mercoledì 14 settembre 2011

«Questo Pontificio Consiglio avrà un Futuro Immenso»

Presentiamo qui sotto alcuni suggestivi estratti dal discorso ufficiale di Carmen Hernàndez, cofondatrice del Cammino, alla consegna dello Statuto temporaneo ("ad experimentum") nella sede del Pontificio Consiglio per i Laici, aula magna, Roma, 28 giugno 2002 (il testo completo è disponibile sul sito web ufficiale del Cammino).
Abbiamo messo in neretto certi dettagli che suscitano perplessità: apparizioni della Madonna mai sottoposte al vaglio della Chiesa, l'amico Rylko in conflitto di interessi, la gran voglia di fondare una qualsiasi cosa "nuova", ed in particolare la conclusione finale che suona un po' come una minaccia mafiosa: «questo Pontificio Consiglio avrà un Futuro Immenso, se appoggerà il Cammino Neocatecumenale».

Dal discorso di Carmen Hernàndez del 28 giugno 2002

Io ringrazio voi: Rylko e questo Consiglio che avete sofferto con noi. [...] Una delle grazie più forti che ho avuto è stata a Ein Karem: io pensavo di fondare, con alcune amiche, un’associazione nuova, un movimento, ma ho sentito dalla Madonna "No … è la Chiesa: Benedetta tu fra le donne, sarà la Chiesa".

Dicevo che ho incontrato Kiko una prima volta, perché mia sorella diceva: "Ho conosciuto un messianista come te, lo devi conoscere", abbiamo preso un appuntamento nella piazza Cibeles, in un bar di fronte alla posta, lui ha tardato mezz’ora e alla fine quando doveva andare via mi ha chiesto mille pesetas, i soldi per il taxi. Capito? Questo è stato il mio primo incontro con Kiko. Il secondo incontro è stato in un bar di Palomeras. Io avevo delle amiche e volevo fare con loro una fondazione nuova, già avevo vissuto con i poveri a Barcellona prima del ’64. [...] Grazie a Mons. Rylko. Tante volte mi sembrava che Mons. Stafford non capisse: noi lo conoscevamo da Denver e gli volevamo bene; lo ringrazio perchè mi visitò in ospedale quando ero malata, mi promise un aiuto economico e non mi ha dato un dollaro! sto ancora aspettando! [...] ...Non siamo caduti nel kikianesimo! Il pericolo vero non era Mons. Rylko con l’associazione, il pericoloso per me è Kiko Arguello, ma non vogliamo morire "kikos"...


Allora, in quel bar di Palomeras Altas io guardavo Kiko così, perché venivo da grandi sofferenze e lui mi sembrava un giovanotto in pieno cursillismo… e mi dice che aveva avuto una visione della Madonna che gli aveva detto di fare comunità come la Sacra Famiglia di Nazareth. [...] E quando Kiko comincia a parlare della Famiglia di Nazareth io ho pensato: "Questo è un giovane bigotto cursillista". Ma dopo ho visto come Dio lo aveva condotto a questa idea della "piccola comunità", che tante volte aveva cercato di fare, in altri posti prima delle baracche, e non c’era riuscito. Ma nelle baracche si è trovato con il Concilio grazie a me. Io dico sempre che gli ho servito il Concilio su un piatto d’argento, in mezzo a lotte infinite. Abbiamo lottato a morte perché lui passasse dal Servo di Jahwè – che è vero - e dalla croce alla resurrezione. Per questo il primo canto che ha fatto è il Servo di Jahwè e l’ultimo, dopo grandi battaglie, dopo aver vissuto la notte di Pasqua…

Bene, io ringrazio tutti, specialmente Mons. Rylko perché la battaglia che abbiamo sostenuto è stata interessantissima. Lui aveva una volontà enorme di aiutarci, davvero, e per lui il vero aiuto era assicurarci in una associazione. La lotta che abbiamo sostenuto ha fatto bene a lui e a noi, e anche a questo Pontificio Consiglio che avrà un futuro immenso, appoggiando il cammino neocatecumenale.



Aggiornamento: dal 1° settembre 2016 il Pontificio Consiglio per i Laici ha cessato la sua attività e le sue competenze e funzioni sono state assunte dal Dicastero per i Laici. Dunque il "futuro immenso" profetizzato da Carmen Hernàndez è consistito in appena quattordici anni e due mesi.

lunedì 12 settembre 2011

Piccolo quiz per i nostri lettori

Le seguenti foto di gruppetti di evangelizzazione in strada a suon di chitarrelle e di battimani, sono tutte di protestanti tranne una di neocatecumenali. Indovinate quale... e poi confrontatela alle altre.







sabato 10 settembre 2011

Se possiamo "resistere" ai vescovi, perché non ai catechisti kikiani quando sviano?

La nostra riflessione sui simboli ci ha donato questa testimonianza di Michela.
Ricordo una scrutatio sul fico, in cui Natanaele, che scruta la scrittura, è "l'uomo in cui non c'è falsità".
Ricordo pure la tappa del Padre Nostro, che viene ripetuta 3 volte, ( che dura quindi 3 anni) in cui il Cristo-catechista viene a cercare i frutti e non li trova.
E' la stessa tappa dove viene detto -cioè deve essere proclamato con voce molto alta e con tono perentorio- che noi abbiamo per padre il demonio.
E' una tappa molto pesante per la psiche dei neocat, che viene poi addolcita dal viaggio a Roma e Loreto.
E' una delle tappe finali, quella che precede il tempo dell'elezione, alla fine del cammino, per cui , come dice giustamente Lino, ci si rivolge a persone che hanno già risposto ad una chiamata, che hanno scelto di essere cristiani.
C'è un'affermazione che mi fa venire i brividi e anche trasecolare: come possono dei cristiani già avanti nel cammino, ma già resi cristiani dal Battesimo, accettare l'affermazione, per di più perentoria: "abbiamo per padre il demonio"? Se Gesù ha già vinto il mondo e il maligno e noi siamo Suoi, come possiamo avere per padre il demonio? Il nostro Padre -ed è per questo che con le parole che ci ha consegnate nostro Signore ci rivolgiamo a Lui come "Padre nostro"- è lo stesso Dio, Padre di Gesù, Morto per espiare i nostri peccati e Risorto per ricondurci a Lui Redenti dal Suo Sangue prezioso e datore del Suo Spirito che ci costituisce creature nuove attraverso la vita di fede e i Sacramenti. Anche se dovessimo cadere in peccato, abbiamo il pentimento e il lavacro della penitenza che ci reinserisce nella Grazia santificante.

E allora, perché dare a questi catechisti-Cristo (ma scherziamo con una identificazione del genere che nemmeno un santo Padre Spirituale si arrogherebbe?) il potere di terrorismo psicologico, ma anche di sviamento dottrinale e morale?

Poiché i nostri pastori non sono più sentinelle, spetta a noi fedeli esercitare il nostro discernimento di Battezzati e Cresimati ricorrendo al Magistero che non inganna. Abbiamo i Padri a supporto di questo.

La Chiesa insegna che, di fronte a una decisione errata dell’autorità ecclesiastica, può darsi che al cattolico sia lecito non solo negare il suo assenso a questa decisione, ma anche in certi casi estremi, opporsi ad essa perfino pubblicamente. Addirittura, tale opposizione può costituire un autentico dovere (cfr. CJC, can. 212 §2).

Tra i testi relativi alla legittimità della resistenza pubblica all’autorità episcopale, Dom Prosper Guéranger, abate di Solesmes, scrivendo di San Cirillo d’Alessandria, insigne avversario del nestorianesimo, insegna: «Quando il pastore si cambia in lupo, tocca soprattutto al gregge difendersi. Di regola, senza dubbio la dottrina discende dai vescovi ai fedeli; e non devono i sudditi giudicare nel campo della fede i capi. Ma nel tesoro della Rivelazione vi sono dei punti essenziali dei quali ogni cristiano, per ciò stesso che è cristiano, deve avere la necessaria conoscenza e la dovuta custodia».

Perché, se possiamo resistere a vescovi che non sono più sentinelle, non possiamo resistere senza sentirci "fichi sterili" e quindi addirittura maledetti da Dio -che non c'entra un bel nulla con l'interpretazione autentica della Scrittura, addirittura subdolamente strumentalizzata-, a dei catechisti che qualcuno ha del tutto arbitrariamente investito del "munus docendi regendi et sanctificandi" che appartiene solo ai sacerdoti e che una gerarchia a dir poco disattenta continua a consentire?

Cari amici neoatecumenali, vi rendete conto della gravità e della tragica durezza di questa che non è altro che una minaccia per continuare a coartare le anime? In Cristo Signore, siete più che autorizzati a riprendervi la vostra vera libertà di figli di Dio e non del nemico!

venerdì 9 settembre 2011

La forza dei "simboli" e dei "segni" nel cammino NC

Carissimi,
pubblico, perché pone interessanti osservazioni sull'uso dell'universo simbolico kikiano, questo intervento di Lino postato su un thread di alcuni giorni fa nel quale si era sviluppata la riflessione. E' importante prendere atto anche di questo aspetto che completa il quadro delle difformità dottrinali e pragmatiche NC e offre una chiave di lettura in più del fenomeno: specialistica, forse, ma non meno esatta per decriptare un altro dei poliedrici aspetti dell'entità cammino NC e in ogni caso autorevole per le competenze dell'estensore, che ringrazio, pregandolo, se vuole, di aiutarci ad approfondire ulteriormente. Avevo già preparato un thread sulla "nuova estetica" sul quale ci fermeremo successivamente.
Gentile Mic, concordo in linea di massima con i contenuti dell'articolo che hai segnalato. Mi limito, considerato lo spazio possibile per una risposta, a commentare un brano che ritengo molto chiarificatore: "L'iniziatore del Cammino NC si intestardisce a rispolverare i contenuti antichi della religione cristiana, e con essi i simboli, che lui chiama "segni" perché devono avere una forte riconoscibilità semantica per i fedeli".
Da un punto di vista semantico, il fatto che Kiko chiami "segni" gli antichi simboli della religione cristiana – per strategia, ritengo, non perché sia intestardito – conferma le mie opinioni: il personaggio possiede una conoscenza ben chiara, propria delle culture esoteriche, del ruolo che sempre ha avuto il simbolismo nel catturare e trattenere ‘profani’ inconsapevoli, al fine di fondare nuove consorterie. Tu, forse, hai letto che nel mio saggio "Per un approccio razionale al simbolo antico" la comprensione di un'opera simbolica avviene mediante il tentativo di ricondurre il simbolo a segno, vale a dire al significato (più probabile) che esso poté avere tra i 'parlanti' dell'enclave culturale in cui fu utilizzato. Il tentativo di Kiko, all'opposto, è quello di imporre un proprio significato – che non potrà mai essere quello antico, perché differenti sono i parlanti e il contesto – alle immagini che egli utilizza. Il metodo, in realtà, non è nuovo e, specie negli ultimi secoli, è stato tipico di filosofie sincretiche che fabbricano un proprio symbolarium a partire da enclave culturali varie, magari con l'aggiunta di creazioni originali. La Massoneria speculativa, la quale fonde simboli ebraici, cristiani, mitologici, delle arti e dei mestieri, dell’alchimia, è il caso più noto. Il fenomeno Neocatecumenale, seppur preoccupante, dal punto di vista sociologico è molto interessante. Io non so come i Neocat strutturano i percorsi (chiamiamoli pure Gradi) di iniziazione e avanzamento; se essi dovessero basare i contenuti su “simboli” e “parole”, l’imitazione sarebbe notevolissima.

