venerdì 20 gennaio 2012

La montagna ha partorito il criceto...E cosa avverrà ora della Parola del Papa?

Cari fratelli e sorelle,

anche quest’anno ho la gioia di potervi incontrare e condividere con voi questo momento di invio per la missione. Un saluto particolare a Kiko Argüello, a Carmen Hernández e a Don Mario Pezzi, e un affettuoso saluto a tutti voi: sacerdoti, seminaristi, famiglie, formatori e membri del Cammino Neocatecumenale. La vostra presenza oggi è una testimonianza visibile del vostro gioioso impegno di vivere la fede, in comunione con tutta la Chiesa e con il Successore di Pietro, e di essere coraggiosi annunciatori del Vangelo.
Nel brano di san Matteo che abbiamo ascoltato, gli Apostoli ricevono un preciso mandato di Gesù: “Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli” (Mt 28, 19). Inizialmente avevano dubitato, nel loro cuore c’era ancora l’incertezza, lo stupore di fronte all’evento della risurrezione. Ed è Gesù stesso, il Risorto – sottolinea l’Evangelista – che si avvicina a loro, fa sentire la sua presenza, li invia ad insegnare tutto ciò che ha comunicato loro, donando una certezza che accompagna ogni annunciatore di Cristo: “Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28, 20). Sono parole che risuonano forti nel vostro cuore. Avete cantato Resurrexit, che esprime la fede nel Vivente, in Colui che, in un supremo atto di amore, ha vinto il peccato e la morte e dona all’uomo, a noi, il calore dell’amore di Dio, la speranza di essere salvati, un futuro di eternità.
In questi decenni di vita del Cammino un vostro fermo impegno è stato di proclamare il Cristo Risorto, rispondere alle sue parole con generosità, abbandonando spesso sicurezze personali e materiali, lasciando anche i propri Paesi, affrontando situazioni nuove e non sempre facili. Portare Cristo agli uomini e portare gli uomini a Cristo: questo è ciò che anima ogni opera evangelizzatrice. Voi lo realizzate in un cammino che aiuta a far riscoprire a chi ha già ricevuto il Battesimo la bellezza della vita di fede, la gioia di essere cristiani. Il “seguire Cristo” esige l’avventura personale della ricerca di Lui, dell’andare con Lui, ma comporta sempre anche uscire dalla chiusura dell’io, spezzare l’individualismo che spesso caratterizza la società del nostro tempo, per sostituire l’egoismo con la comunità dell’uomo nuovo in Gesù Cristo.
E questo avviene in un profondo rapporto personale con Lui, nell’ascolto della sua parola, nel percorrere il cammino che ci ha indicato, ma avviene anche inseparabilmente nel credere con la sua Chiesa, con i santi, nei quali si fa sempre e nuovamente conoscere il vero volto della Sposa di Cristo.
E’ un impegno - lo sappiamo - non sempre facile. A volte siete presenti in luoghi in cui vi è bisogno di un primo annuncio del Vangelo, la missio ad gentes; spesso, invece, in aree, che, pur avendo conosciuto Cristo, sono diventate indifferenti alla fede: il secolarismo vi ha eclissato il senso di Dio e oscurato i valori cristiani. Qui il vostro impegno e la vostra testimonianza siano come il lievito che, con pazienza, rispettando i tempi, con sensus Ecclesiae, fa crescere tutta la massa. La Chiesa ha riconosciuto nel Cammino un particolare dono che lo Spirito Santo ha dato ai nostri tempi e l’approvazione degli Statuti e del “Direttorio Catechetico” ne sono un segno. Vi incoraggio ad offrire il vostro originale contributo alla causa del Vangelo.
Nella vostra preziosa opera ricercate sempre una profonda comunione con la Sede Apostolica e con i Pastori delle Chiese particolari, nelle quali siete inseriti: l’unità e l’armonia del Corpo ecclesiale sono una importante testimonianza a Cristo e al suo Vangelo nel mondo in cui viviamo.
Care famiglie, la Chiesa vi ringrazia; ha bisogno di voi per la nuova evangelizzazione. La famiglia è una cellula importante per la comunità ecclesiale, dove ci si forma alla vita umana e cristiana. Con grande gioia vedo i vostri figli, tanti bambini che guardano a voi, cari genitori, al vostro esempio. Un centinaio di famiglie sono in partenza per 12 Missioni ad gentes. Vi invito a non avere timore: chi porta il Vangelo non è mai solo.
Saluto con affetto i sacerdoti e i seminaristi: amate Cristo e la Chiesa, comunicate la gioia di averLo incontrato e la bellezza di avere donato a Lui tutto. Saluto anche gli itineranti, i responsabili e tutte le comunità del Cammino. Continuate ad essere generosi con il Signore: non vi farà mancare la sua consolazione!
Poco fa vi è stato letto il Decreto con cui vengono approvate le celebrazioni presenti nel “Direttorio Catechetico del Cammino Neocatecumenale”, che non sono strettamente liturgiche, ma fanno parte dell’itinerario di crescita nella fede.
E’ un altro elemento che vi mostra come la Chiesa vi accompagni con attenzione in un paziente discernimento, che comprende la vostra ricchezza, ma guarda anche alla comunione e all’armonia dell’intero Corpus Ecclesiae.Questo fatto mi offre l’occasione per un breve pensiero sul valore della Liturgia. Il Concilio Vaticano II la definisce come l’opera di Cristo sacerdote e del suo corpo che è la Chiesa (cfr Sacrosanctum Concilium, 7).

