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giovedì 3 febbraio 2011

Giappone: arcivescovo critica il Cammino

Dichiarazione del 2 febbraio 2011 di mons. Pietro Takeo Okada, arcivescovo di Tokyo

Negli ultimi vent'anni la Conferenza Episcopale del Giappone (CBCJ) ha investito grande tempo ed energie per problemi riguardanti il Cammino Neocatecumenale (cui mi riferisco di seguito come "Cammino"). Con nostra estrema delusione, questi sforzi non hanno migliorato la situazione.

Sulla passione e sulle buone intenzioni del popolo del Cammino, non nutro il minimo dubbio. Tuttavia, le attività del Cammino negli ultimi trent'anni non possono in alcun modo essere definite un successo. Il fatto è che il carattere e la condotta del Cammino in Giappone non si sono adattati bene né alla Chiesa né alla società.

Forse è necessario per il Cammino sospendere le sue attività in Giappone per un periodo di meditazione e riflessione che potrebbe spianare la strada per un dialogo con la Chiesa in Giappone.

Non mi risulta che la conferenza episcopale giapponese abbia collettivamente raggiunto una decisione vincolante in tal senso. Piuttosto, a richiesta della Diocesi di Takamatsu, i sedici vescovi diocesani devono individualmente decidere e applicare un adeguato comportamento per le loro diocesi, basato sul proprio giudizio da ordinari locali.

La Chiesa cattolica in Giappone è una piccola minoranza, formata solo dallo 0,3 per cento della popolazione, e sono profondamente addolorato di vedere divisione, conflitto e caos muoversi contro di noi e che sono conseguenza del Cammino.

Per tredici anni, più di 30.000 persone l'anno hanno commesso suicidio in Giappone. Desidero che la gente del Cammino veda questa realtà. Chiedo anzitutto che si interroghino sulla questione e su cosa possono fare per queste persone. Se si comportano in modo che i membri della società giapponese possono capire e apprezzare, sicuramente ne guadagneranno la fiducia. Prego e mi auguro che essi si uniranno a noi nell'impegno di evangelizzazione su misura delle esigenze della gente del Giappone.

Le direttive provenienti dai quartier generali del Cammino a Roma hanno ricevuto la precedenza rispetto alla leadership dei vescovi, e così siamo continuamente confrontati con dilemmi, con gli animi tormentati e in afflizione. Si suppone che la missione della Chiesa in Giappone sia stata affidata ai suoi vescovi sul luogo. Accettiamo questo straordinario giogo sul nostro collo e dedichiamo i nostri sforzi più strenui alla missione e alla cura pastorale.

Parlando esclusivamente dell'Arcidiocesi di Tokyo, non credo che il Cammino finora abbia causato problemi particolarmente gravi, anche se mi vengono in mente la raccolta di fondi condotta senza il consenso del vescovo, ad esempio, e qualche confusione in specifiche parrocchie.

Tuttavia, la situazione è diversa per la provincia ecclesiastica di Osaka e soprattutto nella Diocesi di Takamatsu il problema è grave.

La Chiesa in Giappone iniziò nel 1549, con l'attività missionaria di san Francesco Saverio. È una Chiesa costruita da una moltitudine di missionari santi ed eccellenti ed è diventata madre di una moltitudine di martiri. Nonostante la persecuzione religiosa è sopravvissuta; sono passati centoquarant'anni da quando si è potuto apertamente ricominciare a promuovere la fede. Tra i grandi missionari che hanno lavorato in Giappone ci sono l’attuale preposito generale della Compagnia di Gesù, padre Adolfo Nicolás e padre Josep M. Abella, superiore generale dei Missionari Claretiani.

Nonostante tutto questo, resta ancora grande la strada da percorrere verso l'evangelizzazione del Giappone. Imploro Kiko e tutti i membri del Cammino di tenere a cuore questo fatto.

Capisco il motivo per cui il Cammino è stato costituito. Credo davvero che abbiano avuto un grande successo nella formazione di fede di coloro che erano stati battezzati ma avevano abbandonato la loro fede. Tuttavia, devo sottolineare che la situazione in un territorio di missione è diversa.

Sento dire che il popolo del Cammino è protettore di malati e disabili. Voglio che i neocatecumenali assumano questo ruolo in Giappone. Mi aspetto anche buoni risultati dal loro lavoro pastorale per i residenti stranieri. Ma vi chiedo di riflettere e pregare con noi per discernere ciò che è necessario per l'evangelizzazione del Giappone come veramente è oggi.

Fonte: UCAnews 2/2/2011, traduzione ed evidenziazioni nostre.

Note:
Il titolo "arcivescovo critica" è dovuto alle parole di mons. Okada, per esempio:
- "estrema delusione"
- "divisione, conflitto e caos"
- "senza il consenso del vescovo"
Inoltre, i provvedimenti indicati da mons. Okada sono quantomeno indicativi di due fatti:
  1. i neocatecumenali in Giappone se ne sono sempre infischiati della società giapponese e dei suoi drammi (a cominciare dal triste fenomeno dei suicidi)
  2. i neocatecumenali in Giappone dovranno darsi da fare per malati e disabili (attività che non fa certo guadagnare milioni e che richiede grande pazienza e rispetto per le persone).

sabato 4 dicembre 2010

Dal documento originale: la mistificazione neocatecumenale sul Giappone

Questo è l'annuncio fatto in una parrocchia romana il 23 novembre scorso: la loro verità sul Giappone... Pubblico senza commenti: ma non posso non inserire il link ai nostri precedenti basati sulle comunicazioni ufficiali della Conferenza Episcopale Giapponese. [vedi anche]
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"Il Cammino, come sapete, è particolarmente per i lontani, e la prova è che nel Cammino, in Giappone, ci sono più di 200 fratelli giapponesi che sono stati battezzati lungo il Cammino. Ed attualmente ci sono nel Cammino 21 giapponesi che si stanno preparando per ricevere il battesimo. Abbiamo consultato i fratelli del Giappone per sapere quanti erano lontani dalla Chiesa e sono circa 300 fratelli.

Il problema è che i Vescovi che hanno accolto il Cammino, che ci volevano tanto bene, sono morti o emeriti, e i Vescovi che sono subentrati sono arrivati con dei pregiudizi, ed è stato quasi impossibile spiegare loro il Cammino. Non lo conoscono e non accolgono i catechisti che gli potrebbero spiegare cosa è.

Dopo di ricevere questa lettera della Conferenza Episcopale del Giappone, nel mese di giugno scorso, firmata da tutti i vescovi del Giappone, in cui ci chiedono di chiudere il Cammino Neocatecumenale in tutte le parrocchie del Giappone per 5 anni, abbiamo consultato la Santa Sede, che ci ha detto di non prendere in considerazione la lettera, perché riguardo ad una realtà approvata dalla Santa Sede, di diritto pontificio, come è il Cammino Neocatecumenale, una Conferenza Episcopale non può prendere una posizione del genere senza il consenso della Santa Sede.

Come sapete, infatti, il Cammino Neocatecumenale è stato istituito dalla Santa Sede come una “fondazione di beni spirituali con personalità giuridica pubblica”. Uno di questi beni è il Neocatecumenato, con le sue tappe – fase kerigmatica, primo scrutinio, 2 scrutinio, ecc. tutto il percorso neocatecumenale –. Se un Vescovo o una conferenza episcopale ha qualche problema con questo “bene” deve dialogare con noi, responsabili del Cammino a livello mondiale, perché il Papa ci ha fatto garanti dell’autenticità dell’attuazione del Cammino nelle diocesi. La Chiesa riconosce che il Neocatecumenato è un bene spirituale enorme per tutta la Chiesa. E’ la prima volta nella Chiesa che si istituisce una fondazione di beni spirituali: siamo i primi. Tutte le altre fondazioni sono insiemi di beni materiali.

Nello statuto del Cammino si dice che esso è costituito da 4 beni spirituali:
1. il neocatecumenato;
2. l’educazione permanente nella fede;
3. il catecumenato per i pagani; cioè possiamo applicare l’Ordo initiationis christianae adultorum, OICA, all’interno del cammino; [ma lo fanno a modo loro] - [vedi anche] - [vedi anche]
4. la organizzazione a livello mondiale della catechesi: quello che facciamo quando raduniamo tutti i catechisti a Porto S. Giorgio e vi chiediamo come va l’evangelizzazione e poi vi rinviamo in un movimento di sistole e diastole, come un cuore.

La Santa Sede ci disse che invierebbe una nota al Nunzio del Giappone con delle indicazioni precise.

Noi abbiamo inviato una brevissima lettera di risposta alla Conferenza Episcopale, come ci ha detto la Santa Sede. Diciamo che, dato che il Cammino è stato istituito ed approvato dalla Santa Sede, abbiamo sentito il dovere di consultare istanze superiori. E che speriamo che, prima di arrivare ad una censura così forte di chiudere il Cammino in tutte le parrocchie, sarebbe importante poter dialogare, potersi riconciliare, vedere in che cosa abbiamo sbagliato, cercare di chiarire le cose, dato che pensiamo che le loro accuse non corrispondono a verità.

I Vescovi del Giappone ci hanno scritto di nuovo il mese scorso, ribadendo la loro decisione di chiudere il Cammino per 5 anni, e mettendo una data che è domenica prossima. Prima del 28 novembre, prima domenica di Avvento, ogni Vescovo deve aver fatto un documento di proibizione del cammino, in ogni diocesi e letto a tutti i preti. E i Vescovi hanno cominciato a fare questi documenti: i vescovi di Tokio, Niigata, Kyoto, ecc.

Il Papa, come vi dicevo prima, ci ha ricevuto in udienza privata a Carmen, P. Mario e me il giorno 13 scorso. È stata un’udienza fantastica. Abbiamo parlato su 4 punti.

Il secondo punto: chiediamo che sia fatta pubblica l’approvazione che, dopo accurato esame teologico, ha fatto la Dottrina della Fede su tutti i “mamotreti”, e anche l’approvazione della liturgia del Cammino.

Terzo punto: “Parliamo anche del Giappone”, dice il Papa. “Abbiamo pensato incontrare qui, alla Santa Sede, alcuni Vescovi del Giappone, per parlare sul Cammino Neocatecumenale”. Cioè, il Papa in persona scende in campo con noi! (applauso)

Il 12 dicembre, domenica, è Nostra Signora di Guadalupe. Il 13 dicembre, lunedì, giorno di Santa Lucia, ci sarà questo incontro di alcuni Vescovi del Giappone con il Papa, ecc. Perciò vorremmo che ci aiutaste pregando il rosario. Facendo un rosario al giorno e leggendo questa preghiera che vi darò ad ognuno di voi."
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Non ho parole per commentare questa evidente distorsione della realtà e il silenzio della Curia, che permette che circolino solo le loro versioni dei fatti e non interviene o sembra intervenire solo per 'approvarli'...

giovedì 4 luglio 2024

Come ve la raccontano sul soppresso seminario neocatecumenale di Takamatsu

Dal blog dell'anziano presbikiko Taniguchi traiamo altre notizie che conviene spiegare e commentare ai nostri lettori prima che qualcuno sia tentato di credere a tutto ciò che lui logorroicamente dice. Infatti, insieme a ricordi personali e a menzioni di fatti, aggiunge anche una poderosa dose di favolette neocatecumenali, non sappiamo in che misura dovute alla propaganda kikiana e in che misura dovute a reinterpretazioni di comodo dovute alla "distorsione cognitiva" tipica degli appartenenti al Cammino, ma comunque favolette che da fonti e testimonianze sappiamo con certezza essere basate su cattive interpretazioni e vere e proprie fandonie, soprattutto quando attribuisce a Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco, quella che invece era la volontà di Kiko e Carmen.


