giovedì 25 giugno 2020

"IL SALE DELLA TERRA": 1° PUNTATA, "PRIMA" E "DOPO" LA CURA

Abbiamo introdotto questo tema nel precedente articolo [qui].

Già nella prima puntata di quelle sei de Il Sale della Terra, come poi nelle successive, durante la sigla iniziale viene cantato il canto neocatecumenale “Per amore dei miei fratelli”.

Poi la voce di Mimmo Gennarini, che accompagna tutte e 6 le puntate, pronuncia un eloquente discorso introduttivo, che comprendiamo molto bene oggi, ma meno allora:
Siccome io sono un cronista e non un teologo, cercherò di accompagnarvi DENTRO LA CHIESA per farvi vedere delle COSE CHE FORSE NON CONOSCEVATE. E poi anche molte cose che ci sono nella chiesa, anche importantissime non le abbiamo potute registrare, ALTRE CI POSSONO ESSERE SFUGGITE.
E così si mettono al riparo dal non aver sufficientemente mostrato altre realtà equipollenti al Movimento Neocatecumenale: la verità è che “gli è sfuggito molto di ciò che non è Movimento Neocatecumenale”, anzi direi tutto.

E poi, sull'esempio di Carmen Hernández, vanno dicendo
di non chiamarlo "Movimento Neocatecumenale"?
La trasmissione si articola su tre piani costanti: interviste a “persone comuni”, interviste ad “esperti” esponenti del clero e video.

Le interviste ai neocatecumenali semplici vengono chiamate testimonianze e potrebbero essere state fatte con lo stampino, quasi tutte da persone con pochissimi anni di cammino, ognuna ad evidenziare il “prima” e il “dopo” LA CURA.

Di questo tipo, neocatecumenali, ne abbiamo ben 10, conteggiando tutte le esperienze individuali, a fronte di tre di altro Movimento: due molto brevi dei Focolari e una altrettanto breve di Comunione e Liberazione.
Il Movimento Neocatecumenale da solo batte gli altri Movimenti tutti insieme 10 a 3.

Complimenti!

La prima di queste “esperienze” viene dal Messico, poi dall’Italia, poi da Los Angeles…
Per tutte queste persone il percorso neocatecumenale è iniziato da non più di 5-6 anni.
Sai quante cose avevano ancora da scoprire…
Troppa fretta per magnificare qualcosa.
Troppa fretta per parlare di "Chiesa RINNOVATA".

Il refrain comunque è sempre lo stesso, prestampato, tutti sembrano aver ricevuto lo stesso input robotico:
PRIMA di conoscerlo (Gesù Cristo) nella mia vita tutto era IO, IO semplicemente, la mia intelligenza, le mie forze. Mai sono stato onesto, sempre in un modo o nell’altro sono stato adultero, egoista, vanitoso, ladro. Tutte quelle cose terrene di cui siamo schiavi e da cui non è facile uscire…. ORA, anche fisicamente sto molto meglio, perché prima per il troppo lavoro ero sempre arrabbiato, non andavo d’accordo con nessuno in famiglia…
(PRIMA), circa 5 o 6 anni fa MILITAVO NEI GRUPPI DELL’ESTREMA SINISTRA (TERRORISTI, ADDIRITTURA)… (ORA), da quando mi è stato fatto questo annuncio di Dio che è amore, che è perdono, che Dio ama soprattutto i disgraziati, SOPRATTUTTO i peccatori… ho visto che questa parola veniva a colmare questo vuoto… che si è avverata nella mia vita.
(PRIMA) Ho tentato di tutto per far riuscire il mio matrimonio… Poi un giorno udii delle persone in parrocchia, durante una messa della domenica, che parlavano di una promessa (i famosi “annunci”). ORA Ho accettato i miei due figli e sono disposta ad averne altri. Anche l’atteggiamento verso il denaro è cambiato durante questo CAMMINO. Avevamo molti soldi nei primi 3 o 4 anni di matrimonio, poi qualcuno nella chiesa mi ha detto che il denaro era il mio problema, non è che io ci abbia creduto, ma abbiamo incominciato a dare via i soldi. PRIMA eravamo posseduti dal conto in banca, scoprimmo che i soldi erano davvero il problema. Dio, prendendo la nostra nullità, stava ricostruendo il sacramento del nostro matrimonio."
(PRIMA) Avevo tentato tutta la vita di essere una brava persona, un buon marito, un buon padre e penso che sia stata la misericordia di Dio a mostrarmi che sono un fallimento e che tutte le azioni della mia vita sono state compiute in funzione del mio egoismo. Io penso che Dio permetta le tentazioni nella mia vita per mostrarmi che sono l’uomo più debole che esista, che in un momento, se LUI NON MI TENESSE LA MANO SULLA TESTA, io cadrei… perché sono così debole che in un attimo potrei fare QUALSIASI COSA
(PRIMA) Io ero scivolato, senza sapere come, gradualmente in uno stato gravissimo di peccato, di abiezione… ero ormai ad un passo dall’alcolismo cronico. Ero davvero al limite della totale dipendenza… ADESSO a distanza, sono ormai 5 anni che anch’io con Maria sono in questo cammino, posso vedere le cose con maggiore chiarezza, la parola ha operato sensibilmente in me. Ha operato in me questa cosa stranissima di cominciare a riempire il mio spirito, dandomi la gioia
"Allegria"
neocatecumenale
È una famiglia tristissima, anche i figli. Facce lugubri, mai nemmeno l’accenno di un sorriso, pianti. Dove si vede la gioia?

Perché questa dicotomia tra le parole e l’atteggiamento?
È uno dei sintomi della schizofrenia.

Noi “ex” lo sappiamo perché: perché lì dentro ti senti come obbligato a magnificare e a credere cose che non esistono e tutto il corpo, l’aspetto esteriore, lo dichiarano.
Parole senza vera sostanza.

Io sono stata nel Movimento Neocatecumenale per 35 anni e dentro di me c’è come un emblema, un’icona di memoria, riguardo a una sorella che entrò in comunità con un problema che la faceva soffrire moltissimo.
Nonostante apologie varie e dichiarazioni verbali, quando alla fine ho lasciato il Movimento, ricordo ancora questa “sorella” piangere sempre su quello stesso problema.
Nulla era cambiato, se non le cose che normalmente cambiano nella vita di tutte le persone con il tempo.

Ma continuiamo:
(PRIMA) Vedevo un’unica soluzione oramai davanti a me, la morte, mia e dei bambini. In questa situazione veramente di morte profonda, mi fu dato un annuncio, un annuncio di salvezza, che c’era uno (UNO? Gesù definito come "uno", qualsiasi) che poteva cambiare questa vita… Così entrai in una comunità di fede e ho cominciato un cammino vero e proprio di fede. DOPO un anno e qualche mese che ero in cammino, anche Luciano (il marito) è entrato in comunità…”
(PRIMA) questo matrimonio, pur avendo io successo nel lavoro, nella vita, si andava sfaldando. Mia moglie mi disse: “Ti dico che c’è uno che la può rifare nuova”… lei frequentava una comunità neocatecumenale… trovai un catechista che mi disse che la vita eterna cominciava già da qua e questa seconda cosa mi colpì più ancora e così andai a sentire tutta una catechesi. Sono entrato in questa comunità, ormai da 5 anni, e (ORA) posso dire che è un po’ come la guarigione dello storpio.”
(PRIMA) io vengo dal marxismo, cercavo un senso alla vita nella politica, nella sociologia, ma Dio ha cercato me attraverso un frutto del Concilio, attraverso una chiesa storica, che mi ha portato un annuncio. Non ero sposato, non credevo affatto al matrimonio, per me il matrimonio era un assurdo. ORA sono sposato e… adesso mi trovo ad aspettare il quarto figlio.”
(PRIMA) il mio cuore era proprio incatenato dal potere della sicurezza dei soldi, dalla pensione, dal lavoro… (ORA) Con il potere della chiesa che ha dato a noi lo spirito, abbiamo venduto la casa, la villa, abbiamo venduto anche l’eredità che io avevo avuto da parte di mamma e ho visto che là ho acquistato la più grande libertà… se non avessi visto questo forse la mia vita sarebbe stata costruita sulla sabbia, come era costruito sulla sabbia il nostro matrimonio. Io invece ho visto costruire su Gesù Cristo, che è Lui che ci fa amare quando siamo diversi, quando siamo contrari. Cosa che PRIMA era impossibile. E invece farci amare nella verità, io PRIMA non riuscivo a stare accanto a mio marito, ora mi ha fatto innamorare di mio marito, meglio di quando eravamo fidanzati.”
Di fronte a questa parola: Va’, vendi i tuoi beni, poi seguimi e avrai un tesoro nel cielo, io vedo che questa parola è possibile compierla, e anzi, è possibile in Gesù Cristo. Però ho visto che proprio là stava (PRIMA) l’inganno per me per avere pace per la mia vita. Quando il Signore mi ha dato questa forza di liberarmi da quanto mi teneva attaccato al modo di pensare comune, ho cominciato a scoprire che veramente esiste la pace."
Naturalmente, a fronte degli argomenti sollevati dai neocatecumenali, si hanno tendenziosamente altre testimonianze volte a dimostrare che invece “il mondo” si è allontanato da Dio.

