lunedì 19 maggio 2014

Kiko: "il titolo non conta nulla da noi, che siano preti, frati, suore o vescovo"

Articolo di Raul Löbbert (4 maggio 2014) comparso su Christ und Welt del Die Zeit.
Traduzione a cura di Valentina. Evidenziamo alcuni passaggi.


IL CAMMINO DEI KIKOS

Il Cammino Neocatecumenale è uno dei movimenti più potenti del cattolicesimo.
Gli ex membri accusano il Cammino di pratiche settarie.

· Lo scandalo

Imbarazzante girotondo dei vecchietti:
obbligatorio nel Cammino Neocatecumenale
Il Cardinale Meisner, arcivescovo di Colonia, si ritira. Conclude la sua esperienza di arcivescovo con una frase detta ad un gruppo neocatecumenale che è stata come una bomba. "Una delle vostre famiglie vale come tre famiglie musulmane". Avesse voluto offenderli, non avrebbe potuto fare di più. Il portavoce islamico ha paragonato il cardinale a Sarrazin (uomo politico simpatizzante di Le Pen in Germania, ndt). Il governo federale si dissocia dalle "idee personali di un'autorità ecclesiastica". Il video spopola su internet. Quali erano le "vostre famiglie"? A chi si riferiva Meisner? Che cos'è il Cammino Neocatecumenale?

Per un giornalista non è facile investigare sul Cammino Neocatecumenale. Non ha nessun "addetto stampa" né "rappresentante ufficiale" in Germania. Le sue strutture sono sconosciute così come i suoi rituali. C'è chi ha fatto sull'argomento una tesi universitaria, una sola, concludendo che si tratta di uno dei movimenti più potenti del cattolicesimo.

Il Cammino è nato in Spagna a metà degli anni '60 e Paolo VI, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI l'hanno promosso. Oggi ci sono 20.000 comunità in 1300 diocesi, probabilmente un milione e mezzo di seguaci. È un'organizzazione laicale che ha costituito dei suoi propri seminari, come gli è stato concesso per diritto canonico da Giovanni Paolo II. I seminari sono 100 in tutto il mondo, due di questi in Germania.

Seminario kikiano R.M.
Però a parte la storia gloriosa del Cammino, c'è quella dolorosa che viene raccontata su Internet. Si dice che i suoi adepti sono manipolati, obbligati a generare molti figli per creare dei cristiani d'elite e rivoluzionare la Chiesa. Il messaggio è chiaro: il Cammino è qualcosa che non dovrebbe esistere: una setta all'interno della Chiesa.

Ma cosa c'è di certo nelle voci? Quale Cristo annuncia il Cammino? Per due mesi ho cercato di scoprirlo, ma mi sono trovato davanti al silenzio opposto dai seguaci del Cammino, che non vogliono parlare, rifiutano la trasparenza ed hanno paura, perché in un mondo secolarizzato non viene affatto compreso, come ha scritto una ex adepta in una mail, il fatto di essersi associati ad un "gruppo estremista".

Così ho cominciato la mia ricerca nel mondo che è il contrario del silenzio, in mezzo ad un affollarsi di parole che ignorano del tutto le leggi di logica, sintassi e di costruzione del discorso. Mi sono imbattuto in internet nel video con Meisner. Non era quello con la dichiarazione dello scandalo. Qui Meisner aveva un ruolo minore; la parte del leone la faceva un signore che presentava un libro dal titolo impegnativo "Il Kerigma nelle baracche tra i poveri".

Nel libro si legge "Le cose devono essere come dico io, le famiglie come dico io, il lavoro come dico io, la comunità come dico io. Tutto come dico io". E ancora "Parlo in nome di Dio. Per voi io sono un angelo". E così come scriveva, quell'uomo parlava; gridando, gesticolando, rosso in volto, lanciando in mezzo al pubblico, come fossero pietre, parole come "peccato, pagani, inferno, demonio". E Meisner? Il cardinale, che in altri casi tollera l'autorità solo di Dio o del Papa, stava seduto in basso e guardava in alto verso lui, verso Kiko.

Sigari pagati dai fratelli di comunità
per poter abbindolare i vescovi
· L’iniziatore

Senza Kiko Argüello il Cammino non esisterebbe. Con i suoi 75 anni ne è il fondatore. In tutto il mondo le comunità Neocatecumenale cantano le sue canzoni. Tutte le icone esposte nelle eucarestie del sabato le ha dipinte lui. Persino le sedie su cui si siedono i suoi seguaci le ha disegnate lui. Kiko è il principale catechista del Cammino. Quello che lui dice viene diffuso e annunciato nella comunità ma tenuto nascosto al pubblico. La sua apparizione del 24 gennaio è anche qualcosa di unico: una vista nella testa di Kiko.

Peccato che quella sera racconta solo quella che è la sua leggenda: il giovane Kiko, nella Spagna di Franco, era un pittore apprezzato. Conduceva una vita dissoluta ma non se ne rendeva conto. Pensa al suicidio. Gli appare la Madonna. Con la chitarra e la Bibbia va in un quartiere povero di Madrid.
Si stabilisce là, canta le sue canzoni e intorno a lui si raccolgono i poveri. Nasce la prima comunità. Si unisce a lui una suora che ha lasciato la veste, Carmen Hernandez. Lei e Kiko sono i leader del Cammino.

Insieme, nominano le “Famiglie itineranti”. Viaggiano nei paesi dove il Cammino non è ancora diffuso. Si incontrano con i vescovi, fondano nuove comunità e nominano catechisti. A questo scopo, hanno bisogno di sacerdoti che siano vicini al Cammino. Perciò aprono nel 1988 il primo seminario del Cammino a Roma.

Povertà di Kiko, cioè
impoverimento dei kikos
Ma tutto è cominciato nelle baracche di Madrid. Ci sono le foto di quel periodo. Esse ci mostrano un Kiko magro e barbuto. Vive in una baracca solo con l’amore di Dio. Kiko suona la chitarra e canta canzoni dedicate a Maria ai poveri.

Canta anche oggi, 24 gennaio, a Colonia. Con la musica comunica con le persone che vogliono credere ma sono lontane dalla Chiesa. Spesso come Kiko ci sono giovani che sono in crisi e cercano sostegno spirituale ma si sentono allontanati da istituzioni fredde e infeconde. Proprio come Agnes Junge.

· La fuoriuscita

Agnes ha camminato 15 anni e se ne è andata 8 anni fa. È l’unica fuoriuscita che ha avuto il coraggio di incontrarmi. Non vuole si sappia dove vive. Quando sente parlare per la prima volta del Cammino, è in crisi esistenziale. Si è convertita dal protestantesimo ed è alla ricerca di Dio. La Messa della Domenica non le diceva granchè. Parla con il suo sacerdote, che le dice che c’è qualcosa di nuovo, di diverso.

In quel posto si suona la chitarra durante la messa, si fa la comunione mangiando pagnotte e bevendo il vino e alla fine si balla intorno all’altare, che si trova al centro di una stanza piccola e calda, non in una chiesa fredda e arida.

L'UFO di Porto San Giorgio,
progettato da Kiko Argüello
Per sei settimane Agnes segue il corso iniziale con il sacerdote e l’equipe dei catechisti.

Alla fine vanno tutti in un ostello della gioventù e scelgono una coppia di responsabili che rappresenta i catechisti quando non sono presenti. Così nasce la Comunità. Il cammino consiste nella preparazione dei cristiani primitivi al Battesimo, il Catecumenato, diviso in fasi, con riti di passaggio e scrutini finali.

Non è chiaro quanto duri il Cammino. Possono passare decenni prima che una Comunità rinnovi il proprio Battesimo nel Giordano. Agnese Junge non ci è mai arrivata. E con il Cammino ha perso tutto: amici, soldi, la fede nella Chiesa ma soprattutto la fede in Kiko, il cantore dei poveri.

· Una donna racconta gli esorcismi

Dal momento in cui, alla fine degli anni 60, il Cammino lascia le baraccopoli per espandersi a Roma, viene bersagliato dalle critiche. In Spagna i fuoriusciti hanno organizzato addirittura dei forum su Internet.

Il Cammino in Germania conta 90 comunità, 5 a Colonia, piuttosto piccole. Ma anche qui si registrano degli abbandoni.

Dipinti di Kiko Argüello a tema religioso,
su cui i neocatecumenali devono pregare
In una testimonianza una donna ha riferito che, durante gli scrutini, vengono fatti degli esorcismi. Ha avuto così tanta paura da dover correre in bagno per due giorni. “Avevo 20 anni”.

Una testimonianza dalla Spagna: “Ho dovuto stare di fronte alla comunità, rosario tra le mani, sguardo rivolto al cielo. Il catechista mi chiedeva se rinunciavo al diavolo e io dovevo ripetere. Poi ognuno doveva dire la sua opinione su di me per umiliarmi”.

Durante gli scrutini non si deve solo rinunciare al diavolo ma anche abiurare agli idoli. “L’idolo è qualsiasi cosa si metta in concorrenza con Dio” dice Agnes Junge. “Può essere l’automobile o la collezione di dischi”. Ma di solito l’idolo è il denaro, Mammona. E ci si può arrivare solo con grandi sacrifici economici.

· Quel Conto Corrente deve essere chiuso

In un forum spagnolo una donna racconta di essere stata obbligata a chiudere il proprio conto corrente. Così non ha potuto continuare con gli studi. Nella comunità di Agnes in occasione di uno scrutinio sono stati raccolti 60.000 euro.

Sedia in plastica trasparente
progettata da Kiko appositamente
per le terga dei presbìteri R.M.
Poi ci sono le raccolte periodiche e le decime poiché, raggiunto un certo stadio del Cammino, si deve dare regolarmente la decima parte del guadagno lordo.

Di tutto ciò che viene raccolto, gli adepti non sanno quanto ne venga impiegato in progetti concreti o introitato dal Cammino stesso, nè si possono fare troppe domande. Anche se nel cammino si sottolinea sempre la libertà del singolo, non viene mai messa in dubbio l’obbedienza ai catechisti ed alle loro decisioni. Kiko dice “Dove non c’è l’obbedienza ai catechisti, non c’è il Cammino”. Il catechista ha un enorme potere, conferma Agnes.

Questo potere cresce nella misura in cui uno prende sul serio la conversione predicata da Kiko e abbandona la sua vecchia vita, gli amici, gli hobbies, l’ambiente sociale. Due volte alla settimana la comunità si riunisce per il culto. Poi ci sono le preparazioni ed ogni sei settimane un giorno di convivenza. Oltre a ciò, le famiglie in Cammino vivono la loro fede anche in casa, con la preghiera delle Ore e la Veglia fino alle 3 di notte. Tuttavia il precetto più importante è quello di “essere aperti alla vita”. Sono proibiti sterilizzazione, contraccezione e anche i metodi naturali (calcolo dei giorni fertili).

