mercoledì 3 luglio 2019

IL TRISTE INCONTRO DI GENOVA

E meno male che il mega-incontro del Cammino Neocatecumenale a Genova del 30 giugno 2019 (domenica scorsa) doveva essere per i giovani.

Guardando il video, cosa che consiglio caldamente di fare, si ha un’immagine esatta del degrado del Cammino e del suo declino.

Le riprese mostrano che il palazzetto era riempito dai soliti ULTRAS che vanno in trasferta a tutte le partite della propria squadra del cuore: persone non già adulte, ma proprio anziane. Vescovi senza un sorriso, che danno l’impressione di essere lì presenti per dovere.

Bagnasco si fa sostituire dal vicario ed arriva da ultimo, appena in tempo per fare il suo discorso prima della fine. Il presbitero neocatekiko che presenta i vescovi e le comunità al posto di Kiko, Santiago Rolon, è melenso e giù di tono.

È proprio un’ecatombe, entusiasmo zero.
Quell’entusiasmo NC che ha fuorviato molti, vescovi e Papi compresi, è svanito, morto, volatilizzato.
Per lasciare il posto ad una pesantezza, una melensaggine unica, nella platea over 60 che faceva da rincalzo agli sparuti “giovani”.

Poche vocazioni: 28 ragazzi, 28 ragazze e 45 famiglie, ma ben sappiamo che alcuni di questi non sono alla prima alzata, o addirittura sono già in missione, si alzano di nuovo solo per fare numero.

UN FIASCO COMPLETO, patetico e noioso. IL CAMMINO È MORTO, o perlomeno AGONIZZANTE.

Il video completo (che hanno opportunamente rimosso; quello che indichiamo è una sintesi) durava 2 ore e 33 minuti, ma Kiko arriva al 43° minuto e i vescovi aspettano annoiati e, pare, irritati. Il cameraman deve arrangiarsi con 43 minuti di riprese della platea e della presidenza.

Espressione dei Vescovi liguri 
Finalmente arriva Kiko, va al leggìo e dice tre parole, dimenticandosi anche il nome del vicario che deve presentare, Niccolò Anselmi, poi si siede al suo posto.

Le presentazioni le fa il presbitero itinerante dell’equipe responsabile della Liguria, Santiago Rolon, equipe composta solo da lui, da un’anzianotta signora Mariangela Zucca Striano e, per rincalzo, da un seminarista di Roma. Pare che prima questa equipe fosse molto più ben nutrita: Maurizio Pastore, Carlo Striano, Mariangela Zucca Striano e padre Emiliano Hernandez. A parte Mariangela Zucca, forse gli altri sono deceduti, non so.

Santiago Rolon non mostra leadership, è melenso, ha un tono basso, pause infinite.
Dà i numeri dei presenti per regione, addirittura 120 dalla Svizzera: da calcolatrice sarebbero 6130, ma lui ne dichiara 7000, come se itineranti, catechisti e preti vari fossero quasi mille presenze in più.
Le presenze dalle regioni sono: Calabria 60, Piemonte 800, Lombardia 1600, Triveneto 550, Emilia Romagna 460, Toscana 370, Umbria 230, Roma 500, Liguria-Pisa-Pontremoli 1400 (davvero? 1400? mi sembrano un po’ troppi, visto che a Pisa-Pontremoli ci sono solo tre parrocchie in cui è presente il Cammino).
Quando si alzano però, a occhio sembrano molti meno del dichiarato, sarà.

Quota partecipativa pro capite: € 20.

Kiko inizia cantando un’improbabile “Io vengo a riunir…” sotto sforzo e senza voce, molto lentamente.
Un vero strazio.
Poi dice: “Bene, adesso ascolteremo una Parola del Signore”, facendo un’espressione col viso che andrebbe vista, perché non è descrivibile. Certamente non è un’espressione positiva.
Legge un brano della Lettere ai Corinzi, stancamente e confusamente.

Fermo immagine dell'espressione di Kiko mentre dice:
"Adesso ascolteremo una Parola..."
Inizia il suo personalissimo "1° annuncio del Kerygma" (ne farà tre in totale, in momenti diversi, tutti uguali): è una parola greca… è una notizia, un fatto che si realizza, la stoltezza della predicazione, la morte e la resurrezione, Cristo morto per te… Pause di silenzio infinito, volti dei presenti sconcertati. Sarà stanco.
Poi comincia la stessa identica predicazione di sempre, affermando in almeno due casi che i cristiani non vanno al cimitero, perché non muoiono, il cimitero è per i pagani.
Vorrei sapere dove va il corpo dei cristiani, secondo lui, vengono assunti in cielo? Nemmeno i dannati vanno al cimitero, perché vanno all’inferno, penso, allora al cimitero chi ci va?
Purtroppo per Kiko, al cimitero ci andiamo tutti, sarà poi dopo la morte che il nostro spirito andrà dove deve. Ma il corpo… Forse confondeva il cimitero con l'inferno…

Ripete il suo refrain sugli uomini schiavi del demonio per paura della morte, che fanno la volontà del demonio ma, stavolta, ci stupisce: afferma che i cristiani hanno una natura nuova perché non hanno più il peccato: IL PECCATO È STATO DISTRUTTO DALLA MORTE DI CRISTO.
Ma come? Allora è tutto facile, nessuno sarà più schiavo del demonio se la morte di Cristo ha distrutto il peccato. Ma forse voleva dire che Cristo ha distrutto la morte, non il peccato, cosa ben diversa. I concetti sono comunque importanti quando si parla alle folle, pericoloso sbagliarsi così di grosso.

Kiko continua ad esprimere concetti raffazzonati: “Abbiamo BISOGNO di distruggere la morte e così Gesù, POVERETTO, ha accettato di essere un uomo ed entrare nella morte”.
Come sempre, nei discorsi Kiko parla di Gesù come solo uomo, anche se quando deve spiegare chi è Gesù dice che è Dio.
Ma poi parlando se lo scorda, ed ogni volta che fa riferimento a Gesù, lo tratta come solo uomo, come quando dice: “L’oblazione che Cristo fa per te, il Padre l’ha accettata (?). Dio ha accettato questa morte come garanzia”.
Ma come, poteva anche non accettarla? Se Cristo era Dio, era uno col Padre, non era un volontario che presentava un’oblazione da dover accettare. Stava nella natura divina delle cose, la morte e la resurrezione. Ci si immagina se Gesù, essendo Dio, si fosse ribellato al Padre, cioè a se stesso?

Kiko parla di se stesso come un “povero” senza soldi né bisaccia, inviato dal Signore per portare la Buona Novella e, come sempre, spezza la Parola del Vangelo in modo tendenzioso. “Ero affamato e mi avete dato da mangiare, nudo e mi avete vestito…” “Quando abbiamo fatto questo?" “Quando lo avrete fatto ad uno di questi piccoli”. Ecco, io sono uno di questi POVERI che il Signore ha mandato: non sapevo l’italiano, senza soldi, senza bisaccia… Gli zingari, il Borghetto Latino (non si ricorda il nome del luogo)...
A questo potrei obiettare che la sua iniziale "povertà" non vale per sempre, se lo stile di vita cambia.
Potremmo dire, con le parole di Kiko, che da ben almeno 45 anni lui non è più il povero senza borsa né bisaccia, ma il ricco con chitarre costosissime, che dimora in alberghi lussuosissimi, che si sposta spesso in jet privato o automobili da sogno.
Su questo assunto allora, ha indebitamente annunziato per quasi mezzo secolo.

