domenica 10 giugno 2018

Noi, incastrati dal Cammino

Kikus vult!
Gentili lettori e gestori di questo blog, dopo aver letto l'ennesima sciocchezza del Cammino Neocatecumenale, ormai divenuto completamente autocelebrativo e autoconsistente per tutto quello che riguarda la liturgia, che evidentemente è in molti casi piegata da una volontà di trasformarla in qualcosa d'altro, sempre più lontanta da quella ecclesiastica, ma pazienza. Volevo ragionare con voi sul perché centinaia (migliaia?) di persone, anche frequentatori di questo blog, delusi e amareggiati da questi eccessi, non si destino una mattina e dicano:

"BASTA!!".

Io "ci" chiamo ("ci" perchè io sono uno di questi) "gli incastrati del cammino".

Ma cosa ci costringe a "rimanere" in Cammino? Provo a fare un piccolo elenco  delle cause, ma spero che questa riflessione desti qualche ulteriore commento.

1) Moglie o marito in Cammino, magari prima del matrimonio. Questa situazione è la più delicata, poichè genera tensioni nella coppia (purtroppo spesso distruttive) e incastra l'altro coniuge, che non può neanche criticare liberamente...

2) Figli in Cammino, entrati magari in un momento in cui uno o entrambi i genitori erano ferventi camminanti. Qui chiaramente subentrano altre dinamiche che inchiodano spesso entrambi i genitori che non riescono, anche in crisi, a "prendersi la responsabilità" di uscire con il rischio che i figli si "perdano".

3) Altri vicini in Cammino. Io conosco una persona che oltra alla moglie, ai parenti della moglie, a tutti i nipoti, ha in cammino anche il capufficio, molti dei colleghi di lavoro (assunti proprio perché in Cammino)... immaginate con quale difficoltà questa persona possa ipotizzare di uscire...

Il laico santone "benedice" i suoi adoratori
4) Persone "semplici" che hanno sempre condotto una vita normale, ai quali il Cammino ha regalato un ruolo "importante" (ostiari, cantori, responsabili...): queste persone, anche se volessero uscire, avrebbero paura di tornare nella loro quotidianità semplice, magari solitaria e quindi resterebbero non certo per l'aspetto catechetico del cammino, ma per quello più sociale...

Per noi incastrati, purtroppo, l'unica via di fuga (e l'unica speranza) è che il Cammino svanisca, da cui anche una certa forza nei commenti che legge e nei quali mi ritrovo in pieno.

Per noi incastrati, leggere i commenti dei vari "voltaggi" non sortisce alcun effetto, poichè ce li sentiamo fare ogni giorno intorno a noi. frequentiamo questo blog alla ricerca di spunti per andare avanti, per avere una ragione di speranza in un futuro diverso.

Continuate così!!
M.A.

venerdì 8 giugno 2018

Come i neocatecumenali celebrano la Pasqua ebraica

Ci è stato segnalato il sito della parrocchia di Maria Immacolata, sita in Alcorcòn, cittadina di circa 150 mila abitanti nell'area metropolitana di Madrid.
Il sito, a parte le indicazioni degli orari delle Messe, si anima solo nella sezione delle notizie, quasi tutte riguardanti il Cammino Neocatecumenale, e quindi ci fa pensare che sia una parrocchia profondamente neocatecumenalizzata.
Riportiamo ad esempio un breve contributo, corredato da immagini, con la notizia di una particolare "celebrazione" che le comunità neocatecumenali usano fare il martedì della Settimana Santa.

Ieri ho avuto l'immensa soddisfazione di partecipare nella nostra parrocchia alla celebrazione del Seder pasquale o cena ebraica, officiata da padre Pachús. È stato un piacere partecipare ai preparativi e c'è una frase che mi risuona nella testa e che ho sentito diverse volte prima di iniziare: "Questo non è un teatro è una festa" e così è stato. Il Seder pasquale o meglio, Haggadah di Pésah, è una celebrazione di profondo significato spirituale. Sono stato colpito dagli elementi che sono stati presentati e ho visto chiaramente che sono stati fatti in Cristo Gesù. Come cattolico, ho riconosciuto elementi della Messa e sono stato in grado di capire meglio il loro significato. L'Haggadah di Pésah non è né più né meno che l'ultima cena che Gesù celebrava con i suoi apostoli prima della sua crocifissione, vale a dire la celebrazione della Pasqua ebraica. In esso gli ebrei ricordano la liberazione del popolo di Israele dalla schiavitù in Egitto prima di arrivare nella terra promessa. Tutta la cena, iniziata nell'oscurità, (sia per la mancanza di luce che per la mancanza di conoscenza) è circondata da una grande simbologia; per esempio lavarsi le mani, bagnare le verdure in acqua salata per ricordare le lacrime versate durante la schiavitù, ma vale la pena menzionare le quattro coppe di vino, tutte con il loro significato, dando particolare importanza alla terza che è Gesù ci invita a prendere il suo sangue per il perdono dei nostri peccati. A differenza della celebrazione ebraica, dove ogni anno attendono l'arrivo di Elia per annunciare la venuta del Messia, (che è il motivo per cui lascia un posto per lui al tavolo). Sapevamo che Gesù che era rappresentato lì era con noi e lo sentivamo. Come in ogni celebrazione, lo splendido e ricco banchetto, preparato tra tutti, insieme alle canzoni preziose, è stato in grado di trasportarci in un'epoca che, nonostante sia avvenuta più di 2000 anni fa, è ancora viva oggi. Abbiamo finito la festa con balli e battiti di mani e penso di parlare per tutti i partecipanti quando dico che non potremmo vivere un'esperienza migliore. Grazie a tutti per aver reso possibile e Pachús per avercelo insegnato e fatto partecipare a tutto ciò che conosce.
La mensa della Pasqua ebraica il martedì santo:
l'antica alleanza ebraica è simboleggiata dal candelabro
a sette braccia;
la nuova alleanza neocatecumenale da quello a nove.
Riportiamo ora alcune precisazioni contenute nel Dossier "Il Seder Pasquale in ambienti cristiani" a cura del SIDIC (Service International de Documentation Judéo-Chrétienne).

"UN CRISTIANO PUÒ CELEBRARE IL SEDER?
Essendo il rito costitutivo dell'ebraismo, il seder pasquale(*) può essere celebrato solo dagli ebrei che ne sono soggetti e destinatari. Ciò non vuol dire, però, che la sua ricchezza debba restare preclusa ai cristiani.
L'ideale sarebbe di partecipare ad un seder pasquale invitati da amici ebrei nella loro casa. Si sarebbe così veramente "ospiti" della tradizione e della fede ebraica alla quale la chiesa "è legata a livello stesso della propria identità".
Fra soli cristiani, invece, non si tratterà di celebrare il seder, bensì di riflettere, studiare e approfondirne il testo, in un "ascolto" pieno di rispetto e di riconoscenza.
In questo caso un'ipotesi potrebbe essere di invitare, nel proprio gruppo o comunità, un rabbino o un ebreo osservante, cioè una persona veramente competente, chiedendogli di condividere la sua esperienza e la sua lettura del seder pasquale: testi, riti, simbolismi e storia.
Qualora non si potesse avere la presenza di un rabbino, i cristiani possono accostarsi da soli o in gruppo al seder pasquale studiandone la struttura, leggendone i testi e spiegandone i riti, con l'aiuto di una persona sensibile e
esperta. E' chiaro che in casi come questi, non si può parlare di celebrazione del seder pasquale, ma di un suo studio in chiave pedagogica e didattica.


Il presbitero celebra la Pasqua ebraica
Il presbitero celebra la Pasqua neocatecumenale.
Notare l'onnipresente candelabro.
(*) Nella liturgia ebraica, l’insieme delle parti che compongono un rito (propr. «ordine»). Il s. celebrato la prima sera di Pasqua (nella Diaspora anche la seconda sera) consiste in benedizioni, atti e pasti simbolici, e nella lettura della Haggādāh, il racconto rabbinico dell’uscita dall’Egitto."

Rivediamo ora alla luce di queste sicuramente equilibrate valutazioni, espresse nell'ambito di uno studio prodotto da un organismo che si occupa di far crescere la conoscenza tra le due religioni, quella ebraica e quella cristiana, quanto le comunità neocatecumenali fanno, e documentano, ogni martedì della Settimana Santa, certo non solo nella parrocchia di Maria Immacolata in Alcorcòn ma in molte altre parrocchie nelle quali si sono insediati.

