sabato 11 marzo 2017

"Un'ameba trasportata via dalla corrente"

Noi abbiamo avuto il dono di aver aperto gli occhi, ma il cammino verso la verità è faticoso e per noi doloroso. Ma preferisco la nostra fatica ai loro finti sorrisetti, al loro illudersi di essere felici, anzi dei 'risorti'! (Michela)

L'esperienza di Sebastian esplicita molto bene e attualizza tante dinamiche del cammino ben note a noi ex per averle patite sulla nostra pelle.
Mi ha impressionato questa espressione:
"mi ero abituato ad essere spettatore della mia vita, anziché attore. Un'ameba trasportata via dalla corrente."
 
Giovani del c.n. onorano l'«icona» "Maria-Kiko"

Nel cammino è così, per andare avanti devi far fare tutto a loro...

Lo spiega bene Una Fides:
Per non parlare poi dei reiterati inviti, fin dai 13 anni di età, a cercare la volontà di Dio, che è un concetto giusto, ma posto in maniera estremamente fraintendibile per dei 13enni, per cui o non riuscirai mai a prendere una decisione seria nella vita, o farai scelte completamente azzardate, perché nate dall'interpretazione di segni anziché dall'averle maturate.. Ragazzi assolutamente non aiutati a maturare delle scelte ma invitati a smettere di ragionare e fare "la volontà di Dio", senza alcun tipo di criterio al di là del saper vedere i "segni" ("ti sei lasciato con la tua ragazza? Magari è un segno che ti chiama al sacerdozio").

Invitati a smettere di ragionare e fare "la volontà di Dio", senza alcun tipo di criterio al di là del saper vedere i "segni"

Sintesi mirabile che dovrebbe far ragionare i genitori del cammino quando, obbedendo alle indicazioni dei catechisti, spingono i figli ad entrare, ancora adolescenti, in comunità.
Il c.n. infantilizza gli adulti, facendoli regredire alla condizione di “persona incapace” sotto tutela, e impedisce agli adolescenti di crescere, lasciandoli eterni fanciulli, pilotati da una miracolistica interpretazione dei "segni" che viene affidata ai loro catechisti i quali, negli scrutini dei passaggi o nelle parole della Bibbia aperta a caso per ogni singolo giovane durante i pellegrinaggi, tracciano la strada del loro futuro.


Incontro Vocazionale neocatecumenale ("le alzate")
26 marzo 2010, santuario del Divino Amore
Abbiamo già parlato di questi argomenti tante volte!   E’ vero!
Sebastian stesso si scusa, per aver raccontato in altre occasioni la stessa esperienza.
Ma noi la rileggiamo volentieri e... comprendiamo altre cose, intrecciando con la nostra vita, con la nostra storia nel cammino.
È importante anche ripetere cose già dette, nelle comunità abbiamo ripetuto mille volte la nostra esperienza, pilotata dalle loro domande.
Si dice nel cammino che ciò che conta sono i fatti.
Eccoli i fatti, fatti concreti.

Esperienza di Sebastian:
Eccomi qua, un “figlio del CN”. Ho 28 anni, ho cominciato il processo di uscita nel 2011, ma mi ci sono voluti un paio d'anni per abbandonarlo definitivamente durante i quali ho iniziato a seguire questo blog, il quale mi ha dato una spinta definitiva.
Voglio solo dire che ci sono alcune cose che mi mantengono perennemente arrabbiato nei confronti del CN, e una di queste è stato l'avermi promesso che la mia vita sarebbe stata una avventura stupenda grazie al CN, e che io non avrei dovuto fare nulla se non affidarmi a Dio e farlo entrare nella mia vita. Spesso rivolgevo questa preghiera a Dio: "Signore ti prego entra nella mia vita e pensaci tu". In pratica mi ero abituato ad essere spettatore della mia vita, anziché attore. Un'ameba trasportata via dalla corrente.

Ero un adolescente insicuro, con qualche problema relazionale, come ce ne sono a milioni. In comunità ho trovato un ambiente protetto, dove avevo un ruolo (capo-cantore), dove potevo mettermi in mostra ed essere apprezzato e rispettato. Così i primi anni di comunità tagliai i ponti con i miei amici non-nc, e cominciai a vivere in funzione del CN. Tuttavia fuori dalla comunità continuavo ad essere insicuro, ma piano piano, crescendo imparai anche ad affrontare il mondo esterno a mio modo. Feci amicizia con dei bravi compagni, iniziai a praticare sport, e anche trovai una ragazza. Arrivai alla maggiore età che avevo trovato un buon compromesso tra comunità e vita fuori dal CN. Ovvero continuavo ad andare in comunità, ma spesso uscivo il sabato sera, e andavo semplicemente alla messa parrocchiale la domenica, dove incontravo il presbitero che per scherzo mi dava l'appellativo di "Babilonia"! Solo perché avevo una vita fuori dal CN!

Fu in questo periodo che fecero i danni peggiori. Si approfittarono di una mia delusione amorosa per legarmi ancora di più alla comunità! E ci riuscirono. Effettivamente, come si è detto nel post, non ero in grado di effettuare delle scelte ponderate per la mia vita. L'arma che usarono fu la paura. Così scartai ogni scelta che mi avrebbe potenzialmente allontanato dal cammino. Il che si traduce in: no amicizie con compagni di università, niente studi fuori sede, tanto meno all'estero, tanto meno Erasmus program. Come se non bastasse, smisi di fare sport e qualsiasi attività esterna. Ci fu il secondo passaggio, e io diedi via la macchina fotografica acquistata con i miei soldi... Vacanze? Figuriamoci... Quando spendi tutto ciò che hai (di soldi e di tempo) per GMG oltreoceano e pellegrinaggi vari, non ne resta per andare a fare una settimana di mare.

Un altro motivo per essere arrabbiati col CN, è perché ha distrutto la mia famiglia. O meglio, l'ha creata su basi instabili. I miei genitori hanno dato alla luce 7 figli, impresa che era sicuramente al di sopra delle loro forze. Il risultato è che mia madre da che io ho memoria è sempre stata preda di crisi isteriche, manie di persecuzione, depressione. D'altra parte noi figli siamo stati abbandonati a noi stessi e alla comunità in una fase alquanto critica dello sviluppo, ovvero a partire dai 12 anni. I tuoi genitori non sono più le tue figure di riferimento, ma lo diventano i catechisti [NC], complici i genitori stessi. Come ricordo mia madre che mi consigliava di andare a parlare col mio catechista [NC] quando ebbi un problema di bullismo a scuola... 

Devo anche ringraziare il CN per non avermi fatto conoscere i miei nonni paterni. Eh sì, perché il catechista di allora disse a mio padre che doveva tagliare i ponti con i suoi genitori, perché secondo loro avrebbero creato problemi... Certo mia madre e sua suocera non si amavano... Ma la soluzione è incenerire rapporti in questo modo? Rividi i miei nonni al loro funerale. E vidi altre persone che non conoscevo se non per ricordi lontani: zii e cugini di 1° grado.

Devo ringraziare il CN, e Kiko, e quella parte di Chiesa che ha permesso tutto ciò.
Chiedo scusa a chi ha già letto la mia esperienza in passato.

giovedì 9 marzo 2017

Soldi, soldi, soldi... beati siano i soldi!

Premessa:   Prima di addentrarvi in questo post leggete, o rileggete, il post del 7 marzo: "Un jet privato per Kiko e Carmen: lezioni di umiltà"



Predicazione kikiana dall'Annuncio di Quaresima di Kiko, anno 2017. Dal Vangelo secondo Kiko: 
Voi sapete che siamo stati per 50 anni dedicati a voi e non ci avete pagato niente.....grazie alle catechesi, grazie a 50 anni in cui siamo stati al vostro servizio. Con questo non vi sto chiedendo che mi pagate nulla o che mi ringraziate! Ringraziate il Signore perché avete avuto l’onore con noi di costruire …..... Devo fare un viaggio che chiamo “apostolico”, in 8 nazioni.
 [NdR: Siamo già ai "viaggi apostolici". La santità gli ha dato al cervello]
La terza tentazione è molto importante, è quella di fare della fede una religione. …Tutti i popoli cercano questo luogo sacro per che cosa? Per chiedere che cosa? Stare bene, salute e soldi! Che vada bene la vita, che abbiamo soldi, che abbiamo lavoro, che non abbiano malattie.  Soldi! Ma Dio, il Dio vero, la rivelazione, non ha permesso che l’uomo faccia una rappresentazione divina perché vuole Dio a suo servizio. Dio al tuo servizio, perché ti dia soldi, salute e amore e che il business vada bene. Dio obbliga Abramo ad andare dietro a lui senza sapere dove va! Questo il popolo non lo sopporta. Per questo quando Mosè sale sul Monte Sinai, sapete cosa fanno? Si fanno una rappresentazione divina, prendono un vitello d’oro e dicono: tu sei Jahvhè! Vogliono fare una religione. Immediatamente fanno un altare per fare sacrifici a questa immagine, danzano e cantano salmi e fanno una religione, cosa che Dio aveva proibito. Adesso a questa rappresentazione della divinità possono chiedere, soprattutto soldi, che i traffici vadano bene. Questo Dio lo ha proibito!
[NdR: 13 righe, 7 occorrenze si riferiscono ai "soldi". Per la serie: "la bocca parla dalla pienezza del cuore"]