· Pressione sulle donne in gravidanza

“Una donna era incinta” ricorda la Junge “aveva già perso un figlio con un aborto spontaneo ed era probabile che il successivo potesse avere una disabilità”. La comunità ha esercitato pressione sulla donna perché lo tenesse. In modo sottile.

Ogni fedele deve dare la propria testimonianza, di fronte alla Comunità, di come il Cammino ha cambiato la sua vita. Cosicchè tutti sanno i segreti degli altri. Ciò assicura, nella dinamica di gruppo, che ciascuno sia di “supporto” all’altro per non allontanarsi dal Cammino.

Pagliacciate neocatecumenali:
simulazione della "cena ebraica"
“Il giorno dello scrutinio consente un facile contro-interrogatorio”. Chi non viene ritenuto pronto per lo stadio successivo viene respinto e deve aggregarsi ad un’altra comunità. La donna in ogni caso portò a termine la gravidanza. “Il bimbo nacque morto”:

Anche sui problemi coniugali la Comunità è ben informata. Di solito si verificano quando un coniuge è in cammino e l’altro no. “Vuol dire che hai fallito nella tua missione”.

Ma anche le coppie del Cammino vanno in crisi. Una coppia molto giovane si voleva separare. Ma naturalmente il divorzio non è ammesso. Così arrivarono i loro parenti e fecero pressione sui bambini perché si allontanassero dai genitori infedeli al cammino. Così è successo.
I genitori rifiutano il colloquio con me. Se non altro, hanno ripreso di nuovo i contatti con i figli. I nipoti invece non possono ancora incontrarli da soli.

Agnes si era accorta di tutto ciò. Perché non ha abbandonato il Cammino? Afferma che il Cammino era la sua vita. Lì trovava un indirizzo, gente che si interessava a lei. Perciò non se ne è andata, anche se dentro di sè aveva preso le distanze.

Autoritratti dell'iniziatore
Kiko Argüello
Il distacco cominciò con la visita di Kiko nella sua città. Sì dice che Kiko viva da celibe e si sostenga con le donazioni. Lei  conferma che la sua comunità l'ha ospitato in una suite di un albergo di lusso e gli ha "donato" una limousineLa Junge si meraviglia: come si conciliano le limousine con la povertà di Cristo?

E se anche non fosse così, come farebbe a spiegarlo alle persone, nelle cui case deve annunciare il Cammino, e invitarli alla catechesi iniziale? Non ne poteva più, di mentire, afferma. "Ma non riuscivo ad andarmene".
Così viene fatta andar via. I suoi compagni di cammino le dicono un giorno che non deve più venire. Lei vuole telefonare ai catechisti per farselo dire da loro. La ragazza deve restituire tutte le carte. "Da allora, nessuno di loro mi conosce più". Persone che erano vicine a lei ora come nulla fosse attraversano la strada per non incontrarla. Dopo 15 anni Agnes Junge è di nuovo sola.

· Il vescovo

E Meisner, cosa dice il 24 gennaio? Dopo tutto, il Cammino può insediarsi in una diocesi solo se ha l'approvazione del vescovo. Anche nel 2012 Meisner in una lettera aveva raccomandato ai suoi sacerdoti di "provare con benevolenza" le catechesi plurisettimanali del Cammino.

Simboli massonici (l'occhio del cuore)
in un dipinto di Kiko Argüello
Negli anni 80 è Meisner, come egli stesso ricorda nel suo discorso, ad incontrare per primo il Cammino a Berlino. Più tardi, egli ricorda, aveva ricevuto dal Cammino 60.000 marchi. Il cardinale si chiede: da dove vengono i soldi? Quando sente che sono stati raccolti come rinuncia agli idoli, Meisner è così colpito che spontaneamente dimezza il proprio conto. Quali erano gli idoli? Meisner si sente rispondere: "La polizza-vita e i nostri libretti di risparmio".

Più e più volte, afferma, ha dovuto prendere le difese del Cammino che veniva criticato in Vaticano.
In partitolare, le catechesi di Kiko e gli aspetti particolari della liturgia. I critici del Cammino accusano i suoi membri di essere eretici o protestanti. Fra tutti i vescovi italiani il più critico verso il Cammino è stato il defunto arcivescovo di Milano, Carlo Maria Martini. Quando a Roma ha udito queste critiche, Meisner ha risposto che dietro il cammino c'è "la forza della fede dei coniugi che mettono al mondo dieci figli". E così chiudeva la discussione.

Ma anche a casa sua, a Colonia, le critiche inseguono il cardinale. Anni fa partecipa a una riunione di un consiglio parrocchiale. Lì si lamentavano che il Cammino si isola e divide la comunità parrocchiale. Discredita i cattolici impegnati definendoli cristiani della domenica. Allora Meisner diagnosticò il "vero" problema: "Se si prende sul serio la fede cattolica, allora la paura ci rende dei cristiani a metà".

"Tabernacolo a due piazze": Kiko
fa mettere il Sacramento e il Libro
nello stesso contenitore...
· Il servizio anti-sette tace

Erika Lucks, presumibilmente, è una di questi "cristiani a metà". Come Agnes Junge, il suo è uno pseudonimo. È la sua parrocchia, quella dove parlò Meisner.

A suo tempo aveva chiamato il Servizio anti-setta per appurare o suoi sospetti sul cammino.
Un consulente anti setta disse che non poteva dire nulla sull'argomento. Lavorava infatti all'arcivescovado.

Un suo collega si dimostrò molto più efficace nella diocesi di Monaco nel 2003. Dichiarò infatti in un'intervista che il Cammino neocatecumenale aveva tendenze settarie. La diocesi di Monaco ritirò al consulente anti setta ogni autorizzazione ad indagare sul cammino. Nonostante alcune telefonate la invitino a riflettere, la Lucks richiede un colloquio l'arcidiocesi di Colonia. Nonostante sappia di essere stata lei stessa screditata. La Lucks, dopo il quarto figlio, si era fatta sterilizzare.

Nel suo discorso, Meisner aveva citato un caso simile. Ricordava che una donna gli si era avvicinata.
Dopo un aborto spontaneo, si era fatta sterilizzare, ed ora era preoccupata per la “apertura alla vita” richiesta dal Cammino. Questa la sua conclusione: "Se prendo sul serio la fede, posso anche aver fatto degli errori, che però mi incoraggiano a elevarmi ad un livello più alto". Erika Lucks non poteva salire a quel livello. Abbandonò la sua parrocchia. Dopo vent'anni quasi non le fa più male.

Bimah ebraica in un
seminario neocatecumenale R.M.
· Celebrazioni

Ma oggi come oggi, quant'è elitario il Cammino? Le catechesi di Kiko sono ancora segrete.

Una volta il Cammino ha convocato una conferenza stampa in Spagna, dopo l'approvazione degli Statuti con Benedetto XVI. Prima Kiko obbligò i giornalisti a dire il Padre nostro. Poi cercò di convertirli. Da noi questo non potrebbe succedere.

I coniugi responsabili del Cammino a Colonia hanno rifiutato ripetutamente di parlare con me. I Seminari di Bonn e Berlino hanno, se non altro, giustificato il proprio rifiuto. Ma: "Non può esserci benevolenza senza comprensione".

Per quanto riguarda le celebrazioni del sabato sera debbono, per disposizione del Vaticano, essere aperte agli ospiti. Ad una giornalista che voleva assistere ad una Eucaristia a Düsseldorf, capitò di sentirsi dire che "i giornalisti non sono ospiti". E cosa dire di Colonia, cosa di St. Marien in Nippes? È la parrocchia nella quale, 20 anni fa, i cattolici si ribellarono. Io vivo lì. Ho il diritto di frequentare l'Eucaristia del Cammino. Però ho anche la coscienza sporca. Ho usato un falso nome. Altrimenti, sarei stato buttato fuori.

Kiko all'ambone con crocifero e candelieri.
Cioè: il laico che crede di essere un vescovo...
· Risolvere problemi coniugali

Sull'homepage della parrocchia, non c'era scritto dove e quando si tenessero le celebrazioni comunitarie. Solo con una telefonata all'ufficio parrocchiale ottenni le informazioni. Nel punto di ritrovo c'erano molte persone occupate a portare fiori.

Fui salutato dalla coppia che per tante volte aveva rifiutato di concedermi un colloquio. Erano sorpresi di vedere un ospite. La donna immaginò "Era nella lettera del parroco". Poi sibilò a uno di quelli che portavano fiori "Dovrebbe andare fuori".

Poi mi parlò dei suoi problemi coniugali e di come il Cammino l'aveva aiutata a superarli. Mi presentò un signore con i capelli a spazzola. Si presentò come Dominik e mi mostrò il luogo. In parrocchia, mi disse, portava il Cammino ai lontani.

"Se ci cerchi con Google", mi disse, "trovi un sacco di cose negative". In Spagna molti pensano che il Cammino sia di estrema destra. "Tutte scemenze". Prima di condurmi nella sala, dietro le cui porte chiuse al pubblico sì svolgeva la celebrazione, mi portò nel guardaroba. Sulla parete era appesa una lettera di Giovanni Paolo II. "Con questa ci ha riconosciuti".

"Comunione seduti":
guardate il tizio imbambolato
in attesa che scatti il segnale per
poter manducare la sua porzione
"Non proprio" dice Bernhard Sven Anuth, professore di diritto canonica presso l'Università di Tubinga. "Secondo il Diritto Canonico quella del 30 agosto 1990 è solo una raccomandazione elogiativa". Tuttavia è la prima volta che il Cammino riceve una definizione. Viene descritto come un "itinerario di formazione cattolica". Per il canonista, qualcosa di nuovo, che dimostra quanto importante sia stato il Cammino per lui e lui per il Cammino.

Una foto mostra Kiko e il papa il 24 marzo del 2000. Kiko fa visitare al Papa la sontuosa Domus Galileae, il Centro Internazionale del Cammino sul lago di Genezareth. Kiko stesso la ha progettata. Cosa fa il papa quando si trova di fronte al gruppo in bronzo sul Discorso della Montagna? È stato fuso da Kiko. Grazie a lui, ora c'è un Gesù che brilla sul lago tra le nuvole.

Come artista, Kiko interpreta la nuova evangelizzazione che il papa ha voluto fosse visibile: esteticamente, designando il Cammino come una "gravidanza per la fede", descrive la Chiesa come un corpo di donna, con il trono di vetro per capo, l'altare come stomaco, il fonte battesimale come utero;
numericamente, riempiendo gli stadi nella Giornata Mondiale della Gioventù di giovani pronti, ad una sua parola, a salire sul palco per farsi sacerdoti; politicamente, per come a Madrid nel 2007, mobilitò oltre 300.000 "difensori della famiglia cristiana" per protestare contro la legalizzazione del matrimonio gay voluta dal governo Zapatero.