Quanto alle tappe 'iniziatiche' che segnano l'iter NC, ognuna di esse è rigorosamente contrassegnata da eventi durante i quali, nella cornice simbolica tipica: croce astile e icone, leggio con simbolismo mutuato dall'ebraismo, sedie e seggi disposti in un certo modo (in parte lo stile sinagogale sia pur reinterpretato), vengono proclamate letture (sempre le stesse per ogni specifica "tappa") la cui interpretazione non è mai ecclesiale, ma sempre strumentale agli insegnamenti e prassi camminanti e dalle quali vengono estratte "idee chiave", parole forti incisive che il clima creato con i canti coinvolgenti e con gli atteggiamenti dei catechisti, imprime fortemente nell'intimo di chi vi è sottoposto.
Indico a caso uno dei simboli tirato in ballo nei confronti di chi abbandona il cammino: il "fico sterile", quello maledetto da Gesù. Immaginabile con che violenza e con che forza si incide nell'animo dei camminanti, già impregnato di martellanti precedenti suggestioni, la difficoltà se non l'impossibilità di lasciare il cammino con queste (ed altre) spade di Damocle sulla testa... Che fine fa la "libertà dei figli di Dio"?
Non a caso, invece, richiamo ancora una volta il "segreto" tuttora mantenuto per la mancata pubblicazione dei testi, che si addice ad una setta ma è completamente estraneo alla Chiesa.

giovedì 8 settembre 2011

8 Settembre, Natività di Maria Vergine

Il nostro interlocutore Lino si riferisce commosso a questa testimonianza di un sacerdote:
Una volta ho portato la comunione a una vecchietta di 103 anni, morente. Entro in casa ed era lì sul divano, io recito la formula e questa cerca di alzarsi facendo una fatica immane. Le dico: “Stia giù, non si preoccupi”, e questa si alza, e guardando l’ostia dice: “per Lui, questo e altro”. Questo “per Lui” era detto con una lucidità incredibile: stava parlando con Gesù Cristo».
Così ci scrive Lino e mi è caro, in questo giorno, far memoria del Nome della Nostra Madre:

per Lui, questo e altro”. Bellissimo questo aneddoto, una lezione per chi pensa di poter stabilire sia cammini ventennali prefissati per la Fede, sia limiti alla Grazia.

In questa data particolare (8 settembre) pubblico una poesia sulla salvezza "all'ultimo secondo". Non riferisco il cognome dell'autore perché so bene che lui di apporre la firma sulle opere, così come fa Kiko sulle icone, se ne frega altamente.




...Preghiera per un ateo...

Vergine santa che portasti in grembo
il corpo incorruttibile di Cristo,
per il dolore atroce del Calvario
volgi lo sguardo tuo, rivolgi il volto
all’uomo disperato sul giaciglio.

Regina dei Misteri non negare
la grazia che fugò l’Angelo Nero,
per cui ti volle il Padre tuo per madre
e prima figlia e immacolata sposa:
volgi lo sguardo e veglia l’ammalato.

Nell’ora in cui si smorzano le lampade
nelle fredde corsie degli Incurabili,
quando non luminare più rianima
e cede scienza che spenge le macchine,
avanza tu, nell’abito di luce.

Rischiara tu le tenebre del nulla,
l’angoscia del distacco e dell’oblio,
nell’attimo che rende Darwin cupo
ed ansima d’anelito d’Eterno,
se non si trova, portalo tu Dio.

Lino

martedì 6 settembre 2011

Mons. Rouco Varela contrariato dalle parole di Carmen Hernandez


Madrid, ancora sull'incontro del 22 agosto a Piazza Cibeles: parla Carmen Hernandez. Non mi sembra che anche qui i nostri ci facciano un figurone, il resto non era da meno anzi! Ma ciò nonostante...

domenica 4 settembre 2011

Congresso eucaristico Ancona. Prime impressioni.

Dal 3 all'11 settembre si tiene ad Ancona il XXV Congresso Eucaristico Nazionale.

Avremo occasione di riflettere sull'evento e di coglierne le peculiarità seguendone lo svolgimento.

Intanto, non ho potuto fare a meno di notare qualcosa di stonato, a partire dalla celebrazione della S. Messa 'presieduta' dal card. Re, assistendo alla generalizzata distribuzione della Comunione da parte di laici, tra i quali molte donne, inesorabilmente sulle mani e senza nessun segno di sacralità nei confronti del Signore. Se questi sono gli inizi, immaginiamoci il seguito.

Tanto più dopo aver appreso dal sito catechista.it -curato da una coppia di catechisti, appartenenti al Cnc dal 1979- che la Mostra a corredo dell'evento (36 pannelli presentati in gennaio ad Ancona al Consiglio permanente della Cei) è stata allestita a cura di neocat. Vi metto il link all'articolo dal quale emerge l'atteggiamento prettamente emozionale collegato all'evento, senza alcun accenno al dato principale: la Redenzione attraverso l'Espiazione, operata dal Signore per noi, con tutta l'enfasi possibile sull'emozionalità [vedi] che è conseguenza non causa di conversione, essendo coinvolte, nella conversione stessa, le facoltà che fanno dell'uomo un "essere umano": ragione e volontà. Sono esse che semmai, dopo essere state esercitate secondo il cuore di Dio, accendono il sentimento.

Mi hanno fatto particolarmente rabbrividire queste parole citate:
«Questa Eucarestia è un pane duro da comprendere oggi», una frase spesso ripetuta dal nostro Arcivescovo, che con tenacia, paternità ed affezione in questi mesi si è speso in tantissime occasioni esprimendo non raccomandazioni ma domande: «Ma noi ci crediamo? Come possiamo capire il paradosso di un uomo presente in un pezzo di pane?».
Un uomo o un Uomo-Dio? Per quanto evidentemente provocatorie, si tratta di parole incomplete. Inoltre, perché mai l'Eucaristia dovrebbe essere dura da comprendere oggi? Basta ci sia chi ne parla dal cuore acceso di quello che essa davvero è e opera... Se queste sono parole di un arcivescovo, possiamo poi meravigliarci che venga mandato ad evangelizzare un pittore spagnolo con la sua nuova rivelazione spuria, sviante, massificante, desacralizzante e sincretistica nel versante giudaico e giudaizzante? Anche se, a dire di testimoni attendibili, ad Ancona non sarà chiamato a parlare ufficialmente mentre, a Madrid, gli sono stati negati spazi di visibilità insieme al Papa e gli altri sono quelli che si è preso lui, al solito. Probabilmente lo stesso farà ad Ancona. E tuttavia, sta di fatto che c'è chi glielo permette...

Vi lascio alla lettura del pezzo linkato e attendo le vostre riflessioni.

venerdì 2 settembre 2011

Spunti di riflessione dopo la GMG

“In quello stesso giorno, alla sera, Gesù disse loro: «Passiamo all'altra riva». I discepoli, congedata la folla, lo presero, così com'era, nella barca. C'erano delle altre barche con lui. Ed ecco levarsi una gran bufera di vento che gettava le onde nella barca, tanto che questa già si riempiva. Egli stava dormendo sul guanciale a poppa. I discepoli lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t'importa che noi moriamo?» Egli, svegliatosi, sgridò il vento e disse al mare: «Taci, càlmati!» Il vento cessò e si fece gran bonaccia. Egli disse loro: «Perché siete così paurosi? Non avete ancora fede?» Ed essi furono presi da gran timore e si dicevano gli uni gli altri: «Chi è dunque costui, al quale persino il vento e il mare ubbidiscono?» [Mc 4,35-41]