La terza tentazione: amare Dio con tutte le forze. Significa amare Dio con tutto il mio denaro, offrendo a lui il mio denaro. Sapete che anche noi abbiamo debiti; quando facciamo la convivenza degli itineranti a Porto S. Giorgio sempre ci lasciano un debito di 250 mila o 300 mila euro. Non so quanti debiti abbiamo adesso, lo saprà Giampiero [NdR: Donnini]. Senza il vostro aiuto ho pensato che non avremmo potuto evangelizzare, e spero che ci diate qualcosa. Il Signore ce li darà. In Spagna, alcune persone anziane hanno lasciato qualcosa in eredità alla Fondazione. In Italia, no! Non abbiamo una lira: forse qualche anziano, che ha qualcosa in banca, lo può lasciare per l’evangelizzazione, li usiamo solo per evangelizzare.  È chiaro che se faccio la convivenza degli itineranti e siamo 1000, per 10 giorni, sono 500 € a persona; l’equipe è formato dalla coppia e dal ragazzo, sono 1500 € e non li hanno. Allora che facciamo? Non facciamo più convivenze degli itineranti? Non vi sto chiedendo soldi, vi racconto la situazione. È vero che dobbiamo sempre vendere i nostri beni, sempre dobbiamo dare del denaro perché sempre ci attacchiamo ad esso. Mi ha impressionato quella cosa che ci ha scritto una famiglia in missione in Cina: una coppia cinese stava divorziando, avevano già fatto il Secondo Scrutinio, hanno parlato con i catechisti e questi gli hanno detto che non potevano più continuare il cammino se si divorziavano e gli hanno profetizzato che la loro vita sarebbe stata un inferno. La moglie ha riconosciuto che la sua vita era un inferno e ha parlato con il marito e sono andati a ritirare l’istanza per il divorzio. Sono ritornati in Cammino. Sapete che hanno detto ai catechisti? Questo ci è successo perché non abbiamo voluto vendere i nostri beni quando ce lo avete detto perché tutti e due abbiamo un grande amore al denaro e per il denaro ci siamo odiati. Vedete? Le famiglie che sono in missione non hanno soldi, non hanno niente, sono un esempio per noi. Abbiamo deciso di vendere tutto e vivere come queste famiglie in missione. Riconoscevano che la causa di tutto era il denaro, l’amore al denaro.
E' Parola di Kiko.
Rendiamo grazie a Kiko.

I soldi sono un problema per tutti, tranne Kiko. Interessantissimo questo significativo assaggio di predicazione kikiana. Da leggere con religiosa attenzione per poi lasciare spazio a ciò che ha suscitato in noi. Poche parole, da parte nostra, per non sciupare, inquinare, la purezza del testo.

Esso si commenta da solo,
nulla ci consente di penetrare meglio
lo spirito dell'autore
se non l'autore stesso
se solo mettiamo a confronto
le sue parole (questo post)
con i suoi esempi di vita (post consigliato in premessa)

Cari fratelli che continuate nel cammino, preparatevi a vendere ancora i vostri beni e a fare un bel testamento, a favore della kiko-fondazione, di quel poco o molto che vi resta.

Mano al portafoglio fratelli!



martedì 7 marzo 2017

Un jet privato per Kiko e Carmen: lezioni di umiltà

«Una volta ho incontrato uno dei medici dell'equipe incaricata di operare Carmen alla gamba. (...) Mi disse che appena entrò in sala operatoria, Carmen gli assestò un pugno. Lui pensò che la donna avesse qualche problema mentale (gli dissi infatti che [Petra] Elisa, sorella di Carmen, che faceva parte della mia parrocchia, era morta di Alzheimer) e mi disse che certe volte i pazienti con qualche disordine del genere, in situazioni di tensione, potevano lasciarsi andare a comportamenti un po' irrazionali. Ma Carmen non era stata ancora anestesizzata quando gli aveva sferrato il pugno: quel medico era proprio l'anestesista, che non le aveva ancora amministrato nulla.
L'anestesista tornò più tardi nella stanza e notò che Kiko era con lei. Il dottore si presentò e Kiko rispose presentandosi in maniera particolarmente "solenne", dandosi un sacco di arie di grandeur. Disse che avrebbero pagato tutto in contanti. Il medico allora andò a chiedere ad un collega: "Quanto dovrà pagare per il tutto?" Il suo collega rispose: "Beh, abbastanza, poiché non solo hanno un sacco di soldi ma vengono qui con quell'aria arrogante e da gilipollas". Mi disse anche che Kiko e Carmen avevano preteso un calendario preciso di cure e istruzioni perché il giorno successivo avrebbero preso un jet privato per andare a Roma.

(...) Mi disse anche che quando nella stanza di Carmen vide Kiko tutto vestito di nero, gli sembrò "una persona lugubre e sporca"». (...)

Tutto questo illustra abbastanza bene come Kiko veniva percepito da quei medici non neocatecumenali e suppongo neppure cattolici (dunque non sapevano di aver a che fare con un "leader religioso"): lo vedevano come una persona arrogante, che si vantava del proprio elevato tenore di vita (capace di pagare l'intervento in sala operatoria in contanti e di prendere un jet privato). Quella sua immagine lugubre è particolarmente lontana dall'aura di umile servo di Dio. Per i non neocatecumenali, Kiko appare piuttosto un figlio delle tenebre.

Non mi sorprende che Carmen abbia colpito con un pugno quel medico. Non so dire se sia stata malata di Alzheimer o Parkinson, ma sono certa che aveva un problema psichiatrico non diagnosticato perché lei stessa e Kiko sono stati sempre nemici di psichiatri e psicologi. Avevano sempre creduto che qualsiasi depressione è causata da un peccato nascosto, così come il rinchiudersi nel proprio silenzio era considerato causato dal "demone muto".

Ma è comunque uno scherzo di pessimo gusto che Kiko e Carmen vivessero da milionari mentre tentavano di non sembrarlo. Carmen era milionaria per davvero. Sua sorella Elisa sopra citata aveva lasciato in eredità abbastanza soldi da garantire in Ecuador il mantenimento del seminario neocatecumenale Redemptoris Mater e l'annessa facoltà teologica (la Elisa Barrera Foundation). Sono sicura che l'intera eredità di Carmen è ugualmente servita a favorire il Cammino.

(nostra traduzione di alcune parti di un
intervento di Lapaz su Jungle Watch)


Era assolutamente "necessario" un elicottero per l'Umile San Kiko.

domenica 5 marzo 2017

Kiko, ma che dici?

Nella pagina non ufficiale del Cammino "Kairos Terzo Millennio" ci viene regalato qualche estratto delle solite perle del solito Kiko sciorinate nel suo Annuncio di Quaresima 2017. In verità si tratta della solita ripetitiva solfa che Kiko ci ammannisce da almeno 45 anni (consideriamo che le prime sbobinature delle catechesi di Kiko e Carmen furono stampate nel 1972), per cui evitiamo di citare la premessa, che descrive la distruzione della società, i suicidi, la solitudine, il dilagare del gender, i divorzi. Questi ultimi a ogni Annuncio aumentano di numero, prima erano 400, poi 500, adesso 695 al giorno, in Spagna.
Questo genere di premessa catastrofista ha lo scopo di preparare l'uditorio ad accettare il discorso successivo: è la tecnica dei predicatori millenaristi statunitensi, indebolisce la mente diffondendo la paura con toni da fine del mondo.[1]
L'uomo spaventato, quando non ha capacità di trovare da sé la soluzione alla paura che lo attanaglia è ben disposto a inchinarsi a chiunque gliene offra una, e Kiko in questo è maestro: ha creato un ambiente sicuro e protetto, dove tutti parlano la stessa lingua, si comprendono, compiono le stesse attività.
Invece, quindi, che affliggere i lettori del blog con il solito delirio, discutiamo il resto del discorso, sottolineandone le evidenti fallacie.

«Kiko: Il Cammino ha ricevuto da Dio doni immensi. Il dono più grande è che abbiamo la capacità di gestare figli di Dio. Noi non siamo figli di Dio, siamo creature. Per essere figlio di Dio bisogna avere la natura di Dio. Un cane non può essere mio figlio, perché io sono di natura umana e il cane è di natura animale. Non posso adottarlo, non posso lasciargli un'eredità. Dio non ci può adottare come figli perché Lui ha natura divina ed io natura umana. Perché Dio possa adottarmi come figlio è necessario che io abbia parte alla natura divina.»
Dieci righe e Kiko già proclama un'eresia estremamente grave (eresia = l'ostinata negazione, dopo aver ricevuto il battesimo, di una qualche verità che si deve credere per fede divina e cattolica, o il dubbio ostinato su di essa): è infatti FALSO che noi non siamo figli di Dio, ma creature, perché una simile "dottrina" nega esplicitamente l'efficacia sacramentale del Battesimo, fondamento della vita cristiana:
CCC n. 1213: Il santo Battesimo è il fondamento di tutta la vita cristiana, il vestibolo d'ingresso alla vita nello Spirito (« vitae spiritualis ianua »), e la porta che apre l'accesso agli altri sacramenti. Mediante il Battesimo siamo liberati dal peccato e rigenerati come figli di Dio, diventiamo membra di Cristo; siamo incorporati alla Chiesa e resi partecipi della sua missione.
Da buon protestante quale è, Kiko non comprende il significato di "grazia sacramentale", ovvero dei frutti che i Sacramenti producono in chi li riceve a prescindere dalla sua condizione morale. Il Battesimo rimette la colpa del peccato originale e di tutti i peccati eventualmente commessi e ne cancella la pena, ci incorpora come membra di Cristo rendendoci figli adottivi di Dio e fratelli di Cristo, suoi coeredi, ricevendo la Sua natura. E' ovvio che questa partecipazione alla vita di Dio, concessa sulla fede dei genitori e dei padrini ai piccoli debba poi essere alimentata, sostenuta e lasciata crescere nel tempo (ecco uno dei compiti della Chiesa), ma anche se un essere umano che abbia ricevuto il Battesimo non frequentasse mai più la Chiesa, non ricevesse i Sacramenti e diventasse completamente ateo non potrebbero esserne cancellati gli effetti in alcun modo, e ciò è vero a tal punto che una persona battezzata ha la possibilità di pentirsi fino all'ultimo istante della sua vita.

