sabato 16 giugno 2018

Una ferrovia sotterranea per i predatori sessuali?

Anche se non siamo in grado di verificarne tutte le notizie riportate, presentiamo qui sotto una nostra traduzione dell'articolo pubblicato ieri su Jungle Watch a cura di Frenchie, dall'isola di Guam (arcidiocesi di Agaña), evidenziandone alcuni passaggi.


I NEOCATECUMENALI GESTISCONO UNA FERROVIA SOTTERRANEA PER I PREDATORI SESSUALI?

Chi ha un po' di conoscenza della storia degli Stati Uniti ha già sentito parlare delle "ferrovie sotterranee" organizzate dagli abolizionisti prima e durante la Guerra Civile, allo scopo di permettere agli schiavi in fuga dal sud di raggiungere qualche più sicuro stato del nord-America o lo stesso Canada.

I libri di storia sono pieni di epici disegni - non di foto, visto che la fotografia all'epoca era ancora ai suoi albori - come questo sopra, lodando le anime coraggiose che hanno rischiato la vita e la salute per salvare gli schiavi.

Sono immagini così forti che vengono ancor oggi usate da gruppi malvagi che propugnano la pericolosa idea dell'abolizione dei confini, che a sua volta ha portato al moderno traffico di esseri umani e a nuove forme di schiavitù, peggiori delle precedenti. Come dice il proverbio: "le vie dell'inferno sono lastricate di buone intenzioni".

Nel caso del Cammino Neocatecumenale la via dell'inferno è chiaramente lastricata di cattive intenzioni.

Quattro casi da Guam

Riepiloghiamo qui quattro casi di predatori sessuali di Guam, che sono stati esfiltrati da Guam e continuano a vivere una vita ben protetta tra le comunità del Cammino Neocatecumenale:
  1. Il caso Wadeson
  2. Il caso Luis Camacho
  3. Il caso Apuron
  4. Il caso Adrian Cristobal
Ci limiteremo a questi quattro casi specifici poiché i temi del sito web Jungle Watch riguardano principalmente l'arcidiocesi di Agaña. Vogliamo far notare di essere a conoscenza di molti altri casi in tutto il mondo, dall'Australia a Singapore e alla Malesia, dall'Europa e dal Sud America, ma che non sono il nostro problema principale. Vogliamo incoraggiare i cattolici di tali regioni a condurre una loro vigorosa campagna, per sbarazzarsi di quella crescita maligna che inquina la loro chiesa locale.


Il caso Wadeson

Wadeson è nato in Australia, ha compiuto lì tutti i suoi studi e il seminario, per poi entrare nell'istituto dei Verbiti ("Divine Word Missionaries"). Nel 1971 all'improvviso appare a Los Angeles (molto lontano dal territorio tradizionale del suo istituto), per servire in parecchie parrocchie dell'area prima di ritrovarsi accusato di abusi sessuali.

L'arcidiocesi di Los Angeles, ritenendo credibili le accuse, lo priva delle facoltà sacerdotali. Inizia così il suo girovagare nomade: New York, Trenton, Portland, dove praticamente si nasconde in bella vista nelle comunità neocatecumenali.

Marcato come persona non grata negli Stati Uniti, alla fine trova una casa definitivamente qui a Guam, quando grazie alle raccomandazioni di Pius [Sammut], Cristobal e Gennarini, il vescovo Apuron lo incardina nell'arcidiocesi di Agaña.

Nel 2014, in conseguenza delle pubbliche ripercussioni contro Apuron e i suoi abusi, il passato di Wadeson torna a galla: Apuron, sotto pressione, lo rimuove da ogni incarico il 23 luglio 2014. Dopo uno strano balletto di comunicati fra le diocesi di Los Angeles, San Francisco e Agaña, Cristobal decreta che le accuse non sono credibili e Apuron lo reintegra il 14 maggio 2015, appena un mese prima della propria fuga dall'isola quando emergeranno le accuse di abusi sessuali anche per lui ("chi si assomiglia si piglia").

Wadeson, che era tornato nelle sue zone preferite dopo essere essere stato espulso da San Francisco, è stato quindi visto a Trenton, a New York e quindi a Boston, dove aveva trovato temporaneamente rifugio sotto l'ala del cardinal Seán (notoriamente amico del Cammino). È stato anche visto fare il turista nella Domus Galilaeae neocatecumenale, prima di sparire di nuovo. Infine è stato notato a nascondersi in bella vista in Alabama, nei pressi degli uffici di figlio e nuora di Gennarini.

Dopo essere stato reintegrato da Apuron e rimasto nascosto durante l'amministrazione del vescovo Hon, il nuovo Arcivescovo [Byrnes] gli ha discretamente chiesto di ritirarsi, cosa che ha fatto nella scorsa primavera.

È ben chiaro che il Cammino Neocatecumenale ha usato la rete di segretezza delle proprie comunità per nascondere qualcuno che loro sapevano essere in debito con loro e con la loro agenda, e che avrebbe fatto qualsiasi cosa loro chiedessero. Il marchio dell'organizzazione di Gennarini è dovunque sia Wadeson. Una cosa molto, molto preoccupante.


Il caso Luis Camacho

Luis Camacho è figlio del molto influente clan dei Camacho, con suo zio che è stato vescovo delle isole Marianne settentrionali e grande amico di Apuron.

C'è da notare che la famiglia Camacho ha aderito al Cammino Neocatecumenale di Guam fin dagli inizi, e ha prodotto parecchi figli per il seminario neocatecumenale Redemptoris Mater di Guam, oggi caduto in disgrazia e chiuso.

Luis e suo fratello Gabe erano famosi per essersi vantati delle loro ubriachezze e conquiste sessuali nel periodo in cui erano in tale seminario (cfr. il post di Janet B).

Sentendosi sotto pressione con l'urgenza di produrre preti di origine locale, la Curia ha incardinato Luis e gli ha affidato la responsabilità di due parrocchie nel sud dell'isola. A neanche un anno dal suo incarico, Luis viene arrestato in flagrante delicto mentre faceva sesso orale con una minorenne [neocatecumenale, ndt], in una spiaggia appartata ad Agat (la polizia stava investigando su un veicolo sospetto). La cover up malamente organizzata da Cristobal e dal Diacono "sicuro-sicuro" allo scopo di influenzare la polizia locale e i parenti [neocatecumenali, ndt] della minorenne a ridurre l'entità della denuncia è stata una vera farsa. Alla fine, per la pressione insostenibile e per la situazione di Apuron che diveniva sempre più precaria, don Luis ha rassegnato le proprie dimissioni e Apuron le ha accettate.

Mentre Cristobal e il diacono Claros fingevano l'esistenza di un'indagine [diocesana] in corso, don Luis veniva fatto eclissare da Guam e destinato a località ignota. Per fortuna i lettori di Jungle Watch e di Thoughtful Catholic erano già scatenati e non c'è voluto molto tempo prima che qualcuno ci spedisse foto del Luis al negozietto di souvenir della Domus Galilaeae.

Essendo stato beccato nel posto più rinomato del Cammino Neocatecumenale, Luis è sparito di nuovo. Parecchie settimane dopo sono state notate le sue tracce, quando in una parrocchia del Qatar il nuovo "giovane parroco" e nostro fuggitivo è stato scoperto lì. È seguìto uno scambio di lettere tra il vescovo Ballin (suo nuovo protettore), i parrocchiani, Chuck White e il sottoscritto, per mettere in guardia i parrocchiani della minaccia ai loro giovani e per mettere Ballin di fronte alle sue responsabilità di pastore.

Ad oggi il Luis Camacho è ancora nel Vicariato dell'Arabia Settentrionale, nonostante le forti ripercussioni contro il vescovo Ballin. Ancora una volta il Cammino Neocatecumenale ha coperto e nascosto uno dei suoi, a dispetto del rischio che ciò pone ai bambini delle loro stesse comunità e degli altri parrocchiani.


Il caso Apuron

Quello dell'arcivescovo Apuron è un tragico e unico caso di corruzione sessuale e morale.