Sarà lunga ma sono argomenti noti a chi ha letto nel corso di tanti anni le pagine che abbiamo dedicato al Giappone. Il seminario neocatecumenale aperto furbescamente a Takamatsu (Giappone) nel 1990, che già nei suoi primissimi anni di vita creò problemi alla Chiesa in Giappone, fu felicemente soppresso nel 2008 (ma ci saranno altri due o tre anni di strascichi), rovinando la "festa" dell'autoapprovazione dello Statuto neocatecumenale.

Kikolatria in Giappone:
striscione col volto di Kiko
anche se menziona "Gesù"
Anzitutto non fatevi distrarre da elementi autobiografici del suddetto soggetto (pressoché coetaneo di Kiko, ha abbondantemente passato gli 80 anni), che non contribuiscono in maniera sostanziale a quanto esposto qui. In sintesi, da giovane, in seguito a ciò che oggi chiameremmo "ritiro vocazionale" organizzato dai gesuiti, stava per entrare nei gesuiti ma non vi fu accettato (e fu una doppia delusione per suo padre che intendeva mandarlo all'università, salvo poi vederlo fallire anche in termini vocazionali). Ha poi lavorato per istituti bancari all'estero (inclusi USA e UK) e ottenuto altri rifiuti quando ha tentato di entrare in altre comunità religiose cattoliche. Infine, tornato in Giappone, dopo un non meglio chiarito periodo di "purificazione" e l'ennesimo tentativo fallito di entrare nel seminario diocesano a Tokyo, a metà degli anni ottanta, ormai quarantacinquenne contatta direttamente il vescovo Fukahori (1924-2009) e incredibilmente viene accolto a braccia aperte. E verrà spedito a Roma per la formazione teologica e per il seminario neocatecumenale Redemkikos Mater di Roma (che venne attivato nel 1988 e approvato dal cardinal massone Poletti in fretta e furia a fine 1990, mentre in pompa magna Kiko e Carmen vi facevano entrare prima i "12" e poi i "72" seminaristi kikolatri).

Ora, non ci sembra inusuale che un soggetto adulto venga rifiutato da numerosi seminari e comunità religiose: basta per esempio essere fedeli alla Messa tridentina. Oppure, dall'altro versante, basta aver problemi psicologici piuttosto facili da notare (anche solo piccole ma significative disubbidienze del tipo "sono adulto, non potete mica mettermi nei turni dei lavapiatti"). È anche possibile che gli ultimi rifiuti siano stati motivati dalla ferrea ubbidienza a Kiko ("non potete impedirmi di andare alla liturgia della comunità neocatecumenale il sabato sera! siamo approvati! abbiamo lo Statuto!"), possiamo solo fare ipotesi. Certo è che se dopo una vita di rifiuti uno viene accettato solo da un seminario neocatecumenale... vuol dire che non solo è un comprovato fedelissimo di Kiko, ma che anche i propri cosiddetti "catechisti" del Cammino glielo hanno "consigliato", cioè imposto. E magari vuol dire anche che sussistevano ancora quegli imprecisati importanti motivi per cui non fosse piazzabile in un normale seminario diocesano o religioso.

Dunque si deve dedurre che c'è stata un'ampia parentesi di cui Taniguchi nel blog non parla, durante la quale ha aderito al Cammino, che lo ha indirizzato all'unico vescovo filoneocatecumenale del suo paese d'origine, il quale lo ha poi spedito a Roma. Nel giro di circa 9 anni, ormai 54-55enne, viene ordinato prete a Takamatsu proprio dal Fukahori. Tornerà subito dopo a Roma per ulteriori studi teologici (presumibilmente per la "licenza", cioè il biennio supplementare di teologia necessario ad avere il requisito minimo per insegnare in facoltà teologiche). Racconta un episodio molto significativo, databile quasi certamente alla fine degli anni '80: a Roma vi erano presenti i vescovi giapponesi per la visita ad limina a Giovanni Paolo II (ogni 5 anni la conferenza episcopale fa una visita al Papa a Roma; la più recente è stata tre mesi fa, ad aprile 2024), e che un imprecisato "membro della Comunità Neocatecumenale" «raccomandò a mons. Fukahori» di istituire un seminario neocatecumenale a Takamatsu.

Il Cammino Neocatecumenale in Giappone:
chitarrelle kikiane, tamburo bongo kikiano,
drappo kikiano con l'autoritratto di Kiko,
facce occidentali che cantano in itagnolo...
Questo "raccomandare" è evidentemente un comandare e il "membro" è di sicuro qualche grosso super-catechista del "cerchio magico" di Kiko, un pezzo grosso a cui non si poteva assolutamente dir di no. Tant'è che nel colloquio personale con Giovanni Paolo II Fukahori parla già al Papa di quel progetto (ma guarda tu, un imprecisato "membro" gli butta lì un'idea e subito lui, che è in visita ad limina, ne parla in privato col Papa anziché parlargli del gregge di Takamatsu: le priorità neocatecumenali sono sempre più urgenti di tutto, anche del proprio dovere di vescovo e pastore di anime). Giovanni Paolo II avrebbe "incoraggiato", detto che è una "buona idea", addirittura chiesto "per favore vai avanti". Si tratta chiaramente di favolette neocatecumenali, e che per quanto favorevole ai movimenti e al Cammino possa essere stato Giovanni Paolo II, è improbabile che il Papa abbia risposto con tanto entusiasmo a quello che evidentemente era solo il comando del grosso super-catechista - tanto più riguardo una povera diocesi di 5000 anime sita in un paese che non gode di alcun "otto per mille".

Gli altri vescovi giapponesi si sentirono (giustamente!) turlupinati (in quanto disponevano già di diversi seminari attivi a Tokyo e altrove). Fukahori a loro insaputa ha preso ordini da un "membro del Cammino" proprio durante la visita ad limina ed ha approfittato per fabbricarsi subito l'alibi del "il Papa mi ha incoraggiato e detto di andare avanti" (ecco perché il "membro" ha scelto quel momento per comandarlo: durante la visita ad limina, era pianificatissimo costruire l'alibi senza destare subito sospetti, in modo da mettere i vescovi giapponesi di fronte al "fatto compiuto"). Tale seminario fu aperto ufficialmente a febbraio 1990 e già a febbraio 1992 i vescovi giapponesi avevano convocato una riunione straordinaria della conferenza episcopale lamentandone l'apertura e la sua esclusiva finalità di «formare nuovi sacerdoti per le comunità neocatecumenali» (cioè di assolutamente zero beneficio per la diocesi, nonostante i seminari Redemkikos Mater vengano vantati per "diocesani missionari"). Naturalmente Fukahori continuò ad ubbidire al Cammino anziché alla Chiesa.

A metà degli anni '90, tornato a Takamatsu con in tasca la "licenza in teologia", Taniguchi può diventare non solo il responsabile di tale seminario ma anche docente. All'epoca era un edificio in affitto "con un notevole deficit, e i conti della diocesi sono in rosso". Il neocatecumenalismo ladrone ruba sempre i soldi dei cattolici (oltre che quelli dei fratelli delle comunità neocatecumenali), pur di installare un "avamposto" kikolatrico in ogni paese (i seminari kikiani, infatti, fungono anche da strutture ricettive per i catechistoni neocat "itineranti", come rifugio per i kikolatri VIP che hanno compiuto cose gravi altrove, e come casa-vacanze per i VIP neocatekiki in transito).

Insomma, i vescovi giapponesi avevano molti motivi per chiudere il seminario neocatecumenale di Takamatsu:

  1. è al servizio esclusivo del Cammino e delle magagne neocat
  2. è a spese di tutti i cattolici (e spese piuttosto importanti)
  3. è stato istituito in modo furbetto, mettendo i vescovi giapponesi di fronte al fatto compiuto
  4. non dà alcuna utilità né beneficio ai cattolici giapponesi.
Imbarazzantissima (specie per i giapponesi)
"liturgia" neocatecumenale con girotondino
attorno al tavolinetto smontabile kikolatrico
Taniguchi spiega di aver progettato di costruire un nuovo edificio per alloggiarvi il seminario, in modo da non pagare più l'affitto. Anche se basato su elementi prefabbricati, sarebbe stata una spesa folle. Folle ma non del tutto ingiustificabile: nella sua mentalità da "ex bancario", l'iscrivere al patrimonio diocesano un edificio (seppur gravato di debiti) rappresenterà un asset, non una spesa. Naturalmente i capicosca neocatecumenali furono subito d'accordo, come se fossero stati loro ad escogitare il trucco, e magari già si leccavano i baffi pensando a come operare la stessa truffa che verrà tentata a Guam: una "restrizione di utilizzo" dell'immobile, tale da assegnare diritto di veto a qualche grosso super-catechista neocatecumenale. Cioè la diocesi costruisce a proprie spese un edificio di cui quatti quatti se ne impossessano i neocatecumenali con trucchetti furbetti molto complessi da stanare. Poco importa che promettano di raccogliere fondi (dalla promessa al bonifico ne passa tanta di acqua sotto i ponti!), poco importa che farciscano i discorsetti autocelebrativi di "Dio vuole, volontà di Dio, Dio provvede", poco importa che nel transito del fiume di soldi neocatecumenali molti soldi restino misteriosamente attaccati alle mani dei soliti capicosca e intrallazzieri.

(C'è da notare che in Giappone le leggi sull'edilizia sono molto meno restrittive dei severi piani regolatori italiani, e ottenere permessi di costruzione e pagare le relative tasse prima di iniziare, è molto più semplice che qui in Italia

Taniguchi afferma di aver ordinato i materiali per la costruzione quando ancora non aveva i soldi e l'appaltatore avrebbe accettato "perché sono cattolici" e non azzarderebbero truffe. Un anno dopo, alla scadenza per il pagamento, afferma che sarebbe arrivata all'improvviso una donazione di 100 milioni di yen (all'epoca corrispondenti a circa un miliardo di lire, cioè un potere d'acquisto di oltre 1,05 milioni di euro di oggi). Si deve dedurre che l'appaltatore era non solo neocatecumenale ma anche ubbidientissimo al proprio cosiddetto "catechista", perché il "sono cattolici" può andar bene quando rischi poca roba, non quando devi anticipare una milionata di euro. (A parte il fatto che una donazione così consistente farebbe scattare una tempesta di controlli fiscali per controllare la legittimità, a cominciare dalla stranezza dell'assenza -o presenza nascosta o minimale?- di acconti e anticipi; insomma, anziché credere alla favoletta neocat del "DioProvvede", si direbbe che i kikos abbiano finto di credere alla "donazione" per meglio nascondere i debiti, i movimenti e le provenienze - specie diocesane -, un po' come avverrà nel caso del Monte degli Ulivi e di un anonimo "donatore" comparso improvvisamente al momento giusto...).

