venerdì 10 dicembre 2010

La Liturgia all'inizio dell'Opera Omnia di Joseph Ratzinger

Traggo dall'Osservatore Romano di oggi stralci dell'intervento tenuto al Palazzo Ducale di Genova dal card Bagnasco in occasione della presentazione dell'undicesimo volume dell'Opera omnia di Joseph Ratzinger Teologia della liturgia. La fondazione sacramentale dell'esistenza cristiana (Libreria Editrice Vaticana, 2010, pagine 849, euro 55).

[...] Potrebbe però sorprendere non poco il fatto che il primo volume pubblicato raccolga gli studi sulla liturgia: perché un grande teologo si occupa di liturgia? Non vi sono forse temi più rilevanti e meritevoli di interesse?

A questi interrogativi risponde lo stesso Benedetto XVI nella prefazione al volume Teologia della liturgia. Partire dalla liturgia, in continuità con l'ordine cronologico delle costituzioni del concilio Vaticano II, significa mettere "in luce il primato di Dio, la priorità assoluta del tema "Dio"" (p. 5). Non possiamo non notare la sintonia di Papa Benedetto con le parole pronunciate da Paolo VI alla chiusura del secondo periodo del concilio, mentre annunciava la promulgazione della costituzione Sacrosanctum concilium: "Noi vi ravvisiamo l'ossequio alla scala dei valori e dei doveri: Dio al primo posto; la preghiera prima nostra obbligazione; la liturgia prima fonte della vita divina a noi comunicata, prima scuola della nostra vita spirituale, primo dono che noi possiamo fare al popolo cristiano, con noi credente e orante, e primo invito al mondo, perché sciolga in preghiera beata e verace la muta sua lingua e senta l'ineffabile potenza rigeneratrice del cantare con noi le lodi divine e le speranze umane, per Cristo Signore e nello Spirito Santo". [La SC, di fatto, corrisponde a queste parole, mentre la Riforma liturgica successiva è andata molto oltre]

Comprendiamo bene allora che occuparsi di liturgia non significa dimenticare le difficoltà che la fede cristiana incontra oggi, al contrario è alta testimonianza di ciò che costituisce il cuore della fede cristiana. [...] Scrive [Benedetto XVI]nell'introduzione al volume che stiamo presentando: "La materia che scelsi fu la teologia fondamentale, perché prima di tutto volevo andare al fondo della domanda: perché noi crediamo? Ma in questa domanda fin dall'inizio era compresa intrinsecamente l'altra domanda, quella della giusta risposta da dare a Dio e quindi la domanda circa il culto divino. A partire da qui vanno compresi i miei lavori sulla liturgia. Il mio obiettivo non erano i problemi specifici della scienza liturgica, ma sempre l'ancoraggio della liturgia all'atto fondamentale della nostra fede e quindi anche il suo posto nell'insieme della nostra esistenza umana" (p. 6).

[...] Alla domanda "che cosa fa realmente l'uomo che celebra il culto della Chiesa, i Sacramenti di Gesù Cristo?" e perché lo fa, Ratzinger risponde: "Lo fa perché sa che, in quanto uomo, egli può incontrare Dio solo in modo umano. In modo umano però vuol dire: nella forma della comunione, della corporeità e della storicità. E lo fa perché sa che, in quanto uomo, egli non può disporre da sé quando e come e dove Dio gli si debba mostrare; sa di essere piuttosto colui che riceve, che dipende dall'autorità che gli vien data, autorità che non è lui a concedersi, ma che rappresenta il segno della libertà sovrana di Dio, il quale decide autonomamente il modo della sua presenza" (pp. 239-240).

Celebrando i sacramenti l'uomo scopre come essi siano in sintonia con la propria esperienza di uomo, con quelle particolari esperienze come la nascita, la morte, il pasto, la comunione sessuale tra uomo e donna, nelle quali si rende trasparente la realtà spirituale. Sono esperienze in cui l'uomo sperimenta che la materia e il corpo sono "fessure attraverso le quali l'eternità getta uno sguardo nel procedere uniforme della vita quotidiana" (p. 225).

L'ultima parte de Lo spirito della liturgia. Una introduzione è titolata: "La forma liturgica". In essa l'autore tratta del rito e dei riti, dei gesti, delle posizioni e degli atteggiamenti che il corpo assume nella celebrazione, della partecipazione attiva. In questo ultimo contesto è interessante notare come, riferendosi all'esercizio del corpo e alla disciplina degli sportivi richiamata dall'apostolo Paolo, Ratzinger accosti la liturgia all'allenamento. Scrive: "È un esercizio per imparare ad accogliere l'altro nella sua alterità, un allenamento all'amore, un allenamento ad accogliere il totalmente Altro, Dio, a lasciarsi plasmare ed usare da lui" (p. 167). Celebrare la liturgia è lasciarsi plasmare dal totalmente Altro, da Dio. La partecipazione alla liturgia è quindi sì attiva, ma al tempo stesso in un certo qual modo anche "passiva" o "iniziatica". Porre l'attenzione anche alla dimensione iniziatica del rito liturgico, che significa prima di tutto non la riforma che la liturgia subisce nei propri riti, ma la riforma che la liturgia promuove con i propri riti, conduce nel cuore del mistero celebrato.

