Qualche giorno fa abbiamo potuto visionare un “mamotreto del Padre Nostro”, nuovo di pacca (cioè pubblicato dopo il 2010) ingenuamente accompagnato dall'affermazione
"sono approvati! Ecco una copia!". In effetti la dicitura iniziale è
"Direttorio Catechetico" e non più
"Orientamenti alle equipes di catechisti".
Allora i mamotreti "approvati" dalla Santa Sede stanno già circolando perlomeno all'interno del Cammino?
A noi non pare che le cose stiano esattamente così, anche se ce lo auguriamo, perché vorrebbe dire che sono stati emendati tutti gli strafalcioni certi sull'esegesi del "cieco nato", sulla "lotta del Signore CONTRO (non con) Giacobbe, tutta la teologia sul peccato necessario come "figli del demonio", ecc… che non dovrebbero trovare posto in nessun insegnamento cattolico.
Secondo il pensiero neocatecumenale quindi, quel mamotreto riportante catechesi del 2001, dimostrava che la “pubblicazione”
autorizzata nel 2010 era avvenuta (almeno all'interno del Cammino Neocatecumenale), perché nella prima pagina c’è un’annotazione scritta a mano, per la precisione in stampatello (naturalmente riprodotta stampata su tutte le copie), che dice testuale:
“CONCORDA CON L’ORIGINALE ESISTENTE NEGLI ARCHIVI DEL VATICANO, 26 DICEMBRE 2010”
Sotto, la firma e la qualifica del dichiarante, con relativo timbro (stranamente "mozzo" nella sua parte inferiore, quasi "ritagliato"):
PROF. AVV. GUZMAN CARRIQUIRY – SOTTO SEGRETARIO
Questo dovrebbe significare che tale mamotreto (come tutti quelli del Direttorio), è quello rivisto e corretto dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, perché la postilla è datata 2010. E non solo, proprio 26 dicembre 2010, il giorno stesso dell’emissione del Decreto.
Peccato però che la parola "rivisti" si trovi in riferimento al 2001 e NON al 2010, quindi "non" da parte della Congregazione, perché altrimenti avrebbe dovuto rigorosamente esservi citata. Al contrario, non è citata proprio MAI.
Ricordiamo sempre che è stato il Pontificio Consiglio per i Laici (di cui era presidente il Card. Ryłko, grande amicone del Cammino di vecchia data) a "consultare" la Congregazione per la Dottrina della Fede" e non, come dovrebbe essere normale anche in via cronologica, la Congregazione che, a lavori finiti, si rivolge al Pontificio Consiglio per sottoporre i risultati finali, posto che veramente competesse a questo dicastero il passo finale dell'approvazione. Siccome esistono pronunciamenti diretti da parte della Congregazione su questioni dottrinali diverse, proprio non si capisce la rinuncia al pronunciamento diretto nel caso del Cammino Neocatecumenale.
Può sembrare un cavillo giuridico, ma negli atti burocratici ha la sua importanza: non dovrebbe essere il dicastero che non è preposto al vaglio della dottrina a "consultare" (termine troppo generico) l'organo che ne è investito, ma dovrebbe starsene buono buono ad aspettare che sia l'organo preposto a comunicare l'avvenuta fine dei lavori e il nihil obstat a procedere, sempre nel caso che tocchi a lui procedere. L'iter burocratico procede sempre in avanti, non all'indietro.
È bene ricordare infatti, che i compiti dell'ormai soppresso Pontificio Consiglio per i Laici vertevano, per l'appunto negli articoli citati nel decreto di approvazione (131 e 133 §1 e §2), soltanto nel PROMUOVERE e COORDINARE l'apostolato dei laici, nonché ANIMARE e SOSTENERE gli stessi, FAVORENDONE LA COOPERAZIONE NELL'ISTRUZIONE CATECHETICA…
Nessun compito gli era riservato in merito alla dottrina e che la dottrina kikiana era attendibile, era un pronunciamento necessario ed irrinunciabile che avrebbe dovuto provenire dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, non attraverso una mera ed imperscrutabile "consultazione". Quest'ultima invece ha taciuto, essendo stata solo "consultata", ma senza che sia stato esibito un atto formale sul quale si sarebbe dovuta innestare l'approvazione alla pubblicazione. Solo "parole" tra dicasteri, niente atti formali, come si potrebbe fare attraverso una mera telefonata.
Aggiungiamo anche in uno scritto del Pontificio Consiglio per i Laici, si trova l'assurda precisazione che la Congregazione per la Dottrina della Fede "ha rivisto i volumi dal 1997 al 2003". Ma allora i 7 anni di silenzio per arrivare al 2010 a che sarebbero serviti?