E' inoltre assurdo e blasfemo mettere a paragone la differenza che passa tra uomo (essere cosciente, dotato di anima immortale) e animale (essere senziente, non cosciente e non dotato di anima immortale) con il rapporto uomo-Dio! In sostanza sta instillando nell'uditorio il dubbio che davanti a Dio abbiamo la stessa dignità che ha un cane rispetto a un uomo, un'altra affermazione gravissima, una vera bestemmia: Dio ha tanto amato il mondo (e l'uomo) da dare la Sua vita per salvarlo, l'uomo, che Egli creò a Sua immagine e somiglianza, l'uomo del quale Egli volle prendere persino la forma fisica, a noi uguale in tutto fuorché nel peccato. Come può Kiko dire che siamo come cani davanti al padrone e che non può esserci fra noi e Dio nessun rapporto? E' vero che c'è una diversità infinita fra noi esseri umani e Dio che ci ha creati, ma Dio ha già colmato questa distanza facendosi uomo per nostro vantaggio e donandoci la Santissima Eucarestia nella quale Egli si fa di nuovo presente fisicamente per potersi unire alla nostra carne e alla nostra anima.
E' vero che c'è differenza ma Dio la colma per noi!

La somiglianza con Dio si può perdere a causa del peccato mortale, per il quale poniamo noi stessi fuori della Chiesa e rompiamo la comunione, e pur tuttavia non smettiamo di esserne i figli adottivi amati da Lui, ovvero siamo sempre a Sua "immagine" e di sicuro non torniamo a essere creature!

Nell'ultima frase sembra quasi riprendersi ("Perché Dio possa adottarmi come figlio è necessario che io abbia parte alla natura divina."), ma nelle frasi successive combina un vero disastro e (guarda caso) non pronuncia mai la parola "Battesimo", pur essendo solo per il tramite del Battesimo che possiamo diventare appunto figli di Dio:
«E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto uno spirito da figli adottivi per mezzo del quale gridiamo: «Abbà, Padre!». Lo Spirito stesso attesta al nostro spirito che siamo figli di Dio. E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se veramente partecipiamo alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria.» (Rm 8,15ss)
Continuiamo l'analisi del testo.
«I padri della Chiesa chiamavano il Kerygma "sperma dello Spirito" perché possiede il potere, se qualcuno lo ascolta e lo crede e passa i suoi peccati a Cristo, di gestare in lui l'uomo nuovo: Cristo, che sta come sommo sacerdote davanti al Padre, assume i peccati di quest'uomo anche se è un adultero, un assassino, una canaglia, e lui può ricevere dal cielo il perdono dei peccati e con il perdono dei peccati riceve dal cielo anche lo Spirito divino, lo Spirito Santo che è Dio. »
La confusione regna sovrana.... Qui Kiko enuncia un'altra eresia molto, molto grave oltre che pericolosa, già pronunciata alla sua personale convention a Rio nella GMG 2013: allora disse a 10.000 giovani neocatecumenali "mañana, si quereis, lo sigilerais en la confésion", ovvero "domani, se vuoi, lo sigillerai nella confessione", ma già il tuo pentimento interiore è sufficiente a ricevere il perdono divino dei peccati mortali. Dato che è almeno la seconda volta che pubblicamente insiste con questa eresia, dobbiamo credere che Kiko sia formalmente eretico, in quanto ostinatamente nega in modo chiaro ed esplicito una verità rivelata da Dio, ovvero che il potere di rimettere i peccati Egli lo ha dato nelle mani degli Apostoli:
Gv 20:22-23 "alitò su di loro e disse: «Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi»".
CCC n. 1444 Rendendo gli Apostoli partecipi del suo proprio potere di perdonare i peccati, il Signore dà loro anche l'autorità di riconciliare i peccatori con la Chiesa. Tale dimensione ecclesiale del loro ministero trova la sua più chiara espressione nella solenne parola di Cristo a Simon Pietro: « A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli » (Mt 16,19). Questo « incarico di legare e di sciogliere, che è stato dato a Pietro, risulta essere stato pure concesso al collegio degli Apostoli, unito col suo capo (cf Mt 18,18; 28,16-20) »
1445 Le parole legare e sciogliere significano: colui che voi escluderete dalla vostra comunione sarà escluso dalla comunione con Dio; colui che voi accoglierete di nuovo nella vostra comunione, Dio lo accoglierà anche nella sua. La riconciliazione con la Chiesa è inseparabile dalla riconciliazione con Dio.
I-N-S-E-P-A-R-A-B-I-L-E: cioè, se non accetti di accusare i tuoi peccati al ministro di Dio e riconciliarti con la Chiesa, anche se sei contrito e dispiaciuto, a meno di un intervento specialissimo di Dio, i tuoi peccati restano tali, resta la colpa, sei legato e "fuori nelle tenebre", escluso dalla comunione con Dio, il Quale quindi, anche se lo desidera immensamente, non può inviarti proprio nessuno Spirito Santo a farsi "uno con te", perché non vuoi compiere l'indispensabile passo di ritorno a Lui.
Morire in stato di peccato mortale equivale a condannarsi, altro che "spirito disceso dal cielo"!
Non a caso il padre misericordioso del Vangelo aspettava sulla porta il ritorno del figlio: egli lo aveva già perdonato nel suo cuore, ma non ha potuto accoglierlo di nuovo con sé in casa sua finché il figlio non ha compiuto il gesto di tornare e gettarsi in ginocchio davanti a lui.
E' quindi FALSO che sia sufficiente ascoltare una catechesi per ottenere il perdono dei peccati mortali (è questo ciò che afferma), è FALSO che Dio possa "discendere" in un "assassino, adultero, una canaglia" solo perché questi avrebbe ascoltato il kerygma, se non è realmente pentito e se non lo dimostra con i fatti. Sembra di ascoltare l'assoluzione in foro interno di stampo luterano: per i protestanti infatti è sufficiente credere molto per ottenere tale perdono direttamente da Dio, anzi! più fortunati sono coloro che peccano molto perché possono ricevere molta più grazia (pecca fortiter sed crede fortius).
Kiko ripete più volte il mantra del "ricevere dal Cielo" il perdono, omettendo la condizione fondamentale per cui il perdono deve passare dalle mani del ministro ordinato, senza il quale non è possibile assoluzione, condizione stabilita infallibilmente da Nostro Signore in persona.
«E come la Vergine Maria quando dice all'angelo: "Sia fatto in me secondo la tua parola", immediatamente entra il lei lo Spirito Santo e forma nella Vergine un piccolo embrione, così questo si realizza in ogni cristiano. Dentro ogni cristiano che ascolta l'annunzio del Vangelo, del Kerygma, immediatamente si forma - se crede - un embrione che si chiama FEDE. Questo embrione è piccolissimo, come in una donna, ed ha bisogno in primo luogo di un utero che è la comunità cristiana; poi di un alimento che è la Parola di Dio e i sacramenti e anche la comunità dove vede che Dio agisce; e, terzo, ha bisogno di un cordone ombelicale che è l'obbedienza ai catechisti. Questo lo abbiamo ricevuto come un dono immenso...»
E infine Kiko strumentalizza la Santissima Vergine Maria azzardando un agghiacciante parallelo fra l'Annunciazione alla Vergine e la conversione di un uomo qualsiasi: il "sì" della Madonna è il "sì" alla volontà di Dio e non c'entra assolutamente niente con la continua conversione di cui noi esseri umani abbiamo necessità. Maria infatti, essendo la Tutta Pura, l'Immacolata, non aveva nessun bisogno di conversione, di perdono o di Battesimo essendo nata senza il peccato originale. Questo parallelo del Gesù che cresce nel grembo di Maria come immagine della conversione alla Fede cattolica (unitamente alla stupidaggine di Gesù che ha avuto bisogno di 30 anni per diventare adulto), ha l'unico scopo di giustificare le affermazioni che vengono dopo, dirette ai neocatecumenali, che hanno bisogno non della grazia che viene dai Sacramenti, ma della continua, eterna, infinita "gestazione alla fede" del cammino neocatecumenale, una gestazione che si realizza nel caldo, confortevole (ma inevitabilmente buio) utero che è la tipica comunità CNC, per sempre legata al soffocante cordone ombelicale costituito dai catechisti del CNC, fedelissimi esecutori della piramide gerarchica kikiana.
Assurdo anche insinuare subdolamente che chi ascolta non ha fede (escluso Kiko ovviamente), anzi, è meglio che non l'abbia perché altrimenti si perderebbe la possibilità di ricevere questo "embrione" nel cuore.

In conclusione: il neocat esce dal Battesimo non come figlio di Dio ma come semplice creatura e necessita di una ulteriore "gestazione alla fede" per nascere come uomo nuovo "veramente cristiano" al termine del Cammino, quando, nel viaggio in Israele, ripeterà il Battesimo nel Giordano. Quindi non "memoria" del Battesimo ma vera e propria ratifica senza la quale non si è cristiani adulti...