Nativo di Guam, Anthony Sablan Apuron ha tratto beneficio da un'inedita convergenza di eventi. Dopo la Seconda Guerra Mondiale la Chiesa Cattolica a Guam ha dovuto affrontare una situazione davvero difficile: solo uno dei due sacerdoti locali era sopravvissuto al conflitto, e quando il vescovo Baumgartner prese possesso di quello che all'epoca era solo un Vicariato, succedendo al suo predecessore spagnolo, nessuno dei Cappuccini di Detroit che era stato fatto prigioniero dagli occupanti giapponesi riuscì a rientrare. Al vescovo si presentavano edifici distrutti, nessuna scuola, l'amministrazione della Marina non molto disposta a collaborare, e il compito di ricostruire tutto da zero. In mezzo a tante sfide poté ricostruire molto di ciò che era andato perduto, impegnandosi in un grande sforzo per creare un canale per le vocazioni del posto. Molti giovani parteciparono alle sue iniziative e un buon numero di loro entrò in seminario. Fu creato un seminario minore nei pressi della Father Duenas. Da lì nacque un piccolo ma significativo gruppetto di sacerdoti locali, ed un altro nutrito gruppetto entrò nei Cappuccini.

Con il Vaticano II, la Chiesa enfatizzò molto la necessità di reclutare vescovi dalla comunità locale piuttosto che inviarne dall'estero (ma ciò, nel caso di Guam, avrebbe avuto poi conseguenze catastrofiche). Ecco perché Apuron crebbe rapidamente da semplice frate Cappuccino di stanza nelle parrocchie fino a Vescovo Ausiliare. Questo giovane, amichevole e "molto politico", sarebbe diventato [ad appena quarant'anni, ndt] arcivescovo di Agaña.

Sfortunatamente non è tutto oro ciò che luccica. L'arcivescovo Flores (il primo vescovo di etnia chamorro) non aveva molti candidati a disposizione. Durante il suo episcopato avvennero parecchi casi di abusi sessuali: infatti gran parte dei casi che la Chiesa locale sta oggi affrontando riguardano gli anni Settanta, Sessanta, e in qualche caso anche anni Cinquanta. All'epoca le vittime non beneficiavano di una popolazione consapevole di tali problemi. Per cui gli abusi sessuali venivano considerati semplici peccatucci, i preti colpevoli venivano spostati a qualche altro incarico e richiesti di pregare con maggior fervore.

Le notizie sulle piccole tresche di Apuron erano comunemente note: io stesso ne fui messo al corrente negli anni Ottanta, quando incontrai per la prima volta seminaristi di Guam nella Bay Area [di San Francisco, ndt]. Sapevo già della storia del cugino di John Toves e dei suoi tentativi di suicidio. Per cui non fu una sorpresa quando John "il tifone" Toves per primo accusò Apuron. Infatti sarebbe stato tale evento a rivelare agli altri ex chierichetti di Agat che c'erano state altre vittime oltre loro stessi, e che successivamente sarebbe sfociato nella caduta di Apuron.

Ma c'è un altro punto accanto agli abusi sessuali di Apuron: quello della sua corruzione morale a quasi qualsiasi livello. Il suo piacere non era solo sessuale, ma anche finanziario e edonista. È stato questo il suo punto debole che lo ha portato a farsi fratello del Cammino Neocatecumenale attraverso Cristobal e l'agente di Gennarini a Guam: Pius [Sammut] il putrido. Apuron è sempre stato un codardo e un ricattatore, in quel gioco politico per portare avanti i suoi piani. Quando ha infatti dovuto affrontarne le conseguenze, è fuggito e si è nascosto. Il Cammino Neocatecumenale e la sua rete lo hanno aiutato in ciò, sostenendolo attraverso i media, ingannando il più possibile per salvare una qualsiasi apparenza di decenza. Decenza che lui non aveva mai realmente avuto.

Ecco perché quell'uomo, che ha rovinato così tante vite e carriere, e distrutto tante famiglie, e contemporaneamente consegnando i suoi poteri episcopali ai neocatecumenali, si è ritrovato in esilio dall'isola che gli aveva dato tutto. Gli antichi greci non avrebbero potuto comporre una storia più drammatica di questa. Apuron è sempre stato un impostore, ed è ciò che rimane ancor oggi, mentre viene nascosto nelle comunità [neocatecumenali] della California, venendo scarrozzato in giro dai suoi burattinai, fingendo di essere una vittima.


Il caso Adrian Cristobal

Anche Adrian Cristobal è un figlio di Guam. L'aspetto più interessante riguardo Adrian è che tutti i segnali di allarme, nel suo caso, sono stati in rosso per interi decenni. A cominciare dai suoi primi giorni alla Father Duenas Memorial School, ai suoi giorni a S. Joseph e S. Patrick, tutti quei segnali indicavano un individuo problematico con seri problemi psicologici, sufficienti a impedirgli persino oggi di essere accettato in un seminario.

Adrian non è mai stato molto sveglio, ma ciò che gli mancava nell'intelligenza l'ha compensato con la sua cattiveria, le sue gelosie, le sue invidie, i suoi risentimenti. Infatti le relazioni che lo riguardavano erano così cattive su certi aspetti critici, che il seminario di S. Patrick rifiutò di sostenere la sua candidatura al sacerdozio. Omosessuale, schiavo della pornografia, con una forte attrazione al denaro e al potere: caratteri che possono essere trovati in tanti individui ma, nel suo caso, tutte le motivazioni per il suo piacere erano nel bisogno di controllare gli altri, ferirli, ed affermare il suo potere. Adrian ha tutte le caratteristiche di un sadico profondamente radicato. Gode nell'infliggere dolore alle persone, sia fisico che psicologico. Il fatto che Apuron acconsentì ad incardinarlo qui [a Guam], e il fatto che più tardi il Cammino Neocatecumenale riconobbe le sue "qualità" decidendo di reclutarlo per il loro take-over dell'arcidiocesi, dà luogo a tante domande.

Per molti anni dopo il suo ritorno da Denver e la sua instancabile ascesa al potere, Adrian si sentì intoccabile. La sua arroganza era pari solo al suo pessimo carattere. Divenne l'architetto principale (sotto la guida di Pius) della tentata conquista dell'arcidiocesi di Agaña. Sapevamo da un bel pezzo che aveva abusato per anni di ragazzi che gli erano stati affidati. Ma molte delle sue vittime sono ancor oggi troppo spaventate per testimoniarlo.

Quando il regno di Apuron ha incontrato un'improvvisa fine, Cristobal e Quitugua hanno lavorato sodo per spazzar via molta della documentazione che avrebbe potuto essere usata contro Apuron, contro loro stessi o contro i neocatecumenali. Ciò ha infine portato Cristobal a decidere di chiedere tempo per degli studi di Diritto Canonico [lontano dall'isola, ndt], un titolo di studio che anche stavolta non è riuscito a conseguire. Dopodiché ha chiesto di continuare a servire le comunità neocatecumenali in Arizona, rifiutando di rientrare a Guam e di accettarvi un incarico a Umatac.

Ma mentre era lontano, parecchie delle sue numerose vittime hanno trovato il coraggio di farsi avanti e avviare un procedimento legale contro il Darth Vader di Hagåtña. Che ora sembra voler seguire i passi degli altri abusatori. E il Cammino Neocatecumenale gli sta dando rifugio in una località sconosciuta, con l'obiettivo di non farsi ridurre allo stato laicale e di trovare un vescovo disposto ad accoglierlo.

Corre voce che Gennarini è assai furioso per questo colpo di scena perché aveva investito veramente parecchio nel coltivare Cristobal per lo zucchetto da vescovo. Un successo mancato di un soffio. Nel frattempo Cristobal sta lavorando sodo per coprire le sue tracce e specialmente i suoi asset finanziari, in pericolo per le imminenti azioni legali. Conviene restare sintonizzati su questo caso, perché potrebbe espandersi molto di più.



Conclusione

In tutti e quattro i casi, il Cammino Neocatecumenale ha identificato un prete fallito e ne ha sfruttato i fallimenti per controllarlo.

Il Cammino è stato capace di proteggere quei colpevoli di abusi e disposto a farlo. Quei preti sono stati messi in grado di allontanare gran parte delle brutte conseguenze delle loro azioni, raccontando favolette, spacciandosi per vittime di una persecuzione dovuta alla loro appartenenza al Cammino.

Sappiamo che questa è solo la punta del proverbiale iceberg. La Chiesa istituzionale deve risvegliarsi da questa situazione, perché ciò ha tutti i segni di uno scandalo dieci volte più grosso che quello dei Legionari di Cristo.

