mercoledì 25 giugno 2008

La Santa Messa è come la descrive il Papa! Dono, non nostra proprietà!

OMELIA DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
Sala dei Foconi del Palazzo Apostolico Vaticano
Domenica, 22 giugno 2008



Signori cardinali,
Eccellenze,
Cari fratelli e sorelle,

Mentre siete riuniti per il quarantanovesimo Congresso eucaristico internazionale, sono lieto di raggiungervi attraverso la televisione e di unirmi così alla vostra preghiera. Desidero prima di tutto salutare il signor cardinale Marc Ouellet, arcivescovo di Québec, e il signor cardinale Josef Tomko, inviato speciale per il Congresso, e tutti i cardinali e i vescovi presenti. Rivolgo altresì i miei saluti cordiali alle personalità della società civile che hanno tenuto a prendere parte alla liturgia. Il mio pensiero affettuoso va ai sacerdoti, ai diacono e a tutti i fedeli presenti, come pure a tutti i cattolici del Québec, dell'intero Canada e degli altri continenti. Non dimentico che il vostro Paese celebra quest'anno il quattrocentesimo anniversario della sua fondazione. È un'occasione perché ognuno ricordi i valori che hanno animato i pionieri e i missionari nel vostro Paese.

"L'Eucaristia, dono di Dio per la vita del mondo", questo è il tema scelto per questo nuovo Congresso eucaristico internazionale. L'Eucaristia è il nostro tesoro più bello. È il sacramento per eccellenza; essa ci introduce maggiormente nella vita eterna, contiene tutti i misteri della nostra salvezza, è la fonte e il culmine dell'azione e della vita della Chiesa, come ricorda il Concilio Vaticano II (Sacrosanctum Concilium, n. 8). È dunque particolarmente importante che i pastori e i fedeli s'impegnino costantemente ad approfondire questo grande sacramento. Ognuno potrà così consolidare la propria fede e compiere sempre meglio la propria missione nella Chiesa e nel mondo, ricordandosi che vi è una fecondità dell'Eucaristia nella sua vita personale, nella vita della Chiesa e del mondo. Lo Spirito di verità testimonia nei vostri cuori; testimoniate, anche voi, Cristo dinanzi agli uomini, come dice l'antifona dell'alleluia di questa messa. La partecipazione all'Eucaristia non allontana dunque dai nostri contemporanei, al contrario, poiché essa è l'espressione per eccellenza dell'amore di Dio, ci invita a impegnarci con tutti i nostri fratelli per affrontare le sfide presenti e per fare della terra un luogo in cui si vive bene. Per questo dobbiamo lottare incessantemente affinché ogni persona sia rispettata dal suo concepimento fino alla sua morte naturale, le nostre società ricche accolgano i più poveri e riconferiscano loro tutta la loro dignità, ogni persona possa alimentarsi e far vivere la propria famiglia e la pace e la giustizia risplendano in tutti i continenti. Queste sono le sfide che devono mobilitare tutti i nostri contemporanei e per le quali i cristiani devono attingere la loro forza dal mistero eucaristico.

"Il mistero della fede": è questo che proclamiamo in ogni messa. Desidero che tutti si impegnino a studiare questo grande mistero, specialmente rivisitando ed esplorando, individualmente e in gruppo, il testo del Concilio sulla Liturgia, la Sacrosanctum Concilium, al fine di testimoniare con coraggio il mistero. In questo modo, ciascuna persona giungerà a capire meglio il significato di ogni aspetto dell'Eucaristia, comprendendone la profondità e vivendola con maggiore intensità. Ogni frase, ogni gesto ha un proprio significato e nasconde un mistero. Auspico sinceramente che questo Congresso serva da appello a tutti i fedeli affinché si impegnino allo stesso modo per un rinnovamento della catechesi eucaristica, di modo che acquisiscano essi stessi un'autentica consapevolezza eucaristica e a loro volta insegnino ai bambini e ai giovani a riconoscere il mistero centrale della fede e costruiscano la loro vita intorno a esso. Esorto specialmente i sacerdoti a rendere il dovuto onore al rito eucaristico e chiedo a tutti i fedeli di rispettare il ruolo di ogni individuo, sia sacerdote sia laico, nell'azione eucaristica. La liturgia non appartiene a noi: è il tesoro della Chiesa.

La ricezione dell'Eucaristia, l'adorazione del Santissimo Sacramento - con ciò intendiamo approfondire la nostra comunione, prepararci a essa e prolungarla - significa consentire a noi stessi di entrare in comunione con Cristo, e attraverso di lui con tutta la Trinità, per diventare ciò che riceviamo e per vivere in comunione con la Chiesa. È ricevendo il Corpo di Cristo che riceviamo la forza "dell'unità con Dio e con gli altri" (cfr san Cirillo d'Alessandria, In Ioannis Evangelium, 11, 11; cfr. sant'Agostino, Sermo 577). Non dobbiamo mai dimenticare che la Chiesa è costruita intorno a Cristo e che, come hanno detto sant'Agostino, san Tommaso d'Aquino e sant'Alberto Magno, seguendo san Paolo (cfr 1 Cor, 10, 17), l'Eucaristia è il sacramento dell'unità della Chiesa perché tutti noi formiamo un solo corpo di cui il Signore è il capo. Dobbiamo ritornare continuamente indietro all'ultima cena del giovedì santo, dove abbiamo ricevuto un pegno del mistero della nostra redenzione sulla croce. L'ultima cena è il luogo della Chiesa nascente, il grembo che contiene la Chiesa di ogni tempo. Nell'Eucaristia il sacrificio di Cristo viene costantemente rinnovato, la Pentecoste viene costantemente rinnovata. Possiate tutti voi diventare sempre più consapevoli dell'importanza dell'Eucaristia domenicale, perché la domenica, il primo giorno della settimana, è il giorno in cui onoriamo Cristo, il giorno in cui riceviamo la forza per vivere quotidianamente il dono di Dio!
Desidero anche invitare i pastori e i fedeli a un'attenzione rinnovata per la loro preparazione alla ricezione dell'Eucaristia. Nonostante la nostra debolezza e il nostro peccato, Cristo vuole dimorare in noi. Per questo, dobbiamo fare tutto il possibile per riceverlo in un cuore puro, ritrovando costantemente, mediante il sacramento del perdono, quella purezza che il peccato ha macchiato, "armonizzando la nostra anima con la nostra voce", secondo l'invito del Concilio (cfr Sacrosanctum Concilium, n. 11). Di fatto, il peccato, soprattutto quello grave, si oppone all'azione della grazia eucaristica in noi. D'altro canto, coloro che non possono comunicarsi per la loro situazione troveranno comunque in una comunione di desiderio e nella partecipazione all'Eucaristia una forza e un'efficacia salvatrice.