Cari neocatecumenali, continuate pure il vostro Cammino, ma per amore di Dio RIFIUTATE integralmente queste ERESIE!


venerdì 3 marzo 2017

«Va', la fede "della tua comunità" ti ha salvato»


Desidero mettere in evidenza il commento di Roberta e le parole di Papa Francesco in esso riportate a splendida conferma di tante analisi di noi ex neocatecumeni che, in mezzo a grandi sofferenze e per pura misericordia di Dio, abbiamo trovato la forza di uscire dal cammino.

Roberta conclude: «l’eredità del Padre nostro che è nei Cieli, non è da dividere tra i membri della comunità ma è tutta intera per ognuno…»

Gesù, in mezzo alla "folla che lo segue", cerca "chi lo ha toccato con fede"! (cfr. Mt.9,20-22)

Dice Tripudio: «Quella maligna menzogna del neocatecumenalismo - secondo cui la santificazione non sarebbe personale ma comunitaria - sovverte l'insegnamento di Nostro Signore, come se quest'ultimo avesse detto: «va', la fede "della tua comunità" ti ha salvato». Veramente Kiko non vuole che diventiate santi. Ed i kikatekisti, ubbidienti ripetitori pappagalleschi, rovinano i fratelli delle comunità in nome dell'idolo».

Dice Anonimo Etneo: «Un nuovo concetto di "santità di riflesso", dove il fratello Tizio (che magari "zoppica" secondo i criteri del cammino) può diventare santo grazie al fratello Caio che invece è ligio, costante ed inquadrato.
Comodo a pensarci effettivamente... così un domani al cospetto di Dio potranno dire: "Signore Signore, ma come non ho dato frutti di conversione? Vedi come si è convertito Caio? E Kiko ha sempre detto che è tutta la comunità che si santifica, quindi di riflesso anche io! Tu giudichi!"»

Ma come avviene poi, se tutto è comunità, solo comunità, tutti uniti indistintamente nella comunità, che quando un fratello soffre, a causa di peccati un po' grossi di un fratello della sottocategoria comunitaria dei “meno convertiti che vanno a rimorchio” (definiamoli così, per capirci), il peso cade tutto e solo sulla vittima che deve perdonare, non giudicare e subire e tacere fino all’emarginazione, se non si piega e tace, e alla solitudine più totale nel suo dolore e che, infine, scivola nell’oblio della dimenticanza?

Perché scandali nelle comunità non possono esserci, per il bene della comunità, ovviamente, altrimenti si sfascia il cammino.

I farabutti, i peccatori incalliti, non creano grossi problemi, i problemi li creano i deboli, i piccoli, quelli le cui sofferenze gridano vendetta a Dio.

Ma no!!! Non sai che, dicono i padri del deserto: “Dietro ogni richiesta di giustizia c’è il demonio?” Altra frase fatta, che ricorre spesso nelle comunità del Cammino al solo scopo di chiuderti la bocca… ma dove diavolo l’hanno presa (perdonate), lo sanno solo loro!

Io, veramente, quando la dissero a me, risposi: Ma se dietro ogni richiesta di giustizia c’è il demonio! Dietro il governo senza giustizia di Kiko cosa c’è? Lo Spirito Santo???

Dice Roberta: ...in realtà inizialmente non mi riferivo a quelli goliardici... ma ripensandoci svolgono invece anch’essi azione educativa perché danno un esempio, a chi legge questo blog nel suo insieme, di ciò che è una comunità veramente umana (e quindi dico io anche cristiana): una condivisione di contenuti dove ciascuno contribuisce con le sue informazioni (drammatiche o umoristiche), col suo stile, le sue conoscenze e le sue ignoranze, le sue intuizioni (personali e diverse l’una dall’altra) e i suoi ragionamenti logici su fatti reali, e poi anche le sue crisi e le sue certezze, le sue richieste d’aiuto e il suo mettersi a disposizione per essere d’aiuto… chissà se le comunità cristiane primitive erano più simili a questo o più alle comunità NC… dove, è stato ben detto, la persona singola non è oggetto di rispetto, non è portatrice di talenti unici e irripetibili ma solo di peccati, di soldi e consenso numerico; la vita in comunità NC è alienante non solo perché ti divide dal mondo normale (dove i NC dimenticano esserci le persone che dovrebbero salvare (!?) ) ma soprattutto ti aliena da te stesso e quindi ti allontana da Dio perché è solo col tuo cuore, mente, volontà che puoi rispondere al dono della fede… non puoi far rispondere altra gente al tuo posto… solo “il mio io” + “il tuo io” + “il suo io”… forma il popolo dei credenti.

Grazie in particolare x i brani del catechismo sulla Dignità della persona umana e il rispetto che le è dovuto e per aver ricordato S.Giovanni Bosco, che i giovani li ha davvero aiutati a crescere e diventare consapevoli della propria “bellezza” agli occhi di Dio, e c’è riuscito perché ha avuto RISPETTO di ciascuno nella propria diversità!

Mi sembra pertinente aggiungere le parole del Papa a S.Marta qualche settimana fa:
“Lui [Gesù] aveva gli occhi fissi sulla gente.
‘Sì, si, sulla gente, sulla moltitudine’
– ‘No, su ognuno!’. E questa è la peculiarità dello sguardo di Gesù.
Gesù non massifica la gente: Gesù guarda ognuno”.
Lo sguardo di Gesù va al grande e al piccolo. Così guarda Gesù: ci guarda tutti, ma guarda ognuno di noi. Guarda i nostri grandi problemi o le nostre grandi gioie, e guarda anche le cose piccole di noi. Perché è vicino. Gesù non si spaventa delle grandi cose, ma anche tiene conto delle piccole. Così ci guarda Gesù.

Mi pare di capire che non bastano i “successi” di una comunità se al suo interno c’è anche 1 sola persona che soffre a causa di “fratelli”.

Riguardo alla sicurezza che dà la comunità (come ben è stato detto: “si sperimenta una sicurezza, una stabilità, ci si identifica con gli altri, si trovano le risposte pronte per ogni situazione, si sa quali sono i comportamenti da assumere senza timore di sbagliare”)

Mi sembrano pertinenti le parole del Papa di qualche giorno fa:


Santa Marta 24 febbraio. Gesù non cede alla logica casistica spiegando sempre la verità.

“Gesù non risponde se sia lecito o non è lecito; non entra nella loro logica casistica. Perché loro pensavano soltanto alla fede in termini di ‘si può’ o ‘non si può’, fino a dove si può, fino a dove non si può. Quella logica della casistica: Gesù non ci entra, in questo. Gesù li qualifica ‘duri di cuore .. e dice la verità. Senza casistica. Senza permessi. La verità”.

“Gesù dice sempre la verità”, ”spiega le cose come sono state create”

“E il cammino di Gesù – si vede chiaro – è il cammino dalla casistica alla verità e alla misericordia. Gesù lascia fuori la casistica. A quelli che volevano metterlo alla prova, a quelli che pensavano con questa logica del ‘si può’, li qualifica – non qui, ma in altro passo del Vangelo –ipocriti. Anche con il quarto comandamento, questi negavano di assistere i genitori con la scusa che avevano dato una bella offerta alla Chiesa. Ipocriti. La casistica è ipocrita. E’ un pensiero ipocrita. ‘Si può – non si può’ … che poi diventa più sottile, più diabolico: ma fino a chi posso? Ma di qui a qui, non posso. E’ l’inganno della casistica.”

Il cammino del cristiano non cede dunque alla logica della casistica, ma risponde con la verità, cui si accompagna, sull’esempio di Gesù, la misericordia, “perché Lui è l’incarnazione della Misericordia del Padre, e non può negare se stesso.

Giustizia e misericordia, strada non facile ma che rende felici

“Quando la tentazione ti tocca il cuore, questo cammino di uscire dalla casistica alla verità e alla misericordia, non è facile: ci vuole la grazia di Dio perché ci aiuti ad andare così avanti. E dobbiamo chiederla sempre. ‘Signore, che io sia giusto, ma giusto con misericordia’. Non giusto, coperto dalla casistica. Giusto nella misericordia. Come sei Tu. Giusto nella misericordia.

Poi, uno di mentalità casistica può domandare: ‘Ma, che cosa è più importante, in Dio? Giustizia o misericordia?’. Anche, è un pensiero malato, che cerca di uscire … Cosa è più importante? Non sono due: è uno solo, una sola cosa. In Dio, giustizia è misericordia e misericordia è giustizia.”

Immagino che, come per me, anche per altri che hanno subìto ingiustizia, sia difficile praticare la pazienza che tale giustizia-misericordia richiede ma... mi pongo una domanda (spero non retorica) : quei neocatecumenali che sono in buona fede, se anche non gli importa di non essere rispettati loro stessi, come fanno a non intervenire quando assistono ad un “maltrattamento psicologico” nei confronti di un altro fratello e lo vedono soffrire e leso nella sua dignità? Non sentono in se’ lo Spirito di Gesù che dice “abbi compassione di lui, prendi il posto suo come io ho preso il tuo, proclama sui tetti (semplicemente difendilo davanti all’assemblea) la verità del suo essere figlio di Dio e non schiavo di nessun uomo!? Ma hanno ricevuto uno spirito di timidezza o lo Spirito di figli adottivi?

