venerdì 18 novembre 2016

Dal punto di vista di uno studioso ortodosso

Vengono qui sotto presentati ampi stralci di un articolo scritto da uno studioso russo ortodosso facente parte di una commissione che ha visitato i seminari Redemptoris Mater di Roma e Macerata.
Spiccano da una parte una grande simpatia umana, come è giusto che sia e come spesso si instaura tra russi e italiani, una grande ammirazione per la fede dei membri del neocatecumenato e dall'altra una grande cautela verso la validità del percorso stesso come metodo.

Ha ragione nel dire che l'Ortodossia non ne ha bisogno, il concetto di sobornost' (vita comunitaria) è un concetto propriamente ortodosso che ha ispirato svariati pensatori cattolici dello scorso secolo.
Purtroppo alcune obiezioni, ben formulate, non sono sviluppate come forse sarebbe stato il caso. Consiglio a tutti di leggere su wikipedia la spiegazione di prelest (link qui sotto nel testo).
Si conclude esprimendo la speranza che i membri dal neocatecumenato passino poi all'ortodossia come vera fede.

Nelle condizioni per la citazione dell'articolo vi è l'indicazione della fonte, per cui prego di pubblicarla:

http://www.pstgu-mf.ru/index/neokatekhumenat_cerkov_v_cerkvi_ili_sekta_v_sekte/0-257

Una piccola nota da parte della traduttrice: la scrivente non è una grande ”penna” (e nemmeno ne ha la pretesa) e vi sono spesso incongruenze sintattiche, ho cercato di rendere leggibile il tutto in italiano, ma correggere tutto non sarebbe stato né semplice né giusto.
Sul consumo delle bevande alcoliche da parte dei seminaristi: prendetela per carità come osservazione molto bonaria, molti stranieri si stupiscono che noi italiani beviamo vino a pranzo e a cena! Anche essere serviti a tavola su tovaglie bianche anziché un self-service tipo mensa aziendale li stupisce assai.

Buona lettura, Simonetta

Ah, notate la completa assenza di riferimenti alle icone kikiane, niente di niente nel testo. Un silenzio che fa riflettere.


Facoltà Missionaria
Università Umanistica Ortodossa di San Tichon

Neocatecumenato: chiesa nella Chiesa o setta nella setta?

Il mio viaggio italiano al fine di studiare il movimento Neocatecumenale e una riflessione sul tema ”Neocatecumenato: chiesa nella Chiesa o setta nella setta?!”

”...qui passa il confine tra due popoli e due culture poiché là (indicando il mare) su quella riva già parlano lo slavo, che poi si è diffuso in oriente fino all'oceano Pacifico!”
Don Mario Melloni rettore del seminario di Macerata

Quest'anno sono stato in Italia a Roma, a Macerata, a Bari e in Vaticano ed è accaduto (accaduto è la parola giusta) si può dire all'improvviso nell'ottobre dell'anno in corso. Lo scorso anno, pensando di intraprendere lo studio dei metodi di preparazione al Battesimo nelle diverse Chiese, mi ero rivolto a una mia collega che, saputo che mi accingevo a esaminare i cattolici, mi aveva risposto che non sarebbe stato male andare anche a Roma, ma io non l'avevo presa sul serio: in primis io non so l'italiano, in secundis è lontano, costa parecchio e non si capisce che cosa avrebbe potuto darmi, non era forse più semplice studiare dei materiali direttamente in russo?
Così andai riflettendo fino alla metà di ottobre, quando un giorno mi recai a un appuntamento con il mio tutor e, non erano passati nemmeno dieci minuti, che egli ricevette una telefonata d'invito a andare da qualche parte, a cui seguì la domanda al sottoscritto:

Non è che hai voglia di andare a Roma? - Fu uno shock!!!!
Ma certo, e di che cosa c'è bisogno?
Solo del visto e dei soldi per il biglietto di andata e ritorno, i tuoi ospiti pagano tutte le spese in Italia!

Il viaggio si inseriva nello scambio di esperienze nel campo dell'evangelizzazione dei cristiani: i nostri missionari si accingevano a recarsi in Italia per vedere come vi vivessero i catechisti cattolici, con quali problemi si scontrassero e, cosa più importante, quali fossero le novità nel campo della metodica che potessero offrirci! Qui è necessaria una spiegazione: sì, effettivamente al giorno d'oggi noi non abbiamo una relazione canonica con la Chiesa Cattolica Romana, ma nella Antica Chiesa Indivisa sia in Oriente che in Occidente esisteva una pratica di catechesi, per lo più identica in entrambe le parti dell'Impero Romano. Questo fatto ci permette di dire che nell' Antica Chiesa Indivisa esisteva una pratica canonica di catechesi. Se si confrontano le moderne pratiche di catechesi nelle diverse Chiese (cattolici, Ortodossi, protestanti più o meno regolari), il risultato è che al giorno d'oggi i sistemi di preparazione al Battesimo dei Cattolici Romani corrispondono alle pratiche della Chiesa Antica più delle nostre: ecco il paradosso. E proprio a questo è dedicato il mio lavoro!
Anche il problema della lingua si risolse da sé: fummo sempre accompagnati da padre Vadim, sacerdote cattolico russo, che lavorava in Italia da cinque anni. […]
Il programma, molto intenso, consisteva nella vista di parrocchie, seminari, associazioni e incontri con rappresentanti della Chiesa Cattolica, dal lunedì al venerdì. […]

Arrivati in cima al colle, ci ritrovammo nel seminario “Redemptores Mater” [sic! N.d.T.].