Al termine della costruzione i vescovi giapponesi si ritrovano di nuovo di fronte al "fatto compiuto" neocatecumenale. Si aspettavano la chiusura della vecchia sede in affitto (costoso affitto), scoprono che il neocatecumenalismo ha costruito una nuova sede a loro insaputa. Scoprono che Fukahori era venuto meno alla parola data (inventandosi un alibi a posteriori sulla "libertà dei singoli vescovi" e sulla presunta "volontà del Papa" fabbricata nella visita ad limina, alibi evidentemente suggeritigli dal solito grosso super-catechista: i kikolatri sono talmente avvezzi alla menzogna e all'inganno, che chiedono ai vescovi di mentire e ingannare per difendere gli interessi della setta). Ma la notizia trapela e la sporca faccenda del seminario neocatecumenale diventa di pubblico dominio fra i cattolici giapponesi. (Taniguchi afferma pure che "almeno 4 o 5 vescovi" non erano ostili, il che ci fa pensare che sia ben possibile che siano stati oliati e rabboniti dai kikolatri, per creare divisione fra i vescovi giapponesi, quanta ne basterebbe per derubricare la discussione a una questione di opinioni; in questo dobbiamo riconoscere che i kikolatri sono eccellenti nella pianificazione dei dettagli, sanno già che le loro furbate e le loro perfidie verranno riconosciute come tali, e quindi si premuniscono corrompendo e "oliando" per difenderle).

Il presbikiko giapponese non può non menzionare il fatto che due laici della diocesi querelarono il vescovo Fukahori ma si guarda bene dal chiarire il vero motivo. Il motivo, di cui parlammo sul nostro blog già molti anni fa è che Fukahori nelle sue lettere pastorali del 2000-2001 li aveva pubblicamente diffamati (nel Cammino funziona sempre così, ti fanno l'omelia "contro", ti fanno la lettera pastorale "contro", facendo pure nomi e cognomi), per cui lo avevano denunciato anche in sede civile.

Riguardo all'evoluzione della denuncia, Taniguchi ricama molto sulle già poco credibili favolette insinuando che i due querelanti fossero "molto litigiosi" e che in passato avessero portato avanti altre querele (nel Cammino infatti si sconsiglia fortemente di querelare per difendersi, "Non Resistete Al Male"...). Ma l'argomento "molte querele", anche se fosse vero, non implicherebbe automaticamente che sei "litigioso": potresti benissimo aver avuto validi motivi ogni volta. Specialmente nella querela più recente. Taniguchi menziona poi il rischio che il caso venisse portato avanti fino all'equivalente giapponese della Cassazione, con un'escalation legale che la conferenza episcopale giapponese certamente non avrebbe gradito: dobbiamo dedurre che la vera paura di Taniguchi e dei neocatecumenali fosse invece veder attivarsi un pubblico dibattito sulle porcate neocatecumenalizie (immaginate che spasso se un telegiornale menziona l'obbligatorietà della "decima" o le confessioni pubbliche), o che ci fossero altri sconcertanti segretucci da mantenere (l'edificio non era del tutto a norma? il giro di soldi non era del tutto limpido? i debiti inflitti alla diocesi non erano del tutto giustificati? e le comunità neocatecumenali non avevano esattamente rendicontato le "decime" e raccolte fondi?...).

E quindi Fukahori accettò il verdetto e pagò il risarcimento, grosso modo equivalente a parecchie migliaia di euro. Taniguchi ce lo indica come accordo extragiudiziale suggerito dallo stesso giudice che si sarebbe rifiutato di intervenire in una questione interna ad una comunità religiosa ma è lo stesso Taniguchi che ha paura dell'escalation, è come se volesse nascondere che la proposta di risarcimento (letteralmente usare soldi per mettere tutto a tacere) sia partita invece dal Fukahori e dai neocatecumenali, quasi a dire "mi basta che ritiriate la querela (altrimenti i grossi super-catechisti me la faranno pagare cara)".

Da buon neocatekiko, Taniguchi ha l'istinto pavloviano di blaterare di Gesù davanti a Pilato, tipica foglia di fico dei cosiddetti "catechisti" quelle rare volte che son costretti a pagare per qualche loro porcata - e addirittura di parlare di sconfitta dei querelanti perché presuntamente costretti a pagare il 90% delle spese processuali... come se avessero accettato l'accordo e intascato il risarcimento e ritirato la querela).

A suo tempo avevamo già ricordato di come fu Fukahori a perdere e pagare (chissà in che percentuale di soldi neocatekiki e della diocesi), e che i due fedeli si definirono non contenti del risultato perché non desideravano i soldi ma di gettar luce sulle porcate neocatecumenali e del seminario. (Taniguchi insiste a dire che i due avrebbero cantato vittoria su un giornale cattolico minuscolo, come se la verità fosse talmente insopportabile per il Cammino da aver ancor oggi urgenza di infangare quei due fedeli, come se quei due avessero contribuito seriamente a rovinare i piani kikiani a Takamatsu).

Quando la panzana kikolatrica
è così urgentemente ufficiale
da diventare... cartellonistica
Taniguchi involontariamente ci rivela che alla conferenza episcopale giapponese non presero molto bene la figuraccia di Fukahori (l'avrebbero forse presa un po' meglio se fosse uscito totalmente innocente). A maggio 2004, ormai alle soglie degli 80 anni, diede le dimissioni da vescovo di Takamatsu, ritirandosi a vita privata e, stando a notizie che abbiamo ottenuto altrove, venendo ospitato a Roma nel seminario neocatecumenale a spendervi i suoi ultimi giorni. (Taniguchi dice che è sepolto in Giappone)

Alla guida della diocesi di Takamatsu, a maggio 2004 Fukahori fu succeduto dal vescovo salesiano mons. Mizobe (1935-2016), che conosceva le porcherie del Cammino e la sporca faccendaccia del seminario neocatecumenale e si diede subito da fare per chiuderlo. Mizobe agiva ovviamente concorde con la Conferenza Episcopale Giapponese e non è irrealistico pensare che sia stato scelto proprio per questo. Quel che Mizobe non si aspettava, è che i dicasteri romani pullulassero di amiconi del Cammino, specialmente il neocatecumenalissimo Filoni alla guida di Propaganda Fide. Taniguchi racconta la favoletta secondo cui Benedetto XVI avrebbe addirittura difeso il seminario di Takamatsu, quando in realtà sappiamo che Benedetto XVI non voleva nemmeno riconoscere uno Statuto al Cammino e che pur conservando un atteggiamento di paterna benevolenza, dopo la prima volta che era stato fregato (quando lo invitarono a celebrare al Redemkikos Mater di Roma e gli fecero trovare i copponi e le pagnottone) si era sempre rifiutato di visitare qualsiasi struttura neocatecumenalizia o di celebrare coi neocatecumenali (neanche un anno dopo faceva infatti inviare la lettera contro la liturkikia, il 1° dicembre 2005). Taniguchi ha un bel daffare a riscrivere la storia in versione neocatecumenalizzata, con la tipica faccia di bronzo del kikolatra in full damage control.

Quando il seminario di Takamatsu fu finalmente soppresso (la sede verrà poi assegnata ad una comunità di recupero tossicodipendenti), i neocat inventarono la favoletta del "è stato solo trasferito a Roma", perché l'idolo Kiko non tollera sconfitte. Nella nuova struttura di Roma (chi la paga?) sfruttarono come rettore l'ex vescovo della diocesi giapponese di Oita (evidentemente Fukahori non era l'unico che i kikolatri avevano soggiogato in Giappone). Nel periodo di maggior espansione, il seminario di Takamatsu aveva contato una ventina di seminaristi di cui solo due giapponesi.

A Takamatsu il vescovo Mizobe fu succeduto nel 2011 dal vescovo Suwa, che pure conosceva bene le porcate del Cammino e pure dovette soffrire molto a causa delle divisioni create dalla setta eretica di Kiko e Carmen. Mons. Suwa ha retto la diocesi fino al suo ritiro per limiti di età nel 2022, dopodiché il Vaticano ha stabilito che la diocesi di Takamatsu, istituita nel 1963 (prima, fin dal 1904, era solo "prefettura apostolica"), venisse unita alla diocesi di Osaka. Unione che certamente non ha rallegrato i neocatecumenali, bramosi di reinsediarsi in Giappone (tra cui per esempio il Pbrò italiano kikolatra che ancora vive a Takamatsu: evidentemente l'ordine di scuderia neocatecumenale è di mantenere un avamposto anche minimo, visto che il vescovo di Osaka non dà neppure uno yen per pagare affitti e spese dei kikolatri).

La favoletta inventata da Taniguchi (o dai suoi cosiddetti "catechisti") prosegue affermando che "il Vaticano" (in realtà qualche grosso super-catechista del Cammino) attorno al 2018 aveva stabilito di insediare un seminario neocatecumenale a Tokyo (giacché l'idolo Kiko non può accettare sconfitte, nemmeno parziali). Pressato e intimorito dall'idolo Kiko, e dopo chissà quante faticose preparazioni e furbate sottobanco, l'ineffabile Filoni fa inviare ai vescovi giapponesi una "lettera del Papa" (firmata dal Papa ma scritta in gergo neocatecumenalizio) e i vescovi giapponesi vennero messi di nuovo "davanti al fatto compiuto" neocatecumenale. Con severa eleganza il vescovo di Tokyo annuncia il contenuto di quella lettera definendosi eufemisticamente "sorpreso" che di tale strombazzato nuovo seminario non ne sapessero niente né lui, né il suo predecessore, né i vescovi giapponesi, né il clero diocesano di Tokyo. E per farsi meglio capire, soggiunge: «È difficile per me capire perché si vada ricreando un seminario in Giappone esclusivamente per il Cammino Neocatecumenale senza aver studiato e riflettuto sulla sua storia». Una storia di laceranti divisioni, disubbidienze, liturgie "caserecce", di inganni, addirittura nel 2008 i pretonzoli kikolatri stanziati in Giappone pretesero e ottennero la nomina di un intermediario neocatecumenale (un "vicario" che contrattasse presenza, ministero e servizio dei presbikikos) perché completamente incapaci di ubbidire ai vescovi giapponesi... "Abbiamo lo Statuto!", cioè i kikos si sono dati da soli l'autorizzazione a disubbidire alla gerarchia ecclesiale.

