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giovedì 23 maggio 2024

NIENTE APPLAUSI DURANTE LA MESSA

Che il Movimento Neocatecumenale non sia gradito nelle Filippine non è né un mistero né una novità.

Risale infatti al 2010 la lunga lettera che l'arcivescovo Socrates Buenaventura Villegas, della Diocesi filippina di Lingayen-Dagupan, scrisse per lamentarsi di tale Movimento.

Ma l'indice di "sgradimento" evidentemente deve essersi mantenuto inalterato fino ad oggi, niente ripensamenti nel corso di 10 anni...

Questo vescovo, infatti, oltre a non segnalare il Movimento Neocatecumenale nella sezione dedicata ad “Associazioni, Organizzazioni e Movimenti” della sua diocesi di Lingayen-Dagupan, come invece fa con il Movimento Carismatico, per esempio, nella sua lettera sulla Quaresima del 2020 espresse concetti che vanno in netto contrasto con le prassi e le credenze neocatecumenali e che dovrebbero servire d’esempio per molti altri prelati.


"L'arcivescovo Villegas chiede ai fedeli
di astenersi dall'applaudire in Chiesa
"
Si legge:

Il prelato chiede ai cattolici di astenersi da “applausi inappropriati durante la Messa”, ricordando che l’Eucarestia è “un memoriale del Calvario”. 

Se ciò non viene interrotto il più presto possibile “gli applausi possono derubarci del vero significato della liturgia e del culto cristiani”.

“Chi avrebbe mai applaudito sul Calvario? Lo avrebbero mai fatto la Beata Madre o il prediletto Giovanni?"

È la domanda che l’ arcivescovo di Lingayen-Dagupan e presidente della Commissione per i seminari della Conferenza episcopale filippina (Cbcp), pone ai fedeli nella sua lettera di Quaresima.

“Il Mercoledì delle Ceneri, che apre il tempo di Quaresima, ci dona una buona occasione per riflettere sul valore e l’importanza della sobrietà, del silenzio e del dominio di sé nella ricerca della santità della vita."

L’arcivescovo analizza “i cosiddetti motivi” per un applauso in chiesa, prima o dopo la celebrazione eucaristica:

 “Battere le mani è forse l'antidoto alla noia in chiesa? Battere le mani nel mezzo dell'omelia o dopo, sarebbe un segno di vitalità liturgica? Questa noia non viene forse da un frainteso senso di adorazione e preghiera?”. Ma in questo modo, “la comunità di preghiera diventa solo un pubblico bisognoso di intrattenimento; i ministri liturgici diventano artisti; e i predicatori diventano eruditi annunciatori di brindisi. Non dovrebbe essere così”.


Nel Movimento Neocatecumenale
non solo si battono le mani, si balla anche...

Mons. Villegas ricorda quanto detto sul tema da due importanti pontefici. San Pio X, che vietò i battimani a lui rivolti all'interno della basilica di San Pietro, dicendo che:

“Non è giusto applaudire il servo nella casa del padrone”.

Più di recente, papa Benedetto XVI ha spiegato:

“Là, dove irrompe l’applauso per l’opera umana nella liturgia, si è di fronte a un segno sicuro che si è del tutto perduta l’essenza della liturgia e la si è sostituita con una sorta di intrattenimento a sfondo religioso”.

L’arcivescovo di Lingayen-Dagupan critica l’applauso come gesto per mostrare apprezzamento o riconoscenza:

“L'applauso può essere superficiale e a buon mercato”.

Rivolgendosi ai sacerdoti, mons Villegas aggiunge:

“Evitate di usare gli applausi per tenere vigili e svegli i nostri parrocchiani durante l'omelia. Un'omelia ben preparata, breve, ispirata e stimolante ha una vita più lunga rispetto all'applauso intermittente mentre predicate”.

Se è necessario recapitare all'assemblea un messaggio post-comunione, il presule scoraggia la citazione di particolari persone o gruppi con cui la parrocchia desidera congratularsi, per il lavoro o le donazioni fatte alla Chiesa. Gli apprezzamenti, aggiunge:

“Devono esser fatti al di fuori della Messa”.

“Non applauditemi dopo la messa quando visito la vostra parrocchia o cappella. Voi ed io siamo ospiti nella Casa di Dio. Siamo solo servi alla Tavola del Padrone. […] Lo spezzare il pane è una commemorazione della violenta morte che il Signore ha attraversato. Chi applaude mentre altri soffrono? È dolore con amore, si; ma è pur sempre dolore”.

“Il tempo di Quaresima ha un austero colore viola; un'aura sobria e calma. Le decorazioni dell'altare sono contenute. Gli strumenti musicali sono sommessi. Digiuniamo dal piacere e tratteniamo il nostro appetito. Aggiungiamo più astinenza a questo tempo sobrio. Asteniamoci dagli applausi in Chiesa. Possa questa astinenza dall'applaudire scorrere negli altri giorni dell'anno”.

A tal proposito, riferendomi a quanto detto a proposito degli applausi e della "citazione di particolari persone o gruppi...", mi sovviene un ricordo di un episodio che all'epoca, con la mente neocatecumenale fuorviata, avevo anche stimato.

Il responsabile regionale, ad un incontro annuale per fare il punto sull'evangelizzazione, chiamava come di consueto il capo-equipe di ogni equipe evangelizzante o il responsabile delle varie comunità, rigorosamente facendo seguire l'applauso di circostanza in relazione ad ogni singola persona chiamata. 
Ci fu un responsabile novello, che non sapendo ancora come dovevano girare le pale, quando fu chiamato disse che non avrebbe gradito essere applaudito.
Certo, si stava distinguendo dalla "massa", che obbedientemente e sovrappensiero applaudiva e veniva applaudita ad ogni chiamata. Già all'epoca, però, la cosa mi risultava noiosa e ripetitiva: ogni chiamata un applauso, così per un numero infinito di persone... "Applausi superficiali e a buon mercato", come ben svela l'arcivescovo Villegas, oltre che estremamente INUTILI.

Comunque, il povero responsabile in erba, digiuno delle indifferibili prassi neocatecumenali, si prese davanti a tutti una ramanzina durissima da parte del capo catechista regionale, che lo chiamò SUPERBO, ORGOGLIOSO e UNO CHE SI VOLEVA METTERE IN MOSTRA, volendo "fare il diverso" da tutti gli altri.
Io non so perché il malcapitato, paonazzo in viso e sensibilmente a disagio dopo la stringata, avesse agito così, ma so di certo che una tale sgridata gratuita lo mise sicuramente in imbarazzo.


Questo per dire che nel Movimento Neocatecumenale, non ti puoi permettere di sgarrare nemmeno nelle cose ordinarie, avere sensibilità ed opinioni diverse da quelle previste e catalogate, ma devi SEMPRE E SU TUTTO MARCIARE NELLE FILE DEL BATTAGLIONE, COME "Z LA FORMICA".
Se non ti adegui su tutto e osi "pensare" o "contrariare", una bella figura di m... gratuita non te la leva nessuno: ti psicanalizzano e ti "scrutinano" ipso facto, dicendoti con sicumera di quale "disturbo o vizio soffri"...


Tornando all'arcivescovo filippino, si legge che nel 2019 sono state inoltrate denunce contro una lista di persone, compreso il vescovo mons. Villegas ed altri 3 vescovi, da parte del gruppo filippino di polizia nazionale, sulla base di un “testimone” che li ha accusati di aver diffuso, attraverso una serie di video, sedizione, incitamento alla sedizione, cyber calunnia, calunnia, frode e ostruzione alla giustizia.