A prima vista ciò potrebbe apparire strano, perché sembra che l’opera di Cristo designi le azioni redentrici storiche di Gesù, la sua Passione, Morte e Risurrezione. In che senso allora la Liturgia è opera di Cristo? La Passione, Morte e Risurrezione di Gesù non sono solo avvenimenti storici; raggiungono e penetrano la storia, ma la trascendono e rimangono sempre presenti nel cuore di Cristo. Nell’azione liturgica della Chiesa c’è la presenza attiva di Cristo Risorto che rende presente ed efficace per noi oggi lo stesso Mistero pasquale, per la nostra salvezza; ci attira in questo atto di dono di Sé che nel suo cuore è sempre presente e ci fa partecipare a questa presenza del Mistero pasquale. Questa opera del Signore Gesù, che è il vero contenuto della Liturgia, l’entrare nella presenza del Mistero pasquale, è anche opera della Chiesa, che, essendo suo corpo, è un unico soggetto con Cristo – Christus totus caput et corpus – dice sant’Agostino. Nella celebrazione dei Sacramenti Cristo ci immerge nel Mistero pasquale per farci passare dalla morte alla vita, dal peccato all’esistenza nuova in Cristo.
Ciò vale in modo specialissimo per la celebrazione dell’Eucaristia, che,essendo il culmine della vita cristiana, è anche il cardine della sua riscoperta, alla quale il neocatecumenato tende. Come recitano i vostri Statuti,“L’Eucaristia è essenziale al Neocatecumenato, in quanto catecumenato post-battesimale, vissuto in piccola comunità” (art. 13 §1).
Proprio al fine di favorire il riavvicinamento alla ricchezza della vita sacramentale da parte di persone che si sono allontanate dalla Chiesa, o non hanno ricevuto una formazione adeguata, i neocatecumenali possono celebrare l’Eucaristia domenicale nella piccola comunità, dopo i primi Vespri della domenica, secondo le disposizioni del Vescovo diocesano (cfr Statuti, art. 13 §2).

Ma ogni celebrazione eucaristica è un’azione dell’unico Cristo insieme con la sua unica Chiesa e perciò essenzialmente aperta a tutti coloro che appartengono a questa sua Chiesa. Questo carattere pubblico della Santa Eucaristia si esprime nel fatto che ogni celebrazione della Santa Messa è ultimamente diretta dal Vescovo come membro del Collegio Episcopale, responsabile per una determinata Chiesa locale (cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. Lumen gentium, 26).

