martedì 24 marzo 2015

"Hai vinto un premio": Kiko vuole evangelizzarti

La Nueva Domus Jetsons di Kikos Arguellos
Io vivo a Roma ed ho fatto parte del Cammino Neocatecumenale... e di questo ora sono pentito e chiedo perdono.

Qualche giorno fa ho saputo che i super-katekisti di Roma hanno iniziato ad organizzare il solito viaggio in Terra Santa la settimana dopo Pasqua per i vescovi e i "presbìteri" che devono "convertire" (a Kiko).

Hanno invitato anche il mio Parroco (che non è certo un ammiratore del Cammino!) dicendogli che erano felici di comunicargli che "aveva vinto un premio", ossia un viaggio in Terra Santa e alla Domus Galilaeae di Kiko tutto spesato e gratuito: gli hanno detto che questa era una grande grazia e che quindi non poteva farsela scappare. Se questa non si chiama "oliatura" come si chiama?????

Sono orgoglioso del mio Parroco che sentendo "puzza di bruciato (e di zolfo)" li ha mandati a quel paese e si è rifiutato di andarci. Lui lo ha fatto in maniera gentile, perchè è davvero una persona buona, misericordiosa e paziente. Per fortuna ci sono ancora sacerdoti santi che sanno dire un chiaro e forte NO alle lusinghe che non vengono certo da Dio.
(da: Isacco)

domenica 22 marzo 2015

Radiato il catechista itinerante che non ripeteva Kiko a pappagallo

Quando ho incontrato nel 1972 il Cammino Neocatecumenale, mi ha tirato fuori dalla più cupa disperazione (leggi se vuoi il vol. II della mia autobiografia: "L'immondizia ama Dio", Ed. EGA), mi sono aggrappato a questa ancora e non me ne pento.

Il mamotreto l'ho sempre poco considerato e, quando facevo le catechesi, non lo "ripetevo", ma predicavo a braccio.

Ciò mi è valso di essere radiato dal dare catechesi nelle convivenze annuali del CNC, dal Capo responsabile per gli USA, Giuseppe Gennarini.

Con il suo fiuto di "Gran Inquisitore", aveva intuito che per la salvezza degli Stati Uniti d'America, era necessario chiudermi la bocca.

Non hai mai capito che Dio può trarre il bene anche dal male, anzi, che è una sua gioia?

Daniele Lifschitz, 7 marzo 2015

venerdì 20 marzo 2015

Presbitero neocat arrestato: la solita doppia morale dei neocatekikos

La notizia sulle pagine di cronaca è che la polizia ha arrestato, identificato e poi rilasciato un parroco neocatecumenale che faceva sesso con una minorenne, si presume consenziente. L'arresto era dovuto al fatto che il parroco l'aveva portata via dalla scuola, prelevandola in macchina per andare alla spiaggia prescelta per compiere atti contro il sesto comandamento.

In questa pagina non intendiamo commentare l'evento. Intendiamo invece commentare la mentalità neocatecumenale che si può notare riguardo a quella notizia e ad altre circostanze.

Anzitutto potete star certi che la famiglia della ragazza non denuncerà il parroco neocatecumenale. La famiglia, infatti, è neocatecumenale essa stessa. Anche la ragazza è neocatecumenale. In mancanza di una denuncia, tutti - a cominciare dalla stessa ragazza - si convinceranno che l'episodio era tutto sommato una scappatella qualsiasi e che è finito male solo perché lì per puro caso passava la polizia e li ha beccati: «Ah, birbantelli! La prossima volta state più attenti!»
Il settarismo neocatecumenale (cane non mangia cane) è sempre diseducativo.

Nel Cammino Neocatecumenale c'è una visione distorta della grazia e del peccato. Kiko Argüello e Carmen Hernàndez, fondatori del Cammino, vanno blaterando nelle loro cosiddette "catechesi" che «l'uomo non può non peccare». L'idea è talmente radicata che nelle "confessioni pubbliche" e nei "giri di esperienze" i neocatecumenali (giovani e non giovani) ingigantiscono peccati o addirittura ne inventano, poiché temono di essere sgridati dai cosiddetti "catechisti". Ma quella bizzarria dell'«uomo che non può non peccare» induce sottilmente a diffidare della divina grazia, cioè lasciarsi andare con faciloneria a peccati di ogni genere - non solo sessuali - per poi dire che tanto siamo tutti peccatori e il Signore dopotutto ci ha già perdonato. E così capita che in Italia come a Guam dall'altra parte del mondo, tante ragazzette neocatecumenali vadano maliziosamente stuzzicando i seminaristi kikiani dei seminari Redemptoris Mater per il "gusto del proibito", perché è più "trasgressivo" peccare con uno che si era "alzato" davanti a Kiko con l'apparente scopo di consacrarsi al Signore... E così, in Italia come a Guam, la ragazzetta minorenne "ci sta" con il seminarista NC (o presbìtero NC) in fregola. Così, al prossimo "giro di esperienze" finalmente c'è un bel peccatone da raccontare, "mi faccio schifo", "il Signore perdona"...

Seminaristi e presbiteri neocatecumenali spesso dall'ambone vomitano prediche da film porno su fornicazioni e ubriachezze di cui confessano candidamente di avvertirne mancanza: "penso di avere probabilmente due o tre figli sparsi in giro...". Durante la Messa! Visto che il tenore educativo nei seminari kikiani Redemptoris Mater batte sempre su quel chiodo, come meravigliarsi che il presbìtero arrestato a Guam sia stato trovato a fare "certe cose" con una minorenne? Dopotutto «l'uomo non può non peccare» e, come dice l'eretico Kiko Argüello: «il Signore ti ha già perdonato... poi, se vuoi, domani lo sigillerai in confessione...».

Già, proprio così: a furia di "confessioni pubbliche", sono ormai noti in tutta Guam gli scheletri nell'armadio di ogni seminarista neocatecumenale. Tanto questi ultimi lo sanno bene che quando fanno qualche pasticcio vengono subito comodamente trasferiti dai loro cosiddetti "catechisti" in qualche altra kikomunità neocatecumenale: sapete, è partito per la missione, per le esigenze missionarie, per l'implantatio ecclesiae, lui sì che è sempre stato un coraggioso missionario... I vertici dei neocatekikos sono sempre pronti a coprire i misfatti dei propri pretoriani.

Cliccate sulla foto del comunicato stampa, in cima a questa pagina. Quando sui giornali è trapelata la notizia dell'arresto di martedì scorso, la curia neocatecumenalizzata di Guam ha emesso un laconico comunicato in cui avvisa che il vescovo ha «accettato le dimissioni» del parroco neocatecumenale arrestato, che «il presunto reato, secondo il dipartimento di polizia di Guam, è la "custodial interference"» (l'aver illegalmente preso in carico una minorenne), che «l'arcidiocesi ha avviato un'indagine canonica» e sospeso il presbitero dalle sue funzioni.