"Il seder pasquale può essere celebrato solo dagli ebrei che ne sono soggetti e destinatari. L'ideale sarebbe di partecipare ad un seder pasquale invitati da amici ebrei nella loro casa."
Ieri ho avuto l'immensa soddisfazione di partecipare nella nostra parrocchia alla celebrazione del Seder pasquale o cena ebraica.
"Fra soli cristiani, invece, non si tratterà di celebrare il seder, bensì di riflettere, studiare (...)
Un'ipotesi potrebbe essere di invitare, nel proprio gruppo o comunità, un rabbino o un ebreo osservante, cioè una persona veramente competente, chiedendogli di condividere la sua esperienza e la sua lettura del seder pasquale: testi, riti, simbolismi e storia."
Il Seder pasquale o cena ebraica (è stata) officiata da padre Pacus. Abbiamo finito la festa con balli e battiti di mani e penso di parlare per tutti i partecipanti quando dico che non potremmo vivere un'esperienza migliore.
Celebrazione della Pasqua
in una famiglia ebraica
Osservando poi le immagini di tale celebrazione, notiamo che non c'è molta somiglianza fra codesto rito messo in scena dai neocatecumenali e quello che si svolge "davvero" nelle famiglie ebree ed invece una spiccata somiglianza, quasi una sovrapposizione, con la scenografia di una Eucaristia neocatecumenale: gli zelanti fratelli del Cammino, capitanati dagli ostiari, usano le tovaglie bianche dell'Eucaristia, i calici e le patene sacre o delle copie di essi, il tavolinetto di servizio come nelle loro Eucaristie.

Naturalmente simili i pani azzimi (al posto della croce una scritta ebraica) che potrebbero essere stati preparati dalle ostiari del Cammino recitando l'usuale preghiera, probabilmente il vino è quello usato il sabato sera per la consacrazione del Sangue di Cristo, uguale è il balletto finale con battimani, uguali i canti che il Cammino ha mutuato da quelli ebraici.

Insomma, il Sedèr così come interpretato e officiato  dal presbitero Pachùs, è una Eucaristia così come il cammino vorrebbe vivere: tutti seduti attorno al tavolone come ad un convito, il padrone di casa che distribuisce il pane e il vino (di cui viene detto "vale la pena menzionare le quattro coppe di vino, tutte con il loro significato, dando particolare importanza alla terza che è Gesù ci invita a prendere il suo sangue per il perdono dei nostri peccati").

Il presbitero e i suoi aiutanti
mentre fanno la lavanda dei piedi
Infatti dice il commentatore:
"Sapevamo che Gesù che era rappresentato lì era con noi e lo sentivamo. Come in ogni celebrazione, lo splendido e ricco banchetto, preparato tra tutti": Gesù presente nel Sedèr ebraico e il banchetto, come in ogni celebrazione eucaristica, completano la sovrapposizione che nei partecipanti sicuramente si opera tra i due riti e tra le due diverse fedi.

Osservando poi le foto, non vi sfugga la copia conforme della lavanda dei piedi, segno liturgico che la Chiesa celebra il giovedì Santo.

Concludiamo l'articolo con alcune valutazioni sull'opportunità che un cristiano partecipi alla celebrazione della Pasqua ebraica e con condivisibili considerazioni sulla profonda differenza tra il rito ebraico e ciò che celebra e professa il credente in Cristo.

Si potrebbe obiettare che la partecipazione è necessaria ritenendo gli ebrei (di oggi) nostri “fratelli maggiori” ed in nome dell’ecumenismo e del dialogo interreligioso.
Si tratta di un’espressione cortese, ma che, di là dalla sua correttezza teologica e storica, non raccomanda né legittima la partecipazione attiva ovvero la cooperazione ad un rito estraneo ed anzi incompatibile con la fede cattolica.
Sotto altro profilo, non è vano notare, peraltro, che rappresenta un grave errore insistere sulla derivazione “ebraica” della Pasqua cristiana, giacché ciò sembra quasi suggerire la partecipazione ad essa. In verità, non vi è nulla che colleghi l’attuale giudaismo farisaico al cristianesimo. Si tratta di realtà ben diverse!!!!
Obiettare dicendo che Gesù per gran parte della sua vita festeggiò la Pasqua ebraica è un falso argomento: è vero, egli come pio israelita fu ligio ai dettami della legge (antica).
Sul punto ebbe modo di rispondere adeguatamente il Crisostomo in uno dei suoi Logoi kata Ioudaiôn (Sermoni contro i Giudei o, meglio, contro i cristiani giudaicizzanti):

«Se Cristo celebrò la Pasqua con loro, non fu perché noi pure la celebrassimo coi giudei, ma per passare dall’ombra alla luce della verità. Fu circonciso, osservò il sabato e ne celebrò la festività, mangiò il pane azzimo e tutto questo lo compì a Gerusalemme; tuttavia noi non siamo più tenuti all’osservanza di questi obblighi, come proclama Paolo quando dice: “Se ti farai circoncidere, Cristo non ti servirà più a nulla” (Gal 5, 2) e sugli azzimi: “Celebreremo la solennità non con l’antico lievito, né con il lievito della malizia e dell’iniquità, ma con gli azzimi della sincerità e della verità” (1 Cor 5, 8). Ma per qual ragione, in quel tempo, Cristo si comportò in tal modo? Perché l’antica Pasqua era l’immagine della Pasqua futura; poi fu necessario aggiungere la verità all’immagine e, dopo aver mostrato l’ombra, nella stessa cena, introdusse la verità. In seguito, mostrata la verità, l’ombra scompare, e non ha più ragione d’essere. Non voler dunque oppormi questo argomento, ma piuttosto dimostrami che Cristo ha comandato che così fosse. Perché io dimostro il contrario: cioè che Cristo non solo non comandò che queste festività fossero osservate, ma anzi ci ha affrancati da questo obbligo».

Più complessa è la questione circa la legittimità della partecipazione attiva o la cooperazione ai riti ebraici, come la pasqua. È lecito?
La risposta è negativa. Non è lecito celebrare un rito - per i cristiani - ormai abolito e privo d’utilità spirituale (anzi, spiritualmente dannoso, anche qualora fosse compiuto per “amicizia”). La ragione di ciò è che, laddove compiuti, sebbene senza riporre in loro alcuna speranza di salvezza, questi manifestano una fede contraria a quella di Cristo. In altre parole quel rito (ed altri analoghi) al quale s’intendesse partecipare implica necessariamente, attraverso le parole ed i gesti, dimostrano una credenza che è diametralmente opposta a quella professata nella fede cristiana: logico corollario è che s’incorre nell’apostasia.
La fede giudaica, infatti, nega a Gesù il ruolo di Messia ed unico Salvatore. Per gli ebrei, il Messia-salvatore sarebbe ancora da venire.
Nel suo libro Hilkoth Melakhim (IX, 4), ad es., Maimonide – definito da taluno come il S. Tommaso d’Aquino dell’ebraismo – tenta di dimostrare quanto i cristiani sbaglino nell’adorare Gesù:


Parrocchia di Maria Immacolata:
balletto ebraico del martedì sera,
balletto "cattolico" del sabato sera
«Se tutte le cose che egli fece fossero prosperate, se avesse ricostruito il Santuario al suo posto, e se avesse raccolto insieme le tribù disperse di Israele, allora egli sarebbe certamente il Messia.... Ma se non l’ha ancora fatto e se fu ucciso, allora è chiaro che non era il Messia che la Legge ci dice di attendere».

Pasqua giudea neocatecumenale - Acapulco
Se questa è la credenza ebraica, appare chiaro che se quel rito pasquale, per i cristiani, è stato sostituito con la celebrazione eucaristica, che, mistericamente ed in forma incruenta, rinnova il sacrificio della Croce, dove il Figlio di Dio, vero agnello pasquale, fu immolato per la nostra salvezza, se ne deve dedurre che, da parte di un cristiano, celebrare il rito ebraico – perché per lui l’antica alleanza non ha più valore (salvifico) essendo stata soppiantata da quella nuova – significa, in segno, affermare che quel sacrificio della Croce non è mai avvenuto o che è privo di valore redentivo. È un anti-segno della fede cristiana. Ciò senza contare che, odiernamente, i cibi consumati nel seder pasquale ebraico assumono valore rituale e cultuale contrari alla fede: ad es., le uova sode esprimono il dolore per la distruzione del Tempio di Gerusalemme da parte di Tito nel 70 d.C.; distruzione già profetata da Gesù e segno inequivocabile della riprovazione, da parte di Dio, del popolo giudaico. 