L’eredità del Padre nostro che è nei Cieli, non è da dividere tra i membri della comunità ma è tutta intera per ognuno (il bicchiere, di qualunque foggia e dimensione, si realizza quando lui è tutto pieno, non omologandosi agli altri)! - Certo che in quanto umani siamo peccatori e deboli ma, ripeto, perché fare coscientemente, deliberatamente del male a un essere umano come te, che già sta soffrendo per le prove della vita? Anche l’omertà è un male fatto coscientemente.
Un saluto - Roberta

martedì 28 febbraio 2017

«...e mi disse di aver visto la Madonna...»

In questa pagina vogliamo dare risalto ad alcuni commenti di un anonimo ex-neocatecumenale della prima ora, il quale dichiara di essere entrato in Cammino nei primi anni '70, quindi agli inizi dell'espansione neocatecumenale in Italia (ricordiamo che Kiko e Carmen approdarono a Borghetto Latino in Roma nel novembre 1968, quando il CNC aveva solo quattro anni di vita incluso il fallimentare tentativo nei baraccati).
Dei commenti dell'anonimo c'è innanzitutto da sottolineare che uscire dal Cammino permette, a chi ha conservato un minimo di senso critico, di rivalutare le proprie certezze costruite artificiosamente in anni di indottrinamento e cominciare a mettere in dubbio la parola dei santissimi fondatori Kiko e Carmen.

La visuale di un ex-neocat è un punto di osservazione privilegiato.
Il commentatore fissa con grande lucidità uno degli aspetti più controversi della storia di Kiko, ovvero la presunta "visione" della Vergine Maria che è all'origine della sua missione di fondare "comunità cristiane come la Sacra Famiglia di Nazareth". Scrive l'anonimo (riportiamo solo i passaggi salienti):
«(...) Vedi ad esempio l'annunciazione/visione della Madonna da parte di Kiko. Fino a pochi anni fa era "una luce che splendeva davanti" e la Madonna che parlava a Kiko direttamente, ora, lui ha raccontato che è stata una visione intellettiva. Cioè non l'ha mai vista la Madonna (altrimenti avrebbe dovuto sottostare a tutte le regole dettate dalla Chiesa per sottostare alla veridicità di questa apparizione) Infatti dire che è una visione intellettuale è notoriamente più facile, perchè esclude ogni altra forma di intervento "naturale" e fenomenologico. Quindi Kiko non ha visto la Vergine, non ci ha parlato, non ha ricevuto messaggi diretti, ma ha percepito la sua presenza. La Vergine era alle sue spalle, e Kiko ha percepito sia la presenza sia la volontà della Madonna. Kiko solo attraverso il suo intelletto ha recepito questa presenza e questa volontà. Se mi posso permettere, senza nessuna offesa per Kiko, percepire presenze potrebbe anche essere un sintomo di disturbo neurologico o una psicosi o addirittura dovuto ad un abuso di alcool o droghe (...) Va da sé che nessun camminante sente la necessità di dipingere o fare catechesi differenti da quelle infarcite da Kiko e Carmen e ora, povero, Padre Mario messo ai piedi di Kiko e Carmen anche dopo la morteE così non si mette in discussione nulla e, anche se qualcuno lo fa, può prendere la porta ed andarsene. Il cammino NC, dicono, non è per tutti. "Meno male" aggiungo io.»
Abbiamo già brevemente trattato la "novità" della "visione intellettiva" narrata, per la prima volta pubblicamente, da Kiko in persona alla Convivenza di Inizio Corso 2016 (vedi anche qui).
Riproponiamo un frammento di quel racconto (nota: il testo di seguito è l'esatta sbobinatura delle parole di Kiko; nel testo della convivenza le frasi del Sommo sono state sottoposte a correzione grammaticale e sintattica):
Mi hanno detto che non ho parlato dell'incontro, dell'apparizione della Madonna...va bene, vi dico due paroline. Allora, nell'anno '59, il giorno dell'Immacolata Concezione, dopo pranzo, la sera, ho sentito da Dio di andare a pregare nella mia camera, perché io ero molto buono, pregavo, ecc... E allora sono andato nella mia camera a pregare. Mi sono messo così... c'era il letto... a pregare con la testa... no?, in ginocchio... Ecco qui c'è la mia camera, questo libricino, la mia camera, qui... su questo letto... lì in ginocchio. E de pronto, non me l'aspettavo, s'è riempito di luce la mia stanza ed è apparsa la Madonna dietro di me. Misticamente! Perché non l'ho vista con gli occhi, l'ho vista con l'intelletto... si chiama "visione intellettuale" o "intellettiva". Però... fortissima! Dietro di me c'era la Madonna con il Bambino... e tutta la sento, la luce... come una specie di presenza reale, profondissima... e nella mia anima si aggiravano queste parole: "Hay que fare comunità come la Santa Famiglia di Nazareth, che vivano in umiltà, semplicità e lode: l'altro è Cristo". Ed è finito. Stava lì, de pronto... puff! Sparita la luce, sparita la Madonna. He (sono, ndr) rimasto... impressionatissimo. 
Questo racconto è interessantissimo per diversi motivi.

Primo: il tempo che passa
La presunta "visione intellettiva" è avvenuta l'8 dicembre 1959 dopo pranzo; l'ha detto Kiko, pubblicamente e nel suo libro "Il Kerygma", quindi è una data da considerarsi ufficiale.
Secondo il suo racconto egli era un "pittore, esistenzialista e ateo", che a febbraio del '59 vinse un premio nazionale di pittura per giovani e adolescenti (Kiko allora aveva appena 19 anni). Del premio, egli disse, non gli importava gran che, avendo completamente perso il senso della propria vita e meditando persino il suicidio. Questo "pittore ateo", patito delle opere di Jean Paul Sartre, improvvisamente (nel racconto fatto a settembre 2016), dopo appena 7 mesi di tempo da febbraio a dicembre 1959, diventa un uomo "molto buono" che pregava molto - ma come?! Non era in crisi esistenziale? - tanto da "sentire da Dio" la necessità di inginocchiarsi in camera sua a pregare con un libricino di preghiere.
Nonostante la visione di quel giorno (sulla quale ci soffermiamo dopo) Kiko continua a essere "in crisi esistenziale" fino ai primi anni '60, lo dicono le sue agiografie ovunque su internet (e sappiamo che i corifei di Kiko sono attivissimi su tutte le piattaforme per correggere ogni presunta inesattezza, pertanto, se fosse un errore, lo avrebbero già modificato). Si può dedurre che nel 1962 Kiko fosse quel giovanotto "bigotto" e "in pieno cursillismo" descritto dalla Carmen nel celebre incontro al bar di Plaza de Cibeles a Madrid, periodo nel quale, sempre secondo la Carmen, lo stesso Kiko era impegnato a "flirtare con una svedese".
Sono passati ben 3 anni dalla supposta visione e, secondo l'opinione di Carmen, Kiko è "bigotto", "messianista", animato da una spiritualità cupa e funerea (lo definisce fermo al "servo di Jahvé"), "cursillista" - nel linguaggio di Carmen ciò è interpretabile come "religioso naturale": Kiko stesso definisce i cursillisti "poveracci" nel proprio racconto - e "ci prova con una tipa".
Un po' curiosa come elaborazione del dono della "visione intellettiva"!

Secondo: il racconto che si modifica
Nella prima versione, la più antica, del racconto della apparizione della Vergine Maria a Kiko - come ci ricorda l'anonimo e come ricordano quasi tutti gli ex di lungo corso - si parlava di una visione vera e propria con forme sensibili; la Madonna sarebbe infatti apparsa a Kiko nella forma che i camminanti vedono tutti i giorni nella loro icona "Maria-Kiko", detta "Madonna del Cammino", col velo in capo e in braccio il Bambino Gesù.
Dopo ben 52 anni, Kiko modifica questo racconto e definisce l'apparizione "visione intellettiva". Questa definizione non è data a caso!

Terzo: l'improvvisa scelta di una definizione teologica
Facciamo una breve digressione. Per Sant'Agostino esistono tre tipi di visioni: la visione corporea, definibile come un primo gradino nella mistica delle visioni, che coinvolge direttamente i sensi. Di questo tipo è la apparizione della Vergine Maria ai pastorelli di Fatima (prendete nota: stiamo parlando di una delle più grandi e importanti apparizioni sensibili della Madonna), la visione della Madonna a La Salette o la stessa apparizione dell'Angelo a Maria.
Il secondo "gradino" è la visione immaginaria o spirituale, nella quale l'apparizione si verifica nella mente, cioè non coinvolge i sensi in modo diretto. Si tratta di una visione più elevata di quella corporale, più estesa: non è limitata al momento presente ma coinvolge spesso la visione di cose passate o future; può comprendere simboli o immagini di difficile interpretazione. Di questo tipo sono le visioni profetiche, come ad esempio quella del profeta Isaia, Daniele, le visioni di San Giovanni Apostolo, di San Giovanni Bosco o quelle della Beata Caterina Emmerich.
Il terzo e più elevato grado è la visione intellettuale o intellettiva, vantata da Kiko. Guarda caso è il più grande dono che si possa ricevere nella vita mistica e consiste nell'acquisizione o comprensione di una verità per diretto intervento divino, verità sulla quale non ci si può ingannare, ed è tipica delle estasi dei Santi, anche se molto rara. Santa Teresa la testimonia nei suoi scritti, ad esempio quando le fu concesso di comprendere il mistero della Trinità Divina; se ne possono supporre tracce anche nei profeti dell'Antico Testamento e in Giovanni il Battista. Chi riceve una visione intellettiva è assimilabile a un profeta, che è illuminato da Dio stesso, è un eletto, ha ricevuto una conoscenza superiore.
Dunque Kiko è superiore, nel Cammino, ecco perché, come faceva notare il commentatore D.D., i due fondatori non hanno avuto necessità di fare nessun "cammino"; sottolinea - tristemente - l'anonimo:
Possono i 2 Fondatori eletti dalla Madonna stessa essere scrutinati da un comune mortale, sia questo anche Catechista di primo livello? Certamente no.
Kiko ha percepito la Madonna (non l'ha vista, ripeto) e Carmen era "teologa" quindi non interessa minimamente se hanno fatto i "passaggi", gli scrutini e se hanno indossato o meno la veste bianca. 
E' ovvio che, nella mentalità di Kiko, una persona che abbia ricevuto una illuminazione di grado così elevato, estatica, è ad un livello altro rispetto ai comuni cristiani. Kiko è uno gnostico, è bene non dimenticarlo, dunque egli si comporta come un essere superiore, dotato di capacità maggiori degli altri, di doni soprannaturali e si permette di scrutinare, giudicare e soprattutto umiliare i suoi sottoposti, i quali come gli impiegati dei film di Fantozzi devono anche ringraziare per il trattamento ricevuto dal Sommo, ed essere felici di aver potuto godere di un briciolo di considerazione.
"L'operaio ha diritto alla sua Mercede(s)"

