domenica 12 luglio 2015

Quella misteriosa "regia" che ha protetto gli inizi del Cammino

Angelo Dell'Acqua
Nelle storie autocelebrative neocatecumenali si fa spesso riferimento ad una lettera di presentazione per il cardinale Angelo Dell'Acqua, grazie alla quale i due laici Kiko Argüello (all'epoca ventinovenne) e Carmen Hernàndez poterono fondare la prima comunità neocatecumenale italiana nella parrocchia dei Martiri Canadesi, nel quartiere Nomentano di Roma (una zona agiata, tutt'altro che "baraccati"), all'inizio di novembre 1968.

Nel 1969 seguirono altre tre parrocchie romane, tra cui quella della Natività in via Gallia nella quale - per quanto ai più sembrerà incredibile - vennero perfino fatti adeguamenti architettonici. Già all'epoca era indispensabile adeguare subito la parrocchia a Kiko e Carmen, i sedicenti "iniziatori" dotati di "catechesi ispirate dallo Spirito" sebbene contrastanti con l'insegnamento della Chiesa e ancora incomplete (ci vorranno altri anni prima che venissero definiti i contorni del Cammino Neocatecumenale le cui "tappe", all'epoca, duravano sette anni anziché trenta).

Angelo Dell'Acqua (1903-1972) era diventato cardinale nel 1967 e vicario della diocesi di Roma nel gennaio 1968. Ha un che di misterioso il fatto che l'allora arcivescovo di Madrid, Casimiro Morcillo González (1904-1971), con sulle spalle la responsabilità di una diocesi di oltre 3.600.000 anime, scrivesse al Dell'Acqua, fresco di nomina a cardinal vicario di Roma (2.650.000 anime) per chiedergli di accogliere due emeriti sconosciuti laici, i due autoinventati "iniziatori" Kiko e Carmen, l'uno neanche trentenne e ignorante delle elementari nozioni di Catechismo, l'altra espulsa dalle suore per disubbidienza, in modo da permettere di avviare la loro personalissima sperimentazione religiosa nelle parrocchie romane. Chi e perché aveva deciso che i due dovessero incistarsi a Roma? Se il Morcillo González davvero li apprezzava, perché se ne volle liberare? Perché i due giovani "iniziatori" accettarono (o addirittura vollero) di trasferirsi all'estero, addirittura nella capitale della cristianità, senza conoscere nemmeno la lingua italiana? (lingua che ancor oggi, 47 anni dopo, ancora non padroneggiano). Con quali argomenti (o quale inganno) fu convinto il cardinale Dell'Acqua?

Parrocchia a Roma, neocatecumenalizzata fin dal 1969,
con i posti a sedere in cerchio, la vasca ottagonale kikiana,
tavolone, tappeti e altri ammennicoli designed by Kiko
Il mistero è probabilmente destinato a rimanere tale. Neanche tre anni dopo, infatti, nel maggio 1971, moriva a Madrid a 67 anni mons.Morcillo González; un anno dopo, il 27 agosto 1972 a Lourdes un infarto fulminava il sessantottenne Dell'Acqua.

E appena due anni dopo, quando le comunità di Kiko e Carmen erano ancora numericamente ed ecclesiasticamente irrilevanti, guadagnavano già un caloroso saluto da Paolo VI durante un'udienza del mercoledì (8 maggio 1974) e un elogio - addirittura sulle celebrazioni eucaristiche - dalla Congregazione per il Culto Divino (Notitiae, 1 agosto 1974): proprio la stessa congregazione che un trentennio più tardi, il 1° dicembre 2005, condannerà quelle stesse celebrazioni eucaristiche neocatecumenali, condanna entrata pienamente nello Statuto del Cammino Neocatecumenale approvato nel 2008 (articolo 13, nota 49) e confermata da Benedetto XVI.

È dunque ragionevole interrogarsi sulla consistenza di quella strana "regia occulta" che fin dagli inizi ha spinto in avanti e favorito in ogni modo i due giovani spagnoli, desiderosi - confermato da loro stessi - di "fondare comunità". Una regia capace di far circolare fino ai piani più alti della gerarchia elogi preconfezionati al nascente Cammino, sfruttando sapientemente i momenti propizi (come i cambiamenti in corso nella Congregazione del Culto Divino e in quella dei Sacramenti - all'epoca in fase di unificazione). Gli inizi del Cammino non sono un successo di popolo notato dalla gerarchia ecclesiale, ma un successo ecclesiale senza popolo. Le "conquiste" dei kikos sono avvenute quando il popolo dei kikos ancora non riusciva a riempire una piazza di paese - laddove, negli stessi anni, e ancor oggi, e anche prima dell'avvento di Kiko, eccellenti e meritevoli movimenti laicali e religiosi non hanno mai goduto della stessa fortuna. Che non può essere benedizione di Dio, dal momento che Dio non benedice la devastazione della liturgia e della dottrina.

Astuzie neocatecumenali in azione:
al Papa in visita in Bolivia (8-7-2015)
viene data da baciare l'icona "Maria e Kiko",
simbolo del Cammino Neocatecumenale
Nel 1980 nel famoso libro autocelebrativo La riforma liturgica (1948-1975), l'esecrando cardinale Annibale Bugnini (1912-1982, che Paolo VI aveva punito esiliandolo in Iran) lodò la "formazione cristiana" nel metodo neocatecumenale (comico il fatto che in un libro di storia liturgica si parli di un "gruppo seriamente impegnato" negli strafalcioni liturgici, però menzionando più lo "spirito del catecumenato" che la liturgia). Ancora nel dicembre 1988, quando della Congregazione del Culto Divino era segretario l'ambiguo cardinale Virgilio Noè - incidentalmente "bugniniano" - passava miracolosamente una "approvazione" delle liturgie neocat, fatta da chi ancora non conosceva il fenomeno (infatti non erano state approvate le variazioni liturgiche kikiane-carmeniane, ma solo la generica idea di "celebrazioni nei gruppi particolari" già normata da altri documenti liturgici precedenti validi per tutta la Chiesa).

Una regia capace di tenere all'oscuro nientemeno che Giovanni Paolo II al quale, nel luglio 1990, dopo un lauto pranzo e vino a fiumi, venne proposta da firmare la bizzarra lettera Ogniqualvolta, approvazione fittizia del Cammino (sostanzialmente solo un incoraggiamento ai vescovi, espresso ad un curiale su richiesta di quest'ultimo), che fu immediatamente e astutamente affissa in tutte le parrocchie per zittire il clero che criticava l'opera di Kiko e Carmen.

"Qualcosa", insomma, voleva che i due giovani spagnoli desiderosi di "fondare comunità" avessero il successo che hanno avuto. Subito. A cominciare da Roma. Ad ogni costo. Con ogni mezzo. Attraverso ogni menzogna ("ci manda il Vescovo! siamo approvati! ci manda il Papa! parlano ispirati dallo Spirito! io sono Giovanni Battista in mezzo a voi!").

martedì 7 luglio 2015

Padre Enrico Zoffoli: breve promemoria

Padre Enrico Zoffoli è stato un autore molto prolifico (almeno una cinquantina di libri su temi di teologia e di spiritualità, senza contare le numerosissime pubblicazioni).

Certamente non è l'unico autore che ha dimostrato gli errori del Cammino; su questo blog lo citiamo più spesso perché è stato l'autore che ha trattato più estesamente e rigorosamente la questione e quindi, suo malgrado, è diventato un punto di riferimento per chiunque voglia conoscere il Cammino Neocatecumenale senza farsi abbindolare da quella che Carmen Hernàndez chiamava «propaganda kikiana».

I numerosi libri di padre Zoffoli sugli errori del Cammino - pubblicati negli anni '80 e '90 - sono tutti attualissimi poiché si concentrano nel documentare gli errori teologici fondamentali del Cammino partendo dal Magistero della Chiesa e dal Catechismo.

