domenica 24 marzo 2013

Settimana Santa neocatecumenale

Riproponiamo alcune brevi riflessioni per quei fratelli NC che seguono queste pagine per cercare una risposta alle loro perplessità.

Mi rivolgo, in particolare, a quelli che si accingono a vivere le celebrazioni della Settimana Santa, che in molti casi si svolgeranno in luogo non consacrato e senza la presenza di un sacerdote. È noto che 'pro forma' i responsabili delle comunità invitano tutti a partecipare anche alle celebrazioni in parrocchia, ma nel caso in cui si rendesse necessaria una scelta danno la chiara indicazione di preferire le celebrazioni in comunità. A questo riguardo mi limito ad osservare che chi lavora e/o ha famiglia difficilmente riesce ad essere presente a due celebrazioni nello stesso giorno e poi non si vede il perché si debba essere costretti a scegliere tra due celebrazioni diverse... dov'è la comunione ecclesiale richiamata da Giovanni Paolo II e Benedetto XVI ? Perché, soprattutto questi giorni definiti "Santi" devono essere occasione dell'ennesima lacerazione del tessuto ecclesiale?

Una ragione c'è e risiede nel fatto che nel cammino NC si consumano riti che hanno caratteristiche e significati esclusivamente comunitari, senza nessun legame con i riti della Chiesa: giovedì e venerdì santo, mentre ancora i fedeli sono in chiesa e defluiscono lentamente da essa e mentre molti altri sostano per l'adorazione del santissimo sacramento o per l'adorazione della croce, gli aderenti al cammino NC si mobilitano per preparare le loro sale per fare delle celebrazioni parallele della lavanda dei piedi e del venerdì santo. Cose simili accadono anche il giorno delle ceneri: mai partecipano all'imposizione delle ceneri fatta in chiesa, ma nel corso di una penitenziale, inseriscono questo rito. Per non parlare delle comunità che si riuniscono a celebrare per tutto il tempo di pasqua in veste bianca, alla sera, di nascosto...

La lavanda dei piedi neocatecumenale

Nelle comunità la lavanda dei piedi è eseguita dal responsabile assieme all'ostiario che li asciuga. Ogni comunità la celebra per conto suo (una delle tante cose de facto e non de iure rispetto allo statuto). Dopo che il responsabile ha lavato i piedi a tutti i fratelli della sua comunità, chiunque abbia un giudizio verso un fratello gli lava i piedi per chiedere perdono!

Essa non è inserita in una celebrazione eucaristica, perciò il sacerdote non c'è, o comunque non è strettamente necessario. Deve essere il capo responsabile a lavare i piedi ai fratelli, proprio per il servizio che svolge in comunità, che lo porta ad essere servo degli altri. È un segno che in apparenza è simile a quanto fatto da Gesù, in realtà è una scimmiottatura grottesca, a cui viene anche dato il significato di riconciliazione tra i fratelli. Dopo che il responsabile ha lavato i piedi a tutti, i fratelli liberamente lavano i piedi prima al coniuge e poi alle persone con cui c'è stato qualche contrasto. Una testimonianza che ci è pervenuta ricorda quei grotteschi momenti di imbarazzo: "E qui inizia il grottesco: quando qualcuno ti viene a lavare i piedi cominci a chiederti 'ma che cosa gli avrò fatto, o forse avrò detto qualcosa che l'ha offeso'; oppure succedeva che si andava a lavare i piedi e si diceva: 'scusa sai, non ce l'ho con te, ma non so a chi lavare i piedi."

E poi c'è l'aspetto, anche questo tenuto un po' nascosto e quindi pericoloso, della riconciliazione tra le persone che non è solo semplicemente un segno simbolico (come nella messa lo scambio della pace col vicino), ma diventa quasi un sacramentale, perchè il gesto viene ripetuto nella sua completezza (ci si lava veramente i piedi), e quindi si tende a ritenere che sia quello il gesto che mi riconcilia veramente con il fratello, rendendo quindi la confessione personale, e l'eventuale penitenza, qualcosa di secondario rispetto al 'segno forte' celebrato in comunità.

I NC obietteranno che si legge il vangelo di Giovanni, il che è vero, e che ci si attiene a quanto sta scritto lì. Ma in realtà è una autocelebrazione della comunità (quasi sempre senza sacerdote, e quando possibile nelle case private), per mettere in evidenza il peccato e il fango dell'uomo, e poi autoassolversi l'un l'altro con un gesto di apparente umiltà. Si fa quello che ha fatto Gesù per dire che in fondo non abbiamo più bisogno di Lui, che possiamo perdonarci da soli. Vuoi mettere l'ebbrezza di ripetere, da laici, quello che ha fatto Gesù e che nella Chiesa lo può fare solo il sacerdote durante la celebrazione eucaristica, che oltretutto rievoca l'istituzione dell'Eucaristia?

Che senso ha fare una celebrazione privata del genere, senza il sacerdote, e con significati propri che abbiamo analizzato, proprio mentre tutti gli altri cristiani sono in Chiesa a celebrare l’istituzione dell’Eucaristia e del Sacerdozio? Vogliamo rispolverare per chi non l'avesse ancora letta una nostra riflessione, riportata di seguito.

Dietro la Lavanda dei piedi neocatecumenale, c'è l'interpretazione letterale, ma non ecclesiale, di Giovanni 13. È con tale interpretazione che si "giustifica" il rito della Lavanda ripetuto in celebrazione assolutamente privata da ogni comunità dopo un paio di anni di cammino.