Questi seminari sono insoliti, in essi i pastori sono preparati secondo il metodo del cammino Neocatecumenale e propriamente noi andavamo a studiare il formato di tale attività, ossia un dialogo interconfessionale nella pratica. Che cosa è il cammino Neocatecumenale? Il catecumenato è la preparazione delle persone al Battesimo, all'ingresso nella Chiesa, apprendimento + educazione: un metodo di preparazione che include parti di insegnamento, di azione e di liturgia. “Neo” significa la preparazione delle persone al Battesimo dopo essere già entrate a far parte della Chiesa.
Il metodo del cammino neocatecumenale fu elaborato dallo spagnolo Kiko Arguello nel 1964, quando svolgeva attività missionaria tra i poveri delle baroccopoli di Madrid. Egli osservò che la stragrande maggioranza dei cosiddetti cattolici non aveva in effetti nessuna idea della propria fede e che quindi bisognava insegnargliela. Ma la domanda era: come? L'apprendimento della fede si svolge in comunità, questo è il succo della cammino neocatecumenale. Una persona giunge in comunità e lì vive, insieme vengono lette e studiate le Scritture, si prega, ci si comunica e tutto questo viene presieduto da un sacerdote, che simboleggia il Capo della Chiesa, Cristo.
Come mi è stato spiegato, con il suo celibato è come se avesse un corpo, la comunità, così come anche tutti condividono le proprie difficoltà, tutti in comunità si aiutano l'un l'altro, approfondiscono la posizione di ciascuno, ossia in sostanza i ogni membro del cammino neocatecumenale fa parte di questa o quella famiglia, la comunità.
Il neocatecumenato è una chiesa nella Chiesa, ma è legalizzata, nonostante le iniziali opposizioni e i timori della dirigenza ecclesiastica della Chiesa Cattolica Romana.

"Eucarestia" neocatecumenale
Gli ideologi di questo movimento già da molto propongono alla nostra Chiesa Russa il neocatecumenato come mezzo di evangelizzazione della popolazione e per questo motivo la commissione missionaria è stata inviata in Italia. In sostanza, quello che abbiamo visto è semplicemente una buona vita parrocchiale. E da questa posizione si può dire con orgoglio che a noi, alla Chiesa Russa, il cammino neocatecumenale come metodo in generale non è necessario, perché abbiamo già tutto. Il problema sta nel fatto che nel momento attuale non esiste ovunque una piena vita parrocchiale e le persone che frequentano una chiesa si si conoscono di vista ma in sostanza non si frequentano, sono isolate le une dalle altre.
Sull'apprendimento religioso non dico nulla, ognuno si prepara come vuole alla Vita Eterna e al riconoscimento della Verità. Ma le persone che abbiamo conosciuto e con cui abbiamo vissuto sono degnissime, e direi perfino più degne di noi.
Che cosa ho visto? Nel primo seminario vi sono circa cento persone da 31 paesi del mondo. Il seminario è unificato, vi studiano infatti i futuri pastori della diocesi di Roma, della Cina e del Giappone. Ogni seminarista è membro di una qualche comunità neocatecumenale e proprio essa, questa comunità, lo ha scelto ed inviato a studiare. Per gli studi in Italia al prescelto futuro seminarista viene dato un anno per superare la barriera linguistica, dopo di che inizia lo studio vero e proprio. Nel seminario lo studio dura circa 10-12 anni, inoltre il fattore più importante non è tanto lo studio, le conoscenze, quanto la formazione, l'impregnarsi di amore per il prossimo, per Dio, per quindi, a seconda della propria prontezza interiore, il recarsi dove verrai inviato e dare questo amore agli uomini che incontrerai. Ossia voglio dire che coloro che scelgono questa via sono pronti ad essere inviati in qualunque punto del mondo, dove non sai quale sarà il rapporto con te come uomo, missionario e anche le condizioni di vita possono essere non prevedibili. E' evidente che in tali condizioni non si può parlare né di ”meriti” né di ”denaro” o di carriera! I ragazzi del seminario sono molto sinceri, aperti e di tutte le sfumature di colore della pelle! Al nostro arrivo, ci stupì il loro modo di vivere. Ci invitarono a tavola, dove tutti siedono attorno a grossi tavoli rotondi. Ogni giorno vi sono tovaglie bianche e servizio al tavolo; i camerieri sono i seminaristi stessi che fanno a turno a servire. Come ci spiegò il nostro traduttore padre Vadim ”imparano a servire gli altri in modo che, divenuti sacerdoti, con lo stesso fervore e la stessa esattezza servano il gregge!” Ecco quale rispetto! Ogni giorno vi è un menù variato e tutto viene rafforzato da bevande alcoliche, a pranzo a cena bevono birra e vino. Anche acqua, e sempre c'è moltissima frutta. L'Italia è un paese straordinario: gli abitanti bevono vino ogni giorno ma per tutta la durata del nostro soggiorno non abbiamo mai visto un ubriaco per strada! Le stanze in cui abitano i seminaristi sono arredate piuttosto semplicemente: armadi, letti e scrivanie. Nella camera che mi fu assegnata c'era anche un tavolinetto per i giornali e due poltrone per gli ospiti. Inoltre ogni camera è unita a una camera da bagno, come anche vi è un ripostiglio che serve anche da guardaroba.