Per smentire padre Zoffoli occorrerebbe dunque smentire il Magistero, il Catechismo, le verità di fede universali della Chiesa.

Per questo motivo nessuno ha mai potuto smentire padre Zoffoli.

Del resto, quando Kiko blatera errori contro la fede - come ad esempio che la confessione dei peccati mortali sarebbe facoltativa - anche un bambino del primo anno di Catechismo della Prima Comunione può dimostrare l'errore di Kiko.

Padre Zoffoli è stato aggredito, insultato, ostacolato in ogni modo (incluse molestie personali, incluso l'ostracismo dei suoi confratelli passionisti), sia dai neocatecumenali che dai loro "alleati".

Kiko addirittura mobilitò il superiore generale dei Passionisti e tentò uno sporco trucchetto per produrre la menzogna del malinteso "amore alla Chiesa". Padre Zoffoli non cadde nel tranello di Kiko, e precisò di aver scritto quei libri «per amore della verità».

Padre Zoffoli fu soltanto invitato a «non anticipare» il giudizio della Chiesa. Cioè fu messo a tacere. Non potendo smentirlo, vollero zittirlo. Non fu mai costretto a ritrattare. Non fu mai costretto a precisare. Non fu mai posto di fronte a una smentita. Nulla di tutto questo.

Padre Zoffoli non "anticipò" il giudizio della Chiesa: semplicemente dimostrò - col suo solito riconosciuto rigore teologico e dottrinale (Giovanni Paolo II citava infatti gli scritti di Zoffoli nelle udienze del mercoledì) - che il Cammino è fondato su dei madornali errori. Errori che purtroppo continuano ancor oggi e che pertanto confermano che la sua opera è ancora attualissima.

Segnaliamo qui alcuni articoli interessanti:
  • nel marzo 1993 un gruppo di fedeli di Cremona scrisse al card. Ratzinger chiedendogli conferma sulle eresie neocatecumenali contenute nei "mamotreti" segreti. Il card. Ratzinger non era ancora davvero al corrente delle dottrine neocat...
  • nel settembre 1993 scrisse un articolo in risposta alla propaganda neocatecumenale a proposito della liturgia degli strafalcioni di Kiko e Carmen;
  • nel gennaio 1994 l'agenzia di stampa ADN-Kronos pubblicò una notizia "Un religioso accusa i neocatecumenali di eresia", notizia che incredibilmente non venne ripresa dai "vaticanisti"; già all'epoca i tentacoli del Cammino arrivavano dappertutto...
I libri di padre Zoffoli continuano ad essere attualissimi perché il Cammino commette sempre gli stessi errori. Si veda ad esempio l'articolo: Come fu soppressa una comunità NC: bastò un libro di padre Zoffoli.

Altri documenti per conoscere meglio padre Zoffoli:
  • Apologetica a rovescio: un lungo articolo di padre Zoffoli sulla differenza tra Chiesa e "uomini di Chiesa"; i mali della Chiesa dipendono dai peccati di questi ultimi;
  • Risurrezione della carne (parte 1 e parte 2): riflessioni di padre Zoffoli su un dogma di fede;

sabato 4 luglio 2015

Una crescita maligna che uccide le parrocchie, desertificate e impoverite...

Riportiamo qui sotto l'articolo "Catecumenali, la Chiesa poco cattolica che sfida Francesco", pubblicato da Marco Marzano il 28 giugno 2015 su Il Fatto Quotidiano.

Marzano è anche autore del libro: "Quel che resta dei cattolici. Inchiesta sulla crisi della Chiesa in Italia", edizioni Feltrinelli, 2012, ISBN 978-8807172311, che dedica ampio spazio agli aspetti settari del Cammino Neocatecumenale.


Al family day di sabato scorso ha parlato per ultimo come sempre fanno i capi nei comizi. E ha parlato tantissimo, quasi un’ora, molto più a lungo di tutti gli altri oratori. È Kiko Argüello, il leader assoluto dei neocatecumenali, il gruppo che egli stesso ha fondato quasi mezzo secolo orsono: un’organizzazione ipergerarchica, con una catena di comando rigidissima e quasi militare che in tutto e per tutto risponde a lui, il lider maximo, l’ex pittore spagnolo non propriamente di successo, rivelatosi al contrario uno straordinario evangelizzatore; prima nei quartieri popolari di Madrid e poi in Italia, sua patria di elezione.

Per molti anni, all’inizio, i seguaci di Kiko hanno vissuto nella semi clandestinità, coagulati attorno a poche parrocchie e in particolare a quella romana intitolata ai Martiri canadesi. La svolta, anche per loro, come per gli altri movimenti ecclesiali, è arrivata con il pontificato di Giovanni Paolo II. Il papa polacco sviluppò infatti verso l’organizzazione di Kiko un affetto tutto particolare, ovviamente ricambiato: tantissime le volte in cui li ha incontrati, soprattutto nelle parrocchie romane e sempre massiccia la loro partecipazione alle Giornate Mondiali della Gioventù o alle grandi adunate di massa indette dal wojtjliano Cardinal Ruini.

Si dice anche che il braccio destro di Kiko, Carmen Hernandez, avesse un accesso talmente privilegiato in Vaticano durante il papato polacco da vedersi consentita, privilegio rarissimo, la possibilità di trascorrervi la notte, che disponesse lì di una sua cameretta.

In ogni caso, il favore con cui Giovanni Paolo ha guardato al movimento ne ha consentito, negli anni passati, l’enorme crescita, il grande radicamento. Una crescita maligna però, perché uccide tutte le creature sociali circostanti, a partire dalle parrocchie, desertificate e impoverite quando arriva il Cammino.

Esempio di un parroco "convertito al Cammino": celebra
la liturgia kikiana col bislacco menorà a 9 fuochi
sul tavolone ipertrofico con l'insalatiera designed by Kiko:
alle sue spalle gli altari preconciliare e postconciliare
Provo a spiegare perché. Iniziamo col dire che quello neocatecumenale è un vero e proprio percorso iniziatico finalizzato a giungere, così sostiene Kiko, a riscoprire la purezza della propria fede cristiana. Le tappe di questo lunghissimo cammino (dura più di dieci anni) sono state tutte partorite dal genio organizzativo di Kiko, al pari dei canti (molto importanti nella vita dell’organizzazione) e della simbologia, delle immagini che appaiono nei luoghi dove il Cammino si è insediato. Kiko è anche l’autore delle catechesi, cioè degli ammaestramenti che i dirigenti dell’organizzazione regolarmente somministrano agli adepti di grado inferiore.

In questo modo, nel Cammino sono ridotte al minimo le differenze locali, gli elementi contestuali e, insieme a questi, la creatività e l’intelligenza personali: le parole del capo echeggiano ad ogni latitudine. Sempre uguali, sempre quelle. Le nenie ripetute all’infinito si fanno gergo, diventano standard, finiscono col sostituire il linguaggio comune.

Un prete mi disse una volta che lui riconosceva i catecumenali in confessione dal modo in cui si esprimevano, dall’uso ossessivo di certe parole. Sempre uguali, sempre quelle. E’ un lento processo di svuotamento della soggettività e della libertà quello che praticano i neocatecumenali.

Da principio, il futuro adepto non sa quel che gli toccherà in sorte. Egli viene attirato da uno striscione posto all’esterno di una parrocchia dove si invita a frequentare una “catechesi per adulti”. O, più spesso, convinto a parteciparvi da qualche parente o conoscente. All’origine della scelta di andare alle catechesi c’è sovente una crisi personale o semplicemente il desiderio di compiere un’esperienza spirituale intensa, un’ansia di conversione. Le prime catechesi sono introduttive, ancora vaghe, generiche, il nome di Kiko e della stessa organizzazione non viene fatto mai o quasi.