Di fatto durante l'Esposizione del Santissimo, l'Adorazione e per tutta la Benedizione, si è vissuto "un momento di grazia così potente che il vento e la pioggia si sono interrotti per rispettare e lasciar sovranamente soffiare lo Spirito".
La veglia indimenticabile
Era sera. Nulla che facesse presagire quello che da lì a poco sarebbe successo. La Chiesa cattolica stava lì. C’era il successore di Pietro, c'erano cardinali, vescovi, sacerdoti e un’infinità di giovani. Tutto procedeva regolarmente. Fino a quando la barca di Pietro, la Chiesa, fu assalita da una bufera. Vento forte, pioggia battente. Il programma della serata stravolto. La paura di un crollo della struttura su cui stava il Papa, il crollo di alcune cappelle costruite per la custodia del Santissimo Sacramento. La paura di una fuga di massa, con tutte le conseguenze del caso. Niente di tutto questo. La Chiesa è rimasta lì con Pietro, il Papa Benedetto XVI, la tempesta è passata e tutto, seppur con qualche modifica, è ripreso.
Era la sera del 19 agosto scorso. A Madrid, Spagna. A duemila e passa anni dagli eventi raccontati dal Vangelo di Marco (ma anche da Matteo e Luca), la Chiesa rivive un episodio simile. In tutta Madrid (testimoni oculari l’hanno raccontato) non è successo niente. La tempesta si è abbattuta solo e soltanto là, dove stava Pietro con i suoi discepoli. La paura c’era. Le difficoltà anche. Ma nessuno si è mosso. Tutti hanno aspettato. Con fede. Piccola o grande che fosse. E il vento è cessato. La Giornata Mondiale della Gioventù è una festa della fede, come in molti si sono sollecitati a ricordare. Questa fede si è ben espressa, quando nessuno ci pensava, proprio lì, in mezzo alla tempesta. Fa pensare, e forse anche rabbrividire, costatare che su tutta Madrid l’unico posto dove ci sono state quelle condizioni metereologiche avverse era la spianata di Cuatro vientos, dove si stava svolgendo l’incontro di Papa Benedetto XVI con i giovani di tutto il mondo. Si può pensare, preoccupati, che si sia trattata di una persecuzione del maligno. Si può pensare che si sia trattata di una prova. In entrambi i casi la fede è stata messa di fronte ad una domanda: dov’è Dio? Qualcuno ironicamente me l’ha fatto presente in quei momenti “non può piovere proprio ora”. Eppure non solo ha piovuto, ma si è scatenata una bella tempesta. Questo conferma che la fede non porta a stravolgimenti esteriori delle cose e nemmeno ad una scomparsa dei problemi e delle difficoltà. Le tempeste rimangono, anzi, forse aumentano. Cambia che non si è più soli. Si è in compagnia di Gesù Cristo. Quella sera egregiamente rappresentato dal Suo Vicario per eccellenza: il Papa. Che è rimasto in silenzio. Non è stato a far discorsi e prediche su quanto accadeva. Ma è rimasto lì, con l’esempio. Benedetto XVI le miglior cose che ha detto e fatto, a differenza di quanto comunemente si pensa, non le ha pronunciate con la bocca. Tantomeno le ha dette usando il linguaggio degli uomini. Le cose migliori e più importanti le ha fatte con i gesti, le ha scritte con i documenti e le ha celebrate con i sacramenti. Invitando a fare lo stesso a tutta la Chiesa.
Questo nonostante tutte le avversioni, le incomprensioni e le ostilità che ogni Papa, Benedetto XVI non escluso, si trovi ad affrontare. Purtroppo anche, e soprattutto, all’interno della Chiesa stessa. Che è sì santa, ma non è un covo di santi. Così come ci sono le tempeste, ci sono anche i tradimenti di tanti novelli Giuda.
Il "giorno dopo" kikiano.
E uno dei più palesi (non l’unico sia chiaro) è stato egregiamente espresso lunedi sera. Durante il cosiddetto “incontro vocazionale” del Cammino Neocatecumenale. Per me che ci sono stato si è trattato di un trauma. Sono rimasto perplesso per tutto quel giorno e per alcuni giorni successivi. Non riuscivo a darmi una spiegazione sul senso di quella manifestazione. L’unica risposta che sono stato in grado di darmi è stata che quello che si stava facendo lì era una semplice (ed efficace) prova di forza. Della serie: noi siamo i neocatecumenali, siamo “tanti”, siamo forti, abbiamo un peso, un potere, stateci a sentire. Altrimenti non mi spiego niente di tutto quello che è successo. Perché quanto si è fatto e detto non era niente che potesse nemmeno minimamente avvicinarsi a quanto crede, vive e insegna la Chiesa cattolica.
Provo, facendo ordine nel turbine dei miei pensieri e delle mie considerazioni, a spiegare i punti focali di questa difformità con la Dottrina della Chiesa cattolica, con il Magistero dei Papi, con la Verità di Gesù Cristo.
Quella che si stava celebrando in quel momento, con le intenzioni di Kiko Arguello, era una liturgia della parola. Una liturgia. Un “qualcosa”, quindi, per cui “si attua l'opera della nostra Redenzione”. La liturgia, infatti, “contribuisce in sommo grado a che i fedeli esprimano nella loro vita e manifestino agli altri il Mistero di Cristo e la genuina natura della vera Chiesa [Conc. Ecum. Vat. II, Sacrosanctum concilium, 5]. Così il Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica al punto 1068. In una liturgia, quindi qualcosa di sacro, andrebbe mantenuto un atteggiamento umile, devoto, semplice, in cui il protagonista è Dio non chi sta celebrando. Tra le altre cose è vero che a presiedere tale liturgia c’era il cardinale di Madrid (che con la sua presenza più che legittimare il Cammino Neocatecumenale, ha delegittimato la Chiesa cattolica dalla quale ha ricevuto il sacramento dell’Ordine), ma chi ha animato (come se la liturgia richiedesse un animazione e di animatori) e guidato tutto quanto è stato un laico: il suddetto Kiko Arguello, fondatore e guidatore del Cammino Neocatecumenale.
A sostegno della mia tesi secondo cui quell’evento è stato solo e soltanto una prova di forza e un culto al Cammino (e assolutamente non a Dio) è che, subito dopo aver invocato lo Spirito Santo (a suo modo ovvio), Kiko ha iniziato a sciorinare numeri sulla presenza del Cammino Neocatecumenale in tutto il mondo. Mentre elencava le varie realtà, incitava la folla innanzi a lui a farsi sentire e a farsi riconoscere sventolando le bandiere dei propri Paesi. Tutto questo, lo ripeto a scanso di equivoci, in quella che doveva essere una liturgia. I nostri Vasco Rossi, Renato Zero, Claudio Baglioni e co., nei loro concerti, sanno essere più ordinati e più consoni con quello che stanno facendo.
Dopo aver mostrato i muscoli al mondo (si era in diretta su alcuni canali video e su alcune stazioni radio), il signor Arguello è passato a leggere una lettera che l’allora (più di quarant’anni fa) professor Ratzinger gli aveva inviato. Questo è stato uno dei momenti più imbarazzanti (e violenti) della giornata. Infatti, cosa che ho notato fin da subito, il signor Arguello ha raccontato (leggendo la lettera in questione) come Joseph Ratzinger fosse favorevole, probabilmente anche entusiasta, del Cammino. Kiko quindi ha ricordato i vari provvedimenti che Ratzinger ha compiuto in favore del Cammino quand’era professore, quando era parroco, quando era vescovo e quando era cardinale. Punto. Di quando Ratzinger è diventato Prefetto per la Congregazione per la Dottrina della Fede e, soprattutto, di quanto Joseph Ratzinger ha detto e fatto verso il Cammino da quando è stato eletto Papa con il nome di Benedetto XVI, Kiko non l’ha minimamente ricordato. E il perché ci pare abbastanza evidente.
Nel frattempo c’è stato un intermezzo musicale di un qualcosa composto dallo stesso Kiko con l’ennesima dimostrazione che il Cammino Neocatecumenale è kikocentrico e non cristocentrico e con l’ennesima dimostrazione della bruttezza delle sue opere (musicali e visive).
A proposito della musica, mi concedo anch’io un piccolo intermezzo per dimostrare come sia ridicola, sterile e fuori luogo la pretesa di tirare dalla propria parte la persona del Santo Padre. La musica, ovviamente liturgica, per i Neocatecumenali (e non solo) è quella che si realizza con chitarre, bonghi, tamburelli, nacchere (stavamo a Madrid…) e non meglio specificati strumenti. Il capitolo VI della Costituzione Sacrosantum Concilium del Concilio Vaticano II parla (anche se in maniera poco chiara come molti dei documenti di quel Concilio) del fatto che devono essere utilizzati canti attinenti alla liturgia, che esprimano il senso del sacro, che lo strumento da utilizzare è l’organo e tante altre cose tranquillamente disattese in molte (troppe) parrocchie e in tutto il Cammino Neocatecumenale. La Tradizione della Chiesa in ambito liturgico è chiara. Basta leggersi i documenti che da Pio X in poi (tanto per rimanere in epoca moderna) fino a Benedetto XVI (compreso anche Giovanni Paolo II) richiamano alla dignità della musica sacra.
Dopodiché Kiko ha fornito prova della sua oratoria. Non voglio offendere nessuno e non voglio sentirmi migliore di nessuno, tantomeno di Kiko, ma la sua predica (i laici tengono prediche? Da quando questo è permesso nella Chiesa cattolica? Ma non era questa una prassi che i Neocatecumenali dovevano correggere?) è stata a dir poco confusa, inconcludente e priva di ogni senso. Fiorello avrebbe avuto più significato. Sembrava davvero un comico, un animatore, uno showman che si muove sul palco, che incita la folla, che invita a salire sul palco, a intervenire, ecc. Tutto sempre nella cornice di una liturgia sedicente cattolica. A Kiko si sono aggiunti i commenti di Carmen e di don Mario Pezzi che non hanno fatto altro che rendere agghiacciante tutta quella situazione e renderla, se ciò fosse possibile, priva di ogni altro senso.
E, infine, l’aspetto più drammatico, più scandaloso e più offensivo della dignità delle persone, oltre che della serietà della faccenda in questione, è stata la cosiddetta “alzata vocazionale”. Non so da dove partire, perché da qualsiasi cosa iniziassi, prenderei bene per parlare male. Questo è uno dei fiori all’occhiello, dei vanti del Cammino neocatecumenale. Infatti chiunque senti di loro si pavoneggia o addita a merito del Cammino quello di suscitare migliaia di vocazioni. Effettivamente uno dei pochi seminari attivi è quello gestito dai Neocatecumenali. Allo stesso tempo è però necessario domandarsi quanto bene facciano alla Chiesa questo tipo di vocazioni che di cattolico non hanno nulla, visti i presupposti sopra elencati, ma anche e soprattutto tutto quello che si sa sulla dottrina e sulla prassi dei Neocatecumenali. Ebbene, queste alzate vocazionali funzionano così: il signor Kiko esorta al silenzio più totale, invita ad accovacciarsi per terra e dopo un momento di silenzio (l’unico di tutta la giornata!) egli sollecita con forza ad alzarsi e correre sul palco tutti quelli che si sentono di voler abbracciare la vita sacerdotale. Il che è assurdo. La vocazione non è frutto di un momento, di un sentimento istantaneo che come nasce, muore. La vocazione è cosa seria, è una scelta, che si fa con l’uso di quella cosa che Kiko non ha per niente preso in considerazione: la ragione. Infatti, quello su cui lui ha fatto leva è l’emotività del momento. I Neocatecumenali cui questa cosa è stata fatta notare rispondono con sincera convinzione che non è così. Che dopo queste alzate le persone che hanno fatto questa scelta trascorrono uno o due anni in un corso per verificare la veridicità di questa vocazione. E poi, dopo aver superato questo percorso, si entra nel vero e proprio seminario. Eppure questa risposta non risponde e non placa l’angoscia per tale pagliacciata. Perché se anche fosse vero che quella manifestazione esteriore deve essere supportata da una interiore, non si vede il perché quella esteriore debba essere manifestata al mondo intero. Non se ne spiega il motivo se non per far vedere che il Cammino è forte ed è l’unico in grado di mandare avanti la Chiesa. E con questo, il cerchio si chiude.

mercoledì 31 agosto 2011

Video: neocatecumenali, dov'è l'Adorazione? Ma non c'è neanche l' "allegria"...