Cosa vera, senza dubbio, ma non in funzione della soluzione proposta, che nascostamente ma di tutta evidenza, sarebbe il Movimento Neocatecumenale.

Intanto si vanno ad intervistare degli uomini in un’osteria mentre stanno giocando al tavolo delle carte: migliore spaccato della società “atea” non poteva essere trovato.
Poi però si intervistano anche alcune persone all’uscita della Messa domenicale, “i cristiani della domenica”, per mostrare che la loro fede è del tutto insufficiente: alcuni non vanno a Messa tutte le domeniche, altri non credono nel perdono né nella resurrezione dei corpi, altri si confessano meno di una volta all’anno…

Ma come sappiamo, i video che contengono queste interviste possono essere sapientemente tagliati, per ottenere quello che è funzionale alla tesi.

Hanno avuto il coraggio di propagandare il Movimento Neocatecumenale in occulto, vuoi che non abbiano lo stesso coraggio per accomodarsi le interviste?
Ormai la nostra fiducia sul loro operato, anche in costanza di questo ciclo di trasmissioni, è totalmente e definitivamente decaduta.

Però c’è una cosa interessante da evidenziare: i due video appena menzionati a dimostrazione della società atea e della Chiesa tiepida, sono stati entrambe girati a LUGO DI ROMAGNA, dove al tempo esistevano le comunità. Sarà un caso? Un paesino insignificante non poteva essere “eletto” a parametro di percentuali (come poi si vedrà che insinua Gennarini), se non per marcare la “differenza”.

Allora adesso il confronto fra l’ALLORA e ORA lo possiamo fare noi, perché a LUGO DI ROMAGNA ci sono stati seri problemi col Movimento Neocatecumenale: nel 2009 fu letteralmente spazzato via dal Vescovo di Imola, che sciolse completamente la loro comunità (ufficialmente, invece, nelle comunità circolò la voce che la decisione era stata di Kiko: non sia mai che il legittimo vescovo possa prendere legittime decisioni sul Cammino). I camminanti furono divisi e depistati a Ravenna e Bologna.

Poi però trovarono il modo di farlo rientrare dalla finestra nel 2011.
Come mai così incaponiti su un paesello?

Perché il Movimento Neocatecumenale non ammette sconfitte, come tenta ancora di fare in Giappone: fintanto che non riconquista i territori perduti non è pago.

Nel 2010 si leggeva che:
Si incontrano il sabato sera alle 21 alla chiesa di Santa Maria in Porto in via di Roma, in una messa frequentata da UNA CINQUANTINA di fedeli ogni settimana.”
Ma il bello è che l’articolo che ne parla, li annovera tra “le 200 chiese in cui vivono ortodossi e cristiani-non cattolici”, insieme agli islamici, gli ortodossi, gli ebrei, i mormoni, i testimoni di Geova, gli evangelici e i buddisti."

In un commento su Facebook, sempre del 2010, si legge:
Sarebbe bello condividere ciò che hanno vissuto e stanno vivendo i fratelli del cammino a Lugo di Romagna dove con grande difficoltà e dolore IL CAMMINO È STATO CHIUSO, almeno questa è una delle versioni, altri ancora dicono del plagio messo in atto da anni dai catechisti …un grande dolore che ha coinvolto tanti che si erano affidati… forse per la prima volta nella loro vita…”
Non è una gran bella figura, quella che hanno fatto.

Ma per rimediare alla figura, hanno trovato il modo, non si sa come (oppure si sa?), di indurre il Vescovo a riammettere “cosa nostra”, con tanto di apologie:
Se in passato alcune persone hanno subito torti anche gravi da parte dei catechisti o di altri membri del Cammino, più che discutere conviene mettersi in ascolto del Vangelo. Se poi emergerà che sono stati inferti dei danni documentati, sarà mio dovere comminare una sanzione ai colpevoli e, nella misura del possibile, risarcire chi li ha subiti… Infatti il bene fatto dal Cammino supera il male che vi si è insinuato.”
Voltafaccia totale, chissà i capi quanto si sono lavorati questo vescovo nei due anni di "esilio", in tutti i modi possibile che ben conosciamo, fino ad indurlo al cinismo verso le adesso "presunte" vittime, per decantare il "bene fatto dal Cammino".

Ma quando fu chiuso, uno stesso neocatecumenale rilasciò questa testimonianza:
In realtà non sono uscito, ma i così detti catechisti dopo aver DEVASTATO il centro NC di lugo e aver SPARSO CALUNNIE SU PARROCI E VESCOVO STESSO hanno abbandonato le 8 comunità con circa 400 persone. Chiuso ! siamo stati trovati mancanti.”
Problemi.

C'erano 8 comunità in un paesino, circa 400 persone, ma avranno convinto il Vescovo a "non resistere al LORO male".

Un altro video a dimostrazione della ”religiosità naturale”, incompleta e non cristiana, viene realizzato ancora una volta tendenziosamente a San Gregorio Magno (Salerno).

Qui si intervistano persone estremamente semplici, che articolano a malapena una frase, sul “motivo” del terremoto in Irpinia, risalente a due anni prima, cioè al 23 novembre 1980.

Intervista a San Gregorio Magno
Già la domanda è tendenziosa:
La VOSTRA RELIGIONE come vi dà la risposta a quello che è successo?”
Ma le risposte sono sorprendenti:
Gesù faceva sempre del bene, quindi non è colpa sua”
Credo che casomai Dio salvava casa sua, che è crollata (la Chiesa). Fosse stato un demonio, un diavolo a mandarla sotto terra
È stato il diavolo, perché Dio ha i suoi figli, mica vuoi male ai vostri figli?"
Fino a rispondere alla tendenziosa domanda su cosa ha “insegnato il terremoto”, con affermazioni come:
Io credo che non ha insegnato niente, perché la gente è più cattiva di prima e più invidiosa”.
Una fede semplice, ma genuina.

Dio non può voler male ai suoi figli, Gesù faceva sempre del bene…

Ma si tenta, naturalmente, di farla passare per “religiosità naturale”.

Dopo aver dato le sue belle dimostrazioni, Mimmo Gennarini si sente autorizzato a dire:
Si crede in maniera confusa…”
Poi imputa la “decadenza” alla diminuzione del clero avvenuta nel corso dell’ultimo secolo.
Sapesse quanto avrebbero avuto a diminuire dopo il Concilio Vaticano II!!

“Allora” e “ora”.

L’avvento del Movimento Neocatecumenale, come tutto il post Concilio, non è riuscito ad invertire la tendenza, che è sensibilmente peggiorata, nonostante le dichiarate migliaia di presbikikos in circolazione. LA "NUOVA CHIESA" non ha avuto sufficientemente forza.

Comunque l’intenzione del gruppo gennariniano, per noi esperti ex neocatecumenali oggi, è chiara: far passare il messaggio che la Chiesa è impoverita, sia come qualità che come numeri, anche nel sacerdozio.

Oggi sappiamo distinguere bene com’è l’impostazione che prelude alla loro “gloria”: denigrare e mostrare il peggio degli altri per esaltare se stessi, con le stesse armi utilizzate per la denigrazione.
Lo vedremo più volte anche in seguito.