A questo punto riparte col cosiddetto “kerygma”: stoltezza della predicazione, notizia, fatto che si realizza, morte e resurrezione, Cristo morto per te, amore di Dio...
Qui però aggiunge un’altra delle sue perle, già sentita: “l’amore di Dio lo impediva il peccato, Dio non poteva scendere su di te, DIO RIMANEVA FRUSTRATO IN SE STESSO NEL SUO AMORE, adesso no, Cristo è morto per te”. Quindi Dio, prima di Gesù Cristo, era sempre FRUSTRATO, perché non poteva scendere sull’uomo a causa del peccato e, immagino, gli ebrei avranno pur peccato, o no?

Ad un certo punto, rendendosi conto che l’assemblea era annoiata e distratta, esclama: “Mi state ascoltando come uno che ascolta non so che cosa… Va bene, io sono un poveraccio e faccio quello che posso”. Applauso strappato.

La scelta delle parole per Kiko, non è il punto forte, infatti, parlando dell’evangelizzazione gli scappa: “In questo momento stiamo tentando di INVADERE l’Asia”. INVADERE, proprio quello che penso io, si tratta di un’invasione, non di un’EVANGELIZZAZIONE.

In missione si sta bene, dice che nessuna famiglia gli scrive dicendo “quanto stiamo soffrendo… “ ma tutti gli dicono “Grazie Kiko, perché veramente la nostra vita è cambiata…”.
Quel “grazie” spettava al Signore, non a Kiko, perché è il Signore che ha il potere di cambiare la vita.

Poi forse, contrariato dalle scarse ovazioni, dice: “Vi invito a non ricevere invano la grazia che Dio ha deciso di darvi in questo incontro: a me MAI "me volverete" [nota: biascica una parola che non si capisce, ma volver in spagnolo significa tornare] a vedere, MAI, È UN MOMENTO UNICO. Quindi urla: SONO IL FONDATORE DEL CAMMINO NEOCATECUMENALE!". Applauso, finta modestia.
È piuttosto incavolato, non torneranno mai più a vederlo a Genova, questo fondatore, È UN MOMENTO UNICO e purtroppo tutti se ne fregano.

Fa un canto, così nel mezzo del discorso, e poi riparte per la terza volta col suo cosiddetto “kerygma”: stoltezza del kerygma, significato di kerygma, è un fatto, la croce, Dio vorrebbe farvi felici…
"Vorrebbe farci felici, Dio ci guarda con amore E NON PUÒ FARE ALTRO CHE QUELLO CHE FA, inviare dei poveracci come me per invitarvi alla conversione".
Ma come? Dio non può fare altro? L’Onnipotente non può fare altro? Dio può tutto, anche buttare giù Saulo da cavallo, se lo vuole convertire.

Desolato, si rammarica ancora: “C’è qualcuno che ci ascolta? O stiamo parlando alle pietre? Mah, io adempio la mia missione”.

Conclude sulla frase paolina “Il vivere non più per se stessi” e, naturalmente, per lui è rappresentato dalla missione degli inviati neocatecumenali. Non vede altro modo di “non vivere più per se stessi”: se parti in missione è automatico che “non vivi più per te stesso”.
Quello che non è automatico è se vivi per Dio o per Kiko Argüello che ti ci ha mandato.

Finalmente arriva Bagnasco.
Da qui in poi va notata la prossemica. Ascension, durante tutto il discorso del vescovo volta le spalle a Pezzi e sta appiccicata a Kiko, senza motivo.
La prossemica è un aspetto del linguaggio non verbale, secondo la quale, in soldoni, si tengono atteggiamenti inconsci di accoglienza o rifiuto attraverso il linguaggio del corpo.
Ecco, risulta chiaro che Ascensiòn rifiuta Pezzi ed accoglie Kiko, anche troppo, l’atteggiamento prossemico è di estrema vicinanza.
Voglio pensare che sia perché anche per lei rappresenta un idolo, come per tutti i neocat, non voglio pensare che rappresenti un uomo.

A proposito di prossemica...
Durante tutto il discorso del Card. Bagnasco,
Ascension volta le spalle a Pezzi e fa il tête-à-tête con Kiko
Il discorso di Bagnasco è rivolto ai presenti, niente complimenti al Cammino. Nemmeno uno.
Dobbiamo essere araldi del Vangelo, che non è facile, ma arduo. Il modo di essere araldi è la via della gioia, il mondo moderno si ubriaca di chiasso, baldoria, per negare l’angoscia. La gioia è credere a Cristo, questa è la mia festa. So che voi avete [si corregge] desiderate avere questo timbro della gioia del Vangelo, della bellezza di Cristo, che NON È ESTETICA, ma è profonda, sostanziale, ontologica. Vi ringrazio per la presenza, per il vostro cammino. Là dove siete vogliate bene ai vostri vescovi. I vescovi sono i successori degli apostoli, e la Chiesa si fonda sugli apostoli. Ogni Chiesa ha nel vescovo il fondamento visibile e il principio della Chiesa particolare. Non c’è Chiesa… Pietro è il fondamento, ed anche il Vescovo. Il riferimento al vescovo e ai suoi sacerdoti, che sono i vostri sacerdoti, è un elemento essenziale per il vostro cammino.

Vorrei dire al Cardinale che nel kikianesimo il Vangelo non è arduo, ma facilissimo: basta che arrivi lo Spirito Santo e poi fa tutto lui. L'uomo non deve fare nulla.
Anche il riferimento ai sacerdoti c'è nel Cammino: servono ad erogare servizi.

Adesso, dice Kiko, faremo un grande miracolo: le chiamate.

È l'ora di finirla di scusare gli sfondoni di Kiko come "imprecisioni" di chi parla a braccio in un linguaggio popolare (come c'è scritto sui mamotreti). Chi parla con cognizione di causa non si sbaglia, vedi il Card. Bagnasco, perché i concetti sono assimilati e fanno parte integrale del suo bagaglio spirituale.

Al di là di tutto, sul piano strettamente umano, ho provato un po’ di dispiacere per Kiko. Non tanto per la vecchiaia, che è un tempo fisiologico per tutti, quanto per la demotivazione davanti all’evidenza che ciò che ha costruito gli si sta sgretolando in mano…


36 commenti:

  1. Lo devo dire: Kiko mi fatto quasi tenerezza. Sembra quasi che non ci creda nemmeno lui a quello che dice. Chissà, forse non ci ha mai creduto altrimenti, come giustamente si fa notare nell'articolo, avrebbe quantomeno provato a mettere in pratica quello che dice (altro che venire "senza bisaccia").
    Invece tutti sanno che vita conduce. E chissà, forse proprio perché la platea è fatta essenzialmente da anziani (che lo conoscono molto bene) c'è stata una partecipazione emotiva pari a zero.
    Per la serie: "Le fregnacce raccontale ai pivelli, noi sappiamo bene come stanno veramente le cose"

    Poi vabbè, Bagnasco che arriva in ritardo e fa un discorso DA VESCOVO.

    Oramai la linea sta cambiando. I vescovi non vi danno più carta bianca, cari NC.
    A Pasqua lo si è visto e a Pentecoste pure.
    A questo punto decidete da che parte stare. O con Kiko (e il suo sistema rapidamente decadente) o con la Chiesa Cattolica (che, nonostante tutto, va avanti da più di 2000 anni.)

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    1. Io però questi Vescovi e Cardinali non li capisco.
      Continuano ad andare a fare da tappezzeria ai suoi inascoltabili raduni.
      Mi hanno sconcertato anche le preghiere che Kiko ha consentito loro di fare come introduzione dell'incontro o dopo le chiamate.
      Ascoltatele con attenzione, sono preghiere in pieno stile neocat. scritte da loro e io ho trovato disgustoso che nella preghiera le alzate venissero definite "spettacolo", la cosa si ripete nelle tre preghiere.
      Vergogna.
      Questo sono per Kiko, si vede, uno spettacolo di cui lui è il regista le vittime del coinvolgimento emotivo, sempre meno numerose, i burattini.

