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mercoledì 2 novembre 2022

Inizio Corso 2022-23. Terza parte

Completiamo l'analisi della catechesi di don Pezzi, riportando alcune sue indicazioni ai catechisti  neocatecumenali a partire da pag.65 del mamotreto della Convivenza di Inizio Corso 2022/2023. Qui la prima e qui la seconda parte del nostro commento.

"INDICAZIONI AI CATECHISTI SUL DISCERNIMENTO
IN CASI DI DIPENDENZA (Internet, alcol, droghe, pornografia, ecc.)

Il Rito dell’Iniziazione cristiana degli Adulti, parlando degli Scrutini (n. 25,1), dice  che gli scrutini “mirano al duplice scopo sopra accennato, cioè a mettere in luce le fragilità,  le manchevolezze e le storture del cuore degli eletti, perché siano sanate, e le  buone qualità, le doti di fortezza e di santità, perché siano rafforzate. Gli  scrutini infatti sono predisposti per liberare dal peccato e dal demonio e  infondere nuova forza in Cristo che è via, verità e vita degli eletti”. È proprio dell’Iniziazione cristiana illuminare e curare le “manchevolezze e le storture del cuore degli eletti perché siano sanate”: la Chiesa ha coscienza di ciò che c’è nel cuore degli eletti, come proprio del cuore dell’uomo ferito dal peccato."
Scrutini neocatecumenali
Fermiamoci qui, per constatare un ennesimo voluto stravolgimento del RICA (il Rito d'Iniziazione dei Cristiani Adulti, per la preparazione  al battesimo degli adulti).

La frase citata dal Pezzi infatti, tratta dall'introduzione del RICA, è introdotta infatti in questo modo: 

Durante questo tempo si fa più intensa la preparazione spirituale, che ha più il carattere di riflessione spirituale che non di catechesi, e viene ordinata a purificare il cuore e la mente con una revisione della propria vita e con la penitenza, e a illuminarli con una più profonda conoscenza di Cristo salvatore. Tutto questo si realizza attraverso vari riti, specialmente con gli scrutini e con le consegne (traditiones).

1. Gli "scrutini", che si celebrano solennemente di domenica,(...)

Il testo del RICA continuava poi con la parte citata dal presbitero ex comboniano don Pezzi:

mirano al duplice scopo sopra accennato, cioè a mettere in luce le fragilità, le manchevolezze e le storture del cuore degli eletti, perché siano sanate, e le buone qualità, le doti di fortezza e di santità, perché siano rafforzate. Gli scrutini infatti sono predisposti per liberare dal peccato e dal demonio e infondere nuova forza in Cristo che è via, verità e vita degli eletti.

È  chiaro? Gli "scrutini" previsti dal RICA si celebrano di domenica, nella liturgia della Messa.

Mettiamo di seguito la spiegazione di cosa siano gli scrutini nella iniziazione dei catecumeni della Chiesa Cattolica e la loro tempistica:

158. Gli scrutini sono celebrati dal sacerdote o dal diacono   che presiede la comunità, perché dalla liturgia degli scrutini anche i   fedeli ricavino profitto e nelle orazioni intercedano per gli eletti.
159. Gli scrutini si svolgono nelle Messe degli scrutini che   si celebrano nelle domeniche III, IV e V di Quaresima; si scelgano le   letture del ciclo «A» con i loro canti, come sono assegnate nel   Lezionario domenicale e festivo. Se, per ragioni pastorali, non si   possono tenere in queste domeniche, si scelgano altre domeniche di   Quaresima o anche giorni feriali particolarmente adatti. Tuttavia la   prima Messa degli scrutini sia sempre la Messa della samaritana, la   seconda del cieco nato, la terza di Lazzaro (nn. 386-389).


Quindi gli scrutini sono celebrati dal sacerdote o dal diacono e si svolgono nel corso della Messa di tre domeniche, la III, la IV e la V di Quaresima.

Ecco come si svolge ad esempio il 1° scrutinio nel RICA:  

PRIMO SCRUTINIO          

 160. Il   primo scrutinio si celebra nella III domenica di Quaresima, usando le   formule che si trovano nel Messale (Messa rituale «Per gli scrutini   battesimali») e nel Lezionario domenicale e festivo, ciclo A (cfr nn.   386-387).
OMELIA
 161.
   Nell'omelia il celebrante, soffermandosi sulle letture della sacra   Scrittura, spiega le ragioni del primo scrutinio, tenendo presenti sia   la liturgia quaresimale come anche l'itinerario spirituale degli eletti.
PREGHIERA IN SILENZIO
162.
   Dopo l'omelia, gli eletti insieme con i padrini e con le madrine si   dispongono davanti al celebrante. Questi, rivolgendosi anzitutto ai   fedeli, li invita a pregare in silenzio per gli eletti per chiedere in   loro lo spirito di penitenza, il senso del peccato e la vera libertà dei   figli di Dio.
Poi, rivolgendosi ai catecumeni, invita anche loro a pregare in silenzio   e li esorta a esprimere anche esteriormente il senso della penitenza o   inchinandosi o inginocchiandosi. Infine conclude con queste parole o con   altre simili: 
Eletti   di Dio, inchinatevi   [oppure:            inginocchiatevi ]   e pregate. 
Gli   eletti si inchinano o si inginocchiano. Tutti pregano per qualche tempo   in silenzio. Poi, secondo l'opportunità, tutti si alzano.
Preghiera per gli eletti
Esorcismo
Congedo
Messa

Il secondo e il terzo scrutinio si svolgono nello stesso modo, con formule e preghiere diverse.

Ora, se torniamo a quanto detto dal presbitero neocatecumenale Pezzi, colui che si è fatto formare dai due laici Carmen e Kiko nei primi anni '70 dello scorso secolo, ci rendiamo conto che ha riportato una frase del RICA, cioè che gli scrutini servono "a mettere in luce le fragilità,  le manchevolezze e le storture del cuore degli eletti, perché siano sanate" omettendo la prima parte del paragrafo, in cui si specifica che si tratta di riti celebrati nel corso tre Messe di Quaresima dal sacerdote o dal diacono; 
chi ascolta (e si fida delle parole del presbitero senza controllare) è portato a credere invece che il RICA stesso preveda un vero e proprio esame del candidato atto a portare alla luce le sue fragilità eccetera, il che è esattamente  ciò  che i catechisti neocatecumenali fanno subire ai loro adepti nel corso dei loro scrutini: dei veri e propri interrogatori pubblici sulla vita privata ed intima del neocatecumeno, spesso una scarnificazione della coscienza.

Stabilita questa prima grossa "bufala", senza nessuna difficoltà  visto che l'uditorio è già aduso da decenni a questo errore (ma dobbiamo ricordare che questa  catechesi dovrà essere riportata dal presbitero o dal catechista dell'equipe a tutte le comunità del Cammino, anche a quelle più  giovani e ancora senza esperienza nel corso delle convivenze "di riporto"), don Pezzi prosegue a vele spiegate affermando:

"In alcuni casi queste “storture” possono assumere forme di addizione grave che hanno bisogno dell’intervento di uno specialista, cioè non è sufficiente il processo normale di iniziazione cristiana, con i tempi propri di essa, perché la “ferita” ha  bisogno di essere affrontata con una cura appropriata. Dove e quando questo si dà – pochi casi e ben definiti – si può (e anche si deve) ricorrere al “medico specializzato”."
N.B: con "addizione" il presbitero non intende parlare di operazione matematica, ma probabilmente intende una "dipendenza".

Hanno il rimedio per tutti i mali...
Cosa si intende qui in particolare? Che alcune problematiche personali del soggetto che ha avuto la disgrazia di entrare nel Cammino  neocatecumenale, invece che essere confidate nel confessionale per ricevere sia l'assoluzione sacramentale, sia la direzione spirituale  da parte del sacerdote, vengono prima di tutto confessate in pubblico nel corso dello scrutinio-interrogatorio, in secondo luogo diventerà  materia di esame da parte di un pool di laici senza alcuna preparazione psicologica che dovrà decidere se la "stortura" è  "meno grave" e quindi possono trattarla loro con comodo (come non si sa...) oppure se è  grave e va consultato uno specialista.
Ricordiamoci che questa seconda opzione, pur suonando come un campanello di allarme - visto che appunto, tali decisioni debbono essere prese individualmente e con la guida del solo sacerdote, tenuto al segreto confessionale o adempiendo al ruolo di direttore spirituale, oppure anche, se si tratta di un minore, con l'aiuto dei genitori - sono pur sempre sempre un "progresso" visto che fino a poco tempo fa i catechisti neocatecumenali pensavano di risolvere anche i problemi psichici più gravi con la propria illuminata saggezza e a suon di urlacci.