Se il lavoro della Congregazione si è concluso nel 2003, perché aspettare 7 anni?
Qualcosa non torna…
Vorrebbe dire inoltre che l'approvazione ad experimentum dello Statuto, avvenuta nel 2002 ma il cui iter era iniziato anni avanti, avrebbe rimandato per la dottrina ad un Direttorio che nemmeno era stato finito di visionare, quindi inesistente per la Chiesa. Tutto il contrario di come dovrebbe avvenire ed avviene normalmente: prima si verifica la dottrina poi, nel caso tutto sia a posto, si concede lo Statuto, non viceversa.
Ma questo già lo dicono in tanti da sempre…
Comunque, dato ciò che vediamo apposto sul mamotreto in foto, vorrebbe dire che il sottosegretario firmatario, il giorno stesso dell’approvazione alla pubblicazione, ha rilasciato la sua firma sotto a uno scritto in stampatello di foggia femminile (non pare certo la calligrafia di un avvocato qual è il sotto segretario Guzman Carriquiry…), simile ad un’annotazione sull’agenda, quasi carta straccia, in modo totalmente non ufficializzato, per testimoniare che quelle copie ante 2010 “concordano” con certi “originali” (ma originale prima o dopo la revisione della Congregazione?) esistenti in Vaticano (gli escamotages giuridici da avvocati, anche nella sapiente scelta delle parole per rimanere sempre al limite della contestabilità sono proverbiali…). Quella scritta da "appunto d'agenda", qualora venisse opinata la validità del suo dichiarato, potrebbe sempre dichiararsi riferita agli "originali esistenti in Vaticano" delle copie kikiane, visto che non precisa che si tratta di quelle "emendate". E così, sempre sul filo dell'ammissibilità e della veridicità delle dichiarazioni, si salverebbe quantomeno la faccia.
Per chi ha ormai l’orecchio aperto e la ragione in funzione, quella postilla non sembra avere alcun valore ai fini della dimostrazione dell’avvenuta pubblicazione delle edizioni “riviste e corrette”, ma serve solo a confondere la realtà.
Non so se a richiedere tale postilla sia stato Kiko o se si tratta di un imprimatur voluto dalla Santa Sede per dimostrare che qualsiasi altra versione eventualmente circolante non “è conforme” a quella depositata in Vaticano, quasi a volersi tutelare dalla possibilità che fossero iniziate a circolare versioni “diverse” da quelle in possesso delle Congregazioni.
Dirimere la questione, ai fini della nostra dimostrazione, non è importante.
Ma lo sarebbe in termini di correttezza e trasparenza, perché fosse stato Kiko a richiedere l’aggiunta di tale postilla, significherebbe senz’altro che attraverso di essa si vorrebbe millantare la pubblicata edizione riveduta e corretta.
Ma è proprio così?
Innanzitutto, se così fosse, si sarebbe come d’uopo utilizzata la formula adeguata, anziché citare un generico “concorda con l’originale esistente negli Archivi del Vaticano”: ad esempio “come da decreto…”.
L’inesistenza di tale riferimento e il solo accenno all'originale depositato in Vaticano, non è per nulla sufficiente, né ufficiale.
A ciò si aggiunga che se già sono nuove edizioni con la dicitura "Direttorio Catechetico" (quindi per forza nuove), non si comprende per nulla il perché di una postilla scritta malamente a mano, dato che quando si ripubblicano edizioni nuove si è in grado di modificare il testo, non solo in quanto alla scritta "Direttorio…", ma anche contemporaneamente alle postille nuove da inserire. Visto che siamo ad aggiornare, perché non aggiorniamo tutto contemporaneamente ed invece si inseriscono postille scritte a mano?
La postilla dice soltanto che le copie di quel mamotreto, datate 2001 (quindi prima dell’approvazione alla pubblicazione) sono quelle “originali” esistenti in Vaticano. Altre versioni che differissero dalle “originali esistenti”, come se per esempio si diffondessero mamotreti diversi da quelli depositati per il vaglio della Congregazione, non sarebbero "conformi".
