sabato 19 novembre 2011

Il Papa e i suoi Vescovi fedeli approvano?

Chiedo scusa per questa "incursione". Ma le domande che si sono poste Michela e Jo, e non solo loro, riguardo la vicenda Nc (e non solo...) meritano di essere trattate e di avere una risposta. Tra l'altro in perfetta consonanza con gli argomenti fin qui trattati.

Vorrei inserire un articolo, perfettamente attinente sia con l'argomento del blog, che con l'ultima testimonianza inserita. Ebbene, l'argomento dell'articolo di cui sotto, è perfettamente inseribile e trasponibile alla situazione Nc. Leggiamolo insieme:

Il funerale latino negato

(di Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro su “Il Foglio” del 17/11/2011) Storia di un prete zelante che non concede a un fervente cattolico la celebrazione nel “rito di sempre”

Qui si parla di un fatto personale, ma il lettore non tema importune ondate emotive. Il vantaggio di lavorare in due è che uno racconta quanto gli è accaduto e l’altro ci mette le opinioni, così si salvaguarda il necessario distacco professionale.Ci fosse stato il Peppone di Guareschi, mio padre avrebbe compiuto l’ultimo viaggio con la sua messa, quella in latino ricamata di oremus, dominusvobiscum e Kyrie eleison splendidi e secolari. Ma ci voleva giusto quel Peppone che, infischiandosene del Consiglio comunale al completo, in piena Repubblica, come capo dei comunisti ordinò di portare al cimitero la vecchia maestra del paese nella bara coperta dalla sua bandiera, quella ricamata con lo stemma del re. Purtroppo, mio padre non ha avuto la fortuna di morire sotto l’amministrazione del comunista Giuseppe Bottazzi.Mio padre è morto nella bianca e cattolica terra bergamasca, parrocchia di sant’Andrea apostolo in Villa d’Adda. E così si è imbattuto in un certo don Diego, il quale non ha saputo che farsene della volontà di un defunto e neppure di quella della sua famiglia. Che poi quella volontà fosse legittima e sostenuta da un Motu proprio del Santo Padre ha contato meno di zero. Eppure il Motu proprio, l’ormai celebre quanto inapplicato “Summorum Pontificum” che regolamenta la celebrazione della messa in rito gregoriano, all’articolo 5, paragrafo 3, parla chiaro: “Per i fedeli e i sacerdoti che lo chiedono, il parroco permetta le celebrazioni in questa forma straordinaria anche in circostanze particolari, come matrimoni, esequie o celebrazioni occasionali, ad esempio pellegrinaggi”.Onestamente, va riconosciuto che il parroco non poteva essere toccato dal documento del Santo Padre dato che, candidamente, ha confessato di non conoscerlo. Così come non era al corrente del fatto che il testo applicativo del Motu proprio, l’istruzione “Universae Ecclesiae”, in simili casi invita il parroco a lasciarsi “guidare da zelo pastorale e da uno spirito di generosa accoglienza”. Tutto inutile: “In curia mi hanno detto…”. E’ stato questo il filo conduttore delle discussioni con don Diego.Questi sacerdoti si riempiono il cervello e la bocca di parole come “libertà” e come “autonomia”, e poi non sono in grado di opporsi al palese sopruso ordinato dall’alto perché “in curia mi hanno detto…”. Si riempiono il cervello e la bocca di parole come “libertà” e “autonomia”, denigrano un passato a loro dire prepotente e clericale e poi si prestano a calpestare la volontà di un morto e della sua famiglia, quella della chiesa e del Santo Padre perché “in curia mi hanno detto…”.Da troppo tempo, nella diocesi di Bergamo, come in grandissima parte delle diocesi dell’orbe cattolico, comanda dispoticamente l’autorità più prossima, quella che mette paura perché minaccia di intervenire direttamente sulle persone. Roma, che sarebbe l’autorità suprema, non conta nulla. Da Bergamo a Piazza San Pietro ci vogliono un’ora di aereo e mezz’ora di taxi, ma è come se fosse su un altro pianeta.Il vescovo Francesco o chi per lui può ordinare ciò che vuole, in aperto contrasto con il Santo Padre, e non deve temere nulla. Così, anche nella bianca terra bergamasca, il parroco raccoglie una richiesta dei suoi fedeli, la trasmette al vicario generale, il vicario generale si confronta con chi ritiene opportuno, poi, in nome e per conto del vescovo decide come agire e il parroco esegue. E, se si fa notare all’esecutore materiale la palese ingiustizia a cui si sta prestando, rispunta la solita spiegazione: “In curia mi hanno detto…”.Il contrario sarebbe stato un miracolo troppo grande. Eppure don Diego, al primo incontro, aveva espresso una considerazione di assoluto buon senso e di naturale umanità: “Credo che davanti alla morte e per un funerale non ci siano problemi”. Ma, quando i problemi si sono manifestati in tutta la loro evidenza, ha tentato di dare veste teologica al sopruso con quanto gli hanno messo in testa in seminario sostenendo testualmente la seguente tesi: “Se ci fosse stata la richiesta, per esempio, di un rito bizantino, allora, in virtù dell’ecumenismo, si sarebbe fatto. Perché, in quel caso, io con il mio rito incontro te con il tuo rito e ci arricchiamo a vicenda. Ma voi chiedete un rito della chiesa cattolica e siccome non concorda con lo stile celebrativo della comunità si può dire di no”.A questo proposito, va detto che lo “stile celebrativo” della comunità in oggetto, in materia di funerali, ha toccato uno dei suoi vertici con l’esecuzione di “C’è un grande prato verde dove nascono speranze” accompagnata dalle chitarre. Naturalmente, su tutti i colloqui con il parroco aleggiava lo spirito del Vaticano II e la consegna di difenderlo a oltranza inculcata nell’animo dei poveri sacerdoti formati in questi decenni: “Perché voi dovete sapere che il Vaticano II…”, “Non vorrete mettere in dubbio il Vaticano II…”, “Dovete capire che la chiesa, a partire dal Vaticano II…”, eccetera, eccetera.Tutto quello che si è compreso da quello sproloquio sul Vaticano II è che mio padre, in nome del suddetto Vaticano II, non avrebbe avuto ciò a cui aveva sacrosanto diritto. Povero papà, troppo cattolico per usufruire almeno delle attenuanti generiche previste dall’ecumenismo, delle quali, oltre tutto, giustamente non avrebbe voluto saperne. Così come non avrebbe saputo che farsene della “messa con la condizionale” proposta in extremis dalla curia per interposto parroco: messa in latino sì, ma in una chiesa di Bergamo deputata a mezzo servizio a tale rito.Più che una mediazione, il tentativo di sgravarsi la coscienza potendo far ricadere la colpa di “aver preteso troppo” su una famiglia che invece non ha acconsentito a chiedere niente di meno del giusto. Un sopruso nel sopruso che avrebbe costretto mio padre a una messa semi clandestina, a venti chilometri dalla parrocchia per cui ha lavorato una vita intera e in cui avrebbe invece avuto il sacrosanto diritto che venisse concesso ciò che aveva chiesto.In tal modo, salvo pochi intimi, nessuno avrebbe visto nulla e la comunità, nuova divinità del pantheon neocattolico, non sarebbe lesa nel suo “stile celebrativo”. Perché la vera ragione pastorale del divieto l’ha spiegata bene don Diego: “Se la messa viene concessa qui, poi bisogna concederla anche dalle altre parti”. Insomma, bisogna evitare il contagio. Ma mio padre, anche se non ha compiuto l’ultimo viaggio con la sua messa, continua a essere contagioso: si chiama Vittorino Gnocchi e sono orgoglioso di lui.Le opinioni Andare contro le volontà di un defunto è atto che richiede argomenti fortissimi. Si può farlo, quando il morto chiede cose impossibili, o bislacche, o sconvenienti, o contro legge. Ma ci vuole sempre un motivo oggettivo per tradire le sue attese, un motivo che metta al riparo dal sospetto di compiere una prevaricazione irreparabile e particolarmente odiosa. Il sopruso consumato dai vivi contro i morti. Infatti, il de cuius non può difendersi, non può ricorrere in appello, non può chiedere aiuto. Ciò basta a spiegare perché di norma le ultime volontà siano eseguite con particolare fedeltà: esse sono sacre.Ora, si tratta di capire se un cattolico che chiede un funerale con la messa antica, stia pretendendo qualche cosa di impossibile, o di bislacco, o di sconveniente, o contro legge. La risposta è molto semplice: il Papa felicemente e faticosamente regnante ha scritto di sua iniziativa, in totale libertà e in pieno possesso delle sue facoltà mentali, che un cattolico può eccome chiedere e ottenere un rito funebre che è ancora pienamente legittimo nella chiesa, e che nella chiesa è stato utilizzato per accompagnare al camposanto milioni di fedeli per centinaia di anni.Il Motu Proprio Summorum Pontificum non lascia scampo ad alcuna interpretazione di segno opposto. Sotto il profilo del diritto della chiesa cattolica, il diritto canonico, non si capisce come sia possibile rifiutare di adempiere a una simile richiesta, soprattutto quando sia perfettamente possibile adempierla. Nel caso specifico, il sacerdote in grado di celebrare in quella forma era stato subito trovato – ché molti preti oggi non sono più capaci di celebrare secondo il rito antico – e i familiari non avevano espresso la benché minima riserva sull’argomento, ma anzi condividevano l’istanza del defunto. In questa tristissima storia c’è un lato grottesco e insieme paradossale: il dispregio dimostrato dal clero interpellato nei confronti dell’autonomia del singolo.A partire dal 2008, la Conferenza episcopale Italiana ha “aperto” la strada – per voce del suo autorevole presidente – alle cosiddette Dichiarazioni anticipate di trattamento, le ormai famose Dat: un documento scritto nel quale la persone dice quali trattamenti sanitari intende o non intende ricevere, qualora cada in stato di incoscienza. A noi (e anche al direttore di questo giornale) queste Dat non piacciono, perché offrono un comodo scivolo alla cultura eutanasica. Ma ai fini del nostro ragionamento, la “svolta” della Cei sulle Dat serve a dimostrare che nella cultura contemporanea tutti – e la chiesa stessa – riconoscono un valore molto importante alla volontà espressa da ogni singola persona.Questa volontà non può essere arbitraria, ma se è conforme al bene deve essere assecondata. Ora, il paradosso del “caso Gnocchi” sta in questo fatto: se un fedele chiede, attraverso la voce di suo figlio, un funerale secondo il rito tridentino, non viene esaudito. Se invece redige le Dat rifiutando magari certe cure, agisce in conformità alla Conferenza episcopale italiana.Che cosa deve fare, allora, un cattolico, per ottenere quello che il Papa ha stabilito come suo pieno diritto? Forse deve chiedere le esequie in forma antica redigendo le Dat e consegnandole al parroco finché è in grado di farlo. Dunque, nel “caso Gnocchi” è stato consumato un sopruso. Ma il movente qual è? Niente di personale: non c’era l’intenzione di nuocere alla persona e alla famiglia.Il punto è un altro: fare resistenza all’applicazione del Motu Proprio Summorum Pontificum, ostacolando in ogni modo le celebrazioni nella forma antica. In questo, come in molti altri casi, si è voluto colpirne uno per educarne cento. Ciò che fa paura a certi ambienti cattolici non è la celebrazione sporadica della Messa di san Pio V: si potrebbe in fondo tollerarla come folkloristica manifestazione di nobili decaduti un po’ snob e vecchie dame velate di nero.La preoccupazione è un’altra: e cioè che, cedendo nel singolo caso, la prassi dilaghi. E che, a quel punto, non il signor Vittorino Gnocchi di Villa d’Adda, ma decine, centinaia di fedeli mettano nero su bianco le loro Daf, le Dichiarazioni anticipate di funerale. E che parrocchie e diocesi, per rispetto verso i fedeli defunti e per ossequio verso il Papa vivente, siano costrette ad abbozzare e a lasciar celebrare. A questo punto, il “contagio” sarebbe incontrollabile: altri fedeli, partecipando a funerali esteticamente belli e dignitosi, resterebbero colpiti favorevolmente, e direbbero: “lo voglio anche io”.Altri fedeli, incuriositi dall’originale stile liturgico, si avvicinerebbero alla Messa di San Pio V, e alcuni magari inizierebbero a frequentarla. Sarebbe la realizzazione su scala planetaria di quella “democrazia dei defunti” di cui parla G.K. Chesterton, in base alla quale hanno diritto di voto anche i morti, quando si deve decidere qualcosa di veramente importante. Insomma: un vero disastro. Un disastro, s’intende, dal punto di vista di chi vuole seppellire per sempre l’antico rito.
Quello che abbiamo appena scritto non appartiene al genere letterario della dietrologia o della complottistica, ma nasce dalla constatazione che esiste nella chiesa cattolica un ampio fronte che non ha mai digerito le decisioni di Benedetto XVI sulla Liturgia. E che non ne fa mistero. Il Papa celebra il nuovo rito sempre con un crocifisso sull’altare e una fila di candelabri, e distribuisce la comunione sulla bocca di fedeli inginocchiati, affiancati da chierichetti con il piattino.Bene: nella quasi totalità delle chiese del mondo il clero fa esattamente il contrario, altari (e chiese) senza Crocefisso, particole nelle mani dei fedeli, inginocchiatoi al rogo e piattini chiusi negli armadi. E buona notte al Primato di Pietro. Sul fronte della messa antica, le barricate sono ancora più alte e il fuoco “amico” – si fa per dire – è fitto e spietato. Al punto che non poche diocesi si sentono autorizzate ad agire in spregio alle indicazioni che provengono da Roma.Nel “caso Gnocchi”, il parroco è stato raggiunto tempestivamente da una telefonata dell’Ecclesia Dei, organismo istituito in Vaticano per occuparsi della spinosa materia. Una volta si diceva: Roma locuta, causa soluta. E invece non è bastato l’intervento telefonico dal Vaticano a sgomberare il campo dagli ostacoli opposti alla celebrazione del funerale vecchio stampo: i motivi pastorali, la volontà del vicario episcopale, e via cavillando in un crescendo ben più intricato del latinorum di don Abbondio.Dove si vede un ulteriore paradosso della chiesa post conciliare: le diocesi agiscono in una sorta di semifederalismo dottrinale e gerarchico, nel quale Roma non comanda più. E dove un qualunque prete di provincia conta di più della Commissione pontificia ecclesia dei. Così può accadere, come è accaduto a Napoli qualche giorno prima del “caso Gnocchi”, che un fedele chieda il funerale in rito antico e si senta rispondere che no, non potrà averlo in quella parrocchia perché non frequentava la tal parrocchia.Dal che si potrebbe desumere che allora la Chiesa stia per escludere dal funerale tutti i cattolici che, a suo insindacabile giudizio, ritiene tiepidi e non praticanti: cosa che, nei fatti, grazie a Dio non risulta. E anzi, assai ampia si è fatta la porta che oggi accoglie chiunque richieda esequie religiose, in nome del dialogo e della tolleranza. Gli unici che sembrano non meritare tale attenzione pastorale sono i cattolici pacelliani, quelli insomma che amano la tradizione e che vorrebbero un funerale nel rito di sempre.Tutto qui.