Pasqua giudea neocat con i calici da Messa
Agape neocat con i Lego che attraversano il Mar Rosso

mercoledì 6 giugno 2018

La Verità è nei dettagli: note della CdF ai mamotreti

Sulle note della CdF ai mamotreti
di Lino Lista



Già l'ho rimarcato nel passato: le note apposte dalla Congregazione per la Dottrina della Fede (CdF) ai mamotreti corretti del Cammino Neocatecumenale non sono note esplicative, che semplicemente rinviano al Catechismo della Chiesa Cattolica (CCC); in molti casi si tratta di vere e proprie correzioni alle ambiguità e agli errori di Kiko e Carmen. Si tratta di emendamenti che furono effettuati al livello delle note a pie' di pagina perché impossibili a realizzarsi sul testo, a meno di non invalidare le singole trattazioni dei fondatori oppure l'impianto formativo stesso del Cammino, come nel caso del fango secondo Kiko nel tomo della tappa "Traditio". Qui, in particolare, la nota 10 corregge l'essenza stessa del Cammino, specificando che il fango è un segno della creazione e non un significante dei peccati del cieco nato.

Il caso che adesso propongo è eclatante, in quanto concerne l'Eucarestia. Sempre nel tomo tappa "Traditio" emendato, a pag. 137, leggiamo da Kiko, nella catechesi dei tre altari:
"Il primo altare è l'altare dell'Eucarestia [nota 127], dove Cristo si offre perché possiamo passare dalla morte alla vita. L'altare è il luogo su cui si fa un sacrificio. La parola "sacrificio" viene dal latino "sacrum facere ", fare una cosa sacra, che non vuol dire soltanto fare un sacrificio cruento di un vittima, ma anche una benedizione, una preghiera. Anche pregare, benedire, è fare una cosa sacra".
Ancora una volta, quindi, come nella catechesi di Carmen del volume della fase di conversione, il Sacrificio è diminuito, reso ambiguo con il riferimento alla berakà (altrove alla merkabah), sommerso da un cumulo di sovrapposizioni e chiacchiere che non si sa quale "lontano" abbia mai potuto intendere, se non per davvero con l'aiuto dello Spirito Santo che gli abbia corretto l'eterodossia soffiandogli nelle orecchie. Il metodo è quello del sincretismo gnostico: non si nega un significato, lo si confonde però mescolandolo ad altri di differenti religioni.  

Nella citazione dianzi riportata è in primo luogo riproposto il topos neocatecumenale, il passaggio dalla morte alla vita. Poi è menzionato "un sacrificio cruento di una vittima", il quale però viene equiparato a una benedizione, a una preghiera. Ci troviamo al cospetto di una sintesi peggiorativa della catechesi di Carmen sull'Eucarestia (primo mamotreto):
"L'Eucarestia è Pasqua, passaggio dalla morte alla resurrezione. Per questo dire che l'eucarestia è sacrificio è giusto, ma è incompleto. L'Eucarestia sacrificio di lode, una lode completa di comunicazione con Dio attraverso la Pasqua del Signore. Ma in questa epoca l'idea di sacrificio non è intesa così ma nel senso pagano. Ciò che essi vedono nella messa è che qualcuno si sacrifica, cioè il Cristo. Nell'eucarestia vedono soltanto il sacrificio della croce di Gesù Cristo. E se oggi chiedeste alla gente qualcosa a questo proposito, vi direbbe che nella messa vede il calvario".
L'altare del Sacrificio di Cristo (in secondo piano)
La mensa delle banane neocat (in primo piano)

Già. La "gente", quella ignorante che non si è formata alla scuola del pittore spagnolo (il quale dipinge nella sua Cena pasquale Gesù risorto in abito bianco) nella Messa vede il Calvario. Chissà cosa vide Leonardo nel proprio Cenacolo, con gli Apostoli  assaliti da un turbinio di emozioni drammatiche; chissà cosa videro gli iconografi orientali, che mai figurarono Cristo in bianco nell'Ultima Cena, bensì con indosso una tunica porpora, segno della natura umana del Verbo incarnato, della sua regalità e dell’amore sublime mostrato per l'uomo nell'annuncio del sacrificio della croce.

La nota 127 nel tomo della Traditio smentisce Kiko e Carmen (entrambi, quali co-autori dei mamotreti, sono responsabili di ogni singola affermazione). Nella nota 127 si specifica che in realtà "l'altare della Nuova Alleanza è la croce del Signore"; ha quindi ragione la "gente" che nella Messa vede il Calvario.
Nota 127: "CCC 1383: L'altare, attorno al quale la Chiesa è riunita  nella celebrazione dell' Eucaristia,  rappresenta i due aspetti di uno stesso mistero: l'altare del sacrificio e la mensa del Signore, e questo tanto più in quanto l'altare cristiano è il simbolo di Cristo stesso, presente in mezzo all'assemblea dei suoi fedeli sia come la vittima offerta per la nostra riconciliazione, sia come alimento celeste che si dona a noi. «Che cosa è l'altare di Cristo se non l'immagine del Corpo di Cristo?» dice sant'Ambrogio (De sacramentis, 5,7), e altrove : «L ' altare è l'immagine del Corpo [di Cristo], e il Corpo di Cristo sta sull'altare» (ibid, 4,7). La Liturgia esprime in molte preghiere questa unità del sacrificio e della Comunione. La Chiesa di Roma, ad esempio, prega così nella sua anafora: "Ti supplichiamo, Dio onnipotente: fa' che questa offerta, per le mani del tuo angelo santo, sia portata sull'altare del cielo davanti alla tua maestà divina, perché su tutti noi che partecipiamo di questo altare, comunicando al santo mistero del Corpo e del Sangue del tuo Figlio, scenda la pienezza di ogni grazia e benedizione del cielo" (Canone romano).  CCC 1182: L'altare della Nuova Alleanza è la croce del Signore (cf Eb 13,10) dalla quale scaturiscono i sacramenti del Mistero pasquale. Sull'altare, che è il centro della chiesa, viene reso presente il sacrificio della croce sotto i segni sacramentali. Esso è anche la Mensa del Signore, alla quale è invitato il Popolo di Dio (cf Messale romano 259). In alcune liturgie orientali, l'altare è anche il simbolo della Tomba (Cristo è veramente morto e veramente risorto).
Rimane un'ultima osservazione da fare: assodato che le note, dopo i tagli e le correzioni, furono sfruttate dalla CdF come ulteriore metodo per rettificare i mamotreti, quale "catechista" neocatecumenale vorrà mai leggerle, confrontarle con il testo, impararle? Nessuno, c'è da immaginare. Capacità critiche a parte, lo scopo del "catechista" del Cammino è memorizzare il testo e ripeterlo ai catechizzati; un esercizio impossibile a farsi con le note.

lunedì 4 giugno 2018

Catechisti neocatecumenali all'opera.

Da un'esperienza proveniente dal gruppo Facebook "Testimonianze di ex neocatecumenali":
"E basta!
Due coppie di catechisti locali del cammino, assieme al prete partecipante del contesto settario in oggetto, in maniera assai furbesca hanno provveduto ad inserire in un conto bancario apposito gran parte delle decime e delle fruttuose elargizioni neocatecumenali. Ad un certo punto, uno spiffero di venticello sapiente (o forse invidioso, chissà) fece viaggiare la grave faccenda, finché non vennero aspramente ripresi e rimossi dal ruolo di privilegio. A distanza di qualche anno dalla curiosa faccenda, una delle due coppie di catechisti si ritrova nuovamente al potere, per mia sorpresa, già da molto tempo. Di certo, nell'ambiente, le amicizie fanno da garanzia. Manca ancora poco, stanno per viaggiare verso la ricca Domus, mettendo piede in Terra Santa con l'unico scopo di esaltare il proprio ego svolgendo l'«ultima» e fatidica tappa: l'Elezione!
Ma come se non bastasse, una povera signora con 6 figli al seguito, con una vita assai faticosa anche per colpa di un marito nullafacente per carattere restìo alle responsabilità, si ritrova improvvisamente dalla prima comunità alla seconda, la quale dista anni luce dalla prima, in cui campeggia la coppia finora citata. La "povera" signora, la quale appare sempre affaticata, mi racconta che durante uno degli incontri con i catechisti responsabili regionali, l'astuta catechista locale di cui discutiamo, la quale l'aveva in antipatia, espresse delle pessime opinioni nei suoi confronti. Sulla base di questi pensieri, oltretutto condivisi con parecchi fratelli adepti, è stata rimossa senza poter replicare.
È molto amareggiata, e il risentimento predomina."

Domus Galilaeae:Paradiso degli "eletti" neocatecumenali,
dove i kikatechisti attingono
il "vero spirito del cammino".
A questo punto si pone la domanda:

"Che razza di criterio utilizzeranno mai questi neocatecumeni per avanzare in questo loro percorso di salvezza kikiana?

Il più avverso vince?"


E conclude:

"Mi pare, da parte di kiko e seguito, una presa per i fondelli bella e buona!"

È un sistema di gestione e di potere bello e buono!

