Seconda parte della testimonianza pubblicata venerdì scorso.
Esistono vari gradi di obbedienza, ma quella più alta è l'obbedienza canonica, ovvero quella di quanti si consacrano ad un istituto di vita religiosa, e ne fanno voto: in tal caso, loro sono tenuti ad obbedire anche sulle cose non importanti, purchè la richiesta non sia esplicitamente contraria alla fede, nel qual caso possono e devono disobbedire.
L'obbedienza dei laici, invece, è duplice: da un lato vi è l'obbedienza verso i Pastori (Vescovi) in quanto capi della chiesa, e riguarda la pastorale locale; dall'altro lato, invece, vi è una forma di obbedienza verso gli "operatori", in un discorso simile a quello del bimbo verso il padre. In quest'ultimo caso, l'obbedienza cessa con il raggiungimento dell'autonomia individuale, e comunque resta soltanto un'obbedienza di affetto, ed in funzione dell'insegnamento che ricevo. (...)
Nella mia esperienza di cammino, invece, praticamente tutti i catechisti che conosco pretendono obbedienza assoluta e personale, ovvero verso la loro persona.
Addirittura, si impone di non parlare con altri preti fuori dal cammino, nè con altri studiosi; e si consiglia di non studiare il magistero per evitare di fare confusione.
Infatti, "chi cerca troppo lo fa perchè non ha trovato convincente quanto già ha; in fondo, quindi, cerca solo chi non è appagato dalla predicazione dei catechisti".
Al contrario, la Chiesa sostiene che è dalla fede che nasce l'esigenza di voler sempre meglio conoscere l'oggetto della nostra fede, ovvero Dio, assieme alla sua creazione.
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Kiko esige obbedienza:
ma lui obbedisce al Papa? |
Anche questo fenomeno dell'antirazionalismo l'ho constatato un'infinità di volte, sotto i miei occhi, assieme alla
richiesta di assoluta obbedienza da parte dei catechisti.
Questo è quello che, con triste ironia, chiamo
"obbedientismo".
Molte di queste argomentazioni che io ho esposto, sono nate in bocca a catechisti ignoranti e senza spirito, che pur di sentirsi degni dell'invio alla predicazione, hanno iniziato ad accampare scuse su scuse.
Perchè per molti di loro la predicazione è segno di prestigio, e non vogliono rinunciarvi neppure se sono ignoranti anche nelle cose fondamentali della parola di Dio.
Perchè è così: questa gente che io conosco a malapena conosce la Bibbia, ma poi ignora del tutto il magistero, la tradizione e tutto il resto !!! (ripeto, parlo di quelli che conosco io, non di tutti, visto che
io stesso, come catechista colto e studioso, dalle mie parti sono l'eccezione, e sono persino malvisto per questo).
Questa gente mi ha detto in faccia che per loro è sufficiente predicare e ricevere obbedienza in virtù del loro invio. Ora, questo non è vero da un punto di vista dottrinale, e non è vero neppure da un punto di vista spirituale.
Ma loro non possiedono neppure la formazione sufficiente per capire queste cose!
E stiamo parlando, ripeto, di catechisti che hanno finito il cammino, e che stanno formando altri catechisti come loro . . (brrr, orrore !!!)
La seria formazione la Chiesa la richiede. C'è infatti una norma, la puoi trovare anche sul catechismo, che è la scienza debita, ovvero la conoscenza necessaria per affrontare un compito. Essere catechista non significa solo riportare la propria esperienza di fede, ma anche essere guida del catecumeno, per capirlo, ed aiutarlo a formarsi. Secondo le norme della Chiesa cattolica, per evangelizzare sono necessarie competenze filosofiche, teologiche, psicologiche, sociologiche, ed altre ancora. E non necessariamente a livelli elevati, ma almeno quel tanto che basta per sapere quello che si sa, e per riconoscere quello che non si sa.
Per esempio, io non sono un ingegnere, ma ho quel minimo di conoscenze dell'acqua che mi permette di capire che se lo scalda-acqua non carica, allora devo chiamare un idraulico.
Così è anche per il catechista.
Negli scrutini a volte i catechisti fanno osservazioni e commenti che vanno a toccare la psiche delle persone, e che mettono in luce la loro morale, e così via: ma se una persona non conosce la teologia morale, e se non ha competenza psicologica, come potrà essere utile ?
C'è molta più probabilità che si facciano danni. Ed infatti questo sta avvenendo.
Inoltre, per la Chiesa chi non acquisisce la scienza debita per mancato zelo commette peccato, anche grave, nella misura dell'incarico che deve assolvere.
