mercoledì 8 ottobre 2008

Gueranger e le eresie


Dom Prosper-Louis-Pascal Guéranger, abate di Solesmes (1805-1875), grande figura di monaco del secolo XIX, dovrebbe oggi essere sempre più conosciuto e studiato, in particolare da coloro che sono attenti e sconcertati dalla temperie attraversata dalla nostra Chiesa.
Vi trascrivo i punti salienti - di un'attualità sconcertante: sembra parli di quel che è accaduto a noi e che ancora subiamo - di un suo scritto che farò inserire al più presto sul sito perché possiate leggerlo integralmente:
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Il primo carattere dell'eresia antiliturgica è l'odio della Tradizione nelle formule del culto divino. Non si può contestare la presenza di tale specifico carattere in tutti gli eretici, da Vigilanzio fino a Calvino, e il motivo è facile da spiegare. Ogni settario che vuole introdurre una nuova dottrina si trova necessariamente in presenza della liturgia, che è la tradizione alla sua più alta potenza, e non potrà trovare riposo prima di aver messo a tacere questa voce, prima di aver strappato queste pagine che danno ricetto alla fede dei secoli trascorsi. Infatti, in che modo si sono stabiliti e mantenuti nelle masse il luteranesimo, il calvinismo, l'anglicanesimo? Per ottenere questo, non si è dovuto far altro che sostituire nuovi libri e nuove formule ai libri e alle formule antiche, e tutto è stato consumato. Nulla dava più impaccio ai nuovi dottori, essi potevano predicare del tutto a proprio agio: la fede dei popoli era ormai senza difesa. Lutero comprese questa dottrina con una sagacità degna dei nostri giansenisti, quando nel primo periodo delle sue innovazioni, all'epoca in cui si vedeva obbligato a conservare una parte delle forme esteriori del culto latino, stabilì per la messa riformata le regole seguenti:

2° Sostituzione delle formule ecclesiastiche con letture della sacra Scrittura
Il secondo principio della setta antiliturgica è, infatti, quello di sostituire le formule di stile ecclesiastico con letture della sacra scrittura. Essa vi trova un duplice vantaggio: prima di tutto quello di far tacere la voce della Tradizione, della quale ha sempre timore; inoltre un mezzo per diffondere e sostenere i suoi dogmi per via di negazione o di affermazione. Per via di negazione passando sotto silenzio, per mezzo di un'abile scelta, i testi che esprimono la dottrina contraria agli errori che vogliono far prevalere; per via di affermazione mettendo in luce passaggi tronchi i quali, non mostrando che un aspetto della verità, nascondono gli altri agli occhi del volgo. Da vari secoli si sa bene che la preferenza data da tutti gli eretici alla sacre scritture rispetto alle definizioni ecclesiastiche non ha altro motivo che la facilità di far dire alla parola di Dio tutto quello che si vuole, mostrandola e nascondendola a seconda delle esigenze. Vedremo d'altronde ciò che hanno fatto in questo campo i giansenisti, obbligati dal loro sistema a conservare il legame esteriore con la Chiesa; quanto ai protestanti, essi hanno ridotto quasi del tutto la liturgia alla lettura della scrittura, accompagnata da discorsi nei quali la si interpreta con la ragione. La scelta e la determinazione dei libri liturgici hanno finito per cadere nel capriccio del riformatore, il quale, in ultima istanza, decide non soltanto il senso della parola di Dio, ma il fatto stesso di detta parola. Così Martin Lutero ritiene che nel suo sistema di panteismo siano dogmi da stabilire l'inutilità delle opere e la sufficienza della sola fede, e quindi dichiarerà che l'epistola di san Giacomo è una epistola di paglia, e non una epistola canonica, per il solo fatto che vi si insegna la necessità delle opere per la salvezza. In tutti i tempi e sotto tutte le forme sarà lo stesso: niente formule ecclesiastiche, la sola scrittura, ma interpretata, ma scelta, ma presentata da colui o da coloro che hanno interesse alla innovazione. La trappola è pericolosa per i semplici, e solo molto dopo ci si rende conto di essere stati ingannati, e che la parola di Dio, questa spada a doppio taglio, come dice l'apostolo, ha causato gravi ferite perché era maneggiata da figli di perdizione.
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5° Eliminazione delle cerimonie e delle formule che esprimono misteri
Dato che la riforma della liturgia è stata intrapresa dai settari con lo stesso scopo della riforma del dogma, di cui è la conseguenza, ne consegue che come i protestanti si sono separati dall'unità al fine di credere di meno, così sono stati indotti a togliere dal culto tutte le cerimonie, tutte le formule che esprimono misteri. Hanno accusato di superstizione, di idolatria tutto quello che non gli sembrava puramente razionale, restringendo così le espressioni della fede, ostruendo con il dubbio e addirittura con la negazione tutte le vie che aprono al mondo soprannaturale. In tal modo non più sacramenti, eccetto il battesimo, in attesa del soccinianesimo che ne libererà i suoi adepti; non più sacramentali, benedizioni, immagini, reliquie dei santi, processioni, pellegrinaggi, ecc. Non vi è più altare, ma semplicemente un tavolo, non più sacrificio, come vi è in ogni religione, ma semplicemente una cena; non più chiesa, ma solamente un tempio, come presso i greci e i romani; non più architettura religiosa, perché non ci sono più misteri; non più pittura e scultura cristiana, perché non vi è più religione sensibile; infine non più poesia, in un culto che non è fecondato né dall'amore né dalla fede.