La celebrazione nelle piccole comunità, regolata dai Libri liturgici,che vanno seguiti fedelmente, , e con le particolarità approvate negli Statuti del Cammino, ha il compito di aiutare quanti percorrono l’itinerario neocatecumenale a percepire la grazia dell’essere inseriti nel mistero salvifico di Cristo, che rende possibile una testimonianza cristiana capace di assumere anche i tratti della radicalità. Al tempo stesso, la progressiva maturazione nella fede del singolo e della piccola comunità deve favorire il loro inserimento nella vita della grande comunità ecclesiale, che trova nella celebrazione liturgica della parrocchia, nella quale e per la quale si attua il Neocatecumenato (cfr Statuti, art. 6), la sua forma ordinaria.
Ma anche durante il cammino è importante non separarsi dalla comunità parrocchiale, proprio nella celebrazione dell’Eucaristia che è il vero luogo dell’unità di tutti, dove il Signore ci abbraccia nei diversi stati della nostra maturità spirituale e ci unisce nell’unico pane che ci rende un unico corpo (cfr 1 Cor 10, 16s).
Coraggio! Il Signore non manca di accompagnarvi e anch’io vi assicuro la mia preghiera e vi ringrazio per i tanti segni di vicinanza. Vi chiedo di ricordarvi anche di me nelle vostre preghiere. La Santa Vergine Maria vi assista con il suo sguardo materno e vi sostenga la mia Benedizione Apostolica, che estendo a tutti i membri del Cammino. Grazie!

23 commenti:

gianluca.cruccas ha detto...

Pessimo articolo su un pessimo e anticristiano discorso di un papa modernista, chiunque abbia approvato tale setta e chi l'ha approvata e meritevole di un sacrosanto biasimo

suggerisco un nuovo titolo all'articolo:

la montagna di modernismo ha partorito l'apostasia e le parole di questo papa restano inaccettabili in quanto mnon contenenti neanche una virgola di verità...

Anonimo ha detto...

poveri noi ....La Madre della Chiesa interceda per noi, in questa deriva senza fine, con offuscamento crescente del discernimento tra bene e male, soprattutto nella perdita progressiva del senso della realtà concreta dei fatti in corso, come si ravvisa in queste parole...
("Care famiglie, la Chiesa vi ringrazia; ha bisogno di voi per la nuova evangelizzazione."
io non credo proprio che la Chiesa abbia bisogno del CNC, di fatto eretico incorreggibile, per vizio di origine; ma io non sono nessuno....)
Ester

gianluca.cruccas ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
gianluca.cruccas ha detto...

Suggerisco a Stefano di togliersi le fette di mortadella dagli occhi e dalle orecchie...

Anonimo ha detto...

La celebrazione nelle piccole comunità, regolata dai Libri liturgici,che vanno seguiti fedelmente, , e con le particolarità approvate negli Statuti del Cammino, ha il compito di aiutare quanti percorrono l’itinerario neocatecumenale a percepire la grazia dell’essere inseriti nel mistero salvifico di Cristo, che rende possibile una testimonianza cristiana capace di assumere anche i tratti della radicalità. Perchè non avete evidenziato la parte che dice:"e con le particolarità approvate negli Statuti del Cammino"?

Luisa ha detto...

