Proseguiamo oggi la >discussione con due testimonianze a proposito dei seminari neocatecumenali RM.
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| Offertorio neocatecumenale con i beveroni-insalatiera |
1) Come è stato detto, i seminaristi e presbiteri RM rispondono prima di tutto ai propri catechisti e al catechista del seminario che è quello che fa gli scrutini. Ad esempio ci sono varie tappe, come la Admissio, che prevedono uno scrutinio. Nel RM di Roma è Kiko in persona a fare questo scrutinio e quindi a decidere se il seminarista può andare avanti nella propria formazione spirituale di sacerdote. Contemporaneamente, il seminarista deve fare il CN in una comunità vicina al seminario, con le varie tappe e scrutini condotti dal catechista di quella comunità.
All'interno del seminario c'è anche una figura che chiamano "Direttore spirituale", che in realtà fa semplicemente da confessore (la vera direzione spirituale la fanno i catechisti).
2) Ai seminaristi viene inculcata una precisa idea di missione, che è esclusivamente quella neocatecumenale. Ovvero: missio ad gentes o itineranza. In queste missioni il ruolo del presbitero è lo stesso che ha nelle comunità: presiedere alle celebrazioni. La catechesi e la pastorale sono portate avanti dai catechisti responsabili della missione.
Ad ogni modo, il seminarista viene formato con questa mentalità. Infatti parte integrante della formazione consiste nell'andare nei mesi estivi in itineranza, ovvero andare in qualche missione neocatecumenale in giro per il mondo.
Tuttavia, quando diventerà sacerdote, potrebbe benissimo finire come vice-parroco in una parrocchia dove non c'è il cammino, o addirittura ci sono persone ostili al CN, magari il parroco stesso, e magari il vescovo non ha intenzione di mandarlo in missione perché ha bisogno di preti in diocesi. A questo punto sono dolori. Tutto questo rappresenterà la nuova croce di cui l'ormai presbitero si lamenterà quando farà la risonanza o il giro di esperienza (o lo scrutinio) nella sua comunità.
Ma la missione non è anche la vita di tutti i giorni? Forse in parrocchia non ci sono persone bisognose? Forse il CN è l'unico mezzo con cui un prete RM può compiere la propria missione? Non è in grado di creare gruppi di preghiera, di studio delle scritture, pellegrinaggi che prescindano dal metodo neocatecumenale! Pastorale giovanile omologata anch'essa al metodo neocat (pellegrinaggi, scrutatio mensili, post-cresima).
Pertanto questi preti che contributo danno alla Chiesa di Dio? Niente! Contribuiscono solo all'espansione del CN!
Di tutti i sacerdoti RM formati fino ad oggi, sono una minoranza quelli che hanno a cuore la Chiesa prima che del CN.
3) I preti RM non fanno nulla. Nella mia parrocchia ci sono dei preti che durante il giorno non si vedono mai. Spuntano fuori solamente alle eucaristie NC e ai rinfreschi (e per fortuna anche alle messe standard della parrocchia). Tutto il resto viene delegato ai laici.
Ciò è dovuto al fatto che tutto ciò che non è il CN è considerato futile.
Inoltre sono dei pessimi confessori. Di solito quando confessano pensano ad altro, alcuni mandano SMS col cellulare, o leggono il giornale. A volte non ti fanno inginocchiare, o non ti fanno dire l'atto di dolore, o mentre lo reciti ti parlano sopra per fare la preghiera di assoluzione (sono abituati a fare le cose in fretta e furia).
L'unico consiglio che sanno darti è "vai in comunità", "fai il cammino". Poi può capitare di sentirti dire "è necessario che tu abbia peccato, Dio lo permette perché tu possa sperimentare che hai bisogno di lui".
Allora se i sacerdoti formati nei Redemptoris Mater sono questi, a cosa giovano alla Chiesa e ai fedeli?
p.s.: Conosco almeno 3 ragazzi che sono entrati in seminario, e ci sono stati 1-2-3 anni e dopodiché ne sono usciti. Uno di loro addirittura diceva che lui non aveva sentiva nessuna vocazione al sacerdozio, però gli piaceva stare in seminario.
Nei mesi estivi i seminaristi vengono mandati in giro per il mondo (una specie di stage neocatecumenale), e ci sono seminaristi che provengono da paesi più remoti che stanno lontano dalla famiglia anche per 2 anni consecutivi.