Nel primo dei video sotto inseriti osserviamo una "liturgia" neocatecumenale svoltasi a Pamplona durante la GMG. Facce depresse, fiacchi battimani. L'architettura classica della chiesa e le riprese col grandangolo contribuiscono a rendere ogni scena surreale. Verso i 2 minuti e 40 secondi si vedono chierici e laici (!?) 'spezzare' i pani. Orribili quelle insalatiere sull'altare che dovrebbero ospitare il Sangue di Cristo.
Il popolo intorno sta comodamente seduto: naturalmente nessuno si inginocchia, vorrete mica inginocchiarvi di fronte al Signore presente nel Sacramento? Gli inginocchiatoi sono lì ma guai a chi osasse utilizzarli... Verso i 3 minuti e 38 c'è la distribuzione delle ostie (o meglio delle pagnotte spezzate e sbriciolate): comodamente seduti ci si alza in piedi a ricevere il proprio pezzo di Pane e immediatamente ci si siede di nuovo, come se non si trattasse del Sacramento ma di un commestibile qualsiasi. E poi, vorrete mica che consumino subito come si fa in tutta la Chiesa cattolica? Macché! Si siedono lì a guardarlo, per poi assumerlo tutti insieme, mentre la guarnigione di schitarranti continua ad annoiare con qualche nenia a velocità di moviola.

Nel minuto successivo c'è tutta una rassegna di facce che tutto indicano tranne devozione e desiderio. Verso i 5'15" comincia il secondo giro, quello delle insalatiere. Si vede uno dei camerieri liturgici che non si prende nemmeno la briga di pulire eventuali tracce di saliva (verso i 6'30" c'è uno che lo fa). Continua poi per parecchi minuti lo schitarramento della canzonetta funebre kikiana che mette tanta tristezza (e si vede!) Dopo 9'45" i sacerdoti escono dalla scena e arriva la vera animazione: si formano chiassosamente trenini e girotondi attorno all'altare (che dico: la 'mensa'), i fedeli sembrano essere usciti dal letargo. Ma (come specialmente si vede attorno ai 10'18") salvo rari sorrisi di circostanza, non hanno facce che sprizzano la tanto decantata "allegrìa". Più che un balletto di allegria (come vorrebbe Kiko), sembra piuttosto l'esecuzione di un cerimoniale che non ha nemmeno nulla di gioioso. Qualcuno trova finalmente fiato e prende a cantare la canzonetta kikiana, il cui suono è sempre attorno ad un "uoòòò" calante e triste, per ancora parecchi minuti fino a quando fanno un applauso finale e termina la messinscena. Niente a che vedere con il grande dono che ci ha consegnato nostro Signore...




Non posso non condividere con voi un commento per Monde & Vie di Eric Letty, sulla Veglia che abbiamo qui riprodotto, inserendo anche l'immagine da lui evocata...
«Se dovessi scegliere un solo evento di questo mese d'agosto 2011, non vorrei scegliere il crollo del merato azionario né [...]. Piuttosto che il frastuono del mondo, sceglierei il silenzio, il silenzio impressionante di 1.500.000 giovani adoranti, in comunione con un vecchio non meno giovane di loro, il Re dei re nel Santissimo Sacramento. Un momento di grazia così potente che il vento e la pioggia si sono interrotti per rispettare e lasciar sovranamente soffiare lo Spirito. La telecamera che riprendeva le immagini della veglia di queste Giornate Mondiali della Gioventù si è soffermata con indiscrezione sul viso grazioso di una giovane donna in lacrime - lacrime dell'anima bagnata dall'amore del suo Creatore...».

lunedì 29 agosto 2011

Pregiudizi neocatecumenali

Abbiamo ricevuto due commenti che fanno capire bene "che aria tira" nelle comunità del Cammino Neocatecumenale. Li riportiamo qui sotto, seguiti dalle nostre risposte:

1° commento (commento non firmato)

mah...
una cosa mi lascia molti dubbi...
l'allora vescovo Ratzinger era favorevole al cammino e ciò è documentato dalla lettera...
voi poi dite che ora non è piu cosi e se avesse saputo prima non sarebbe stato favorevole...
ma abbiamo la controprova? avete qualche documento a favore?! perche io seguo molto tutto ciò che questo Papa dice e non ho mai nè letto nè sentito nulla contro il cammino...
capite perche questo blog non funziona? Kiko mi porta un documento, una lettera reale dove l'attuale Papa parla bene del cammino... voi mi dite che secondo voi se il Papa avesse conosciuto meglio il cammino non avrebbe scritto la lettera...
devo fidarmi di quello che egli realmente scrisse o di quello che voi ipotizzate coi vostri "se" e i vostri "ma", ma che non è scritto da nessuna parte?

***
Rispondiamo ai cari fratelli che dicono "Kiko mi porta un documento". Benissimo, e gli altri documenti perché non ve li porta?

Volevi una controprova? Eccotela: è nella fatidica lettera del Card. Arinze contenente le «decisioni del Santo Padre», proprio il documento che Kiko non vuole portarti.

Tale documento, che è parte integrante dello Statuto definitivo del Cammino (art. 13, comma 3, nota 49, in cui si cita anche il discorso del Papa ai neocatecumenali: «mi aspetto che queste norme vengano da voi attentamente osservate»), è la controprova che tu cerchi e che addirittura pretendi che ti sia continuamente riconfermata.

Kiko cita Ratzinger solo quando gli fa comodo. Cita il Ratzinger del 1974, ma non cita il Ratzinger divenuto Papa; cita il Ratzinger che incoraggia i neocatecumenali, ma non cita il Papa Ratzinger che ha deciso che le liturgie del Cammino, a meno dello spostamento temporaneo del segno della pace, «devono seguire il Messale Romano senza aggiunte né omissioni».

Papa Benedetto XVI non ha mai abolito quelle «decisioni» di papa Benedetto XVI: nessun altro può legittimamente derogarle o farle decadere. Quale assurda pressione potrebbe mai far rimangiare a papa Benedetto XVI le decisioni di Benedetto XVI? Forse che siamo tornati ai tempi in cui si potevano ricattare i pontefici? (soppressione gesuiti, invadenza di, Napoleone, soppressione templari, eccetera).

Ora, non ti sembra disonesto il comportamento di Kiko? Tanta cagnara su quelle due lettere del '74, e poi delle «decisioni del Santo Padre» (cioè lo stesso autore delle lettere) ve ne infischiate e addirittura favoleggiate tra di voi una loro presunta "abolizione"? (e se anche davvero ci fosse, resta il fatto che per i cinque anni in cui è stata in vigore avete comunque sempre disubbidito).

Aveva dunque ragione padre Pio, quando -ancor prima che Kiko e Carmen si insediassero a Roma- definì gli iniziatori del Cammino «i nuovi falsi profeti». Un cristiano normale, e ancor più un vero profeta, prende sul serio il Papa, e non solo qualche remota lettera di trentasette anni fa.

Ma per i neocatecumenali il mondo è fatto così: «Kiko mi porta un documento», e quindi i documenti che Kiko non porta ai neocat... per i neocat non esistono.



2° commento (commento firmato "M.")

Io ho 20 anni e sono nel precatecumenato da quasi 6 anni ormai. Forse la mia testimonianza non conta perchè lo vedo dall'interno,e soprattutto da poco tempo, e forse non dovrei nemmeno dirla. Su questo articolo si parla del cammino neocatecumenale come una prigione in cui, se non fai quello che ti viene detto sei un peccatore. Ma quando mai? Io ho 20 anni, non so nulla della vita e delle sofferenze. E, se non fosse stato per il cammino adesso sarei con la stessa mentalità che avevo a 14 anni. Dipende sempre da una cosa: ci credi o no? e, anche se più avanti col tempo, ti rendi conto che la vita in cammino non fa per te, non c'è niente di male. E' dura affrontare il cammino perchè crea alcune situazioni scomode come appunto capire la propria croce per affrontarla. E non è certo una passeggiata! Ma io, in 6 anni dentro al cammino e in 14 anni in cui lo vedevo da fuori non ho MAI visto nessuno costretto a fare nulla, o dichiarato peccatore a caso, e proprio per questo sono CERTA di essere LIBERISSIMA di fare le mie scelte e di vivere la mia vita come meglio credo e NESSUNO mi correrà mai dietro con un forcone gridandomi "PECCATRICE". E se proprio dobbiamo parlare di eresia, non sarebbe permesso parlare pubblicamente dei vari passaggi, non perchè sia una cosa segreta (puoi parlarne con chi vuoi in privato), ma per rispetto ai fratelli che ancora non hanno vissuto quella determinata tappa, ma già che ci siamo preciserei che al primo scrutinio si denuncia solamente la croce e non il peccato. Poi c'è da dire che di personaggi strani in giro ce ne sono tanti. E' come se uno straniero dicesse che TUTTI gli italiani sono mafiosi. Non per questo bisogna fare di tutta l'erba un fascio, no? Liberissimi di fare di questo commento quello che volete, ma vorrei prima precisare una cosa: io sono una ragazza che si lamenta SEMPRE di ciò che è giusto e di ciò che non lo è, e nella mia vita di ingiustizie ne ho subite tante e mi sono sempre ribellata. Per questo posso garantire che se non pensassi davvero queste cose non le scriverei affatto! Spero che con questo commento alcune persone ci pensino due volte prima di pubblicare offese gratuite. :)

E aggiungerei che, da parte del papa, una posizione è stata presa, infatti, il tanto amato da tutti Giovanni Paolo II, ha dichiarato: "Riconosco il Cammino Neocatecumenale come un itinerario di formazione cattolica, valida per la società e per i tempi odierni".