Le catechesi terminano con un weekend di convivenza, nel quale nasce ufficialmente “la comunità”, quella cellula sociale destinata a vivere insieme per decenni. E a condividere tutto: le convinzioni profonde, prima tra tutte “l’apertura alla vita” e cioè il figliare senza limiti, la fedeltà a Kiko, il denaro (i membri del Cammino sono caldamente invitati a devolvere all’organizzazione una parte del loro stipendio) e soprattutto la vita intima, i segreti più riposti. Già negli incontri settimanali tutti i “fratelli” e le “sorelle” rivelano agli altri gioie e patimenti, problemi e speranze. Ma è durante i famigerati “scrutini”, nel passaggio da un livello iniziatico a quello superiore, che la vita degli adepti viene scupolosamente vivisezionata, che costoro sono invitati ad elencare di fronte al resto della comunità le loro malefatte, i loro peccati. Ai quali si aggiungono quelli indicati dagli altri membri che, esortati dai catechisti, riferiscono, faccio un esempio che mi è stato riportato da un partecipante, di aver visto lo scrutinando in compagnia di una donna che non era la moglie o di averlo udito bestemmiare. Eccetera, eccetera.

Chiesa neocatecumenalizzata di san Tomà a Venezia:
nascosto l'altare e sparite le immagini dei santi,
vi compaiono le "sedie neocat" e l'icona Maria-Kiko
Ovviamente anche la liturgia è stata ridefinita da Kiko. Se un cattolico “normale” entrasse in Chiesa durante una messa neocatecumenale non si raccapezzerebbe. Penserebbe di essere finito in un tempio non cattolico. E forse è proprio così. Per questo motivo, le funzioni si svolgono il sabato sera, alle 21. Sulla carta sono aperte a tutti i cattolici, ma di fatto ci vanno solo i membri della comunità. In ogni caso, per organizzarle serve il consenso del prete. Ancor meglio se il prete medesimo diventa catecumenale, in modo che possa consegnare al movimento l’intera parrocchia.

I sacerdoti contano pochissimo nel Cammino: sono sostanzialmente equiparati agli altri fratelli; devono, al pari degli altri, far parte di una comunità e percorrere le tappe dell’iniziazione. La principale funzione loro attribuita in esclusiva è ovviamente quella della celebrazione eucaristica, che però nella peculiare versione catecumenale vede il ruolo del prete ridotto al minimo. I preti servono in realtà al Cammino soprattutto per penetrare in parrocchia, per colonizzarne ogni interstizio.

Un certo numero di preti si è in questi anni convertito al Cammino: molto spesso in conseguenza della solitudine o della disperazione di fronte allo svuotamento delle chiese. I nuovi preti si stanno invece formando nei seminari Redemptoris Mater che Kiko ha ottenuto l’enorme privilegio di aprire per formare propri sacerdoti.

Un ultimo punto merita di essere affrontato. E riguarda le donne. L’allergia al “genere” che Kiko condivide con tanti partecipanti alla manifestazione di sabato è, almeno nel suo caso, soprattutto allergia alle donne, alle loro aspettative di contare come i maschi. Anni fa ho intervistato una ragazza single ex catecumenale che mi raccontò di essere stata invitata dai dirigenti del Cammino ad accompagnare una “famiglia in missione” di evangelizzazione all’estero e lì di essere stata costretta ai lavori più umilianti, alla completa sottomissione all’uomo capofamiglia. E questo non è certo un caso isolato.

Per questo non stupiscono le parole che Kiko ha usato sabato quando ha implicitamente indicato nelle “donne che privano i loro mariti dell’amore” le principali responsabili dei femminicidi, cioè delle loro stesse morti violente. Più sorprendente è stata, nell’intervento di Kiko, la nota polemica verso il segretario della CEI Galantino, accusato di pensare troppo alla “cultura” e al “dialogo” e meno alla drammatica situazione della fede in Europa. Credo che si tratti di un attacco a nuora per colpire suocera, cioè di un attacco al papa, le cui intenzioni riformatrici Kiko e tutto lo schieramento conservatore vedono come gratuito omaggio alle forze del male, ai nemici del cristianesimo.

Se fosse davvero così, se il papa fosse il nemico numero uno di tutti costoro, rimane da chiedersi perché, prima o poi, con calma certo, ma non troppa, il papa non riservi loro il trattamento che Giovanni Paolo II, da una posizione esattamente opposta, riservò ai suoi avversari più tenaci, al gesuita Padre Arrupe o a quei teologi della liberazione a suo tempo sconfessati ed emarginati. Certo sarebbe un’azione autoritaria. Ma forse salverebbe la Chiesa Cattolica dal diventare quella di Kiko.

mercoledì 1 luglio 2015

Femminicidio: indovinate cosa ha detto Kiko...

Si è fatto un gran parlare sui giornali sulle bislacche espressioni di Kiko riguardo al femminicidio proferite durante la sua "omelia" al Family Day dello scorso 20 giugno 2015 (Kiko aveva preteso un'ora di show, altrimenti non avrebbe portato i suoi adepti alla manifestazione).

Ma se si va ad ascoltare con attenzione la registrazione dell'intervento di Kiko, si nota un guazzabuglio di frasi sconnesse, voli pindarici, «un'omelia assurda e delirante», in itagnolo (metà italiano e metà spagnolo: abita in Italia dal 1968 e ancora non ha imparato l'italiano).

Kiko parla sempre così. Ma siccome il santone "ha il carisma" e "parla sotto ispirazione dello Spirito", i suoi fedelissimi lo prendono sempre sul serio anche quando dice delle colossali vaccate (per esempio: «il Signore ci parla attraverso i testimoni di geova», oppure: «il Santo Padre dice che i vescovi devono ubbidire ad un laico e ad una donna», o ancora: «il Signore ti ha già perdonato... poi, se vuoi, domani lo sigillerai in confessione»...).

Tentiamo dunque di districarci nell'«omelia assurda e delirante» del Don Kikolone dello scorso 20 giugno, sbobinata con attenzione dal nostro collaboratore L'Apostata dal video qui:
“…Questo del femminicidio, oggi stesso parla la dogna de quello che l’anno scorso ha ucciso due bambine bellissime, è sta-è stato trovato, cercato da tutta la polizia in Svizzera, e se sapeva che l’aveva rapito, no s’hanno trovata, trovato, e sappiamo che si ha ucciso. Ecco, sta-adesso c’è un, en Espagna c’è un macello, un uomo che ha ucciso cinque bambini, si chiama B e sta in carcere, eccetera. Tante, tante casi de questo tipo, donne uccise.

Ma vi dico una cosa: dicono che questa violenza de genero è a causa della dualità maschio-femmina. Bene, noi diciamo che non è così. Questo uomo ha ucciso i bambini per un’altra ragione: porqué si questo uomo è un laico, è un secolarissato, ateo che ha lasciato de praticare, non va a Messa, il suo essere persona chi ce lo dà? L’amore della moglie.

La moglie le dice como la obre del (?): tu sei mio marito! Tu sei, io te faccio, io te do il essere mio marito. E lui, seee questo, questo amore essere amato de la moglie. Ma si la moglie lo abbandona, y se va con un’altra donna, questo uomo può fare una scoperta inimmaginabile. De pronto, quella moglie gli ha tolto l’essere, non le ama più, l’essere amato, y esperimenta el non essere amato.

Questo se chiama l’inferno, porqué Dio è amore. El primo moto che sente dentro, porqué ha una-sente una morte, tam profonda, tam profonda, che il primo moto è ucciderla. El secondo moto è como el dolore che sente, è così mistico porqué è siderale, è orr-orroroso, non essere amato ha piombato in un buco nero eterno. Allora pensa: como posso far capire a una moglie el danno che me ha fatto, la sofferenza che ho, che questo orribile, orribile, orribile. Ya so, ucciderò i bambini, e va y uccide i bambini.