L'altro seminario, a Macerata, rispecchia il modello ideale di istituzione educativa del cammino neocatecumenale. Per prima cosa è stato costruito da un architetto credente, il cui progetto ha vinto una borsa di studio, e racchiude in sé tutto quanto è necessario per l'esistenza. Si trova su una collina, dalla quale si apre una vista stupefacente sui verdi campi italiani e in lontananza si scorge l'azzurro dell'Adriatico. Il rettore del seminario nel darci il benvenuto disse “ecco vedete, qui passa il confine tra due popoli e due culture poiché là (indicando il mare) su quella riva già parlano lo slavo, che poi si è diffuso in oriente fino all'oceano Pacifico!” A differenza del seminario romano, a Macerata tutto riluceva e brillava e si capiva che era stato completato da poco tempo. L'edificio è costituito da svariate parti: l'edificio scolastico, la chiesa, la ”sala della Parola” (luogo separato per la la lettura e lo studio della Sacra Scrittura), la mensa come anche una stanza per il tempo libero e la biblioteca. Il seminario di Macerata prepara i missionari solamente per la Cina. Tra le discipline studiate vi sono la teologia generale, come anche la biblistica, la liturgistica, la dogmatica e così via, mentre tra quelle generali si annoverano la storia, la letteratura e le lingue. Interessante vedere come nella biblioteca vi sia uno scaffale dedicato alla letteratura russa: vi erano Puškin, Gogol', Cechov, Dostoevskij e altri.
La sera del nostro arrivo era prevista l'assemblea parrocchiale. Alla messa in chiesa presero parte i rappresentanti di tre comunità neocatecumenali giunti dalla città, come anche i seminaristi. Loro celebrano la messa in un modo un po' diverso rispetto a quello solito della Chiesa Cattolica Romana: alla celebrazione prendono parte il coro, vengono cantati inni sacri accompagnati da chitarre, violini e strumenti a percussione e tutto appare assai dignitoso e solenne.
La celebrazione si conclude con la comunione del clero e dei parrocchiani sotto le due specie, il Corpo e il Sangue di Gesù Cristo! Dopo la messa danzano attorno all'Altare, anche questo fatto assai insolito. Quindi tutti si recano nella mensa (anche questo un ”sacramento” separato) e tutti siedono attarno ai tavoli rotondi e bevono, mangiano, chiacchierano. Il banchetto viene periodicamente arricchito da diversi interventi e o discorsi degli ospiti. In generale è difficile descriverlo, posso solo dire che che ricorda una qualche solennità, ad esempio delle nozze, dove tutti sono felici e contenti, ma in sostanza è buona vita parrocchiale, mentre la comunità è come una grande famiglia!
[…]
Scrivo sempre dei sacerdoti, ma devo di sicuro dire anche qualcosa delle persone comuni che, pur non avendo l'ordinazione sacerdotale, non sono per questo di meno coinvolte nell'impresa missionaria. Così talvolta capita che a una assemblea comunitaria venga proclamata la proposta ”nel tale Paese c'è bisogno di quattro missionari, chi è disposto ad andare?” e qualcuno si alza e dichiara la propria disponibilità ad andare laddove non si sa che cosa ti aspetta!
E' interessante la biografia di uno dei nostri accompagnatori, Pablo Pimentel. Egli nacque in Spagna, ricevette un'ottima preparazione giuridica, lavorò per il municipio di Madrid, dopo di che si trasferí in Costa Rica, dove iniziò un'attività secondo la sua specializzazione e sembrava che tutto stesse andando per il meglio: famiglia, figli, casa, benessere, un angolo di paradiso tra due oceani ma... come raccontò Pablo, ogni giorno sentiva sempre di più l'assurdità della vita e un senso di crescente depressione non lo abbandonava. Iniziarono i problemi in famiglia e capiva che mancava poco a un crack. Ecco che allora lui e la moglie entrarono in un comunità neocatecumenale. Il frutto della loro preparazione fu che che quando in una delle tante assemblee il catechista (la figura di sutorià della comunità) dichiarò che in un certo Paese vi era bisogno di missionari, Pablo raccontò: “mia moglie ed io, senza esserci messi d'accordo, ci alzammo contemporaneamente e immediatamente demmo la nostra disponibilità di andare e proclamare Cristo!” Così Pablo si ritrovò dapprima in Polonia e poi in Russia! Interessante il fatto che alle persone stesse accade qualcosa di inspiegabile dal punto di vista della logica e del rapporto pragmatico con la vita: le persone vanno là dove non sono aspettate, dove c'è un'altra cultura, le condizioni di vita sono diverse e forse c'è anche pericolo per la salute e la vita e superano tutto.
Pablo raccontò che mantiene i contatti con molte famiglie missionarie in svariati Paesi del mondo e testimonia che si rafforzano nello spirito, evangelizzano e le loro famiglie si rafforzano, nascono nuovi bambini e, nonostante le difficoltà, sono sempre contente. Non hanno paura di niente e di nessuno perché sono davvero con Dio, Allo stesso Pablo dopo l'ingresso in comunità sono nati alcuni altri figli, che oggi hanno già figli propri, mentre lo stesso Pablo ha già più di settant'anni ma, nonostante l'età, come prima serve Dio attraverso la missione in Russia e in Polonia. […] Io non gli avrei dato più di 55 anni. […]