Andiamo avanti. Continua don Pezzi:

"A questo proposito è di fondamentale importanza non confondere i due campi e i  ruoli distinti degli attori che possono intervenire:
1. Nell’iniziazione cristiana è il “catechista” – l’equipe che la porta avanti 
Prima un colloquio privato con il capo equipe e poi con tutta l’equipe e con il 
presbitero a stabilire modalità e tempi per sanare manchevolezze e storture, secondo il  processo di iniziazione e con i mezzi adeguati;
Andare a pregare 3 giorni in monastero o altre soluzioni, andare a messa tutti i giorni".
Il team dei catechisti diagnostica la patologia
È  chiara la successione del protocollo di intervento? Prima lo scrutinio davanti a tutti, in cui il singolo "confessa" la sua dipendenza e tutti ma proprio tutti, la sanno. In secondo luogo il colloquio privato con il capo équipe. Chissà  a cosa serve questo colloquio. Poi con tutta l'equipe  e, bontà  loro, il presbitero, per decidere come "sanare le storture".
Poi prosegue con i consigli. Mentre alle coppie in crisi li mandavano a fare il viaggio di nozze, anche qui hanno il "pacchetto" di soluzioni bell'e pronte: 3 giorni a pregare oppure a Messa tutti i giorni. Soprattutto la seconda delle due sarebbe un consiglio da dare a tutti sempre, invece i catechisti se lo riservano  per trattare i casi che sfuggono al loro controllo e per cui non basta la messinscena del sabato sera.
Di seguito vengono le distinzioni:
"2. Nel caso della dipendenza è il medico che deve operare secondo le procedure proprie della “medicina”. Può sorgere un problema dovuto alla particolare  condizione della dipendenza che toccando un ambito non fisico, ma  psicologico (neurologico e quant’altro), può sovrapporsi al campo spirituale  proprio dell’iniziazione cristiana, confondendosi con il compito proprio del  catechista.
Qui bisogna essere chiari: il catechista non può diventare psicoterapeuta, curando una addizione grave che non è di sua “competenza”, e lo psicoterapeuta non deve  diventare catechista, perché anche questo non è di sua competenza. Anche se il  catechista ha una formazione specifica nel settore.
Il catechista è chiamato a fare un discernimento con la grazia del suo ministero catechetico vedendo se ci sono segnali seri che fanno sospettare una dipendenza e se è il caso invitare quella persona a sottomettersi con umiltà alla valutazione di uno  specialista per accertare il reale livello della dipendenza e se essa richiede l’intervento dello specialista. Passo previo il sacramento della riconciliazione che aiuti in questo  percorso".
Qui vediamo come la confessione è  consigliata solo come un "passo previo", una formalità  a cui essere avviati da parte dei catechisti; gli stessi che poi valuteranno se e quando avviare il tapino dal medico o dal neurologo o altro specialista.
Bontà sua, il Pezzi consiglia ai catechisti di non vestire il camice bianco e operare direttamente sul paziente, dopo aver diagnosticato il male e inviato la persona dal prete per la "formalità" della confessione.
Catechista discernente all'opera
Certo non sappiamo esattamente da dove tragga la convinzione che "Il catechista è chiamato a fare un discernimento con la grazia del suo ministero catechetico" anche perché non ci risulta che i catechisti praticoni neocatecumenali siano stati investiti di alcun ministero catechetico e che soprattutto tale ministero dia loro il compito di occuparsi dei problemi di salute e soprattutto di situazioni che riguardano il foro interno del singolo.

La preoccupazione di don Pezzi però è che gli eventuali gruppi di recupero non distolgano l'adepto dalla frequenza del Cammino: sa bene che uno dei primi consigli di qualsiasi psicologo sarebbe quello di cambiare "ambiente", visti gli effetti negativi che esso provoca. Quindi si cautela:
"È bene indirizzare questa persona a gruppi di terapia cattolici o almeno rispettosi del percorso di fede della persona – on line o di presenza a seconda della scelta dell’interessato – che possano aiutarlo nel processo terapeutico di guarigione."
E anche:
"Per venire incontro alla necessità di trovare Istituzioni o Centri che si occupano della prevenzione a queste dipendenze o del recupero delle persone può essere utile cercarle nell’ambito delle proprie Chiese locali, verificando però che siano in sintonia 
– o che per lo meno non si oppongano – al percorso di fede delle persone."
... e cioè  che non si oppongano alla frequenza  del Cammino neocatecumenale.
Perché  il loro obbiettivo  non è  il benessere psichico e spirituale  della persona, ma l'interesse del loro movimento.

Ma, siccome il peggio non ha mai fine, addirittura il dottor Pezzi (dottore honoris causa, sicuramente dopo questi suoi interventi, in psicoterapia dell'età  dello sviluppo) attribuisce al RICA l'affermazione che il lavoro del terapeuta non deve interferire con il sacro compito del catechista neocatecumenale!

Sentite cosa dice a questo proposito:
"Sulla base di quanto affermato dal RICA (OICA) appare anche ben definito il lavoro del terapeuta che non dovrebbe mai interferire né sovrapporsi al cammino di fede del paziente, perché esso mira a “liberare dal peccato e dal demonio” e infonde “una forza nuova in Cristo”"

Appare appena il caso di ricordare che nel RICA è  il rito, detto Scrutinio, che viene celebrato dal sacerdote o dal diacono nelle tre domeniche di Quaresima, con le letture le preghiere e le benedizioni a liberare dal demonio e a dare una nuova forza in Cristo, non le follie da "piccolo chirurgo" e "medico fai-da-te" dei seguaci del tuttologo Kiko!

Il RICA, d'altra parte, si occupa della preparazione  del  candidato a ricevere il Sacramento  del Battesimo, non prevede interrogatori e intrufolamenti  nel foro interno del catecumeno da parte di ignoranti laici camuffati da esperti discernenti.

Il RICA non si occupa di recupero da pornografia o altre dipendenze. Il RICA non mette di mezzo terapeuti, psicologi o altro, soprattutto Il RICA non si sostituisce alla coscienza del singolo ne' tantomeno all'educazione e all'accudimento dei genitori nel caso di minori.

Se facessero a Kiko
il test delle macchie di Rorschach
In conclusione, tutto questo sforzo organizzativo - ormai da tre anni a questa parte l'allarme dipendenze è continuo e costituisce l'argomento principe dell'Inizio corso neocatecumenale - cela il fallimento della formazione del Cammino, e il tentativo di dare valenza ecclesiale al proprio operato stravolgendo il testo dell'iniziazione dei catecumeni al battesimo è fin troppo evidente.

Il presbitero don Pezzi non è comunque nuovo a queste discutibilissime operazioni sui testi del Magistero cattolico, e in particolare su quello del RICA. Rimandiamo alla lettura delle dichiarazioni fatte nell'Inizio Corso del 2017 (parte 1 e parte 2).

Un'ultima osservazione  riguarda la strategia neocatecumenale: quando si tratta di stilare delle linee guida per la difesa dei minori e dei fragili dall'abuso sessuale e psicologico, si rifiutano dichiarando d'essere una fondazione e non un'associazione; quando invece si tratta di fare interventi pesanti e senza alcun controllo sulla vita dei propri adepti, allora si dimenticano d'essere una fondazione e si mettono a fare i super-psicologi, in grado di definire quando, per esempio un minore nell'età dello sviluppo, sta attraversando una normale crisi o è in un momento di fragilità (o così dichiara d'essere) o quando si tratta di una situazione scompensata o di una patologia. Ma soprattutto la cosa più grave è  che lo fanno a partire da una violazione del foro interno che chiamano "scrutinio" mistificando lo scrutinio dell'iniziazione cristiana degli Adulti.

Prima erano solo "per adulti"; poi sono diventate "'per giovani e adulti"; ora sono "per tutti". Ma non dicono mai la cosa fondamentale, cioè che sono catechesi per entrare nel Cammino neocatecumenale, non semplici ed innocui incontri parrocchiali

(Fine terza parte)

domenica 30 ottobre 2022

Inizio Corso 2022-2023. Seconda parte

Dice don Pezzi della propria catechesi fatta nella convivenza di Inizio Corso 2022/23 - che ne costituisce in realtà l'unico argomento di rilievo:
"Lo scopo principale di questa catechesi è di aiutare tutti i fratelli giovani,  adulti, e anziani, ad innamorarci dell’amore di Dio, per tutta l’eternità già in questa terra. D’altra parte, vuole essere un invito soprattutto agli adolescenti e giovani, a  non buttare la propria vita nella spazzatura del mondo, e nel caso che il demonio  ci faccia cadere, essere coscienti che le porte del Cammino e le braccia di Dio Padre rimangono sempre aperte per il ritorno del figlio prodigo."