Infatti, puntuale come un orologio, si introduce l’argomento delle vocazioni.
Con calma e a suo tempo, mostreranno che il Movimento Neocatecumenale produce "anche" le vocazioni.

Ma non solo, si arriva anche ad affermare che “avendo visto come la società si è allontanata dalla Chiesa”, si potrebbe pensare che il Concilio Vaticano II sia stato un fallimento.

Fallimento?
Certo che no!
Ci sono i neocatecumenali!
Sotto mentite spoglie.

Non sia mai che possa sembrare quello che è, che cioè si vuole propagandare non la Chiesa, ma il Movimento Neocatecumenale…

Qui si inseriscono allora le opinioni degli “esperti”, tutti naturalmente sostenitori del Movimento, o comunque attenti a non contraddire.

C’è l’intervista a padre Raniero Cantalamessa, allora ed ora predicatore pontificio, per ottenere la risposta desiderata:
Per l’esperienza che ho fatto, io devo dire che lo Spirito ha ripreso a soffiare nella chiesa fortemente (dopo il Concilio)
Sottinteso che senza Concilio Vaticano II, lo Spirito non riusciva a soffiare, ci voleva il Concilio per far "riprendere a soffiare". Sic.

L’esperienza personale di Cantalamessa è questa:
Pregando con dei laici, i laici sono forse una parola chiave in questo tempo dopo il Concilio, feci questa preghiera: “Signore fa’ che io non muoia come un professore universitario in pensione”, ma non sapevo cosa dicevo. Pochi giorni dopo, in un’ora di preghiera, io non pensavo, ero il professore universitario che ogni tanto prega anche lui. In quest’ora di preghiera il Signore mi passò davanti e io posso dire, molto umilmente che lo vidi quasi con gli occhi, della fede, s’intende…Io capii che realmente Gesù passa nel mondo di oggi e in un istante presi la decisione di lasciare l’università, la cattedra, che tutti sanno cosa significa una cattedra ordinaria e mi alzai da quell’ora di preghiera che io avevo deciso di seguire Gesù in questo nuovo passaggio nella chiesa, nel mondo per predicare con lui il regno di Dio.
Questo l’aggancio per il CARPE DIEM neocatecumenale.

Alla sollecitazione di Gennarini sul “cogli l’attimo”, perché magari dopo chissà… Cantalamessa risponde:
Ah non solo, ma io in quel momento ebbi l’impressione che Gesù non ha bisogno di nessuno e HA FRETTA e se non mi alzavo subito per andargli dietro lo perdevo e grazie al cielo spero di on averlo perduto
Questo viene detto ai papabili seminaristi di solito:
Alzati, fallo subito, perché poi passa l’attimo”. Nessuna conferma, nessun pensamento.
Stessa cosa per i soldi:
Dalli subito, non ci ripensare, cavalca l’onda…”

Tutto in precisi momenti ad alta emozionalità, come “alzate” nei raduni o passaggi.

Però Cantalamessa, sulla "vendita dei beni", aggira prontamente l'ostacolo dicendo:
"È quel tesoro per il quale bisogna essere pronti a vendere tutto ma, ALCUNI ANCHE DI FATTO, ma tutti in senso spirituale, cioè a posporre ogni cosa al regno di Dio…”
Poi tocca padre Nocent, professore all’Istituto liturgico Sant’Anselmo, discepolo di Dom Botte e sostenitore del "Movimento liturgico" ante Concilio, che conferma il messaggio:
Un grande entusiasmo vedere alcune volte alcune parrocchie magnifiche di Roma, penso ai gruppi di giovani e ho fatto questa esperienza entrando in una Messa celebrata da almeno 200 giovani. Al primo momento ero un po’ disturbato perché il canto era veramente stonato. Tre secondi dopo avevo completamente dimenticato questa stonatura perché ho sentito un livello, una qualità spirituale tanto forte che tutta l’assemblea vibrava di questa qualità spirituale. Comunque, il Concilio ha raggiunto almeno lo scopo di dare la possibilità di pregare insieme e sentire l’assemblea nella quale passa lo Spirito”.

Video [qui] su Youtube
Fino ad arrivare al non plus ultra, padre de Monicault, dell’Istituto Teologico di Parigi:
Il Concilio è venuto a me, attraverso una chiesa NUOVA che sorge dal Concilio. Vuol dire una Chiesa storica, che sta nella storia, che annuncia una buona notizia per il mondo storico, anche per me. A ME HA DATO LA CONVERSIONE. Sono stato nella Chiesa, insegnavo nella Chiesa, INSEGNAVO ALLA CATTOLICA SENZA CONOSCERE LA CONVERSIONE, senza avere visto una chiamata storica alla conversione. È un aiuto formidabile, che dà la vita
Prete, insegnante di teologia e NON CONOSCEVA LA CONVERSIONE!

Ma che si era fatto prete a fare nel 1969?

Evviva il Concilio, e i suoi frutti!

Fonte battesimale voluto da
padre Antoine de Monicault
nella sua chiesa...
Ma che poteva dire? Padre Antoine de Monicault è stato uno dei primi sacerdoti, in Francia, del Movimento Neocatecumenale, che ha incistato nella parrocchia parigina della Bonne Nouvelle nel 1989, ed è stato parroco per 22 anni. Semplice parroco.

Al 2011 in quella parrocchia i kikos erano solo 200. In 22 anni!!
Ha convertito al kikianesimo meno di 10 persone all'anno!!

"Allora" e "ora".

Ma il Gennarini sa benissimo come deve parlare per far passare quel suo mefitico messaggio.
Infatti dice che Paolo VI afferma che “È necessario nella nostra generazione, RICOMINCIARE a COSTRUIRE la Chiesa”.

Voleva forse dire “COMINCIARE a RICOSTRUIRE la Chiesa?”. Lapsus linguae o lapsus memoriae?…

Perché la Chiesa È GIÀ COSTRUITA, la istituì nostro Signore Gesù Cristo direttamente e personalmente.

Non si deve quindi RICOMINCIARE A COSTRUIRE, ma casomai a RICOSTRUIRE ciò che è danneggiato. Specialmente riguardo alla dottrina e alla liturgia.
Inoltre Paolo VI dice chiarissimamente:
RI-COSTRUIRE, RI-COSTITUIRE quella chiesa che abbiamo ricevuto come eredità ricchissima dal passato. L’organismo ha bisogno di essere RINNOVATO, RINGIOVANITO, RI-EDIFICATO.
Il programma si conclude con un video in cui il buon Gennarini, non pago di esperienze singole, rifila nel suo programma celebrativo anche una parrocchia neocatecumenalizzata: l’Immacolata a Tor Sapienza di Roma, corredata sia del parroco uscente, che impiantò le comunità, sia di quello attuale all’epoca.

Entrambi si mostrano entusiasti della loro scelta, arrivando addirittura a dire che la parrocchia prima di… “prima che si RINNOVASSE” era una totale desolazione.


Parrocchia dell'Immacolata a Tor Sapienza,
neocatecumenalmente rinnovata
Veramente sfigata quella parrocchia che annoverava ben 5 preti al suo servizio:
Il movimento ecclesiale crollò, le strutture andarono tutte quante in sfacelo, l’Azione Cattolica finì, le Acli dopo Vallombrosa finirono, i catechisti ci abbandonarono, ci trovammo soli. 5 sacerdoti… Io ero proprio disperato, volevo andarmene, avevo fatto già la lettera di dimissioni.”
Di casi del genere ne abbiamo veramente conosciuti pochi, credo anzi che questo sia l’unico, dove si è verificata una completa tabula rasa.

Poi, ripensandoci, viene in mente che magari tutta quella fuga e quella disfatta potevano non essere propriamente e totalmente “prima della cura”, ma con tutta probabilità lo sfollamento sia stato un “effetto collaterale della cura”, visto che i neocatecumenali di solito fanno scappare quasi tutti dai luoghi dove si incistano.

E questa ipotesi, in effetti, si rivela vera. Lo vedremo in altro articolo.

Sentir parlare un prete in quel modo, veramente fa cadere le braccia:
Mi fecero conoscere questo movimento di comunità neocatecumenali e feci questo tentativo. Io vidi che c’era una cosa grandissima, c’era che Dio è prima di ogni cosa, mentre A NOI CI DICEVANO CHE DIO VENIVA DOPO [ndr: ???? chi glielo diceva?] Prima venivano le cose di questo mondo, venivano gli interessi della gente, dar da mangiare, risolvere i problemi sociali… Invece, sentendo che c’era Dio al primo posto, dissi “sarà qualcosa di molto grosso”.
Mi chiedo dove si sia formato questo prete e chi potesse dirgli che “Dio veniva DOPO”.

