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domenica 3 giugno 2012

Card. Burke: «anche dopo la correzione, [la messa kika] non sembra coerente con il magistero liturgico del Papa»

Segnaliamo alcuni articoli recenti su Repubblica riguardanti la questione dei "corvi in Vaticano": l'unico motivo per cui ci interessa citarli è che rivelano un altro dettaglio sulle "approvazioni" del Cammino Neocatecumenale:
La lettera invece indirizzata a Bertone, presso la Segreteria di Stato, porta la firma del cardinale Leo Raymond Burke. È datata 14 gennaio 2012 e risulta pervenuta, come si evince dal timbro, il 16 gennaio.

Nel testo il numero uno del Supremo Tribunale della Santa Sede scrive di aver trovato sulla sua scrivania un invito a una celebrazione del Papa prevista sei giorni più tardi, "in occasione dell'approvazione della liturgia del Cammino Neocatecumenale".

L'alto prelato appare molto turbato in proposito, arrabbiato. "Non posso - si legge - come Cardinale e membro della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, non esprimere a Vostra Eminenza la meraviglia che l'invito mi ha causato. Non ricordo di aver sentito di una consultazione a riguardo dell'approvazione di una liturgia propria di questo movimento ecclesiale. Ho ricevuto, negli ultimi giorni, da varie persone, anche da uno stimato Vescovo statunitense, espressioni di preoccupazione riguardo ad una tale approvazione papale, della quale essi avevano già saputo. Tale notizia era per me una pura diceria o speculazione. Adesso ho scoperto che essi avevano ragione".

Termina così il cardinale Burke la sua lettera a Bertone: "Come fedele conoscitore dell'insegnamento del Santo Padre sulla riforma liturgica che è fondamentale per la nuova evangelizzazione, ritengo che l'approvazione di tali innovazioni liturgiche, anche dopo la correzione delle medesime da parte del Prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei sacramenti, non sembra coerente con il magistero liturgico del Papa".
Vi prego di rileggerlo con calma: il cardinal Burke afferma: «anche dopo le correzioni» alle «innovazioni liturgiche» del Cammino, la liturgia neocatecumenale «non sembra coerente con il magistero liturgico del Papa».

È un modo molto delicato per dire che i neocatecumenali vanno contro il Papa. Ed è qualcosa che desta «preoccupazione» in tanti vescovi. E sono manovrine che notoriamente avvengono «all'insaputa del Papa».

In un altro articolo si dà nota della risposta autografa di papa Benedetto XVI, un paio di righe scritte di suo pugno (notate la data: 20 gennaio, proprio il giorno dell'autocelebrazione dei neocatecumenali davanti al Papa):
Ritorno a Card. Bertone, invitando Card. Burke di tradurre forse anche queste osservazioni molto giuste nella Congregazione del Culto Divino

B XVI 20. I.12

Segnaliamo qui solo qualche pagina:

mercoledì 15 ottobre 2008

Non siamo soli, non siamo 'alieni'

Trascrivo qui, per proseguire la riflessione, il testo - tratto da da Petrus - postato da Caterina, che ci aveva trovati arenati più che altro sul silenzio dei Pastori, che è la cosa più dolorosa e nefasta che ci è toccato subire in tutti questi anni di impegno per la Verità... e finalmente un Pastore che 'parla' e fa una denuncia in un contesto importante come il Sinodo dei Vescovi... che si cominci a parlare dei problemi è l'inizio per risolverli!

Speciale Sinodo dei Vescovi - La denuncia di Monsignor Burke: “I fedeli non rispettano la liturgia e le altre Leggi della Chiesa”

I fedeli spesso ignorano o disattendono le norme relative alla liturgia e piu' in generale le leggi della Chiesa costituite dal diritto canonico, a sua volta fondato sulla legge naturale. E' del resto il diritto canonico strumento attraverso il quale ''la vita di Cristo puo' crescere e diffondersi''.

E' questo il severo richiamo rivolto al Sinodo generale dei Vescovi da Monsignor Raymond Burke, Prefetto del Supremo tribunale della segnatura apostolica; Monsignor Burke (nella foto), gia' Arcivescovo di Saint-Louis, di recente e' stato chiamato a ricoprire l'incarico in Curia da Benedetto XVI.
(..)
In merito poi ''al rapporto fra la Parola di Dio e la legge, e' importante sottolineare il servizio che il diritto canonico svolge nella Chiesa, mediante il quale la vita di Cristo puo' crescere e diffondersi nell'intera Chiesa. Nella sua Costituzione Apostolica ‘Sacrae disciplinae leges’, Papa Giovanni Paolo II, descrivendo il servizio del Diritto Canonico nella Chiesa, si e' riferito a un lontano patrimonio di diritto contenuto nei libri del Vecchio e Nuovo Testamento dal quale, come dalla sua prima sorgente, proviene tutta la tradizione giuridico-legislativa della Chiesa''.

Quindi, ha sottolineato Monsignor Burke, ''nella Chiesa, come nella societa', la comprensione della legge e' stata oscurata e, in alcuni casi, ha condotto a effetti gravemente dannosi come, per esempio, la diffusa inosservanza delle leggi liturgiche e l'insuccesso dei procedimenti attraverso i quali i fedeli rivendicano i propri diritti e i reati ecclesiastici non vengono dovutamente puniti''.

Al contrario, ''una maggior conoscenza del servizio della legge nella Chiesa, mediante lo studio della Parola di Dio, non solo aiuta la Chiesa a comprendere e a far tesoro del dono della disciplina canonica per il compimento della missione divina, ma aiuta tutta la societa' in generale a comprendere e a far tesoro del servizio insostituibile della legge per il compimento del bene comune''.

lunedì 16 dicembre 2019

ECCO COME I NEOCATECUMENALI GIUSTIFICANO IL DIRETTORIO…

Qualche giorno fa abbiamo potuto visionare un “mamotreto del Padre Nostro”, nuovo di pacca (cioè pubblicato dopo il 2010) ingenuamente accompagnato dall'affermazione "sono approvati! Ecco una copia!". In effetti la dicitura iniziale è "Direttorio Catechetico" e non più "Orientamenti alle equipes di catechisti".

Allora i mamotreti "approvati" dalla Santa Sede stanno già circolando perlomeno all'interno del Cammino?

A noi non pare che le cose stiano esattamente così, anche se ce lo auguriamo, perché vorrebbe dire che sono stati emendati tutti gli strafalcioni certi sull'esegesi del "cieco nato", sulla "lotta del Signore CONTRO (non con) Giacobbe, tutta la teologia sul peccato necessario come "figli del demonio", ecc… che non dovrebbero trovare posto in nessun insegnamento cattolico.

Secondo il pensiero neocatecumenale quindi, quel mamotreto riportante catechesi del 2001, dimostrava che la “pubblicazione” autorizzata nel 2010 era avvenuta (almeno all'interno del Cammino Neocatecumenale), perché nella prima pagina c’è un’annotazione scritta a mano, per la precisione in stampatello (naturalmente riprodotta stampata su tutte le copie), che dice testuale:

“CONCORDA CON L’ORIGINALE ESISTENTE NEGLI ARCHIVI DEL VATICANO, 26 DICEMBRE 2010”

Sotto, la firma e la qualifica del dichiarante, con relativo timbro (stranamente "mozzo" nella sua parte inferiore, quasi "ritagliato"):

PROF. AVV. GUZMAN CARRIQUIRY – SOTTO SEGRETARIO

Questo dovrebbe significare che tale mamotreto (come tutti quelli del Direttorio), è quello rivisto e corretto dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, perché la postilla è datata 2010. E non solo, proprio 26 dicembre 2010, il giorno stesso dell’emissione del Decreto.
Peccato però che la parola "rivisti" si trovi in riferimento al 2001 e NON al 2010, quindi "non" da parte della Congregazione, perché altrimenti avrebbe dovuto rigorosamente esservi citata. Al contrario, non è citata proprio MAI.

Ricordiamo sempre che è stato il Pontificio Consiglio per i Laici (di cui era presidente il Card. Ryłko, grande amicone del Cammino di vecchia data) a "consultare" la Congregazione per la Dottrina della Fede" e non, come dovrebbe essere normale anche in via cronologica, la Congregazione che, a lavori finiti, si rivolge al Pontificio Consiglio per sottoporre i risultati finali, posto che veramente competesse a questo dicastero il passo finale dell'approvazione. Siccome esistono pronunciamenti diretti da parte della Congregazione su questioni dottrinali diverse, proprio non si capisce la rinuncia al pronunciamento diretto nel caso del Cammino Neocatecumenale.
Può sembrare un cavillo giuridico, ma negli atti burocratici ha la sua importanza: non dovrebbe essere il dicastero che non è preposto al vaglio della dottrina a "consultare" (termine troppo generico) l'organo che ne è investito, ma dovrebbe starsene buono buono ad aspettare che sia l'organo preposto a comunicare l'avvenuta fine dei lavori e il nihil obstat a procedere, sempre nel caso che tocchi a lui procedere. L'iter burocratico procede sempre in avanti, non all'indietro.

È bene ricordare infatti, che i compiti dell'ormai soppresso Pontificio Consiglio per i Laici vertevano, per l'appunto negli articoli citati nel decreto di approvazione (131 e 133 §1 e §2), soltanto nel PROMUOVERE e COORDINARE l'apostolato dei laici, nonché ANIMARE e SOSTENERE gli stessi, FAVORENDONE LA COOPERAZIONE NELL'ISTRUZIONE CATECHETICA…
Nessun compito gli era riservato in merito alla dottrina e che la dottrina kikiana era attendibile, era un pronunciamento necessario ed irrinunciabile che avrebbe dovuto provenire dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, non attraverso una mera ed imperscrutabile "consultazione". Quest'ultima invece ha taciuto, essendo stata solo "consultata", ma senza che sia stato esibito un atto formale sul quale si sarebbe dovuta innestare l'approvazione alla pubblicazione. Solo "parole" tra dicasteri, niente atti formali, come si potrebbe fare attraverso una mera telefonata.