A tale conclusione si giunge anche per altra via, considerando il fatto che altrimenti, la Congregazione preposta, non avrebbe messo penna al mamotreto, in nessuno dei suoi righi, perché se l’edizione si riferisce a catechesi "riviste" nel 2001 ed il mamotreto è lo stesso salvo l’aggiunta a mano della postilla, in esso non vi è alcuna variazione. Ma proprio nessuna. È perfetto, non abbisogna di alcuna correzione e modifica, cosa che ci sembra del tutto peregrina ed improponibile. Vorrebbe dire che la Santa Sede ha accettato in tutto e per tutto, senza correzioni, tutte le dottrine kikiane ivi contenute e "riviste" (da chi?) nel 2001. E allora, in quel caso, sarebbe davvero dimostrato che siamo proprio noi i tradizionalisti fuori testa. E allora che ce lo dicano chiaro in faccia: gli eretici siete voi, perché le dottrine kikiane non combaciano affatto con quelle della Chiesa che noi conosciamo e a cui crediamo.
Come minimo, ma proprio minimo necessario all'ufficializzazione, avrebbe dovuto esserci scritto: "Catechesi di Kiko e Carmen, riviste nel 2001 ED EMENDATE (per usare il termine del Pontificio Consiglio) DALLA CONGREGAZIONE DELLA DOTTRINA DELLA FEDE DAL 1997 AL 2003". Dire solo "riviste" non dice da chi, potrebbe essere dal Cammino Neocatecumenale stesso, come sappiamo anche che ha fatto.
Quindi, a meno che non si voglia sostenere che tutti i mamotreti del Direttorio sono stati considerati “perfetti” dalle Congregazioni, e come tali non passibili di alcuna correzione, ma solo dell’aggiunta a mano di una postilla che li convalida, senza passare dalla via ufficiale della citazione del decreto col quale se ne autorizza la pubblicazione, si deve per forza pervenire alla logico-giuridica conclusione che tale postilla afferma soltanto che quel mamotreto (come tutti gli altri del Direttorio), è copia dell’”originale esistente negli archivi vaticani” nel senso che ogni altra eventuale versione non è conforme a ciò che è stato depositato dal Cammino Neocatecumenale.
Sappiamo anche che il decreto del Pontificio Consiglio autorizzava "alla pubblicazione" e non crediamo proprio che si riferisse ad una pubblicazione interna solo al Cammino Neocatecumenale, anche se le catechesi contenute nel Direttorio sono "valide e vincolanti" solo per il Cammino Neocatecumenale.
Come al solito sono formule sempre opache.
Di certo, anche se la pubblicazione si fosse limitata al solo Cammino Neocatecumenale, le copie avrebbero dovuto essere comunque quelle emendate dalla Congregazione. Nessun'altra versione è a questo punto ammissibile.
Ma questo chi lo "garantisce"?
La postilla scritta a mano a piè dei mamotreti?
Se non è possibile operare un confronto tra le copie ante revisione e quelle uscite fuori dagli emendamenti della Congregazione (quindi necessariamente uscite fuori da essa direttamente), nulla può garantirne l'omologazione.
Neanche è ipotizzabile che, dopo 10 anni dal decreto, abbiano ancora in magazzino mamotreti di vecchia stampa, ai quali apporre un generico “concorda con gli originali del Vaticano”, perché in 10 anni si può verosimilmente ipotizzare che le copie “vecchie” siano esaurite e che quindi se ne debbano stampare di nuove con il riporto corretto del decreto approvativo e con le debite e dovute correzioni.
Si tratta di una formula molto sibillina, peraltro sciattamente scritta a mano in stampatello (per nulla nel pomposo stile neocatecumenale che sbandiera approvazioni a destra e a manca diffondendo copiosamente i decreti che li contengono, con tanto di rilegatura costosa e logo aziendale di Kiko), che potrebbe anche indurre alla probabile errata conclusione che quelli siano i mamotreti approvati per la pubblicazione, comprensivi della REVISIONE delle Congregazioni, come molto probabilmente passa nelle menti neocatecumenali, tronfie dell’“approvazione” burocratica.
È sibillina come tutto nel Cammino Neocatecumenale, atta ad indurre all’errore, ma in maniera non diretta.
Affinché si possa VERAMENTE parlare di pubblicazione del Direttorio RIVEDUTO e CORRETTO, occorre innanzitutto una NUOVA PUBBLICAZIONE che contenga il RIFERIMENTO ESPLICITO AL DECRETO DI APPROVAZIONE DEL 2010 DEL PONTIFICIO CONSIGLIO PER I LAICI, non un generico “concorda con l’originale (quale originale? Quello riveduto e corretto o quello depositato dal Cammino Neocatecumenale?) esistente negli archivi vaticani”, nonché il PRONUNCIAMENTO UFFICIALE DELL'ORGANO PREPOSTO ALLA REVISIONE (Congregazione per la Dottrina della Fede).