Riuscite a notare i sottintesi curiali? Esatto, eccoli lì:
  1. il vescovo neocat non ha mica punito il presbitero neocat: no, ha solo «accettato» le dimissioni, che in sé non indicano nessun riconoscimento di colpevolezza... che generoso garantismo!
  2. la polizia ha colto il presbitero neocat in flagrante, ma per la curia il reato è solo «presunto»...Quando invece si trattava di stimati sacerdoti diocesani che si rifiutavano di celebrare gli strafalcioni liturgici di Kiko, tali sacerdoti sono stati immediatamente diffamati sul giornale diocesano, puniti a loro insaputa, cambiando le serrature della casa canonica mentre erano convocati in Curia senza spiegazioni, accusati di danni inesistenti o notoriamente fatti da altri, ecc...
  3. la diocesi deve fare un'«indagine canonica», come a dire che i panni sporchi, se sono neocat, sono più speciali degli altri (e si lavano in famiglia neocat... è un'indagine canonica, ragazzi! non interferite! tacete la questione, ci pensiamo noi!)
  4. la sospensione dalle "funzioni" riguarda solo la parrocchia: il pretonzolo neocat continuerà a celebrare le messe neocatecumenali del sabato sera... in attesa di una nuova destinazione "missionaria" di implantatio ecclesiae: dopotutto i presbìteri Redemptoris Mater sono "diocesani missionari", nevvero?
  5. e in curia a Guam hanno sentito il vescovo neocat parlare dell'arrestato presbitero neocat in questi termini: «ma dopotutto è un bravo ragazzo...»
Capite come funziona il Cammino?

Dei katekisti laici, in onore dell'idolo Kiko, stabiliscono che devi esser "presbitero", e lo diventi anche se mostri tante attitudini assai poco sacerdotali (nel caso dell'arrestato, il giovanotto era nientemeno che il primo chamorro - nativo di Guam - ad essere ordinato dopo ben dieci anni di "formazione" nel seminario kikiano).

Non importa quanto tu sia ignorante delle cose della fede, non importa il fatto che sai ubbidire solo ai katekisti del Cammino, non importa che tu sia incapace di celebrare qualcosa di diverso dalle pagliacciate liturgiche neocatecumenali... importa solo che i katekisti ti abbiano prescelto, ti abbiano fatto "alzare" davanti a Kiko, ti abbiano fatto fare un po' di anni nella bambagia di una casa kikiana nota come "seminario Redemptoris Mater" a ripetere le scempiaggini tipiche delle comunità neocat, e paff!... ti ritrovi dotato del sacramento dell'ordine. Magari solo perché eri figlio di qualche katekista o di qualche neocat eminente in vena di far carriera nel Cammino [potremmo fare diversi nomi e cognomi anche italiani].

Ciliegina sulla torta: nello stesso giorno (mercoledì 18 marzo 2015) in cui la curia neocatecumenalizzata di Guam emetteva quel comunicato stampa, il vescovo neocatecumenale di Guam andava al seminario kikiano Redemptoris Mater di Guam a festeggiare san Patrizio, tacendo sull'arresto e addirittura avendo la faccia di bronzo di dire:
«...la gente che ci critica non ha capito che i [presbiteri del] Seminario Redemptoris Mater sono come san Patrizio: vanno in missione per evangelizzare il mondo».
Basta che entriate in un seminario R.M. per diventare automaticamente "come san Patrizio", già, proprio così. Parola di arcivescovo. Neocatecumenale.

In conclusione: il problema non è "un prete ha dato scandalo".

Il problema è piuttosto: «nonostante tutte le buone premesse gridate in piazza, nonostante tutti i possibili incoraggiamenti dei pastori della Chiesa, nonostante il buon cuore di tanti fratelli dello strato più basso del Cammino... il Cammino fa danni ovunque nel mondo, sempre allo stesso modo, sempre secondo la stessa modalità, sempre con la stessa mentalità, fin dalle sue origini».

mercoledì 18 marzo 2015

La tremenda discussione (in discomunione con Kiko Argüello)

Traduciamo un altro post (il precedente è a questo link) originariamente pubblicato sul blog "El guardiàn de l'Areòpago" dal sacerdote Jesús Mª Urío Ruiz de Vergara.


La grande discussione (con Kiko Argüello)


Non mi piace la deriva "ufficialista" (ndt.: autoritarista) del Cammino Neocatecumenale negli ultimi dieci anni. Come non mi piace la sua identificazione con i movimenti e le tendenze più conservatrici della Chiesa attuale.
Non è nata così l'esperienza neocatecumenale, nè penso che lo stile attuale corrisponda al carisma originario. Ma non sono io quello che può far viaggiare il “Cammino” su altre strade.

Interrompo la mia serie "Il mio Cammino Neo-catecumenale" per trascrivere in qualche modo la tremenda discussione che ho avuto con Kiko e la sua equipe nel 1987, dopo la mia seconda itineranza a Santander di quell’anno, fatta su richiesta personale di Kiko.

L'incontro fu richiesto da lui, per chiarire i malintesi sorti dopo la mia prima itineranza spagnola e che un altro giorno racconterò nei dettagli, perché ne vale la pena ("Sono stato anch'io nel cammino neocatecumenale"). Così sono stato convocato in una casa accanto alla chiesa di San José, Calle de Alcalá, dove c'è una casa dove abitano i catechisti internazionali tra un viaggio e l’altro.

Il dialogo iniziò bene, fraterno e "colto", ma ben presto si trasformò in una violenta discussione perché non ero disposto a dire Amen a tutte le idee di Kiko nè ad approvare tutte le sue alzate d'ingegno.
Così abbiamo cominciato ad alzare la voce, certamente una lotta impari, visto che erano in tre contro uno: Kiko, Carmen e Mario Pezzi contro di me. Nonostante tutto, e dopo molte discussioni, pretendevano che tornassi all’itineranza, in un gesto di maturità e l'equilibrio di carattere che devo ammettere va a credito di Kiko. Si può discutere con lui fino alla morte, ma non si esime dall’affidarti una responsabilità se così lo ispira "lo Spirito". Gran carattere da leader.
Ma io, usando una terminologia molto neocatecumenale, insistevo: "Non posso accettare questo incarico, perché non sono in comunione con voi su tre temi di capitale importanza".
Dopo di che ho dettagliato in modo ordinato e metodico le tre grandi questioni oggetto del litigio.


1 - Il Ministero petrino. 
Lo stemma di papa Francesco
Io dico loro:
- "Non sono d'accordo con il ruolo sproporzionato che date al Papa nella Chiesa".

Mi rispondono (cioè mi risponde Kiko):
- "Il fatto è che tu non capisci il ministero petrino".