Aggiungiamo anche in uno scritto del Pontificio Consiglio per i Laici, si trova l'assurda precisazione che la Congregazione per la Dottrina della Fede "ha rivisto i volumi dal 1997 al 2003". Ma allora i 7 anni di silenzio per arrivare al 2010 a che sarebbero serviti?
Se il lavoro della Congregazione si è concluso nel 2003, perché aspettare 7 anni?
Qualcosa non torna…
Vorrebbe dire inoltre che l'approvazione ad experimentum dello Statuto, avvenuta nel 2002 ma il cui iter era iniziato anni avanti, avrebbe rimandato per la dottrina ad un Direttorio che nemmeno era stato finito di visionare, quindi inesistente per la Chiesa. Tutto il contrario di come dovrebbe avvenire ed avviene normalmente: prima si verifica la dottrina poi, nel caso tutto sia a posto, si concede lo Statuto, non viceversa.
Ma questo già lo dicono in tanti da sempre…

Comunque, dato ciò che vediamo apposto sul mamotreto in foto, vorrebbe dire che il sottosegretario firmatario, il giorno stesso dell’approvazione alla pubblicazione, ha rilasciato la sua firma sotto a uno scritto in stampatello di foggia femminile (non pare certo la calligrafia di un avvocato qual è il sotto segretario Guzman Carriquiry…), simile ad un’annotazione sull’agenda, quasi carta straccia, in modo totalmente non ufficializzato, per testimoniare che quelle copie ante 2010 “concordano” con certi “originali” (ma originale prima o dopo la revisione della Congregazione?) esistenti in Vaticano (gli escamotages giuridici da avvocati, anche nella sapiente scelta delle parole per rimanere sempre al limite della contestabilità sono proverbiali…). Quella scritta da "appunto d'agenda", qualora venisse opinata la validità del suo dichiarato, potrebbe sempre dichiararsi riferita agli "originali esistenti in Vaticano" delle copie kikiane, visto che non precisa che si tratta di quelle "emendate". E così, sempre sul filo dell'ammissibilità e della veridicità delle dichiarazioni, si salverebbe quantomeno la faccia.

Per chi ha ormai l’orecchio aperto e la ragione in funzione, quella postilla non sembra avere alcun valore ai fini della dimostrazione dell’avvenuta pubblicazione delle edizioni “riviste e corrette”, ma serve solo a confondere la realtà.



Non so se a richiedere tale postilla sia stato Kiko o se si tratta di un imprimatur voluto dalla Santa Sede per dimostrare che qualsiasi altra versione eventualmente circolante non “è conforme” a quella depositata in Vaticano, quasi a volersi tutelare dalla possibilità che fossero iniziate a circolare versioni “diverse” da quelle in possesso delle Congregazioni.

Dirimere la questione, ai fini della nostra dimostrazione, non è importante.
Ma lo sarebbe in termini di correttezza e trasparenza, perché fosse stato Kiko a richiedere l’aggiunta di tale postilla, significherebbe senz’altro che attraverso di essa si vorrebbe millantare la pubblicata edizione riveduta e corretta.

Ma è proprio così?

Innanzitutto, se così fosse, si sarebbe come d’uopo utilizzata la formula adeguata, anziché citare un generico “concorda con l’originale esistente negli Archivi del Vaticano”: ad esempio “come da decreto…”.
L’inesistenza di tale riferimento e il solo accenno all'originale depositato in Vaticano, non è per nulla sufficiente, né ufficiale.
A ciò si aggiunga che se già sono nuove edizioni con la dicitura "Direttorio Catechetico" (quindi per forza nuove), non si comprende per nulla il perché di una postilla scritta malamente a mano, dato che quando si ripubblicano edizioni nuove si è in grado di modificare il testo, non solo in quanto alla scritta "Direttorio…", ma anche contemporaneamente alle postille nuove da inserire. Visto che siamo ad aggiornare, perché non aggiorniamo tutto contemporaneamente ed invece si inseriscono postille scritte a mano?

La postilla dice soltanto che le copie di quel mamotreto, datate 2001 (quindi prima dell’approvazione alla pubblicazione) sono quelle “originali” esistenti in Vaticano. Altre versioni che differissero dalle “originali esistenti”, come se per esempio si diffondessero mamotreti diversi da quelli depositati per il vaglio della Congregazione, non sarebbero "conformi".

A tale conclusione si giunge anche per altra via, considerando il fatto che altrimenti, la Congregazione preposta, non avrebbe messo penna al mamotreto, in nessuno dei suoi righi, perché se l’edizione si riferisce a catechesi "riviste" nel 2001 ed il mamotreto è lo stesso salvo l’aggiunta a mano della postilla, in esso non vi è alcuna variazione. Ma proprio nessuna. È perfetto, non abbisogna di alcuna correzione e modifica, cosa che ci sembra del tutto peregrina ed improponibile. Vorrebbe dire che la Santa Sede ha accettato in tutto e per tutto, senza correzioni, tutte le dottrine kikiane ivi contenute e "riviste" (da chi?) nel 2001. E allora, in quel caso, sarebbe davvero dimostrato che siamo proprio noi i tradizionalisti fuori testa. E allora che ce lo dicano chiaro in faccia: gli eretici siete voi, perché le dottrine kikiane non combaciano affatto con quelle della Chiesa che noi conosciamo e a cui crediamo.

Come minimo, ma proprio minimo necessario all'ufficializzazione, avrebbe dovuto esserci scritto: "Catechesi di Kiko e Carmen, riviste nel 2001 ED EMENDATE (per usare il termine del Pontificio Consiglio) DALLA CONGREGAZIONE DELLA DOTTRINA DELLA FEDE DAL 1997 AL 2003". Dire solo "riviste" non dice da chi, potrebbe essere dal Cammino Neocatecumenale stesso, come sappiamo anche che ha fatto.

Quindi, a meno che non si voglia sostenere che tutti i mamotreti del Direttorio sono stati considerati “perfetti” dalle Congregazioni, e come tali non passibili di alcuna correzione, ma solo dell’aggiunta a mano di una postilla che li convalida, senza passare dalla via ufficiale della citazione del decreto col quale se ne autorizza la pubblicazione, si deve per forza pervenire alla logico-giuridica conclusione che tale postilla afferma soltanto che quel mamotreto (come tutti gli altri del Direttorio), è copia dell’”originale esistente negli archivi vaticani” nel senso che ogni altra eventuale versione non è conforme a ciò che è stato depositato dal Cammino Neocatecumenale.

Sappiamo anche che il decreto del Pontificio Consiglio autorizzava "alla pubblicazione" e non crediamo proprio che si riferisse ad una pubblicazione interna solo al Cammino Neocatecumenale, anche se le catechesi contenute nel Direttorio sono "valide e vincolanti" solo per il Cammino Neocatecumenale.
Come al solito sono formule sempre opache.
Di certo, anche se la pubblicazione si fosse limitata al solo Cammino Neocatecumenale, le copie avrebbero dovuto essere comunque quelle emendate dalla Congregazione. Nessun'altra versione è a questo punto ammissibile.
Ma questo chi lo "garantisce"?
La postilla scritta a mano a piè dei mamotreti?
Se non è possibile operare un confronto tra le copie ante revisione e quelle uscite fuori dagli emendamenti della Congregazione (quindi necessariamente uscite fuori da essa direttamente), nulla può garantirne l'omologazione.

Neanche è ipotizzabile che, dopo 10 anni dal decreto, abbiano ancora in magazzino mamotreti di vecchia stampa, ai quali apporre un generico “concorda con gli originali del Vaticano”, perché in 10 anni si può verosimilmente ipotizzare che le copie “vecchie” siano esaurite e che quindi se ne debbano stampare di nuove con il riporto corretto del decreto approvativo e con le debite e dovute correzioni.

Si tratta di una formula molto sibillina, peraltro sciattamente scritta a mano in stampatello (per nulla nel pomposo stile neocatecumenale che sbandiera approvazioni a destra e a manca diffondendo copiosamente i decreti che li contengono, con tanto di rilegatura costosa e logo aziendale di Kiko), che potrebbe anche indurre alla probabile errata conclusione che quelli siano i mamotreti approvati per la pubblicazione, comprensivi della REVISIONE delle Congregazioni, come molto probabilmente passa nelle menti neocatecumenali, tronfie dell’“approvazione” burocratica.

È sibillina come tutto nel Cammino Neocatecumenale, atta ad indurre all’errore, ma in maniera non diretta.

Affinché si possa VERAMENTE parlare di pubblicazione del Direttorio RIVEDUTO e CORRETTO, occorre innanzitutto una NUOVA PUBBLICAZIONE che contenga il RIFERIMENTO ESPLICITO AL DECRETO DI APPROVAZIONE DEL 2010 DEL PONTIFICIO CONSIGLIO PER I LAICI, non un generico “concorda con l’originale (quale originale? Quello riveduto e corretto o quello depositato dal Cammino Neocatecumenale?) esistente negli archivi vaticani”, nonché il PRONUNCIAMENTO UFFICIALE DELL'ORGANO PREPOSTO ALLA REVISIONE (Congregazione per la Dottrina della Fede).

Addirittura la frase scribacchiata in stampatello avrebbe già dovuto e potuto dire: "CONCORDA CON L’ORIGINALE ESISTENTE NEGLI ARCHIVI DEL VATICANO RIVEDUTI E CORRETTI DALLA CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE…". Questo soltanto avrebbe dato chiarezza e sostanza all'intervento della Congregazione, mai citato in nessuna parte, come se non ci fosse stato.

Altro non è probante di nulla, specialmente se parla genericamente di una copia originale esistente negli archivi Vaticani, potendo essere benissimo, come se ne evince, la copia depositata dal Cammino Neocatecumenale e non quella già riveduta e corretta.

Mi auguro vivamente che tale postilla sia stata richiesta dal Vaticano per evitare la circolazione di copie difformi a quella depositata dal Cammino Neocatecumenale, ma dato il carattere per nulla ufficiale di una scritta strampalata a stampatello e nessuna nuova edizione, tendo a pensare ad un altro escamotage neocatecumenale, sostenuto da di chi dovere, per far intendere ciò che non è - cioè per ingannare e mentire.