Ma anche il parroco successivo non manca di tessere le lodi del Cammino:
La parrocchia non è più gente che viene alla chiesa e 5 preti. Adesso la parrocchia è un insieme di fratelli, e parecchi anche fratelli, e la gente vede. È un segno per tutti, anche per quelli che non credono. quest’anno, noi abbiamo fatto la veglia di Pasqua che sempre ha avuto 100-150 persone, la chiesa piena per un quarto. Sono 3 anni che facciamo la veglia di Pasqua per tutta la notte, da mezzanotte fino alle 6 e la chiesa è piena, colma [ndr: hanno riempito sì le chiese, ma di eretici]. Addirittura alcune volte i fratelli devono passarsi la sedia un po’ per uno.
Fine del lungo spot.

Si canta in RAI il canto neocatecumenale “Benedetta sei tu Maria”, a cura dell’orchestrina neocatecumenale della parrocchia di S. Luigi Gonzaga a Roma.

Noi però, avendo esperienza del prosieguo neocatecumenale, abbiamo voluto vedere cos’è successo e cosa succede nella tanto decantata parrocchia neocatecumenalizzata dell’Immacolata a Tor Sapienza di Roma.

Vediamo così che il Movimento Neocatecumenale è ancora presente con 21 comunità (in 50 anni), ma foriero di tutti i suoi danni. L’unico dannoso, anche se esistono altre realtà come la Legio Mariae, il gruppo di preghiera Padre Pio, le comunità Gesù Risorto…

Nel prossimo articolo prenderemo in esame l’evoluzione della suddetta parrocchia dell’Immacolata a Tor Sapienza.
Capiremo molte cose…

(fine seconda parte -- segue)

martedì 23 giugno 2020

TRENT'ANNI DI CAMMINO A CONFRONTO: COS'È SUCCESSO? (IL SALE DELLA TERRA - 1)

Nel 1983 la RAI mandò in onda un ciclo di sei puntate di un programma intitolato “Il sale della terra”, condotto dal neocatecumenale Mimmo (Pier Emilio) Gennarini, padre dei due pilastri neocatecumenali, Giuseppe e Stefano.


Giuseppe è attualmente il responsabile degli USA e ne abbiamo spesso sentito parlare riguardo alle faccendacce di Guàm.
GENNARINI GO HOMEsi leggeva al suo arrivo sull’isola di Guam.

Il capostipite Mimmo Gennarini, scomparso nel 1987, era un dirigente della RAI che si dice “abbia inventato la RAI” insieme ad altri nomi illustri come Enzo Biagi, Arrigo Levi, Umberto Eco… e che fosse uno tra gli uomini fidati dell’allora partito governante, per una forma di monopolio dell’azienda RAI.

Ettore Bernabei stesso, soprannumerario dell’Opus Dei e dirigente generale della RAI, ai tempi in cui Mimmo Gennarini era incaricato della selezione del personale, racconta che gli diceva di assumere solo cristiani. Infatti quando Gennarini gli disse: “Tranquillo, direttore, questo è un democristiano di ferro”, lui gli rispose: “Ma almeno crede in Dio? Perché che sia democristiano interessa poco, conta di più che sia credente".

Bernabei era un pezzo veramente grosso: era in contatto permanente con la segreteria di Stato vaticana e coi cardinali Dell’Acqua, Benelli e Casaroli. Però, «di certe questioni», parlava direttamente con il Papa, prima con Giovanni XXIII, poi con Paolo VI, e quindi con Giovanni Paolo II.

Non avreste voi garantito o messo una buona parola davanti al card. Dell’Acqua o al Papa, quando fu il momento per Kiko di presentarsi a chiedere il permesso di incistare la sua creatura, sulla parola di Gennarini senior che si trattava di “gente che crede molto in Dio”?
È naturale che potendo l’abbia anche fatto, a maggior ragione considerando che tale permesso fu chiesto “dopo” aver iniziato l’attività, come dice anche Kiko, quindi “dopo” aver catechizzato nel ’69 la parrocchia del ricco quartiere "bene" Parioli, S. Luigi Gonzaga, territorio della famiglia Gennarini.

Dal 1963, in RAI Mimmo Gennarini fu a capo del Comitato programmi, che decideva sulle messe in onda.

Gli fu facile così inserire nella programmazione del sabato sera una trasmissione che, non dichiaratamente, propagandava il Movimento Neocatecumenale ed era portata avanti da persone che hanno tutte poi avuto un significativo ruolo nel Movimento Neocatecumenale.

Io mi sono guardata tutte e sei le puntate e devo dire che, a parte qualche rarissima e breve ammissione ad altri Movimenti, tutte le puntate parlavano del Movimento Neocatecumenale, però in modo subdolo, senza dare nell'occhio, nominandolo solo qualche volta incidentalmente e con nonchalance.

Predicazione esclusivamente neocatecumenale, terminologia neocatecumenale, ospiti favorevoli al Movimento Neocatecumenale, testimonianze quasi esclusivamente neocatecumenali, addirittura canti neocatecumenali…
Però ufficialmente “era la Chiesa” rinnovata post Concilio Vaticano II.

In un paio di occasioni, lo stesso Mimmo Gennarini ha ammesso che la trasmissione era il frutto del lavoro in squadra con altre persone, come del resto si vede anche nei titoli durante la sigla.
Queste “persone” erano naturalmente tutte neocatecumenali DOC: oltre a Mimmo Gennarini, neocatecumenale comprovato e “mentore” romano di Daniel Lifschitz, c’erano anche Angela Pellicciari, in cammino dal 1971, l’ormai tristemente arcinoto figlio di Mimmo, Giuseppe Gennarini, quindi Giuseppe (Pino) Manzari, Luciano Tosti (ex sacerdote dispensato su sua richiesta nel 1950 e poi sposatosi ed appartenente al Movimento Neocatecumenale dal 1971 nella parrocchia romana di S. Luigi Gonzaga), Pierluigi Varvesi, giornalista e capo-redattore RAI, in Cammino dal 1970 e una certa Annamaria Federici, della quale non è stato possibile reperire notizie.

Anche nel backstage c’erano neocatecumenali DOC, magari nemmeno dipendenti stabili della RAI: collaboratore in redazione, Maurizio Pastore e tecnico audio Carlo Striano.

Quest’ultimo, anch’egli giornalista collaboratore anche del quotidiano Avvenire, fu cinereporter per la RAI e fotografo free-lance e amico del giornalista Bruno Vespa, col quale andò a cena insieme al giovane card. Wojtyla, poi Papa.

Questi sono gli ambienti in cui si è sviluppato inizialmente il Movimento Neocatecumenale.
Ambienti di soli VIP.

Nel Collegio Elettivo neocatecumenale contenuto negli Statuti ad experimentum del 2002, figurano, guarda caso: Giuseppe Gennarini, Stefano Gennarini, Giuseppe (Pino) Manzari, Carlo Striano e Maurizio Pastore.
La trasmissione era quindi organizzata da massimi esponenti del Movimento, al posto giusto nel momento giusto.

Non per infierire, ma chi lo dice che il Movimento Neocatecumenale salva le famiglie?
Pierluigi Varvesi non fa mistero, in uno dei suoi molteplici siti web, che dopo la prima separazione ha ottenuto l’annullamento del matrimonio, ma che anche il secondo matrimonio è naufragato nel 2007. Dal 2013 la comunità se l'è vissuta a Nettuno e gira e rigira è diventato in vecchiaia “laico consacrato” a Gesù.
Ognuno ha la sua storia, non c'è giudizio da fare, ma i fatti sono fatti.

Insomma, con la benedizione della RAI, il gruppetto VIP neocatecumenale, prevalentemente se non esclusivamente della parrocchia di S. Luigi Gonzaga di Roma, ha impetrato INTERESSI PROPRI, portando avanti per ben sei puntate un programma televisivo di evidente propaganda del loro personale Movimento, definendolo “Chiesa”.