Ancora testimonianze. Univoche: non è cambiato nulla

Si firma Life e scrive oggi su un vecchio thread, da cui estraggo la testimonianza che rispecchia una situazione immutata ed immutabile, completamente sottovalutata e disattesa da chi, avendo la responsabilità delle anime, dovrebbe curarsene...


Ho fatto il secondo passaggio per la seconda volta nel giro di 10 mesi dopo 5 anni di cammino! e vi dico la verità è stata una tortura!

Mi rendo conto che c'è una influenza psicologica da fare paura, e non capisco come una persona per raggiungere Dio debba essere costretta a confessare le propie cose più intime davanti un gruppo di laici e di "fratelli" di comunità!!

Ho visto con i miei occhi figli di supercatechisti comportarsi in maniera a dir poco riprovevole (ma ahimè cadrei in giudizio mi limito a constatare, il giudizio non mi spetta) alla faccia dei propri genitori troppo impegnati con il cammino tanto da non rendersi conto di ciò che il figlio combinava, e anche quando venivano a coscenza di qualcosa che non andava, egli veniva giustificato!(non entro nel merito perchè dovrei scrivere molto)

Come tanti anch'io sono entrato tramite amici (non l'avessi mai fatto!!) e pian piano il cammino mi ha preso tempo, vita, soldi, affetti, hobby, passioni, ma in particolare si è preso la mia essenza, il mio io, per vomitarmi distrutto al secondo passaggio!

Dice bene kiko che nel 2° passaggio si porta il neocatecumeno a SVUOTARSI DEI FALSI CONCETTI DI SE'!!! ti devono svuotare, annientare gli affetti, distruggere le tue relazioni interpersonali per poter innestare il loro modo di vedere il mondo!!!

Un mio "fratello" di comunità di cui eravamo ottimi amici, è cambiato talmente tanto che non lo ricosco più!! è un'altra persona che vive solo come il CN gli dice di fare, privo di un io personale (e con un sacco di problemi psicologici).

Sono sempre più convinto di lasciare il CN per il fatto che sta influenzando in modo non positivo la mia vita, secondo loro non ho il diritto di avere un lavoro gratificante,una vita normale, non posso fare sport, andare al cinema o a teatro, non posso andare a cena con gli amici che non siano di comunità ecc (sarei borghese).
sarò salvo solo se sono NC? E se non lo faccio? brucerò nel fuoco della Geenna?

Io credo che Dio ci ha fatto ognuno diverso dall'altro, con pregi e difetti, bianchi o neri, e ognuno nella sua diversità è espressione di un progetto Divino ed assolutamente non credo che nessun uomo abbia il diritto e la facoltà di imporre idee e filosofie di vita!
Mi fermo anche se avrei ancora molto da dire!!

lunedì 14 novembre 2011

Pubblicità neocat sui banchi di ogni parrocchia italiana

Ieri è andato in onda in quasi tutte le parrocchie italiane l'ennesimo spot pubblicitario neocatecumenale. Il testo è firmato da tale Paolo Maria Floris ed è comparso ieri nella quarta pagina del diffusissimo foglietto illustrato La Domenica delle edizioni San Paolo.

Il suo discorso è articolato più o meno così:

1. siccome la delinquenza minorile cresce, la "frattura generazionale" parrebbe incolmabile;

2. in un mondo che cambia, nel solco del Vaticano II, è evidente il primato educativo della famiglia cristiana che ha come "esemplare punto di riferimento" la Famiglia di Nazareth;

3. la famiglia cristiana "è chiamata a far propria l'esperienza del Risorto per essere veicolo privilegiato della missione".

Chi ha avuto a che fare col Cammino Neocatecumenale avrà subito notato la strabiliante somiglianza di tale spot pubblicitario con le tipiche omelie del signor Kiko Arguello.

Parte infatti da un dato allarmante per poi chiuderlo di colpo con un grosso parolone inutile (cosa c'entra esattamente la "frattura generazionale" con la delinquenza minorile?) Proprio come fa Kiko: nominare un problema concreto per attirare l'attenzione degli ascoltatori e poi coprirlo subito con un parolone astratto e inutile in modo da passare avanti.

Catturata l'attenzione, il nostro eroe annuncia la direttiva da seguire: il primato educativo della famiglia è evidente (come se nessuno lo sapesse) e la famiglia cristiana deve far propria... uh... l'esperienza del Risorto... beh... per essere veicolo privilegiato della missione...

Si tratta di una citazione di un discorso di Giovanni Paolo II del 1988 indirizzato alle famiglie neocatecumenali che si erano autoinvitate da lui per andare in missione per conto di Kiko. Citazione riversata addosso a tutti gli altri cattolici sotto forma di spot pubblicitario sui foglietti sui banchi per la Messa. Come se le famiglie in missione inventate da Kiko per far espandere il Cammino all'estero fossero norma definitiva e urgente per tutte le famiglie cattoliche, pena il ritrovarsi la "frattura generazionale" di figli affetti da "delinquenza minorile".

Chi non può andare in missione, ebbene, si dia da fare per finanziarle: la citazione dell'esempio della Famiglia di Nazareth sembra fatta apposta per far pensare alla Fondazione Famiglia di Nazareth verso i cui lidi veleggiano le offerte obbligatorie dei neocatecumenali.

E che dire poi della conclusione? Ecco reperita dal Catechismo della Chiesa Cattolica una frase sulla famiglia contenente la parola «iniziazione», tanto cara agli «iniziatori» Kiko Argüello e Carmen Hernàndez.


È solo l'ennesima conferma che per promuovere il Cammino Neocatecumenale occorrono i soliti mezzucci e trucchetti, e che il Cammino racimola adepti solo nelle parrocchie, nonostante le leggende kikiane che raccontano di tanti presunti "atei" e "lontani".