Non voglio poi neanche pensare a "maneggiamenti" poco chiari, tra date che non tornano, dicasteri che non decretano, "consultazioni" che non appaiono, scritte da fruttivendolo a piè dei mamotreti, ecc.., perché questo coinvolgerebbe non solo il sommo Kiko, ma anche i prelati vaticani. Sarebbe troppo SCANDALOSO, se così dovesse emergere. Sarebbe una truffa.

Mi sembra opportuno ricordare, a titolo soltanto di memoria informativa, che nel 2012 all'epoca dei Vatileaks, il cosiddetto "corvo" (ma pare ce ne fosse più di uno), fu arrestato perché trafugava documenti riservati e segreti per darli alle stampe. A detta loro era per il bene della Chiesa, per far emergere il marcio degli ultimi anni.
Tra quei documenti ci fu una lettera di Benedetto XVI in risposta al Card. Burke, di cui il quotidiano Repubblica dice di essere in possesso, che viene un po' incontro alle nostre deduzioni.
Il Card. Burke, all'epoca Prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica aveva trovato sulla scrivania una lettera che lo invitava alla celebrazione del Papa "in occasione dell'approvazione della liturgia del Cammino Neocatecumenale". Al che il card. Burke inviò al Card. Bertone, all'epoca Segretario di Stato del Papa in data 14 gennaio 2012, una lettera di questo tenore:
"Non posso come Cardinale e membro della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, non esprimere a Vostra Eminenza la meraviglia che l'invito mi ha causato. Non ricordo di aver sentito di una CONSULTAZIONE a riguardo dell'approvazione di una liturgia propria di questo movimento ecclesiale".
Nel documento in possesso di "Repubblica" si legge il commento del Papa, il quale dà un'indicazione precisa, rimandando lo scritto a Bertone. Scrive Benedetto XVI, sei giorni dopo l'invio: "Ritorno a Card. Bertone, invitando Card. Burke di tradurre forse anche queste OSSERVAZIONI MOLTO GIUSTE nella Congregazione del Culto Divino". Firmato: "B XVI 20. I.12" .
Cioè dice che queste GIUSTE OSSERVAZIONI vanno trasmesse da parte del Card. Burke, alla Congregazione del Culto Divino di cui egli è anche membro, perché lo stesso non sapeva nemmeno che ci fosse stata una "consultazione".
Se tutto ciò fosse vero, mostrerebbe anche che lo scritto del Papa non è arrivato a destinazione, altrimenti penso che avrebbe dovuto essere nelle mani del Card. Burke e non a disposizione del "corvo" maggiordomo del Papa.
Ricordiamo che lo scandalo Vatileaks verteva sulla trafugazione di documenti (per questo reato), non sulla "falsificazione" di documenti. Si tende a pensare perciò che ciò che è stato indebitamente trafugato sia di per se stesso "originale".
È vero che la questione riportata si riferisce all'approvazione delle "liturgie" e non del Direttorio, ma se questo è il modo di procedere…

Sembra molto strano che nessuna voce neocatecumenale si sia elevata in 10 anni per dimostrare l’avvenuta “pubblicazione” attraverso questa formula apposta a “perfetti mamotreti vecchi rivisti nel 2001”, su cui la Congregazione pare non aver messo penna.

Che tutti gli scriventi neocat del mondo internet siano “catecumeni semplici” e non dispongano dei mamotreti “nuovi”, da confrontare a quelli “vecchi” per confutare le tesi che molti portano avanti da 10 anni?

martedì 3 ottobre 2017

La premiata ditta Kiko-Filoni vuole impedire il processo canonico ad Apuron

Apprendiamo dal blog Jungle Watch una "soffiata", che - se confermata - darebbe le esatte misure della perversione su cui il Cammino si fonda.

Prima di affrontare l'argomento, traducendo l'articolo dei nostri amici americani, ritengo personalmente doveroso far capire qual è, a mio parere, il giusto atteggiamento da tenere con gli ecclesiastici sodomiti e/o pedofili che ammorbano la Chiesa cattolica con il puzzo orrendo dei loro peccati osceni:
«Un chierico o un monaco che molesta gli adolescenti o i giovani, o chi è stato sorpreso a baciare o in un altro turpe atteggiamento, venga sferzato pubblicamente e perda la sua tonsura. Dopo essere stato rasato, venga ricoperto di sputi e stretto con catene di ferro, venga lasciato marcire nell'angustia del carcere per sei mesi. Al vespro, per tre giorni la settimana mangi pane d'orzo. Dopo, per altri sei mesi, sotto la custodia di un padre spirituale, vivendo segregato in un piccolo cortile, venga occupato con lavori manuali e con la preghiera. Sia sottoposto a digiuni, e cammini sempre sotto la custodia di due fratelli spirituali, senza alcuna frase perversa, o venga unito in concilio con i più giovani. Questo sodomita valuti a fondo se abbia amministrato bene i suoi uffici ecclesiastici, poiché la sacra autorità giudica questi oltraggi tanto ignominiosi e tanto turpi. »
San Pier Damiani, che scrisse queste parole durissime, chiaramente parlò di dannazione eterna per i colpevoli di crimini come questi, come parlando di esseri umani quasi del tutto perduti.

I farisei, e le anime belle del mondo pseudo cattolico tutto zucchero e tolleranza, dovrebbero smettere di leggere all'istante.

Ciò detto, sperando di esserci liberati dei propagatori di misericordia d'accatto, affrontiamo l'argomento Apuron con un brevissimo riassunto.
Anthony Sablan Apuron è un monaco cappuccino, elevato ahinoi al rango di Vescovo, e tutt'ora Arcivescovo di Hagatna, Guam, sebbene sia stato privato di tutti gli uffici episcopali e sostituito dal Vescovo Coadiutore Michael Byrnes.
Apuron è anche, ahinoi, membro effettivo del Cammino neocatecumenale, nella seconda comunità dell'isola, e, caso più unico che raro, soggetto agli ordini dei propri catechisti neocatecumenali - fra i quali spicca l'avvocato Jacqueline Terlaje che attualmente lo difende nel processo civile che dovrà a breve sostenere.

Apuron è stato accusato, da maggio 2016, di aver abusato di svariati minori, alcuni addirittura niente più che bambini, ai tempi in cui era un giovane sacerdote a Guam. Per queste gravissime accuse, davanti alla ribellione generale di tutti i cattolici di Guam, il Vaticano ha prima inviato un amministratore apostolico sede plena per raccogliere informazioni e cercare di comporre la situazione (l'Arcivescovo Savio Hon Tai-Fai) e successivamente - davanti al palese fallimento di Hon - ha nominato Michael Byrnes conferendogli tutti i poteri di amministrazione della diocesi e rimosso Apuron.
Sottolineiamo che è stato il Papa in persona a conferire a Byrnes e Hon il loro mandato.

Di fronte a questo pauroso scandalo, cosa hanno fatto i kikos? Un movimento davvero cattolico, realmente in comunione con la Chiesa, avrebbe riprovato un peccato così grave, per lo meno ammettendo la possibilità che i fatti si fossero davvero verificati, prendendo le distanze da certe dichiarazioni del Vescovo, cercando di convincerlo a costituirsi e chiedere perdono (o, se convinti della sua innocenza, ad affrontare un processo a viso aperto, incontrando le vittime pubblicamente).
Invece, poiché i neocat sono "gente fanatica, abilissima a mentire e malata di presunzione", non hanno fatto altro che negare, costruire fandonie, versioni alternative, hanno protetto e nascosto il pedofilo nel Seminario RMS di Guam , gli hanno permesso di scappare da Guam e tutt'ora lo nascondono in California.

Non contenti, i malati di presunzione, hanno più e più volte dichiarato pubblicamente che la situazione di Guam altro non è che una "persecuzione" (lo ha detto Kiko e lo ha ribadito Gennarini, senza  arrossire neppure per un secondo), mentre nel frattempo il Papa nominava una commissione di inchiesta con a capo il nemico no. 1 del Cammino, il Cardinal Burke.

Il lavoro di questa commissione di alti prelati è terminato e si suppone che il dossier sia stato già consegnato in Vaticano, perché si attende una notizia in merito già dalla fine di luglio, eppure la conclusione, dopo due mesi, ancora non è arrivata.

Come mai?
È chiaro, noi sappiamo già come mai non si arriva alla conclusione del processo. Un verdetto di colpevolezza comporterebbe la riduzione di Apuron allo stato laicale, il confinamento in un luogo di penitenza, e soprattutto una risonanza mediatica mondiale sul fatto che un alto membro del Cammino accusato di pedofilia è stato protetto e difeso dall'iniziatore e dal suo secondo in comando. Sarebbe la fine per il Cammino.

Ebbene, Kiko non può permettere che una notizia simile sia confermata e circoli nelle comunità (e non sarebbe il primo scandalo coperto dagli iniziatori), pertanto ha mobilitato tutti i suoi più potenti appoggi per impedirlo. Il più grande amico di Kiko in Vaticano è Filoni, prefetto di Propaganda Fide, la congregazione che si occupa delle terre di missione (fra cui Guam, purtroppo), e voci giunte a Jungle Watch dicono che la premiata coppia Kiko-Filoni sta esercitando ogni pressione possibile perché il caso sia trasportato alla Congregazione per la Dottrina della Fede.
Dice l'articolo:
"Kiko and Filoni-Baloney know this. They also know that Apuron has been found GUILTY. There simply is no doubt about it. At the very least he has been undoubtedly found guilty of running a DISASTER of a diocese for thirty years, as both Archbishop Hon and Byrnes have publicly stated. 
At most, he has also been found guilty of child sex abuse. As every Guam senator present at the public hearings for Bill 326-33 can testify: NO ONE can look Walter Denton in the eyes and say he’s lying. And the chief investigator and judge, Cardinal Burke, was able to do that. 
Thus, Kiko and Filoni-Baloney have nothing left...EXCEPT to interfere with the sentence. 
Not that they care about Apuron's actual punishment. They only care about the harm any publicity of the verdict and his punishment will do to KHW (aka NCW). 
So here’s what they’re doing.
Rather than permit the verdict to be transmitted directly to Pope Francis, as it should be. Filoni-Baloney is arguing that Apuron's trial falls under the Sacramentorum Sanctitatis Tutela and therefore should come under the review of the Congregation for the Doctrine of the Faith (CDF). "