Le mie conclusioni: quello che ho imparato dal viaggio è ciò che determina il servizio cristiano a Dio e agli uomini sul piano morale e spirituale, ossia in altre parole se non ardi di fede, non puoi evangelizzare. Se non hai amore verso il prossimo, non puoi portare nessuno a Dio. Cristiano = Missionario, anche se non evangelizza in modo particolare, per mancanza di possibilità o non si prefigge tale scopo, quando Dio lo vuole, accade la tua testimonianza, persino può accadere senza parole, con il modo di vivere e con le azioni. Il missionario è solo un collaboratore di Dio nell'opera della salvezza degli uomini, il cristiano da solo non conduce nessuno verso niente, è Dio a condurre attraverso il missionario […] Per un licenziato di un seminario neocatecumenale non si pone la questione del che cosa fare in seguito: andare a servire Dio e gli uomini […]

Da allora sono passati tre mesi e da noi in università si è tenuto un incontro con padre Foma Ditz, persona interessantissima, sacerdote ortodosso di origine tedesca, che ha iniziato il suo cammino verso Cristo attraverso l'apprendimento della fede in una delle comunità neocatecumenali in Germania. All'inizio dell'incontro padre Foma ha ricordato la storia del neocatecumenato nella Chiesa [segue breve excursus storico con citazione lettera a Diogneto N.d.T.]
Ecco ciò che è straordinario: i cristiani non temono la morte! […]

Il neocatecumenato ha origine all'incontro di due problemi, il primo appena descritto: prima di essere membro della Chiesa bisogna amare Cristo, il secondo problema è più complicato: come realzionarsi con coloro che sono già nella Chiesa ma non hanno scoperto e conosciuto Cristo? Le riunioni dei neocatecumenali ricordano in un certo senso quelle degli antichi cristiani: l'ingresso agli estranei è precluso (!): il processo di apprendimento della fede è basato sullo studio delle Sacre Scritture e ha una durata prolungata nel tempo. Durante la formazione i catecumeni partecipano a diversi stadi successivi, che hanno lo scopo di rafforzare la loro fede, la tensione a Cristo, solo nella messa i partecipanti dei diversi gruppi del percorso neocatecumenale si incontrano insieme: pregano insieme, partecipano all'eucaristia, parlano alla tavola da pranzo comune.

Neocatecumenato? Chiesa nella chiesa o tuttavia setta nella setta?

La domanda è complicata e ambigua.

Da una parte il neocatecumenato è una comunità di comunità chiuse, autoisolatesi dalla ”Chiesa ufficiale”, dall'altra i membri del neocatecumenati si sforzano di dare alle proprie assemblee lo spirito del Cristianesimo antico, così che niente impedisca ai fratelli e alle sorelle di percorrere un cammino unico ed eccezionale di apprendimento della fede. E' interessante il fatto che una persona all'esterno della comunità, nel cui ambito si svolge il cammino neocatecumenale, non esiste! Nella non comunità non c'è vita! La persona non esiste, è estraneo ed inutile!

Il fondatore e capo del Neocatecumenato, Kiko Argüello, viene considerato santo in vita e il suo stato di laico nella chiesa può essere equiparato a quello di precettore spirituale (starets) di tutte le comunità del Neocatecumenato della Chiesa Cattolica Romana: qui risaltano bene elementi di gurismo. Nella nostra tradizione ortodossa mai nessuno degli operatori religiosi si è mai considerato giusto e ha sempre rifiutato di essere considerato tale da parte del suo gregge, per non cadere nella prelest. E' interessante la testimonianza delle stesso padre Foma. Perché egli, ancor giovane, ebbe dei dubbi sulla veridicità di questo cammino e scelse la tradizione ortodossa. Padre Foma spiegò questo con il suo desiderio dopo la fine del seminario di intraprendere la strada della vita di famiglia. […] Il futuro padre Foma uscì dalla comunità […] e iniziò il cammino della vera fede. Oggi padre Foma fa parte del clero della chiesa del Salvatore Misericordioso di Mosca, ha una famiglia e quattro figli. Nell'esempio della sua vita noi vediamo la provvidenza Divina, che attraverso il cammino Neocatecumenale lo ha portato all'Ortodossia.
Non sta a noi giudicare il lati negativi del più grande movimento laicale della Chiesa Cattolica Romana […] tuttavia il Concilio Vaticano II a mio parere non tanto ha semplificato, quanto ha peggiorato una situazione già di per sé non semplice. Il neocatecumenato è sorto come tentativo coraggioso di cambiare la realtà in un secolo senza fede e di valori liberali, come anche lo stesso Kiko Argüello non si ritiene uomo esente dai peccati, tuttavia è per noi motivo di gioia se sempre più persone giungeranno da noi all'Ortodossia provenienti dal Neocatecumenato e per questo è necessario mantenere le relazioni con le comunità neocatecumenali e vivere in modo cristiano, infatti le persone vanno verso chi arde per Cristo! Infatti noi abbiamo un privilegio rispetto a tutte le chiese cristiane, solo la nostra Chiesa ha conservato nella purezza l'insegnamento apostolico incorrotto!

