mercoledì 21 marzo 2018

Due più due uguale cinque.

Lo Stato totalitario fa tutto il possibile 
per controllare i pensieri e le emozioni 
dei propri cittadini in modo persino più totale 
di come ne controlla le azioni.
(G. Orwell)

"...gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce, 
perché le loro opere erano malvagie. 
Chiunque infatti fa il male, odia la luce
 e non viene alla luce perché 
non siano svelate le sue opere."
(Gv. 3,19-20)


   In un prestigioso istituto scolastico ("prestigioso" era l'attributo che i fondatori avevano attribuito alla loro creatura, in verità), studiava Alice, una ragazza obbediente e diligente, con un incurabile difetto: avere dei dubbi. 
   Nel Prestigioso Istituto i dubbi non erano ben visti. Dove tutti - più o meno - dovevano sembrare sicuri di se stessi, l'alunno dubbioso risultava solo un fastidioso piantagrane. 
   Il Prestigioso Istituto, infatti, aveva - sin dalla sua fondazione - come missione primaria una completa riforma dell'istruzione scolastica, che avrebbe dovuto essere sostituita integralmente con i metodi applicati di prassi nell'istituto. Per un così elevato obiettivo non può esserci spazio a tentennamenti. Gli alunni dubitabondi, o eccessivamente curiosi, che avevano l'ardire di manifestare le proprie perplessità, venivano rispediti a frequentare classi inferiori, a superare nuovamente estenuanti esami, compreso il temutissimo Secondo Scrutinio. Seguendo la sempreverde logica "colpirne uno per educarne cento", era sufficiente agli insegnanti bocciare un alunno, a volte un paio, per far si che tutti gli altri nel resto della classe capissero e se ne stessero buoni.
   Per scoraggiare le domande, poi, i fondatori del Prestigioso Istituto e tutto il corpo docente avevano elaborato un voluminoso Testo Unico, il "testo-con-tutte-le-risposte", il sussidiario definitivo che aveva soppiantato tutti gli altri. Nessun altro testo era ammesso, con l'eccezione di qualche volumetto scritto dai docenti del Prestigioso Istituto. 
  Il Testo Unico non poteva essere letto dagli alunni liberamente, la sua consultazione era appannaggio esclusivo degli insegnanti che lo ripetevano agli alunni. 
    Durante le lezioni non si potevano fare domande, ma si dovevano dare molte risposte. Questionari, interrogazioni, test...  Gli insegnanti, al contrario, non dicevano nulla di sé, limitandosi a ripetere i brani del Testo Unico e a ogni domanda insistente la risposta univoca era quasi sempre "questo non puoi capirlo ora, lo capirai dopo!". 
   Tutti annuivano, tranne Alice. 
   Scuoteva il capo, arrovellandosi sul perché ci fosse sempre un "dopo" che però non arrivava mai. Avrebbe voluto alzarsi in piedi in una di quelle lezioni estenuanti e dire che lei non era d'accordo su quello e su quell'altro, ma non ne aveva il coraggio. Tutti gli altri sembravano felici, in quella classe. Parlavano se interrogati, lasciando intendere sempre che avessero capito bene la lezione. Sapevano sempre scegliere le parole che causavano l'approvazione degli insegnanti. Pensò che il problema era suo, che non era in grado di adattarsi e smise di angustiarsi troppo.
   A nessuno sarebbe piaciuto essere espulso dal Prestigioso Istituto. Gli insegnanti non facevano che ripetere che fuori di là tutte le altre scuole erano vecchie, cadenti, ormai quasi abbandonate. Gli altri istituti non potevano fornire gli strumenti giusti per la propria crescita, gli altri insegnanti non erano così bravi come loro, nelle altre classi gli alunni non erano così uniti.
   Se fossero usciti dal Prestigioso Istituto non avrebbero avuto più modo di imparare, la loro formazione sarebbe stata compromessa per sempre. Avrebbero perso tutti gli amici con cui avevano condiviso tanti bei momenti. Sarebbero stati soli, costretti ad arrangiarsi da sé. Nella classe di Alice invece ci si sentiva così protetti, coccolati, seguiti. L'idea della solitudine era in fondo spaventosa. 
   Allora, perché lei avvertiva dentro di sé quella strana sensazione, quella pressante insoddisfazione? Com'è che la chiamava quello scrittore... "uggia", sì, rende bene l'idea. Alice sentiva una certa uggia, ma non sapeva di dove venisse e non aveva nessuno cui confidarla. Quelle poche volte che ci aveva provato, timidamente, parlando coi suoi compagni di classe, le avevano detto che si trattava solo di stupidaggini, che la sua fiducia era messa alla prova, che non doveva cedere alla tentazione di guardare oltre il muro che separava il Prestigioso Istituto dal mondo esterno, perché avrebbe visto solo tristezza e desolazione.
   C'erano dei momenti in cui si trovava bene in quella classe. Alcuni ragazzi erano dolci con lei, nel resto della scuola c'erano tante persone buone. Peccato però che non potesse davvero legare con loro... Non si poteva sapere cosa facessero le altre classi più avanti nel percorso di formazione.
Battesimo in liturgia kikista-carmenista
   Alice non se ne preoccupava troppo ed era quindi andata avanti, quasi fino alla fine, fino alla tanto desiderata maturità. L'aspettava l'ultimo Grande Esame Finale, che le avrebbe permesso di lasciare definitivamente alle spalle la Vecchia Alice, immatura, e abbracciare la Nuova se stessa, e infine continuare il suo percorso con la sua classe. Avrebbe avuto l'onore di indossare la divisa bianca degli ex-studenti, come quella dei suoi insegnanti. Forse un giorno avrebbe anche lei insegnato alle nuove giovani leve.
   Giunse il tempo del Grande Esame e gli insegnanti convocarono la classe di Alice per avviare l'ultimo scrutinio, il più difficile, e valutare la preparazione degli alunni. Chi fosse stato trovato impreparato sarebbe stato di certo inviato ad un'altra classe; nessuno voleva fare quella "fine".
   L'emozione iniziale si spense quando Alice assistette alle prime interrogazioni. Credeva forse che avrebbe ascoltato qualcosa di nuovo e invece... tutte le domande non facevano altro che rivangare lezioni apprese anni prima, costringendo i suoi compagni a parlare per ore, sotto lo sguardo inflessibile degli insegnanti. 
   Loro, che sembravano ogni tanto così magnanimi, così delicati, così comprensivi, così interessati alla vita degli alunni, si erano trasformati. Non facevano altro che parlare del viaggio di fine corso, e insistevano continuamente sul pagare la retta mensile, pure quella piuttosto salata. Avevano cominciato a paventare l'ipotesi che qualcuno sarebbe stato mandato via dal Prestigioso Istituto senza poterlo più terminare e il terrore si era diffuso nella classe. Non facevano altro che parlare dei "frutti", che secondo loro avrebbero dovuto raccogliere, che era arrivato il tempo di "mietere" dopo tanti anni di semina. 
    Le interrogazioni diventavano sempre più lunghe e dolorose. Tanti scoppiavano in lacrime, e Alice restò inorridita nel vedere che nessuno degli insegnanti si impietosiva minimamente. Anzi, diventavano più duri, dicendo che lo facevano per il loro bene. "Noi siamo i cani pastore, voi le pecorelle: quando rischiate di perdervi dobbiamo abbaiare", si giustificavano.
   Alunni che avrebbero meritato una solenne sgridata venivano rimandati con un paterno buffetto, altri che invece avrebbero meritato solo lodi, venivano massacrati dicendo che non avevano capito niente. Alice iniziò a preoccuparsi, man mano che si avvicinava il suo turno. Vedeva i suoi compagni provati, negli occhi di qualcuno vide riflessi i suoi stessi dubbi ma nessuno di loro osava dire una parola. 
   Cominciò allora a chiedere altrove, a cercare fuori del Prestigioso Istituto le risposte che nessuno voleva darle. Iniziò a parlare di ciò che si faceva nella scuola, per capire se fosse giusto ciò che le era stato insegnato fino ad allora.
   Scrisse anche a degli ex-alunni, che non avevano mai potuto terminare il percorso formativo ed erano stati allontanati dal Prestigioso Istituto, o avevano smesso di frequentarlo.
    Fu allora che Alice fece una scoperta sorprendente.
  Quelli-di-fuori, che le avevano detto essere destinati all'ignoranza eterna, al fallimento, alla solitudine e alla tristezza, avevano invece una vita ricca, rispondevano ai suoi dubbi, erano disposti ad ascoltare le sue domande, si confrontavano con lei. Quelli-di-fuori continuavano a studiare, ma con libertà. Andavano alle lezioni con gioia e potevano chiedere tutto ciò che volessero. Niente era noioso, o pesante per loro. Scoprì anche che le scuole del mondo di fuori non erano così orribili, che si insegnava con dolcezza e rispetto. 
   Il Prestigioso Istituto smise all'improvviso di sembrarle così perfetto. Cominciò a notarne le crepe, la tristezza sui volti degli alunni, la severità dei docenti che mai le avevano concesso un vero sorriso sincero.  Capì che in fondo l'avevano sempre mal tollerata, che anche gli altri compagni di classe pensavano di lei che fosse una rompiscatole insofferente.
   Ingenuamente, Alice parlò dei suoi dubbi con persone di cui pensava di potersi fidare. Scrisse una lettera e la inviò al capoclasse, un uomo che gli insegnanti tenevano in grande considerazione, e pubblicò quella lettera in un forum di ex-alunni dove tutti avrebbero potuto leggerla.
   Alice cercava solo delle risposte, ma purtroppo aveva scelto il posto sbagliato per chiederle.
  Il capoclasse inviò la lettera di Alice agli insegnanti, i quali la inviarono ai fondatori dell'Istituto in una busta con su scritto "urgente".
   Il fondatore numero uno, Francisco, la aprì, la lesse e andò su tutte le furie. Furono convocati i provveditori della zona, per un summit d'emergenza nel suo appartamento: la sediziosa, la traditrice - neppure il nome riusciva a pronunciare senza digrignare i denti - doveva essere punita in modo esemplare, pubblico! 
   Il Fondatore, urlò, gridò, batté i pugni. 
   - Com'è possibile che un'alunna abbia potuto spingersi così oltre e metterci alla berlina, senza che voi ve ne siate accorti! Farci fare la figura dei fessi! 
   Di solito erano abituati alle sfuriate del fondatore, ma quel giorno i provveditori se ne stavano mogi in piedi - al cospetto del fondatore si poteva stare solo zitti e ritti - con il capo chino a subire gli insulti. 
   - Dovete prendere immediati provvedimenti! O sarete voi a fare la sua fine. Vi caccerò fuori nelle tenebre! Là sarà pianto e stridore di denti! Ah, come soffrirete! - urlò.
   A un'ipotesi del genere i provveditori tremarono. Qualcuno pianse, torcendosi le mani. Il Maestro aveva ragione: la sediziosa meritava una punizione, doveva essere d'esempio.
   Corsero nella città di Alice, come se li mordesse il diavolo. Convocarono la classe per una seduta straordinaria, come furie entrarono denunciando Alice davanti a tutti, umiliandola. Dopo averla strigliata ben bene, la trascinarono fuori, mentre i tremebondi suoi compagni di classe già sussurravano: "stupida...", "se l'è cercata...", "era ora...". 
   La circondarono, per farla sentire in minoranza, le dissero che doveva vergognarsi, che sputava nel piatto in cui aveva mangiato per anni. Che non aveva il diritto di infangare il buon nome del Prestigioso Istituto. La minacciarono, minacciarono maledizioni fino alla settima generazione e quando si furono sfogati a sufficienza, chiesero:
   - Non hai nulla da dire?
   Gli insegnanti si aspettavano un flebile belato, una resa, un guaito. Alice invece li guardò con fierezza. Ripeté tutte le domande che aveva posto nella lettera, esigendo una spiegazione, con calma, con fermezza. La sua calma, li fece impazzire. Non potendo piegarla, la cacciarono, seduta stante. 
GMG Rio 2013: giovani kikos guardano
il loro "presbitero" armeggiare
con i gadget kikiani e l'Eucarestia
   Comandarono a tutta la classe, anzi a tutto l'Istituto, anzi a tutte le Sedi Prestigiose del Prestigioso Istituto di non rivolgerle più la parola. Damnatio memoriae! Sarebbe scomparsa, avrebbero detto a tutti il destino che attendeva chi si opponeva alle sacre leggi del Prestigioso Istituto. L'avrebbero fucilata moralmente, distruggendo il suo ricordo. In ogni esame avrebbero ricordato l'alunna rivoltosa, che per seguire le sue proprie idee si era ritrovata sola, e, forse, era pure morta. 
   Telefonarono subito dopo al Maestro, che attendeva, teso come una corda di violino. Neanche la consueta aragosta e il whisketto erano riusciti a calmarlo. 
   - O Sommo, abbiamo espulso la sediziosa. La rivolta è stata soffocata.
   - Mi raccomando - rispose - che tutti cancellino il suo numero di telefono, la sua posta elettronica, brucino le sue fotografie!
   - Sì, o Sommo! - dissero all'unisono.
   - E quel Face... Faceb... - l'ira gli impedì di pronunciare il nome del suo più acerrimo nemico, ma i provveditori capirono subito.
   - Immediatamente, o Sommo, intimeremo la cancellazione di ogni scritto, ordineremo agli studenti di chiudere quel programma demoniaco, finanche di bruciare i computer, se necessario!
Il Maestro si fregò le mani. Aveva fatto proprio un buon lavoro, con i suoi sottoposti.
Nello stesso tempo, Alice era stata cacciata dalla scuola.
Nei corridoi, in quell'ultimo giorno, aveva incrociato una compagna di classe. Lei l'aveva guardata, aveva esitato un momento sospesa sul filo del detto e non detto. Poi, distolto lo sguardo, di fretta era rientrata in aula a capo chino. Le grida degli insegnanti riecheggiavano rimbalzando sui muri.
Aveva avvertito dolore, ma, allo stesso tempo, libertà. Un ventaglio di opportunità sconosciute si apriva per lei. Nessun falso maestro avrebbe più potuto dirle cosa avrebbe, o non avrebbe, dovuto fare.


