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mercoledì 4 gennaio 2023

Kiko Argüello diceva di Benedetto XVI: "L'unica cosa che ci potrà salvare è che muoia il Papa"

Papa Benedetto XVI
con Mons.Gänswein
In un intervista su Radio Maria, alla domanda:

«Sta dicendo che ha sentito la presenza del diavolo (durante il pontificato di papa Benedetto)?» 

monsignor Gänswein, segretario particolare di Joseph Ratzinger dal 2003, ha dichiarato:

«L’ho sentito in realtà molto contrarie, contro Papa Benedetto».

Tra queste realtà molto contrarie al papa, in cui monsignor  Gänswein ha sentito la presenza demoniaca, una fortemente indiziata d'essere uno dei motivi per cui papa Benedetto ha rinunciato al ministero petrino, l'11 febbraio 2013, data l'ostilità nei suoi confronti, è il Cammino neocatecumenale, piccolo movimento laicale molto coeso e compatto agli ordini di un solo leader "pigliatutto", lo spagnolo Kiko Argüello con l'appoggio della coiniziatrice  Carmen Hernandez.

L'odio nei confronti di papa Benedetto, reo di difendere i fedeli dalle mistificazioni abusive della liturgia eucaristica da parte dei neocatecumenali, giunse al punto, secondo quanto ammesso da Kiko Argüello  stesso a Portorico  nell'aprile del 2017, di augurargli la morte.

Ed ora che il Papa Benedetto è  passato al Padre, il 31 dicembre 2022, leggiamo nel messaggio di Kiko Argüello, don Pezzi e Ascension  Romero, pubblicato sul sito ufficiale del Cammino neocatecumenale:

"Sarebbero tanti gli avvenimenti da ricordare, del suo appoggio costante e del suo affetto per me e per Carmen e per il Cammino Neocatecumenale, soprattutto in Germania."

Riportiamo sotto quanto detto invece da Argüello a Portorico:

"E non vi dico i processi che abbiamo avuto in Germania… in tante parti.(...)
Beh, mi hanno perseguitato a sufficienza… ci volevano ammazzare, distruggere le comunità, la messa delle piccole comunità, e che andassimo a messa con tutti! (moto di orrore). Ci denunciarono alla Feria IV, ci hanno fatto passare… sofferenze orribili! Però (prosegue con voce tremula) grazie a Dio ci ha salvato...io dicevo l'unica cosa che ci potrà salvare è che muoia il papa. E così, stavamo già perduti…
e… non morto ma…(ridacchiando) si è dimesso! Grazie a Dio!
(risate dell'assemblea)".
In spagnolo quest'ultima frase è:  "Lo único que nos podrá salvar es que muera el Papa y así “parao” porque estábamos ya perdidos.  Y no ha muerto, pero se dimi… dimitió. Pues gracias a Dios!"

Notate la "piccola differenza" fra  "l'appoggio costante", soprattutto  in Germania, secondo Kiko ricevuta dal Papa nella lettera "coccodrillo" pubblicata sul suo sito e lo sfogo a Portorico con le "sofferenze  orribili", i "processi in Germania" , il "ci volevano ammazzare, distruggere le comunità, la messa delle piccole comunità, e che andassimo a messa con tutti"?

Quale delle due versioni è più  credibile?

Ma riprendiamo con il nostro racconto, fin da principio.

La lettera del Papa, detta "di Arinze"

Le ostilità  contro papa Benedetto  cominciano subito, ad inizio pontificato. Uno dei primi atti pontificali, a pochi mesi dalla sua nomina, fu proprio il tentativo paterno di Benedetto di mettere ordine nel caos liturgico imposto a tanti fedeli cattolici all'interno del Cammino neocatecumenale. Nel dicembre del 2005 infatti, tramite l'allora Prefetto della Congregazione per la Disciplina della Fede cardinal Francis  Arinze, fece avere ai due iniziatori del Cammino neocatecumenale le proprie disposizioni a cui attenersi rigorosamente.
Questa lettera impartiva le seguenti regole:

  • Almeno una domenica al mese le comunità del  Cammino Neocatecumenale devono perciò partecipare alla Santa Messa della  comunità parrocchiale.;
  • le eventuali monizioni previe alle letture, devono essere brevi;
  • l'omelia, per la sua importanza e natura, è riservata al sacerdote o al  diacono e non sostituita o preceduta da interventi occasionali di  testimonianza da parte dei fedeli laici (le famose "risonanze");
  • si chiariva che non si poteva delegare ad altri il  dovere della predicazione;
  • si dava al Cammino Neocatecumenale un tempo di transizione (non più di due anni) per passare dal modo invalso  nelle sue comunità di ricevere la Santa Comunione (seduti, uso di una mensa  addobbata posta al centro della chiesa invece dell’altare dedicato in  presbiterio) al modo normale per tutta la Chiesa di ricevere la Santa  Comunione. Ciò significava che il Cammino Neocatecumenale doveva camminare verso  il modo previsto nei libri liturgici per la distribuzione del Corpo e del  Sangue di Cristo;
  • Il Cammino Neocatecumenale doveva utilizzare anche le altre Preghiere  eucaristiche contenute nel messale, e non solo la Preghiera eucaristica II. 

In sintesi, si disponeva che il Cammino Neocatecumenale, nella celebrazione della Santa Messa,  seguisse i libri liturgici approvati.

Lo stesso Pontefice, ricevendo le comunità il 12 gennaio 2006 ebbe a dire:

"Proprio per aiutare il Cammino Neocatecumenale a rendere ancor più incisiva la propria azione evangelizzatrice in comunione con tutto il Popolo di Dio, di recente la Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti vi ha impartito a mio nome alcune norme concernenti la Celebrazione eucaristica, dopo il periodo di esperienza che aveva concesso il Servo di Dio Giovanni Paolo II. Sono certo che queste norme, che riprendono quanto è previsto nei libri liturgici approvati dalla Chiesa, saranno da voi attentamente osservate".
E il cardinal Ruini ribatteva alle comunità della diocesi di Roma:

Papa Benedetto XVI
in ginocchio davanti al Santissimo
"Perciò il Santo Padre si è dichiarato certo che tali norme saranno attentamente osservate.
In particolare nella Diocesi di Roma, della quale il Santo Padre è il Vescovo, le norme stesse, come in genere tutte quelle emanate dalla Santa Sede, devono essere osservate in maniera esemplare, secondo quella esemplarità a cui è chiamata, di fronte alle Chiese sorelle, la Diocesi del Papa. Ciò vale in rapporto sia ai contenuti delle norme sia ai tempi entro i quali devono essere applicate.(...)

Chiedo che, sia da parte dei Sacerdoti impegnati nella pastorale della Diocesi di Roma sia da parte dei Responsabili romani del Cammino, si voglia ottemperare alla lettera stessa pienamente e di buon grado."

Naturalmente i vertici neocatecumenali (scriviamo "naturalmente" perché teniamo conto della natura di certi personaggi: per un cattolico la normalità sarebbe stata l'obbedienza alle disposizioni del Papa e della Chiesa) in un primo momento tennero nascosta la lettera, Giuseppe Gennarini, responsabile per gli Stati Uniti ne mise in dubbio addirittura  l'autenticità, poi la dichiarò un "instrumentum  laboris" e la spacciò come una approvazione alla liturgia del Cammino; sta di fatto che, comunque, la parola d'ordine in tutto l'"obbedentissimo" Cammino neocatecumenale fu quella di disattendere completamente  gli ordini del Papa.

Lo Statuto e il Direttorio approvati per merito dei "cardinali amici"

Durante i successivi anni del pontificato Benedetto XVI, seguendo le indicazioni del suo predecessore Giovanni Paolo II e la propria stessa esperienza, avendo già messo mano alle catechesi kikiane  correggendole e suscitando il rifiuto del "guru" Kiko, cercò di normalizzare il Cammino.

Ma trovò subito in opposizione l'azione dei vari cardinali e prelati "amici" di Kiko in Vaticano, che tendevano piuttosto a facilitare una approvazione della aggregazione guidata da Kiko Argüello e Carmen Hernández tramite dei veri e propri "colpi di mano":  vedasi lo Statuto approvato in forma definitiva dopo la fase "ad experimentum " e il pasticcio del Direttorio approvato dal Pontificio Istituto pro laicis, presieduto dall'amico cardinal Rylko, a cui i neocatecumenali avrebbero dovuto attenersi per le loro catechesi (cosa nei fatti ad oggi non vericabile in quanto il testo non è mai stato pubblicato).

Anche in queste due occasioni, in cui sembra, dall'esterno, che papa Benedetto avesse approvato i neocatecumenali, la verità dello scontro sotterraneo in atto emerse per le intemperanze di Kiko, quando nella conferenza stampa di giugno 2008 per la presentazione degli Statuti del Cammino, gridò ai giornalisti che le decisioni di Benedetto XVI sulla liturgia neocatecumenale sono «una catastrofe! siamo perduti! qui finisce tutto!».

Kiko in atteggiamento di sfida:
Comunione "a braccia conserte",
espressione di fastidio e noia
nei confronti di Benedetto XVI
(a scapito del Santissimo!)
Allo stesso modo Kiko, dopo aver testimoniato che Benedetto XVI voleva la pubblicazione del "Direttorio catechetico" neocatecumenale, ha poco tempo dopo aggiunto che «sarebbe un male pubblicarlo».
Sì, è stato proprio Kiko in persona ad aver pubblicamente testimoniato che le decisioni di Benedetto XVI sono un "male" per il Cammino: "catastrofe! siamo persi! qui finisce tutto!"

Kiko Carmen e compagnia non smettono quindi neppure allora che sembrano aver ottenuto i propri scopi, di brigare alle spalle di papa Benedetto, per loro ormai divenuto un grande ostacolo, un "Papa Faraone".

Il colpo di mano fallito per miracolo sulla "liturgia  neocatecumenale", non coerente al Magistero del Papa


Lo scandalo Vatileaks infatti ha fatto riemergere una lettera indirizzata a Bertone, presso la Segreteria di Stato, a firma del cardinale Leo Raymond Burke del gennaio 2012 in cui scrive di aver trovato sulla sua scrivania un invito a una celebrazione del Papa prevista sei giorni più tardi, "in occasione dell'approvazione della liturgia del Cammino Neocatecumenale".
L'alto prelato appare molto turbato in proposito, arrabbiato. "Non posso - si legge - come Cardinale e membro della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, non esprimere a Vostra Eminenza la meraviglia che l'invito mi ha causato. Non ricordo di aver sentito di una consultazione a riguardo dell'approvazione di una liturgia propria di questo movimento ecclesiale. Ho ricevuto, negli ultimi giorni, da varie persone, anche da uno stimato Vescovo statunitense, espressioni di preoccupazione riguardo ad una tale approvazione papale, della quale essi avevano già saputo. Tale notizia era per me una pura diceria o speculazione. Adesso ho scoperto che essi avevano ragione".
Come fedele conoscitore dell'insegnamento del Santo Padre sulla riforma liturgica che è fondamentale per la nuova evangelizzazione, ritengo che l'approvazione di tali innovazioni liturgiche, anche dopo la correzione delle medesime da parte del Prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei sacramenti, non sembra coerente con il magistero liturgico del Papa".
Dalla lettera si evince  che i neocatecumenali vanno contro il Papa ed è qualcosa che desta «preoccupazione» in tanti vescovi. E che l'anima dell'approvazione della liturgia neocatecumenale, come altre precedenti, stava avvenendo «all'insaputa del Papa».
La risposta autografa di papa Benedetto XVI, e il fatto che la Messa "non coerente con il magistero liturgico  del Papa" non venne approvata, ci dimostrano il flop dell'ennesimo attentato all'autorità della Chiesa e la guerra sotterranea senza quartiere che Kiko Argüello e i suoi sodali conducevano da anni contro papa Benedetto  XVI.