Ironia della sorte, nonostante sia ovvio che una parrocchia "neocatecumenalizzata" non ha alcun bisogno di La Domenica, la sua redazione ha fatto (ingenuamente?) un bel regalo al Cammino. Che, ricordiamolo, sarà pure un "dono dello Spirito", ma tale dono è ostacolato dagli stessi neocatecumenali a suon di dottrine ambigue, di strafalcioni liturgici, di disobbedienze conclamate, di dolorose divisioni nelle parrocchie in cui si è incistato...

sabato 12 novembre 2011

Proteste dei fedeli di una parrocchia spagnola che rifiutano il presbitero neocatecumenale

Pubblico la seguente notizia, a seguito della segnalazione di un lettore NC. Non è la Lugo italiana già teatro di problemi, anche qui, sormontati dal vescovo connivente... [vedi] - [vedi anche] - [vedi anche]

Il Vescovo di Lugo, Spagna, non vuole attuare cambiamenti nella Parrocchia del Sacro Cuore, come evidenziato da una breve dichiarazione rilasciata ieri. Domenica scorsa, i residenti hanno continuato la loro protesta, andando a messa in altre parrocchie e radunandosi di lato alla chiesa del quartiere al momento della Messa alle ore 12.00. La ragione è che non concordano con l’arrivo di un prete del Cammino Neocatecumenale.

Il testo pubblicato ieri dal vescovato di Lugo afferma che “in merito alle notizie apparse sui media sulla situazione pastorale che esiste nella parrocchia del Sacro Cuore”, il vescovo vuole chiarire quattro aspetti. In primo luogo, assicura che i sacerdoti già in precedenza responsabili di quella parrocchia, “Don Guglielmo, Don Miguel e Don Josè, restano al loro posto, con l’aggiunta al team dallo scorso ottobre di un nuovo sacerdote, don Augusto”.

Il vescovo dichiara anche “che sono tutti responsabili in comune della parrocchia del Sacro Cuore nella quale sono incardinati, e inoltre liberamente possono attendere ad altri compiti personali”.

Poi il testo ufficiale della diocesi, afferma che “il rifiuto e la squalifica del Cammino Neocatecumenale è in contraddizione con le decisioni della Chiesa cattolica in quanto è stato approvato dal Papa ed è presente in molte diocesi del mondo.”

Inoltre, il Vescovo ha affermato il suo status di autorità massima all’interno dell’organizzazione ecclesiastica . “L’unico modo giusto per la vita di una comunità parrocchiale è l’esercizio dell’amore fraterno e della comunione con la Chiesa, rappresentata in ogni diocesi dal Vescovo”.

Nei giorni precedenti i rappresentanti di alcune associazioni di quartiere avevano annunciato manifestazioni per cercare la collaborazione di altri gruppi.

La verità è che la nota della diocesi nega molte delle accuse fatte dalle associazioni di quartiere, che nega che nessun sacerdote sia uscito dalla parrocchia e spiega che l’arrivo del nuovo sacerdote è stata una condivisione doveri pastorali con l’accordo di tutti i sacerdoti.

Il gruppo di parrocchiani ha detto giorni fa che finché Miguel Fernandez non sarà Parroco, colui cioè che organizza i compiti della parrocchia, nessuno parteciperà alle Messe officiate nella chiesa. Essi ritengono che il nuovo sacerdote, Augusto Alvarado, sia lontano dalla realtà sociale vissuta dal quartiere e che le sue dottrine non hanno nulla a che vedere con il modello cristiano che la parrocchia ha vissuto per decenni con Guillermo Mendez che considerano positivo.

Non così, evidentemente, la pensa il Vescovo.
Fonte : http://www.camineo.info/news/153/ARTICLE/17670/2011-11-09.html

La cosa non ci meraviglia per nulla, conoscendo quante pressioni e unzioni, oltre che promozionali inviti e dimostrazioni con tecniche del più avanzato marketing unite al più gasato "carismatismo", preti e vescovi ricevono da parte di zelanti 'promoter' del cammino. Per di più forte dell'approvazione nonostante la persistente segretezza delle sue catechesi "non pubblicate".

Non facciamo fatica ad immaginare che è tutta questione di "numeri" e di "mezzi": c'è da chiedersi perché il vescovo di Lugo, al pari di moltissimi altri, si distingua in una obbedienza al Papa "a geometria variabile": indiscussa e indiscutibile, riguardo al Cnc, del tutto ignorabile nei confronti della Tradizione e del Summorum Pontificum...

lunedì 7 novembre 2011

E l'inganno, avallato dai vescovi, continua.

Ogni anno eravamo abituati a vedere le nuove catechesi NC annunciate dagli striscioni sulle porte delle chiese, a costituire il primo passo per la costituzione di una comunità neocatecumenale. La serie di incontri si conclude infatti con un ritiro di tre giorni al termine del quale chi lo volesse potrà scegliere di entrare a far parte di una comunità del Cammino, iniziando un percorso di fede caratterizzato dalla riscoperta del proprio Battesimo e del suo significato.
Ora, con l'approvazione e l'opera di mimetizzazione già dappertutto ampiamente portata avanti, nelle parrocchie diffondono a tappeto avvisi più discreti, come questi, che noi riconosciamo a prima vista dall'immagine; ma che chi non conosce il cammino può attribuire a qualunque iniziativa ecclesiale.

Chi riceve e risponde ad avvisi come questo non sa che inizierà un cammino che lo porterà in orizzonti diversi, con impegni che fagociteranno la propria vita e la propria storia, prassi che scarnificheranno le coscienze, impegni economici che non vengono resi noti da subito e indotti con un condizionamento che pilota la scelta attraverso le parole della Scrittura in tal modo strumentalizzate come mai si dovrebbe, insegnamenti segreti e blindature propri delle sette piuttosto che dell'universalità del cattolicesimo.

E il grande inganno di accesso al Cammino neocatecumenale travestito da catechesi per adulti, con l'avvallo di alcuni (per fortuna non tutti) pastori, continua... E il CNC, travestito da Chiesa cattolica, continua a fare proseliti nonostante tutto quello che è stato scoperto e denunciato. Se poteva aver senso quando certe cose non si conoscevano, oggi è assolutamente intollerabile nella Chiesa di Cristo, se è ancora la Sua Chiesa!

giovedì 3 novembre 2011

Testimonianza: dubbi sul Cammino

La seguente testimonianza è comparsa recentemente sul forum Cattolici Romani (in un'area messaggi infestata da esperti propagandisti neocatecumenali), testimonianza firmata "In Hoc Signo". Chi vorrà consultarla vi riconoscerà alcune parti che suoneranno molto familiari a chi ha letto almeno qualche pagina di questo blog.

Facciamo notare in particolare che chi torna ad una vita cristiana normale, uscendo dal "lugubre" Cammino Neocatecumenale, si ritrova necessariamente a "rimettere in discussione praticamente tutta la sua vita", poiché il Cammino è stato totalizzante e invadente.

Salve a tutti.
Ho 23 anni e sono in comunità da quasi 10 anni. Abbiamo concluso da poco il 2° passaggio. Ho 6 fratelli, ma di questi quasi nessuno è più in cammino. Neanche i miei genitori sono più in cammino.

Ultimamente ho qualche problema con questo cammino, e ora sono in una fase di riflessione. Ho letto le molte critiche rivolte al CN che si trovano su internet, e le drammatiche esperienze di ex. Se scrivo qui è perché ho bisogno di confrontarmi, in verità, sia con altri Neocatecumeni che con altri fratelli in Cristo. Sarò grato a chi avrà la pazienza di leggere queste righe e di lasciare una risposta o un commento. [...]

Mi fermo qui, perché penso non sia rispettoso per la persona che ha affidato a quel contesto la sua cocente domanda e sentita testimonianza, spiattellarla qui. Tuttavia, poiché sulla rete è normale il travaso di informazioni, vi invito a leggerla nel contesto originale, dal link di cui alla premessa, che contiene anche la dinamica di vari interventi neocatecumenali e non (questi ultimi decisamente più obiettivi) e notizie sulla problematica riguardante i suoi familiari non più in cammino.

Mi piacerebbe poter interloquire direttamente con quel ragazzo; ma purtroppo non posso farlo perché in quel Forum censurano i miei interventi a monte. Vuol dire che lo faremo da qui, sperando che abbia l'opportunità di leggerci, anche se forse non ci considera un contesto "amico". Ma la nostra, se proprio vogliamo chiamarla "inimicizia" non è con le persone, ma con gli errori dei quali purtroppo abbiamo riscontrato e dimostrato anche la gravità.

La mia impressione è che si tratti di una persona con buone capacità critiche, ma tuttora 'catturato' dalla dipendenza e, soprattutto, timoroso di perdere quello che lui sente come sostegno della comunità. Sembra consapevole del prezzo da pagare; ma la dipendenza appare più forte, almeno finora.

Penso di far cosa utile proponendo l'analisi del problema, confrontato anche con la dinamica avvolgente e subdolamente accattivante e sorprendentemente soft di molti interventi di camminanti.

Ci sono tanti altri "fratelli di comunità" (anche su quello stesso forum) che, pur timidamente, affermano di essere in una situazione "simile alla sua". Cominciano a rendersi conto che il Cammino, anche se "dono dello Spirito", contiene troppe storture umane che annullano lo Spirito.


Per loro e per tutti coloro che vengono danneggiati dal Cammino Neocatecumenale io prego ogni giorno.

Sì, il Cammino è ormai davvero sul lungo "viale del tramonto".

mercoledì 2 novembre 2011

Un'altra comunicazione emblematica.

