«Sta dicendo che ha sentito la presenza del diavolo (durante il pontificato di papa Benedetto)?»
«L’ho sentito in realtà molto contrarie, contro Papa Benedetto».
L'odio nei confronti di papa Benedetto, reo di difendere i fedeli dalle mistificazioni abusive della liturgia eucaristica da parte dei neocatecumenali, giunse al punto, secondo quanto ammesso da Kiko Argüello stesso a Portorico nell'aprile del 2017, di augurargli la morte.
"Sarebbero tanti gli avvenimenti da ricordare, del suo appoggio costante e del suo affetto per me e per Carmen e per il Cammino Neocatecumenale, soprattutto in Germania."
"E non vi dico i processi che abbiamo avuto in Germania… in tante parti.(...)
Beh, mi hanno perseguitato a sufficienza… ci volevano ammazzare, distruggere le comunità, la messa delle piccole comunità, e che andassimo a messa con tutti! (moto di orrore). Ci denunciarono alla Feria IV, ci hanno fatto passare… sofferenze orribili! Però (prosegue con voce tremula) grazie a Dio ci ha salvato...io dicevo l'unica cosa che ci potrà salvare è che muoia il papa. E così, stavamo già perduti…
e… non morto ma…(ridacchiando) si è dimesso! Grazie a Dio! (risate dell'assemblea)".
In spagnolo quest'ultima frase è: "Lo único que nos podrá salvar es que muera el Papa y así “parao” porque estábamos ya perdidos. Y no ha muerto, pero se dimi… dimitió. Pues gracias a Dios!"
Notate la "piccola differenza" fra "l'appoggio costante", soprattutto in Germania, secondo Kiko ricevuta dal Papa nella lettera "coccodrillo" pubblicata sul suo sito e lo sfogo a Portorico con le "sofferenze orribili", i "processi in Germania" , il "ci volevano ammazzare, distruggere le comunità, la messa delle piccole comunità, e che andassimo a messa con tutti"?
Quale delle due versioni è più credibile?
Ma riprendiamo con il nostro racconto, fin da principio.
Le ostilità contro papa Benedetto cominciano subito, ad inizio pontificato. Uno dei primi atti pontificali, a pochi mesi dalla sua nomina, fu proprio il tentativo paterno di Benedetto di mettere ordine nel caos liturgico imposto a tanti fedeli cattolici all'interno del Cammino neocatecumenale. Nel dicembre del 2005 infatti, tramite l'allora Prefetto della Congregazione per la Disciplina della Fede cardinal Francis Arinze, fece avere ai due iniziatori del Cammino neocatecumenale le proprie disposizioni a cui attenersi rigorosamente.
Questa lettera impartiva le seguenti regole:
- Almeno una domenica al mese le comunità del Cammino Neocatecumenale devono perciò partecipare alla Santa Messa della comunità parrocchiale.;
- le eventuali monizioni previe alle letture, devono essere brevi;
- l'omelia, per la sua importanza e natura, è riservata al sacerdote o al diacono e non sostituita o preceduta da interventi occasionali di testimonianza da parte dei fedeli laici (le famose "risonanze");
- si chiariva che non si poteva delegare ad altri il dovere della predicazione;
- si dava al Cammino Neocatecumenale un tempo di transizione (non più di due anni) per passare dal modo invalso nelle sue comunità di ricevere la Santa Comunione (seduti, uso di una mensa addobbata posta al centro della chiesa invece dell’altare dedicato in presbiterio) al modo normale per tutta la Chiesa di ricevere la Santa Comunione. Ciò significava che il Cammino Neocatecumenale doveva camminare verso il modo previsto nei libri liturgici per la distribuzione del Corpo e del Sangue di Cristo;
- Il Cammino Neocatecumenale doveva utilizzare anche le altre Preghiere eucaristiche contenute nel messale, e non solo la Preghiera eucaristica II.
In sintesi, si disponeva che il Cammino Neocatecumenale, nella celebrazione della Santa Messa, seguisse i libri liturgici approvati.
Lo stesso Pontefice, ricevendo le comunità il 12 gennaio 2006 ebbe a dire:
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| Papa Benedetto XVI in ginocchio davanti al Santissimo |
In particolare nella Diocesi di Roma, della quale il Santo Padre è il Vescovo, le norme stesse, come in genere tutte quelle emanate dalla Santa Sede, devono essere osservate in maniera esemplare, secondo quella esemplarità a cui è chiamata, di fronte alle Chiese sorelle, la Diocesi del Papa. Ciò vale in rapporto sia ai contenuti delle norme sia ai tempi entro i quali devono essere applicate.(...)