Insomma il Papa ha detto:

Potete restare nelle vostre comunità ma "ogni celebrazione eucaristica è un’azione dell’unico Cristo insieme con la sua unica Chiesa e perciò essenzialmente aperta a tutti coloro che appartengono a questa sua Chiesa, dunque l`Eucaristia ha un carattere pubblico,"

potete restare nelle votre comunità ma "la progressiva maturazione nella fede del singolo e della piccola comunità deve favorire il loro inserimento nella vita della grande comunità ecclesiale, che trova nella celebrazione liturgica della parrocchia, nella quale e per la quale si attua il Neocatecumenato (cfr Statuti, art. 6), la sua forma ordinaria. Ma anche durante il cammino è importante non separarsi dalla comunità parrocchiale, proprio nella celebrazione dell’Eucaristia che è il vero luogo dell’unità di tutti, dove il Signore ci abbraccia nei diversi stati della nostra maturità spirituale e ci unisce nell’unico pane che ci rende un unico corpo (cfr 1 Cor 10, 16s)."

Insomma esortazioni, richiami ma nessun obbligo, tutto continuerà come prima e "meglio di prima.

Luisa ha detto...

E poi per favore non mettiamoci le fette di prosciutto sugli occhi!

Pur con i suoi "MA", il Papa ha ratificato ciò che è finito nello statuto contro le sue NORME, ha nei fatti ratificato quel culto sincretista nato e cresciuto nel rigetto della Liturgia cattolica.

Certo ci sono i suoi "MA", ci sono i richiami, è come se il Papa avesse dovuto accettare di dover rinnegare le SUE NORME pur conservando la "libertà" e il "diritto" di ricordare a quei ribelli surpotenti che cosa È la Liturgia.

Scusatemi, ma non riesco a relativizzare o sminuire ciò che è successo stamattina.

ExNeocatSalvatoDaDio ha detto...

E la veglia Pasquale ? Tutto in mano al vescovo ?
Il Papa non ne parla, quindi mi aspetto integrazione nei neocatecumenali in parrocchia, ma non a modo loro.
La lavanda dei piedi ?
Mi aspetto la celebrazione del triduo in parrocchia da parte dei neocatecumenali, ma non a modo loro.
L'unica cosa che si capisce è: neocatecumenali uscite dal settarismo.
Ma per uscire dal settarismo di deve fare quello che facciamo tutti: celebrare la liturgia della chiesa cattolica.

by Tripudio ha detto...

Non avendo a disposizione tutto il pessimismo di Gianluca, provo ugualmente a riassumere "a caldo" le prime impressioni:


1) le "famiglie in missione" sono "in partenza": il Papa non ha detto "io vi mando", ha detto solo "le famiglie sono in partenza"... Ma guarda un po': il Papa conferma esattamente ciò che avevamo scritto noi. Che cioè non è lui a inviarle, ma è Kiko. E il Papa si trova perfino a dover ricordare a tali famiglie che vanno in missione per Cristo. Sarà mica che Benedetto XVI è per i neocatecumenali un "Faraone"?

2) il Papa dice che il Decreto riguarda le "celebrazioni presenti nel Direttorio, che non sono strettamente liturgiche" -- dunque non è stata "approvata la Messa" così come urlavano certi ossessi neocatecumenali nello spazio commenti di questo blog...

3) tanto per cambiare, il Papa ripetutamente richiama all'unità con la Chiesa e nelle parrocchie: infatti i neocatecumenali hanno sempre creato divisione e a quanto pare persino il Papa ne è convinto. Proprio come noi. Come mai? Vuol dire che il Papa legge questo blog? Oppure, più semplicemente, sia noi che lui abbiamo detto la verità?

4) i neocatecumenali possono celebrare la liturgia il sabato sera, ma "secondo le disposizioni del Vescovo" ossia, se il vescovo non permette, i neocatecumenali non possono. Ma guarda un po': il Papa, anche stavolta, è d'accordo con noi, d'accordo col mons. Villegas, d'accordo con tutti i vescovi contro i quali i neocatecumenali hanno mormorato. Sarà anche lui un "Faraone"? Certo, laddove un vescovo è soggiogato dal Cammino, c'è poco da stare allegri...

5) Vi prego di notare che il Papa cita di nuovo la "lettera di Arinze": la liturgia, regolata dai Libri liturgici che vanno seguiti fedelmente... Certo, "con le particolarità" del Cammino, ma "particolarità" non significa abuso liturgico, altrimenti perché mai il Papa avrebbe nominato i "libri liturgici"?

