martedì 7 ottobre 2008

Per approfondire sulla Sacra Scrittura


Per capire di più sul rapporto tra Antico e Nuovo Testamento e, anche, della presenza di un rabbino al Sinodo dei vescovi è bene leggere questo capitolo del documento della Pontificia Commissione Biblica L'interpretazione della Bibbia nella Chiesa" del 15 aprile 1993

Ho messo il link al Documento integrale e trascrivo di seguito il capitolo:

2. Approccio mediante il ricorso alle tradizioni interpretative giudaiche
L’Antico Testamento ha assunto la sua forma finale nel giudaismo degli ultimi quattro o cinque secoli che hanno preceduto l’era cristiana. Questo giudaismo è stato anche l’ambiente di origine del Nuovo Testamento e della Chiesa nascente. Numerosi studi di storia giudaica antica, e in particolare le ricerche suscitate dalle scoperte di Qumran, hanno messo in rilievo la complessità del mondo giudaico, in terra d’Israele e nella diaspora, nel corso di questo periodo.

L’interpretazione della Bibbia ha avuto origine in questo mondo. Una delle testimonianze più antiche dell’interpretazione giudaica della Bibbia è la traduzione greca dei Settanta. I targumim aramaici costituiscono un’altra testimonianza dello stesso sforzo, proseguito fino ai nostri giorni, accumulando un insieme prodigioso di procedimenti eruditi per la conservazione del testo dell’Antico Testamento e per la spiegazione del senso dei testi biblici. Da sempre i migliori esegeti cristiani, fin da Origene e san Girolamo, hanno cercato di trarre profitto dall’erudizione biblica giudaica pel una migliore comprensione della Scrittura. Numerosi esegeti moderni seguono il loro esempio.

Le tradizioni giudaiche antiche permettono, in particolare, di meglio conoscere i Settanta, Bibbia giudaica, divenuta poi la prima parte della Bibbia cristiana almeno durante i primi quattro secoli della Chiesa e in Oriente fino ai nostri giorni. La letteratura giudaica extra canonica, chiamata apocrifa o intertestamentaria, abbondante e diversificata, è una fonte importante per l’interpretazione del Nuovo Testamento. I vari procedimenti esegetici praticati dal giudaismo delle diverse tendenze si ritrovano nello stesso Antico Testamento, per esempio nei libri delle Cronache in rapporto ai libri dei Re, e nel Nuovo Testamento, per esempio in certi ragionamenti scritturistici di san Paolo. La diversità delle forme (parabole, allegorie, antologie e centoni, riletture, pesher, accostamenti tra testi lontani salmi e inni, visioni, rivelazioni e sogni, composizioni sapienziali) è comune all’Antico e al Nuovo Testamento, come pure alla letteratura di tutti gli ambienti giudaici prima e dopo il tempo di Gesù. I targumim e i midrashim rappresentano l’omiletica e l’interpretazione biblica di ampi settori del giudaismo dei primi secoli.

Numerosi esegeti dell’Antico Testamento fanno ricorso ai commentatori, grammatici e lessicografi ebrei medievali e più recenti per la comprensione di passi oscuri o di parole rare e uniche. Più numerosi di prima appaiono oggi nella discussione esegetica i riferimenti a queste opere giudaiche.

La ricchezza dell’erudizione giudaica messa a servizio della Bibbia, dalle sue origini nell’antichità fino ai nostri giorni, è un aiuto di primaria importanza per l’esegesi dei due Testamenti, a condizione però di usarla con discernimento. Il giudaismo antico era molto vario. La forma farisaica, che ha poi prevalso nel rabbinismo, non era la sola. I testi giudaici antichi abbracciano un periodo di vari secoli; è quindi importante situarli cronologicamente prima di procedere a confronti. Soprattutto è fondamentalmente diverso il contesto d’insieme delle due comunità, ebraica e cristiana: in forme molto varie, la religione ebraica definisce un popolo e una pratica di vita a partire da uno scritto rivelato e da una tradizione orale, mentre a radunare la comunità cristiana è la fede nel Signore Gesù, morto, risorto e ora vivo, Messia e Figlio di Dio. Questi due punti di partenza creano, per l’interpretazione delle Scritture, due contesti che, nonostante molti contatti e similitudini, sono radicalmente diversi.

26 commenti:

mic ha detto...