6° Estinzione dello spirito di preghiera
La soppressione dei misteri nella liturgia protestante doveva produrre senza fallo l'estinzione totale di quello spirito di preghiera che nel cattolicesimo si chiama unzione. Un cuore in rivolta non ha più amore, e un cuore senza amore potrà tutt'al più produrre delle espressioni passabili di rispetto o di timore, con la freddezza superba del fariseo: tale è la liturgia protestante. Si sente che colui che la recita si compiace di non appartenere al numero di quei cristiani papisti i quali abbassano Iddio al loro livello con la familiarità del loro linguaggio volgare.

7° Esclusione dell'intercessione della Vergine e dei santi
Trattando nobilmente con Dio la liturgia protestante non ha bisogno di intermediari creati. Essa crede di mancare al rispetto dovuto all'Essere supremo invocando l'intercessione della Santa Vergine, la protezione dei santi. Esclude tutta l'idolatria papista che domanda alla creatura quello che dovrebbe domandare a Dio solo. Sbarazza il calendario da tutti i nomi di uomini che la Chiesa romana iscrive con tanta temerità a fianco del nome di Dio: ha soprattutto in orrore quelli dei monaci e di altri personaggi degli ultimi tempi, che vi vede figurare a fianco dei nomi riveriti degli apostoli scelti da Gesù Cristo, dai quali fu fondata la Chiesa primitiva, che sola fu pura nella fede, e libera da ogni superstizione nel culto e da ogni rilassamento nella morale.

8° L'uso del volgare nel servizio divino
Poiché la riforma liturgica ha tra i suoi fini principali l'abolizione degli atti e delle formule mistiche, ne segue necessariamente che i suoi autori debbano rivendicare l'uso della lingua volgare nel servizio divino. Questo è uno dei punti più importanti agli occhi dei settari. Il culto non è una cosa segreta, essi dicono: il popolo deve capire quello che canta. L'odio per la lingua latina è innato nel cuore di tutti i nemici di Roma: costoro vedono in essa il legame dei cattolici nell'universo, l'arsenale dell'ortodossia contro tutte le sottigliezze dello spirito settario, l'arma più potente del papato. Lo spirito di rivolta, che li induce ad affidare all'idioma di ciascun popolo, di ciascuna provincia, di ciascun secolo la preghiera universale, ha del resto prodotto i suoi frutti, e i riformati sono in grado ogni giorno di accorgersi che i popoli cattolici, nonostante le loro preghiere in latino, gustano meglio e compiono con più zelo i doveri del culto dei popoli protestanti. A ogni ora del giorno ha luogo nelle chiese cattoliche il servizio divino; il fedele che vi assiste lascia sulla soglia la sua lingua materna; al di fuori dei momenti di predicazione egli non intende che accenti misteriosi, che cessano di risuonare nel momento più solenne, il canone della messa. E tuttavia questo mistero lo affascina talmente che non invidia la sorte del protestante, quantunque l'orecchio di quest'ultimo non intenda mai suoni di cui non capisce il significato. Mentre il tempio riformato, una volta alla settimana, riunisce a fatica i cristiani puristi, la Chiesa papista vede senza posa i suoi numerosi altari assediati dai suoi religiosi figli; ogni giorno essi si allontanano dal loro lavoro per venire ad ascoltare queste parole misteriose che devono essere di Dio, perché nutrono la fede e leniscono i dolori. Riconosciamolo, è un colpo maestro del protestantesimo aver dichiarato guerra alla lingua sacra: se fosse riuscito a distruggerla, il suo trionfo avrebbe fatto un gran passo avanti. Offerta agli sguardi profani come un vergine disonorata, la liturgia, da questo momento, ha perduto il suo carattere sacro, e ben presto il popolo troverà eccessiva la pena di disturbarsi nel proprio lavoro o nei propri piaceri per andare a sentir parlare come si parla sulla pubblica piazza.
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[tratto dal XIV capitolo "Institutions liturgiques", I², Paris, 1878, pp. 388-407. Traduzione italiana di Fabio Marino, pubblicata in "Civitas Christiana", Verona n° 7-9, 1997, 13-23]

17 commenti:

mic ha detto...