Denis Alekseev

26 commenti:

Daniel Alexander Lifschitz ha detto...

Cari Tripudio e Simonetta,

Mi stupisco che ci fate leggere tutta sta solfa ortodossa sul CNC e così perdere tempo per cose più importanti.
Sarebbe bastato inserire la fine:

Neocatecumenato? Chiesa nella chiesa o tuttavia setta nella setta?

La domanda è complicata e ambigua.

Da una parte il neocatecumenato è una comunità di comunità chiuse, autoisolatesi dalla ”Chiesa ufficiale”, dall'altra i membri del neocatecumenati si sforzano di dare alle proprie assemblee lo spirito del Cristianesimo antico, così che niente impedisca ai fratelli e alle sorelle di percorrere un cammino unico ed eccezionale di apprendimento della fede. E' interessante il fatto che una persona all'esterno della comunità, nel cui ambito si svolge il cammino neocatecumenale, non esiste! Nella non comunità non c'è vita! La persona non esiste, è estraneo ed inutile!

Il fondatore e capo del Neocatecumenato, Kiko Argüello, viene considerato santo in vita e il suo stato di laico nella chiesa può essere equiparato a quello di precettore spirituale (starets) di tutte le comunità del Neocatecumenato della Chiesa Cattolica Romana: qui risaltano bene elementi di gurismo. Nella nostra tradizione ortodossa mai nessuno degli operatori religiosi si è mai considerato giusto e ha sempre rifiutato di essere considerato tale da parte del suo gregge, per non cadere nella prelest. E' interessante la testimonianza delle stesso padre Foma. Perché egli, ancor giovane, ebbe dei dubbi sulla veridicità di questo cammino e scelse la tradizione ortodossa. Padre Foma spiegò questo con il suo desiderio dopo la fine del seminario di intraprendere la strada della vita di famiglia. […] Il futuro padre Foma uscì dalla comunità […] e iniziò il cammino della vera fede. Oggi padre Foma fa parte del clero della chiesa del Salvatore Misericordioso di Mosca, ha una famiglia e quattro figli. Nell'esempio della sua vita noi vediamo la provvidenza Divina, che attraverso il cammino Neocatecumenale lo ha portato all'Ortodossia.
Non sta a noi giudicare il lati negativi del più grande movimento laicale della Chiesa Cattolica Romana […] tuttavia il Concilio Vaticano II a mio parere non tanto ha semplificato, quanto ha peggiorato una situazione già di per sé non semplice. Il neocatecumenato è sorto come tentativo coraggioso di cambiare la realtà in un secolo senza fede e di valori liberali, come anche lo stesso Kiko Argüello non si ritiene uomo esente dai peccati, tuttavia è per noi motivo di gioia se sempre più persone giungeranno da noi all'Ortodossia provenienti dal Neocatecumenato e per questo è necessario mantenere le relazioni con le comunità neocatecumenali e vivere in modo cristiano, infatti le persone vanno verso chi arde per Cristo! Infatti noi abbiamo un privilegio rispetto a tutte le chiese cristiane, solo la nostra Chiesa ha conservato nella purezza l'insegnamento apostolico incorrotto!

Denis Alekseev
postato da by Tripudio alle 9.02 il 18-nov-2016

Interessante è il termine russo "prelest" che carattterizza bene alcuni aspetti del "nostro" santo, Kiko A., ma , secondo me, la sua devianza è più che "prelest" è satanica.

Simonetta ha detto...

Non ho voluto tagliare troppo l'articolo per onesta' intellettuale. Ho voluto che il lettore seguisse l'autore nel percorso di formazione delle sue idee.
Troppo facile altrimenti prendere solo quel che appoggia le proprie tesi, anche se mi avrebbe risparmiato un sacco di tempo.
Avendo avuto un pessimo insegnante neocatecumenale ho promesso a me stessa di fare il contrario del suo insegnamento, ossia di osservare la realta' a 360 gradi.

Adesso lascio la parola ad altri, ho scritto anche troppo,

Simonetta

Anonimo ha detto...

@Tripudio
A proposito della didascalia della foto:
"Eucarestia" neocatecumenale: tutti comodamente seduti all'elevazione dell'ostia"

Questa è una di quelle cose che ti discuto sempre, limitatevi alle tantissime cose vere che dite, piuttosto che esagerare. Sai benissimo anche tu che all'offertorio si stà seduti, anche se è prevista l'elevazione del pane e del vino ( che non sono ancora consacrati ).