Allora potevano agire indisturbati, spacciando ogni cosa volessero ma oggi, anno 2020, un po’ di cosette le possiamo capire meglio, dopo quasi 30 anni.

E non ci sembra nemmeno corretto che senza nulla dichiarare, come in una sorta di pubblicità occulta che ti manda input e immagini del prodotto da pubblicizzare, in modo che ti rimangano nella mente, una privilegiata parrocchia della “Roma bene” del ricco quartiere Parioli, abbia potuto metter su un intero programma di sei puntate a diffusione nazionale per propagandare quel particolare "itinerario", soprattutto spacciandolo per la Chiesa.

È stato un po’ come quando nei film mettono la lattina della Coca Cola in bella vista: non è una pubblicità esplicita della Coca Cola, ma la visione del prodotto ne induce la conoscenza ed il conseguente incentivo all’acquisto. Product Placement, così lo chiamano i pubblicitari: e si pagava profumatamente.

All’epoca nessuno si sarà accorto di nulla, dopotutto nessuno li conosceva, questi neocatecumenali, ma oggi capiamo benissimo.

In quel programma tutto parla di Movimento Neocatecumenale, a partire dalla disposizione scenografica.
Alla destra del conduttore Mimmo Gennarini, infatti, fa bella mostra di sé la croce astile kikiana rialzata su un piedistallo (come la lattina della Coca Cola).

Ma anche la sigla fa riferimento al Movimento Neocatecumenale perché, pur contenendo immagini di varia natura, propone l’immagine di un battesimo neocatecumenale per immersione nella classica vasca interrata ed i volti di alcuni “testimoni”, che poi risulteranno essere neocatecumenali ed è accompagnata da un canto neocatecumenale, precisamente “Per amore dei miei fratelli”.

Naturalmente, l’orchestrina a lato, munita di strumenti vari, è costituita da cantori neocatecumenali, di cui la voce solista è quella del compianto Giorgio Filippucci ed è ben visibile al charango la moglie di Giuseppe Gennarini, Claudia. I canti proposti, ovviamente, sono tutti canti neocatecumenali, ma non viene detto MAI.

Si dice solo alcune volte: “canto che forse non conoscerete”, consci del fatto che solo i pochi neocatecumenali esistenti nel 1983 li potevano conoscere, anche in virtù dell’«arcano», che proibiva tassativamente di diffondere questi canti a chi non fosse neocatecumenale e non fosse giunto alla tappa prevista.
Esperienza personale, ricordi precisi.
Ai “fratellini minori” veniva imposto l’arcano, mentre i grandi capi pubblicizzavano occultamente…

L'orchestrina neocatecumenale
Tutto molto in famiglia, si può affermare tranquillamente, servendosi di persone chiave della RAI.
Kiko deve molto alla famiglia Gennarini.

Stefano Gennarini, infatti, rimembrava in seguito che:
Quando tornai a Roma per il Natale del ’69 (dalla Germania), tutta la mia famiglia stava seguendo le catechesi condotte da Kiko Argüello e Carmen Hernández – iniziatori del Cammino – con don Francesco Cuppini, nella parrocchia di S. Luigi Gonzaga."
Ma l’interessante, oltre all’impianto scenografico e musicale totalmente neocatecumenale, è la scelta delle persone invitate a parlare, tutte naturalmente in linea perfetta con la dottrina Kika, nonché anche i collegamenti esterni, scelti ad hoc.

Alcuni dei personaggi o delle parrocchie intervistate nel 1983, però, sappiamo oggi che fine hanno fatto: i diseredati riabilitati, gli onorati infamati, gli sconosciuti rivelati… in un ribaltone rispetto all’epoca veramente impressionante.

Nei prossimi articoli analizzeremo ogni singola puntata, perché in ognuna di esse c’è un “tesoro nascosto” da scoprire, un argomento, personaggi. Non correremo il rischio che da youtube spariscano le puntate, come spesso avviene per le cose “pericolose”, anche se di appartenenza alla RAI. Abbiamo già tutto archiviato.

Intanto però ci preme dire due parole sulla parrocchia di S. Luigi Gonzaga, che fu una delle prime ad essere catechizzata da Kiko, nel 1969 e alla quale apparteneva l’intero cast del programma “Il sale della terra”.

All’epoca della trasmissione, quindi, costoro “camminavano” da appena 13 anni ed il Movimento neocatecumenale esisteva da solo 14.

Sebbene li avesse già rimproverati a febbraio 1983 («...le norme giuridiche, come anche quelle liturgiche, vanno osservate senza negligenze e senza omissioni...»), si può dire che quando Giovanni Paolo II fece la visita pastorale nel 1988, ancora non li conosceva bene, cioè intendeva vederne solo i tanto vantati “frutti”.

Infatti, incontrandoli separatamente dal resto delle altre realtà, oltre alle lodi tessute per il loro zelo, disse:
Fate sì che si realizzi una parola che corrisponda pienamente a quello che voleva Cristo dagli apostoli: Andate. NON DICEVA: PRENDETE I PALAZZI, LE RICCHEZZE, LE CASE . . . NO. GLI DICEVA: ANDATE.

Non palazzi come questi... (Domus Galilaeae)
Erano all’epoca solo 150 persone divise in cinque comunità: in neanche quindici anni di esistenza del Cammino. Alcuni erano partiti “itineranti” in diversi Paesi dell’Europa, dell’Asia, dell’Africa e delle Americhe (per l’appunto quelle zone che ricorrono nelle puntate gennariane).
È naturale anche che quindi Giovanni Paolo II, diluviato di propaganda neocatecumenale, li definisse “lievito”: erano pochissimi ma molto VIP.

Povero Giovanni Paolo, avesse saputo allora l’evoluzione in “palazzi, ricchezze e case” che ha avuto questo presunto lievito…

…o come questi
(Centro Neocatecumenale a Porto San Giorgio)
Vorrei accostare il paragone, perché una volta leggendo articoli di cucina, ne scoprii uno che si intitolava: “Come il lievito distrugge la tua flora batterica e la tua salute”.
Distrugge e fa male, anche se moltiplica la pasta: si tratta del lievito di birra, quello che contiene fosfati, quello più dannoso, prodotto estremamente industriale e di cattiva qualità. Mentre il lievito senza fosfati è buono e non fa male, come quello per dolci a pasta acida. Interessante accostamento.
Non tutto il lievito è buono e salutare.

…o questi (seminario Redemptoris Mater a Medellin)
Ai tempi di Gesù non esisteva il dannoso lievito di birra fermentato, che fu inventato nella seconda metà dell'800, quindi Gesù parlava di quello buono, quando disse che i futuri cristiani sarebbero stati il lievito, anche se insegnò a diffidare del “lievito dei farisei”.

Tornando a noi, veniamo a conoscere che quella di S. Luigi Gonzaga viene anche definita la “parrocchia dei VIP” ai Parioli, perché frequentata, anche attualmente, da famosi personaggi pubblici della politica, cultura e spettacolo.

Non c'è bisogno di insinuare nulla, basta parlare chiaro: ora come allora lì stavano persone che contano.
Questo spiega anche molto bene perché l’Argüello lasciò ex abrupto la sua predisposizione iniziale verso i poveri, una volta in Italia…

Nel 2012 le comunità in quella parrocchia erano soltanto 10, non un grande exploit come volevasi presagire, anche se vige il post-cresima neocatecumenale, che evidentemente non riesce a coinvolgere più di tanto nel Movimento Neocatecumenale, anche se viene dedicato a questo un intero articolo sul periodico RomaSette.

Ci hanno delusi: solo 10 comunità in più di 30 anni.

Riguardo alle trasmissioni del 1983, la prima puntata, lo vedremo, è genericamente un’introduzione, ma già si affrontano “neocatecumenalmente” alcuni temi, soprattutto il "rinnovamento": "prima" ed "ora".

In tutte, comunque, e qui sinceramente appare un déjà vu, si ripete sistematicamente la differenza tra il “prima” e il “dopo” cammino, che per intenderci chiameremo prima e dopo “la cura”, come se la fede si potesse assimilare ad un trattamento estetico o dimagrante.

Quello che ci importa però, è vedere che fine hanno fatto parrocchie, situazioni e persone citate allora come il non plus ultra del meglio, nel corso di 30 anni.
Ci sarà da sorprendersi.