Il confronto tra queste pagine - che talora sembrano addirittura profetiche - e la realtà attuale è immediato

Il grande abate di Solesmes, animato da forza incrollabile nella difesa della verità cattolica, ci fa intravedere ancora quali pericoli ci minacciano, quali ulteriori danni potranno colpire il futuro della liturgia, che sembrerebbero scongiurati dagli interventi di Benedetto XVI, ma che permangono in molti ambiti che si definiscono ecclesiali...

Ci conforta il fatto che le forme della tradizione non sono perdute, attendono nella loro suprema bellezza di aprire all'uomo le realtà celesti, il culto reso davanti a Dio, personale, trascendente e ineffabile.

Deo gratias per il Motu proprio!

Ma quanti ostacoli vengono frapposti. Ma ci penserà il Signore servendosi della buona volontà del 'piccolo resto'

Gert ha detto...

sembra scritto oggi!

elisa ha detto...

Di un'attualità incredibile. I pericoli sono sempre gli stessi e sempre uguali sono gli attacchi.
Il passato e gli errori del passato dovrebbero essere d'esempio, invece a volte ce ne dimentichiamo.

Stephanos78 ha detto...

Ma io mi domando e dico: ma che cavolo c'entra l'esegesi del Rabbino Di Segni sullo Yom Kippur Ebraico SULL'OSSERVATORE ROMANO???? Che cosa c'entra la sua affermazione riguardo l' "ebraicità" della Chiesa, CRITICATA PERCHE' NON E' ABBASTANZA EBREA? Addirittura si lamenta perchè la festa della Circoncisione (!!!???? Guardi che noi facciamo memoria dell' OFFERTA DI GESU' BAMBINO AL PADRE GIA' IN QUEL GIORNO E NON DELLA CIRCONCISIONE DI CUI NON CE NE CAPE NULLA!) è stata abrogata!!!!

Ma la vogliamo finire o no? Vi rendete conto? Sull' OSSERVATORE ROMANO!

Michela ha detto...

Non vedo dove stia il problema
anzi... se tutto questo stimolerà i nostri vescovi a parlare meno di politica e società e più di argomenti religiosi, di sacramenti,
ce ne sarà un guadagno per tutti.

E non vedo critiche alla Chiesa: solo una giustissima affermazione delle differenze.
E se le nostre radici sono anche ebraiche ( Pasqua, Pentecoste), mi sembra più un problema del giudaismo, e non nostro.

mic ha detto...

Cito dall'Osservatore e ringrazio Steph:

A conclusione di queste brevi note esplicative, considerando la sede autorevole e certamente non abituale dove vengono pubblicate, può essere interessante proporre una riflessione sul senso che il Kippùr ha avuto, e può avere oggi, nel confronto ebraico-cristiano

l'unico senso che il Kippur può avere oggi per noi cristiani è che il nostro Kippur (con in più molto ma molto altro) è Gesù, Il Signore! !!!!!

Non era questo il punto in cui dirlo apertamente, anziché interrogarsi sul senso del Kippùr ebraico per noi, oggi?

sono d'accordo con quello che ha detto Michela; ma l'Osservatore Romano è il giornale del Papa e non più tardi di ieri abbiamo preso lezioni da un rabbino (non tanto per la 'lezione' quanto per il 'modo')!

Con questo non intendo dire che dobbiamo vivere a compartimenti stagni e non ci siano ricchezze da scoprire nelle 'nostre radici ebraiche', ma trovo sviante e per niente valida tutta questa enfasi sui loro 'luoghi' spirituali, in un momento in cui stiamo (anzi in molti stanno) tentando di stravolgere i nostri... e non mancano le arbitrarie e deleterie giudaizzazioni del cristianesimo

Stephanos78 ha detto...