Traduzione:
«Kiko e Filoni-il bugiardo lo sanno perfettamente. Sanno anche che Apuron è stato riconosciuto COLPEVOLE. Non c'è nessun dubbio su questo. Come minimo, è stato riconosciuto colpevole di aver condotto al disastro la diocesi nei trent'anni di governo, come l'Arcivescovo Hon e l'Arcivescovo Byrnes hanno pubblicamente affermato.
Molto probabilmente è stato riconosciuto colpevole anche di abuso sessuale su minori. Come ogni senatore presente alla pubblica audizione per il disegno di legge 326-33 può testimoniare, NESSUNO può guardare negli occhi Walter Denton e dire che sta mentendo. Il card. Burke, come capo degli investigatori vaticani e giudice, ha potuto constatarlo.
Dunque Kiko e Filoni non hanno più speranza, TRANNE interferire con la sentenza.
Non che gliene freghi qualcosa della punizione di Apuron. A loro importa soltanto dei danni che la risonanza pubblica di una condanna porterebbe al Cammino NeoEretico (un tempo noto come Neocatecumenale).
Ecco cosa stanno facendo.
Invece di permettere che il verdetto sia trasmesso direttamente al Papa Francesco, così come sarebbe giusto che avvenga, Filoni-il bugiardo sta sostenendo che il processo canonico ad Apuron ricada nei casi previsti dall'Istruzione "Sacramentorum Sanctitatis Tutela" e dunque dovrebbe essere rivisto dalla Congregazione per la Dottrina delle Fede.»

La strategia quindi è semplice: ritardare, dilazionare. Filoni è stato segretario della CDF per molti anni e dunque ne conosce ogni angolo, ha amicizie, contatti e può manovrarne l'operato. Se il processo canonico ad Apuron finisce negli scaffali della CDF si può esser sicuri che ci rimarrà per molto tempo, perché Kiko e Filoni faranno di tutto per far raggiungere al pedofilo l'età di 75 anni, età in cui sarà "pensionato" (ufficialmente si ritirerà per raggiunti limiti di età) e allontanato in qualche seminario RM dove resterà fino alla morte. Apuron sparirebbe, mentre nel frattempo con tutto comodo la storia verrebbe dimenticata e sostituita dalla versione neocatecumenale della persecuzione: "vedete? non è stato condannato perché innocente".

Di che avranno parlato Kiko e il Papa nell'incontro del 4 settembre?

La questione è semplice, per noi: il Cammino Neocatecumenale è ispirato da Satana, e compie le opere del padre suo, e non perde occasione per dimostrarlo.

sabato 13 gennaio 2018

Nuove accuse al vescovo pedofilo neocatecumenale

Apuron celebra la "messa" neocatecumenale
Un caso curiosamente ignorato dai media, solitamente così attenti agli scandali clericali: quello di Anthony Sablan Apuron, arcivescovo di Guam fin dal 1986, membro del Cammino neocatecumenale, accusato di molestie sessuali e pedofilia. I fatti risalgono fin da quando era seminarista diciannovenne, già all'epoca molestatore sessuale di chierichetti. Le vittime si sono fatte avanti pubblicamente da maggio 2016, nonostante i termini di prescrizione vigenti all'epoca non permettessero loro azioni legali.

Apuron è attualmente latitante e sospeso da ogni carica amministrativa nell'arcidiocesi, colpita da altre 155 azioni legali per molestie ai danni di minori avvenute anche da parte di membri del clero diocesano e di altri due vescovi suoi predecessori ora defunti.

Papa Benedetto XVI aveva tuonato contro la «sporcizia nella Chiesa»: se la Santa Sede non reagirà secondo la giustizia di Dio vedremo senza dubbio la Chiesa travolta da nuove e immani ondate di scandali (quanti altri vescovi hanno "scheletri nell'armadio"?) che faranno sembrare quello dei primi anni 2000 una bazzecola. Intanto noi semplici cristiani ci chiediamo come diavolo sia possibile che un pedofilo e stupratore di ragazzini acceda al sacerdozio prima, all'episcopato poi, e nonostante il "vizietto" e la manifesta incapacità di guida e di governo permanga in cattedra per più di trent'anni.

Proponiamo qui sotto la nostra traduzione di un articolo del Guam Daily Post del 10 gennaio 2018, rinviando al blog Jungle Watch e al nostro blog per maggiori informazioni. Nel frattempo vi sfidiamo a trovare almeno un "fratello" del Cammino Neocatecumenale - anche uno solo - capace di condannare i pedofili anche quando sono membri importanti del Cammino.



L'Arcidiocesi allerta il Vaticano

L'Arcidiocesi di Agaña (Guam) ha messo al corrente il Vaticano riguardo alle recenti accuse di molestie sessuali a carico dell'arcivescovo attualmente sospeso.

Mark M. Apuron, in un'intervista esclusiva concessa al The Guam Daily Post ha accusato suo zio, Anthony Apuron, di aver sessualmente abusato di lui nel 1990 durante un evento tenuto negli uffici dell'Arcidiocesi di Agaña.

Mark ha detto che il presunto abuso, avvenuto quando era sedicenne, è avvenuto nei bagni della Curia di "zio Tony". Afferma di essere stato stuprato da suo zio e che tale episodio lo ha estraniato dai suoi familiari più vicini e lo ha fatto sentire pieno di vergogna e pietrificato. "Credevo che mio zio fosse potente e intoccabile", ha detto.

L'arcivescovo coadiutore Michael Byrnes ha preso atto dell'accusa di abusi sessuali ed ha confermato di aver messo al corrente officiali del Vaticano su questo nuovo caso. "Tutte le accuse riguardanti abusi sessuali che vengono portate all'attenzione della nostra diocesi sono importanti a causa del danno grave e irreversibile inflitto alle vittime da parte di persone di cui si fidavano", ha detto Byrnes.

Papa Francesco e la
«sporcizia nella Chiesa»
Mark Apuron, attraverso il suo avvocato, David Lujan, ha avviato ieri un'azione legale nella Corte Distrettuale di Guam a carico dell'Arcidiocesi di Agaña ed Anthony Apuron.

Ha detto al The Guam Daily Post che la sua fede in Dio resta forte: "Non è stata la Chiesa a farmi questo. Non ha nulla a vedere con la Chiesa o col Signore. Ciò che mi è stato fatto è stato compiuto unicamente da mio zio".

CCOG: "Credeva di essere invincibile"

David Sablan, presidente dei Concerned Catholics of Guam, ha detto che quest'ultima accusa porta la questione ad un livello diverso rispetto alle precedenti, poiché proviene da un parente e poiché il presunto abuso è avvenuto quando Anthony Apuron era già arcivescovo.

"Questo mostra davvero la dinamica dei suoi presunti abusi sessuali... e io credo che il fatto di essere il nostro arcivescovo gli faceva credere di essere invincibile a causa dell'autorità e del rispetto che riceveva", ha detto Sablan. "Tale invincibilità lo aveva reso addirittura più audace".

Sablan ha rivolto un appello alle autorità vaticane affinché pubblichino il responso del Tribunale Vaticano riguardante l'arcivescovo sospeso e ha suggerito che questi venga privato del titolo di arcivescovo allo scopo di "guarire la spaccatura nella comunità cattolica locale", che dice essere divisa fra i cattolici tradizionali e quelli che seguono il Cammino neocatecumenale a cui è affiliato Apuron.

Sablan ha anche detto che privare Apuron del titolo preparerà anche la strada ad una piena revisione dei conti riguardanti le donazioni all'ente non-profit Kåmalen Karidåt, che potrebbe essere stata utilizzata come fondi neri personali di Anthony Apuron.

Manifestazione di fedeli cattolici
davanti alla cattedrale di Guam:
"spretate il pedofilo Apuron"
(aprile 2017; foto: Pacific Daily News)
Il tribunale vaticano

Byrnes ha detto che sta ancora aspettando i risultati del tribunale vaticano che ha determinato un verdetto riguardante il caso Apuron l'anno scorso. Tale verdetto non è stato ancora pubblicato.

Il notaio del tribunale, don Justin Wachs, si è dimesso dall'incarico che aveva presso la Congregazione per la Dottrina della Fede l'anno scorso a causa di presunti abusi sessuali nella sua parrocchia d'origine di Sioux Falls nel Sud Dakota.

Lo scorso settembre il cardinal Raymond Burke è stato nuovamente nominato giudice del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, supremo tribunale della Chiesa Cattolica, stando al The Catholic Herald. Wachs, Burke e don James Conn erano venuti a Guam a febbraio dello scorso anno per proseguire il processo canonico all'arcivescovo sospeso Apuron, che rischia condanne penali connesse alle accuse di aver abusato sessualmente chierichetti quando era sacerdote decenni fa.

The Post ha chiesto un commento a Conn parecchi giorni fa riguardo allo stato del caso Apuron, ma ancora non ha ricevuto una risposta.

Non è chiaro se le recenti accuse contro l'arcivescovo sospeso impatteranno sul processo canonico o sulla decisione che era stata raggiunta lo scorso anno.

Byrnes ha detto che ogni successiva informazione sul caso Mark Apuron verrà "inoltrata rapidamente a Roma", in virtù delle nuove e più severe linee guida dell'arcidiocesi contro gli abusi sessuali. "Ci siamo impegnati a proteggere tutti i bambini e i giovani affidati alla nostra cura e a non ripetere le serie cadute del passato", ha detto.

mercoledì 23 novembre 2022

Riassunto della questione Guam: come si giunse a smascherare il vescovo pedofilo neocatecumenale

Traduciamo e riassumiamo qui sotto parte della testimonianza che Tim Rohr rese al cardinal Burke all'inizio del 2017. È una lunga lettura, ma è perché riepiloga una lunga catena di eventi.

Certamente la gran parte dei nomi citati non significherà nulla per chi non ha contatti con i cattolici di Guam. Quello che ci interessa mostrare è il dipanarsi degli eventi, il "come si è giunti" a far emergere gli scandali del vescovo pedofilo neocatecumenale Apuron. (E un po' anche a come si scrive una testimonianza destinata alle autorità ecclesiastiche: in modo asciutto, elencando fatti, date, luoghi, nomi, opportunità di verifica, senza omelie intermedie).