Le braccia di Dio Padre  e quelle della Santa Chiesa, avrebbe dovuto dire un sacerdote  che si rispetti, sono sempre pronte ad accogliere il figliol prodigo. Non il Cammino, che ti butta fuori dalla tua comunità se anche solo salti una delle loro convivenze di passaggio o non rispondi nel modo  "giusto" agli scrutini del catechista!
Comincia così, nel modo sbagliato, la catechesi "magisteriale " di don Pezzi.

Il libro di cui don Pezzi
diceva di voler parlare...
Il quale afferma di voler sviluppare la propria catechesi sulle tracce di di un libretto di Giovanni Paolo II, intitolato "Amore e desiderio", contenente delle indicazioni pastorali ai cappellani universitari, date dall'allora arcivescovo di Cracovia, in particolare sui temi dell'educazione affettiva dei giovani.

Il cardinale Karol Wojtyla "cogliendo – in un’epoca in cui il fenomeno era molto meno evidente di oggi – la problematicità della vita affettiva, per esempio riguardo ai rapporti prematrimoniali, ne individuava il nodo antropologico nella definizione di  libertà, che non significa semplicemente poter scegliere e decidere, per sé stessi e per l'altro, ma  significa saper agire alla luce di un criterio, cioè avendo chiaro che la libertà non è fine, ma mezzo – “il” mezzo – per esprimere compiutamente la singolarità umana. 

L’amore diventa il banco di prova della libertà perché, più di ogni altra espressione umana, mette in gioco l’intera persona – emozioni e idee, sentimenti e pensieri, corpo e spirito… – configurandosi come l’elemento distintivo dell’antropologia: solo l’essere umano ama in quanto solo l’umanità sa andare oltre il cieco istinto esprimendo l’affettività non come pura passività, ma come la responsabilità scaturente dal richiamo che l'altro esercita su di noi." (Tratto dall'introduzione di Giuseppe Mari,  Professore ordinario di Pedagogia generale all’Università Cattolica del Sacro Cuore, al libro "Amore e desiderio")

È quasi superfluo chiarire che le parole libertà  e responsabilità non vengono neppure pronunciate dal decano dei presbiteri del Cammino neocatecumenale (e solo incidentalmente  la parola "amore", mentre il desiderio è del tutto assente). La sua lunga e confusa dissertazione riguarda piuttosto tutta una serie di calamità, definite anche "trappole"e "magagne" che incombono su tutti i giovani, ma la sua preoccupazione sembra riguardare soprattutto i giovani del Cammino: la cultura gender, l'omosessualità, la pornografia.
 
Dice don Pezzi:

"Della pornografia abbiamo parlato già nella convivenza del 2019 dove  abbiamo dato un segnale di allarme per i genitori, Presbiteri e Catechisti" 

In realtà in questi ultimi tre anni c'è stato un continuo martellare sullo stesso argomento, e la dipendenza da pornografia è stata rilevata non solo negli adolescenti e nei giovani del Cammino, ma anche in adulti, catechisti e presbiteri.
Ma ora la situazione sembra essere addirittura  peggiorata: 

"Come è noto a tutti, durante gli anni di confinamento o lockdown, sono aumentati, in  numero esorbitante, i giovani che vedono pornografia durante varie ore al giorno, 
creando di conseguenza disagi e frastorni al cervello, ansie, fobie, perfino suicidi. 
In quella Convivenza, abbiamo invitato i ragazzi e i giovani e, anche gli adulti,  del Cammino Neocatecumenale, e che sono rimasti dipendenti dalla pornografia, a  riconoscere umilmente questa forma di dipendenza, e oltre alla fedeltà alle  Celebrazioni e Passaggi della propria comunità, a farsi aiutare."

Ricordiamo molto bene che, a differenza  di quanto sostenuto da Kiko e Carmen da più  di 50 anni, e cioè  che qualsiasi problema d'ordine  psicologico e fisico, anche appartenente alla sfera sessuale, persino vere e proprie aberrazioni come la pedofilia, potevano e dovevano essere corrette e risolte direttamente nel Cammino, soprattutto per opera dei catechisti tuttologi che insegnavano alle coppie come fare l'amore risolvendo persino i problemi di frigidità dei impotenza, don Mario Pezzi aveva riconosciuto la dipendenza da pornografia come una "malattia" che aveva bisogno, per essere tratta e risolta, di un intervento specialistico, non del solito e sperimentato urlaccio "ubbidisci a noi, smetti di vedere pornografia" che pareva fino a poco fa essere il sistema brevettato per la risoluzione di tutti i mali.

Con questa catechesi pezziana segnaliamo che il Cammino ha dato forfait anche nella pretesa di "risolvere" l'omosessualità. Infatti, dopo lunghi anni in cui i figli del Cammino sono stati avviati alle terapie cosiddette "riparative", con alterne fortune, ma, per quanto è  venuto a nostra conoscenza, spesso con esiti disastrosi, don Pezzi si rassegna a dire:

"anche queste persone con attrazione omosessuale devono essere accettate"  (visto che comunque)  "nel  Cammino siamo invitati, come gli altri cristiani, a vivere la castità".

"Sagge" indicazioni vengono date ai fratelli e sorelle del Cammino che si accorgono d'avere un figlio omosessuale: 

"La prima cosa da fare per i genitori che si rendono conto di questa realtà dei  propri figli è non drammatizzare, non spaventarsi, non entrare in crisi: allora  l’educazione che gli ho dato a che è servito, andava in comunità!"

E certo cari neocatecumenali: qualcuno vi aveva raccontato che i vostri figli non avrebbero mai avuto i problemi dei ragazzi di questo mondo, soprattutto se facevate le Lodi alla domenica mattina con tamburelli e nacchere come prescritto, i riti natalizi, i racconti pasquali con i "midrashim"  ebraici: ora invece, "piccolo" cambio di direzione: avere mandato precocemente i vostri figli in comunità e nello stesso tempo a fare il dopocresima con i fratelli "padrini", averli fatti andare all'Eucaristia il sabato sera per evitare che andassero in discoteca, aver ipotecato le vostre case per farli partecipare alle GMG ove probabilmente avrebbero trovato la fidanzata giusta non appartenente ad un "giogo disuguale" come invece la ragazza incontrata all'università, non è bastato per farli essere come voi li volevate e come "qualcuno" vi aveva promesso che sarebbero diventati: casti, puri, che non si drogano e che stanno dalla parte giusta della "barricata".

Dopo aver rovesciato addosso all'uditorio tutto l'elenco delle "magagne" (così  le definisce), che affliggono i figli del Cammino, comprese le applicazioni sugli smartphone da cui guardarsi, Facebook, Tik Tok, TELEGRAM (in maiuscolo) ed altri ancora, don Pezzi passa finalmente  alla parte propositiva:

"ALCUNE VIE DI SALVEZZA.
Indichiamo alcune vie per aiutare i nostri giovani a vincere queste  TRAPPOLE.
Anzitutto fedeltà e perseveranza al Cammino nella propria Comunità. IL CAMMINO NEOCATECUMENALE" (il maiuscolo è  nel testo originale).
Eh sì, ci sarebbe sembrato strano che tutti i problemi capitati ai genitori neocatecumenali nonostante la fede nel Cammino, non si potessero risolvere invece proprio confermando la fiducia al Cammino stesso!
"Grazie al Signore e alla Vergine Maria, che attraverso Kiko e Carmen, ci ha donato il Cammino Neocatecumenale, come un itinerario per riscoprire la forza e la  potenza del germe del battesimo.
Soprattutto in questo tempo di incertezza messi in difficoltà, con la possibilità  della guerra, per le conseguenze di essa, inverno freddo, mancanza di energia, tutto il mondo multimediale salta, si ferma, dobbiamo essere molto stretti alle celebrazioni, ne abbiamo bisogno più che mai."

Avviso per parrocchiani insistenti
alla porta delle salette neocat
Insomma, basta con le celebrazioni on line, si torna in presenza, altrimenti non si ha "la resurrezione  dentro"!

A ciò si aggiunga l'osservazione quasi infastidita di Kiko: "In tutto il mondo si è ripreso la comunione al Calice ad eccezione di qualche zona dell’Italia: dobbiamo riprendere la distribuzione del Calice nelle comunità..."

Continua "padre" Pezzi con le sue indicazioni:

"...e partecipando alle progressive tappe delle Iniziazione, in autentico spirito di obbedienza di fede ai Catechisti e ai Presbiteri dell’equipe" 

(non in obbedienza a Cristo e alla Chiesa, non confondiamo la seta con la lana, sembra voler dire don Mario)
"per portare a  maturazione in noi la statura di Cristo e nel seguente tempo della Formazione  Permanente, partecipare attivamente al Mistero della Redenzione di Gesù Cristo per  il mondo intero."