Purtroppo per lui, però, dalla descrizione che fa dell'evento emerge solo una grande confusione:

1. la Madonna gli sarebbe apparsa "alle spalle": questo dettaglio spaziale è insensato rispetto a quanto la tradizione ci dice delle visioni intellettive: Santa Teresa mai parlò di spazi o luoghi, anzi, escluse totalmente che l'esperienza mistica avuta (e lei ne ebbe innumerevoli) si potesse descrivere con mezzi umani; disse che non si trattava né di occhi del corpo, né di occhi dell'anima ma di una vista soprannaturale, simile a ciò che, forse, possiederemo nell'aldilà. Del resto è logico che non ci sia dimensione spaziale o temporale: questo tipo di visione trasporta l'anima nella dimensione celeste dove non ci saranno né l'una né l'altra.

2. la Madonna gli affida una missione: ma nessuna visione intellettiva, come ci sono state riportate dai Santi, coinvolgeva messaggi verbali o compiti materiali da eseguire, per i quali non ci sarebbe necessità di ricevere nessun superiore livello di comprensione. Santa Teresa, per intervento della grazia divina, ebbe a capire intimamente cosa realmente sono le tre Divine Persone e come sono in relazione fra Loro e come si comunicano in chi fa la Loro volontà, senza nessuna missione speciale. Al contrario, Santa Maria Margherita Alacoque vide fisicamente Gesù, e da Lui ricevette il comando di far conoscere la devozione al Suo Sacro Cuore.
La "missione", in questo caso, serve a Kiko per completare il quadro e legittimare il proprio operato: eletto dalla Vergine Santissima, latore di verità rivelate a lui solo (comprensione superiore), investito di un compito celeste. Come contraddirlo? Kiko ha il carisma! Chi sei tu per giudicarlo?

3. La missione sarebbe far "nascere comunità cristiane come la Sacra Famiglia di Nazareth": sembra come minimo curioso che tutto quello che Kiko riceve dalla Santissima Vergine sia questa "verità". Non c'è, nella Tradizione della Chiesa nessuna interpretazione che accosti la Famiglia di Nazareth a un modello di primitiva "comunità" cristiana che vive in "umiltà, semplicità e lode, dove l'altro è Cristo". E' un nonsenso teologico e dottrinale. La famiglia di Gesù - celebrata il 27 di dicembre nella festa della Sacra Famiglia - è casomai modello della famiglia e prima fondamentale cellula della Chiesa.
[Per inciso, se si fa una piccola ricerca su internet con la chiave "Santa Famiglia di Nazareth" e "comunità cristiana" o "cellula cristiana", guarda il caso escono fuori quasi esclusivamente siti web dedicati al cammino, a Kiko e alle parrocchie CNC-approved... Un tantinello sospetto, no?]
A livello teologico sembra una grossa forzatura e la Santa Vergine Maria di sicuro non può errare in teologia....

4. Queste considerazioni ci portano a un ulteriore ragionamento
La "visione intellettiva" è sempre stata riservata ai livelli più alti della mistica. Solo grandissimi santi, per quanto se ne ricorda nella tradizione, hanno avuto l'enorme privilegio di vedere svelati i segreti e i misteri di Dio, il che ha perfettamente senso: solo un'anima elevata, che mira alla perfezione e alla santità, alla purezza e all'umiltà, ai grandi carismi, può essere pronta a ricevere un dono simile: benché non esista merito umano che possa guadagnare una simile intima unione con Dio, non si può pensare che l'uomo non debba fare qualche sacrificio verso di Lui, verso il Cielo per ottenerla.
E se pure volessimo trascurare questo aspetto, non possiamo ignorare i criteri positivi più importanti che la Chiesa utilizza per studiare la veridicità delle apparizioni e delle visioni:
  • il messaggio deve essere concorde con il Vangelo, la Tradizione e il Magistero (non può contenere elementi di novità);
  • l'apparizione deve corrispondere a un radicale cambio di vita o comunque deve accrescere le virtù del soggetto; 
  • deve suscitare desiderio di obbedienza vera all'Autorità della Chiesa, timore di essere ingannati, diffidenza verso di sé e verso soprattutto questi fatti;
  • l'apparizione suscita frutti spirituali in sé e negli altri, conversioni e contemporaneamente non deve rimandare a se stessi, all'amore di sé ma alla Chiesa e alla piena adesione ad essa.
  • il veggente non deve mostrare desiderio di far conoscere a tutti questo evento
Non è raro infatti che fenomeni simili siano generati dalla propria "isteria religiosa", dal fanatismo, e che quindi siano frutto di allucinazioni, esaltazione.
Non possiamo non notare che al contrario la presunta "apparizione" di Kiko:
  1. veicola un messaggio che non ha riscontro con la tradizione, al contrario ha suscitato le sbobinature del 1972 che sono notoriamente piene di strafalcioni, espressioni eterodosse e vere e proprie eresie;
  2. non ha prodotto nessun cambio di vita per più di 3 anni, anzi il veggente ha continuato la propria vita tranquillamente - notare che Jacinta Marto morì come una santa pochi mesi dopo le apparizioni della Vergine, offrendo le proprie sofferenze per i peccatori, a soli 10 anni;
  3. non ha suscitato obbedienza alla Chiesa, anzi, il veggente ha sempre sospettato della gerarchia ecclesiastica, resistito, nascosto e spesso mentito a parroci, Vescovi e persino al Papa, utilizzando amicizie influenti per raggiungere i propri scopi seguendo la logica del "fine che giustifica i mezzi" - i pastorelli di Fatima rispettarono il silenzio imposto dal Parroco e dal Vescovo per anni e anni
  4. Kiko, invece di conservare il segreto sulla visione, l'ha spiattellata in un bar nel pieno centro di Madrid a una perfetta sconosciuta.
In conclusione dati i fatti non possiamo accettare che Kiko (o Carmen) abbiamo realmente ricevuto messaggi dalla Santissima Vergine perciò non possiamo che avanzare tre ipotesi, riguardo la visione:
a) Kiko se l'è completamente inventata
b) Kiko non ha visto la Madonna ma qualcos'altro
c) Kiko ha creduto di vedere la Madonna, ma ha solamente avuto un'allucinazione, preda di una crisi mistico-religiosa.
Dato che la prima e la seconda ipotesi ripugnano al solo pensiero - significherebbe che l'intero castello neocatecumenale è fondato su una completa menzogna, il che trasformerebbe all'istante il CNC nella peggiore setta del XXI secolo, o addirittura che il cammino fonda su un'origine diabolica - propendo per la terza ipotesi. Kiko, pittore esistenzialista ateo, investito da una grave crisi religiosa e forse psicologica, potrebbe aver avuto un'allucinazione, frutto della propria autoesaltazione mistica. Diversamente non si spiegherebbe nessuno degli errori successivi (che la Madonna non può aver suggerito - nella migliore delle ipotesi se per assurdo gli fosse davvero apparsa, come minimo Kiko non ha capito un fico secco di quello che la Madonna voleva dirgli), non avrebbero senso l'ego mostruoso, la resistenza all'autorità costituita della Chiesa, l'arroganza, l'oppressione dei più piccoli e soprattutto gli strafalcioni liturgici e gli errori dottrinali. E non si spiegherebbe la sua nueva estetica, fonte di bruttura, contraria persino alla dottrina più elementare (vedere la inquietante Cena pascual col Cristo già risorto) o assurdità come quella delineata da Lino:
Quando Kiko dipinge Cristo con le proprie fattezze, non lo fa perché è totalmente pazzo e crede di essere il Messia anziché Napoleone o Garibaldi. Lo fa secondo una intenzione evidentissima quando si analizzino molteplici icone: l'adepto vede sì il volto di Cristo, ma viene anche rinviato a quello dell'iniziatore. Sul piano della comunicazione verbale, è la medesima tecnica che sta nel "santino" nel link sopra mostrato: "Il Messia presente in noi", dice Kiko. Un'altra frase, questa, che si sta diffondendo: il presbitero Francesco Voltaggio dice "Il Messia che sta crescendo in noi".
La tecnica è sempre la medesima: riprodurre nelle icone concezioni neocatecumenali, creare una relazione stretta tra il Sacro e il Cammino. L'icona diviene specchio del Cammino, non è più "porta regale" verso l'Altro e l'Altrove, "confine fra il mondo visibile e il mondo invisibile" per dirla con padre Pavel Florenskij. Questo il problema serio, oltre il giudizio sulle forme.
Il Cammino è incentrato solo su sé stesso e su Kiko Argüello, il suo fondatore. La Santa Vergine non può aver ispirato questo livello di egomania...

domenica 26 febbraio 2017

Quel bambino "gestato alla fede" che non è mai nato

Evidenziamo un toccante scambio di battute che risponde egregiamente alla domanda che tanti, sia esterni al cammino che neocatecumeni militanti, fanno ai frequentatori di blog che si identificano fuoriusciti NC.