L'Eucaristia ha un posto molto speciale nella vita dei santi. Rendiamo grazie a Dio per la storia di santità del Québec e del Canada, che ha contribuito alla vita missionaria della Chiesa. Il vostro paese onora in modo particolare i suoi martiri canadesi, Jean de Brébeuf, Isaac Jogues e i loro compagni, che hanno saputo donare la propria vita per Cristo, unendosi così al suo sacrificio sulla Croce. Appartengono alla generazione degli uomini e delle donne che hanno fondato e sviluppato la Chiesa in Canada, con Marguerite Bourgeoys, Marguerite d'Younville, Marie de l'Incarnation, Marie-Catherine de Saint-Augustin, monsignor François de Laval, fondatore della prima diocesi in America del Nord, Dina Bélanger e Kateri Tekakwitha. Imparate da loro, e come loro, siate senza paura; Dio vi accompagna e vi protegge; fate di ogni giorno un'offerta alla gloria di Dio Padre e prendete parte alla costruzione del mondo, ricordandovi con orgoglio della vostra eredità religiosa e del suo irradiamento sociale e culturale, e preoccupandovi di diffondere attorno a voi i valori morali e spirituali che giungono a noi dal Signore.

L'Eucaristia non è solo un pasto fra amici. È mistero di alleanza. "Le preghiere e i riti del sacrificio eucaristico fanno continuamente rivivere davanti agli occhi della nostra anima, nel corso del ciclo liturgico, tutta la storia della salvezza, e ci fanno penetrare sempre più il suo significato" (Santa Thérèse-Bénédicte de la Croix, [Edith Stein], Wege zur inneren Stille, Aschaffenburg, 1987, p. 67). Siamo chiamati a entrare in questo mistero di alleanza conformando ogni giorno di più la nostra vita al dono ricevuto nell'Eucaristia. Questa ha un carattere sacro, come ricorda il Concilio Vaticano ii: "ogni celebrazione liturgica, in quanto opera di Cristo sacerdote e del suo corpo, che è la Chiesa, è azione sacra per eccellenza, e nessun'altra azione della Chiesa ne uguaglia l'efficacia allo stesso titolo e allo stesso grado" (Sacrosanctum Concilium, n. 7). In un certo senso, essa è "liturgia celeste", anticipazione del banchetto nel Regno eterno, annunciando la morte e la resurrezione di Cristo, "finché Egli venga" (1 Cor, 11, 26).

Affinché il popolo di Dio non manchi mai di ministri per donargli il Corpo di Cristo, dobbiamo chiedere al Signore di fare alla sua Chiesa il dono di nuovi sacerdoti. Vi invito anche a trasmettere la chiamata al sacerdozio ai giovani, affinché accettino con gioia e senza paura di rispondere a Cristo. Non saranno delusi. Che le famiglie siano il luogo primordiale e la culla delle vocazioni!
Prima di terminare, è con gioia che vi annuncio il prossimo Congresso eucaristico internazionale. Si terrà a Dublino, in Irlanda, nel 2012. Chiedo al Signore di fare scoprire a ognuno di voi la profondità e la grandezza del mistero della fede. Che Cristo, presente nell'Eucaristia, e lo Spirito Santo, invocato sul pane e sul vino, vi accompagnino nel vostro cammino quotidiano e nella vostra missione! Che, sull'esempio della Vergine Maria, siate disponibili all'opera di Dio in voi! Affidandovi all'intercessione di Nostra Signora, di sant'Anna, patrona del Québec, e di tutti i santi della vostra terra, imparto a tutti voi un'affettuosa Benedizione Apostolica, e anche a tutte le persone presenti, venute da diversi Paesi del mondo.

Cari amici, mentre questo importante evento nella vita della Chiesa sta giungendo al termine, invito tutti voi a unirvi a me nel pregare per il buon esito del prossimo Congresso eucaristico internazionale, che si terrà nel 2012 nella città di Dublino! Colgo l'opportunità per salutare cordialmente il popolo d'Irlanda mentre si prepara a ospitare questo incontro ecclesiale. Sono fiducioso che, insieme a tutti i partecipanti al prossimo Congresso, vi troverà una fonte di rinnovamento spirituale duraturo.

Amen!

20 commenti:

stephanos78 ha detto...

Signore, grazie per il tuo Pietro.

mic ha detto...

Caro Steph, vai sulla nuova pagina che ho appena messo.

Secondo me DOBBIAMO TACERE PREGANDO fino al 28 prossimo...

elisa ha detto...

Mi piacerebbe postare questo articolo in una mailing list.
E' possibile? Come faccio?
Ciao

Caterina63 ha detto...

elisa ha detto...
Mi piacerebbe postare questo articolo in una mailing list.
E' possibile? Come faccio?
Ciao

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copia e incolla ^___^

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all'idea di mic comunico che anche il Blog di RINASCIMENTO SACRO sta facendo una catena di preghiera per la questione lefebvriana.....uniamoci con il Rosario....

facciamo tacere ogni contesa e supplichiamo il Signore che ci aiuti verso questa comunione piena....

by Tripudio ha detto...
Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.
slk ha detto...
Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.
Caterina63 ha detto...

Stamani ho realizzato queste immagini riprese dalla diretta....questo ci sta chiedendo il Papa di fare....questa è la Messa che vuole.....chi gli obbedirà???
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http://img382.imageshack.us/img382/2456/spp5zv3.jpg

http://img299.imageshack.us/img299/6899/spp4sy6.jpg

mic ha detto...