(fine prima parte -- segue)

domenica 21 giugno 2020

Tentativo di convertirmi a Kiko

Il tentativo era una tentazione, manifestatasi nelle apparenze celestiali di una figlia del Cammino: un angelo fatto in serie, omologata in comunità, dove - addestrata anche per fare proselitismo - vuol farsi sposare e procreare il maggior numero di soldatini kikos. Pochi anni fa, dopo aver assistito ad un matrimonio con balletto neocatecumenale, a causa della mia curiosità, sono stato introdotto da questa figlia quasi trentenne di famiglia numerosa camminante, presso la sala sotterranea della speculazione edilizia (sotto forma di chiesa) "Sacra Famiglia" di Barletta, dove il sabato sera si celebra il rito collettivo in onore di Kiko & Carmen. Inizio celebrazione: ore 20, puntuale e vestirsi bene fu il diktat dell'imitatrice di Carmen Hernández, invece io mi presento casual, suscitando il muto disappunto dell'attrice camminante.

Sceso nella sala sotterranea, mi sarei aspettato una marea di fratelli e sorelle di comunità, dato che - stando alla frase da marketing religioso della tipa - il Cammino è ovunque! Quel sabato sera, forse i camminanti erano altrove, in sala una trentina di persone, compresi i musicisti: chitarrista trentenne (soprannominato Gesù) e il bonghista, il cui soprannome biblico non mi è mai pervenuto.
Ad officiare: il "catechista" panciuto in abito da telepredicatore americano, ingrassato dai manicaretti offerti dalle fans di comunità, per le quali lui rappresenta Kiko in terra, sebbene in versione pelata e occhialuta; invece uno dei tre figli (assenti) del "catechista" si trovava presso seminario romano kikiano, per divenire presbitero. Intanto, assiso e muto su un trono per quasi tutta la durata dello show, osservo il quasi cinquantenne presbitero, giá fulminato da tempo sulla via di Kiko, reduce da un seminario Redemptoris Mater di Santo Domingo, tornato a Barletta per far svernare i propri neuroni. Alle sue spalle, un muro coperto da iconostasi kikiana, che stonava con lo stile architettonico da condominio anni '80 della sala e dell'intera chiesa.

Insomma, cast al completo e il varietá ha avuto inizio, mentre osservavo l'altare fiorito/area picnic, tutti intorno gorgheggiavano le hits by Kiko.

Ad un tratto, rivedevo dopo anni, una ex compagna di liceo, non sapevo fosse kikiana, però ho finalmente capito la causa del suo zombismo. La mia prima celebration prosegue tra hits sconosciute, silenzi del presbitero e discorsi del catechista panciuto, a cui fanno seguito monologhi farneticanti di alcuni presenti davanti a tutta la sala. Una specie di gara a chi raccontava le disgrazie migliori. 
Insomma, per farmi riprendere dalla noia indotta dalle altrui disgrazie farlocche, la dura e pura del cammino mi indica una famiglia - marito e moglie entrambi medici raccomandati e sorridenti - schierati in formazione con quattro figli, favoleggiando lei mi racconta che l'ultimo pupo di due anni è nato - nonostante il parere contrario dei medici - soltanto grazie al buon Dio, ovvero Kiko. Forse alle spose camminanti basta soltanto guardare una foto di Kiko per restare incinte.

Io incasso questo comunicato stampa da marketing religioso e annuisco sorridente, ormai il lungo show sta per terminare, tra scambi di pace con tre bacetti sulla guancia e la Comunione, distribuita in mano, restando ognuno al proprio posto, poi con segnale vocale del presbitero, please manducare lentamente il pezzo di pane azzimo. A seguire, il catechista porta la coppa ripiena di vino, porgendola a tante bocche, che bevono dai bordi argentati, asciugati con panno bianco, in barba all'igiene. Concluso questo rito del sabato sera, i convenuti si disperdono dopo il balletto intorno all'area picnic/altare, non mi resta che tornare in superficie, mentre ascolto una domanda floreale del catechista: "Chi vuole i fiori dell'altare?".
Per ribadire il tentativo di convertirmi, la cristiana di 2000 anni fa mi ha invitato anche ad un ciclo di catechesi, ve lo racconterò, prima o poi. Intanto, sono disponibile ad altri tentativi di conversione da parte di una adepta di Scientology o Geova.

(da: Tommaso Francavilla,/giornalista)

venerdì 19 giugno 2020

Odio e insulti al parroco: questa è la "fede adulta" dei kikos

Cosa succede quando il parroco ritiene di aver buone ragioni per non accogliere più il Cammino in parrocchia?

I kikos lo chiamano «buffone vestito a festa», lo accusano di aver indossato l'«abito talare», proclamano che il Cammino avrebbe fatto per trent'anni «cose buone» (per Kiko), dichiarano minacciosi «non gli sputo in faccia perché corro seri rischi di profumarlo». Inoltre lo etichettano «testa di cazzo», ripetendo il sarcasmo sul suo abito sacerdotale («vestiti a festa»), e augurandosi che ora «le chiese sono vuote», completando tale omelia kikiana-carmeniana con un sonoro «vergognati»:










È successo due giorni fa in una popolosa parrocchia italiana: «il Cammino è stato cancellato... non esiste più». In altre parole, il nuovo parroco avrà avuto dei buoni motivi per non consentire più le celebrazioni neocatecumenali, notoriamente contrarie alle più basilari norme liturgiche, e alle cosiddette "catechesi" del Cammino, notoriamente zeppe di ambiguità ed errori dottrinali:

A quella parrocchia non era stato risparmiato neppure il peggior oltraggio, estetico e dottrinale: i kikos avevano posto la cosiddetta "icona" con scritto Maria-Kiko (che rappresenta Gesù Bambino con le fattezze di Kiko Argüello, l'autonominato "iniziatore" del Cammino Neocatecumenale): nell'abside, al posto del crocifisso.


Auguriamo alla parrocchia di completare presto la derattizzazione e disinfestazione, cancellando ogni residuo della triplice idolatria Kiko-Carmen-Cammino:


Domanda retorica: esiste per caso qualche altro gruppo/comunità/associazione ecclesiale che ritiene incancellabile la propria presenza in una parrocchia e che insulterebbe in modo così sgangherato il parroco che non l'accoglie più?

mercoledì 17 giugno 2020

Infelici battute di vanagloria del narcisista Kiko Arguello, incenerito dalla limpida dottrina di Sant'Agostino.

Veterano ci offre questo prezioso spunto:

Sant’Agostino d’Ippona
Dall'Ufficio delle letture mettiamo in evidenza Sant'Agostino e procediamo ad un semplice confronto con qualche battuta infelice di vanagloria del nostro narcisista Kiko, affinché si veda la notevole differenza che corre tra i principi fondanti della Chiesa e questo trasportatore di masse che approfitta dell'ignoranza delle persone per quotare se stesso.

"Vi sono alcuni che si ritengono grandi non per le ricchezze, non per le forze del corpo, non per qualche loro importante dignità, ma per la loro santità. Queste persone devono essere evitate, temute, fuggite, non imitate, proprio perché si sentono importanti, non per il loro corpo, né per le loro ricchezze, né per la stirpe, né per l'onore (tutti titoli legati al tempo, labili, caduchi, passeggeri), ma per la loro giustizia. Una simile grandezza ha impedito ai giudei di passare per la cruna dell'ago."

Sant'Agostino stigmatizza i presuntuosi "di categoria superiore", mettendo al vaglio le opere di uomini che millantano missioni affidate loro dall'alto e che impudentemente da se stessi si dichiarano santi e giusti.

Da simili soggetti bisogna stare alla larga!

Essi si proclamano da se stessi eletti, destinatari e unici eredi delle promesse insieme ai loro seguaci. Essi incarnano appieno lo spirito dei farisei che, per la Parola di Gesù, han sempre fatto il "noi" (salvati) e gli "altri" (esclusi); cosa che impedì loro di passare per la famosa "cruna di un'ago" (Lc.18, 25).

"O Dio, ti ringrazio che non sono come gli altri uomini" (Lc.18, 11): hanno fatto della santità - nella peggior accezione di separazione - la loro regola; bandendo lontana da sé per sempre l'umiltà e facendo crescere a dismisura la loro superbia che si nutre del disprezzo per gli altri.