I 4 vescovi denunciati dal regime di Duterte
Naturalmente il regime del presidente filippino Duterte è una forma di dittatura che ostacola ogni tipo di espressione contraria al governo.

Nonostante tutto, a febbraio 2020, le accuse contro i vescovi sono state cancellate.

E’ comunque da sottolineare che quando un vescovo è amato dal suo popolo (contrariamente a come è avvenuto per il rimosso vescovo neocatecumenale Del Palacio), le persone si mobilitano spontaneamente in sua difesa.

A luglio 2019, infatti, centinaia di persone hanno organizzato una Messa, al termine della quale hanno marciato in preghiera a sostegno del vescovo Villegas e degli altri 3 vescovi denunciati dal regime di Duterte.
Cattolici solidali con l'arc. Villegas
Firme a favore dell'arc. Villegas
Arc. Villegas amato dal popolo
Queste manifestazioni spontanee niente hanno a che fare con l'induzione al gradimento avvenuta tramite PETIZIONE nei confronti dal vescovo Del Palacio, di cui parlavamo negli articoli passati.
La cosa è strana, perché al terzo anno di vescovato di Del Palacio, la Fondazione spagnola Citizen Go, che è una piattaforma di petizioni online con sede a Madrid e uffici in altri paesi, si è attivata per diffondere, a livello mondiale, questa petizione a favore di un vescovo che già si sapeva essere disconosciuto dal popolo come "pastore".

E' infatti il gregge che riconosce l'odore del pastore, come ben dice Papa Francesco:

"Il buon sacerdote si riconosce da come viene unto il suo popolo; questa è una prova chiara."
“Questo vi chiedo: di essere Pastori con “l’odore delle pecore”

Chi deve ricorrere ad una petizione per dimostrare gradimento, non ha certo quel tipico odore, che fa sì che le pecore lo riconoscano.

Presidente della Fondazione CitizenGo, e fondatore dell'equivalente HatzeOir, è lo spagnolo Ignacio Arsuaga, che ha ammesso di avere rapporti piuttosto stretti con un certo tipo di politica.
VERGOGNA!
Discorso di elogio e ringraziamenti
contenuti nella PETIZIONE

Formulario prestampato per la PETIZIONE, in tutte le lingue,
 a favore del vescovo Del Palacio






















Ci vuole coraggio, ma non è impossibile remare contro chi vuole sostituire la Chiesa cattolica con eretiche innovazioni fai-da-te, giusto per animare e dare il "senso" dell'allegra novità, all'unico scopo di introitare le genti, andando poi tronfiamente a mostrare gli eretici risultati...

sabato 13 agosto 2022

Un Kiko mitologico, povero tra i poveri nel borghetto latino di Roma

La vulgata del Cammino neocatecumenale, basata sui racconti dei suoi stessi iniziatori, ha sempre accreditato la versione del Cammino neocatecumenale  nato tra i poveri e per i poveri, a Madrid nelle baracche di Palomeras "altas" e poi a Roma, dove Kiko si stabilì nel borghetto latino, cioè in una zona in cui vi erano delle casette popolari accanto a costruzioni precarie.

Della sua permanenza a Madrid abbiamo già avuto occasione di parlare, quindi in questa sede cerchiamo di approfondire la presenza di Kiko nelle baracche di Roma.

Racconta Kiko stesso, nella sua testimonianza alla Cattedra di S.Giusto a Trieste il 27 marzo 2012,  che fu una decisione presa dopo che più di un parroco si era rifiutato di mettergli a disposizione l'evangelizzazione nella propria parrocchia:

«E lì nella parrocchia vicina al Borghetto Latino c’è la parrocchia di San Giuda e Taddeo, ho parlato col parroco e mi ha detto: “C’è una suora che lavora nella borgata”, l’ha chiamata e dice: “Questo vorrebbe un posto dove vivere coi poveri in preghiera, in contemplazione, vivere con loro, secondo le orme di de Foucauld”, allora questa suora ha trovato un pollaio. Nella spazzatura abbiamo trovato delle porte, uno mi ha regalato una cucinetta, un altro un letto, e ho portato a vivere con me un seminarista. Carmen è andata a vivere dalle suore di Santa Brighitta in piazza Navona ed io al Borghetto Latino, sperando che Dio ci aiutasse.  
Una volta sono passati dei giovanotti della parrocchia dei Martiri Canadesi, non so chi aveva parlato loro di me e sono rimasti impressionati e mi hanno invitato ad un incontro dei giovani».

Lo stesso Kiko ammette che il suo obbiettivo era stato fin dall'inizio venire a contatto con il Papa  (e don Dino Torreggiani era ben introdotto in Vaticano) e riformare le parrocchie; in particolare le parrocchie in cui fece nascere le prime comunità neocatecumenali non furono popolari ma borghesi. E si appoggiò sempre agli altri, soprattutto a preti, parrocchie e istituti religiosi al punto tale che persino il "pollaio" delle Palomeras romane glielo trovò una suora. E il viaggio per venire in Italia la prima volta lo pagò loro don Torreggiani con una borsa dell'Azione Cattolica; lo rivela Kiko sempre nella sua testimonianza a Trieste del 2012, peccato abbia omesso di dire chi ha poi pagato tutti gli altri viaggi avanti indietro fino ad ora.

Dalla lettura del libro "Intervista a Francesco Cuppini", che fu il primo presbitero a far parte della èquipe di Kiko e Carmen dal loro arrivo in Italia, traiamo un quadro del tutto diverso rispetto alla versione edulcorata e mitologica dei siti curati dai neocatecumenali che si basano sul racconto degli iniziatori.

Kiko e Carmen arrivano a Roma nella prima settimana  di giugno del 1968 su invito di don Dino Torreggiani, che pensava di aver trovato le persone giuste per evangelizzare i capelloni di piazza Navona.

Ma Kiko «nicchiava; dormiva fino a tardi, andava al cinema... un vero disastro come acquisto apostolico».

Infatti ricordiamo che Kiko e Carmen recavano con sé  una lettera di presentazione di Morcillo, vescovo di Madrid, che diceva "il sig. Francisco Argüello, residente a Madrid, dedica tutto il suo tempo all'evangelizzazione delle classi più umili" ed era per questo che don Torreggiani li aveva invitati ed ospitati a Roma. È  chiaro che la sua aspettativa fu del tutto tradita dai due.

Così, già nell'agosto del 1968, don Dino manda i due aspiranti riformatori delle parrocchie spagnoli a fare i "predicatori di sostegno" presso la casa canonica di Ventoso, provincia di Reggio Emilia.

Lì  conoscono don Francesco Cuppini che, visto che si era scandalizzato dal doverli ospitare sotto lo stesso tetto nella casa canonica, li doveva portare a dormire a Reggio Emilia nella casa dell'Istituto Servi della Chiesa (fondato da don Torreggiani) e tornare a prenderli al mattino.

Dopo l'estate Kiko e Carmen tornano a Roma, ed è allora che Kiko, per dimostrare indipendenza rispetto alle richieste di don Torreggiani e probabilmente per evitare d' essere da lui tenuto sotto controllo, si fa assegnare da una suora il famoso pollaio nel borghetto latino che ristruttura, con l'aiuto di altri, per farsene un alloggio.

Secondo quanto dichiarato da Kiko nel 2020 ad Aquilino Cayuela per le Note biografiche di Carmen (pag. 235), anche Carmen seguì il suo esempio, ma fu cacciata via dal borghetto latino per schiamazzi notturni.
«Quando giunse a Roma, Carmen alloggiò dalle suore di Santa Brigida, che le hanno lasciato una stanza; in seguito una signora le lasciò una capanna, una parte di una baracca, davanti a quella di Kiko, a circa cento metri. Dopo un po', tuttavia, la cacciò via perché le persone che ci visitavano non la lasciavano dormire. Per questo dovette tornare dalle suore di Santa Brigida».
Evidentemente nelle baracche di Roma la gente, che lavorava di giorno, la notte voleva dormire e non era ammessa la vita disordinata e notturna dei due spagnoli e dei loro amici.