Cosa era successo, in pratica? Ce lo spiega il giornalista Sandro Magister.
Era accaduto che il pontificio consiglio per i laici presieduto dal cardinale Stanislaw Rylko aveva predisposto il testo di un decreto di approvazione globale di tutte le celebrazioni liturgiche ed extraliturgiche del Cammino neocatecumenale, da rendersi pubblico il 20 gennaio 2012 in occasione di un previsto incontro del papa con il Cammino.

Il decreto era stato redatto su indicazione della congregazione per il culto divino, presieduta dal cardinale Antonio Cañizares Llovera. I fondatori e leader del Cammino, Francisco "Kiko" Argüello e Carmen Hernández, ne furono informati e anticiparono festanti ai loro seguaci l'imminente approvazione.

Il tutto all'insaputa del papa.

Benedetto XVI venne a conoscenza del testo del decreto pochi giorni prima dell'incontro del 20 gennaio 2012.
Lo trovò sconclusionato e sbagliato. Ordinò che fosse cancellato e riscritto secondo le sue indicazioni.
Infatti, il 20 gennaio 2012, il decreto che fu promulgato si limitò ad approvare le cerimonie extraliturgiche che scandiscono le tappe catechistiche del Cammino.
Il papa, nel suo discorso, mise in chiaro che solo queste erano convalidate. Mentre a proposito della messa impartì ai neocatecumenali una vera e propria lezione – quasi un ultimatum – su come celebrarla in piena fedeltà alle norme liturgiche e in effettiva comunione con la Chiesa.

In quegli stessi giorni Benedetto XVI ricevette in udienza il nuovo arcivescovo di Berlino, Rainer Maria Woelki, uomo di sua fiducia, che di lì a poco avrebbe fatto cardinale. Woelki gli parlò tra l'altro proprio delle difficoltà che i neocatecumenali creavano nella sua diocesi, con le loro messe separate
Pochi giorni dopo, l'11 febbraio, il papa inoltrò copia di questa lettera alla congregazione per la dottrina della fede, assieme alla sua richiesta di esaminare al più presto la questione, che "concerne non soltanto l'arcidiocesi di Berlino".
La commissione d'esame presieduta dalla congregazione per la dottrina della fede si sarebbe dovuta avvalere, secondo le indicazioni del papa, della collaborazione di altri due dicasteri vaticani: la congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, e il pontificio consiglio per i laici.

E così è stato. Il 26 marzo, nel Palazzo del Sant'Uffizio, sotto la presidenza del segretario della congregazione per la dottrina della fede, l'arcivescovo Luis Francisco Ladaria Ferrer, gesuita, si sono riuniti per un primo esame della questione i segretari degli altri due dicasteri – per il culto divino l'arcivescovo Augustine J. Di Noia, domenicano, e per i laici il vescovo Josef Clemens – e quattro esperti da loro designati. Un quinto esperto, assente, dom Cassiano Folsom, priore del monastero di San Benedetto a Norcia, inviò per iscritto il suo parere.

I giudizi espressi sono stati tutti critici delle messe dei neocatecumenali. Molto severo è risultato anche quello che la stessa congregazione per la dottrina della fede aveva chiesto, prima della riunione, al teologo e neocardinale Karl J. Becker, gesuita, professore emerito alla Pontificia Università Gregoriana e consultore del dicastero.

Il dossier predisposto per la riunione dalla congregazione per la dottrina della fede comprendeva la lettera del papa dell'11 febbraio, la lettera del cardinale Woelki al papa nell'originale tedesco e in versione inglese, il parere del cardinale Becker e una traccia per la discussione nella quale si metteva esplicitamente in dubbio la conformità alla dottrina e alla prassi liturgica della Chiesa cattolica dell'art. 13 § 2 dello statuto dei neocatecumenali, quello con cui essi giustificano le loro messe separate del sabato sera.

In realtà, il pericolo temuto da Benedetto XVI e da molti vescovi – come risulta dalle numerose denunce pervenute in Vaticano – è che le modalità particolari con cui le comunità neocatecumenali di tutto il mondo celebrano le loro messe introducano di fatto nella liturgia latina un nuovo "rito" artificialmente composto dai fondatori del Cammino, estraneo alla tradizione liturgica, carico di ambiguità dottrinali e fattore di divisione nella comunità dei fedeli.

Alla commissione da lui voluta, il papa ha affidato il compito di accertare la fondatezza di questi timori. In vista di decisioni conseguenti.
I giudizi elaborati dalla commissione furono esaminati in una riunione plenaria della congregazione per la dottrina della fede, un mercoledì – una "feria quarta" – della seconda metà di aprile.

Tutto il meccanismo messo in moto da papa Benedetto XVI, tramite i lavori del comitato della Feria quarta, mirava alla definitiva condanna degli abusi liturgici perpetrati in seno al Cammino Neocatecumenale.

Naturalmente Kiko e Carmen e il gotha neocatecumenale ne erano perfettamente consapevoli, se non altro per il coinvolgimento  del pontificio Istituto pro laicis e possiamo essere certi che abbiano manovrato in tutti i modi e messo in campo tutte le loro forze per impedirlo.
Sta di fatto che il lavoro della Feria  Quarta si interrompe drasticamente con la rinuncia al Ministero petrino di papa Benedetto il 13 febbraio 2013 e non viene ripreso sotto il governo di papa Francesco.
 
Le "rivelazioni" di Portorico: Kiko si augurava che "il Papa morisse"

Non avremmo saputo nulla delle reazioni ed intenzioni neocatecumenali se la prorompente vanità di Kiko Argüello, unita a un principio di demenza, che già devastava la mente della coiniziatrice  Carmen Hernández, non lo avesse indotto a parlarne nel corso di una giornata vocazionale a Portorico nell'aprile del 2017.
I neocatecumenali hanno persino tolto la registrazione da YouTube per evitare che, soprattutto  in questi giorni dopo la scomparsa di papa Benedetto se ne potesse riparlare: ma in quell'occasione lo stesso Kiko Argüello svelò che, nel periodo antecedente alle sue dimissioni e durante i lavori del Comitato Feria Quarta, egli si era visto perduto, obbligato, con tutti i suoi discepoli, ad "andare a Messa con tutti" (sic!) e si era augurato che il Papa morisse.

Riportiamo, nella nostra traduzione, un ampio stralcio del discorso-sfogo di allora di un Kiko evidentemente in preda ad un raptus di onnipotenza e forse già in una fase di perdita di alcuni freni inibitorii:

"Ci volevano ammazzare...volevano che andassimo a messa con tutti...io dicevo: l'unica cosa che ci potrà salvare è che muoia il papa"

"Nasce la comunità, e tutti della parrocchia ti odiano, ti detestano, e ti denunciano al vescovo. Si crea una tensione.
Pensano nella parrocchia: questa è una setta…anche lo stile…è verità!
E non vi dico i processi che abbiamo avuto in Germania… in tante parti.
Grazie a Dio, siamo molto contenti di essere perseguitati perché la cosa più importante per un cristiano è essere come Gesù Cristo che fu odiato, e noi non possiamo essere più grandi di Nostro Signore, il discepolo deve essere come il suo maestro.
A Cristo lo hanno odiato e si sono riuniti per ucciderlo…
E a te, Kiko, ti applaudono eh?
No! Se vuoi essere cristiano devi prepararti alla croce.
Io ho il cuore che non sta bene e mi dice il medico: tu non puoi soffrire.
E io: come, non posso soffrire, che dici! Se vengono per sollevarmi in alto e mi vogliono uccidere!
Mi chiedo: sei un cristiano? Così, come me, preparati.
(Prosegue con aria tragica)
Beh, mi hanno perseguitato a sufficienza, e ci ha salvato… ci volevano ammazzare, distruggere le comunità, la messa delle piccole comunità, e che andassimo a messa con tutti! (moto di orrore).
Ci denunciarono alla Feria IV, ci hanno fatto passare… sofferenze orribili!
Però (prosegue con voce tremula) grazie a Dio io dicevo l'unica cosa che ci potrà salvare è che muoia il papa.
E così, stavamo già perduti…
e… non morto ma…(ridacchiando) si è dimesso!
Grazie a Dio! (risate dell'assemblea).
E tutto era pronto, era una sentenza orribile. Ho telefonato alla Santa Sede e ho chiesto se era operativa. Non è operativa, aspettiamo il seguente papa.
E Bergoglio ci ha salvato! Il cardinal Bergoglio."

Riflettiamo che, oltre ad aver augurato la morte a Papa Benedetto ed essersi rallegrato per le sue dimissioni, ha chiamato il papa regnante "cardinal  Bergoglio".

Ciò  fa capire che la lotta intestina contro i papi non si è esaurita con la capitolazione per sfinimento di papa Benedetto, ma continua con il più  coriaceo papa Francesco.
Perché la guerra di Kiko e Carmen, e di conseguenza di tutto il comitato direttivo  neocatecumenale, non è finita con papa Ratzinger, di cui fintamente piangono la morte dopo avergliela augurata, ma continuerà, visto che  non è una guerra contro quel vescovo o contro quel determinato papa, ma contro la Chiesa.

mercoledì 23 novembre 2022

Riassunto della questione Guam: come si giunse a smascherare il vescovo pedofilo neocatecumenale

Traduciamo e riassumiamo qui sotto parte della testimonianza che Tim Rohr rese al cardinal Burke all'inizio del 2017. È una lunga lettura, ma è perché riepiloga una lunga catena di eventi.

Certamente la gran parte dei nomi citati non significherà nulla per chi non ha contatti con i cattolici di Guam. Quello che ci interessa mostrare è il dipanarsi degli eventi, il "come si è giunti" a far emergere gli scandali del vescovo pedofilo neocatecumenale Apuron. (E un po' anche a come si scrive una testimonianza destinata alle autorità ecclesiastiche: in modo asciutto, elencando fatti, date, luoghi, nomi, opportunità di verifica, senza omelie intermedie).

Apuron, "fratello di comunità" del Cammino Neocatecumenale, aveva un lungo passato di abusi sessuali sui chierichetti (anche di meno di 10 anni di età, per questo lo indichiamo come pedofilo), abusi che aveva perpetrato almeno fin da quando era seminarista, continuato quando era stato parroco, proseguito anche dopo essere diventato vescovo.