M.

***
Rispondo alla giovane neocatecumenale che si firma "M.":

Non lamentarti della tua giovane età. Si può essere santi anche da bambini: pensa che è in corso il processo di beatificazione di una bambina di sei anni, Antonietta Meo, che a quella tenera età già sapeva cosa fossero la fede e la sofferenza senza aver bisogno di alcun "cammino" pluridecennale.

In vita tua hai incontrato solo il Cammino e quindi è ovvio vederti indispettita di fronte alla dimostrazione che il Cammino è problematico e dannoso, è disobbediente ed ambiguo, è una prigione ed una schiavitù. Del resto la banalizzazione e la minimizzazione dei fenomeni da noi denunciati da te esibita in maniera così "standard" e reiterata non ne è che la dimostrazione.

Ti invitiamo a verificare di persona queste cose, confrontando onestamente ciò che diciamo con ciò che vedi, cercando di conservare un briciolo di spirito critico con annessa obbiettività, sfrondato da ogni "attaccamento" al contesto, più sentimentale che razionale, che produce condizionamento.

Ti invitiamo a non ridurre la realtà a ciò che ti dicono i tuoi cosiddetti "catechisti".

Del resto, tu ti senti "liberissima" proprio perché fino ad oggi non hai mai osato contraddirli.

Un commentatore sopra si fossilizzava sulle lettere di Ratzinger del 1974 («Kiko mi porta un documento! Kiko mi porta un documento!») e non vedeva le decisioni di Papa Ratzinger del 2005 (Kiko fece di tutto per non portare quel documento).

Tu non hai trovato di meglio che citare Giovanni Paolo II del 1990 (una frase, del resto, estorta con un misero trucchetto)... e non vedi che quello stesso Papa, negli ultimi anni della sua vita, divenne molto freddo nei confronti del Cammino.

venerdì 26 agosto 2011

Il Cammino dà filo da torcere al Papa


È di oggi una riflessione di Sandro Magister (anche in English) intitolata "il professor Ratzinger? troppo buono".


Citiamo qui sotto, evidenziando alcuni punti, la parte riguardante il Cammino Neocatecumenale: Kiko e i suoi seguaci non si stancano mai di sfruttare a proprio vantaggio la bontà del Papa.




Il professor Ratzinger? Troppo buono

A un primo esame tende a promuovere tutti, anche quei gruppi e movimenti che poi gli daranno grosse delusioni. Tre casi di scuola: i neocatecumenali, i monaci di Vallechiara, gli Araldi del Vangelo

di Sandro Magister



ROMA, 26 agosto 2011 – Come è loro tradizione, i neocatecumenali hanno preso parte in gran numero alla Giornata Mondiale della Gioventù di Madrid. E vi hanno aggiunto il loro "day after", anche questo secondo tradizione.

Nel pomeriggio di lunedì 22 agosto si sono riuniti nella centralissima Plaza de Cibeles per il rito della "chiamata" al sacerdozio o alla vita religiosa, col loro fondatore Francisco José Gómez Argüello detto Kiko a far da calamita, attorniato dall'arcivescovo di Madrid Antonio María Rouco Varela e da decine di altri vescovi di tutto il mondo.

La piazza era gremita di neocatecumenali di numerose nazioni, 180 mila in tutto, tra i quali 50 mila italiani e 40 mila spagnoli.

Ben 750 arrivavano da due sole parrocchie di Roma, la città in cui il Cammino neocatecumenale è più presente.

La "chiamata" ha avuto una risposta massiccia. Circa 9 mila giovani di ambo i sessi sono corsi dalla piazza verso il palco, per far benedire dai vescovi la loro scelta vocazionale.

Nell'infiammare la folla Kiko non ha mancato – come fa spesso – di farsi vanto del sostegno dato dall'allora professore di teologia Joseph Ratzinger all'impianto del Cammino neocatecumenale in Germania, nel 1974.

Quell'anno, Stefano Gennarini e altri discepoli italiani di Ratzinger a Ratisbona gli riferirono di essere entrati a far parte del Cammino neocatecumenale, a Roma, e di esserne rimasti entusiasti.

Il loro entusiasmo contagiò il professor Ratzinger, che volle incontrare a casa sua, a cena, Kiko e l'altra fondatrice del Cammino, l'ex suora Carmen Hernández.

Il giorno dopo l'incontro si allargò, per volontà di Ratzinger, all'allora vescovo ausiliare di Monaco.

E poco più tardi Ratzinger scrisse a due suoi amici sacerdoti della diocesi di Monaco raccomandando loro calorosamente di far crescere il Cammino nelle rispettive parrocchie. Il che avvenne.

Come sempre quando racconta questo episodio, anche a Madrid Kiko ha riletto con enfasi alcune frasi di quelle due lettere di Ratzinger.

Il che non toglie che il Cammino abbia poi dato parecchio filo da torcere allo stesso Ratzinger divenuto prefetto della congregazione per la dottrina della fede e infine papa.

I testi di catechismo scritti da Kiko e Carmen per la formazione dei membri del Cammino – tuttora mantenuti segreti – hanno richiesto infatti ben tredici anni di revisioni e correzioni, da parte della congregazione per la dottrina della fede, prima della loro approvazione nel 2010.

E anche le modalità con cui i neocatecumenali celebrano la messa e gli altri sacramenti sono state oggetto di richiami e di correzioni insistenti, non sempre andate a buon fine, da parte delle autorità vaticane.

Se nel 1974 l'allora giovane professor Ratzinger avesse avuto subito conoscenza delle falle del Cammino nei campi della dottrina e della liturgia, il suo entusiasmo avrebbe ceduto il passo a una maggiore cautela...

[...]

(I neocatecumenali) Hanno tra i cardinali e i vescovi dei ferventi ammiratori. Ma anche molti oppositori e critici. I vescovi del Giappone in blocco, ad esempio, di recente hanno rotto con loro. E lo stesso è avvenuto pochi giorni fa in Nepal.

Gli encomi iniziali a tutto tondo di Ratzinger non sempre trovano conferma nei fatti.

lunedì 22 agosto 2011

Diecimila 'alzate'!

«In cauda venenum»: la GMG è finita ma c'è la "coda" kikiana-carmeniana. Oggi a Madrid, in piazza Cibeles alle 17:30, ci sono le "alzate". Cioè la chiamata vocazionale che Kiko fa con tutta la delicatezza di cui è capace: «aspetti forse che tua madre muoia di cancro?»

Subito dopo Kiko grida il numero di giovani che si sono "alzati" alla sua chiamata ("alzarsi" corrisponde al dichiarare di voler entrare nei seminari kikiani o nei conventi kikizzati), arrotondandolo a favor suo.

Si tratta sempre di cifre tonde, enormi, gonfiate, e naturalmente i giovani neocatecumenali si prestano sempre molto a tale messinscena: si "alzano" infatti perfino bambini e gente che ha voglia di scherzare. Lo sappiamo da una fonte insospettabile: l'ineffabile neocatecumenale Caredda. Nel settembre 2007 commentava quelle che Kiko chiamava "3.200 alzate" e che in realtà erano meno di mille, incluse le numerose alzate per scherzo e quelle da parte di bambini. L'articolo venne pubblicato il 5 settembre 2007 sul sito web Korazym, ma poco tempo dopo venne opportunamente fatto sparire, in quanto anche se scritto in buona fede... rivelava una pericolosa verità sul Cammino, fatto più di grossi numeri gridati alla stampa che di persone concrete.

Riportiamo qui sotto il suo articolo, marcando in neretto alcune parole che richiederanno un minutino di riflessione: invitiamo infatti a sostituire Loreto*** e Montorso*** con GMG Madrid e "alzate" piazza Cibeles e vedere che effetto vi fa.

Originariamente pubblicato sul sito web Korazym.


Loreto***, lunedì a Montorso*** per 100mila neocat. Kiko: ''Gli Statuti saranno approvati''

di Stefano Caredda/ 05/09/2007

Nella spianata dell’incontro con il papa, lunedì pomeriggio l’incontro vocazionale delle comunità neocatecumenali: centinaia di giovani rispondono all’appello. Arguello: “Sull’ok agli Statuti ho avuto la conferma del segretario di Stato”.

Dal nostro inviato.

MONTORSO*** (Loreto***) - Il giorno dopo, sono ancora lì. Dopo i gemellaggi nelle diocesi, le missioni nelle piazze, le due giornate con il papa e con tutti gli altri giovani dell’Agorà, loro ritornano sul posto, a Montorso***, e cantano, suonano, ascoltano, pregano, fanno silenzio. E qualcuno comprende e manifesta, davanti a tutti, la “chiamata della vita”: diventare sacerdoti o religiose, missionarie o consacrati. Alcuni fra loro lo diventeranno certamente.

Il giorno dopo il papa, Montorso*** è solo per il popolo del Cammino Neocatecumenale. Sono 100mila, viene detto, e se le proporzioni hanno un senso il numero è attendibile: il colpo d’occhio è notevole, i primi due settori di fronte al palco, parterre compreso, sono affollati di giovani e di chitarre.
Un quarto, forse un terzo dell’intera Agorà, è ancora qui. E’ l’incontro nazionale con gli iniziatori del Cammino (Kiko Arguello e Carmen Hernandez, e con padre Mario Pezzi), e con loro per questo appuntamento vocazionale, tutto orientato alla scoperta della “chiamata di Dio per te”, c’è anche il presidente del Pontificio Consiglio per i Laici, mons. Stanislaw Rylko. Presenza di un certo peso, in tempi come questi nei quali si attende da due mesi la decisione del suo dicastero sulla sorte degli Statuti del Cammino, approvati per cinque anni con la formula ad experimentum il 29 giugno 2002. Presenza di peso soprattutto se poi, parlando ai giovani, li ringrazia per la loro “straordinaria testimonianza di fede”, per lo “spettacolo di fede profondo”, per il loro “entusiasmo e amore per Cristo”, per star lì a dimostrare che “essere cristiani è bello”.