      Pax

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  2. Quell'entusiasmo che ha fuorviato molti è VOLATILIZZATO!
    Questo è tutto:

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    " Poche vocazioni: 28 ragazzi, 28 ragazze e 45 famiglie, ma ben sappiamo che alcuni di questi non sono alla prima alzata, o addirittura sono già in missione, si alzano di nuovo solo per fare numero.
    UN FIASCO COMPLETO, patetico e noioso. IL CAMMINO È MORTO, o perlomeno AGONIZZANTE."

    I numeri sono niente. qualche decina striminzita, una cosa impensabile per il "POTENTE CAMMINO". Dove sono finiti i mille e mille? Le profezie dei pb nc per la Cina?
    Diceva Kiko: "Se ami Cristo ti seguiranno a migliaia" portando se stesso e Carmen come esempio. Si è pesato da solo ed è risultato mancante.
    E parla ancora di INVADERE l'Asia che è da tempo ormai la sua fissazione.
    Molte giovani coppie ha mandato in Cina e io le compiango. Osa affermare che tutte le famiglie sono grate e contente, che lui - preso da scrupoli di coscienza (ma va là!) - si è recato a vedere come stessero, terrorizzato per i disagi. Tutti contenti e felici, nessuno in crisi. Queste sono solo menzogne per invogliare altri a gettarsi nel vuoto senza paracadute e senza rete. Per la sua megalomania, come dicevo, ha inviato in Cina molte giovani coppie. Tante sono andate in crisi. Le più talebane stanno distruggendo i figli che crescono senza una adeguata istruzione e sono sballottati qui e là. Tornano spesso in Italia con enorme aggravio economico per le loro comunità, spostarsi con molti figli costa un botto, ma questi rientrano per tutte le tappe e bisogna tenere conto che sono giovani anche di cammino, devono farne la gran parte ed è un continuo.(N.B. PERCHE' TRA LE ALTRE COSE CHE KIKO SI E' RIMANGIATE C'E' ANCHE QUELLA CHE LE FAMIGLIE, PER PARTIRE IN MISSIONE, DOVEVANO ESSERE ALMENO ALLA TRADITIO, ora invia famiglie che neanche hanno fatto il 2° scrutinio, VERGOGNA).
    Poi tornano d'estate e tornano per partorire in Italia alcune sorelle che non vogliono partorire in Cina, poi il bimbo è troppo piccolo. Spiegatemi che missione fanno questi! La lingua non la imparano in queste condizioni, tanto meno i bambini. In Cina poichè la missione è segreta sono impegnati a inserirsi nel mondo lavorativo e a volte si inseriscono tanto bene che diventano affaristi veri e propri. Aprendo attività redditizie. Che bella missione!
    Insomma, Kiko ha oggi in se stesso la sua condanna. La menzogna reiterata per tutta la sua vita non può diventare verità solo perchè con grande disinvoltura racconta frottole e balle sempre più grosse. Abituato a ingannare neanche si rende conto che, oramai, è sotto gli occhi di tutti che una cosa è quello che racconta - un mondo che esiste solo nella sua testa - un'altra la realtà penosa che non può più camuffare, tanto è evidente.

    Ringrazio Iddio insieme a Libera di essere fuori dal cammino oramai da tanti anni e di non dovermi trovare ad assistere di persona a questa straziante interminabile tristissima agonia. Ciò che si semina si raccoglie.

    Mentre parla che per i cristiani non esiste più la morte, tutto questo spettacolo dice il contrario per loro; mentre dice che il cimitero è per i pagani...vita eterna...vita eterna...predica come un moribondo ritto sul suo sarcofago posto al centro della mastodontica costruzione cimiteriale neocatecumenale.

    Pax

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  3. maurizio pastore "l'africano" è vivo, carlo striano è morto, Emiliano jimenez hernandez (presbikiko spagnolo ma da sempre a Roma e catecúmeno diretto di Kiko e Carmen ) pure.

    Stephan

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    1. Anche Emiliano lo hanno sfruttato ben bene, ha scritto libri per dare lustro alla predicazione ispirata del guru, approfondiva e studiava e metteva al servizio della causa. Nelle convivenze di itineranti, spesso, lo umiliavano, come sempre hanno fatto con i presbiteri un poco più dotati o come hanno fatto con Daniel, per paura che si montassero la testa credendo di valere qualcosa...più di Kiko e Carmen, magari. Credo che abbia sofferto abbastanza anche lui ma come altri simili a lui temeva che fuori del cammino non sarebbe stato più nessuno.

      Pax

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  4. Giampiero Donnini imabarazzante. All'arrivo di Kiko si inchina per fare il gesto di baciargli la mano, come fosse un vescovo.
    Romano Apostolico

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  5. Alla fine del video c'è la fila per farsi benedire da Kiko sulla fronte, come fosse un presbitero.
    Domanda a Pax e a chi stava anni fa nel cammino. Anche 20-30 anni fa c'era questa idolatria per Kiko? O è una degenerazione ultima?
    Romano Apostolico

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    1. @ Anonimo delle 11:49

      E come no! Certo che c'era! Anche se le occasioni di raduno erano più rare, ma si parlava di Kiko come fosse il Papa. Anche di Carmen, la si scusava benevolmente per non aver mai imparato l'italiano...

      Kiko era per tutti lo spagnolo illuminato che aveva rinnovato la Chiesa.
      Il mio primo presbitero, quando facevamo catechesi, ci diceva sempre quando dovevamo "darle con forza", per esempio al Kerygma, alzando la voce, come faceva Kiko. Non era mai soddisfatto perché non somigliavamo a Kiko...

      A Kiko si credeva tutto, si scusava tutto, si obbediva sempre, si tributavano tutti gli onori. E' partito come idolo, tra meno persone all'inzio, poi sempre di più.

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    2. @ Romano Apostolico
      Anche 20-30 anni fa c'era questa idolatria per Kiko? O è una degenerazione ultima?
      ___________________________
      Idolatria della prima ora, assolutamente.

      Il gesto di segnare la fronte dei suoi con la croce è da sempre. Primo tributo a chi riusciva ad avvicinarlo e a catturare la sua attenzione. Le famiglie con i figli intorno chiedevano espressamente la preziosa benedizione del santo/Kiko per ciascuno di loro. Ricordo una volta un itinerante che aveva un figlio con grossi problemi e chiese a Kiko di fare una benedizione speciale al ragazzo, dalla quale l'itinerante tornò tutto sollevato. Kiko condiscendente li accolse, fece inginocchiare il giovane davanti a lui e lo benedì solennemente.
      Dopo diede la cura:
      mandare il ragazzo alla Domus per due mesi. La felicità dei genitori alle stelle. Il risultato non fu entusiasmante, i problemi negli anni sono rimasti immutati. Nessun tentativo di indurre vocazione presbiterale andò mai a buon fine e il ragazzo tornò "alla vita normale" più solo e disadattato di prima, visto che Kiko miglior cura non conosceva che quella di segregarlo in un ambiente esclusivo e settario come la Domus. La testa piena di neocatecumenalismo a tutte le ore e in tutte le salse, il cuore vuoto e spenta ogni speranza di sviluppare una qualche identità personale. Molti figli di grossi personaggi del cammino soffrono la stessa malattia. Bisognerebbe porsi qualche domanda e trovare adeguate risposte.
      __________

      Giampiero Donnini e il suo baciamano.