Ed anche
parlare in modo ambiguo, cioè non adeguatamente chiaro e comprensibile per tutti, è una mancanza di carità e di zelo verso il prossimo. Condurre anche una sola persona alla fede è un incarico importantissimo, che richiede invece tutta la competenza possibile.
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| Il Dottore Honoris Causa |
Sarebbe accettabile un catechista "ignorante", per così dire, solo se il suo compito fosse non quello formativo e di vaglio della fede -compito per cui sarebbe necessaria una certa scienza-, ma se fosse invece giusto un riferimento esperienziale, ovvero se il catechista fosse colui che espone la sua esperienza di fede e la propria conversione, per poi lasciare il campo ai
veri maestri di fede.
Il catecumenato antico, infatti, funzionava così.
E sarebbe quindi accettabile che il catechista qualunque possa portare la catechesi iniziale, laddove i concetti sono semplici e si parla in generale, secondo le parole di Kiko. Quando invece si va avanti, in tappe e scrutini personali, ci vogliono catechisti esperti. Altrimenti, l'unica cosa da sperare è che non facciano danno, e che tacciano, lasciando agire lo Spirito, anzichè parlare e far danno!
Tuttavia, questo discorso, che riguarda il cammino in genere, dalle mie parti è esasperato.
Ne è la prova quelle affermazioni che ho scritto prima sul rapporto fra Gesù, Mosè, il magistero, ecc, che spero che nessun altro catecumeno abbia mai dovuto ascoltare dai propri catechisti o dai propri fratelli.
Dalle mie parti, infatti, accade proprio che quanto più si è ignoranti, tanto più si è fanatici ed intolleranti, a partire dai catechisti.
Un mio catechista una volta ha detto: "io sono Mosè, chi mi contraddice avrà la lebbra come Miriam nel deserto, ovvero sarà espulso dalla Chiesa, e non da me, ma da Dio in persona".
Questi sono i miei catechisti, e non sono troppo diversi da altri che conosco. E queste cose le dicono ogni giorno, non è il discorso di una sera !
Queste sono solo alcune delle cose, e sono già tante, perchè ho scritto una mail molto lunga. Il catecumenato resta una strada buona, almeno io credo; e tuttavia va purificata dagli elementi pericolosi, vuoi nella dottrina, che nelle persone.
Ci deve essere un maggior controllo su ciò che viene predicato.
Altrimenti il catecumenato diventerà davvero il latore di una spiritualità antirazionale, fondata sull'umiliazione, sull'autodistruzione ... un mix di tanti fattori appartenenti a periodi precedenti, e che invece non hanno nulla a che vedere nè con il cristianesimo, nè con il cattolicesimo, e tantomeno con il nucleo essenziale della predicazione kerigmatica del cammino neocatecumenale.
Perchè nella mia parrocchia il catecumenato è divenuto
"catecumenismo": da cristocentrica, la comunità è divenuta un gruppo al servizio
adulatorio del parroco e per l'
onore dei catechisti. E nulla altro interessa se non la routine così stabilmente raggiunta.
Non è questo il catecumenato che mia madre ha scelto e che io ho seguito, non è questa la predicazione che ho ricevuto e non è quella che ho trasmessa ai miei catecumeni. Eppure è quella che sta prendendo piede, grazie, anche, ad alcune mancanze dalla gerarchia catecumenale. Ed è una cosa molto grave, sia da un punto di vista filosofico che religioso.
Obbedientismo, antirazionalismo che tende al fideismo, al fanatismo ed al messianismo: sono certo che Kiko non vuole esprimere queste cose, però è anche vero che non parla in modo sufficientemente chiaro per debellare questi germi. Germi che in molti luoghi, compresa la mia parrocchia, hanno preso piede a danno dei più deboli.
E sono questi gli aspetti che più caratterizzano il cammino, nella mia zona, e purtroppo anche in altre.
E questi aspetti se presi da soli non sono propri del cristianesimo, ma al massimo sono stati momenti centrali di alcune spiritualità che si sono manifestate nella storia della Chiesa.
Questi aspetti, però, se esaltati e fondamentalizzati, si estraniano alla Chiesa stessa.
Al contrario, la fede e la ragione, l'obbedienza e l'autonomia, il provvidenzialismo ed il libero arbitrio, il profetismo e la morale, ebbene, sono tutte caratteristiche che fanno parte del cristiano, ma che si relativizzano l'una con l'altra senza che alcuna prevalga. Solo in questo modo si ottiene un cristiano completo, che non sia di parte.
E dico "di parte" nel senso letterale: non può una mano dirsi corpo intero, nè lo può il piede. Ci vogliono tutte le membra perchè si abbia un corpo, ed è solo allora che Dio vi soffia dentro "ruah", lo spirito vivificante.