Parole eloquenti, ma non quanto quelle che, a proposito degli Statuti, Kiko pronuncia davanti ai 100mila di Montorso***: “Il papa è contento, avremo l’approvazione degli Statuti del Cammino Neocatecumenale: quindici giorni fa me lo ha confermato anche il segretario di Stato”. Il tutto a ribadire che il Cammino si attende a breve – e ha certezza che così sarà – l’ok definitivo al documento che, fra l’altro, regola i rapporti con la Santa Sede e i vescovi diocesani. Rapporti con i vescovi diocesani che, in verità, tanto idilliaci con tutti proprio non sono: Kiko non ne parla con i cronisti, ma con il suo popolo sì, e apertamente, quando ricorda le difficoltà percorse in questi quarant’anni di vita e quelle ancora esistenti (“…le diocesi che ci detestano e quelle che non ne vogliono sapere niente di noi…”), per concludere che “niente si può fare nella Chiesa senza incomprensioni e difficoltà” e “delle difficoltà occorre essere contenti perché il giorno che non ne avremo saremo finiti”.

In questo giorno, comunque, in questo lunedì di sole, Kiko problemi non sembra proprio averne. Anzi, va tutto alla perfezione: ad ascoltarlo, a sentirlo parlare e catechizzare, a vederlo muoversi sul palco in quello che somiglia molto ad un “one man show”, uno spettacolo che ruota intorno alla sua verve, alla sua chitarra, alla sua voglia di comunicare un messaggio di speranza e fiducia, ci sono i vescovi di quasi tutte le Marche: c’è il vescovo di Loreto, l’unico che prenderà la parola per salutar tutti e ricordare che “ormai a Loreto siete di casa, tutte le settimane ritmate le nostre strade con la vostra preghiera e i vostri canti per incontrare la ‘madre del si’", e con lui ci sono Menichelli e Giuliodori, i titolari delle diocesi di Ancona e Macerata, e poi con Fano anche qualche innesto calabrese, con i vescovi di Reggio Calabria e Lamezia Terme, e qui e là anche qualche vescovo polacco. Va tutto alla perfezione non solo perché ci sono i vescovi che ascoltano e benedicono, ma anche perché sul palco, sul far della sera, praticamente non ci entrano neppure, da quanti sono, i giovani che si sono sentiti “chiamati”: 2mila ragazzi e 1200 ragazze, dice Kiko, e per quanto lui abbondi un po’ (erano molte centinaia, e probabilmente nell’ordine di un migliaio complessivamente), ciò toglie poco all’importanza di avere di fronte ragazzi e ragazze pronti a cambiare vita, a “donarla interamente al Signore”, a diventare preti e suore.

Certo, fra i tanti che all’appello di Kiko (“Se qualcuno si sente chiamato dal Signore venga qui”) si sono “alzati” si notano anche bambini di poco più di sette anni, e facce che danno l’impressione più di scherzare che di fare sul serio; ma con questi ci sono anche tanti, tantissimi giovani sui volti dei quali si legge la gioia e la paura per una decisione nuova, una decisione per la vita. Inginocchiate di fronte al ritratto di Cristo, prima che i vescovi impongano a tutti loro le mani sul capo in segno di incoraggiamento ad andare avanti e di preghiera ad essere perseveranti, colpiscono i volti di due giovani ragazze: una è bionda, capelli a caschetto e occhi azzurri, dai quali scendono lacrime e lacrime. Piange, e ha il volto felice. L’altra è nera, nera africana, la pelle scura e un sorriso di fronte al quale puoi solo fermarti. Guardarlo e gustarlo. Là attorno è un fiorire di macchine fotografiche e cellulari, e ci sono anche gli abbracci degli amici e delle amiche, e di tutti i “fratelli di comunità”. Per chi si è alzato, il futuro è fatto di un incontro con i propri catechisti, di un ritiro (convivenza) al Centro internazionale di Porto San Giorgio e poi di una nuova destinazione, in ogni parte del mondo. Per i ragazzi, ci sono certamente settanta seminari Redemptoris Mater, aperti proprio dal Cammino.

Del resto, non che manchi l’internazionalità, al Cammino neocatecumenale. Il benvenuto di Kiko era stato una sorta di grande appello geografico: a Montorso*** sventolano le bandiere e pregano con lui comunità di tutta Europa, da Svezia, Finlandia, Danimarca e Norvegia fino all’Olanda, dalla Germania all’Austria, dalla Polonia (sono in seimila) all’Ucraina, dalla Bielorussia all’Albania, chiassosi e visibili, questi ultimi, proprio di fronte al palco. Ci sono gli spagnoli (10mila, dice Kiko), e ci sono – numerosi – gli appartenenti delle comunità di Israele e Palestina. E poi ancora maltesi, bosniaci, macedoni, serbi, croati, turchi. “Mamma li turchi!”, esclama divertito l’iniziatore del Cammino. Arrivano anche dalla Corea e dall’Australia, e viene nominato anche il Madagascar. Dodici mila in tutto, da oltre confine, e poi gli italiani, regione per regione, che urlano e saltano quando vengono nominati dal palco. Il loro esser felici d’esserci.

Tutto l’incontro pomeridiano prepara al momento conclusivo, quello della chiamata. Si prega perché “il Signore della messe mandi operai per la sua messe”, si leggono le letture del giorno, si proclama il Vangelo, si ripete il cuore dell’annuncio cristiano: “Dio ti ama, adesso, così”. Fa quasi tutto Kiko, che insiste, muovendosi avanti e indietro per il palco, tenendo il palcoscenico da oratore esperto per quanto sui generis, ricordando che “è ora il momento favorevole: quando meglio di adesso devi far entrare Cristo nella tua vita? Devi forse aspettare che tua madre muoia di cancro? Ora! Ora è il momento favorevole!”. L’esempio che serve a rendere concreto (pure troppo) il messaggio, nel contesto globale scivola liscio, quasi non ci si fa caso. Dopo il Vangelo, quando Kiko cede il campo, tocca a mons. Rylko: “La chiamata di Dio non è una storia lontana. E’ presente. E’ ora. Ora Cristo passa in mezzo a voi, e dice ‘Ho bisogno della tua bocca per proclamare la buona notizia, per annunciare la luce della verità’. Come ha detto il papa, non siete l’evento di un caso o di una coincidenza. Sei stato voluto da Dio, Dio ti ha pensato personalmente, ha nei tuoi confronti un disegno di vita e di amore. Cerca di scoprirlo e cerca di dire si a ciò che il Signore chiede a te. Se il Signore passa e ti dice ‘Seguimi!’ quale sarà la tua risposta stasera? Maria ha dato il suo ‘si’, Maria insegna a non avere paura di dire si a Dio, un si totale e incondizionato, senza se e senza ma. Chi sceglie Cristo non perde nulla, Cristo non toglie niente a dona tutto”.

Non ci sono solo le parole di Rylko per i ragazzi di Montorso***: c’è l’ebbrezza di un canto nuovo composto da Kiko “appositamente per l’occasione”, con tanto di applausi mentre l’autore annuncia che l’avvio è a ritmo di flamenco, e partono sorrisi e divertiti commenti (“Mah, sembra più una rumba”, mormora qualcuno). C’è spazio anche per Carmen e padre Mario Pezzi. Entrambi invitano a lasciarsi guidare da Dio, ed entrano decisi nelle dinamiche e nelle contraddizioni del mondo: “sesso”, “pornografia”, “masturbazione”, “la famiglia combattuta dalle leggi dello Stato”, “l’aborto” nelle parole di Carmen, la disperazione dei giovani in quelle di padre Mario. Riferendosi alle provocazioni forti lanciate sabato davanti a Benedetto XVI durante la veglia dell'Agorà, dice: “Avete sentito sabato nella veglia del papa le testimonianze dei giovani delle parrocchie: quanto sconcerto! Quanto disorientamento! E questi sono i giovani delle parrocchie… Immaginatevi gli altri! Quanta disperazione! Voi avete un dono immenso, di poter vivere in comunità in cui il Signore vi dà delle certezze e non dei dubbi. Perseverate!”. Persevereranno, certo, i giovani neocatecumenali. Come in verità perseverano, fidandosi di Dio, anche “i giovani delle parrocchie”, e la speranza è che lo sappiano e ne siano ben consapevoli, i ragazzi che affollano Montorso*** anche il lunedì. Vista la realtà di molte parrocchie, vista la troppa distanza fra i ragazzi "delle parrocchie" e quelli "delle comunità", andrebbero forse enfatizzati i motivi che uniscono, più che le differenze, vere o presunte.

Il sole sta per tramontare, la Protezione Civile ha chiesto, per un deflusso sereno, che l’incontro si concluda con la luce del giorno; la Polizia non è tranquilla, all’arrivo la gestione dei pullman e dei parcheggi non è stata ottimale, e qualcuno ha anche attraversato i binari della ferrovia. “Non fatelo fratelli!”, ripeteranno più volte dal palco. Il sole sta per tramontare, e allora arriva il momento della chiamata. Pianti e sorrisi, e poi tutti in viaggio. L’incontro è finito. I vescovi se ne vanno. Kiko lascia la scena. Gli Statuti aspettano. Centomila tornano a casa. Per alcuni fra loro, è stato il giorno che cambia la vita.

domenica 14 agosto 2011

Ti pare forse che puoi organizzare un raduno di centinaia di migliaia di giovani senza che nessuno tenti di strumentalizzarlo?

Riprendiamo alcune riflessioni sulla GMG da parte di By Tripudio riportate molto opportunamente in margine all'ultimo thread. Ci sembrano molto significative e pregne di contenuti seri circa il rischio di strumentalizzazione di avvenimenti ecclesiali così particolari.

" Ti pare forse che puoi organizzare un raduno di centinaia di migliaia di giovani senza che nessuno tenti di strumentalizzarlo?

In prima fila c'è Kiko e quindi, piaccia o non piaccia, anche questa GMG sarà di fatto inquinata di neocatecumenalismo, che se lo dovranno sorbire direttamente e indirettamente tutti i partecipanti. La sola presenza dei kikos è garanzia di rumore di fondo imposto di forza agli altri partecipanti.

Ricordo un pellegrinaggio, tempo fa, in cui spuntarono le solite canzonette neocatecumenali stile flamenco schitarrato urlando: per me la parte più difficile del pellegrinaggio fu resistere alla tentazione di urlare "basta con questa musica da cani, basta con queste canzonette cupe e tristi!!"

Il motivo per cui sono critico verso le GMG è lo stesso per cui sono scettico verso tante altre iniziative ecclesiali che partono dalla stessa mentalità: "radunare" (cioè fare un'operazione utile anzitutto al livello mediatico, televisivo) e poi dover faticare per non farsi inquinare e sfruttare.