Posto qui, per salvarlo e anche per discuterne, in questo proseguimento del 3d suill'eucaristia, questo commento dello studioso Rovere sul blog di Tornielli, che esprime con essenzialità quanto già da me notato e 'sentito'
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Sul N.O. la questione è molto delicata.
Farò un esempio, il più lampante, sul concetto di offertorio che precede il Sacrifcio ed è quindi di vitale importanza:

L’offertorio di san Pio V, che ha sempre costituito uno dei principali elementi per distinguere la messa cattolica dalla cena protestante, è stato abolito con le sue caratteristiche specifiche.
La vera oblazione sacrificale che si fa nella messa, non è nell’offertorio, ma nell’offerta di Sé medesimo che Gesù Cristo fa alla SS.ma Trinità al momento della consacrazione. Nel sacrificio della messa, la vera vittima non sono il pane e il vino, né il fedele presente, ma Gesù Cristo stesso.
Ma allora perché l’offertorio?
Compiendo un sacrificio, noi offriamo a Dio una vittima al nostro posto, come simbolo del dono di noi stessi a Dio. Questo è l’elemento fondamentale di ogni sacrificio. Nella messa, è Gesù Cristo stesso che s’immola per noi. Unendoci a Lui, dobbiamo dunque offrirLo al nostro posto ed offrirci con Lui.
Tuttavia, l’oblazione che Nostro Signore fa di Sé stesso non è visibile per noi, poiché Egli non si mostra in modo percettibile ai nostri sensi.
Dunque, è opportuno che, con qualche elemento percettibile, siano espressi prima della consacrazione, sia la natura del sacrificio che si sta compiendo, sia le diverse oblazioni che saranno fatte. È questo l’oggetto stesso dell’offertorio romano.
Nel corso di esso, si dichiara quindi in che consista l’oblazione sacrificale propriamente detta, nonché l’offerta di noi stessi a Dio. Viene anche affermato il fine propiziatorio della messa.
Dobbiamo cercare, adesso, di rendere evidenti questi tre elementi che, mentre costituiscono le caratteristiche fondamentali dell’offertorio romano, distinguono al tempo stesso la messa cattolica dalla cena protestante, senza ombra di dubbio.
1° - L’oblazione di Nostro Signore ha luogo realmente al momento della consacrazione; tuttavia, affinché la natura del sacrificio sia manifesta fin dall’inizio, nell’offertorio del messale romano vi è già un insieme di preghiere che fanno conoscere chi sarà la vera vittima e che offrono in anticipo questa stessa vittima alla SS.ma Trinità.
2° - L’oblazione di noi stessi a Dio, tramite Gesù Cristo, è simboleggiata dall’offerta del pane e del vino. Secondariamente, essa è anche simboleggiata dall’eventuale offerta di altri beni materiali. Da notare che tale simbolismo diviene efficace solo quando il pane e il vino, al momento di essere messi sull’altare, non sono presentati a Dio solamente, ma sono veramente offerti in spirito sacrificale. In altre parole, i suddetti doni sono consacrati a Dio.
3° - L’offertorio romano, con numerose preghiere, evidenzia il carattere propiziatorio del sacrificio.
Questi tre elementi sono scomparsi dal nuovo offertorio, rimpiazzati da una semplice “preparazione delle offerte” o “presentazione dei doni”, che corrispondono ad un concetto dell’offertorio fondamentalmente diverso da quello di san Pio V.
Inoltre, sono state soppresse o attenuate diverse espressioni di altri principii che distinguono la dottrina cattolica dal protestantesimo. L’allusione alla caduta dei nostri progenitori è stata eliminata. Le invocazioni alla Madonna, agli angeli e ai santi, scomparse.
Tutto ciò risulta più evidente confrontando l’offertorio di san Pio V con quello del N.O.:

1° La preghiera Suscipe Sancte Pater, tradizionalmente recitata dal celebrante nel corso dell’offerta del pane, non compare più nella nuova messa;
2° Nel nuovo “Ordo”, è scomparsa anche la preghiera del messale romano Offerimus Tibi Domine, con la quale si offre il vino;
3° Queste due preghiere dell’offerta del pane e del vino sono state sostituite dalle seguenti:
“Benedetto sei tu, Signore, Dio dell’universo: dalla tua bontà abbiamo ricevuto questo pane, frutto della terra e del lavoro dell’uomo; lo presentiamo a te perché diventi per noi cibo di vita eterna”.
L’offerta del vino: Benedetto sei tu, Signore, Dio dell’universo: dalla tua bontà abbiamo ricevuto questo pane, frutto della vite e del lavoro dell’uomo; lo presentiamo a te perché diventi per noi bevanda di salvezza”.
NOTA che in queste preghiere NON c’è alcun riferimento alla vera vittima: Gesù Cristo; all’offerta dei doni per noi e per i nostri peccati; al CARATTERE PROPIZIATORIO DELL’OBLAZIONE; al sacerdozio gerarchico del celebrante; al principio per cui il sacrificio dev’essere accettato da Dio affinché gli sia gradito. Al contrario, le espressioni “perché diventi per noi cibo di vita eterna” e “perché diventi per noi bevanda di salvezza”, insinuano che il vero ed essenziale scopo della messa sia il nostro nutrimento spirituale, tesi questa che, si accosta ad una delle eresie condannate dal Concilio di Trento.

Mi dispiace aver affrontato un tema così delicato in poche righe, ma sono sicuro che partecipando ad una Messa V.O. ti renderai conto delle differenze sostanziali, ed inizierai anche un pò a capire le motivazioni della FSSPX che non sono dettate da poca umiltà (come qualcuno dice) ma da questioni di FEDE.
Cordialmente

mic ha detto...

Caterina grazie,
ho salvato le immagini per la nostra galleria, che renderemo visibile sul sito al più presto :)

Caterina63 ha detto...

(prego, mic!)

rileggevo questa intervista del card. Arinze a Radio Vaticana il 17 febbraio 2006:


E poi sul modo di ricevere la Santa Comunione: si dà al Cammino Neocatecumenale un periodo di transizione, non più di due anni, per passare dal modo invalso nelle loro comunità di ricevere la Comunione, per esempio, seduti, con l’uso una mensa addobbata posta al centro della chiesa, invece dell’altare dedicato; passare da questo al modo normale per tutta la Chiesa di ricevere la Santa Comunione.
Ciò significa che il Cammino Neocatecumenale deve camminare verso il modo previsto nei libri liturgici per la distribuzione del Corpo e del Sangue di Cristo. Infine, il Cammino Neocatecumenale deve utilizzare anche le altre preghiere eucaristiche contenute nel messale e non solo la seconda preghiera eucaristica. La sintesi di tutto questo è che il Cammino, nella celebrazione della Santa Messa, seguirà i libri liturgici approvati, tenendo conto delle specificazioni appena pronunciate. Questa è la lettera.