Porqué l’inferno esiste, Dio è amato, Dio è amore. Non es, allora questo, en queste situacion, non conoscono, como non hanno, como non sono cristiani. Allora nessuno le spiega l’antropologia cristiana, ya lo dite, l’ha detto nel fondo Shakespeare: to be or not to be, essere o non essere, dat i de question. Allora là, ecco il problema vero: chi dà noi l’essere, essere amato?”
Salatini di Kiko
Ogni volta che Kiko parla, per i neocatecumenali è lo Spirito che parla.

Commento di C.: Sul tema di Kiko volevo solo dire poche parole.

Io, che l'ho conosciuto e per tanti anni ho fatto parte del cammino, vedo sempre il solito problema che il Cammino ha sempre avuto: esso è, praticamente, INASCOLTABILE a chi non ne fa parte.
Solo gli "adepti", che conoscono quel linguaggio, quelle forme di espressione, possono estasiarsi e "convertirsi" al loro "profeta". Questo aspetto io già negli anni '90 lo criticavo apertamente nel Cammino.

Chiunque sia "digiuno" non capisce assolutamente nulla di quelle sconclusionate parole!

Per questo:

- le 100 piazz(at)e non hanno convertito mai nessuno e sono sempre meno frequenti;

- il Cammino si incista SOLO nelle parrocchie compiacenti dove precedentemente aveva un tessuto e persone disposte già formato da aggredire e stravolgere (così fu per la mia parrocchia, entrammo con l'inganno perpetrato dall'allora sacerdote NC, certi di essere nel solco della Chiesa Madre, scoprendo poi da soli e a caro prezzo la verità).

Riguardo a quanto detto da Kiko, è vero che non deve essere condannato alla maniera laicista dei quotidiani massoni.

Ma se si analizza quanto da lui detto alla luce del cristianesimo non si può non dire che sono delle enormi corbellerie!

Un uomo non uccide la propria donna perché gli manca Dio: se fosse vero tutti gli atei sarebbero dei potenziali assassini.

Invece, la deriva del nostro tempo è proprio il fondamentalismo ideologico: sia religioso che laicista.
Il femminicidio non è che uno degli effetti di tale fondamentalismo, ma anche i neokikos, se si guarda con obiettività, stanno in un solco ideologizzato che esclude ogni tipo di coinvolgimento che non sia il loro "credo", "condannando" virtualmente tutti quelli che non fanno parte del loro "bellissimo" mondo.

Questo evento, infatti, dimostra ancora di più che l'idolo Kiko è intoccabile per i loro adepti.

Preghiamo per loro e per la Chiesa.
(da: C.)


Vorrei far riflettere un po' tutti, ma specialmente i catecumeni in servizio, su un passaggio dell'omelia di Kiko quando introduce la spiegazione all'uxoricidio: "Bene, noi diciamo che non è così."
Ma "noi" chi?

Sperando vivamente che non volesse parlare in prima persona plurale (altrimenti il delirio di onnipotenza sarebbe compiuto), è chiaro che si riferiva al Cammino. Con questa espressione ha voluto innanzitutto separarsi da qualsiasi altra opinione, lasciando intendere che da quel momento in poi si rivelava la verità assoluta.

Questa è una delle tecniche alla base della predicazione neocatecumenale: presentare una realtà distorta ad arte, per poi "annunciare" la corretta interpretazione.

Già me li vedo i cosiddetti "catechisti" neocatecumenali lì presenti che, ascoltata la spiegazione sul femminicidio, hanno pensato alla profondità di quelle parole e a come riutilizzarla anche in altri contesti, magari durante qualche "scrutinio"... Gli stessi, si stanno ribellando delle reazioni del "mondo" alla predica del loro infallibile profeta.

Ultima considerazione: Kiko in tutti gli incontri con il suo popolo "profetizza" come ha fatto in Piazza San Giovanni il 20 giugno scorso, ma solitamente ad ascoltarlo c'è un uditorio fedele che non fa commenti e, soprattutto, non fa trapelare nulla all'esterno, perché deve serbare con cura la predicazione ricevuta (c'è gente che va fiera di aver ascoltato un annuncio di Kiko). Con questa uscita pubblica ha commesso un errore di strategia, non avendo considerato che c'erano orecchie "secolarizzate" e piene di "religiosità naturale" che si sarebbero ribellate.
(da: ExCat20)

sabato 27 giugno 2015

«Tu, parroco, sei contro i neocatecumenali!»

«Tu sei contro i neocatecumenali»
(Usted está en contra de los neocatecumenales)
- di don Jorge González Guadalix
(traduzione a cura di Valentina)

L’unico problema che ho con i neocatecumenali – per il volgo, i kikos – sono le accuse che alcuni commentatori di questo blog mi fanno di non accettarli e di non volerli.

Nella mia parrocchia, lo dico affinché non ci siano dubbi, non ho comunità neocatecumenali, o, più abbreviato, semplicemente “le comunità”. Invece ho gruppi di rinnovamento carismatico, della legione di Maria, Comunione e Liberazione, Azione cattolica, Apostolato di preghiera.

Se nella mia parrocchia si presentano persone di diversi movimenti, vengono seguite come tutte le altre e collaborano per ciò che possono e si sentono chiamati a fare. Semplicemente.

Le comunità neocatecumenali non sono obbligatorie qui a Madrid. Allo stesso modo, nessuno degli altri gruppi che ho citato. Sono strumenti di evangelizzazione e non sono gli unici in nessun caso, né sono di certo i principali.

Gli strumenti chiave per l’annuncio e la vita cristiana sono la Parola, la preghiera, la celebrazione della fede e la testimonianza dei credenti. Pretendere che un determinato movimento, sia esso il Cammino Neocatecumenale o l’Apostolato della preghiera abbiano tutti i pregi e nessun difetto è di sicuro un’esagerazione. Nel caso che trattiamo, sono sicuro che se il Santo Padre credesse davvero che il Cammino è ideale per la nuova evangelizzazione, lo avrebbe comandato a tutti i cattolici. Non dubito che il signor cardinale di Madrid, che vuole il meglio per i suoi fedeli, avrebbe chiesto espressamente ai suoi sacerdoti di aprire tutte le nostre parrocchie al Cammino Neocatecumenale. Non lo ha fatto. Allo stesso modo altri vescovi hanno fatto nelle loro diocesi, perché come vescovi non l’hanno considerato un metodo adatto ai loro fedeli. Sono nel loro pieno diritto.
Qui il problema sta nel fatto che quando dici che non vuoi avere il Cammino in parrocchia e che preferisci altre iniziative, ti dicono di tutto, poi si mettono in preghiera per la conversione del parroco –cosa comunque apprezzabile– e finiscono per concludere che non ti interessa l’evangelizzazione. Come se qualcuno ne detenesse l’esclusiva.
Il servo, in questi casi, dice ciò che dice la Chiesa. Sul fatto che sia un movimento o forma di apostolato approvata dalla Chiesa, non ho nulla da dire. Solo che è in potere del parroco l’introdurlo nella parrocchia oppure no. Che, visto che c’è libertà, nella parrocchia abbiamo optato per attività “parrocchiali”. Che possiamo sbagliare, oppure no. Ma niente di più.

"Però il fatto è che tu sei contrario". Cominciamo. Qui non ci sono colori intermedi. O apri la parrocchia al cammino o gli sei contrario e, in più, non ti preoccupi dell’evangelizzazione dei lontani.

Neocatecumenali in parrocchia:
dissacrazione e "caciara"
Credo nella parrocchia – ci mancherebbe altro che un parroco non ci credesse –. Credo nelle attività parrocchiali e diocesane. Credo che la parrocchia abbia una missione speciale, che è offrire a tutti i cristiani - senza distinzione alcuna, di qualsiasi movimento siano, o qualsiasi spiritualità professino, ragazzi o adulti – la catechesi, la celebrazione dei sacramenti, la attenzione ai poveri. A Madrid come a Mosca. A Sebastopoli come a Vigna del Mar. A Vienna o in India. Sempre ci sarà una parrocchia aperta dove ogni fedele possa assistere alla celebrazione dell’eucaristia, pregare, battezzare i suoi figli, stare in comunità e vivere la solidarietà cristiana.