Ed allora io:
-“Non capisco il ministero petrino? Non sarete voi che lo confondete? "

E mi lancio ad esporre con chiarezza la mia posizione. Da quello che loro sembrano insinuare, e lo si capisce con un minimo di rigore logico dalle loro spiegazioni e proclami, il Papa sarebbe come il Vescovo di tutta la Chiesa, di tutte le diocesi. Con ministero pastorale diretto su tutto. E questo, dico loro, è contrario al dogma cattolico, e condannato come eretico in uno dei Concili del XIV secolo.
Questa teoria è incompatibile con l'apostolicità della Chiesa. Inoltre, equivale a confondere, come molti fanno, il potere e il ministero sacramentale con il potere di giurisdizione, quello sì universale in tutta la Chiesa, secondo la definizione contestata e controversa del Vaticano I. Il Papa non è il capo della Chiesa. Egli è colui che la presiede nella sua dimensione visibile e organizzativa. Ma l’unico capo della Chiesa è Cristo Gesù.
Non è inutile che esponga chiaramente e puntigliosamente la mia opinione dacchè stiamo assistendo a una sopravvalutazione, ho proseguito, e ad una papolatrìa che non voglio seguire né tantomeno insegnare.
Il Ministero petrino è quello di promuovere e difendere l'unità della Chiesa, mediante l’opera di vigilanza e di correzione fraterna verso i vescovi, successori degli apostoli. La Chiesa non è petrina, ma apostolica.
2 - Lo stile autoritario strettamente piramidale del Cammino. 
Non sono d'accordo, ho poi affermato, con l'esercizio dell'autorità nel contesto delle comunità neocatecumenali. Non perchè sia piramidale e discendente, ma perchè è unica e lineare. Quasi dispotica e dogmatica.
Non è nemmeno dell’equipe, è direttamente di Kiko, per quanto all’esterno venga presentata come frutto di decisioni prese in preghiera dall’equipe. Sembra, ho continuato, che lo Spirito sia stato monopolizzato e sia stato assorbito da un solo fratello.
Anche i canti, eccetto due o tre tra duecento o più, devono tutti procedere dall'ispirazione che il Signore ha dato al suo araldo e portavoce Kiko. Altri canti, la loro musica e i loro testi, benchè siano intonati dalla Chiesa di tutto un paese, non sono ammessi né come dal punto di vista devozionale né estetico.
Kiko (con sigaro e "santino" nella mano sinistra)
si degna di "benedire" un sacerdote

E qui ho dato il mio parere da esperto di musica, visto che sono stato insegnante di musica, dirigendo per più di dodici anni il canto liturgico, polifonico e melodico in seminario, nelle scuole e nelle parrocchie, ed ho partecipato a corsi e incontri internazionali (in uno dei quali a Pamplona, gomito a gomito accanto al futuro prefetto della Congregazione per il culto divino, il cardinale Bugnini, all’epoca semplice sacerdote liturgista e musicista). E la mia opinione è che, fatta eccezione per un paio di canti, soprattutto dei primi tempi, gli altri sono ripetitivi, musicalmente senza carisma, senza quella solennità dovuta al culto, più adatti ad urlare che a favorire meditazione e preghiera.
La verità è che, al sentire queste cose, Kiko non si difendeva nè se la prendeva.
3 - Il tema sessuale.
La sintesi del mio parere su questo tema è stata la parola che ho usato al momento di rivolgermi a Kiko:
"Il tuo modo di affrontare il problema è aberrante. Faccio una semplice osservazione psicologica: sembra prodotto da una profonda nevrosi personale e da un'esperienza in cui questo problema non è stato superato. Ma non scaricare sugli altri le tue insicurezze e i problemi che non sei riuscito a risolvere."

Queste mie parole, se non alla lettera, sono quanto di più simile riesca a ricordare al discorso che gli feci: furono queste o altre molto simili. Ho vissuto e ho sentito in qualche scrutinio, non di quelli a cui ho partecipato come catechista o che ho ricevuto come catecumeno, ma altri ai quali ho assistito quando ho camminato due anni come parroco ad interim di una comunità di Madrid, vere e proprie atrocità su masturbazione, controllo delle nascite e sesso in generale. E con il tema di "essere aperti alla vita", riferita al numero di figli, si salta senza rispetto, alla torera, la saggia e prudente dottrina del Concilio Vaticano II sulla "paternità responsabile".

In chiusura, voglio ricordare due cose:

1) Tutto ciò che ho raccontato è vero, le cose sono andate così, e penso che il post sia interessante, informativo e meritevole da essere pubblicato, soprattutto perché per prima cosa ne ho parlato con la persona direttamente interessata. E non è un problema che riguarda solo poche persone nel loro privato, data la grande diffusione del Cammino Neocatecumenale.
2) In secondo luogo, come ho detto sopra, nonostante il mio dissenso e la mia critica, l’equipe ha insistito che fossi catechista per la seconda volta a Santander, cosa che ho trovato di una onestà e maturità umana e cristiana encomiabile.

Jesús Mª Urío Ruiz de Vergara


Nostra nota a margine: già da molto tempo prima del 1987 Kiko e i suoi andavano ripetendo la menzogna del «ci manda il Papa» (a cui allude il De Vergara con "ministero pastorale diretto su tutto"). Il "papismo" ipocrita di Kiko, Carmen e Pezzi si è definitivamente svelato con la mancata applicazione delle «decisioni del Santo Padre» del 1° dicembre 2005 contro gli strafalcioni liturgici neocatecumenali (poi confluite integralmente nello Statuto del Cammino Neocatecumenale: cfr. articolo 13, nota 49). A parole si dichiarano ubbidientissimi al Papa, nei fatti continuano ancor oggi a disubbidire.

lunedì 16 marzo 2015

Cosa succede ai sacerdoti che "osano" rispondere a Kiko

Traduciamo alcuni post (il successivo è a questo link) pubblicati dal Sacerdote Jesús Mª Urío Ruiz de Vergara il 7 dicembre 2014 nel suo blog 'El guardian del Areopago'.


Sono stato anch'io nel Cammino Neocatecumenale
Dopo la notizia che il 5 di questo mese (dicembre 2014 n.d.r.) il Papa Francesco ha ricevuto per mezz'ora Kiko Argüello, iniziatore del Cammino Neocatecumenale, sul Religion Digital (RD) si è registrata un'impennata di commenti sull'esperienza del catecumenato nella Chiesa di oggi.
La maggior parte dei commenti appartengono a coloro che hanno frequentato il cammino per anni, e, nel decidere di lasciare, di abbandonare questa esperienza, sono stati respinti, messi al bando, e, a volte, purtroppo, umiliati.
Ed io ci credo, perché, pur essendo un presbitero, come loro chiamano i sacerdoti, - ed in questo hanno ragione, (molto meglio che chiamarci sacerdoti) -, e nonostante tutta la cerimoniosità con cui trattano il clero, ho sperimentato sulla mia pelle ciò che molti ex neocatecumenali hanno espresso.

No, effettivamente, non sono per nulla caritatevoli, né misericordiosi, né dolci, né comprensivi, né cristiani!
Soprattutto i catechisti, nei confronti di coloro che lasciano il cammino. Ti trattano come un appestato, come un eretico, come un rinnegato.