(testo originale di
Frenchie, su Jungle Watch)

giovedì 14 giugno 2018

Zingareide kikiana

ZINGAREIDE


«Io ho vissuto esperienze stupende nelle baracche in mezzo agli zingari, che hanno grandi valori umani , dove la famiglia, l'unione del clan, l'ospitalità, sono cose che valgono molto più del denaro. vi racconto un fatto. Gli zingari, se possono, normalmente scappano e non fanno il servizio militare, ma è successo che un giovane zingaro doveva partire per fare il servizio militare in Africa. Non vi dico la tragedia! Per congedarlo, hanno fatto 5 giorni di festa, cantando, ballando, mangiando e bevendo. Siccome doveva fare un viaggio di tre giorni, prima in treno e poi in nave, perché stesse più giorni con loro, sapete cosa hanno pensato? Dei soldi, chi se ne frega! Hanno fatto una colletta tra tutto il clan per pagargli il viaggio in aereo! E allora su: altri tre giorni di festa mangiando, bevendo, ballando, prima di separarsi da lui.

Gli zingari non permettono il divorzio, né l'adulterio, né l'aborto. Per loro avere figli è qualcosa di grande. Quando una zingara non può più avere figli è molto dispiaciuta; la menopausa, in questo senso, è per lei una grande tristezza. Gli zingari hanno valori umani stupendi. Se uno zingaro chiede un favore a un altro zingaro, questi, anche se è suo nemico, è disposto a fare qualunque cosa per lui».
(fonte: Kiko Argüello,
catechesi dal mamotreto "approvato" Traditio).

NOSTRE ANOTACIONES SUL TESTO DI KIKO:

La "Zingareide", naturalmente, è un poemetto prosastico di lode agli zingari spagnoli, meglio conosciuti con il nome di "gitani". I gitani sono noti per le loro pratiche magiche, che sovente utilizzano nell'accattonaggio al quale sono dediti. La loro specializzazione sta negli incantesimi d’amore e nelle maledizioni, prassi nelle quali anche i cosiddetti "catechisti" neocatecumenali non sfigurano. Famosi, infatti, sono i love bombing neocatecumenali; meno note al grande pubblico sono le maledizioni lanciate ai Faraoni e a chi critica il Cammino.

Come riuscirono i gitani a infatuare Kiko? Cosa imparò Kiko da essi? Lo si evince dalla etnologia e dalla catechesi.

I gitani sono esoterici e praticano la profezia e la divinazione. C'è da supporre che da essi Kiko abbia appreso le sortes (che il fondatore utilizza nell'invio degli adepti in missione) e le scrutatio. A proposito di esoterismo è interessante notare che, prima di Kiko, fu René Guénon, il fondatore della Chiesa gnostica, a interessarsi di zingari. Nell'articolo «Il Compagnonaggio e gli Zingari» Guénon presentò interessanti analogie fra zingari ed ebrei, e zingari e compagnoni. I compagnoni - termine che deriva dal latino cum panis, cioè "chi condivide il pane" - sono anche gli iniziati al secondo grado della Massoneria. I compagnoni si chiamano fra di loro con l’appellativo "passante", vocabolo che viene utilizzato pure per designare gli zingari: studi più approfonditi potranno, forse, dimostrare che Kiko acquisì dai gitani la sua fissazione per il verbo "passare" e per il vocabolo "itinerante".

L'analisi dei brani della "Zingareide" di Kiko fornisce molti spunti per intendere le prassi del Cammino.
"Hanno fatto 5 giorni di festa, cantando, ballando, mangiando e bevendo": qui, forse, c'è l'origine di varie consuetudini liturgiche del Cammino Neocatecumenale.

"Dei soldi, chi se ne frega! Hanno fatto una colletta tra tutto il clan per pagargli il viaggio in aereo!". Come non immaginare che ci troviamo al cospetto del parto di una delle grandi invenzioni postconciliari del Cammino, quella del fondatore che viaggia in aereo privato e mangia a sbafo, a spese della comunità?

"Per loro avere figli è qualcosa di grande": è l'apertura alla vita nel Cammino. Quando una donna neocatecumenale non può avere figli è molto dispiaciuta, ne va della dimensione del clan. I figlioletti dei gitani, poi, sono molto importanti. É vero, normalmente non vanno a scuola, ma ci pensano i papà a catechizzarli, a insegnare loro un mestiere per procacciarsi il pane, e a tramandare le conoscenze esoteriche, naturalmente. Da qui, con altissima probabilità, il rifiuto dei catechisti del Cammino di usare altro che i mamotreti di Kiko.

"Se uno zingaro chiede un favore a un altro zingaro, questi, anche se è suo nemico, è disposto a fare qualunque cosa per lui". Presumibilmente, è da questo comportamento che Kiko apprese la lezione "ama il tuo nemico".

Tra "i valori umani stupendi" citati da Kiko, gli apologeti un giorno spiegheranno che a un valore il Cammino si ispirò particolarmente: l'unione del clan.
Rimane un arcano solo da svelare: come mai Kiko Argüello si stabilì nella parrocchia romana detta dei Martiri Canadesi, in un quartiere borghese, e non in uno come il litorale di Ostia?

martedì 12 giugno 2018

"E voi, pregate per il vostro «catechista» neocatecumenale?"

Alla domanda posta sarcasticamente da un lettore neocatecumenale - «e voi Osservatori, che vi ritenete tanto cattolici, pregate per Kiko Argüello e per l'anima di Carmen? Pregate per i vostri catechisti neocatecumenali?» - ha risposto Dorothea:
  • Nonostante le grandissime *** che mi ha rivenduto chi doveva trasmettermi la fede, e che invece venivano direttamente dall'Argüello & Co., io prego per lui:
  • prego perché egli incontri presto una megera ultra-nevrotica, e che si sposino entro un anno, anche senza grandi sentimenti, che tanto non è importante.
  • Prego perché egli, crocifisso metaforicamente in quel matrimonio che non lo gratifica, scopra il senso dell'amore coniugale, quello di "morire all'altro", per vivere pienamente "la storia di salvezza che Dio ha fatto su di lui".
  • Prego perché la moglie lo sfinisca e lo amareggi fisicamente e psicologicamente, criticandolo in tutto e non rispondendo alle sue esigenze umane e quindi idolatriche, dandogli l'occasione di amare il nemico e di gustare, tramite fatti concreti, la gioia della salvezza di Dio. 
  • Incidentalmente, questa moglie deve anche russare e cucinare malissimo.
  • Prego perché egli si affidi con fiducia alla provvidenza, privandosi del necessario, restituendo tutti i danari ai camminanti, non chiedendo mai aiuto a nessuno ma confidando nel centuplo quaggiù, che tanto ci pensa il Signore.
(Poi io per la mia vita mi sono regolata diversamente, ma che cosa c'entra, non devo mica fare io quello che predico per gli altri.)
  • Scoprendosi peccatore egli troverà di conseguenza la forza di andare a chiedere perdono una ad una alle persone che ha offeso e danneggiato, direttamente ed indirettamente.
  • Quando verrà anche da me, sinceramente pentito, prima di tutto per le eresie e per le offese ai Sacramenti, ma anche per aver rifilato a tradimento una dottrina aberrante sulla natura dell'uomo e delle sue relazioni, inclusa quella con Dio, allora lo perdonerò.
"Guardate: siamo più speciali degli altri,
abbiamo seguito tutti i 613 precetti di Kiko
e stiamo pagando le «decime» da 30+ anni:
possiamo dunque fregiarci della prestigiosa
Vestina Bianca designed by Kiko".
...come? Non va bene parlare così?
E perché no?

Cosa c'è di strano nell'attenersi a ciò che si predica?
O forse non bisogna neppure desiderare il buon esempio da parte di chi predica?
E quindi i cosiddetti "fatti concreti" non sono importanti?

Forse che menare è peccato solo se si mena per secondi?
Dunque, "menare" qualcuno, di per sé non è peccato?!

Forse perché si vede che non credo neppure io alla bontà di questa preghiera?
Bella scoperta, certo che no.
Ma allora: perché dovrebbe andare bene per qualcun altro?!!