Nella lettera inviata a Burke, Tim spiega che l'escalation è avvenuta a partire dall'arroganza neocatecumenale di calpestare chiunque non promuova il Cammino. Nel caso specifico, se il vescovo è neocatecumenale, bullizza e mobbizza i preti che non accolgono il Cammino, opprimendoli in spregio alla legge di Dio e a quella della Chiesa, oltre che al semplice buon senso. È per difendere dei sacerdoti onesti e amati dai fedeli, che Tim si è ritrovato a scoprire le porcherie di Apuron.

Notiamo che il Cammino Neocatecumenale ama servirsi di questi soggetti con enormi scheletri nell'armadio, in quanto sono ricattabili e manovrabili anche per le manovre più bieche (si veda ad esempio il caso dello spretato ex cardinale McCarrick, pederasta dotato di una lussuosa suite in un seminario Redemkikos Mater con viavai di giovani seminaristi neocatecumenali ricattabili). Non deve meravigliare che un vescovo pedofilo, legandosi al Cammino, diventi improvvisamente disposto a calpestare i suoi migliori sacerdoti qualora risultino antipatici a qualche cosiddetto "catechista" neocatecumenale.

Il dipanarsi di questa storia smentisce tutte le "teorie del complotto" neocatecumenali, che giustificavano Apuron dichiarandolo onesto e candido, affermando che veniva ingiustamente attaccato, dicendo che gli accusatori si sarebbero "messi d'accordo" per accusarlo, dicendo che Tim avrebbe avuto chissà che loschi interessi e avrebbe tessuto chissà quali magagne, addirittura dicendo che non si trattava di stupri perché il ragazzino vittima sarebbe stato consenziente... Come sempre, i neocatecumenali sanno difendersi solo adoperando inganni e menzogne.

Insistiamo a far notare che scoperchiare il calderone è stato un gesto di carità nei confronti delle vittime. Non è mai stata un'aggressione contro un "nemico", tanto meno un tentare di dare una randellata gratuita al Cammino Neocatecumenale e ai suoi esponenti. È stato solo un perseguire la giustizia - e se i neocatecumenali fossero onesti davanti a Dio, avrebbero combattuto essi stessi affinché alle vittime venisse resa giustizia. E invece, acriticamente, ciecamente, come un branco di asini raglianti, i fratelli del Cammino hanno professato il nuovo kikodogma stabilito da Kiko: "preghiamo per Apuron e per tutta la persecuzione!"

Affresco in una parrocchia napoletana:
Kiko e Carmen all'inferno, insieme alle
anime che hanno contribuito a dannare



[...] Pur di fronte al fatto che per quasi trent'anni che ho vissuto a Guam si vociferava riguardo agli abusi sessuali di Apuron, non mi ero mai impegnato a renderli pubblici. Il mio scopo, in origine, era di difendere un sacerdote che ritenevo essere stato trattato ingiustamente a causa della sua nota opposizione all'accoglienza del Cammino Neocatecumenale (CNC) nella sua parrocchia.

Per parecchi anni avevo osservato Apuron prendere sempre le difese del CNC e andar contro i sacerdoti e i fedeli che non accettavano l'avanzamento del CNC nella nostra diocesi.

A gennaio 2006 Apuron criticò pubblicamente l'allora prefetto della Congregazione per il Culto Divino, cardinal Arinze, per la lettera del 1° dicembre 2005 che esigeva che il CNC adeguasse le sue liturgie ai libri liturgici. Successivamente partecipai ad un incontro in cui, Apuron presente, inventarono una menzogna per coprire l'attacco di Apuron contro Arinze.

Nel 2008 Apuron minacciò tre preti filippini (che avevano servito la diocesi a Guam per parecchi anni) esigendo che celebrassero Messa per le comunità del CNC, o che altrimenti andassero via da Guam trovandosi un altro vescovo. Dopo una pubblica protesta contro il trattamento di tali sacerdoti e, per estensione, dell'aggressiva espansione del CNC favorita da Apuron, quest'ultimo sembrò darsi da fare a ordinare al sacerdozio parecchi seminaristi che studavano nel seminario Redemptoris Mater, che sembravano clamorosamente impreparati perfino riguardo al dir Messa.

Nel 2013 Apuron se la prese con don Gofigan, esigendo che si dimettesse da parroco oppure «subirai una molto più pesante e dolorosa revoca del tuo incarico». Gofigan era il sacerdote che si era opposto all'accogliere il CNC in parrocchia fintantoché i suoi membri non avrebbero seguito le norme liturgiche che infatti rifiutavano.

Nel 2014 Apuron se la prese con mons. Benavente, allora parroco della cattedrale, accusandolo di cattiva gestione finanziaria. Sebbene tre diversi professionisti del campo spiegassero che le accuse erano infondate, Apuron rispose attaccando Benavente sui media per parecchi mesi.

[...]

Verso luglio 2014 ho ricevuto sul mio blog un commento anonimo che affermava che un suo parente era stato sessualmente abusato da Apuron. Non pubblicai il commento, in quanto non permetto accuse anonime di quel genere, ma pubblicai un messaggio sul blog suggerendo di contattarmi in privato e col proprio vero nome. Mi rispose in privato un certo Toves, e mi disse che suo cugino da piccolo era stato nel seminario minore agli inizi degli anni '80, e che Apuron era stato spesso visto venire a prelevarlo dal seminario per poi sparire per ore intere. Notò strani cambiamenti nel cugino, che successivamente tentò più volte il suicidio.

Toves, di sua iniziativa, chiamò poi un'emittente radio locale e lanciò l'accusa. Questo fu il primo momento in cui Apuron veniva menzionato riguardo gli abusi sessuali e ci fu un po' di trambusto sui media. A novembre 2014 Toves venne a Guam per confrontarsi personalmente con Apuron, ma quest'ultimo si rifiutò di incontrarlo e minacciò di chiamare la polizia. L'accusa di Toves continuò a rimbalzare sui media finché una mattina di aprile 2015 una donna chiamò un'emittente radio durante un talk show e disse che ad un funerale di pochi giorni prima, un uomo di mezza età, apparentemente commosso dalle notizie riguardanti Apuron, aveva confidato di essere stato molestato da Apuron.

La donna non fece nomi ma nel giro di alcune settimane seppi che si trattava di un certo Denton, che era stato chierichetto ad Agat con il cugino di Toves negli anni '70. I rumors riguardo gli abusi sessuali commessi da Apuron contro gli "Agat boys" riguardavano infatti la parrocchia ad Agat dove era stato parroco per due anni verso la fine degli anni '70. Da quel che ho capito, quando Toves seppe di Denton, riuscì a contattarlo e a dirgli di mettersi in contatto con me o col mio blog, in quanto il blog era il flusso centrale di comunicazioni per questa faccenda. Denton, parecchi mesi prima, era già riuscito a contattare il delegato apostolico dell'epoca, l'arcivescovo Krebs. Non ho idea di come si fosse mosso a contattare Krebs, anche se sul mio blog avevo indicato come contattare il delegato apostolico e incoraggiato i lettori a scrivergli.

Alcuni mesi dopo Denton mi mandò una copia della sua lettera a Krebs e della risposta che aveva ricevuto. Krebs gli aveva suggerito di contattare un avvocato. Posso capirne il motivo: se Denton fosse venuto allo scoperto da solo, Apuron lo avrebbe querelato così come aveva minacciato di fare con Toves.

Nella lettera di Denton si parlava di un terzo ragazzo, con le iniziali "R.S.", col quale si erano presentati da don Niland, all'epoca viceparroco della parrocchia di Agat, per dirgli cosa aveva fatto loro Apuron, all'epoca solo prete, e che Niland - oggi deceduto - non fece nulla. La possibilità che "R.S." o qualcun altro delle vittime di Apuron potesse corroborare la testimonianza di Denton era chiaramente preziosa.

Denton era comprensibilmente in ansia: non mi aveva mai incontrato e non sapeva di chi fidarsi. Non mi disse chi fosse "R.S.", così chiesi a Toves di scrivermi i nomi dei chierichetti dell'epoca che ancora ricordava. [...] Scoperto il suo nome (Sondia), chiesi ad un suo parente che lavorava in un bar che frequentavo, di chiedergli qualcosa di generico su Apuron e osservarne le reazioni. Mi rispose che Sondia aveva reagito in modo strano, scuotendo la testa, dicendo solo "quel tipo [Apuron] ha dei problemi". Capii che finalmente avevamo una pista. Chiamai Denton (che risiedeva in Arizona) e gli chiesi conferma del nome Sondia. Denton mi rispose: "gli devi parlare tu, Tim, gli devi parlare". Diedi a quello che lavorava nel bar la lettera di Denton. Sondia non solo rispose che ciò che c'era nella lettera era tutto vero, ma confermò di essere stato anche lui vittima di Apuron.

A questo punto capii che Denton poteva farsi avanti perché c'era almeno un secondo testimone che poteva corroborare le sue accuse. Ma sapendo quanto potere avesse Apuron all'epoca (a causa del sostegno della leadership del CNC), non volevo che Denton e Sondia ne ricevessero danno da Apuron.

Sondia si ricordò del suo amico Quintanilla, che era stato nello stesso gruppo di chierichetti e si era successivamente trasferito alle Hawaii. Lo contattò, gli raccontò della situazione, ed ebbe conferma che anche Quintanilla era stato molestato a suo tempo. Dunque i tre erano pronti per incontrare Apuron e chiedergli di scusarsi. Non avevano pensato ad azioni legali, dato che per le leggi vigenti all'epoca il reato era considerato in prescrizione. Ma senza una copertura legale, sarebbe stato difficile procedere senza aspettarsi che Apuron li querelasse.

Fu così che contattammo l'avvocato Lujan, al solo scopo di trovare il modo di indurre Apuron a pensarci due volte prima di far qualcosa contro gli accusatori. Quando incontrarono Lujan (ero presente), chiesi ai tre di considerare un'accusa pubblica, poiché se i tre hanno sofferto così tanto, c'era da chiedersi: quanti altri c'erano là fuori a soffrire in silenzio con le stesse ferite e nessuno a cui rivolgersi? Una denuncia pubblica avrebbe aiutato altri. Avevo ancora più motivo di suggerirlo, a causa dell'aggressività del CNC, principalmente da tale padre Sammut, il "catechista" neocatecumenale che era incaricato di Guam e che guidava la diocesi da dietro le quinte.

Il massimo esempio di tale aggressività era stato a novembre 2015 la pubblicazione sul giornale diocesano di un falso certificato di proprietà per l'immobile che era in uso al seminario neocatecumenale di Guam. Il falso certificato era inteso a coprire il fatto che Apuron avesse clandestinamente donato l'immobile a soggetti del Cammino. La pubblicazione era avvenuta da parte del vicario generale diocesano, il presbitero neocatecumenale D.C.Quitugua. Uno sguardo più approfondito sul certificato [con un fraseggio truffaldino ben calcolato, ndt] e il silenzio da parte delle autorità interessate era allarmante, e suggeriva di smascherare Apuron il più presto possibile.