************************

analisi, dice il card. Arinze:


- per esempio, seduti, con l’uso una mensa addobbata posta al centro della chiesa, invece dell’altare dedicato; passare da questo al modo normale per tutta la Chiesa di ricevere la Santa Comunione

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NON CHIAMA ALTARE, MA MENSA ADDOBBATA......posta al centro della Chiesa CON L'INVITO A PASSARE ALL'ALTARE DEDICATO e dice: passare da modo a quello normale....
è stato fatto?
^__^

dice infine:

- che la sintesi della lettera famosa è UN RITORNO AD UNA LITURGIA NORMALE....oseremo dire QUELLA CHE STA FACENDO IL PAPA....quelle Messe ben fatte nelle nostre Parrocchie...
^___^

è stato fatto?

Caterina63 ha detto...

Altra curiosità........

DISCORSO DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI
ALLA COMUNITÀ DEL CAMMINO NEOCATECUMENALE

Aula Paolo VI
Giovedì, 12 gennaio 2006

[...] Proprio per aiutare il Cammino Neocatecumenale a rendere ancor più incisiva la propria azione evangelizzatrice in comunione con tutto il Popolo di Dio, di recente la Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti vi ha impartito a mio nome alcune norme concernenti la Celebrazione eucaristica [...] Grazie all'adesione fedele ad ogni direttiva della Chiesa, voi renderete ancor più efficace il vostro apostolato in sintonia e comunione piena con il Papa e i Pastori di ogni Diocesi.

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questo passo viene usato dal CN per sostenere il sostegno del Papa ed è in parte vero, nessuno può negarlo e dirò di più èanche giusto che sia così....il Papa non è stato messo li per dividere ma per unire.....^___^CONFERMARE e poi certamente LEGARE E SCIOGLIERE....
ma infatti, contrariamente all'uso che i NC fanno di queste parole il Papa sta proprio dicendo qualcosa di importante per l'unità....

Per essere UNA COSA SOLA ABBIAMO BISOGNO DI UNA SOLA LITURGIA....(altrimenti perchè dovremo essere ancora divisi con gli Ortodossi? entrambi crediamo nella presenza reale^__^) il Papa in queste parole sta invitando i NC A CELEBRARE UN UNICA MESSA NON SU MENSE ADDOBBATE, MA SU ALTARI DEDICATI E COME VIENE INSEGNATO NELLA CHIESA......solo così ci potrà essere vera comunione, non basta l'approvazione degli Statuti infatti, occorre molto di più, occore NON INVENTARSI alcuna liturgia tanto meno le mense....
Se è appunto l'Eucarestia che ci lega e qui giustamente il Papa elogia il CN.....quindi celebriamola allo stesso modo, se no sembreremo due chiese diverse...
Questo ha detto il Papa in quelle poche righe.....

^__^

mic ha detto...

Cara Caterina,

come la mettiamo con questa intervista rilasciata da Kiko il 13 scorso?

“Noi l’abbiamo finora sempre fatta da seduti, e non per disprezzo – ha affermato - ma perché per noi è sempre stato molto importante comunicarsi anche con il Sangue. Nelle comunità portiamo avanti infatti una catechesi basata sulla Pasqua ebrea, con il pane azzimo a significare la schiavitù e l’uscita dall’Egitto e la coppa del vino a significare la Terra promessa”. E qui, aprendo una lunga parentesi, l’iniziatore ha riassunto la sua catechesi sull’ultima cena, sul pane e sul vino: “Quando nelle cena della Pasqua ebraica si scopre il pane si parla di schiavitù, quando si parla della Terra promessa scoprono il calice, la quarta coppa. In mezzo a questi due momenti c’è una cena, quella nel corso della quale Gesù disse “Questo è il mio Corpo” (a significare la rottura della schiavitù dell’uomo all’egoismo e al demonio) e “Questo è il mio Sangue” (a significare la realizzazione di un nuovo esodo per tutta l’umanità). Più tardi – ha continuato Kiko – i cristiani toglieranno la cena e metteranno insieme il pane e il vino [ma che diamine sta dicendo?]. Ora, nel Cammino abbiamo molta gente lontana dalla Chiesa, non catechizzata, e nei segni del pane azzimo (la frazione del pane) e del vino noi diamo visibilità a quei significati”. “Abbiamo scelto di fare la comunione seduti – ha affermato Kiko avvicinandosi al cuore della questione - soprattutto per evitare che si versasse per terra il Sangue di Cristo. La nostra paura era che se si versasse il Vino per terra: se fosse successo per tre volte, saremmo stati denunciati e ce la avrebbero vietata”. Invece, con il fedele seduto, questi ha il tempo – ha spiegato Kiko - di “accogliere il Calice con tutta calma e senza movimenti bruschi, di portarlo alla bocca, di comunicarsi con tranquillità e in modo solenne”. “Seduti come seduto era anche Gesù”, ha specificato Carmen alla sua destra. Dal canto suo padre Mario Pezzi rilevava che la decisione originaria di comunicarsi seduti era stata presa di comune accordo con la Congregazione per il Culto Divino e con il cardinal Mayer, prefetto fra il 1984 e il 1988."

erano presemnti un cardinale (non so quanti sacerdoti) tra i giornalisti o altri ci sarà stato qualche cattolico...

Che dire?

Caterina63 ha detto...

Sacrosanctum Concilium

n. 4 - Il sacro concilio, in fedele ossequio alla tradizione, dichiara che la santa madre Chiesa considera su una stessa base di diritto e di onore tutti i riti legittimamente riconosciuti, e vuole che in avvenire essi siano conservati e in ogni modo incrementati

n. 36, 1 - L'uso della lingua latina, salvo diritti particolari, sia conservata nei riti latini.

n. 54 - Si abbia cura che i fedeli sappiano recitare e cantare insieme, anche in lingua latina, le parti dell'Ordinario (della messa), che loro spettano.

n. 116 - La Chiesa riconosce il canto gregoriano come canto proprio della liturgia romana, perciò nelle azioni liturgiche, a parità di condizioni, gli si riservi il posto principale.


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Non ho mai capito perchè si citi la Sacrosanctum Concilium solo per quel che fa comodo e lo si ignora quando dice queste cose....
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Caterina63 ha detto...

BENEDETTO XVI NON VUOLE LA MESSA NC....
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Al dott. Heinz-Lothar Barth, 23 giugno 2003

Caro dottor Barth,
la ringrazio cordialmente per la sua lettera del 6 aprile cui trovo il tempo di rispondere solo ora. Lei mi chiede di attivarmi per una più ampia disponibilità del rito romano antico. In effetti, lei sa da sé che non sono sordo a tale richiesta. Nel contempo, il mio lavoro a favore di questa causa è ben noto.