A che scopo scrivere una baggianata di questo genere, mi sembra tanto la storia dell'icona del giudizio universale dove tutto scandalizzato chiedevi cosa fosse quella creatura a desta, per poi scoprire che esiste anche nell'originale, grazie a Lino che ne ha confutato altri particolari ma non quello.

Continuo a chiedermi che senso ha, basta la verità, non è necessario inventare altro.

Mav

sandavi ha detto...

OT: L'icona del giudizio universale omette il cerchio dei giudicati. Attenzione perché non è un particolare. Comunque, è già grave che Kiko spacci per sue opere che non lo sono.

Anonimo ha detto...

Venerdì 25 nn prendete impegni. Al teatro olimpico ,infatti,il nostro artista " a tuttotondo"presenterà il suo ultimo capolavoro letterario. Quello leggendo il quale i lontani sono rimasti tutti a bocca aperta...

Anonimo ha detto...

oddio questo gli fa i complimenti...

Anonimo ha detto...

https://www.youtube.com/watch?v=X58oYo9csL8

Lino ha detto...

@ anonimo 12:58
Ma no! "Artista a tutto tondo" si può leggere anche come "artista tuttologo" il che non è proprio un complimento.
Immaginate cosa sarebbe l'arte dell'umanesimo e rinascimentale se Botticelli avesse preteso dai Medici di scrivere lui le poesie del Poliziano, di scolpire al posto di Michelangelo, di comporre libri di filosofia in vece di Marsilio Ficino, di progettare cupole come il Brunelleschi?
Solo il nostro sedicente ispirato spagnolo al massimo livello poteva ardire tanto, spaziare dalla musica alla poesia alla filosofia alla pittura all'architettura ecc. ecc. eccetera.

Anonimo ha detto...

In sintesi:1) Il cnc non serve agli Ortodossi perchè hanno già tutto, compresa la "comunità"spacciata come fatto originale dal guru guru; 2)la cosa per cui vine ringraziato il Signore è che con la Provvidenza ha favorito la rapida uscita dal cnc di molti per abbracciare l'ortodossia.
Perciò: "il Papa ci loda!; siamo approvati!;sankiko m'è padre a me!"....che belloooo...
D.

Anonimo ha detto...

@Sandavi
"Comunque, è già grave che Kiko spacci per sue opere che non lo sono"
In realtà questo non l'ho ha mai fatto, mi spiego, ha sempre detto che erano rivisitazioni di icone Ortodosse. La cosa grave realmente e che se chiedi in giro
il 98% degli intervistati dice che sono di Kiko, ma non riferiti a quella particolare realizzazione ma proprio all'idea originale. Oltre a quanto dicevi tu che condivido, avevo utilizzato la parola "particolare" non per sminuirne il significato ma solo da un punto di vista visivo.

Mav

Lino ha detto...

@ Mav
Questa la conoscono, Mav?
http://2.bp.blogspot.com/-JLkQ84ryA-M/UEpNxyQJndI/AAAAAAAAAeI/Rz07NFzSdHw/s400/cuadroprimera.jpg

Mi chiedo sempre se, osservandola anche nei depliant d'invito alle catechesi iniziali ( http://i.imgur.com/wyJ2aIX.png )
abbiano inteso l'eresia che è nell'icona da cui è tratta:

Tra i "particolari" significativi dell'Ultima Cena in iconografia ci sono i colori: dipingere Cristo in veste color bianca significa stravolgerne il senso, significa dipingere la cena pasquale ebraica secondo Carmen e Kiko, non la Cena pasquale giovannea (ammesso e non concesso che sia stata una cena pasquale ebraica).
Quello non dipinge icone: dipinge le proprie convinzioni.

Valentina Giusti ha detto...

Brava Simonetta, condivido! L'articolo è interessante e va letto interamente. Grazie per averlo tradotto.

Anonimo ha detto...

@Lino
"ammesso e non concesso che sia stata una cena pasquale ebraica"
Su questo credo che dubbi in giro ce ne siano pochi, come anche sulla tua affermazione riguardo l'icona "rivisitata" pesantemente. Aveva realizzato in precedenza quella corretta http://www.cammino.info/wp-content/uploads/icone_4.png e poi quell'altra, non mi ricordo cosa disse al riguardo, perché come ben sai lui "spiega" sempre tutto.

Mav

non ho capito cosa intendevi con la domanda "questa la conoscono", io credo che le conoscano entrambe, e le vendono entrambe.

Lino ha detto...

L'articol, Valentina, è interessante - già stato notato - anche per l'argumentum ab silentio sulle icone. E non ditemi che non gli sono state mostrate, non ci credo :-)

l'apostata ha detto...

"Venerdì 25 nn prendete impegni. Al teatro olimpico ,infatti,il nostro artista " a tuttotondo"presenterà il suo ultimo capolavoro letterario...

Quanto costa il biglietto?

Quante collette straordinarie al termine?