È illuminante a questo proposito l'omelia pronunciata da Benedetto XVI a Colonia nella concelebrazione conclusiva della Giornata mondiale della gioventù (21 agosto 2005), dove legge il mistero dell'Eucaristia e della sua celebrazione attraverso la categoria della "trasformazione": "Facendo del pane il suo Corpo e del vino il suo Sangue, Egli (Gesù) anticipa la sua morte, l'accetta nel suo intimo e la trasforma in un'azione di amore (...). È questa la trasformazione sostanziale che si realizzò nel cenacolo e che era destinata a suscitare un processo di trasformazioni il cui termine ultimo è la trasformazione del mondo fino a quella condizione in cui Dio sarà tutto in tutti (cfr. 1 Corinzi, 15, 28)".
(©L'Osservatore Romano - 9-10 dicembre 2010)

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Constatato ancora una volta il pensiero del Papa, che riflette gli insegnamenti della Chiesa di Sempre, ci sorprenderebbe, e non poco, che lo stesso Pontefice che insegna vive e celebra i Sacri Misteri esattamente secondo il 'sensus fidei' cattolico, che è il nostro e che non ci stanchiamo di sottolineare e difendere e diffondere, approvasse la cosiddetta "Liturgia neocatecumenale", frutto delle contaminazioni introdotte da un laico, che sta tornando alla carica per vederla riconosciuta definitivamente...

9 commenti:

Mic ha detto...

Porre l'attenzione anche alla dimensione iniziatica del rito liturgico, che significa prima di tutto non la riforma che la liturgia subisce nei propri riti, ma la riforma che la liturgia promuove con i propri riti, conduce nel cuore del mistero celebrato.

la dimensione "iniziatica" qui, non è quella che il cammino attribuisce alle varie 'tappe' che ne segnano l'iter irreformabile, ma quella che scrive nello spirito del credente l'Opera del Signore che si fa Presente a chi a sua volta si fa presente con fede alla celebrazione dei Sacri Misteri e ne vive con cuore aperto e ogni buona disposizione interiore, ciò che essi compiono che, in Cristo Signore, mette in stretto contatto la terra e il Cielo.

La vera Riforma, non è quella che mani profanatrici hanno introdotto nella Liturgia, ma quella che comporta la 'trasformazione' continua del cuore -e conseguentemente anche della vita- del credente che la vive e celebra come Cristo comanda...

SFC ha detto...

quelle mani profanatrici finora l'hanno spuntata, però!

Francesco ha detto...

Mi consentirete, intanto, un'osservazione scontata e un tantito cattivella: non tutti possono permettersi il lusso di acquistare l'opera omnia di Papa Ratzinger, a costi tanto proibitivi per ciascun volume (intorno ai 50 €).
Il mondo cattolico gradirebbe che certe osservazioni sulla liturgia ( e non solo) tutte sacrosante e tutte così autorevoli venissero formalmente condensate in nuna pubblicazione più agevole ( non ultimo sotto il profilo economico) sotto forma di ulteriore motu proprio e distribuite ai fedeli.
Si chiede forse troppo?

Mic ha detto...

Caro Francesco,
certo la divulgazione risente sia dei costi che dei contenuti, che non sono propriamente divulgativi...
ma tutto quel che c'è da sapere sull'Eucaristia lo sappiamo bene anche dalle omelie, dai suoi insegnamenti, oltre che dalla Fede che abbiamo ricevuto ed agli approfondimenti personali nella preghiera e nella vita sacramentale.

Quel che sconcerta è il fatto che, a fronte di certe affermazionbi così belle e 'sapienti' e veritative, mandi ad evangelizzare (!?) chi evangelizza e celebra tutt'altro!

Emma ha detto...

Esatto Mic, è ciò che più sconcerta, perche ascoltando e leggendo parole che ti ricordano la Bellezza unica e ineguagliabile della Divina Liturgia, leggendo i documenti del Magistero, ascoltando le omelie di Benedetto XVI che sempre ci ricorda la sacralità della Liturgia, che riafferma con chiarezza che senza Sacrificio non ci sarebbe banchetto, chi lo legge e ascolta, chi lo guarda celebrare la Santa Messa si aspetta che certe liturgie sincretiste e difformi siano corrette in modo drastico e senza più attendere.
E invece no, tutto continua come prima e "meglio"=peggio di prima, non solo, chi promuove tali storture è inviato a diffonderle ovunque.
Allora dov`è la coerenza?
E lo dico con il cuore triste, molto triste.