Lo sperimentai in occasione di una celebrazione del Sacramento della Cresima nella Chiesa del Transito, alla quale ho partecipato come concelebrante in quanto veniva cresimata mia nipote Speranza, che è adepta del Cammino.
Semplicemente, non mi hanno visto, né riconosciuto né mi hanno salutato quando di mia volontà e con buona grazia ho camminato per due anni con la terza comunità della parrocchia partecipando alle preparazioni ed alle celebrazioni della Parola e dell'Eucaristia.

Ora vi dirò i motivi di tale trattamento e del rifiuto.

Nell’anno 1986-1987, mentre stavo facendo nella casa provinciale dei Sacri Cuori una specie di anno sabbatico, Kiko mi ha chiesto di fargli il favore di andare a Santander per supplire un sacerdote itinerante che era morto e aveva lasciato l’équipe senza presbitero.

Mi sono consultato con il padre provinciale, José Luis Lozano, che mi ha permesso di fare come mi pareva opportuno, ma manifestandomi la sua opinione, cioè che non gli piaceva per nulla che interrompessi il corso di inglese intensivo che stavo facendo, molto valido, ma molto costoso, con la prospettiva di andare all’Università di Princeton, e fare il dottorato in Filosofia dell'Educazione, per completare il Master nella stessa materia, che avevo lasciato incompiuto presso la Pontificia Università Cattolica (PUC) di San Paolo, in Brasile.

Mi costò molto, ma decisi di non lasciare a terra l’equipe di Santander. Facemmo una catechesi in due parrocchie della capitale, e nacquero due nuove comunità. L'esperienza, soprattutto a causa della compagna "catechista", non è stata per nulla piacevole.

Ma il peggio venne nella "convivenza dei catechisti" di fine anno, nella Valle dei Caduti, dove di punto in bianco, e senza avere nulla a che vedere con la catechesi della quale stavamo facendo la presentazione e la verifica, Kiko mi ricordò un fatto avvenuto alla mia epoca alla parrocchia del Transito, riguardante una ragazza della comunità, con la quale mi rapportavo senza nessun retroscena o secondo fine; semplicemente, come spesso accade anche a lui, per intuizione, come fa spesso sfruttando le sue -dicono- quasi taumaturgiche doti di lettore di coscienze e di conoscitore delle intenzioni profonde e dei misteri del cuore.

Me lo rimproverò in pubblico, mentre io, come responsabile dell’equipe, stavo presentando il risultato della catechesi.
Naturalmente io non ho taciuto e ho biasimato la sua pretesa di mettermi in difficoltà con qualcosa che, come ho detto, non aveva nulla di vero, e che era accaduta quasi due anni prima. E tutto nasceva dal fatto che questa ragazza mi aveva scelto per fare il padrino di suo figlio.

Il grande catechista Kiko non è abituato al fatto che uno che non sia del ristretto gruppo della sua prima comunità, osi rispondergli.
Cosicché si infuriò, e venne a cercarmi alla fine del pranzo per darmi una ripassata, con tutta la sua equipe al completo: con Carmen e Mario Pezzi. cercò di impressionarmi con la sua aura di grande fondatore, e, tra le altre cose originali, mi investì con un oltraggioso "hai voluto uccidere il padre".
Kiko si sente "padre"
e guai a fargli notare
che non lo è affatto...
La mia risposta, oltre ad una gran risata, è stata che si togliesse dalla testa che io avessi avuto con lui alcun rapporto simile alla figliolanza spirituale o consimile, così come gli ho detto apertamente che nulla dovevo a lui per la crescita della mia esperienza di fede. La quale, grazie a Dio, era iniziata molto prima che lo conoscessi.
*** 
Non so chi lo disse in giro, poiché dalla mia bocca non sfuggì neppure una parola di quel battibecco. Ma quando diventò di pubblico dominio, qualcuno lo disse ai "catechisti" NC del Transito.
Comunque, il fatto è che mi trattarono con freddezza e con disprezzo per nulla dissimulato. Senza dubbio, Kiko è molto più maturo di quei catechisti, perché dopo quella vicenda richiese ancora una volta la mia presenza per un'altra catechesi in Cantabria.
Questo mi dimostra qualcosa che mi è parso di percepire sul rapporto Kiko-catechisti, soprattutto i più anziani di cammino: 
Kiko non rimprovera i catechisti più importanti, oppure, se anche lo fa, non ottiene di che smettano di dare una pessima testimonianza della verità e della serietà del loro comportamento cristiano: mi riferisco, né più né meno, che all’ABC dell’: "ama il prossimo tuo come te stesso" o, ancora di più, "come io vi ho amati".
Danno l'impressione, quelli più vicini a Kiko, che questo comandamento sia valido solo nelle sue relazioni con i super catechisti, o, al massimo, con i fratelli degli inizi del cammino. Però non con i comuni mortali della massa. Soprattutto se uno di questi infelici e disorientati cristiani apprendisti hanno l’ardire di mettere in discussione qualsiasi colpo di genio del loro padre e maestro.
Forse le mie parole sembreranno un po’ dure. Ma vi posso assicurare, e ve lo assicuro, che sono stato piuttosto stringato, e che ho cose ben più serie e importanti da dire che commentare un comportamento non solo non cristiano, ma neppure semplicemente umano, o umanista, dei membri del Cammino Neocatecumenale, in particolare delle equipes dei primi catechisti, nei quali, credo, dovrebbe maggiormente risaltare la validità e la forza del mandato all’amore fraterno di Gesù.
Jesús Mª Urío Ruiz de Vergara

sabato 14 marzo 2015

I canti di Kiko non sono tutti di Kiko

Se la canta e se la suona
I canti più importanti del Cammino Neocatecumenale non sono opera di Kiko Argüello ma di altri compositori accuratamente tenuti nell'ombra per non offuscare l'aura della gloria di Kiko.

Per esempio il canto Shema' Israel è stato composto da Giorgio Filippucci, cantore neocatecumenale, negli anni '80, ma Kiko lo spaccia per suo.

Così pure i canti Vieni dal Libano, Pentecoste, Tu che abiti nei giardini, Fuggi mio diletto... non sono stati composti da Kiko, ma gli vengono attribuiti (e Kiko non fa nulla per negarlo).

Negli anni '80 erano molti i cantori neocatecumenali che volevano arricchire con le loro composizioni il repertorio di canti del Cammino: sarebbe stato bello dare una possibilità ad altri mettendo all'opera il loro carisma di musicisti.

Ma ad una "convivenza dei cantori" Kiko disilluse tutti dicendo che era inutile inviare musicassette con nuovi canti perché sarebbero state cestinate. Solo a lui ed alcuni collaboratori lo Spirito Santo avrebbe ispirato i nuovi canti dopo essersi radunati nientemeno che sul monte Tabor.

Chissà se è ancora in vigore questa prassi. Sarebbe interessante, infatti, vedere che nel Cammino si usa qualche canto che non sia del repertorio kikiano. Sarebbe la prima volta.

E sarebbe pure interessante sapere come ha fatto Kiko a continuare questa costosissima opera (per esempio: quanto sarà costato il servizio di catering fatto di aragoste e sigari cubani sul monte Tabor?)