lunedì 19 marzo 2018

Fanno le domande, non ascoltano le risposte: ecco perché i Neocatecumenali non imparano mai

Proponiamo oggi un quesito, pubblicato sulla rubrica "Un sacerdote risponde" del portale "Amici Domenicani", che si compone di nove domande, dalle quali, nonostante non faccia cenno al cammino neocatecumenale,  traspare la convinzione del proprio autore che gli usi invalsi nelle Eucaristie "private" del cammino (rivendicate spesso sulle nostre pagine, sui social e addirittura su alcuni avvisi nelle parrocchie come "riti Neocatecumenali") siano più corretti rispetto alla liturgia della Messa della Chiesa Cattolica perché, egli sostiene, risalenti ai primordi del cristianesimo.

Nella propria risposta, il teologo domenicano padre Angelo specifica con grande chiarezza che, "se nel corso dei secoli ci si è evoluti in una determinata direzione, non è stato affatto per mutare il senso dell’Eucaristia, ma per celebrarla in maniera sempre più degna" e che essa non va trasformata in un "cinema, dove ognuno mostrerebbe i numeri che vuole", contravvenendo in ciò alla "semplicità di cuore" di cui si parla negli Atti degli Apostoli (At 2,46).

"Sull'Eucaristia non si finisce mai di imparare" scrive il lettore al termine dei propri quesiti: frase profetica perché a tutt'oggi, dopo quasi dieci anni, sembra che abbia ancora molto da apprendere.

Diverse domande sulla celebrazione dell’Eucaristia nella Chiesa primitiva

Quesito

Due per due neocat
"per evangelizzare l'Africa":

balletto religioso-folkloristico
a Pretoria
Caro Padre Angelo,
Vorrei porre alcune domande sull'Eucarestia dei primi secoli della Chiesa.

  1. È vero che si usavano Patene, Ostie, Calici grandi e che la comunione si faceva sempre sotto le due specie? Anche i laici bevevano ad un calice grande?
  2. È vero che l'Ostia era grande e veniva spezzata in tante piccole parti?
  3. È vero che la comunione avveniva sulle mani, cioè il Corpo di Cristo non veniva messo sulla lingua ma sulle mani?
  4. È vero che l'uso di inginocchiarsi alla consacrazione deriva dall'ordine che anticamente si chiamava dei "penitenti" ma che non ci si inginocchiava perchè l'Eucarestia era nuova veglia pasquale quindi il sentimento predominante era la gioia?
  5. Quale relazione c'è tra Eucarestia e Pasqua?
  6. È vero che i primi cristiani celebravano solo l'Eucarestia domenicale e non feriale? E che la celebrazione domenicale avveniva nella notte tra sabato e domenica?
  7. È vero che nella Chiesa primitiva non si celebrava il Credo nè il Gloria come nella Messa feriale? Perchè si decise di inseririrli?
  8. È un male, durante l'Eucarestia, dimostrare gioia anche attraverso il corpo? Dimostrando gioia si commette un sacrilegio verso il SS Sacramento?
  9. Una Messa può essere privata? Cioè se un singolo Sacerdote o gruppo di fedeli decidono di celebrare una Messa in un luogo che non è quello canonico questa Messa può dirsi minore o privata nel senso che riguarda solo quel gruppo?

Mi perdoni per le troppe domande ma sull'Eucarestia non si finisce mai di imparare,
grazie
Pasquale T.