La nuova Domus di Kiko ispirata dai cartoni animati
Kiko, come dimostra il suo discorso a Colonia, è uomo di molte parole. Solo che non può essere tuttologo. Kiko è più musicista che oratore. Ed anche come musicista aspira a grandi cose. Ha persino composto una sinfonia sulla "Sofferenza degli innocenti". Alla rappresentazione del 2013 davanti alla "porta della morte a Birkenau" c'erano, tra i 12000 spettatori del "Kiko live in Auschwitz", 50 vescovi e 6 cardinali.

· Kiko, un discepolo obbediente

Nonostante tutti i grandi palcoscenici, tuttavia Kiko ci tiene ad apparire come un discepolo obbediente e uomo superiore. Così convince i vescovi, soprattutto quelli di Roma. "Dalla mia esperienza" dice in un'udienza papale del 1986 "ho capito che Dio obbedisce ai suoi vescovi; lui stesso obbedisce loro".

Il suo grande impegno ad apparire sottomesso fallisce in modo ancor più grave allorché Kiko, in segreto, disobbedisce, come quando si scaglia contro i vescovi che non vogliono il cammino nelle loro diocesi o che addirittura lo mandano via, come successe a Clifton nel 1997, dove, come si evince da una relazione interna della diocesi, Kiko, riporta Christ und Welt, usò tutto un altro tono, dicendo: "Il titolo non conta nulla da noi, che siano preti, frati, suore o vescovo".

Kiko nel suo discorso a Colonia ha nominato 350 volte Benedetto XVI e una sola volta Francesco. Stavano faccia a faccia. "Sono un peccatore" ha detto Francesco. "Allora siamo in due" ha detto Kiko.
Solo che il papa ha colto l'artista in un punto molto importante.

Il 1° febbraio 2014, alla prima grande udienza con il Cammino, Francesco raccomanda di rispettare i fuoriusciti. "Il Cammino" ha detto "è una strada impegnativa. Gli incidenti sono inevitabili. Nessuno dovrebbe negare all'individuo la libertà di scelta nella sua vita spirituale".

È la prima volta che un papa critica apertamente il Cammino. Ma Francesco sa che la Chiesa non può annullare il Cammino. È diventato troppo grande, troppo potente. Quindi devono convivere con lui. E con Kiko.
Raul Löbbert, Christ & Welt (numero 19 del 2014)
(traduzione in italiano a cura di Valentina;
sottolineature e immagini redazionali)


1° febbraio 2014: Kiko indiavolato mentre protesta
lamentandosi col Papa che ancora non esiste
in tutte le parrocchie l'iniziazione neocatecumenale

sabato 17 maggio 2014

Neokatechumenat - ks. Michał Poradowski

Ksiądz Profesor Michał Poradowski: «Neokatechumenat» [testo completo su Rodzina Katolicka]

[...] W międzyczasie zaczęły się duże zmiany wewnątrz owego ruchu, a to w miarę jak przybywali zwolennicy i opiekunowie, tak iż z ruchu charytatywnego stał się rodzajem sekty religijnej wewnątrz Kościoła, o czym różni jego opiekunowie, głównie biskupi, niewiele wiedzieli, jako iż przez kierowników tego ruchu wypracowane instrukcje religijne nie zostały aż do dzisiaj opublikowane i są znane tylko wtajemniczonym, gdyż dostępne wyłącznie kierownikom owego ruchu, będąc wydane jako maszynopis do użytku prywatnego, liczący 373 stronice. Jest to tzw. "katecheza", której analiza wykazuje, że nie ma ów ruch neokatechumenalny nic wspólnego z nauką oficjalną Kościoła. Co więcej, nauka owej "katechezy", z punktu widzenia nauki tradycyjnej Kościoła, jest zbiorem najrozmaitszych herezji, głównie protestanckich.

[...] Co więcej, z powyższej krótkiej analizy jest oczywiste, że Ruch Neokatechumenalny jest zbiorem najrozmaitszych herezji, głównie sekt protestanckich ale także i gnozy oraz kabały.



Don Michał Poradowski (1913-2003), sacerdote e teologo cattolico (e prolifico autore di testi contro il comunismo, la teologia della liberazione, gli effetti della rivoluzione francese, i guai del postconcilio, le radici protestanti dell'hitlerismo, ecc.), ha pubblicato nel 1994 a Wrocław in lingua polacca il libro «Neokatechumenat», ripubblicato postumo nel 2006 dalla casa editrice Nortom in Polonia (ISBN 83-89684-06-3). Il testo del libro è ora disponibile on-line su Rodzina Katolicka.

Il libro denuncia in venti punti le ambiguità e le eresie del Cammino Neocatecumenale, basandosi anche sugli Orientamenti di Kiko (il volume di 373 pagine già mostrato da padre Enrico Zoffoli nel 1991 nel suo Eresie del movimento neocatecumenale), e giunge alla conclusione che il neocatecumenalismo è «un'accozzaglia di ogni genere di eresie... basato anche sulla gnosi e sulla Kabbalah... ed è principalmente la sintesi degli insegnamenti di diverse sette protestanti», oltre che essere radicato nella segreta convinzione che il sacerdozio (e dunque l'intera gerarchia ecclesiastica) sarebbe semplicemente «superfluo».

giovedì 15 maggio 2014

Contro la falsa idea che il Cammino sia buono "nonostante Kiko"

Benedetto XVI
Nicola, spero che tu voglia accettare ciò che ti dirò ora, anche se non ti pare corrisponda alla tua esperienza.

Anch'io ho camminato, molti anni prima di te, fino alla Redditio.

C'erano tante cose che non mi piacevano (penso quelle che tu definisci "gli estremismi" del cammino, che io qui chiamo ora "l'arsenico", mischiato al "vino buono").

Mentre io camminavo sulle acque, intorno a me i fratelli crollavano e se ne andavano (io pensavo "si vede che il Cammino non è per loro"), la mia famiglia, divisa, si andava sfaldando (io pensavo "è il demonio che agisce"), Kiko cominciava a forzare le scelte vocazionali dei giovani come me (e io pensavo: "Kiko non è il Cammino"), durante il secondo passaggio ho assistito all'umiliazione dei miei genitori senza fare o dire nulla (non so dirti, in quei frangenti, cosa pensavo, perché credo che ormai ne stessi perdendo la facoltà).

Se in quegli anni però avessi dovuto parlare della mia esperienza in comunità avrei detto esattamente ciò che hai detto tu, "esagerazioni" comprese!

Non vedevo nulla. Non volevo vedere!
Per una felice casualità ho perso i contatti con la mia comunità per un periodo. Ho ripreso a frequentare la parrocchia, come una cristiana della domenica.

Kiko Argüello
È stato così che ho capito quanto mi sbagliassi. Ho capito che non è vero che il cammino è una creatura separata da Kiko, ma che piuttosto è la sua immagine.
Che non è opera di Dio ma di mani d'uomo.
Che in cammino avevo appreso ad essere ipocrita ed insensibile.
Che lo scopo del Kiko-cammino è crearsi un'accolita di servitori, che mai sarei tornata alla Chiesa con la veste bianca, che avevo perso la mia libertà.

Ho riavvolto tutto il film e sono rimasta inorridita. Ci sono voluti anni per togliere dalla mia mente e dal mio cuore tutti i pregiudizi e gli stereotipi appresi in cammino. Anni per riconciliarmi con me stessa. Anni per perdonare ai sacerdoti del cammino. Mi fermo qui.

Cristo salva i matrimoni e le famiglie anche attraverso il cammino, hai detto tu. Il Signore agisce, è vero. E c'è chi (l'occhiuto assicuratore) spaccia i doni del Signore come l'effetto del "suo" cammino, ma nel contempo sta rubando la tua vita e il tuo capitale per i suoi "investimenti" del tutto discutibili.
E dopo trent'anni ti restituirà pochi euro.
Per fortuna però il Signore ci vuole bene!
Ricambio l'abbraccio.
(da: Valentina)

martedì 13 maggio 2014

Il Cammino è un movimento di élite

Alcune considerazioni sul Cammino Neocatecumenale del servo di Dio mons. Pier Carlo Landucci, scritte più di trent'anni fa eppure straordinariamente attuali.



Sovversione neocatecumenale:
il laico Kiko elargisce la sua
benedizione ad un sacerdote
L’opinione approssimata che, per sentito dire, avevo di questo movimento era parzialmente favorevole, ritenendo che si trattasse di gruppi beneficamente attivi e volenterosi, anche se un po' troppo autonomi e un po' fissati su alcune loro originalità liturgiche.

Ma l'accurata analisi che ho potuto ora compiere mi ha purtroppo svelato un quadro ben diverso e gravissimo. [...]

Va quindi subito notata questa qualità negativa del movimento: il segreto, l’esoterismo. Ripetutamente è scritto: "Non dite nulla di tutte queste cose". "Ciò che dirò non è perché lo diciate alla gente, ma perché voi l'abbiate come fondo, come base".

Ma sono proprio questo "fondo", questa "base" che risultano inammissibili. Quindi e i neo-catechizzandi e i superiori ecclesiastici (verso i quali i catecumenali ostentano tanto ossequio) non essendo illuminati su tale "fondo" sono ingannati. E si tratta, come mostrerò, di gravi deviazioni dottrinali e pratiche.

Nel quadro dolorosamente statico di certe parrocchie i gruppi catecumenali, con le loro attività settimanali (riunioni bibliche, preparate da alcuni membri, a turno, e lunga riunione eucaristica), con gli scambi di esperienze e l'accentuazione comunitaria delle riunioni di "convivenza" mensili, con il programmatico allenamento alla sopportazione del prossimo e al distacco dai beni, con la confessata prospettiva di essere solo in "cammino" di "conversione" da proseguire nel "pre-Catecumenato" e nel "Catecumenato" (cammino di sette anni), tali gruppi, dico, danno la buona impressione di impegno e fervore.

Ma, in realtà, è fervore o fanatismo? È frutto di grazia o di plagio? Kiko mette le mani avanti: "Non si tratta - dice - di plagiare nessuno", in quanto non viene compiuto alcun "lavaggio del cervello attraverso ragionamenti". Ma tale "lavaggio" e il "plagio" derivano invece proprio dalla mancanza di chiari ragionamenti e dal fuoco di fila di affermazioni drastiche, suggestionanti, di tono carismatico.

