vaticano II Lumen gentium, che insegna che il popolo ebraico «rimane molto caro a Dio; perché i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili».

In giugno [2008] i Vescovi statunitensi avevano chiarito anche un documento del 2002 dal titolo Alleanza e missione, dicendo che il documento erroneamente minimizzava l’importanza della diffusione del Vangelo.

L’Associated Press riferisce che la modifica ha portato i principali gruppi ebraici e i rabbini delle tre maggiori correnti del giudaismo americano a dire che le loro relazioni con i leader cattolici erano a rischio. Giovedí i rabbini del movimento ortodosso, di quello conservatore e di quello riformista si sono uniti all’Anti-Defamation League e al Comitato Ebraico Americano nell’affermare che il documento è "antitetico" all’essenza del dialogo interreligioso. Secondo loro, tale dialogo diventa "insostenibile", se lo scopo dei partecipanti cristiani è quello di convincere gli ebrei ad accettare Cristo.

Il Vescovo di Bridgeport in Connecticut, William Lori, ha commentato la revisione di giugno [2008] dicendo: «Se da una parte la Chiesa cattolica non converte il popolo ebraico, essa non può d’altra parte rinunciare a testimoniare loro la propria fede in Cristo, né ad accoglierli nella condivisione di quella stessa fede quando necessario».

Noto con sollievo come anche in questo caso si stia procedendo alla revisione di quel linguaggio post-conciliare che non può non sfociare in vere e proprie eresie. Il precedente "Catechismo degli adulti dei Vescovi americani affermava che l’Antica alleanza "rimane eternamente valida per gli ebrei".

Il comunicato della Conferenza episcopale certamente non si distingue con una formulazione 'chiara e distinta', ma per lo meno afferma che l'antica alleanza trova il suo compimento in Cristo. E' già un inizio confortante, di questi tempi: un altro passo avanti forse troppo timido, ma non per questo meno significativo - insieme alla benedettiana "riforma della riforma" ed alla ricerca della 'continuità' conciliare con la Tradizione -, nel ripristino della verità e nella ricostruzione dell'identità cattolica.

Per opportuna completezza e documentazione, vi metto il link ad un interessante ed esaustivo documento di Mons. Gherardini che, se vi interessa, potete scaricare, in formato rtf, qui

sabato 29 agosto 2009

Condanna del peccato o del peccatore?

Dopo giorni di assenza, trovo molti incalzanti eventi e situazioni che interpellano la nostra riflessione e la nostra coscienza: dalla smentita del "documento" sulla "Riforma della Riforma", alla lunga intervista del card Bertone (questioni sulle quali potremo tornare) e infine alla querelle Feltri-Boffo e connesse risonanze intra ed extra-ecclesiali.
E' da tempo che mi colpisce sfavorevolmente la prontezza e la determinazione con cui i vescovi intervengono in questioni politiche o morali. Non dico che non debbano farlo, ma è come lo fanno che spesso lascia perplessi. Quello che mi tocca profondamente è il fatto che la Chiesa, ma soprattutto il Cristianesimo che essa dovrebbe diffondere e difendere, non E' una morale, ma HA una morale che scaturisce dal rapporto vivo col Signore che scrive la Sua legge nel cuore dei credenti e non gliela getta addosso come un abito spesso scomodo, soprattutto per chi è duro d'orecchie come in questo nostro tempo permissivo, edonista e assetato di una libertà che diventa licenza e rende schiavi delle pulsioni più svariate. E quindi, mi sembrerebbe più logico e anche coerente con la loro missione, il fatto che i Vescovi fossero molto ma molto più attenti a diffondere e difendere le verità della fede, a parlare del Signore e della Sua Grazia e più pronti a condannare l'errore piuttosto che a difendere l'errante, come avvenuto recentemente nei riguardi di Boffo. Mi permetto di dire così, non riferendomi in alcun modo alla vita privata del Direttore di Avvenire, ma di fronte ad una sentenza dell'Autorità giudiziaria e all'assenza di querela, almeno finora, nei confronti di chi ha sferrato un attacco discutibile e di bassa lega, ma che certamente risponde a strategie e dinamiche perverse del difficile e confuso contesto che ci troviamo a vivere.
Quanto mi piacerebbe vedere i vescovi più svegli, pronti e attenti, a difendere le Verità della Fede che molti di loro sembrano i primi ad aver perso di vista! E soprattutto, una Chiesa che ha rinunciato da un pezzo a condannare l'errore e l'eresia che la dilaniano, forse farebbe bene a smetterla col moralismo e con la difesa degli erranti cui affida compiti di rilevanza pubblica. Quant'è diverso il comportamento e di quanti anni luce più lontano da queste dinamiche l'insegnamento del Papa!