Qualcuno potrebbe pensare che stiamo forzando l'interpretazione delle parole del decano dei presbiteri neocatecumenali, e che è  chiaro che egli intende parlare della Chiesa, di cui il Cammino non è  altro che uno dei tanti itinerari possibili eccetera e eccetera. 

Ma l'ex comboniano don Mario vuole toglierci anche gli ultimi, residui, dubbi o speranze. Infatti soggiunge:

"Questo non vale solo per i fratelli e le sorelle, ma anche per i presbiteri che,  allontanandosi dalla propria comunità, perdono questa grazia, questo tesoro nascosto." 

I sacerdoti, allontanandosi dalla propria comunità  del Cammino neocatecumenale, magari per occuparsi dei giovani della parrocchia, dei gruppi di preparazione al matrimonio, della benedizione delle case, dell'assistenza ai malati e ai moribondi, perdono "questa grazia"  e cioè si pregiudicano il "portare a  maturazione in noi la statura di Cristo" e il "partecipare attivamente al Mistero della Redenzione di Gesù Cristo per  il mondo intero". Praticamente, a conti fatti, buttare la veste alle ortiche sarebbe meno grave, per la loro vita e la loro anima sacerdotale, che mettere da parte la loro comunità  neocatecumenale!

Don Pezzi conclude questo passaggio un po'  periglioso soggiungendo:

"Tutto questo nel rispetto di quanto abbiamo ricevuto dagli iniziatori del  Cammino Kiko e Carmen, e trasmettendolo nella loro autenticità, non tanto  come leggi ma come partecipazione allo stesso spirito che li ha animati. 
Kiko e Carmen mai hanno voluto imporre regole, hanno fatto esortazioni,  proposto, poi ciascuno è libero di fare il cammino o andarsene, ma coloro che lo  fanno, devono essere fedeli a quello che ci hanno detto".  

Chissà se partecipare allo stesso spirito che ha animato Kiko e Carmen deve voler dire scegliere tra la comunità  neocatecumenale e la propria vocazione stessa e l'obbedienza al vescovo per i sacerdoti oppure ai propri doveri di stato per i laici!

"Coloro che lo fanno (cioè  che fanno il cammino) devono essere fedeli a quello che ci hanno detto".
In primo luogo, viene da osservare, non si capisce da cosa discenda questo obbligo di fedeltà a Kiko e Carmen, forse "essere fedeli a quello che ci hanno detto" e un richiamo alle mille e mille volte in cui un adepto del Cammino è chiamato a rinnovare la sua dipendenza presente e futura all'impegno neocatecumenale. 

Ma se anche uno desiderasse essere fedele a Kiko e Carmen, viene da chiedersi se loro invece sono stati fedeli a ciò che hanno promesso: per esempio sulla durata limitata  del Cammino che si sarebbe sciolto nella parrocchia!
Perché, cari Kiko e defunta Carmen, verrebbe da dire: se anche questi sacerdoti vi avessero giurato fedeltà  (e non l'hanno fatto, nè lo potevano fare, visto che sono tenuti all'obbedienza alla Chiesa attraverso i propri superiori gerarchici) lo avrebbero fatto per un tempo determinato, in attesa di diventare quei cristiani migliori, adulti, che avrebbero salato l'impasto nella piena libertà dei figli di Dio! La stessa cosa valga per i laici, che hanno dei doveri prioritari nei confronti della famiglia. Voi invece non siete stati ai patti e avete cambiato le regole. Regole, non "esortazioni".

Delle altre "vie di salvezza" proposte da don Pezzi tratteremo nella terza parte dell'analisi di questo mamotreto di Inizio Corso 2022/2023.


(Fine seconda parte)

martedì 22 marzo 2022

Intervista a don Pezzi

Domenica 20 marzo 2022 è  andato in onda don Mario Pezzi intervistato da Monica Mondo per Soul, rubrica di Tv2000.
Si tratta di una intervista breve, ma ci sono alcuni punti abbastanza significativi.
Intanto don Pezzi preferisce essere chiamato padre perché dice d'essere rimasto comboniano nel cuore, sebbene la sua carriera di comboniano sia in pratica terminata a pochi mesi dalla propria ordinazione, per il fatidico incontro, nei primissimi anni '70, con Kiko Argüello e Carmen Hernàndez presso la parrocchia romana dei Martiri Canadesi.
Il suo problema ai tempi (erano gli anni del '68, dei preti operai per intendersi) era il "trovare una forma del ministero sacerdotale più  vicino e intellegibile alla gente".  


San Daniele Comboni
evangelizzò l'Africa per davvero
Può essere che con il Cammino si sia avvicinato alle persone, certo che la figura del sacerdote, da lui rivestita, è  stata spogliata delle sue prerogative più importanti, i tre compiti/doni del sacerdote che sono la guida del gregge,  la formazione - nel Cammino compiti esclusivi  dei catechisti laici - e gli è rimasto solo ciò che riteneva la parte più debole e più  lontana dal popolo, quella di dare i Sacramenti: fra l'altro, i Sacramenti rivisitati dalla teologa Carmen che "ha fatto ricerche nei libri e nella Sacra Scrittura e ha trapassato questa sapienza a Kiko". Il sacerdote Pezzi ha solo potuto "assistere alle varie tappe con cui è  nata l'iniziazione cristiana nel Cammino neocatecumenale".

Addirittura, nonostante ammetta di essere stato educato in una famiglia cattolica e di essere stato ispirato dalla figura del Comboni, alla domanda della intervistatrice  "Lei l'ha avuta questa formazione (cattolica)?" risponde "L'ho avuta dopo, nel Cammino".
Insomma, è stato illuminato ed educato totalmente alla scuola dei due iniziatori iberici, ed è stato preso nella loro equipe solo perché  "nelle equipe ci deve essere il presbitero".

Riportiamo la sua risposta alla domanda su cosa sia il Cammino.
"Il Cammino è un dono che Dio ha fatto attraverso Kiko e Carmen alla Chiesa di oggi. Il Concilio è stato convocato per trovare un linguaggio per trasmettere le verità di sempre in un modo nuovo, più... e il Concilio ha dato le risposte soprattutto riscoprendo il valore della Parola di Dio che non può essere capita senza l'antico Testamento. Questa connessione sta alla base del Cammino neocatecumenale. Ha rinnovato la liturgia (qui ci stiamo perdendo: chi avrebbe rinnovato la liturgia? Il Concilio o Kiko e Carmen? Da come prosegue sembra siano stati Kiko e Carmen) Kiko come artista ...è  pittore, musicista, architetto e... tante altre cose...Carmen è  più  ricercatrice perché  era una chimica abilitata alla ricerca (???) e ha fatto questa ricerca nei libri e nella Sacra Scrittura e ha trapassato questa sapienza a Kiko, e io ho  assistito alle varie tappe con cui è  nata l'iniziazione cristiana nel Cammino neocatecumenale".
Insomma, il prossimo passo sarà quello di attribuire il Concilio direttamente a Kiko e Carmen!
L'intervistatrice a questo punto riporta il Pezzi, che stava partendo per la tangente, a terra chiedendogli "Quanto dura questo Cammino  neocatecumenale? O dura tutta la vita?"

A spanne, cerca di dare un'idea
di quanto duri il Cammino

Don Pezzi nega che duri tutta la vita. Infatti noi sappiamo che dopo più  o meno trent'anni si completa con il battesimo al Giordano, ma questo non vuol dire assolutamente che il singolo non sia tenuto a dover restare neocatecumenale, perché  gli viene spiegato che a quel punto è  appena nato: poi c'è  l'infanzia, l'adolescenza...consideriamo almeno altri 33 anni per arrivare alla piena maturazione, se brucerà le tappe come Gesù.

Don Pezzi afferma che il RICA (il Rito dell'Iniziazione Cristiana degli Adulti, cioè il percorso formativo che un adulto non battezzato riceve prima del Battesimo) "dice che non c'è  problema di tempo... ha una durata non stabilita".
E con questa scusa viene imposto a cattolici che hanno fatto sicuramente più  anni di catechismo in preparazione  ai Sacramenti un tempo indefinito di attesa prima di potersi dichiarare degni di dirsi battezzati.

Don Pezzi dimentica volutamente che il tempo non definito del RICA potrebbe essere condensato anche nell'ambito di una sola celebrazione, quella battesimale, se il candidato è  già  preparato e maturo nella fede!
 