Al quesito se la Santa Sede «riammetterà l’antico rito ovunque e senza restrizioni», come lei desidera e ha udito mormorare, non si può rispondere semplicemente o fornire conferma senza qualche fatica. È ancora troppo grande l’avversione di molti cattolici, insinuata in essi per molti anni, contro la liturgia tradizionale che con sdegno chiamano «preconciliare». E si dovrebbe fare i conti con la considerevole resistenza da parte di molti vescovi contro una riammissione generale.
Diverso è tuttavia pensare a una riammissione limitata. La stessa domanda verso l’antica liturgia è limitata.

So che il suo valore, naturalmente, non dipende dalla domanda nei suoi confronti, ma la questione del numero di sacerdoti e laici interessati, ciononostante, gioca un certo ruolo. Oltre a ciò, una tale misura, a soli 30 anni dalla riforma liturgica di Paolo VI, può essere attuata solo per gradi. Qualunque ulteriore fretta non sarebbe di sicuro buona cosa.

Credo tuttavia, che a lungo termine la Chiesa romana deve avere di nuovo un solo rito romano. L’esistenza di due riti ufficiali per I vescovi e per i preti è difficile da «gestire» in pratica. Il rito romano del futuro dovrebbe essere uno solo, celebrato in latino o in vernacolo, ma completamente nella tradizione del rito che è stato tramandato.
Esso potrebbe assumere qualche elemento nuovo che si è sperimentato valido, come le nuove feste, alcuni nuovi prefazi della Messa, un lezionario esteso – più scelta di prima, ma non troppa –, una «oratio fidelium», cioè una litania fissa di intercessioni che segue gli Oremus prima dell’offertorio dove aveva prima la sua collocazione.

Caro dott. Barth, se lei si impegnerà a lavorare per la causa della liturgia in questa maniera», sicuramente non si troverà solo, e preparerà «l’opinione pubblica ecclesiale» a eventuali misure in favore di un uso esteso dei libri liturgici di prima. Tuttavia bisogna essere attenti a non risvegliare aspettative troppo alte o massimali tra i fedeli tradizionali.

Colgo l’occasione per ringraziarla del suo apprezzabile impegno per la liturgia della Chiesa romana nei suoi libri e nelle sue lezioni, anche se qua e là desidererei ancora più carità e comprensione verso il magistero del papa e dei vescovi. Possa il seme da lei seminato germinare e portare molto frutto per la rinnovata vita della Chiesa la cui «sorgente e culmine», davvero il suo vero cuore, è e deve rimanere la liturgia.
Con piacere le impartisco la benedizione che lei ha domandato.

Saluti sinceri.

+ Joseph Cardinal Ratzinger

http://www.ratzinger.it/modules.php?name=News&file=article&sid=238

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4 anni dopo, l'allora card. Ratzinger divenuto Sommo Pontefice, manteneva la sua promessa a questa lettera firmando il MP Summorum Pontificum sulla liberalizzazione dell'antico Rito dando così il via ad una VERA BONIFICA sulla Liturgia....e di conseguenza il Papa NON può oggi aver cambiato idea nè dunque sostenere l'inesistente rito NC....^___^

Benedetto XVI ci ha detto specificatamente cosa vuole come autentica Liturgia e questa NON corrisponde a quella insegna dal CN

Caterina63 ha detto...

Scriveva Giovanni Paolo II nella enciclica, Ecclesia de Eucharistia, al n. 52:
"Occorre purtroppo lamentare che, soprattutto a partire dagli anni della riforma liturgica post-conciliare, per un malinteso senso di creatività e di adattamento, non sono mancati abusi , che sono stati motivo di sofferenza per molti. (…). Anche nei nostri tempi, l'obbedienza dovrebbe essere riscoperta e valorizzata come riflesso e testimonianza della Chiesa una e universale (…).

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le stesse parole ha usato Benedetto XVI nel MP Summorum Pontificum per denunciare questa CREATIVITA' liturgica come se si andasse appunto alla ricerca di qualcosa di NUOVO PER RENDERE LA MESSA PIACEVOLE...

Per rafforzare le denunce fatte il Papa allora chiese una riunione fra i Dicasteri competenti per sottolineare quali fossero questi abusi e di sottolineare le Norme VALIDE PER TUTTI per evitarli....

Nasce così "l'Istruzione" redatta solo in latino per gli addetti ai lavori, ossia I VESCOVI CUSTODI E PASTORI DELLA TRADIZIONE...
Anche se in latino qualcosa è giunta anche a noi ^___^
l'Istruzione dal titolo latino: Pignus redemptionis ("La testimonianza della redenzione"), si apre con una "Premessa" e si chiude con una "Conclusione" e con un'"Appendice" ("Carta dei diritti dei fedeli circa l'Eucarestia").

In mezzo, 9 capitoli. In tutto 200 paragrafi per segnalare 37 abusi contro la liturgia. 310 le note al documento, dove il Codice di Diritto Canonico è presente con 57 citazioni, il Missale romanum (editio typica tertia, presentata il 18 marzo del 2002) vi si incontra 79 volte e 44 volte la Ecclesia de Eucharistia.
Abusi per la verità già noti, rintracciabili nel Codice, nell'introduzione del Missale, in altri documenti e pronunciamenti della Congregazione per il Culto Divino, ma ora illustrati sistematicamente nel documento ed elencati puntualmente nel capitolo 9...

Con l'aggiunta però di un'ulteriore serie di norme. Per esempio si deve evitare l'espressione "ospitalità eucaristica", "teologicamente carente di significato", il capitolo VIII - "L'ecumenismo in relazione alla Santissima Eucarestia" - agli abusi che si commettono appunto in campo ecumenico: ammissione di non cattolici ai sacramenti, concelebrazione fra preti cattolici e pastori protestanti, manipolazione dei "sacri vasi" e "vesti liturgiche cattoliche" da parte di appartenenti a comunità non in piena comunione con la Sede apostolica, celebrazioni liturgiche compiute da donne (nel testo in latino del documento "frauenliturgien")...

È anche proibito usare (cap. II sulla "retta celebrazione della Santa Messa", n. 31) il termine "concelebrazione" se si intende un atto liturgico compiuto da sacerdoti e fedeli insieme. In questa direzione, neanche "assemblea celebrante" è un'espressione consigliabile (n. 34).

I sacerdoti non devono "mai sentirsi in obbligo di chiamare all'ufficio dei chierichetti...le fanciulle" (n. 40), infatti la concessione delle chierichette nasce da una NECESSITA' là dove non vi fossero numeri adeguati di bambini, e tale scelta è lasciata AL VESCOVO E NON AL SACERDOTE PARROCO...ma a quanto pare ognuno continua a fare come gli pare....