A ottobre 1968 don Cuppini li raggiunge a Roma e  "celebrano" l'Eucaristia nella baracca (nessun accenno ai partecipanti); si sa però che contemporaneamente vengono allestite le catechesi nella parrocchia borghese dei Martiri Canadesi e a inizio novembre nasce la prima comunità.

La Gran Via - Madrid
Il 17 novembre 1968 il terzetto Kiko Carmen Cuppini già non è più  a Roma: dell'agenda del sacerdote infatti risulta fossero a Madrid, e non certo nelle baracche di Palomeras.

Annota infatti don Cuppini: «Abitiamo in pieno centro, in calle Miguel Moya, 6 a lato della "Gran Via", in un appartamento di Marcelo Riesgo, amico di Kiko».

Il 24 novembre 1968 vanno a Lisbona, portati in macchina dai "fratelli" di Madrid, ove rimangono ospiti in  istituti religiosi e in un appartamento offerto dal parroco. Le catechesi comunque, annota don Cuppini, si risolsero in un flop.
Natale ed Epifania 1969 a Madrid.

A Pasqua 1969 sono ancora in Spagna e celebrano la Pasqua nella sacrestia della chiesa abbandonata di Fuentes.

A primavera si dirigono nella regione della Mancha, dove il padre di Kiko possedeva una villa con piscina, insieme alle tre sorelle di Carmen. Cuppini in quell'occasione faceva l'autista con la macchina del padre di Kiko.

A maggio 1969 sono a Roma ma già a giugno a Scandicci. Fino a metà ottobre, poi, di nuovo in Spagna. A novembre 1969 di nuovo a Roma per fare le catechesi a S. Francesca Cabrini. A dicembre a Napoli e a gennaio 1970 ad Ivrea. A marzo 1970 a fare Pasqua a Madrid, ad aprile a Roma a fare catechesi a S.Luigi dei Parioli, alla Natività e a santa Francesca Cabrini, che sono parrocchie ricche della capitale. 

Ad agosto pellegrinaggio in Terra Santa. Da novembre ad aprile 1971 in Spagna, Pasqua a Roma. Poi un tour a Firenze, dove alloggiavano nella casa di riposo degli artisti dello spettacolo viaggiante dei Servi di Maria; poi a Brescia, Bolzano, Trieste, Milano, Ivrea, ove Kiko e Cuppini rimangono ospiti in Seminario, Carmen presso una famiglia e tutti e tre pranzano sempre dal parroco don Antonio.

Il 1 luglio 1971 l'agenda di don Cuppini si interrompe perché il sacerdote viene richiamato definitivamente a Bologna.

Gli spostamenti avvenivano sempre in macchina, con un Citroën 2 cavalli che guidava sempre Cuppini, con camicia azzurro-prete-autista, visto che i due non sanno guidare.

Ma la baracca nel borghetto latino? Kiko evidentemente la teneva solo per rappresentanza. Costruita nell'autunno del 1968, fu abbandonata come abitazione stabile  per i periodi di permanenza a Roma nell'inverno dell'anno successivo;  sappiamo infatti dalle agende del presbitero che dall'inverno del 1969, Kiko, avendo avuto un'influenza  con febbre, fu ospite fisso, con Cuppini, a casa di Nunzio, della prima comunità dei Martiri  Canadesi, in via Lucchesi vicino alla Fontana di Trevi mentre Carmen, dopo aver fatto le valigie ed essersene andata dai "sagrestani" (l'Istituto Servi della Chiesa di don Torreggiani) fu ospite abitudinaria di Maura (itinerante della prima ora, quando i catechisti erano single su modello Kiko-Carmen) quando si trovava a Roma.

Cioè: la baracca era semplicemente la carta di identità di Kiko, la dimostrazione del suo essere altro, addirittura eversivo nei confronti della realtà ecclesiale, il suo distintivo di hippy anti clericale, mentre invece, nei fatti, si appoggiava in toto a istituti religiosi, ai pranzi nelle canoniche, ai seminari, prima ancor di scegliere la soluzione più  comoda e farsi direttamente ospitare (anche per le vacanze in montagna e al mare) dalle famiglie dell'alta borghesia sue adepte di comunità. E Carmen come lui, visto che addirittura si poteva permettere di scegliere fra un ospite e l'altro.

Nè pare facessero alcuna attività lavorativa, essendo ospiti non paganti e ricevendo donativi che poi, visto che Kiko "non faceva del pauperismo" (parole di don Cuppini) venivano spesi per frequentare bar, ristoranti e cinema sempre della zona bene di Roma, oltre che per fumare e per i loro viaggi per motivi familiari.

Quindi, con la semplice consultazione delle agende di don Cuppini, possiamo ridimensionare del tutto la mitologia del Cammino tra i poveri e la permanenza di Kiko in una baracca di Roma proprio per stare con i poveri della Capitale: è esattamente il contrario.
Altro che dottorato honoris causa di cui furono insigniti i due iniziatori iberici per la loro dedizione ai poveri!

In questo articolo, si possono vedere le immagini delle baracche del borghetto latino che fanno parte del fascicolo fornito ad un gruppo di pellegrini neocatecumenali filippini presenti a Roma nel maggio del 2018 per le celebrazioni del 50esimo del Cammino neocatecumenale.

Le famigliole filippine si sono recate di persona a visitare i "sacri luoghi" in cui il loro guru Kiko racconta di aver vissuto povero tra i più poveri, ora trasformati in parco, e hanno preso religiosamente pure delle immagini.

Un "valore aggiunto" l'ha fornito la presenza dell'ex Vescovo di Guam e "fratello" del Cammino neocatecumenale già allora condannato dal tribunale ecclesiastico per pedofilia, Antony Sablan Apuron, che Kiko impose al Papa nel parterre delle autorità religiose. Qui sotto lo vediamo in una foto sorridente e spensierato, sicuro di aver guadagnato comunque e sempre un posto al sole, e non una baracca da poveraccio, per i meriti acquisiti in favore del Cammino neocatecumenale.


 

martedì 6 aprile 2021

Ma perchè devono mentire sempre?

L'arcano è carattere distintivo del Cammino Neocatecumenale. Tra un arcano e l'altro, una cosa non la dicono, una la nascondono, l'altra ancora la falsificano. Rarissimo sentire uscire dalla loro bocca qualcosa che corrisponda al vero.

Per questo sono scontati. Noi, che troppo bene li abbiamo conosciuti, ogni volta che li leggiamo o li sentiamo parlare, comprendiamo al volo il come e il perchè. Servizio alla verità e giustizia anche questo! 


Kiko impegnato ad autoritrarsi

In uno dei comunicati diffusi in questi giorni, in seguito alla notizia della positività di Kiko Arguello al COVID, ci hanno colpito alcune cose.  

Ma, prima di ogni altra considerazione, ecco il testo dell'articolo. 