Si firma AndreadeAmicis:

Ho letto un po' di fretta (me ne rammarico) il botta e risposta riguardo varie eresie (o presunte tali) del Cammino Neocatecumenale. In primo luogo, vi invito a riflettere se state veramente amando l'altro come voi stessi: leggendo le vostre parole, non mi sembra proprio, e non sono io che vi invito ad amarvi, ma qualcuno un pelino più importante.
In secondo luogo, in 16 anni di cammino (getto la maschera), non ho mai sentito un catechista o un sacerdote approvare l'uso di qualcos'altro oltre farina e acqua per la preparazione del pane: io stesso sono ostiario (cioè chi si occupa dei segni liturgici e della preparazione degli azzimi) e non ho mai usato nient'altro, come indica bene il Messale Romano.
Inoltre, viene sempre usata estrema attenzione a non perdere la minima briciola del Corpo di Cristo e goccia del Sangue di Cristo: è un menzogna ffermare che la prassi del Cammino Neocatecumenale sia diversa.
In terzo luogo, se non vi piacciono i canti del Cammino, o quelli normalmente utilizzati da Azione Cattolica, Scout, etc.., il problema è nella vostra conversione. Il canto è uno dei modi che Dio ci ha dato per invocarlo, lodarlo, benedirlo e per innalzare a lui il nostro dolore o la nostra gioia: non vi piace come io canto? Non mi piace come voi cantate? Cercate piuttosto il regno di Dio, e capite che Lui si manifesta dove voi non lo aspettate.
In quarto luogo, le chiamate durante le GMG: ne ho fatti alcuni di pellegrinaggi, e MAI ho sentito un catechista dire a qualcuno di alzarsi, promettere cifre o quant'altro. Ho visto molti alzarsi; di questi, molti non avevano una vera vocazione (vagliata da sacerdoti), altri hanno intrapreso un cammino in seminario o in convento, ed ora sono presbiteri o monaci o monache, felicissimi della vita che Dio aveva pensato per loro fin dal principio.
Io sono sposato, e un mio catechista mi disse, quando gli chiesi se una ragazza poteva essere la moglie giusta per me : "non potrei mai rispondere affermativamente a questa domanda, perché, se lo facessi, il vostro matrimonio potrebbe essere nullo". E' il singolo che deve discernere, con l'aiuto infinito di Dio, la sua vocazione. Catechisti, sacerdoti, vescovi, il papa possono solo essere un aiuto.
Un abbraccio a tutti voi.
Ha letto un po' in fretta il nostro amico camminante e allora si è fermato solo al fatto che contestiamo gli aspetti deleteri del cammino; il che lui evidentemente non accetta e non 'vede' e non pensa che 'amare gli altri' non significa lasciarli perseverare nell'errore. La correzione fraterna non esiste solo all'interno del cammino; ma bisogna avere le orecchie del cuore aperte, e non assordate da canti che svegliano l'emozionalità e metodi massificanti e coinvolgenti che scarnificano le coscienze, [vedi anche] per coglierla... E, di conseguenza, non ha preso in considerazione i contenuti, che forse non è riuscito neppure a comprendere, ma è partito in quarta per difendere il suo 'idolo', quod maius cogitari non potest.

Avrei potuto non pubblicarla, perché in fondo si tratta del solito stereotipo confezionato. Ma esso è stato confezionato da un'anima che è entrata in pieno nell'ingranaggio e vede la realtà solo con quella griglia e, quindi, ci snocciola tutte le esperienze positive riguardanti la sua persona.

Ovvio che la percezione che chi ha trovato un equilibrio interiore, a che prezzo lo sa solo chi è riuscito a sottrarsene, è che a decidere sia il singolo. E credo che purtroppo il nostro amico difficlmente sarà in grado di riconoscere quanto le sue decisioni siano in realtà 'pilotate' e condizionate dalle prassi incalzanti alle quali è sottoposto. Prassi peraltro neppure previste dallo statuto, ma contenute nelle catechesi tuttora segrete; il che continua a rimanere un grosso scandalo perché nella Chiesa cattolica, cioè universale, non dovrebbe esserci posto per una setta che applica il 'segreto', metodi gnostici, insegnamenti eretici, un rito sincretistico che profana il vero culto a Dio.

martedì 1 novembre 2011

A domanda seria, risposta seria

Vittorino ha detto...

Cara MIC sono contenta per te che sei già nella terra promessa...
io invece come dice sant'Agostino sono nel deserto del cammino terreno. Vedi anche liturgicamente la Chiesa c'insegna che siamo sempre in cammino. E' vero che Cristo è la nostra terra promessa, ma la raggiungeremo solo nella vita eterna. Ora, come dice s. Paolo camminiamo nella speranza...

Cerchiamo di uscire dal pressappochismo e approfondiamo questo discorso.

Il cammino terreno non è un deserto: è un luogo di prova e di impegno e di fatica e di speranza e soprattutto di possibilità di entrare nella Vita Vera che comincia già qui in Cristo Signore, che si è Incarnato, condividendo la nostra sorte (tranne che per il peccato) e insegnando con gesti e parole durante tutta la sua vita terrena. Infine è morto Crocifisso, versando il suo sangue in espiazione dei nostri peccati, è Risorto, ricostituendo nella sua purezza originaria la nostra natura ferita dal male e dal peccato. Infine è Asceso al Cielo, per ricondurre al Padre, alla cui destra siede Signore ora e per sempre, l'uomo che si era tragicamente allontanato dal suo Creatore e Signore. E, quindi, ha inviato il Suo Spirito: un "altro" Consolatore (v. Giovanni), perché è lo Spirito del Signore Risorto che è anche Uomo oltre che Dio. E' questo e solo questo Spirito che ha fondato e continua da allora e per sempre ad animare la Sua chiesa, che è il Suo Corpo Mistico e la Sua Sposa.

E dunque, chi vive già e non ancora fin da quando accoglie il Signore, la gioia del perdono e della vita ritrovata, a partire dal dono del Battesimo alimentato nella Fedeltà della vita di Fede, come può dire di non essere già nella Terra Promessa, che è il Signore e niente e nessun altro?

Si potrà, parlando metaforicamente, dire che si attraversano momenti di 'deserto' in occasioni di particolari prove e difficoltà, ma sappiamo che è solo una metafora e che il nostro Signore Vivo e Vero è sempre con noi fino alla fine dei tempi perché così ha voluto e così è. Ormai nel nostro DNA spirituale c'è Lui, come si può parlare di deserto, che è un luogo inospitale per la vita?

Puoi dire che solo nella vita eterna raggiungeremo la pienezza di questa nostra meravigliosa realtà di creature amate e Redente e ricostituite dal Padre, nel Figlio, per opera dello Spirito Santo; ma se sei un vero credente in Cristo non puoi non assaporare già qui le primizie della gioia e dei frutti del Regno, che non è di questo mondo nel senso che non viene da questo mondo, ma il Signore è venuto a portarlo qui per fare cieli nuovi e terra nuova e non per lasciare tutto com'era. A vedere come ci siamo ridotti si potrebbe anche essere tentati di dubitarlo; ma ci fidiamo e ci affidiamo a Colui che ci ha consegnato le Sue promesse, che non manca di sostenerci e rafforzarci secondo la Sua volontà per ognuno di noi.

Certo che camminiamo nella speranza; ma è una speranza che rinvigorisce e ci proietta in orizzonti di libertà e non ingabbia in schemi precostituiti, inventati a tavolino e non ci fa passare per le forche caudine di scrutini e passaggi scempio di anime perché sono opere di uomini e non di Dio... Il nostro Signore, Colui che fa nuove tutte le cose, ci fa liberi nella Verità che la Chiesa custodisce e di cui è portatrice attraverso i Sacramenti e non attraverso prassi anomale e segrete, che appartengono piuttosto ad una realtà settaria che ha perso il sigillo dell'universalità, proprio dell'autentica identità cattolica.

Puoi citare S. Agostino e S. Paolo quanto ti pare; ma se non vivi l'Annuncio, quello autentico, che ho espresso sopra, resterai nel 'deserto' che assomiglia tanto a quello degli ebrei erranti, eredi dello spirito di Elia, invece che di quello di Cristo. Purtroppo questo, insieme al famigerato "carro di fuoco" la merkavàh, ricorre in troppe circostanze, perfino nell'ultima inquietante tappa del Battesimo al Giordano...

Infine la Chiesa liturgicamente non solo ci insegna, ma compie l'Azione di Cristo, che è il vero culto a Dio: la ripresentazione al Padre del Suo Sacrificio di espiazione per noi. Solo questo atto e fatto dal Signore avvenuto una volta per tutte sul Calvario, ma rinnovato ogni giorno su tanti suoi Altari, può coinvolgerci nella sua dinamica di Salvezza ormai presente e operante nel mondo, inserirci nella sua Offerta al Padre e introdurci nella Creazione Nuova inaugurata dal suo "fiat" preceduto dal "fiat" di Maria la nostra Madre Santa e Benedetta. Solo in Lui con Lui e per Lui possiamo essere rivestiti della "veste nuziale" che ci introduce nel banchetto escatologico, che è sul monte del Signore, il 'luogo' in cui egli si rivela, che non è una mensa posticcia per quanto infiorata e illuminata dal simbolo dei Maccabei.

Ma non vi accorgete di quanto siete estranei a tutto questo? La preghiera, l'Adorazione la vita Sacramentale soprattutto Eucaristia e Penitenza è tutto quel che c'è da sapere e da vivere nella Chiesa, di Cristo. Nella sobrietà e nella preziosità di quello che è davvero, senza bisogno di annunci sensazionali o di tecniche da marketing, ma nella Luce della Verità che, quando la mostri, si impone da sola. Non ha bisogno di corifei, ma di "veri Adoratori in spirito e verità"...

sabato 29 ottobre 2011

Sarà uno scherzo o qualcuno comincia a uscire allo scoperto?

NEOCATECUMENALI. SUL VIALE DEL TRAMONTO
Edizioni Segno
Data di pubblicazione: luglio 2011
Prezzo: € 10,00

Descrizione di "NEOCATECUMENALI SUL VIALE DEL TRAMONTO"

Nel terzo millennio la Chiesa di Gesù Cristo minacciata da un “virus teologico” devastante che serpeggia tra milioni di devoti in buona fede e tra smarriti uomini di curia?
Questo è quanto emerge dalle sconvolgenti confessioni di un illustre neocatecumenale pentito e dalla buona volontà di uomini di Chiesa coraggiosi, non ancora contagiati dalle aberranti teologie kikiane!
Le storie vere descritte in questo libro fanno urlare i veri cristiani di dolore… Preparatevi a leggere dichiarazioni inverosimili, affermazioni paradossali, che hanno fatto divenire un buon cristiano, neocatecumenale convinto per oltre vent’anni, un pentito senza peli sulla lingua.
(disponibile in tutte le maggiori librerie)

venerdì 28 ottobre 2011

Per Kiko il più intelligente era Giuda Iscariota


Ho letto questa illuminata affermazione del Sommo Catechista Kiko: “Giuda era il più intelligente degli apostoli, per questo teneva la borsa… Questa missione è molto importante, perché senza Giuda non c'è mistero di Pasqua di Gesù”. Da quest’affermazione discende il noto motto neocat: “Nella Chiesa sono necessari i Giuda”.