O forse perché "non osi sovvertire l'uomo l'ordine di importanza che Kiko ha dettato".
Ma se l'Argüello è intoccabile, chi è Dio allora, Kiko o Dio?!!
(da: Dorothea D.)

domenica 10 giugno 2018

Noi, incastrati dal Cammino

Kikus vult!
Gentili lettori e gestori di questo blog, dopo aver letto l'ennesima sciocchezza del Cammino Neocatecumenale, ormai divenuto completamente autocelebrativo e autoconsistente per tutto quello che riguarda la liturgia, che evidentemente è in molti casi piegata da una volontà di trasformarla in qualcosa d'altro, sempre più lontanta da quella ecclesiastica, ma pazienza. Volevo ragionare con voi sul perché centinaia (migliaia?) di persone, anche frequentatori di questo blog, delusi e amareggiati da questi eccessi, non si destino una mattina e dicano:

"BASTA!!".

Io "ci" chiamo ("ci" perchè io sono uno di questi) "gli incastrati del cammino".

Ma cosa ci costringe a "rimanere" in Cammino? Provo a fare un piccolo elenco  delle cause, ma spero che questa riflessione desti qualche ulteriore commento.

1) Moglie o marito in Cammino, magari prima del matrimonio. Questa situazione è la più delicata, poichè genera tensioni nella coppia (purtroppo spesso distruttive) e incastra l'altro coniuge, che non può neanche criticare liberamente...

2) Figli in Cammino, entrati magari in un momento in cui uno o entrambi i genitori erano ferventi camminanti. Qui chiaramente subentrano altre dinamiche che inchiodano spesso entrambi i genitori che non riescono, anche in crisi, a "prendersi la responsabilità" di uscire con il rischio che i figli si "perdano".

3) Altri vicini in Cammino. Io conosco una persona che oltra alla moglie, ai parenti della moglie, a tutti i nipoti, ha in cammino anche il capufficio, molti dei colleghi di lavoro (assunti proprio perché in Cammino)... immaginate con quale difficoltà questa persona possa ipotizzare di uscire...

Il laico santone "benedice" i suoi adoratori
4) Persone "semplici" che hanno sempre condotto una vita normale, ai quali il Cammino ha regalato un ruolo "importante" (ostiari, cantori, responsabili...): queste persone, anche se volessero uscire, avrebbero paura di tornare nella loro quotidianità semplice, magari solitaria e quindi resterebbero non certo per l'aspetto catechetico del cammino, ma per quello più sociale...

Per noi incastrati, purtroppo, l'unica via di fuga (e l'unica speranza) è che il Cammino svanisca, da cui anche una certa forza nei commenti che legge e nei quali mi ritrovo in pieno.

Per noi incastrati, leggere i commenti dei vari "voltaggi" non sortisce alcun effetto, poichè ce li sentiamo fare ogni giorno intorno a noi. frequentiamo questo blog alla ricerca di spunti per andare avanti, per avere una ragione di speranza in un futuro diverso.

Continuate così!!
M.A.

venerdì 8 giugno 2018

Come i neocatecumenali celebrano la Pasqua ebraica

Ci è stato segnalato il sito della parrocchia di Maria Immacolata, sita in Alcorcòn, cittadina di circa 150 mila abitanti nell'area metropolitana di Madrid.
Il sito, a parte le indicazioni degli orari delle Messe, si anima solo nella sezione delle notizie, quasi tutte riguardanti il Cammino Neocatecumenale, e quindi ci fa pensare che sia una parrocchia profondamente neocatecumenalizzata.
Riportiamo ad esempio un breve contributo, corredato da immagini, con la notizia di una particolare "celebrazione" che le comunità neocatecumenali usano fare il martedì della Settimana Santa.

Ieri ho avuto l'immensa soddisfazione di partecipare nella nostra parrocchia alla celebrazione del Seder pasquale o cena ebraica, officiata da padre Pachús. È stato un piacere partecipare ai preparativi e c'è una frase che mi risuona nella testa e che ho sentito diverse volte prima di iniziare: "Questo non è un teatro è una festa" e così è stato. Il Seder pasquale o meglio, Haggadah di Pésah, è una celebrazione di profondo significato spirituale. Sono stato colpito dagli elementi che sono stati presentati e ho visto chiaramente che sono stati fatti in Cristo Gesù. Come cattolico, ho riconosciuto elementi della Messa e sono stato in grado di capire meglio il loro significato. L'Haggadah di Pésah non è né più né meno che l'ultima cena che Gesù celebrava con i suoi apostoli prima della sua crocifissione, vale a dire la celebrazione della Pasqua ebraica. In esso gli ebrei ricordano la liberazione del popolo di Israele dalla schiavitù in Egitto prima di arrivare nella terra promessa. Tutta la cena, iniziata nell'oscurità, (sia per la mancanza di luce che per la mancanza di conoscenza) è circondata da una grande simbologia; per esempio lavarsi le mani, bagnare le verdure in acqua salata per ricordare le lacrime versate durante la schiavitù, ma vale la pena menzionare le quattro coppe di vino, tutte con il loro significato, dando particolare importanza alla terza che è Gesù ci invita a prendere il suo sangue per il perdono dei nostri peccati. A differenza della celebrazione ebraica, dove ogni anno attendono l'arrivo di Elia per annunciare la venuta del Messia, (che è il motivo per cui lascia un posto per lui al tavolo). Sapevamo che Gesù che era rappresentato lì era con noi e lo sentivamo. Come in ogni celebrazione, lo splendido e ricco banchetto, preparato tra tutti, insieme alle canzoni preziose, è stato in grado di trasportarci in un'epoca che, nonostante sia avvenuta più di 2000 anni fa, è ancora viva oggi. Abbiamo finito la festa con balli e battiti di mani e penso di parlare per tutti i partecipanti quando dico che non potremmo vivere un'esperienza migliore. Grazie a tutti per aver reso possibile e Pachús per avercelo insegnato e fatto partecipare a tutto ciò che conosce.
La mensa della Pasqua ebraica il martedì santo:
l'antica alleanza ebraica è simboleggiata dal candelabro
a sette braccia;
la nuova alleanza neocatecumenale da quello a nove.
Riportiamo ora alcune precisazioni contenute nel Dossier "Il Seder Pasquale in ambienti cristiani" a cura del SIDIC (Service International de Documentation Judéo-Chrétienne).

"UN CRISTIANO PUÒ CELEBRARE IL SEDER?
Essendo il rito costitutivo dell'ebraismo, il seder pasquale(*) può essere celebrato solo dagli ebrei che ne sono soggetti e destinatari. Ciò non vuol dire, però, che la sua ricchezza debba restare preclusa ai cristiani.
L'ideale sarebbe di partecipare ad un seder pasquale invitati da amici ebrei nella loro casa. Si sarebbe così veramente "ospiti" della tradizione e della fede ebraica alla quale la chiesa "è legata a livello stesso della propria identità".
Fra soli cristiani, invece, non si tratterà di celebrare il seder, bensì di riflettere, studiare e approfondirne il testo, in un "ascolto" pieno di rispetto e di riconoscenza.
In questo caso un'ipotesi potrebbe essere di invitare, nel proprio gruppo o comunità, un rabbino o un ebreo osservante, cioè una persona veramente competente, chiedendogli di condividere la sua esperienza e la sua lettura del seder pasquale: testi, riti, simbolismi e storia.
Qualora non si potesse avere la presenza di un rabbino, i cristiani possono accostarsi da soli o in gruppo al seder pasquale studiandone la struttura, leggendone i testi e spiegandone i riti, con l'aiuto di una persona sensibile e
esperta. E' chiaro che in casi come questi, non si può parlare di celebrazione del seder pasquale, ma di un suo studio in chiave pedagogica e didattica.


Il presbitero celebra la Pasqua ebraica
Il presbitero celebra la Pasqua neocatecumenale.
Notare l'onnipresente candelabro.
(*) Nella liturgia ebraica, l’insieme delle parti che compongono un rito (propr. «ordine»). Il s. celebrato la prima sera di Pasqua (nella Diaspora anche la seconda sera) consiste in benedizioni, atti e pasti simbolici, e nella lettura della Haggādāh, il racconto rabbinico dell’uscita dall’Egitto."

Rivediamo ora alla luce di queste sicuramente equilibrate valutazioni, espresse nell'ambito di uno studio prodotto da un organismo che si occupa di far crescere la conoscenza tra le due religioni, quella ebraica e quella cristiana, quanto le comunità neocatecumenali fanno, e documentano, ogni martedì della Settimana Santa, certo non solo nella parrocchia di Maria Immacolata in Alcorcòn ma in molte altre parrocchie nelle quali si sono insediati.