      Egli è l'alter ego di Kiko.
      Nessuno forse può vantare più confidenza col capo di lui.
      Vedo questo gesto da parte di Giampiero più come un sottolineare:
      "Ebbene sì, mio adorato mentore, a tanto sei/siamo arrivato/i!"
      che come un gesto di sottomissione.
      Kiko/Giampiero un cuor solo e un'anima sola.
      Si comprendono con gli sguardi, uno la mente l'altro la mano, un unico intento, sempre in comunione perfetta.
      Allo stesso modo stanno invecchiando, Giampiero ciccione anche di più.

      Pax

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  6. Uomo Libero!!!3 luglio 2019 12:45

    PRIMA PAGARE, POI INCONTRO VOCAZIONALE.....(cit. neocatecumenale)

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  7. Secondo me, visto lo strazio di questo raduno, Kiko ne farà sempre meno, fino a che non se ne faranno più, senza che nessuno ne parli, come se non ci fossero mai stati. Inventeranno un altro modo per fare le alzate e, magari con la scusa che ormai Kiko è anziano e stanco, non si farà più vedere
    Elena

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  8. all'inizio era tutto più "innocente". Si seguiva Kiko più per gioco o per curiosità. I miei per esempio, nel 69-70 (cosi raccontano, io non ero ancora nato) si misero in macchina un'estate per andare in Spagna a trovare Kiko (si avete letto bene) che aveva invitato i "primi" italiani ad un incontro-catechetico con i "primi" spagnoli (e credo anche con i "primi" portoghesi) non so dove (mio padre sempre accenna ad un "pueblo" che era mezzo sperduto vicino Madrid o vicino Zamora, ora non ricordo) senza indicazioni ne strade asfaltate e con in tasca solo le forfettarie informazioni che Kiko aveva dato ai 4 folli di quell'epoca che con barba, eskimo e chitarra si erano gettati in questa "innocente nuova avventura cristiana"... Almeno per i miei (come penso e spero per molti altri) all'inizio fu davvero cosi. Poi il tutto (in poco tempo) degenerò.

    Stphn

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    1. Anonimo 13:21

      Quello che dici è vero, lo lessi quando mi informavo sulla storia degli inizi del cammino.

      Il luogo si chiama Fuentes de Carbonero ed è un paese abbandonato con una chiesa abbandonata.
      E' qui che Kiko portava i "primissimi" a fare convivenze lunghissime.
      Un luogo desolato, spettrale, senza vita, isolato, morto nella provincia di Segovia.
      Nulla a che vedere con gli alberghi di lusso odierni.
      Ma neanche nulla a che vedere con la Chiesa: era un luogo da brividi, invito chi legge a vedere le immagini on line. Com'è adesso era già allora.
      Bisognava essere molto molto alternativi per credere di essere cristiani ed invece che ritrovarsi in un monastero o in un convento per fare i ritiri, andare in un paese abbandonato con una chiesa abbandonata tutta per loro. Fuori da ogni contesto.
      Schegge di follia.

      Mi piacerebbe sapere se i genitori di Anonimo sono rimasti in comunità o sono scappati a suo tempo.
      Me lo augurerei per lui e per loro.

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    2. "Poi il tutto in poco tempo degenerò".

      Interessante testimonianza.
      Se fosse rimasto come alle origini, sarebbe stato uno sconosciuto gruppetto di contestatori, oggi non ne staremmo nemmeno a parlare. Magari era già finito da decenni.

      Ma "degenerò" e degenerando, acquistò visibilità e diffusione.
      Che anni erano? Gli inizi degli anni '70, quando qualcuno che aveva potere in Vaticano (non dico il nome, ma è facile individuarlo), mise le mani su questi due megalomani sprovveduti alla ricerca di gloria e li manipolò ai suoi scopi. Ho il forte sospetto che i primi mamotreti, scritti in quegli anni, non corrispondessero per niente alla predicazione iniziale e non fossero per nulla farina del sacco del Gatto e la Volpe.

      Kiko e Carmen si sono venduti per la fama e per la gloria: per questo insieme alla degenerazione ottennero contemporaneamente accredito all'interno della Chiesa.
      Accettarono di stravolgere i loro principi e divennero burattini di qualcun altro che muoveva le fila.
      Questo è ciò che penso e questa testimonianza di Anonimo, tra le righe, lo conferma.

      Comunque sia, bisogna proprio essere dei venduti per sconfessare le proprie origini in cambio di gloria e fama. Dimostrazione che anche le origini non erano "sante".

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  9. Che tristezza.. famiglie in missione... magari per motivi di lavoro? o per seguire la volontà di Dio?( ce ne sono tante emigrate a spese delle comunità).Ma quanti sono i catecumeni nelle varie nazioni per esempio in Europa? Pochissimi,sono per la maggior parte famiglie italiane o spagnole in Missione...che si presentano con le Bandierine dei vari paesi...addirittura si sono portati a Genova un vescovo dalla Svezia per fare numero. Ma i 20.000 Sacerdoti per la Cina sono già partiti...?

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    1. A giudicare dalla quantità di insulti anonimi comparsi nella cartella commenti spam ieri e oggi, si direbbe proprio che questa pagina sul triste incontro kikiano di Genova abbia sonoramente pestato parecchi calli neocatecumenali.

      Il sempre più evidente declino del Cammino è "l'elefante nella stanza" (anzi, nella saletta di comunità), il nuovo argomento tabù di cui tutti i fratelli delle comunità superstiti devono fingere di non notare.

      Il Cammino non è ispirato dallo Spirito (poiché lo Spirito non ispira errori, divisioni, eresie, strafalcioni, ecc.), ma è opera di mani d'uomo, e come tale è destinato a perire. Alla morte di Kiko i capicosca della setta, oltre alla lotta fratricida per impossessarsi delle ultime gocce del fiume carsico delle "Decime" (e dei titoli di proprietà del patrimonio immobiliare del Cammino, composto dalle varie "Domus", dai cosiddetti "Seminari R.M.", da diversi immobili a Roma e altrove, ecc.), si troveranno di fronte ad un mostruoso bivio:

      - da un lato, glorificare Kiko il più possibile al solo scopo di continuare a raccattare i soldi dei fratelli nel suo nome (pur sapendo che mentre era facile bussare a denari Kiko vivente, sarà molto più difficile estrarre soldi dalle tasche dei fratelli Kiko assente);

      - dall'altro, riscrivere drasticamente la storia di Kiko e del Cammino facendo sparire tutti i dettagli vergognosi (pur sapendo che proprio dove credevano di aver riscosso pluridecennale successo - come nel caso dell'Evangelio del Miserabile Kiko - lì li aspetta la stangata a sorpresa)... cosa che però comporterà una censura instancabile e progressiva del kikismo-carmenismo (dovranno spazzar via persino le Anotaciones di Kiko, che in più punti rivelano aspetto del falso profeta).

      Elimina
  10. Stphn I miei per esempio, nel 69-70 (cosi raccontano, io non ero ancora nato) si misero in macchina un'estate per andare in Spagna a trovare Kiko (si avete letto bene) che aveva invitato i "primi" italiani ad un incontro-catechetico con i "primi" spagnoli (e credo anche con i "primi" portoghesi) non so dove (mio padre sempre accenna ad un "pueblo" che era mezzo sperduto vicino Madrid o vicino Zamora, ora non ricordo) senza indicazioni ne strade asfaltate e con in tasca solo le forfettarie informazioni che Kiko aveva dato

    Era forse questa di cui Mario Pezzi ha parlato nell'ultima convivenza di inizio corso?