venerdì 21 agosto 2009

Inedito di Benedetto XVI "La Messa del futuro? Ecco come deve essere"

Riprendiamo dal "Giornale" di oggi una notizia che sarebbe forse il caso di definire clamorosa :
"...una lettera di Joseph Ratzinger al Dott. Heinz-Lothar Barth e uno stralcio di un intervento sempre di Benedetto XVI, tratte da Davanti al Protagonista. Alle radici della liturgia (Cantagalli, pagg. 232, euro 15), volume in cui i due scritti sono stati raccolti insieme per la prima volta. Nel libro - che verrà presentato al Meeting di Rimini e sarà in libreria a settembre - il Papa (che all’epoca della lettera era ancora cardinale) si interroga sul significato e lo stato attuale della liturgia, esprimendo la speranza che essa non diventi «terreno di sperimentazione per ipotesi teologiche». Caro dottor Barth, la ringrazio cordialmente per la sua lettera del 6 aprile cui trovo il tempo di rispondere solo ora. Lei mi chiede di attivarmi per una più ampia disponibilità del rito romano antico. In effetti, lei sa da sé che non sono sordo a tale richiesta. Nel contempo, il mio lavoro a favore di questa causa è ben noto. Al quesito se la Santa Sede «riammetterà l’antico rito ovunque e senza restrizioni», come lei desidera e ha udito mormorare, non si può rispondere semplicemente o fornire conferma senza qualche fatica. È ancora troppo grande l’avversione di molti cattolici, insinuata in essi per molti anni, contro la liturgia tradizionale che con sdegno chiamano «preconciliare». E si dovrebbero fare i conti con la considerevole resistenza da parte di molti vescovi contro una riammissione generale. Diverso è tuttavia pensare a una riammissione limitata. La stessa domanda verso l’antica liturgia è limitata. So che il suo valore, naturalmente, non dipende dalla domanda nei suoi confronti, ma la questione del numero di sacerdoti e laici interessati, ciononostante, gioca un certo ruolo. Oltre a ciò, una tale misura, a soli 30 anni dalla riforma liturgica di Paolo VI, può essere attuata solo per gradi. Qualunque ulteriore fretta non sarebbe di sicuro buona cosa. Credo tuttavia, che a lungo termine la Chiesa romana deve avere di nuovo un solo rito romano. L’esistenza di due riti ufficiali per i vescovi e per i preti è difficile da «gestire» in pratica. Il rito romano del futuro dovrebbe essere uno solo, celebrato in latino o in vernacolo, ma completamente nella tradizione del rito che è stato tramandato. Esso potrebbe assumere qualche elemento nuovo che si è sperimentato valido, come le nuove feste, alcuni nuovi prefazi della Messa, un lezionario esteso - più scelta di prima, ma non troppa -, una «oratio fidelium», cioè una litania fissa di intercessioni che segue gli Oremus prima dell’offertorio dove aveva prima la sua collocazione. Caro dott. Barth, se lei si impegnerà a lavorare per la causa della liturgia in questa maniera, sicuramente non si troverà solo, e preparerà «l’opinione pubblica ecclesiale» a eventuali misure in favore di un uso esteso dei libri liturgici di prima. Tuttavia bisogna essere attenti a non risvegliare aspettative troppo alte o massimali tra i fedeli tradizionali. Colgo l’occasione per ringraziarla del suo apprezzabile impegno per la liturgia della Chiesa romana nei suoi libri e nelle sue lezioni, anche se qua e là desidererei ancora più carità e comprensione verso il magistero del Papa e dei vescovi. Possa il seme da lei seminato germinare e portare molto frutto per la rinnovata vita della Chiesa la cui «sorgente e culmine», davvero il suo vero cuore, è e deve rimanere la liturgia. Con piacere le impartisco la benedizione che lei ha domandato."Il pensiero del Santo Padre è dunque chiarissimo, una vera benedizione per la Chiesa, se coniugato con la sua saggezza paterna, ma mai tentennante.