Risposta del sacerdote

Caro Pasquale,
1. Nei primi secoli la forma e la grandezza delle ostie non erano prescritte, ma erano lasciate alla discrezione del clero o del popolo che le offriva. Sull’esempio del Salvatore si consacrava un pane intero e molto presto si preferì la forma rotonda, che del resto era riguardata come il simbolo della perfezione.
Nel secolo XI le ostie erano ancora di dimensioni abbastanza grandi così che si potevano dividere per la Comunione dei fedeli. In seguito si confezionarono ostie sottili, piccole e distinte per ogni comunicante.
Da un video di una celebrazione neocat:
notare i frammenti (indicati dalle freccette)

Come mai si è passati a questa prassi?
Evidentemente c’erano dei motivi, riconducibili soprattutto ai molti frammenti, anche vistosi, che potevano saltare qua e là nella frazione dell’ostia con evidente timore di profanare il corpo di Cristo.
Se nel corso dei secoli ci si è evoluti in una determinata direzione non è stato affatto per mutare il senso dell’Eucaristia, ma per celebrarla in maniera sempre più degna.
Il criterio attuale della celebrazione non può essere semplicemente quello di tornare alla prassi antica, ma di verificare se esprime meglio il suo significato e se l’amore per Cristo viene meglio stimolato.
Se fosse solo per la prassi primitiva, Plinio riferisce all’imperatore Traiano (siamo all’inizio del II secolo) che i cristiani si radunavano in riunioni prima del sorgere della luce (ante lucem). Questo non significa che noi oggi dobbiamo celebrare l’Eucaristia a quell’ora.

2. È vero che all’inizio il Corpo di Cristo veniva deposto sulla mano. Verosimilmente anche Cristo si è comportato così nell’ultima Cena.
Ma se la Chiesa ha sentito la necessità di passare ad un’altra disciplina non è stato evidentemente per sovvertire quanto ha fatto il Signore, ma per la ferma volontà di impedire la profanazione del Corpo di Cristo.
Oggi la Chiesa lascia la facoltà ai fedeli di ricevere la Santa Comunione nell’uno o nell’altro modo.

3. La preghiera in ginocchio non era una forma di preghiera tipica dei penitenti.
Per San Paolo è anzitutto una forma di adorazione. Scrive ad esempio: “Nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nel cielo, sulla terra e sotto terra” (Fil 2,19). E ancora: “Per questo io piego le ginocchia davanti al Padre, dal quale ogni paternità nei cieli e sulla terra prende nome” (Ef 3,14).
La preghiera in ginocchio veniva fatta anche per supplicare Dio, come si evince dalla testimonianza di San Pietro e di san Paolo: “Pietro fece uscire tutti e si inginocchiò a pregare; poi rivolto alla salma disse: Tabita, alzati” (At 9,40); “(Paolo) detto questo si inginocchiò con tutti loro e pregò” (At 20,36).; “Per questo io piego le ginocchia davanti al Padre, dal quale ogni paternità nei cieli e sulla terra prende nome” (Ef 3,14).
È vero che nei primi secoli a volte si chiedeva ai penitenti di stare in ginocchio o a anche di stare prostati per terra. Ma questo non significa che la preghiera in ginocchio fosse intesa solo come la preghiera dei penitenti. Le testimonianze bibliche che ti ho riferito dicono diversamente.
Se pertanto la Chiesa chiede, se è possibile, di mettersi in ginocchio alla consacrazione e alla comunione, desidera che i credenti esprimano in quei momenti così sacri e preziosi la loro adorazione e la loro supplica.
Eucaristia neocat
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Messa cattolica

4. L’Eucaristia perpetua sui nostri altari la Pasqua del Signore.
Nell’Eucaristia noi ci incontriamo con Cristo risorto che ci rende contemporanei al sacrificio che ha compiuto sulla croce e che ha anticipato nell’ultima cena.
San Paolo dice chiaramente: “Ogni volta infatti che mangiate di questo pane e bevete di questo calice,voi annunziate la morte del Signore finché egli venga” (1 Cor 11,26).
Per questo la Messa è essenzialmente la perpetuazione del sacrifico della croce.
Ma questa perpetuazione viene fatta incontrandoci col Cristo risorto, che ci fa vivere da protagonisti, da contemporanei, la sua immolazione sulla croce.

5. Per il Gloria: inizialmente era un inno che i cristiani recitavano al mattino. Poi si sentì l’esigenza di metterlo a disposizione di tutti nella celebrazione dell’Eucarstia.
Per il Credo: nelle prime comunità cristiane non lo si recitava quando si celebrava l’Eucaristia.
Ma poiché la domenica perpetua anche quanto Cristo ha fatto nel giorno ottavo della sua risurrezione, in cui ha stimolato Tommaso a emettere la proclamazione della sua fede dicendo “Mio Signore e mio Dio”, la Chiesa poco per volta ha introdotto l’uso di recitare durante l’Eucaristia una professione di fede. Il primo a farlo è stato Pietro Fullone, vescovo di Antiochia, nel 471.

6. I testi più antichi ricordano che l’eucaristia veniva celebrata nel giorno del Signore, cioè la domenica. Questo però non significa che si celebrasse solo la domenica.
Gli Atti degli Apostoli riferiscono che tutti i discepoli erano assidui nella frazione del pane (At 2,42). Frazione del pane è il primo nome con cui si è stata chiamata l’Eucaristia. In At 2,46 si legge che “ogni giorno tutti insieme frequentavano il tempio e spezzavano il pane a casa prendendo i pasti con letizia e semplicità di cuore”.
L’ora della celebrazione domenicale era ante lucem, e cioè di notte prima del sorgere del sole (così scrive Plinio a Traiano), così anche Tertulliano (II secolo) il quale parla di coetus antelucani (riunioni prima del sorgere della luce).
Va ricordato che a quei tempi la domenica, detta giorno del sole, era un giorno feriale. La gente in tutto l’impero romano riposava il sabato.

7. Mi chiedi se sia un male, durante l'Eucaristia, dimostrare gioia anche attraverso il corpo?
Per me la preoccupazione più grande, quando si è a Messa, non dev’essere quella di mostrare col proprio corpo la gioia, ma di viverla.
San Tommaso dice “per la potenza di questo sacramento, l’anima spiritualmente si ristora, rimane gaia (deliziata) e in un certo modo inebriata dalla dolcezza della bontà divina, secondo quanto è detto nel Cantico (5,1): Mangiate, miei amici; io vi inebrierò miei prediletti” (Somma teologica, III, 79,1, ad 2).
Questa gioia spirituale è bene che rimanga dentro l’anima e si mostri attraverso la serenità del volto.
Esprimere con atti del corpo la propria gioia trasformerebbe la celebrazione in un “cinema”, dove ognuno mostrerebbe i numeri che vuole. Gli Atti degli apostoli parlano di semplicità di cuore (At 2,46).
Nessuno ti stringe la mano:
succede nelle messe "private" neocat

8. La Messa in quanto tale non è mai privata. Insieme al sacrificio di Cristo viene unito sempre il sacrificio di tutta la Chiesa, anche se per caso nessun fedele fosse presente, come succede quando il sacerdote per mancanza di fedeli celebra da solo.
È lecito invece celebrare la Messa per un gruppo particolare. In certi casi è lecito celebrare anche nelle abitazioni dei malati. Anche il Papa talvolta celebra la Messa fuori della Chiesa, in piazza san Pietro o in altre piazze del mondo, quando lo richiede la moltitudine dei fedeli.
Non ha senso però parlare di una Messa “minore”.
In ogni caso, la Messa, come qualsiasi altro atto liturgico, esprime il culto pubblico della Chiesa.
Solo la forma della celebrazione talvolta è “privata” perché senza presenza di fedeli o perché viene celebrata per un particolare gruppo.

Ti ringrazio per le domande e anche per la paziente attesa della risposta. Come ti avevo scritto privatamente, in questo periodo mi sono trovato sommerso da molte esigenze di ministero.
Ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo

Pubblicato 13.06.2009

sabato 17 marzo 2018

Condannato il vescovo pedofilo neocatecumenale


Dal sito web della Santa Sede:

COMUNICATO STAMPA
DEL TRIBUNALE APOSTOLICO
DELLA CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE

Il processo canonico in relazione alle accuse, incluse quelle di abusi sessuali su minori, imputate contro il Reverendissimo Anthony Sablan Apuron, O.F.M. Cap., Arcivescovo di Agaña, Guam, si è concluso.

Il Tribunale Apostolico della Congregazione per la Dottrina della Fede, composto da cinque giudici, ha emesso la sentenza di primo grado, dichiarando l'imputato colpevole di alcune delle accuse e imponendo all'imputato le pene di cessazione dall'ufficio e il divieto di residenza nell'Arcidiocesi di Guam.

La sentenza rimane soggetta ad eventuale ricorso. In assenza di appello, la sentenza diventa definitiva ed effettiva. In caso di appello, le pene imposte sono sospese fino alla risoluzione finale.