Tre testimoni sono meglio che uno, ma tentai di trovare altri prima di andare avanti. Pubblicai un annuncio sui giornali locali chiedendo che si facesse avanti chiunque avesse subìto abusi (o potesse testimoniarne) riguardo alle parrocchie dove era stato Apuron negli anni '70 e '80. Negli annunci non si faceva il nome di Apuron. È significativo notare che i presbiteri neocatecumenali Cristobal e Oliveira (che curarono le comunicazioni della curia dopo che Apuron scappò a fine maggio 2016) affermavano che tali annunci avessero indotto le vittime a farsi avanti, quando al momento della loro pubblicazione erano già in tre (ricevemmo parecchie telefonate ma nessuno volle farsi avanti).

Dei tre testimoni, Denton era da considerare il più pericoloso per Apuron: 1) era stato stuprato; 2) in seguito lo aveva affrontato parlandogli. Ero convinto che Apuron sospettasse che fossimo in contatto con Denton, almeno fin da quando quella donna aveva chiamato all'emittente radio parecchi mesi prima.

Il primo a fare un intervento pubblico fu Quintanilla (Apuron non se lo sarebbe aspettato), che di fronte alla Curia il 17 maggio 2016, e accompagnato dall'avvocato Lujan (la presenza del quale parve evitare che Apuron minacciasse querele), tenne una conferenza stampa in strada. Nello stesso giorno Apuron rilasciò una dichiarazione per negare quanto detto da Quintanilla.

La notizia sui media fece ricordare ad una donna di Agat, che suo nipote (figlio di sua sorella), poco prima di morire durante un'operazione nel 2005, aveva detto di essere stato stuprato da Apuron negli anni '70. [...] Dunque eravamo giunti a quattro testimonianze. La madre di Quinata, che viveva in Arizona, comunicò la notizia ai media locali.

I presbiteri neocatecumenali Cristobal ed Oliveira reagirono dalla curia con un comunicato stampa in cui la definivano "un'accusa maliziosa e calunniosa". Questo comunicato aprì la possibilità di una causa per diffamazione e la questione arrivò a Roma così rapidamente che nel giro di pochi giorni giunse la notizia che Apuron era stato rimosso sede plena e l'arcivescovo Hon era stato assegnato a Guam come amministratore apostolico.

Durante una liturgia neocatecumenale:
il laico Kiko Argüello all'ambone,
con crocifero e candelieri:
crede di essere il vescovo?

Il 6 giugno 2016 Denton testimoniò pubblicamente di come era stato stuprato a dodici anni da Apuron, all'epoca prete, e di come lo avesse affrontato molti anni dopo, verso il 2000. Il 15 giugno parlò anche Sondia. Dopo questa terza testimonianza si consolidò l'opinione pubblica sul caso: i primi due avevano abitato lontano da Guam per molti anni, ma Sondia era residente da tutta una vita e ben conosciuto da tanti isolani.

Nessuno di quelli con cui avevo parlato, che conoscevano Sondia, avevano sospettato che Apuron lo avesse molestato. Ma questo non deve sorprendere. Sondia e Quintanilla, amici fin dall'infanzia, non sapevano cosa Apuron avesse fatto all'altro. Apuron li aveva minacciati tutti e tre dicendo «nessuno vi crederà». In più, c'era quella paura delle conseguenze del dire qualcosa contro "il prete"; ho avuto parecchie conferme da persone di mezza età, che da bambini sono stati puniti o minacciati dai parenti o dagli anziani dell'epoca, per aver detto una qualsiasi cosa contro il prete, anche se fosse stata questione di molestie, e perfino se fosse stato vero.

Caro cardinal Burke, posso provare tutto ciò che ho scritto qui. A titolo personale, vorrei anche precisare che non ho nulla da guadagnare da tutto questo. Infatti mi è costato molto, a me ealla mia famiglia (sono padre di 11 figli): lo stress, le minacce (Apuron ha minacciato di querelarmi), il tempo perso... tutto questo non l'ho chiesto né voluto. Sono eventi che sono semplicemente avvenuti, non potevo tirarmi indietro. [...]

mercoledì 20 gennaio 2021

I ciechi nati del cammino neocatecumenale (quarta parte)

Questa è la quarta ed ultima parte di alcuni interventi di Lino Lista (1952-2019), trattati più estesamente nel suo saggio «Il fango e il segreto». Qui la prima parte, qui la seconda e qui la terza.
Abbiamo integrato la trattazione, purtroppo rimasta incompiuta, con alcuni contenuti tratti dall'articolo di Beati Pauperes Spiritu "Furberie, trucchetti, mezze verità, complete bugie: la storia ventennale delle approvazioni farlocche del Cammino".



 

Breve storia delle approvazioni ecclesiastiche ricevute dal Cammino: Benedetto XVI, i mamotreti e la liturgia del Cammino

Da una aspra risposta del cardinale Camillo Ruini a una corrispondenza nella quale padre Enrico Zoffoli ribadiva le eresie contenute nel catechismo neocatecumenale (risposta datata 8 aprile 1995, della quale si darà breve conto nell'ultimo paragrafo), si apprende che in quella data "la predetta catechesi è stata esaminata dalla Congregazione per la Dottrina della Fede". 
 
In realtà la revisione dei volumi del direttorio catechetico neocatecumenale fu effettuata dalla Congregazione per la Dottrina della Fede dal 1997 al 2003, come è dichiarato nel decreto di approvazione del direttorio stesso firmato nel dicembre del 2010 dal presidente del Pontificio Consiglio per i Laici, cardinale Stanislaw Rylko, e come si legge nel primo volume corretto e corredato di note. 
Precedentemente al 1995 accadde tutt'altro che una correzione dei mamotreti, e a rivelare l'antefatto fu Kiko Arguello, nell'Annuncio di Quaresima del 2006.
Allora, la Dottrina della Fede doveva studiare le nostre catechesi o, per lo meno, sapere quello che predichiamo. In principio, il Cardinal Ratzinger aveva ricevuto tramite Mons. Cordes, alcuni libri di certi signori che affermano tuttora che siamo eretici, come un certo Zoffoli, passionista, che prese il testo e tirandolo fuori dal contesto diceva: "Nella pagina 37 Kiko dice o Carmen dice...", e prendendo quella frase fuori dal contesto scriveva 5 pagine dicendo assurdità. Ci sono molti libri su quel filone ... Gli zoffoliani - i seguaci di Zoffoli - quando andavamo a fare catechesi distribuivano opuscoli dove si raccontano le eresie di un tale...

In questi primi passaggi Kiko Arguello mentì: non fu monsignor Cordes a consegnare al cardinale Ratzinger i libri di Zoffoli. Dalla corrispondenza con il cardinale Ruini si apprende che il futuro papa Benedetto XVI ne ricevette, in qualità di Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, almeno uno direttamente da padre Zoffoli.

Il seguito dell'Annuncio, invece, è estremamente illuminante.

Inoltre Zoffoli scrisse un libro: "Eresie di Kiko Arguello" e un altro: "Catechesi di Giovanni Paolo II e catechesi di Kiko Arguello", etc., come se questo conflitto esistesse. Allora la Santa Sede che ci vuole aiutare, ci chiese se potevamo elaborare una sintesi teologica. Io dissi: una sintesi, mamma mia, una sintesi teologica di quello che predica il Cammino! Perché eravamo spaventati: se davamo i testi alla Dottrina della Fede non sapevamo come potevano rispondere, (come questo passionista che bastava che lo leggesse fuori dal contesto affinché trovasse dappertutto eresie, o cose così assurde),  allora io dicevo: come facciamo?  Allora sceglietevi un gruppo di teologi che si siedano, e che mettano per iscritto quello che voi predicate. Allora prendemmo Emiliano, chiamammo Ricardo Blazquez, chiamammo un gruppo... e poverini!, si sono messi a scrivere un testo così, grosso, un libretto così, e la Santa Sede ha cominciato a rispondere male a quel Libro: ed ora che mancava questo, e mancava quest'altro...
Ma bene, alla fine, dopo cinque anni giunsero alla conclusione che questo libretto era passabile e dove si metteva un po' di quello che diciamo della sessualità, della croce gloriosa, ecc... Era una specie di riassunto fatto da Emiliano con alcuni altri teologi. Io dicevo: "E quello che cos'è? A cosa serve questo?". "Ah, la Santa Sede vuole sapere se questo è quello che predicate e se ci credete". Io dissi: "Crediamo in quello che dice il Catechismo!". Non vi raccontiamo le sofferenze che abbiamo vissuto in tutti questi anni. Vi dico solo, come aneddoto che quando abbiamo terminato questo libretto, e la Santa Sede stava per riconoscerlo - non vi ho raccontato mai questo - risulta che monsignore Bertone, il segretario, ci disse che questo Libro sarebbe stato il Direttorio Catechetico dei catechisti.
Come? Cioè, dobbiamo togliere la nostra catechesi e questo mattone, così grosso, fatto per un teologo è quello che devono studiare i catechisti? Sì, sì, questo! Cioè, ci hanno detto che volevano sapere quale è la nostra teologia, ma non ci hanno detto che questa sarebbe stato il Direttivo. Insomma, potete immaginare... ci danno appuntamento per l'incontro dell'approvazione di questo libretto e, affinché la Santa Sede dicesse che non siamo eretici, che si trattava di tutto questo, abbiamo l'incontro col cardinale Ratzinger. E, Carmen può confermare, in quella situazione Dio mi diede coraggio... Dico al cardinale Ratzinger: "io quel libro non lo riconosco!". Dice Ratzinger: "Come ha detto? Che non riconosce questo libro? Da cinque anni lavoriamo ed ora lei dice che non lo riconosce? Ma lei..., perché allora la Chiesa si disinteressa di voi... "Io in questo Libro non riconosco il CNC! Quella è una tesi fatta male".
Dissi questo davanti a Ratzinger. Ratzinger fu bravissimo, un altro mi avrebbe cacciato dal suo ufficio. Noi pensavamo fosse una sintesi teologica fatta da Emiliano che ha fatto quello che ha potuto, poverino, ma non c'e chi possa leggerglielo. Inoltre, quel libro è già sparito; è come una tesi dottorale, un mattone (nel senso di gran volume) così di Teologia, dicendo un po' quello che dice la Chiesa sull'ecclesiologia, la cristologia. Potete immaginare se quelle erano le nostre catechesi...
I testi kikiani: tristi e indigesti

Kiko Arguello, quindi, rifiutò il "mattone" frutto del lavoro congiunto di esperti della CdF e del Cammino.

Perché il cardinale Ratzinger fu "bravissimo" e non lo caccio dall'ufficio? La risposta è facilmente immaginabile. La natura del CNC, la sua struttura potentemente verticistica, l’idolatria per i fondatori – non platealmente diffusa ma sicuramente non scoraggiata – forniscono a Kiko una enorme presa sul popolo degli aderenti neocatecumenali, presa che gli consente, senza grande sforzo, di minacciare uno scisma. 

E’ altamente probabile che Kiko abbia dato ad intendere a Ratzinger che, se non fosse stato accontentato nelle sue pretese, avrebbe portato i neocatecumenali fuori dalla Chiesa. 