Le persone come la coppia di irriducibili di cui si parla, sono le più adatte a fare strada nel cammino, le più quotate.

Questa esperienza raccontata, uguale a tante altre vissute nel cammino neocatecumenale, aiuta molto di più ad aprire gli occhi di tutte le teorie.
Chi si affaccia qui dubbioso può riconoscersi e comprendere che non è lui che sta capendo male le cose o magari è stato solo sfortunato per dove è capitato.

Quello che sempre testimoniamo è che il cammino è un "sistema", con suoi metodi e procedure codificati e uguali dappertutto. Esso favorisce il prolificare di "mostri" tra i capibastone che, sulle orme di Kiko, si fanno affascinare dal potere.
(Il termine "mostri" non l'ho coniato io, ma uno storico catechista itinerante nei suoi ultimi anni, mentre assisteva, impotente, alle terribili faide tra i suoi che aveva condotto per una vita)
Da questo discende l'uso arbitrario di quello che loro fanno passare per "discernimento" kateketico e che esercitano con grande leggerezza e senza alcun Timor di Dio, tronfi come sono nella loro superbia.
Hanno inventato la panzana che tanto ci pensa lo spirito santo (minuscolo), provvedendo a evitare danni inevitabili, anzi a trasformare "il male in bene" se necessario e a correggere le cose mal dette o mal fatte dai kikatechisti "predestinati per la loro vita dall'eternità" [sic!], qualora, in corso d'opera, prendessero qualche clamorosa cantonata...

È chiaro che l'occulta gestione dei soldi - prassi invalsa e consolidata nel cammino - si trasforma in una tentazione ingestibile per chi, oltre che dal potere, si fa prendere la mano dall'amore al denaro.
Non trascurando che potere e denaro sono due che si cercano costantemente, due affiatati compari, che non sanno vivere l'uno senza l'altro.
No!
Ma che sono queste cose del mondo: questi bilanci trasparenti e rendiconti alla luce del sole e, magari, pagarci anche le tasse, come ogni onesto cittadino?
Ma che sono queste squallide cose meschine?... Noi siamo la "nuova creazione"!
...Sacco nero e via... sterco del diavolo... Tu lo butti via quello schifo, loro lo raccolgono, te ne liberano e lo fanno sparire... lontano da te.
Ma come sono bravi e come sono buoni!

Quella coppia di "catechisti", ora è chiaro, non poteva restare a lungo in punizione.
Mi par di vederli! Ne ho conosciuti tanti come loro, con uno spirito metà e metà.

Ma, stai pur certo, la busta gonfia, frequente, per gli itineranti è assicurata e con scadenze il più possibile ravvicinate.
Parliamoci chiaro: Chi li muoverà mai dal loro posto?

Conclusione amara della storia e morale della favola:

Vizietto dei kikatechisti:
infierire sui più piccoli,

anche quando loro hanno cose
ben più gravi da farsi perdonare!
(Mt. 18, 21-35)
Dopo le mortificazioni forti a cui uno viene sottoposto, deve assistere anche alle false punizioni e correzioni che subiscono, si fa per dire, coloro che sono i responsabili delle loro stesse sofferenze, qualora si rendano colpevoli, a loro volta, di azioni deplorevoli.
Prima o poi (più prima che poi!) si assiste di certo alla loro totale riabilitazione: succede che tornano al comando, con conferimento dei precedenti incarichi, solo temporaneamente sospesi.
Mentre la retrocessione nel cammino, inflitta a semplici fratelli delle comunità e decretata dal cosiddetto "catechista  -  che resta inflessibile con gli altri anche dopo la scoperta delle sue magagne  -,  rimane per sempre confermata.


Sembra un teatro, tragico però!

Qui è evidente che le affermazioni di Kiko sono false.
È una menzogna, l'ennesima favola neocatecumenale, che i catechisti neocatecumenali, specie gli itineranti, inviati da lui e uniti a lui (e Carmen), avrebbero un carisma e agirebbero sotto la guida dello Spirito Santo. Questo non è vero!

Molte volte agiscono, influenzati dalle notizie che attingono dalle persone che li circondano e che sono uguali a loro, cosa molto umana, agiscono sui pettegolezzi e sulle loro simpatie/antipatie. Come una combriccola di comari intriganti. Costoro che hanno nelle mani tutto il governo della situazione, lo mettono al servizio dei loro giochi di potere e al servizio delle loro vendette.
Il kikopotere, che si esercita nel suo Potente Cammino (spietato) è un potere che dà alla testa.
Maneggiano molti soldi e pensano, anzi sono certi di poter gestire cose e persone (che brutta cosa) a loro piacimento.

Questa tipologia di ruolo che Kiko ha creato è in realtà una tentazione. Il frutto è questa gente senza cuore, né criterio. Senza umanità.

sabato 2 giugno 2018

Devastato un matrimonio? Prima di difendere il Cammino, proviamo a riflettere

Breve premessa sul metodo: se la notizia fosse "ti do uno spintone facendoti cadere", potrebbe anche non essere la descrizione di una cattiveria. Per esempio: non è una cattiveria nel caso che tu sia Daffy Duck e un classico pianoforte a coda ti stava cadendo in testa dal centesimo piano, e lo spintone con l'annessa caduta ti evitano un trauma molto peggiore. In altre parole, le circostanze talvolta attenuano o cambiano il valore morale di un gesto. Motivo per cui non si può buttar lì un giudizio sommario senza riflettere e senza conoscere.

Detto questo, proponiamo qui sotto qualche spunto di riflessione sul recente caso Forum. Scusate la lunghezza, ma è bene chiarire almeno le cose essenziali.

Alcuni giorni fa (mercoledì 23 maggio 2018), su Canale 5 Mediaset, la puntata della trasmissione Forum riguardava una coppia in cui il marito neocatecumenale ha accusato la moglie non neocatecumenale di abbandono del tetto coniugale. Il video della puntata (dura 83 minuti) è qui sul sito Mediaset.

Ora, assumendo che gli attori abbiano recitato correttamente la loro parte, anche qualcuno estraneo alla fede cattolica può rendersi conto che il Cammino è una setta (al punto che chi vi entra "cambia completamente" anche verso aspetti negativi), e rendersi conto che il Cammino non salva i matrimoni ma li devasta (loro chiamano "matrimonio salvato" soltanto quello in cui entrambi i coniugi partecipano ferventemente al Cammino), ecc.


Punto 1: mettete da parte eventuali simpatie/antipatie per il Cammino e provate a immaginare che si tratti di una diversa comunità religiosa a voi sconosciuta e di cui non ve ne importa nulla.

Domanda: il vostro giudizio conclusivo sul caso esposto da Forum resta lo stesso? Se il giudizio cambia, allora non avete messo da parte simpatie e antipatie.

Esempio: l'abbandono del tetto coniugale è sbagliato (sia dal punto di vista religioso che da quello civile). Ma nel video sopra indicato emergono circostanze per cui una persona si ritrova ad avere diversi motivi per dire "non ne posso più del coniuge" e decide di abbandonare. Ha ugualmente tutti i torti? Proprio tutti i torti? Chi si dispera e dice "non ne posso più" ha sempre automaticamente tutti i torti? E se c'è il ragionevole sospetto che l'altro coniuge, abbracciando un percorso religioso, di fatto lo ha imposto alla famiglia al punto da esasperare qualche familiare? Conoscete la differenza tra sincero entusiasmo e marcato fanatismo, no?


Punto 2: non lasciatevi distrarre dai dettagli secondari. La puntata di Forum è dedicata alle vicende di un matrimonio. Tanti matrimoni si sfasciano, ma ci interessa capire perché succede anche nel Cammino, e perché lì succede così spesso nonostante i fratelli del Cammino proclamino abitualmente che «il Cammino mi ha salvato, ha salvato il mio matrimonio». Dunque le frasi sull'amore reciproco, sui giovani in discoteca, sulla dislocazione delle parrocchie, lo scusarsi di cose secondarie, l'ammettere qualche proprio errore senza che ciò implichi un drastico desiderio di correggersi, non cambiano i termini della questione.

Domanda: quanto erano rilevanti, in quel contesto di devastazione di un matrimonio, i tatuaggi di qualcuno dei presenti? Riflettete per un attimo: se dalla puntata di Forum avessero ipoteticamente tagliato la breve menzione dei tatuaggi, sarebbe cambiato qualcosa -anche di piccolo- di tutto il contesto?

Esempio: "quando il saggio indica la luna, lo stolto guarda il dito". Altro esempio: "non intendo finire di leggere questa pagina perché mi aspettavo qualcosa di più stuzzicante del solito elenco di punti".