martedì 18 agosto 2009

Evoluzionismo applicato alla Chiesa

Ho appena risposto a Zufolo parlando del modernismo e dell'Evoluzione penetrata nella Chiesa che ha investito perfino i dogmi e mi imbatto in queste parole di Mons. Oliveri in un articolo apparso su "Studi Cattolici"

E’ tuttavia assai dura a morire la mentalità secondo la quale il Concilio Vaticano II sia stato quasi una rifondazione della Chiesa nei tempi moderni, e che, con esso la Chiesa abbia fatto pace con il mondo, si sia rappacificata con la modernità, con la filosofia diventata quasi esclusiva negli ultimi secoli, secondo la quale tutto è sempre "in fieri", tutto si evolve, tutto dipende dal pensiero creativo dell’uomo, tutto è in suo totale potere.

Un’altra idea molto diffusa, continua ad essere sostenuta: quella secondo la quale ci sarebbero state senza dubbio delle variazioni di rilievo, negative, dopo il Concilio Vaticano II, ma esse sarebbero esclusivamente dovute ad erronee interpretazioni del Vaticano II, il quale dovrebbe considerarsi tutto perfetto in se stesso e che non conterrebbe nei suoi testi nulla, assolutamente nulla, che possa dar adito a cattive interpretazioni. Questo modo di pensare non tiene conto che i cattivi interpreti, postconciliari, del Concilio, hanno- non pochi – lavorato dentro il Concilio, i cui testi mostrano in diversi punti l’influsso dei "novatores": in diversi testi sta qualche radice che favorisce la cattiva interpretazione. Peraltro coloro che si appellano al cosiddetto "spirito del Concilio" per superarne la lettera, per giustificare l’ermeneutica della discontinuità radicale, sarebbero così poco intelligenti ed avveduti da creare il loro ragionamento partendo dal nulla, dall’inesistente? O partendo da documenti – quelli del Concilio – che con nessuna delle loro espressioni potrebbero far pensare a novità rispetto al Magistero della Chiesa nei secoli, negli ultimi secoli, nell’ultimo Pontificato prima del Vaticano II ?

Nei documenti conciliari non vi sarebbe proprio traccia di quella mentalità che esisteva all’interno del Concilio e che il Cardinal Joseph Ratzinger, descrive nel suo libro- autobiografia ("La mia vita") in questi termini?: "sempre più cresceva l’impressione che nella Chiesa non ci fosse nulla di stabile, che tutto può essere oggetto di revisione. Sempre più il Concilio pareva assomigliare a un grosso parlamento ecclesiale che poteva cambiare tutto e rivoluzionare ogni cosa a modo proprio… Le discussioni conciliari venivano sempre più presentate secondo lo schema partitico tipico del parlamento moderno". (p. 97-98).
"Alla fine 'credere' significava come 'ritenere', avere un’opinione soggetta a continue revisioni" (p.90).