Papa Francesco prega per Kiko Argüello, l’iniziatore dei Neocatecumenali ricoverato a Madrid per Covid 

Una settimana fa la scoperta della positività al virus. Asintomatico fino a ieri poi, la febbre e i sintomi di una polmonite. Da qui il ricovero presso un ospedale di Madrid. 

di Easy TV Redazione Madrid 1 aprile 2021 
 
Da quanto si è appreso, Papa Francesco, questa mattina, è stato informato sulle condizioni di salute dell’iniziatore del Cammino Neocatecumenale, Kiko Argüello, 82 anni, ricoverato per Covid in un nosocomio della capitale spagnola, e segue con apprensione la degenza ospedaliera assicurandogli la sua preghiera. 
Secondo il comunicato diffuso questa mattina dai centri neocatecumenali di Madrid e Roma, ai catechisti itineranti e agli appartenenti al Cammino, lo spagnolo Kiko Argüello «una settimana fa è risultato positivo al coronavirus. Nei giorni scorsi non ha avuto febbre ed anche l’ossigenazione era buona. Ma ieri mattina si è svegliato con 38,2 di febbre e con un principio di polmonite». 
I medici, che lo stanno seguendo, dinanzi a questo quadro clinico, hanno consigliato il ricovero presso un ospedale attrezzato per l’assistenza e le cure. 
Lo scorso 14 marzo, da Roma, in collegamento streaming Kiko Argüello, Padre Mario Pezzi e María Ascensión Romero, l’equipe internazionale del Cammino Neocatecumenale, hanno tenuto il consueto ‘Annuncio di Pasqua‘, riportato alle quasi 22mila comunità sparse nei cinque continenti. 
Per l’occasione Kiko si era presentato in un  buono stato di salute, molto sereno ma «stanco – aveva detto –di essere ancora in terra e desideroso di andare in Cielo. La vità è un passaggio! – aveva continuato – Dico con tutta contentezza e allegria: me ne vado», e citando una poesia di Tagore: «’me ne vado da ogni parte’, perché nel Cielo c’è tutto. Me ne vado, non so se tra un mese, 15 giorni, 7 giorni o un anno, quando Dio voglia». 
Al momento non si hanno ulteriori notizie sulle condizioni di salute dell’artista e catechista spagnolo. 
Da parte di Padre Mario e Ascensión c’è l’invito alla preghiera: «Invitiamo tutti i fratelli, in questi giorni Santi del Triduo Pasquale a pregare per lui, per intercessione di Carmen (Hernández Barrera , co-iniziatrice, morta il 19 luglio 2016, ndr), perché possa superare questo momento critico e tornare a celebrare con noi la Santa Pasqua».
Tante volte, negli incontri internazionali vocazionali per i giovani, Kiko ha sempre incoraggiato tutti, compresi noi giornalisti, con le parole: «Coraggio fratelli, Dio ci ama!». Memori di quelle belle parole piene di speranza e di fiducia sentiamo di dirgli: «Coraggio Kiko, sii forte!».
(Incidentalmente notiamo che il Papa non ha fatto dichiarazioni sul ricovero del fondatore del CN, ma ne è solo stato informato.)
 
I kikos sono già pronti
per santificare il guru


Prima di tutto, Kiko viene ricordato come artista e poi come catechista: "Artista di León", "pittore e catechista spagnolo".
Fa specie che venga prima l'artista e pittore e poi il "catechista"; neanche iniziatore o fondatore. Questo lo si dà per scontato. Chi non conosce Kiko Arguello?
Ma se salta subito alla mente ciò che egli era prima della sua "vocazione", sta a significare che non ha mai rinunciato a nulla di se stesso. 
Kiko si è sempre raccontato così. E avesse almeno narrato di essere "un" artista, egli molto spesso si è vantato di essere un "grande artista", ogni volta che ne ha avuta l'occasione.

Ma la cosa che ci preme far rilevare  è la seguente: si rende conto in questo stesso comunicato che:

"Lo scorso 14 marzo, da Roma, in collegamento streaming Kiko Argüello, Padre Mario Pezzi e María Ascensión Romero, l’equipe internazionale del Cammino Neocatecumenale, hanno tenuto il consueto ‘Annuncio di Pasqua‘, riportato alle quasi 22mila comunità sparse nei cinque continenti."

Dei due annunci presenziati e condotti da Kiko si ricorda solo quello del 14 marzo tenuto a Roma, più lontano nel tempo rispetto a quello di Madrid del 19 marzo. (E' legittimo chiedersi il perchè).

Si precisa poi che l'annuncio è stato tenuto in "collegamento streaming". 

Questo non è vero. 

Kiko ha fatto l'Annuncio di persona e in presenza, con le Comunità e gli Itineranti che hanno potuto raggiungere il luogo convenuto (come già avevano fatto in Quaresima).
Lo stesso Annuncio è stato replicato, come di consueto, a Madrid (il 19 marzo) e con le medesime modalità: chi poteva in presenza, chi no via streaming.

E nella medesima maniera l'Annuncio è stato riportato nelle varie Zone dagli Itineranti che, anche in dispregio delle "zone rosse", si sono spostati per fare l'Annuncio in presenza nei vari capoluoghi della loro Regione (come pastori che vanno per radunare le pecore disperse!). 
Essi hanno riunito tutti quelli che era possibile convocare; i restanti hanno seguito su piattaforma, come si può agevolmente riscontrare dagli innumerevoli annunci apparsi in questi giorni su You-Tube (e che oggi riscontriamo puntualmente rimossi).

Queste strane alterazioni della realtà, una data dimenticata e la modalità stessa dell'annuncio fatto, secondo il comunicato neocatecumenale, rigorosamente  NON in presenza, non sono casuali.

Anche perché chiunque potrebbe chiedersi perchè ci hanno tenuto tanto a precisare che Kiko si è recato da Madrid a Roma e da Roma a Madrid (anche se, lo ribadiamo, stranamente nel comunicato si parla solo di quello antecedente di Roma) per fare due annunci in streaming? 

Poteva farli da casa sua! Avrebbe corso meno rischi lui e avrebbe esposto gli altri a minori rischi. O no?

Facciamo notare, prima di passare alla spiegazione del perché di tali false informazioni, questo passaggio intenzionalmente riportato nel medesimo comunicato:

Per l’occasione Kiko si era presentato in un buono stato di salute, molto sereno ma «stanco – aveva detto – di essere ancora in terra e desideroso di andare in Cielo. La vità è un passaggio! – aveva continuato – Dico con tutta contentezza e allegria: me ne vado»
Arcano Mayor

E qui vorremmo sgomberare il campo da eventuali illazioni e strumentalizzazioni postume. Non è la prima volta che Kiko esordisce così.
In realtà sempre egli dice che desidera morire presto... che il morire è  certamente migliore. 

Lo faceva già tanti, tanti anni fa, quando anche io ero lì, ad ascoltarlo. 
Questo solo per chiarire che non può essere ritenuta una eventuale profezia.

Quindi ricapitolando: l'articolo di fattura neocatecumenale  del 1° aprile contiene  lo scoop di grande effetto: l'artista e catechista Kiko, di 82 anni, aveva previsto pubblicamente la sua malattia e pure la sua probabile morte.

E infatti si annuncia che è ricoverato in ospedale con la polmonite dopo una settimana di positività al Covid.
Chiunque, leggendo, potrebbe dire: ma che profeta è  costui? Fa conferenze affollate in presenza a Roma e Madrid - ricordiamo la data: 19 marzo - e subito dopo, qualche giorno di tempo per il tampone, risulta positivo al Covid e, dopo un periodo di una settimana  da asintomatico, il tracollo e la polmonite.

La normale conclusione sarebbe: il profeta se l'è cercata! 
E non solo: con sé ha messo in pericolo molte altre persone, visto che in tali incontri molti avranno contratto la malattia o ne sono stati messi a rischio.


Ecco perché nell'articolo  si dice che gli annunci  sono stati fatti non in presenza ma solo in streaming -prima bugia- e -seconda bugia- ci si 'dimentica' la data del 19 marzo di Madrid. 

Ma le bugie hanno le gambe corte.  