Apuron, "fratello di comunità" del Cammino Neocatecumenale, aveva un lungo passato di abusi sessuali sui chierichetti (anche di meno di 10 anni di età, per questo lo indichiamo come pedofilo), abusi che aveva perpetrato almeno fin da quando era seminarista, continuato quando era stato parroco, proseguito anche dopo essere diventato vescovo.

Nella lettera inviata a Burke, Tim spiega che l'escalation è avvenuta a partire dall'arroganza neocatecumenale di calpestare chiunque non promuova il Cammino. Nel caso specifico, se il vescovo è neocatecumenale, bullizza e mobbizza i preti che non accolgono il Cammino, opprimendoli in spregio alla legge di Dio e a quella della Chiesa, oltre che al semplice buon senso. È per difendere dei sacerdoti onesti e amati dai fedeli, che Tim si è ritrovato a scoprire le porcherie di Apuron.

Notiamo che il Cammino Neocatecumenale ama servirsi di questi soggetti con enormi scheletri nell'armadio, in quanto sono ricattabili e manovrabili anche per le manovre più bieche (si veda ad esempio il caso dello spretato ex cardinale McCarrick, pederasta dotato di una lussuosa suite in un seminario Redemkikos Mater con viavai di giovani seminaristi neocatecumenali ricattabili). Non deve meravigliare che un vescovo pedofilo, legandosi al Cammino, diventi improvvisamente disposto a calpestare i suoi migliori sacerdoti qualora risultino antipatici a qualche cosiddetto "catechista" neocatecumenale.

Il dipanarsi di questa storia smentisce tutte le "teorie del complotto" neocatecumenali, che giustificavano Apuron dichiarandolo onesto e candido, affermando che veniva ingiustamente attaccato, dicendo che gli accusatori si sarebbero "messi d'accordo" per accusarlo, dicendo che Tim avrebbe avuto chissà che loschi interessi e avrebbe tessuto chissà quali magagne, addirittura dicendo che non si trattava di stupri perché il ragazzino vittima sarebbe stato consenziente... Come sempre, i neocatecumenali sanno difendersi solo adoperando inganni e menzogne.

Insistiamo a far notare che scoperchiare il calderone è stato un gesto di carità nei confronti delle vittime. Non è mai stata un'aggressione contro un "nemico", tanto meno un tentare di dare una randellata gratuita al Cammino Neocatecumenale e ai suoi esponenti. È stato solo un perseguire la giustizia - e se i neocatecumenali fossero onesti davanti a Dio, avrebbero combattuto essi stessi affinché alle vittime venisse resa giustizia. E invece, acriticamente, ciecamente, come un branco di asini raglianti, i fratelli del Cammino hanno professato il nuovo kikodogma stabilito da Kiko: "preghiamo per Apuron e per tutta la persecuzione!"

Affresco in una parrocchia napoletana:
Kiko e Carmen all'inferno, insieme alle
anime che hanno contribuito a dannare



[...] Pur di fronte al fatto che per quasi trent'anni che ho vissuto a Guam si vociferava riguardo agli abusi sessuali di Apuron, non mi ero mai impegnato a renderli pubblici. Il mio scopo, in origine, era di difendere un sacerdote che ritenevo essere stato trattato ingiustamente a causa della sua nota opposizione all'accoglienza del Cammino Neocatecumenale (CNC) nella sua parrocchia.

Per parecchi anni avevo osservato Apuron prendere sempre le difese del CNC e andar contro i sacerdoti e i fedeli che non accettavano l'avanzamento del CNC nella nostra diocesi.

A gennaio 2006 Apuron criticò pubblicamente l'allora prefetto della Congregazione per il Culto Divino, cardinal Arinze, per la lettera del 1° dicembre 2005 che esigeva che il CNC adeguasse le sue liturgie ai libri liturgici. Successivamente partecipai ad un incontro in cui, Apuron presente, inventarono una menzogna per coprire l'attacco di Apuron contro Arinze.

Nel 2008 Apuron minacciò tre preti filippini (che avevano servito la diocesi a Guam per parecchi anni) esigendo che celebrassero Messa per le comunità del CNC, o che altrimenti andassero via da Guam trovandosi un altro vescovo. Dopo una pubblica protesta contro il trattamento di tali sacerdoti e, per estensione, dell'aggressiva espansione del CNC favorita da Apuron, quest'ultimo sembrò darsi da fare a ordinare al sacerdozio parecchi seminaristi che studavano nel seminario Redemptoris Mater, che sembravano clamorosamente impreparati perfino riguardo al dir Messa.

Nel 2013 Apuron se la prese con don Gofigan, esigendo che si dimettesse da parroco oppure «subirai una molto più pesante e dolorosa revoca del tuo incarico». Gofigan era il sacerdote che si era opposto all'accogliere il CNC in parrocchia fintantoché i suoi membri non avrebbero seguito le norme liturgiche che infatti rifiutavano.

Nel 2014 Apuron se la prese con mons. Benavente, allora parroco della cattedrale, accusandolo di cattiva gestione finanziaria. Sebbene tre diversi professionisti del campo spiegassero che le accuse erano infondate, Apuron rispose attaccando Benavente sui media per parecchi mesi.

[...]

Verso luglio 2014 ho ricevuto sul mio blog un commento anonimo che affermava che un suo parente era stato sessualmente abusato da Apuron. Non pubblicai il commento, in quanto non permetto accuse anonime di quel genere, ma pubblicai un messaggio sul blog suggerendo di contattarmi in privato e col proprio vero nome. Mi rispose in privato un certo Toves, e mi disse che suo cugino da piccolo era stato nel seminario minore agli inizi degli anni '80, e che Apuron era stato spesso visto venire a prelevarlo dal seminario per poi sparire per ore intere. Notò strani cambiamenti nel cugino, che successivamente tentò più volte il suicidio.

Toves, di sua iniziativa, chiamò poi un'emittente radio locale e lanciò l'accusa. Questo fu il primo momento in cui Apuron veniva menzionato riguardo gli abusi sessuali e ci fu un po' di trambusto sui media. A novembre 2014 Toves venne a Guam per confrontarsi personalmente con Apuron, ma quest'ultimo si rifiutò di incontrarlo e minacciò di chiamare la polizia. L'accusa di Toves continuò a rimbalzare sui media finché una mattina di aprile 2015 una donna chiamò un'emittente radio durante un talk show e disse che ad un funerale di pochi giorni prima, un uomo di mezza età, apparentemente commosso dalle notizie riguardanti Apuron, aveva confidato di essere stato molestato da Apuron.

La donna non fece nomi ma nel giro di alcune settimane seppi che si trattava di un certo Denton, che era stato chierichetto ad Agat con il cugino di Toves negli anni '70. I rumors riguardo gli abusi sessuali commessi da Apuron contro gli "Agat boys" riguardavano infatti la parrocchia ad Agat dove era stato parroco per due anni verso la fine degli anni '70. Da quel che ho capito, quando Toves seppe di Denton, riuscì a contattarlo e a dirgli di mettersi in contatto con me o col mio blog, in quanto il blog era il flusso centrale di comunicazioni per questa faccenda. Denton, parecchi mesi prima, era già riuscito a contattare il delegato apostolico dell'epoca, l'arcivescovo Krebs. Non ho idea di come si fosse mosso a contattare Krebs, anche se sul mio blog avevo indicato come contattare il delegato apostolico e incoraggiato i lettori a scrivergli.

Alcuni mesi dopo Denton mi mandò una copia della sua lettera a Krebs e della risposta che aveva ricevuto. Krebs gli aveva suggerito di contattare un avvocato. Posso capirne il motivo: se Denton fosse venuto allo scoperto da solo, Apuron lo avrebbe querelato così come aveva minacciato di fare con Toves.

Nella lettera di Denton si parlava di un terzo ragazzo, con le iniziali "R.S.", col quale si erano presentati da don Niland, all'epoca viceparroco della parrocchia di Agat, per dirgli cosa aveva fatto loro Apuron, all'epoca solo prete, e che Niland - oggi deceduto - non fece nulla. La possibilità che "R.S." o qualcun altro delle vittime di Apuron potesse corroborare la testimonianza di Denton era chiaramente preziosa.

Denton era comprensibilmente in ansia: non mi aveva mai incontrato e non sapeva di chi fidarsi. Non mi disse chi fosse "R.S.", così chiesi a Toves di scrivermi i nomi dei chierichetti dell'epoca che ancora ricordava. [...] Scoperto il suo nome (Sondia), chiesi ad un suo parente che lavorava in un bar che frequentavo, di chiedergli qualcosa di generico su Apuron e osservarne le reazioni. Mi rispose che Sondia aveva reagito in modo strano, scuotendo la testa, dicendo solo "quel tipo [Apuron] ha dei problemi". Capii che finalmente avevamo una pista. Chiamai Denton (che risiedeva in Arizona) e gli chiesi conferma del nome Sondia. Denton mi rispose: "gli devi parlare tu, Tim, gli devi parlare". Diedi a quello che lavorava nel bar la lettera di Denton. Sondia non solo rispose che ciò che c'era nella lettera era tutto vero, ma confermò di essere stato anche lui vittima di Apuron.

A questo punto capii che Denton poteva farsi avanti perché c'era almeno un secondo testimone che poteva corroborare le sue accuse. Ma sapendo quanto potere avesse Apuron all'epoca (a causa del sostegno della leadership del CNC), non volevo che Denton e Sondia ne ricevessero danno da Apuron.

Sondia si ricordò del suo amico Quintanilla, che era stato nello stesso gruppo di chierichetti e si era successivamente trasferito alle Hawaii. Lo contattò, gli raccontò della situazione, ed ebbe conferma che anche Quintanilla era stato molestato a suo tempo. Dunque i tre erano pronti per incontrare Apuron e chiedergli di scusarsi. Non avevano pensato ad azioni legali, dato che per le leggi vigenti all'epoca il reato era considerato in prescrizione. Ma senza una copertura legale, sarebbe stato difficile procedere senza aspettarsi che Apuron li querelasse.