Naturalmente i vertici neocatecumenali (scriviamo "naturalmente" perché teniamo conto della natura di certi personaggi: per un cattolico la normalità sarebbe stata l'obbedienza alle disposizioni del Papa e della Chiesa) in un primo momento tennero nascosta la lettera, Giuseppe Gennarini, responsabile per gli Stati Uniti ne mise in dubbio addirittura l'autenticità, poi la dichiarò un "instrumentum laboris" e la spacciò come una approvazione alla liturgia del Cammino; sta di fatto che, comunque, la parola d'ordine in tutto l'"obbedentissimo" Cammino neocatecumenale fu quella di disattendere completamente gli ordini del Papa.
Lo Statuto e il Direttorio approvati per merito dei "cardinali amici"
Durante i successivi anni del pontificato Benedetto XVI, seguendo le indicazioni del suo predecessore Giovanni Paolo II e la propria stessa esperienza, avendo già messo mano alle catechesi kikiane correggendole e suscitando il rifiuto del "guru" Kiko, cercò di normalizzare il Cammino.
Ma trovò subito in opposizione l'azione dei vari cardinali e prelati "amici" di Kiko in Vaticano, che tendevano piuttosto a facilitare una approvazione della aggregazione guidata da Kiko Argüello e Carmen Hernández tramite dei veri e propri "colpi di mano": vedasi lo Statuto approvato in forma definitiva dopo la fase "ad experimentum " e il pasticcio del Direttorio approvato dal Pontificio Istituto pro laicis, presieduto dall'amico cardinal Rylko, a cui i neocatecumenali avrebbero dovuto attenersi per le loro catechesi (cosa nei fatti ad oggi non vericabile in quanto il testo non è mai stato pubblicato).
Anche in queste due occasioni, in cui sembra, dall'esterno, che papa Benedetto avesse approvato i neocatecumenali, la verità dello scontro sotterraneo in atto emerse per le intemperanze di Kiko, quando nella conferenza stampa di giugno 2008 per la presentazione degli Statuti del Cammino, gridò ai giornalisti che le decisioni di Benedetto XVI sulla liturgia neocatecumenale sono «una catastrofe! siamo perduti! qui finisce tutto!».
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| Kiko in atteggiamento di sfida: Comunione "a braccia conserte", espressione di fastidio e noia nei confronti di Benedetto XVI (a scapito del Santissimo!) |
Sì, è stato proprio Kiko in persona ad aver pubblicamente testimoniato che le decisioni di Benedetto XVI sono un "male" per il Cammino: "catastrofe! siamo persi! qui finisce tutto!"
Kiko Carmen e compagnia non smettono quindi neppure allora che sembrano aver ottenuto i propri scopi, di brigare alle spalle di papa Benedetto, per loro ormai divenuto un grande ostacolo, un "Papa Faraone".
Il colpo di mano fallito per miracolo sulla "liturgia neocatecumenale", non coerente al Magistero del Papa
Lo scandalo Vatileaks infatti ha fatto riemergere una lettera indirizzata a Bertone, presso la Segreteria di Stato, a firma del cardinale Leo Raymond Burke del gennaio 2012 in cui scrive di aver trovato sulla sua scrivania un invito a una celebrazione del Papa prevista sei giorni più tardi, "in occasione dell'approvazione della liturgia del Cammino Neocatecumenale".
L'alto prelato appare molto turbato in proposito, arrabbiato. "Non posso - si legge - come Cardinale e membro della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, non esprimere a Vostra Eminenza la meraviglia che l'invito mi ha causato. Non ricordo di aver sentito di una consultazione a riguardo dell'approvazione di una liturgia propria di questo movimento ecclesiale. Ho ricevuto, negli ultimi giorni, da varie persone, anche da uno stimato Vescovo statunitense, espressioni di preoccupazione riguardo ad una tale approvazione papale, della quale essi avevano già saputo. Tale notizia era per me una pura diceria o speculazione. Adesso ho scoperto che essi avevano ragione".
Come fedele conoscitore dell'insegnamento del Santo Padre sulla riforma liturgica che è fondamentale per la nuova evangelizzazione, ritengo che l'approvazione di tali innovazioni liturgiche, anche dopo la correzione delle medesime da parte del Prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei sacramenti, non sembra coerente con il magistero liturgico del Papa".