Anonimo ha detto...

Perché nel discorso del Papa non avete segnato in grassetto la parte che dice:"e con le particolarità approvate negli Statuti del Cammino"? Per me questo è uno stravolgimento della realtà. Potete dire quello che volete, ma il Papa permesso di celebrare l'Eucaristia in piccole comunità, il sabato sera e con le particolarità previste nello Statuto. Tutto il resto sono chiacchiere. Un saluto da un fratello neocatecumenale.

Michela ha detto...

dice TRIPUDIO
1) le "famiglie in missione" sono "in partenza": il Papa non ha detto "io vi mando", ha detto solo "le famiglie sono in partenza"... Ma guarda un po': il Papa conferma esattamente ciò che avevamo scritto noi. Che cioè non è lui a inviarle, ma è Kiko.

io non visto la diretta, ma tu puoi affermare che non c'è stato il mandato e la consegna dei crocefissi? E' nel mandato ufficiale che si esprime pubblicamente il permesso da parte della chiesa di evangelizzare.

i neocatecumenali possono celebrare la liturgia il sabato sera, ma "secondo le disposizioni del Vescovo" ossia, se il vescovo non permette, i neocatecumenali non possono.

ne abbiamo già discusso,
"secondo le disposizione del vescovo" significa che è il vescovo a concedere l'orario della messa vespertina del sabato.
Cioè, una volta che il vescovo ha accettato il cammino, gli viene comunicato l'orario in cui si faranno le celebrazioni, secondo le consuetudini del luogo ( cioè alle 20, oppure alle 21 ecc.)

Michela ha detto...

Invece che il topolino, la montagna ha partorito esattamente ciò che voleva Kiko.
E' ovvio che la lettera di Arinze non sarebbe stata annullata, del resto è già nello statuto.

Io credo che un cosa come le domande dei bambini nella notte di Pasqua, sia la cosa peggiore che poteva capitare alla liturgia. Soprattutto se saranno consentite le tragiche risposte dei genitori.
I genitori dall'altare, dall'ambone risponderanno mettendo in piazza più o meno velatamente le piccinerie del loro matrimonio. Che diranno pubblicamente che per salvarsi basta il cammino.
Almeno gli ebrei rispondono con il racconto rituale dell'uscita dall'Egitto, loro invece risponderanno con la miserie delle loro vite.
Spero tanto che non permettano le risposte a questi poveri bambini, svegli per tutta la notte, che passeranno il giorno di Pasqua a letto.

Emma ha detto...

Nnn si tratta di pessimismo, caro by Tripudio ma di amaro realismo.

mic ha detto...

Non ho parole e forse dovrò pentirmi di quelle che sto per esprimere a caldo.

Avrei lasciato la mia breve riflessione di stamane, perché da quel che comprendo del discorso del Papa che cercherò di meglio meditare, lo considero una presa in giro per i cattolici.

E la mia meditazione sarà perfettamente inutile perché sono/siamo i soli a farla, mentre quel che davvero conta è la 'pastorale' avulsa dalla sana dottrina, sono i "gesti pubblici" che i neocat, forti anche di una comunicazione interna pilotata ad hoc, enfatizzano e strumentalizzano all'ennesima potenza, sordi a tutto il resto e gasati quanto basta per continuare a deformare e distruggere quel che resta della Chiesa visibile.

Già i titoli delle agenzie esprimono tutt'altro che l'esattezza di quanto approvato, e mettono l'accento sull'abominevole (in senso biblico) liturgia. E quanto approvato, anche se non è la liturgia del sabato, è una cosa comunque di per sé già scandalosa per tutto quel che ci siamo detti e ripetuti.

Michela ha detto...