Ecco Kiko:
"Il cristianesimo tradizionale, come battezzati... prima Comunione... Messa domenicale... non ammazzare, non rubare... non aveva niente di cristianesimo, era uno schifo... eravamo precristiani... senza aver ricevuto uno Spirito nuovo avuto dal cielo... Ora Dio ci ha convocati per iniziare un Catecumenato, verso la rinascita"; "anche se pochi stiamo segnando una pietra miliare... facendo presente che il regno di Dio è arrivato sulla terra"; per il "rinnovamento del Concilio" ci voleva la "scoperta" del "Catecumenato"; "Abramo è la figura del Catecumenato"; "vi parlo in nome della Chiesa, in nome dei Vescovi... i catechisti catecumenali hanno un carisma confermato dai Vescovi"; "sono Giovanni Battista in mezzo a voi"; "Convertitevi, perché il regno di Dio è molto vicino a voi"; "io sto dando la vita a voi, attraverso la parola di Dio depositata in me... la spiegazione della parola la do io"; "come Mosè nel deserto siamo il vostro aiuto"; "che Gesù è risuscitato è testimoniato dagli Apostoli: ed io pure lo testimonio... garantendolo con la mia vita"; "come Abramo camminò... voi dovete camminare, secondo la parola che vi abbiamo promesso"; "noi vi consegneremo lo Spirito Santo"; "sarete convocati in assemblea dallo Spirito Santo..., vi parlerà Dio"; "tutti voi siete stati segnalati a dito da Dio"; "nessuna comunità fondata da noi è fallita...: vi assicuro che qui c'è Dio" .
La carica suggestiva e fanatica è continuamente rafforzata dalla radicalità ed esagerazione delle affermazioni e dai richiami integralisti ed acritici alla Bibbia. [...]

Ma ben più gravi appaiono le deficienze e la dannosità di questo movimento se da queste modalità si passa ai contenuti. Non c'è alcuna posizione dottrinale o pratica cattolica che non sia gravemente deformata. Il tutto presentato con impressionante grossolanità e confusione teologica e biblica, congiunte all'ostentato atteggiamento di acuta riscoperta e di suggestionanti prospettive di personale, elitario impegno e sacrificio. [...]

Kiko vuole che le parrocchie diventino
"comunità di comunità neocatecumenali"
Si tratta dunque di un movimento non di massa, ma di élite. Esso però intende tutt'altro che restare chiuso in se stesso. Dicono bensì: "Noi non conquistiamo nessuno, non predichiamo un cristianesimo proselitista". Ma, di fatto, premono per moltiplicare nelle parrocchie i loro gruppi (che non devono superare alcune decine di membri). Intendono anche costituire l'unico vero modo per la "salvezza del mondo".

Qui tocchiamo una prospettiva fondamentale del movimento, strettamente collegata a una nebulosa e inammissibile nozione di "salvezza", continuamente e confusamente ripetuta. [...]

Con crassa ignoranza si osa affermare che "con il rinnovamento teologico del Concilio non si è parlato più di dogma della Redenzione, ma di mistero di Pasqua di Gesù", come se questa contraddicesse a quella. E con insistenza, sottolineata perfino da grossolana ironia: "Le idee sacrificali sono entrate nell'Eucaristia per condiscendenza suggerita dal momento storico alla mentalità pagana"; "al posto del Dio giustiziere delle religioni che appena ti muovi ti dà una bastonata in testa, scopriamo il Dio di Gesù Cristo"; "forse che Dio ha bisogno del sangue del suo Figlio per placarsi? Ma che razza di Dio abbiamo fatto? Siamo arrivati a pensare che Dio placava la sua ira nel sacrificio di suo Figlio alla maniera degli dei pagani".

Come ho detto, tutte le verità teologiche fondamentali sono deformate gravemente; e naturalmente anche i sacramenti. Mi limiterò a qualche rilievo su questi, in particolare sulla Confessione e l'Eucaristia.

I neocatecumenali che hanno finito il Cammino hanno
finalmente l'onore della vestina bianca griffata da Kiko:
ora hanno il diplomino kikiano di "fede adulta"

e possono fare la cinquantina kikiana
L’atteggiamento di fondo, in sé lodevolissimo, di voler fare sul serio è continuamente avvelenato dall'incomprensione e dal superficiale e presuntuoso disprezzo per tutto ciò che si è insegnato e fatto finora. Ecco come è trattata, per esempio, dalla Carmen, la classica e profonda distinzione tra attrizione e contrizione: "Si cominciò a dar valore alla contrizione. Fa quasi ridere pensare che è necessaria la sola attrizione se ti vai a confessare e la contrizione se non ti confessi". Ignoranza che irride!

Per la confessione non manca l'affermazione, di facciata, di obbedienza ecclesiale: "Manteniamo la confessione individuale perché si deve conservare e inoltre perché ha il suo valore". Probabilmente ci sarà stato anche al riguardo qualche esplicito richiamo della autorità. Ma è una prassi evidentemente sopportata. Ed è in antitesi comunque a tutto il contestuale insegnamento. La nozione di peccato come violazione della legge morale e ribellione alla volontà divina è rifiutata, essendo "concezione legalistica del peccato, come mancanza a una serie di precetti". [...]

Anche Lutero fece lo stesso per attaccare le verità cattoliche: deformandole.

Quando ebbi le prime notizie sulle riunioni eucaristiche catecumenali pensai che quelle originalità rituali costituissero soltanto delle libertà liturgiche, in parte tollerabili e in parte correggibili. Non avrei mai immaginato che esse avessero invece un retroterra così gravemente eterodosso. Ora capisco anche perché tanta resistenza a richiami autorevoli per conformare i riti alle prescritte norme liturgiche. Tali atteggiamenti di autonomia e difformità, rispetto alle comuni norme e prassi, sono connessi, dottrinalmente e psicologicamente a opposizioni di fondo.

Si pretende addirittura di "scoprire" la vera Eucaristia, giacché avevamo "frainteso e impoverito tutto".

L’Eucaristia non sarebbe che "il memoriale della Pasqua di Gesù, cioè del suo passaggio dalla morte alla vita, dal mondo al Padre, nel quale esultante evento noi esperimentiamo la risurrezione dalla morte", cioè il "nostro proclamato perdono e la nostra salvezza", essendo "il carro di fuoco che viene a trasportarci verso la gloria".

L'essenza della Messa, come sacrificio, è nettamente negata, a modo luterano. [...] E, con presuntuosa ostentazione di superiorità su tutta la teologia e la prassi cattolica, spinta fino all'ironia: "La Chiesa Cattolica divenne ossessionata riguardo alla presenza reale, tanto che, per essa, è tutto presenza reale" (falso: non la ritiene tutto, ma fondamento di tutto); le "discussioni teologiche sull'ossessivo fatto se Cristo è presente nel pane e nel vino, fanno ridere". [...]

Il metodo semplicistico e astuto di questi impreparati e improvvisati maestri per scavalcare ogni seria indagine e discussione teologica è di svalutarla in partenza e sostituirla con categoriche affermazioni. E il metodo per evitare condanne e fratture con i superiori sono la raccomandazione del segreto, la nebulosità di certe espressioni (cortine fumogene) e le affermazioni di ossequio al Magistero inserite qua e là, che hanno tutta l'aria di polvere negli occhi, essendo continuamente contraddette dal contesto.

Ci troviamo, in conclusione, davanti a un penoso e dannosissimo lavaggio del cervello, di tipo fanatizzante, sul piano dottrinale, pratico, liturgico, su gruppi di fedeli, animati, in fondo, da ottime intenzioni, ma illusi e deviati dalla giusta via della sicura ascetica, dell'esempio dei santi, e della ortodossia. [...]

(l'articolo completo è su Effedieffe)

domenica 11 maggio 2014

Guam: i frutti (sempre marci) del Cammino

L'arcidiocesi di Agaña coincide con l'isola di Guam (territorio "non incorporato" degli USA nell'oceano Pacifico): 184.000 abitanti, 157.000 cattolici, 47 sacerdoti in 24 parrocchie (pertanto, con una percentuale così alta di battezzati, non è "terra di missione"). Fin dal 1986 l'arcivescovo è il cappuccino mons. Anthony Sablan Apuron (oggi sessantottenne), assurto all'onore della cronaca solo una volta, nel 2009, per aver paragonato l'attivismo gay al terrorismo islamico.

Mons. Apuron celebra la "messa kika"
L'arcidiocesi di Agaña ha avuto la disgrazia di veder fiorire da trent'anni il Cammino Neocatecumenale (e la situazione è molto peggiorata negli ultimi dieci), che ha invischiato perfino monsignor arcivescovo che al sinodo dei vescovi di ottobre 2005 si spinse fino a elogiare la "comunione seduti" e successivamente, in un'intervista alla radio nel 2006, sminuiva la lettera con le «decisioni del Santo Padre» sulle liturgie del Cammino. A Guam si è giunti al punto che quando un laico non neocatecumenale ha fatto domanda per diventare diacono permanente, gli è stato detto che l'avrebbero presa in considerazione solo se fosse entrato nel Cammino. L'arcivescovo si è persino spinto a calunniare un suo sacerdote e a trovare scuse per togliergli ogni incarico ed escardinarlo (p. Gofigan, sul cui caso ritorneremo nei prossimi giorni), "reo" di essere di ostacolo all'insediamento del Cammino (cioè di esigere che il Cammino celebrasse secondo i libri liturgici). La diocesi ormai è divisa fra neocatecumenali e non-neocatecumenali, in quello che i suoi stessi sacerdoti diocesani ormai chiamano il «regno del terrore».

Contro tale «regno del terrore» nel 2008, durante la visita di alcuni prelati vaticani, i cattolici non legati al Cammino inscenarono una protesta pacifica davanti alla cattedrale con canti e preghiere, senza alcun altro risultato che il venire sgridati da un neocatecumenale che urlò loro: «protestanti!».

Tim Rohr, cattolico, padre di undici figli e operatore immobiliare, tiene un blog intitolato Jungle Watch ("osservatorio sulla giungla") su cui ha inserito le proprie riflessioni sugli abusi liturgici e sugli errori dottrinali del Cammino. Tali riflessioni, prossimamente pubblicate in un libro intitolato Why I'm Catholic ("perché sono cattolico"), «accenderanno l'ira dei kikos», adepti del «novello Mosè dalla barbetta appuntita» che «vuole giudaizzare il cristianesimo».

La fede cattolica è identica in tutto il mondo - ed anche gli errori kikiani-carmeniani sono uguali in tutto il mondo. Perciò non ci stupisce notare che sia a Guam, sia in Italia, le questioni relative al Cammino sono sempre le stesse. Per esempio: fino al 2008 i neocatecumenali facevano la "comunione seduti"; con la pubblicazione dello Statuto del 2008, i neocatecumenali fanno ugualmente la "comunione seduti" ma aggiungono l'alzatina ipocrita e la distinzione ipocrita tra il "ricevere" la Comunione e il "fare" la Comunione (che ovviamente "fanno" ancor oggi a modo loro). Anche Tim ricorda ai kikos il contenuto della lettera del 1° dicembre 2005, pienamente recepita dallo Statuto del Cammino del 2008, oltre che il loro grave abuso del "sequestrare" il Santissimo Sacramento in attesa del segnale di manducazione. Ma anche a Guam i neocatecumenali hanno la risposta preconfezionata da Kiko: «e dunque? nessuno ce l'ha mai proibita!» Per cui Tim spiega:
Beh, questo è il motivo per cui il vescovo di ogni diocesi è incaricato di vegliare sulla liturgia e di assicurarsi che le norme della Santa Sede vengano seguite!