Ma, a prescindere dalla celebrazione privata (un'altra ritualità anomala dei NC, perché la Chiesa la fa il giovedì Santo, nelle Chiese consacrate, ricordando l'istituzione dell'Eucaristia), è evidente che nel "venne a servirli" citato da Kiko Arguello anche nella lettera al Papa c'è il senso della "lavanda dei piedi" che lui enfatizza nell'Eucaristia e se ne può intuire il perché: perché è l'unico accenno ad un'azione di Gesù nella Cena del Vangelo di Giovanni, mentre la formula della Consacrazione del Pane e del vino [a cui peraltro Kiko dà una diversa interpretazione: "Nelle comunità portiamo avanti infatti una catechesi basata sulla Pasqua ebrea, con il pane azzimo a significare la schiavitù e l’uscita dall’Egitto e la coppa del vino a significare la Terra promessa" (!?)] è contenuta solo nei sinottici e nella lettera ai Corinzi (in Giustino ecc.)... Eccoci dunque ancora una volta al malinteso ritorno alle origini e sempre nell'interpretazione letterale di una parte di un vangelo trascurandone altre nonché altri elementi essenziali della stessa:
  1. lo stesso Giovanni non fa altro che parlare del "pane vivo disceso dal cielo" e "chi non mangia di questo pane e non beve di questo sangue...", mentre il Signore ci ha consegnato la formula Consacratoria: "questo è il mio corpo...", "questo è il mio sangue..." con la quale ci ha consegnato Sé stesso, Vivo e Vero, fino alla fine dei tempi...
  2. Il vangelo di Giovanni è stato l'ultimo vangelo redatto, quando nelle comunità la fractio panis era già consolidata e non c'era bisogno di parlarne esplicitamente, tanto più che del Corpo del Signore come pane e del Sangue come bevanda della nuova alleanza (formula della Consacrazione) ne parla a iosa... “Perciò Gesù disse loro: In verità, in verità io vi dico che se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avete la vita in voi.” (Gv 6)
  3. La Chiesa la celebra il Giovedì Santo, giorno del Triduo Pasquale dedicato all'istituzione dell'Eucaristia e, per la Chiesa, la "lavanda dei piedi" oltre ad introdurre al discepolato, simboleggia il 'lavacro' operato dal Sacramento della Riconciliazione, ma soprattutto l’istituzione del Sacerdozio Ministeriale. Cos'è che "giustifica " il rito della Lavanda ripetuto in celebrazione assolutamente privata da ogni comunità neocatecumenale dopo un paio di anni di cammino e per di più celebrato DA LAICI? Soltanto la rivalutazione tutta protestante del sacerdozio battesimale rispetto a quello ordinato, la celebrazione di un rito di “iniziazione” al discepolato, un rito di assoluzione intracomunitaria!
  4. La verità non detta esplicitamente ma da noi più volte ribadita è che Kiko e Carmen si sono fermati alla "lavanda dei piedi", che è appunto un rito di iniziazione, detto "di inversione" che introduce al discepolato. Questo è il vero significato della ritualità anomala operata a due anni d'inizio del cammino ed è anche il vero senso dello "stare seduti" a mensa durante l'Eucaristia - detto anche nella lettera al Papa - mentre Cristo passa a "servirli"!!!! Attualmente, dopo lunghe 'trattative' precedenti l'approvazione degli statuti (come se la liturgia potesse essere oggetto di trattative), si alzano in piedi al momento della comunione; ma non è cambiata l'interpretazione di quelle che per il cattolicesimo sono le Sacre Specie.. Sappiamo da numerose testimonianze e dalla vanità dello stesso Kiko, che ancor oggi si continua a fare la "comunione seduti".
    Kiko sostiene che nel Cammino l’Eucarestia sia il punto fondamentale, tanto da porlo come primo elemento del tripode del cristiano. Inoltre viene fatta all’inizio del Cammino una monumentale catechesi (creduta cattolica da chi la ascolta) sull’Eucarestia e sulla storia dell’evoluzione liturgica (o forse sarebbe meglio dire che secondo Kiko trattasi di “involuzione della Messa cattolica”). Ma quello a cui non si fa sovente caso è che la prima parte di questa catechesi, trattata da Carmen, è tutta rivolta a tentare di identificare il Santo Sacrificio eucaristico con il Seder pasquale ebraico: se la si legge con pazienza si vede come Carmen ripercorra tutte le fasi del Seder pasquale ebraico, tentando di metterle in parallelo con le varie parti della Messa Cattolica, pretendendo di concludere affermando che Cristo non fece niente altro che la cena ebraica, nella quale inserì il Suo Corpo e il Suo Sangue. Semplifico molto per ragioni di lunghezza.
  5. Le recenti parole di Kiko: "Nelle comunità portiamo avanti infatti una catechesi basata sulla Pasqua ebrea, con il pane azzimo a significare la schiavitù e l’uscita dall’Egitto e la coppa del vino a significare la Terra promessa" (!?) – confermano quanto appena detto.
    E qui si spiega una cosa incredibile: come mai proprio nella sera dell’istituzione dell’Eucarestia, il Cammino Neocatecumenale NON FA MEMORIALE dell’istituzione eucaristica, che Kiko considera una parte irrinunciabile per una “iniziazione cristiana”?
    Come mai, più che in ogni altro giorno dell’anno, il Cammino non celebra nel Giovedì Santo una grande Eucarestia, in pompa magna, come fanno loro, piena di luci, di canti, di balli, per rendere grazie al Signore per la liturgia che ha donato alla Chiesa? Non certamente per non intaccare la comunione ecclesiale (inesistente) con i riti pasquali della parrocchia! Non certamente per farsi scrupolo di distaccarsi dalla pastorale universale!
    Tutti i sabati che ha fatto Dio i neocatecumenali non si fanno scrupolo di celebrare la loro Eucarestia separatamente dal resto della parrocchia, men che meno fa eccezione la Veglia pasquale! Perché allora il Giovedì Santo no? La risposta la da Kiko: "portiamo avanti infatti una catechesi basata sulla Pasqua ebrea…"
    A Kiko non interessa nulla della Santa Eucarestia cattolica, istituita da nostro Signore, né di celebrarne l’istituzione, perché lui predica e fa celebrare niente altro che il Seder ebraico! L’eucarestia del Cammino Neocatecumenale non è la Santa Messa della Chiesa, ma solo la caricatura di una Pasqua ebrea (un Novus Ordo brutalmente rivisitato), in cui le sacre specie vengono cabalisticamente sfruttate per intraprendere il viaggio “divinizzante” che si fa lasciandosi trasportare dal “Carro di fuoco(non è così che Kiko definisce l’Eucarestia? Il “Carro di fuoco”?)
    Inoltre: il fatto di rimanere seduti, senza andare in processione per ricevere l’Eucarestia, non si riferisce solo alla parola escatologica in cui “il Signore li farà sedere e passerà a servirli”, ma riguarda appunto l’atteggiamento cabalista di vivere l’evento pasquale: chi conosce l’opera del cabalista Nadav Crivelli sa che costui scrive che per sperimentare il Mà Ase’Merkavà, cioè per intraprendere il viaggio sul “Carro di fuoco” occorre farlo DA SEDUTI. Inquietante, no?
  6. Resta assodato che il fatto che le comunità celebrano la ritualità separatamente dalla parrocchia e ognuna per proprio conto è strumentale per cementare la comunità, Ricordiamo ancora una volta come anche in questo caso si tratta di un cemento solo orizzontale, che non è vera comunione (che si fonda nel Signore ed è fatta unicamente da Lui) ma risponde a leggi psicologiche e non spirituali. Se c'è però qualcosa che affonda le sue radici nell'ordine spirituale, ricordo che non si tratta di una spiritualità cattolica e questo basterebbe per mettere in allarme non solo teologi e liturgisti, ma anche persone credenti che hanno assimilato e vivono la Rivelazione Apostolica che è di natura Soprannaturale e non è "fatta da mano d'uomo"...
La conclusione di tutto ciò è quella di fondo, già richiamata nel titolo: al di là delle ineludibili implicazioni teologiche e spirituali, che fine fa in tutto questo la comunione ecclesiale?

Infine, i riti del Giovedì e del Venerdì Santo, nel cammino vengono giudicati (ed ecco il prevalere della sensazione personale, sul significato serio e profondo della solenne liturgia cattolica) "più suggestivi ed intimi": ovvio, sono fatti separatamente per ogni comunità, proprio per cementare lo spirito comunitario e stringere sempre più i vincoli e gli afflati comunitari, ma non corrispondono ai significati della liturgia cattolica e soprattutto mancano totalmente di cattolicesimo, proprio nel senso di 'universalità', a prescindere appunto dalle altre considerazione teologiche e liturgiche che non non sono certo elementi secondari... e rappresentano comunque momenti di vita ecclesiale rigorosamente 'separati' e quindi fuori dalla comunione ecclesiale, anche durante un tempo liturgico 'forte' come quello della Settimana Santa...

L'Ultima Cena

Nell'Ultima Cena, della quale nel cammino neocatecumenale si enfatizzano i connotati ebraici insieme all’orizzontalità del banchetto fraterno, riporta all'istituzione dell'Eucaristia e alla prefigurazione del Calvario e della Resurrezione: per che cosa dunque si chiama Eucaristia, cioè rendimento di grazie, lode, se non per tutti i doni ricevuti, soprattutto per quelli, escatologici, che non scaturiscono se non dal Sacrificio del Signore? È questo il vero significato cattolico, non solo l'iniziazione al discepolato o la cena fraterna o l’attesa dell’”allegria”! E il Signore non viene “a servire i commensali”, ma ri-presenta al Padre il Suo Sacrificio a beneficio di tutti i partecipanti ai quali è strettamente unita tutta la Chiesa terrestre e celeste, di ogni luogo e di ogni tempo. E TUTTA la celebrazione – opera di Cristo: il Sacerdote agisce “in persona Christi” – è un rendimento di grazie (non solo il momento del ringraziamento finale come subdolamente predica Kiko criticando la Chiesa nelle sue catechesi (OR, p. 330). Essa è la riattualizzazione del 'mistero pasquale', ma non per vivere solo il momento della 'Risurrezione' - come insegna Arguello con altri distinguo addirittura giudaici -, ma il mistero nella sua interezza: 'Passione, Morte e Risurrezione' del Signore Gesù... il suo Sacrificio di espiazione per i nostri peccati ri-presentato al Padre per inserirci nella Sua offerta e riceverne i beni escatologici che è Lui a donarci, non l’Assemblea, la Comunità che celebra... È solo per il Sacrificio di Cristo, poi Risorto che la Santa e Divina Liturgia è fonte di riconciliazione e rigenerazione e che ci introduce sempre più, in Gesù Risorto, nel Mondo della Resurrezione, nella Creazione Nuova!

È solo di una delle molte prassi avulse dal loro significato ecclesiale, presenti nel cammino neocatecumenale e che hanno valenza esclusiva in esso, strumentale all’edificazione progressiva di una entità comunitaria che non è integrata nella vita della Chiesa, anche se ne fa parte nominalmente e tende piuttosto a sostituirsi ad essa. Dovremo successivamente parlare della veglia...

giovedì 21 marzo 2013

Clamoroso due anni fa. E oggi?

Breve inciso di Magister:
« ...Clamoroso fu due inverni fa il colpo di mano quasi riuscito ai neocatecumenali di strappare l'approvazione di Joseph Ratzinger alle loro bizzarre liturgie. Il papa scoprì e sventò tutto in extremis. Fu addolorato al vedere che tra gli autori della manovra c'era un cardinale nel quale aveva riposto grande fiducia, il prefetto della congregazione per il culto divino Antonio Cañizares Llovera. Ordinò alla congregazione per la dottrina della fede di mettere sotto esame le liturgie dei neocatecumenali. La pratica ora dorme in un cassetto ».

Aggiornamento: un commento di oggi, a firma di Neocat Pentito:
Credo che ormai sia chiaro che Kiko abbia architettato un inganno nei confronti di Benetto XVI, lo attestano documenti scritti,ma questo non è neanche preso in considerazione all'interno del Cammino Neocatecumenale. Tutte le comunità hanno fatto un pellegrinaggio a un santuario Mariano per ringraziare dell'avvenuta approvazione della liturgia. Quando all'interno della mia comunità sollevai il dubbio parlando della lettera del card Burke, tutti parlarono di montura della stampa contro il CN, badate bene in buona fede,ma nessuno che si sia documentato su quanto accaduto, io invece sono passato come un rompiscatole che critica sempre tutto. Purtroppo questo è l'atteggiamento che si respira dentro il CN. Se le cose continuano in questo modo puoi portare qualsiasi prova, ma verrà considerata come opera del demonio contro il CN. Spero che il Signore ci aiuti

martedì 19 marzo 2013

Liturgia e crisi ecclesiale


In questi giorni così importanti per la vita della Chiesa, nel momento in cui viene eletto un nuovo Papa, può essere utile ricordare qualcosa di questi ultimi otto anni vissuti accanto a Benedetto XVI.
Questo perchè – è stato lo stesso Benedetto XVI a insegnarcelo – il rinnovamento, la riforma, deve avvenire nella continuità, perciò, per evitare che il gran chiasso mediatico di questi giorni lo faccia dimenticare, è interessante riflettere su alcuni passaggi del magistero del predecessore di Papa Francesco.