Voglio dire che non accuso solo la GMG, e voglio anche ripetere che non critico affatto coloro che in buona fede vi partecipano con l'intenzione di cavarne frutti spirituali; ma mi dispiace moltissimo che la buona fede venga sfruttata e tradita fin dal principio, perché l'idea di base è di "radunare", cioè di compiere qualcosa di televisivamente applaudibile, cioè un piatto molto appetitoso per chi ha tantissima superbia."(By Tripudio).

Ci limitiamo, di rimando, a domandarci ancora una volta: se il rischio della strumentalizzazione esiste - ed esiste di sicuro -, se questi eventi ecclesiali tanto pubblicizzati e osannati da dare quasi l'impressione di essere fini a se stessi, provocano esclusivismi e settorialità, perchè non ripensarli radicalmente anche nell'ottica di una nuova , vera evangelizzazione, che raggiunga TUTTI i lontani e faccia a meno di certe forme di autoreferenzialità "giovanile" incontrollate e incontrollabili?

Aggiungo un intervento da incorniciare preso dal blog di Tornielli, che inserisco qui anziché all'interno per il risalto che merita:
Per andare dietro la croce non serve l’entusiasmo, che invece è servito per mandare i giovani a combattere tutte le guerre (ed i mercati) dei potenti.
L’entusiasmo serve ai concerti rock ed agli stadi.
Certamente è entusiasmante seguire Gesù: ma nella consapevolezza della croce. Nella ricerca della Verità. Allora non serve schiamazzare e rinunciare al cervello: al contrario. Serve anche una giusta dose di silenzio. Che i beoti prezzolati della grande stampa potranno anche interpretare come mancanza di entusiasmo e persino tristezza. Perchè avranno in mente i loro sciocchi schemi.
Mentre Gesù ci dice di essere entusiasti di seguirlo, anche in croce.
Raggelante, finchè non ci si affida totalmente a Lui, facendo la Volontà del Padre.
Tutto il resto sono chiacchiere da bar sport.
Invece se i giovani avranno la grazia di lodare, adorare e servire il Signore, se avranno la prospettiva di salvare la propria anima, invece di salvare il fondoschiena degli oligarchi che per i loro affari farebbero volentieri a meno di due o tre miliardi di loro simili, ritenuti “inutili”, beh, allora sì, si tornerebbe a casa entusiasti. Proprio quando i giornalisti più ignoranti o in malafede (non parlo certo Andrea Tornielli) non avrebbero più niente da scrivere. Il vero entusiasmo è nel cuore: la grazia traspare come una gioia sui volti, non con gli schiamazzi.

giovedì 11 agosto 2011

Continuano le testimonianze

Questa testimonianza è arrivata già da alcuni giorni. Credo sia giusto offrire a chi legge la percezione di quanto sia generalizzata e concordante, anche se poco considerata, l'esperienza di chi si decide ad esprimere il proprio impatto col Cnc. Mi ha colpita l'esposizione affastellata di pensieri e sensazioni scritte a flash, così come si sono affacciate alla memoria.


Gentilissimi,

cercando informazioni sulla massoneria nella chiesa mi sono venuti in mente i nc di cui ho fatto parte per ben 15 anni arrivando all'iniziazione alla preghiera... Ero una lontana quando ho ricevuto l'annuncio in una parrocchia di Milano... Mi hanno incantata, ho percepito in quell'annuncio un amore più grande quello di Gesu'... cosi' ho iniziato con tanto entusiasmo... Poi ho cominciato a percepire qualcosa che non andava ma se parlavo, se osavo criticare Kiko o altre cose mi rispondevano "è IL TUO PECCATO, SEI TU CHE NON ACCETTI" un sacerdote mi ha puntato il dito contro dicendomi "chi parla male del cn parla male di GESU' CRISTO" ed io per non pensare male di Gesù e per non essere in peccato modificavo la mia psiche "devo fare come dicono loro perchè è il mio peccato, è il demonio che mi fa pensare così... Ma alla fine la coscienza non ha più potuto accettare certe cose sia a livello liturgico (hanno colpito anche una a digiuno come me di liturgia) sia a livello di metodo... LA VIOLENZA PSICOLOGICA.

Ho scritto anche al Papa perchè per me era impossibile tacere. Avevo 22 anni quando ho fatto il 1 scrutinio. Al termine dovevamo dire a turno quale fosse la nostra croce e dire il nostro peccato (perchè la croce denuncia un peccato) ecco come ciò avviene... A turno in ginocchio davanti ai catechisti e alla Croce di Cristo dovevamo confessare... arriva il mio turno, mi inginocchio, vedevo la croce e il catechista rabbioso urlava su di me qual'è la tua croce, qual'è il tuo peccato in continuazione non si fermava... in quel momento, in tutta la sua violenza e carica emotiva, ho rivissuto un trauma della mia adolescenza ed in più dovevo confessarne il peccato ma non sapevo che male avessi fatto per meritare questo trauma ho cercato allora di rivedere la mia vita, di trovare quel benedetto peccato che il catechista voleva che confessassi ma non ne trovavo io ero in lacrime ed il catechista continuava ad urlare come un disco incantato... alla fine pur di alzarmi da lì mi sono inventata un peccato ed ho confessato... stavo impazzendo nel nome di Cristo. In quel momento Dio era stato quello che mi ha causato il trauma a causa di un mio peccato...

Avrei tante cose da dire su questa gente ma le testimonianze che ho letto parlano per me. E' tutto vero purtroppo... Arroganti, prepotenti solo loro sono nel giusto... la loro liturgia, il loro disprezzo per la parrocchia e di tutto quello che nella chiesa non fa parte di loro... ne avrei da dire... i preti che debbono obbedire ai catechisti di roma, non al loro arcivescovo... ora vivo la parrocchia in modo semplice mi sono consacrata al cuore immacolato di Maria e di Gesù che mi hanno preso per mano guarendomi con la loro tenerezza ben diversa da quella dei nc che trattano tutti con arroganza mai una parola di dolcezza solo tu fai schifo non sei migliore di un terrorista..ecc..ecc. a distanza di anni (me ne sono andata da più di 10 anni) provo ancora rabbia e carica emotiva a parlare di loro... se pubblicate mantenete per cortesia l'anonimato.

martedì 9 agosto 2011

Anche in Nepal il Cammino si fa sospendere

Avviso: se c'è qualche esperto di informatica, ci sarebbe realizzare una mappa mondiale cliccabile in modo che quando si clicca su un paese a caso vengano visualizzati i danni che il Cammino Neocatecumenale ha fatto lì. Oggi aggiungiamo alla lista dei paesi anche il Nepal: come al solito sono disobbedienze, questioni economiche, kikismo-carmenismo, e la solita faccia di bronzo del presentarsi come vittime di un vescovo dipinto come cattivo-cattivone.
Il vescovo vieta le attività dei neocatecumenali (da UCANews dell'8 agosto 2011) Mons. Anthony Sharma ha sospeso le attività del Cammino Neocatecumenale a Kathmandu, sette anni dopo che tale organizzazione, dedicata alla formazione cristiana degli adulti, si era installata in Nepal.
Secondo le autorità ecclesiali tale gruppo cattolico, originato a Madrid nel 1964, non era mai stato invitato in Nepal ma vi «era venuto autonomamente». Un breve avviso sulla bacheca della Parrocchia dell'Assunzione a Kathmandu indicava che la sospensione è entrata in vigore dal 1° agosto 2011. Parecchi membri neocatecumenali, che sono anche parrocchiani della chiesa dell'Assunzione, hanno detto che fino a ieri [7 agosto] neppure sapevano che le loro attività erano state sospese. «Obbediremo alla decisione del vescovo ma continueremo a pregare che ci ripensi», ha detto Terence Lee. «Abbiamo circa due dozzine di membri che regolarmente erano impegnati in due sole attività settimanali - la celebrazione della Parola e dell'Eucarestia. Molti erano impegnati in altre attività parrocchiali come ad esempio il coro, e continueranno ad esserlo», ha risposto. «I movimenti ecclesiali aggiungono colore ed entusiasmo ad una parrocchia, e io penso che abbiamo incoraggiato i cattolici a tornare in chiesa per la Messa», ha aggiunto. Il leader del coro inglese della parrocchia dell'Assunzione, Patrick Wilson, si è lamentato che le autorità della Chiesa non hanno discusso delle loro preoccupazioni col movimento [neocatecumenale]. «Alcuni membri dicono di essersi sentiti più vicini al Signore attraverso questo movimento e si sentono colpiti proprio adesso», ha detto.
Testo originale dell'articolo: Bishop Anthony Sharma has suspended the activities of the Neo-catechumenate Way church group in Kathmandu, seven years after the organization, which is dedicated to the Christian formation of adults, first came to Nepal. According to Church authorities the Catholic group, which started in Madrid in 1964, was never formally invited to Nepal, but “came by themselves.” A short announcement on the notice board of Kathmandu’s Assumption Church said the suspension came into effect on August 1. Several Neo-catechumenate members, who are also parishioners of Assumption Church, said yesterday they still do not know why their activities were suspended. “We will obey our bishop’s decision, but continue to pray that he reconsiders,” said Terence Lee. “We have about two dozen regular members who were involved in only two regular weekly activities — the celebration of the Word and the Eucharist. Many were active in other parish activities such as the choir and we will continue to be,” he said. “Church movements add color and enthusiasm to a parish, and I feel we have encouraged Catholics to return to church for Mass,” he added. Assumption Church English choir leader Patrick Wilson regretted Church authorities had not discussed their concerns with the movement. “Some members say they have become closer to the Lord through this movement and are feeling hurt right now,” he said.
In un altro articolo su Catholic Culture si aggiunge una notizia che fa pensare che nella questione ci siano anche seri problemi di natura economica: Le tensioni tra il movimento e i sacerdoti locali sono aumentate dopo che i giovani associati al movimento [neocat] hanno espresso il desiderio di partecipare alla Giornata Mondiale della Gioventù, nonostante la decisione dei prelati di non inviare i giovani all’evento. Il Cammino Neocatecumenale ha talvolta incontrato opposizione dai vescovi diocesani, che lamentano che il movimento neocatecumenale mina l'unità della comunità cattolica. Lo scorso dicembre, la Segreteria di Stato è intervenuta dopo che i vescovi giapponesi avevano vietato il Cammino nel loro paese per un periodo di 5 anni. Al contrario dal Vaticano sono stati attivati nuovi incontri tra i vescovi e i rappresentanti del movimento, con un delegato vaticano come mediatore. Alcuni vescovi giapponesi hanno comunque mantenuto in vigore il divieto del Cammino nelle proprie diocesi, in attesa di una soluzione ai loro conflitti.
Parte del testo originale dell'articolo: Tensions between the movement and local priests have increased recently after young people associated with the movement made plans to attend World Youth Day despite the prelate’s decision not to send youths to the event. The Neocatechumenal Way has sometimes encountered opposition from diocesan bishops, who have complained that the movement undermines the unity of the Catholic community. Last December, the Vatican Secretariat of State intervened after the Japanese bishops ordered the Neocatechumenal Way out of their country for a period of 5 years. Instead the Vatican set up new talks between the bishops and representatives of the movement, with a Vatican delegate as mediator. A few Japanese bishops still banned the movement from their own dioceses, pending a resolution of their conflicts.