Punto 3: nel portare in televisione il proprio caso, sono stati d'accordo nel non nominare esplicitamente il Cammino Neocatecumenale (ma è fin troppo riconoscibile da chiunque sia almeno un pochino informato su tale setta).

Domanda: cosa c'è da nascondere? Si può facilmente immaginare che durante la preparazione della puntata di Forum sia stato il marito neocatecumenale a porre la condizione di non nominare il Cammino (chissà se spontaneamente o se su suggerimento dei cosiddetti "catechisti" neocatecumenali). Possiamo infatti supporre che la moglie non avesse motivo di preoccuparsi troppo di salvare il prestigio del Cammino.

Esempio: dopo la partita i soliti tifosi ultrà della squadra XYZ sfasciano le vetrine e danno fuoco alle auto. A chi conviene che la squadra XYZ non venga nominata? A chi conviene che venga piuttosto accusato genericamente qualsiasi tifoso di qualsiasi squadra? Rifletteteci: se il Cammino non può essere nominato, potete ancora ancora pensare che il Cammino non avrebbe alcuna responsabilità nella rovina di quel matrimonio?

Mettetevi ora nei panni di qualcuno che non conosce la mentalità vigente nel Cammino, non conosce la quantità e l'intensità degli impegni richiesti dal Cammino, anzi, nei panni di un tipico telespettatore molto poco ferrato in questioni religiose. Dopo aver assistito a quella puntata di Forum penserà che qualsiasi movimento religioso cattolico porti agli stessi problemi. Cioè penserà che il fanatismo dei neocatecumenali sarebbe rilevabile in tutti gli altri ambienti della Chiesa. Ha ragione o ha torto? Potete forse documentare almeno statisticamente che negli altri ambienti ecclesiali la percentuale di facinorosi (chiamiamoli così) sarebbe davvero confrontabile con quella del Cammino? Vi rendete conto che il tacere il nome del Cammino ha indirettamente ma consistentemente gettato cattiva luce su tutti gli altri ambienti ecclesiali?


Punto 4: non fatevi ingannare dalla spettacolarizzazione. Se una persona non sa esprimersi con i termini legali e scientifici esatti, se per abitudine o altro motivo dà talvolta importanza a sensazioni personali piuttosto che ai fatti, se anziché esporre pare sbraitare, non significa che ha automaticamente torto. Così, allo stesso modo, non bisogna dare automaticamente ragione a chi apparisse come uno mansueto che ha le parole giuste tutte già pronte, che ha ben pianificato difesa e attacco. (Fra parentesi: questi sono alcuni dei solidi motivi per cui nei tribunali veri sono principalmente gli avvocati a parlare).

Domanda: avete fretta di emettere un giudizio 1-X-2, oppure avete la pazienza di seguire il dibattito perché vi interessa sapere se la devastazione di quel matrimonio è un frutto tipico del Cammino oppure un fatto accidentale di singole persone?

Esempio: chi ha letto La tela del ragno, testimonianza scritta nel 1992 sul Cammino che devasta i matrimoni, resterà sbalordito nel trovare tantissime conferme nella puntata di Forum sopra indicata. Il pregio della testimonianza La tela del ragno sta nel fatto che è scritta in modo ragionato, dettagliato, con una vasta quantità di citazioni, spiegazioni, episodi. Non è stata né la prima, né l'unica testimonianza sulla devastazione dei matrimoni causata dal Cammino (ricordiamo ad esempio quella in cui il marito abbandona il tetto coniugale, e i neocatecumenali danno ragione a lui).


Punto 5: siamo tutti peccatori e quindi almeno dal punto di vista statistico sia i mariti che le mogli, per un gran numero di volte nel corso della loro vita matrimoniale, fanno/omettono/dicono cose tali da intaccare (più o meno pesantemente) il loro rapporto e la famiglia che hanno formato. Per la maggior parte dei casi sono solo piccoli attriti che, anche accumulandosi, portano ad un nulla di fatto. Nei casi più seri il matrimonio si sfascia, cioè almeno uno dei due non ne può più.

Domanda: se tua moglie ha avuto un parto difficile appena cinque minuti fa e tu vai via per andare a giocare a golf (giocare a golf non coincide con Dio) oppure andare alla convivenza neocatecumenale (le attività del Cammino non coincidono con Dio), hai o non hai compiuto un grave gesto contro il tuo matrimonio?

Esempio: immaginate un testimone di geova la cui moglie, appena cinque minuti prima, ha avuto un parto difficile. Lui affabilmente le dice: "cara, devo andare, perché devo distribuire le riviste". E sì che voi sapete che per loro distribuire le riviste e predicare sono attività sacre, da pionieri, robe che piacciono tanto tanto a geova (e comunque, mica va a giocare a golf o alla riunione del club Salviamo le Foche!). Pensateci bene: la moglie, se non è testimone di geova, oppure se lo è solo un pochino, cosa penserà? Su, non è difficile indovinarlo.

E se dopo aver accumulato ogni smacco e umiliazione la moglie decidesse di lasciare il marito, la colpa va attribuita solo alla moglie? L'aggressione al matrimonio l'avrebbe compiuta solo la moglie? Il marito avrebbe davvero il sacrosanto diritto di lamentare l'abbandono senza minimamente interrogarsi?

In qualità di fedeli cattolici ci sentiamo molto negativamente colpiti dall'idea che qualcuno, di fatto, abbandoni il coniuge perché non vede l'ora di andare a "convivenze" o "esercizi spirituali". Ciò configura, infatti, una subdola negazione del sacramento del matrimonio. In virtù di tale sacramento, il primo dovere è la propria famiglia. La "convivenza" neocatecumenale non è un sacramento. Togliere tempo e risorse e presenza alla propria famiglia, in nome di attività religiose, non è essere cristiani ma è essere farisei che eludono i comandamenti di Dio nascondendosi dietro paroloni altisonanti come "korbàn", "evangelizzazione", "fare l'ambientale", "itinerario di riscoperta"...

Le convivenze del Cammino sono "tradizioni" inventate da uomini, sono "precetti di uomini".

Dal Vangelo secondo Matteo, capitolo 7:
6 Ed egli rispose loro: "Bene ha profetato Isaia di voi, ipocriti, come sta scritto:
Questo popolo mi onora con le labbra,
ma il suo cuore è lontano da me.

7 Invano essi mi rendono culto,
insegnando dottrine che sono precetti di uomini.

8 Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini".

9 E aggiungeva: "Siete veramente abili nell'eludere il comandamento di Dio, per osservare la vostra tradizione.

10 Mosè infatti disse: Onora tuo padre e tua madre, e chi maledice il padre e la madre sia messo a morte.

11 Voi invece dicendo: Se uno dichiara al padre o alla madre: è Korbàn, cioè offerta sacra, quello che ti sarebbe dovuto da me,

12 non gli permettete più di fare nulla per il padre e la madre,

13 annullando così la parola di Dio con la tradizione che avete tramandato voi. E di cose simili ne fate molte". 

giovedì 31 maggio 2018

La Madre di Dio e il Cammino Neocatecumenale: uno studio. La devozione a Maria (III)

LA VERGINE MADRE DI DIO
E IL CAMMINO NEOCATECUMENALE

articolo di Beati Pauperes Spiritu


Con questo terzo post, continuiamo lo studio riguardo la figura della Vergine Maria nel Cammino Neocatecumenale.

L'importanza di quest'analisi, che non vuole essere strettamente dottrinaria o teologica (chi scrive non pretende di averne i mezzi, a differenza di certi fondatori di nostra conoscenza...), risiede nel fatto che secondo Kiko il Cammino è essenzialmente mariano, dato che è stato fondato basandosi su una rivelazione intellettuale che l'iniziatore vanta di aver avuto l'8 dicembre del 1959.

Nel percorso neocatecumenale la figura della Vergine sarà "spiegata", "consegnata" - come di consuetudine nel Cammino - dopo un tempo di 15-16 anni, variabile in funzione del livello di "conversione" della comunità, nella tappa del "Padre Nostro".

Dopo anni tutto quello che si ottiene è un pastiche vuoto e banale, la cui funzione non è introdurre i neocatecumenali al culto di Maria (come auspicato per ogni cattolico da Giovanni Paolo II e Paolo VI) ma spiegare come il Cammino è santo e immacolato e addirittura rappresentante un "disegno eterno" (sic!). Abbiamo già parlato della blasfema esegesi del Vangelo di Cana (Prima parte e Seconda parte), ora affrontiamo il concetto di "devozione" mariana secondo Kiko.