Il punto fondamentale è questo:

"in forme molto varie, la religione ebraica definisce un popolo e una pratica di vita a partire da uno scritto rivelato e da una tradizione orale, mentre a radunare la comunità cristiana è la fede nel Signore Gesù, morto, risorto e ora vivo, Messia e Figlio di Dio. Questi due punti di partenza creano, per l’interpretazione delle Scritture, due contesti che, nonostante molti contatti e similitudini, sono radicalmente diversi."

Ecco, questo è quanto contraddistingue l'approccio cristiano da quello ebraico alla Scrittura... è per entrambi un orizzonte importante, irrinunciabile, per incontrare, conoscere, pregare, amare il nostro Creatore; ma noi abbiamo la Parola fattasi Uomo per noi e per la nostra Salvezza ed è alla Persona del Signore che ci relazioniamo, che cerchiamo e incontriamo nella 'frequentazione' e nello studio amoroso dlela Parola...
Ma poi abbiamo, nell'EUCARISTIA (offerta, sacrificio e banchetto escatologico indissolubilmente) l'incontro fondamentale, quello privilegiato e unico, diretto, senza 'filtri' o strumenti, perché il testo scritto è sempre un filtro in qualche modo, che bisogna oltrepassare, approfondire, interpretare nella Chiesa...

Ma non devo dire altro per i miei amici, perché chi è cattolico lo sa bene e lo vive anche, con tutti i suoi limiti, ma anche con le Grazie e la Gioia grandi che nessuno potrà mai togliere o offuscare, anche se ci stanno provando insistentemente... sono secoli che ci provano, ma ora sono scatennati, mi sembra...

mic ha detto...

E' vero che spiritualmente siamo semiti, ma l'ebraismo, con la Risurrezione del Signore e la predicazione degli Apostoli è esploso in un altro orizzonte, e ora viviamo la "Nuova ed Eterna Alleanza" e non dobbiamo aver timore a essere tacciati di 'sostituzione': non siamo noi a sostituirci, e ilo drammatico rifiuto "dei suoi" che lo ha permesso...

Senza disprezzare e condannare nessuno, perché il Signore non è questo che ci insegna e che ci scrive dentro mentre ci 'configura' a Lui, ma con chiara consapevolezza e senza tutti gli arzigogoli post-conciliari o neocatecumenali che, con il pretesto ricorrente del ritorno alle origini, tentano di ebraicizzare il cristianesimo, snaturandolo pesantemente di tutti i suoi Fondamenti...

mic ha detto...

Leggendo Zenit, le sottolineaure pesanti sull'intervento del rabbino non ci sono.... se ne sottolineano anzi i punti positivi
http://www.zenit.org/article-15662?l=italian

le nostre riflessioni su quanto ha rivelato Tornielli ci stanno tutte, ma penso che anche lo sguardo d'insieme forse non fa male

Stephanos78 ha detto...

A MIA OPINIONE e secondo quanto ho recepito del Magistero della Chiesa, la Interpretazione della Bibbia NON PUO' essere operata con l' apporto del Giudaismo!

Il Giudaismo è stato SUPERATO! Il Giudaismo non era Giudaismo ma Proto-Cristianesimo! La Legge ed i Profeti non profetizzavano un Dio "generico" ma il Figlio di Dio Altissimo, Gesù Cristo Nostro Signore Dio!

Il Signore E', E' SEMPRE STATO, E SARA' Padre, Figlio e Spirito Santo!

Pertanto se il Giudaismo aveva un senso e un motivo PRIMA DELLA VENUTA DEL FIGLIO ALTISSIMO, ora non vedo come possa apportare un qualsiasi "aiuto interpretativo" alle Sacre Scritture!

In primis perchè le Sacre Scritture NON CONSISTONO nel solo Antico Testamento! In Secundis perchè la Lettura della Bibbia Cattolica (Antico e Nuovo Testamento) è Lettura Analogica e TIPOLOGICA (da Topos) alla Luce di Gesù Cristo, Nostro Signore!

Nell' Antico Testamento è contenuto il Nuovo ma è in "Ombra"! Il Nuovo è il Compimento dell'Antico! L'Antico non può essere letto senza la CHIAVE che è il NUOVO! Per questo crediamo nell'UNITA' delle Scritture!