Proviamo a riassumere:
  • il Nepal è al confine nord dell'India; vi sono 23 milioni di abitanti, di cui appena settemila cattolici, perseguitati sia dai ribelli maoisti, sia da esponenti delle religioni di maggioranza (fino al 2006 il censimento civile riguardava i soli indù); l'unico edificio di culto cattolico autorizzato in tutto il paese è la chiesa dell'Assunzione sopra citata (a pochi chilometri dal centro della capitale Kathmandu): venne colpita da un attentato dinamitardo poco più di due anni fa; tra assassinii di sacerdoti, attentati dinamitardi e leggi anti-conversione, lì la vita per i cattolici è tutto fuorché facile;
  • il vicario apostolico di Kathmandu, mons. Anthony Sharma, prima di acconsentire a mandare dei giovani a far baccano dall'altra parte del mondo (e a costi mostruosi), vuole assicurare loro una formazione spirituale. Del resto ottenere i visti è difficile perché c'è il timore che tali giovani sfruttino la costosa occasione per scappare dal paese dilaniato dalle violenze, dalla piaga dell'aborto, dalla schiavitù (in particolare prostituzione);
  • i neocatecumenali, impiantati in Nepal senza mai esservi stati invitati, infischiandosene del vescovo volevano far partecipare i propri giovani alla GMG (come da ordini del loro Soviet Supremo), cioè all'incontro con Kiko;
  • con tante occasioni di crescita spirituale, i neocatecumenali si concentrano solo sulla GMG di Kiko, a qualsiasi costo (a costo di chiedere soldi all'estero via Youtube, come ad esempio quel tal Iapicca di cui parlavamo qualche giorno fa: dopotutto sono gli ordini del Kikosoviet Supremo a cui obbedire anche quando sono totalmente contrari al buonsenso);
  • come al solito i neocatecumenali "pescano" i loro «convertiti» soltanto in parrocchia, infischiandosene delle circostanze locali: notiamo in quanto poco tempo i novelli neocat diventano vendicativi (per esempio quelle eleganti minacce sottilmente velate: "obbediremo al vescovo... continueremo nel coro parrocchiale...");
  • osserviamo infine, dalla foto sopra (risalente ai primissimi tempi del kikismo-carmenismo in Nepal) l'inculturazione kikiana: anziché seguire le tradizioni locali, portano solo Kiko: notare il candelabro kikiano sul tavolaccio quadrato kikiano che fungerebbe da altare, notare le orride icone kikiane sull'ambone dove un gentile signore sta schitarrando i canti kikiani, notare l'ambiente (che non è la chiesa dell'Assunzione ma una saletta qualsiasi)... i neocatecumenali vanno in missione per portare Kiko, non per portare Cristo!

Ritroviamo il significato e le ragioni della 'cattolicità'.

Nel Capitolo intitolato "Le proprietà della Chiesa" del suo ultimo libro: La Cattolica. Lineamenti d'ecclesiologia agostiniana, Mons Gherardini sviluppa l'excursus sulla Chiesa Una, Santa, Cattolica, Apostolica. Trascrivo uno stralcio del capitolo sulla terza proprietà, che dà titolo al libro e ragioni al nostro rivendicare che il Christus totus, sia storico che metafisico, è solo ed esclusivamente nella Chiesa Cattolica, nel quale risultano evidenti i punti di contrasto con la "Chiesa parallela", de facto se non de iure, generata dal Cammino neocatecumenale e quindi dai suoi iniziatori anziché da Cristo Signore.

[...] Ecco dunque il significato di cattolica: essere dovunque, con tutti, per tutti, per sempre e sempre rimanendo quel particolare soggetto ch'esso è e come è. Esattamente il contrario di fatti e persone che non posson perciò fregiarsi dell'appellativo cattolico. «Gli eretici son su tutta la faccia della terra, ma non tutti dappertutto. Gli uni qui, gli altri là. Tuttavia non mancan mai [...] La superbia è la loro unica madre, così come la madre di tutt'i fedeli cristiani, sparsi in tutt'il mondo, è la nostra Chiesa cattolica. Nessuna meraviglia: la superbia ingenera lacerazioni, la carità produce l'unità». Essi, infatti, si separaron dalla Chiesa madre, donde la Cattolica prese l'avvio per distendersi nel mondo intero; se fossero cattolici, si manterrebbero in rapporto con la Chiesa dalla quale l'Evangelo prese le mosse; non posson, però, comunicare con essa perché stravolgono l'Evangelo.

La Cattolica è tale per vari motivi: perché è «nota a tutti» [non ha nessun Arcano, né prassi o insegnamenti 'segreti']; perché è Cristo nella sua interezza: «Non lui uno e noi molti», ma «Cristo capo e corpo», una sola realtà vivente, un'unica e medesima Chiesa; perché s'avvera in lei ciò che fu profetato dal salmista: dominerà dall'uno all'altro mare, dal fiume (Giordano) all'ultimo confine del mondo (Sal 71,8); perché imporporata dal sangue dei martiri, che ingenera nuovi cristiani, come avvenne ieri, avviene oggi, avverrà domani. La Chiesa è, dunque, cattolica perché identità permanente; soltanto chi divide e chi sostituisce a quella dell'Evangelo la sapienza del secolo [o la sua rivelazione altra da quella Apostolica] non potrà mai esser cattolico: una tale sapienza è la negazione di tutte le ragioni della cattolicità. La Cattolica, invece, proprio in codeste ragioni trova la sua verità: il suo esser non una Chiesa, bensì la Chiesa è legato alla continuità del suo costitutivo formale che ne fa il corpo di Cristo Capo, ieri oggi domani, tanto all'interno di pacifici fraterni rapporti, quanto alle prese con la persecuzione e sotto gli artigli laceranti delle belve feroci. Anche la cattolicità, allora, senza venir meno al suo esser un costitutivo formale della Chiesa ed anzi in forza del suo immedesimarsi in esso, assume pure la funzione apologetica in comune con le altre proprietà della Chiesa. Perfino qualora Donato [oppure, oggi, Kiko Arguello] fosse in grado d'indicar una o più comunità ecclesiali in comunione con le sue posizioni, l'Ipponense gli opporrebbe la realtà del «toto orbe terrarum», di cui testimonia l'Antico e il Nuovo Testamento: «Quasi ogni pagina, in effetti, non trasmette che Cristo e la Chiesa diffusa in tutt'il mondo». In tutt'il mondo, quindi «omnes gentes habent Ecclesiam», non c'è popolo che le sia estraneo ed al quale in qualche modo non appartenga; all'interno d'ogni popolo, la Chiesa presenta un unico volto, quello nel quale è riconoscibile il proprio e può contemplarsi quello di Cristo. Così dovunque è per questo la Cattolica. E questa è la sua funzione apologetica: identificar in Cristo la sua più vera verità.

venerdì 5 agosto 2011

QUANDO LA GMG SI SVOLGE IN SPAGNA E C'E' UN NEOCATECUMENALE A CAPO DEI VESCOVI DI SPAGNA...

Scriveva Sandro Magister l'8 marzo del 2005: " Un neocatecumenale a capo dei vescovi di Spagna
In Italia il presidente della conferenza episcopale lo nomina il papa. Fuori d’Italia no, lo eleggono i vescovi. E in Spagna, la mattina dell’8 marzo 2005, l’ultima elezione è stata al cardiopalmo. Il presidente uscente, il cardinale di Madrid Antonio Maria Rouco Varela, puntava ad essere rieletto per il terzo triennio consecutivo. Ma non ce l’ha fatta. E nella votazione seguita al suo ritiro l’ha spuntata l’arcivescovo di Bilbao, Ricardo Blazquez Perez, per un’incollatura su quello di Toledo, il quasi cardinale Antonio Canizares Llovera, 40 voti contro 37.Blazquez non è basco, ma assieme ai vescovi baschi e a quelli catalani ha sempre sostenuto le ragioni del federalismo, politico ed ecclesiale, contro il centralismo impersonato dallo sconfitto Rouco Varela. Particolare non trascurabile: Blazquez è molto vicino al Cammino Neocatecumenale, il controverso movimento cattolico nato nella seconda metà del Novecento per iniziativa dello spagnolo Francisco”Kiko” Arguello, in forte espansione in tutto il mondo. L’Opus Dei ci ha messo sessant’anni prima d’avere il suo primo vescovo in Spagna, sua patria d’origine. Il Cammino ha bruciato le tappe e s’è trovato subito in cima." Il vecchio articolo del "vecchio" Magister fa chiaramente intendere quale e quanto potere i neocatecumenali abbiano acquisito già da tempo sulla conferenza episcopale spagnola. Noi possiamo solo domandarci se questo potere, non certo fittizio, potrà influenzare o meno lo svolgersi dell'ormai imminente GMG a Madrid e se, in particolare, potrà imprimere ad essa un'ulteriore fisionomia targata "Cammino Neocatecumenale", rendendola ulteriormente selettiva o settoriale, fino al punto di rischiare di apparire come un'iniziativa esclusivamente neocatecumenale piuttosto che globalmente cattolica. Riteniamo proprio che questo rischio di parcellizzare il mondo cattolico sia tanto lontano....?