Capitolo IX: COME PROCEDERE CONTRO GLI ABUSI VERSO LA SANTISSIMA EUCARESTIA

[181.] Ove si compia un abuso nella celebrazione della sacra Liturgia, si compie un'autentica falsificazione della liturgia cattolica. Scrisse, infatti, S. Tommaso: "Compie errore di falsificazione colui che, da parte della Chiesa, rende culto a Dio contro il modo istituito per divina autorità dalla stessa Chiesa e contro la consuetudine nella Chiesa" (295). Pertanto la Chiesa ha il diritto di riconoscere gli abusi e di curarli, affinché un rinnovamento si compia in loro luogo.

[182.] Tra i vari abusi ci sono quelli che oggettivamente rappresentano i delitti più gravi o atti gravi, e parimenti altri che sono anch'essi da evitare e da correggere con zelo. Tra tutti quelli che sono trattati nel Capitolo I di questa Istruzione si deve rivolgere attenzione particolare a quanto qui di seguito viene elencato.

1. I delitti più gravi

[183.] Sono da trattare i delitti più gravi contro la santità del Santissimo Sacrificio dell'Eucarestia a partire dalle "Norme sui più gravi delitti riservati alla Congregazione per la Dottrina della Fede" (296), cioè:
a) La sottrazione e l'occultazione per un fine spregevole delle specie consacrate.
b) L'attentato alla liturgia del Sacrificio eucaristico o la simulazione di essa.
c) La concelebrazione del Sacrificio eucaristico insieme con ministri di Comunità ecclesiali che non hanno la successione apostolica, né riconoscono la dignità sacramentale dell'ordinazione sacerdotale.
d) la consacrazione per un fine sacrilego di una delle due specie senza l'altra in una celebrazione eucaristica o anche di ambedue fuori di una celebrazione eucaristica.

2. Gli atti gravi

[184.] Sebbene il giudizio sulla gravità dell'atto si deve fare secondo la comune dottrina della Chiesa e le norme da essa stabilite, tra gli atti gravi sono sempre oggettivamente da includere quelli che seguono:
a) l'uso di una preghiera eucaristica non approvata dalla Sede Apostolica o il deliberato cambiamento, da parte del sacerdote celebrante, delle parole della preghiera eucaristica approvata;
b) ammettere da parte del sacerdote celebrante un diacono o un fedele laico a pronunciare le parole della preghiera eucaristica;
c) la consacrazione, per urgente e anche estrema necessità, di una delle due specie senza l'altra o anche di ambedue fuori della celebrazione eucaristica;
d) l'uso di pane e vino per celebrare l'Eucarestia, che non rispondano fedelmente alle norme della Chiesa, così che ci sia il dubbio sulla validità del Sacramento o che sia offesa la sua dignità ;
e) celebrare l'Eucarestia in un tempio o in un luogo sacro di qualunque religione non cristiana;
f) la conservazione del Santissimo Sacramento in un luogo che non sia sottoposto all'autorità certa del Vescovo diocesano o dove esista un pericolo di profanazione o in un luogo indegno;
g) L'esposizione del Santissimo Sacramento, anche per brevissimo tempo, senza custodia;

[185.] Sono da annoverare come altrettanto gravi i casi seguenti:
a) cambiare le letture bibliche prescritte con altri testi non biblici, soprattutto se provengono da altre religioni;

b) introdurre nella Santa Messa e parimenti nelle altre celebrazioni della sacra Liturgia un simbolo o professione di fede, non presente nei libri liturgici regolarmente approvati;
c) introdurre nella celebrazione della santa Messa elementi desunti dai riti della religione ebraica o di altre religioni;
d) l'amministrazione della prima Comunione senza la previa confessione e assoluzione sacramentale;
e) la negazione della sacra Comunione a un cattolico, battezzato e senza impedimenti giuridici, per la futile ragione che egli, per esempio, voglia accostarsi all'Eucarestia stando in ginocchio o voglia riceverla con bocca ;
f) il fatto che un laico faccia l'omelia all'interno della celebrazione della santa Messa;
g) la sostituzione della celebrazione della santa Messa nel giorno di domenica, con un'altra celebrazione, senza grave necessità e senza il permesso del Vescovo diocesano;
h) la predicazione dell'omelia o l'assunzione nella sacra Liturgia di qualsiasi compito, ufficio o qualunque esercizio legato alla potestà dell'ordine, da parte di un chierico che sia stato privato dello stato clericale a norma di diritto, fatte salve le disposizioni del can. 1335;
i) il fatto che cattolici, anche se fisicamente o moralmente impediti ad accedere a un ministro cattolico, ricevano la Comunione presso una Comunità, che non abbia il valido sacramento dell'Ordine;
l) l'ammissione ai sacramenti dei non cattolici contro le disposizioni della Chiesa;
m) l'ammissione in chiese o in altri luoghi sacri della Chiesa latina durante la celebrazione della santa Messa, di persone, sia uomini che donne, e di Comunità ecclesiali, non in piena comunione con la Sede Apostolica e senza ordini validi, che indossano paramenti liturgici secondo la tradizione cattolica;
n) l'ammissione all'uso dei vasi sacri e dei paramenti liturgici cattolici, di comunità ecclesiali che non sono in piena comunione con la Sede Apostolica e non hanno ordini validi;
o) permettere che dentro una chiesa o un oratorio di rito cattolico latino, vengano conservate le particole di pane provenienti da riti eucaristici di cui non sia accertata la celebrazione compiuta da un ministro di una Chiesa particolare o di una comunità ecclesiale in piena comunione con la Chiesa cattolica;
p) ammettere o frequentare assemblee, comunemente chiamate "Frauenliturgien", compiute senza i libri liturgici approvati;