Mi sono chiesto: ma ha costui il senso dell’onnipotenza di Dio? Realmente il pittore pensa che il Signore, per portare a compimento il suo disegno di salvezza, abbia dovuto necessariamente affidarsi a un traditore, a Giuda? E che, per la salvezza dell’umanità intera, Iddio sia stato costretto a sacrificare un singolo individuo, magari coartandone il libero arbitrio, costringendolo alla consegna e determinandone il suicidio e, forse, la dannazione eterna?


Probabilmente, prima di questa catechesi, Kiko aveva letto – e nemmeno bene – “Kristus och Judas” del “teologo” gnostico Nils Runeberg, una delle “Finzioni” di Borges. Forse al pittore erano stati dati in lettura, in anteprima, i pochi e minuscoli frammenti del cosiddetto “vangelo perduto”, anch’esso gnostico, pubblicato e diffuso dalla filo-massonica “National Geographic”.

Si è posto Kiko il problema che, se Giuda non li avesse accompagnati nel Getsemani, gli avversatori di Cristo avrebbero potuto comunque catturarlo? Certo, “i suoi nemici non desideravano che la cattura avvenisse in pubblico, durante una festa, per non sollevare tumulto in mezzo al popolo (Mt 26:5)”, ma chi avrebbe potuto impedire di seguire di nascosto uno dei discepoli, per prendere il Messia? E non sa Kiko che già altre due volte Gesù era sfuggito a suo piacimento agli aggressori, nel tempio quando volevano lapidarlo (cfr. Gv 10:39) e sul baratro di Nazareth, quando volevano buttarlo dabbasso (cfr. Lc 4:28-30)? Gesù, nel Getsemani, non si oppone alla propria cattura perché era “giunta l’ora”, l’ultima ora voluta dal Padre e accettata dal Figlio, mica decisa da un Giuda qualsiasi. Il mistero di Pasqua di Gesù, essendo Dio onnipotente, sarebbe potuto avvenire in mille modi diversi.

Giuda era il più intelligente degli apostoli, per questo teneva la borsa… ha pontificato Kiko Arguello. Kiko spieghi, allora, perché uno che era “intelligente” e teneva la borsa, essendo un ladro (cfr. Gv 12:6), doveva tradire per una cifra risibile (trenta denari, la paga di qualche mese di un lavoratore della terra (cfr. Matteo); sul capo di Gesù si versavano unguenti dal valore di trecento denari e da quella borsa, oltre che sostenere i viaggi di un gruppo di una ventina di persone, si poteva donare ai poveri. Soltanto uno stupido avrebbe potuto rinunciare a una simile amministrazione per trenta denari, salvo che quei trenta sicli d’argento non siano stati simbolici. Kiko, però, non è un simbolista, lui i simboli o li inventa di sana pianta o li copia, montando il tutto in un tempio sincretico: perciò crede che “senza Giuda non c'è mistero di Pasqua di Gesù”. La Chiesa non ha bisogno di Giuda bensì di Pietro, un cui simbolo è il gallo e non una borsa e nemmeno una croce rovesciata.

Lino

mercoledì 26 ottobre 2011

CI MANDA IL VESCOVO…

Col tempo delle castagne giunge anche regolarmente il tempo degli annunci di catechesi (neocatecumenali) e sono molti gli amboni delle chiese parrocchiali da cui in queste domeniche risuona l’altisonante e orgogliosa espressione degli “annunciatori” neocatucumenali: “CI MANDA IL VESCOVO... per effettuare un ciclo di catechesi parrocchiali per annunciarvi l’amore di Dio...”.

Su questa roboante menzogna (perché, nella migliore delle ipotesi, il vescovo non si è affatto sognato di mandare nessuno ed ha appena appena ascoltato o letto una frettolosa, quanto ambigua informazione telefonica o scritta indirizzatagli dal potente catechista di turno o dal presbitero neocatecumenale che, in quanto tale, sfarfalleggia nelle curie sentendosi almeno una spanna più adulto dei suoi confratelli), si innesta poi tutto il solito repertorio di frasi ad effetto, di cui possiamo sommessamente riportare qualche pregevole reperto:
  • “Noi non siamo qui a nome nostro, noi siamo dei peccatori peggiori di voi. Se siamo qui è perché qualcuno più grande di noi e di voi lo ha voluto...” Qui si adombra ambiguamente il volere del Vescovo, se non quello dello stesso Cristo: sia l’uno che l’Altro , in ogni caso, vengono fortemente connotati quali amici privilegiati del Cammino Neocatecumenale;
  • “Non lasciare passare inutilmente questo evento di Grazia, che forse non si ripeterà più….” In perfetto stile Wanna Marchi e in tono larvatamente minaccioso, si fa quasi presente, che l’evento di Grazia costituito dalle catechesi “parrochiali” di alcuni “ peccatori” peggiori degli altri, ma superiori agli altri in quanto unici cattolici consapevoli del loro stato di peccatori, se non è colto al volo, lo si perde irrevocabilmente(Non ci risulta che Gesù passando per le strade di Galilea promuovesse con queste frasi il Suo Santo Vangelo);
  • “Anche io, fratelli, ero come voi fino a qualche tempo fa (leggasi “ fino a quando non sono entrato nel Cammino Neocatecumenale)…e vi assicuro che non sapevo affatto in che cosa consistesse l’Amore di Dio…..” E’ il pistolotto conclusivo col quale, mescolando l’esperienza individuale all’annuncio kerigmatico, si fa passare subdolamente il primo messaggio con cui si bolla la vita spirituale del credente qualsiasi o del cristiano “ della domenica” come una robetta ormai superata fatta di incapacità totalizzanti di conoscere l’Amore di Dio…
Qualcuno una volta domandò ad alta voce: “MA IL VESCOVO, DOPO AVERVI MANDATI QUI, E’ MAI VENUTO AD ASCOLTARE CIO’ CHE DITE E AD OSSERVARE CIO’ CHE FATE……?”

giovedì 20 ottobre 2011

Il professore neocatecumenale censura il Papa

Il professor p. Maurizio Buioni, passionista, ha pubblicato sul numero di gennaio-giugno 2009 di Sap.Cr. (cioè la rivista ufficiale dei padri passionisti: La sapienza della croce) un ponderoso articolo per elogiare il Cammino Neocatecumenale.

Incredibilmente (per chi non conosce i neocatecumenali), nelle sue 44 pagine non si trova traccia delle decisioni del Santo Padre Benedetto XVI, decisioni che lo stesso Santo Padre confermò esplicitamente nel suo discorso del 12 gennaio 2006 (vedi brano sottoriportato) e che fino ad oggi non si è mai rimangiato.

È un piccolo ma emblematico esempio di come la comunicazione neocatecumenale si basa sulla menzogna e l'inganno.

Nel suo incontro con le famiglie neocatecumenali del 12 gennaio 2006 Benedetto XVI ha detto:
"L'importanza della liturgia e, in particolare, della Santa Messa nell'evangelizzazione è stata a più riprese posta in evidenza dai miei Predecessori, e la vostra lunga esperienza può bene confermare come la centralità del mistero di Cristo celebrato nei riti liturgici costituisce una via privilegiata e indispensabile per costruire comunità cristiane vive e perseveranti.
Proprio per aiutare il Cammino Neocatecumenale a rendere ancor più incisiva la propria azione evangelizzatrice in comunione con tutto il Popolo di Dio, di recente la Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti vi ha impartito a mio nome alcune norme concernenti la Celebrazione eucaristica, dopo il periodo di esperienza che aveva concesso il Servo di Dio Giovanni Paolo II. Sono certo che queste norme, che riprendono quanto è previsto nei libri liturgici approvati dalla Chiesa, saranno da voi attentamente osservate. Grazie all'adesione fedele ad ogni direttiva della Chiesa, voi renderete ancor più efficace il vostro apostolato in sintonia e comunione piena con il Papa e i Pastori di ogni Diocesi."
Nell'articolo sul Cammino Neocatecumenale del p. Buioni sopra citato, alla pagina 97 (nel capitolo dedicato alla liturgia), leggiamo soltanto:
"L'importanza della liturgia e, in particolare, della Santa Messa nell'evangelizzazione è stata a più riprese posta in evidenza dai miei Predecessori, e la vostra lunga esperienza può bene confermare come la centralità del mistero di Cristo celebrato nei riti liturgici costituisce una via privilegiata e indispensabile per costruire comunità cristiane vive e perseveranti."
Il passaggio sulle norme è sparito! Che fine hanno fatto le norme che dovevano essere "attentamente osservate" e che sono citate in nota allo stesso articolo 13 citato nello stesso articolo del Buioni?

Ecco come nel Cammino Neocatecumenale si rispetta il Papa: strumentalizzandolo, censurando le sue norme e censurando i suoi discorsi dove dice ai seguaci di Kiko: "sono certo che queste norme... saranno da voi attentamente osservate" (cfr. sul sito del Vaticano, che il Buioni probabilmente non ha consultato).

Non sono mancate e non mancano da parte di interlocutori neocatecumenali le motivazioni più complicate e assurde addotte sofisticamente per giustificare la mancata attuazione delle direttive del Papa. Ne abbiamo parlato più diffusamente qui.

E tuttavia resta ancora inspiegabile il fatto che una realtà ecclesiale possa continuare a perpetrare abusi liturgici, per non parlare delle prassi anomale da noi più volte richiamate.

(ringrazio Emma per la segnalazione)

lunedì 17 ottobre 2011

Non c'è di che essere preoccupati sul serio?


Metto in risalto questa testimonianza di "Preoccupato", che mostra viva partecipazione ed è il grido di un cuore credente di fronte alle scempiaggini ascoltate. E non ci fa dimenticare l'eco della recente pubblicità su un'esperienza vocazionale della diocesi di Roma, ormai neocatecumenalizzata, basata su "l'esperienza di Abramo".

Essa conferma quanto andiamo dicendo da tempo sui Mosè-catechisti, ripetitori del Mosè-iniziatore, che fa vivere il cammino come un esodo dal quale il cristianesimo è già uscito con Cristo Signore, che è Lui la nostra Terra promessa, nella quale siamo introdotti fin dal battesimo. Il nostro deserto non è il midbar ebraico = "il luogo in cui risuona la parola" ma il luogo in cui la Parola non solo è risuonata, ma si è fatta carne e ha operato e opera la nostra Redenzione. E poi la chiamano "iniziazione cristiana" e gli affidano pure la "nuova evangelizzazione"! Ma si rendono conto che è talmente "nuova" da essere "altra"?