Come sappiamo Kiko e Carmen sono sempre stati nemici giurati di qualsiasi cosa che possa accostarsi alla parola "devozione". Culto dei Santi e culto mariano, sono completamente spazzati via dalla vita del neocatecumenale od opportunamente reinterpretati secondo il bisogno. In ogni caso, l'accezione è sempre negativa e qualsiasi esperienza precedente del camminante viene ridicolizzata, sebbene non in modo esplicito. Vediamo ad esempio un passaggio emblematico del mamotreto del Padre Nostro ante-correzioni della CDF:


Chiaramente la gente è sempre "nevrotica", per Kiko, qualsiasi discorso faccia c'è sempre un fondo di giudizio temerario nelle sue parole.
Non ci soffermiamo comunque su queste esternazioni ben note, quanto sulla citazione dell'Esortazione Apostolica "Marialis cultus" di Paolo VI, che, secondo il falso profeta spagnolo avvalorerebbe le sue tesi sul "devozionismo". In particolare Kiko contesta alcuni aspetti della mariologia distorcendoli a bella posta e sostanzialmente definendoli non cattoliche:
  • la devozione per la Santissima Madre di Dio (da notare che Kiko mai utilizza per la Madonna anche uno solo dei Suoi numerosi appellativi, tutti elencati nelle Litanie Lauretane, preziosa antichissima preghiera risalente al XII secolo);
  • il ruolo della Vergine Maria come ausiliatrice del genere umano ("dove non arrivasse Cristo arrivava Maria"; affermazione attribuita arbitrariamente da Kiko a membri della Chiesa);
  • il ruolo della Vergine Maria come Avvocata degli uomini che a Lei si affidano ("dove Cristo era un giudice Maria poteva aiutare...")

Esaminiamo le gravi affermazioni di Kiko una per una.

1. Il deprecato "devozionismo" per la Vergine.

Quando Kiko cerca di attaccare o ridicolizzare la pietà cattolica, al pari dei migliori protestanti luterani, lo fa prendendo ad esempio degli eccessi verificatisi in situazioni e luoghi particolari, o presso culture specifiche, e li assurge a metro di paragone universale per un intero aspetto della dottrina e della teologia. E' lo stesso meccanismo utilizzato dagli anti-cattolici per screditare la Chiesa, per i quali se in circolazione c'è un prete che ruba, allora tutti i chierici sono ladri.
Questo tipo di argomentazioni l'ha già applicato nel primo volume del Direttorio, ovvero le catechesi iniziali del Cammino per la fase di "conversione", ad esempio:
  • quando vuole distruggere la pietà nei confronti del Cristo e il tributo di venerazione a Lui dovuto, irride al Sacro Cuore e ai santini "col sopracciglio rifatto"; 
  • per demolire la pietà dovuta alla Natività si mette a cianciare di "bambinelli orribili"; 
  • per scardinare dal cuore dei suoi interlocutori la venerazione per Gesù-Eucarestia realmente Presente nel Santissimo Sacramento, bestemmia contro i Tabernacoli e contro le Sacre Specie che avrebbero dovuto "essere pietre che non vanno a male".

Niente di nuovo dunque, ma leggerlo rivolgersi contro la Beatissima Madre del Redentore risulta particolarmente odioso per qualsiasi cattolico.
Che Kiko sia - come sempre - in grande errore lo dimostra la stessa Esortazione da lui citata, nella quale leggiamo:
«...la Chiesa in spirito e verità (cfr Gv 4,24) adora il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, venera con particolare amore Maria Santissima, Madre di Dio e onora con religioso ossequio la memoria dei Martiri e degli altri Santi... Lo sviluppo, da Noi auspicato, della devozione verso la Vergine Maria, ... è elemento qualificante della genuina pietà della Chiesa. Per intima necessità, infatti, essa rispecchia nella prassi cultuale il piano redentivo di Dio, per cui al posto singolare, che in esso ha avuto Maria, corrisponde un culto singolare per Lei; come pure, ad ogni sviluppo autentico del culto cristiano consegue necessariamente un corretto incremento della venerazione alla Madre del Signore. Del resto, la storia della pietà dimostra come le varie forme di devozione verso la Madre di Dio, ... si sviluppino in armonica subordinazione al culto che si presta a Cristo .... Anche nella nostra epoca avviene così. La riflessione della Chiesa contemporanea sul mistero del Cristo e sulla sua propria natura l'ha condotta a trovare ... la stessa figura di Donna: la Vergine Maria, Madre appunto di Cristo e Madre della Chiesa. E l'accresciuta conoscenza della missione di Maria si è tramutata in gioiosa venerazione verso di lei e in adorante rispetto per il sapiente disegno di Dio
Cosa dice dunque il Pontefice? La venerazione per la Vergine non solo è dovuta, ma persino necessaria per un autentico sviluppo della pietà cristiana e tale devozione dovrebbe aumentare nel popolo di Dio per una più efficace comprensione del mistero della Salvezza che nella Santissima Vergine trova un punto cruciale. Fermi restando i paletti imposti dalla dottrina e dalla teologia, alla Vergine Maria è dovuto il massimo onore, il culto, la venerazione, la devozione, essendo Ella definita - nella stessa Esortazione - "Regina", un tributo che non è concesso a nessun altro Santo o Martire.

Kiko invece mai, nelle mefitiche esalazioni promananti dal volume del Padre Nostro, si degna di concedere alla Madre del Signore tale tributo di onore, tanto da chiamarla quasi esclusivamente "Maria".

Nel mamotreto del Padre Nostro naturalmente la dose contro la devozione viene rincarata più volte, per esempio:
«Ma attenzione: per ricevere la Madonna come tua madre in casa tua devi essere discepolo, e avere imparato a stare sotto la croce. La croce gloriosa del Signore risorto: alla sua ombra ho messo la mia tenda!, Noi non cominciamo dalla Madonna, facendo un devozionismo - "Fiori a Maria, che buona Mamma mia!" -, si puo' anche fare: "A Gesu' per Maria". Si puo' anche cominciare cosi', ma sono altre cose per gente molto pia, molto cristiana. Noi abbiamo cominciato con il Kerygma. E non c'e' bisogno che io ti parli della Vergine Maria perche' la conosci benissimo...»
Se fosse rimasto qualche dubbio che Kiko è un luterano impenitente, leggendo queste parole si dissolve all'istante. In soli due periodi l'Arguello associa una frase popolare insegnata ai bambini di 4 anni (...fiori a Maria...) con il motto di Luigi Grignon: Ad Jesum per Mariam che correttamente si traduce "a Gesù attraverso Maria". San Luigi che era davvero cattolico aveva capito tutto, a differenza dell'Arguello che rovescia - come sempre - ogni cosa. Chi vuole conoscere davvero Gesù deve necessariamente passare attraverso Sua Madre, che Egli rispetta e ama come il Figlio perfetto di una Madre perfetta. Chi non conosce la Santissima Vergine, non può dire di amare davvero Cristo. 
In aggiunta, quel "si può anche cominciare così" detto a mezza bocca, in un inciso, viene subito smentito dall'affermazione successiva, ovvero che si tratti di roba da vecchiette, da baciapile: le accezioni "pio", "molto cristiano" sono dispregiativi nella lingua del neocatecumenale. Sta dicendo in sostanza che chi è ancora attaccato a queste forme di devozione è un "religioso naturale", per utilizzare ancora un termine abusato dai kikos.
E conclude, tristemente, con "non c'è bisogno che io ti parli di Maria". Ovviamente non può, perché non ne sa assolutamente nulla. Tutto ciò riduce l'amore per la Madre del Signore a un vaghissimo e confuso sentimento religioso, monco del necessario insegnamento su come si può pregare la Santissima Vergine, in quali occasioni, in quali mesi, quali sono le feste a Lei dedicate e perché... e così via. 
Se Kiko avesse davvero visto la Vergine Maria, se L'avesse davvero incontrata, allora L'amerebbe con tutto il cuore e vivrebbe solo ed esclusivamente per far sì che tutti La conoscano. 
Il cammino sarebbe un'opera spiccatamente mariana. 
Basta leggere una citazione di San Luigi Maria Grignon - che peraltro non vide mai la Madonna e che addirittura chiese espressamente nelle preghiere di non ricevere visioni, né estasi, né alcunché di simile - per rendersi conto della distanza abissale, incolmabile che separa Kiko dai veri santi mariani:
« [Desidero] continuamente con preghiere una piccola e povera Compagnia di preti che [...] sotto lo stendardo e la protezione della Santissima Vergine Maria, vadano in maniera povera e semplice, a fare catechismo ai poveri della campagna e ad incitare i peccatori alla devozione a Maria. »
Ma quale "gente molto pia"? I peccatori! Sono i peccatori che hanno assolutamente bisogno della protezione, assistenza, consiglio e consolazione della Santissima Vergine Madre del Signore. Se Kiko fosse davvero innamorato della Madonna, saprebbe che uno dei Suoi augusti titoli è "Rifugio dei peccatori", e invece che dedicarLe quei canti orrendi, urlati e offensivi, invece che dipingere quelle "icone" oscene e blasfeme, ne raccomanderebbe la devozione, insegnerebbe le pie pratiche del mese di Maggio!
Il cammino, ben lungi dall'essere movimento cattolico, è chiaramente una colossale truffa.