Certamente uno dei più importanti insegnamenti di Benedetto XVI riguarda la necessità di un maggiore senso del sacro, sviluppato attraverso una forte coscienza liturgica. Questo insegnamento risale già ai tempi dell’allora Cardinale Ratzinger quando, nel volume “La mia vita”, scriveva queste parole che adesso, chissà perchè, rischiano di cadere nel dimenticatoio:
“quando la liturgia è qualcosa che ciascuno si fa da sé, allora non ci dona più quella che è la sua vera qualità: l’incontro con il mistero, che non è un nostro prodotto, ma la nostra origine e la sorgente della nostra vita. Per la vita della Chiesa è drammaticamente urgente un rinnovamento della coscienza liturgica (…) Sono convinto che la crisi ecclesiale in cui oggi ci troviamo dipende in gran parte dal crollo della liturgia”.
A partire da questa forte considerazione abbiamo visto crescere in questi anni una certa attenzione alla liturgia che, senza scomodare la “messa di S.Pio V”, ha indubbiamente interessato molti sacerdoti e fedeli nella loro pratica di fede. Credo di poter dire che un traguardo è stato raggiunto: gli abusi liturgici sono intollerabili, non tanto e soltanto per questioni estetiche, o preferenze da addetti ai lavori, quanto piuttosto perchè il culto pubblico che dobbiamo a Dio, e la forma corretta con cui rendiamo questo culto, sono un fatto sostanziale per la vita dell’uomo.

Nella sua opera “Introduzione allo spirito della liturgia” il Cardinale Ratizinger scriveva, con parole inequivocabili, che “il diritto e la morale non stanno insieme se non sono ancorati nel centro litugico e non traggono da esso ispirazione”. Solo se il rapporto con Dio è giusto anche tutte le altre relazioni dell’uomo possono funzionare: “la giusta modalità del culto è costitutiva per la giusta esistenza umana nel mondo”. In altre parole dobbiamo dire che anche la riforma morale della Chiesa passa attraverso i diritti riconosciuti a Dio, ossia la giusta adorazione a Lui dovuta.

La liturgia – il giusto modo di adorare Dio – aggiungeva Ratzinger “implica una qualche forma di istituzione”, la liturgia “non può trarre origine nella nostra fantasia, dalla nostra creatività, altrimenti rimarrebbe un grido nel buio o una semplice autoconferma”. Egli inoltre richiamava il pericolo di liturgie in cui tutto “è apparentemente in ordine e presumibilmente anche il rituale procede secondo le prescrizioni”, ma si assiste ad un “abbassamento di Dio alle nostre dimensioni”, arrivando di fatto a servirsi di Dio secondo il proprio bisogno e così ci “si pone sopra di Lui”.

Da qui la denuncia di culti sciatti, pauperistici, con danze e canti fuori luogo, carnevalate di ogni genere, prive di quel senso del sacro che è fondamentale per il giusto culto a Dio. Per questo il Santo Padre Benedetto XVI aveva introdotto nella sua prassi liturgica alcuni accorgimenti importanti per educare ad un autentico senso del sacro: il ritorno del Crocifisso e delle sette candele sull’altare, il situarsi nelle Sue celebrazioni verso il Crocifisso, il reimpiego dei paramenti liturgici antichi romani, l’abbandono quasi totale delle danze e delle attività non liturgiche nelle celebrazioni, l’uso frequente e più intenso del latino e del canto gregoriano e, cosa assai significativa, il ricevere la Santa Comunione sulla lingua e in ginocchio.

Se resta vera l’analisi che fece l’allora Card. Ratzinger – “sono convinto che la crisi ecclesiale dipende in gran parte dal crollo della liturgia” – c’è da augurarsi che Papa Francesco sappia attingere a piene mani all’insegnamento di Benedetto XVI, attuando così quella riforma nella continuità più volte richiamata dal suo predecessore. Questo, come abbiamo visto, porterà frutti anche per quella riforma morale della Chiesa che tutti si attendono e che altrimenti rischia di rimanere semplice moralismo.

lunedì 18 marzo 2013

San Francesco d'Assisi: Lettera a tutti i chierici sulla riverenza del Corpo del Signore

«Facciamo attenzione, noi tutti chierici, al grande peccato e all'ignoranza che certuni hanno riguardo al santissimo corpo e sangue del Signore nostro Gesù Cristo e ai santissimi nomi e alle sue parole scritte che santificano il corpo.

Sappiamo che non ci può essere il corpo se prima non è santificato dalla parola.
Niente infatti possediamo e vediamo corporalmente in questo mondo dello stesso Altissimo, se non il corpo e il sangue, i nomi e le parole mediante le quali siamo stati creati e redenti "da morte a vita" (1Gv 3,14).

Tutti coloro, poi, che amministrano così santi misteri, considerino tra sé, soprattutto chi li amministra illecitamente, quanto siano miserandi i calici, i corporali e le tovaglie sulle quali si compie il sacrificio del corpo e del sangue di lui. E da molti viene collocato e lasciato in luoghi indecorosi, viene trasportato senza nessun onore e ricevuto senza le dovute disposizioni e amministrato agli altri senza discrezione.

Che modo pacchiano e teatrale di
trattare il Santissimo Sacramento!
Anche i nomi e le parole di lui scritte talvolta vengono calpestate, poiché "l'uomo carnale non comprende le cose di Dio" (1Cor 2,14).

Non dovremmo sentirci mossi a pietà per tutto questo, dal momento che lo stesso pio Signore si consegna nelle nostre mani e noi l'abbiamo a nostra disposizione e ce ne comunichiamo ogni giorno? Ignoriamo forse che dobbiamo venire nelle sue mani?
Orsù, di tutte queste cose e delle altre, subito e con fermezza emendiamoci; e ovunque troveremo il santissimo corpo del Signore nostro Gesù Cristo collocato e lasciato in modo illecito, sia rimosso di là e posto e custodito in un luogo prezioso.
Ugualmente, ovunque siano trovati i nomi e le parole scritte del Signore in luoghi sconvenienti, siano raccolte e debbano essere collocate in luogo decoroso.

Nelle vostre mani, come se fosse
la distribuzione di uno snack...
Queste cose sono tenuti ad osservarle fino alla fine, più di qualsiasi altra cosa, tutti i chierici. E quelli che non faranno questo, sappiano che dovranno rendere "ragione" davanti al Signore nostro Gesù Cristo "nel giorno del giudizio" (Cfr. Mt 12,36).

E coloro che faranno ricopiare questo scritto, perché esso sia meglio osservato, sappiano che saranno benedetti dal Signore Iddio.

San Francesco d'Assisi»

(citazione reperita dal blog Bregwin)

sabato 16 marzo 2013

«Il tempo delle carnevalate è finito»

Indipendentemente dal fatto che sia stata davvero pronunciata o semplicemente inventata, l'espressione «Sono finite le carnevalate!» sta diventando troppo rapidamente l'etichetta da appioppare alla liturgia cattolica tradizionale.

Proviamo dunque a sentire cosa ne pensa padre Stefano Maria Manelli, fondatore dei Frati Francescani dell'Immacolata, quando si rivolge ad alcuni giovani frati:
Papa Pio XI celebra nella Cappella Sistina
«La Messa di san Pio V mi fa avvertire con intensità il mio essere sacerdote “in Persona Christi” nella celebrazione del santo Sacrificio».

«Nella Messa antica si può essere facilmente coinvolti nell’evento della Passione e Morte di Cristo…»

«Nella messa di san Pio V si sperimenta il lavoro anche fisico (genuflessioni, inchini, segni di croce, sguardi verso l’alto, spostamenti…) con cui il sacerdote conficit Sacramentum”»

«E' facile capire che nella messa di san Pio V, immersi nel silenzio e nel raccoglimento, si può arrivare molto meglio all’esperienza delle estasi e dei rapimenti, come si legge nelle biografie di parecchi santi».


In un'altra occasione padre Manelli dice:
Marzo 2013: Cappella Sistina
con "contraltare" e seggiole
La vita religiosa ancora più ha subito l’incidenza negativa del Novus Ordo, poiché la vita religiosa è una vita anzitutto liturgica.
[...]
Una liturgia ben fondata, salda e compatta viene dimostrata e garantita come tale soprattutto dalla vitalità e fecondità della vita monastica e religiosa; e, a sua volta, una vita monastica e religiosa che sia salda e in crescita feconda dimostra e garantisce nella maniera più sicura la genuinità della litugia del corpo Mistico di Cristo; mentre una vita monastica e religiosa in rovinosa retromarcia -come è oggi- non può che essere testimonianza di una liturgia in deficit di consistenza e di forza vitale.
[...]
È un dato triste ma reale che nella confusione postconciliare, i religiosi (salvo rare eccezioni) non solo hanno risentito ma hanno anche propagato tra i fedeli le deformazioni liturgiche che nell’ultimo quarantennio sono andate estendendosi in modo esponenziale. E con tali deformazioni hanno propagato anche errori dottrinali.

Santità! Queste carnevalate qui,
quando finiranno?
A questo punto chiediamo ai nostri cari fratelli neocatecumenali: le cose che padre Manelli dice della Messa "tridentina", si possono forse dire delle liturgie neocatecumenali?