3. Gli altri abusi

[186.] Tra gli abusi da evitare e da correggere con zelo, sono, inoltre da annoverare:
a) la frazione dell'ostia da parte del sacerdote nel momento della consacrazione nella celebrazione della santa Messa;
b) affidare a un laico il compito della frazione del pane nella celebrazione della santa Messa;
c) Omettere o cambiare i testi biblici prescritti a proprio arbitrio;
d) trattare nell'omelia della santa Messa argomenti alieni dal mistero della celebrazione liturgica e soprattutto argomenti politici o profani;
e) rifiutare di far celebrare o concelebrare l'Eucarestia ad un sacerdote fornito dei permessi di rito o comunque non inibito;
f) celebrare l'Eucarestia, senza espressa licenza dell'Ordinario del luogo, nel tempio di qualche Chiesa o di qualche comunità ecclesiale non avente piena comunione con la Chiesa cattolica;
g) usare per la celebrazione della Messa o per conservare le sacre specie, vasi sacri che non siano strettamente confacenti a norma di tradizione e di libri liturgici, soprattutto se di metallo, di facile deterioramento, o di vetro, di argilla, di creta o di altri materiali non solidi o realmente non nobili secondo la comune valutazione del luogo;
h) celebrare la santa Messa senza i paramenti prescritti dai libri liturgici;
i) l'amministrazione della prima Comunione a bambini o da parte di un non sacerdote o fuori dalla celebrazione della Messa;
j) negare, senza validi motivi, ai fedeli l'adorazione del santissimo Sacramento fuori della Messa;
k) affidare la distribuzione della santa Comunione a fedeli laici senza una grave e urgente necessità;
l) ammettere all'uso degli altari cattolici Comunità ecclesiali non in piena comunione con la Sede Apostolica e senza gli ordini validi;

[187.] Le cose esposte in questo capitolo come in tutta questa Istruzione, come è evidente, non riportano tutte le violazioni contro la Chiesa e la sua disciplina, contemplate dai canoni, dalle leggi liturgiche e dalle altre norme della Chiesa, secondo la dottrina del Magistero e la sana tradizione. Qualora si sia compiuto qualche errore, esso dovrà essere corretto a norma di diritto.



[189.] "Dovendo conservare l'unità di tutta la Chiesa, il Vescovo è tenuto a promuovere una comune disciplina per tutta la Chiesa e perciò a stimolare l'osservanza di tutte le leggi ecclesiastiche. Vigili affinché non si insinuino abusi nella disciplina ecclesiastica, soprattutto nel ministero della Parola, la celebrazione dei sacramenti e dei sacramentali, il culto di Dio e dei Santi" (299).


[198.] Tutti offrano il dovuto rispetto a coloro che denunciano l'abuso, e si astengano del tutto da parole che possano nuocere alla buona reputazione dei denuncianti. Infatti "a nessuno si può ledere ingiustificatamente la buona fama di cui gode" (304). Piuttosto si indaghi in modo retto e con zelo sulla vicenda, nello spirito della giustizia secondo il Vangelo di Cristo.


Note

295) S. THOMAS AQUINAS, Summa Theol., II, 2, q. 93, a. 1.
296) Cf. IOANNES PAULUS Pp. II, Litt. Ap. Motu proprio datae, Sacramentorum sanctitatis tutela, diei 30 Aprilis 2001: AAS 93 (2001) pp. 737-739; CONGR. PRO DOCTRINA FIDEI, Ep. Ad totius Catholicae Ecclesiae Episcopos aliosque Ordinarios et Hierarcas quorum interest: de delictis gravioribus eidem Congregationi pro Doctrina Fidei reservatis: AAS 93 (2001) p. 786
297) CODEX IURIS CANONICI, can. 387.
298) CODEX IURIS CANONICI, can. 838 par. 4.
299) CODEX IURIS CANONICI, can. 392.
300) Cf. IOANNES PAULUS Pp. II, Const. Ap., Pastor bonus, n. 52: AAS 80 (1988) p. 874.
301) CODEX IURIS CANONICI, can. 364, n. 1.
302) CODEX IURIS CANONICI, can. 1417 par. 1.
303) Cf. CONC. OECUM: VAT: II, Const. Dogm. De ecclesia, Lumen gentium, n. 22; IOANNES PAULUS Pp. II, Litt. Ap. Motu proprio datae, Apostolos suos, diei 21 Maii 1988, n. 9: AAS 90 (1998) p. 647; CODEX IURIS CANONICI, can.331.
304) CODEX IURIS CANONICI, can. 220.

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Faccio riosservare un divieto definito ABUSO E GRAVE:


[185.] Sono da annoverare come altrettanto gravi i casi seguenti:


b) introdurre nella Santa Messa e parimenti nelle altre celebrazioni della sacra Liturgia un simbolo o professione di fede, non presente nei libri liturgici regolarmente approvati;

c) introdurre nella celebrazione della santa Messa elementi desunti dai riti della religione ebraica o di altre religioni;

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a buon intenditor poche parole bastano....

Caterina63 ha detto...

il finale del documento sopra:


6. Le denunce riguardo agli abusi nella Liturgia

[196.] In modo assai particolare, certamente tutti, secondo le possibilità, si adoperino affinché il santissimo Sacramento dell'Eucarestia sia difeso da ogni atto irriverente e da ogni profanazione e affinché tutti gli abusi siano corretti interamente. Questo importantissimo compito riguarda tutti e ciascuno, al di là di ogni considerazione delle persone.

[197.] Qualsiasi cattolico - sacerdote, diacono, laico cristiano, ha il diritto di esporre denuncia su un abuso liturgico presso il Vescovo diocesano o presso il Pastore a lui equiparato secondo diritto, o presso la Sede Apostolica a motivo del primato del Pontefice romano (302), che in virtù del suo ufficio gode nella Chiesa di suprema, piena, immediata, universale e ordinaria potestà che ha facoltà di esercitare sempre liberamente (303). Conviene tuttavia che, per quanto possibile, si esponga la denuncia prima di tutto al Vescovo diocesano.

[198.] Tutti offrano il dovuto rispetto a coloro che denunciano l'abuso, e si astengano del tutto da parole che possano nuocere alla buona reputazione dei denuncianti. Infatti "a nessuno si può ledere ingiustificatamente la buona fama di cui gode" (304). Piuttosto si indaghi in modo retto e con zelo sulla vicenda, nello spirito della giustizia secondo il Vangelo di Cristo.

Caterina63 ha detto...

[Sacrosanctum Concilium 22 § 3]
“Di conseguenza assolutamente nessun altro, anche se Sacerdote, osi, di sua iniziativa,
aggiungere, togliere, o mutare alcunchè in materia liturgica”.