Qui, con i suoi formatori
 
Continua don Pezzi dopo aver preso la rincorsa: "I nostri angeli, i catechisti itineranti che vanno senza soldi buttando la sua vita per l'annuncio, annunciano la buona notizia che Dio ci ama come siamo e che non chiede che cambiamo per amarci. E questo tocca il cuore soprattutto dei molti peccatori perché sempre abbiamo avuto lo schema che Dio ama i buoni e castiga i cattivi e invece Dio ci ha amati quando eravamo suoi nemici... E Gesù  Cristo dandoci il suo Spirito ci fa figli di Dio... San Paolo nelle lettera ai Galati dice che i frutti della carne sono invidia, gelosie...i frutti dello Spirito  che abita in noi invece... chiaro che ci vuole una iniziazione. Noi siamo abituati che per diventare ingegnere ci vuole un corso  di tanti anni, per diventare chirurgo...e per diventare cristiani... per questo il Cammino è un dono a questa società" eccetera eccetera.

È  la solita vecchia storia di Dio che ti ama come sei e che non ti chiede di cambiare. E si passa dal peccato all'avere lo Spirito dentro senza nessuna contrizione per il peccato, nessuna confessione nessuna conversione.
Don Pezzi omette di dire che San Paolo proprio in quel brano citato avverte i Galati "circa queste cose (invidie, gelosie eccetera) vi preavviso, come gia ho detto, che chi le compie non erediterà il regno di Dio". E i Galati erano convertiti e battezzati, eppure San Paolo non riteneva che avessero lo Spirito Santo in automatico, non dimenticava di chiarire la necessità di cambiare vita per essere in grazia.

Soprattutto mai la Chiesa ha pensato o si è  comportata in modo da far credere che per poter essere e dirsi cristiano bisognasse fare una laurea in ingegneria o in medicina, come don Pezzi cerca di far credere per giustificare l'esistenza del Cammino neocatecumenale, anzi la sua necessità  nella società odierna.
Senza contare il fatto che mediamente un neocatecumenale dopo trent'anni di studio è  più ignorante in materia di Sacra Scrittura di un pentecostale dopo un training di un paio d'anni.

 

Nennolina e Anna De Guigné, due bambine sulla via della canonizzazione senza bisogno della laurea in ingegneria del Cammino

La parte finale dell'intervista è  dedicata alla trasmissione della fede ai figli, con le Lodi alla domenica mattina, la partecipazione all'Eucarestia neocatecumenale quando hanno una certa età e "quando hanno 13 anni sono invitati ad entrare in una nuova comunità": e qui si chiude il cerchio.
L'intervistatrice crede di ravvisare un che di ebraico in questa formula formativa. Don Pezzi, felice, conferma e, dimentico del fatto che un ebreo maschio veniva accolto nel popolo già  con la circoncisione, così  come nella Chiesa si entra con il Battesimo fatto già da infanti, paragona la formazione dei giovani alla  accettazione di un  proselito come ebreo solo se è pronto a morire. È  chiaro che la Chiesa dei sogni di don Pezzi non è più la Chiesa cattolica. Oppure il Cammino lo ha confuso oltre ogni limite.

Alla domanda conclusiva su se il Cammino sia anch'esso in crisi di adesioni, la vaga risposta di don Pezzi risulta essere una conferma.

Con il canto finale "Maria piccola Maria" risuona finalmente  nello studio La voce del Padrone.

mercoledì 27 ottobre 2021

Il presbitero della Triade, SuperMario Pezzi, lo dice chiaro: al coppone del vino noi non rinunciamo (e il Sudamerica dà l'esempio).

Vorrei decriptare a modo mio questo predicozzo anticipatorio del padre SuperMario racchiuso nel mamotreto di Inizio Corso 2021/22.

Tra i toni bassi di un Kiko spento, tenuto sotto vigilanza controllata e le lezioncine ben preparate di Ascension l'eroina, che cerca di essere all'altezza dell'insostituibile, si staglia il Pezzi che forse nessuno controlla, perché per una vita è stato inoffensivo. Ora è lui che ci restituisce con onestà i tratti inconfondibili del Cammino, in perfetta continuità con quello che di loro abbiamo conosciuto, sperimentato, sofferto.

Qui un commento a pezzi dell'anteprima del Pezzi (di seguito il suo discorso compiuto che si commenta da solo): 

 Padre Mario (pag.19)

"E in questo periodo del Covid è possibile che entri anche nelle nostre comunità la divisione che rompe la comunione. Ne parleremo di più domani, perché tutto quello che divide viene dal demonio

(ndr: Che c'entra la divisione col COVID? Viene dal demonio o dai catechisti che pressano i fratelli per farli tornare in presenza "se no non hanno la resurrezione dentro"? Così si scatenano i giudizi contro i codardi. La divisione la provocano loro e non il COVID) 

È vero che c’è una pressione di tipo sociale, c’è una pressione anche da certi settori nella Chiesa, ma il Signore ci chiama a essere liberi della sua libertà che ci ha dato come figli di Dio. 

(ndr: Le pressioni le esercita la società e anche la Chiesa, vero? Loro no, per carità!. Non pressano nessuno! E appare nella dittatura neocatecumenale "la libertà dei figli di Dio". Ma quando mai? Tradotto in linguaggio neocatecumenale unica libertà che hanno è quella di "obbedire ciecamente ai catechisti".) 

E abbiamo la missione di testimoniare l’amore di Dio a questa generazione. 

(ndr: E certo si testimonia come dicono loro: sfidando la pandemia e anche la morte, bevendo in obbedienza tutti allo stesso coppone ad ogni costo.) 

Non sappiamo cosa ci aspetta. Gesù ha predetto: “Il mondo gioirà, voi piangerete. Vi perseguiteranno, vi porteranno davanti alle sinagoghe, ai tribunali: non vi preoccupate, lo Spirito Santo vi suggerirà cosa dire”."

(ndr: Che vuoi che vi aspetti? Di essere chiamati pazzi incoscienti senza cervello! No, loro la chiamano "persecuzione": quando sarete portati davanti ai tribunali non vi preoccupate: "il vostro kikatekista - supremo detentore dello 'spirito del cammino' - vi detterà che cosa dire". Questi ormai sono da manicomio, e basta.) 

Kiko con stola bianca e bibbia

Padre Mario fa una interessante anticipazione che molto ci intriga e andiamo a vedere in fondo alla convivenza di cosa si tratta. 

Aspettavamo da tempo che parlassero del COVID. Speravamo che, almeno per una volta nella vita, si chiedessero loro finalmente: "Che cosa mi vuole dire Dio con questa storia?". 

Con il fatto che il COVID, con la sua alta contagiosità, metta di fatto in crisi la comunità, il radunarsi nelle salette e nelle case, le convivenze; insomma, tutto quello che è il Cammino come lo abbiamo conosciuto. 

E soprattutto l'Eucarestia neocatecumenale che nessun Papa e nessuna Congregazione ha potuto intaccare mai fino ad oggi. Mai hanno obbedito alla Chiesa o alle correzioni imposte. 

Carmen è il raccordo
 Non rinuncerebbero mai alle due Specie o alla modalità di distribuzione invalsa nel Cammino. 

E oggi, in tempo di pandemia, non si piegano neanche ai fatti concreti, alla storia. Anche se la storia la fa Dio come hanno sempre insegnato. Almeno così dicono agli altri, quando loro conviene.

Ma il vino no, non si tocca. Del loro coppone non si può fare a meno. E noi ci chiediamo il perché. Perché la comunione al gran coppone di tutti i fratelli è irrinunciabile? 

Sono inquietanti, simili agli adepti di una setta che devono rinnovare con riti periodici un patto di sangue. 

Straparlano di obbedienza a Dio nella storia (beninteso degli altri, se no "escono dalla croce"). Obbedienza ai discernenti catechisti che "leggono"

Sono rimasti in due
la storia (sempre quella degli altri) senza fallo.

Ma quale libertà - ci chiediamo - quale coscienza ha mai trovato spazio o ha albergato in loro? Ora che la storia gli va contro, ecco che scoprono la libertà che abita nella coscienza (coscienza alla quale mai hanno riconosciuto un ruolo), fino ad accettare la prospettiva possibile della persecuzione

Eh sì, perché incitano ad agire in nome della libertà e secondo coscienza, senza paura, fino alle estreme conseguenze: la morte da COVID, la disobbedienza alle autorità costituite, dentro e fuori la Chiesa, la persecuzione.

I soliti esagerati dalle tinte fosche!