P.s.: se avete un po' di tempo provate ad ascoltare e confrontare la seconda parte della colonna sonora di Ben Hur con l'inizio dell'opera di Kiko Suffering of the innocents.

giovedì 12 marzo 2015

Senti chi parla!

Kiko non si aspettava che il Papa scherzasse
sul fatto di essere stato "pagato da Kiko"...
Cosa ti dicono i fratelli neocatecumenali quando lasci il Cammino? Ce lo riferisce Sandavi:

In una recente discussione con un ex fratello, dopo un trafila infinita di suoi commenti:
  1. "state sbagliando",
  2. "vi perderete",
  3. "è il demonio che vi inganna",
  4. "non troverete niente",
  5. "senza il cammino non si vive",
  6. "fuori del cammino tutti bigotti"
mi ha sparato la seguente colossale eresia:
  • "come si fa a essere cristiani andando solo a Messa la domenica?? che Messa è fatta in quel modo??
    Non ricevo niente andando a quella Messa!"

martedì 10 marzo 2015

Sono norme valide per tutta la Chiesa (dunque anche per il Cammino)

"Fractio panis" neocatecumenale alla GMG 2013
Mons. Luigi Negri, arcivescovo di Ferrara-Comacchio e abate di Pomposa, ha pubblicato lo scorso 18 febbraio un decreto sulla liturgia.

Il decreto ovviamente non contiene nessuna novità: si limita a ribadire alcuni punti dei documenti liturgici e la Sacrosanctum Concilium del Concilio Vaticano II, che valgono evidentemente per tutta la Chiesa - e perciò anche per il Cammino Neocatecumenale (che ha come uniche due autorizzazioni il temporaneo permesso per anticipare il segno della pace a prima dell'offertorio e la Comunione possibile "in piedi al proprio posto": cfr. Statuto del Cammino, articolo 13, nota 49).
Un'analoga iniziativa in difesa della liturgia cattolica era stata presa dai vescovi giapponesi, che lo scorso 27 gennaio 2015 hanno pubblicato (in giapponese e in inglese PDF) un Direttorio sulla distribuzione e sulla ricezione della Comunione che sostanzialmente riprende gli stessi temi ribaditi da mons. Negri, incluso l'uso del piattello, il consumare il Sacramento davanti al sacerdote prima di tornare al proprio posto, il divieto della "comunione self-service", ecc.
Ricordiamo che chi modifica arbitrariamente la liturgia, lo fa in conseguenza dell'aver modificato arbitrariamente la fede.

Indichiamo qui sotto, per alcuni punti essenziali citati nel decreto di mons. Negri, le pagine di questo blog dove vengono documentate le storture liturgiche neocatecumenali:
  • se si riceve "in piedi", prima di riceverla occorre fare la debita riverenza (almeno l'inchino);
  • non è permesso ai fedeli prendere da se stessi il pane consacrato o il sacro calice;
  • il segno della pace è facoltativo e si proibisce ai fedeli di spostarsi dal proprio posto o fare cagnara, e comunque il segno della pace non è mai un momento per fare gli auguri o le condoglianze;
  • si raccomanda l'uso del piattello (mai abolito dai documenti liturgici) per evitare la dispersione di frammenti, e l'uso del campanello (mai abolito dai documenti liturgici) per richiamare i fedeli al raccoglimento nei momenti più importanti;
  • la comunione sulla mano non va amministrata se si teme il rischio di profanazione 
Il testo completo del documento è disponibile a questo link.
Ai neocatecumenali vogliamo solo ricordare queste parole di Giovanni Paolo II:
Celebrate l'Eucaristia e, soprattutto, la Pasqua, con vera pietà, con grande dignità, con amore per i riti liturgici della Chiesa, con esatta osservanza delle norme stabilite dalla competente autorità, con volontà di comunione con tutti i fratelli [...]
Non chiudetevi in voi stessi, isolandovi dalla vita della Comunità parrocchiale o diocesana [...]
Pertanto le norme giuridiche, come anche quelle liturgiche, vanno osservate senza negligenze e senza omissioni.
Una pagina del decreto di mons. Negri

sabato 7 marzo 2015

Le parole dei Papi ignorate dai neocatecumenali

Ieri il Papa ha ricevuto in udienza i neocatecumenali rivolgendo loro un discorso pieno di elogi.

Ma anche stavolta non ha annullato alcuna delle autorevoli indicazioni date al Cammino Neocatecumenale da lui stesso e dai suoi predecessori.

Che perciò riepiloghiamo sommariamente qui sotto, senza la pretesa di essere esaustivi, domandando ai fratelli del Cammino: bisogna ascoltare il Papa solo quando vi elogia, oppure anche quando vi rimprovera?

Di fronte al trionfalismo dei fratelli del Cammino chiediamo: stasera (primi vespri della Domenica) celebrerete nelle piccole comunità i soliti strafalcioni che i Papi vi hanno ripetutamente proibito, oppure la liturgia della Chiesa Cattolica?


Giovanni Paolo II, 10 febbraio 1983: Discorso del Santo Padre alle Comunità Neocatecumenali:
Cattivo esempio dato ai bambini:
il Sacramento ridotto a "snack"
Celebrate l'Eucaristia e, soprattutto, la Pasqua, con vera pietà, con grande dignità, con amore per i riti liturgici della Chiesa, con esatta osservanza delle norme stabilite dalla competente autorità, con volontà di comunione con tutti i fratelli [...]
Non chiudetevi in voi stessi, isolandovi dalla vita della Comunità parrocchiale o diocesana [...]

Pertanto le norme giuridiche, come anche quelle liturgiche, vanno osservate senza negligenze e senza omissioni.

Congregazione per il Culto Divino, 1° dicembre 2005: lettera al Cammino Neocatecumenale (a firma del cardinale Francis Arinze e destinata a Kiko Argüello, Carmen Hernàndez e don Mario Pezzi):
[...] Sono a comunicarVi le decisioni del Santo Padre.

Nella celebrazione della Santa Messa, il Cammino Neocatecumenale accetterà e seguirà i libri liturgici approvati dalla Chiesa, senza omettere né aggiungere nulla.
(...)
Modo "non normale"
5. Sul modo di ricevere la Santa Comunione, si dà al Cammino Neocatecumenale un tempo di transizione (non più di due anni) per passare dal modo invalso nelle sue comunità di ricevere la Santa Comunione (seduti, uso di una mensa addobbata posta al centro della chiesa invece dell’altare dedicato in presbiterio) al modo normale per tutta la Chiesa di ricevere la Santa Comunione. Ciò significa che il Cammino Neocatecumenale deve camminare verso il modo previsto nei libri liturgici per la distribuzione del Corpo e del Sangue di Cristo.
(...)
In breve, il Cammino Neocatecumenale, nella celebrazione della Santa Messa, segua i libri liturgici approvati, avendo tuttavia presente quanto esposto sopra ai numeri 1, 2, 3, 4, 5 e 6.