Io chiedo a Tripudio e a Stefano come fate a non capire ancora che i gesti del papa confondono chi volesse cercare chiarezza sul cammino.
perchè continuate a dire che parla chiaro?

Parla chiaro solo per chi ha una mentalità giuridica, e per chi comprende le sottigliezze del linguaggio ecclesialese.
Secondo voi una persona normale può comprendere il significato della frase 'le famiglie sono in partenza', quando poi il papa le benedice, e consegna il crocefisso?

Allora se queste famiglie partono da sole , perchè celebrare un mandato per loro? Il mandato l'ha celebrato Kiko o il papa?

Continuo a non capire, questo papa parla solo per i raffinati giuristi, o anche per la gente normale?
Solo chi è super-intelligente può capirLo?

Io invece credo che il papa abbia parlato chiaro,ed abbia detto che l'evangelizzazione va data in mano ai laici e alle famiglie, e la contro-riforma della liturgia vada affidata ai chierici.

Purtroppo, come ha detto bene Alessio, [bisogna sempre ascoltare i neocat] questo papato ha diviso dottrina e pastorale.

Come ho scritto tempo fa questa è la chiesa dei Francescani dell'Immacolata e allo stesso tempo dei neocatecumenali.
le contraddizioni le vedete voi, per il papa non ci sono. Entrambi stanno contribuendo in modo diverso all'evangelizzazione.

jonathan ha detto...

Ho temuto il peggio, che invece non è accaduto. Grazie a Dio.

Invece la mia impressione oggi è stata che Kiko ce l’ha messa tutta nell’esaltare la sua creatura, nel condire con grande prosopopea l’evento di oggi, con quel minuzioso elenco di vescovi e cardinali alla sua corte. Ma in realtà cosa abbiamo di nuovo? Abbiamo un decreto che decreta quanto già era stato decretato. Un pasticciaccio brutto, come nella migliore tradizione del cammino. Il discorso del Papa, dopo gli osanna pilotati e le sinfonie, sembrava fuori tema, tanto m’è parso distante dalla spavalderia di Kiko. Ha parlato di Eucarestia e di norme liturgiche da rispettare, e questo non era nel copione di Kiko.

Sì, certo, i problemi restano tutti lì, sappiamo bene che Kiko e la sua corte se ne infischiano delle parole altrui, sappiamo che andranno per la loro strada impunemente per lo più. Ma il peggio non è accaduto, e questo per me conta oggi.

Anonimo ha detto...

by Tripudio (che non ha il pessimismo di gianluca ma ha un ottimismo che lo spinge a vedere ciò che non c'è) dice che il Papa non ha inviato le famiglie ma le famiglie partirebbero senza l'invio del Papa. Eppure il Papa inizia il suo discorso dicendo "...anche quest’anno ho la gioia di potervi incontrare e condividere con voi questo momento di invio per la missione". "Oh Tripudio, uomo ottimista" di che missione pensi che parli? Della tua?

Anonimo ha detto...

...ancora Tripudio l'ottimista dice che :2) "il Papa dice che il Decreto riguarda le "celebrazioni presenti nel Direttorio, che non sono strettamente liturgiche" -- dunque non è stata "approvata la Messa" così come urlavano certi ossessi neocatecumenali nello spazio commenti di questo blog".
Intanto questo significa una cosa, che il Papa è a conoscenza delle "riunioni" settimanali del cammino e le approva. Non considera la messa, perchè la messa è già approvata dallo statuto che il papa stesso richiama; anzi considera la messa del sabato utile per favorire il riavvicinamento alla ricchezza della vita sacramentale da parte di persone che si sono allontanate dalla Chiesa, o non hanno ricevuto una formazione adeguata... (mi verrebbe da dire)… e non come dicevano alcuni ossessi di questo blog che sostenevano e ancora sostengono che il papa "non sa niente", “disapprova”, o non parla perché è opstaggio di lupi cattivi!!!