Psyco ha detto...

E invece no, tutto continua come prima e "meglio"=peggio di prima, non solo, chi promuove tali storture è inviato a diffonderle ovunque.
Allora dov`è la coerenza?
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sarà così anche lunedì prossimo?

credo che siamo tutti in attesa della decisione del Papa.
Penso che sarebbe molto strano imporre qualcosa ad una intera C.E., se non interviene su nessun vescovo che impedisce l'applicazione del suo M.P.

se accadrà una cosa del genere, povera Chiesa!

Stefano78 ha detto...

Calma.

Le cose, come abbiamo visto in questi giorni, non sono così come potevano sembrare.

E noi stessi abbiamo creduto che "tutto fosse fatto", mentre non è "fatto" manco per niente in due punti fondamentali del Cammino di Kiko. E questo era già stato chiarito nelle analisi precedenti ma non sufficientemente considerato.

Io spero che l' "ufficialità", le pubblicazioni, le "approvazioni" siano sempre più numerose! Magari lo fossero, non ultima quella pubblicazione del direttorio! Kiko stesso inizia a fare fatica a far combaciare la sua Prassi con quello che gli si chiede!

E riguardo il Giappone, lo speranza è che il Cammino comprenda in che posto deve stare. La situazione anche in questo caso non è per nulla "conclusa" o "annunciata". Il fatto che i Vescovi debbano tornare dal Papa è assolutamente logico, visto il problema. Il Papa conosce le motivazioni dei Vescovi, ma non può conoscere il modo per arrivare ad una soluzione condivisa del problema, e da Papa deve cercarlo!

Il modo ci sarebbe: il CnC, che teoricamente è una delle modalità di attuazione di pastorale dicoesana post-battesimale, obbedisce ai vescovi e rinuncia ad attuare il suo MODO, per attuare quello dei Vescovi! Si integra nelle parrocchie, da prova di volontà di Comunione, di fede e liturgica, ecc.

Così, i Vescovi potrebbero cambiare idea, e usare NELLA VERA COMUNIONE il metodo del CnC DEGLI STATUTI, e non della "prassi".

Ma si sa: con i "se e con i ma la storia non si fa"...

Mic ha detto...

E riguardo il Giappone, lo speranza è che il Cammino comprenda in che posto deve stare.

non ne volevo parlare, in attesa più o meno serena dell'esito dell'udienza del 13 prossimo...

Ci è giunta testimonianza che lo stesso Kiko, a Porto San Giorgio ha detto che per i fatti del Giappone si profila nientemeno che uno scisma e chi ce l’ha riferito si meraviglia della assenza di perplessità circa quanto ciò sia pernicioso per l'unità della Chiesa in chi ha ascoltato queste parole.

Sarà forse la minaccia che obbligherà il Papa a rimangiarsi quel che ha detto ai vescovi? Ma chi minaccia uno scisma, non significa che di fatto già scismatico è?

Questa è la preghiera consegnata ai camminanti per l’evento del 13 dicembre prossimo.

Dio che non permetti alle potenze del male di prevalere contro la tua Chiesa, fondata sulla roccia di Pietro, per l'intercessione della santa e umile Vergine Maria sostieni il Papa Benedetto XVI e aiuta il Cammino in Giappone

Le “potenze del male” sarebbero i vescovi? Il Fondatore, il Signore Gesù non è neppure chiamato per Nome... Quali pressioni ci saranno sul Papa?

Nella stessa circostanza (PSG) Kiko ribadiva che i camminanti non hanno bisogno di direzione spirituale: sola Scriptura... e non disdegnava riconoscere che sì, loro in effetti sono un po’ protestanti... Chi c’era sa che così è e noi siamo qui a chiederci ancora una volta: fino a quando, Signore?

Mic ha detto...

Abbiamo pubblicato il 4 dicembre scorso il ‘documento interno’ che riporta in tutte le comunità i problemi con la Conferenza Episcopale del Giappone. Nel ‘riportare’ la notizia alle sue comunità un catechista NC responsabile regionale ha detto testualmente: "Oltretutto la personalità giuridica pubblica del Cammino fa si che esso rappresenti la Chiesa non se stesso." Quindi il cammino è la Chiesa e se i vescovi non lo vogliono "disubbidiscono al Papa”

dobbiamo ricordare a Kiko & C che il cammino NON E' la Chiesa, se mai ne è una componente e nemmeno la più significativa, anzi la più inquietante?

e dobbiamo ancora ricordare che il mistero della Chiesa non si esaurisce con i movimenti - tantomeno con il cammino nc - e neppure aggiungendo ad essi ogni Ordine Religioso ed ogni singolo credente, ma che è molto di più e molto oltre...