Tutto ciò mi ricorda una catechesi... di quelle a cui ho partecipato... quelle di conversione: le prime che si fanno per reclutare adepti.. io ci sono andato su "consiglio" della fidanzata.

Era sempre sull'Antico Testamento: sul viaggio degli ebrei nel deserto con un disegno esplicativo... e i presenti dovevano rispondere se erano nel deserto, nella schiavitù, negli idoli ecc...

Quando hanno chiesto a me io ho risposto che il nostro deserto non è lo stesso degli ebrei... perchè per noi è venuto Gesù Cristo Figlio di Dio... che non si può paragonare quella Parola senza inserirla in un discorso di Salvezza che la coinvolge e che l'ha superata... a quel punto il catechista ha guardato il Sacerdote che ha fatto spallucce e ringraziandomi si è rivolto ad un altro.

Fanno così... ti dicono che Gesù è venuto ed è risorto e subito dopo ti dicono che sei nel deserto degli ebrei... così non capisci cronologicamente dove tu ti collochi... e ti collocano loro dove vogliono... ovvero nel deserto... dove sei peccatore e ti fai schifo perchè non ti fidi di Dio... dove se sei peccatore ci rimani... perchè ti riportano dove Gesù Cristo ancora non è arrivato... come se fossimo in un'epoca dove Dio non si è fatto carne... quello che ti fanno credere è che sei ancora nel deserto insieme agli ebrei.

E tutto questo per un unico motivo.... tu hai bisogno di loro... e loro ti guideranno fuori dal deserto che vivi... e la guida non si chiama Santa Messa... non si chiama Magistero... non si chiama Vicario di Cristo... non si chiama. Si insinua e si tace. Si manifesta in clamorose audizioni e si chiude in segrete celebrazioni.

Cattolico è sinonimo di universale. Cattolico vuol dire per tutti. Neocatecumenale significa per tutti tranne per quelli che non obbediscono. Neocatecumenale significa per tutti tranne per chi è contro il pittore kiko che ha avuto un apparizione mariana (tutte le minuscole volute)... Neocatecumenale è parlare tutti nello stesso modo... nel rispondere tutti nella stessa maniera... screditando chi parla senza entrare nel contenuto. (@Lino: ho esperienze di quel forum).

Nessun Cattolico è nel deserto neocatecumenale. Per noi è arrivato il Figlio di Dio che di quel deserto ha fatto una terra fertile.

Il Neocatecumenale ci deve vedere ancora servitù e siccità. Il Cattolico sa che quel deserto è stato superato e vinto dal Figlio di Dio che con la sua morte ed il suo sacrificio ha preso su di sé i nostri peccati e che risorgendo li ha giusticati... Il neocatecumenale invece non lo sa perchè non lo deve sapere.

@Lino che dice:
@ preoccupato
(a proposito delle banalizzazioni neocat della Parola)
Ti ho letto con grande interesse. Hai centrato un punto fondamentale: la grande rilevanza che i neocatecumenali danno alla teologia ebraica del deserto, sempre e soltanto da un unico punto di vista, quello loro del deserto come luogo degli idoli e del peccato dal quale tirare fuori i perenni iniziati.
In realtà nel cristianesimo, ma già nei profeti, non è così. Il "deserto" è sì il luogo della prova, del Nemico in agguato, ma è anche il posto solitario dove ritirarsi nel silenzio della meditazione per incontrare il Padre: "Subito dopo lo Spirito lo sospinse nel deserto; e nel deserto rimase per quaranta giorni, tentato da Satana. Stava tra le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano (Mc 1,12-13).
Hai perfettamente ragione: ai quaranta anni della teologia del deserto di Mosè, Gesù ha aggiunto la sovrabbondanza salvifica dei suoi quaranta giorni e notti (è il simbolo quaranta che conta, non la misura del tempo in anni o giorni e notti). Con il cammino di Gesù nel suo deserto siamo andati oltre, è in quel deserto che Gesù rifiuta il messianismo regale e giudaico di Satana, scegliendo il pinnacolo della Croce per la salvezza di molti senza invocare, poi, l'intervento degli angeli.
Purtroppo i neocatecumenali, assordati dai canti kikiani, da chitarre, tamburelle e interrogatori pubblici, quel deserto di meditazione lo vedono soltanto dal punto di vista del loro "pesce", sempre ad usum Delphini, intendo.
Illuminante e vero il tuo commento.
Quel deserto loro (catechisti) riescono a farlo vivere tutt'oggi.

Quella teologia ebraica del deserto è offerta dai catechisti e appresa senza filtri e senza dubbi da chi ascolta. E questo secondo me è uno dei punti fondamentali.

Insegnamento e apprendimento.
Bisogna solo capire chi insegna, cosa insegna e a chi insegna. Perchè la forza di questo movimento/setta sta tutto qui.

Chi insegna: i Catechisti formati su un direttorio stilato da kiko arguello o meglio riportato dall'arguello,visto che sono catechesei pronunuciate oralmente e poi trascritte per la maggior parte.

Cosa insegna: la dottrina di questo arguello vestita da acqua santa che promette la via della salvezza (minuscole volute).

A chi: e qui sta il punto. A persone digiune dagli insegnamenti della Chiesa Cattolica. I "lontani", persone che a digiuno di Catechismo intraprendono un nuovo percorso, figli piccoli di coppie neocatecumenali, persone che si accostano a catechesi dopo aver visto un cartellone dove non si fa menzione alcuna di un "cammino neocatecumenale".

E secondo me la forza di questo percorso lento di apprendimento sta nascosta nelle parole dei catechisti (di kiko) che sconvolgono il fattore TEMPO. Per spiegarmi:

Ti dicono che sei imprigionato in un cerchio di morte e di peccato. Un peccato e una morte che VIVI OGGI sul lavoro ,in famiglia, con gli amici, ecc... Le discussioni, il fatto che non va come vuoi tu, i litigi,ecc... Poi ti dicono che il Figlio di Dio ha spezzato questo cerchio, (IERI.. 2000 anni fa) che Lui ha vinto la Morte, la tua Morte e le tue morti che ogni giorno ti sovrastano e ti uccidono. Poi dicono di nuovo che OGGI vivi la morte nei rapporti, nel lavoro, in famiglia e con gli amici.
Appena ho sentito queste castronerie, solo perchè ho un po' di Catechismo alle spalle, ho capito che qualcosa non andava.

Il metodo, la tecnica secondo me è illustrarti ciò che Dio per mezzo di Suo Figlio ha fatto e poi farti vedere l'OGGI come se ciò non fosse avvenuto.

La domanda più normale da fare a un catechista sarebbe: Scusa, ma se Cristo ha spezzato questo cerchio di morte con la sua morte e la sua resurrezione perchè io ci sono ancora dentro a questo cerchio? Dio ha mandato Suo Figlio per fare un po' di prediche perchè poi ci pensasse Kiko a indicare la via (minuscola voluta)?

Secondo il mio modesto parere la "gabola" sta proprio in questo... Prima si dice "Gesù ti ha salvato" poi ti si riporta in una situazione dove il Figlio di Dio non si è mai sacrificato per i tuoi peccati. E di nuovo ti ritrovi coi piedi piantati nella sabbia del deserto. E chi ti indica la modalità per uscirne è lui: il catechista/kiko che ti guida verso l'oasi. E te lo dice: "Là c'è l'oasi, c'è la salvezza, solo con me ce la farai"... e d'altronde qualcun'altro lo fece con Gesù Cristo questo discorso in mezzo al deserto.

E loro, le povere anime neocatecumenali, sono lì in mezzo al deserto, tenute lì scientemente, perchè è tra la sabbia e il calore insopportabile dove più facilmente cedono alle lusinghe di lupi vestiti da catekikisti. Anche se tra i lupi e i catekikisti non so chi sia meglio... forse i lupi... che sono cattivi solo nelle favole........

sabato 15 ottobre 2011

Ecco la nuova pastorale che avanza.

Ecco uno dei frutti che dimostrano di che cosa è nutrita la vita spirituale dei presbiteri neocatecumenali e della "nuova pastorale" che avanza. Visto che le immagini parlano da sole, pubblico quelle della pastorale diocesana di Roma per le vocazioni. Non mi dilungo nei commenti. Trascrivo le parole accorate del sacerdote che me l'ha inviate (cliccando su ogni immagine, la potete vedere ingrandita):
Prima della lettera il clero di Roma si interrogava sull'opportunità di alzare la voce sulla "pubblicità" vocazionale proposta da don Roberto Zammerini (Rettore del Seminario Minore) e da don Fabio Rosini (Seminario Maggiore).
Ci si domandava del perchè non ci sia alcuna immagine Sacra sui volantini da presentare ai ragazzi e giovani.
Ringraziandovi in anticipo per quel che potete fare.
un sacerdote di Roma (Nome Cognome, che per ovvi motivi non pubblico)
Ecco le immagini. Faccio notare, che oltre alla totale assenza di immagini sacre e di accenni al cristianesimo, la prima immagine reca la didascalia: "Due giorni di ritiro sulla fiducia in Dio e nelle sue promesse sulla base dell'esperienza di Abramo", che ricorda le catechesi di Kiko; il che non meraviglia data l'estrazione dei presbiteri: don Fabio Rosini è stato di sicuro sfornato da un seminario Redemptoris Mater. Non so se don Zamperini sia NC, ma lo saprò domani.

Mi vengono in mente due termini: squallido e allucinante! Si tratta di Chiesa, non di ONLUS che richiama l'attenzione sui suoi prodotti. Che poi sappiamo bene quanto sono avvelenati (ovviamente non quelli della vera Chiesa, ma di chi ne sta prendendo il posto)...

venerdì 14 ottobre 2011

Da cosa viene nutrita la vita dei presbiteri neocatecumenali?

Sull'Osservatore Romano di oggi appare un articolo del card. Canizares: Per nutrire la vita dei sacerdoti. Ottimo questo richiamo alla pienezza della vita sacerdotale che, com'è noto, nel Cnc è pesantemente castrata dal totale assoggettamento ai catechisti, con totale rinuncia al munus regendi e a quello docendi. Ne pubblico la conclusione, dalla quale non posso fare a meno di pormi una domanda: se è vero, come è vero, che la "nuova evangelizzazione" passa necessariamente dall'Eucaristia, chi e cosa annunciano i nuovi evangelizzatori neocat?