Fu così che contattammo l'avvocato Lujan, al solo scopo di trovare il modo di indurre Apuron a pensarci due volte prima di far qualcosa contro gli accusatori. Quando incontrarono Lujan (ero presente), chiesi ai tre di considerare un'accusa pubblica, poiché se i tre hanno sofferto così tanto, c'era da chiedersi: quanti altri c'erano là fuori a soffrire in silenzio con le stesse ferite e nessuno a cui rivolgersi? Una denuncia pubblica avrebbe aiutato altri. Avevo ancora più motivo di suggerirlo, a causa dell'aggressività del CNC, principalmente da tale padre Sammut, il "catechista" neocatecumenale che era incaricato di Guam e che guidava la diocesi da dietro le quinte.

Il massimo esempio di tale aggressività era stato a novembre 2015 la pubblicazione sul giornale diocesano di un falso certificato di proprietà per l'immobile che era in uso al seminario neocatecumenale di Guam. Il falso certificato era inteso a coprire il fatto che Apuron avesse clandestinamente donato l'immobile a soggetti del Cammino. La pubblicazione era avvenuta da parte del vicario generale diocesano, il presbitero neocatecumenale D.C.Quitugua. Uno sguardo più approfondito sul certificato [con un fraseggio truffaldino ben calcolato, ndt] e il silenzio da parte delle autorità interessate era allarmante, e suggeriva di smascherare Apuron il più presto possibile.

Tre testimoni sono meglio che uno, ma tentai di trovare altri prima di andare avanti. Pubblicai un annuncio sui giornali locali chiedendo che si facesse avanti chiunque avesse subìto abusi (o potesse testimoniarne) riguardo alle parrocchie dove era stato Apuron negli anni '70 e '80. Negli annunci non si faceva il nome di Apuron. È significativo notare che i presbiteri neocatecumenali Cristobal e Oliveira (che curarono le comunicazioni della curia dopo che Apuron scappò a fine maggio 2016) affermavano che tali annunci avessero indotto le vittime a farsi avanti, quando al momento della loro pubblicazione erano già in tre (ricevemmo parecchie telefonate ma nessuno volle farsi avanti).

Dei tre testimoni, Denton era da considerare il più pericoloso per Apuron: 1) era stato stuprato; 2) in seguito lo aveva affrontato parlandogli. Ero convinto che Apuron sospettasse che fossimo in contatto con Denton, almeno fin da quando quella donna aveva chiamato all'emittente radio parecchi mesi prima.

Il primo a fare un intervento pubblico fu Quintanilla (Apuron non se lo sarebbe aspettato), che di fronte alla Curia il 17 maggio 2016, e accompagnato dall'avvocato Lujan (la presenza del quale parve evitare che Apuron minacciasse querele), tenne una conferenza stampa in strada. Nello stesso giorno Apuron rilasciò una dichiarazione per negare quanto detto da Quintanilla.

La notizia sui media fece ricordare ad una donna di Agat, che suo nipote (figlio di sua sorella), poco prima di morire durante un'operazione nel 2005, aveva detto di essere stato stuprato da Apuron negli anni '70. [...] Dunque eravamo giunti a quattro testimonianze. La madre di Quinata, che viveva in Arizona, comunicò la notizia ai media locali.

I presbiteri neocatecumenali Cristobal ed Oliveira reagirono dalla curia con un comunicato stampa in cui la definivano "un'accusa maliziosa e calunniosa". Questo comunicato aprì la possibilità di una causa per diffamazione e la questione arrivò a Roma così rapidamente che nel giro di pochi giorni giunse la notizia che Apuron era stato rimosso sede plena e l'arcivescovo Hon era stato assegnato a Guam come amministratore apostolico.

Durante una liturgia neocatecumenale:
il laico Kiko Argüello all'ambone,
con crocifero e candelieri:
crede di essere il vescovo?

Il 6 giugno 2016 Denton testimoniò pubblicamente di come era stato stuprato a dodici anni da Apuron, all'epoca prete, e di come lo avesse affrontato molti anni dopo, verso il 2000. Il 15 giugno parlò anche Sondia. Dopo questa terza testimonianza si consolidò l'opinione pubblica sul caso: i primi due avevano abitato lontano da Guam per molti anni, ma Sondia era residente da tutta una vita e ben conosciuto da tanti isolani.

Nessuno di quelli con cui avevo parlato, che conoscevano Sondia, avevano sospettato che Apuron lo avesse molestato. Ma questo non deve sorprendere. Sondia e Quintanilla, amici fin dall'infanzia, non sapevano cosa Apuron avesse fatto all'altro. Apuron li aveva minacciati tutti e tre dicendo «nessuno vi crederà». In più, c'era quella paura delle conseguenze del dire qualcosa contro "il prete"; ho avuto parecchie conferme da persone di mezza età, che da bambini sono stati puniti o minacciati dai parenti o dagli anziani dell'epoca, per aver detto una qualsiasi cosa contro il prete, anche se fosse stata questione di molestie, e perfino se fosse stato vero.

Caro cardinal Burke, posso provare tutto ciò che ho scritto qui. A titolo personale, vorrei anche precisare che non ho nulla da guadagnare da tutto questo. Infatti mi è costato molto, a me ealla mia famiglia (sono padre di 11 figli): lo stress, le minacce (Apuron ha minacciato di querelarmi), il tempo perso... tutto questo non l'ho chiesto né voluto. Sono eventi che sono semplicemente avvenuti, non potevo tirarmi indietro. [...]

lunedì 18 aprile 2016

Cari Neocatecumenali: con i Sacramenti non si scherza!

Palcoscenico per lo spettacolino liturgico neocat
Riprendiamo questo articolo dal blog Chiesa e Post Concilio, riguardante la recente presentazione del nuovo saggio di Don Nicola Bux "Con i Sacramenti non si scherza", evidenziando alcuni passaggi.





"Tra i momenti significativi della presentazione romana - nel tardo pomeriggio di mercoledì 6 aprile - del saggio-manuale di don Nicola Bux “Con i sacramenti non si scherza” - ce n’è stato uno che forse più di tutti può rendere il sentimento diffuso nell'affollata sala dell’Hotel Columbus. È stato quando, rispondendo a una domanda del giornalista Paolo Rodari (di origine ciellina) di ‘Repubblica’ che postulava un nuovo sguardo - “in positivo” - sui “cosiddetti abusi liturgici”, il cardinale Robert Sarah ha risposto che “un abuso non è mai positivo” (applauso a scena aperta) e che “ciò che il Concilio ha voluto, cioè rimettere Dio al centro” è stato negato dagli abusi con cui “si è scartato Dio nella liturgia”. Come, per fare un esempio, in una chiesa di Milano, dove il cardinale ha visto “il tabernacolo confinato in un piccolo spazio tra due enormi pilastri, fuori dell’assemblea liturgica”."
Riguardo a ciò, potrebbe essere davvero interessante invitare il Cardinale a farsi un giretto nelle varie chiese neocatecumenali, per esempio la Natività in Via Gallia a Roma; S. Mauro Abate al Laurentino; S. Bartolomeo in Tuto a Scandicci, San Tomà a Venezia, fino ad arrivare alla chiesa con soffitto vulvare: Sant'Ilario in Via Cologno a Roma, e alla sala per l'adorazione della Torah proprio sotto alla cappella del Santissimo Sacramento, nella Domus Galileae in Israele (nota bene che anche qui il Santissimo Sacramento è in una cappella esterna alla "sala principale" della Domus e costruita ben dopo l'inaugurazione, non essendo presente nel progetto originale). E l'elenco potrebbe continuare...