L’ipotesi è niente affatto peregrina: nell’Annuncio di Pasqua del 2017 Kiko, lamentandosi del fatto che in molte diocesi i Vescovi non permettono Veglie Pasquali separate nelle parrocchie e non accettano la veglia neocatecumenale, ebbe a dire: 

Basta! come forse anche noi dovremo andare via dalle parrocchie. Andremo ai pagani (…) come in Giappone che stiamo vivendo nelle case. Non vi scandalizzate il Cammino può vivere perfettamente senza strutture di questo tipo, è possibile che il Cammino sia stato mandato da Dio per evangelizzare i lontani, i pagani, i secolarizzati, gli atei.

Questa affermazione, in particolare poiché proferita dal leader di un movimento che dal 1974 vanta un’encomiabile disobbedienza alla Santa Sede, è chiaramente molto grave. Con questo pensiero, se ritorniamo all’anno in cui Kiko fu convocato nell’ufficio del prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, capiamo bene perché “Ratzinger fu bravissimo”: comprendendo che il leader del CNC, reso arrogante dall’amicizia con Giovanni Paolo II e sponsorizzato da amici potenti all’interno del cerchio di fiducia dell’allora pontefice regnante, avrebbe potuto condurre fuori della Chiesa un milione di pecorelle.

Cerchiamo di ricapitolare. 

La Dottrina della Fede nel 1998 richiede a Kiko di sintetizzare il loro credo, rifiutando i testi fino a quel momento presentati. Kiko (giustamente) si spaventa, perché evidentemente sa di essere in grande errore e inoltre sa di essere del tutto ignorante in teologia. Così raffazzona un gruppetto di "teologi" del Cammino per mettere su in un unico testo un sunto che funzionasse da Direttorio e sostituisse le sbobinature eterodosse dei due spagnoli. 

Il testo elaborato dal gruppo del Cammino è un disastro e la CDF richiede continue correzioni per la bellezza di 5  anni, cioè fino al 2003; il risultato di questo durissimo lavoro è quello che Kiko definisce "mattone"teologico, con sommo disprezzo. 

Il Cardinal Raztinger convoca il "tripode" Kiko-Carmen-Pezzi per consegnare il volume e probabilmente chiedere che lo accettassero per iscritto. Ricordiamo che in quell'anno il Cammino è ancora nella fase "ad experimentum". Kiko rigetta il lavoro fatto, e respinge il testo. Si, Benedetto XVI avrebbe dovuto cacciarli a pedate dal suo ufficio, e magari avviare subito un bella indagine canonica per metterli fuori legge, ma purtroppo non è andata così. 

Dopo anni passati a cercare di rimettere il movimento di Kiko in riga (dal 1993 al 2003, cioè un decennio) senza successo, dopo infiniti rimaneggiamenti dei "mamotreti", l'iter di approvazione del Cammino si arena in Vaticano, in una sorta di stallo apparente. 

Capita però nel 2005 che il Cardinal Raztinger salga al soglio pontificio come Benedetto XVI. 

 


E qual è uno dei primi atti del suo pontificato? Incaricare il Culto Divino (del quale si attendeva dal 2002 il parere sull'ortodossia del "rito" liturgico neocat) di bloccare la celebrazione neocatecumenale. 

Purtroppo sappiamo tutti com'è andata anche in questo caso: altre resistenze, menzogne, inganni e atteggiamento da rettili. Quella roba dell'astuzia dei serpenti Kiko l'ha presa alla lettera! 

In coclusione: la Congregazione della Fede ha rimandato al Pontificio Consiglio per i Laici l'approvazione dei testi perché quei testi erano inapprovabili, perché non corrispondevano al lavoro fatto dalla CDF (rifiutato da Kiko), perciò i Cardinali della Congregazione se ne sono semplicemente lavati le mani! 

Piccola osservazione: se ci si fa caso onestamente, la Chiesa, per rendere davvero cattolico il CNC, ha tentato due massicci interventi: 

  1. sostituire le eretiche catechesi con il Catechismo della Chiesa Cattolica; 
  2. convertire la celebrazione protestante del Cammino nell'unica vera Messa Cattolica. 

In questo blog sono dieci anni che non si fa altro che ripetere questo concetto. Il fatto è che Kiko e Carmen non hanno nessuna intenzione di ubbidire, perché il loro vero scopo non è promuovere la Chiesa Cattolica, ma la propria visione di essa, con la loro Eucarestia che "porta avanti" nuovi significati, con il loro catechismo zeppo di "strafalcioni e vere e proprie eresie". 

Dal 2005 in avanti i due spagnoli, complici i potenti appoggi vaticani e la connivenza di tanti Vescovi e Sacerdoti, non hanno mai modificato la loro "messa", se non in alcuni dettagli di secondo piano. 

Kiko con gli zingari/Gesù con gli apostoli

 

Sappiamo che Benedetto XVI non aveva nessuna intenzione di approvare lo Statuto definitivo, davanti a tanti errori e disobbedienze, e ne abbiamo varie conferme da diverse voci (i Vescovi giapponesi, il periodico Petrus), ma ahinoi fu messo davanti al "fatto compiuto". 

A causa dell'intervento del Cardinal Rylko, gli Statuti vennero approvati, e, nonostante la celebrazione neocatecumenale dell'evento in pompa magna, dal Papa non arrivò neppure una riga di congratulazioni. 

E' chiaro adesso? 

Al Cammino servivano quattro placet: 

  1. la Dottrina della Fede, per il testo dottrinale, era di parere negativo; 
  2. Il Culto Divino, per l'Eucarestia, era di parere negativo; 
  3. la Congregazione per il Clero, per la trasmissione della catechesi e i seminari, non si è mai pronunciata. 
  4. Solo il Pontificio Consiglio del Futuro Immenso brigò dietro le quinte per far ottenere a Kiko e Carmen l'agognato riconoscimento, nostro malgrado con ampio successo. 

Dopo di allora, le approvazioni del Direttorio nel 2011 e 2012 sono state solo il frutto di ulteriori "fatti compiuti", come il decreto di approvazione delle "celebrazioni" del Cammino, scritto alle spalle di Benedetto XVI e intercettato dal Cardinal Burke, del quale si è già parlato ampiamente in questo stesso blog. 

Ma quale "siamo approvati", quali "lodi del Papa"? Lo volete capire o no che vivete in una colossale menzogna? 

Tutta l'epopea del Cammino, mistificata dai vertici dello stesso, non è la storia della Provvidenza Divina che interviene a salvare l'inviato Kiko, ma una collezione interminabile di trucchetti, bugie, disobbedienze e potenti appoggi "oliati", e sappiamo da dove vengono "frutti" come questi. 


giovedì 14 gennaio 2021

I ciechi nati del cammino neocatecumenale (prima parte)

In quel tempo, venne a Gesù un lebbroso: lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi guarirmi!». 
Mosso a compassione, stese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, guarisci!». 
Subito la lebbra scomparve ed egli guarì. (Mc 1,40-45) 
 

 
Presentiamo, a partire da oggi, alcune considerazioni di Lino Lista (1952-2019) e di Beati Pauperes Spiritu. Prima di cedere loro la parola, riteniamo opportuno presentare Lino a coloro che abbiano scoperto solo di recente il nostro blog:
Ingegnere, poeta e studioso brillante e consequenziale, Lino Lista è soprattutto un buon cattolico innamorato della Verità. Rispettoso della Sacra Tradizione, della Sacra Scrittura, del Magistero Bimillenario, quindi della Santa Madre Chiesa Cattolica, ha sempre operato disponendo al servigio degli altri il dono divino che gli è stato conferito: un intelletto prodigioso congiunto a una profonda sensibilità.
Lino Lista ha di già trattato l'affaire Cammino (insensate interpretazioni di racconti evangelici, simbolismi, gergo, icone, canti, scrutini di passaggio,  strategie formative, rituali vari) nel saggio «Il fango e il segreto», pubblicato nel 2015 dalla Edizioni Segno -, ma con le considerazioni che pubblichiamo a partire da oggi ci riserva un'ulteriore sorpresa, un compendio degli errori neocatecumenali ove ne evidenzia l’eterodossia riproponendone la corretta dottrina cristiano-cattolica. 
Con il presente lavoro si intende fissare ciò che il Cammino è stato per circa cinquant'anni. Lo si farà prioritariamente presentando le catechesi e gli scrutini della tappa Traditio, basati sulla mistificazione di Gv 9. Lo stesso Kiko definisce come "tempo del Cammino" e "immagine del Cammino" la sua interpretazione di Gv 9, una sequenza di manipolazioni del Vangelo che non ha simili nella storia dell'esegesi neotestamentaria: il criterio di presentazione, quindi, non è arbitrario -.        

Di seguito la prima parte della stringata sequenza di brani estrapolati dall'opera in questione di Lino Lista.


Storia del Cammino, delle approvazioni vantate e delle critiche ricevute. 
Il Cammino neocatecumenale: un cavallo di Troia nella Chiesa 
«Si tratta di un fenomeno molto triste e complesso. Per dirla apertamente: [Il Cammino Neocatecumenale] è un cavallo di Troia nella Chiesa. Li conosco molto bene perché per loro sono stato delegato apostolico per parecchi anni in Kazakhstan, a Karagandà. E ho assistito alle loro Messe e ai loro incontri, e ho letto gli scritti di Kiko, il loro fondatore, per cui li conosco bene. Parlando apertamente, senza diplomazia, dico che il Neocatecumenato è una comunità Protestante-Ebraica all'interno della Chiesa, che di cattolico ha solo la decorazione».
L'opinione sul fenomeno "molto triste e complesso", motivata dalla conoscenza che egli possiede del CNC, fu espressa da monsignor Athanasius Schneider nel corso di una intervista rilasciata nel marzo 2016 a Dániel Fülep del Centro John Henry Newman.

Coloro che non hanno approfondito la questione possono, a causa della martellante propaganda della lobby neocatecumenale e dei media cattolici che lo appoggiano, ritenere che il Cammino sia stato destinatario esclusivamente di lodi da parte di papi, cardinali, vescovi e sacerdoti. In realtà, e da decenni, non è così: le critiche alla dottrina iniziatica neognostica, alle prassi liturgiche che deviano dall'Ordinamento Generale del Messale Romano, alla consuetudine di sfigurare l'estetica delle parrocchie dove si insedia con le architetture, l'iconografia e gli addobbi creati dal fondatore Kiko Arguello, al rituale degli scrutini che violano il foro interno dei seguaci, arrivano da ogni dove e non soltanto da ambienti tradizionalisti. Ovunque il CNC si è introdotto, ha generato fratture con i credenti "non adulti nella fede". Proprio così: "non adulti nella fede"; basterebbe da sola questa locuzione svilente, con la quale i neocatecumenali definiscono i cattolici esterni al Cammino, a generare un inconciliabile contrasto.