Ecco infine il discorso completo che si autocommenta da solo del padre Mario Pezzi (pag.53) 

"Celebrazione dell’Eucarestia settimanale

Riguardo alla Celebrazione dell’Eucaristia in comunità, negli ultimi due anni, dopo che dal Maggio 2020... siamo stati privati di questo privilegio che c’è stato concesso dalla Santa Sede nel 1988, dopo tanti anni di combattimento da parte di Kiko e Carmen.

Durante quest’ultimo anno, in alcune Diocesi è stato possibile Celebrare l’Eucaristia con le due specie, del Pane consacrato e al Calice del Sangue di Cristo... Ma in altre diocesi, soprattutto dell’Europa, rimane ancora il divieto da parte dei vescovie delle conferenze episcopali, per cui siamo invitati a comunicare solamente al pane eucaristico consacrato, a meno che il Vescovo, conoscendo il Cammino, lo permetta.

Comunità del Panama

Questo perché? Nel maggio del 2020 è uscito un decreto che proibiva ai concelebranti dell’Eucarestia di bere al calice del presidente. Dopo si cominciò a diradare le concelebrazioni, poi si cominciò a fare che ciascun prete utilizzasse il proprio calice e la propria patena. Alla fine per intinzione. Cioè che separa i due segni liberazione dalla schiavitù alla libertà. Dove riuscite a conquistare il Vescovo... Qui siamo in una diocesi dove il Vescovo non... e dobbiamo obbedire a questa regola.



Era pericoloso già prima!

Stanno allargando le regole, concedendo di aumentare il numero degli spettatori nei cinema... speriamo che possiamo aumentare anche le nostre convivenze e se siamo tutti –come qua –con il green pass o con il tampone si potrebbe comunicare ma questa ossessione, questa paura che hanno infusa che non è cristiana, non è una paura cristiana perché chi ama Dio non ha più paura di niente."


Si persegue il ritualismo assoluto. Fede zero. 

Si sentono snaturati, non sono più loro senza il rigoroso  rispetto di ogni singolo rituale (o rito tribale?) stabilito. 

Pare che se non si beve il vino alla grande coppa tutti, il Cammino non è più il Cammino

E forse è così per loro: sigillo della setta, legame di sangue nella esasperata ed esaltata ostinazione a voler mantenere la comunione sotto le due specie ad ogni costo. Senza la grande coppa comune pare si giochino tutto. Inquietante!

Per motivare l'assemblea padre Mario riprende la catechesi della santa di categoria superiore sull'eucarestia e, a conclusione dell'excursus carmeniano, dice:

Un laico maneggia le sacre specie sulla mensa

"Se questa è l’Eucaristia, come possiamo solo astenerci dalla sua celebrazione in comunità, proprio in questo momento in cui ne abbiamo più bisogno che mai" 


Poi parla della Comunità, della libertà e della coscienza la cui voce va ascoltata (che bella novità!) e cerca di blandire con la nostalgia dei bei tempi andati. (pag.54ss.)


Questi i bei tempi di una volta
sotto gli inquietanti sgorbi kikiani


 "In questi anni abbiamo goduto del dono della comunione che il Signore ci ha donato, sia nelle nostre comunità, sia nelle diverse convivenze, sia nelle giornate mondiali della gioventù come in tanti altri eventi in cui abbiamo goduto della comunione dei fratelli e della gioia donataci gratuitamente dallo Spirito Santo. 
L’interrogativo sul Vaccino e sul Green Pass, sembra come un’arma in mano al demonio per dividere dall’interno le comunità, e distruggerle dopo tanti anni di cammino.

La realtà che stiamo vivendo noi la possiamo vedere in due modi: con la visione del mondo, terrorizzato dalla paura, o con la visione della fede di coloro che già da tempo hanno sperimentato la vittoria sulla paura e sulla morte."

"Per questo mormorazioni, giudizi, esigenze che vengono dal demonio minacciano di rompere la comunione." (pag.56)

Ecco l'immancabile demonio a chiusura di tutto, unico responsabile finale del fallimento delle comunità; senza dubbio è tutta colpa sua. 

Così come delle mormorazioni e dei giudizi; anche in tempo di COVID, come sempre.

Padre Mario, eroico condottiero
a suon di coppone


Ndr: Testi tratti dal mamotreto di Inizio Corso 2021/ 2022

Segnaliamo anche il mamotreto spagnolo di Inizio Corso 2021/22

lunedì 15 febbraio 2021

Pezzi e il Grande Reset neocatecumenale

L'intervento di don Mario Pezzi nell'Annuncio di Quaresima 2021 è a dir poco inquietante. 
Prendendo la parola dopo Kiko e la Romero, esordisce citando Papa Francesco che nell’Angelus del giorno di Santo Stefano, primo Martire, il 26 Dicembre, ha invitato a pregare per i cristiani perseguitati nel mondo (“Oggi preghiamo per quanti soffrono persecuzioni per il nome di Gesù. Sono tanti, purtroppo...” )
per poi dichiarare che "persecuzioni di tipo diverso, in Occidente, meno visibili, con guanti vellutati, ma non meno lesive alla libertà di espressione di chi non sia conforme al pensiero unico"
 
Ma davvero papa Francesco pregava per i perseguitati dal pensiero unico? 
Così sembra voler far intendere Pezzi. 
 
Prende poi pretesto da un'intervista rilasciata dal Cardinal Müller, ex Prefetto della Congregazione per la Fede su "Il capitalismo speculativo, i giganti della grande tecnologia dei paesi occidentali" e il "comunismo della Repubblica popolare cinese" che stanno oggi "convergendo e fondendosi in un socialismo capitalista unificato", producendo un "nuovo colonialismo" utilizzando la crisi causata dalla pandemia come scusa per un rimodellamento fondamentale del modo in cui noi esseri umani viviamo insieme su questa terra…" 
 
Di tutto questo discorso don Pezzi distilla poche cose: 
  • La persecuzione, tanto amata ed invocata dai neocatecumenali ed ora confermata a suo parere dalle dichiarazioni del Cardinale; 
  • La missione del Cammino Neocatecumenale, che egli dichiara essere 'molto attuale' visto che "in Germania e in Olanda hanno già cominciato a fare delle carceri per chi viola il tempo di quarantena; chi viene trovato al di fuori viene messo in prigione per 12 giorni, vera prigione, perché imparino a rispettare le leggi" (non si capisce quale debba essere la missione del Cammino, e perché riguardi le regole di chi viola la quarantena). 
  • L'unità della Comunità: "In questo contesto comprendete il nostro insistente invito a rimanere uniti alla propria Comunità per la celebrazione della Parola e la partecipazione all’Eucarestia e le convivenze" dice don Pezzi "per poter affrontare insieme il duro combattimento che ci attende."(...) 
Ribadisce il don ex comboniano: "siamo in tempo di guerra e dobbiamo aiutarci. Nella guerra si rischiava anche, non dico di trasgredire le regole elementari però di fare di tutto." 
Cosa vuole dire? Bisogna trasgredire le norme imposte dal 'pensiero unico', come la quarantena? 
Per don Pezzi lo 'stato di guerra' impone un 'rischio', quindi probabilmente sta invitando le Comunità a fregarsene di norme sanitarie quando si rende necessario 'essere uniti con la Comunità'. 
E non ci sono scuse di sorta! 
 
"Alcuni responsabili ci hanno riferito che questo “se non è possibile” è pericolosamente interpretabile con problemi logistici, altri con impegni di lavoro o familiari, altri ancora con problemi pratici o di stanchezza, o di pigrizia". 
 
Certo! Non c'è stanchezza che tenga, nello stato di guerra permanente che si vive in Cammino! 
'Stato di guerra', 'rischi', 'persecuzioni', 'carcere'... 
Non basta l'amore a tenere le persone strette al Cammino neocatecumenale: sono necessari l'obbligo, la paura del mondo e, per sfuggire al Grande Reset che viene in un prossimo futuro dalla Cina o dall'America, incappano nel Kiko Reset che da 50 anni viene dalla parrocchia kikizzata sotto casa. 
 
Dopo aver raccomandato di 'non demonizzare internet' ("abbiamo visto delle comunità che hanno demonizzato internet, proibito di usare internet per connettersi: abbiamo richiamato queste comunità") perché internet può servire, ma solo per mantenere l'unità della Comunità ed evitare defezioni dal Cammino, il don Pezzi chiarisce ancor meglio il proprio assunto:
 
"Anni fa è apparsa un'applicazione Facebook, per cui molti giovani delle comunità hanno iniziato a scambiarsi messaggi con altri giovani, non solo della propria comunità, ma anche di altre e si crearono piccoli gruppi di amici virtuali, molto dannosi per l'unità della comunità. Kiko in quella occasione invitò i giovani del Cammino a rimuovere questo programma dai telefonini, per il bene dei giovani e della propria comunità". 
Un programma che mette in contatto all'interno della Comunità e solo per gli incontri prescritti dall'alto può essere accettato: un programma invece che crea amicizie tra giovani di diverse comunità è ALTAMENTE SCONSIGLIABILE, al punto tale da essere proibito. 
 