    "La prima convivenza di catechisti, a cui hanno partecipato anche alcuni
    fratelli di Roma, è stata nel 1969 –, quindi dopo la catechesi di Kiko e Carmen ai
    Martiri Canadesi –, a Fuentes, un paesino abbandonato di Segovia, in una chiesa
    diroccata che Kiko nelle sue “escursioni mistiche” aveva trovato. Lì avevano fatto
    già incontri con i fratelli delle baracche, alcune volte, e nel ’69 Kiko organizzò
    una convivenza di 20 giorni, ma una convivenza tutta particolare perché non
    c’erano né hotel, né case, né niente; c’era un ruscello vicino alla chiesa, si sono
    accampati lì con delle tende e hanno vissuto 20 giorni parlando del Vangelo, soprattutto
    del Vangelo di Matteo, dell’invio di Gesù Cristo dei Dodici. In questa
    convivenza hanno formato la prima equipe di itineranti destinata alla Colombia:
    la coppia Carmelo e Dulce, il presbitero Josémari Garciandia, Bubi e Jesús Blazquez."

    Se è questa i tuoi sono dei veri pionieri del cammino; in quel momento c'era solo la I dei Martiri Canadesi (S. Francesca Cabrini e S. Luigi Gonzaga dovrebbero essere successive).

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  11. Nel luglio del 69 furono fatte da kiko Carmen e cuppini (prima di mariolone) le catechesi a Scandicci. E se non sbaglio poco dopo o poco prima anche ad Ivrea. Quindi non solo Roma per quelle pseudo convivenze sperdute in Spagna...
    Oscar pasinato (Ivrea responsabile itinerante del nord Europa da 45 anni ma anche del Piemonte e dintorni) con moglie figli e furgoncino lo racconta spesso che andarono a trovare kiko in Spagna "allo sbaraglio" in quei primissimi anni
    Anonimo che conosce

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    1. Ricordiamo agli altri gentili lettori che almeno dal 1967 Kiko dipingeva simboli massonici nelle sue orrende "opere". Quindi ciò che è avvenuto nel 1969 già faceva parte della recita del "siamo ispirati", benché lo scenario generale fosse quello di cominciare a giocare a fingersi "nuovi" cristiani.

      Molte altre aggregazioni religiose, con diversi livelli di successo, nacquero allo stesso modo. Da decenni certe frange della Chiesa si aspettavano cambiamenti rivoluzionari, e quando Giovanni XXIII annunciò l'intenzione di scatenare un Concilio, credettero tutti che il momento fosse giunto per dare libero sfogo alle proprie pazzie e farsele certificare (sì, anche il Cammino è nato così). Si tratta di un Concilio, ricordiamolo sempre, che non era strettamente necessario (non c'era nessuna eresia da condannare, e la stessa condanna esplicita del comunismo - poi non avvenuta - non abbisognava di un evento così solenne), e non era nemmeno opportuno (proprio a causa delle grandi aspettative di "rinnovamento" rivoluzionario), e non era neppure atteso, visto che Giovanni XXIII lo annunciò a sorpresa lasciando sbigottiti i suoi stessi più stretti collaboratori.

      Storicamente, a rinnovare la Chiesa, hanno sempre provveduto i santi e senza deviare dalla Chiesa stessa. In ogni epoca, alcuni che hanno preso molto sul serio le verità di fede e i sacramenti, attraverso le proprie attitudini (educative, caritative, ecc.) hanno contribuito per gran parte senza nemmeno rendersene conto a "riformare" la Chiesa. Ciò che invece animava certi soggetti senza fede negli anni '50 e '60 del secolo scorso, era la voglia di fare una rivoluzione. Nell'epoca conciliare si moltiplicarono i dibattiti su questioni su cui fino a quel momento era sempre stato risposto: se vuoi essere cristiano, fa' come dice la Chiesa. E invece tutti a straparlare delle eccezioni riguardo al divorzio, dell'umanitarietà di certi aborti, della necessità "in certi casi" della contraccezione, delle novità da introdurre nei sacramenti, eccetera.

      Ed infatti una di queste rivoluzioni colpì purtroppo la liturgia: per abbellirla e "avvicinarla alla gente" non bastò la riforma del 1965 (che consentiva la liturgia della Parola in lingua parlata), ma si avanzò spediti fino a creare una nuova liturgia, che entrò in vigore nel 1969, cinquant'anni fa. Quando un ecclesiastico tenta di andare incontro alle richieste della "gente", finisce per commettere sempre lo stesso errore: credere che una minoranza chiassosa e "fantasiosa" sia rappresentativa di tutto l'orbe cattolico. E ancor oggi si meravigliano che dopo cinquant'anni di Messa "nuova", c'è una folla sempre crescente di fedeli che non vuole abbandonare quella tradizionale in latino, e una stragrandissima maggioranza di cattolici che non sopporta più le carnevalate liturgiche.

      Tutto questo per dire che Kiko e Carmen, che partivano dal loro comune desiderio di essere capi riveriti e pagati di una qualche comunità religiosa, hanno pianificato la loro rivoluzione ben prima del 1967.

      Nel 1967 Kiko pubblicava il libercolo Evangelio de los miserables, ornandolo anche di simboli massonici, e nel 1968 dipingeva un orrido dipinto "sacro" con altri simboli massonici. Dunque, in quel 1969 in cui lui e Carmen "fondavano" comunità, si stava semplicemente cominciando a dare applicazione ad un programma rivoluzionario inteso a sovvertire la Chiesa dall'interno. Dopo 50 anni di ipocrisie e disubbidienze alla Chiesa, grazie all'incredibile narcisismo arrogante di Kiko il Cammino è in colossale declino.

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  12. A Roma by kiko per ordine dal novembre 68 in poi: martiri, poi s Francesca e s luigi alla pari (credo), poi natività a via Gallia una delle più vicine paradossalmente al famoso borghetto latino (che era appunto sulla via appia). in Italia il resto di fedeli diretti-direttamente per ordine: Scandicci e Ivrea. Nel resto d Europa (ovvero Spagna Portogallo e Francia, non andò oltre il borghese piccolo piccolo): Zamora (San frontis tra le prime anche prima dei martiri) avila subito dopo ma che mi pare alla fine non quagliò e dunque non è sotto diretto controllo kikiano non so neanche se ci sono comunità, poi su Madrid le 4-5 parrocchie tipo Roma (vedi santa catalina laburé, la paloma, San José obrero e non ricordo quale altra), poi se non sbaglio Barcellona un paio di parrocchie se non una sola sotto il dominio kikocarmeniano. Infine Lisboa o giù di lì e Parigi con la sempiterna e unica Bon nouvelle a pochi metri da notre damm dove c'è G.Amadei da secoli (ormai pure vedovo) come itinerante. Paolo

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  13. nouvelle a pochi metri da notre damm dove c'è G.Amadei da secoli (ormai pure vedovo) come itinerante. Paolo

    G. (Giuliano) Bonomi (ex tassista) non Amadei

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    1. Lapsus, hai ragione. Bonomi... Amadei era il parroco dei martiri.. chiedo venia

      Paolo

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  14. nord Italia, si sono alzati il giusto, la location il giusto eccetera...fosse stato Napoli non era così. Se era Stoccolma ne erano di meno...

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    1. Ah, ah, ah, ah!!

      Tragicomico scivolone del nostro affezionatissimo lettore che stavolta si firma "ma smettila":

      ha scritto: "nord Italia, si sono alzati il giusto, la location il giusto eccetera...fosse stato Napoli non era così. Se era Stoccolma ne erano di meno..."