Altra "chicca" sul Sinodo in corso, Seconda Congragazione Generale. Affermazioni del CARDINALE ALBERT VANHOYE di una gravità incredibile, a mio avviso, parzialmente mitigate da altre che sembrano contraddirle, in merito al Documento della Pontificia Commissione Biblica su Il popolo ebraico e le Sacre Scritture nella Bibbia Cristiana:

"..[Il Documento] mostra anzitutto che il Nuovo Testamento riconosce l'autorità delle sacre Scritture del popolo ebraico. (...) Successivamente il Documento mostra che il Nuovo Testamento attesta la propria conformità alle Scritture del popolo ebraico
...
Il compimento delle Scritture comporta necessariamente tre aspetti: un aspetto fondamentale di continuità con la rivelazione dell'Antico Testamento, ma allo stesso tempo un aspetto di differenza su alcuni punti ed un aspetto di superamento. Una semplice ripetizione di ciò che si trova nell'Antico Testamento non è sufficiente per poter parlare di compimento. È indispensabile un progresso decisivo [appunto! Quindi?]
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Al paragrafo 21 il Documento torna sulla nozione di compimento e afferma che è estremamente complessa, e può essere facilmente falsata se si insiste unilateralmente o sulla continuità o sulla discontinuità [????????????]
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La pastorale deve dunque essere attenta a non falsare la nozione di compimento delle Scritture[?]. Il documento continua affermando che la fede cristiana riconosce il compimento, in Cristo, delle Scritture e delle attese di Israele, ma non comprende tale compimento come la semplice realizzazione di quanto era scritto. Una tale concezione sarebbe riduttiva. In realtà, nel mistero di Cristo crocifisso e risorto, il compimento avviene in modo imprevedibile. Comporta un superamento. (...) Il messianismo di Gesù ha un significato nuovo e inedito. (...) È meglio perciò non insistere eccessivamente, come fa una certa apologetica, sul valore di prova attribuita al compimento delle profezie. Questa insistenza ha contribuito a rendere più severo il giudizio dei cristiani sugli ebrei e sulla loro lettura dell'Antico Testamento[che cosa???]
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"Il Documento trae allora una conclusione che riguarda gli ebrei che non credono in Cristo: Non si deve perciò dire che l'ebreo non vede ciò che era annunciato nei testi, ma che il cristiano, alla luce di Cristo e della Chiesa, scopre nei testi un di più di significato che vi era nascosto"[COSAAAAAAA???????????].
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"Ne consegue, secondo il Documento, che i cristiani possono e devono ammettere che la lettura ebraica della Bibbia è una lettura possibile. (...) Ma il Documento fa chiaramente comprendere che questa lettura, possibile per gli ebrei che non credono in Cristo, non è invece possibile per i cristiani, in quanto implica l’accettazione di tutti i presupposti del giudaismo" [aiutatemi perchè questo passo non l'ho capito! Prima dice che la lettura ebraica è possibile "per gli ebrei" - che vuol dire?-, poi dice che i Cristiani non la devono usare? Ritorniamo alle salvezze parallele?]
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Il Documento può dunque affermare che sul piano concreto dell'esegesi, i cristiani possono, nondimeno, apprendere molto sull'esegesi ebraica praticata da più di duemila anni, e in effetti hanno appreso molto nel corso della storia"...

MAH!

Stephanos78 ha detto...

Ma scusate: l'Antico Testamento è DEL POPOLO EBRAICO? E' di PROPRIETA' del POPOLO EBRAICO?

mic ha detto...

Al paragrafo 21 il Documento torna sulla nozione di compimento e afferma che è estremamente complessa, e può essere facilmente falsata se si insiste unilateralmente o sulla continuità o sulla discontinuità [????????????]

ci vuole tanto a dire che è continuità e discontinuità insieme?

Tuttavia l'affermazione è equilibrata, perché invita a non accentuare unilateralmente né la continuità né la discontinuità...
noi parliamo, perché è il Vangelo a parlarne, di COMPIMENTO... compimento indica continuità, ma indica anche che da un certo punto in poi è iniziata una "storia nuova"!

mic ha detto...

Forse è proprio questa NOVITA' che viene messa in ombra da tante parole e da tanti sottili distinguo

mic ha detto...

non notate, insieme alla verbolatria, un crescendo di 'ebreolatria'?

Rispetto, riconoscimento, dialogo, va bene! Ma leccamento di **** non mi sembra vada altrettanto bene.
Forse sono esagerato, ma è così che la vedo...

Stephanos78 ha detto...

Secondo me, Mic, il Cardinale ha fatto delle affermazioni di una gravità incredibile!

Sono d'accordo che sia bene non "fissarsi" sulla discontinuità o meno... Ma il fatto è che il problema, per la retta fede, NON ESISTE! Esiste per le "ideologie"! E che le "ideologie" prendano parte ai Sinodi... La dice lunga.