L'arcano

Per lungo tempo il CNC si è diffuso agendo nel silenzio e nel segreto. Nel contempo, sin dagli ultimi anni '60 quando il movimento si insediò a Roma, il proselitismo del Cammino è stato attuato essenzialmente nelle parrocchie mediante esortazioni a partecipare alle prime quindici catechesi, sia con inviti formulati dagli amboni nel corso delle Messe sia con manifesti attaccati all'esterno delle chiese. Successivamente alla fase di proselitismo e dei quindici incontri (fase nella quale è massima l'apertura al prossimo dei neocatecumenali, un vero e proprio love bombing) già le neo-costituite piccole comunità vengono chiuse alla comunità parrocchiale più ampia. In coloro che accettano di proseguire nel percorso strutturato a gradi, infatti, è indotta la convinzione che occorra mantenere nascosti gli insegnamenti e le prassi dell'itinerario iniziatico neocatecumenale. È lo stesso Kiko, nel suo catechismo, a raccomandarlo varie volte: "Questo non dovete dirlo alla gente", "Non dite nulla di tutte queste cose". Il Cammino riferisce di rifarsi alle comunità cristiane dei primi secoli e il nascondimento delle attività viene motivato con il richiamo alla “disciplina degli arcani” (della cui esistenza, peraltro, mancano prove per i primi duecento anni di cristianesimo; per i tre successivi si trattò presumibilmente di prudenza dovuta alle persecuzioni e semplicemente di una formazione di tre anni dei non battezzati, ai quali non era consentito di assistere alla parte centrale della celebrazione eucaristica né di venire a conoscenza dei Sacramenti). In ogni modo, il riferimento al catecumenato primitivo appare fuori luogo giacché il movimento di Kiko Argüello si è sviluppato attingendo massimamente tra i cattolici praticanti, battezzati e comunicati. Il cosiddetto arcano del CNC, che non per caso concerne ogni aspetto del movimento, appare dunque funzionale più alla segretazione della dottrina e delle pratiche invece che al recupero di una disciplina delle origini, considerata dai più mitologica. Infine, in cauda venenum – una coda non mostrata nella fase di proselitismo e nelle quindici catechesi iniziali – la durata del Cammino neocatecumenale è di circa trent'anni!

Dal 1972 fino ai primi anni del terzo millennio i neocatecumenali hanno utilizzato un proprio catechismo, costituito da tredici volumi per migliaia di pagine, tutte sbobinate da registrazioni degli insegnamenti orali tenuti da Kiko e dalla cofondatrice Carmen Hernández. I contenuti di tali volumi (definiti mamotreti oppure Orientamenti alle équipe di catechisti) per quasi tre decenni non furono sottoposti ad alcun controllo di ortodossia da parte delle Congregazioni vaticane competenti. Anzi: dell'esistenza dei mamotreti – tradotti alla lettera nelle lingue dei numerosi Paesi dove il Cammino si andava diffondendo e imparati a memoria dai catechisti in ogni luogo – a lungo fu negata l'esistenza. Nelle intenzioni dei fondatori i mamotreti dovevano restare occultati: la facondia delle equipe di evangelizzatori neocatecumenali è stata sempre motivata con la costante illuminazione che lo Spirito Santo donerebbe loro. Dal 1997 al 2003 il catechismo neocatecumenale fu revisionato e corredato di note (correttive più che esplicative) dalla Congregazione per la Dottrina della Fede; le numerose eterodossie in esso contenute furono pesantemente corrette e in molti casi del tutto cancellate, un atteggiamento, quello delle Eminenze, che stride parecchio con la vulgata neocatecumenale che parla esclusivamente di “approvazioni”. Nemmeno le rettifiche alle numerose eterodossie dei mamotreti furono pubblicizzate; se non fosse stato grazie a dissenzienti romani di un livello alto, i quali ritennero giusto divulgare sia i mamotreti originali sia i revisionati, le correzioni della Chiesa ancora sarebbero immerse nel segreto [...].

Le confutazioni di ecclesiastici alla dottrina del Cammino […]

Daniel Lifschitz, un ex catechista neocatecumenale itinerante in vari Paesi esteri, in una sua biografia racconta un aneddoto tanto divertente quanto significativo.
"Una sera, mentre père Elie faceva visite ai suoi numerosi parrocchiani, preparavamo la catechesi dell’indomani nel suo salotto e, terminata la lettura – la conoscevamo già tutti a memoria e per me era diventata una gran noia – nascosi il mio mamotreto sotto il cuscino di un divano".
«Ecco, da dove da dove tirate fuori la vostra parlantina! Ora ho capito chi siete: siete tutti dei pappagalli!», ironizzò padre Elie dopo aver rinvenuto il tomo, con il quale si potevano spiegare la sapienza e l'unità di intenti degli evangelizzatori neocatecumenali, i quali parlano sempre a braccio.
Il testo dimenticato da Daniel sotto un cuscino è il medesimo che il Servo di Dio mons. Pier Carlo Landucci, teologo e autore di numerosi saggi che godettero di un'ampia diffusione, riuscì a ottenere e fotocopiare con uno stratagemma. In un ampio e dettagliato studio, mons. Landucci espose la "qualità negativa del movimento: il segreto, l’esoterismo".

"Non c'è alcuna posizione dottrinale o pratica cattolica che non sia gravemente deformata. Il tutto presentato con impressionante grossolanità e confusione teologica e biblica, congiunte all'ostentato atteggiamento di acuta riscoperta e di suggestionanti prospettive di personale, elitario impegno e sacrificio", scrisse mons. Landucci di quel catechismo che, oramai, pur essendo privo di ogni approvazione e correzione, era stato diffuso in migliaia di copie e nelle principali lingue.

Da mons. Landucci nei primi anni '80 fino a oggi numerosissime sono state, nel mondo intero, le prese di posizione avverse alla dottrina e alle prassi liturgiche ed extraliturgiche neocatecumenali. Non basterebbe un casellario a contenerle tutte. Nel tempo, da Bruno Foresti vescovo di Brescia all'arcivescovo di Firenze cardinale Silvano Piovanelli, dal cardinale dell'arcidiocesi di Palermo Salvatore Pappalardo all'arcivescovo di Westminster e presidente della Commissione Episcopale dell'Inghilterra e del Galles fino al vescovo di Takamatsu mons. Osamu Mizobe, dal vescovo di Clifton a monsignor Bommarito arcivescovo di Catania fino al cardinale Raymond Leo Burke Prefetto del Tribunale del Vaticano, decine e decine sono le autorità ecclesiastiche che hanno contestato il Cammino, talvolta sospendendone le attività. Negli ultimi mesi ciò è accaduto nell'isola di Guam e nella diocesi di Lancaster; a Guam l'inviato dal Papa arcivescovo Michael J. Byrnes ha bloccato per un anno la formazione di nuove comunità; sia a Guam sia nella diocesi di Lancaster (vescovo Michael G. Campbell) i neocatecumenali sono stati destinatari di lettere pastorali nelle quali si impone loro di celebrare l'Eucarestia conformemente all'Ordinamento Generale del Messale Romano. Nel settembre 2017 l’arcivescovo metropolita di Chieti-Vasto, monsignor Bruno Forte, presidente della Conferenza episcopale abruzzese e molisana, ha pubblicamente richiamato i neocatecumenali che avevano programmato le loro missioni evangelizzatrici senza richiedere l'autorizzazione del vescovo.

Tutto ciò, e tanto altro, è sempre stato omesso dalla propaganda del Cammino; nelle comunità locali, dove gli interventi critici e le prescrizioni non possono essere nascoste, le disposizioni pastorali sono state invece presentate come persecuzioni da parte di "faraoni" (in tal modo, nel gergo neocatecumenale, sono definite le personalità che disapprovano taluni aspetti del CNC).

Nell'elenco precedente, al fine di dedicargli lo spazio che merita, si è volutamente tenuto fuori il nome del sacerdote che maggiormente si è impegnato nella confutazione del CNC: il compianto teologo passionista Enrico Zoffoli. Anche padre Zoffoli potette leggere il primo tomo degli insegnamenti neocatecumenali solo perché gli era stato consegnato da un suo confratello, padre Vittorio Lucchetti, che ne entrò in possesso grazie alla solita sbadataggine di un catechista neocatecumenale che lo aveva dimenticato in una parrocchia. Fu l'analisi del volume "Orientamenti alla equipe di catechisti per la Fase di conversione” che sospinse padre Zoffoli a intraprendere una eroica battaglia contro la dottrina di Kiko e Carmen. Una battaglia che lo portò a essere rimproverato da personalità ai vertici della Chiesa. 


(fine prima parte - segue)

venerdì 27 novembre 2020

ScaleaLeaks: le Comunità neocatecumenali fra Messe private e girotondi nel Deserto

«Rivela le cose recondite,
facendole uscire dalle tenebre»
(Giobbe 12,22)

Dopo lo scandalo di WikiLeaks (dall'inglese leak «perdita», «fuga [di notizie]») con la pubblicazione di una gran mole di documenti riservati che rivelavano dei veri e propri segreti di Stato, la vicenda di Vatileaks, la fuga delle informazioni riservate del Vaticano (fra cui la famosa nota di Benedetto XVI in risposta al Cardinal Burke che portò a galla le macchinazioni neocatecumenali per farsi approvare "a sorpresa" la propria liturgia), abbiamo anche noi una fuga di "segreti di stato" neocatecumenali che chiameremo ScaleaLeaks.

Infatti, proprio sul sito della parrocchia di San Giuseppe Operaio di Scalea (Cosenza) abbiamo potuto visionare una interessante documentazione che probabilmente doveva rimanere riservata ma che l'ingenuità di qualcuno ha messo a disposizione di qualsiasi internauta:

si tratta di alcune tabelline che riportano le attività di due comunità del Cammino neocatecumenale complete di nomi e cognomi e numeri di telefono, avvisi, calendari di celebrazioni, temi biblici, una lettera di convocazione ad una Convivenza di Inizio Corso eccetera a partire dal 2013 fino al febbraio 2020, cioè per un periodo di 6 anni fino alla recente battuta d'arresto causata dalla pandemia da coronavirus.


Non sembrerebbero degne di un secondo sguardo, ma per noi sono fonte di informazioni preziosissime e dirette sulle attività e sulle pratiche delle comunità del Cammino neocatecumenale: le stesse che alcuni suoi aderenti, sulle nostre pagine, negano con ottusa pervicacia.

Per esempio veniamo a conoscenza del fatto che, nonostante la fallita trappola a Benedetto XVI per il riconoscimento del monstrum liturgico neocatecumenale, nella parrocchia Giuseppe Divino Operaio di Scalea sono convinti che gli svarioni liturgici di Kiko Argüello e Carmen Hernández siano stati approvati dalla Santa Sede, tant'è che viene annunziato che ogni Sabato sera, con inizio alle ore 21,00, si svolge l'Eucaristia "secondo la Liturgia Neo Catecumenale".

Per intendersi, si tratta della celebrazione neocatecumenale con i canti strazianti di Kiko e tutti gli abusi che già a partire dal 2005 dovevano decadere, come le monizioni lunghissime, le risonanze, vere e proprie "omelie", la manducazione tutti seduti insieme al presbitero, il coppone luterano, il "chupito" col latte e il miele, per non parlare di ciò che avviene durante la Veglia pasquale.

Sono "Eucarestie" (guai a chiamarle Messe cattoliche!) parrocchiali, aperte a tutti?