Il "coinvolgimento" che si sperimenta nella liturgia kikista-carmenista (che, secondo Kiko, porta i fratelli «dalla tristezza all'allegria»), riuscirebbe mai a dare altrettanta vitalità e fecondità nella vita monastica, religiosa, laicale? E come ha fatto la Chiesa Cattolica a sopravvivere per venti secoli senza il metodo kikiano-carmeniano?

Oggi è sabato: questa sera continuerete a disubbidire alle norme che Benedetto XVI vi ha dato? farete il balletto col girotondo? utilizzerete la bislacca menorà a nove fuochi? farete la "comunione seduti"? Norme che Benedetto XVI non si è mai rimangiato (e avete fatto una figuraccia barbina quando avete tentato di auto-approvarvi a sua insaputa), norme che non sono certo scadute con le sue "dimissioni". Tanto più che sono presenti nel vostro stesso Statuto...

venerdì 15 marzo 2013

«Un vento conciliarista che vi dovrebbe far riflettere, o forse allarmare»

Ieri sera abbiamo ricevuto questo esultante commento firmato da NC che guarda la diretta della Santa Messa del Papa:
Celebrazione Versum Populo.
Altare mobile in Cappella Sistina. Ancora qualche problema con le tovaglie (si vede tutta la parte in legno dietro...): gliele presteremo sicuramente.
Niente panche con inginocchiatoi per i Cardinali, ma comunissime sedie.
Chierichetti a sinistra e a destra, dietro alla Mensa Eucaristica.
Mega Concelebrazione (mi sono perso la Consacrazione, non so se è stata fatta da tutti vicino all'altare, ma certamente vanno tutti in processione a servirsi del Corpo e Sangue di Cristo, senza che il Santo Padre li distribuisca loro, e quindi sicuramente è una concelebrazione).
Vescovo fra Vescovi.
Questo Papa non si metterebbe la Tiara neppure sotto tortura.
certo c'è un vento conciliarista che vi dovrebbe far riflettere, o forse allarmare.
Vergognosa e intollerabile arretratezza liturgica:
padre Pio celebra la Messa "tridentina" ed
amministra la Comunione in ginocchio e alla bocca!
Siccome siamo particolarmente allergici all'ipocrisia, diciamoci le cose senza giri di parole, dando a Cesare quel ch'è di Cesare, e a Dio quel ch'è di Dio.

E dando al Papa ciò che il Papa, in quanto tale, deve avere da tutti i cattolici: dopotutto il Signore vede benissimo nel segreto dei cuori. E ci permette di vedere segnali di speranza, oltre a farci capire che un pontificato non si giudica dalle prime 24 ore.

Certo, in neanche 24 ore di pontificato abbiamo tutti potuto assaggiare la vittoria della "discontinuità", quel «vento conciliarista» che senza dubbio ci fa «riflettere» e ancor più ci fa «allarmare».

Non ci vuole troppa intelligenza per capire che tutti gli indiavolati fautori della "discontinuità" e del variopinto "conciliarismo" - a cominciare dai neocatecumenali - cercheranno di trasformare la sopradescritta sensibilità del Papa in legge ferrea ineludibile e retroattiva (a loro favore, s'intende). Il che è l'esatto contrario di ciò che hanno fatto nei confronti di Benedetto XVI e spiega benissimo (se mai ce ne fosse ancora bisogno) su cosa si basi il carisma di tutti costoro (a cominciare dal Cammino): sulla menzogna.

Neocatecumenalismo e
"vento conciliarista": ecco per
esempio la prima Comunione
ridotta a distribuzione di snack
A tutti quelli che stanno cantando vittoria sarà inutile ricordare che lo Spirito Santo non è una bacchetta magica, non è il telecomando di un robot, non è un tappabuchi automatico, e nemmeno è lo slogan da utilizzare per dare una parvenza di eleganza e prestigio alle proprie bislacche invenzioni.

Sarà inutile ricordare loro che papa Francesco non è un robot, e che senza dubbio deluderà moltissimi di coloro che oggi plaudono forsennatamente, semplicemente perché costoro propugnano idee diversissime, mutevoli, contrastanti (cosa ne sarà di tanta cagnara qualora prendesse decisioni contro il Cammino?).

Sarà fatica sprecata ricordare loro che qui difendiamo non delle idee ma una vita già vissuta: la vita, l'insegnamento, l'esempio di innumerevoli santi, il bimillenario, solido, chiaro, coerente Magistero, la meravigliosa e ricchissima Tradizione.

Perciò domandiamo serenamente ai neocatecumenali: che cos'è la Tradizione? nel Cammino cosa vi viene insegnato in merito? E la "Tradizione vivente" può permettersi di contraddire la Tradizione della Chiesa, oppure il Papa è semplicemente il custode del deposito della fede?

Seconda domandina: alla luce della Tradizione, cosa hanno in comune le tre foto presentate in questa pagina? Se il vento "conciliarista" è così santo e intoccabile, come mai padre Pio ne era profondamente allergico e ferocemente critico?

mercoledì 13 marzo 2013

Franciscus



Pur non essendo legati all'Opus Dei, facciamo nostre le parole del prelato Echevarría:

Per i cattolici di tutto il mondo è un momento di grande gioia: il nostro nuovo Papa Francesco è il 266° successore di Pietro. Dal momento in cui abbiamo visto la fumata bianca lo abbiamo accolto con profonda gratitudine ed ora, seguendo l'esempio di Benedetto XVI, gli manifestiamo una incondizionata venerazione ed obbedienza. E anche il nostro affetto e le nostre preghiere, in continuità con quelle che abbiamo elevato insieme al Papa nella sua prima apparizione dalla Loggia delle Benedizioni della Basilica di San Pietro.

In questo momento di emozione, nel quale si tocca con mano l'universalità della Chiesa, rinnovo al nuovo Romano Pontefice un'adesione completa alla sua persona e al suo ministero,  certo di esprimere in tal modo i sentimenti dei fedeli - laici e sacerdoti - della Prelatura dell'Opus Dei. Tutti ci affidiamo alle preghiere di Sua Santità per contribuire efficacemente, con gioiosa disponibilità, al compito dell'evangelizzazione che il Papa ha menzionato nel suo primo saluto alla Chiesa.

In queste settimane di serena attesa, si è parlato molto del peso che sta sulle spalle del Santo Padre. Ma non dimentichiamo che il Papa conta sull'aiuto di Dio, sull'assistenza dello Spirito Santo e sull'affetto e la preghiera dei cattolici, e di milioni di persone di buona volontà.

Come ha sempre consigliato San  Josemaría Escrivá, chiedo oggi al Signore in modo   molto speciale che tutti noi cristiani abbiamo "una sola volontà, un solo cuore, un solo spirito: perché «omnes cum Petro ad Iesum per Mariam!» — tutti, ben uniti al Papa, andiamo a Gesù, per mezzo di Maria" (Forgia, 647).

             + Javier Echevarría
             Prelato dell'Opus Dei


lunedì 11 marzo 2013

Un "papa amico" che "celebri Kiko"?

Leggo sul blog Opportune Importune:
Nel loro delirio di onnipotenza, ratificato peraltro da decenni di appoggi autorevolissimi e di non meno eloquenti silenzi dinanzi alle eresie, ai sacrilegi ed agli abusi di cui si sono resi responsabili, i gerarchi del movimento neocatecumenale vanno gonfiandosi di inane soddisfazione - tristi rane nel putrido stagno conciliare - per i nefasti pronostici che qualche curiale ha loro rivelato.

D'altra parte, che nella Curia Romana e nello stesso Sacro Collegio si possano annoverare non pochi sostenitori della setta di Kiko Arguello è cosa ahimè nota. Meno noto è che si vociferi insistentemente tra gli adepti che il prossimo Papa sara uno dei loro, e che entro tre mesi dall'elezione al Soglio costui celebrerà nel loro sacrilego rito.

Non si capisce se la loro certezza derivi da locuzioni interiori col Principe delle Tenebre o da trame indegne in seno al Conclave.
Una liturgia kikista-carmenista
C'è da rispondere che quella assurda evenienza è da criticare con forza proprio perché amiamo il successore di Pietro.

E c'è da aggiungere che benché sia "mediaticamente" forte, agli occhi di Dio non cambia nulla, e pertanto non può cambiare nulla nemmeno ai nostri occhi: gli strafalcioni restano strafalcioni anche se li celebrasse il Papa. Non si tratta di un fatto giuridico umano: la liturgia riguarda i "diritti di Dio".

Quanto segue qui sotto è un tentativo di dare qualche spunto di riflessione per verificarlo senza aver bisogno di banalizzazioni e riduzionismi come: «io sto sempre dalla parte del Papa».

Che nel Cammino si "vociferi" è abbastanza normale. Gli iniziatori stessi, a costo di fare figuracce planetarie, fanno annunci roboanti e giganteschi fino a rendersi totalmente ridicoli.

Che nel Cammino si "canti vittoria" qualunque sarà il prossimo Papa, è assolutamente ovvio. Ricordate? Quando Benedetto XVI proibì gli strafalcioni liturgici neocatecumenali, gli iniziatori risposero ipocritamente per iscritto: siamo contentissimi! e il loro ineffabile Gennarini si faceva intervistare per proclamare: è la prima volta che la Santa Sede accetta delle variazioni liturgiche... E da allora nulla è cambiato: nel Cammino si è sempre disubbidito al Papa, sempre facendo tutto a sua insaputa, e addirittura millantando che Benedetto XVI andrebbe contro i vescovi pur di accontentare Kiko...