Benedetto XVI, 12 gennaio 2006: Discorso alle Comunità del Cammino Neocatecumenale:
Modo vietato dai
libri liturgici
Proprio per aiutare il Cammino Neocatecumenale a rendere ancor più incisiva la propria azione evangelizzatrice in comunione con tutto il Popolo di Dio, di recente la Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti vi ha impartito a mio nome alcune norme concernenti la Celebrazione eucaristica, dopo il periodo di esperienza che aveva concesso il Servo di Dio Giovanni Paolo II. Sono certo che queste norme, che riprendono quanto è previsto nei libri liturgici approvati dalla Chiesa, saranno da voi attentamente osservate. 

Pontificio Consiglio per i Laici, 13 giugno 2008: Statuto del Cammino Neocatecumenale:
Art. 13: "Eucarestia":
§ 3. Nella celebrazione dell’Eucaristia nelle piccole comunità si seguono i libri liturgici approvati del Rito Romano, fatta eccezione per le concessioni esplicite della Santa Sede [49]. Per quanto concerne la distribuzione della Santa Comunione sotto le due specie, i neocatecumeni la ricevono in piedi, restando al proprio posto.

"Devozione" da seduti
[Nota 49] Cfr. BENEDETTO XVI, Discorso alle Comunità del Cammino Neocatecumenale del 12 gennaio 2006: Notitiae 41 (2005) 554-556; CONGREGAZIONE PER IL CULTO DIVINO, Lettera del 1° dicembre 2005: Notitiae 41 (2005) 563-565; Notificazione della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti sulle celebrazioni nei gruppi del Cammino Neocatecumenale, in L’Osservatore Romano, 24 dicembre 1988: «la Congregazione consente che tra gli adattamenti previsti dall’Istruzione Actio pastoralis, nn. 6-11, i gruppi del menzionato “Cammino” possano ricevere la comunione sotto le due specie, sempre con pane azzimo, e spostare, “ad experimentum”, il rito della pace dopo la Preghiera universale».
Nota: lo Statuto, nella nota 49, conferma che le due uniche particolarità liturgiche concesse dalla Santa Sede al Cammino in deroga ai libri liturgici approvati per tutta la Chiesa sono solo lo spostamento del "segno della pace" a prima dell'Offertorio (come nel rito Ambrosiano), ed il fare la Comunione "in piedi, restando al proprio posto".


Benedetto XVI, 20 gennaio 2012: Discorso del Santo Padre alle Comunità del Cammino Neocatecumenale:
La celebrazione nelle piccole comunità, regolata dai Libri liturgici, che vanno seguiti fedelmente, e con le particolarità approvate negli Statuti del Cammino...

Francesco, 1° febbraio 2014: Udienza alle comunità del Cammino Neocatecumenale:
La comunione è essenziale: a volte può essere meglio rinunciare a vivere in tutti i dettagli ciò che il vostro itinerario esigerebbe, pur di garantire l’unità tra i fratelli che formano l’unica comunità ecclesiale, della quale dovete sempre sentirvi parte.

Un’altra indicazione: dovunque andiate, vi farà bene pensare che lo Spirito di Dio arriva sempre prima di noi. [...] Da qui scaturisce la necessità di una speciale attenzione al contesto culturale nel quale voi famiglie andrete ad operare... [...]

La libertà di ciascuno non deve essere forzata, e si deve rispettare anche la eventuale scelta di chi decidesse di cercare, fuori dal Cammino, altre forme di vita cristiana che lo aiutino a crescere nella risposta alla chiamata del Signore.

Quante volte dovete essere rimproverati dal Papa su qualcosa, prima di decidervi a correggere un errore del Cammino?
Vi risulta forse che sia stato annullato o reso inutile almeno uno di questi appunti degli ultimi Pontefici?

giovedì 5 marzo 2015

Il "cimitero neocatecumenale" coi soldi dei cattolici (e nonostante la loro opposizione)

Progetto kikiano di Parco Cimiteriale a Cadice
Traduciamo una notizia pubblicata il 6 febbraio 2015 sul periodico digitale El Boletìn.
Su questa controversia avevamo già tradotto un articolo a settembre 2014 .


Gli abitanti di Carabanchel sono di nuovo sul piede di guerra contro la parrocchia di Santa Caterina Labourè, proprietà del gruppo religioso ultra conservatore Cammino Neocatecumenale - istituzione cattolica meglio conosciuta come i Kikos - perché costruiscono in un terreno che dovrebbe essere invece destinato alla collettività.

È stato l'inizio dei lavori di un parcheggio e di una cappella nel terreno che il vicinato reclama per uso pubblico ad aver riattivato la protesta del 'Collettivo rionale di Opañel', un'associazione che - tra varie manifestazioni, raccolte di firme e mobilitazioni - ottenne, in giugno, che si rinunciasse alla costruzione di una cripta in una particella ottenuta con una permuta con il Comune di Madrid nel rione di Carabanchel Comillas, però non riuscì a bloccare il resto del progetto, allo stesso modo avversato dai residenti nella zona.
Da allora, come ricorda la Federazione Regionali delle Associazioni dei Residenti, il collettivo cittadino costituito per frenare la costruzione del complesso ha insistito per ottenere un impegno scritto "senza esito alcuno".

Non ha neppure ottenuto la restituzione della particella su cui la parrocchia pensava di costruire parcheggio e cappella al Comune per poterlo destinare a servizi di pubblica utilità.

Perciò - e visto che i lavori sono cominciati "ignorando le più di 6300 firme presentate", la mobilitazione dei residenti e le riunioni indette con tutte le parti interessate per ricercare una soluzione negoziale del conflitto - annunciano che ripartiranno con la mobilitazione.
I portavoce del collettivo denunciano, nel sito web dell'associazione, che "la licenza per la costruzione della cripta è scaduta", però la parrocchia "non rinuncia al progetto" né l'Arcivescovado intende concedere il terreno al rione.

Reclamano infine che "la Chiesa pretende di avere beneficio economico e speculativo da una permuta poco trasparente e tenuta nascosta per un anno al vicinato" mentre il Comune "se ne lava le mani e favorisce il Cammino Neocatecumenale a detrimento di un quartiere bisognoso di servizi pubblici".


Riportiamo anche la traduzione della lettera aperta che il parroco di Santa Caterina Labourè ha indirizzato agli abitanti del quartiere, che si aspettavano che, nel terreno ceduto dal Comune alla parrocchia, venisse costruita una struttura polisportiva, per la quale avevano anche contribuito con le loro offerte.

La lettera è un capolavoro di ipocrisia e di menzogna neocatecumenale.


martedì 3 marzo 2015

Buonumore: il fratello Jorge al secondo scrutinio

I have a dream...

E’ arrivato il momento desiderato e temuto, la comunità farà il secondo scrutinio, nel sacco dei nomi stasera esce il fratello Jorge origini argentine, avanti con gli anni, animo semplice, saggio ma forte nei suoi convincimenti con i quali ha con fermezza attraversato la vita.