Quindi mi ri-domando: come può dare supporto alla Lettura Cattolica il giudaismo di qualsiasi epoca?

Se il Giudaismo (e quello "moderno" non c'entra nulla con quello del "tempo di Gesù"!) ha qualcosa da dire al Cristianesimo, è NATURALE pensare che il Giudaismo in realtà sia una "forma" di "salvezza"!

Devo credere questo? Devo credere che Gesù Cristo non è venuto a fare "dei due popoli uno solo" ma a dare una OPZIONE?

Gesù, nostro Dio col Padre e lo Spirito, è andato in Croce e rinnova il suo Sacrificio sugli altari per che cosa? Per una Opzione?

Ma con che coraggio mi si dovrebbe istruire alla Fede e anche al martirio? Per una OPZIONE? Io dovrei poter dare il mio sangue per cosa? Per una OPZIONE?

Allora: o Crediamo che il Cattolicesimo è la Verità data da Dio al Mondo (e per mondo intendo MONDO!Anzi, Universo!.. Ha senso la Festa di Cristo Re dell'Universo? Oppure è Re dell'Universo TRANNE DEGLI EBREI..perchè si offendono. E dei Musulmani, perchè per loro è Profeta! E degli altri, perchè hanno altre "vie"!!)... o altrimenti NON HA SENSO PARLARE DI SINODO SULLA PAROLA, di Chiesa Istituitia da Cristo e affidata a Pietro, di Evangelizzazione...Nuova o "vecchia che sia!

Stephanos78 ha detto...

Possibile che ci vergognamo di dire che Gesù Cristo è il Figlio di Dio Altissimo?

Fratelli Ebrei! Se mi leggete lo dico anche a voi e a me stesso! Gesù Cristo che ABBIAMO (sottolineo ABBIAMO) Crocifisso è il Figlio di Dio Altissimo annucniato nelle Scritture! Convertiamoci tutti a Lui, perchè è la Nostra Vita e Salvezza!

E adesso? Che ho detto di MALE?

Stephanos78 ha detto...

Vedete.

Questo mio "sfogo" è di una persona che FUGGE dal relativismo del Mondo, ri-torna alla Chiesa dopo una crisi e un grande travaglio interiore... Trova il CNC che è stato un chiaro-scuro e dopo un'altra crisi spirituale ne esce!

Finalmente incontra la VERA Chiesa di Gesù che è quella di Pietro e quella Tradizionale (NON -ISTA!)!

Ma la Chiesa, anzi gli UOMINI DI CHIESA, continuano a farmi fare CONFUSIONE e a CONFONDERMI!

In COSA MI ISTRUITE? COSA DEVO CREDERE?

Devo credere che Professare Gesù come Dio Fatto Uomo, Venuto per "dare la Vita e darla in Abbondanza", sia una COSA DA EVITARE ALTRIMENTI LA GENTE SI OFFENDE?

Devo considerare Gesù una OFFESA alla sensibilità altrui? Oppure lo devo considerare come una Via tra le altre? Lo Devo considerare la Verità, oppure una PARTE di Verità!

Oppure mi sbaglio io, ho capito male, sono "giudice" (non sarebbe la prima volta che me lo dicono!)?

Se ho capito male, sarebbe bene risolvere la contraddizione! Altrimenti MI FATE RIMANERE NELLA CONFUSIONE! E NON MI SIETE D'AIUTO! Mentre io ho bisogno d'aiuto, di essere ACCOMPAGNATO sulla Via del Bene e della Vita!

Caterina63 ha detto...

Caro Sthepanos....lasciati CONSOLARE E COCCOLARE dai Santi
^___^ loro hanno sempre la risposta pronta....

"Non dimenticatevi neanche per un momento che nell'inferno vi sono molti predicatori che ebbero maggiori doti di voi nel predicare, e che con le loro prediche ottennero più frutto di quanto voi fate, e per di più essi furono lo strumento affinché molti lasciassero di peccare. Ma quello che più fa meraviglia è che furono loro la causa strumentale grazie alla quale molti sono andati alla gloria, mentre loro stessi, i miseri, sono andati all'inferno, avendo attribuito a sé quello che era di Dio, gettandosi in mezzo al mondo, rallegrandosi di venire lodati da esso, crescendo in una vana opinione di sé e in una grande superbia, e per tale motivo si sono perduti".