Finita la crociata contro Facebook, ormai estesamente utilizzata al punto da pullulare di pagine e di gruppi neocatecumenali, per la GMG, per gli incontri vocazionali, per i Seminari, ora parte la crociata contro Instagram. 
 
"Un padre ha recentemente scritto una lettera dicendo che sono programmi che nascondono molte trappole nascoste agli utenti, ignote anche ai genitori, ai catechisti e ai Presbiteri. Ci sono anche dei presbiteri che usano Instagram per inviare messaggi di evangelizzazione, ma attenzione, che i giovani ti guardano e dicono, se quello sì, perché non io? Questo padre di famiglia ci ha descritto le conseguenze devastanti della propria figlia sedicenne, che è diventata dipendente e di conseguenza si è chiusa da ogni relazione con parenti e colleghi. Dopo un'indagine dei catechisti si è scoperto che diversi giovani delle comunità, anche alcuni sacerdoti e catechisti lo utilizzano senza essere consapevoli dei danni che l'uso di questi programmi può causare a bambini e giovani." 
 
Non c'è niente da fare: i vertici neocatecumenali continuano a trattare i propri adepti come fossero dei poveri cretini. 
 
I neocatecumenali
NON usano Tik tok
Da vietare ai Seminaristi l'uso dei computer e dei cellulari, sono passati non solo a utilizzare con disinvoltura Zoom, Whatsapp, Facebook, YouTube, ma a obbligare i propri aderenti ad utilizzarli per restare in contatto con la Comunità. 
 
Però la loro ossessione demoniaca deve sempre identificare un pericolo, un Grande Nemico: ora lo è Instagram e, sull'onda delle ultime notizie di cronaca, la piattaforma Tik Tok. 
 
"In questo anno di confinamento sono aumentati i programmi televisivi di fantasia, fantascienza, maghi e magie, giochi e realtà virtuali che alienano le persone, e impediscono di pensare con la propria testa": 
certo, è preoccupante, ma guai se i catecumeni cominciassero davvero ad usare la propria testa! 
Sarebbe la fine per il Grande Reset neocatecumenale.
 
Per questo il nostro povero don Pezzi si deve districare fra i software 'obbligatori e santi' perché tengono appiccicate con lo skotch le loro traballanti comunità, e quelli 'demoniaci e pericolosi', quelli da vietare e su cui scatenare le 'indagini' dei catechisti in comunità. 
Fra l'altro se la prendono sempre con le applicazioni più vecchie, ed anche più sicure e controllate, che i giovani ormai non usano più... 
 
Seguendo le indicazioni della Conferenza Episcopale, alla fine don Pezzi invita a dare il segno della pace ai i fratelli guardandosi negli occhi e facendo un inchino. Specifica di fare l'inchino solo al vicino di sedia se no, con le abitudini invalse in Cammino, immaginiamo le capocciate che sarebbero risuonate per tutta la sala tra quelle zucche vuote!

venerdì 24 gennaio 2020

Menzogne e dipendenze neocatecumenali (dalla Convivenza di Inizio Corso 2019/2020)

Torniamo un poco indietro, alla convivenza di inizio corso 2019/2020, per mettere in evidenza un altro significativo trasformismo kikiano, falso maestro dalla promessa facile.

Non è cosa di poco conto, poiché Kiko ha costruito, negli anni e su questo, uno dei connotati più caratterizzanti del cammino che non pochi disastri ha prodotto! Parliamo della sbandierata autosufficienza del percorso che, se ben fatto, comporterebbe per l'adepto la soluzione unica, la infallibile ricetta per ogni patologia e malattia della sfera psichica e spirituale. Sappiamo bene quali disastri e quanto dolore questa falsa convinzione, profondamente inculcata nei camminanti, ha causato nella vita di persone affette da serie patologie psichiatriche ad esempio, che sono entrate in cammino. Negli scrutini venivano ogni volta appellate dai catechisti: "uomo/donna di poca fede!". Venivano espressamente invitati a lasciare le medicine e a non recarsi più da specialisti, psicologi o psichiatri, come segno di aver creduto al Kerigma, perché "Il cammino solo basta!" ("Dio solo basta" diceva Santa Teresa d'Avila; come sempre e diabolicamente il Cammino si appropria), l'obbedienza ai catechisti basta, credere al Kerigma cambia la vita, ti sana, ti guarisce" .
Tu non guarisci? È perché tu non credi!
E lì il malcapitato a sforzarsi di ascoltare con tutte le sue energie, ogni volta stando peggio di prima. Additato dai fratelli saccenti, forti della parola dei profeti, come uno che non ha fede. Fatto oggetto del disprezzo dei catechisti, ogni volta che era il loro turno di dare, con infinita pena, la propria esperienza davanti a tutta la comunità nei vari passaggi, per ritrovarsi puntualmente "massacrati" a dovere. Alcuni hanno imparato col tempo a mentire per salvarsi! Medicine di nascosto, medici di nascosto; a meno che non li smascherasse il coniuge che, contestualmente, si trovava con la risposta pronta alla successiva domanda di rito: "Qual è la tua croce?"; gratis aveva bell'e pronto metà scrutinio!

Poveri fratelli fragili, nelle grinfie dello spietato cammino neocatecumenale!
So di chi ne è morto, di chi si è lasciato andare. Ma, come sempre, anche se i fatti puntualmente li smentivano nelle loro false teorie, valeva solo la loro parola al di sopra di tutto.
Quanto dolore!
Mario Pezzi
a caccia di "ispirazioni" improbabili.
Questa la premessa per capire il passo successivo: un breve brano tratto dalla catechesi del padre Mario Pezzi, a proposito delle "dipendenze".
Se egli invita espressamente i fratelli a "non scandalizzarsi" del fatto che proprio loro, ossia Kiko stesso e i profeti da lui investiti, suggeriscano ai fratelli affetti da "dipendenze" di rivolgersi a comunità di recupero, oltre che a fare il cammino, è perché il Neocatecumenato kerigmatico si è clamorosamente dimostrato insufficiente. Ancora una volta, si smentiscono clamorosamente da soli!
Con espressioni del tipo: "Ma non ti basta il Cammino? la Parola? l'OBBEDIENZA?" Ci hanno martellato per anni ma, con ogni evidenza e se ne sono resi conto anche loro: non ha funzionato affatto! (Excusatio non petita…)

Questo solo non basta ma è anche la prova che, evidentemente, il fenomeno ha assunto dimensioni tali da sfuggire del tutto al loro maldestro controllo e questo è accaduto per una delle dipendenze più penose: quella dalla "pornografia" con tutti i disordini sessuali che comporta.
Mi viene in mente una cosa che sempre Kiko ripeteva quando (cosa che capitava neanche tanto di rado già tanti anni fa, quando frequentavo assiduamente tutte le riunioni degli itineranti) un pezzo grosso - catechista responsabile di zona o presbitero in equipe itinerante da decenni - cadeva in peccati di lussuria, dando tremendo scandalo come ben si può immaginare (scandali MAI gestiti nella verità, gettati addosso alle vittime con la giustificazione "santa"(?) che "altrimenti si distrugge il cammino!").
Kiko diceva in questi casi: "Nascosta superbia, manifesta lussuria!". Che uomo sapiente!
Sì perchè amava accusare i suoi fedeli generali di essersi montati la testa grazie a lui che li aveva fatti grandi. Senza vedere - tipica cecità neocatecumenale - che egli stesso era e in modo incontestabile il primo e supremo "Re della Superbia".

Ebbene, richiamo questa frase kikiana - che non so da dove egli abbia preso, sempre dai suoi soliti Padri del Deserto non meglio identificati - per concludere coerentemente: giusta punizione, legge del contrappasso per lui e per il suo super "potente cammino": ricettacolo di superbi e presuntuosi senza pari.
Per parlare così il piccolo Mario Pezzi, Kiko consenziente, significa che più passa il tempo e più stanno inguaiati di brutto!