E questo è il motivo per cui abbiamo continuamente implorato l'arcivescovo Apuron di spiegare al gregge a lui affidato se esistano mai altri "permessi" sulla liturgia oltre a quelli indicati nello Statuto del Cammino. Altrimenti lo scandalo e la divisione continueranno a crescere, e di ciò lui ne sarà ultimamente il responsabile.
«Glielo ha detto il Papa»?
Ma se l'arcivescovo stesso si definisce «membro del Cammino», su cosa potrà mai "vegliare"? A Guam i neocatecumenali vanno dicendo che sulla liturgia «noi ubbidiamo a quello che ci dicono i "catechisti", che sono in comunione con Kiko, il quale è in comunione col Papa... i "catechisti" ci dicono che Kiko comanda di fare così perché glielo ha detto il Papa...» Infatti tale menzogna è accompagnata a Guam dal solito motto dei cosiddetti "catechisti": «non fare domande! silenzio! ascolta! ubbidisci!»

Fin dal 1999 sull'isola c'è un seminario kikiano Redemptoris Mater che conta attualmente 28 seminaristi kikiani. I neocatecumenali vanno vantando che tale seminario R.M. non sarebbe costato all'arcivescovo neppure un centesimo. Tim descrive questo processo di auto-canonizzazione illustrando lo slogan neocatecumenale sottinteso: «Oh, guarda! Dio sta facendo questo! Vedete? Dio ama il Cammino Neocatecumenale... Dio ama Kiko».

In realtà quel seminario R.M. occupa gratuitamente un vecchio albergo di proprietà dell'arcidiocesi, costato "milioni" all'arcidiocesi stessa, e che aveva attirato le brame di alti papaveri neocat: il primo a dire che non era costato un centesimo era stato il rettore italiano del R.M., con la solita formuletta rituale kikiana: "avevamo bisogno di un luogo, abbiamo pregato, e Dio ce lo ha fatto avere senza che alla diocesi costasse nulla!". È sempre tutto roseo e tutto magico, quando si tratta di gloriare il Cammino. Anche se la realtà è totalmente diversa.

Ed era sempre merito della propaganda kikiana per cui i fedeli di Guam si erano illusi per dieci anni che i seminaristi del R.M. fossero effettivamente a disposizione della diocesi. Poi li hanno visti partire per le missioni di Kiko. Del resto, la scarsissima qualità di tali presbiteri formati col metodo kikiano è la stessa che conosciamo anche qui: problemi psicologici, scarse conoscenze teologiche, e non sanno celebrare Messa (se non quella di Kiko).

Qualche tempo fa il vicerettore italiano di quel seminario R.M. aveva scritto un articolo per un giornale locale intitolandolo "Un miracolo per Guam". Indovinate di quale miracolo si tratta. Nell'articolo citava il Catechismo della Chiesa Cattolica al numero 1182, dicendo «l'altare... è nel centro della Chiesa». Ha alterato il Catechismo per giustificare il tavolone centrale neocatecumenale! Infatti nel numero 1182 il Catechismo dice: «l'altare... è il centro della Chiesa». Tim ha scritto all'arcivescovo Apuron per segnalare la mistificazione. Ovviamente non ha ottenuto alcun risultato. Solo silenzio. A Guam, come in Italia e in Spagna, i neocatecumenali usano sempre lo stesso formulario contro chi non adora l'idolo Kiko: «tu non ne hai fatto esperienza! tu non riconosci i frutti del Cammino! il Cammino viene criticato da chi non lo conosce! la tua è religiosità naturale!».

Un'altro risultato della neocatecumenalizzazione di quella diocesi è che la formazione al sacerdozio è diventata competenza esclusiva del Cammino. Lo scorso anno un giovane chiese di cominciare la formazione ma in un seminario normale, non kikiano (anche per non perdere gli studi già compiuti). Il vescovo a settembre 2013 gli disse che la diocesi non poteva pagare la retta, e quando il giovane fa sapere che è disposto a pagare tutto di tasca sua, dopo diverse settimane di inspiegabile silenzio finalmente a fine dicembre il cancelliere della Curia diocesana gli risponde che la domanda è stata respinta. Se il giovane intende davvero fare il percorso verso il sacerdozio, dovrà piegarsi: il vescovo vuole che diventi neocatecumenale ed entri nel seminario R.M. Dopotutto quando si tratta di incardinare in diocesi un presbìtero neocat si fa in un istante, mentre dei sacerdoti filippini molto amati e che hanno servito il popolo di Guam per decenni, l'incardinazione possono solo sognarsela.

Tutto il mondo è paese: e il detto vale specialmente per i neocatecumenali. Anche a Guam si assiste alle confessioni pubbliche, al fenomeno dei presbìteri kikiani che spariscono durante la settimana santa perché devono celebrare il triduo alle loro comunità neocat di provenienza, al fenomeno delle veglie pasquali separate e duplicate... Perfino lì si sono accorti che l'agenzia di notizie Zenit è solo una cassa di risonanza delle esternazioni kikiane.

L'aspetto più amaramente comico dell'andazzo dell'arcidiocesi di Agaña è che adesso i capibastone neocatecumenali stanno movimentando i loro "potenti appoggi" poiché vogliono sbarazzarsi dell'arcivescovo Apuron, divenuto assai scomodo nel momento in cui le sue "opere" a favore del Cammino sono diventate note al pubblico, così come è diventato noto che Apuron, «membro del Cammino» (così si definisce lui stesso), è trattato alla pari di tutti i fratelli del Cammino (a dispetto dell'art.1 dello Statuto del Cammino, non ha alcuna autorità sulle comunità neocatecumenali, e prende ordini da chissà quali catequisti).

Il blog Jungle Watch ha ovviamente ispirato un controblog di "disertori", tenuto da un kikos che si firma "Diana" e che accusa Jungle Watch di varie gravissime colpe tra cui perfino quella di usare «lo stile retorico del blog Rorate Caeli». Da tale controblog è partita anche una minaccia alla persona di Tim, accusato di spargere «gossip, sentito dire e superstizioni» contro il Cammino (cosa che a loro dire «danneggia la Chiesa»), invocando la chiusura di Jungle Watch «in un modo o nell'altro». Il minaccioso professore coi baffetti bianchi ha perfino dichiarato «ufficialmente» che non frequenterà più Jungle Watch. E alla fine conclude con Peace ("La pace"). Pare proprio di sentir parlare Pasqualone e i suoi fratelli: tutto il mondo è paese. In Italia come a Guam.

venerdì 9 maggio 2014

Mezze verità, ambiguità e menzogne

Premessa: il neocatecumenalismo si nutre dell'ambiguità (attraverso sfumature e trucchetti dialettici) e della menzogna (espressa soprattutto nella forma della "mezza verità"). È una diretta conseguenza del fatto che il Cammino Neocatecumenale è fondato sul disubbidire alla Chiesa (cfr. ad esempio la liturgia), sul professare dottrine sbagliate (cfr. ad esempio la confessione "facoltativa"), e sul fingere ipocritamente che tutto ciò non avvenga.

Ammettere gli errori significa implicitamente condannarli e perdere ogni alibi: se sai che è sbagliato, perché continui a farlo?

Riprendiamo qui sotto alcune domande e risposte dall'intervista concessa da don Guido a Gonews.it, quotidiano on-line toscano, e aggiungiamo qualche spiegazione che vale come invito a riflettere. Come sempre, siamo interessati a mostrare non gli errori del singolo, ma la mentalità neocatecumenale soggiacente: chiunque abbia avuto a che fare coi kikos la riconoscerà.


Intervistatore: le Comunità [neocatecumenali] sembrano un po’ dividere la Chiesa e i fedeli. Accade anche a Empoli?
Don Guido: Direi di no, opposizione a Empoli nei confronti del Cammino ormai non ce n’è. In alcune Parrocchie non sono presenti ma è anche vero che ognuno ha la propria storia e quindi non sempre è facile che le comunità nascano ovunque. Direi che la cosa è normale.
«Opposizione al Cammino ormai non ce n'è...»
Nostre osservazioni: la domanda riguarda le laceranti divisioni nella Chiesa ma don Guido la interpreta come opposizione al Cammino.

Sì, proprio le laceranti divisioni (cfr. ad esempio il caso Giappone) che il Cammino ha portato ovunque si sia incistato nel mondo (del resto don Guido dice che ormai - e sottolineo ormai - ad Empoli non ce ne sono più: tutto il fagocitabile è stato fagocitato, tranne alcune parrocchie che i kikos non hanno ancora conquistato).

Al don Guido viene chiesto di parlare delle laceranti divisioni e lui risponde invece come se la domanda fosse stata questa: c'è ancora gente che si oppone al Cammino?

Ci avete fatto caso? Una delle tipiche tattiche neocatecumenali è il rispondere a domande che non sono state poste. Cioè dribblare gli argomenti scottanti. Evitare la verità scomoda. Deviare altrove il discorso.


Intervistatore: Perchè il Cammino ha messo così profonde radici qui da noi?
Don Guido: Perchè quando è iniziato ha trovato un terreno fertile, molte persone che erano lontane dalla fede e che si sono avvicinate anche grazie alle comunità.
Sono neocatecumenali
ma non te lo dicono!
Nostre osservazioni: l'intervistatore chiede "perché" il Cammino ha avuto successo "qui" anziché altrove. Don Guido invece risponde "come" le comunità del Cammino si sono moltiplicate: hanno trovato... terreno fertile.

Tutto qui?

Cosa hanno di cristianamente speciale e meritevole le comunità del Cammino? Niente: hanno semplicemente trovato «terreno fertile».

In realtà don Guido sta cercando di non dire che il Cammino si presenta con l'inganno. Le comunità vengono formate attirando i parrocchiani ("vicini" e "lontani") a delle imprecisate «catechesi per adulti». Non ti dicono che è il Cammino. Non ti dicono che alla fine del ciclo di "catechesi" verrai caldamente "invitato" (con ogni sottigliezza psicologica possibile) a formare una comunità che poi scoprirai essere del Cammino. Non ti dicono che il Cammino invaderà la tua vita, i tuoi affetti, il tuo portafoglio. Non ti dicono che il Cammino dura trent'anni. Non ti dicono che ti emargineranno e disprezzeranno non appena vorrai tornare alla normale vita cristiana nella Chiesa cattolica. Non ti dicono nessuna di queste cose, per non spaventarti. Il Cammino non può presentarsi in modo onesto, non può giocare a carte scoperte: deve necessariamente ingannarti. Altrimenti non ci entreresti mai.

Il Cammino non risponde ad un'esigenza della Chiesa. Si espande solo quando trova "terreno fertile".