Siede nella seggiolina post-cresima, al centro della saletta, e dietro lui l’intera comunità in modo che non possa vedere nessuno ne’ nessuno possa vedere le espressioni del suo volto. Davanti, in rigoroso schieramento due coppie di super catechisti e una mai vista più giovane, apprendista; in un angolo, defilato muto e annoiato il parroco, che legittima con la sua sola presenza quanto di più bizzarro possa accadere nella saletta.

L’interrogatorio comincia: il primo argomento sono i soldi ma non ci sono particolari problemi, Jorge ne fa uso oculato e responsabile ma non sono fra i valori fondanti della sua vita. Va benino ma non basta, gli verrà chiesto un segno, qualcosa che fa sanguinare il cuore; Jorge non fa storie, l’argomento non lo appassiona più di tanto anche se comincia a fiutare qualcosa di strano.

L’entrata a gamba tesa invece è sul secondo argomento, lì si entra direttamente nella camera da letto, lui è aperto alla vita ma non è un kamikaze, non è un eroe, sostiene con fermezza che esiste una paternità responsabile e che le nascite possono essere regolate nel rispetto dei coniugi e, nello stesso tempo delle preziose indicazioni della Chiesa.

Ma alla COMMISSIONE questo non basta sostengono che “...la paternità responsabile significa accettare di non limitare in alcun modo i figli” e che gli esempi ai quali ispirarsi sono quelli di donne al sesto cesareo che si affidano a Dio con altre gravidanze, (poco importa se il loro equilibrio psico fisico va alle ortiche e magari lasciano orfani a casa). Gli esempi di 12 figli a casa e sei in cielo non suscitano in Lui alcuna ammirazione ma solo tanta pena e odore di prevaricazione. La discussione si fa serrata, al nostro uomo viene detto che parla per bocca del demonio, che mette la sua ragione davanti a tutto, che non obbedisce e quindi non ama: ora lo strapotere mostra i denti (e il suo vero volto) ma il nostro Jorge non molla un millimetro, non si fa intimidire, sa anche di avere davanti dei replicanti impreparati che non gli arrivano nemmeno alle scarpe, lui lo sa, i catechisti ormai accecati e schiumanti non se ne rendono nemmeno conto. Sanno che una pulce ha osato contraddirli, è intollerabile. Non sono stati preparati al contraddittorio: sono addestrati a imparare, ripetere, e avere a che fare con molti yes-man il cui atto di ribellione più violento e quello di non tornare.

L’interrogatorio finisce, ora può trascinare la sua seggiolina fra gli altri, il silenzio è pesante, la tensione palpabile, avanti il prossimo, ma la discussione appena conclusa echeggia ancora nella stanza e la “commissione” ha perso l’aplomb, una ferita si è aperta qualcuno fra i presenti ha capito, la maggior parte purtroppo NO.

Settimane dopo escono i risultati... “Fratelli, avrete il privilegio di fare il rito masticando un granello di sale e parlando direttamente al demonio verso una porta chiusa (previo versamento di una cospicua somma di denaro beninteso)... MA NON TUTTI !! Jorge purtroppo deve tornare alle catechesi iniziali, noi abbiamo visto che è un orgoglioso che non ha capito un tubo e deve cambiare comunità.”

Jorge non fa una piega, sorride e si alza in silenzio salutando educatamente tutti e con particolare cura proprio i catechisti.

Il giorno dopo il dottor (h.c) Arguello è convocato in Vaticano..

I have a dream…
(da: R.)

domenica 1 marzo 2015

Callao (Perù): diocesi funestata da vescovo neocatecumenale

Logo ottagonale Kiko-style. Motto: 'Ama e fa ciò che vuoi'
Nostra traduzione di un articolo di americatv.com.


Nella Chiesa cattolica di Callao è scoppiata una guerra civile. Cinque sacerdoti sono vittima di minacce: si vuole che abbandonino le parrocchie da loro curate.
La cosa strana è che non si ritiene che si tratti di delinquenza comune, ma si sospetta che qualcuno, interno al clero, cerchi di intimidirli apparentemente per subentrare nella guida delle parrocchie.

Ha 52 anni e da 19 Victor Torres è parroco della chiesa di Santa Teresa del Bambin Gesù di Callao, una regione nota per il suo alto indice di criminalità, dove aggressioni, rapine e morti sono pane quotidiano. La cosa strana è che mai prima nessun facinoroso in quella zona aveva infranto il proprio codice d’onore, mai prima qualcuno aveva osato prendere di mira un sacerdote.

'Leggerissima' impronta kikiana
nell'opera del Vescovo di Callao... 
Occorre considerare che queste apparenti provocazioni vanno di pari passo con sistematici furti iniziati otto anni fa, ma solo da tre hanno assunto un risvolto violento. Il peggio è stato quando ha scoperto di non essere l'unico: a Pedro Sam, un sacerdote con 40 anni di servizio pastorale a Callao, è accaduta la stessa cosa.

Fidando nella protezione divina, questi due parroci hanno continuato a svolgere le proprie funzioni religiose, ma la rivelazione di un terzo caso ha loro confermato di essere in pericolo: padre José Manuel del Rosario, parroco della chiesa di San Giovanni Masías di Callao ha infatti denunciato alla stazione di polizia di Bellavista due soggetti tra cui un minore, che gli stavano facendo un’estorsione.

A quanto pare, non vi era alcun motivo che alla base di ciò che stava accadendo, così i tre sacerdoti sono ricorsi al Vescovo diocesano di Callao, José Luis del Palacio Pérez Medel.
(n.d.t.: tale Vescovo è stato per anni itinerante neocatecumenale. Ad uno di questi parroci che chiedeva aiuto sappiamo che rispose con arroganza: «Se ti uccidono, sarai martire della fede»)

In un documento a cui abbiamo avuto accesso, depositata il 9 settembre dello scorso anno, si precisa che questi fatti erano a conoscenza di tutta la Curia già dal 2013.

Convivenza mensile dei  sacerdoti di Callao
nella Yeshiva del Redemptoris Mater
Tuttavia, nonostante risulti dai documenti che il Vescovo di Callao è stato avvisato delle minacce ai suoi pastori, in un'intervista radiofonica egli ha negato di essere a conoscenza di questi fatti.

Una fonte all'interno della diocesi di Callao, ci ha rivelato che tutto questo intrigo avrebbe le proprie radici in primo luogo nella chiesa: da tre anni i sacerdoti diocesani, i neocatecumeni e i religiosi regolari - le tre componenti della chiesa - sarebbe bloccati in una disputa per il controllo della diocesi; il vescovo, monsignor José Luis Palacios, essendo un neocatecumeno, cerca di far ritirare i parroci delle chiese diocesane per collocare i neo catecumeni, fatto che starebbe causando una spiacevole divisione nella chiesa.

venerdì 27 febbraio 2015

La "veglia separata" anche nel 2015

Papa Francesco perplesso di fronte all'omelia di Kiko
Lo scorso 1° febbraio 2014, rivolgendosi alle famiglie neocatecumenali in missione neocatecumenale (*) papa Francesco ha mosso tre rimproveri al Cammino, tra cui:
«La comunione è essenziale: a volte può essere meglio rinunciare a vivere in tutti i dettagli ciò che il vostro itinerario esigerebbe, pur di garantire l’unità tra i fratelli che formano l’unica comunità ecclesiale, della quale dovete sempre sentirvi parte».
E purtroppo, in verità, sono molti i "dettagli" dell'itinerario neocatecumenale che minano l'unità ecclesiale. Uno di questi dettagli è la celebrazione della veglia pasquale separata, di cui come abbiamo visto recentemente i vescovi se ne lamentavano già trent'anni fa.