S. Francesco Saverio

^__^

Stephanos78 ha detto...

Cara Cate.

Qui si tratta di radicarci nella roccia della Fede... Non tanto di voler convertire qualcuno! Se noi non saremo davvero Uniti nella Roccia della Fede... stai certa che non avremo nemmeno predicatori superbi.. Ma nessun predicatore!

mic ha detto...

Ho iniziato a leggere la "Relazione prima della discussione" del card Ouellet (sto preparando i testi da mettere a disposizione) e mi sono soffermato su questo passo:

"Invece di privilegiare come in precedenza la dimensione noetica delle verità da credere, i Padri conciliari hanno messo l'accento sulla dimensione dinamica e dialogale [3] della Rivelazione come autocomunicazione personale di Dio. Hanno così gettato le basi di un incontro e di un dialogo più vivo tra Dio che chiama e il suo popolo che risponde.
Questa svolta è stata ampiamente accolta come un fatto decisivo da teologi, esegeti e pastori [4]. Tuttavia, è stato in gran parte riconosciuto che la Costituzione Dei Verbum non è stata sufficientemente recepita e che la svolta che ha inaugurato non ha dato ancora i frutti sperati e attesi nella vita e nella missione della Chiesa.[5] Pur tenendo conto dei progressi fatti, occorre interrogarsi sul perchè il modello della comunicazione personale [6] non è penetrato maggiormente nella coscienza della Chiesa, nella sua preghiera, nelle sue pratiche pastorali nonché nei metodi teologici ed esegetici. Il Sinodo deve proporre soluzioni concrete per colmare le lacune e porre rimedio all'ignoranza delle Scritture che si aggiunge alle difficoltà attuali dell'evangelizzazione."

la cosiddetta dimensione noetica da cui i Padri conciliari hanno distolto l'attenzione per posarla su quella dinamica e dialogale, mi sembra invece che sia proprio il fondamento di quest'ultima, che non ha senso se ne prescinde.

Non è un discorso di 'intellettualismo' contrapposto ad 'esperienza', perché la "dimensione noetica" conoscitiva, coinvolge la totalità della persona e precede l'esperienza...

Perché altrimenti Paolo ai Romani (10,14-15) dice: "Ora, come potranno invocarlo senza aver prima creduto in lui? E come potranno credere, senza averne sentito parlare? E come potranno sentirne parlare senza uno che lo annunzi? E come lo annunzieranno, senza essere prima inviati? Come sta scritto: Quanto son belli i piedi di coloro che recano un lieto annunzio di bene!".

Si parla di "comunicazione personale" ed è bene, ma CHI e cosa si comunica? Credo che è proprio da questo che si è distolta l'attenzione... e chi annuncia e fa conoscere, perché se non conosci prima come fai ad entrare in rapporto e ad amare? E' per questo che la Rivelazione è data e precede la Fede, anche se poi continua a nutrirla... Molti degli errori della modernità dipendono proprio dal fatto che si è perso l'aggancio con la Rivelazione autentica: l'Annuncio il Kerygma che in molti contesti non coincide con quello cristiano: Gesù Cristo, Nato Morto Risorto Asceso al Cielo per Amore immenso, incommensurabile per ognuno di noi... non c'è altro da annunciare, il resto è tutto approfondimento e vita in conseguenza di questo

Stephanos78 ha detto...

Mic è INCREDIBILE! E' la stessa cosa su cui mi sono soffermato io e ho fatto le STESSE considerazioni!!!!! Ricordano lo STESSO PASSO di San Paolo!!!! ^__^

Caterina63 ha detto...

ATTENZIONE!!!!

Interessante articolo da Agenzia Fides postato da
http://www.rinascimentosacro.com/

di mons. Nicola Bux e don Salvatore Vitiello

Città del Vaticano (Agenzia Fides) - Si sostiene che il rito postconciliare della Santa Messa sia più ricco di Letture, di Preghiere Eucaristiche, mentre il Messale detto di Pio V sarebbe povero e poco accurato. E’ una tesi anacronistica perché non tiene conto della distanza di quattro secoli; sarebbe come accusare, analogamente, i “Sacramentari” anteriori di alcuni secoli a quello di Pio V. Inoltre si dimentica che le pericopi di questo Messale si sono formate sulla base degli antichi capitolari con epistole, come il “Liber comitis” di San Girolamo – datato al 471 - o con pericopi evangeliche; una tradizione comune con l’Oriente, come attesta ancora oggi la liturgia bizantina.