Credo nella parrocchia come cellula di evangelizzazione di paese o di quartiere. Come luogo di santificazione ordinaria del credente. E credo in una parrocchia molto “comune”. Che ci assomigli. Forse sbagliata, forse no. Ma che possiamo scegliere.

E credo in una parrocchia dove, giorno dopo giorno, vediamo con gioia la collaborazione di tanti fratelli appartenenti a diversi movimenti e correnti ecclesiali.

Qui ho collaboratori neocatecumenali, dell’Opus Dei, di gruppi sorti da diversi ordini e congregazioni religiose, dell’adorazione notturna, carismatici. Gente che, vivendo la propria spiritualità nei propri rispettivi ambiti, vogliamo che qui formi la comunità di tutti, con l’eucaristia quando vogliono o possono assistervi, un ambiente sempre aperto e, ogni settimana, una cappella dove poter adorare il Santissimo all’ora che desiderano.

Sono particolarmente contento per la collaborazione dei fratelli del cammino catecumenale alla catechesi, alla Caritas, all’organizzazione della cappella dell’adorazione perpetua al Santissimo Sacramento.

giovedì 25 giugno 2015

Family Day, golpe neocatecumenale

Citiamo alcune parti dell'articolo Family Day, golpe neocatecumenale, pubblicato su Effedieffe (23 giugno 2015). L'articolo completo è al momento disponibile ai soli lettori abbonati a Effedieffe.


Il Kiko pigliatutto

Che la piazza rischiasse di essere suo malgrado addomesticata era cosa prevista e prevedibile, e sulla quale ora è doveroso restare più che mai in guardia, visto il poderoso trionfo numerico. Che il vincitore della gara di appalto e numero uno della organizzazione fosse – e, come dichiarato, su investitura papale – Kiko Arguello, pure lo si sapeva: e infatti sia il portavoce Gandolfini sia il supporto della Manif sono suoi emissari. Ma era inimmaginabile la proporzione della supremazia. Tutti i residui del mondo cattolico ancora dotato di una qualche scintilla di ragione (cioè, coloro che ancora ritengono che una famiglia sia fondata sull’unione tra un uomo e una donna) sono stati fatti oggetto della scalata di un unico grande azionista: il folkloristico fondatore e capo carismatico della prolifica setta “in cammino”, entrata di prepotenza nelle grazie del Vaticano bifronte.

Sulla frammentazione dei cristiani disposti a mobilitarsi e a combattere per fermare la dissoluzione, cala dal palco di piazza San Giovanni il tendone del grande imprenditore circense spagnuolo. L’unico sulla scena che si poteva in effetti permettere di assumere il ruolo pilota, approfittando del grande vuoto creatosi nella prateria del cattolicesimo politico militante: Kiko il conquistatore dispone della forza-lavoro e dei relativi fondi, nonché ora – appunto – dell’imprimatur più che vescovile addirittura papale. Come ha ripetuto a gran voce dal palco della piazza – talmente sicuro del fatto suo da permettersi persino di sbugiardare il segretario della Conferenza Episcopale Nunzio Galantino (licenza davvero inaudita, ma – ammettiamolo – gustosa) – è Bergoglio in persona ad avergli dato mandato di creare l’evento e di riempire la piazza. Mandato pienamente adempiuto. Del resto, ci avevano già provato in tanti a confederare il dissenso sui temi legati alla famiglia. Tutti senza riuscirci: troppo faticoso (ci vuole una enorme potenza di fuoco) e in fondo anche troppo rischioso (se ci si gioca male i rapporti intra-vescovili si è bruciati per sempre).

[...]
Kiko Arguello. Il quale imbastisce una interminabile omelia, assurda e delirante, misticheggiante, ereticheggiante, intercalata da canzoni ispaniche con chitarre e nacchere, stile Gypsy King (altro che Gregoriano, altro che Chiesa di Cristo). Facile capire quante centinaia di migliaia di neocatecumenali erano presenti in piazza: quelli che battevano le mani. Gli altri, o se la davano a gambe o sfogavano su Twitter la propria comprensibile irritazione.

E tuttavia ad Adinolfi, par di capire, dispiace sino ad un certo punto: incassa bene la deminutio, se il suo giornale rende omaggio al nuovo signore e scrive che «l’impatto profetico di Kiko Arguello si è visto in piazza», depurando così la penosa esibizione del santone da ogni legittima sensazione di imbarazzo.

Tutti travolti dalla chitarra di Kiko: la verve femminile di Costanza Miriano, la vis littoria di Amato, la freddezza monoespressiva – ma bivalente – dell’alleato cattolico Mantovano (su cui torneremo più sotto), le velleità filosofiche del carneade dandy Pillon.

I nuovi equilibri ecclesiastici in “Cammino”

Il Family Day 2015 è stato il primo, vero, grande coming out italico della colossale setta, cui corrisponderà la sua legittimazione formale sul piano mediatico, sociale, politico.

L’infiltrazione neocatecumenale nel tessuto sociale è da tempo realizzata: colonne del «Cammino» sono disposte lungo i gangli del potere e della cultura anche se spesso – forse per ordine interno – non lo danno a vedere. Lo stesso Matteo Renzi ha un fratello neocatecumenale, il pediatra esule Samuele, oltre a parenti della moglie Agnese. È neocatecumenale Graziano Del Rio, padre di dieci figli. È neocatecumenale la saggista anti-risorgimentale Angela Pellicciari, così come è neocatecumenale uno dei suoi editori, Giovanni Zenone di Fede&Cultura. È neocatecumenale il referente della Manif Italia Jacopo Coghe. È neocatecumenale il neurochirurgo bresciano Massimo Gandolfini, l’uomo immagine della manifestazione del 20 giugno ora nuova figura di riferimento del mondo pro-family. È neocatecumenale il leader CISL Raffaele Bonanni. È neocatecumenale il direttore di un importante giornale giuliano e si suppone lo sia anche il giovane figlio, già alto dirigente dei Giovani Democratici. In effetti, questo dei neocatecumenali piddini pare essere un pattern preciso; evidentemente, non si ritiene che militare in un partito abortista, omosessualista e genderista sia incompatibile con la fede professata, l’importante è “camminare” un po’ dappertutto.

Grazie a Kiko Arguello, la chitarra,
vestigia del periodo post-conciliare più sperimentativo,
sta oggi tornando di gran moda in moltissime parrocchie
Dopo un lavorio preliminare fatto di incontri galanti in cui si è resa evidente la reciproca simpatia, ecco che Bergoglio in persona avalla l’outing di Kiko e del suo esercito perfettamente irregimentato. In questa manovra, come sempre, il Vescovo di Roma tiene il piede in due staffe: l’odioso Galantino – l’uomo nero del popolo della famiglia di piazza San Giovanni – che si schiera irriducibilmente contro la manifestazione tenendo sotto schiaffo il suo Avvenire oramai caricaturale, è al 100% suo uomo di fiducia. L’inquilino di Santa Marta agisce, ancora una volta, come bravo e accorto dittatore, cui preme il potere sopra ogni cosa: gatto bianco o gatto nero, l’importante è che prenda i topi, diceva Deng Xiaoping. E Bergoglio questo ha fatto: ha messo in casa due gatti, per vedere quale prende più topi, plausible deniability incorporata. Tanto a breve, in Sudamerica, incontrerà ufficialmente un attivista gay col proprio marito, al quale verosimilmente non racconterà del milione di persone in piazza San Giovanni.

[...]

Posto quindi che d’ora in avanti, per i temi legati alla famiglia, dovremo fare i conti con Kiko e la sua numerosa figliolanza-militanza – ovvero con lo schitarramento obbligato, ovunque e sempre – va segnalato en passant come il movimento non sia scevro di problematiche, anche sulla scena più ampia rispetto a quella nazionale.