Ascoltate come si esprime Kiko, per intendere cosa egli ha nel suo cuore (Mt.12, 34).

Dice Sant'Agostino:

"Vi sono alcuni che si ritengono grandi per la loro santità"

Kiko adora autocelebrarsi.

Al colmo della sua narcisistica autoesaltazione ricordiamo quanto Kiko (25 agosto 2017) ha messo in bocca al Papa Francesco che, durante la Conferenza Episcopale di Santo Domingo, avrebbe detto il famoso:
"Di Kiko si possono dire molte cose.Una cosa è certa: che è un santo!"
Dopo aver riportato una serie di elogi sperticati rivolti al Cammino che hanno dell'inverosimile, Kiko conclude:
Il Papa ha un discernimento speciale dallo Spirito Santo e ha la Missione di Confermare la Fede».
Cosa che puntualmente egli stesso dimentica tutte le volte che il Papa lo corregge!


Ordunque, il Papa e tutti i Pastori della Chiesa non vanno ascoltati ma vanno orientati a discernere in linea con l'autodiscernimento incontestabile di Kiko Argüello.

Da qui i suoi emissari, da lui stesso sguinzagliati a suon di sorteggio telecomandato fino agli estremi confini della terra, in permanente assetto di guerra.
Da qui la perfida definizione di Faraone e di Giuda, con leggerezza appioppata a chi ai Vertici della Chiesa non si è piegato ai loro capricci.
Da qui nasce (qualcosa pur nasce in questa stravagante gestazione!) l'amletico dilemma in cui si dibattono tutti i presbikiki R.M.:


Eterno tormento anche dei tanti pretonzoli che gravitano intorno alla perfida esperienza.
Per "pretonzoli" si intende quelli che, prima del fatale incontro con Kiko, già erano stati insigniti dell'Ordine Sacro. Costoro, dopo essere stati ammaestrati a dovere e aver giurato fedeltà eterna al nuovo guru, hanno rinnegato, a loro vergogna, tutti gli impegni assunti con la Santa Madre Chiesa per "imbastardirsi itineranti".

Che santa pazienza!
Ma Kiko, non contento, nella sua presuntuosa arroganza va oltre, gridando orgoglioso ed euforico :

"Avanti! Che i Vescovi vanno a obbedire a noi! Animo!"

Queste solo alcune delle battute infelici del nostro narcisista esaltato.

Ma l'umile Kiko ha infiorato il suo cammino di molte altre scempiaggini, fin dal primo giorno che tra gli itineranti si parlò di Statuti e di Congregazioni che volevano mettere il naso e quindi il becco nella "gestione" del cammino. E Carmen mai gli è stata da meno!

Quale il desiderio inconfessabile albergante nel cuore dei due mitici Iniziatori?
Ammaestrare, occupare, possedere, trasfigurare a propria immagine e somiglianza tutta la Chiesa.

Basta riuscire ad imporLe il famoso "secondo le linee degli Iniziatori" senza mai transigere.
Basta solo che la Chiesa obbedisca al "carisma".

Desiderio inconfessabile, ma non inconfessato, a tanto è arrivata la loro sfrontata prepotenza. È di Kiko l'inquietante definizione "POTENTE CAMMINO" a proposito del Neocatecumenato: più di una minaccia (neanche tanto velata!) questa significativa definizione racchiude lo spettro di tutte le violenze di cui sono capaci, di tutti i sistemi leciti e non leciti che sono in grado di mettere in campo per raggiungere i loro scopi.

La chiamano "Missione di evangelizzazione itinerante".

Sant'Agostino dice che:
Queste persone devono essere evitate, temute, fuggite, non imitate,si ritengono grandi per la loro santitàsi sentono importanti per la loro giustizia
Kiko è arrivato a dire: "Forse un giorno sarò canonizzato, non lo so. Carmen certamente sì".… dando ad intendere che se Carmen è santa di categoria superiore, egli di certo è SANTO e basta. Senza altri orpelli: Il Santo!
Yo Soy… Yo… Yo…Yo
Carmen così lo prendeva in giro e ne rideva pure. Ora si rigirerà nella tomba vedendo (se lo vede e ancora gliene importa qualcosa!) che, anche dopo la sua morte, Kiko continua a starle un passo avanti e a strumentalizzarla, cosa che gli ha rimproverato tutta la vita!

Ma c'era qualcosa sulla quale i due sono sempre andati perfettamente d'accordo.
Come gestire il rapporto con la Chiesa.
Tra loro è stata un'eterna guerra per "chi fosse il primo".
Ma poi entrambi si armavano fino ai denti e andavano a "lottare" con la Chiesa.

Hanno incarnato la "presunzione di santità" dalla quale Sant'Agostino mette in guardia, fino al punto di pretendere che la Chiesa stessa si inginocchiasse davanti a loro.
Non ha mai contato nulla per loro il giudizio della Chiesa.

La Chiesa continua a sopportare.
Restii a ogni regola e insofferenti ad ogni definizione, convinti com'erano che ogni approvazione li avrebbe snaturati, compressi; che avrebbe impedito "allo spirito" (è d'uopo la minuscola) di operare…
Guarda tu che responsabilità si assume la Chiesa!
Si arriva al paradosso che il discernimento e il vaglio delle realtà ecclesiali, compito precipuo della Chiesa - munus irrinunciabile per volere divino - è visto da costoro come indebita ingerenza, finanche come intralcio all'opera dello Spirito. Poiché lo spirito è in azione in mezzo a loro, senza alcun dubbio! Mica serve la Chiesa che dia conferma!
Stia attenta piuttosto! Se essa non sa riconoscere dove lo Spirito soffia, è lei, la Chiesa ad avere un problema; è lei la Chiesa che deve convertirsi e… fare il cammino, di pronto! Che ascolti il Kerigma! Che obbedisca a Kiko e, forse, anche per Lei ci sarà salvezza.

Ne hanno coniata un'altra.

Alla Chiesa che in tutti questi anni invano ha chiesto:
"Diteci voi chi siete"
per poter procedere alle approvazioni,
Kiko e Carmen si sono sempre sottratti rispondendo:
"Noi non lo sappiamo… il Signore ci ispira! Oggi una cosa domani un'altra".

Cosa puoi fare contro chi ostenta di essere assolutamente un'altra cosa, diversa da tutte le altre realtà?
Che regola mai puoi dare a chi ti sguscia di mano? Che tu lo prenda dalla testa oppure dalla coda?

Tra "fede forte" e "cammino potente" non si domina la sensazione di trovarsi davanti ad un mostro che, a causa della inerzia della Chiesa, è finito fuori controllo.

Lasciamo la chiusa a Sant'Agostino d'Ippona, senza bisogno di aggiungere nessun altro commento:
"… O forti, che non avete bisogno del medico! Codesta forza non è salute, ma follia. Nessuno infatti è più vigoroso dei pazzi: essi sono più robusti dei sani; ma quanto più grandi sono le loro forze, tanto più vicina è la loro morte. Ci distolga, dunque, Dio dall'imitare questi forti. Dobbiamo, infatti, temere che qualcuno voglia imitarli. Ma il Maestro dell'umiltà, che si rese partecipe della nostra debolezza donandoci insieme la partecipazione della sua divinità, discese dal cielo per insegnarci la via e per essere lui stesso la via; e, fra tutte le altre cose, si degnò inculcarci per prima la sua umiltà."

lunedì 15 giugno 2020

L'EVOLUZIONE DELLE “PICCOLE COMUNITÀ CRISTIANE”

Avendo sempre sentito magnificare (nel Cammino e anche altrove) il leggendario ritorno alle “prime comunità” cristiane, che sarebbero state sciupate da Costantino attraverso la sua conversione che fece diventare la Chiesa una realtà "di massa" annacquata nella perdita degli originali significati, quando stavo dentro al Movimento Neocatecumenale davo per buono l’assunto e pensavo che Costantino, in fondo, avesse recato un danno alla Chiesa.

Questo, in soldoni, è ciò che si predica nel Movimento Neocatecumenale.
Però anche altri lo sostengono.