Dalla lettera si evince che i neocatecumenali vanno contro il Papa ed è qualcosa che desta «preoccupazione» in tanti vescovi. E che l'anima dell'approvazione della liturgia neocatecumenale, come altre precedenti, stava avvenendo «all'insaputa del Papa».
La risposta autografa di papa Benedetto XVI, e il fatto che la Messa "non coerente con il magistero liturgico del Papa" non venne approvata, ci dimostrano il flop dell'ennesimo attentato all'autorità della Chiesa e la guerra sotterranea senza quartiere che Kiko Argüello e i suoi sodali conducevano da anni contro papa Benedetto XVI.
Cosa era successo, in pratica? Ce lo spiega il giornalista Sandro Magister.
Era accaduto che il pontificio consiglio per i laici presieduto dal cardinale Stanislaw Rylko aveva predisposto il testo di un decreto di approvazione globale di tutte le celebrazioni liturgiche ed extraliturgiche del Cammino neocatecumenale, da rendersi pubblico il 20 gennaio 2012 in occasione di un previsto incontro del papa con il Cammino.
Il decreto era stato redatto su indicazione della congregazione per il culto divino, presieduta dal cardinale Antonio Cañizares Llovera. I fondatori e leader del Cammino, Francisco "Kiko" Argüello e Carmen Hernández, ne furono informati e anticiparono festanti ai loro seguaci l'imminente approvazione.
Lo trovò sconclusionato e sbagliato. Ordinò che fosse cancellato e riscritto secondo le sue indicazioni.
Infatti, il 20 gennaio 2012, il decreto che fu promulgato si limitò ad approvare le cerimonie extraliturgiche che scandiscono le tappe catechistiche del Cammino.
Il papa, nel suo discorso, mise in chiaro che solo queste erano convalidate. Mentre a proposito della messa impartì ai neocatecumenali una vera e propria lezione – quasi un ultimatum – su come celebrarla in piena fedeltà alle norme liturgiche e in effettiva comunione con la Chiesa.
In quegli stessi giorni Benedetto XVI ricevette in udienza il nuovo arcivescovo di Berlino, Rainer Maria Woelki, uomo di sua fiducia, che di lì a poco avrebbe fatto cardinale. Woelki gli parlò tra l'altro proprio delle difficoltà che i neocatecumenali creavano nella sua diocesi, con le loro messe separate
Pochi giorni dopo, l'11 febbraio, il papa inoltrò copia di questa lettera alla congregazione per la dottrina della fede, assieme alla sua richiesta di esaminare al più presto la questione, che "concerne non soltanto l'arcidiocesi di Berlino".
La commissione d'esame presieduta dalla congregazione per la dottrina della fede si sarebbe dovuta avvalere, secondo le indicazioni del papa, della collaborazione di altri due dicasteri vaticani: la congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, e il pontificio consiglio per i laici.
E così è stato. Il 26 marzo, nel Palazzo del Sant'Uffizio, sotto la presidenza del segretario della congregazione per la dottrina della fede, l'arcivescovo Luis Francisco Ladaria Ferrer, gesuita, si sono riuniti per un primo esame della questione i segretari degli altri due dicasteri – per il culto divino l'arcivescovo Augustine J. Di Noia, domenicano, e per i laici il vescovo Josef Clemens – e quattro esperti da loro designati. Un quinto esperto, assente, dom Cassiano Folsom, priore del monastero di San Benedetto a Norcia, inviò per iscritto il suo parere.
I giudizi espressi sono stati tutti critici delle messe dei neocatecumenali. Molto severo è risultato anche quello che la stessa congregazione per la dottrina della fede aveva chiesto, prima della riunione, al teologo e neocardinale Karl J. Becker, gesuita, professore emerito alla Pontificia Università Gregoriana e consultore del dicastero.Il dossier predisposto per la riunione dalla congregazione per la dottrina della fede comprendeva la lettera del papa dell'11 febbraio, la lettera del cardinale Woelki al papa nell'originale tedesco e in versione inglese, il parere del cardinale Becker e una traccia per la discussione nella quale si metteva esplicitamente in dubbio la conformità alla dottrina e alla prassi liturgica della Chiesa cattolica dell'art. 13 § 2 dello statuto dei neocatecumenali, quello con cui essi giustificano le loro messe separate del sabato sera.