Infatti:

Tornando alla positività di Kiko al COVID riscontrata nell'ultima settimana del mese di marzo, basta fare due conti per capire che, molto probabilmente, Kiko si è infettato proprio andando in giro a fare annunci di Pasqua, incurante dell'allarme alto di contagi e delle rigorose chiusure disposte dalle autorità in tutti i vari paesi europei e non solo.

Egli, durante questi mesi così difficili, a questa stessa leggerezza ha invogliato tutti gli itineranti (e gli itineranti, a loro volta, tutti i fratelli dipendenti da loro) con le sue catechesi insistenti ma, prima di tutto, con l'esempio.

(Anche se è pure da dire che Kiko, per quanto ha potuto, e mentre gli itineranti comunque continuavano a presidiare i territori loro assegnati, si è segregato da subito a Madrid, dove è rimasto rinchiuso in qualche suo rifugio segreto per la gran parte del tempo da che il COVID impazza nel mondo).

Kiko si è recato fisicamente a Roma e a Madrid per l'Annuncio di Pasqua, come sempre ha fatto, incurante del pericolo, proprio per farlo in presenza. 

Ma intanto ci tengono molto a precisare, chiaramente mentendo, che lo ha fatto esclusivamente via streaming. 

E il più bello è che loro stessi forniscono la prova delle loro bugie. 

Dal testo linkato dell'Annuncio si può prendere visione dell'elenco delle comunità e degli itineranti che hanno seguito via streaming e di tutti quelli che invece hanno seguito in presenza.

Si copia qui di seguito, dall'inizio dell'Annuncio, la parte delle "presentazioni" che ci interessa. 

Concludendo che a Kiko tutto questo assembrarsi, per una volta, gli è costato molto caro.

(Se qualcuno può fare la stessa cosa con l'Annuncio di Madrid gli saremo grati.).

 ANNUNCIO DI PASQUA

Roma, Fraterna Domus 14 marzo 2021

Kiko:
Buona sera a tutti, coraggio! Alla battaglia, siamo disposti ad entrare in battaglia.

Preghiamo.
−Preghiera iniziale e invocazione allo Spirito Santo.

Faremo un incontro breve e sostanzioso e dopo, contenti, andiamo a casa. A voi piace ascoltarmi, ma a me piace poco parlare. Per prima cosa ci presentiamo, rapidamente. Sono contento di vedervi, vedere come vi siete invecchiati.

−Presentazioni

Sono presenti 

le nostre comunità di Roma: 

1 SS. Martiri Canadesi
2 SS. Martiri Canadesi
1 S. Francesca Cabrini
2 S. Francesca Cabrini
1 S. Luigi Gonzaga
2 S. Luigi Gonzaga
1 Natività
2 Natività

le équipes itineranti di:

Italia

Lombardia
Piemonte eScandinavia
Triveneto ePolonia
Udine, Gorizia e Trento
Liguria
Marche -Abruzzi e Malta
Umbria
Roma eLazio
Rettore e Formatori Srm Roma
Seminaristi
Presbiteri Di Roma
Campania -Molise
Campania 2
Campania 3 Irpinia
Puglia Basilicata e Albania
Puglia Salento
Calabria e Sicilia
Calabria 2
Sicilia 2
Sardegna 

Europa:

Svezia e Danimarca
Germania e Olanda
Germania 2
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Seguono in Streaming

le nostre comunità:

1 S. Bartolo in Tuto di Firenze
1 S. Bernardo di Ivrea
1 Bonne Nouvelle di Parigi
1 S. Honoré d’Eyleau di Parigi

le equipes di:

Emilia Romagna
Gran Bretagna
Francia Nord -Belgio -Lussemburgo
Francia Sud -Svizzera Francese
Austria
Ungheria
Ceca, Slovacchia
Kazachstan -Siberia
Lituania -Lettonia -Bielorussia
Russia-Georgia -Estonia
Ucraina
Romania -Rep. Moldavia

Le Equipes Itineranti di:

Africa
Asia
Australia
Alcune Nazioni Dell’America.

Fine della copia. 

Fa impressione il fatto che non ci sia proporzione tra i presenti (la maggioranza assoluta) e gli assenti (una minoranza) e molto interessante è anche notare le mille provenienze degli assembranti! 

Per quante cautele abbiano potuto adottare, è molto probabile che il povero Kiko non sia stato il solo ad essersi contagiato.

In questo tempo tutti i neocatecumenali sono stati deformati dagli insensati appelli ad un falso "eroismo" in nome della santa causa comune, che altro non è se non sconsideratezza.

La sconsideratezza ha contraddistinto dal primo giorno della pandemia i loro comportamenti. E solo loro sanno quante vittime veramente essa ha mietuto... ..."via streaming"!

A cominciare dal primo focolaio di Vallo della Lucania in Campania, con morti e feriti in gran numero. Ma, come al loro solito, hanno abilmente depistato da sè l'attenzione, a TUTELA DEL BUON NOME DEL CAMMINO, facendo ricadere, senza scrupoli, la responsabilità su un sacerdote che non ricopriva alcun ruolo organizzativo. Facendo pagare il conto come sempre a un innocente.
 

A quando, il prossimo bagno di folla?

  "Hai la vita dentro, non ce l'hai?"  

Uno dei mantra coniati da Kiko, per incitare a correre incontro alla morte senza paura. 

L'importante è tenere in vita la comunità... se no muore la fede dei fratelli. 

Questo dicono e ripetono, quando la verità è un'altra.

Sono loro che rischiano di morire (di estinguersi), senza le comunità riunite, e per ciò stesso più facilmente controllabili e gestibili, non hanno più nessun futuro davanti e si giocano la loro stessa sopravvivenza!
 

Una ultima postilla: 
Si vede, dall'elenco delle comunità che hanno seguito l'annuncio, la prima comunità della parrocchia Bonne Nouvelle di Parigi: quella che ha organizzato la comunione per asporto con tanta coscienziosità.
Domanda: cosa hanno detto veramente Kiko e Pezzi nell'Annuncio di Pasqua?
Quali sono state le loro esatte disposizioni, prima della raccomandazione finale 'celebrate la Pasqua COME POTETE?'   (da: Valentina Giusti) 

Ma tu guarda quante scoperte in un colpo solo! 

Comune denominatore come sempre: fare le cose di nascosto e mentire; mentire e fare le cose di nascosto.

In tutto questo - sia ben chiaro - che di cuore auguriamo a Kiko lunga vita. Come siamo certi che sarà.

giovedì 9 luglio 2020

IL POSSESSO DELLA RESURREZIONE, DA “IL SALE DELLA TERRA" III° PUNTATA

Nel 1983 la RAI trasmise sei puntate di propaganda neocatecumenale nella trasmissione "Il sale della terra" condotte dal neocatekiko Mimmo Gennarini. Gli articoli precedentemente pubblicati su questo tema sono:
  1. introduzione e contesto storico
  2. "prima-e-dopo", dalla prima puntata de Il sale della Terra
  3. "fruttidelcammino", dalla prima puntata
  4. sofferenza-morte-ingiustizia, dalla seconda puntata
  5. il possesso della morte, introduzione alla terza puntata


L’abbiamo già detto, nella III° puntata de “Il sale della terra”, dopo aver definito l’accesso alla resurrezione come “POSSESSO”, mostra tra i bisognosi di “ANNUNCIO NEOCATECUMENALE” anche i “cristiani della domenica”, insieme ai giocatori di carte all’osteria.