In secondo luogo, le letture brevi aiutano a memorizzare l’essenziale ed esprimono la sobrietà del rito romano. Si arriva poi ad affermare che, la forma straordinaria dell’unico Rito latino, non sottolineerebbe sufficientemente la presenza di Cristo nella Parola, quando questa si proclama nell'assemblea; in tal modo verrebbe meno l'essenza stessa dell'azione liturgica che è costituita dalle “due mense” – in “Dei Verbum” n. 21 sembra “una” sola - che formano un solo atto di culto!

Il Messale del Concilio di Trento si muoverebbe in una prospettiva lontana dalla tradizione dei Padri della Chiesa; sarebbe un Messale nato esclusivamente per il prete, e non prevederebbe la partecipazione dell'assemblea perché il popolo è semplicemente pleonastico. Infatti il prete celebrerebbe per conto proprio e il popolo altrettanto; altra cosa sarebbe la Messa detta “di Paolo VI” nella quale non celebrerebbe il sacerdote ma la Chiesa, presente sacramentalmente nell'assemblea, di cui il sacerdote, in forza dell'ordine, è presidente naturale.

E’ un discorso che, in modo piuttosto problematico, riduce tutto a Parola e Assemblea. Ma “Gesù non è solo maestro, ma redentore dell’uomo nella sua interezza. Il Gesù che ammaestra è anche colui che guarisce” (J.Ratzinger-Benedetto XVI, “Gesù di Nazaret”, p. 88) e questo avviene efficacemente solo con il Sacramento Eucaristico.

Un’altra teoria diffusa, a causa del consueto fenomeno di sostituzione e di scambio di una cosa per l'altra, è l’equiparazione della presenza di Gesù Cristo nel Santissimo Sacramento alla presenza della Parola nel libro delle Scritture: questa c’è solo “quando nella chiesa si legge la Sacra Scrittura” (“Sacrosanctum Concilium” n. 7). È necessario ribadire che la presenza di Cristo nella Parola c’è, a due condizioni: quando la lettura si fa “nella chiesa”, non privatamente, e quando “si legge” la Sacra Scrittura. Dunque non basta che ci sia il libro sacro sull’ambone o sull’altare, perché ci sia la presenza. (Cf. Le parole della dottrina: “La presenza del Signore Gesù precede e permane oltre l’assemblea liturgica”, del 10/07/08).

Infine, è quanto mai urgente che la predicazione e la catechesi tornino a ribadire la giusta distinzione tra Rivelazione, Parola di Dio e Sacra Scrittura che, seppur intimamente connesse, non sono equivalenti. Talora, infatti, non senza sorpresa, si riscontra a tale riguardo, notevole confusione e non solo tra i fedeli laici. Si è giunti a ritenere che la Bibbia si interpreti con la Bibbia, e non, come sempre nella Chiesa Cattolica, nella Tradizione e in fedele ascolto del Magistero.

********************

più tardi ve lo commento ^___^

Caterina63 ha detto...

Dunque......mons.Nicola Bux e don Salvatore Vitiello... rispondono ad una realtà, GRAVISSIMA, che occorre considerare e di cui ne abbiamo più volte...: "accusare" il VOM di essere una "Messa" SOLO PER I PRETI....nella quale si penalizzerebbe la Sacra Scrittura....
^__^

Non a caso i due autori riportando le parole del Papa e della Sacrosanctum Concilio, confermano che per la Tradizione della Chiesa l'Eucarestia è il SOLO SACRAMENTO CHE COMPIE PRODIGI e questo non solo è giustificato dirlo, ma risponde anche al fatto che E' LA PAROLA STESSA CHE RENDE VIVA L'EUCARESTIA....ergo NON può dirsi senza vaneggiare che la Messa con Rito san Pio V sia una Messa priva di Scrittura....
^__^

La Liturgia della Parola, negli anni '70 e '80.... voleva soppiantare quella carenza nell'Ecumenismo il quale senza Eucarestia, per i Protestanti e gli incontri con loro, non avevano un punto IMPORTANTE PER IL QUALE RIUNIRSI.... nascono così le LITURGIE DELLA PAROLA....tutto bello, per carità, ma alle quali si era dato il volto di UNA MESSA SENZA EUCARESTIA...