[00436-IT.01] [Testo originale: Inglese - Traduzione di lavoro]


giovedì 15 marzo 2018

Ricordiamo a Kiko e ai suoi che Dio è luce: Se diciamo che siamo in comunione con Lui e camminiamo nelle tenebre, mentiamo!

Dal Vangelo di Giovanni, capitolo 3:
[19] E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce, perché le loro opere erano malvagie. [20] Chiunque infatti fa il male, odia la luce e non viene alla luce perché non siano svelate le sue opere. [21] Ma chi opera la verità viene alla luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio.
"DIO E' LUCE
E IN LUI NON SONO TENEBRE"
(1 Gv, 5)
L'opera per eccellenza è credere in Colui che Dio ha mandato. Ma è evidente che chi commette il male predilige le tenebre. Chi compie il bene "viene alla luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio" e a Lui si dia gloria. Tante cose devono restare nascoste nel cammino, si moltiplicano i divieti, di fronte alle ingiustizie subite e provocate, il più delle volte, da un abuso di potere, figlio della insindacabile gestione delle comunità e della vita dei camminanti, saldamente nelle mani dei catechisti, inviati da Kiko.

Questa parola non mi ha lasciato dubbi quando, con lo scorrere degli anni, nel cammino si disvelavano pian piano ai miei occhi i veri intenti celati. Di luce si parla molto nella predicazione, l'apice alla tappa della Traditio. Dopo lo scavo del Secondo Scrutinio, la tappa dell'Iniziazione alla Preghiera, si dice, la comunità si apre al mondo con l'invio a due a due per le case. I cristiani sono portatori di luce (photozomenoi): di quella luce che hanno scoperto, poiché tutto quanto viene alla luce è luce. Cosa viene alla luce? I peccati. Ecco la scoperta che attende i camminanti, dopo anni e anni di cammino - almeno 7 - quanti dovevano bastare per completare l'intero percorso, come diedero ad intendere a Giovanni Paolo II. Questa la luce che devono portare al mondo, dalla Traditio in poi. Spogliati delle sicurezze e degli idoli, messi di fronte alla propria croce (Secondo Scrutinio), dopo la Consegna della Preghiera, resta una sola coscienza: che siamo peccatori. Gli illuminati nel cammino sono coloro che si riconoscono peccatori. "Gesù mi ha messo fango sugli occhi, e io ho visto". Cosa ho visto? Tutti i miei peccati. Questo il succo della predicazione dei kikatechisti, riservata ai camminanti che hanno superato la prima fase del cammino, questo il tesoro, tenuto gelosamente nascosto fino a quel momento. Il senso di tutti gli scrutini precedenti e ancor più di quelli che seguono la convivenza della Traditio è questo: tirare fuori ciascuno i propri peccati, il che sarà poi il fulcro dell'annuncio nelle case e della solenne Professione di fede alla successiva tappa della Redditio. 
Ma la scoperta di essere dei peccatori non inaugura un cammino di rinascita... di crescita spirituale di luce in luce... piuttosto è una scoperta che si trasforma in condanna: scopri di essere un "peccatore che non può non peccare", che non può compiere opere di bene e se le persegue è per alienarsi da quanto ha scoperto, perché non sopporta di essere un peccatore, e vorrebbe sentirsi buono attraverso le opere di bene, sentirsi migliore degli altri. Ciò asseconda e favorisce un altro peccato, il peccato dei peccati: la sua superbia.
Giunti alla Traditio il cammino si avvolge su se stesso, qualunque spinta in avanti è solo fittizia: agganciati saldamente al fango del cieco nato - paradigma di tutto il cammino neocatecumenale - si viene risucchiati ogni volta e si torna indietro. Luce, nel Cammino, è essere peccatori, è l'unica verità, tutto il resto è tenebra, inganno del demonio che ci fa presumere di noi stessi di poter essere qualcosa, o diventare ciò che non siamo.

Cristo e Nicodemo
in un dipinto di Crijn Volmarijn
L'intervento dei catechisti, in ogni tappa e scrutinio successivo, andrà in quest'unica direzione. Per cui Redditio, Padre Nostro e la stessa Elezione saranno uno stanco ripetere, nei questionari: Chi eri tu (chi credevi di essere) prima del cammino? Cosa ha significato per te il cammino (cosa hai scoperto di te)? Chi sei oggi, alla luce della predicazione?


Trionfano quelli che elencano tutto quanto hanno scoperto di marcio nel fondo della loro anima e lo hanno portato alla luce, di cui mai avrebbero creduto di essere capaci e di cui oggi sono consapevoli di essere schiavi. Conclusione: tutti devono tutto al cammino, e del cammino non possono fare a meno. Senza i catechisti a guidarli, la loro vita "sprofonderebbe nell'inferno". A corredo hanno il cervello circonciso, poiché nel cammino l'impedire a se stessi di avere qualunque idea, significa preservarsi dal male. Unica attività: guardare sempre e soltanto i propri peccati, come si diceva, questa è la Luce, tutto il resto è tenebra. E se tu guardi costantemente i tuoi peccati, non sei nessuno per giudicare il tuo fratello che cade in errore, o meglio tutto è indirizzato in un'unica direzione: vedi i peccati del tuo fratello? Sappi che sono specchio dei tuoi peccati. Così non c'è spazio per la correzione fraterna, tutto si risolve ne "Il Signore lo ha permesso perché tu ti conosca e il tuo fratello impari a non giudicare" perché luce è convincerti che anche tu sei come lui, ossia capace delle peggiori cose.

Dunque.
Compio una buona opera? vedo la mia superbia.
Assisto ad un'ingiustizia? Io sono il peggiore di tutti e non devo giudicare il peccatore, poiché l'altro è specchio dei miei peccati, tutti possiamo commettere cose orribili. Resta un'unica conclusione possibile: la vittima (che non ha commesso alcun male, ma lo ha subito) puntualmente deve perdonare il carnefice.

Ma torniamo alla parola.
Chiunque fa il male, odia la luce e non viene alla luce perché non siano svelate le sue opere.
E qui mettiamo in fila tutte le cose che nel cammino vengono fatte nelle tenebre e custodite dalle tenebre da questi "portatori di luce" e illuminati che procedono per "arcani".

Nessun cenno alla pianificata formazione
di nuove comunità neocatecumenali
All'annuncio delle catechesi, come testimoniano i cartelloni, non si fa cenno alla nascita di alcuna comunità, si parla solo di un ciclo di catechesi per adulti di due mesi. Una volta iniziato il cammino, nessuno esterno è ammesso a partecipare. Ogni comunità deve custodire gelosamente le consegne ricevute: poiché "non si può capire se non si vive in prima persona". Le comunità più avanti nel cammino non devono dire a chi viene dietro cosa si vivrà dopo. Si rovina la sorpresa, non capirebbero, potrebbero scandalizzarsi e andare via, perché ancora non hanno "ricevuto lo spirito". Non bisogna parlare a nessuno, che sia fuori dal cammino, mai, della decima, non possono capire, nè mai dire che alla Traditio, chi non ha il coniuge in cammino, invece di andare per le case, sarà mandato in missione familiare e per due anni non potrà frequentare la sua comunità, salvo all'Eucarestia, se accompagnato dal coniuge che non si vuole convertire. Notare tutte le sfumature dell'isolamento, che marcia contestualmente agli infiniti divieti, di cui questi sono solo un assaggio, indirizzati all'esterno e all'interno dell'esperienza. Ogni comunità è chiusa in se stessa, rispetto alle altre a diverse tappe di cammino, chiusa rispetto alla Parrocchia di cui fa parte, [nel cui ambito parteciperà solo nella misura in cui non potrà farne a meno, comprese le Liturgie Festive e le Solennità: si contano sulle dita di una mano sola quelle, nell'anno, in cui è fatto obbligo assoluto di partecipare in Parrocchia], chiusa, a maggior ragione al mondo esterno, direi blindata, quel mondo definito di tenebra, per antonomasia, dove tutto è oscuro, morte, angoscia. Ma le tenebre e tutti i suoi effetti sono saldamente con loro!
Si assume, col tempo, una mentalità, frutto di queste rigide consegne, per cui si diffida di tutti, si evita di esporsi con i Pastori perché, si sa, non possono capire. Ogni indicazione diversa, proveniente da loro, viene attribuita al fatto che non hanno fatto esperienza per la loro vita. Paradossalmente, in cammino, obbedire a Dio (che "parla" loro nel segreto delle salette e per bocca dei catechisti), equivale a disobbedire proprio ai Pastori stessi, senza alcun problema di coscienza. Questa la prassi: far finta di ascoltare i Pastori della Chiesa, poi andare avanti il più possibile come sempre, poichè è una vera e propria missione affidata loro e questo andazzo non scandalizza nessuno, perché significa fedeltà alla rivelazione ricevuta, che va custodita intatta, in attesa che si imponga a tutti, Parroci e Vescovi compresi; fino a quel giorno la si difenda, anche e soprattutto da loro.
Ricordo vivido nella memoria la disinvoltura con cui si trattava con chi, tra i pastori, docilmente si sottoponeva, come tutti gli altri camminanti, al discernimento e alla conduzione dei catechisti. Col tempo forse si è attenuato questo atteggiamento, non ne dubito e, forse, non poteva essere altrimenti. Ma riporto quanto ho conosciuto nel primo decennio di cammino in Italia. Si diceva ai catechisti, che andavano ad aprire il cammino in nuove Parrocchie, che il cammino non poteva funzionare in quella Parrocchia dove il Parroco non facesse il cammino, prima degli altri, per la sua vita. Lo stesso valeva per i Vescovi, era scontato, anche se inconfessabile.
Scultura che rappresenta
Lucifero, nella
Cattedrale di san Paolo
a Liegi (in Belgio),
di Luc Viatour
Questa riflessione non vuole essere esaustiva, ma solo dare squarci di luce che tagliano le tenebre come lame, nulla di più. Intanto i ricordi si moltiplicano e si riallacciano i fili; tanto si è detto, tanto ancora si dirà, su questo blog e altrove, le solite conferme a cui siamo abituati.