Significativa anche la scadenza dei "tre mesi", come vendetta contro Benedetto XVI. Che nei suoi primi mesi di pontificato convocò il Tripode neocat per comunicare le decisioni contro la liturkikia e nel giro di poche settimane le fece mettere per iscritto e le confermò personalmente ai neocatecumenali auto-invitatisi da lui. Evidentemente questo smacco brucia ancora parecchio, ai vertici del Cammino. Non bisogna mai sottovalutare «l'orgoglio e l'arroganza» di Kiko.

Alla luce di tutto questo, proviamo a fare l'ipotesi che un futuro Papa accetti di celebrare gli strafalcioni inventati da Carmen e Kiko. Persino con la "comunione seduti" e col bislacco menorà a nove fuochi e che magari partecipi pure al "trenino-balletto-girotondo" finale (come ha fatto qualche augusto cardinale a Roma).

Che significato assumerebbe questo gesto?

Eh, sì, perché non tutti i gesti del Papa hanno uguale valore.

Ripeto, perché sono sicuro che qualcuno farà finta di non capire: non tutti i gesti del Papa hanno uguale valore.

Prendiamo per esempio Benedetto XVI in due particolari momenti del suo pontificato: nel momento in pregava insieme al gran muftì islamico turco, e nel momento in cui promulgava il Summorum Pontificum.

In quale dei due momenti "pasceva" meglio il gregge affidatogli dal Signore? Quando compiva quel discutibile gesto "politico" di pacificazione, oppure quando restituiva dignità alla liturgia?

Non tutti i gesti del Papa hanno uguale valore. Chi pensasse il contrario, o è stupido, o è in malafede. Come lo sono quelli che -a seconda della convenienza o di continuo- si atteggiano a "più papisti del Papa".

Può capitare, durante il Pontificato, di non essere docile allo Spirito Santo. Essere il Pontefice non significa essere un Robot pre-programmato dallo Spirito.

Lo stesso apostolo Pietro commise almeno un errore, che san Paolo apostolo dovette condannargli in pubblico (cfr. Gal 2,11-21). Era -guarda caso- un errore di politically correctness, era cioè un gesto che Pietro considerava di pacificazione, utile, necessario, non dannoso... e che invece generava scandalo nei fedeli.

Ora, il chiamare "errore" l'errore, non è mai stato considerato un "giudizio temerario", non è mai stato considerato fonte di "critiche" o di "mancanza di rispetto" nei confronti del primo Papa della Chiesa. E senza l'intervento pubblico di san Paolo lo scandalo non poteva che crescere.

Tutto questo lo si può affermare indipendentemente dal fatto che Pietro avesse commesso quell'errore in buona fede, per vigliaccheria, o per forza maggiore.

Riassumiamo quanto detto finora:
  • premesso che per i neocatecumenali conta più Kiko che il Papa,
  • premesso che un Papa non è un robot telecomandato dallo Spirito,
  • chiediamo: un Papa che promuova gli strafalcioni fabbricati da Kiko e Carmen, come va considerato?
Facciamo un altro passo avanti e chiediamoci: se invece di celebrare gli strafalcioni di Kiko, celebrasse la liturgia "tridentina", il livello di autorevolezza dei due gesti sarebbe uguale?

Un futuro Papa è più evidentemente "successore di Pietro" se celebra il rito "tridentino" (quello in cui si sono santificati padre Kolbe, don Bosco, Edith Stein, Pio X, padre Pio...) oppure se celebra il rito "kikiano" (quello fabbricato da Carmen Hernàndez e Kiko Argüello)?

Vedete, qui non conta il fatto che i neocatecumenali sono lo 0,1% del gregge affidato al successore di Pietro.

Conta invece il fatto che il primo gesto è basato sulla Tradizione (sulla vita di tantissimi santi attraverso tantissimi secoli), e l'altro gesto è un favore fatto ad una fazione con "potenti appoggi", utile per il prestigio di quest'ultima e per "validare" un rito che i suoi stessi inventori dichiarano inventato: per esempio quando vanno elucubrando che «Gesù disse “Questo è il mio Corpo” (a significare la rottura della schiavitù dell’uomo all’egoismo e al demonio) e “Questo è il mio Sangue” (a significare la realizzazione di un nuovo esodo per tutta l’umanità)...»

Vedete, perfino il più progressista dei liturgisti finirebbe per commentare che nel caso "tridentino" il Papa celebra qualcosa che fa parte della vita della Chiesa, mentre nel caso "kikiano" celebra nel migliore dei casi un'operazione politically correct.

Non c'è nulla da meravigliarsi che ogni ecclesiastico, fino all'ultimo dei diaconi, è quotidianamente tentato di operazioni "mondane" a scapito della Verità di fede. Specialmente in quest'epoca dove regnano i mezzi di comunicazione, e dove qualsiasi concessione al banale e al falso, qualsiasi gesto di debolezza, guadagna immediatamente fiumi di applausi dal mondo.

Chi vive normalmente la fede cattolica si addolora quando il Papa è bersagliato dai nemici della Chiesa, ma si addolora ancora di più quando il Papa mette da parte il suo triplice munus (guidare, insegnare, santificare) per "concedere" qualcosa al mondo (poiché ci è stato insegnato che noi non siamo del mondo). E si addolora ancora di più quando il gesto del Papa, da qualsiasi cosa sia dettato, rema contro la Chiesa che già sta attraversando una terribile tempesta.

L'eventuale e malaugurata celebrazione del rito kikiano-carmeniano avrebbe come unico risultato lo scandalo e la confusione per i fedeli ("dunque uno può inventarsi una liturgia e farsela «approvare»? dunque, più che la Tradizione e il Magistero, contano i «potenti appoggi»?") grazie ovviamente al tam-tam mediatico e alla trionfante propaganda dei vertici del Cammino.

Il Papa resta Papa, così come Pietro restò Pietro dopo che Paolo gli fece notare l'errore. Nessuno si è mai sognato di criticare Paolo perché ha osato chiamare "errore" l'errore opponendosi «a lui a viso aperto perché evidentemente aveva torto». Nessuno onesto e sano di mente si è mai sognato di difendere l'errore di Pietro, con la scusa che solo così si difende Pietro.

I neocatecumenali urleranno "il Papa celebra la liturgia di Kiko, dunque è buona".
Ma faranno finta di non sentire quando gli parlerete, per esempio, di come il Papa amministrava la Comunione, gesto che loro hanno (erroneamente!) considerato come privo di valore.

I neocatecumenali urleranno che "il Papa celebra la liturgia di Kiko, e voi la criticate".
Ma faranno finta di non sentire quando ricorderete loro che il Papa è il custode, non un ufficio di certificazioni di invenzioni altrui, e che la critica non è né al Papa né al papato, ma allo scandalizzare il 99,9% dei restanti cattolici piuttosto che confermarli nella fede.

Queste cose vanno dette e ripetute: specialmente alla vigilia del Conclave, dove legioni intere di diavoli sono freneticamente al lavoro per sconquassare la Chiesa e danneggiarla il più possibile, pur sapendo che le porte degli inferi non prevarranno contro di essa.

Affido la conclusione all'ultimo editoriale di Radicati nella fede:
In tutto questo disastro chi ama veramente il Papa? Ama il Papa chi è preoccupato della fede. Il successore di Pietro c'è nella Chiesa come custode della fede e dell'unità disciplinare che da essa discende. Allora amare il successore di Pietro, amare il Papa, vuol dire amare il suo compito, cioè il custodire il deposito e il confermare nella fede i fratelli.
Amare il Papa fino alle lacrime, vuol dire amare la fede cattolica fino a morire per essa, come i martiri.

venerdì 8 marzo 2013

«Liturgie fabbricate... con l'aiuto della stupidità»

Sentiamo cosa diceva più di vent'anni fa il cardinal Ratzinger (già, proprio lui, esattamente il teologo che ha ispirato a papa Benedetto XVI il motu proprio "Summorum Pontificum"):
Il Cammino Neocatecumenale
«tenta di renderla interessante
con l'aiuto della stupidità»
«La riforma liturgica nella sua forma concreta s’è allontanata sempre più da questa origine [ndr: dalla Messa in latino] Il risultato è stato (…) una devastazione. Da una parte si ha una liturgia trasformata in show, nella quale si tenta di rendere la religione interessante con l’aiuto della stupidità, della moda e di massime morali provocanti. (...) Dopo il Concilio (...) al posto della liturgia, frutto di uno sviluppo continuo, è stata messa una liturgia fabbricata. Si è usciti dal processo vivente di crescita e di sviluppo per entrare nella fabbricazione. Non si è più voluto il divenire e la maturazione organica di Dio che vive nei secoli e lo si è sostituito a mo’ della produzione tecnica, con una fabbricazione banale del momento».
Perché è così importante la questione liturgica?

È importante perché siamo uomini, non siamo angeli: per adorare ed amare l'Altissimo "invisibile", abbiamo bisogno di "segni" forti, profondamente significativi, che risuonino nel profondo dell'anima, che diano chiara eco di ciò che è il Signore Onnipotente, della sua Maestà infinita.