Sostanzialmente vengono confermate cose che andiamo ripetendo da tempo: l'idea di Rifondazione della Chiesa, la "nuova" Chiesa dalle magnifiche sorti e progressive coniata e diffusa da troppi spiritodelconcilio dipendenti, tra cui fa spicco il Cammino neocatecumenale.
Mons Oliveri cita la recente riedizione dei testi di Romano Amerio e come da tempo andiamo ripetendo dice di Amerio
:

ha rivelato con assoluta onestà le variazioni della Chiesa cattolica del XX secolo, ne ha mostrato l’incongruenza con la "Traditio Ecclesiæ" (con quanto cioè nei secoli era stato dalla Chiesa creduto, insegnato, trasmesso con un linguaggio che non può dire "nova" -cose nuove, verità nuove-, ma tutt’al più "nove"- in modo nuovo); se tali segnali di interesse e considerazione sono segni reali e dovessero ancor crescere diffusamente, si potrebbe sperare che i tempi del disorientamento in molta Filosofia ed in altrettanta Teologia stiano per essere superati per lasciare spazio ad un pensiero corrispondente alle essenze, alla realtà delle cose, alla sostanza delle cose, sostanza che non muta, che non può mutare, neppure quando mutano gli accidenti, le forme esterne, le espressioni contingenti, che non costituiscono il "quid est" di una cosa.

Poco prima affermava:

Si sta forse prendendo atto che là dove il Concilio Vaticano II è stato interpretato come discontinuità con il passato, come rottura, come rivoluzione, come cambiamento sostanziale, come svolta radicale e, dove è stato applicato e vissuto come tale, è nata davvero un’altra chiesa, ma che non è la Chiesa vera di Gesù Cristo; è nata un’altra fede, ma che non è la vera fede nella Divina Rivelazione; è nata un’altra liturgia, ma che non è più la Liturgia Divina, ma che non è più la Liturgia tutta intessuta di Trascendenza, di Adorazione, di Mistero, di Grazia che discende dall’Alto per rendere davvero nuovo l’uomo, per renderlo capace di adorare in Spirito e Verità; si è andata diffondendo una morale della situazione, una morale che non è ancorata se non al proprio modo di pensare e di volere, una morale relativistica, a misura del pensiero non più sicuro di nulla, perché non più aderente all’essere, al vero, al bene.

E' lo stesso nostro 'sentire' che non poteva essere espresso meglio!

venerdì 14 agosto 2009

Risposta da Catania al nostro appello

Paolo, da Catania, ha risposto al nostro appello per l'aiuto richiesto dall'estensore della testimoninza pubblicata qualche giorno fa. Lo pubblico per l'utilità che possono trarne tutte le persone del luogo che non hanno punti di riferimento, come invece ne ha trovati lui.

Mi chiamo Paolo sono di Catania e sono appartenuto al cammino neocatecumenale per 19 anni nella parrocchia di San Leone. Ne sono uscito dopo una lunga disputa contro parroco e catechisti su statuti ed altro. Sono ormai totalmente isolato dagli ex fratelli ma non dispero; ho riscoperto una Chiesa tradizionale tenera ed amorevole che si prende cura delle mie angosce e mi sostiene. Non è la prima volta che vi scrivo, l'ultima volta fu l'anno scorso per una testimonianza. Potete dare il mio indirizzo email a chi di Catania vuole contattarmi.
Cristo regni!

paolenna@inwind.it
12 agosto 2009

Questo è quanto Paolo ha risposto alla nostra richiesta di autorizzazione a rendere pubblica la sua mail:

Non sono contrario alla pubblicazione della mia email, dubito però che possa sortire effetti più persuasivi di altre testimonianze in vostro possesso; fai tu! Del resto io ho fatto sempre tutto alla luce del sole e non temo confronti o giudizio in merito.

Mi preme invece conoscere chi, nella mia diocesi, ha sperimentato il mio stesso disagio all'interno del cammino e non ha ancora il coraggio di dare voce alla propria coscienza; per timore del giudizio dei catechisti o perchè non ha trovato interlocutori sereni ma fermi su punti cardini della Fede, tanto da interrogare parroco e catechisti alla presenza di preti non neocatecumenali per chiarire certi atteggiamenti ambigui.

In questo modo vedrei più concretamente l'applicazione della prima delle opere di Misericordia Spirituale: consigliare i dubbiosi.

Un abbraccio nel Signore a tutti. Aggiungete anche me nelle vostre preghiere.
Paolo.