@ Simonetta

"...Troppo facile altrimenti prendere solo quel che appoggia le proprie tesi..."

Brava. L'esatto contrario del metodo neocat. Grazie della "faticata".

Simonetta ha detto...

Grazie Valentina, apostata e altri :-)
Ho solo tagliato alcune parti davvero ridondanti per noi, tipo la visita della basilica di San Nicola a Bari, un must per ogni pellegrino russo che si rispetti. Lo stesso per visite a altri luoghi romani.
Anche tradurre dal russo la lettera a Diogneto mi pareva davvero fatica inutile.

Simonetta

Daniel Alexander Lifschitz ha detto...

Mav


18 novembre 2016 10:31
Totalmente d'accordo con te. La verità, purtroppo basta ed avanza.
Se no, rischiamo di cadere nelle loro menzogne.

Daniel Alexander Lifschitz ha detto...

Scusami, Simonetta,
è il mio carattere. Un po' avevo ragione, perché il super ortodosso Denis, non faceva altro che rimuginare propaganda neocat, finché, finalmente si svegliò.
Ma solo per parlare male della Chiesa cattolica, che secondo lui, non è pari, ma inferiore alla sua, quella ortodossa.
Aggiunge: "infatti le persone vanno verso chi arde per Cristo! Infatti noi abbiamo un privilegio rispetto a tutte le chiese cristiane, solo la nostra Chiesa ha conservato nella purezza l'insegnamento apostolico incorrotto!"

L'insegnamento apostolico incorrotto, non è solo fatto dal Credo ecc., sul quale ormai tutti gli ortodossi e cattolici illuminati sono in comunione, ma anche dell'"ortoprassi".
In quella, da anni, la Chiesa ortodossa russa e ben lontana dalla libertà della Chiesa cattolica, che non è più "serva della gleba", come quella ufficiale russa, agli ordini, prima di Stalin, poi del KGB e ora di Putin e company.

Caro Denis, non dire Puttinate!

Kristos waskresti!
Vaiistinos vaskresti!

Daniel Lifschitz


Lino ha detto...

@ Mav ha detto: "Su questo credo che dubbi in giro ce ne siano pochi"

Che sia stata una cena ebraica convengo, non ci sono dubbi, ci mancherebbe! Che sia stata una cena pasquale ebraica, invece, qualche dubbio c'è; figurati, persino BXVI lo ha! Basta leggere il suo Gesù di Nazaret: http://www.donboscoland.it/articoli/articolo.php?id=127222
Immagina che perfino un tal Pedro Farnes, nel suo paragrafo concernente il gesto di spezzare il pane, a proposito della presenza del qiddush, scrive "se la cena di Gesù si inserì nella Pasqua ebraica o no, tanto se fu pasquale, quanto se non lo fu".

Sull'icona, credo che sia difficile spiegare la presenza di Giuda in una cena con Giovanni in seno a Gesù (come in Gv 13), con il Signore in abito bianco già risorto. A meno che, finalmente, Kiko non abbia voluto spiegare la celebrazione eucaristica neocatecumenale cosa significa.



psyco ha detto...

NOTIZIE DA GUAM !!!

sono troppe notizie nuove ma ce ne sta una importante :

apuron aveva tentato di costringere la monaca carmelitana a MENTIRE.......

....e ora apuron dice che lo ha fatto PERCHE' GLIELO AVEVA DETTO IL SUO CATECHISTA NEOCAT " PIUS SAMMUT " ..........

http://www.junglewatch.info/2016/11/the-ultimate-treachery-final.html

e bravo il catechista..... e bravo apuron ..... e bravi neocatecumenali ......

a proposito... QUESTA FA RIDERE PIU' DELLE ALTRE....

apuron ha tentato di FARSI CRECERE LA BARBA x non farsi riconoscere!!!!!!!! e ora vuole tornare a guam l' 8 dicembre per reclamare la diocesi.......

http://www.junglewatch.info/2016/11/the-dianas-good-news.html

by Tripudio ha detto...

Tempo fa ricevemmo qualche commento da parte di un cristiano ortodosso che si meravigliava che l'autorità della Chiesa Cattolica non avesse ancora preso seri provvedimenti contro lo scempio neocatecumenale.

In particolare il fatto che la pratica della Comunione "sulle mani" toglie santità al gesto del comunicarsi.

Il testo tradotto da Simonetta mostra esattamente il meccanismo con cui i kikos ingannano il prossimo cristiano, cattolico o ortodosso che sia: usando parole che suonano gradite e importanti (catechesi, seminari, missione, comunità...).

Se ci fate caso, è lo stesso meccanismo con cui i bambini viziati fanno leva sugli adulti: adoperando paroloni importanti (specialmente volgari) di cui non conoscono il significato, ma conoscono l'effetto che provocano negli adulti.

Il secondo punto fondamentale, trappola in cui è caduto lo studioso ortodosso tradotto in questa pagina, è la faccenda della liturgia vissuta e "solenne". La liturgia non è uno spettacolino, ma è l'unico culto a Dio gradito. Pertanto a regolarla non sono le migliori intenzioni e le pianificazioni umane, ma solo ciò che Dio ha garantito personalmente come efficace ed a Lui gradito. Nostro Signore ha detto «fate questo in memoria di Me», istituendo l'Eucarestia e stabilendo la liturgia, e lo ha detto ai soli Apostoli, l'autorità della Chiesa, che da sola ha sempre avuto la gravissima responsabilità di stabilire cos'è liturgia e cosa non lo è.