La Conferenza Episcopale giapponese, per dire, 5 anni fa chiese che i neocatecumenali fossero allontanati dal Giappone. Lo stesso, a quanto pare, è avvenuto in altre parti del mondo, dove ancora permangono dei Vescovi fedeli alla tradizione Cattolica.
Per una disamina definitiva del credo neocatecumenale, si rimanda al saggio di Monsignor Pier Carlo Landucci pubblicato un anno fa da EFFEDIEFFE, in occasione dell’udienza concessa da Bergoglio alle famiglie del “Cammino”.
«Ci troviamo, in conclusione – scrive il servo di Dio – davanti ad un penoso e dannosissimo lavaggio del cervello, di tipo fanatizzante, sul piano dottrinale, pratico, liturgico».

[...]
Tutti a tavola: il menù è il nuovo compromesso con l’omocrazia.

Nonostante il milione di persone, e con tutti costoro inconsapevoli convitati, rieccoci seduti intorno all’immancabile tavolo – che poi è sempre lo stesso tavolo del rivale Galantino (il quale, davanti ai fatti irlandesi, precisava di volerlo «orizzontale»), che ricompare a sorpresa, in un gigantesco gioco delle parti. È il tavolo in cui si sono consumati tutti gli amplessi di gruppo che nell’ultimo quarantennio hanno generato leggi moralmente inique e hanno demolito un ordinamento e una società.

E ora entrino le chitarre, i tamburelli e le nacchere. Ode al nuovo cattolicesimo politico italiota. Il democristianismo eversivo e portatore di rovina cambia pelle, ma è ancora una volta salvo.

Come canta Kiko: «lalalallaaaaaah».

martedì 23 giugno 2015

«Farò il Kerygma: non avete capito che questa gente viene per ascoltare me?»

Kiko Argüello intento a "fare il Kerygma"
Un amico neocatecumenale, facente parte del comitato promotore della manifestazione, l'altro giorno era furioso con Kiko, il quale ha affermato che avrebbe partecipato alla manifestazione (e quindi smosso le coscienze delle sue truppe di automi che sarebbero accorsi da ogni parte del globo) solamente se lo avessero fatto parlare un'ora e cantare. Questo gli è stato accordato a patto che si fossero trattati argomenti inerenti il tema della manifestazione e non i suoi soliti voli pindarici fatti di frasi sconnesse che lui chiama Kerygma. Lui ha risposto secco: «farò il kerygma, non avete capito che questa gente viene per ascoltare me?».

Però su questa affermazione bisogna dargli ragione: alla chiamata di Kiko, attraverso la lettera che ha fatto distribuire a tutte le comunità, sono accorsi da parecchie località nostri amici e parenti, anche persone estremamente pigre che non si smuoverebbero per nulla al mondo. Posso assicurarvi di aver sentito con le mie orecchie frasi del tipo: "beh se arriviamo un pò tardi non importa, tanto ci vado solo per ascoltare Kiko, sennò che vado a fare?".

Effettivamente ha un enorme potere di smuovere le folle... sinceramente la cosa la trovo un tantino inquietante.
(da: Piccola ex)

lunedì 22 giugno 2015

La «nota stonata» di Kiko Argüello, vanitoso seminatore di zizzania

Don Kikolone se la canta e se la suona,
sfruttando il palco per esibirsi. 
"Sicumera in principio..."
Unica nota stonata un’affermazione di Kiko Argüello, iniziatore del cammino neocatecumenale: “Sembra che il segretario della Cei abbia detto altro ma il Santo Padre sta con noi - ha detto Argüello dal palco -. Ho scritto al Santo Padre, dopo aver ricevuto le lettere di alcune famiglie - ha aggiunto - e il Papa mi ha risposto quando, domenica scorsa, ha detto che ci sono ideologie che colonizzano le famiglie e contro cui bisogna agire. Qualcuno sbaglia se pensa che non gli piacciono i cortei”. Pronta la replica di don Ivan Maffeis, direttore dell’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali della Cei, che dichiara al Sir: “Piazza viva! Nel suo intervento Argüello si è, però, reso protagonista di una caduta di stile gratuita e grave. Contrapporre il Papa alla Cei e, nel caso specifico, al suo segretario generale è strumentale e non veritiero”.


Sì, una bella e grande piazza. Una piazza libera e civile. Una piazza abitata dalle parole di persone capaci di fede (non solo di religione cattolica, ma anche evangelica, e islamica, ed ebraica…) e di ragione, protagoniste di cittadinanza. Peccato solo per la pretestuosa e presuntuosa caduta di stile di un oratore, uno solo: Kiko Argüello. Ha ceduto al vizio di emulare e assecondare chi cerca di seminare zizzania nella Chiesa. Peccato, davvero.
(da: Avvenire)



Il crocifisso-sogliola appiattito designed by Kiko:
gadget indispensabile per farsi riconoscere...
Kiko Arguello, iniziatore del Cammino Neocatecumenale, ha preso la parola, al Family Day a piazza San Giovanni. Ha parlato di tutto, intervallando le parole con canti, in spagnolo e in italiano. Molti i temi del suo lungo intervento... Ma soprattutto ha attaccato la Cei.
(da: La Stampa)


Dopo gli interventi, largo spazio alla musica con Francisco Arguello, detto Kiko, artista laico spagnolo iniziatore del cammino neocatecumenale e fondatore di diverse comunità nel mondo che ha cantato, accompagnandosi con la chitarra, brani della Bibbia, tra i quali alcuni estratti dell’Apocalisse, musicati da lui stesso...


Il Family Day della gremita piazza San Giovanni di Roma lo si capisce meglio quando parla Kiko Arguello. Arguello è una specie di santone che ha inventato il movimento neocatecumenale. Parla solo se ha una croce al suo fianco – e quella che gli portano è alta due metri – e con la chitarra in mano. Il suo intervento viene accolto da un boato della piazza, davvero colma. Il portavoce, Massimo Gandolfini, di Scienza e Vita, ne annuncia “un milione”, in realtà saranno duecentomila ma comunque tanti. Arguello sciorina la sua particolare “omelia” fatta di “demonio e Satana” che attenta alla vita consacrata all’amore di Dio. Poi, quando prende la chitarra e canta, accompagnato dai violini che so no collocati alla sua destra, è tutta la piazza a cantare.


I kikos devono sempre farsi riconoscere:
icona "Maria e Kiko", città di insediamento
e numero di matricola
Nostro commento: esattamente come avevamo "profetizzato" nei giorni scorsi nelle pagine di questo stesso blog: Kiko avrebbe sfruttato il Family Day per fare uno show di sé stesso, davanti ai suoi adoratori plaudenti mobilitati in massa, e il suo perdere l'ennesima buona occasione di tacere.


Ricordiamo che Kiko Argüello non ha titolo per parlare di questioni di fede, dal momento che da cinquant'anni a questa parte va insegnando una fede inquinata, zeppa di ambiguità, strafalcioni, eresie. Anche per quel che riguarda la famiglia.

sabato 20 giugno 2015

Cosa succede quando i kikos vanno al potere...

La Chiesa cattolica nell'isola di Guam ha un grave tumore: il neocatecumenalismo.

Seminario R.M. di Guam
Guam: 157.000 battezzati e 500 neocatecumenali: fra questi ultimi anche il vescovo. Chi conosce il Cammino Neocatecumenale potrà già immaginare il livello di ingiustizie compiute ai danni dei fedeli cattolici. Vediamo alcuni episodi recenti.

Ogni anno la diocesi di Guam fa una speciale colletta in tutte le parrocchie (AAA, appello annuale arcidiocesano) per le proprie spese straordinarie. Quell'AAA ha la stessa importanza di quello che in Italia è "l'otto per mille". La differenza sta nel fatto che i cattolici di Guam devono sborsare soldi di tasca loro, materialmente (mentre da noi "l'otto per mille" è una firma nella dichiarazione dei redditi). A seconda della popolazione e del livello economico dei fedeli, mediamente ogni parrocchia versava diverse migliaia di dollari, per un totale approssimativo superiore ai 250mila dollari l'anno.