"Il seder pasquale può essere celebrato solo dagli ebrei che ne sono soggetti e destinatari. L'ideale sarebbe di partecipare ad un seder pasquale invitati da amici ebrei nella loro casa."
Ieri ho avuto l'immensa soddisfazione di partecipare nella nostra parrocchia alla celebrazione del Seder pasquale o cena ebraica.
"Fra soli cristiani, invece, non si tratterà di celebrare il seder, bensì di riflettere, studiare (...)
Un'ipotesi potrebbe essere di invitare, nel proprio gruppo o comunità, un rabbino o un ebreo osservante, cioè una persona veramente competente, chiedendogli di condividere la sua esperienza e la sua lettura del seder pasquale: testi, riti, simbolismi e storia."
Il Seder pasquale o cena ebraica (è stata) officiata da padre Pacus. Abbiamo finito la festa con balli e battiti di mani e penso di parlare per tutti i partecipanti quando dico che non potremmo vivere un'esperienza migliore.
Celebrazione della Pasqua
in una famiglia ebraica
Osservando poi le immagini di tale celebrazione, notiamo che non c'è molta somiglianza fra codesto rito messo in scena dai neocatecumenali e quello che si svolge "davvero" nelle famiglie ebree ed invece una spiccata somiglianza, quasi una sovrapposizione, con la scenografia di una Eucaristia neocatecumenale: gli zelanti fratelli del Cammino, capitanati dagli ostiari, usano le tovaglie bianche dell'Eucaristia, i calici e le patene sacre o delle copie di essi, il tavolinetto di servizio come nelle loro Eucaristie.

Naturalmente simili i pani azzimi (al posto della croce una scritta ebraica) che potrebbero essere stati preparati dalle ostiari del Cammino recitando l'usuale preghiera, probabilmente il vino è quello usato il sabato sera per la consacrazione del Sangue di Cristo, uguale è il balletto finale con battimani, uguali i canti che il Cammino ha mutuato da quelli ebraici.

Insomma, il Sedèr così come interpretato e officiato  dal presbitero Pachùs, è una Eucaristia così come il cammino vorrebbe vivere: tutti seduti attorno al tavolone come ad un convito, il padrone di casa che distribuisce il pane e il vino (di cui viene detto "vale la pena menzionare le quattro coppe di vino, tutte con il loro significato, dando particolare importanza alla terza che è Gesù ci invita a prendere il suo sangue per il perdono dei nostri peccati").

Il presbitero e i suoi aiutanti
mentre fanno la lavanda dei piedi
Infatti dice il commentatore:
"Sapevamo che Gesù che era rappresentato lì era con noi e lo sentivamo. Come in ogni celebrazione, lo splendido e ricco banchetto, preparato tra tutti": Gesù presente nel Sedèr ebraico e il banchetto, come in ogni celebrazione eucaristica, completano la sovrapposizione che nei partecipanti sicuramente si opera tra i due riti e tra le due diverse fedi.

Osservando poi le foto, non vi sfugga la copia conforme della lavanda dei piedi, segno liturgico che la Chiesa celebra il giovedì Santo.

Concludiamo l'articolo con alcune valutazioni sull'opportunità che un cristiano partecipi alla celebrazione della Pasqua ebraica e con condivisibili considerazioni sulla profonda differenza tra il rito ebraico e ciò che celebra e professa il credente in Cristo.

Si potrebbe obiettare che la partecipazione è necessaria ritenendo gli ebrei (di oggi) nostri “fratelli maggiori” ed in nome dell’ecumenismo e del dialogo interreligioso.
Si tratta di un’espressione cortese, ma che, di là dalla sua correttezza teologica e storica, non raccomanda né legittima la partecipazione attiva ovvero la cooperazione ad un rito estraneo ed anzi incompatibile con la fede cattolica.
Sotto altro profilo, non è vano notare, peraltro, che rappresenta un grave errore insistere sulla derivazione “ebraica” della Pasqua cristiana, giacché ciò sembra quasi suggerire la partecipazione ad essa. In verità, non vi è nulla che colleghi l’attuale giudaismo farisaico al cristianesimo. Si tratta di realtà ben diverse!!!!
Obiettare dicendo che Gesù per gran parte della sua vita festeggiò la Pasqua ebraica è un falso argomento: è vero, egli come pio israelita fu ligio ai dettami della legge (antica).
Sul punto ebbe modo di rispondere adeguatamente il Crisostomo in uno dei suoi Logoi kata Ioudaiôn (Sermoni contro i Giudei o, meglio, contro i cristiani giudaicizzanti):

«Se Cristo celebrò la Pasqua con loro, non fu perché noi pure la celebrassimo coi giudei, ma per passare dall’ombra alla luce della verità. Fu circonciso, osservò il sabato e ne celebrò la festività, mangiò il pane azzimo e tutto questo lo compì a Gerusalemme; tuttavia noi non siamo più tenuti all’osservanza di questi obblighi, come proclama Paolo quando dice: “Se ti farai circoncidere, Cristo non ti servirà più a nulla” (Gal 5, 2) e sugli azzimi: “Celebreremo la solennità non con l’antico lievito, né con il lievito della malizia e dell’iniquità, ma con gli azzimi della sincerità e della verità” (1 Cor 5, 8). Ma per qual ragione, in quel tempo, Cristo si comportò in tal modo? Perché l’antica Pasqua era l’immagine della Pasqua futura; poi fu necessario aggiungere la verità all’immagine e, dopo aver mostrato l’ombra, nella stessa cena, introdusse la verità. In seguito, mostrata la verità, l’ombra scompare, e non ha più ragione d’essere. Non voler dunque oppormi questo argomento, ma piuttosto dimostrami che Cristo ha comandato che così fosse. Perché io dimostro il contrario: cioè che Cristo non solo non comandò che queste festività fossero osservate, ma anzi ci ha affrancati da questo obbligo».

Più complessa è la questione circa la legittimità della partecipazione attiva o la cooperazione ai riti ebraici, come la pasqua. È lecito?
La risposta è negativa. Non è lecito celebrare un rito - per i cristiani - ormai abolito e privo d’utilità spirituale (anzi, spiritualmente dannoso, anche qualora fosse compiuto per “amicizia”). La ragione di ciò è che, laddove compiuti, sebbene senza riporre in loro alcuna speranza di salvezza, questi manifestano una fede contraria a quella di Cristo. In altre parole quel rito (ed altri analoghi) al quale s’intendesse partecipare implica necessariamente, attraverso le parole ed i gesti, dimostrano una credenza che è diametralmente opposta a quella professata nella fede cristiana: logico corollario è che s’incorre nell’apostasia.
La fede giudaica, infatti, nega a Gesù il ruolo di Messia ed unico Salvatore. Per gli ebrei, il Messia-salvatore sarebbe ancora da venire.
Nel suo libro Hilkoth Melakhim (IX, 4), ad es., Maimonide – definito da taluno come il S. Tommaso d’Aquino dell’ebraismo – tenta di dimostrare quanto i cristiani sbaglino nell’adorare Gesù:


Parrocchia di Maria Immacolata:
balletto ebraico del martedì sera,
balletto "cattolico" del sabato sera
«Se tutte le cose che egli fece fossero prosperate, se avesse ricostruito il Santuario al suo posto, e se avesse raccolto insieme le tribù disperse di Israele, allora egli sarebbe certamente il Messia.... Ma se non l’ha ancora fatto e se fu ucciso, allora è chiaro che non era il Messia che la Legge ci dice di attendere».

Pasqua giudea neocatecumenale - Acapulco
Se questa è la credenza ebraica, appare chiaro che se quel rito pasquale, per i cristiani, è stato sostituito con la celebrazione eucaristica, che, mistericamente ed in forma incruenta, rinnova il sacrificio della Croce, dove il Figlio di Dio, vero agnello pasquale, fu immolato per la nostra salvezza, se ne deve dedurre che, da parte di un cristiano, celebrare il rito ebraico – perché per lui l’antica alleanza non ha più valore (salvifico) essendo stata soppiantata da quella nuova – significa, in segno, affermare che quel sacrificio della Croce non è mai avvenuto o che è privo di valore redentivo. È un anti-segno della fede cristiana. Ciò senza contare che, odiernamente, i cibi consumati nel seder pasquale ebraico assumono valore rituale e cultuale contrari alla fede: ad es., le uova sode esprimono il dolore per la distruzione del Tempio di Gerusalemme da parte di Tito nel 70 d.C.; distruzione già profetata da Gesù e segno inequivocabile della riprovazione, da parte di Dio, del popolo giudaico. 