Rivolti a Cristo Signore,
perfino in una chiesa
distrutta dai bombardamenti
E, ancor più importante, lo è dall'altro versante: cosa si può offrire a Dio? Qualcosa di bello, alto, nobile, sublime... oppure qualcosa di sciatto, approssimativo, chiassoso, improvvisato?

Lungo tutta la storia della Chiesa abbiamo visto un'interminabile schiera di santi saziarsi per tutta la vita di quello splendore e di quella sublimità della liturgia, una forma di "arte" sacra (la più eccelsa), tutta protesa verso Cristo Redentore. Come per la grande musica classica, anche la liturgia esigeva di essere "eseguita" con rigore e senza variazioni arbitrarie, senza inquinamenti. Come per la grande musica classica, "partecipare" significava non l'effettuare operazioni da protagonisti, ma solo il lasciarsi vincere da quella bellezza.

Già, perché la vera liturgia è sempre stata bellezza: vera Bellezza, splendore della Verità perché -come ci insegna san Tommaso d'Aquino- il Sommo Bene è Dio, la Somma Verità è Dio, la Somma Giustizia è Dio, il Sommo Amore è Dio, la Somma Bellezza è Dio...

Ne segue che il dominio del Brutto che ci circonda, indica inequivocabilmente un allontanamento dalla Verità.

La devastazione provocata dalla riforma liturgica (lo dice il cardinal Ratzinger! «devastazione»!) ha anzitutto il carattere della fabbricazione: cioè l'aver messo da parte la certificatissima Tradizione cattolica (garantita dal'autorità della Chiesa e da innumerevoli santi) per far spazio alle proprie invenzioni, alla propria autocelebrazione, alla propria banalità.

La Bruttezza viene dal demonio
Nel Cammino Neocatecumenale questa devastazione di cui parlò il futuro papa Benedetto XVI è chiaramente visibile: gli "iniziatori" Carmen e Kiko hanno tentato di rendere "interessante" ("adatta ai tempi odierni") la liturgia imbottendola di stupidità: il bislacco menorà a nove fuochi, il tavolone imbandito e coperto di fiori, la Comunione "seduti" (dico: la Comunione con Gesù Cristo presente nel Santissimo Sacramento, fatta... comodamente seduti!?!?), il balletto con girotondo finale...

A furia di non vedere il Bello - o peggio: a furia di sentirselo disprezzare dalle proprie guide e dai propri fratelli ("in latino non si capisce niente! il prete dà le spalle ai fedeli! le nostre celebrazioni portano i fratelli dalla tristezza all'allegria!") - ci si abitua al Brutto, cosa che fa ammalare l'anima rendendola sempre più incapace di riconoscere Dio nella Giustizia, nella Verità, nell'Amore... Ci si lascia inquinare il cuore, si dà terreno fertile alla stupidità, alla superbia, al convinto rifiuto del Bello...

Ballando attorno al vitello d'oro
Criticare la liturgia tradizionale è come dire: "non ho mai potuto ascoltare molto bene l'Incompiuta di Schubert, ma mi fa sorridere che alcuni lo giudichino superiore a Zucchero Fornaciari, che a me piace, e basta ai miei gusti musicali, ed è adatto ai tempi odierni, elogiato e approvato da numerosi vescovi e cardinali e presente in tutti i paesi del mondo e comunque il Cammino si giudica solo dopo averne fatto esperienza diretta per almeno trent'anni..."

Le chiassose e imbarazanti liturgie del Cammino, parolaie fino all'eccesso, con quei tristi e brutti canti cupi e calanti grattugiati sulle chitarrelle alla maniera del fondatore Kiko, con le icone dipinte da Kiko, con le suppellettili sacre designed by Kiko, sono ottimamente descritte da quelle parole dell'allora cardinal Ratzinger: si tenta di rendere la religione "interessante"... con l'aiuto della stupidità!

Tanti cari fratelli neocatecumenali sono convinti (spesso persino in buona fede) che basti qualche "approvazione" della gerarchia (magari auto-fabbricata e all'insaputa del Papa) per azzittire chi fa notare le loro brutture.

Abituati alle brutture (liturgiche, dottrinali, pittoriche, musicali, eccetera) dei due "iniziatori", detestano anche solo sentir parlare della "bellezza che salverà il mondo". Temono di scoprire di aver portato avanti, per decenni, i frutti della propria superbia e quella dei due "iniziatori", a cominciare dalle pagliacciate liturgiche. Hanno il terrore di accorgersi che il Cammino ha preteso di essere "adatto ai tempi odierni" esasperando la devastazione liturgica e sostenendosi sulle menzogne e sulla stupidità. Hanno il terrore nero di capire che le liturgie del Cammino non sono affatto "dono dello Spirito", gli insegnamenti del Cammino non sono per niente "dono dello Spirito", la continua e incessante disubbidienza al Papa non è assolutamente "dono dello Spirito", il kikismo-carmenismo non è per nulla "dono dello Spirito".

lunedì 4 marzo 2013

Seminari "Redemptoris Mater": tra leggende e realtà

Seminaristi R.M.
A dispetto del loro altisonante nome, i seminari "Redemptoris Mater" sono i seminari creati dal Cammino Neocatecumenale per fabbricare un clero a immagine e somiglianza di Kiko e disposto ad andare dove Kiko comanda.

Vengono generalmente indicati come "seminari internazionali diocesani missionari", nel senso che un "presbìtero" da lì uscito, resta per qualche annetto in servizio nella diocesi in cui è stato ordinato per poi prendere il volo, in missione per conto di Kiko (scagli la prima pietra qualunque "presbìtero" neocatecumenale uscito dai seminari R.M. e rimasto veramente al servizio della diocesi e del vescovo).

Inutile precisare che a quei seminari possono accedere solo fedelissimi del Cammino Neocatecumenale, e che vi è in vigore esclusivamente la spiritualità creata dai due fondatori del Cammino, Kiko Argüello e Carmen Hernàndez.

Con l'aggettivo "internazionali" si sottintende che il rifornimento di "vocazioni" neocatecumenali può avvenire da qualsiasi comunità del Cammino nel mondo, con risultati spesso tragicomici a causa delle difficoltà di ambientamento (culture diverse, abitudini alimentari diverse, ecc.) ed a causa dei sortilegi (nel Cammino non contano attitudini e capacità, ma si pretende di interpretare la volontà di Dio estraendo a sorte, un gioco d'azzardo che a tanti sfortunati ha rovinato la vita).

Spiritualità kikiana:
autoritratti dell'Iniziatore
Queste cose non le dicono né le enciclopedie on-line (accuratamente "ripulite" dai facinorosi neocatecumenali) né i siti web cattolici (che temendo di essere accusati di portare "divisione", si attengono alle notizie "ufficiali", cioè solo quelle ammannite dalla propaganda kikiana), tanto meno quelli ufficiali (dove è importante far bella figura coi vescovi allo scopo di farsi ordinare i preti kikiani).

Tra non molto tempo sentirete i neocatecumenali trionfanti vantare l'apertura del centesimo seminario kikiano R.M.: molti vescovi, per "oliatura" o per timore di rappresaglie, concedono il benestare per l'apertura di un seminario R.M. nella propria diocesi, magari proprio nel momento in cui sentono imminente un trasferimento o una promozione, lasciando la penosa e imbarazzante eredità ai loro successori. Chi si illudesse che un vescovo possa riuscire a chiudere un seminario R.M. incistato nella propria diocesi può per esempio chiedere delucidazioni alla conferenza episcopale giapponese, che ha dovuto lottare per vent'anni contro le disubbidienze, l'arroganza e le ipocrisie dei neocatecumenali e dei loro "potenti appoggi" (ed alla fine il seminario kikiano di Takamatsu non è stato chiuso ma solo trasferito a Roma).

Anche se lo minimizzano, i preti neocatecumenali considerano il kikismo-carmenismo il centro esatto della loro spiritualità e della loro ubbidienza, perfino in caso di problemi con la gerarchia ecclesiale. Per esempio, nel caso giapponese abbiamo visto come i preti usciti dai seminari R.M., per "dialogare" col vescovo a cui in teoria devono totale ubbidienza, hanno preteso un intermediario neocatecumenale. Per questo l'esistenza di un seminario R.M. in una diocesi è da considerare un feudo kikiano sostanzialmente separato e autonomo rispetto alla vita della Chiesa (ma chi conosce il Cammino avrà già sperimentato di persona i nefasti effetti di una simile mentalità: da un lato i kikos gridano "la Chiesa ci approva", dall'altro agiscono tenendo conto solo delle esigenze del Cammino, anche quando queste fossero totalmente in conflitto con parroci e vescovi, anche quando il Papa prende «decisioni» contro il Cammino).

Un seminario R.M.:
mensa ipertrofica iper-infiorata,
pagnottone, icone kikiane...
"Cento seminari"? Se l'ordinario del luogo sa di un appartamento in cui ci sono due seminaristi e un presbìtero che fanno vita comune, allora la propaganda già potrebbe parlare di "seminario", per cui non c'è troppo da meravigliarsi dei "cento seminari" kikiani, specialmente alla luce del fatto che Kiko spara sempre numeroni grossissimi, giganteschi, sempre cifre tonde esorbitanti, lontanissime dalla realtà, ma che vengono prese per oro colato da chi non ha l'onestà intellettuale di verificarle.