Si vantano di essere gli "illuminati", si dichiarano "portatori di luce", loro che si considerano "il più bel frutto" del Concilio Vaticano II, il frutto per eccellenza.

Anche Lucifero era il più bello di tutti gli Angeli, guarda un po' che coincidenza strana!
Anche lui "portatore di luce".

Ricordiamo:

Dio è luce e in lui non ci sono tenebre.
Se diciamo che siamo in comunione con Lui e camminiamo nelle tenebre, mentiamo e non mettiamo in pratica la verità. (1Gv 5-6)

La caduta di Lucifero,
di Gustave Doré

martedì 13 marzo 2018

Cinque ore (cinque!) di Messa di Pasqua con i Neocatecumenali

Traduciamo l'articolo "Cinque ore di Messa di Pasqua con i Neocatecumenali a San Francesco Saverio a Cartagena" dal blog AdveniatHispania, e partecipiamo con l'articolista alla dura maratona della Veglia Pasquale neocatecumenale; particolarmente pesante per la durata, ma soprattutto perché, per il fedele che ha l'occhio e il cuore cattolici, è avvilente e sconfortante assistere allo stravolgimento dell'Altare, del ruolo del Sacerdote,di quello dei fedeli e soprattutto alla "profanazione del Santissimo Sacramento" che "rivelano che dietro c'è una mente molto più vicina a Lutero che al Magistero della Chiesa".

Parrocchia di San Francesco Saverio, nel quartiere Los Barreros a Cartagena. Sabato Santo alle 22:30. I fedeli escono dalla chiesa e si raccolgono in piazza per accendere il fuoco pasquale, il cero e le candele che ognuno di loro ha in mano.
Fanno il giro della piazza in processione e entrano in chiesa al buio. Comincia così una celebrazione che durerà esattamente 5 ore.

La chiesa poi si illumina in tutto il suo splendore, recentemente restaurato e rimesso a posto. Circa 300 persone la riempiono, di tutte le età. Ci sono abbastanza giovani.

Abbondanza di fiori, candele e luci. Coro con varie chitarre e qualche altro strumento.
L'"altare maggiore" riformato secondo i canoni del movimento neocatecumenale fondato da Kiko Argüello.

Prima il Tabernacolo stava nel centro e nella posizione principale, ai suoi piedi l'altare e più avanti gli amboni per le letture ed il Vangelo.


Con la riforma liturgica postconciliare, l'altare è stato separato dal tabernacolo perché il sacerdote celebra di fronte ai fedeli, l'ambone della Parola di Dio è stato posto a destra e a sinistra un leggio con microfono per le orazioni dei fedeli ed altri usi alternativi.
Il Tabernacolo è posto a parte, in una cappella, salvo eccezioni.

Ora, con la "riforma neocatecumenale", nella presidenza sta il sedile del celebrante, che presiede nominalmente. Poi, un ambone da cui si realizzano la maggior parte delle funzioni, letture, monizioni, cantici, avvisi...
Davanti a tutto, una mensa che fa funzioni di altare, grande e quadrata, per celebrare attorno ad essa la "partizione del pane" e il reparto del "pane e vino".

La celebrazione della Resurrezione del Signore si fa con nove letture. Fa la monizione una persona, legge un'altra e poi canta un'altra accompagnata con la chitarra. Sono pezzi monocordi, di uno stile molto particolare e caratteristico di questo movimento, con forti voci del solista, che grida piuttosto che cantare, accompagnato ogni tanto dal coro con battiti di mano e suoni ritmici.
Neppure una canzone tradizionale. Né ante, né post conciliare. Tutto è specifico e particolare. Nonostante questa sia la celebrazione parrocchiale, aperta a tutti e, in questo caso, con molti invitati ad assistere perché c'erano i battesimi.

Dopo le prime tre letture, si invitano i presenti a esprimere come si sentono illuminati dalla Parola di Dio con le letture ascoltate. Lo fanno in più persone, tutti delle comunità neocatecumenali, raccontando brevemente la loro vita, sposati con figli e nipoti, non sposati, che avevano dei sogni, nessuno dei quali si è avverato, macché sono felici con il Signore...

Altre letture con monizione e canti fragorosi fino al Vangelo.
Parlano brevemente i due sacerdoti concelebranti e invitano a dare la loro testimonianza altri volontari.

Col che si arriva alle 2:30 del mattino. Sono passate quasi 4 ore.

Seguono i battesimi. Sono tre bambine. Per immersione tre volte ciascuna e quindi mostrate trionfalmente come Dio le ha messe al mondo, completamente nude.

Quanto saggia è sempre stata la Santa Madre Chiesa e come pretendono di modificarne il volto!

Siamo alla Comunione. I sacerdoti si siedono e la affidano a una mezza dozzina di ministri straordinari.
Vestiti in completo giacca e cravatta, portano un vassoio e vanno a metterla in mano a ciascuno. Immagine più adatta a dei "barman".

Il pane eucaristico è composto da piccoli dadi di pane, come minuscole tartine.
Però ciascuno non deve consumarla quando la riceve, ma aspettare fino a che è stato tutto distribuito, perché si rende necessario un altro giro finché non resta nulla nei vassoi.


Fino al momento in cui il sacerdote che presiede non dirà "Questo è l'Agnello di Dio..." e tutti ripeteranno "Signore, non son degno.. " e si porteranno le tartine alla bocca. Comodamente seduti.
Di seguito, i "ministri" passeranno con enormi calici con non meno di un litro, un litro e mezzo di vino consacrato, distribuendolo persona per persona, che lo bevono. E ripassando, se è rimasto, finché non viene consumato tutto. Non può avanzare nulla.

Nel frattempo, i banchi sono andati svuotandosi per la gran parte. Almeno un terzo di coloro che hanno iniziato la cerimonia se ne sono andati in momenti diversi.
Tutto termina con la Benedizione finale, molto alleluia ed una danza di ispirazione ebraica intorno alla mensa-altare.
Sono le tre e mezza del mattino. Cinque ore di funzione religiosa. E dobbiamo spostare gli orologi avanti di un'ora per il cambio dell'orario.
Sono perciò le 4:30 del mattino.
I neocatecumenali se ne vanno a continuare la celebrazione mangiando l'agnello e concludendo il digiuno che hanno fatto durante tutto il sabato.
A questa cosa del mangiare l'agnello non sono invitati tutti. È solo per loro. In chiesa sì, abbiamo potuto entrare tutti. E sono entrati quelli che hanno voluto.

Cosa si deduce da ciò che abbiamo visto? Una concezione della Messa e del Sacrificio Eucaristico che è estranea in modo impressionante da tutto ciò che abbiamo sempre creduto e vissuto.
Sacrificio, Altare, Sacerdote e Comunione sono intimamente uniti, misticamente, realmente, fisicamente, sostanzialmente.


E nell'Altare si realizza il Sacrificio perpetuo per mano del Sacerdote "in persona Christi" e si comunica alle due Specie per consumare l'integrità del Sacrificio, dando partecipazione ai fedeli adoranti che si comunicano ai piedi dell'Altare e per mano del Sacerdote.
Questo sconvolgimento dell'Altare, questo spostamento del Sacerdote, questa separaze del fedele che fa la comunione, questa profanazione del Santissimo Sacramento, rivelano che dietro c'è una mente molto più vicina a Lutero che al Magistero della Chiesa.
Ora così si sta celebrando una Cena di fraternità, dove la protagonista è la Comunità e dove si distribuiscono pane e vino come segno di questa fraternità.
Questo rivelano i gesti.