Fabio:
 
Non so i motivi per i quali siete stati cacciati, ma viene da pensare... La domanda mi è sorta spontanea: come mai vi siete accorti dopo cosi tanti anni che il CNC era un movimento che semina errori dottrinali e liturgici oltre a plagiare la gente ed estorcere denaro e adorare Kiko Arguello come fosse Giovanni battista?
Pax: Domanda legittima, mi rendo conto, da parte di chi mai è stato nell'esperienza o ne è uscito molto prima di noi ex incalliti, quelli dai 10 anni in poi.... ogni anno un'aggravante.. catechista e itinerante peggio mi sento... inqualificabili.
Personalmente 30 anni e nella mia personale esperienza non mi sono fatta mancare niente, quindi certamente sono all'ultimo posto.
Per questo lascio a voi un'analisi generale e trarre conclusioni, sono la persona meno adatta. Posso dire alcune cose vissute sulla mia pelle, non so, anche per me non sempre è facile capire. 
Ha inciso molto un Sacerdote inizialmente, mio professore preparato e in gamba sia come prete che come docente. Il ruolo della Chiesa, nel promuovere queste catechesi dichiarandole il futuro e il rinnovamento, è stato fondamentale.La conoscenza dei fondamenti mai mi è mancata. Analizzandomi mi rendo conto che, internamente, facevo un gran lavoro su quello che ascoltavo e lo integravo, completavo, rettificavo a modo mio (mi preoccupavo sempre di far parte di tutto questo a coloro che, come catecumeni, dipendevano da noi), devo dire che i Pastori della Chiesa con cui di tempo in tempo mi sono sempre confrontata, mai mi hanno allertata sulla pericolosità dell'indottrinamento neocatecumenale.
Non posso elencare le cose che aspettavo di ascoltare da loro finalmente, intanto attingevo e approfondivo, direttamente, dai Documenti della Chiesa, dalle Vite dei Santi e mi abbeveravo ad altre esperienze liturgiche, di cui nel cammino sentivo la mancanza (celebrazioni dai monaci benedettini, adorazioni, frequentazione di Santuari e sostenuta da varie "devozioni" radicate nella mia famiglia e trasmesse dai nonni)...non ce la faccio a rifare l'elenco, nei miei commenti ne ho già raccontate tante, non voglio fare una cosa che sembri una difesa articolata, difesa di che, poi?
Non posso giustificarmi, certo sono stata una sprovveduta e un'illusa e molto altro.
Pensavo che il cammino è un percorso progressivo e lento e prima o poi tutto quello che vedevo mancare, in tanti aspetti dottrinali e liturgici soprattutto, senza dubbio ci sarebbe stato dato. Mi ero fatta una mia idea che, alla fine, il cerchio si sarebbe chiuso con una serie di catechesi che avrebbero riempito tutti i vuoti. Mi ripetevo sempre: alla fine del cammino ci saranno finalmente le "catechesi mistagogiche"(1) che sentivo evocare sempre dai catechisti come un dono meraviglioso del fine cammino e finalmente.....MA LE CATECHESI MISTAGOCICHE NON CI SONO MAI STATE, neanche si nominavano più quando, chiusa la porta, ci siamo trovati in gabbia all'improvviso e li abbiamo visti in volto per la prima volta.
A questo tempo si è accompagnata la presa di coscienza della loro disobbedienza cronica, sugli Statuti e sull'Eucarestia, cosa per cui le sofferenze si sono sommate alle sofferenze! 
Ribadisco che questa è la mia esperienza, quello che dico non ha alcun valore assoluto per carità e neanche mi esime dalle mie colpe e dalle mie responsabilità per aver contribuito alla diffusione di questo che oggi considero senza mezzi termini un "morbo" infestante.
Il cammino non finiva, non si vedeva la luce, non ci si scioglieva nella parrocchia, l'eucarestia restava sempre la stessa e la metodologia da seguire pesantemente restava quella che aveva accompagnato tutto il catecumenato, stancamente, ripetitivamente, inesorabilmente... il cammino che doveva sbocciare nel vedere la luce (nascita), faceva dietro front in una involuzione, riavvolgendosi in un regredire penoso... una sorta di "aborto ritenuto": il bimbo, ormai pronto per nascere, veniva ringhiottito dall'utero che lo aveva gestato per.... anni e che non riusciva a separarsene, a lasciarlo andare... Scena degna di uno dei gironi danteschi.
Perdonatemi, non so, forse ho fatto male a scrivere qui queste cose. 
Si l'argomento è degno di studio e approfondimento, certo non da parte mia, sono la persona meno adatta, essendo anche io oggetto in questo studio....troppe cose....
Tra gli itineranti persone dotate di capacità non comuni, che ricoprivano nella società posti di prim'ordine, lo stesso tra quelli che poi sono diventati i presbiteri itineranti di maggior spicco, e non parlo solo di qualità mondane, no, anche da un punto di vista umano piuttosto che etico o di preparazione teologica.
Davvero cari, non ci sono parole, vi chiedo scusa a nome di tutti gli ex come me.

Ci sentiamo in dovere di dire che quelli che come Pax hanno portato catechesi del Cammino in buona fede, felici e convinti di lavorare sodo per la maggiore Gloria di Dio e per l'edificazione del Suo Regno, non possono essere imputati di errori commessi da chi ha abusato della loro fiducia per farne strumento della propria brama di conquista. Kiko e i catechisti di alto rango, ipocriti traditori di chi si fida farebbero bene a tremare per aver indotto altri in errore!

Per la maggior parte di noi, uscire dal Cammino dopo 20 e più anni è significato perdere quasi tutti gli affetti, persino nei parenti più stretti, negli amici di una vita. E' significato perdere completamente la protezione e il calore umano della comunità, che ci ha accompagnato per anni, e abbiamo dovuto sfidare le minacce (palesi o velate) dei catechisti riguardo alla nostra sorte e la paura di ferire le persone a cui vogliamo bene. Prendere questa decisione ha richiesto un tempo molto lungo, dubbi, combattimento contro noi stessi, preghiera, forza... E' significato rigettare integralmente tutti gli insegnamenti ricevuti, e ricominciare (letteralmente) da zero con l'educazione cattolica. Ha voluto dire rischiare ogni cosa, nella paura di perdere persino i propri figli nel mondo (perché è quello che ti dicono), o di ricevere disgrazie da Dio (dicono anche questo) per "aiutarti a capire".
Questo è il motivo, caro Fabio, per cui c'è voluto tanto per riuscire a credere di aver sbagliato tutto.

Note: (1) Il termine mistagogia affonda le radici nella parola greca mystérion che a sua volta deriva dal verbo myéô che significa: insegnare una dottrina, iniziare ai misteri; infatti erano chiamati mystai coloro che venivano introdotti (= ago) nella comprensione piena dei santi misteri della fede al termine del catecumenato e dopo aver ricevuto i tre sacramenti di iniziazione: battesimo, confermazione, eucaristia.

giovedì 23 febbraio 2017

Kiko non vuole che diventiate santi

Parto da alcuni recenti commenti:

@Tripudio."Anziché ricercare la santificazione personale (dalla quale senza alcun programma prestabilito derivano frutti), ci si dà da fare in attività"

Da Autore della lettera...
Mi hai fatto ricordare una cosa riguardo la santificazione personale.
Alla convivenza di inizio corso dell'anno scorso ricordo bene come il catechista la sminuì asserendo "tu pensi a diventare santo? Guarda che non è questione della tua personale santificazione. È la comunità che diventa santa, non è un discorso di diventare santo tu." Insomma il senso del discorso era "un nuovo concetto di santità, in cui quello che importa è che la comunità, come un unico corpo, diventi santa": un discorso in cui sembrava che il desiderio di santità fosse un orgoglio privato, da combattere perché sfavoriva (o escludeva, a suo parere) la comunità. Cioè: che tu diventi santo non gliene frega niente a nessuno perché di fondo la santità non è questo, ma ha senso solo in un'ottica comunitaria ("portiamo in cielo comunità sante, dove non c'è Peppino che è santo e un altro no, ma la comunità è santa"). Insomma tu come persona conti niente, e quel poco che conti è solo in funzione della comunità. Dovrei ritrovare il mamotretro dello scorso anno (anche se di rileggere simili oscenità non ne ho proprio voglia). Una santità costruita insomma: come fa ad esserci una santità comunitaria se non c'è prima una santificazione intima e personale? Come si fa a sminuire o deridere la prima (scoraggiando implicitamente chi ascolta, perché potrebbe pensare che "allora sono un superbo a voler diventare santo") senza rendersi conto che la seconda altro non è che il frutto della prima?