"Card. Sarah:
Deformazioni postconciliari: In questi decenni del postConcilio assistiamo a deformazioni della liturgia al limite del sopportabile, in un crescendo che non trova fine. Eppure nei sacramenti è in gioco la lex credendi. "
Ecco appunto Eminenza, è in gioco la lex credendi. Che dire quindi del Cammino che ha inventato la comunione "tutti insieme contemporaneamente" (e appassionatamente) con il Sacerdote, dopo alzatina ipocrita e senza inginocchiarsi per tutto il Rito della Consacrazione? Non pensate che in un colpo solo si svilisce il Sacrificio Eucaristico e si scredita l'Ordine Sacro?
Sacramenti e farmaci: Come è possibile anche solo immaginarsi di prendersi gioco della presenza di Dio? Scherzare con i sacramenti? Si può scherzare con i farmaci che ti salvano e ti rimettono in salute?
Declassamenti ingiustificati: Nel libro si mette al centro il sacramento dei sacramenti, il Santissimo, oggi inspiegabilmente declassato con la scusa che il Tabernacolo non può stare sull’altare, così come si dice per la Croce. Invece essi forniscono l’orientamento ad Dominum, così necessario in un tempo in cui molti vorrebbero vivere come se Dio non esistesse.
Il santino di san Kiko
Qui il Cardinale meriterebbe un applauso a scena aperta. Però vorrei ricordare a Sua Eminenza che un appartenente al Cammino ce l'aveva di fianco e che il fondatore di quel Cammino, nero su bianco, solo nel primo volume del Direttorio, ha nominato il tabernacolo 17 volte, sempre per denigrarne il valore. Non ci credete? E io ve le metto tutte:
Pag. 15/376: "Che succede? Che crediamo che pregare sia dire: padre nostro che sei nei cieli..., o stare davanti al tabernacolo, con l'immaginazione che se ne va non so dove?"
Pag. 19/376: "La Chiesa come ha condotto le persone ad incontrare Gesù Cristo? Per mezzo dei sacramenti, o meglio, per mezzo delle presenze di Gesù Cristo: dove è presente Gesù Cristo, là bisogna incontrarlo perchè ci aiuti, ci salvi e ci tragga dalle nostre situazioni di sofferenza e di morte. Fino a oggi: quale tipo di presenze ha predicato la Chiesa? Vediamolo: - Cristo è presente nel Tabernacolo. Per questo i sacerdoti dicono alla gente di andare al tabernacolo a pregare, a domandare grazie..
Pag.  20/376: "questa pastorale non serve più per loro. Perchè per credere che Gesù Cristo è nel tabernacolo, occorre la fede."
 Pag. 20/376: "Ma come farai tu a dire ad una persona che non va più in chiesa, che l'ha lasciata, di andare al tabernacolo, se non crede più che là c'è Gesù Cristo? Queste persone non andranno mai in Chiesa nel Tempio perchè non credono"
Pag. 21/376: "quando andavate a Messa, vi mettevate dietro, e se ti capitava di essere vicino al tabernacolo sentivi un tuffo al cuore, perchè ti avvicinavi all'intoccabile, al luogo dove c'era il sacro. Noi cristiani non abbiamo altare, perchè l'unica pietra santa è Cristo, Pietra angolare. Perciò noi possiamo celebrare eucaristia sopra un tavolo: e la possiamo celebrare in una piazza, in campagna e dove ci piaccia. Non abbiamo un luogo in cui esclusivamente si debba celebrare il culto."
Pag. 289/376: "La parola Eucarestia per le nostre mentalità è sinonimo delle specie che stanno nel tabernacolo, il pane e il vino. Questo termine è male usato."
"Tabernacolo a due piazze"
in un seminario neocatecumenale
Pag. 329/376: "Io sempre dico ai Sacramentini, che hanno costruito un tabernacolo immenso: se Gesù Cristo avesse voluto l'Eucarestia per stare lì, si sarebbe fatto presente in una pietra che non va a male....Non è un assoluto, Gesù Cristo è presente in funzione del Mistero pasquale. Invece da Trento in poi si celebrerà la Messa per consacrare ed avere presente Gesù Cristo e metterlo nel tabernacolo." 
Pag. 330/376: "In molti conventi di monache si dice la messa per riempire il tabernacolo. Abbiamo trasformato l'Eucarestia che era un canto al Cristo glorioso, nel divino prigioniero del tabernacolo"
Pag. 331/376: "Per questo molta gente si scandalizza quando la Chiesa comanda di togliere il Santissimo durante l'Eucarestia e, se possibile, di toglierlo dalla navata principale. (NdR: il che è assolutamente falso, perché la Chiesa non ha mai comandato di togliere il tabernacolo o il Santissimo Sacramento dalle chiese, dalla navata principale o cose simili, è una colossale menzogna di cui Carmen - e tutti i "catechisti" neocatecumenali che l'hanno ripetuta - risponderanno davanti a Dio) Ricordo un prete di Avila che diceva: Anche se me lo comandi il Papa non tolgo il tabernacolo.... " 
Pag. 348/376: "A che serve dire che nel tabernacolo c'è Dio se non ci credono né hanno fede?"
Pag 350/376: "Anche ieri, quando parlavamo del tabernacolo, della custodia... mamma mia! ma che succede? nel tabernacolo allora non c'è Gesù Cristo!... Per piacere! Non è questo."
Pag 350/376: "fino al punto che la Costituzione della Liturgia dice che [...] se possibile, si tolga il tabernacolo dalla navata centrale. (ma quando mai? Nella Sacrosantum Concilium non c'è nessuna indicazione del genere, anzi! "128. Si rivedano quanto prima [...] le disposizioni ecclesiastiche che riguardano [...], la nobiltà, la disposizione e la sicurezza del tabernacolo eucaristico", inoltre nel Diritto Canonico al n. 938: §2. Il tabernacolo nel quale si custodisce la santissima Eucaristia sia collocato in una parte della chiesa o dell'oratorio che sia distinta, visibile, ornata decorosamente, adatta alla preghiera.) 
Non pochi sacerdoti: I sacramenti subiscono deformazioni per decisione di non pochi sacerdoti che confondono i fedeli. Nei sacramenti ci sono i Misteri di Cristo. Certi preti hanno modi da conduttori tv nella celebrazione dei sacramenti.
Di sicuro nel Cammino molti Sacerdoti hanno una colpa, quella di sottomettersi al volere di Kiko. Ricordiamo che il Cammino in termini liturgici gode solo di due adattamenti: 1) la Comunione può essere fatta al proprio posto in piedi, 2) il bacio della Pace è spostato a prima dell'offertorio. Nessun'altra concessione è stata emanata dalla Santa Sede.

"Liturgia" neocatecumenale
Card. Burke:

"Creatività: La tendenza postconciliare a rifiutare il diritto di Dio nella liturgia, l’ha resa anarchica in nome della creatività."
C'è bisogno di commentare?
Unica nota stonata della presentazione la presenza sul palco di Jacopo C., neocatecumenale di lungo corso. Sia chiaro: la critica non è alla persona, della quale va lodato l'impegno profuso a favore della famiglia in qualità di presidente di Manif-pour-tous Italia, ma al movimento neocatecumenale di cui fa parte, movimento che si è reso responsabile di alcuni fra i più allucinanti abusi liturgici e sacrilegi proprio contro l'Eucarestia, e, grazie alla nueva estetica inaugurata da Argüello, colpevole di aver relegato sistematicamente il Tabernacolo in cappelle secondarie, accostandolo a una comunissima bibbia, in tutte le chiese da lui costruite.
E vogliamo tacere sul contenuto dei mamoTETRI in relazione all'Eucarestia.

Chissà se il Card. Burke era davvero a conoscenza che uno dei presentatori appartiene al Cammino che non crede nella presenza reale di Nostro Signore nel Santissimo Sacramento.

venerdì 31 dicembre 2010

Lettera aperta ai neocatecumenali che è un consuntivo di fine anno

Consuntivo di fine anno, che è anche la sintesi del nostro percorso fin qui. Chiediamo ai possibili lettori neocatecumenali di fare attenzione alle parole. Qui non usiamo slogan: qui invitiamo a ragionare sui fatti, mossi dalle vostre obiezioni più frequenti, che si condensano in una sola: "siamo 'approvati', chi non ci approva è contro la Chiesa". [L'immagine non è scelta a caso: un primo piano del mio messale accanto a quello degli amici di Maranatha, durante il Pontificale di mons. Burke in S. Pietro, settembre 2009]

Cosa significa essere "approvati" dalla Chiesa? Significa forse essere infallibili?

  • E se una cosa sbagliata riuscisse a carpire con l'inganno l'approvazione della Chiesa?
  • E se l'approvazione fosse data da strutture della Chiesa in contrasto con ciò che vorrebbe il Papa?
  • E se i destinatari dell'approvazione disubbidiscono poi alle indicazioni che avevano ricevuto con l'approvazione?
Non sono domande campate in aria. Sono tutte relative al Cammino Neocatecumenale.

Alle persone semplici, che si contentano dei titoli di giornale per sapere come va il mondo, sfuggono purtroppo i dettagli più importanti. Proviamo ad esaminarli uno ad uno.
  1. Il Cammino è sempre stato criticato per gravi errori in campo liturgico e dottrinale (senza contare quello disciplinare e altri campi) che non ha mai corretto.

    Secondo voi la Chiesa può mai approvare l'abuso liturgico e l'eresia? Al più la Chiesa può stabilire che entro certe determinate condizioni (che includono la correzione e la condanna degli errori) si può dare un'approvazione. Ma attenzione: "approvazione" è un termine troppo generico per chiarire la situazione, poiché c'è approvazione e approvazione. Per esempio: un conto è la "associazione privata di diritto diocesano", altro livello è la "prelatura personale"...

    Siate onesti intellettualmente: come considerereste il caso di qualcuno che insegna errori, ma quando viene criticato grida di avere "l'approvazione"?

  2. Il Cammino ha ottenuto uno Statuto ma ancora non ha corretto né condannato i propri errori (forse che bisogna aspettare che giungano condanne dall'alto? abbiamo già visto quanto pesino per il Cammino le "decisioni del Santo Padre").
    Infatti gli abusi liturgici continuano, l'insegnamento di ambiguità e di vere e proprie eresie continua, e nessun "catechista" neocatecumenale ha il coraggio di spiegare perché non si torna al Messale Romano ed al Catechismo della Chiesa Cattolica, che sono garantiti dal Papa anziché dal Kiko.

    C'è forse ancora bisogno di altri testimoni? (ancora?!) Sono parecchi decenni che giungono sempre le stesse testimonianze sulle storture neocatecumenali: vuol dire che nel Cammino nulla è cambiato, nulla cambia.

    Noi ci rivolgiamo alle anime semplici, a quelle che ancora non si sono adattate al "metodo" neocatecumenale, a quelle che ancora sono convinte che Kiko sarà pure il fondatore del Cammino ma resta sempre il Papa ad essere il vero e unico vicario di Cristo.

    Riflettete, dunque: come cosiderereste una realtà che si autodefinisce cattolica, che ha ricevuto tanto di Statuto, ma che sotto sotto nel chiuso delle sue comunità continua a professare gli stessi errori per i quali ha sempre ricevuto e riceve tante critiche?

  3. Il Cammino ha ottenuto lo Statuto "definitivo ma incompleto" (tuttora incompleto, perché mancante del Direttorio) nonostante il Papa fosse notoriamente contrario.

    Lo confermarono per esempio i vescovi giapponesi (detestati dai vertici del Cammino): a fine aprile 2008 venivano rassicurati da Benedetto XVI che non aveva alcuna intenzione di prolungare gli Statuti temporanei, e neanche venti giorni dopo il cardinal Rylko telefonava a Kiko (che in quel momento era in Israele) per notificargli l'approvazione appena avvenuta.

    Dunque: lo Statuto definitivo dei neocatecumenali è un atto della Chiesa o no? Lo ha emesso un Pontificio Consiglio, nella persona del cardinale Rylko, ma contrariamente alle intenzioni del Papa. Che ve ne pare?

    Purtroppo questa mossa del fatto compiuto è architettata bene, poiché se il Papa contraddicesse un Pontificio Consiglio allora coerentemente dovrebbe sciogliere immediatamente tutti i pontifici consigli e caricarsi di tutto il loro lavoro (senza contare che il "precedente" creato autorizzerebbe ogni Papa successivo a pasticciare in ogni modo).

    Non ci fa meraviglia: succede ovunque che dei sottoposti si sostituiscano ai loro superiori. Ma cosa vi può suggerire il fatto che ciò avvenga anche nella Chiesa? Il fatto che qualcosa che proclami di essere opera dello Spirito abbia necessità di andare di fatto contro il Papa?