Il Cristianesimo crede al SUPERAMENTO. Il Superamento dell'Antico Testamento non significa ANNULLAMENTO! Significa che esso fa parte di un Insieme in cui ha "ceduto" il passo al Nuovo, e nel quale esso ha trovato piena realizzazione!
E' la parte di un Insieme non divisibile! Per cui ci sono delle Promesse e vi è un Compimento! Leggere le Promesse, per giunta alla luce di una "esegesi" non unitaria e controversa come quella Ebraica, mi sembra una cosa ASSURDA!!

O crediamo nell'Unità dei Testamenti, o crediamo alle varie Letture dei Testamenti! Le due cose non sono conciliabili!

A me sembra solo che si stia operando un cerchiobottismo assoluto in cui si cerca di mettere il piede in 25 scarpe con il risultato di cadere per terra e fare un botto da paura!

Emma ha detto...

Amici, io leggo tutti questi testi scritti da dotti, uno più dotto dell`altro, poi mi dico, ma il semplice cattolico, che cosa ne ricava?
In questo tempo di relativismo che tocca anche la Chiesa, la Liturgia,che cosa capisce il fedele, che cosa ne deduce?
Ebrei che scrivono sull`OR, benissimo, un rabbino e dei protestanti invitati al Sinodo, va bene, lettura della Bibbia in continuo e con rappresentanti delle diverse religioni, ok,ma io cattolico "medio", che già non so più chi sono, che ho una debolissima consapevolezza della mia identità di cattolico, che ne deduco ?
Ho l`impressione che questi dibattiti fra intellettuali, fra adetti al lavoro passano al di sopra della testa dei semplici fedeli cattolici, che saranno molto più sensibili al limite ai GESTI, o formule choc, gesti e formule che saranno interpretati soggettivamente con il risultato di aumentare la confusione.

mic ha detto...

dici bene, Emma!

mic ha detto...

Catechesi di oggi del Paoa, ancora su S.Paolo:
...
"La gente lo conosce, ma superficialmente; sa diverse cose di lui, ma non lo ha realmente conosciuto. Invece i Dodici, grazie all’amicizia che chiama in causa il cuore, hanno almeno capito nella sostanza e cominciato a conoscere chi è Gesù.

Anche oggi esiste questo diverso modo di conoscenza: ci sono persone dotte che conoscono Gesù nei suoi molti dettagli e persone semplici che non hanno conoscenza di questi dettagli, ma lo hanno conosciuto nella sua verità: “il cuore parla al cuore”. E Paolo vuol dire essenzialmente di conoscere Gesù così, col cuore, e di conoscere in questo modo essenzialmente la persona nella sua verità; e poi, in un secondo momento, di conoscerne i dettagli.
...
E finalmente vorrei accennare alla dimensione salvifica della morte di Gesù, quale noi troviamo nel detto evangelico secondo cui “il Figlio dell'uomo infatti non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti” (Mc 10,45; Mt 20,28). Il riflesso fedele di questa parola di Gesù appare nella dottrina paolina sulla morte di Gesù come riscatto (cfr 1 Cor 6,20), come redenzione (cfr Rm 3,24), come liberazione (cfr Gal 5,1) e come riconciliazione (cfr Rm 5,10; 2 Cor 5,18-20). Qui sta il centro della teologia paolina, che si basa su questa parola di Gesù.

In conclusione, san Paolo non pensa a Gesù in veste di storico, come a una persona del passato. Conosce certamente la grande tradizione sulla vita, le parole, la morte e la risurrezione di Gesù, ma non tratta tutto ciò come cosa del passato; lo propone come realtà del Gesù vivo.

Le parole e le azioni di Gesù per Paolo non appartengono al tempo storico, al passato. Gesù vive adesso e parla adesso con noi e vive per noi. Questo è il modo vero di conoscere Gesù e di accogliere la tradizione su di lui. Dobbiamo anche noi imparare a conoscere Gesù non secondo la carne, come una persona del passato, ma come il nostro Signore e Fratello, che è oggi con noi e ci mostra come vivere e come morire.

alina ha detto...

Intanto qui in Toscana, il sacerdote che gioisce perchè dopo il concilio non ci sono più gli "altari tristi" e ci si può guardare in faccia (dimentica lo sguardo anche interiore al Crocifisso che sulla mensa non c'è) continua a magnificare i frutti del concilio che ha anche abolito il Latino e dato posto alla Parola.

Grazie a Caterina per il testo di Bux che ha messo le cose al giusto posto. Ma chi gliele dice a quei sacerdoti che "non hanno orecchie per udire" le Verità di sempre?

by Tripudio ha detto...

Secondo il codice di diritto canonico (canone 751), l'eresia non è solo la negazione ostinata delle verità di fede, ma anche il dubbio ostinato.