Pasqua giudea neocat con i calici da Messa
Agape neocat con i Lego che attraversano il Mar Rosso

mercoledì 6 giugno 2018

La Verità è nei dettagli: note della CdF ai mamotreti

Sulle note della CdF ai mamotreti
di Lino Lista



Già l'ho rimarcato nel passato: le note apposte dalla Congregazione per la Dottrina della Fede (CdF) ai mamotreti corretti del Cammino Neocatecumenale non sono note esplicative, che semplicemente rinviano al Catechismo della Chiesa Cattolica (CCC); in molti casi si tratta di vere e proprie correzioni alle ambiguità e agli errori di Kiko e Carmen. Si tratta di emendamenti che furono effettuati al livello delle note a pie' di pagina perché impossibili a realizzarsi sul testo, a meno di non invalidare le singole trattazioni dei fondatori oppure l'impianto formativo stesso del Cammino, come nel caso del fango secondo Kiko nel tomo della tappa "Traditio". Qui, in particolare, la nota 10 corregge l'essenza stessa del Cammino, specificando che il fango è un segno della creazione e non un significante dei peccati del cieco nato.

Il caso che adesso propongo è eclatante, in quanto concerne l'Eucarestia. Sempre nel tomo tappa "Traditio" emendato, a pag. 137, leggiamo da Kiko, nella catechesi dei tre altari:
"Il primo altare è l'altare dell'Eucarestia [nota 127], dove Cristo si offre perché possiamo passare dalla morte alla vita. L'altare è il luogo su cui si fa un sacrificio. La parola "sacrificio" viene dal latino "sacrum facere ", fare una cosa sacra, che non vuol dire soltanto fare un sacrificio cruento di un vittima, ma anche una benedizione, una preghiera. Anche pregare, benedire, è fare una cosa sacra".
Ancora una volta, quindi, come nella catechesi di Carmen del volume della fase di conversione, il Sacrificio è diminuito, reso ambiguo con il riferimento alla berakà (altrove alla merkabah), sommerso da un cumulo di sovrapposizioni e chiacchiere che non si sa quale "lontano" abbia mai potuto intendere, se non per davvero con l'aiuto dello Spirito Santo che gli abbia corretto l'eterodossia soffiandogli nelle orecchie. Il metodo è quello del sincretismo gnostico: non si nega un significato, lo si confonde però mescolandolo ad altri di differenti religioni.  

Nella citazione dianzi riportata è in primo luogo riproposto il topos neocatecumenale, il passaggio dalla morte alla vita. Poi è menzionato "un sacrificio cruento di una vittima", il quale però viene equiparato a una benedizione, a una preghiera. Ci troviamo al cospetto di una sintesi peggiorativa della catechesi di Carmen sull'Eucarestia (primo mamotreto):
"L'Eucarestia è Pasqua, passaggio dalla morte alla resurrezione. Per questo dire che l'eucarestia è sacrificio è giusto, ma è incompleto. L'Eucarestia sacrificio di lode, una lode completa di comunicazione con Dio attraverso la Pasqua del Signore. Ma in questa epoca l'idea di sacrificio non è intesa così ma nel senso pagano. Ciò che essi vedono nella messa è che qualcuno si sacrifica, cioè il Cristo. Nell'eucarestia vedono soltanto il sacrificio della croce di Gesù Cristo. E se oggi chiedeste alla gente qualcosa a questo proposito, vi direbbe che nella messa vede il calvario".
L'altare del Sacrificio di Cristo (in secondo piano)
La mensa delle banane neocat (in primo piano)

Già. La "gente", quella ignorante che non si è formata alla scuola del pittore spagnolo (il quale dipinge nella sua Cena pasquale Gesù risorto in abito bianco) nella Messa vede il Calvario. Chissà cosa vide Leonardo nel proprio Cenacolo, con gli Apostoli  assaliti da un turbinio di emozioni drammatiche; chissà cosa videro gli iconografi orientali, che mai figurarono Cristo in bianco nell'Ultima Cena, bensì con indosso una tunica porpora, segno della natura umana del Verbo incarnato, della sua regalità e dell’amore sublime mostrato per l'uomo nell'annuncio del sacrificio della croce.

La nota 127 nel tomo della Traditio smentisce Kiko e Carmen (entrambi, quali co-autori dei mamotreti, sono responsabili di ogni singola affermazione). Nella nota 127 si specifica che in realtà "l'altare della Nuova Alleanza è la croce del Signore"; ha quindi ragione la "gente" che nella Messa vede il Calvario.
Nota 127: "CCC 1383: L'altare, attorno al quale la Chiesa è riunita  nella celebrazione dell' Eucaristia,  rappresenta i due aspetti di uno stesso mistero: l'altare del sacrificio e la mensa del Signore, e questo tanto più in quanto l'altare cristiano è il simbolo di Cristo stesso, presente in mezzo all'assemblea dei suoi fedeli sia come la vittima offerta per la nostra riconciliazione, sia come alimento celeste che si dona a noi. «Che cosa è l'altare di Cristo se non l'immagine del Corpo di Cristo?» dice sant'Ambrogio (De sacramentis, 5,7), e altrove : «L ' altare è l'immagine del Corpo [di Cristo], e il Corpo di Cristo sta sull'altare» (ibid, 4,7). La Liturgia esprime in molte preghiere questa unità del sacrificio e della Comunione. La Chiesa di Roma, ad esempio, prega così nella sua anafora: "Ti supplichiamo, Dio onnipotente: fa' che questa offerta, per le mani del tuo angelo santo, sia portata sull'altare del cielo davanti alla tua maestà divina, perché su tutti noi che partecipiamo di questo altare, comunicando al santo mistero del Corpo e del Sangue del tuo Figlio, scenda la pienezza di ogni grazia e benedizione del cielo" (Canone romano).  CCC 1182: L'altare della Nuova Alleanza è la croce del Signore (cf Eb 13,10) dalla quale scaturiscono i sacramenti del Mistero pasquale. Sull'altare, che è il centro della chiesa, viene reso presente il sacrificio della croce sotto i segni sacramentali. Esso è anche la Mensa del Signore, alla quale è invitato il Popolo di Dio (cf Messale romano 259). In alcune liturgie orientali, l'altare è anche il simbolo della Tomba (Cristo è veramente morto e veramente risorto).
Rimane un'ultima osservazione da fare: assodato che le note, dopo i tagli e le correzioni, furono sfruttate dalla CdF come ulteriore metodo per rettificare i mamotreti, quale "catechista" neocatecumenale vorrà mai leggerle, confrontarle con il testo, impararle? Nessuno, c'è da immaginare. Capacità critiche a parte, lo scopo del "catechista" del Cammino è memorizzare il testo e ripeterlo ai catechizzati; un esercizio impossibile a farsi con le note.

lunedì 4 giugno 2018

Catechisti neocatecumenali all'opera.

Da un'esperienza proveniente dal gruppo Facebook "Testimonianze di ex neocatecumenali":
"E basta!
Due coppie di catechisti locali del cammino, assieme al prete partecipante del contesto settario in oggetto, in maniera assai furbesca hanno provveduto ad inserire in un conto bancario apposito gran parte delle decime e delle fruttuose elargizioni neocatecumenali. Ad un certo punto, uno spiffero di venticello sapiente (o forse invidioso, chissà) fece viaggiare la grave faccenda, finché non vennero aspramente ripresi e rimossi dal ruolo di privilegio. A distanza di qualche anno dalla curiosa faccenda, una delle due coppie di catechisti si ritrova nuovamente al potere, per mia sorpresa, già da molto tempo. Di certo, nell'ambiente, le amicizie fanno da garanzia. Manca ancora poco, stanno per viaggiare verso la ricca Domus, mettendo piede in Terra Santa con l'unico scopo di esaltare il proprio ego svolgendo l'«ultima» e fatidica tappa: l'Elezione!
Ma come se non bastasse, una povera signora con 6 figli al seguito, con una vita assai faticosa anche per colpa di un marito nullafacente per carattere restìo alle responsabilità, si ritrova improvvisamente dalla prima comunità alla seconda, la quale dista anni luce dalla prima, in cui campeggia la coppia finora citata. La "povera" signora, la quale appare sempre affaticata, mi racconta che durante uno degli incontri con i catechisti responsabili regionali, l'astuta catechista locale di cui discutiamo, la quale l'aveva in antipatia, espresse delle pessime opinioni nei suoi confronti. Sulla base di questi pensieri, oltretutto condivisi con parecchi fratelli adepti, è stata rimossa senza poter replicare.
È molto amareggiata, e il risentimento predomina."