Anni fa, per spiegare come nacque quella lettera-furbata, spiegavamo senza troppa ironia:

"immaginate la seguente scenetta: mentre il Papa sta uscendo indaffaratissimo, oppure è in ascensore e si stanno chiudendo le porte, un kikos gli dice a mezza voce (senza neppure essere sicuro di farsi sentire): «beh, poi magari potremmo presentarle l'idea di un nuovo seminario missionario, magari per l'Asia...» Il Papa non risponde neppure (può darsi che nemmeno ci abbia fatto caso), il giorno dopo Filoni invia la roboante lettera al vescovo di Tokyo dicendo: «in accordo col Santo Padre abbiamo deciso di aprire un seminario R.M. per evangelizzare l'Asia, e abbiamo già parlato con vescovi e preti coinvolti...» Mettere il Papa e i vescovi davanti al fatto compiuto: tipica strategia neocatecumenale..."

"Prima comunione" neocatecumenale,
ovviamente "sulle mani" e comprensiva
di "alzatina ipocrita" dalla seggiola pieghevole:
la liturkikia-horror alla conquista del Giappone

Taniguchi rosica parecchio sia lamentando che il Giappone è uno dei "pochi paesi" che non ha un seminario kikolatrico (il mappamondo di Kiko contiene un vistoso buco sul Giappone! povero Taniguchi, che sufrimiento!), sia ricordando che l'opposizione unanime dei vescovi giapponesi a farsi incistare un seminario kikolatrico dalla filoniana Propaganda Fide in Kiko sarebbe avvenuta "all'ultimo momento" quando già stavano identificando un immobile dove erigerlo e la visita di Bergoglio era già stata decisa. Taniguchi sul suo blog si concede un momento di involontario humour surreale raccontando che l'immaginario aereo del Papa (che simboleggia i progetti della cricca del Cammino), appena sfiorata la pista dell'aeroporto di Tokyo-Haneda, riparte immediatamente in un touch-and-go (cioè non prosegue l'atterraggio ma riprende il volo) verso Macao (l'idolo Kiko non tollera sconfitte e nemmeno pareggi: fallito il tentativo per Tokyo, immediatamente applicarono il piano B per Macao). In realtà Bergoglio visiterà il Giappone (Nagasaki, Hiroshima e Tokyo) poco più di un anno dopo, a novembre 2019... senza che il Cammino potesse sfruttare la visita come "timbro di approvazione pontificia" per il progettato seminario-avamposto kikolatrico. (Il seminario kikiano di Macao ha comunque avuto una storia piuttosto sgangherata, almeno quanto la sede - spostata temporaneamente a Taiwan durante la pandemia -, a cominciare dal non potersi fregiare dell'aggettivo "pontificio").

La significativa rosicata finale di Taniguchi è che il Giappone non sarebbe stato ancora raggiunto dal "Concilio Vaticano II".

Sipario.

venerdì 21 gennaio 2011

Giappone: vescovo sospende il Cammino

mons. Osamu Mizobe
Il vescovo parla dei Neo-cat

Il vescovo di Takamatsu, mons. Osamu Mizobe, ha pubblicato oggi la lettera pastorale per il Nuovo Anno intitolata "Il Cammino Neocatecumenale" nella quale descrive la visita dei vescovi giapponesi a Roma per discutere i problemi che sono sorti con quel movimento in Giappone.

Il vescovo ha annunciato che «finché non avremo ricevuto la visita dell'inviato del Santo Padre, tutte le attività del Cammino Neocatecumenale in questa diocesi sono sospese».

Il vescovo Mizobe ha detto che finora ha tentato di trattare i problemi del Cammino Neocatecumenale nella Chiesa in Giappone "nel modo più discreto possibile", sperando nella "autodisciplina".

Il 13 dicembre il vescovo Mizobe era tra i quattro vescovi giapponesi che hanno discusso con papa Benedetto XVI in Vaticano le loro preoccupazioni sul Cammino Neocatecumenale. Nel suo messaggio il vescovo dice che, contrariamente a quanto si aspettavano, i vescovi giapponesi hanno scoperto che al tavolo col Papa si erano aggiunti il Segretario di Stato card. Tarcisio Bertone, cinque altri cardinali, ed un arcivescovo.

La diocesi di Takamatsu è stata al centro dei problemi col Cammino Neocatecumenale dei vescovi giapponesi per decenni, specialmente da quando fu aperto nel 1990 un seminario diocesano Redemptoris Mater, affiliato col Cammino.

Il salesiano vescovo Mizobe (in precedenza vescovo di Sendai) è vescovo di Takamatsu dal luglio 2004.

La diocesi di Takamatsu conta circa 5000 cattolici.

Qui sotto il testo della lettera pastorale del vescovo Mizobe.

Lettera pastorale per il nuovo anno, dal vescovo Osamu Mizobe
Al clero, ai religiosi e ai fedeli della diocesi di Takamatsu

All'inizio di questo nuovo anno vi porgo i miei saluti, pregando che quest'anno camminiate insieme a me, vostro Vescovo, per portare "Rinascita e Unità" nella nostra diocesi.

L'anno scorso, il 13 dicembre 2010, dopo aver ricevuto un messaggio dalla Segreteria di Stato Vaticana in cui si chiedeva una discussione sul Cammino Neocatecumenale, mi sono recato a Roma con altri tre vescovi giapponesi. Ci aspettavamo di avere un incontro col Santo Padre, col Segretario di Stato card. Bertone, e col Prefetto della Congregazione per l'evangelizzazione dei Popoli, card. Dias.

Invece, quando siamo arrivati al nostro alloggio, siamo stati avvisati che l'incontro si sarebbe tenuto in un diverso orario e un diverso posto e che eravamo attesi dal Santo Padre, da cinque cardinali e da un Arcivescovo (sottosegretario della Segreteria di Stato). Siamo stati sorpresi di vedere all'incontro anche il vescovo Hirayama, che è stato di aiuto per la traduzione simultanea. Non scenderò nei dettagli di ciò di cui si è parlato durante l'incontro.

Nelle edizioni del 2 e del 16 gennaio 2011 del Settimanale Cattolico giapponese c'è un articolo riguardante quell'incontro con informazioni concrete sulle fonti cattoliche nell'internet da cui si può sapere del contenuto di quell'incontro.

Alla fine dell'anno scorso e all'inizio di quello corrente molti sacerdoti e laici della diocesi hanno chiesto un resoconto dell'incontro a Roma. Mi è stato chiesto quale sarebbe stata la posizione della diocesi di Takamatsu a proposito del Cammino Neocatecumenale.

Mi è anche dispiaciuto l'aver ricevuto un appunto sul fatto che sarebbe stato inammissibile sostenere la posizione del "non sapere, non essere informato". Nell'internet, sia in Giappone che in altri paesi, è stata ampiamente diffusa la notizia che i vescovi giapponesi erano stati convocati a Roma. Nell'internet si può leggere di come la diocesi inglese di Clifton vietò tutte le attività del "Cammino", e della conferenza dei vescovi della Palestina che ha pubblicato un documento chiedendo al Cammino Neocatecumenale di autodisciplinarsi nella propria attività.

Recentemente l'arcivescovo di Lingayen-Dagupan nelle Filippine ha annunciato che sarebbe stata condotta un'inchiesta sul Cammino Neocatecumenale nella sua arcidiocesi. Nell'internet si trovano ovunque articoli sul "Cammino", in italiano, spagnolo e inglese. Ciò che tali articoli ci fanno capire chiaramente è che i problemi col Cammino Neocatecumenale non sono esclusivi della diocesi di Takamatsu e della Chiesa in Giappone. Il mondo intero attende con attenzione notizie dalla Chiesa in Giappone. Data la serietà di questa questione, ho deciso di dare un chiaro resoconto di ciò che sta avvenendo e di spiegarvi la posizione della nostra diocesi.

Dopo essere rientrati da Roma, il Nunzio Apostolico ha chiesto di avere un incontro con noi il 23 dicembre. A tale incontro hanno presenziato l'arcivescovo di Tokyo, mons. Okada, e tre vescovi. Ci è stato riferito che c'era una forte possibilità che sarebbe venuto in Giappone un inviato speciale del Santo Padre. Fino a quel momento, tuttavia, in relazione alle attività del "Cammino", si decise che ogni vescovo sarebbe stato libero di procedere liberamente per la sua diocesi.

All'incontro a Roma i quattro vescovi giapponesi fecero presente che la questione riguarda le leggi disciplinari della diocesi e come tale è sotto la giurisdizione dell'ordinario locale. Facemmo presente anche il fatto che l'approvazione del Cammino Neocatecumenale da parte di Roma non implica automaticamente che una diocesi debba accettarli.

Abbiamo anche ricordato il fatto che chi meglio può comprendere la situazione di una diocesi è il suo stesso vescovo e che perciò qualsiasi decisione presa a Roma deve anzitutto cominciare con una discussione con gli ordinari locali. Le opinioni dei cardinali presenti all'incontro sono state tuttavia diverse, e quell'incontro fu più semplicemente l'espressione dell'opinione di ognuno dei presenti piuttosto che una discussione. Era chiaro che la decisione della Conferenza episcopale del Giappone di sospendere le attività del Cammino Neocatecumenale era un grosso problema per il Vaticano, per cui è stato necessario riflettere su un piano d'azione. In tal senso il Santo Padre ha detto che era favorevole a mandare un suo inviato speciale in Giappone.

L'inviato del Vaticano sicuramente verrà nella nostra diocesi. Se consideriamo l'altro aspetto di tale decisione (di un inviato speciale), capiamo quanto sia ampia la spaccatura nella nostra diocesi. Peraltro questa è la seconda volta che arriva un inviato. Nel 2003 alla nostra diocesi fu inviato dalla Corea il card. Kim che, dopo la sua visita, compilò un rapporto dettagliato.

In quel rapporto analizzò la situazione della diocesi e propose dei metodi per rimediare. Il card. Dias, Prefetto della Congregazione per l'evangelizzazione dei popoli, ha detto che l'inviato verrà ad ascoltare le opinioni dei cristiani della nostra diocesi. Fino ad oggi ho sempre tentato di affrontare il problema del Cammino Neocatecumenale nel modo più discreto possibile e senza pubbliche prese di posizione, aspettandomi che i membri del Cammino decidessero da soli per l'autodisciplina delle loro attività. Ma ora che il problema è conosciuto in tutto il mondo, non posso più attendere.

Ritornato da Roma ho capito di avere il dovere di parlare ai fedeli della diocesi. Se i fedeli infatti non fossero informati sulla situazione prima dell'arrivo dell'inviato, c'è la possibilità che si rifiuterebbero di parlargli o lo ignorerebbero per non essere stati informati in tempo, per cui l'inviato lascerebbe la diocesi senza avere una chiara visione della situazione.

