"Sta passando stranamente sotto silenzio sui media un decreto della Chiesa che avrà grosse conseguenze sui movimenti ecclesiali come Comunione e Liberazione, Cammino neocatecumenale, Movimento dei Focolari, Rinnovamento nello Spirito e altri. Ma in questo caso bisogna riconoscere che Papa Bergoglio ha preso davvero una decisione saggia e ispirata a vera paternità".Questo l'incipit dell'articolo di Antonio Socci apparso in prima pagina sul quotidiano Libero, domenica 25/07/2021.
Vien subito da dire che il problema non è solo dei media: il silenzio dei vertici neocatecumenali permane, da più di un mese, fino ad oggi.
Noi ci avremmo scommesso, ma ci chiediamo lo stesso: Come interpretarlo?
Dobbiamo premettere, è doveroso, che nel suo articolo Antonio Socci attualizza il Decreto riferendosi principalmente a Comunione e Liberazione, essendo stato lui stesso ciellino della prima ora, e non è affatto indulgente. Noi, ad onor del vero, dobbiamo premettere che è stata data notizia, sul sito News di Comunione e Liberazione, del fatto che don Juliàn Carròn ha tempestivamente risposto al Prefetto del Dicastero per i Laici assicurando l'ottemperanza degli adempimenti richiesti nei modi e nei tempi stabiliti.
Nessuna notizia invece è pervenuta di un qualche riscontro da parte di Kiko Argüello. Egli tace su tutti i fronti. Non solo delle comunità, tenute - per quanto dipende da lui e dal suo cerchio magico - il più a lungo possibile all'oscuro di tutto; come fanno sempre, d'altronde, ogniqualvolta sul versante della Chiesa li coinvolge qualcosa che a loro non conviene.
Eppure, Il Decreto, firmato dal Cardinal Kevin Farrel, Prefetto del Dicastero per i Laici, l'11 giugno, con l'approvazione del Papa, ricorda che:
..."il governo, all'interno delle aggregazioni di fedeli" deve essere "esercitato coerentemente con la missione ecclesiale delle medesime… ha ritenuto necessaria la regolamentazione dei mandati delle cariche di governo quanto a durata e a numero, come anche la rappresentatività degli organi di governo, al fine di promuovere un sano ricambio e di prevenire appropriazioni che non hanno mancato di procurare violazioni e abusi".
Così "valutata l'utilità del ricambio generazionale, nonché l'opportunità di promuovere un avvicendamento negli incarichi di governo", la Santa Sede ha stabilito che le cariche direttive nei movimenti ecclesiali avranno una durata massima di cinque anni per due mandati consecutivi.
Alberto Melloni ha scritto che in pratica il decreto "fissa la liquidazione dei capi in carica". In effetti sarà un cambiamento radicale per molti movimenti. (Nel caso di CL significa l'uscita di scena di don Julian Carrón, che è al vertice di CL da ben sedici anni, e del suo stato maggiore).
Perché questa decisione? I movimenti ecclesiali sono fioriti fra gli anni del Concilio e il '68, quando una scristianizzazione galoppante stava desertificando le chiese. Sono nati dei fondatori animati da grande passione evangelizzatrice, hanno coinvolto migliaia di persone, soprattutto fra quei giovani che non si vedevano più nelle parrocchie.
Con i pontificati di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI hanno avuto il riconoscimento ecclesiastico della Chiesa, che ha puntato su di loro per l'evangelizzazione. In effetti per decenni si è vissuta un'autentica primavera cattolica. I problemi sono cominciati (per la morte dei fondatori, ma non solo) negli ultimi 10-15 anni. La diagnosi della Chiesa sulla situazione dei movimenti ecclesiali è contenuta nelle righe del decreto citato (alquanto severo), ma anche in una nota esplicativa del Decreto dove si mettono in guardia i movimenti da rischi come "forme di appropriazione del carisma, personalismi, accentramento delle funzioni, nonché espressioni di autoreferenzialità, che facilmente cagionano gravi violazioni della dignità e della libertà personali e, finanche, veri e propri abusi. Un cattivo esercizio del governo, inoltre, crea inevitabilmente conflitti e tensioni che feriscono la comunione, indebolendo lo slancio missionario". La nota ricorda le parole del papa attuale che richiamando alla "conversione missionaria… indica come prioritari il rispetto della libertà personale, il superamento dell'autoreferenzialità, degli unilateralismi e delle assolutizzazioni; la promozione di una più ampia sinodalità, come anche il bene prezioso della comunione". È una correzione che può aiutare i movimenti a ritrovare slancio.