Nel 1969 venne donato ai collaboratori della Segreteria di Stato un librino intitolato Mensis Eucharisticus ed edito dalla Tipografia Vaticana. Di autore anonimo, il testo era stato curato da don Giuseppe Santoro per facilitare ai sacerdoti la preparazione alla messa e il ringraziamento in coerenza con l'enciclica di Paolo VI Mysterium fidei (1965). L'"aureo libretto di ascetica sacerdotale" - così lo definiva il sostituto Giovanni Benelli ringraziando a nome del Papa il curatore - è stato ora tradotto in italiano, con il testo latino a fronte, dal cardinale Giovanni Coppa (Città del Vaticano, Libreria Editrice Vaticana, 2011, pagine 183, euro 9). Ne pubblichiamo una presentazione del cardinale prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti.

[...]
Celebrare ogni giorno l'Eucaristia e celebrarla bene, vivere l'Eucaristia con tutto il realismo, l'intensità e la verità che richiede al centro della nostra giornata sacerdotale, vivere dell'Eucaristia in ogni momento della nostra vita sacerdotale è assolutamente necessario per rivitalizzare la nostra esistenza sacerdotale sacramentale. Per riuscirci è di enorme aiuto questo piccolo, ma insieme grande, libretto. Come prefetto della Congregazione per il Culto Divino ringrazio di tutto cuore per la pubblicazione e la diffusione di questa opera, e la raccomando vivamente; sarà uno strumento molto utile per il rinnovamento sacerdotale e anche per il rinnovamento delle comunità, e per dare impulso a una nuova evangelizzazione, che passa necessariamente per l'Eucaristia.
(©L'Osservatore Romano 14 ottobre 2011)

mercoledì 12 ottobre 2011

Discorsi lugubri, catechisti subdoli, vocazioni obbligatorie

Invitiamo i fratelli neocatecumenali che leggono queste nostre pagine a confrontarsi onestamente con queste testimonianze sul Cammino pervenuteci recentemente.

Rifletteteci su e provate a ricordare quante volte, voi stessi, nel vostro cuore (che Dio vede e Kiko no), avete tratto simili considerazioni. Ripensate un attimo ai vostri fratelli e sorelle di comunità "invischiati" in questioni dello stesso genere. Riflettete sui cosiddetti "catechisti" e sul loro ambiguo comportamento.


Prima testimonianza: sulla "gioia" di essere neocatecumenali...

Anni fa una "sorella" della mia comunità lasciò il Cammino perché non riusciva a concepire come si parlasse tanto di gioia e poi in comunità musi lunghi e discorsi lugubri fossero all'ordine del giorno. All'epoca giudicai questa persona un po' superficiale, ma in seguito ripensai molto alla sua critica. In effetti, se penso alle persone che conosco e che sono tuttora in cammino, non le vedo così gioiose come immaginavo si dovesse essere dopo un certo numero di passaggi. Anzi, avendo conservato un buon rapporto con alcune di loro, mi rendo conto che sono molto vulnerabili e le loro difficoltà sono accresciute dal fatto che sentono di non corrispondere al modello di vita proposto dal cammino. A forza di sentirsi ripetere che sono schiavi del denaro, del sesso e del peccato in genere, molti vedono crollare la propria autostima con pesanti conseguenze nella vita familiare e sociale.

Poi ci si ritrova in celebrazione, vestiti a festa, e per un paio d'ore ci si dovrebbe mostrare lieti... be', non sempre è facile, anche se nell'ambientale si viene esortati a "lasciare a casa ogni preoccupazione". Magari a casa è rimasto il coniuge che non è in cammino, e con il quale il rapporto si fa sempre più complicato.


Seconda testimonianza, sulle coscienze "scarnificate" dai cosiddetti catechisti neocatecumenali:

Ho scoperto questo sito da poco tempo e lo trovo illuminante. Allo stesso tempo,tuttavia, genera in me molte domande. Ho avuto in passato un'esperienza NC durata 5 anni, poi sono fuggita perché ho "compreso" le subdole intenzioni dei catechisti e della loro cricca costituita da decine di figli che poi si sposano tra loro e generano altri figli... ma non è questo il punto. E' l'invasione senza rispetto con cui ti obbligano a rendere pubbliche le tue esperienze più intime, anche attraverso la scrutatio, che è, di fatto, un perverso strumento nelle mani dei catechisti con il fine di manipolare le menti degli adepti.

Ricordo ancora quando mi un catechista (in tono perentorio e usando un linguaggio "finto", già sentito e sempre uguale fatto di frasi "fatte" come quello dei promotori di marketing) mi fece sentire in colpa perché anziché andare in convivenza per tre giorni con la mia comunità, preferissi presentarmi all'appello dell'ultimo esame universitario che precedeva la tesi di laurea! In quel caso era il demonio dello studio che mi guidava lontano dalla vera luce, il mio idolo era la laurea invece di Cristo!Senza poi raccontare dei "segreti" del cammino che ogni tanto qualche sorella più anziana si faceva "scappare"....come la "decima" a cui erano obbligati tutti i fratelli e sorelle dopo un certo passaggio.

E poi questa ipervenerazione di Kiko, non si parla d'altro, Cristo, la Chiesa, i sacramenti... tutto era dopo Kiko. Anche il tono con cui bisognava cantare certe frasi senza senso e sconfortanti per l'anima. Non è vero che le celebrazioni liturgiche NC siano aperte a tutti, provai a rendere partecipe un'amica non NC: i catechisti non me lo permisero. Dedussi, così, che il cammino in realtà è una setta e la Chiesa di Cristo non prevede chiusure, anzi.
Però una domanda in fondo al cuore ce l'ho ormai da diversi anni (ne sono passati 10 da quando ho abbandonato il cerchio NC): perché il Santo Padre, la Chiesa tutta non frena questo cammino che si sta insinuando come una serpe nelle comunità parrocchiali?Come si è potuto procedere all'accettazione, al riconoscimento del percorso di un esaltato come Kiko? C'è qualcuno che mi sa dare una risposta? Vorrei capire se si può fare concretamente qualcosa per bloccare questo "cancro" oppure ci dobbiamo accontentare di scriverne su un blog? Possibile che non ci siano sacerdoti che di fronte a questo scempio della liturgia cristiana alterata da tutto questo improbabile, confuso e inidoneo minestrone di simboli ebraici (con tutto il rispetto nei confronti della religione ebraica)? Attendo una risposta da chi ne sa più di me al riguardo.


Terza testimonianza sull'Eucaristia

Finché non ho letto i vostri commenti e quello che dite sull'Eucaristia, non avevo capito quanto il rito a cui partecipavo era diverso da quello della Chiesa e come era costruito da Kiko per il cammino. I simboli ebrei ormai mi erano familiari e non ci vedevo niente di strano. Anche se nelle altre Chiese non li vedevo, mi sembrava normale. Ma dopo mettendo insieme anche le catechesi e i discorsi dei catechisti, ho capito che non obbedivamo al Papa, che celebra diversamente, ma a Kiko.


Quarta testimonianza, stavolta sulle vocazioni neocatecumenali:
Purtroppo anche io sto passando un momento difficile, sono uscito pochissimo tempo fà dal cnc, ma la mia famiglia (di catecumeni incalliti), non mi sta aiutando. Anzi!
Mi stò accorgendo del GRAVISSIMO DANNO che il cnc stà arrecando alla SS. Madre Chiesa Romana Cattolica e UNICA, e ai suoi fedeli!

Mi rendo conto che da 4 anni e mezzo (circa da quando sono diventato nc), i catechisti hanno fatto SOLO danno alla mia vita e direi anche alla vita di molti altri!

Prego Dio di perdonarmi se l'ho offeso NON seguendo la S. Chiesa, ma seguendo KIKO in questo tempo! Ma chiedo perdono ancora di più, per chi è consapevole di arrecare danno e tutta via continua a causarne!

Dopo poco tempo i catechisti iniziano a infondere i loro artigli, plagiando i "fedeli nc", che, purtroppo, si lasciano convincere!
Ad esempio ai giovani celibi e nubili "consigliano" di cercare moglie e/o marito. Ma OGNI volta "consigliano" che è "meglio" sposarsi con persone del cnc. Se ad esempio in una comunità nc c'è un celibe e una nubile, i catechisti fanno anche domande "inopportune" ad esempio a un mio ex fratello di comunità (che era single), gli chiedevano sempre se peccasse contro il sesto comandamento.

C'è, iniziano a inculcarti psicologicamente che quella è la VOLONTà DI DIO! Invece si tratta della LORO volontà(dei catechisti). Se dopo poco vedono che una ragazza o un ragazzo "non riesce a sposarsi", ecco che "consigliano" di intraprendere la vita consacrata o il seminario! Naturalmente ti INCULCANO l'idea che quella sia sempre la volontà di Dio, e che se non fai la "Sua" volontà, non hai motivo di vita!

Una ragazza che era in comunità, ogni convivenza ci diceva che lei si vede più con una famiglia, con bambini, insomma, sentiva la sua chiamata che era quella del matrimonio. Ecco che salta fuori il super-catechista, che invece la "obbliga" a fare una "prova" in un monastero Benedettino KIKKIANO! Infatti, lei era di Padova (Veneto), e giustamente si aspettava di fare la "prova" in un monastero del veneto, dato che ce ne sono. Invece i catechisti la "consigliano" ad andare nelle Marche, precisamente a Offida. Sicuramente avrete sentito parlare di questo monastero, dato che praticamente è un monastero KIKKIANO! Infatti, Padre Mario Pezzi (ricordo che è membro del "equipe internazionale del cnc"), è andato li molte volte a fare la "vacanza".

Questa ragazza ora è diventata Suora Benedettina KIKKIANA (in un certo senso), infatti se voi andate in questo monastero di offida e poi andate in un altro "normale" (inteso non del cnc), noterete subito la DIFFERENZA!

Quando questa ragazza, insieme ai catechisti, sono andati dal Vescovo di Padova dicendogli che la volevano mandare a Offida, il Vescovo non è rimasto molto contento. Si era accorto, infatti che parlavano i catechisti al posto della ragazza interessata! Lui infatti chiedeva alla ragazza se quella era veramente la sua scelta, ma un catechista rispondeva sempre prima di lei dicendo che quella era la sua vita!

Non dico altro perchè mi stò sentendo male a scrivere questo cose ORRIBILI che tutt'ora i catechisti continuano a fare!