Addirittura la frase scribacchiata in stampatello avrebbe già dovuto e potuto dire: "CONCORDA CON L’ORIGINALE ESISTENTE NEGLI ARCHIVI DEL VATICANO RIVEDUTI E CORRETTI DALLA CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE…". Questo soltanto avrebbe dato chiarezza e sostanza all'intervento della Congregazione, mai citato in nessuna parte, come se non ci fosse stato.
Altro non è probante di nulla, specialmente se parla genericamente di una copia originale esistente negli archivi Vaticani, potendo essere benissimo, come se ne evince, la copia depositata dal Cammino Neocatecumenale e non quella già riveduta e corretta.
Mi auguro vivamente che tale postilla sia stata richiesta dal Vaticano per evitare la circolazione di copie difformi a quella depositata dal Cammino Neocatecumenale, ma dato il carattere per nulla ufficiale di una scritta strampalata a stampatello e nessuna nuova edizione, tendo a pensare ad un altro
escamotage neocatecumenale, sostenuto da di chi dovere, per far intendere ciò che non è - cioè per ingannare e mentire.
Non voglio poi neanche pensare a "maneggiamenti" poco chiari, tra date che non tornano, dicasteri che non decretano, "consultazioni" che non appaiono, scritte da fruttivendolo a piè dei mamotreti, ecc.., perché questo coinvolgerebbe non solo il sommo Kiko, ma anche i prelati vaticani. Sarebbe troppo SCANDALOSO, se così dovesse emergere. Sarebbe una truffa.
Mi sembra opportuno ricordare, a titolo soltanto di memoria informativa, che nel 2012 all'epoca dei Vatileaks, il cosiddetto "corvo" (
ma pare ce ne fosse più di uno), fu arrestato perché trafugava documenti riservati e segreti per darli alle stampe. A detta loro era per il bene della Chiesa, per far emergere il marcio degli ultimi anni.
Tra quei documenti ci fu una lettera di Benedetto XVI in risposta al Card. Burke, di cui il quotidiano
Repubblica dice di essere in possesso, che viene un po' incontro alle nostre deduzioni.
Il Card. Burke, all'epoca
Prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica aveva trovato sulla scrivania una lettera che lo invitava alla celebrazione del Papa "in occasione dell'approvazione della liturgia del Cammino Neocatecumenale". Al che il card. Burke inviò al Card. Bertone, all'epoca Segretario di Stato del Papa in data 14 gennaio 2012, una lettera di questo tenore:
"
Non posso come Cardinale e membro della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, non esprimere a Vostra Eminenza la meraviglia che l'invito mi ha causato. Non ricordo di aver sentito di una CONSULTAZIONE a riguardo dell'approvazione di una liturgia propria di questo movimento ecclesiale".
Nel documento in possesso di "Repubblica" si legge il commento del Papa, il quale dà un'indicazione precisa, rimandando lo scritto a Bertone. Scrive Benedetto XVI, sei giorni dopo l'invio:
"Ritorno a Card. Bertone, invitando Card. Burke di tradurre forse anche queste OSSERVAZIONI MOLTO GIUSTE nella Congregazione del Culto Divino". Firmato: "B XVI 20. I.12" .
Cioè dice che queste GIUSTE OSSERVAZIONI vanno trasmesse da parte del Card. Burke, alla Congregazione del Culto Divino di cui egli è anche membro, perché lo stesso non sapeva nemmeno che ci fosse stata una "consultazione".
Se tutto ciò fosse vero, mostrerebbe anche che lo scritto del Papa non è arrivato a destinazione, altrimenti penso che avrebbe dovuto essere nelle mani del Card. Burke e non a disposizione del "corvo" maggiordomo del Papa.
Ricordiamo che lo scandalo Vatileaks verteva sulla trafugazione di documenti (per questo reato), non sulla "falsificazione" di documenti. Si tende a pensare perciò che ciò che è stato indebitamente trafugato sia di per se stesso "originale".
È vero che la questione riportata si riferisce all'approvazione delle "liturgie" e non del Direttorio, ma se questo è il modo di procedere…
Sembra molto strano che nessuna voce neocatecumenale si sia elevata in 10 anni per dimostrare l’avvenuta “pubblicazione” attraverso questa formula apposta a “perfetti mamotreti vecchi rivisti nel 2001”, su cui la Congregazione pare non aver messo penna.
Che tutti gli scriventi neocat del mondo internet siano “catecumeni semplici” e non dispongano dei mamotreti “nuovi”, da confrontare a quelli “vecchi” per confutare le tesi che molti portano avanti da 10 anni?