Poi, de interioris, riguardo il foro interno, neppure la Chiesa può giudicare. Però la Chiesa ha il dovere di insegnare e confermare nella Fede. E nei segni che la manifestano. 
Anni fa eravamo ad un'altra celebrazione. Allora, il coppone e il calice andavano "circolando" di mano in mano per la Comunione.
Sembra che la Santa Sede gli abbia detto che non si poteva fare in questo modo. Con gran tintinnio di piatti e rombo di grancassa si annunciò che avevano accettato le correzioni della Santa Sede. E ora vediamo in cosa consiste questa accettazione. A noi pare una presa in giro.

Senza dubbio, ci pare giusto lo spostamento del segno della pace che si trasforma molte volte in un vero caos.
I Neocatecumenali hanno il permesso di farlo durante l'Offertorio invece che dopo il Padre Nostro.
Meglio così, attentano di meno alla dignità della celebrazione, specialmente quando la Sacra Vittima è già presente sull'Altare.

Con questo articolo non vogliamo dare un giudizio globale di valore sul Cammino Neocatecumenale, che senza dubbio ha cose molto buone in quanto a vita molto profonda nella Fede, il ritorno a praticare di molti lontani, la fecondità nei matrimoni, vocazioni sacerdotali e religiose, chiamata all'apostolato e alle missioni ecc.
Semplicemente vogliamo raccontare ciò che abbiamo visto, con occhi cattolici. E raccontarlo alla Chiesa. E a loro stessi, che così hanno l'opportunità di correggersi.

domenica 11 marzo 2018

Liturgia romana vs. liturgia kikiana-carmeniana

Nonostante le pie intenzioni di tanti fratelli, il Cammino Neocatecumenale trasforma la liturgia (culto a Dio) in una carnevalata.

Liturgia cattolica: culto a Dio in un luogo consacrato appositamente (chiesa, altare), preghiera riverente (anche l'inginocchiarsi), senso del mistero (specialmente col silenzio), elevazione del proprio cuore e della propria mente a Dio, il sacerdote celebra i divini misteri e i fedeli ne beneficiano, Dio è il centro della liturgia...

Liturgia neocatecumenale: cerimoniale umano in una saletta laterale (la hall dell'albergo o la stanzetta parrocchiale), comodamente seduti (specialmente alla Comunione), l'interminabile frastuono delle chitarre e dei tamburi (esclusivamente i canti di Kiko), enfasi sul dare la propria omelia ("risonanze", "monizioni"), balletto-girotondo conclusivo, l'andirivieni continuo...

Chiesa cattolica: il rispetto e la devozione per la presenza reale, il tabernacolo al centro, il ringraziamento dopo la Comunione (il rapporto personale con il Signore!), il soffermarsi in preghiera anche al di fuori degli orari delle liturgie...

Comunità neocatecumenale: indifferenza verso la presenza reale, la Comunione "self-service" e tutti insieme contemporaneamente (svalutazione del rapporto personale col Signore), il ripulirsi sulla gonna o sul pantalone le dita dai frammenti di Eucarestia, la continua dispersione di frammenti del Santissimo...

Pontificale di Pio XI nella Cappella Sistina
Cattolicesimo: le verità di fede universali insegnate da venti secoli dalla Chiesa, vita e opere dei santi, devozioni popolari incoraggiate dalla Chiesa...

Neocatecumenalismo: mistificazione delle verità di fede universali, indifferenza verso i santi (tranne quando c'è da mistificarli per far credere che il Cammino avrebbe ragione: Mopsuestia! Crisostomo! Giovanni Paolo II!) disprezzo delle devozioni ("religioso naturale!"), insegnamento esclusivo del kikismo-carmenismo...

Tradizione cattolica:
il Canone della Messa è essenzialmente lo stesso da quindici secoli, dai tempi di sant’Ambrogio (e forse più, ma la mancanza di documenti liturgici dei primissimi secoli impedisce di verificarlo);

Tradizione neocatecumenale: si usa solo la II Prex Eucharistica e soltanto nella forma modificata da Carmen e Kiko.

Spiritualità cattolica: partecipazione alla liturgia significa unione con Dio; la liturgia non è uno spettacolino da far riuscire a furia di fare cose e dire cose, ma «l'unico culto a Dio gradito»; tutto è regolato da precise leggi per proteggere la purezza del culto e della dottrina.

Spiritualità neocatecumenale: partecipazione alla liturgia significa unione con Kiko; le carnevalesche liturgie neocatecumenali sono una sagra del parolame, in cui si abusa fino all'assurdo di "monizioni", "risonanze", "preghiere dei fedeli", col risultato che la parola degli uomini finisce per coprire la Parola di Dio; la norma assoluta del culto neocatecumenalizio è "fare come vuole Kiko" a costo di fare il contrario di ciò che richiede la Chiesa.

Appollatati in poltrona "sì, per il Signore"
Sacerdozio cattolico: il triplice munus (insegnare la verità di fede, guidare spiritualmente, santificare i fedeli mediante i sacramenti); il sacerdote compie il Sacrificio Eucaristico, che è buono in sé anche se non c'è nessun fedele che partecipi al rito.

"Presbiterato" neocatecumenale: il "presbitero" è solo un addetto ai lavori, il vero attore e centro della messinscena è la comunità (Kiko: «non c'è eucarestia senza comunità»), le "omelie" dei fedeli di fatto disperdono e nullificano la Parola di Dio e anche l'omelia del celebrante.


venerdì 9 marzo 2018

Teologo si pronuncia contro gli abituali sacrilegi e abusi del Cammino

Anche domani sera - come tutti i sabato sera - nelle salette neocatecumenali avverranno i soliti sacrilegi eucaristici della carnevalesca liturgia inventata da Kiko Argüello e Carmen Hernández. Riportiamo qui sotto la recente lettera di un neocatecumenale alla rubrica "Un Sacerdote risponde" del portale "Amici Domenicani", con la risposta del teologo padre Angelo Bellon, e qualche nostra nota a margine.

Quesito

Caro padre Angelo,

sono del Cammino Neocatecumenale e questa sera che è passata ho fatto l'eucaristia nelle due specie.
È successo che mentre mangiavo il Corpo di Cristo una mollica è caduta e visto che a causa del colore del pavimento non era possibile vederla e per ritrovarla avrei dovuto tastare il pavimento sotto di me, l'ho lasciata lì pur avendo sentito dire che bisogna cercare di recuperare le molliche quando cadono. 
E non è finita qui. Dopo che ho bevuto il Sangue di Cristo ho notato sul pavimento sotto di me una goccia che molto probabilmente era Sangue di Cristo che mi era caduto mentre bevevo. Anche quella l'ho lasciata lì.
Vorrei chiederle se agendo così ho commesso peccato mortale perché questo mi mette un po' di ansia.
Grazie in anticipo e scusi il disturbo

Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. se la Santa Comunione fosse fatta secondo le indicazioni della Chiesa, tenendo il piattino o una tovaglietta sotto il mento o sotto le mani dei fedeli non si andrebbe incontro a simili profanazioni.
Circa il piattino ecco che cosa dice l’Istruzione Redemptionis sacramentum al n. 93: “È necessario che si mantenga l’uso del piattino per la Comunione dei fedeli, per evitare che la sacra ostia o qualche suo frammento cada” (cf. Missale Romanum, Institutio Generalis, n. 118).


2. Tu mi parli di mollica e non di frammento. Ciò farebbe intendere che la Messa non sia celebrata con pane azzimo.
E questo sarebbe senza dubbio un abuso.

3. Nel caso della mollica dovevi prenderla con il purificatoio che usa il sacerdote e poi consumarla o versarla nell'ampolla chi si tiene vicino al tabernacolo per purificare le dita di chi ha distribuito la Santa Comunione.
La stessa cosa andava fatta anche con la goccia del Sangue del Signore.

4. Di fatto invece si è causata una grave profanazione perché la si è esposta la sacra Particola ad essere calpestata o addirittura attaccata alla suola delle scarpe.
È vero che tale profanazione è stata del tutto involontaria.
Ma è stato volontario invece il voler disattendere le norme della Chiesa e fare di testa propria.
Pertanto vi è una responsabilità in causa.

5. Alla caduta della mollica dovevi fermarti e dovevi fermare anche gli altri per evitare la profanazione.

6. L'ansia che ne è seguita ha fatto sì che quella non sia stata una bella Comunione.

5. Se io fossi al tuo posto mi sarei poi confessato e avrei ascoltato le indicazioni del confessore.

6. Inoltre per il futuro accostati alla Santa Comunione secondo le norme prescritte dalla Chiesa, anche se questo dovesse andare contro le abitudini contratte in alcuni gruppi dal Cammino.

7. Abbi sempre per l’Eucaristia la massima attenzione e adorazione. 
Sotto le apparenze del pane e del vino “è contenuto l’intero bene spirituale della Chiesa, ovvero Cristo stesso” (Redemptionis donum 2), “Signore e Dominatore invincibile, Sacerdote eterno e Re dell’universo” (Ib., 1).

Ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo



Il genere di rispetto che in Cammino si apprende a nutrire per l'Eucaristia emerge dalle vignette satiriche su internet (dette "memes") che postano i giovani neocatecumenali, "formati" alla fede fin dalla più tenera infanzia a forza di Lodi a Kiko, Veglioni pasquali, catechismo dei didascali, post-cresima neocatecumenale, Giornate Mondiali della Gioventù, pellegrinaggi eccetera.
Ve ne presentiamo alcune in lingua inglese.
Video con un giovane che balla sbocconcellando un pane azzimo: ecco qual è "the right way to eat the Body of Christ" traduzione: il modo corretto con cui mangiare il Corpo di Cristo.

"What's the difference between Jesus and a pizza?". Traduzione: "Qual è la differenza tra Gesù e  una pizza?". La Sacra Specie del Corpo di Gesù, viene visto come una focaccia, o meglio, come una pizza da farcire. 

"The guy who ends up with the chalice every time". Traduzione: "Il tizio che si ritrova a finire il calice tutte le volte".
Commenti: "Come vorrei essere quel ragazzo... e lui di solito lo fa fuori in una sola tracannata". "Quando cerchi di finirlo tutto in una bevuta, ma il tuo corpo pensa che, OK, puoi respirare mentre te lo stai scolando".
"Bere un sorso del vino eucaristico": così si completa il fast-food del sabato sera dei giovani del cammino.

mercoledì 7 marzo 2018

Il Tabernacolo "utile" contraddice le "catechesi" di SanCarmen SanHernandez

Era in una chiesa crollata.
All'interno la pisside era riversa,
ma non si era aperta.
E le particole, nonostante i tanti
mesi passati, si presentano integre:
nessuna muffa o alterazione.
Il seguente articolo è tratto da Avvenire di mercoledì 21 febbraio 2018  ed è intitolato "Terremoto. Ostie trovate intatte nel tabernacolo. «Gesù sotto le macerie» di Arquata", a firma A. Guerrieri).

A dispetto di quanto predicato da SanCarmen SanHernandez, che dichiarava il Tabernacolo "inutile" poiché (testuali parole) «se Gesù Cristo avesse voluto l'Eucarestia per stare lì, si sarebbe fatto presente in una pietra che non va a male», ad Arquata le Ostie consacrate in quel Tabernacolo "non sono andate a male", per interi anni.

Dedichiamo perciò tale articolo ai neocatecumenali maltrattatori dell'Eucarestia, chef di focacce e mescitori di vini liquorosi.


Le ostie sono perfettamente integre, nessuna muffa e nessuna alterazione.

Quasi subito la mente è volata al miracolo eucaristico di Siena del 1730. Un tabernacolo del ’500 sepolto per mesi sotto le macerie della chiesa di Santa Maria Assunta di Arquata, distrutta dal terremoto del 2016. Il dubbio ormai di aver perduto questa opera tanto cara ai parrocchiani.

Poi il ritrovamento in un magazzino dove, settimane fa, i carabinieri del nucleo Tutela beni culturali lo aveva riposto con cura sottraendolo alle intemperie. E infine l’apertura, con all’interno la pisside che, ben chiusa, manteneva intatte quaranta ostie. Perfettamente conservate.
«Si sentiva ancora il profumo, è qualcosa che ci commuove – sono le prime parole del vescovo di Ascoli Piceno, monsignor Giovanni D’Ercole – è un segno di speranza per tutti. Ci dice che anche Gesù è terremotato come tutti, ma è uscito vivo dalle macerie»

Non riesce a trattenere le lacrime neppure don Angelo Ciancotti, sacerdote della cattedrale di Ascoli Piceno, che per primo ha avuto tra le mani quel ritrovamento.
Madre di Pescara del Tronto e padre di Arquata del Tronto, dopo il sisma del Centro Italia il parroco si è impegnato per recuperare «quei pezzi della mia storia e della storia di tanti, a cui la gente è affezionata», dice.

Qualche settimana fa è riuscito a riportarlo, impolverato e malmesso, nella sagrestia della chiesa principale di Ascoli. «Il problema era aprirlo – racconta – ma la mia passione per le chiavi dei tabernacoli mi ha aiutato».

Pane neocatecumenale "che perisce" 
In un cassetto dove custodisce la sua collezione c’era una chiave singola ed ha iniziato da quella. «Al primo colpo il tabernacolo si è aperto – prosegue emozionato – dentro la pisside era orizzontale, ma chiusa. E al suo interno il corpo di Cristo dopo più di un anno e mezzo intatto, sia nel colore che nella forma e nell’odore. Nessun batterio o muffa come capita a tutte le ostie dopo qualche settimana. E invece quelle, ad un anno e mezzo di distanza, sembravano fatte il giorno prima».

Allora si è sentito come Giovanni Paolo II che davanti al miracolo eucaristico di Siena esclamò: «Ecco la presenza».
La stessa frase che adesso don Angelo continua a ripetere a chi insieme a lui ha assistito al «prodigioso e inspiegabile ritrovamento».

Per chi ha fede, «e per me è un miracolo – dice – ma soprattutto un messaggio per tutti: è un segno che ci richiama alla centralità dell’Eucarestia».
E inoltre, secondo lui, è un inno alla speranza per i giovani: «Gesù ci dice io ci sono, sono in mezzo a voi. Fidatevi di me».

lunedì 5 marzo 2018

I Neocatecumenali credono nel rispetto del foro interno?

I fratelli neocatecumenali, nei
gruppi facebook neocatecumenali,
scrivono che facebook è strumento del demonio
In questi giorni mi sono imbarcato in una discussione - devo dire, per onestà intellettuale, pacata e tranquilla, tanto per cambiare - con due neocatecumenali a riguardo della natura del foro interno e se questo venga o meno violato durante uno scrutinio neocatecumenale.

Lo scrutinio è una prassi fondamentale del Cammino, citata anche nello Statuto del 2008. Il neocatecumenale non può sottrarsi agli scrutini, che sono la porta di accesso al passaggio successivo. Checché ne dicano Kiko e Don Mario, gli scrutini del Cammino NON sono ispirati all'itinerario dell'OICA, con i quali non hanno niente in comune.

Tutti noi ex-neocat sappiamo benissimo cosa avviene in uno scrutinio, ma lo riassumiamo a beneficio di quelli che non conoscono il cammino. Altri chiarimenti possono essere reperiti a questa pagina. Durante la convivenza che "apre" il tempo del "passaggio", cioè di una tappa (ad esempio il Secondo Scrutinio battesimale, la Traditio, la Redditio), viene consegnato un questionario specifico, che contiene alcune domande specifiche - generalmente 3 o 4 - che sono collegate al "tema", per così dire, del passaggio stesso. Ad esempio (in tema con l'attuale tempo Quaresimale....) dal Secondo Scrutinio:

QUESTIONARIO 

1^ tentazione: del pane 
a) - Prima della catechesi dove mettevi la tua sicurezza? Dì fatti concreti. 
b) - Durante il cammino hai sperimentato un cambiamento di direzione? Dì fatti concreti. 
c) - Oggi, in quali cose concrete ancora metti la tua sicurezza? 

2^ tentazione: del tentare Dio - della storia 
a) - Prima della catechesi quali fatti concreti non accettavi della tua realtà di vita? 
b) - Hai sperimentato durante questo cammino un cambiamento? In che cosa? Dì fatti concreti. 
c) - Oggi, concretamente, ancora che cosa non accetti della tua vita o ti risulta difficile capire? 

3^ tentazione sugli idoli 
a) - Enumera gli idoli del mondo di oggi. Prima della catechesi sei stato loro schiavo? 
b) - Durante questo cammino hai sperimentato qualche vittoria di Gesù Cristo su questi idoli? Dì fatti concreti. 
c) - Oggi, concretamente, di quali idoli sei ancora schiavo?

L'adepto deve rispondere, senza riserve, per iscritto, e poi leggere le risposte davanti alla comunità, in presenza dei catechisti. Nel caso del Secondo Scrutinio le risposte vengono date dall'adepto seduto al centro della sala, fuori dell'assemblea, potendo guardare i soli catechisti e con la comunità alle spalle. Vicino all'adepto c'è il crocifisso kikiano, per esortare ciascuno a "mettersi in verità", che vuol dire non mentire e non nascondere nulla.