      Piccolo promemoria per i cattolici che capitassero qui per la prima volta:

      - i kikos hanno sempre detto (mentendo) che le "alzate" vocazionali non erano programmate ma spontanee;

      - qui abbiamo sempre ironizzato sul fatto che le "alzate" non solo sono sempre programmate, ma corrispondono sempre ad una percentuale compresa fra l'un per cento e il tre per cento delle vantate "presenze" all'evento kikiano;

      - prima del 30 giugno profetizzavamo che ci sarebbero state "duecento alzate" (il tre per cento degli annunciati e programmati "6500 giovani"), e invece ne hanno vantate solo 56 (un pochino sotto l'un per cento: la percentuale è stata rispettata, Kiko non ammette eccezioni);

      - e ora assistiamo al tragicomico scivolone del fratello kikiano che si firma "ma smettila" (proprio le due parole che dovrebbe dirsi allo specchio), che tragicomicamente ci conferma che le alzate sono programmate e c'è un target preciso da raggiungere: «si sono alzati il giusto», né più, né meno di quelli che si "dovevano" alzare... (e stavolta dovevano essere per forza "pochi" perché l'ordine di scuderia nel Cammino era di tenere un basso profilo, che il cardinale aveva sì accettato l'invito ma sarebbe intervenuto solo per dare una strigliata... e soprattutto perché i vescovi non hanno mai creduto che Kiko "suscita" vocazioni, e già adesso i presunti 28+28 (inclusi i "rialzati" e i "finti alzati" e gli "alzati per delega" e quelli che si sono "alzati" soltanto nelle fantasie di Kiko) sono poco credibili;

      - ciliegina sulla torta: dodici anni fa un giornalista kikiano già ammetteva candidamente sul neocatecumenalizzatissimo portale Korazym che «gran parte delle "alzate" sono di bambini e di gente che non fa sul serio» e che i mega-numeroni vantati da Kiko non hanno alcun riscontro con la realtà. Insomma, il lupo Kiko ha perso il pelo (e i denti, e lo charme, e anche un sacco di soldi), ma non il vizio, e sebbene abbia comandato di tenere un basso profilo (28+28, mica 26+30, no, sempre numero preciso e bilanciato! 28+28!), la pagliacciata delle "alzate" viene non solo riconosciuta come tale, ma viene candidamente ammessa come tale perfino da un kikolatra che legge assiduamente questo blog da parecchi anni.

      Ringraziamo perciò il nostro affezionatissimo "ma smettila" per il suo epico e tragicomico scivolone.

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    2. Nei miei tanti anni di cammino, ne ho conosciuti diversi di giovani che si sono alzati, di alcuni ero pure catechista.

      A parte un caso, tutti gli altri hanno ritirato l'offerta.

      Anche di questi a Genova ne conosco un paio. So perché si sono alzati. Nessuna vocazione, ma solo "Boh, forse, stiamo a vedere, ora non sono fidanzato/a, ho fatto il corso vocazionale, tanto per aprire una strada, mica deve essere quella..."
      E quel che mi dispiace immensamente è che sono ragazzi bravi, hanno spirito retto, credono davvero che quella possa eventualmente essere una strada, è una forma di mostrare la loro disponibilità, poi si vedrà...

      Non sono tanto questi ragazzi che si alzano a provocare sconcerto, ma è il fatto che l'impianto neocatecumenale generi questo tipo di mentalità, fin da piccoli.
      Per cui è estremamente normale per loro "provare", poi, una volta mostrata disponibilità, se il Signore vuole...

      E' questa mentalità che viene inculcata che è profondamente sbagliata, non si parte MAI da una vera vocazione.
      Poi, una volta che l'improvvido si è alzato, inizia l'opera di persuasione da parte dei catechisti, o di quelli dei centri vocazionali. Alcuni ci cascano e si convincono di "avere la vocazione". A volte escono, dopo, a seminario/convento iniziato.

      La maggioranza, pur pienamente inserita in quella mentalità distorta, poi dà forfait perché certe scelte di vita sono importanti e all'atto pratico, siccome non c'era vera vocazione, ritirano la disponibilità.

      L'inganno neocatecumenale sta nel fatto che questi poveri ragazzi non hanno parametri, né confronti e credono davvero che le vocazioni possano manifestarsi così.

      Ecco perché si alzano con estrema nonochalance, come volontari all'interrogazione, molto pathos, ma più suggestione che vocazione, tanto tanto indottrinamento.
      E poi pregano: "Signore, se tu vuoi, fammi capire... mostrami..." Perchè hanno conformato così la loro mente. Credono davvero che la vocazione funzioni così, tanto per "provare"...

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    3. È molto interessante la tua analisi, cara Libera, del concetto stesso di "vocazione" neocatecumenale.
      C'è molto calvinismo, in esso (giusto per non allontanarci dalle vere sorgenti ideologiche e teologiche del Cammino).
      Secondo Kiko il fatto solo di essere entrati in cammino (magari per sbaglio... perché c'è già un familiare,.. per far piacere alla fidanzata, o a mamma e papà) è indizio di un'elezione, di una predestinazione ad essere dei perfetti, dei cristiani autentici.
      Quando infatti poi le persone escono dal cammino (magari ferite, disilluse, sofferenti), dopo tante insistenze a trattenerle con le note frasi di non tanto velata minaccia "Dio ti ha voluto qui...se esci perderai la fede...il tuo matrimonio crollerà...i tuoi figli si drogheranno ecc.ecc.", la sentenza è "si vede che non era per te", cioè, sembrava tu fossi un predestinato, invece non lo eri.
      Ecco, lo stesso atteggiamento adottano i giovani neocat nei confronti delle chiamate vocazionali: come fanno a sapere se veramente Dio li chiama fino a che la loro perseveranza in quel tal percorso vocazionale non conferma, a loro e al resto del mondo, che erano davvero predestinati a ciò?
      Ecco il perché tanti si alzano, pochi confermano la propria scelta per arrivare all'ordinazione (per ricredersi entro i primi due anni, comunque, come sappiamo da stessa fonte neocatecumenale).
      Purtroppo lo stesso meccanismo vale anche per il matrimonio: quel ragazzo, quella ragazza, sono giusti per te? Sì, se Dio vi fa trovare ambedue in cammino, se magari uno dei due è catechista, cantore, responsabile (segno di predilezione divina), se ambedue volete cantare "Vieni dal Libano" e magari andare in missione o avere dieci figli.
      Non ci si sceglie cioè per una convinzione specifica, ma per l'apparente assenza di motivazioni contrarie.
      Allo stesso modo può capitare di sentir dire a persone apparentemente intelligenti poste di fronte ad alcune incongruenze del Cammino che "se non fosse ispirato da Dio, Dio stesso avrebbe provveduto a distruggerlo", come se la persistenza in scelte anche sbagliate e l'apparente distrazione di Dio che non provvede a sconfessare, fosse invece una dimostrazione di predilezione.
      Questa mentalità sbagliatissima purtroppo rovina molte vite, impone scelte che si pensano essere proprie ed invece sono frutto di manipolazione, modifica l'approccio stesso alla vita e alle sue sfide ed anche fornisce un falso senso di sicurezza che, prima o poi, però, finisce, sperabilmente, per mostrare la corda.

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  15. @ by Tripudio

    Dopo 50 anni di ipocrisie e disubbidienze alla Chiesa, grazie all'incredibile narcisismo arrogante di Kiko il Cammino è in colossale declino.
    _______________________

    AMEN.