Subito dopo, nonostante i kikos tentassero in ogni modo di banalizzare e mistificare, c'è stato un piccolo ma significativo tumulto nel Cammino. Uno dei casi che più hanno colpito l'autonominato "iniziatore" Kiko Argüello è stato quello di un parroco di Madrid che gli ha scritto che intendeva ubbidire al Papa e celebrare un'unica veglia pasquale di tutta la parrocchia - così come stabilito dai documenti liturgici validi per tutta la Chiesa cattolica - anziché fare una Veglia Neocatecumenale separata dalla veglia per i "cristiani della domenica" che non hanno la fortuna di appartenere al cammino.

La cosa ha provocato un gigantesco sufrimiento (Suffering of the Innocent) a Kiko, che prontamente ha scritto al Papa per lamentarsi che i fratelli stavano fraintendendo...!

Mons. Becciu, della Segreteria di Stato Vaticana, il 3 aprile 2014 risponde a nome del Papa che quelle parole non modificano affatto lo Statuto del Cammino, confermandone esplicitamente gli articoli 12 e 13.

Solo che gli articoli 12 e 13 dello Statuto del Cammino
non autorizzano alcuna "veglia pasquale separata".

L'articolo 13 tratta delle liturgie eucaristiche neocatecumenali proibendone tutti gli strafalcioni, le aggiunte e le omissioni. Vediamo in dettaglio l'articolo 12, che riguarda proprio la veglia pasquale.
Art. 12 [Veglia pasquale]:
  1. Cardine e fonte della vita cristiana è il mistero pasquale, vissuto e celebrato in modo eminente nel Santo Triduo, il cui fulgore irradia di luce l’intero anno liturgico. Esso costituisce pertanto il fulcro del Neocatecumenato, in quanto riscoperta dell’iniziazione cristiana.
  2. «La veglia pasquale, centro della liturgia cristiana, e la sua spiritualità battesimale, sono ispirazione per tutta la catechesi». È per questo motivo che, durante l’itinerario, i neocatecumeni sono iniziati gradualmente ad una più perfetta partecipazione a tutto ciò che la santa notte significa, celebra e realizza.
  3. In questo modo il Neocatecumenato contribuisce a formare poco a poco un’assemblea parrocchiale che prepara e celebra la veglia pasquale nella notte santa, con tutta la ricchezza degli elementi e dei segni liturgici e sacramentali voluti dalla Chiesa.
Nessuno dei tre paragrafi autorizza una "veglia pasquale separata". Lo Statuto del Cammino non può essere usato come "cavallo di troia" per alterare a piacere le norme liturgiche valide per tutta la Chiesa.

Nel comma 1 si dice che il Triduo Pasquale «costituisce il fulcro del Neocatecumenato». Ci aspetteremmo dunque che i fratelli del Cammino partecipino con devozione al Triduo in parrocchia, visto che le norme liturgiche prevedono che il Triduo si faccia solo in parrocchia (e non nei posti dove fa comodo ai fedeli). E invece...

Nel comma 2 si dice che «i neocatecumeni sono iniziati gradualmente ad una più perfetta partecipazione» alla Veglia pasquale. Ma anche i bambini del catechismo vengono «iniziati gradualmente ad una più perfetta partecipazione» alla Veglia pasquale, senza dover creare liturgie "separate".
Per tale itinerario "iniziatico" neocatecumenale, dunque, non è stabilito da nessuna parte di dover assentarsi dal Triduo in parrocchia: questo articolo dello Statuto non menziona tridui "iniziatici" separati: stabilisce solo che i fratelli del Cammino vengano adeguatamente preparati ad una più perfetta partecipazione.

Nel comma 3 si dice che il Cammino contribuisce a formare (sia pure «poco a poco») un'assemblea parrocchiale. Questo contributo evidentemente non può avvenire separandosi dalla parrocchia, visto che in tutte le altre esperienze ecclesiali (e perfino per i bambini) si viene "formati" senza aver bisogno di separarsi dalla parrocchia.

Insomma, l'articolo 12 dello Statuto del Cammino non permette "veglie pasquali separate".

Ora ci chiediamo: nel 2015 i fratelli del Cammino inizieranno a ubbidire?
Oppure tenteranno qualche altro stratagemma?
O continueranno a infischiarsene del Papa e dello Statuto, celebrando le loro "veglie neocatecumenali" separate dalla parrocchia?

Papa Giovanni Paolo II ha comandato al Cammino di rispettare fedelmente le norme liturgiche.
Papa Benedetto XVI ha comandato al Cammino di celebrare la liturgia senza aggiunte né omissioni.
Papa Francesco ha comandato al Cammino di rinunciare a certi «dettagli» e di seguire gli articoli 12 e 13 dello Statuto (ossia ha confermato quanto detto dai suoi predecessori).

Cosa faranno quest'anno i fratelli del Cammino nel triduo pasquale il 3-4-5 aprile 2015 ?

A questo punto è lecito aspettarsi l'eventualità che il Tripode neocatecumenale (Kiko, Carmen, Pezzi) venga convocato "ai piedi di Pilato" in qualche riunione interdicasteriale per ricominciare ad affrontare il problema degli strafalcioni liturgici e per vietare astuzie e stratagemmi per quanto riguarda le veglie pasquali separate. E magari ci potrebbe scappare anche la nomina di qualche figura di riferimento non scelta da Kiko (potrebbero chiamarla "consultore") che continuamente ricordi al Tripode che il Cammino deve rispettare le norme liturgiche valide per tutta la Chiesa.

E dunque, cari fratelli del Cammino, quando Kiko "ispirato" da qualche "spirito" vi comanderà di fare diversamente dagli anni scorsi, cosa farete?
Rifletterete sul fatto che Kiko può sbagliare ed ha tante volte sbagliato inducendo in errore anche voi?
Rifletterete sul fatto che chi vuole definirsi cattolico deve vivere come un cattolico senza trucchetti, astuzie, separatismi?
Rifletterete sul fatto che il vostro itinerario non è affatto migliore di quelli dei "cristiani della domenica"?



(*) Nota a margine: anche papa Francesco, il 1° febbraio 2014, ha confermato che a inviare le famiglie neocatecumenali in missione sono in realtà i responsabili del Cammino (non il Papa, come falsamente affermano i kikos), quando ha precisato: «...nelle quali i vostri responsabili vi inviano...»).

Kiko indiavolato mentre fa la sua protesta sindacale
lamentandosi col Papa (1 feb. 2014) che ancora non esiste
in tutte le parrocchie l'iniziazione neocatecumenale