Gli scrutini si svolgono di sera. I catechisti arringano l'assemblea tutte le sere sia prima che dopo gli interrogatori, che possono durare anche diverse ore (mediamente due ore e mezza per il Secondo Scrutinio, 4 o 5 ore per la tappa finale dell'Elezione).
Davanti a domande del genere capita quasi sempre che vengano rivelati dettagli intimi della vita personale, l'assoluta maggioranza dei quali attiene alla coscienza, cioè al foro interno. Ribadiamo che persino la Chiesa non ha potere sul foro interno, ad eccezione del segreto del confessionale: è possibile giudicare gli atti esterni, ma riguardo all'intimità del cuore può parlare solo il confessore e solo quando agisce "in persona Christi". Il foro interno è il luogo della preghiera, del dialogo con Dio, delle scelte e meditazioni personali. A nessuno è consentito violare questo segreto, indurre a svelare dettagli della propria intimità, meno che mai davanti a tutti, ancora meno se a porre le domande è un semplice laico, investito di nessuna autorità.
Le domande sono insistenti, il capo equipe neocatecumenale, in genere l'unico che parla, può continuare a chiedere senza che nessuno lo fermi, finché non si senta soddisfatto delle risposte.
A rendere la situazione ancora più odiosa, nel caso qualcuno mentisse, o nascondesse qualcosa, i fratelli di comunità al termine dello scrutinio possono intervenire, correggendo o integrando quanto detto dall'adepto.
E' così grave che persino il Diritto Canonico vieta questo tipo di abuso (§220 CJC - è quindi a tutti gli effetti un delitto che potrebbe essere punito dal Vescovo), e la Congregazione della Dottrina della Fede fece scrivere su tutti i volumi del Direttorio questa frase estremamente rivelatrice:
Pag. 89 Traditio Symboli, 2001:
Si ricorda ai catechisti che la richiesta di leggere le risposte al questionario nel gruppo e forse davanti a tutti sia fatta in modo che nessuno si senta obbligato e sempre venga delicatamente rispettata la libertà e la sensibilità di ogni persona.
Addirittura l'adepto potrebbe non voler rispondere nemmeno nel gruppo che si forma in convivenza per rispondere alle domande, e la risposta davanti a tutti è presentata come fosse opzionale! Non può essere stato Kiko a volere questa roba scritta sui volumi del Direttorio.
È letteralmente impossibile che uno possa dire "non voglio rispondere a queste domande in pubblico" e che i catechisti gli accordino questo favore. Se a uno solo fosse concesso, dovrebbe essere concesso a tutti e questo significherebbe la fine degli scrutini stessi e quindi la fine dell'impalcatura che regge il Cammino.

La gravità degli scrutini è enorme, i danni che si possono provocare inimmaginabili.
Negli scrutini può accadere che sia rivelato di tutto, spesso e volentieri peccati mortali occulti e in certi casi anche peccati non ancora confessati (ricordo una sorella che confessò nello scrutinio del secondo passaggio di avere una relazione con un uomo sposato, con il quale era stata anche la sera prima dello scrutinio)(1).
Ciò detto, veniamo alla discussione. Riporto di seguito domande e risposte senza omettere nulla.
BPS: Spesso non ci capiamo perché sullo stesso termine voi intendete un significato e noi un altro. La risposta di Enzo, riguardo alla violazione del foro interno negli scrutini mi fa pensare che forse non intendiamo lo stesso. Cos'è il foro interno? C'è un bellissimo documento in rete, che vorrei leggeste, e che spero vi apra gli occhi.
Si parla molto bene del foro interno e della distinzione col foro esterno. Ai catechisti (ammettendo che abbiano una qualche forma di "paternità spirituale", sui neocatecumenali) non può essere concesso di accedere, né attraverso pressione psicologica, né con domande di nessun genere, né sfruttando un contesto comunitario (lo scrutinio), al foro interno di nessuno, luogo intimo di relazione fra noi e Dio. Nel foro interno sono i pensieri più nascosti, i segreti, sia positivi che negativi. Questi segreti devono essere rivelati solo in confessione, e solo in certi termini (persino il confessore non può indagare nei dettagli, per rispetto della dignità della persona). Negli scrutini accade sempre, sistematicamente, rispondendo alle domande dei questionari, che il foro interno sia esposto pubblicamente, non solo all'ascolto dei catechisti (che già sarebbe un abuso) ma anche a quello di decine persone, diverse delle quali non facenti neppure parte della comunità. Quello che i catechisti potrebbero fare eventualmente è giudicare il foro esterno, cioè le azioni pubbliche (ma voglio ancora vedere un'autorizzazione ecclesiale scritta per questo, quella che io non ho mai ricevuto pur essendo stato catechista neocatecumenale in diversi contesti). Negli scrutini, e voi lo sapete bene, se davvero siete o siete stati catechisti , può uscire ogni cosa immaginabile (e se dite il contrario mentite spudoratamente): avidità, peccati sessuali di ogni genere - irripetibili - pensieri cattivi, avarizia, problemi psicologici gravi come anoressia e bulimia, aborti, odi, menzogne, adulteri, e chi più ne ha più ne metta. Queste cose appartengono alla coscienza cioè al foro interno: se uno viene indotto a rivelarle in un contesto religioso (anche se sembrasse una rivelazione volontaria), in pubblico, da un soggetto non autorizzato quale un confessore, è oggetto di un abuso. È un delitto canonico. Dovrebbe essere denunciato all'autorità del Vescovo.
Chiarito questo, cos'è secondo voi il foro interno?
EA: Esattamente quello che ho sempre pensato io del foro interno, infatti non ho mai assistito ad uno scrutinio in cui sia stato violato il foro interno di chiunque. E dalle catechesi ricevute, mi risulta che è una prassi consolidata. Se in qualche caso si sia superato quel limite, è un problema locale e circoscritto, che il presbitero presente allo scrutinio avrebbe dovuto con fermezza bloccare. In 28 anni di cammino, in una comunità di 60 fratelli, mai visto un problema del genere. Non si può accusare un intero sistema, per un fatto locale che è successo.
BPS: Enzo, ma che dici. Che dici, per l'amor di Dio... Ma come si fa a condurre uno scrutinio, che per sua stessa natura è un interrogatorio sulla vita intima, su fatti concreti, su esempi ben precisi, senza che venga fuori ogni genere di cosa persona e segreta nella coscienza? Ma davvero credete io non sia mai stato in cammino e non sappia cos'è uno scrutinio? Ahi ahi...
EA: Allora il problema è la percezione della soglia del foro interno, che naturalmente può essere diversa da ognuno. Già che tu hai vissuto gli scrutini come un "interrogatorio", fa capire che la soglia del tuo foro interno è molto bassa. Non sono affatto un interrogatorio o giudizio sulla tua vita, ma un aiuto per avere luce sui fatti della tua vita. Il foro interno è, per me, ciò che è legato ai peccati e in quel caso si può decidere di non andare oltre.
PT: Beati Pauperes Spiritu Per quanto mi riguarda non mi è mai successo quello che leggo sul vostro blog.Scrutini addirittura che scarnificano!!!Boh!Non lo so avrò avuto catechisti "buoni"sarò fortunato ma quando leggo certe cose resto perplesso.
BPS: Quanto vorrei avere avuto le registrazioni degli scrutini cui ho assistito!
PT: Beati Pauperes Spiritu E cosa ne faresti?
BPS: Ti dimostrerei che non mento, e poi andrei dal Cardinal Vicario. Avrei dovuto farlo anni fa, prima di buttare l'agenda con gli appunti.
EA: Scrutini che "scarnificano", ma vi rendete conto delle stupidaggini che sparate, con l'obbiettivo di diffamare un movimento ecclesiale?
PT: Beati Pauperes Spiritu Allora per cortesia potresti fare i nomi di questi catechisti perché se è vero quanto dici lo possono rifare?
BPS: (...) Ti riporterò un aneddoto. Una coppia della mia comunità di origine aveva problemi di fertilità (lui per la precisione, a causa di una bassissima conta spermatica). Ebbero un primo figlio in condizioni quasi miracolose, dopo più di dieci anni che provavano ogni sorta di terapia, senza successo. Un secondo figlio lo adottarono dopo circa due anni, mossi dalla gioia di avere avuto il primo. Passarono alcuni anni, senza che arrivasse un terzo. Allo scrutinio della traditio (che non si definisce, di solito,  "scrutinio", ma ne assume le sembianze nella maggior parte dei casi), parlando proprio del miracolo della nascita del primo, il discorso cadde sui rapporti sessuali coniugali. I catechisti chiesero se loro due nell'intimità "facevano bene l'amore", che nel gergo catechistico significava se i rapporti erano completi oppure se mettevano qualche impedimento. I due nell'imbarazzo non rispondevano in modo chiaro e il catechista (blasonato, molto famoso) insisteva. Alla fine lui capì che loro "non erano aperti alla vita" e chiese: quindi che fate, applicate il coito interrotto? e lui rispose, arrossendo, di sì. La risposta di disapprovazione del catechistone fu "che tristezza!" e poi un fervorino sui rischi del rapporto portato avanti in quella maniera.
Ora, se siete onesti, dovete ammettere che una scena del genere l'avete già sentita mille volte, magari è capitato a voi stessi. Dovete ammettere che il catechista li portò a confessare un peccato mortale, davanti a tutti. Dovete ammettere che il catechista invase il foro interno nel quale risiedono questi pensieri E, nel caso delle coppie, L'INTIMITÀ CONIUGALE che nessuno può violare. Non ho inventato nemmeno una parola, potete crederci o meno, non me ne importa nulla.