    Riflettete e provate a dire secondo voi, di fronte ad un'approvazione sgradita, il Papa cosa dovrebbe fare? Vediamo cosa ha fatto: è restato in silenzio. Un silenzio durissimo, un silenzio assordante: per un anno intero ha evitato di parlare di Statuti neocatecumenali.

    Se il Papa fosse stato contento, lo stesso giorno dell'approvazione ne avrebbe parlato. O almeno, il giorno dopo. Oppure ad una udienza del mercoledì, diamine! Invece no: un silenzio totale, interminabile. Come lo spiegate?

    E quando finalmente parla ai neocatecumenali, cosa dice? Dice forse "bravi"? Dice forse "i vostri errori non sono errori"? No, al contrario: raccomanda di seguire le indicazioni dei vescovi (sottinteso: quelli uniti col Papa; non vorrete mica seguire solo i vescovi "amici vostri"?) e incoraggia all'unità (perché mai il Cammino deve essere sempre richiamato all'unità? Hanno dunque ragione tutti i vescovi che hanno lamentato che il Cammino ha creato solo divisione?).

  4. Ultimo punto: il Cammino Neocatecumenale disobbedisce al suo stesso Statuto.
    Si potrebbero fare tanti esempi, a noi preme ricordare quel fatidico articolo 13, al comma 3, che fa diventare Statuto neocatecumenale la famosa "lettera di Arinze" (contenente le "decisioni del Santo Padre") del 1° dicembre 2005 e la conferma del Santo Padre stesso del 12 gennaio 2006, quando disse ai neocatecumenali che confidava che le norme liturgiche che vi aveva appena dato (in sintesi: seguire il Messale Romano senza aggiunte né omissioni) venissero rispettate.

    Quindi, come vedete, il problema è serio. Cosa pensereste di un'associazione che vanta di avere lo Statuto e che poi nei fatti lo contraddice continuamente?

    Dobbiamo anzitutto combattere contro la falsa propaganda, quella che dice "X è approvato, perciò X non deve essere criticato". Che questo X sia il Cammino o qualsiasi altra componente ecclesiale, a noi non importa: l'errore merita la correzione, non la lode.

    In secondo luogo, ma di uguale importanza, dobbiamo combattere contro l'ignoranza. Cioè dobbiamo informare, dobbiamo far conoscere. Solo i figli delle tenebre temono la luce. Solo gli operatori di iniquità temono che le loro opere vengano scoperte.

    In terzo luogo, non possiamo aspettare che il problema si risolva da solo: abbiamo il diritto e il dovere di far conoscere ai legittimi pastori della Chiesa questi problemi.

    Noi che abbiamo conosciuto direttamente e indirettamente il Cammino Neocatecumenale sappiamo che è un vero tumore per la Chiesa cattolica. Sappiamo che vi è concentrata una tale quantità di errori liturgici e dottrinali, che è naturale parlare di eresia neocatecumenale (e uomini di Chiesa molto più saggi di noi e più santi di noi ci hanno preceduto nel dimostrarlo a chiare lettere). Sappiamo che il Cammino si è fatto strada con mezzi tutt'altro che santi (non è la prima volta nella storia della Chiesa), sappiamo che continua ad ingannare le anime delle persone semplici.

    Ed è proprio per queste ultime che abbiamo tanta premura (così come ne ha il Papa: per non perdere la pecorella smarrita è disposto a rischiare le altre novantanove).

    Parliamo delle anime che si illudono di aver finalmente trovato nel Cammino una strada per vivere meglio la fede. Ma a poco a poco scoprono che il Cammino insegna che la liturgia è una festicciuola, una chiassata da osteria, dove al centro dell'attenzione non c'è il Signore ed il suo intermediario (cioè il sacerdote), ma c'è l'assemblea dove si gareggia in monizioni, canti, risonanze, balletti...

    Scoprono che il Cammino insegna le cose della fede non come le insegna la Chiesa (che nei secoli ci ha più volte dato un comodissimo strumento: il Catechismo, certificato dal Papa stesso) ma come le insegna Kiko (il quale, seppur in rarissime occasioni, ha perfino ammesso che negli Orientamenti/Direttorio c'era qualche errore e qualche svarione).

    Scoprono che nel Cammino i cosiddetti "catechisti" non sono al servizio dell'insegnamento della Chiesa, ma sono al servizio di Kiko e di se stessi.

    Scoprono che nel Cammino è vietato avere dubbi sui fondatori (e si è costretti a inventare spiegazioni complicatissime quando i fondatori la sparano grossa: come Kiko che risponde per iscritto al Papa il 17-1-2006 che non vuole toccare la liturgia neocatecumenale, come Carmen che a giugno 2002 minaccia dicendo "questo Pontificio Consiglio avrà un futuro grandioso se appoggerà il Cammino Neocatecumenale"), è vietato avere dubbi su tutta la gerarchia dei "catechisti" (anche quando fanno figuracce mondiali come l'ineffabile Gennarini)...
Non è bello stare qui da anni e anni a ripetere sempre le stesse cose, però quando si ripete la verità ci si può stancare, ma non si getta mai la spugna. Mi dispiace aver dovuto utilizzare tante parole per spiegare tutte queste cose, ma il dubbio che pongono in molti sul fatto che la Chiesa avrebbe "ufficialmente accettato il Cammino Neocatecumenale", non meritava una risposta breve.

Di fronte a ciò che osserviamo e documentiamo e invitiamo a verificare, chiunque abbia un minimo di onestà e di buona volontà comincerà a farsi delle domande.

Vogliamo concludere con una testimonianza centrata sulla Liturgia, che è la "fonte e il culmine", della nostra Fede, il 'luogo' privilegiato del nostro rendere il vero culto a Dio e accogliere, insieme alla Salvezza che sgorga dal Sacrificio del Figlio diletto e dalla sua Risurrezione, tutte le Grazie di cui abbiamo bisogno, partendo da queste parole di mons. Guido Marini: "La vera azione che si realizza nella liturgia è l'azione di Dio stesso, la sua opera salvifica in Cristo a noi partecipata (...) Dio stesso agisce e compie ciò che è essenziale, mentre l'uomo è chiamato ad aprirsi all'azione di Dio"

È questo quel che avviene nelle celebrazioni del Cammino Neocatecumenale?
Ci sono quattro ammonizioni, le risonanze, le preghiere dei fedeli, e poi le effusioni della pace, e poi i canti urlati a voce piena... È Dio che agisce? È Lui il Protagonista?

Dio nel CN non è più riconoscibile neppure allo 'spezzare il Pane', perché perfino quel gesto è usurpato da mani estranee.

Si può nel CN cantare da seduti, distrattamente un Agnello di Dio che finge di rendere onore ad una Presenza che invece resta nascosta e marginale.

Dove mai è possibile la dovuta adorazione al Dio che agisce, se il silenzio nel CN è meticolosamente censurato? Se ho il cuore superbamente ingombro di parole e di volti e di abbracci di effimera pace?

Non è lì il Dio che agisce e che salva. Mi spiace tanto, ma non posso chiudere gli occhi.

Mi spiace per chi rimane nel CN e non sa, non vuole vedere.

Mi spiace per me. Per la fatica che mi costa ancora oggi scrollarmi di dosso la polvere dei dieci anni consumati inseguendo il sogno di un incontro. La fatica di ricostruirmi il cuore. Di restituire al mio Signore quel che gli appartiene di me, del mio tempo, del mio stare al mondo.

E che il Signore voglia ascoltare l'insistente grido dei Suoi figli.

La Chiesa è malata. E se il più grande male che è stato fatto all’uomo è stato il tentativo di eliminare dalla sua vita la trascendenza e la dimensione del mistero, se questa è la malattia, non si tratta di una banale influenza da curare con un antipiretico.

Rivitalizzare lo spirito della liturgia in tutto il mondo a me sembra che equivalga a curare un sintomo, allarmante e grave, ma pur sempre un sintomo di una malattia più profonda che intacca il cuore stesso della Chiesa, il suo essere sacramento di Cristo nel mondo.

Se accade che nella stessa Chiesa c'è chi celebra la Messa Gregoriana su altari rivolti ad oriente, e chi celebra in sale di alberghi a quattro stelle un'Eucarestia che di fatto disconosce il valore redentivo del Sacrificio di Cristo, allora il problema non è 'come' celebrare, ma piuttosto per 'Chi'. In Chi crede questa Chiesa così, come dire, ecumenica? Di quale Volto vuol farsi trasparenza, di quale Dio parla?

Si tratta semplicemente che la liturgia deve essere vissuta e che deve essere al centro della vita della Chiesa. Certo, questo è necessario, urgente. Ma non basta a rendere di nuovo credibile questa Chiesa così invasa da stridenti contraddizioni. Non basta a render ragione del suo porsi come la sola salvezza possibile.

Se è ancora vero che fuori dalla Chiesa non v'è salvezza, allora questa Chiesa deve uscire dall'ambiguità non solo liturgica, deve reimparare a parlare la stessa lingua, ad annunciare lo stesso Dio Salvatore e Redentore, ogni giorno, in ogni luogo.

Più volte è stato citato Amerio: "Di due cose c'è bisogno per custodire la Verità. Primo: rimuovere l'errore dalla sfera dottrinale(...) Secondo: rimuovere la persona in errore(...) Se questo servizio papale non è esercitato, sembrerebbe ingiustificato dire che è stato usato ogni mezzo per custodire la dottrina della Chiesa"

Non mi sembra che le cose vadano in questa direzione. Certo, si comincia dall'inizio. E anch'io amo questo Papa, mi fido di lui, della santità della sua volontà, della sofferta coerenza del suo impegno a 'riparare' la sua Chiesa.

Ma io sono rimasta sola con la mia nuda coscienza a cercare di capire da che parte sta la Verità vera del Vangelo di Gesù Cristo. Perché appunto al Cammino sembrerebbe esser stato concesso il privilegio dell'ambiguità, che equivale alla licenza di disobbedire e di mentire.

La Chiesa non può permettersi i vizi del mondo, che sono appunto l'ambiguità, il compromesso, la menzogna, perché così smette di essere credibile, Madre e Maestra, amata dimora dei cercatori di Dio.