L'esistenza di tali seminari R.M. dipende esclusivamente dalla volontà accentratrice dei fondatori del Cammino. Come ormai tutti sanno, nel Cammino sono i cosiddetti "catechisti" laici a vagliare le vocazioni (spesso fino a stabilire chi deve esibirsi nella cerimonia delle "alzate" quando Kiko fa la sua "chiamata vocazionale"), e l'ultima parola su tali "vocazioni" sacerdotali e religiose spetta naturalmente a Kiko. Se un vescovo provasse a rifiutarsi di ordinare i prescelti di Kiko, allora li si trasferisce astutamente "in missione" in qualche posto dove c'è un vescovo più malleabile (oltre che ovviamente le comunità del Cammino). Quando un presbitero R.M. combina pasticci, lo si trasferisce "in missione" da un giorno all'altro, magari spacciandolo per coraggioso martire missionario (solo perché viene spedito a servire altrove le comunità neocatecumenali). Inutilmente Giovanni Paolo II ammoniva i seminaristi kikiani dicendo: «la vostra destinazione compete al vescovo»... È infinitamente comodo, per gli "iniziatori" del Cammino, avere una rete di seminari in cui allevare le proprie "vocazioni", con tempi e modi molto molto elastici e con la scusa della missione (in missione per conto di Kiko, s'intende) quando diventasse opportuno spostare qualcuno.

Ho scritto "vocazioni" tra virgolette perché chiunque abbia avuto a che fare coi neocatecumenali sa che per loro contano più le esigenze del Cammino che quelle della Chiesa (questa faccenda viene mascherata dalle bugiarde parole «al servizio dei vescovi»: come se i vescovi venissero davvero rispettati senza ipocrisie e ubbiditi quando decidono qualcosa di poco gradito al Cammino...) Infatti, quando Kiko chiama, non c'è vescovo che tenga, non c'è Papa che possa impedire. Quando un cosiddetto "catechista" neocatecumenale comanda, un prete neocatecumenale non può che ubbidire. Se un prete kikiano non ha l'opportunità di potersi dedicare a tempo pieno al Cammino, allora sfrutterà l'occasione per diffondere il Cammino nelle parrocchie che in teoria era chiamato a servire (la brutale "neocatecumenalizzazione" di tante parrocchie, anche le più restie a far allignare il Cammino, comincia spesso con una notizia come: "un nuovo parroco appena mandato qui"...).

Seminario R.M. in Perù:
il dipinto kikiano incombe
La formazione di presbìteri kikiani al di fuori delle strutture diocesane e religiose ha come principale caratteristica il non far conoscere altro che il Cammino: mentre in un qualsiasi seminario della Chiesa Cattolica si è soggetti alle scelte della comunità dei formatori e dei vescovi (e in qualche modo si hanno gli occhi aperti sulla vita diocesana, religiosa, sui movimenti, su diverse spiritualità, eccetera), nei seminari R.M. vige solo la liturgia carmeniana-kikiana, vige solo la spiritualità kikiana-carmeniana, vigono solo le canzonette di Kiko, le icone di Kiko, le suppellettili di Kiko, lo stile di Kiko, il pessimismo cupo di Carmen e Kiko... Tranne naturalmente quando viene ricevuto in visita qualche ecclesiastico poco "morbido" verso il Cammino (chiunque abbia a che fare col Cammino sa bene quanto siano bravi a fare buon viso a cattivo gioco e a fingere normalità quando è necessario: il che, nel mondo normale, viene definito "ipocrisia").

Anche nel caso in cui i seminaristi kikiani vengano mandati nelle facoltà pontificie per lo studio della teologia, resta comunque il fatto che la vita comune nei R.M. è tutta improntata allo stile del Cammino e allo scopo di servire il Cammino. Inutile dunque superare gli esami di storia della Chiesa, se poi ogni giorno ai seminaristi kikiani si insegna che da Costantino al Vaticano II la Chiesa è tutta buio, paganesimo e arretratezza; inutile superare gli esami sui sacramenti e l'Eucarestia, se poi ogni giorno ai seminaristi kikiani si insegnano le bizzarrie di Carmen; inutile superare gli esami di Sacre Scritture se poi ogni giorno si prega davanti all'icona kikiana che rappresenta Giuda Iscariota insieme agli Apostoli e a Cristo Risorto, inutile trasmettere la fede in Cristo Risorto, se poi nelle loro cappelle si prega davanti a "tabernacoli a due piazze" col Libro messo a pari dignità del Sacramento...

Ho messo "vocazioni" tra virgolette anche perché vengono programmate, spesso persino in buona fede, dai cosiddetti "catechisti" (che anche nei rari casi in cui non siano profondamente ignoranti di teologia e di catechismo, restano comunque laici, cioè inadatti a vagliare vocazioni sacerdotali e religiose). Mi viene in mente, tanto per esempio, un caso che è abbastanza frequente nel Cammino: un figlio di cosiddetti "catechisti" che fin dalla fanciullezza avevano previsto da far entrare in seminario e che oggi è "presbìtero". E che non accusa alcun rigetto (cioè non ha la sindrome della "monaca di Monza") solo a causa della propria ignoranza e stupidità (coloro che manifestano un po' di libertà di scelta o un po' di intelligenza, vengono presto tacciati di essere "giuda", "satana", "faraoni" e quant'altro e allontanati dal Cammino - a meno che non lo abbiano abbandonato nel frattempo). Posso parlarne con ragionevole certezza perché ne conosco personalmente più di un caso.

Spiritualità neocatecumenale:
il santino di san Kiko
Mentre è vero che anche gli altri movimenti ecclesiali tendono a "favorire" le proprie vocazioni al servizio del proprio movimento, è anche vero che il problema principale del Cammino è di ordine liturgico e dottrinale, per cui i preti neocatecumenali, in obbedienza a Kiko e Carmen, portano avanti una liturgia e un insegnamento (e di conseguenza un atteggiamento nei confronti della Chiesa, dei sacramenti, del Vescovo, dei non-neocatecumenali, dei soldi, eccetera) fondati proprio sugli errori liturgici e dottrinali su cui si fonda il Cammino.

Per molti anni Kiko ha pilotato le "vocazioni" nei seminari e nelle congregazioni religiose soltanto allo scopo di diffondervi il neocatecumenalismo dall'interno, sapendo bene che se riesce ad infilare una discreta percentuale di propri seguaci in una casa religiosa o seminario, in pochi anni lo conquisterà.

Tale strategia di Kiko è ben fondata: immaginate cosa può essere una casa di formazione dove almeno il 30-50% dei formandi proviene dal Cammino, immaginate una comunità religiosa in cui 2-3 consacrati sono del Cammino; in breve tempo, secondo voi, tanto per esempio, quali cupi canti verranno grattugiati sulle chitarrelle durante le liturgie? che assetto prenderà la lectio divina? come verrà considerata la storia della Chiesa da dopo Costantino a prima del Concilio Vaticano II ? (la strategia non è infallibile: per esempio, abbiamo notizia di un caso in cui il take-over non è riuscito: non ce l'hanno fatta a neocatecumenalizzare gli Scolopi della provincia di Valencia).

Il kikismo si auto-celebra
durante una festa patronale
Le cose però hanno funzionato maluccio ogni volta in cui i formatori dei seminari e delle case religiose si accorgevano che i neocatecumenali avevano come riferimento ultimo non il direttore spirituale, non i superiori o il vescovo, ma solo Kiko e Carmen e solo il cosiddetto "catechista" neocatecumenale di riferimento; ed avevano come obiettivo finale non la comunità religiosa o diocesana in cui erano stati accolti, ma la comunità neocatecumenale da cui erano partiti o a cui erano stati assegnati dalla gerarchia del Cammino.

Per questo, indipendentemente dalla serietà degli istituti di formazione, persino di fronte ad una eventuale affinità ideologica (cioè anche di fronte a formatori di seminario che amano sfasciare la liturgia e banalizzare l'insegnamento della Chiesa), le "vocazioni" neocatecumenali finivano per essere respinte. Giustamente respinte: a che serve "formare" in diocesi (o in convento) uno che in realtà si lascia formare solo ed esclusivamente dai laici della gerarchia del Cammino? Inoltre c'è il fatto che non sono moltissimi quelli in grado di affrontare interi anni di formazione fingendo (fino al momento del sacerdozio) di non essere troppo kikiani. Per questo era inevitabile che prima o poi Kiko e Carmen finissero per progettare i propri seminari: per loro liturgie e dottrine del Cammino sono più importanti della liturgia della Chiesa e dell'insegnamento della Chiesa. Seminari in cui formare comodamente il proprio clero, strutture dove restino perfettamente in vigore l'influenza dei cosiddetti "catechisti" e la dipendenza con la propria comunità neocatecumenale di provenienza, dove vengano applicati i "nuovi significati della liturgia" inventati da Kiko e Carmen, dove tutto sia in funzione del Cammino.

Non molto tempo fa ho ascoltato più volte con queste mie stesse orecchie un un seminarista neocatecumenale (non dei seminari R.M. ma diocesano) che gioiva per essere riuscito a liberarsi un altro sabato sera in modo da partecipare alla liturgia kika piuttosto che a quella della parrocchia. Evidentemente il suo orizzonte spirituale era solo la liturgia degli strafalcioni che Benedetto XVI ha esplicitamente condannato. Non gradiva la Chiesa alla quale ufficialmente aveva chiesto di essere formato: voleva solo la liturgia del Cammino.