L'AAA 2015 è andato malissimo (le cifre ufficiali parlano di appena 100mila dollari, un quinto dei quali ancora non versati ma solo "promessi").

Un po' perché il gruppo CCOG (Cattolici preoccupati per Guam) ha lanciato una campagna: non date soldi alla diocesi finché non verrà pubblicamente documentato come vengono utilizzati (poiché i cattolici credevano di donare a tutta la diocesi, e poi scoprivano che a loro insaputa erano stati usati per le attività neocatecumenali).

Ed un po' anche per gli scandali neocatecumenali (per esempio: 300 dollari in totale dalla parrocchia dove operava il giovane pretonzolo neocat arrestato dalla polizia mentre faceva sesso con una minorenne neocat...).

Viste le donazioni particolarmente scarse, l'AAA era anche stato prolungato di varie settimane. Ma le donazioni continuavano a non arrivare.

Si è venuto poi a sapere che i parroci neocatecumenali hanno "allungato" le donazioni attingendo abusivamente dai fondi parrocchiali, cioè dai soldi delle questue della messa (e ora le bollette della parrocchia chi le paga?), probabilmente dietro "caloroso consiglio" dei capibastone neocatecumenali. Pare proprio che anche i kikos più "bassi" sappiano che l'AAA serve per gran parte a finanziare le loro attività...

Sapete, a Guam circola una certa storiella:
Un uomo sposato e con figli, che non ha mai lavorato, che dipende dalla moglie per sostenere la famiglia e per i propri lussi, si dedica a tempo pieno alla propria amante. Ma anziché abbandonare la moglie e la famiglia, lui resta a casa, pretendendo di essere marito e padre in modo da poter continuare a prendere i soldi di sua moglie per mantenere l'amante.
Cosa pensare di quest'uomo? È peggio di un traditore.

Ebbene, il vescovo neocatecumenale di Guam è la stessa cosa. È "sposato" alla diocesi, ma ne usa i soldi per "mantenere" l'amante - cioè il Cammino. E nel frattempo pretende di essere riconosciuto come padre e marito...
"No one can get me"
Visto che la raccolta dell'AAA cominciava ad andare davvero maluccio, si sono magicamente moltiplicate le occasioni arcidiocesane per chiedere soldi. Così, per esempio, il vescovo neocatecumenale ha scritto una lettera di due pagine per chiedere soldi per il periodico diocesano U Matuna, proprio il periodico su cui aveva pubblicato propaganda kikiana e false accuse e illazioni ai danni di sacerdoti non neocatecumenali.

Insomma, come ve lo immaginate un vescovo neocatecumenale? È uno che celebra la liturgia inventata da Kiko Argüello e Carmen Hernàndez. Con tanto di "balletto-girotondo" finale. Perfino in un'occasione di Prime Comunioni. Per quei bambini è stato ben poco divertente.

Come ve lo immaginate un vescovo neocatecumenale? È uno che aliena proprietà della diocesi per regalarle al Cammino. Robe da decine milioni di euro, mica spiccioli. E nel frattempo cerca di nascondere la cosa ai fedeli cattolici.

Allora, come ve lo immaginate? È uno che neocatecumenalizza tutta la curia, che attiva un seminario kikiano "Redemptoris Mater", e poi per dieci anni non presenta la documentazione alle autorità civili. Poi un bel giorno su un blog critico verso il Cammino (Jungle Watch) a gennaio 2015 viene fatta notare questa situazione illegale, e il giorno dopo in fretta e furia viene presentata la documentazione davanti a un notaio. Nella fretta, e sotto giuramento, un fratello del Cammino (rappresentante del Seminario kikiano R.M.) dichiara per iscritto che rettore ed economo sono sempre stati gli stessi da dieci anni - anche se i due presbiteronzoli in questione sono arrivati a Guam solo anni dopo l'apertura del seminario... è dunque possibile che la Curia neocatecumenalizzata e il Seminario kikiano finiscano davanti a un tribunale civile per false dichiarazioni.

Come ve lo immaginate un vescovo neocatecumenale? È uno che tenta di prendere due piccioni con una fava. Per esempio, visto che da una parrocchia "non neocatecumenalizzata" sono arrivati pochi soldi per l'AAA, ne ha convocato il parroco don Mike per "discutere" dei mancati obbiettivi di raccolta fondi e per decidere cosa fare per raggiungerli. L'ultima volta che un parroco era stato convocato dal vescovo neocat per "discutere", il parroco (don Paul) si ritrovò esonerato dalla parrocchia e addirittura chiuso fuori (mentre andava all'appuntamento col vescovo, gli vennero cambiate le serrature della parrocchia e gettati fuori i suoi effetti personali). Il vescovo neocatecumenale, infatti, ha sempre poco tempo per i sacerdoti che non appartengono al Cammino, e li incontra solo nei Raduni del clero e solo per emanare direttive. Quando un vescovo neocatecumenale ti convoca per "discutere", sta' pur certo che spira aria di tempesta...

Temendo dunque che a don Mike venisse fatto lo stesso scherzaccio che a don Paul (e a don James, e a don Manny, e agli altri sacerdoti sgraditi al Cammino Neocatecumenale), i parrocchiani si sono radunati a recitare il rosario davanti alla Curia nell'ora precisa dell'incontro in cui il vescovo neocat intendeva "discutere". Attirando così l'attenzione della stampa. Risultato: il vescovo neocatecumenale ha dovuto rassicurare i parrocchiani che "nulla" sarebbe successo a don Mike. E nulla poteva succedere: con tutti quei parrocchiani che ti guardano dalla finestra, non puoi umiliare e minacciare un parroco.
Lo scopo del vescovo neocatecumenale è quello di raggranellare soldi per l'AAA (cioè, di fatto, per le attività del Cammino), a costo di imporre ai parroci di estrarli dalle casse parrocchiali o addirittura di attivare prestiti. Il solo seminario neocatecumenale infatti costa almeno 13mila dollari al mese (peraltro è già indebitatissimo su tutti gli altri fronti), figurarsi le altre spesucce neocatecumenalizie (viaggetti alle convivenze kikiane, ecc.).
I parrocchiani di don Mike hanno perciò avuto un'occasione di breve ma intenso confronto col vescovo neocatecumenale, che come al solito ha raccontato bugie immediatamente smentite dai presenti. Fra queste, ha detto che la "comunione seduti tutti insieme contemporaneamente" (una specialità del Cammino inventata dagli "iniziatori" Carmen Hernàndez e Kiko Argüello) sarebbe autorizzata da un documento vaticano che però "al momento non trovo... ce l'ho da qualche parte... appena lo trovo vi faccio sapere...". Infatti non si trova mai.

Ultima notizia: nonostante gli sforzi dei fratelli del Cammino e dei trucchetti dei parroci neocatecumenali, siccome l'AAA ha portato quest'anno il 60% in meno degli oltre 250mila dollari previsti, il vescovo neocatecumenale sta operando i primi tagli alle spese. Ed ecco che immediatamente azzera il cappellano dell'ospedale di Guam: evidentemente per il vescovo neocat i sacramenti ai moribondi si possono abolire.


Tutte le notizie sopra riportate vengono dal blog Jungle Watch; nel testo sopra, i ["link"] cliccabili come questo rinviano ad altri articoli (in italiano o in inglese) col il resto dei dettagli, che invitiamo a sfogliare chiunque volesse verificare quanto qui riportato.

Vogliamo qui precisare che il problema non è solo il vescovo neocatecumenale: è proprio la mentalità neocatecumenale. Dal Cammino provengono sempre le stesse oppressioni, prevaricazioni, vendette, piccinerie, arroganze, sfacciataggini, calunnie, inganni... è la spiritualità di Kiko e Carmen a originare tutto questo.