La precisazione "le Comunità celebrano l'Eucaristia secondo la Liturgia Neo Catecumenale" fa capire che si tratta di eventi riservati alle Comunità, che "celebrano" l'eucarestia con Liturgia (o Rito) neocatecumenale (che, abbiamo chiarito, non è mai stata approvata dalla Chiesa) unicamente fra di loro e a proprio beneficio.

E quando sul sito web neocatecumenale della parrocchia di Scalea compare la dizione "Eucarestia comunitaria", cosa si intende? Si chiarisce subito che riguarda "tutte le Comunità della Diocesi". Di partecipare ad una Messa cattolica in Parrocchia non se ne parla neppure.

Quando gli eventi parrocchiali si sovrappongono a quelli comunitari, come per le Ceneri ed il santo patrono, compare la laconica scritta: "non c'è celebrazione" e non, per esempio, l'indicazione a partecipare insieme alla Messa Parrocchiale.

Anche la celebrazione "Penitenziale", quando è "allargata", riguarda solo le due comunità neocat, come pure la Eucarestia (ma solo perché il presbitero sarà uno solo, altrimenti ne avrebbero due separate).

Invece la "celebrazione della Parola" settimanale viene fatta in due giorni diversi, una il martedì e l'altra il mercoledì; non sia mai che la comunità neocat più giovane orecchi gli arcani di quella più anziana!

Per quanto riguarda il percorso di formazione biblica, oltre al fatto che mai, nei gruppi di preparazione, viene indicata la presenza del sacerdote, sembra procedere tutto come nel gioco del Monopoli quando si incappa nella casella Imprevisti: si torna indietro senza neppure passare per il VIA.

La prima comunità infatti nel 2013 affrontava SAUL, DAVIDE, SALOMONE, nel 2014 TOBIA, GIUDITTA; poi nel 2015 retrocedeva alla TAPPA ESODO, per proseguire nel 2016 con ISACCO, nel 2017 con GIACOBBE, GIUSEPPE, nel 2018 MOSÈ, GIOSUÈ, nel 2019 GEDEONE, SANSONE, DELITTO DI GABAA, SAMUELE per poi riapprodare nel 2020 a SAUL…

Ecco perché ci vogliono 30 anni per arrivare al battesimo nel Giordano, procedendo in circolo nel Vecchio Testamento a marce forzate avanti e indietro come Israele nel deserto, aspettando la morte di tutta quella generazione!

Anche per il resto, non c'è di che stare tranquilli e rilassati. In una lettera protocollata Prot. n. 31 del 09/71/2016 (del 9 luglio 2016) con Oggetto: CALENDARIO CONVIVENZE INIZIO CORSO 2016-17 firmata Salvatore e Agata (responsabili per la Sicilia e la Calabria) l'ultimo punto recita così: "Ricordiamo che si partecipa alla convivenza di formazione per essere preparati a svolgere il proprio compito all’interno del Cammino, per cui si eviti di portare bambini."

"Svolgere il proprio compito all'interno del Cammino" è una espressione militaresca che richiama le corvèe dell'esercito e che, insieme all'imposizione di non portarsi i bambini, ben fa comprendere la dimensione dell'obbligo e del sacrificio anche familiare e non del piacere della partecipazione.

Naturalmente, fra i doveri del neocatecumeno, spicca quello di pagare la Decima, richiamato dalla sibillina disposizione a fare la convivenza mensile "con tutti gli obblighi previsti dopo il secondo passaggio".

Infine, osserviamo che i numeri dei componenti delle Comunità sono risicati: nella prima Comunità, dai gruppi di preparazione, ne contiamo 18, della seconda viene dichiarato il numero di 26 (sopravvissuti) dopo il secondo passaggio.

Numeri asfittici nonostante i mielati messaggi di invito ai '"parrocchiosi" della Messa delle 12:

"Gesù è il Salvatore dell’uomo, ti ama e ti cerca. Il Signore ha un messaggio anche per te, se vuoi ascoltarlo vieni nel salone parrocchiale, il Martedì e il Venerdì con inizio alle ore 20,00. Ti aspettiamo"

Pare che il "messaggio" sia già fin troppo chiaro, per i parrocchiani, che infatti si guardano bene dal venire a farselo comunicare! E lasciano lì i neocatecumeni ad aspettare… e aspettare.

Per fortuna che, nel frattempo, hanno i temi biblici a cui pensare: il Vecchio Testamento è ampio e ogni cinque sei anni si ricomincia daccapo.

lunedì 16 dicembre 2019

ECCO COME I NEOCATECUMENALI GIUSTIFICANO IL DIRETTORIO…

Qualche giorno fa abbiamo potuto visionare un “mamotreto del Padre Nostro”, nuovo di pacca (cioè pubblicato dopo il 2010) ingenuamente accompagnato dall'affermazione "sono approvati! Ecco una copia!". In effetti la dicitura iniziale è "Direttorio Catechetico" e non più "Orientamenti alle equipes di catechisti".

Allora i mamotreti "approvati" dalla Santa Sede stanno già circolando perlomeno all'interno del Cammino?

A noi non pare che le cose stiano esattamente così, anche se ce lo auguriamo, perché vorrebbe dire che sono stati emendati tutti gli strafalcioni certi sull'esegesi del "cieco nato", sulla "lotta del Signore CONTRO (non con) Giacobbe, tutta la teologia sul peccato necessario come "figli del demonio", ecc… che non dovrebbero trovare posto in nessun insegnamento cattolico.

Secondo il pensiero neocatecumenale quindi, quel mamotreto riportante catechesi del 2001, dimostrava che la “pubblicazione” autorizzata nel 2010 era avvenuta (almeno all'interno del Cammino Neocatecumenale), perché nella prima pagina c’è un’annotazione scritta a mano, per la precisione in stampatello (naturalmente riprodotta stampata su tutte le copie), che dice testuale:

“CONCORDA CON L’ORIGINALE ESISTENTE NEGLI ARCHIVI DEL VATICANO, 26 DICEMBRE 2010”

Sotto, la firma e la qualifica del dichiarante, con relativo timbro (stranamente "mozzo" nella sua parte inferiore, quasi "ritagliato"):

PROF. AVV. GUZMAN CARRIQUIRY – SOTTO SEGRETARIO

Questo dovrebbe significare che tale mamotreto (come tutti quelli del Direttorio), è quello rivisto e corretto dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, perché la postilla è datata 2010. E non solo, proprio 26 dicembre 2010, il giorno stesso dell’emissione del Decreto.
Peccato però che la parola "rivisti" si trovi in riferimento al 2001 e NON al 2010, quindi "non" da parte della Congregazione, perché altrimenti avrebbe dovuto rigorosamente esservi citata. Al contrario, non è citata proprio MAI.

Ricordiamo sempre che è stato il Pontificio Consiglio per i Laici (di cui era presidente il Card. Ryłko, grande amicone del Cammino di vecchia data) a "consultare" la Congregazione per la Dottrina della Fede" e non, come dovrebbe essere normale anche in via cronologica, la Congregazione che, a lavori finiti, si rivolge al Pontificio Consiglio per sottoporre i risultati finali, posto che veramente competesse a questo dicastero il passo finale dell'approvazione. Siccome esistono pronunciamenti diretti da parte della Congregazione su questioni dottrinali diverse, proprio non si capisce la rinuncia al pronunciamento diretto nel caso del Cammino Neocatecumenale.
Può sembrare un cavillo giuridico, ma negli atti burocratici ha la sua importanza: non dovrebbe essere il dicastero che non è preposto al vaglio della dottrina a "consultare" (termine troppo generico) l'organo che ne è investito, ma dovrebbe starsene buono buono ad aspettare che sia l'organo preposto a comunicare l'avvenuta fine dei lavori e il nihil obstat a procedere, sempre nel caso che tocchi a lui procedere. L'iter burocratico procede sempre in avanti, non all'indietro.

È bene ricordare infatti, che i compiti dell'ormai soppresso Pontificio Consiglio per i Laici vertevano, per l'appunto negli articoli citati nel decreto di approvazione (131 e 133 §1 e §2), soltanto nel PROMUOVERE e COORDINARE l'apostolato dei laici, nonché ANIMARE e SOSTENERE gli stessi, FAVORENDONE LA COOPERAZIONE NELL'ISTRUZIONE CATECHETICA…
Nessun compito gli era riservato in merito alla dottrina e che la dottrina kikiana era attendibile, era un pronunciamento necessario ed irrinunciabile che avrebbe dovuto provenire dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, non attraverso una mera ed imperscrutabile "consultazione". Quest'ultima invece ha taciuto, essendo stata solo "consultata", ma senza che sia stato esibito un atto formale sul quale si sarebbe dovuta innestare l'approvazione alla pubblicazione. Solo "parole" tra dicasteri, niente atti formali, come si potrebbe fare attraverso una mera telefonata.

Aggiungiamo anche in uno scritto del Pontificio Consiglio per i Laici, si trova l'assurda precisazione che la Congregazione per la Dottrina della Fede "ha rivisto i volumi dal 1997 al 2003". Ma allora i 7 anni di silenzio per arrivare al 2010 a che sarebbero serviti?
Se il lavoro della Congregazione si è concluso nel 2003, perché aspettare 7 anni?
Qualcosa non torna…
Vorrebbe dire inoltre che l'approvazione ad experimentum dello Statuto, avvenuta nel 2002 ma il cui iter era iniziato anni avanti, avrebbe rimandato per la dottrina ad un Direttorio che nemmeno era stato finito di visionare, quindi inesistente per la Chiesa. Tutto il contrario di come dovrebbe avvenire ed avviene normalmente: prima si verifica la dottrina poi, nel caso tutto sia a posto, si concede lo Statuto, non viceversa.
Ma questo già lo dicono in tanti da sempre…

Comunque, dato ciò che vediamo apposto sul mamotreto in foto, vorrebbe dire che il sottosegretario firmatario, il giorno stesso dell’approvazione alla pubblicazione, ha rilasciato la sua firma sotto a uno scritto in stampatello di foggia femminile (non pare certo la calligrafia di un avvocato qual è il sotto segretario Guzman Carriquiry…), simile ad un’annotazione sull’agenda, quasi carta straccia, in modo totalmente non ufficializzato, per testimoniare che quelle copie ante 2010 “concordano” con certi “originali” (ma originale prima o dopo la revisione della Congregazione?) esistenti in Vaticano (gli escamotages giuridici da avvocati, anche nella sapiente scelta delle parole per rimanere sempre al limite della contestabilità sono proverbiali…). Quella scritta da "appunto d'agenda", qualora venisse opinata la validità del suo dichiarato, potrebbe sempre dichiararsi riferita agli "originali esistenti in Vaticano" delle copie kikiane, visto che non precisa che si tratta di quelle "emendate". E così, sempre sul filo dell'ammissibilità e della veridicità delle dichiarazioni, si salverebbe quantomeno la faccia.

Per chi ha ormai l’orecchio aperto e la ragione in funzione, quella postilla non sembra avere alcun valore ai fini della dimostrazione dell’avvenuta pubblicazione delle edizioni “riviste e corrette”, ma serve solo a confondere la realtà.