Come vescovo della diocesi di Takamatsu sono giunto alla seguente conclusione a proposito del problema del Cammino Neocatecumenale. Questo problema riguarda una chiesa locale, cioè la diocesi di Takamatsu. Si tratta di un problema che può essere risolto solo qui in diocesi. Il Santo Padre e i Prefetti delle Congregazioni sono d'accordo che questo è un problema della chiesa locale e che è il vescovo a dover risolverlo.

Non si può permettere ad alcuna organizzazione o movimento di utilizzare tutto il suo potere per fermare il Vescovo nel governo della sua diocesi. Per tutti noi è importante considerare con serietà e gravità gli eventi che sono avvenuti nella nostra diocesi in questi ultimi vent'anni e che stanno tuttora avvenendo. Questo non è il momento di dedicarsi solo all'interesse di un gruppo, ma è piuttosto l'ora di riflettere in quali modi si può essere di servizio alla diocesi. Nella nostra diocesi, raccolta attorno al Vescovo, siamo ad un importante punto di svolta nella via verso "rinascita ed unità".

La conclusione a cui sono giunto è che finché non avremo ricevuto i risultati della visita dell'inviato speciale del Santo Padre, vi chiedo di sospendere tutte le attività del Cammino Neocatecumenale in diocesi. Questa decisione non significa che il dialogo è finito: è un'opportunità di riflessione per tutti noi.

Quando durante un percorso si perde l'orientamento, si dice sempre che c'è bisogno di ricominciare dal punto di partenza. Credo che "ADESSO" sia un ottimo momento per noi per ricominciare dal punto di partenza. Questa decisione non significa che i membri del Cammino Neocatecumenale siano esclusi dalla diocesi. Il mio desiderio è che si utilizzi questo tempo di riflessione per rendere possibile un vero dialogo. Rispetto i membri del Cammino Neocatecumenale e spero che prendano parte attiva nelle attività della diocesi. Spero anche che tutti i fedeli della diocesi abbiano un ruolo attivo nel percorso triennale che abbiamo cominciato, allo scopo di rivitalizzare la nostra diocesi. Non c'è nessuno, in questa diocesi, che sia esentato dall'avere una parte in questo processo.
20 gennaio 2011

Osamu Mizobe
vescovo della diocesi di Takamatsu

Fonte: UCA News 2011/01/20: "Bishop speaks out on neo-cats"

Note del traduttore:

1) il vescovo giapponese mons. Hirayama, ritiratosi nel giugno 2000 per sopraggiunti limiti di età, è rettore di un seminario Redemptoris Mater a Roma.

2) il Settimanale Cattolico (Katorikku Shinbun) è la rivista ufficiale delle diocesi cattoliche giapponesi.

3) Union of Catholic Asian News ha precisato che la traduzione dal giapponese all'inglese è stata fornita ad UCA-news dallo stesso vescovo Mizobe.


Tutti noi esprimiamo solidarietà e vicinanza spirituale ai vescovi del Giappone e uniamo alle loro le nostre preghiere per il Santo Padre e perché la "nuova evangelizzazione" sia portatrice di Cristo e di autentica "Rinascita e Unità" nel Signore.

sabato 5 luglio 2008

Cosa succede tra Roma e il Giappone?

[Fonte:http://www.cbcj.catholic.jp/eng/jcn/jul2008.htm#3]

Nonostante la decisione del vescovo Osamu Mizobe e del consiglio pastorale della diocesi di Takamatsu di chiudere per il 30 giugno 2008 il seminario Redemptoris Mater a Higashi Kagawa (nella prefettura di Kagawa), decisione ratificata dal Vaticano a seguito di due visite a Roma del vescovo e dell'incontro personale che questi e altri tre arcivescovi giapponesi hanno avuto con papa Benedetto XVI il 25 aprile scorso, è giunto da Roma l'ordine di bloccare tutte le azioni contro tale seminario.
L'ordine di bloccare la chiusura è giunto in un messaggio all'arcivescovo Alberto Bottari De Castello, nunzio apostolico in Giappone, da parte del cardinale Tarcisio Bertone, segretario di stato Vaticano, ed è stato passato al vescovo Mizobe il 31 maggio.


Quando è giunta la direttiva da Roma, la decisione della chiusura era già stata notificata al consiglio pastorale, al consiglio presbiterale e alla commissione diocesana per l'evangelizzazione della diocesi (che conta 5.070 fedeli). All'inizio di luglio ancora non si registrano sviluppi.

Il seminario Redemptoris Mater (RM), aperto nel 1990, è gestito dal Cammino Neocatecumenale (CN) come un seminario internazionale legato alla diocesi di Takamatsu. I seminari gestiti dal CN formano i preti secondo le linee guida liturgiche e spirituali del movimento, per il servizio come clero diocesano. Il seminario RM di Takamatsu ha licenziato circa 30 preti che attualmente operano nelle diocesi di Takamatsu, Niigata, Oita e Kagoshima.

Il CN è stato fondato in Spagna nel 1964 come formazione alla fede per gli adulti nella forma di piccoli gruppi all'interno delle parrocchie, che conducono delle loro proprie liturgie e dei loro propri programmi di formazione. Nonostante negli Statuti del movimento venga stabilito che "è al servizio del vescovo come una delle modalità di attuazione diocesana dell'iniziazione cristiana e dell'educazione permanente alla fede", le relazioni tra il CN e i vescovi diocesani hanno avuto frequenti attriti.

«Non riesco a capire come sia potuto avvenire», ha detto don Sueo Hamaguchi, sacerdote diocesano di Nagasaki che opera come parroco della chiesa di Sakuramachi a Takamatsu, commentando l'ordine dal Vaticano.

Don Hamaguchi è uno dei tanti sacerdoti diocesani e religiosi "prestati" alla diocesi di Takamatsu da quando monsignor Mizobe vi è stato assegnato nel 2004 per ristabilirvi l'ordine dopo che l'agitazione causata dal CN aveva portato a forti divisioni nella diocesi, culminati in una querela per diffamazione da parte di due laici contro il vescovo precedente, monsignor Satoshi Fukahori, che aveva pubblicato una lettera pastorale condannando i due per la loro opposizione al suo invito al CN di aprire un seminario in diocesi.

Don Desiderio Cambra, membro dell'Instituto Español de Misioneras Extranjeras (IEME, istituto spagnolo di missionari esteri), è stato di recente nominato cancelliere della diocesi. Anche lui si è detto scioccato per l'interferenza di Roma. [Si interviene per bloccare la chiusura di un seminario concordata dalla Conferenza Episcopale col Papa e non si fa nulla nei confronti di vescovi che boicottano il Motu proprio del Santo Padre!]

«Hanno ignorato una decisione dell'intera Conferenza episcopale giapponese e dello stesso nunzio apostolico», ha esclamato.

Parlando a nome di don Angel Luis Romero Carbonell, rettore del seminario RM, don Antonio Anfuso, vice rettore, ha rifiutato di rilasciare un'intervista per quest'articolo, dicendo: «non possiamo rispondere adesso a delle domande, dal momento che molte cose non sono state ancora decise». Anche gli altri membri NC che sono stati avvicinati hanno rifiutato di dare commenti.

Il salesiano don Kosuke Murakami, in servizio alla diocesi come parroco della chiesa di Zentsuji a Kagawa, ha spiegato i motivi per cui pensa che il seminario debba essere chiuso.

«Quel seminario è la forza propulsiva delle attività del CN, produce problemi liturgici e danneggia l'unità delle parrocchie», ha affermato.

«Nella parrocchia dov'ero prima, ad Imabari (prefettura di Ehime)», ha continuato, «indipendentemente dalla data di nascita di un bambino, il CN si rifiutava di battezzarlo fino alla Pasqua successiva, rifiutando inoltre di far amministrare il sacramento da un sacerdote che non sia neocatecumenale. Sono stati un gruppo completamente indipendente in parrocchia, che il parroco non poteva controllare. Hanno spostato i membri della parrocchia più attivi alla messa del CN del sabato sera. Anche il benefattore principale della parrocchia è stato dirottato verso quel gruppo, il tutto a danno dell'intera parrocchia».

Secondo il salesiano don Hideaki Hamaguchi, procuratore diocesano e sacerdote "in prestito", la tendenza dei neocatecumenali ad ignorare i pastori si estende ben oltre il vescovo.

«In questi ultimi due o tre anni ho sempre fortemente avvertito che i preti NC incardinati nel clero diocesano, nonostante si dicano obbedienti al vescovo, non lo sono», dice. «Vanno proclamando che "il modo di pensare del vescovo è diverso dal nostro". È una vergogna che loro non si sforzino per nulla di pensare a come cooperare col vescovo o a come servire meglio la Chiesa in Giappone. Se il loro zelo fosse diretto a lavorare insieme al vescovo, potrebbero avvenire grandi cose».

Sulla questione dell'obbedienza ai vescovi, il superiore della provincia domenicana di Rosario, don Juan Manuel Gonzalo, ha affermato: «noi Domenicani non lavoriamo per noi stessi».

«L'autorità della Chiesa in Giappone», ha continuato, «sta nel vescovo di Takamatsu e negli altri vescovi nominati dal Papa. Dunque la loro decisione (di chiudere quel seminario) è la migliore per il Giappone e io penso che debba essere attuata al più presto possibile».

Secondo don Cambra, «il Cammino poteva andar bene per educare persone spagnole che non frequentavano la chiesa, ma qui in Giappone la situazione è del tutto diversa».

Don Murakami ha detto che tra i problemi principali del CN c'è la celebrazione della liturgia in una maniera estranea alla cultura e alle sensibilità dei giapponesi, imponendo uno "stile europeo" a chi prega.

«Riorganizzano le cose in chiesa, mettono su le loro icone e utilizzano le loro musiche e gestualità. In una chiesa come quella di Imabata dove ci sono tanti parrocchiani anziani, il CN è tutto un baciarsi, abbracciarsi, tenersi per mano, cantando e ballando durante la messa. Utilizzano le chitarre perfino nei funerali. Finché non correggono queste pratiche, è impossibile lavorare insieme a loro», ha affermato.

Don Sueo Hamaguchi ha detto che la coesistenza col CN è strutturalmente impossibile.

«Il CN ha le sue proprie strutture di controllo, prendendo ordini solo dai suoi tre leader», ha detto. «Il loro modo particolare di celebrare la liturgia è inteso ad affermare la loro unicità».

Il diacono Yasuhiro Nishikawa, direttore dell'ufficio diocesano, ha detto che i membri del CN conducono attività di beneficenza a loro vantaggio utilizzando i nomi delle parrocchie senza consultarsi con i parroci.

«Ignorano la diocesi e le parrocchie», dice.

Don Murakami ha detto: «se al seminario è permesso di continuare così com'è, il CN si diffonderà in tutto il Giappone e perciò qui avremo due chiese, la Chiesa del Papa e la chiesa di Kiko», riferendosi a Kiko Argüello, fondatore del CN.