Anonimo ha detto...

nel punto 3 l'ottimista Tripudio evidenzia il richiamo del Papa all'unità. L'ottimista Tripudio vuole affermare che sia questo un modo per disapprovare il cammino!!! (ma non faceva prima a dire che non va bene niente invece di sostenere che è "la Chiesa ha riconosciuto nel Cammino un particolare dono che lo Spirito Santo ha dato ai nostri tempi"?) Mi chiedo Tripudio l'ottimista ma volevi che richiamasse all'indifferenza? alla disunione? all'odio reciproco? Seguendo questo tuo modo (ottimista e scientifico)di analizzare i discorsi del papa qualsiasi discorso può essere usato in modo improprio. Scommettiamo? Prendiamo un qualsiasi discorso del papa per esempio quando parla ai giovani e dice: "Vi incoraggio, pertanto, a scoprire nella croce la misura infinita dell'amore di Cristo, e poter così dire, come san Paolo: "Vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha consegnato se stesso per me" (Gal 2, 20). Sì, cari giovani, Cristo si è donato per ognuno di voi e vi ama in modo unico e personale. Rispondete all'amore di Cristo offrendogli la vostra vita con amore".
Vorresti che il papa non inviti i giovani a scoprire nella croce la misura infinita dell'amore di Cristo? Preferivi che li invitasse a scoprire le piscine comunali? E' chiaro che il papa invita a donare la vita per Cristo come invita all'unità o all'ubbidienza o a tanto altro.

Anonimo ha detto...

Nel n. 5 L'ottimista Tripudio si supera. Cercando ancora di evidenziare la validità della lettera di Arinze. Bene, anche il Papa dice che è valida, ma PER LE CONCESSIONI. Le concessioni. Lo statuto all'art 13 § 3 dice: "Nella celebrazione dell’Eucaristia nelle piccole comunità si seguono i libri liturgici
approvati del Rito Romano, fatta eccezione per le concessioni esplicite della Santa
Sede. La relativa nota n. 49 è relativa a “fatta eccezione per le concessioni esplicite della Santa Sede”. Quali sono le concessioni esplicite Se le comunità devono seguire solo ed esclusivamente i libri liturgici approvati dal Rito Romano, che senso ha dire che sono fatte salve delle eccezioni? E che senso ha dire che queste eccezioni sono concessioni? (v. art. 13 ) Non sarebbero forse sufficienti i libri liturgici? Forse nella lettera di Arinze c’erano deroghe ai libri liturgici approvati dalla Santa Sede? Forse nella lettera di Arinze c’erano “altre concessioni”?
Bene, se ci fossero state altre concessioni queste sarebbero state applicabili in quanto concessioni, se invece non ci fossero altre concessioni è chiaro che la lettera sarebbe riferibile e richiamabile solo in quella parte in cui “concede qualcosa” rispetto ai libri liturgici approvati dal Rito Romano come recita il già citato art. 13 § 3 primo periodo (dato che il secondo non è in questione).
Altrimenti che senso avrebbe dire che nella celebrazione dell’Eucaristia nelle piccole comunità si seguono i libri liturgici approvati del Rito Romano, fatta eccezione per le concessioni esplicite della Santa Sede? Lo stesso Papa dice:" La celebrazione nelle piccole comunità, regolata dai Libri liturgici,che vanno seguiti fedelmente, , e con le particolarità approvate negli Statuti del Cammino. Allora, quali sono queste particolarità?
Forse quelle che tu chiami abusi? Bene il papa le chiama particolarità, sono pertanto concessioni conosciute dalla S.Sede e dal romano pontefice, conosciute, approvate e benedette. Con buona pace tua e dei tuoi compagni di avventura. Che ne dici poi di commentare le frasi del papa tipo :"Care famiglie, la Chiesa vi ringrazia; ha bisogno di voi per la nuova evangelizzazione" . Capito? La chiesa vi ringrazia. Ora se anche tu appartieni a questa Chiesa anche tu ringrazi insieme al papa. Altrimenti il "pessimista" G.Luca ha pienamente ragione.