Intervistatore: Ma un cristiano non dovrebbe trovare nella Chiesa quello di cui ha bisogno?
Don Guido: Papa Francesco, nella Evangelii Gaudium, ci comunica la gioia del Vangelo, l’incontro col Cristo risorto, ci parla di una Chiesa che esce nelle strade, capace di dialogare. Il Cammino consente tutto questo e permette alle persone di vederlo nella propria vita, aiuta a capire il progetto divino che c’è nella nostra esistenza, l’opera di Dio che, magari, altrimenti è a volte difficile da capire prima di tutto per chi non crede ma anche per chi comunque ha fede.
Eucarestia domestica neocatecumenale
Nostre osservazioni: l'intervistatore chiede cosa ha di speciale il Cammino, visto che per espressa volontà di Nostro Signore già troviamo nella Chiesa ciò di cui abbiamo bisogno. Ma il don Guido come al solito risponde ad una domanda che non era stata posta, dicendo che il Cammino "consente" ciò che fa la Chiesa.

La sua non è una risposta. È solo uno slogan in cui tira in ballo il Papa.

Fateci caso: don Guido vuole dare a intendere che il Cammino sarebbe identico alla Chiesa. Ma allora a che serve un inutile duplicato della Chiesa? Perché entrare nel Cammino invece che nella Chiesa?

Quando il Cammino è arrivato a Empoli, la Chiesa cattolica vi era già presente da interi millenni. Allora cosa voleva il Cammino? A che pro racimolare adepti pescando fedeli dalle parrocchie? Che senso ha?

Noi cattolici sappiamo che i carismi servono per arricchire la Chiesa, per sostenerla, per promuoverla. Non viceversa. Un carisma è genuino quando il suo scopo è quello di far crescere la Chiesa. «Egli deve crescere e io invece diminuire», diceva san Giovanni Battista (cfr. Gv 3,30). In che modo il Cammino ha fatto crescere la Chiesa ad Empoli? Coi canti di Kiko? Le icone di Kiko? Le liturgie di Kiko? Le "catechesi" di Kiko? Le "decime" per Kiko? Le "esegesi" di Kiko? Il "santino" di san Kiko?



Intervistatore:  Sfatiamo alcuni miti o dicerie: alle Messe dei ‘neo’ che si tengono al sabato può partecipare chiunque?
Don Guido: Certo, le liturgie sono sempre aperte.
La risposta di don Guido è falsa. In realtà le liturgie neocatecumenali sono aperte solo ai neocatecumenali, ed esclusivamente a quelli della comunità che celebra.

Girotondo liturgico neocatecumenale
Gli stessi orari delle liturgie neocat non sono pubblici - non si vogliono "estranei", nonostante le indicazioni del Papa e dello stesso Statuto del Cammino. All'ingresso delle loro salette esiste un informale "sbarramento d'ingresso", teso a far sentire gravemente a disagio chiunque si accosti senza essere invitato.

L'aspetto comico di tutta questa faccenda è che i neocatecumenali sono convinti che sia giusto così, poiché trattandosi di "liturgia comunitaria" dovrebbe essere escluso chiunque non appartenga a quella precisa comunità neocat. Addirittura ai kikos viene generalmente vietato di andare alle liturgie di comunità di livello ("tappa") più alto, con la scusa che "non siete ancora pronti".

Insomma, mentre a parole sono "aperte", nei fatti sono "chiuse". Con la bocca dicono una cosa, con il cuore ne professano una totalmente diversa.

Don Guido, dopo 43 anni di attività col Cammino, non può essere uno sprovveduto che crede che le celebrazioni del Cammino siano "sempre" tutte "aperte".
Aggiungiamo una testimonianza giunta proprio ieri, a firma "C.":

Quando io ero in cammino l'eucarestia era rigorosamente vietata agli estranei.

Veniva celebrata a porte chiuse, nessuno di noi si sarebbe mai aspettato di trovarvi "estranei", eravamo sempre e soltanto noi (parlo di quasi 20 anni di eucarestie, non di mesi).

Ricordo che un settembre erano venuti dei ragazzi dalla Francia della comunità che avevamo appena fatto nascere l'anno prima.
Avevano desiderio di incontrare la comunità nostra e di celebrare con noi l'eucarestia (due di loro conoscevano l'italiano).

Il nostro responsabile d'allora dovette chiedere il permesso ai c.d. catechisti (bisognava sempre chiedere l'autorizzazione prima di far venire estranei alle celebrazioni della comunità).

La partecipazione venne negata perché erano troppo giovani di cammino, "non era bene farli stare con una comunità più avanti".

Pochi sanno che i neocatecumeni sono spesso discriminatori anche (e soprattutto) tra di loro: chi è "catechista" contro chi non lo è, chi è figlio di "catechisti" contro chi non lo è, chi è più avanti nel Cammino contro chi è appena entrato, chi ha la famiglia numerosa contro chi non ha figli, etc. 

Intervistatore: E’ vero che si può entrare solo in una Comunità di nuova costituzione?
Don Guido: Il Cammino è fatto di tappe e quindi chi inizia non può entrare in una comunità che si è già formata e che magari ha già fatto alcune di queste tappe.
Kiko perfeziona
il suo autoritratto
Nostre osservazioni: esatto, si può entrare solo in una comunità appena creata - grazie all'alibi del "cammino a tappe".

Ma questo pone un problema più grave. Se nel Cammino uno può entrare solo in una comunità di nuova costituzione... allora tutta l'esperienza che precedentemente ha avuto nella Chiesa vale zero?

Dunque il Cammino propugna qualcosa di talmente diverso dalla Chiesa, che nell'entrare occorre sempre partire da zero?

Ma allora a che serve il Cammino, se il suo percorso deve escludere qualsiasi esperienza cattolica precedentemente fatta?


Intervistatore: E’ vero che c’è l’obbligo di versare la Decima?
Don Guido: Non è un obbligo ma è facoltativa ed ognuno può decidere se versarla e quanto versare.
Purtroppo anche stavolta don Guido non dice la verità.

Armamentario neocatecumenale
obbligatorio per liturgie del Cammino
Secondo la prassi invalsa nel Cammino, dal secondo "passaggio" in poi i neocatecumenali devono versare al Cammino la fatidica "decima" (il 10% del proprio stipendio), a costo di nascondere la cosa al proprio coniuge e ai propri cari.

La "decima" non è prevista dallo Statuto del Cammino. Dunque in teoria ognuno potrebbe decidere "se" e "quanto" versare. In realtà ti individuano e te la fanno pagare veramente cara. I cosiddetti "catechisti", sapendo quanto guadagnano i singoli membri di una comunità, a fine mese si accorgono subito se non sono state versate tutte le "decime" al Cammino.

Da tanti anni stiamo ripetutamente invitando i neocatecumenali a fare un gesto per dimostrarlo. Per esempio: anziché versare la "decima" al Cammino, cominciate a versarla anonimamente ad un monastero di clausura in cui il Cammino non c'entri per niente. È sempre un'opera meritoria il sostenere chi professa la sana dottrina cattolica e la sana liturgia cattolica. Poi, nella vostra comunità neocatecumenale, testimoniate ai fratelli del Cammino il vostro gesto. Ricordate loro che il Cammino si propone come "insieme di beni spirituali". Invitate anche loro a versarla non al Cammino, ma ad una qualsiasi opera della Chiesa in cui il Cammino non c'entri. E guardate che effetto fa. Sarà un'esperienza significativa.


Intervistatore: Parliamo della liturgia, anche qui non sono mancate e non mancano polemiche su alcuni aspetti che differiscono dalle normali messe.
Don Guido: Anche in questo campo bisogna fare chiarezza. Le Messe del Cammino sono simili a quelle del rito ambrosiano che è poi il canone antico della Chiesa. Rispetto alle celebrazioni di rito romano che si è soliti vedere nelle nostre chiese, ci sono alcune differenze: la Comunione è sotto le due specie, ovvero pane azzimo e vino e si riceve stando in piedi al proprio posto. Lo scambio della pace c’è dopo la preghiera dei fedeli, ci sono le risonanze, ovvero una persona spiega cosa hanno suscitato in lui le letture, ma non è che siano cose non previste dal Canone. Magari una persona che è abituata al rito romano si trova un po’ spiazzata vedendo che alcune cose sono diverse ed è altrettanto vero che, essendo solitamente messe con poche persone, certe cose si possono fare meglio mentre alla domenica sarebbero impossibili, ma le Messe del Cammino non hanno niente di diverso o fuori dal Canone.
Questa pagliacciata sarebbe
"simile al rito ambrosiano"?
Nostre osservazioni: le baggianate di don Guido non fanno chiarezza.

Quando un normale fedele toscano sente nominare il rito ambrosiano (cioè quello della diocesi di Milano, rito che probabilmente non ha mai visto in vita sua), viene disorientato.

L'unico punto di somiglianza fra la liturgia neocatecumenale e la liturgia ambrosiana, è nel fatto che in entrambe il "segno della pace" è anticipato al momento dell'offertorio, dopo la preghiera dei fedeli. Tutto qui.

Non è vero che le liturgie neocat sono "simili" a quelle ambrosiane. E poi, se anche fosse vero, ci domanderemmo perché due spagnoli che si innestano a Roma fabbricano una liturgia "simile" a quella ambrosiana.

L'affermazione bizzarra che parla di "canone antico della Chiesa" è un trucchetto per distrarre l'interlocutore: mettere in campo un'affermazione perentoria che richiede complesse spiegazioni solo per capire i contorni, significa voler disorientare e ingannare.

Ed infatti cosa significa il breve inciso secondo cui «alcune cose sono diverse»? Da quando in qua il Messale permette a chiunque di fare "cose diverse" a proprio gusto, come la bislacca "comunione seduti"?

Le "due specie" del Cammino,
comodamente seduti...
Don Guido prosegue con la propaganda neocatecumenale vantando l'uso del "pane azzimo": forse pensava che la Chiesa cattolica usi le brioche invece del pane azzimo?

Quanto alla Comunione sotto le due specie, don Guido la nomina come se quella neocatecumenale fosse l'unico modo possibile di farla e come se fosse una caratteristica "esclusiva" del Cammino.

Arriva quindi la mezza verità, cioè la menzogna: don Guido dice che la Comunione viene «ricevuta in piedi». Ma non dice che dopo averla ricevuta ci si siede e si aspetta il segnale convenuto per mangiare tutti insieme contemporaneamente al celebrante: un doppio abuso liturgico che manifesta una grave mancanza di rispetto per il Santissimo Sacramento e per l'Ordine Sacro, adoperando il Santissimo come strumento per significare l'unità dei fratelli che mangiano tutti insieme contemporaneamente al sacerdote.

Di fronte a Kiko ci si inginocchia a ricevere la benedizione, ma nel momento più importante della propria vita spirituale (il momento della Comunione) si sta comodamente seduti mettendo il Santissimo Sacramento "in attesa" con la musichetta kikiana di sottofondo!

Don Guido prosegue con le sue mezze verità: «ci sono le risonanze, ma non è che non siano previste...». È vero, le risonanze sono previste, ma solo fuori dalla Messa (mentre nel Cammino sono all'interno della Messa). È vero, i documenti liturgici prevedono anche le "monizioni" prima delle letture, ma devono essere eventuali e brevi (mentre nel Cammino sono onnipresenti e lunghissime).