Il risultato, oggi, è che nonostante la varietà di forme liturgiche, le modifiche sono state rare e minime (ne è una conferma indiretta persino la ritrosia e il timore con cui se ne parla nel Nuovo Testamento: i pochi accenni alla liturgia presumono che fosse chiara a tutti i cristiani). Per venti secoli la Chiesa ha temuto gli autonominati inventori di nuove liturgie - chi ha una diversa fede, infatti, inevitabilmente vorrà una diversa liturgia. I santi della Chiesa si sono nutriti dei sacramenti attraverso la liturgia vissuta bene, in unione con Dio, secondo quanto stabilito dalla Chiesa, senza mai aver bisogno di aggiungere, spostare, togliere alcunché.

Chi riduce la liturgia ad uno spettacolino ha già sbagliato in partenza, e aggrava il proprio errore tentando di abbellirla, cioè di modificarla secondo concetti umani e progettazioni umanissime di qualche autoinventato "iniziatore" o suo scagnozzo.

Lo studioso ortodosso che è venuto in contatto coi kikos parla di maestosità e di violini ma nulla dice riguardo alla "comunione seduti" e "con le mani": è evidente che avrà visto da lontano, senza entrare nella saletta, senza rendersi conto personalmente dell'inutile fiume di parole con cui viene annacquata la liturgia, senza poter osservare da vicino il tavolino di plastica smontabile e imbottito di prodotti ortofrutticoli come al mercatino rionale, senza poter notare che vi si cantano solo le solite lagne di Kiko e adoperando le brutture dipinte da Kiko, parodie delle icone orientali. Gli avranno parlato dei violini, ma certamente non delle chitarrelle e dei charangos...

Dopo tutto il profluvio di paroloni ("comunità, missione, seminari...") può capitare che a prima vista, a sentire le magiche storielle del «io e mia moglie, senza esserci messi d'accordo, ci alzammo contemporaneamente davanti a Kiko...», anche qualcuno solitamente coi piedi ben fissi a terra cade nel tranello, senza rendersi subito conto che simili esempi sono un peccato contro la santità del sacramento del matrimonio, peccato che non viene scusato dal fatto che a compierlo sono entrambi i coniugi - il cui dovere di stato, di fronte a Dio, è quello della famiglia e degli eventuali figli.

Simonetta ha detto...

Non mi pare che ci sia da stupirsi che un ortodosso sia... ortodosso, o forse si', chissa'.
Certo non tutti gli ortodossi sono stati martiri della fede, ma non dimentichiamo chi lo e' stato.
Chiusa la parentesi decisamente OT cerco di trattenere quel che a tutti puo' dire questo articolo, che non e' certo un capolavoro della letteratura russa, ma nemmeno pretende di esserlo.
Fatta salva la simpatia verso il prossimo (merce rara di questi giorni!), la stima verso la fede dimostrata, la gratitudine verso chi ti paga un soggiorno all'estero, l'autore paragona cio' che vede alla sua tradizione, alla sua fede e dice: grazie ma no, grazie.
Non credo che tanti dalle nostre parti adottino questo metodo, altrimenti molti non cadrebbero nelle malie kikiane e di altri santoni vari.
Sia chiaro che non ne faccio colpa ad alcuno, siamo tutti deboli e "ignoranti", ma a volte i richiami vengono da dove meno ce lo aspettiamo.

Simonetta

Lino ha detto...

Simonetta ha detto: "Certo non tutti gli ortodossi sono stati martiri della fede, ma non dimentichiamo chi lo e' stato"

Assolutamente d'accordo. Io, poi, per il mio pensiero sul simbolismo, devo molto al conforto di questo presbitero ortodosso martire: http://disf.org/Pavel-Florenskij

Ruben ha detto...

@apostata ieri,16:32
Il tuo post mi da molto da pensare:
non ricordo a mia memoria, che Kiko, per le necessità sue e del Cammino, abbia dovuto noleggiare a ROMA una struttura privata, quando ha sempre avuto a disposizione chiese con annessi auditorium e cattedrali.
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psyco ha detto...

NEOCATECUMENI fate finta di non sentire !!! arrivano le.....

NOTIZIE DA GUAM :

il giornale diocesano si scusa per il CERTIFICATO FALSO:

http://www.junglewatch.info/2016/11/one-year-later-umatuna-apologizes-for.html

seminario rms guam : BYRNES taglia i ponti col cammino !!
il cammino neocatecumenale non e' piu' parte della formazione del redemptoris mater di guam :::

http://www.junglewatch.info/2016/11/for-benefit-of-our-stateside-and.html

psyco ha detto...

come ogni domenica .... la protesta a guam davanti alla cattedrale sta continuando..... sempre piu' folla con i cartelli contro APU-RUN e contro il CAMMINO NEOCAT.!!