Socci si ferma, da ex ciellino, all'impatto del Decreto su C.L. e denuncia l'ostilità e un visibile irrigidimento da parte dei vertici attualmente in carica.
"Infatti lo stato maggiore ciellino per ora non ha ritenuto neanche di informare il suo popolo su ciò che la Chiesa ha deciso e che richiede".
E noi, da ex-neocatecumenali, possiamo agevolmente applicare al Cammino le medesime considerazioni: ma sono proprio tutti uguali questi movimenti frutto del Vaticano II? Soggetti alle medesime patologie?
Hanno ceduto alle medesime insidie e sono caduti nelle stesse trappole. Possiamo concordare con Socci nel dire che i movimenti farebbero bene ad
"accogliere il decreto vaticano come una grande occasione di conversione".
Possiamo avvicinarci alle conclusioni, assolutamente identiche e condivisibili anche sul fronte del Cammino Neocatecumenale:
"La Chiesa - spiegando che il carisma di un movimento non appartiene al capo pro-tempore, ma a tutti quelli che hanno seguito Gesù Cristo tramite quel particolare accento - chiama ciascun aderente a CL (e agli altri movimenti) a farsi carico personalmente della conversione e del rinnovamento della sua comunità. Fino a votare nuovi dirigenti."
Continua ancora Socci:
"Tuttavia i gruppi di CL (ndr. come anche le comunità neocatecumenali) sembrano avvolti da un sonno profondo e ignorano ciò che la Santa Sede chiede loro".
Ribadiamo quanto esposto in premessa. Ossia che, ad onor del vero, dobbiamo dare atto a don Juliàn Carròn di aver tempestivamente risposto alla missiva con cui il Prefetto del Dicastero per i Laici si è premurato di anticipare il testo del Decreto generale - a lui come di sicuro ai vertici di tutte le altre associazioni di fedeli, quindi anche a Kiko - assicurando l'ottemperanza degli adempimenti richiesti nei modi e nei tempi stabiliti.
E la lettera è datata 12 giugno, il giorno successivo alla pubblicazione del Decreto stesso.
Se Socci si esprime in questi termini così severi riguardo a CL, cosa dire dello stato maggiore del Cammino Neocatecumenale a proposito di "silenzio attonito" e di "atteggiamenti lontani dal sensus Ecclesiae"?
Il giornalista Robi Ronza, che fece a don Giussani una storica intervista (anche lui ciellino di lungo corso) riesce a stilare una descrizione che accomuna sorprendentemente le due esperienze vaticansecondiste del Cammino Neocatecumenale e di Comunione e Liberazione:
"C'è chi cerca di fare come se nulla fosse successo, c'è chi pensa che non ci hanno capito, e c'è chi è convinto si tratti di una tempesta cui resistere a denti stretti nell'attesa che finisca e tutto torni come prima. Non va bene: il decreto non va sopportato bensì accolto, non va subìto bensì cordialmente attuato".
"L'attuazione però richiede che i ciellini (ndr: come i neocatecumenali) aprano gli occhi su quello che è successo al loro movimento negli ultimi sedici anni. E non è cosa facile né indolore.
Antonio Socci chiude il suo articolo così:
"Tempo fa (nel 2017, prima di questa tempesta) don Carrón disse:
"Se non pensiamo che Francesco sia la cura è perché non capiamo la malattia".
Oggi ripeterebbe questo concetto?"
Sintesi del comune cerchiobottismo, del "due pesi e due misure" che prediligono da sempre, del "a seconda di come e di cosa mi conviene, così mi comporto".
Si vede che è prassi comune, con buona probabilità, a tutti i movimenti.
Ma Kiko ha di sicuro il primato assoluto: maestro unico di trasformismo.
Mentre nomina un Papa tutti i giorni, poi comincia a tacere di lui per mesi.
Passa con sconcertante disinvoltura dall'ossequioso atteggiamento filiale, che falsamente ostenta in presenza in ogni occasione, all'augurarsi pubblicamente - con quel suo fare lo spiritoso per suscitare la macabra ilarità dell'uditorio adorante - la imminente morte dello stesso pontefice regnante, quando egli metta un pò troppo il becco nelle sue faccende, liturgiche e non. Questo quando secondo lui, purtroppo, non c'è nessun'altra soluzione… incruenta.
E poi ci resta un'ultimo interrogativo irrisolto:
Che cosa avrebbe detto e fatto Carmen, di fronte al Decreto del Papa che la buttava fuori dal Cammino e comunque la esonerava dalle sue incombenze, da quello che lei riteneva di essere?
Il fulcro vitale di tutto il baraccone messo su da lei e Kiko, insieme.




