Citiamo dunque dalla "Convivenza di inizio corso 2019/2020"
Alcuni dicono: ma non ti basta il cammino? Non ti basta la Parola di Dio? Obbedisci a noi e non vedere più pornografia e non sanno che sono ammalati, che hanno bisogno come tutti gli ammalati di un aiuto ulteriore, complementare. Il fatto di frequentare il cammino fedelmente e una volta alla settimana si trovano per aiutarsi vicendevolmente per uscire dall’inferno, questo va molto bene e non dobbiamo scandalizzarci. Per i fratelli del cammino neocatecumenale che sono caduti in questo precipizio è indispensabile continuare il cammino e allo stesso tempo frequentare un gruppo di recupero che normalmente si svolge una volta la settimana. [pag.46]
Chiesa, cos'altro aspetti per intervenire?
Riporto qui sotto alcuni commenti dei nostri lettori, per stimolare ulteriormente la discussione.


  • da: Porto
Il guru afferma con enfasi che il Cammino è un mondo ideale, che i camminanti sono felici, perché non conoscono malattie (beati loro!), non conoscono litigi, contrasti, quasi che vivessero il paradiso già qui sulla terra. La verità è tutt’altra: per mia esperienza e per esperienza di praticamente tutti quelli che scrivono qui, la realtà del cammino è molto diversa. È un luogo dove dei cosiddetti “fratelli” si ”scannano” a volte davvero per delle stupidaggini assurde, dove i frustrati pensano di poter scaricare tutta la loro frustrazione sugli altri, perché loro sono peccatori e gli altri DEVONO perdonarli.

Ho visto coppie litigare come pazzi per i soldi, altro che!! Ho visto persone troncare rapporti con fratelli e sorelle di sangue che non erano in cammino sempre per questioni di soldi, spesso legate all’eredità. Altro che, caro Kiko! Del resto chi ha bisogno di sbandierare ai quattro venti la sua “felicità”, di solito lo fa per mascherare che felice non è per niente.

E che il Cammino non sia affatto un mondo ideale, lo dimostra già l’argomento principe della convivenza: le dipendenze.

A questo proposito, sono d’accordo con Luca: al guru non importa un fico secco delle persone. Se hanno tirato fuori l’argomento e gli hanno dedicato addirittura una convivenza, significa che i casi di dipendenze sono molto più numerosi di quanto loro stessi ammetterebbero mai… e se credono si debba fare qualcosa per almeno arginare il problema, è solo per non “sporcare” il supposto “buon nome” del cammino. Del resto con famiglie ultra numerose e spesso disfunzionali, è abbastanza normale che i figli vadano allo sbando…

Riguardo poi ai soggiorni alla Domus riservati ai ragazzi con dipendenze, ho conosciuto due ragazzi che ci sono stati e un terzo che si accingeva a partire. Avevano delle dipendenze, ma abbastanza lievi, diciamo così (si facevano le canne un po’ troppo spesso), e soprattutto non sapevano cosa fare della loro vita. Di fatto mi hanno detto che durante l’anno alla Domus avevano lavorato come pazzi tutti i giorni tutto il giorno come facchini, camerieri, addetti alle pulizie, inservienti a vario titolo, ecc. ecc. non ricevendo per tutto il lavoro nessun compenso, ma solo vitto e alloggio (il vitto consisteva in quello che avanzava dalle cene degli ospiti). Insomma, di fatto questi ragazzi che dovevano guarire dalle dipendenze erano addetti alle pulizie a costo zero. E tutti i soldi che fanno pagare ai camminanti per soggiornare alla Domus alla “fine” del Cammino dove vanno a finire? Allora le tasse le devono pagare solo gli altri? (“Paghi le tasse?” è la domanda di rito che viene posta ai Camminanti durante lo scrutinio del secondo passaggio).
Infine, mentire sapendo di mentire è normale per un camminante ossequiente che voglia difendere il Cammino a tutti i costi. In sintesi, è la cifra distintiva del Cammino.




  • da: Mav
il Cammino Neocatecumenale… si stanno avviluppando sempre peggio su se stessi… auto referenziali in modo spocchioso…
Una novità se volete c'è… ed è MOLTO interessante… ed è tutto il pistolotto sulla dipendenza

Pax sa bene che gli specialisti sono sempre stati visti come "Satana" dal Cammino Neocatecumenale… e ora invece… li elogiano… sono improvvisamente diventati necessari...

Prima il mantra era: fai il cammino e guarirai da tutto, e cari miei so di che parlo, ho gente sulla coscienza, e di questo chiedo misericordia a Dio, molto di più che delle mie "bravate" personali.
Quindi questa "bellissima" catechesi di P.Mario è la certificazione nero su bianco del fallimento del Cammino Neocatecumenale, loro diranno è cambiato il mondo etc, ma non è così, hanno fallito, ed ora fanno la fila nei centri di recupero, con gli specialisti del Cammino, ma sempre centri di recupero… insomma adesso i neocatecumenali entrano nelle stanze… non più le salette… per fare il nuovo giro di esperienza: "ciao io sono Mario" "ciao Mario" "e sono dipendente dalla pornografia e dalla masturbazione" "applauso" e poi giù a raccontare ed ascoltare… per essere CURATO, e ci volevano 50 anni per capirlo, la superbia di Kiko e Carmen e del buon Mario che oggi fa lo "scienziato", ma dove cazzo era in questi 50 anni.

Che delusione, che profonda delusione, ma loro neanche capiscono… vediamo il contraccolpo di questa catechesi… sui "vecchi"... su quelli che "il cammino ( badate bene il cammino e non Dio) ti guarisce da tutti i mali"…
…che agisce per noi!
Se non funziona è perché
"tu non hai creduto al nostro kerigma!"




  • da: LUCA
Udite Udite !!!
Dopo averci salvato dal Gender, dalla Omosessualità, dopo essere stati gli UNICI ad avere tutelato la famiglia, ora Kiko & C., ci salvano anche dalle dipendenze dal sesso.

Prima invitavano alla continenza, ora entrano nei gruppi di recupero, anzi meglio, formano dei propri gruppi di recupero?
Ma come, hanno sempre detto che gli esperti, i psicoterapeuti, i psicanalisti, gli psicologi non capiscono niente ed ora sono loro che li raccomandano ai loro adepti?
Vuoi salvarti dalle dipendenze?
Facile, basta obbedire a Kiko ed ai suoi catechisti.
Il cammino neocatecumenale: la cura a TUTTO.
Prima però devi toccare il fondo, perfette sintesi Kikiana, loro dicono che: “per esperienza prima di risalire devi toccare il fondo”.
Ma questo è quello che fanno da una vita, il Cammino si basa sul far toccare il fondo alle persone.
Anni e anni a scendere nei tuoi peccati aspettando una risalita che non avviene MAI !!!!
Perché il Cammino sa fare solo la discesa, non sa nulla della salita, non è proprio capace di portare ad essere autonomi e felici, perché se rendi la gente autonoma e felice poi se ne va dal cammino, come è giusto che dovrebbe essere, quindi niente autonomia e niente felicità ma cammino FOR EVER.


Nota 60 del testo della convivenza inizio corso 2019/2020:
Ci sono diversi gruppi di recupero dalla dipendenza alla pornografia. Molte diocesi hanno già organizzato diversi gruppi di ispirazione cristiana. Per indirizzare un fratello del cammino ad un gruppo, bisogna informarsi bene se sia conveniente. Ci sono diversi percorsi di recupero: è necessario informarsi.
Fantastica nota 60, qui c’è tutto il Cammino: parecchie diocesi lo fanno ma “è necessario informarsi”.

Meglio aderire ad un gruppo di recupero del Cammino, così si prendono due piccioni con una fava, si recuperano persone e si aumentano gli adepti… grande Kiko sei FANTASTICO !!!

Dopo il post-cresima gestito in esclusiva dai suoi fedelissimi “padrini” neocatecumenali, le 100 piazz(at)e con gli incontri nelle case gestiti dai laici e lontano dai sacerdoti e dalla Chiesa, ora punti sui gruppi di recupero, ma non ti vergogni neanche un po’????
Ragazzini, odiatori di preti, sesso-dipendenti, Kiko stai raschiando il fondo del barile, mi fai davvero pena, sei disposto a tutto pur di non mollare il tuo miserabile “piccolo” regno terreno.


  • da: Libera mente semper
    Si vede che nel Cammino Neocatecumenale, come nel mondo, hanno riscontrato diversi casi di dipendenze dal sesso…
    Ed ora cercano di correre ai ripari, dopo 50 anni!
    Il castello di sabbia si sgretola molto più velocemente del previsto…


    • da: LUCA
    Secondo me a Kiko & C. non frega nulla delle dipendenze della gente, in fondo loro sono i "creatori" e portatori della Madre delle dipendenze: il cammino neocatecumenale.

    A questo serviranno lo stuolo di psicoterapeuti,psicanalisti e psicologi neocatecumenali.
      Traghettare gli afflitti, dalle loro piccole dipendenze al "Signore" delle "DIPENDENZE": il cammino neocatecumenale.