Domus Galilaeae:Paradiso degli "eletti" neocatecumenali,
dove i kikatechisti attingono
il "vero spirito del cammino".
A questo punto si pone la domanda:

"Che razza di criterio utilizzeranno mai questi neocatecumeni per avanzare in questo loro percorso di salvezza kikiana?

Il più avverso vince?"


E conclude:

"Mi pare, da parte di kiko e seguito, una presa per i fondelli bella e buona!"

È un sistema di gestione e di potere bello e buono!

Le persone come la coppia di irriducibili di cui si parla, sono le più adatte a fare strada nel cammino, le più quotate.

Questa esperienza raccontata, uguale a tante altre vissute nel cammino neocatecumenale, aiuta molto di più ad aprire gli occhi di tutte le teorie.
Chi si affaccia qui dubbioso può riconoscersi e comprendere che non è lui che sta capendo male le cose o magari è stato solo sfortunato per dove è capitato.

Quello che sempre testimoniamo è che il cammino è un "sistema", con suoi metodi e procedure codificati e uguali dappertutto. Esso favorisce il prolificare di "mostri" tra i capibastone che, sulle orme di Kiko, si fanno affascinare dal potere.
(Il termine "mostri" non l'ho coniato io, ma uno storico catechista itinerante nei suoi ultimi anni, mentre assisteva, impotente, alle terribili faide tra i suoi che aveva condotto per una vita)
Da questo discende l'uso arbitrario di quello che loro fanno passare per "discernimento" kateketico e che esercitano con grande leggerezza e senza alcun Timor di Dio, tronfi come sono nella loro superbia.
Hanno inventato la panzana che tanto ci pensa lo spirito santo (minuscolo), provvedendo a evitare danni inevitabili, anzi a trasformare "il male in bene" se necessario e a correggere le cose mal dette o mal fatte dai kikatechisti "predestinati per la loro vita dall'eternità" [sic!], qualora, in corso d'opera, prendessero qualche clamorosa cantonata...

È chiaro che l'occulta gestione dei soldi - prassi invalsa e consolidata nel cammino - si trasforma in una tentazione ingestibile per chi, oltre che dal potere, si fa prendere la mano dall'amore al denaro.
Non trascurando che potere e denaro sono due che si cercano costantemente, due affiatati compari, che non sanno vivere l'uno senza l'altro.
No!
Ma che sono queste cose del mondo: questi bilanci trasparenti e rendiconti alla luce del sole e, magari, pagarci anche le tasse, come ogni onesto cittadino?
Ma che sono queste squallide cose meschine?... Noi siamo la "nuova creazione"!
...Sacco nero e via... sterco del diavolo... Tu lo butti via quello schifo, loro lo raccolgono, te ne liberano e lo fanno sparire... lontano da te.
Ma come sono bravi e come sono buoni!

Quella coppia di "catechisti", ora è chiaro, non poteva restare a lungo in punizione.
Mi par di vederli! Ne ho conosciuti tanti come loro, con uno spirito metà e metà.

Ma, stai pur certo, la busta gonfia, frequente, per gli itineranti è assicurata e con scadenze il più possibile ravvicinate.
Parliamoci chiaro: Chi li muoverà mai dal loro posto?

Conclusione amara della storia e morale della favola:

Vizietto dei kikatechisti:
infierire sui più piccoli,

anche quando loro hanno cose
ben più gravi da farsi perdonare!
(Mt. 18, 21-35)
Dopo le mortificazioni forti a cui uno viene sottoposto, deve assistere anche alle false punizioni e correzioni che subiscono, si fa per dire, coloro che sono i responsabili delle loro stesse sofferenze, qualora si rendano colpevoli, a loro volta, di azioni deplorevoli.
Prima o poi (più prima che poi!) si assiste di certo alla loro totale riabilitazione: succede che tornano al comando, con conferimento dei precedenti incarichi, solo temporaneamente sospesi.
Mentre la retrocessione nel cammino, inflitta a semplici fratelli delle comunità e decretata dal cosiddetto "catechista  -  che resta inflessibile con gli altri anche dopo la scoperta delle sue magagne  -,  rimane per sempre confermata.


Sembra un teatro, tragico però!

Qui è evidente che le affermazioni di Kiko sono false.
È una menzogna, l'ennesima favola neocatecumenale, che i catechisti neocatecumenali, specie gli itineranti, inviati da lui e uniti a lui (e Carmen), avrebbero un carisma e agirebbero sotto la guida dello Spirito Santo. Questo non è vero!

Molte volte agiscono, influenzati dalle notizie che attingono dalle persone che li circondano e che sono uguali a loro, cosa molto umana, agiscono sui pettegolezzi e sulle loro simpatie/antipatie. Come una combriccola di comari intriganti. Costoro che hanno nelle mani tutto il governo della situazione, lo mettono al servizio dei loro giochi di potere e al servizio delle loro vendette.
Il kikopotere, che si esercita nel suo Potente Cammino (spietato) è un potere che dà alla testa.
Maneggiano molti soldi e pensano, anzi sono certi di poter gestire cose e persone (che brutta cosa) a loro piacimento.

Questa tipologia di ruolo che Kiko ha creato è in realtà una tentazione. Il frutto è questa gente senza cuore, né criterio. Senza umanità.

sabato 2 giugno 2018

Devastato un matrimonio? Prima di difendere il Cammino, proviamo a riflettere

Breve premessa sul metodo: se la notizia fosse "ti do uno spintone facendoti cadere", potrebbe anche non essere la descrizione di una cattiveria. Per esempio: non è una cattiveria nel caso che tu sia Daffy Duck e un classico pianoforte a coda ti stava cadendo in testa dal centesimo piano, e lo spintone con l'annessa caduta ti evitano un trauma molto peggiore. In altre parole, le circostanze talvolta attenuano o cambiano il valore morale di un gesto. Motivo per cui non si può buttar lì un giudizio sommario senza riflettere e senza conoscere.

Detto questo, proponiamo qui sotto qualche spunto di riflessione sul recente caso Forum. Scusate la lunghezza, ma è bene chiarire almeno le cose essenziali.

Alcuni giorni fa (mercoledì 23 maggio 2018), su Canale 5 Mediaset, la puntata della trasmissione Forum riguardava una coppia in cui il marito neocatecumenale ha accusato la moglie non neocatecumenale di abbandono del tetto coniugale. Il video della puntata (dura 83 minuti) è qui sul sito Mediaset.

Ora, assumendo che gli attori abbiano recitato correttamente la loro parte, anche qualcuno estraneo alla fede cattolica può rendersi conto che il Cammino è una setta (al punto che chi vi entra "cambia completamente" anche verso aspetti negativi), e rendersi conto che il Cammino non salva i matrimoni ma li devasta (loro chiamano "matrimonio salvato" soltanto quello in cui entrambi i coniugi partecipano ferventemente al Cammino), ecc.


Punto 1: mettete da parte eventuali simpatie/antipatie per il Cammino e provate a immaginare che si tratti di una diversa comunità religiosa a voi sconosciuta e di cui non ve ne importa nulla.

Domanda: il vostro giudizio conclusivo sul caso esposto da Forum resta lo stesso? Se il giudizio cambia, allora non avete messo da parte simpatie e antipatie.

Esempio: l'abbandono del tetto coniugale è sbagliato (sia dal punto di vista religioso che da quello civile). Ma nel video sopra indicato emergono circostanze per cui una persona si ritrova ad avere diversi motivi per dire "non ne posso più del coniuge" e decide di abbandonare. Ha ugualmente tutti i torti? Proprio tutti i torti? Chi si dispera e dice "non ne posso più" ha sempre automaticamente tutti i torti? E se c'è il ragionevole sospetto che l'altro coniuge, abbracciando un percorso religioso, di fatto lo ha imposto alla famiglia al punto da esasperare qualche familiare? Conoscete la differenza tra sincero entusiasmo e marcato fanatismo, no?