«Ai cattolici giapponesi spetta comprendere l'entità del problema», ha detto il salesiano don Hideaki Hamaguchi.

I sacerdoti che lavorano in diocesi hanno detto che fin dal suo arrivo il vescovo Mizobe ha lavorato molto per riportare l'unità.

Don Hideaki Hamaguchi ha commentato: «dopo i primi tre anni è diventato chiaro che il problema era troppo grande e che il metodo migliore non poteva che essere il tagliare i legami tra la diocesi e il seminario».

Monsignor Mizobe ha mandato i preti neocatecumenali a studiare a Tokyo e a Roma perché si preparassero meglio a lavorare in Giappone.

«Il vescovo sta dicendo "lavoriamo insieme", ma loro hanno un complesso di persecuzione per cui si fissano solo sulla questione della chiusura del seminario e non vedono le preoccupazioni del vescovo per la cura pastorale», dice il diacono Nishikawa.

Don Sueo Hamaguchi: «Non c'è alcun motivo per far continuare il seminario. In nessun modo può essere sostenuto da una piccola diocesi come Takamatsu, e la diocesi non ha bisogno del CN che vi si nasconde dietro. I neocatecumenali sono solo un ostacolo».
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Note del traduttore:

1. a noi europei, gli usi e costumi della cultura giapponese apparirebbero di grande compostezza e formalità; col termine "European style" nel testo si è voluto intendere spregiativamente l'attitudine da chiassosi cafoni (che non qualifica certo tutti gli europei);
2. tale don Carbonell, rettore del seminario RM di Takamatsu, risulta essere incardinato a Roma (cfr. clero romano);
nelle sue lettere pastorali del 2000-2001 il vescovo Fukahori aveva criticato (facendo nome e cognome) due dei fedeli che si erano opposti, ed è stato perciò denunciato per diffamazione e condannato a pagare un totale di 800.000 yen di risarcimento danni (poco meno di 5.000 euro). Dopo la sentenza, i due parrocchiani che hanno vinto la causa hanno affermato di non essere contenti della vittoria, ma di essere allarmati a causa del seminario Redemptoris Mater (tale notizia, reperita da UCA News, non risulta più disponibile nei suoi archivi);
3. nel 2000 c'era stata un'altra denuncia per bloccare il seminario, con la motivazione che utilizzava fondi della diocesi per formare preti destinati altrove (una diocesi così piccola non naviga certo nell'oro); il caso era stato ironicamente riportato nel 2002 dal Chugai Nippo, uno dei più diffusi quotidiani buddisti del Giappone.

domenica 26 agosto 2018

Giappone: la vendetta di Kiko... arriva a sorpresa (o quasi)

Nostra traduzione da un articolo di Riposte Catholique pubblicato lo scorso 22 agosto 2018, evidenziando alcuni punti importanti:
Attrito fra l'arcivescovo di Tokyo e il cardinal Filoni

Mons. Tarcisio Isao Kikuchi, arcivescovo di Tokyo nominato da papa Francesco a ottobre 2017, in un intervento del 15 agosto [2018] si è dichiarato sorpreso per il contenuto di una lettera ricevuta dal cardinal Fernando Filoni, prefetto della Congregazione per l'evangelizzazione dei popoli, nella quale questi annuncia la costituzione di un seminario sul territorio [dell'arcidiocesi giapponese].

Il cardinal Filoni lo ha informato che la Santa Sede avrebbe approvato la creazione di un seminario Redemptoris Mater «per preparare al sacerdozio i fedeli laici del Cammino Neocatecumenale in vista dell'evangelizzazione dell'Asia».

Il problema è che la lettera del cardinal Filoni dichiara che tale decisione di erigere il seminario sarebbe stata presa in accordo col Romano Pontefice e «dopo aver consultato i vescovi e i sacerdoti [...]» coinvolti nell'evangelizzazione dell'Asia. Ma né l'attuale arcivescovo di Tokyo né il suo predecessore sono stati consultati, tanto meno - a quanto pare - il clero dell'arcidiocesi.

Nel 1990 c'era stata la precedente creazione di un seminario del Cammino Neocatecumenale nella diocesi di Takamatsu. È stato chiuso diciannove anni più tardi a causa dei costi finanziari insopportabili per i fedeli locali.

L'arcivescovo afferma: «È difficile per me capire perché si vada ricreando un seminario in Giappone esclusivamente per il Cammino Neocatecumenale senza aver studiato e riflettuto sulla sua storia». L'arcidiocesi di Tokyo comprende novantamila fedeli su una popolazione di oltre nove milioni di abitanti.


Anzitutto ricordiamo che già a settembre 2017 il cardinal Filoni aveva portato ai vescovi giapponesi una generica lettera del Papa calibrata in modo che tali vescovi pensassero che bisogna imporre il Cammino Neocatecumenale. Evidentemente il piano strategico per riaprire il seminario di Kiko era già in corso da tempo. A quella lettera mons. Kikuchi, all'epoca vescovo di Niigata, aveva già risposto che il Cammino Neocatecumenale crea problemi e divisione.

Nonostante i tentativi filoniani di imporre a forza il neocatecumenalismo, i vescovi giapponesi non hanno cambiato idea sul Cammino. Così, un anno dopo, Filoni annuncia a sorpresa l'apertura del seminario kikiano "con sede principale a Tokyo".
Cliccare a questo [link] per i nostri articoli e traduzioni sul caso Giappone e, a fine pagina, cliccare su "Post più vecchi" per vedere le altre pagine sullo stesso caso.
Alcune considerazioni in ordine sparso:
  • in Giappone non esistono facilitazioni come "l'otto per mille" e simili. Lì la Chiesa cattolica dipende interamente dalle libere offerte dei fedeli - che sono meno dello 0,5% della popolazione (ecco perché le diocesi giapponesi contano pochi battezzati); perciò possiamo dire che l'arcivescovo Kikuchi - che è anche presidente della Caritas giapponese e dell'Asia - capisce benissimo l'entità della questione;
  • i kikos sono espertissimi nel trovare trucchetti e furbate per far pagare ai fedeli cattolici i costi (esorbitanti come sempre) delle iniziative interne del Cammino. Per di più, quando i neocatecumenali (o i loro super amiconi come Filoni) parlano di "evangelizzazione", in realtà stanno parlando non dell'evangelizzazione cattolica ma solo della diffusione del Cammino e della costituzione di nuove comunità del Cammino;
  • la chiusura del seminario di Takamatsu è dovuta anche ai costi esorbitanti addossati ai 5.000 fedeli cattolici di quella diocesi. Ma il motivo principale, esposto da diversi vescovi di Takamatsu e dalla maggioranza assoluta della conferenza episcopale giapponese, oltre che dal clero e dai fedeli locali, è il fatto che i seminari neocatecumenali servono solo al Cammino Neocatecumenale e sono nocivi per tutta la Chiesa;
  • "seminario per l'Asia"? e perché? Ci sono seminari kikiani a Taiwan, nelle Filippine, in Corea, più altri tre in India: a che serve un altro "per l'Asia"?
  • non ci sono motivi pratici per scegliere Tokyo e il Giappone, né geografici, né di presunta necessità di "evangelizzazione": in realtà la scelta è dovuta solo alla sete di vendetta di Kiko, che non ha mai digerito la chiusura del seminario kikiano di Takamatsu. L'imperatore mondiale Kiko dispone di un mappamondo sul quale pianta bandierine per marcare l'espansione del proprio potere, e la sua ira raggiunge vette indicibili quando è costretto a togliere qualche bandierina (come per il Giappone e per Guam);
  • per placare l'ira funesta dell'imperatore mondiale Kiko bisogna fare violenza alla Chiesa, ai vescovi, al clero, ai fedeli, aprendo seminari neocatecumenali laddove non c'entrano niente, non servono a niente, non erano stati chiesti da nessuno se non dai kikos che non possono mandare le loro false vocazioni nei seminari veri perché verrebbero subito scoperte e mandate a casa;
  • l'arcivescovo di Tokyo fa capire bene il problema: se si riflette sull'attività del Cammino e se ne studia la storia (a cominciare da ciò che ha fatto in Giappone), si capisce subito che aprire un seminario neocatecumenale porterà solo danni, divisione, problemi, esattamente come era avvenuto prima tra il 1990 e il 2009 a Takamatsu;
  • nella lettera, Filoni è stato come minimo ambiguo, se non addirittura menzognero, nel parlare di "vescovi e clero" che sarebbero stati "consultati" prima di prendere la decisione. Mons. Kikuchi non è stato consultato ed ha ricevuto la sorpresa direttamente per lettera;
    • immaginate la seguente scenetta: mentre il Papa sta uscendo indaffaratissimo, oppure è in ascensore e si stanno chiudendo le porte, un kikos gli dice a mezza voce (senza neppure essere sicuro di farsi sentire): «beh, poi magari potremmo presentarle l'idea di un nuovo seminario missionario, magari per l'Asia...» Il Papa non risponde neppure (può darsi che nemmeno ci ha fatto caso), il giorno dopo Filoni invia la roboante lettera al vescovo di Tokyo dicendo: «in accordo col Santo Padre abbiamo deciso di aprire un seminario R.M. per evangelizzare l'Asia, e abbiamo già parlato con vescovi e preti coinvolti...» Mettere il Papa e i vescovi davanti al fatto compiuto: tipica strategia neocatecumenale. Per questo ci permettiamo di dubitare che papa Francesco abbia veramente voluto approvare l'istituzione di tale seminario neocatecumenale.

    mercoledì 20 settembre 2017

    "Ogniqualvolta" parte la propaganda kikiana...

    Mons. Isao Kikuchi
    Lo scorso 14 settembre 2017 il Papa ha inviato ai vescovi giapponesi una lettera di esortazioni. Spieghiamo qui sotto perché i neocatecumenali, mentendo, la spacciano come una loro vittoria.

    Sintetizziamo anzitutto gli otto paragrafi della lettera (per chi vuole verificare, il testo completo è disponibile sul sito web del Vaticano):
    1. il cardinal Filoni è latore della lettera;
    2. il Papa loda i martiri della fede cattolica del Giappone;
    3. il Papa ringrazia i vescovi giapponesi per il loro impegno missionario;
    4. li esorta a cercare operai per la vigna del Signore;
    5. conosce i problemi della società giapponese e sa che non si risolvono solo con le parole;
    6. sottolinea la necessità di una buona formazione sacerdotale e religiosa;
    7. dice che «i movimenti ecclesiali... possono essere di aiuto»;
    8. benedice i vescovi augurando loro operai per la vigna del Signore.
    Per chi non ci avesse fatto caso:
    • la lettera non parla del Cammino Neocatecumenale;
    • la lettera non comanda qualcosa a riguardo dei movimenti ecclesiali;
    • la lettera non impone alcunché ai vescovi giapponesi.
    In Giappone sono presenti da vari decenni diversi movimenti ecclesiali.