Chi inquina la fede, infatti, inquina anche la vita. Il neocatecumenalismo, essendo fondato su errori liturgici e dottrinali, produce sempre gli stessi risultati, in tutto il mondo, in ogni epoca, alla faccia di tutti i fratelli di buon cuore.

Infatti non si può difendere l'errore se non con la prevaricazione, l'arroganza, l'inganno, la menzogna. Che sono - fateci caso - le caratteristiche universali degli attivisti del Cammino Neocatecumenale.

domenica 14 giugno 2015

"Cercarono di crearsi un culto alla loro misura e alla loro altezza..."

Essi tentarono di crearsi un culto a loro misura...

Pronti per la carnevalata liturgica neocatecumenale
“Si corre il rischio reale di non lasciare alcun posto a Dio nelle nostre celebrazioni. Incorriamo nella tentazione degli ebrei nel deserto. Essi cercarono di crearsi un culto alla loro misura e alla loro altezza, e non dimentichiamo che finirono prostrati davanti all’idolo del vitello d’oro”.
Danza liturgica attorno al vitello d'oro:
notare l'espressione liturgica del neocatecumenale

Baciando la reliquia che ti porge il sommo profeta Kiko

Sacerdote
in ginocchio davanti a Kiko

mercoledì 10 giugno 2015

La struttura gerarchica segreta del Cammino Neocatecumenale

LA "PIRAMIDE" DEL CAMMINO NEOCATECUMENALE

Ho fatto parte del Cammino neocatecumenale (CNC) per piu' di vent'anni, di cui per quasi venti, insieme a mia moglie e i nostri cinque figli Noemi, Mirjam, Davide, Sarah e Rachele, come "catechisti itineranti". Ho quindi assistito ai primi passi della Missio ad gentes neocatecumenale, prima di uscire dal Cammino nel 1990, in dissenso totale con i metodi catechetici di Kiko Argüello.
Dicendo questo, non voglio affermare che Kiko non abbia avuto anche intuizioni buone e valide per la Chiesa dei nostri tempi. Io stesso ne ho tratto benefici; anzi, in un momento cruciale della mia vita, il Cammino neocatecumenale è stato per me un'ancora di salvezza.

Ma come accadde al re Salomone che, malgrado tutta la sua sapienza, datagli dallo Spirito Santo, si lasciò trascinare dalla sua brama per il potere e le donne all'idolatria, così, spero che è solo una mia impressione, Kiko ha perso il carisma originale, a causa della sua megalomania.

Avendolo conosciuto assai da vicino, e anche, attraverso attriti personali (vedi la mia autobiografia: "L'immondizia ama Dio"), questa sua, sempre più crescente attitudine di monarca assoluto, do una mia interpretazione personale, può darsi errata, sulla nascita della Missio ad gentes del Cammino.

Negli Statuti ufficiali del CNC, approvati dalla Chiesa, non si fa cenno ad una gerarchia particolare.

Prima della loro stesura, però, nel Cammino era ben presente e continua ad esserlo segretamente, una vera e propria gerarchia, non tanto per la sua esistenza - ogni associazione umana ne necessita una - ma per il suo significato, che si presentava, prima che fu abolita dagli Statuti, all'origine così:
  • KIKO - cioè Gesù
  • I "DODICI" - cioè i dodici apostoli
  • I "SETTANTADUE" - cioè i settantadue discepoli
Osservandola, si può individuare la crescente Megalomania di Kiko Argüello, il quale, paragonandosi in un certo senso, a Gesù Cristo, non fa parte dei "Dodici", ma figura al di sopra.

È ovvio che la Chiesa non poteva avallare negli Statuti ufficiali del CNC una tale pretesa assurda. Quindi, negli Statuti non se ne trova traccia.

Nel corso degli anni, la piramide gerarchica del Cammino neocatecumenale, si è trasformata sempre di più:

KIKO, il Fondatore
KIKO, il Predicatore e detentore del Kerygma
KIKO, Catechista
KIKO, Esorcista auto nominatosi
KIKO, da trent'anni l'unico compositore di Canti per il CNC
KIKO, l' unico cantore da imitare
KIKO, l'unico vero Esegeta
KIKO, Iconografo e inventore di una "Nuova estetica"
KIKO, l'unico interprete della storia
KIKO, Compositore di Sinfonie
KIKO, Architetto
KIKO, Inventore di tutti gli oggetti che servono per la liturgia e la preghiera
KIKO, Artefice di un nuovo "Ecumenismo giudeo-cristiano",
KIKO, vertice della gerarchia:
  1. Kiko
  2. "I Dodici",
  3. "I Settantadue",
  4. "I Catechisti Itineranti",
  5. "L'èquipe dei catechisti, responsabili della Nazione",
  6. "L'èquipe dei catechisti, responsabili della Regione",
  7. "L'èquipe dei catechisti, responsabili della Diocesi",
  8. "L'èquipe dei catechisti, responsabili della parrocchia",
  9. "L'èquipe dei catechisti delle singole comunità",
  10. "Il responsabile della propria comunità",
  11. "Il singolo catecumeno".
(da: Daniel Lifschitz,
http://nelnomedimariaegesu.blogspot.ch
con lievi correzioni redazionali)

domenica 7 giugno 2015

Giovani neocat: problematici, ignoranti, avulsi da qualsiasi interesse che non sia la comunità neocatecumenale

Autoritratto di Kiko
dalla barbetta luciferina
Io credo che coloro che dicono che sono figli di Catechisti Neocatecumenali, sempre dentro il Cammino, non vedono nessuna cosa negativa nel Cammino stesso, lo dicono in buona fede, perché non avendo mai frequentato la vera Chiesa Cattolica, non avendo mai avuto una pluralità di informazione e formazione, umana, sociale e cristiana, ma un appiattimento formativo neocatecumenale, non solo per la fede, ma in tutti gli ambiti della vita, non hanno alcun parametro di confronto. Sono inseriti nell'eresia e nell'errore, nella coercizione e nel plagio, ma non possono rendersi conto di tutto questo, perché non hanno nessun parametro di confronto.

Ho toccato con mano, come i neocat, soprattutto i figli giovani e adolescenti, ma anche i ragazzi e i bambini, non sanno stare insieme agli altri, sono pieni di problemi, ignoranti sulla comune prassi ecclesiale che si attua nelle parrocchie, avulsi da qualsiasi altro interesse (sport, scout, hobby, amicizie... una serata tra amici o una pizza...) perché il loro mondo si riduce alla comunità e alle sue pertinenze.

Quando qualcuno apre gli occhi, spesso eccede nel verso opposto: matrimoni combinati, spesso in età giovanissima - ergo - separazioni e divorzi; vita notturna, scarsa serietà e impegno al lavoro, tanto mi aiuta la comunità, figli come conigli, che crescono senza genitori perché impegnati in comunità, con nonni e baby sitter costrette a fare i genitori per la seconda volta, tossicodipendenza e alcolismo, e chi più ne ha, più ne metta...
e poi hanno il coraggio di dire che loro salvano la famiglia e la Chiesa, come si è visto al Family Day?

Che Dio ci salvi da questa manifestazione eretica e demoniaca......
(da: Sarah)

giovedì 4 giugno 2015

Da come celebri la liturgia, si capisce la tua fede

Prima Comunione nella Chiesa Cattolica

Prima Comunione nelle Comunità Neocatecumenali
Il Cammino Neocatecumenale intenzionalmente non rispetta le norme liturgiche.

Nelle comunità si celebra una liturgia "personalizzata" dai due fondatori Kiko Argüello e Carmen Hernàndez, una vera carnevalata che manca di rispetto a Nostro Signore nel Santissimo Sacramento, ridotto a "snack".

Ricordiamo che il modo di celebrare la liturgia è specchio del modo in cui si vive la fede. Una fede inquinata dà luogo ad una liturgia inquinata.