Da Veterano...
Quello che propone il cammino neocatecumenale è un abbassamento morale anziché un innalzamento spirituale, che non si può negare all’inizio del cammino è rivestito di rinnovamento, ma a cui non ci si arriverà mai, anche dopo il “Matrimonio spirituale”, significa dopo almeno quarant’anni di sentirsi dire che siamo peccatori. Dopo un certo periodo si crede davvero che sia l’unica realtà e quindi ci si comporta da tali, peccatori incalliti incapaci di vedere dove si trova il Bene e perseguirlo, tanto all’uomo è impossibile! Teologia totalmente opposta al riscatto dell’uomo!

Aggiungo ai commenti la mia esperienza...
"Mica sei entrata nel cammino per diventare santa?"
Bizzarra domanda/affermazione da fare a chi è alla fine di un lungo percorso di fede.
La risposta che esce spontanea e immediata è:
"No! Sono entrata nel cammino per vedere, alla fine di tutto l'itinerario, se è possibile riuscire a diventare peggiore di prima!".

Nel cammino siamo di fronte ad una costante banalizzazione e ad un totale svilimento del senso della "santificazione personale", così come avviene per tutto quello che potrebbe mettere al centro la persona, l'individuo, rispetto al contesto comunitario che è l'unico che conta.
Il singolo viene progressivamente diluito nella comunità, disciolto fino a scomparire come persona.
Ecco che, finalmente, abbiamo scoperto cosa "si scioglie" nel cammino:  l'identità personale, che si perde totalmente. 

C'è un modello di camminante che Kiko ha ben chiaro nella mente e a questo, negli anni, va ad
allineare tutti quelli che entrano nell'esperienza di cui è l'iniziatore.









I catecumeni fanno un lunghissimo percorso spersonalizzante per trasformarsi, come gruppo che ha ascoltato insieme il Kerigma, in comunità: ossia tu sei in quanto "comunità", senza comunità non sei nulla. 

Dentro l'esperienza si sperimenta una sicurezza, una stabilità, ci si identifica con gli altri, si trovano le risposte pronte per ogni situazione, si sa quali sono i comportamenti da assumere senza timore di sbagliare, addirittura si sa anche dare i giusti consigli a chi avesse dei dubbi, nonostante si sia condannati a contemplare sempre e solo i propri peccati, senza speranza!
Si comprende perché chi esce dall'esperienza, dopo anni e anni di cammino, dovrà fare i conti con una incapacità totale di vivere autonomamente la propria vita; la comunità ormai si è strutturata in lui e si ritrova senza più un'identità, se si muove al di fuori del contesto in cui è come incapsulato.
Ma sorge spontanea la domanda: cosa ha di cattolico un simile “itinerario di de-formazione” che pretende di rivitalizzare il Sacramento del Battesimo nei battezzati scristianizzati o sacramentalizzati/non catechizzati/che indossano ancora l'abitino (stretto) della prima comunione?

Il cammino neocatecumenale, vogliamo sottolineare, non ha le connotazioni di base per essere definito cattolico ma, come già abbiamo dimostrato, rientra più propriamente nei canoni dei sistemi dittatoriali.

Catechismo della Chiesa Cattolica
Il Battesimo è "il vestibolo d'ingresso alla vita nello Spirito" (art.1213).E’ chiamato "illuminazione" perché coloro che lo ricevono "vengono illuminati nella mente" (art.1216).1993 Dio tocca il cuore dell'uomo con l'illuminazione dello Spirito Santo, in modo che né l'uomo resterà assolutamente inerte subendo quell'ispirazione, che certo può anche respingere, né senza la grazia divina, con la sua libera volontà, potrà prepararsi alla giustizia dinanzi a Dio [Cf Concilio di Trento: Denz. -Schönm., 1529].1995 Lo Spirito Santo è il maestro interiore. Dando vita all'"uomo interiore", la giustificazione implica la santificazione di tutto l'essere.

La Dignità della persona umana
1730 Dio ha creato l'uomo ragionevole conferendogli la dignità di una persona dotata dell'iniziativa e della padronanza dei suoi atti. « Dio volle, infatti, lasciare l'uomo "in balia del suo proprio volere" (Sir 15,14) perché così esso cerchi spontaneamente il suo Creatore e giunga liberamente, con l'adesione a lui, alla piena e beata perfezione »:49 « L'uomo è dotato di ragione, e in questo è simile a Dio, creato libero nel suo arbitrio e potere ».501731 La libertà è il potere, radicato nella ragione e nella volontà, di agire o di non agire, di fare questo o quello, di porre così da sè stessi azioni deliberate. Grazie al libero arbitrio ciascuno dispone di sé. La libertà è nell'uomo una forza di crescita e di maturazione nella verità e nella bontà. La libertà raggiunge la sua perfezione quando è ordinata a Dio, nostra beatitudine.1738 La libertà si esercita nei rapporti tra gli esseri umani. Ogni persona umana, creata ad immagine di Dio, ha il diritto naturale di essere riconosciuta come un essere libero e responsabile. Tutti hanno verso ciascuno il dovere di questo rispetto. Il diritto all'esercizio della libertà è un'esigenza inseparabile dalla dignità della persona umana, particolarmente in campo morale e religioso.54

Sottoponiamo al vaglio di questi articoli del Catechismo della Chiesa cattolica la condizione del "cristiano adulto" che, terminato il suo lungo percorso neocatecumenale,  ha finalmente conosciuto di essere solo un grandissimo peccatore.
In questa sua condizione, la piena maturità della fede e il perfetto discernimento consistono:
- nel diffidare della propria intelligenza,
- immolare l’idolo del proprio cervello al santo iniziatore e
- obbedire SEMPRE a lui, senza pensare e senza capire, nella persona dell’inviato alla sua vita, colui che è “suo catechista per sempre”.

 « Miei carissimi figliuoli in G. C.,
vicino o lontano io penso sempre a voi.
Uno solo è il mio desiderio, quello di
vedervi felici nel tempo e nell’eternità.


I grandi santi e iniziatori di tutti i tempi, che hanno conosciuto il "maestro interiore",  si sono prima applicati, nel nascondimento, alla propria personale santificazione, che hanno coltivato per tutta l'esistenza (attraverso una perfetta, anche se a volte per loro dolorosissima, obbedienza alla Santa Madre Chiesa), e poi hanno condotto, per questa stessa strada, le persone loro affidate dalla Divina Provvidenza

senza crogiolarsi, come fa Kiko, nel ripetere ogni giorno "sono un peccatore, un falso, un superbo" e restando per sempre in una situazione, in cui imbriglia anche tutti i suoi seguaci, che lo esime da ogni tensione o sforzo.

E questo insegna - il famoso fare la virtù senza sforzo mal inteso e mal comunicato - per continuare ad assecondare, senza troppi sensi di colpa, le proprie cattive tendenze.

Ma soprattutto i santi, quelli veri, sono stati prima di ogni altra cosa luminosi e limpidi esempi per chi li seguiva e per chi li ascoltava una vera gioia.



Pax



martedì 21 febbraio 2017

Breve storia triste

Diamo spazio a una breve testimonianza sulla reale condizione di tanti giovani del Cammino.

«Vorrei condividere un esperienza che mi ha scioccato sulla gente del "cammino"...

avevo solo 18 anni e mi fidanzai con una ragazza appartenente a questa setta. Era già mia amica da un anno e le volevo molto bene. Fin dai primi tempi notai alcune stranezze nel suo gruppo di amici:

1) erano tutti nel cammino neocatecumenale;

2) uno di loro era stato a letto con un suo amico maschio ma aveva una ragazza(anche lei nel cammino) la quale aveva abortito tre volte (a 17 anni);

3) sembravano voler sempre convincere la mia ragazza che stare con me fosse sbagliato perché non ero uno di loro.

Avevano un senso dell umorismo che sembrerebbe troppo spinto anche in un night club di Harlem, la loro antipatia era sempre gratuita e rivolta solo a gente molto debole.

Riuscii ad ottenere apparentemente il consenso del padre andando a vedere per due volte "le catechesi". Questi incontri non erano altro che un discorso di gruppo di una banalità allucinante nel quale ti parlavano come se fossi un bambino di 5 anni.
Feci notare alla mia ragazza che Gesù predicava una vita semplice mentre loro non facevano che parlare di spendere 1.500 euro a famiglia per un imminente viaggio a Rio (la mensa dei poveri era al piano inferiore).
Durante questi viaggi il cui scopo era "evangelizzare" non mancavano canne, sbronze e sesso come in ogni viaggio fra ragazzi al mondo. L'unica differenza era che durante il giorno parlavano di Dio e facevano cose che io non ero ritenuto degno di conoscere.

Ci lasciammo diverse volte e puntualmente scoprii che persone molto più anziane di noi le parlavano in privato. Ovviamente io non entrai mai a far parte del cammino. Alla fine, dopo tre anni di tormenti riuscì a lasciarmi per un neocatecumenale. Da allora non l'ho più sentita. La mia attuale ragazza ancora convive con i dubbi che quella comunità mi ha creato a causa delle loro manipolazioni.»

Nota: Lo sappiamo che non tutti i giovani del CN sono come quelli descritti dall'esperienza di questo giovane "del mondo", è però da sottolineare che è tipica del cammino l'ipocrisia di andare in giro a dire "Signore, il Signore!" e poi comportarsi esattamente come tutti le altre persone "del mondo", tanto criticate.