Il tizio seduto in fondo, inebetito,
con la sua "porzione" in mano,
aspetta il segnale di manducazione
Insomma, don Guido tenta di far credere che nel Cammino si rispettano i documenti e libri liturgici, ma non è vero. La prassi invalsa nel Cammino è diversa dalla liturgia cattolica anche in questo.

Le menzogne proseguono a tambur battente: «alcune cose sono diverse»... oh, certo: non dice "sbagliate", dice solo "diverse". Per esempio la bislacca menorà a nove fuochi non è prevista da alcun documento liturgico. La "mensa" ipertrofica (e smontabile) tappezzata di fiori, anche se ci fosse a disposizione un altare, è un'altro abuso liturgico. Il balletto col girotondo al termine della liturgia, è un'altra pagliacciata antiliturgica del Cammino. I "segni" di certe tappe (come quello del latte e miele nella liturgia), anche quelli sono proibiti dalla liturgia della Chiesa.

Oh, ma per don Guido è sempre tutto a posto, eh! In 43 anni di neocatecumenalismo lui non ha mai trovato abusi liturgici da condannare, eh? Sempre tutto perfettamente a norma come la Chiesa comanda, vero?


Intervistatore: Par di capire, a conclusione, che un ruolo fondamentale nella gestione delle comunità resti sempre quello del parroco.
Don Guido: Certo, se un parroco segue solo le comunità oppure la trascura commette un errore. In una parrocchia tutti devono avere il loro spazio perchè il parroco è di tutti e non solo di una parte dei fedeli.
Tipica saletta neocatecumenale:
sul tavolone spicca la bislacca
menorà a nove fuochi
Nostre osservazioni: sappiamo tutti che la vera guida di ogni comunità è la figura del cosiddetto "catechista", quasi sempre laico, scelto solo sulla base della sua assoluta fedeltà agli insegnamenti di Kiko Argüello e Carmen Hernàndez. Fino a non troppi anni fa, Kiko esaminava personalmente i singoli "catechisti" nella recitazione delle cosiddette "catechesi", fino a dettagli come l'intonazione e i cambiamenti di tono di voce. Supponendo ispirate dallo Spirito tali "catechesi", andavano recitate a memoria alla perfezione in ogni più piccolo particolare.

La risposta di don Guido è la solita mezza verità: è vero che un parroco deve seguire tutto il gregge che gli è stato assegnato (non solo le comunità neocatecumenali), ma è anche vero che un sacerdote può solo seguire le comunità, cioè celebrare le loro liturgie... infatti le vere guide, nel Cammino, sono i cosiddetti "catechisti" laici.


Conclusioni.

I fratelli del Cammino Neocatecumenale sono convinti che la loro spiritualità vada difesa a suon di trucchetti dialettici, inganni, furberie, ambiguità, mezze verità e complete menzogne.

Pretendono di essere qualificati come cattolici e contemporaneamente vanno celebrando da mezzo secolo strafalcioni liturgici e insegnando fandonie e ambiguità.

A farne le spese (in tutti i sensi) sono le tante anime semplici che al Cammino chiedono la vera fede e la normale appartenenza alla Chiesa, senza calpestare il Santissimo Sacramento.

Chissà se don Guido ha mai ricevuto in ginocchio la benedizione del sommo Kiko.

(il testo completo dell'intervista è su Gonews.it)

mercoledì 7 maggio 2014

Il lato oscuro del Cammino Neocatecumenale

Evidenziamo alcuni passaggi di un articolo di A. Mollica dal sito web Giornalettismo.


Papa Francesco ammorbato dall'omelia di Kiko.
Si noti a sinistra il "crocifisso 
Il Cammino neocatecumenale è un itinerario di formazione cristiana che viene accusato di comportamenti da vera e propria setta, incompatibili con la Chiesa cattolica, dal settimanale tedesco Die Zeit. Il movimento fondato da un pittore spagnolo, Kiko Argüello, è ormai diffuso in tutto il mondo e rappresenta una potenza con cui anche Papa Francesco deve confrontarsi, nonostante sia il primo pontefice ad averlo criticato apertamente.

CAMMINO NEOCATECUMENALE - Il settimanale tedesco Die Zeit [qui in español] dedica una lunga inchiesta al Cammino neocatecumenale, l’itinerario di formazione cristiana fondato in Spagna da Kiko Argüello, e diffusosi in tutto il mondo negli ultimi decenni. Come rimarca Die Zeit, il Cammino Neocatecumenale è diventato uno dei movimenti spirituali più influenti del cattolicesimo, in una sostanziale oscurità visto il silenzio dei media sul tema. In questo momento si contano più di 20 mila comunità del Cammino in circa 1300 diocesi, con una massa di fedeli imponente, pari ad un milione e mezzo di cristiani. Dopo la sostanziale legittimazione di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, il Cammino nocatecumenale può organizzare anche seminari con i preti [cioè i famigerati seminari Redemptoris Mater], in quanto organizzazione laica. In Germania ce ne sono due, su un centinaio sparsi in tutto il mondo. Questo movimento però viene accusato di essere una setta, ciò che non è consentito all’interno della Chiesa cattolica. I racconti dei fuoriusciti dal Cammino Neocatecumenale sono talvolta terribili, con sostanziali lavaggi del cervello e spoliazione degli averi.

LA SETTA DI KIKO - Il fondatore del Cammino neocatecumenale è Kiko Argüello, un pittore di Madrid che si è convertito ed è diventato un cantore dei poveri. La sua missione è una nuova evangelizzazione del mondo, che avviene attraverso questo momento ecclesiale che propone una fede da vivere in modo assai più aggressivo. Die Zeit raccoglie alcuni dei racconti dei fuoriusciti dal Cammino. Uno degli elementi ricorrenti è la liberazione dai cosiddetti idoli, ovvero i beni materiali che deviano la vita dei fedeli. Si tratta di consegnare anche cifre imponenti al Cammino neocatecumenale, che tra l’altro chiede una somma pari al 10% dello stipendio, lordo. Le risorse dei seguaci della comunità vengono così gestite dal "catechista", e a Die Zeit un paio di donne raccontano di aver perso così praticamente tutti i loro risparmi. Un altro punto controverso è la pratica di esorcismi, in cui le donne hanno confessato al settimanale tedesco di esser state costrette a subire violenze psicologiche molto gravose. Comportamenti che trovano un’eco su diversi siti di internet dedicati a questo culto.

IL CARDINALE, IL PAPA E IL CAMMINO NEOCATECUMENALE - L’inchiesta da Die Zeit è nata grazie all’eco creatasi in Germania dopo le dichiarazioni dell’ormai ex cardinale di Colonia Meisner in un incontro col Cammino neocatecumenale. Il porporato, ora andato in pensione, aveva detto che una famiglia così cristiana come quella racconta nel movimento di Kiko Argüello vale tre musulmane. Parole che hanno scatenato una forte polemica, e che hanno evidenziato il forte legame tra la guida della diocesi più importante della Germania, e il movimento ecclesiale. Il primo contatto tra Meisner e il Cammino è successo a Berlino, quando i fedeli del movimento gli hanno donato 60 mila marchi tramite la spoliazione dei loro idoli. Una donazione che ha così impressionato Meisner da aver dimezzato i suoi risparmi, liberandosi come loro da ciò che lo allontanava dalla fede. Il cardinale ha poi spesso difeso il Cammino dalle critiche del Vaticano, sopratutto dai vescovi italiani, come il Cardinal Martini, che accusavano questo movimento di esser praticamente un culto evangelico, in particolare nello svolgimento della liturgia. Papa Giovanni Paolo II e Benedetto XVI hanno invece difeso e sostenuto il Cammino Neocatecumenale, anche alla luce del suo crescente consenso all’interno della Chiesa. Pochi mesi fa però Papa Francesco ha criticato pubblicamente questo movimento, una prima volta che però secondo Die Zeit non avrà un vero seguito. Il movimento di Kiko Argüello è troppo potente anche per il nuovo pontefice, che non avrebbe la forza di contrastarlo secondo il settimanale tedesco.

(l'articolo completo è sul

lunedì 5 maggio 2014

Indissolubilità del matrimonio e ipocrisia neocatecumenale

Premessa importante: presentando la testimonianza di Ileana intendiamo far riflettere sull'ipocrisia neocatecumenale che applica il metodo di "due pesi e due misure" a seconda delle convenienze degli appartenenti al Cammino, come riportato in tantissime dolorose testimonianze lungo diversi decenni (per esempio sul «divorzio di fatto» organizzato dai cosiddetti "catechisti" neocatecumenali).

Indipendentemente dall'esito che avrà il caso qui presentato e dalle astuzie che adopereranno i kikos per banalizzarlo, c'è già da registrare l'assurdo atteggiamento che hanno avuto finora i neocatecumenali e i loro "alleati".


Riprendiamo dunque le testimonianze di Ileana:

Io non riesco più a credere nel Cammino. Sono stata tanti anni nel Cammino Neocatecumenale a Scandicci (Firenze) con mio marito. Tante cose non tornavano: per esempio, quando per la malattia di mio padre abbiamo dovuto lasciare per un po' le attività del Cammino, i cosiddetti "catechisti" neocatecumenali ci hanno detto che ciò era male e perciò i fratelli non ci hanno più guardati. Ma questo è niente a confronto di quello che sto subendo oggi.

Mio marito dopo trent'anni di matrimonio è andato via di casa e mi ha completamente abbandonata. Ho saputo che frequenta il cammino neocatecumenale a Signa con una donna, forse la sua nuova compagna: hanno fatto il "primo passaggio" del Cammino e mi sono vista recapitare a casa una richiesta di annullamento dal tribunale ecclesiastico. Un testimone di questo annullamento è proprio il responsabile della comunità di Signa. Ho scritto al vescovo ma lui ha preferito tacere sull'operato del Cammino. Questo testimone è giovane: è nato proprio nell'anno in cui ci siamo sposati e niente può sapere del nostro matrimonio.

Sono usciti anche dua articoli sulla mia vicenda (sul Metropoli del 14 giugno 2013 e del 25 settembre 2013) ma da parte delle comunità del Cammino Neocatecumenale non è arrivata alcuna risposta. Purtroppo l'avvocato mi ha detto che non sono perseguibili per legge. Non so cosa hanno fatto a mio marito, cosa gli sta facendo questa donna, ma affermare che non era consapevole di contrarre un matrimonio cristiano dopo trent'anni di vita insieme mi pare sia un poco insensato. Non so come andrà a finire la causa - certo che io non credo più neanche alla Chiesa visto che sta tacendo.