In realtà, il pericolo temuto da Benedetto XVI e da molti vescovi – come risulta dalle numerose denunce pervenute in Vaticano – è che le modalità particolari con cui le comunità neocatecumenali di tutto il mondo celebrano le loro messe introducano di fatto nella liturgia latina un nuovo "rito" artificialmente composto dai fondatori del Cammino, estraneo alla tradizione liturgica, carico di ambiguità dottrinali e fattore di divisione nella comunità dei fedeli.
Alla commissione da lui voluta, il papa ha affidato il compito di accertare la fondatezza di questi timori. In vista di decisioni conseguenti.I giudizi elaborati dalla commissione furono esaminati in una riunione plenaria della congregazione per la dottrina della fede, un mercoledì – una "feria quarta" – della seconda metà di aprile.
Tutto il meccanismo messo in moto da papa Benedetto XVI, tramite i lavori del comitato della Feria quarta, mirava alla definitiva condanna degli abusi liturgici perpetrati in seno al Cammino Neocatecumenale.
Non avremmo saputo nulla delle reazioni ed intenzioni neocatecumenali se la prorompente vanità di Kiko Argüello, unita a un principio di demenza, che già devastava la mente della coiniziatrice Carmen Hernández, non lo avesse indotto a parlarne nel corso di una giornata vocazionale a Portorico nell'aprile del 2017.
I neocatecumenali hanno persino tolto la registrazione da YouTube per evitare che, soprattutto in questi giorni dopo la scomparsa di papa Benedetto se ne potesse riparlare: ma in quell'occasione lo stesso Kiko Argüello svelò che, nel periodo antecedente alle sue dimissioni e durante i lavori del Comitato Feria Quarta, egli si era visto perduto, obbligato, con tutti i suoi discepoli, ad "andare a Messa con tutti" (sic!) e si era augurato che il Papa morisse.
Riportiamo, nella nostra traduzione, un ampio stralcio del discorso-sfogo di allora di un Kiko evidentemente in preda ad un raptus di onnipotenza e forse già in una fase di perdita di alcuni freni inibitorii:
"Ci volevano ammazzare...volevano che andassimo a messa con tutti...io dicevo: l'unica cosa che ci potrà salvare è che muoia il papa"
"Nasce la comunità, e tutti della parrocchia ti odiano, ti detestano, e ti denunciano al vescovo. Si crea una tensione.
Pensano nella parrocchia: questa è una setta…anche lo stile…è verità!
E non vi dico i processi che abbiamo avuto in Germania… in tante parti.
Grazie a Dio, siamo molto contenti di essere perseguitati perché la cosa più importante per un cristiano è essere come Gesù Cristo che fu odiato, e noi non possiamo essere più grandi di Nostro Signore, il discepolo deve essere come il suo maestro.
A Cristo lo hanno odiato e si sono riuniti per ucciderlo…
E a te, Kiko, ti applaudono eh?
No! Se vuoi essere cristiano devi prepararti alla croce.
Io ho il cuore che non sta bene e mi dice il medico: tu non puoi soffrire.
E io: come, non posso soffrire, che dici! Se vengono per sollevarmi in alto e mi vogliono uccidere!
Mi chiedo: sei un cristiano? Così, come me, preparati.
(Prosegue con aria tragica)
Beh, mi hanno perseguitato a sufficienza, e ci ha salvato… ci volevano ammazzare, distruggere le comunità, la messa delle piccole comunità, e che andassimo a messa con tutti! (moto di orrore).
Ci denunciarono alla Feria IV, ci hanno fatto passare… sofferenze orribili!
Però (prosegue con voce tremula) grazie a Dio io dicevo l'unica cosa che ci potrà salvare è che muoia il papa.
E così, stavamo già perduti…
e… non morto ma…(ridacchiando) si è dimesso!
Grazie a Dio! (risate dell'assemblea).
E tutto era pronto, era una sentenza orribile. Ho telefonato alla Santa Sede e ho chiesto se era operativa. Non è operativa, aspettiamo il seguente papa.
E Bergoglio ci ha salvato! Il cardinal Bergoglio."
Ciò fa capire che la lotta intestina contro i papi non si è esaurita con la capitolazione per sfinimento di papa Benedetto, ma continua con il più coriaceo papa Francesco.
Perché la guerra di Kiko e Carmen, e di conseguenza di tutto il comitato direttivo neocatecumenale, non è finita con papa Ratzinger, di cui fintamente piangono la morte dopo avergliela augurata, ma continuerà, visto che non è una guerra contro quel vescovo o contro quel determinato papa, ma contro la Chiesa.

