[Ecclesia DE Eucharestia N.52] ENCICLICA ( Il Papa Giovanni Paolo II )
“Sento il dovere di fare un caldo appello perché, nella Celebrazione Eucaristica, le norme liturgiche
siano osservate con grande fedeltà…La Liturgia non è mai proprietà privata di qualcuno,
né del Celebrante, né della comunità nella quale si celebrano i Misteri…
A nessuno è concesso di sottovalutare il Mistero affidato alle nostre mani: esso è troppo grande
perché qualcuno possa permettersi di trattarlo con arbitrio personale!…”

[Redemptionis Sacramentum N.5 2004]
“L’osservanza delle norme emanate dall’autorità della Chiesa esige conformità di pensiero
e parola, degli atti esterni e della disposizione d’animo.
[ N. 7] Gli abusi non di rado si radicano in un falso concetto di libertà. Dio, però, ci concede in Cristo
non quella illusoria libertà in base alla quale facciamo tutto ciò che vogliamo, ma la libertà,
per mezzo della quale possiamo fare ciò che è degno e giusto… Da ciò la necessità che tutti
si conformino agli ordinamenti stabiliti dalla legittima autorità ecclesiastica."

[184] “Ogni cattolico, sia Sacerdote sia Diacono sia Fedele Laico, ha il diritto di sporgere
querela su un abuso liturgico presso il Vescovo diocesano.. o alla Sede Apostolica
in virtù del primato del Romano Pontefice.
E’ bene che la segnalazione o la querela sia presentata…sempre con spirito di verità e carità”.

[Il Presbitero.. Ministro dei Sacramenti.. N.2]
Il Presbitero [il Sacerdote!] ha la missione di promuovere il Culto della presenza Eucaristica,
anche fuori della celebrazione della Messa,
impegnandosi a fare della propria chiesa una “casa di preghiera” cristiana”.
• E’ necessario inanzitutto che i fedeli conoscano con profondità le condizioni .
• Allo stesso modo è importante favorire la loro devozione per Cristo
che li aspetta amorosamente nel Tabernacolo.
Un modo semplice ed efficace di fare catechesi eucaristica
è la stessa cura materiale di tutti ciò che si riferisce alla chiesa e, in particolare all’altare
e al Tabernacolo: pulizie e decoro, dignità dei paramenti e dei vasi sacri,
cura nella celebrazione delle cerimonie liturgiche, pratica fedele della genuflessione,ecc.
[La lampada accesa, il conopeo, i fiori, le luci, le tovaglie pulite…]…

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mi chiedo chi e quando si leggono queste NORME E LE SI APPLICHINO ALLA LETTERA....

Caterina63 ha detto...

SEMPRE DAI DOCUMENTI LEGISLATIVI DELLA CHIESA

[IN.D. N.9 03.04.1980]
La Comunione Eucaristica.
“La Comunione è un dono del Signore, che viene dato ai fedeli per mezzo del ministro a ciò deputato.
Non è ammesso che i fedeli prendano essi stessi il Pane Consacrato e il Sacro Calice,
e tanto meno che li facciano passare dall’uno all’altro”. (1)


[Redemptionis Ssacramentum N.94 25.03. 2004]
“Non è consentito ai fedeli di “prendere da sé e tanto meno passarsi tra loro di mano in mano”
la Sacra Ostia o il Sacro Calice.
In merito, inoltre, va rimosso l’abuso che gli Sposi durante la Messa nuziale
si distribuiscano in modo reciproco la S. Comunione”.



[R.S. N.104 25.03. 2004]
“Non si permetta al comunicando di intingere da sé l’Ostia nel Calice,
né di ricevere in mano l’Ostia intinta”.

(1) Questo, di fare self-service al momento della Comunione del Pane Consacrato,
è un gravissimo abuso e grave oltraggio al Salvatore, contravvenendo apertamente
al Rito Divino di Gesù e della Sua Chiesa Apostolica.
Gravissima poi è la responsabilità del Sacerdote quando lo impone ai fedeli.
Questa profanazione e “disprezzo” dura già da 25 anni in molte comunità religiose e parrocchiali,
nei gruppi, negli esercizi spirituali, ritiri… L’ultimo Documento sull’Eucaristia (qui sopra riportato),
ancora richiama questo abuso, ma molti ancora continuano noncuranti “gli oltraggi”…
No, fratelli, non offendiamo più Gesù!…
LA REGOLA DIVINA NON PUO’ MAI ESSERE CAMBIATA DA NESSUNO! (R.S. N.10)
Il Sacerdote celebra in Persona Christi, e come potrà fare diversamente
da come ha fatto Gesù? Di quel “Gesù, che è lo stesso ieri, oggi e sempre!”? (Ebr.13,8).

Caterina63 ha detto...

[103.] Le norme del Messale Romano ammettono il principio che, nei casi in cui la Comunione è distribuita sotto le due specie, «il Sangue di Cristo può essere bevuto direttamente al calice, per intinzione, con la cannuccia o con il cucchiaino».[191] Quanto all’amministrazione della Comunione ai fedeli laici, i Vescovi possono escludere la modalità della Comunione con la cannuccia o il cucchiaino, laddove non sia uso locale, rimanendo comunque sempre vigente la possibilità di amministrare la Comunione per intinzione. Se però si usa questa modalità, si ricorra ad ostie che non siano né troppo sottili, né troppo piccole e il comunicando riceva dal Sacerdote il Sacramento soltanto in bocca.[192]

ISTRUZIONE

Redemptionis sacramentum

su alcune cose che si devono osservare ed evitare
circa la Santissima Eucaristia



http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/ccdds/documents/rc_con_ccdds_doc_20040423_redemptionis-sacramentum_it.html#Capitolo%20IV

Caterina63 ha detto...

L'OBBLIGO MORALE ED ECCLESIALE DELLA FORMULAZIONE DEL CREDO....

F. La professione di fede



29. Il Simbolo o professione di fede, da dirsi secondo le rubriche, nella celebrazione della Messa ha lo scopo di suscitare nell'assemblea riunita una risposta di assenso alla parola di Dio ascoltata nelle letture e nell'omelia, e di richiamare alla mente la "regola della fede", nella forma approvata dalla Chiesa, prima di dare inizio alla celebrazione del mistero della fede nell'Eucaristia58.

44. Il Simbolo deve esser recitato dal sacerdote insieme con il popolo nelle domeniche e nelle solennità; si può dire anche in particolari celebrazioni più solenni. Se viene cantato, si canti normalmente da tutti o a cori alterni.

(Prenotanda Libri Liturgici:
http://www.maranatha.it/Praenotanda/bk05page.htm )

ma esiste qualcuno che NON dice il Credo DURANTE LA MESSA VESPERTINA....la quale equivalendo per la Domenica, il Credo va detto essendo giorno festivo, ossia LA FESTA PER ECCELLENZA, QUELLA DELLA DOMENICA: GIORNO DEL SIGNORE...