Anonimo ha detto...

Intanto le croci non vengono consegnate dal papa, vai al centro catecumenale, la comperi ( o te la compera la comunità ) e poi in mezzo alla folla ti dicono di alzarla quando il papa fa la benedizione, ma poi se ti ribelli non sei piu in missione perchè ad inviarti non è il Papa ma il cammino... cmq vorrei correre dal parroco che tolera il cammino e dirgli..vediamo un po se è ora che partecipino alla messa, portino i loro figli al catechismo ecc ecc

by Tripudio ha detto...

Attenti! sta arrivando "Tripudio l'ottimista".

Punto 1: se ho visto qualcosa che non c'è, gradirei moltissimo che tu me lo facessi notare. Per adesso noto che il Papa non ha mai detto "vi invio in missione", o almeno qualcosa di simile. Ha detto frasi generiche che potrei dire anch'io: "condivido questo momento", "qualche centinaio di famiglie è in partenza", eccetera. La volontà del Papa su tale missione non c'è, e perciò non la vedo. Sei tu che la vedi laddove non c'è. Ti prego di non accusarmi di difetti alla vista che hai solo tu.

2) il problema non sono le riunioni settimanali del Cammino, ma gli strafalcioni liturgici, le bizzarrie dottrinali e tutte le altre conseguenze di queste due cose. Pessima liturgia e pessima dottrina sono due cose che vanno strettamente a braccetto, e che producono sempre oppressione dei fedeli più deboli, "arcani", aria da "setta", strani movimenti di soldi, "potenti appoggi" e lupi travestiti da pecore (persino in Vaticano), e tutto il resto. Quindi sei proprio ingenuo se mi vieni ad opporre le "riunioni settimanali": potete riunirvi anche cento volte alla settimana, ma se commettete abusi liturgici, se insegnate cialtronerie, allora dovete correggervi.

3) tenti miseramente di banalizzare non tanto le mie parole, ma addirittura le parole del Papa. Fai finta di non notare che il Papa, nel richiamarvi all'unità con la Chiesa, vi ricorda anche di integrarvi nelle parrocchie, di obbedire ai vescovi, eccetera: esattamente ciò che voi neocatecumenali non avete mai fatto.


Certo però che siete strani voi neocatecumenali: se uno critica il Papa, voi tacete; ma se uno fa notare anche solo un piccolo bagliore di verità sul Cammino, voi vi stracciate le vesti e vi inventate mille strani discorsi...

by Tripudio ha detto...

Sono certo che l'inciso sulle "particolarità" genererà tantissime discussioni.

I neocatecumenali infatti sono convinti di avere un mucchio di "particolarità" (poiché lo dice Kiko).

Ma attualmente, per iscritto, ufficialmente, cosa abbiamo?

Abbiamo soltanto l'autorizzazione temporanea e ad experimentum a spostare il segno della pace a prima dell'offertorio.

Abbiamo quindi la "lettera di Arinze" con le «decisioni del Santo Padre» (che non si è mai rimangiato, neppure oggi! anzi, oggi le ha praticamente confermate).

Ed abbiamo infine la clausoletta dell'alzarsi in piedi infilata all'ultimo secondo nello Statuto del Cammino. Clausola un po' critica, a dire la verità, poiché contraddice quanto il Santo Padre ha deciso e confermato (la lettera di Arinze e il discorso di Benedetto XVI del 12-1-2006 che la confermava, fanno parte dello Statuto neocatecumenale: art. 13, nota 3, comma 49).

Le altre cose citate (lavanda dei piedi, tridui, eccetera) non godono di nessuna "approvazione" pontificia...

Dunque, i fratelli neocatecumenali vorrebbero evidenziare la parola "particolarità" (glielo ha detto Kiko) e passare sotto silenzio le parole "rispettare fedelmente i Libri liturgici"...

Domandiamocelo onestamente: perché?