Io sono una insegnante di scuola statale di ruolo da ben quarant'anni e ho attualmente sessant'anni. Mio marito ha attualmente cinquantotto anni. Non siamo ragazzini dunque. Ci siamo sposati in chiesa totalmente consapevoli di quello che era un matrimonio cristiano. Mio marito non aveva problemi psicologici. Siamo stati insieme trent'anni, abbiamo frequentato il gruppo religioso del Cammino a Scandicci poi siamo entrati nel gruppo di preghiera della casa Santi Arcangeli dove facevamo insieme attività di volontariato, insieme siamo stati nel 2005 a Medjugorie, due volte a Lourdes, a San Giovanni Rotondo. Non abbiamo figli, nonostante fossimo aperti alla vita. Andavamo d'accordo ma all'improvviso nell'ottobre 2007 mio marito abbandona la casa senza una parola dicendomi che aveva un brutto periodo e che voleva stare un po' da solo. Poi mi si è rigirato contro dicendo che voleva l'«annullamento» del matrimonio, dicendo che lui era morto per me e che non lo dovevo chiamare nemmeno se mi sentivo male.

Premetto che io non ho nessun parente e sono sola al mondo, e che a nulla è valso l'intervento del sacerdote nostro confessore. Sono passati sette anni in cui ho attraversato l'inferno. Solo nel 2009 si è scoperto che lui aveva una compagna, amica di mia cognata. Premetto che mia cognata - tutta casa e chiesa - non mi ha più guardata. Inoltre mi è impossibile parlare con mio marito, che quando mi vede scappa o si nasconde. Mi vergogno anche a dire queste cose ma tutto è rigorosamente documentato con tanto di testimoni. Ho dovuto con l'avvocato mio malgrado accettare la separazione perchè arrivavano a casa (che tra l'altro è ancora in comune) le sue pendenze da pagare.

Ma veniamo al dunque. Circa tre anni fa ho scoperto che la nuova sua compagna e mio marito frequentano assiduamente il Cammino Neocatecumenale di Signa dove lui fa l'ostiario. Vorrei che voi vedeste la faccia di una certa L., del Cammino, quando le ho detto che io ero la moglie di G.!

Comunque i sacerdoti che mi seguono - compresi i Cavalieri di Maria di Pulica - e tanti altri mi hanno consigliato di andare direttamente dal parroco e mi ci ha portato proprio una signora che è nel Cammino a Scandicci e che frequenta la mia parrocchia. Ma il caro don Alessandro di Signa che normalmente guarda in cagnesco tutti i conviventi, divorziati ecc., non mi ha fatto parlare molto: mi ha chiuso la bocca dicendomi che lui non era arbitro del mio matrimonio e che lui la comunione a mio marito gliela dava perché faceva il Cammino "da solo senza nessuno". Quindi per questo prete catecumenale il fatto di aver abbandonato la moglie, di non rivolgerle più la parola, non è un peccato grave e si può fare un cammino di fede in tale stato.

Ma questo non sarebbe stato niente se lì dentro non avessero spinto mio marito che mi sembra diventato un rincoglionito a chiedere un annullamento di un matrimonio durato trent'anni, a motivo di incapacità a discernere gli obblighi del matrimonio cristiano. Anche l'avvocato rotale che segue questa causa: ma è normale? Potrei parlare di tante cose pazzesche: il responsabile della comunità che si è messo come testimone e che è nato l'anno che ci siamo sposati, ma è normale? È per il bene dell'anima di mio marito che i neocatecumenali hanno fatto questo?


Una nota da parte di Valentina:
Sull'annullamento del matrimonio penso di poterti assicurare che la Chiesa ci va con i piedi di piombo, ne ho avuto esperienza. Soprattutto se la motivazione è quella proposta da tuo marito, che a mio parere è quella più debole, e se uno dei due coniugi non è d'accordo.

In particolare, a meno che anche tu non sia interessata ad ottenere l'annullamento, ti consiglio di rivolgerti ad un avvocato rotale per la tutela della verità e dei tuoi diritti.
Pensa che lo fai anche per il loro bene (di tuo marito e della sua nuova compagna) perchè promuovi anche in loro la maturazione e la riflessione sul loro rapporto.

La possibilità di annullare un matrimonio è secondo me uno degli strumenti che, pur nell'ambito della Chiesa, della fede e del rispetto dei sacramenti, serve a sanare alcune situazioni "limite" che si verificano.

Premetto che ora non sto parlando del caso di Ileana, che è sicuramente diverso, ma non escludo per esempio che uno dei due coniugi possa aver contratto matrimonio essendo gravemente immaturo ed essere stato plagiato dall'altro anche per 30 anni.

D'altronde, quanti fratelli sono da decenni in cammino e sì trovano in una situazione consimile? Nulla di strano dunque.

Non è la durata del rapporto a costituire una garanzia di validità, come neppure la nascita dei figli o l'aver frequentato la chiesa con regolarità.

Ciò che mi colpisce e mi scandalizza invece è l'atteggiamento dei neocatecumenali, da un lato apparentemente rigidissimo, al punto di deprecare i tentativi di riconoscere la nullità di un vincolo di matrimonio, dall'altro permissivo e lassista, quando si tratta di promuovere e tutelare i propri fedelissimi.

E ancor di più la negazione, contro ogni evidenza, che abbiamo constatato negli interventi qui sul blog.

Al Cammino interessano non poco, i processi di annullamento!

Guarda caso, il "segretario" del sacerdote che istruiva le cause e raccoglieva le testimonianze nella mia diocesi, era un sacerdote neocatecumenale. Combinazione?

Da parte di Michela ad un altro commentatore del blog:
Ci sono molte persone (vedi il post di Valentina) che si sono sposate durante il cammino e poi quando ne sono uscite si sono chieste se il loro matrimonio era 'valido'. In questo caso i catechisti si sono sempre opposti alla dichiarazione di nullità.

Poi c'è il caso di Ileana, in cui in caso di nullità, si costruirebbe un matrimonio neocatecumenale, e addirittura si trovano fratelli neocatecumenali disposti a testimoniare in favore della nullità.

Finora hai conosciuto un aspetto del cammino, oggi la testimonianza pubblica di Ileana ti permette di conoscere anche un lato piuttosto nascosto. Che farai? metterai la testa sotto la sabbia o con gran sofferenza comincerai ad ammettere che c'è anche falsità nel Cammino?

sabato 3 maggio 2014

«Pessimismo estremo e astio devastante nei confronti della Chiesa»

Religione neocatecumenalista
Ho avuto occasione di confrontarmi, io francescano, con due amici appartenenti al cammino neocatecumenale, uno dei quali catechista di lungo corso. Quest’ultimo mi chiedeva informazioni sul cammino intrapreso e quali fossero i contenuti dei vari incontri settimanali che si svolgevano in parrocchia.

Presi ad elencare quelle che erano le attività preminenti dei nostri gruppi e quando raccontai che, tra l’altro, in ogni occasione recitavamo i vespri egli, con tono sarcastico, si finse sorpreso dal fatto che “addirittura” recitassimo la Liturgia delle Ore. Avvertivo la spiacevole sensazione di essere giudicato un cristiano diverso e soprattutto non di pari dignità rispetto ad essi.

Il catechista cominciò allora il suo sermone lanciando invettive impronunciabili nei confronti dei sacerdoti tutti ed in conclusione disse che l’attuale Papa, in più occasioni, non aveva tenuto un comportamento corretto nei confronti dei neocatecumenali.

Dai suoi farneticanti discorsi traspariva chiaramente la volontà di delegittimare e svuotare il sacerdote dalle proprie funzioni. Ovviamente non era ammessa replica e quando riuscivo ad esprimere la mia opinione mi veniva detto che “non capivo niente” e che non era necessaria la presenza della Chiesa e dei suoi sacerdoti in un percorso di fede… opponevo esempi di obbedienza totale alla Chiesa da parte di santi quali San Francesco d’Assisi e San Pio da Pietrelcina senza ottenere gli esiti sperati… Mi veniva detto che io “non vedevo”, non capivo ad esempio il sacrificio delle famiglie neocatecumenali itineranti che lasciavano tutto per andare ad evangelizzare all’altro capo del mondo mentre noi invece non eravamo capaci di rinunciare alle nostre “certezze”.

Per tutto quanto detto devo, con vero dispiacere, confermare quanto viene abitualmente testimoniato su questo blog. Ho scritto di persone a cui voglio bene, persone degnissime, lavoratori, mariti e padri esemplari ed è per questo che non riesco a spiegarmi da dove provenga questo pessimismo estremo e questo astio così devastante nei confronti della Chiesa e di tutto ciò che non sia neocatecumenale. Ho letto in passato vari post che riferivano di una sorta di “lavaggio del cervello” praticato dai responsabili del Cammino nei confronti soprattutto dei catechisti e sono portato ad ipotizzare che probabilmente è ciò che in effetti avviene.
Pace e bene a tutti voi.

(da: un francescano)

giovedì 1 maggio 2014

Testimonianza da Louis

E' il mio primo commento sul blog: non essendo un neocatecumenale mi sono dovuto informare dopo aver scoperto che la mia fidanzata appartiene al Cammino, visto che neppure lei conosce le tappe che dovrà affrontare. Pur non condividendo sempre i toni aspri e l'astio che trasudano certi interventi, però (purtroppo) devo ammettere che il Cammino non stimola l'autocritica e crea profonde divisioni in seno alla Chiesa, nostra madre.

L'avanzata neocatecumenale: ndrùng-ndrùng-ndrùng!
Ciò che più mi sconvolge è la tendenza degli aderenti del CN a non giustificare le loro affermazioni con la ragione (né tantomeno con la fede in quanto non possono giustificare il Cammino con la fede della Chiesa dato che la loro è una fede diversa).

Non si è qui intransigenti verso il rinnovamento portato da un nuovo carisma, non è intransigenza. Qui si difende l'uniformità della fede cattolica, minacciata da idee filo-protestanti e settarie del CNC che vanno a creare una vera e propria Chiesa numero due. La decima, gli scrutini, gli abusi liturgici e, più pericolosamente, la MENTALITA' di questo gruppo creano disagio ai fedeli come me che vorrebbero vivere la fede in modo sereno con la propria fidanzata, ma non possono vista la segretezza e chiusura che accompagna il Cammino.

Detto ciò sottolineo con veemenza che non critico minimamente l'approvazione che la Chiesa ha dato a questo movimento né desidero che esso vada in malora. La mia è una lamentazione e una denuncia sulla base della mia coscienza ed esperienza personale. Spero che questa lamentela non sia scambiata per superbia... voglio solo vivere meglio il rapporto con la mia fidanzata, tutto qui e il CNC è un grosso intoppo.

Un'ultima cosa: sono stato invitato ad una celebrazione neocat privata e vi posso assicurare che la comunione l'hanno tutti presa insieme e seduti al loro posto. Ero completamente ignaro all'epoca del CN e mi sono molto sorpreso tanto che mi sono rifiutato di farla in quel modo, credendola una cosa sconveniente e poco rispettosa del Ss. Sacramento (tutto questo prima di informarmi a riguardo). Spero che la mia testimonianza sia utile a qualcuno, non per perdere la Fede ma per ritrovarla!

(da: Louis)