Non so se a richiedere tale postilla sia stato Kiko o se si tratta di un imprimatur voluto dalla Santa Sede per dimostrare che qualsiasi altra versione eventualmente circolante non “è conforme” a quella depositata in Vaticano, quasi a volersi tutelare dalla possibilità che fossero iniziate a circolare versioni “diverse” da quelle in possesso delle Congregazioni.

Dirimere la questione, ai fini della nostra dimostrazione, non è importante.
Ma lo sarebbe in termini di correttezza e trasparenza, perché fosse stato Kiko a richiedere l’aggiunta di tale postilla, significherebbe senz’altro che attraverso di essa si vorrebbe millantare la pubblicata edizione riveduta e corretta.

Ma è proprio così?

Innanzitutto, se così fosse, si sarebbe come d’uopo utilizzata la formula adeguata, anziché citare un generico “concorda con l’originale esistente negli Archivi del Vaticano”: ad esempio “come da decreto…”.
L’inesistenza di tale riferimento e il solo accenno all'originale depositato in Vaticano, non è per nulla sufficiente, né ufficiale.
A ciò si aggiunga che se già sono nuove edizioni con la dicitura "Direttorio Catechetico" (quindi per forza nuove), non si comprende per nulla il perché di una postilla scritta malamente a mano, dato che quando si ripubblicano edizioni nuove si è in grado di modificare il testo, non solo in quanto alla scritta "Direttorio…", ma anche contemporaneamente alle postille nuove da inserire. Visto che siamo ad aggiornare, perché non aggiorniamo tutto contemporaneamente ed invece si inseriscono postille scritte a mano?

La postilla dice soltanto che le copie di quel mamotreto, datate 2001 (quindi prima dell’approvazione alla pubblicazione) sono quelle “originali” esistenti in Vaticano. Altre versioni che differissero dalle “originali esistenti”, come se per esempio si diffondessero mamotreti diversi da quelli depositati per il vaglio della Congregazione, non sarebbero "conformi".

A tale conclusione si giunge anche per altra via, considerando il fatto che altrimenti, la Congregazione preposta, non avrebbe messo penna al mamotreto, in nessuno dei suoi righi, perché se l’edizione si riferisce a catechesi "riviste" nel 2001 ed il mamotreto è lo stesso salvo l’aggiunta a mano della postilla, in esso non vi è alcuna variazione. Ma proprio nessuna. È perfetto, non abbisogna di alcuna correzione e modifica, cosa che ci sembra del tutto peregrina ed improponibile. Vorrebbe dire che la Santa Sede ha accettato in tutto e per tutto, senza correzioni, tutte le dottrine kikiane ivi contenute e "riviste" (da chi?) nel 2001. E allora, in quel caso, sarebbe davvero dimostrato che siamo proprio noi i tradizionalisti fuori testa. E allora che ce lo dicano chiaro in faccia: gli eretici siete voi, perché le dottrine kikiane non combaciano affatto con quelle della Chiesa che noi conosciamo e a cui crediamo.

Come minimo, ma proprio minimo necessario all'ufficializzazione, avrebbe dovuto esserci scritto: "Catechesi di Kiko e Carmen, riviste nel 2001 ED EMENDATE (per usare il termine del Pontificio Consiglio) DALLA CONGREGAZIONE DELLA DOTTRINA DELLA FEDE DAL 1997 AL 2003". Dire solo "riviste" non dice da chi, potrebbe essere dal Cammino Neocatecumenale stesso, come sappiamo anche che ha fatto.

Quindi, a meno che non si voglia sostenere che tutti i mamotreti del Direttorio sono stati considerati “perfetti” dalle Congregazioni, e come tali non passibili di alcuna correzione, ma solo dell’aggiunta a mano di una postilla che li convalida, senza passare dalla via ufficiale della citazione del decreto col quale se ne autorizza la pubblicazione, si deve per forza pervenire alla logico-giuridica conclusione che tale postilla afferma soltanto che quel mamotreto (come tutti gli altri del Direttorio), è copia dell’”originale esistente negli archivi vaticani” nel senso che ogni altra eventuale versione non è conforme a ciò che è stato depositato dal Cammino Neocatecumenale.

Sappiamo anche che il decreto del Pontificio Consiglio autorizzava "alla pubblicazione" e non crediamo proprio che si riferisse ad una pubblicazione interna solo al Cammino Neocatecumenale, anche se le catechesi contenute nel Direttorio sono "valide e vincolanti" solo per il Cammino Neocatecumenale.
Come al solito sono formule sempre opache.
Di certo, anche se la pubblicazione si fosse limitata al solo Cammino Neocatecumenale, le copie avrebbero dovuto essere comunque quelle emendate dalla Congregazione. Nessun'altra versione è a questo punto ammissibile.
Ma questo chi lo "garantisce"?
La postilla scritta a mano a piè dei mamotreti?
Se non è possibile operare un confronto tra le copie ante revisione e quelle uscite fuori dagli emendamenti della Congregazione (quindi necessariamente uscite fuori da essa direttamente), nulla può garantirne l'omologazione.

Neanche è ipotizzabile che, dopo 10 anni dal decreto, abbiano ancora in magazzino mamotreti di vecchia stampa, ai quali apporre un generico “concorda con gli originali del Vaticano”, perché in 10 anni si può verosimilmente ipotizzare che le copie “vecchie” siano esaurite e che quindi se ne debbano stampare di nuove con il riporto corretto del decreto approvativo e con le debite e dovute correzioni.

Si tratta di una formula molto sibillina, peraltro sciattamente scritta a mano in stampatello (per nulla nel pomposo stile neocatecumenale che sbandiera approvazioni a destra e a manca diffondendo copiosamente i decreti che li contengono, con tanto di rilegatura costosa e logo aziendale di Kiko), che potrebbe anche indurre alla probabile errata conclusione che quelli siano i mamotreti approvati per la pubblicazione, comprensivi della REVISIONE delle Congregazioni, come molto probabilmente passa nelle menti neocatecumenali, tronfie dell’“approvazione” burocratica.

È sibillina come tutto nel Cammino Neocatecumenale, atta ad indurre all’errore, ma in maniera non diretta.

Affinché si possa VERAMENTE parlare di pubblicazione del Direttorio RIVEDUTO e CORRETTO, occorre innanzitutto una NUOVA PUBBLICAZIONE che contenga il RIFERIMENTO ESPLICITO AL DECRETO DI APPROVAZIONE DEL 2010 DEL PONTIFICIO CONSIGLIO PER I LAICI, non un generico “concorda con l’originale (quale originale? Quello riveduto e corretto o quello depositato dal Cammino Neocatecumenale?) esistente negli archivi vaticani”, nonché il PRONUNCIAMENTO UFFICIALE DELL'ORGANO PREPOSTO ALLA REVISIONE (Congregazione per la Dottrina della Fede).

Addirittura la frase scribacchiata in stampatello avrebbe già dovuto e potuto dire: "CONCORDA CON L’ORIGINALE ESISTENTE NEGLI ARCHIVI DEL VATICANO RIVEDUTI E CORRETTI DALLA CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE…". Questo soltanto avrebbe dato chiarezza e sostanza all'intervento della Congregazione, mai citato in nessuna parte, come se non ci fosse stato.

Altro non è probante di nulla, specialmente se parla genericamente di una copia originale esistente negli archivi Vaticani, potendo essere benissimo, come se ne evince, la copia depositata dal Cammino Neocatecumenale e non quella già riveduta e corretta.

Mi auguro vivamente che tale postilla sia stata richiesta dal Vaticano per evitare la circolazione di copie difformi a quella depositata dal Cammino Neocatecumenale, ma dato il carattere per nulla ufficiale di una scritta strampalata a stampatello e nessuna nuova edizione, tendo a pensare ad un altro escamotage neocatecumenale, sostenuto da di chi dovere, per far intendere ciò che non è - cioè per ingannare e mentire.

Non voglio poi neanche pensare a "maneggiamenti" poco chiari, tra date che non tornano, dicasteri che non decretano, "consultazioni" che non appaiono, scritte da fruttivendolo a piè dei mamotreti, ecc.., perché questo coinvolgerebbe non solo il sommo Kiko, ma anche i prelati vaticani. Sarebbe troppo SCANDALOSO, se così dovesse emergere. Sarebbe una truffa.

Mi sembra opportuno ricordare, a titolo soltanto di memoria informativa, che nel 2012 all'epoca dei Vatileaks, il cosiddetto "corvo" (ma pare ce ne fosse più di uno), fu arrestato perché trafugava documenti riservati e segreti per darli alle stampe. A detta loro era per il bene della Chiesa, per far emergere il marcio degli ultimi anni.
Tra quei documenti ci fu una lettera di Benedetto XVI in risposta al Card. Burke, di cui il quotidiano Repubblica dice di essere in possesso, che viene un po' incontro alle nostre deduzioni.
Il Card. Burke, all'epoca Prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica aveva trovato sulla scrivania una lettera che lo invitava alla celebrazione del Papa "in occasione dell'approvazione della liturgia del Cammino Neocatecumenale". Al che il card. Burke inviò al Card. Bertone, all'epoca Segretario di Stato del Papa in data 14 gennaio 2012, una lettera di questo tenore:
"Non posso come Cardinale e membro della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, non esprimere a Vostra Eminenza la meraviglia che l'invito mi ha causato. Non ricordo di aver sentito di una CONSULTAZIONE a riguardo dell'approvazione di una liturgia propria di questo movimento ecclesiale".
Nel documento in possesso di "Repubblica" si legge il commento del Papa, il quale dà un'indicazione precisa, rimandando lo scritto a Bertone. Scrive Benedetto XVI, sei giorni dopo l'invio: "Ritorno a Card. Bertone, invitando Card. Burke di tradurre forse anche queste OSSERVAZIONI MOLTO GIUSTE nella Congregazione del Culto Divino". Firmato: "B XVI 20. I.12" .
Cioè dice che queste GIUSTE OSSERVAZIONI vanno trasmesse da parte del Card. Burke, alla Congregazione del Culto Divino di cui egli è anche membro, perché lo stesso non sapeva nemmeno che ci fosse stata una "consultazione".
Se tutto ciò fosse vero, mostrerebbe anche che lo scritto del Papa non è arrivato a destinazione, altrimenti penso che avrebbe dovuto essere nelle mani del Card. Burke e non a disposizione del "corvo" maggiordomo del Papa.
Ricordiamo che lo scandalo Vatileaks verteva sulla trafugazione di documenti (per questo reato), non sulla "falsificazione" di documenti. Si tende a pensare perciò che ciò che è stato indebitamente trafugato sia di per se stesso "originale".
È vero che la questione riportata si riferisce all'approvazione delle "liturgie" e non del Direttorio, ma se questo è il modo di procedere…

Sembra molto strano che nessuna voce neocatecumenale si sia elevata in 10 anni per dimostrare l’avvenuta “pubblicazione” attraverso questa formula apposta a “perfetti mamotreti vecchi rivisti nel 2001”, su cui la Congregazione pare non aver messo penna.

Che tutti gli scriventi neocat del mondo internet siano “catecumeni semplici” e non dispongano dei mamotreti “nuovi”, da confrontare a quelli “vecchi” per confutare le tesi che molti portano avanti da 10 anni?