    Stanno offrendo uno spettacolo triste e squallido agli occhi del mondo intero, dopo tante promesse mancate, millantati successi, frutti e primizie esistenti solo nella loro fervida immaginazione o peggio inventati ad arte e sbandierati ai quattro venti per animare gli adepti a decidersi senza altri indugi anche loro per mirabolanti imprese. Con l'aggravante che ogni volta che ti imbatti in un fratello della tua ex comunità e cerchi invano di farlo ragionare, quello, messo alle strette, si schermisce dicendo: "Ma io non vado per Kiko, resto nel cammino PER I FRUTTI!!!" (che stizza! una cosa che non si può sentire)
    Cervello lavato!
    Eccoli i frutti! Ciò che resta alla fine. Una sola desolazione.

    Pax

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    1. Sono d'accordo con te: cervello lavato e centrifugato. Non ne rimane più un neurone non catecumenalizzato. E' una desolazione cercare di parlare con i camminanti di lunga data che ormai nella loro vita hanno solo il cammino. In realtà, se ci ragionassero seriamente e se fossero onesti con loro stessi ammetterebbero che di frutti positivi non ce ne sono stati, anzi! Cioè se nella loro vita ci sono stati dei frutti positivi, questi sono venuti da Dio e non dal cammino. L'amica di mia moglie con la quale siamo in contatto è una di queste persone. Quasi tutte le volte che ci vediamo (non molto frequenti, in realtà), questa amica si confida con mia moglie (di nascosto dal marito che non vuole) e le racconta di tutte le angherie che subiscono dai loro fratelli di comunità e dal capo equipe (sono anche catechisti) che non chiede mai la loro opinione sulla gestione delle comunità che catechizzano e spesso non li informa nemmeno di sue iniziative a riguardo. Loro glielo hanno fatto presente (inutilmente), quindi si sono lamentati con tutti e soprattutto con i catechisti, ma non hanno ottenuto nulla, in quanto ognuno di quelli con cui hanno parlato ha fatto da scaricabarile, indirizzandoli altrove, con il risultato che si sono trovati ad andare in circolo in maniera abbastanza ridicola senza cavarne alcunché. Mia moglie ha cercato di spiegargli a più riprese che questi comportamenti derivano dall'impostazione del cammino e che non cambieranno, che se caio e sempronio fanno loro dei soprusi non è perché non sanno che stanno facendo del male. Lo sanno eccome e si sentono liberi e quasi autorizzati a calpestare gli altri. Vedono agire così i loro capi, capetti, caponi fino al sommo guru, e quindi anche loro fanno lo stesso. Peraltro anche i figli di questa coppia, ragazzi educati e perbene (una rarità fra i figli di cammino, la buona educazione e il rispetto per gli altri sono fra i giovani camminanti una vera rarità!) vengono discriminati: sono stati gli unici della loro comunità a non essere invitati all'agape riservata alla comunità per il matrimonio di una loro sorella di comunità! Se di fronte a simili fatti, uno continua a non capire, penso proprio che non ci sia nulla più da fare. Vivano più come loro aggrada. Mi viene da pensare alla parabola di Lazzaro e del ricco Epulone (Luca 16, 19-31) e alla sua conclusione: "Ma Abramo rispose: Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro. E lui: No, padre Abramo, ma se qualcuno dai morti andrà da loro, si ravvederanno. Abramo rispose: Se non ascoltano Mosè e i Profeti, neanche se uno risuscitasse dai morti saranno persuasi"

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  16. Ho visto il video dell incontro di Kiko a Genova. Ho rivissuto momenti del passato non c era kiko all ambone ma catechisti che facevano le stesse catechesi con lo stesso ritmo, nulla di nuovo. Un copione ormai consunto, dove la paura della morte la fa da padrona. Un linguaggio che ormai non mi dice più niente! "kiko ha perso lo smalto che aveva, e non solo per l età, confermo i silenzi imbarazzanti, mi ha colpito quel sussulto d orgoglio quando si definisce colui che fondato il cnc. Umiltà kiko, la santa umiltà di Cristo, sei un servo inutile come tutti noi.

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  17. ma smettila:

    dire che il Cammino è agonizzante, non vuol dire che è già morto. L'agonia può essere anche molto lunga e dolorosa, ma il Cammino di Kiko muore con Kiko.
    Poi non so che evoluzione avrà. Morto Kiko probabilmente si smembrerà come l'impero di Alessandro Magno, diviso tra i suoi generali: qualcuno forse tornerà alla Chiesa, qualcuno forse chiarirà la sua posizione non cattolica. Non lo so, ma il Cammino che stai vivendo ora non ci sarà più.

    Dai racconti fatti è chiaro che il Cammino più che frutto del Vaticano II è conseguenza di una mentalità sessantottina e anarchica che ben presto Kiko ha trasformato in una comunità di stampo militaresco e con mire espansionistiche illimitate.
    Anarchici che si militarizzano per raggiungere un obbiettivo: il passo non è così lungo come si crede. Anche le tribù mongole sotto Gengis Khan lo hanno fatto.

    Kiko è stato audace, un'audacia non solo frutto di intelligenza o comunque di istinto, ma anche di megalomania e di calcolo.
    Aveva bisogno truppe fedeli, e lui e Carmen si sono eletti unti del Signore, raccontando di due esperienze mistiche che hanno dell'assurdo: quella di Kiko perché egli ne ha cambiato versione più volte a seconda del tornaconto, e quella di Carmen perché sfiora addirittura la blasfemia.
    Ma tutto ciò non sarebbe servito a nulla se le strutture della Chiesa non avessero accolto il Cammino.

    Trasferirsi a Roma per Kiko è stata una mossa sicuramente vincente in quel marasma che preludeva al sessantotto. Mossa frutto di coraggio ma anche, credo, di calcolo cinico. Mossa risuscita anche grazie alla confusione dottrinale di tanti nella Chiesa. C'era una vera voglia di novità.

    Così, ottenuto l'appoggio della Chiesa e con mezzi finanziari quasi illimitati, per espandersi occorre ancora una cosa: truppe fedelissime, formate da adepti più che da soldati. Occorreva gente col cervello lavato che fosse obbediente fino a essere IRRAGIONEVOLI.

    Da qui il disprezzo della ragione a favore del fideismo eretico (tutto ciò che è contro la ragione è contro l'uomo e perciò contro la fede: e questo per fede cattolica).
    E da qui l'insistere sull'obbedienza CIECA.

    Ma per la Chiesa l'obbedienza, che è una grande virtù, non può essere cieca.
    Ad esempio: se un superiore ordina di dire una menzogna non si deve UBBIDIRE.
    Se l'ubbidienza cieca fosse una virtù, allora se il tuo catechista ti ordina di compiere una rapina, devi ubbidire.

    Tu mi puoi dire che non te l'ha mai ordinato. Ma io so di famiglie che si sono sfasciate per via del catechista, e la cosa è molto grave.
    E poi poco importa che il catechista non ti abbia ordinato di compiere rapine: poiché il Cammino DICHIARA che un catechista PUO' sbagliare, ma, anche se sbaglia, bisogna ubbidirgli lo stesso perché lo Spirito Santo agisce comunque (su questo cardine si regge tutta la disciplina del Cammino), vuol dire che il catechista può ordinare qualunque cosa, anche una rapina, anche mentire su APURON, e va fatta. In nome di Dio!

    Se tu mi dici che una cosa del genere non la compiresti, nemmeno se ordinata dal catechista, allora ammetti che il principio dell'ubbidienza cieca al catechista è una boiata pazzesca di Kiko. Allora Kiko non è un profeta, allora tu non credi per fede nel Cammino. Allora... Sveglia!