2. Richiedere aiuto alla Vergine risulterebbe "idolatria".

Kiko ignora, o colpevolmente omette, il ruolo fondamentale che la Vergine ha nel cammino del cristiano verso la salvezza. Tutti i grandi santi lo avevano capito benissimo e non trascuravano mai di onorare la Madre di Dio. Come può piacere a Dio, a Cristo, uno che non ama e non venera Sua Madre? E' consolidata tradizione della Chiesa, confermata dall'esperienza diretta, concreta di una miriade di Santi, che l'unione fra Cristo e la Madonna Sua Madre è tanto perfetta che Gesù nulla nega alla Madre che glieLo chiede. E' per questo che nella Chiesa è diventata celebre la frase “Chiedi alla Madre, che il Figlio risponde”.
Non per nulla, nel miracolo di Cana, che Kiko dimostra di non aver capito affatto, è la Madre che si rivolge per prima al Figlio, il quale, per onorarla, acconsente ad anticipare la Sua ora.
Nessuna grazia arriva a noi senza passare per Maria: non è una limitazione imposta al Signore, non è "idolatria", ma il desiderio stesso di Dio, dicono i santi, perché Dio vuole onorarla oltre misura.
La ragione è logica: la maggiore “Grazia” che la terra ha ricevuto dal cielo è Gesù, il Salvatore degli uomini, giunta a noi attraverso Maria, per intervento dello Spirito Santo. I Santi concludono allora facilmente che se la “maggiore” Grazia (Gesù) è giunta “attraverso Maria”, allora le altre, che sono minori, non potrebbero venire se non attraverso di lei.
San Bernardo la definisce “acquedotto di Dio”, San Luigi di Montfort riassume tutto dicendo che “Dio ha riunito tutte le acque e ha dato il nome di mare, ha riunito tutte le grazie e ha dato il nome di Maria”. Maria è l’oceano delle grazie di Dio.
L'Esortazione citata da Kiko stesso, la Marialis cultus, dà platealmente torto al predicatore spagnolo anche su questo aspetto. I passi nei quali il Beato Paolo VI spiega ciò che la Vergine può concedere a chi La invoca con cuore puro, in stato di grazia, sono molteplici e non è possibile citarli tutti. Vale la pena però riportare questo passo estremamente commovente:
«La pietà verso la Madre del Signore diviene per il fedele occasione di crescita nella grazia divina (...) La Chiesa cattolica, basandosi sull'esperienza di secoli, riconosce nella devozione alla Vergine un aiuto potente per l'uomo in cammino verso la conquista della sua pienezza. Ella, la Donna nuova, è accanto a Cristo, l'Uomo nuovo, nel cui mistero solamente trova vera luce il mistero dell'uomo, e vi è come pegno e garanzia che in una pura creatura, cioè in lei, si è già avverato il progetto di Dio, in Cristo, per la salvezza di tutto l'uomo. All'uomo contemporaneo, non di rado tormentato tra l'angoscia e la speranza, prostrato dal senso dei suoi limiti e assalito da aspirazioni senza confini, turbato nell'animo e diviso nel cuore, con la mente sospesa dall'enigma della morte, oppresso dalla solitudine mentre tende alla comunione, preda della nausea e della noia, la Beata Vergine Maria, contemplata nella sua vicenda evangelica e nella realtà che già possiede nella Città di Dio, offre una visione serena e una parola rassicurante: la vittoria della speranza sull'angoscia, della comunione sulla solitudine, della pace sul turbamento, della gioia e della bellezza sul tedio e la nausea, delle prospettive eterne su quelle temporali, della vita sulla morte.»
e ancora:
«La missione materna della Vergine spinge il Popolo di Dio a rivolgersi con filiale fiducia a colei, che è sempre pronta ad esaudirlo con affetto di madre e con efficace soccorso di ausiliatrice. Esso, pertanto, è solito invocarla come Consolatrice degli afflitti, Salute degli infermi, Rifugio dei peccatori, per aver nella tribolazione conforto, nella malattia sollievo, nella colpa forza liberatrice; perché ella, che è libera dal peccato, a questo conduce i suoi figli: a debellare con energica risoluzione il peccato.»
Ciò rende particolarmente scandalosa l'insistenza di Kiko riguardo al peccato come mezzo di conoscenza di se stessi: tale condotta è inconciliabile con la Santissima Madre di Dio, che è la più pura di tutte le creature e la più perfetta. Lo stato di peccato non permette di usufruire delle innumerevoli grazie che sono veicolate attraverso la Madre del Signore.

 3. La Vergine non è Avvocata del genere umano.

Secondo Kiko l'idea che la Vergine Maria possa essere un aiuto grandioso presso il Cristo, Suo Figlio, è "superficiale" e idolatrica. Anche in questo caso si prende un particolare vero (alcuni eccessi nella venerazione della Vergine, o cattive interpretazioni del pensiero dei Padri e dei Santi) e lo si trasforma in pietra di paragone per tutta la mariologia passata e presente, una tattica squisitamente luterana. Supponiamo ci sia lo zampino di Carmen in tutto questo, la quale prese il "bigotto cursillista" per plasmarlo in esecutore fedele del suo pensiero. La nostra esperienza diretta ci testimonia di come Carmen fosse allergica alle immagini "devozionali" della Madonna, pur raccomandate da tutti i santi, come la "medaglia miracolosa". Questa in particolare le risultava odiosa, tanto da cercare persino di strapparla dal collo di chi la portasse in evidenza.

Contrariamente al pensiero di Kiko e della defunta Carmen, la storia dei Santi (quelli veri) è costellata di espressioni forti, profonde, nei riguardi della Vergine e della Sua specialissima condizione nel Cielo e verso il genere umano. Le citazioni potrebbero essere molteplici, ne riportiamo solo alcune.

San Bonaventura afferma: « Maria ha il grande privilegio di essere potentissima presso suo Figlio». perché le preghiere di Maria sono preghiere di una madre. Per questa ragione san Pier Damiani dice alla Vergine: « Ti è stata data ogni potenza in cielo e sulla terra. Tu puoi tutto quello che vuoi, poiché ti è possibile sollevare alla speranza della salvezza anche i disperati ». E aggiunge che il Figlio tiene così gran conto delle preghiere di Maria che ha tanto desiderio di accontentarla. Così Gesù vuole onorare la sua cara Madre che lo ha tanto onorato durante la sua vita, accordandole subito tutto ciò che domanda e desidera. San Germano lo conferma dicendo alla Vergine: « Madre di Dio, tu sei onnipotente per salvare i peccatori e non hai bisogno d'altra raccomandazione presso Dio, poiché sei la madre della vera vita». Sant'Anselmo così si rivolge a Maria: « Vergine santa, il Signore ti ha innalzato a tal punto che con il suo favore puoi ottenere tutte le grazie possibili ai tuoi devoti »

Santa Brigida udì un giorno Gesù che parlando con Maria le disse: « Madre mia, tu sai quanto ti amo; perciò chiedimi quello che vuoi, perché qualsiasi tua domanda non può non essere esaudita da me ». E Gesù ne spiegò mirabilmente la ragione: « Poiché non mi hai negato nulla sulla terra, non ti negherò nulla in cielo ».

Si dice dunque che Maria è onnipotente nel modo che può intendersi di una creatura, la quale non può possedere un attributo divino. Ella è onnipotente perché con le sue preghiere ottiene tutto quello che vuole. Dice anche Sant'Anselmo: « Qualunque cosa tu voglia, o Vergine, è impossibile che non avvenga ». A tale proposito il beato Alberto Magno fa parlare così Maria: « Io debbo essere pregata di volere; perché se voglio, è necessario che avvenga ». 