Punto 2: non lasciatevi distrarre dai dettagli secondari. La puntata di Forum è dedicata alle vicende di un matrimonio. Tanti matrimoni si sfasciano, ma ci interessa capire perché succede anche nel Cammino, e perché lì succede così spesso nonostante i fratelli del Cammino proclamino abitualmente che «il Cammino mi ha salvato, ha salvato il mio matrimonio». Dunque le frasi sull'amore reciproco, sui giovani in discoteca, sulla dislocazione delle parrocchie, lo scusarsi di cose secondarie, l'ammettere qualche proprio errore senza che ciò implichi un drastico desiderio di correggersi, non cambiano i termini della questione.

Domanda: quanto erano rilevanti, in quel contesto di devastazione di un matrimonio, i tatuaggi di qualcuno dei presenti? Riflettete per un attimo: se dalla puntata di Forum avessero ipoteticamente tagliato la breve menzione dei tatuaggi, sarebbe cambiato qualcosa -anche di piccolo- di tutto il contesto?

Esempio: "quando il saggio indica la luna, lo stolto guarda il dito". Altro esempio: "non intendo finire di leggere questa pagina perché mi aspettavo qualcosa di più stuzzicante del solito elenco di punti".


Punto 3: nel portare in televisione il proprio caso, sono stati d'accordo nel non nominare esplicitamente il Cammino Neocatecumenale (ma è fin troppo riconoscibile da chiunque sia almeno un pochino informato su tale setta).

Domanda: cosa c'è da nascondere? Si può facilmente immaginare che durante la preparazione della puntata di Forum sia stato il marito neocatecumenale a porre la condizione di non nominare il Cammino (chissà se spontaneamente o se su suggerimento dei cosiddetti "catechisti" neocatecumenali). Possiamo infatti supporre che la moglie non avesse motivo di preoccuparsi troppo di salvare il prestigio del Cammino.

Esempio: dopo la partita i soliti tifosi ultrà della squadra XYZ sfasciano le vetrine e danno fuoco alle auto. A chi conviene che la squadra XYZ non venga nominata? A chi conviene che venga piuttosto accusato genericamente qualsiasi tifoso di qualsiasi squadra? Rifletteteci: se il Cammino non può essere nominato, potete ancora ancora pensare che il Cammino non avrebbe alcuna responsabilità nella rovina di quel matrimonio?

Mettetevi ora nei panni di qualcuno che non conosce la mentalità vigente nel Cammino, non conosce la quantità e l'intensità degli impegni richiesti dal Cammino, anzi, nei panni di un tipico telespettatore molto poco ferrato in questioni religiose. Dopo aver assistito a quella puntata di Forum penserà che qualsiasi movimento religioso cattolico porti agli stessi problemi. Cioè penserà che il fanatismo dei neocatecumenali sarebbe rilevabile in tutti gli altri ambienti della Chiesa. Ha ragione o ha torto? Potete forse documentare almeno statisticamente che negli altri ambienti ecclesiali la percentuale di facinorosi (chiamiamoli così) sarebbe davvero confrontabile con quella del Cammino? Vi rendete conto che il tacere il nome del Cammino ha indirettamente ma consistentemente gettato cattiva luce su tutti gli altri ambienti ecclesiali?


Punto 4: non fatevi ingannare dalla spettacolarizzazione. Se una persona non sa esprimersi con i termini legali e scientifici esatti, se per abitudine o altro motivo dà talvolta importanza a sensazioni personali piuttosto che ai fatti, se anziché esporre pare sbraitare, non significa che ha automaticamente torto. Così, allo stesso modo, non bisogna dare automaticamente ragione a chi apparisse come uno mansueto che ha le parole giuste tutte già pronte, che ha ben pianificato difesa e attacco. (Fra parentesi: questi sono alcuni dei solidi motivi per cui nei tribunali veri sono principalmente gli avvocati a parlare).

Domanda: avete fretta di emettere un giudizio 1-X-2, oppure avete la pazienza di seguire il dibattito perché vi interessa sapere se la devastazione di quel matrimonio è un frutto tipico del Cammino oppure un fatto accidentale di singole persone?

Esempio: chi ha letto La tela del ragno, testimonianza scritta nel 1992 sul Cammino che devasta i matrimoni, resterà sbalordito nel trovare tantissime conferme nella puntata di Forum sopra indicata. Il pregio della testimonianza La tela del ragno sta nel fatto che è scritta in modo ragionato, dettagliato, con una vasta quantità di citazioni, spiegazioni, episodi. Non è stata né la prima, né l'unica testimonianza sulla devastazione dei matrimoni causata dal Cammino (ricordiamo ad esempio quella in cui il marito abbandona il tetto coniugale, e i neocatecumenali danno ragione a lui).


Punto 5: siamo tutti peccatori e quindi almeno dal punto di vista statistico sia i mariti che le mogli, per un gran numero di volte nel corso della loro vita matrimoniale, fanno/omettono/dicono cose tali da intaccare (più o meno pesantemente) il loro rapporto e la famiglia che hanno formato. Per la maggior parte dei casi sono solo piccoli attriti che, anche accumulandosi, portano ad un nulla di fatto. Nei casi più seri il matrimonio si sfascia, cioè almeno uno dei due non ne può più.

Domanda: se tua moglie ha avuto un parto difficile appena cinque minuti fa e tu vai via per andare a giocare a golf (giocare a golf non coincide con Dio) oppure andare alla convivenza neocatecumenale (le attività del Cammino non coincidono con Dio), hai o non hai compiuto un grave gesto contro il tuo matrimonio?

Esempio: immaginate un testimone di geova la cui moglie, appena cinque minuti prima, ha avuto un parto difficile. Lui affabilmente le dice: "cara, devo andare, perché devo distribuire le riviste". E sì che voi sapete che per loro distribuire le riviste e predicare sono attività sacre, da pionieri, robe che piacciono tanto tanto a geova (e comunque, mica va a giocare a golf o alla riunione del club Salviamo le Foche!). Pensateci bene: la moglie, se non è testimone di geova, oppure se lo è solo un pochino, cosa penserà? Su, non è difficile indovinarlo.

E se dopo aver accumulato ogni smacco e umiliazione la moglie decidesse di lasciare il marito, la colpa va attribuita solo alla moglie? L'aggressione al matrimonio l'avrebbe compiuta solo la moglie? Il marito avrebbe davvero il sacrosanto diritto di lamentare l'abbandono senza minimamente interrogarsi?

In qualità di fedeli cattolici ci sentiamo molto negativamente colpiti dall'idea che qualcuno, di fatto, abbandoni il coniuge perché non vede l'ora di andare a "convivenze" o "esercizi spirituali". Ciò configura, infatti, una subdola negazione del sacramento del matrimonio. In virtù di tale sacramento, il primo dovere è la propria famiglia. La "convivenza" neocatecumenale non è un sacramento. Togliere tempo e risorse e presenza alla propria famiglia, in nome di attività religiose, non è essere cristiani ma è essere farisei che eludono i comandamenti di Dio nascondendosi dietro paroloni altisonanti come "korbàn", "evangelizzazione", "fare l'ambientale", "itinerario di riscoperta"...

Le convivenze del Cammino sono "tradizioni" inventate da uomini, sono "precetti di uomini".

Dal Vangelo secondo Matteo, capitolo 7:
6 Ed egli rispose loro: "Bene ha profetato Isaia di voi, ipocriti, come sta scritto:
Questo popolo mi onora con le labbra,
ma il suo cuore è lontano da me.

7 Invano essi mi rendono culto,
insegnando dottrine che sono precetti di uomini.

8 Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini".

9 E aggiungeva: "Siete veramente abili nell'eludere il comandamento di Dio, per osservare la vostra tradizione.

10 Mosè infatti disse: Onora tuo padre e tua madre, e chi maledice il padre e la madre sia messo a morte.

11 Voi invece dicendo: Se uno dichiara al padre o alla madre: è Korbàn, cioè offerta sacra, quello che ti sarebbe dovuto da me,

12 non gli permettete più di fare nulla per il padre e la madre,

13 annullando così la parola di Dio con la tradizione che avete tramandato voi. E di cose simili ne fate molte".