Il problema di molti nc, è che sono NC "in buona fede". Ad esempio io (che sono "nato" nel cnc, infatti mi hanno battezzato a "immersione" secondo gli "usi" del cnc, anche se in parocchia), ero in "buona fede" nel senso che se una persona mi insegna a dire una parolaccia dalla nascita, io sono convinto che quella sia cosa buona, e non mi accorgo che invece non lo è!

Stessa cosa col cnc, io non sapevo di "recare danno" seguendo il cnc, infatti pensavo di fare del bene e di servire "decentemente" Nostro Signore. Non mi rendevo conto degli sbagli, che, leggendomi gli "statuti nc" continuano a fare! Ieri infatti ho letto appunto questi "statuti" e mi sono accorto che i nc fanno esattamente L'OPPOSTO di quello che c'è scritto sugli statuti!!

Spero e prego per i fedeli nc "in buona fede", affinchè Dio gli doni sapienza e intelletto, e gli faccia capire la realtà del cnc!


In conclusione domandiamo ai fratelli neocatecumenali: ma il vostro rapporto personale col Signore, la vostra vita, la vostra fede, per crescere, si meritano cose come quelle sopra... o cose come questa sotto?

domenica 9 ottobre 2011

Parole di un vero Maestro: la dimensione mistica del Mistero Eucaristico...

Rifacciamoci un attimo gli occhi con questa vera arte sacra che evoca le armonie celesti e ristoriamo anche lo spirito con le parole del card. Ivan Dias, vescovo di Bombay, tratte dal suo intervento (10 ottobre 2005) XI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi L'Eucaristia: fonte e culmine della vita e della missione della Chiesa, 2-23 ottobre 2005.


La dimensione mistica del mistero eucaristico deve sempre emergere ogniqualvolta un sacerdote celebra la santa Messa. Vi sono miriadi di testimoni invisibili che lo circondano quando rinnova il sommo sacrificio di Gesù sulla croce. Ad ogni celebrazione della santa Messa il celebrante e la sua assemblea devono essere consapevoli della “comunione dei santi” che unisce la fede, la speranza e l’amore di tutti i membri della Chiesa universale: la fede piena di aspettative del popolo di Dio sulla terra, la speranza delle anime sante del Purgatorio e l’amore di quanti circondano il trono di Dio onnipotente. Il santo sacrificio della Messa quindi fonde il Magnificat della Beata Vergine Maria con l’Alleluia e l’Osanna degli Angeli e dei Santi in cielo, il Kyrie eleison delle anime sante del Purgatorio e il Maranatha dei fedeli in terra.

L’adorazione del Santissimo Sacramento è accessibile a tutti, perfino ai cattolici che per qualsiasi motivo non possono ricevere Gesù nella santa Comunione e a persone di altre fedi. Nelle sessioni sinodali, tra le tante ombre nella Chiesa di oggi, sono stati menzionati il numero sempre più scarso di quanti vanno in chiesa, l’aumentato disinteresse nei confronti della confessione sacramentale e la mancanza di catechesi. Questi problemi la Chiesa ha dovuto affrontarli sempre, anche se in modi diversi. D’altra parte la Chiesa ha anche avuto persone che hanno trattato tali situazioni in modo da ispirare noi tutti ancora oggi. Tutti conoscono la santità del Curato d’Ars, e del grande apostolo del confessionale, Jean-Marie Vianney, e dell’arcivescovo Fulton Sheen, il brillante oratore che ha raggiunto migliaia di persone con le sue trasmissioni radiofoniche e televisive. Il segreto del loro grande successo è dovuto alle molte ore che trascorrevano in preghiera dinanzi al Santissimo Saramento. Possono dunque rappresentare modelli esemplari per i sacerdoti e i vescovi di oggi.

C’è un proverbio cinese che dice: invece di maledire il buio, accendi una candela. Poiché siamo immersi nell’oscurità di mali morali e spirituali che ci circondano, non sarebbe splendido se i vescovi e i sacerdoti di tutto il mondo trascorressero un’ora di preghiera e adorazione dinanzi al Santissimo Sacramento ogni giorno, per intercedere per se stessi, per i fedeli affidati alla loro cura pastorale e le necessità della Chiesa universale? Il loro gregge si sentirebbe certamente edificato e incoraggiato vedendo i suoi pastori mettere in pratica quanto predicano sulla devozione alla Santa Eucaristia. Papa Paolo VI ha affermato con ragione che i nostri contemporanei ascoltano più volentieri i testimoni piuttosto che i maestri e, se ascoltano i maestri, è perché questi sono testimoni.

Sarà un caso che, appena pubblicato questo post, ricevo proprio ora una telefonata per informarci che in Sicilia, Kiko si affida per la costruzione delle nuove Chiese ad un architetto di sua fiducia. Saranno tutte Chiese senza Tabernacolo!

giovedì 6 ottobre 2011

Nueva Estetica, cioè... "indecifrabile sgorbio"?!

Condivisibilissimi pensieri del cardinal Ottaviani:

Cari figli, mi rallegro con voi della vostra arte la quale ha saputo essere arte dei nostri giorni e non mero ricalco di moduli passati, creazione e non scopiazzatura, scoperta nuova e non rispolveratura scolastica; e tuttavia ha saputo stare, con tanta comprensione e bellezza, accanto alla preghiera. Così il vostro esempio giovasse tra coloro che si danno a credere, con qualche inesplicabile e indecifrabile sgorbio, di fare arte! Eppure, con tanto poco si fanno scrupolo, di ingiuriare la Chiesa e darle dell'arretrata. Non dico nulla d'altri che presumono popolare la Chiesa di mostruosità, degnissime nel miglior caso, di semifolli, non però di Dio, del popolo e della nostra civiltà. Ricordatevi, quando l'arte non sa stare con la preghiera, non sa pregare, è un brutto segno, è segno che, forse, non è nemmeno arte; ma puro inganno o di sé o degli altri o di sé e degli altri insieme.

Ma oggi, più che altro, il pericolo è costituito piuttosto da coloro che, non sapendo raggiungere in arte la bellezza, vogliono emergere con la mostruosità, con la stranezza, emula della caricatura e dell'arte dei primitivi con lo scempio delle cose e delle persone sante.



Chissà se tali parole si possono applicare alla Nueva Estetica dell'«artista» Kiko Arguello. Giudicate voi stessi:



Quest'ultima immagine visibile sopra riproduce un particolare del "giudizio universale", inserito nel palco di Dusseldorf...

martedì 4 ottobre 2011

Fatti, non parole. Nella Chiesa l'errore viene lasciato proliferare senza intervenire.


Di certo non me ne vorrà Caterina se inserisco per la riflessione di oggi questo suo intervento apparso su MiL stamattina, in relazione ad una recente intervista rilasciata da Mons. Guido Pozzo, Segretario dell'Ecclesia Dei.


Ringraziando mons Guido Pozzo per questa intervista e per le attente risposte, laddove spiega e dice:
...occorre dare una formazione liturgica completa, autentica, e vedere come, appunto, una cosa sono i libri liturgici della riforma voluta da Paolo VI, altra cosa sono le forme di attuazione che in tante parti del mondo cattolico si sono verificate nella prassi, e che sono autentici abusi della stessa riforma liturgica di Paolo VI e contengono anche errori dottrinali che devono essere corretti e respinti. E' questo che il Santo Padre Benedetto XVI, in un discorso all'Ateneo Anselmiano, recentemente, nella tarda primavera di quest'anno, ha voluto ancora una volta ribadire. Una cosa sono i libri liturgici della riforma, altra sono le forme concrete di attuazione che, purtroppo, in tante parti si sono diffuse e che non sono coerenti con i principi che erano stati fissati ed esplicitati dalla stessa Costituzione del Concilio Vaticano II "Sacrosantum Concilium", sulla divina liturgia. E successivamente: [...]
molto spesso la messa di Paolo VI era stata deformata e veniva celebrata assolutamente in modo contrario alle intenzioni profonde del legislatore, cioè del Sommo Pontefice; quindi questo disordine, questo crollo della liturgia di cui ha parlato l'allora Cardinale Ratzinger in alcuni suoi libri e in alcune sue pubblicazioni di liturgia, io anche l'ho sperimentato abbastanza direttamente e ho sempre voluto tener separate le due cose: una cosa sono i riti, i testi del messale, altra cosa è il modo in cui viene celebrata, o veniva celebrata la liturgia in tante circostanze e in tanti luoghi, soprattutto sulla base di questo principio della creatività, una creatività selvaggia che nulla ha a che fare con lo Spirito Santo anzi, direi, è esattamente il contrario di quanto lo Spirito Santo vuole. [Mons. Pozzo, naturalmente, non si riferisce solo al Cnc; ma in quel contesto tutte queste osservazioni sono perfettamente constatabili. Il Santo Sacrificio è stravolto, poi c 'è l'aggravante delle prassi anomale.]
Orbene, mons. Pozzo, a quando un riferimento di CORREZIONE UFFICIALE E CATEGORICA a Kiko e al suo cammino nel quale, come lei giustamente dice:
" si sono verificate nella prassi, e che sono autentici abusi della stessa riforma liturgica di Paolo VI e contengono anche errori dottrinali che devono essere corretti e respinti " ?
E non mi si attribuisca di avercela con tale cammino.... è sotto gli occhi di tutti L'IMPOSIZIONE della PRASSI neocatecumenale e della messa di kiko all'interno delle Parrocchie e dove i fedeli SONO OBBLIGATI E COSTRETTI A SUBIRE QUESTE PRASSI trovandosi nelle proprie chiese LE MENSE di Kiko, poichè essi NON celebrano sugli altari consacrati....

E allora, mons. Pozzo, vogliamo cominciare davvero e con carità fraterna a fare queste CORREZIONI? sono anni che ne sentiamo parlare, ma ancora nelle Parrocchie NON vediamo interventi AUTOREVOLI... quanti anni dovranno ancora passare che l'eresia e gli errori DOTTRINALI continueranno a mietere vittime?
FATTI, NON PAROLE!!!

Ciò che si chiede alla FSSPX deve essere applicato prima dentro la Chiesa... altrimenti non solo non ha senso pretendere qualcosa dalla FSSPX e poi continuare a lasciare che nelle Parrocchie regni il fai-da-te liturgico o peggio, si appoggia un cammino nella devastazione liturgica... così non ne usciamo fuori e non per colpa della FSSPX, ma per colpa di chi sapendo che esistono questi errori, continua a lasciarli commettere...