Fu proprio Giovanni Paolo II a dover DENUNCIARE che per soddisfare il precetto della Domenico NON ERA SUFFICIENTE AVER PARTECIPATO a degli incontri della Liturgia della Parola, specialmente per coloro che cattolici, erano impegnati nell'Ecumenismo..ergo, disse il Papa senza mezzi termini: se il cattolico non va alla Messa e non prende l'Eucarestia, quegli incontri con la Parola NON SODDISFANO IL PRECETTO FESTIVO........

e a questo si arrivò perchè evidentemente in alcuni posti la Liturgia della Parola aveva già soppiantato l'Eucarestia...



Fraternamente CaterinaLD

Stephanos78 ha detto...

Un’altra teoria diffusa, a causa del consueto fenomeno di sostituzione e di scambio di una cosa per l'altra, è l’equiparazione della presenza di Gesù Cristo nel Santissimo Sacramento alla presenza della Parola nel libro delle Scritture: questa c’è solo “quando nella chiesa si legge la Sacra Scrittura” (“Sacrosanctum Concilium” n. 7). È necessario ribadire che la presenza di Cristo nella Parola c’è, a due condizioni: quando la lettura si fa “nella chiesa”, non privatamente, e quando “si legge” la Sacra Scrittura. Dunque non basta che ci sia il libro sacro sull’ambone o sull’altare, perché ci sia la presenza. (Cf. Le parole della dottrina: “La presenza del Signore Gesù precede e permane oltre l’assemblea liturgica”, del 10/07/08).

AHHHHHHHHH! Grazie Caterina! Grazie Don Bux! Grazie a Dio!!!

Stephanos78 ha detto...

Si è giunti a ritenere che la Bibbia si interpreti con la Bibbia, e non, come sempre nella Chiesa Cattolica, nella Tradizione e in fedele ascolto del Magistero.



Ecco appunto!

mic ha detto...

se il cattolico non va alla Messa e non prende l'Eucarestia, quegli incontri con la Parola NON SODDISFANO IL PRECETTO FESTIVO........

per forza perché se accosti la Parola senza mangiarla nella mensa eucaristica - "il VERO banchetto preparato davanti a tutti i popoli" apparecchiato su un Altare, dove si stende un 'corporale' - non La riconosci così come vuole rivelarsi e donarsi anche nelle parole del testo Sacro

mic ha detto...

Infine, è quanto mai urgente che la predicazione e la catechesi tornino a ribadire la giusta distinzione tra Rivelazione, Parola di Dio e Sacra Scrittura che, seppur intimamente connesse, non sono equivalenti.

e questo?

Stephanos78 ha detto...

Io credo:
1. Parola di Dio: Essa Permane, Sta! E' il Logos Eterno!
2. Rivelazione: La Parola si fa "Conoscere".
3. Sacra Scrittura: la Parola è Scritta ed è uno dei Mezzi con cui si fa Conoscere. C'è poi anche l'Annuncio.

Caterina63 ha detto...

Stephanos78 ha detto...


AHHHHHHHHH! Grazie Caterina! Grazie Don Bux! Grazie a Dio!!!


*****************

ma che te pozzino....era due giorni che te lo stavo a di!!!
ahahahahahahah ^___^

mai disperare eh! mi raccomando ^___^


*********

caro mic....come ti spiegai al telefono io credo che questo Sinodo sia l'ennesima BENEDIZIONE per la Chiesa ^___^
se prima NON emergono i danni e le ambiguità, neppure i vescovi (che non sono dei maghi nè leggono nel pensiero) potranno capire in quale direzione andare senza continuare a dare di SCANDALO come avviene da anni...
^___^

Piccoli passi, rammentiamoci che la Chiesa HA I SUOI TEMPI....
^___^

Francesco ha detto...

Insomma ,Caterina, devono prima inciampare nella m**** per accorgersi di dove stanno mettendo le zampe.E' questo il senso?

Francesco ha detto...

Un Sinodo detonatore, vero Caterina?
Speriamo che le schegge non colpiscano troppo alla larga!

Francesco ha detto...