Sebastian
Qualcuno ha chiesto perché Kiko faccia seminari sparsi e mandi le persone “da una parte all’altra del mondo”. Che bisogno c’è di mandare un ragazzo di Boston a Roma ed un ragazzo di Roma a Boston?
Teoricamente nessuna, è una cosa senza senso, oltre ad avere un dispendio di risorse economiche ed umane non indifferente…
Ma, anche in questo caso, il cammino sta svolgendo una ASTUTA strategia per la formazione dei propri amministranti.
La formazione di un giovane seminarista, infatti, per il CN deve essere fatta facendo “tagliare tutti i ponti” con la sua famiglia, anche la comunità di origine.
Chi andrà a fare il presbitero del Cammino, dovrà rendersi disponibile ad andare “dove il cammino lo richiederà”, esiste in rete una testimonianza di Franca Passoni che descrive molto efficacemente cosa significhi andare in un seminario RM, con il fratello mandato in Australia a Sidney, e nel frattempo nel seminario di Lugano, (il suo rettore, don Mario Trulio, lo conobbi personalmente, debbo dire che all’epoca mi fece una ottima impressione, tipico carattere campano, mi si mostrò molto cordiale, ma è anche vero che io non ero lì come seminarista).
La sua lettura non può che essere edificante, soprattutto nella sua drammaticità. Ricordo, inoltre, che questo stesso blog dedicò ai seminari RM un articolo molto interessante proprio un anno fa ([link qui]).
Il punto, però, è che il seminario RM, in realtà, non è un vero e proprio seminario. Alcune strutture più grandi ce lo fanno anche assomigliare, come quello di Roma, ad esempio, come quello di Brasilia o di Varsavia… tanti, però, non sono che piccoli centri, addirittura “case” con nemmeno 10 seminaristi.
In questi centri non esiste nessun percorso formativo scolastico, nulla di nulla. Il seminario RM è un luogo dove l’individuo viene sostanzialmente “fiaccato” nella suo io. Serve per creare ad hoc persone devote al 100% al cammino. Se non si è sicuri di un "candidato" non ci si fa scrupoli nel tenerlo anche anni ed anni!
Mentre un seminario diocesano forma un prete in un tempo di circa 5 anni, nel seminario RM questi tempi si ALLUNGANO in maniera esponenziale. Ho conosciuto personalmente persone che erano in seminario e dopo addirittura 10 anni ancora non sapevano quando sarebbero stati ordinati (e se lo sarebbero stati, perché ho anche visto gente mandata via dopo 8-9 anni in seminario, con il CN non si scherza, se non gli vai a genio non si fanno scrupoli).
I periodi di studio vengono intervallati da una serie di missioni e periodi di itineranza che possono durare anche due anni consecutivi.
Gli studi, spesso, sono solamente aleatori, in remote località dell’Asia e dell’Africa non esiste nessuna scuola che i seminaristi possono fare. Il clima è duro per quel che ho potuto sapere, perché per molti ragazzi, specialmente provenienti da paesi poverissimi, tornare a casa rappresenta tornare in contesti molto poveri e disagiati.
Quindi, il seminario RM non c’entra assolutamente nulla con il seminario diocesano. Sono due concezioni completamente differenti.
I seminaristi non sono “richiesti” dai vescovi, ma i catechisti propongono il seminario RM come una “bellissima realtà”, fatta di multiculturalità e di abbattimento delle barriere culturali e linguistiche.
Sulla carta sarebbe bellissimo, peccato che io abbia potuto vedere con mano che questo non è affatto così. Spesso questi ragazzi messi da un giorno all’altro tutti insieme generano difficoltà di adattamento non indifferenti. In un seminario in Asia si raccontavano di situazioni davvero drammatiche.
La stragrande maggioranza dei seminaristi, lascia nei primi anni. Sono pochissime le “alzate” che concludono il loro percorso.
Nulla di strano, è normale che sia così, peccato che Kiko si “dimentichi” di fare il computo (nei suoi “numeroni”) con quelli che lasciano. Il quadro sarebbe assai meno lusinghiero.
Infatti, se le comunità hanno tassi di abbandono alti intorno almeno al 50%, i seminari portano queste percentuali ancora più in alto. Basta fare il computo tra i seminaristi RM in entrata e i presbiteri RM ordinati, per fare subito la controprova di come la stragrande maggioranza non arrivi a concludere il suo percorso.
Questo anche in seminari molto grandi come quello di Roma, Varsavia, Bogotà, Newark, solo per citare i maggiori.
c.





