    RispondiElimina
  18. Nei commenti a molti articoli tanti utenti hanno fatto notare come il CNC celi al suo interno un forte culto della personalità di Kiko.
    E quando un gruppo religioso si concentra sulla figura del fondatore in modo così intenso, inevitabilmente lo status del gruppo finisce per coincidere con quello del fondatore.
    Nella fattispecie, abbiamo visto come in questo incontro si sia constatato che il Cammino sia "sul viale del tramonto" (come recita il titolo di un libro dedicato, appunto, al CNC), nonostante fosse un incontro dedicato ai giovani. E mi è impossibile non fare un confronto tra lo stato del CNC e quello del suo fondatore: basta guardare al fotogramma postato nell'articolo che ritrae Kiko, in cui quest'ultimo compare stanco, col viso gonfio, pare quasi malato. Spero per lui che non sia così, ma il CNC versa esattamente nelle stesse condizioni: stanco, si trascina a stento, non attrae più nuove leve (se non quelle che nascono nel CNC, e anche di quelle molte se ne vanno), l'età media si alza... come dicevamo nei commenti in un altro post, è quasi un decorso naturale per un gruppo come il Cammino: quando l'enorme quantità di sacrifici si rivela inutile, e il tutto inizia a diventare più un peso ingiustificato che un piacere e qualcosa di spiritualmente formativo, le defezioni sono inevitabili.

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  19. Carissimi ho letto dei commenti, giusti, che vedono un CN ( Kiko e compagnia bella) invecchiato, silenzi, ecc, ecc. Tutto ciò che avete veduto. Per cui vi vengono sentimenti di pietà, di compassione, di altro. Che sono giusti, perchè si devono avere. Ebbene, secondo me bisogna averli, ma sapendo ciò ( i passi più importanti ve li ripeterò nuovamente):

    8 L'amico non si può riconoscere nella prosperità,
    ma nell'avversità il nemico non si nasconderà.
    9 Quando uno prospera, i suoi nemici sono nel dolore;
    ma quando uno è infelice, anche l'amico se ne separa.
    10 Non fidarti mai del tuo nemico,
    poiché, come il metallo s'arrugginisce, così la sua
    malvagità.
    11 Anche se si abbassa e cammina curvo,
    sta' attento e guardati da lui;
    compòrtati con lui come chi pulisce uno specchio
    e ti accorgerai che la sua ruggine non resiste a lungo.
    12 Non metterlo al tuo fianco,
    perché non ti rovesci e si ponga al tuo posto,
    non farlo sedere alla tua destra,
    perché non ricerchi la tua sedia,
    e alla fine tu conosca la verità delle mie parole
    e senta rimorso per i miei detti.
    13 Chi avrà pietà di un incantatore morso da un serpente
    e di quanti si avvicinano alle belve?
    14 Così capita a chi si associa a un peccatore
    e s'imbratta dei suoi misfatti.
    15 Per un momento rimarrà con te,
    ma se cadi, egli non reggerà più.
    16 Il nemico ha il dolce sulle labbra,
    ma in cuore medita di gettarti in una fossa.
    Il nemico avrà lacrime agli occhi,
    ma se troverà l'occasione, non si sazierà del tuo sangue.
    17 Se ti capiterà il male, egli sarà là per il primo
    e, con il pretesto di aiutarti, ti prenderà per il
    tallone.
    18 Scuoterà il capo e batterà le mani,
    poi bisbigliando a lungo cambierà faccia.


    10 Non fidarti mai del tuo nemico,
    poiché, come il metallo s'arrugginisce, così la sua
    malvagità.
    11 Anche se si abbassa e cammina curvo,
    sta' attento e guardati da lui;
    compòrtati con lui come chi pulisce uno specchio
    e ti accorgerai che la sua ruggine non resiste a lungo.
    12 Non metterlo al tuo fianco,
    perché non ti rovesci e si ponga al tuo posto,
    non farlo sedere alla tua destra,
    perché non ricerchi la tua sedia,
    e alla fine tu conosca la verità delle mie parole
    e senta rimorso per i miei detti.

    (da IPG)

    Pace ai figli della Péace. Dio è la Pace.

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  20. Ciò che più mi ha sconcertato dell'incontro è stata la differenza tra Kiko (apparso ignorante e ciarlatano) e il Cadinale (apparso colto e profondo).

    L'impreparazione di Kiko è stata disarmante, sia nella scelta della lettura che nell'ammonizione, sia nel ricordare i nomi dei personaggi presenti che nel ricordare il nome della città in cui era [...]

    A partire da quando Kiko ha chiamato il cardinale “signor”, dicendo “facciamo un applauso al signor…” non ricordando, o molto più probabilmente non sapendo, nemmeno il nome è stato evidente per tutto l'incontro l'opposizione tra i due personaggi.

    Per confermare tutto ciò, Kiko ha ripetutamente utilizzato l’epiteto “presidente” quando ad esempio ha richiesto al cardinale di benedire i giovani che avevano risposto alla vocazione. Due epiteti, “signor” e “presidente”, utilizzati come se non volesse riconoscere la sua posizione gerarchica, rimarcando il fatto che tutti gli adepti fossero li per lui e non per la chiesa.

    E di ciò vi è stata conferma anche in maniera ugualmente contraria nel discorso del cardinale, il quale ha esortato voi NC a seguire i sacerdoti, a fare riferimento ai vescovi e alla chiesa: non ai catechisti, a kiko e al cammino… che curioso parallelismo.

    È stata palese la posizione del cardinale a riguardo nel congedo finale, in cui ha detto “buon lavoro.” ma anche nel parlare della chiesa. Ha tenuto a precisare “i vescovi sono i successori degli apostoli e la chiesa si fonda sugli apostoli” ricordando il principio di unità della chiesa che gli NC sembrano dimenticare. Ha rimarcato il riferimento ai sacerdoti ritenendoli figure essenziali nel cammino non citando invece in alcun modo la figura di Kiko.

    UBI EPICOPUS, IBI ECCLESIA ha inoltre detto, enfatizzando nel pronunciare il latinismo la parola ibi, come se i NC non fossero chiesa.

    Solo io ho notato questa posizione del cardinale? e per contro di Kiko?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. È stato veramente imbarazzante. Kiko che si riferisce al cardinale chiamandolo presidente (difficile ricordarne il nome o il titolo? O, come evidenziato, lo ha fatto di proposito?)
      Torbido, confuso e ripetitivo kiko, limpido preparato e incisivo il cardinal Bagnasco.
      Ascension, che si trova nell'equipo internazionale solo perché è stabilito dagli statuti (accidenti a loro), sembrava la badante di kiko. Sgomento e pena per il fremito di rabbia quando, nel tentativo di svegliare i partecipanti all'incontro, ha urlato che lo guardassero perché non tornerà e che è lui il fondatore del cammino....applausi di circostanza. Ho provato davvero pena e imbarazzo. Penso che chiunque abbia visto l'incontro non possa aver fatto a meno di notare queste due posizioni diametralmente opposte che sottendono qualcosa di più profondo.
      Alice de

      Elimina
  21. È stato veramente imbarazzante. Kiko che si riferisce al cardinale chiamandolo presidente (difficile ricordarne il nome o il titolo? O, come evidenziato, lo ha fatto di proposito?)
    Torbido, confuso e ripetitivo kiko, limpido preparato e incisivo il cardinal Bagnasco.
    Ascension, che si trova nell'equipo internazionale solo perché è stabilito dagli statuti (accidenti a loro), sembrava la badante di kiko. Sgomento e pena per il fremito di rabbia quando, nel tentativo di svegliare i partecipanti all'incontro, ha urlato che lo guardassero perché non tornerà e che è lui il fondatore del cammino....applausi di circostanza. Ho provato davvero pena e imbarazzo. Penso che chiunque abbia visto l'incontro non possa aver fatto a meno di notare queste due posizioni diametralmente opposte che sottendono qualcosa di più profondo.
    Alice de

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