Dice Mimmo Gennarini:
“C’è bisogno di RICOMINCIARE DA CAPO AD ANNUNCIARE IL VANGELO"
A parte il “da capo” (non "di nuovo") che non si sa a cosa voglia preludere, parendo quasi “UN NUOVO INIZIO”, quello che determina la certezza della volontà neocatecumenale di “annunciare” non ai lontani, ma comodamente nelle parrocchie già preformate, è la frase successiva:
“RIMETTERE QUESTA BASE ALLA NOSTRA FEDE, SENZA LA QUALE LA NOSTRA FEDE VACILLA”.
Si tratta quindi di persone che “hanno già una fede, sono già cristiani”, ma CON LA FEDE VACILLANTE perché “senza basi”, in quanto la Chiesa preesistente a questo fatidico “annuncio”, non sarebbe riuscita a darle.

Non solo quindi si parte con un feroce GIUDIZIO SULLA CHIESA, trovata mancante: si ingarbugliano proprio le carte, dicendo mezze verità a sostegno della propria opera e tutti sanno che le mezze verità equivalgono a bugie.

Per primo si intervista un certo Mauro di Firenze e si afferma che ciò che dirà è PARTITO DA UNA INIZIATIVA DEL CARD. BENELLI PER TUTTA LA DIOCESI.

Notare che il card. Benelli era morto l’anno prima, quindi non era in grado né di confermare né di confutare.
Solita tattica neocatecumenale (oggi lo sappiamo), quella di mettere in bocca ai defunti parole che non possono confermare né smentire.

Comunque, tale Mauro da Firenze conferma che loro (senza mai dire i neocatecumenali), sono stati MANDATI dal defunto card. Benelli.

A fare cosa?
“Ad annunciare il Signore morto e risorto, cioè la salvezza per tutti gli uomini.”
Attenzione, perché sta parlando del "passaggio" della “TRADITIO”, OGGI lo sappiamo.
ALLORA le comunità erano poche e alla Traditio ci erano arrivati solo quelli della primissima ora, quindi pochissime persone.
Nessuno poteva perciò comprendere di cosa stesse parlando questo Mauro.

OGGI lo comprendiamo benissimo e sappiamo anche che “ci ha mandato il card. Benelli”, significa “abbiamo chiesto il permesso al vescovo per andare a due a due a bussare alle porte a nome della parrocchia”.

Come sempre, NON È STATA UN’INIZIATIVA DEL VESCOVO, MA UN’INIZIATIVA NEOCATECUMENALE CHE “COL PERMESSO DEL VESCOVO”, ha compiuto delle azioni sul territorio.
Prima mezza verità, prima menzogna.

Mimmo Gennarini, a conoscenza perfetta della situazione, da buon neocatecumenale della prim’ora, imbecca furbescamente:
“Voi precedevate la visita pastorale del card. Benelli. Come sapete tutti è morto di recente, ma che ha voluto lanciare questa iniziativa di evangelizzazione”.
Benelli fu vescovo della diocesi di Firenze per soli 5 anni, dal 1977 al 1982 e viene ricordato come l’artefice delle “visite pastorali innovative”, promuovendo genericamente la “missionarietà” evangelizzatrice dei laici.

Nel 1981, aveva preannunciato che avrebbe modificato il modo di fare le visite pastorali nel senso che desiderava coinvolgere di più la parrocchia e non solo il prete.
Infatti nel 1982, poco prima della sua morte, mandò un questionario a tutte le parrocchie della diocesi (quindi non solo alla loro), nel quale poneva domande alle quali avrebbero dovuto rispondere sia il parroco che i parrocchiani insieme.
Questionario propedeutico alle visite pastorali, in modo da farsi un’idea delle varie realtà.

Il Movimento Neocatecumenale nacque a Firenze nel 1969, quindi quando Benelli divenne vescovo nel 1977 il Cammino esisteva da appena otto anni. Era proprio il momento in cui le prime comunità avrebbero iniziato la “traditio” nelle case, che avviene circa dopo otto anni dall’inizio del percorso neocatecumenale, se tutto va bene.

Se in teoria deve essere chiesto il permesso al vescovo per poter andare di casa in casa a nome delle parrocchie della sua diocesi ("casa per casa", come dei venditori porta a porta, come i testimoni di geova), in pratica cosa sarà successo esattamente a Firenze? I neocatecumenali pronti per la “Traditio” avranno veramente chiesto il permesso al vescovo preparandosi anche a ricevere un "no"? L'avranno veramente e formalmente ottenuto? Esiste forse qualche documento scritto a comprovarlo? (è estremamente improbabile che il vescovo abbia concesso verbalmente un permesso per poi verbalmente informare i singoli parroci dell'iniziativa neocatecumenale). Se esistesse qualcosa di scritto, i kikos lo avrebbero sbandierato ai quattro venti: "vedete? Benelli ce lo chiede!"

Insomma, parlare di un’iniziativa partita dal vescovo, ci pare poco credibile.

È un po’ come gli “invii” delle famiglie in missione fatti dai Papi: non sono i Papi che chiedono alle famiglie di andare in missione: quello lo fanno i neocatecumenali, che poi a loro volta chiedono al Papa che benedica con una celebrazione i loro invii.
Ma l’idea dell’invio non è del Papa.

OGGI, come funziona lo sappiamo, ALL’EPOCA potevano accomodarsi le cose a piacimento, tanto nessuno ne sapeva nulla e… Benelli era deceduto non molto tempo prima.

Poi viene intervistato il parroco della parrocchia di quel tal Mauro, don Piero Paciscopi, parroco di S. Bartolo in Tuto a Firenze, prima parrocchia neocatecumenalizzata direttamente dal Trio, lo dice a voce Mimmo Gennarini. E qui iniziano ad affiorare i dubbi.

Per don Piero e per i due parrocchiani di S. Bartolo in Tuto non compare la didascalia sulle loro persone, come avviene puntualmente per tutti gli altri ospiti.

Su don Piero Paciscopi, per brevità diremo soltanto che essendo un prete già appartenente all’Opera della Madonnina del Grappa, fu “ostacolato” insieme ad altri due preti, per aver abbracciato il Movimento Neocatecumenale.
Uno degli altri due preti è don Corso Guicciardini, presente anche lui in studio, che verrà intervistato in seguito.

Per dare un’idea dell’avversione del direttore dell’Opera alla quale appartenevano nei confronti del Movimento Neocatecumenale, si citeranno soltanto due espressioni a loro rivolte dal loro superiore:
“Le comunità neocatecumenali stanno all’Opera come Papà Natale alla comunità di Betlemme”.
Oppure che l’aver dato loro spazio all’interno dell’Opera è stato:
“come condannare una eschimese ad andare a pescare in bikini sui lastroni di ghiaccio”.
Intervistando don Paciscopi, Mimmo Gennarini persevera:
“Il card. Benelli si è servito di questi fratelli…“
Se le cose stessero come le racconta don Piero, allora dovremmo tributare l’invenzione del passaggio della TRADITIO al card. Benelli, il che è piuttosto poco credibile, anche se don Piero racconta:
“L’IDEA DEL CARDINALE ha subito cercato di concretizzarla cercando persone che fossero disposte ad andare nelle case e si è rivolto a diverse associazioni, direi ha mobilitato un po’ tutti in Firenze. Ha mobilitato anche noi, anche me ha chiamato, perché sapeva che avevo già questa esperienza da anni.”
Quale “esperienza”?
Quella di andare a due a due a suonare i campanelli delle case?
Allora il cardinale non ha avuto nessuna IDEA, se l’esperienza c’era già.
Sempre silenzio di tomba sul fatto che si tratta del Movimento Neocatecumenale.