Ovviamente per schegge, fuor di metafora, intendevo i "documenti" sinodali frutti di mediazioni alchimistiche( per accontentare tutti, come di solto avviene, anche i rabbini che tirano calci).

Caterina63 ha detto...

aahahahah caro Francè....il Signore è anche fin troppo paziente, ce dovrebbe BASTONA', legnà....^___^

ti consoli il fatto che per l'eresia ariana rimasero fedeli alla sana Dottrina sulla Trinità una 50ntina di vescovi in tutto e molti FEDELI LAICI ^___^
Immaginati il caos (descritto e ricordato da Benedetto XVI) che avvenne dopo quel Concilio....^___^
ed eccoci qui.... la Chiesa è più viva che mai e questo Sinodo mi sta entusiasmando molto....
^___^

Francesco ha detto...

Si spera però....che Cohen abbia finito col suo repertorio.
E che magari adesso non cominci a tirar calci qualche altro....!

mic ha detto...

Spigolando, su Zenit, tra le indicazioni di monsignor Gerald Frederick Kicanas, Vescovo di Tucson:

“Un Direttorio di questo tipo farebbe il punto sulla predicazione cattolica per com'è ora e lo farebbe con un occhio alla storia della predicazione cattolica”.

“Trarrebbe spunto dall'esperienza e dalla saggezza della Chiesa universale – incluse le nuove comunità e i nuovi movimenti – senza soffocare il genio delle Chiese locali o dei singoli predicatori”.

“Dobbiamo essere più sistematici nell'insegnamento dell'ars predicandi in quest'epoca”, ha concluso, e “un Direttorio Generale potrebbe aiutare a questo scopo, soprattutto nei seminari e nelle case di formazione”.

Mi viene da riflettere:

l'ars predicandi non si insegna, è un dono, un carisma. Bisogna prendere atto che non tutti sono 'predicatori'. La predicazione è più consona all'Annuncio, a momenti 'formativi', non alla celebrazione Liturgica (che è un altro genere di formazione... è proprio un'altra cosa)

Poichè il discorso era centrato sulla "qualità delle omelie", mi è parso improprio usare il termine 'predicazione'.

Durante la liturgia non c'è bisogno di predicazione, ma di 'spezzare' la Parola proclamata traendone anche gli spunti per veicolare le Verità di Fede che contiene, con semplicità ma anche con 'saporosa' esperienza condivisa, frutto di studio e assimilazione e di Eucaristie vissute in tutta la loro potenza 'trasformatrice'

Più che pensare di produrre 'direttori' ognuno dovrebbe riuscire a vivere in pienezza nel suo contesto e nelle sue funzioni i doni di Grazia ricevuti... se l'accento è posto come dice Ouellet sulla dimensione dinamica e dialogale della Parola e sulla comunicazione personale, andiamo a produrre altri Direttori? Ed inoltre basati anche sulle esperienze delle nuove comunità e dei nuovi movimenti, che invece di avere la Chiesa come Mater et Magistra sono loro ad insegnare alla Chiesa?

Non voglio essere ipercritico, ma queste osservazioni te le tirano!

Ma, alla fine, confidiamo sullo Spirito Santo e sul Signore che lo dona ai Suoi e soprattutto ai Pastori che si è scelto e anzi preghiamo molto per questo!

Stupendi lo studio di Bux, e le tue riflessioni, Cate!!! Grazie!

Forte la sintonia, Steph!

Gert ha detto...

Cari amici, non credete che stiamo diventandon un tantino autoreferenziali e accademici? Il blog ha un'economia, un nome, una funzione ben precisi: rendere un servizio chiaro a tutti coloro i quali, usciti dal Cammino, vivono un'esperienza frustrante e non riescono a superare dubbi e problemi.
Se continuiamo ad evadere su argomenti, pure interessantissimi, senza riferirci al nostro tema peculiare, non corriamo il rischio di fare letteratura o apologetica avulse dalla realtà o comunque dall'interesse del lettore medio?
Mi piacerebbe che il blog fosse aperto a ogni apporto dialettico, ma che ogni intervento fosse breve e incisivo, rivolto a una platea vasta e non a specialisti di settore soltanto.
Grazie

mic ha detto...

Caro Gert,
ogni tanto credo non guasti spostare il 'focus' dell'attenzione su questioni più generali per inquadrare meglio e con più consapevolezza i problemi che ci stanno a cuore