E Sant'Alfonso de' Liguori, spiega dolcemente: « Oh bontà davvero meravigliosa del nostro Dio, che assegnò te Signora come avvocata ai suoi rei, perché tu ottenga quello che vuoi! Peccatori, fratelli miei, se ci troviamo rei colla divina giustizia e già condannati all'inferno per li nostri peccati, non ci disperiamo, ricorriamo a questa divina Madre, mettiamoci sotto il suo manto, ed ella ci salverà. Buona intenzione ci vuole di voler mutar vita: buona intenzione e confidenza grande in Maria, e saremo salvi. E perché? perché Maria è un'avvocata "potente", un'avvocata "pietosa", un'avvocata "che desidera di salvar tutti". »

E, per venire a tempi più recenti, prendiamo due Santi del nostro secolo: Massimiliano Maria Kolbe e Pio da Pietrelcina. 
Scrive il primo: « una preghiera elevata a Dio per le mani dell’Immacolata non può rimanere senza effetto, come è detto nell'invocazione di san Bernardo: “Ricordati, o pietosissima Vergine Maria, che non si è mai udito che alcuno, dopo aver fatto ricorso alla tua protezione, sia stato abbandonato da te”. Innanzi tutto, perciò, la preghiera umile, fiduciosa, costante (... ) Preghiamo bene, preghiamo molto, sia con le labbra che con il pensiero e sperimenteremo in noi stessi come l’Immacolata prenderà sempre più possesso della nostra anima, come la nostra appartenenza a Lei si approfondirà sempre più sotto ogni aspetto, come le nostre colpe svaniranno e i nostri difetti si indeboliranno, come soavemente e potentemente ci avvicineremo sempre più a Dio (...) Le cadute ci insegnano a non fare affidamento su noi stessi, ma a riporre tutta la nostra fiducia nelle mani di Dio, nelle mani dell’Immacolata. Non affliggerti mai per i tuoi difetti, ma affidali completamente all’Immacolata, affinché Ella stessa li trasformi in un bene maggiore.

E Padre Pio: « Quante volte ho confidato a questa madre le penose ansie del mio cuore agitato! e quante volte mi ha consolato!… Nelle maggiori afflizioni mi sembra di non aver più madre sulla terra; ma di averne una molto pietosa nel cielo». Nella stessa lettera, espone addirittura la delicatezza della Madonna che lo accompagna all'altare: « Povera Mammina, quanto bene mi vuole! L’ho constatato di bel nuovo allo spuntare di questo bel mese. Con quanta cura mi ha ella accompagnato all'altare questa mattina. Mi è sembrato ch'ella non avesse altro a pensare se non a me solo col riempirmi il cuore di santi affetti ».

Il più grande desiderio della Madonna - confermato direttamente ai santi pastorelli di Fatima - è che tutte le anime siano preservate dal fuoco dell'inferno e per questo comandò che si pregasse impetrando, nel Rosario, con la frase "porta in cielo tutte le anime, specialmente quelle più bisognose della Tua misericordia".

La distanza fra il pensiero cattolico e le deiezioni di Kiko è innegabilmente incolmabile. I mamotreti, anche al netto dell'operazione di chirurgia estetica operata dai Cardinali della Curia, sono incorreggibili perché basati su un pensiero fondamentalmente non cattolico. L'unica soluzione per depurarli, come disse saggiamente Lino, è il fuoco.




martedì 29 maggio 2018

La "sagra della zucca" del Cammino

ORA VE LA DO IO UNA LETTURA PER "LA SAGRA DELLA ZUCCA" DEL CAMMINO

Ora ve la illustro io una lettura inconfutabile della "sagra della zucca" di Pentecoste organizzata nel Cammino, neocatecumenali.
La foto della tavolata imbandita con fette di anguria e banane mi è stata inviata da una NC in crisi.

Cammino Neocatecumenale: Liturgia delle Banane

Assieme a questa ne ho ricevuta un'altra, del medesimo genere, e vari screen-shot di commenti estratti da uno dei soliti gruppi segreti FB del Cammino.

Cammino Neocatecumenale: Liturgia delle Angurie

I commenti, in primo luogo. Non c'è il solito "vulemose bene" neocat, anzi! Sulla questione contendono, litigano, si offendono e minacciano segnalazioni a Facebook finalizzate al blocco. C'è chi difende l'esposizione agricola, degna di un mercatino della Coldiretti:
R.: "Vi scandalizzate e state facendo un processo per una mensa, nelle comunità ci sono problemi molto più seri e più gravi. Concentriamoci su Gesù Cristo!".
C'è chi richiama all'obbedienza ai "catechisti" del Cammino, manco se nelle comunità dei mercatini agricoli a filiera breve non ce ne fossero:
L.: "Ricordo che i segni nelle celebrazioni neocatecumenale sono importanti cosi come l obbedienza ai catechisti che vigilano sulla tradizione del cammino sempre in obbedienza ai vescovi e al parroco per questo la figura dell ostiario o coppia ostiaria oostiaria è fondamentale che vengano preparati ed educati a questa liturgia dai catechisti o dagli ostiari più anziani di altre comunità.Nel Cammino e tutto codificato non ci si inventa nulla anche perché è dagli anni '60 che e nato cosi i canti la sala le icone ecc.".
Ci sta chi banalizza, come se la mensa non fosse per lui l'Altare dell'Eucarestia:
T.: "PENSATE CHE SE LA FRUTTA E' TROPPA O CI SIA QUALCHE PICCOLO ERRORE NELLA MENSA, GESU' CRISTO SI OFFENDE E NELLA CELEBRAZIONE DI PENTECOSTE CI SESINERA' LO SPIRITO SANTO? SIAMO SERI E PIU' UMILI".  L.: "Si ma non mi sembra il caso di farne una faccenda di Stato..".
 E ci sta chi ci va giù pesante:
M.: "Ci sono indicazioni poi c è chi ci mette del suo e francamente l’eucarestia ha una solennità ed un rispetto che non è lo stesso della sagra della zucca! Perdonate non è un giudizio ma prima di fare certe cose siate certi che avete il consenso dei catechisti...".
Cosa emerge? Che ha ragione Kiko: i neocat dovrebbero astenersi da internet. Si contrastano, c'è chi chiede di poter consultare il mamotreto per gli ostiari ed è rimbeccato, chi  vorrebbe leggere i mamotreti e viene liquidato bruscamente. La discussione suoi mamotreti è esilarante, ne cito alcuni interventi.
A.; "Sono appunti non ufficiali di Kiko e di altri su catechesi, convivenze, essendo tutto non strutturato circolavano questi appunti, e da questi sono stati estrapolati gli statuti".
J.: "Pueden compartir el mamotreto!?" (tr."Potete condividere il tomo!?"). M.: "No fratello".
Nessuno dei commentatori, purtroppo, si è chiesto cosa mai si può leggere nella frutteria addobbata sulla mensa neocatecumenale a Pentecoste. Lo suggerisco io.

La Pentecoste, nell'ebraismo, è anche la festa del raccolto e della mietitura. Perciò, fossi io stato un neocatecumenale, avrei difeso a spada tratta la sagra dell'anguria: "Mica stiamo celebrando la discesa dello  Spirito Santo nel Cenacolo, fratelli? Mica la nostra mensa è Altare del Sacrificio? Mostriamo il raccolto e le primizie, quindi, e non mormorate!".

A proposito di ebraismi. Tra le tecniche della formazione (l'ho spesso usata in qualità di direttore di corsi, astenendomi dall'intervenire se non per moderare eventuali toni accesi) c'è quella di lanciare una discussione di gruppo, lasciando ai corsisti piena libertà di espressione. In tal modo si possono meglio comprendere sia le opinioni dei singoli, sia le relazioni che intercorrono nel gruppo, sia i giudizi sull'impianto formativo e sulle docenze. Dagli screen shot ricevuti dalla signora in crisi e concernenti la "libera discussione dei neocatecumenali", ho appreso quanto segue.
S.: "Chiedevo x i cantori perché alcuni dei miei fratelli dicono che lo shema deve essere fatto esclusivamente da un uomo. Io sono convinta che uomo o donna non ci sia differenza se viene bene e se prima di tutto non portiamo noi stessi ma proclamano la parola di Dio".
Le risposte, se le potesse leggere, farebbero gongolare monsignor Athanasius Schneider, che definì il Cammino Neocatecumenale un movimento giudaico-protestante.
M.: "Solo uomo ...ci è stato riferito alla convivenza cantori di quest'anno".M.: "È proprio maschile .... purtroppo ... Poi è brutto cantato da una donna io anke sono cantore .... Come il Preconio ad esempio .... Lo possiamo suonare se il diacono o il sacerdote non sa suonare e nn c è un cantore che lo canti".
L.: "Stiamo parlando di un canto ebraico rabbinico dove le donne in sinagoga non potevano stare con gli uomini così il Preconio ma ci sono tanti canti belli da poter suonare e cantare".

Mi va di concludere con un appello al nostro affezionato commentatore che si firma Simone Volt.:
"Caro Simone, invece di perdere tempo nell'Osservatorio nel vano tentativo di migliorare l'immagine che del Cammino qui danno gli innominabili, perché non vai nei vostri gruppi Facebook a spiegare che il Tempio di Gerusalemme fu, definitivamente, distrutto dall’imperatore Tito nel 70 d.C. e che le sinagoghe sono luoghi di culto di una fede differente da quella cattolica?".