Continua don Piero:
“Sono già sei anni che continuativamente, ho scelto fra gli altri metodi, anche questo di andare a bussare di porta in porta, due a due, anche noi sacerdoti, annunciando come ha detto Mauro, la buona notizia.”
Sei anni???
Cioè a Firenze i kikos facevano la loro traditio già dopo 7 anni esatti di camminamento, ma da quel che vien detto dopo, anche da prima.

Mandavano a suonare i campanelli per annunciare la buona novella gente che era appena approdata all’«itinerario di riscoperta»?

Qualcuno non dice il vero.

Potrebbe essere anche Kiko, se è vero che già dopo pochissimo andavano a due a due a suonare i campanelli, facendo concorrenza ai già esperti Testimoni di Geova.
Perché Kiko ha sempre detto che il suo Movimento “non è nato a tavolino”, ma si è completato man mano con l’esperienza.

E che esperienza ci poteva essere in nemmeno 6 anni di camminamento? Nessuna.

Quindi se già facevano la TRADITIO, era stata progettata a tavolino per diffondere il loro “verbo”.

Dopo meno di 6 anni, nemmeno si è cristiani, si è solo "catecumeni" che hanno tutto da imparare e da scoprire… secondo la logica neocatecumenale…

Mimmo Gennarini dà un altro spunto:
“Avevate già un’esperienza, per questo il card. Benelli si è servito di questa esperienza”
Quindi se è vero che avevano già un’esperienza, doveva essere precedente al '77, anno in cui fu nominato vescovo Benelli. Kiko mente quando dice che il Cammino “non è nato a tavolino”?
Perché se le cose fossero davvero cresciute man mano, la traditio non doveva essere quasi nemmeno stata ipotizzata prima del '77.

Un altro parrocchiano di S. Bartolo in Tuto conferma con un lapsus rivelatore:
“Anch’io sono andato di porta in porta, SULL’INVITO del cardinal Benelli, prima ero andato anche per conto… in parrocchia.”
Allora sì, è vero, andavano anche "prima" del '77, dice questo signore.
Per conto di chi?
“In parrocchia” non spiega e non dice niente. Non aveva il coraggio di dire “per conto di don Piero”? O non sapeva “per conto” di chi potesse dire che era andato? Di Kiko?

Allora, prima del '77, avevano ancora meno anni di cammino, meno esperienza, meno preparazione: pivellini della fede, secondo quanto ha sempre ritenuto l'Arguello. Catecumeni, non "chiesa".
Ma andavano a suonare i campanelli delle case...

L'intervistato dice che era un forte bestemmiatore, lontano dalla chiesa da 40 anni.
Ammesso che sia stato uno dei primissimi, dopo una manciata di anni di camminamento era già ad annunciare Gesù Cristo alle porte delle case.

Nemmeno San Paolo folgorato sulla via di Damasco…

Anche la moglie parla e dice una cosa imprevista, che sappiamo corrispondere al vero:
Battesimo dei Testimoni di Geova
“Presentandomi come inviata della parrocchia… Una volta mi aprì una signora, era una testimone di Geova e mi disse: “Ah era l’ora che vi muoveste voi cattolici!” E gli dissi: “Signora, tutto a suo tempo. Il tempo per la chiesa è venuto ora” [di fare come i Testimoni di Geova, ndr]
Gennarini si premura di dire che in “questa piccola itineranza”, marito e moglie vanno insieme.
Ecco, anche questo è diverso da quello che noi sappiamo, perché a noi risulta che le coppie vengano tirate a sorte: due uomini o due donne.
Almeno adesso è così.

Poi il mitico Gennarini, da buon giocoliere, tira fuori il coniglio dal cilindro e, ancora senza rammentare i neocatecumenali informa:
Bettesimo neocatecumenale. Similitudine.
Aveva ragione la signora alla porta…
“Ci sono dei piccoli gruppi, due laici con un sacerdote, oppure una coppia con un sacerdote, che non vanno in una città, vanno in giro per il mondo. Lasciano tutto e vanno in giro per il mondo ad annunciare Gesù Cristo. Questa novità che prima del Concilio era anche impossibile pensarla. Però adesso diamo un’occhiata a questi CATECHISTI ITINERANTI che sono riuniti e che ci raccontano un poco chi sono e che cosa fanno.”
E qui, furbetti furbacchioni, sempre in incognito, presentano una convivenza di itineranti a Porto San Giorgio.
Non si fanno proprio mancare nulla. Lo diranno solo alla fine, incidentalmente.

Il primo a parlare è un ragazzo spagnolo che, mentre fuma, dichiara di stare “evangelizzando” a Singapore, Malesia e Hong Kong.
Studia per architetto e un giorno non esclude di potersi sposare e fare l'architetto. Quindi non ha proprio “lasciato tutto”… praticamente "evangelizza" solo nel raro tempo libero…
È una cosa spot, temporanea. In tre paesi che totalizzano una popolazione quasi uguale a quella italiana. È il suo hobby.
I risultati - suoi e dei par suoi - sono scarsini: dopo quasi trent'anni di "kerygma" a Singapore esistono oggi solo 7 comunità, divise in parrocchie diverse.

Gli viene chiesto come paga i costosi viaggi, gli spostamenti e da chi sono mantenuti.

La vaga risposta è che paga la “comunità”. Una comunità non meglio specificata di 38 fratelli in una parrocchia di Madrid (anche all’epoca non arrivavano ai fatidici 50!).

Questi “fratelli” sono gente comune che col loro salario pagano i “loro viaggi”.
Avessero avuto il salario minimo di tante persone, col cavolo che ce l’avrebbero fatta a pagare i “viaggi” in estremo oriente.
Chi pagava realmente?

Un altro ragazzo dichiara di essere itinerante a Taiwan, insieme al presbitero Antonio, che deve essere Antonio Sergianni, già missionario del PIME in prestito al Movimento Neocatecumenale, divenuto poi rettore del seminario Redemptoris Mater di Kaohsiung a Taiwan.

Potrebbero essere quindi anche compagni di quella famiglia che dovette abbandonare la missione fallimentare a Taiwan per far ritorno a casa a causa delle enormi difficoltà di inserire i figli nella società cinese, motivo per cui anche i figli di dieci anni erano stati costretti ad andare all’asilo, dato che non capivano una parola di cinese e quindi non potevano seguire le scuole relative alla loro età.

Poi c’è un’equipe, definitasi “team”: uno viene dalle non meglio specificate comunità di Barcellona, una coppia dalle “comunità” di Roma.
Questi vanno in Australia (addirittura!) ed evangelizzano anche gli anglicani “AIUTANDO LORO A SCOPRIRE IL LORO BATTESIMO ALL’INTERNO DELLA LORO CHIESA”.

“Loro ci stanno accogliendo e siamo molto contenti di essere in comunione con loro”.

Stendiamo un velo pietoso sulla RISCOPERTA DEL BATTESIMO DEGLI ANGLICANI.
Mi pare ci sia un po’ di confusione…
Questi, basta che si dica "battesimo", avrebbero aiutato a riscoprire anche "il battesimo delle navi"…

Anche in Australia il Movimento Neocatecumenale ha causato problemi. Da allora solo 70 parrocchie risultano “conquistate”, in un territorio che sappiamo essere vastissimo.
Ma non tutte si lasciano conquistare, per esempio a Redfern, nel 2016 si sono avute serie proteste da parte dei parrocchiani, fino ad arrivare all’estremo del prete neocatecumenale che abbandona per almeno 3 volte la Messa all’offertorio affermando che il canto aveva contenuti “politici”. Tutti i parrocchiani furono lasciati senza Comunione.
Vessazioni e umiliazioni contro i parrocchiani a non finire. Il card. Pell a difesa dei kikos.