    Come al solito i neocatecumenali gente fanatica, abilissima a mentire, malata di presunzione») tentano la furbata e sparano la solita sequenza di menzogne della propaganda kikiana:
    1. la lettera riguarderebbe direttamente il Cammino Neocatecumenale;
    2. il Papa esigerebbe che i vescovi giapponesi cambino idea sul Cammino;
    3. dunque il Cammino deve imporsi di nuovo in Giappone.
    L'urgenza di tali menzogne neocatecumenali deriva dalla tremenda sconfitta di Kiko e del Cammino quando i vescovi giapponesi chiusero d'autorità il seminario neocatecumenale Redemkikos Mater di Takamatsu nel 2008. I singoli vescovi giapponesi, a loro discrezione, vietarono le "catechesi iniziali" e la costituzione di nuove comunità neocat.
    Si vedano ad esempio un intervento dell'arcivescovo di Tokyo, del vescovo di Takamatsu, del vescovo emerito di Takamatsu, e del vescovo suo predecessore; anche il nunzio apostolico in Giappone dell'epoca elevò critiche al Cammino.

    La chiusura del seminario neocatecumenale ha avuto lunghi strascichi e la notizia che Benedetto XVI avrebbe voluto più tempo per riflettere sulla questione venne trasformata nelle redazioni dei giornali in una vittoria del Cammino. I vescovi giapponesi incontrarono Benedetto XVI a gennaio 2012 pochi giorni prima che il cardinal Burke evidenziasse la truffa dell'autoapprovazione della liturgia neocat.
    Contro tali menzogne neocatecumenali è sceso in campo mons. Kikuchi, vescovo di Niigata e presidente della Caritas giapponese, che in un'intervista ad AsiaNews ha detto che «uno» dei movimenti ecclesiali (che la redazione di AsiaNews ha identificato nel Cammino Neocatecumenale) è da tempo una «questione irrisolta» perché i suoi adepti «creano divisione tra le piccole comunità di cattolici» ed anche perché il loro modus operandi non viene discusso coi vescovi locali.

    In particolare mons. Kikuchi ha fatto notare una stranezza - di quelle stranezze che avvengono sempre quando c'è di mezzo il Cammino (cfr. ad esempio mons. Mizobe e l'udienza del 13 dicembre 2010).
    Nell'intervista ha detto: «Pensavo che ci sarebbe stato l’annuncio della visita del papa in Giappone, ma non c’era. E questo ha creato un piccolo disappunto».
    Anche se nel testo italiano esordisce con «pensavo», è evidente che è molto più di un'opinione personale, e che ai vescovi giapponesi era stata davvero ventilata l'idea di una visita del Papa: la presenza del Filoni sembrava il momento migliore per annunciarla. Invece il Filoni si è limitato a leggere in italiano la lettera di esortazioni del Papa (che i vescovi già conoscevano, avendola già tradotta in giapponese sul sito ufficiale della loro Conferenza Episcopale). Perché l'equivoco sulla visita del Papa? Era forse un'esca per attirare tutti i vescovi a Tokyo e far pesare la lettera come un pressante invito del Papa a lasciare campo libero al Cammino? Capirete che il disappunto è «piccolo» in senso ironico...

    Per questo il vescovo Kikuchi ha avvertito il bisogno di chiarire nella stessa intervista che «questi movimenti, qualunque essi siano, spesso creano divisione fra le piccole comunità di cattolici in molti posti di un Paese come il Giappone... [...] Noi speriamo soltanto che questi movimenti abbiano il coraggio e la volontà di discutere il loro modus operandi delle loro attività con i vescovi locali».

    Insomma, i vescovi giapponesi non hanno cambiato parere sul Cammino poiché il Cammino ancor oggi rifiuta di essere al servizio dei vescovi.

    E in ogni caso la lettera del Papa non ha chiesto loro di cambiare parere.

    Ieri mons. Kikuchi ha commentato sul suo blog la visita di Filoni negli stessi termini dell'intervista già citata ed ha espresso riconoscenza al Papa per i singoli temi della lettera. Ma per quanto riguarda i "movimenti ecclesiali" ha aggiunto:
    Non intendo ribadire ancora una volta la posizione ufficiale della diocesi di Niigata, ma è compito del vescovo decidere in che modo vadano valorizzati i movimenti ecclesiali riguardo all'evangelizzazione e nelle parrocchie. Nelle singole parrocchie, infatti, va fatta in comunione con i sacerdoti, i consacrati e i fedeli. Come già indicato dal Papa, i movimenti ecclesiali coi loro carismi sono un dono importante per l'intera Chiesa universale, ma è non è possibile considerarli automaticamente vantaggiosi per qualsiasi comunità ecclesiale di qualsiasi regione. In futuro chiederò di conoscere al riguardo i giudizi dei singoli parroci e in comunione con le comunità parrocchiali tenendo presenti le circostanze locali e la situazione delle parrocchie. La posizione ufficiale della diocesi di Niigata resta la stessa espressa qui il 1° febbraio 2011.
    La posizione espressa il 1° febbraio 2011 contiene sostanzialmente le stesse considerazioni di mons. Mizobe già tradotte qui. In più mons. Kikuchi aggiunge:
    Siamo a conoscenza del fatto che le attività [del Cammino] sono state accettate in molte diocesi del mondo. [...] Ma allora perché nelle parrocchie giapponesi sono nati conflitti, confusione e divisioni durante vent'anni, cioè fin da quando era stato fondato il seminario [di Takamatsu]? Ed hanno coinvolto ampiamente fedeli, religiosi e sacerdoti. Penso sia necessario chiarire che l'avere successo in una parrocchia di un altro paese non significa la possibilità di avere esattamente lo stesso successo anche in Giappone. Del resto ho avuto notizia che ci sono parrocchie nel mondo dove [a causa del Cammino] avvengono gli stessi problemi registrati nelle parrocchie giapponesi.

    [...] Anche nella diocesi di Niigata ci sono membri del Cammino sparsi in diverse comunità parrocchiali. [...] Adottare o no il Cammino come itinerario di formazione è una decisione che spetta al vescovo. Al momento non intendo adottare, e non considererò l'adozione in un prossimo futuro. Come già indicato nella mia prima lettera pastorale, "Per promuovere la fede in questa chiesa locale che è la diocesi di Niigata non sono d'accordo ad affidare la formazione a qualche itinerario prestabilito o esercizi specifici". Questa resta la mia idea di base. Se consideriamo lo stato attuale della diocesi di Niigata, ogni parrocchia è una piccola comunità. Per cui è più appropriato che le parrocchie procedano insieme nella comprensione reciproca piuttosto che dividersi ulteriormente in gruppetti ancora più piccoli. [...] Per lo stesso motivo per la liturgia quotidiana e della Settimana Santa pensiamo che non sia appropriato per le nostre parrocchie celebrare liturgie diverse e separate dalla comunità parrocchiale. [...]

    venerdì 14 gennaio 2011

    I vescovi del Giappone sono gli unici esautorati, nella Chiesa?

    Questa notizia è di stamane, pubblicata dall'Agenzia SIR:
    "Il presidente della Conferenza episcopale del Giappone mons. Leo Jun Ikenaga, ha chiesto la collaborazione di sacerdoti e laici per affrontare alcuni "problemi" riscontrati con il Cammino Neocatecumenale, che pare abbiano causato “effetti negativi” nel Paese. Lo ha dichiarato ieri sul settimanale cattolico giapponese Katorikku Shimbun. Mons. Ikenaka, arcivescovo di Osaka, parla di “confusione dilagante, conflitti, divisioni e caos". "Come vescovi, alla luce della nostra responsabilità pastorale e apostolica – ha detto - non potevamo ignorare il danno". Quattro vescovi giapponesi, incluso l’arcivescovo Ikenaga – informa l’agenzia Ucanews – hanno incontrato Benedetto XVI il 13 dicembre scorso in Vaticano, che però ha rifiutato la richiesta di sospendere per cinque anni le attività del Cammino Neocatecumenale in Giappone. L’arcivescovo Ikenaga ha annunciato che il Papa ha intenzione di mandare presto un suo inviato in Giappone per indagare la situazione. Perciò auspica che chi è entrato in contatto diretto con il Cammino Neocatecumenale riferisca la propria esperienza all’inviato del Papa. Il Cammino Neocatecumenale è arrivato in Giappone intorno al 1970 nella diocesi di Hiroshima. Nel 1990 è stato costruito nella diocesi di Takamatsu (la diocesi con il più basso numero di cattolici, circa 5.000) il seminario Redemptoris Mater."
    non dice che il seminario era stato chiuso d'intesa col Papa; ma poi, per contrordine della Segreteria di Stato arrivato in extremis, è stato trasferito a Roma col nome Roma/Takmatsu per il Giappone...

    Dopo che i vescovi, convocati dal Papa per la pertinacia dell'iniziatore del cammino e su sua richiesta, sono stati nell'udienza accerchiati dalla Segreteria di Stato e da 'parecchi' cardinali, non trovate del tutto inconsueto (anzi mai visto) ed anche una diminutio, che il Presidente di una Conferenza episcopale - evidentemente e stranamente non più nel pieno esercizio delle sue funzioni vanificate dall'anomalo e scandaloso evento consumatosi in Vaticano -, sia costretto a rimettere la questione ai laici che se la devono singolarmente vedere con l'inviato del Papa?

    E tutto questo, dopo che il problema, che si trascina da anni, era venuto fuori ed era stato una volta tanto recepito in tutta la sua gravità da pastori unanimi?

    Osserva Tripudio: La notizia dell'agenzia Sir, più che confermare la versione neocatecumenale della faccenda, conferma i nostri timori da diversi anni a questa parte.

    Cioè che il Papa è circondato dai lupi e che deve attraversare una tempesta muovendosi tra goccia e goccia senza bagnarsi.

    Già, perché una debolezza del papato, oggi, è che non si può "comandare" laddove non si ha una ragionevole certezza di essere "ubbidito". Dunque, come vedete, non è una debolezza umana, ma una debolezza "ecclesiale", cioè non del pontefice ma di coloro che in teoria dovrebbero proteggerlo (e invece oggi sono lupi), "debolezza" dovuta dunque allo stato in cui versa oggi la Chiesa. "Debolezza" con due grosse vistose eccezioni: la lettera di Arinze ed il motu proprio.

    Ma torniamo ai fatti concreti attuali.

    Primo: il fatto stesso che il peana autocelebrativo neocatecumenale sia uscito in versione ridotta e in ritardo (nonostante tutto il battage pubblicitario preparatorio), è un innegabile indizio che non è stata una vera vittoria dei Kikos, che comunque cantano vittoria perfino di fronte ad una "lettera di Arinze".

    Secondo: i vescovi giapponesi, così attenti alla forma e così ostinati nel cercare una pacificazione (impiegando ben 18 anni per chiudere un seminario neocatecumenale!) manifestano il loro disagio nientemeno che sulla loro rivista ufficiale. Per avere idea di quanto sia pesante la faccenda, immaginate che stamattina il vescovo di Milano, in prima pagina su Avvenire, dica che i neocatecumenali sono sempre stati un serio problema...!