Poi pian piano sono iniziate ad affiorarmi delle domande che non mi davano pace riguardo alla “bontà” della suddivisione di una Chiesa unita, in “piccole comunità” come alle origini, dichiarata migliore e più funzionale all’esperienza della fede.
Di fatto mi chiedevo se fosse cosa buona dividere ciò che era unito, in un’atomizzazione delle parrocchie come predica l’Argüello.

Normalmente dividere non è mai cosa buona, anche perché poi la lunga esperienza mi ha testimoniato che tutta questa suddivisione all’interno addirittura delle stesse parrocchie, crea rivalità, predomini, concorrenze e più che unire, allontana e divide.

Non mi riusciva più di vedere tutta questa “bontà” del ritorno alle origini, con le “piccole comunità”.

Anche perché reputavo normale che gli inizi, come per ogni cosa, contemplassero numeri ridotti. Il fatto che le comunità fossero “piccole”, mi pareva più attribuibile alla modestia dei numeri dei primissimi cristiani che ad una precisa volontà.
Quando si inizia si è sempre in pochi, o perlomeno molti di meno di quando poi le cose destinate ad evolversi si evolvono.

Poi, leggendo, si apprende delle “domus ecclesiae”, case private in cui i primi cristiani si riunivano quando erano pochi e molti dei primi studi sul tema erano orientati a confermare che, perlomeno fino a Costantino, la Chiesa viveva in “piccole comunità”.

Questo pareva stridere con l’espansione dei numeri nei primi due secoli, perché quando ci si accresce la tendenza naturale è ad accorparsi, non a dividersi.
Rappresentazione della
"Domus ecclesiae"

di Dura Europos

Insomma, può Costantino, con la sua conversione, avere cambiato così radicalmente una chiesa che fino ad allora “per scelta migliore” voleva ritrovarsi in piccole comunità?

Studi più recenti hanno mostrato che, siccome la storia di epoche antiche è oggetto di “ricostruzione” e mai di certezze, estrapolata da documenti d’epoca e ricerche archeologiche insieme, si incorre a volte in inesattezze ed errori, soprattutto se non si hanno a disposizione mezzi moderni di ricerca.

Quello che è emerso da questi studi sistematici, è un po’ quello che sostiene sia la logica che l’andamento normale dell’evoluzione delle cose: quando si cresce numericamente ci si organizza diversamente da quando si è in pochi. Ci si dà una struttura. Un'organizzazione. Dei facili “standard” validi per tutti.

Esiste quindi una quantità di documenti storici e rinvenimenti archeologici che paiono dimostrare l’evoluzione della “Chiesa primitiva” nel senso dell'accorpamento, ancor prima di Costantino, il quale avrebbe soltanto consentito, consolidato ed amplificato una pratica già in uso nei primi cristiani.
Non l’avrebbe prodotta.

Com’è normale, quindi, pare proprio che i primi cristiani, costretti alle “piccole comunità” in ragione della modestia dei numeri, abbiano poi iniziato a costruire i loro edifici di culto, denominati già “basiliche” nei documenti, in cui ritrovarsi per adorare il Signore una volta che i numeri si sono accresciuti sia in virtù della predicazione che della testimonianza.

È logico: “piccole comunità” per poche persone, “basiliche” pre-costantiniane per molte più persone.

L’evoluzione della prima chiesa, quindi, non pare essersi orientata verso il mantenimento delle “piccole comunità” come quando erano in pochi ma, in via naturale, all’ampliamento degli spazi per accogliere insieme numeri sempre maggiori di persone.

Le “piccole comunità” erano una necessità temporanea, non una scelta definitiva.

Quando i numeri sono iniziati a crescere, LA SCELTA è stata di aggregarsi, unirsi, non rimanere divisi in comunità piccole, come avrebbe potuto ben essere se se ne fosse ravvisata una maggiore “bontà”.

Quindi la chiesa pare si sia evoluta verso l’unione, non verso la frammentazione.
Prima di Costantino.
In modo autonomo e del tutto naturale e logico.

È così che esistono documenti che, interpretati tutti insieme complementariamente, mostrano come le “basiliche” siano una scelta precisa dei cristiani pre-costantiniani, in una tensione all’unione dei numeri maggiorati.

I primi cristiani, allora, non si sarebbero riuniti nella domus ecclesiae privata per scelta di bontà, ma per modestia dei numeri iniziali.
Appena sono cresciuti di numero hanno “scelto” di unirsi nella costruzione di basiliche, di cui i documenti attestano l’esistenza come luoghi “pubblici”, non più privati, per ritrovarsi insieme.

Costantino, poveraccio, avrebbe avuto soltanto la “colpa” di ampliare questa modalità già esistente, che mostra una precisa volontà della prima chiesa di non vivere frammentata, ma unita.

Questi studi hanno risposto pienamente alle mie domande sull’evoluzione delle “piccole comunità” a seguito dell’accrescimento del numero dei cristiani anche perché, come sappiamo, la frammentazione si presta a derive, a difficoltà di controllo e di gestione, quando le persone sono tante.

Credo quindi che la Chiesa abbia avuto l’evoluzione che era nei piani del Signore, sua sponte e non per “colpa” di nessuno: una Chiesa visibile non solo come corpo, ma come corpo unito in un insieme, perché il corpo si vede meglio quando è tutto intero e non amputato in vari pezzi sparsi, o in tanti "corpi sparsi", permettetemi la non tanto etica esemplificazione.

Del resto, anche se fosse stato per “colpa” di Costantino, come sempre viene detto, questa era la volontà di Dio, che passa anche da scelte che a volte non sembrano felici: il Signore ha voluto la sua chiesa gerarchica e non democratica, visibile e non mimetizzata, accresciuta e non sempre “piccola”, permettendo luoghi di culto anche molto grandi, come le basiliche pre e post-costantiniane.

Proviamo a vederla in altro modo, perché non conosciamo i piani del Signore ma conosciamo la storia: e se Costantino, lungi dall’avere “colpe”, fosse stato proprio il mezzo con cui Dio ha scelto di accrescere la sua chiesa?

Chi lo sa…

Fatto sta che non è affatto inconfutabile né certo che abbia arrecato un danno, anche perché nel suo editto concedeva a tutti i cittadini di venerare liberamente le proprie divinità, non solo ai cristiani.

Particolare della porta minore sinistra del Duomo di Milano
raffigurante l'Editto di Costantino del 313 d.C.
sulla libertà religiosa.
Altro fatto è che se i primi cristiani dei primi secoli già sentivano la necessità di costruire basiliche per il culto, la loro evoluzione non fu nel senso di rimanere in “piccole comunità”, scelta evidentemente considerata peggiore dell’aggregarsi ed unirsi in luoghi propri di culto atti a contenere il numero crescente dei convertiti.

Proprio i primi due secoli, quindi, insegnerebbero che per i cristiani era meglio unirsi che dividersi, accorparsi invece che frammentarsi, abbandonando la sempre possibile, ma magari più difficile realtà delle “piccole comunità” dovuta al “piccolo numero” di convertiti.

In questo senso pare sia andata la storia, e se la storia la fa Dio…

Tornare a frammentare e dividere ciò che Dio ha consentito che fosse unito, ispirando i primi cristiani a costruire basiliche e luoghi di culto propri per abbandonare le “piccole comunità”, sembra proprio non una scelta di “bontà superiore”, ma un modo per frammentare e dividere ciò che Dio stesso ha permesso che fosse unito.

Avendo vissuto l’esperienza delle “piccole comunità” post conciliari, avendo visto l’elitarietà e l’esclusività “chiusa” in cui si muovono, nonché l’aspetto gerarchico parallelo a quello della Chiesa, credo che i primi cristiani, con la scelta di unirsi in una Chiesa UNITA, abbiano fatto la scelta migliore.

Riportare ai grandi numeri una modalità che valeva solo per i piccoli numeri, poi abbandonata “per scelta” con l’accrescimento delle conversioni, mi pare anacronistico e involutivo, nonché pericoloso per la Chiesa, impossibilitata a gestire tutte le devianze, tutte le incognite e tutte le prassi nascoste che strisciano all’interno delle “autogestioni” così decantate come “ritorno alle origini”.

Per chi fosse interessato, consiglio la lettura del libro “Archeologia cristiana” di Penelope Filacchione e Caterina Papi, del 2015.
In alternativa, proprio in tema, se ne può leggere un estratto online.