Murale che i parrocchiani di Redfern
hanno allestito nel 2006,
con le parole di Giovanni Paolo II

a difesa della loro dignità.
Qui chiamano i neocatecumenali "Neo-Cats",
ossia "Neo-Gatti".
Eppure questi neocatecumenali sono meno di un pugnello di persone: nel 2020 il Redemptoris Mater di Sidney ospita soltanto 18 seminaristi (diciotto, avete letto bene), ed è stato costruito nuovo di zecca. Molti meno dei parrocchiani che vessano e che tentano di sottomettere.
La minoranza che opprime le maggioranze: proprio come nelle peggiori dittature.

Poi un’altra equipe: un presbitero da Roma, un laico da Firenze e altri 2 laici.
Loro “evangelizzano” Filippine e Giappone (per un totale di cinque volte la popolazione italiana).
Il laico fiorentino sembra don Maurizio Pallù, diventato prete in seguito, che divenne famoso qualche anno fa per essere stato “rapito in Nigeria”.

L’incredibile però è che i kikos dichiarano di essere andati dieci prima, quindi nel 1973 quando al massimo potevano avere 4-5 anni di camminamento, nella migliore delle ipotesi.

Da qui capiamo senza ombra di dubbio che IL MOVIMENTO NEOCATECUMENALE NON HA PRODOTTO "FRUTTI", che poi ha sguinzagliato per il mondo, ma che queste piccole gemme, ancora non frutti, "catecumeni" e non cristiani secondo la logica neocatecumenale, sono nati INSIEME al Movimento Neocatecumenale, non ne sono una conseguenza, non sono un frutto.

Hanno addirittura avuto la pretesa di andare ad "evangelizzare" (cioè impiantare il Cammino), quando avrebbero dovuto essere considerati loro i destinatari della vera evangelizzazione.
L’idea iniziale, già dalla fine degli anni 1960, era quindi quella di "conquistare il mondo", specialmente l’Asia, la più ostica nei confronti del cristianesimo.

Ma quali frutti!
Capillare organizzazione dell'esercito conquistatore fin dai primissimi passi.

Sempre più il Movimento Neocatecumenale si presenta come un’impresa con grandi capitali economici iniziali alla conquista del mercato con la vendita di servizi spirituali!
Hanno mandato per il mondo i catecumeni, non i cristiani, gli eletti, ma gente che ancora doveva concludere il “percorso iniziatico”.

Questo la chiesa primitiva, alla quale fanno subdolamente riferimento, non l’avrebbe fatto MAI.

Nello stesso luogo di questa “evangelizzazione giapponese” ad Hiroshima, però noi sappiamo che nel 1991 sono state inviate anche 6 famiglie.

Ma allora la “missio ad gentes” non è stata un “frutto” successivo alle "famiglie in missione"!
Questi dichiarano di essere partiti con figli a seguito, senza conoscere la lingua giapponese e, dopo un tempo “senza fare niente”, hanno iniziato a lavorare dando lezioni di italiano ai giapponesi.
Nel gergo neocatecumenale le chiamerebbero missio ad gentes, perché gli itineranti non lavorano e non vanno in nuclei di sei famiglie.
La frittata quindi è sempre stata la stessa, anche se l’hanno rigirata dall’altra parte.

Poi OGGI noi sappiamo com’è andata in Giappone: nel 2008 i vescovi giapponesi iniziarono a chiedere insistentemente la chiusura del seminario neocatecumenale di Takamatsu (avviato nel 1992), chiusura avvenuta circa due anni dopo e imposero l'interruzione delle catechesi neocatecumenali.

Abbiamo in seguito l’intervista a Daniel Lifschitz (che recentemente ha scritto un articolo sulla Madonna di Kiko). Apparteneva al Movimento Neocatecumenale fin dal 1973, quindi da dieci anni, e faceva l’itinerante con moglie e figli.

Un tempo parlava così:
“Io sono Daniele, vivo a Palermo, sono di una famiglia ebrea, ho ricevuto il Battesimo da adulto (ma prima di entrare nel Movimento Neocatecumenale). Però è questo cammino che mi ha portato a conoscere Gesù Cristo (o almeno così credeva all’epoca, perché è questo che ti fanno credere)”
A lui l’intervistatore chiede apertamente di che “cammino di tratta”:
“Il Cammino Neocatecumenale” che ho incontrato a Palermo…”
Evangelizzano in Etiopia, il paese natale della moglie (difficile pensare ad un sorteggio) ed hanno 5 figli.

Noi OGGI sappiamo che Daniel Lifschitz non solo ha lasciato il Movimento Neocatecumenale, ma ha scritto anche libri contro di esso, ha collaborato a questo blog ed oggi, a 83 anni, è ancora “sul pezzo”, impegnato a portare il messaggio cristiano in Togo.

Ha lasciato il Movimento Neocatecumenale, ma non ha lasciato la fede, come minacciano i catechisti neocatecumenali a chiunque se ne vada dalla loro setta.

Altre “indiscrezioni” le veniamo a conoscere da un’altra coppia itinerante da cinque anni in Zaire (Congo), sempre con figli a seguito, intervistata in studio:

Parlano di CONTINUI VIAGGI, a volte di un anno e mezzo, a volte di 6 mesi, a volte di 7.

Ma non ci vivono “stabilmente”?
Vanno e vengono, come dei turisti.

Pagava la comunità, abbiamo sentito prima.
Chi è così abbiente da permettersi di poter pagare CONTINUI VIAGGI IN CONGO ad una coppia con figli?
Le comunità?
Ma non fateci ridere…
Forse nemmeno quelle più ricche del quartiere dei Parioli.
Non di certo quelle immaginarie di Palomeras a Madrid.

E poi, nei tempi in cui questi "missionari di Kiko" restavano a casa, chi li campava?
Chi dava loro un lavoro ad intermittenza, che permettesse di partire per mesi e poi tornare?

Loro hanno visto dei MIRACOLI “come li hanno visti i primi Apostoli" (che superbia!)
E quali erano questi “miracoli”?

Che all’arrivo non sapevano la lingua, che poi è il francese, e hanno visto che il Signore “dava POTERE alla loro predicazione” perché, come sempre e ovunque, le SITUAZIONI FAMILIARI CAMBIAVANO.

In Congo esisteva la poligamia e loro hanno visto “sciogliere questi garbugli” e “far tornare la famiglia alla sua unione”.
Ma che vuol dire? Che significa?
I congolesi hanno rinunciato alla poligamia sì o no? Questo sarebbe un vero cambiamento, altro che garbugli e garbugli…
Che modo ambiguo di parlare!

L’episodio che più è rimasto impresso alla signora itinerante, è che quando ha avuto paura ad attraversare il fiume Congo in piroga di notte, si è ricordata di S. Pietro che camminava sulle acque e….

Lei non camminava sulle acque, "ma c’è mancato poco!"

Questi soggetti credevano di impressionare, ma a me sono parsi solo dei perfetti esaltati: hanno visto gli stessi miracoli dei primi Apostoli, mancava poco che camminavano sulle acque…

Ma un buon psicologo che curi bene le allucinazioni ipnagogiche o ipnopompiche?

Ci fermiamo qui, ma non abbiamo ancora terminato, ce ne sono di cose…

Possiamo solo dire che il messaggio passato in questa trasmissione per POSSEDERE LA RESURREZIONE, è alquanto ambiguo, relegato nelle mani di mestieranti alla buona, che vanno e vengono tutti spesati non si sa da chi e, dopo una breve incursione nel cammino iniziatico neocatecumenale, hanno emeritamente tentato di incistare supponentemente un bubbone che poi alcuni hanno avuto la forza di incidere per salvare la parte ammalata.
Come dimostrano poi gli eventi degli anni a venire.

(fine sesta parte -- segue)