    Terzo: era improbabile che il dispiegamento in forze dei cardinali, operato da Kiko, Carmen e dai loro sponsor, producesse un effetto sfavorevole ai neocatecumenali. Ma anche Pirro vinse una battaglia che gli fece perdere la guerra. Mettetevi nei panni di un vescovo a cui sta per arrivare una richiesta di apertura di un seminario neocatecumenale: anche il più progressista dei vescovi, da oggi, ci penserà due volte: "poi neppure il Papa me li schioda più dalla diocesi?"

    Infine, ricordiamo sempre che un importante obbiettivo del demonio è quello di farci perdere la speranza (e con essa la fiducia al Papa e la tensione verso la verità). Ci fu l'epoca in cui l'eresia ariana aveva conquistato la maggioranza della Chiesa, al punto da far incarcerare i vescovi che erano ancora cattolici. Nostro Signore provvide, forse proprio nel momento più drammatico, e la Sua Chiesa guarì.

    martedì 14 febbraio 2012

    «Chiamano "carismi" i loro rituali caserecci»

    Presentiamo qui sotto la nostra traduzione (evidenziando alcuni passaggi salienti) di un intervento di mons. Mizobe, che è stato vescovo della diocesi di Takamatsu, ritiratosi per raggiunti limiti di età. Il testo è stato pubblicato su UCANews il 9 febbraio 2012.


    IL PROBLEMA DELLA DIOCESI DI TAKAMATSU
    Piccole differenze, e poi mancanza di unità e di guida, hanno minacciato la vera missione della Chiesa


    Mons. Osamu Mizobe, SDB, vescovo emerito di Takamatsu, Giappone
    9 febbraio 2012

    Sono circa sei mesi che ho lasciato il mio posto di vescovo della diocesi di Takamatsu. Ora, nel riflettere su ciò che è avvenuto durante il mio ministero, ho deciso che è il caso di scrivere alcune riflessioni per amore del suo futuro.

    Anzitutto c'è da ammettere che fu qualcosa di decisamente inusuale il mio trasferimento alla diocesi di Takamatsu, che all'epoca avvenne nonostante il mio attivo impegno da vescovo di Sendai. Il trasferimento non poteva non essere motivato da qualche problema. Infatti, poco prima del mi insediamento, alcuni eventi - come l'ispezione del cardinal Stefano Kim Sou-hwan in qualità di inviato del Santo Padre - dimostravano che qualche anormalità c'era.

    Ciò che si può dire in tutta onestà e da entrambi i punti di vista è che il problema sorto a Takamatsu affondava le sue radici nell'eccessiva indifferenza, se non ignoranza, delle norme del NICE (Convenzione nazionale per incentivare l'evangelizzazione) che avevano fissato un percorso per tutta la Chiesa che è in Giappone, in accordo col dettato del Concilio Vaticano II.

    Più in dettaglio, il problema stava nell'eccessiva enfasi dell'autonomia diocesana, a scapito di qualsiasi idea di apertura della Chiesa alla società, una Chiesa edificata cooperando con la società. Perfino al livello di parrocchia, non c'era un forte senso di collaborazione nell'evangelizzazione e nella cura pastorale.

    Per di più, gli ordini religiosi non avevano alcuna attenzione a sostenere il lavoro del vescovo diocesano nello stabilire un percorso comune a tutta la diocesi.

    Il vescovo mio predecessore, che non aveva a disposizione risorse umane ed economiche, aveva tentato in ogni modo, aggrappandosi ad ogni appiglio come chi rischia di affogare. Ogni tentativo veniva però frustrato, per cui per risolvere i problemi della diocesi si era arreso ad accettare ogni gruppo che prometteva di aiutarlo.

    La dura realtà è che la diocesi di Takamatsu non aveva avuto neppure un'ordinazione sacerdotale lungo l'arco di quarant'anni. Tutti i seminaristi abbandonavano prima di completare il percorso di formazione. Con le congregazioni religiose che invecchiavano e il numero di battesimi che crollava, non è che ci fossero tante buone notizie.

    Un'organizzazione appoggiata da Roma, chiamata Cammino Neocatecumenale, iniziò le sue attività in Giappone trent'anni fa. Era un gruppo pieno di energie, e nei primi tempi molte parrocchie di Takamatsu accolsero con entusiasmo i suoi membri.

    Ma quando i neocatecumenali arrivavano nelle parrocchie, alcuni laici cominciavano a sentirsi a disagio, specialmente per ciò che riguarda la liturgia. Anche la reazione di alcuni sacerdoti diocesani era sostanzialmente di opposizione.

    La maggior fonte di preoccupazioni era il fatto che i sacerdoti affiliati al Cammino, senza quasi alcuna eccezione, facevano cambiamenti agli altari e alle cappelle delle chiese che prendevano in carico, scioccando i parrocchiani che desideravano di preservare le tradizioni della Chiesa.

    Ciononostante il Cammino lavorò sodo per reclutare nuovi membri che servissero per portare avanti le sue iniziative, col risultato che il numero di quelli che aderivano alle direttive neocatecumenali aumentò di conseguenza.

    Lo scontro iniziò con piccole divergenze di opinioni al livello parrocchiale. Ma la situazione esplose nel disordine più diffuso quando il Cammino fondò un seminario chiamandolo "Seminario della diocesi di Takamatsu".

    Le prime obiezioni a quel nuovo seminario riguardanti la sua fondazione (che non rispettava certi prerequisiti legali) crebbero fino a diventare un coro di proteste contro il vescovo che lo aveva autorizzato. Il vescovo rese pubblica una lista di nomi di coloro che dissentivano dalla sua decisione, che risposero con un'azione legale in sede civile.

    Quando ho iniziato il mio ministero nella diocesi di Takamatsu, il motto "Rinascita e armonia" era ciò che più mi stava a cuore, e avevo sperato di poter riaccendere un dialogo in diocesi. Sfortunatamente, all'epoca la possibilità di dialogo era virtualmente impossibile.

    Per cui il primo passo doveva essere il riorganizzare la diocesi sulla base del Diritto Canonico.

    Il più grosso ostacolo era quello del Seminario Internazionale Diocesano Redemptoris Mater di Takamatsu. Col passare degli anni, da questo seminario emergevano sempre più preti affiliati col Cammino, col risultato che le discordie in diocesi si facevano sempre più gravi.

    Fortunatamente abbiamo avuto sostegno dai Nunzi Apostolici e dai confratelli della Conferenza Episcopale: si decise che il seminario era da chiudere. All'epoca concentrammo le nostre energie sul ravvivare la vita diocesana, che era davvero il maggior problema e che probabilmente è sentito come tale ancora oggi.

    Trovare nuovi candidati al sacerdozio ed educarli: queste erano le nostre priorità principali. Mi rincuora poter confermare che quest'anno il numero di seminaristi è salito a quattro. Questo è probabilmente il risultato dello sforzo che abbiamo compiuto nell'educazione dei giovani.

    I più grossi problemi coi neocatecumenali sono:
    1. considerano erroneamente "carismi" i loro rituali caserecci,
    2. hanno una loro gerarchia totalmente staccata dal vescovo locale,
    3. pensano che i loro problemi in diocesi vadano risolti a Roma, dove tentano di far valere il loro punto di vista utilizzando l'importanza di Roma per obbligare la chiesa locale ad adeguarsi.
    Tutto questo risulta in un grande danno per l'indipendenza delle chiese locali. Tranne che nelle questioni che vanno a intaccare i dogmi della Chiesa, i problemi locali dovrebbero essere per principio risolti dalle chiese locali.

    Con il suo nuovo vescovo, la diocesi di Takamatsu ha attualmente cominciato a percorrere la via dell'"Armonia e rinascita". Vi è stato recentemente tenuto un importante incontro diocesano per discutere dell'evangelizzazione, compiendo così il primo passo verso la rinascita.

    Per una diocesi è assai facile crollare se i suoi fedeli non sono uniti e non danno una seria attenzione alla solidarietà. Questo è il messaggio che intendo inviare al resto della Chiesa in Giappone, da parte di una diocesi che ha appreso questa verità attraverso il dolore e l'esperienza sulla propria pelle.

    Osamu Mizobe, SDB, vescovo emerito di Takamatsu


    Alcune nostre note a margine:

    - Mons. Mizobe, ormai ritiratosi, può parlare a chiare lettere dei problemi che hanno creato i neocatecumenali confermando ancora una volta che anche in Giappone il Cammino ha seri problemi con la liturgia e l'obbedienza. Sulla forte espressione «they mistake their homemade rituals for charisms» (considerano erroneamente carismi quelli che sono i loro rituali caserecci) è basato il titolo redazionale dato a questa pagina.

    - Durante il suo episcopato, mons. Mizobe aveva sospeso il Cammino Neocatecumenale nella propria diocesi, per di più rendendo pubbliche certe strane manovrine neocatecumenali a Roma per far pressione contro i vescovi giapponesi cercando addirittura di carpire un assenso del Papa. Il cardinal Kim sopra nominato, si era occupato anche delle spaccature create dal Cammino Neocatecumenale. Sulla stampa era circolata la falsa notizia che il Papa avesse rifiutato la richiesta di sospendere il Cammino (notizia che in quel momento avevamo considerato con preoccupazione).

    - Per intervento del card. Bertone, Segretario di stato (e perciò non competente sul caso Giappone, in quanto il Giappone è considerato "terra di missione" e perciò sotto la giurisdizione non della Segreteria di stato ma di Propaganda Fide), il seminario di Takamatsu fu spostato a Roma, assumendovi come rettore mons. Hirayama, vescovo emerito di Oita (altra diocesi giapponese).

    - Nelle sue lettere pastorali del 2000-2001 mons. Fukahori (1924-2009), predecessore di mons. Mizobe, aveva criticato (facendo nome e cognome) due dei fedeli che si erano opposti, ed è stato perciò denunciato per diffamazione e condannato a pagare un totale di 800.000 yen di risarcimento danni (poco meno di 5.000 euro). Dopo la sentenza, i due parrocchiani che hanno vinto la causa hanno affermato di non essere contenti della vittoria, ma di essere allarmati a causa del seminario Redemptoris Mater di Takamatsu.

    - Nell'articolo UCANews sull'insediamento di mons. Eijiro Suwa (successore di mons. Mizobe) a Takamatsu, si afferma che la diocesi è stata «travagliata per decenni dalle controversie sul Cammino Neocatecumenale, un movimento ecclesiale che ha portato divisioni in diocesi». Il problema, in Giappone, è sentito evidentemente in modo molto diverso da come lo descrivono gli amici di Kiko...

    - Di mons. Suwa avevamo già pubblicato un articolo di presentazione, ed un suo intervento critico sul Cammino, precedente la sua elezione a vescovo.