Grottesche icone kikiane su cui
pregano i fedelissimi di Kiko
Kiko e Carmen hanno architettato a lungo la fabbricazione di un clero totalmente neocatecumenalizzato e che si trovi a proprio agio solo nel celebrare i divini misteri kikiani-carmeniani.

A dare loro l'opportunità decisiva fu l'ambiguo cardinal vicario di Roma Ugo Poletti (1914-1997), che approvò il primo seminario R.M. a Roma con decreto del 14 febbraio 1988, con un periodo di "experimentum" di soli tre anni.

Poletti avrebbe poco dopo lasciato il proprio incarico per raggiunti limiti di età a gennaio 1991. Per cui, infischiandosene del limite dei tre anni che lui stesso aveva posto, il 1° ottobre 1990 firmò "concluso" il periodo ad "experimentum" del Seminario R.M., in modo che il suo successore non potesse "bocciarlo".

Una delle favole messe in giro dai neocatecumenali è che Giovanni Paolo II avrebbe "chiesto" a Kiko, nel 1986, di inventare i seminari kikiani R.M.: purtroppo sappiamo bene quante volte Kiko ha spacciato una propria idea come se fosse l'ubbidire ad una richiesta di qualche Papa e - ancor più spesso - di Nostro Signore.

Gennarini e Argüello
Nella pagina di Cathopedia sui seminari R.M. si legge che l'Osservatore Romano "registrò l'evento come la rinascita bla bla bla", senza precisare che l'articolo dell'Osservatore (del 28 aprile 1998, pag. 6) era firmato dall'ineffabile Gennarini, luogotenente di Kiko e noto autore di gigantesche panzane come ad esempio l'aver affermato che la "lettera di Arinze" anziché proibire, "accettava" le variazioni liturgiche del Cammino.

Nei seminari R.M. si celebra solo la liturgia kikiana-carmeniana, si cantano solo le canzonette di Kiko, si vive esclusivamente il kikismo-carmenismo. Da qualche anno a questa parte, i siti web di tali seminari hanno fatto sparire dalle loro gallerie fotografiche delle celebrazioni liturgiche tutte le foto che riguardano il momento della comunione (ossia le foto delle più plateali disubbidienze liturgiche, a tutt'oggi perpetrate, poiché Kiko così comanda).

Coloro che non conoscono i seminari neocatecumenali "Redemptoris Mater" potrebbero meravigliarsi su come mai il Cammino sia riuscito ad erigerli con tanto successo (nel 1988 il Cammino era assai più piccolo rispetto ad oggi).

In realtà, il successo del Cammino Neocatecumenale fin dai suoi inizi è stato sempre proporzionale all'ondata di confusione cominciata nella Chiesa mezzo secolo fa, quella confusione per cui in nome di un imprecisato "rinnovamento", si procedeva allo smantellamento di tutto, compresa la liturgia, compresa la formazione nei seminari, commettendo l'errore diametralmente opposto a quello che si intendeva correggere. Così, per combattere l'infondata idea di una liturgia "ingessata", si è propugnata una liturgia-spettacolino, mentre per combattere l'infondata idea di seminario "ingessato", si è propugnata una formazione sacerdotale moderna fino all'anarchia (i rivoluzionari di ogni epoca hanno sempre tutti commesso l'errore di gettare l'acqua sporca con tutto il bambino).

La "yeshivà" con la "bimah"
in un seminario R.M.
In tutto questo il Cammino si è trovato perfettamente a suo agio poiché i suoi fondatori proponevano una nuova liturgia con nuovi significati (diversissima persino dalle più alte esagerazioni della Messa post-conciliare: per esempio i balletti-girotondi, la "comunione seduti", eccetera), significati a cui corrispondono nuove dottrine che sono state ripetutamente dimostrate sbagliate fin dai primi anni Ottanta (e Kiko stesso ammise, in una convivenza a Porto San Giorgio del 1999, che le cosiddette "catechesi" contenevano «espressioni imprecise o non proprio ortodosse»).

Tutto questo "nuovismo" è in realtà fatto o di strafalcioni e bizzarrie inventate al momento (e spacciate per "ispirate" dallo Spirito), oppure la ripresa di vecchie eresie.

Nei seminari italiani c'è stata una sostanziale anarchia per circa vent'anni che è scemata solo nei primissimi anni Ottanta (infine culminata nella istituzionalizzazione delle proprie pazzie, come la "comunione sulla mano"), quando cioè ha cominciato a perdere mordente l'ultima ondata "sessantottina". Per cui a poco a poco i kikos in seminario e in convento o rinunciavano a qualcosa del kikismo-carmenismo (impossibile!), oppure venivano mandati via. Ed in quegli anni - guarda che fortuna! - il Cammino, che ancora non aveva neppure uno Statuto, neppure uno straccio di riconoscimento, riesce ad inventarsi i propri seminari dove insegnare alle proprie "vocazioni" esclusivamente la liturgia personalizzata di Kiko per essere mandati in "missione" per conto di Kiko.

Seminario R.M. abbellito da
uno dei tanti sgorbi di Kiko
Riflettete un po' su quanto inutile sia stata l'istituzione dei seminari R.M. ad eccezione dell'utilità e comodità per il Cammino... Infatti i seminari diocesani italiani accettano vocazioni da tutti i movimenti e l'istituzione del Fidei Donum permette alle diocesi di inviare in missione anche a tempo determinato sacerdoti diocesani. Esistono inoltre società di vita apostolica e fraternità sacerdotali di missionari che formano sacerdoti disposti a servire le diocesi. Dunque era inutile creare dei seminari R.M.: l'unica caratteristica per tenere in piedi i seminari R.M. è quella di formare preti al kikismo-carmenismo, accogliendovi i neocatecumenali che nei normali seminari della Chiesa cattolica (diocesani, religiosi, missionari) verrebbero respinti perché eccessivamente legati (disciplinarmente, liturgicamente e dottrinalmente) al Cammino. Gli ex seminaristi kikiani, per vergogna, per timore di rappresaglie o nella segreta speranza di riciclarsi altrove, evitano di portare alla luce le magagne dei seminari R.M.

sabato 2 marzo 2013

Menzogne nella raccolta offerte

Il problema centrale del Cammino è di natura liturgica e dottrinale.

Ma - come prima o poi chiunque riesce a verificare di persona - una fede che non sia ben poggiata conduce inevitabilmente a strane bizzarrie nella vita personale e comunitaria, per esempio nel rapporto coi soldi (e soprattutto con i "soldi altrui" e con la necessità di mentire per poter portare avanti un'iniziativa immobiliare).


Ecco qui sotto una serie di testimonianze che ci sono giunte in questi giorni.


Una sera vengono i super catechisti e chiedono un'offerta per gli itineranti: quindi viene messo il sacchetto, canti, offerte, e.... dopo una settimana tornano chiedendo altri soldi perche' le prime non erano state sufficienti,quindi nuovi canti nuovo sacchetto,nuove offerte.

Dopo un mesetto, parlando con altri catechisti della mia citta' ma di parrocchie diverse, venni a sapere che i soldi delle due offerte non erano serviti per gli itineranti (per me cosa giusta e meritevole) ma per l'acquisto di un immobile a Roma per un valore di un miliardo e mezzo di lire nei lontani primi anni ottanta.

Davanti a questo scandalo,durante una preparazione delle catechesi con la mia equipe, mi sentii in dovere di informarli di questa "bestemmia".

Risultato:

nella preparazione della catechesi seguente che veniva fatta in casa di uno ''pseudo'' ''fratello'' passo' per caso (cosi' disse lui) un nostro catechista.

Fui invitato da questo catechista a seguirlo in una stanza dell'appartamento e qui' non vi dico che successe.

Il candido agnello si trasformo' (sottolineo trasformo') in una belva feroce, con gli occhi pieni di odio nei miei confronti, e ''gratuitamente'' (termine da loro molto usato) mi riempi' di insulti cercando di fiaccare la mia personalita' (credendo forse che mi avevano gia' indebolito interiormente e che ero gia' alla loro merce' come tanti miei ''fratelli'' che allo schiocco delle loro dita si prostravano a loro e non al nostro Dio).

Mi disse che io in quel momento di catechesi non annunciavo Gesu' Cristo ma bensi'il demonio.(forse perche' li avevo traditi?)..............

Secondo lui l'immobile acquistato a Roma non diventava una proprieta' del Cammino ma sarebbe stato donato al Papa.

A voi osservatori del Cammino vi risulta che siano stati donati degli immobili al Santo Padre?
e poi che ci fa il Papa con un palazzo ?

La cosa che mi ha fatto male di questa storia non e' il comportamento distorto del mio "catechista" nei miei confronti ma il tradimento dei miei fratelli che quel giorno mi tesero la trappola. Credete veramente che il mio catechista passasse lì per caso???????????????

Io cercavo di aprire loro gli occhi ma...ancora oggi preferiscono vivere nella cecita' loro indotta.

Dopo questa esperienza e tante altre negative sono uscito dal cammino (con tante difficolta'ed amarezze).

Progetto kikiano: la "Domus Jetsons" a Gerusalemme
Oggi sono libero
Dio ci fa' liberi
Dio ci ama cosi' come siamo.

Se negli anni ottanta con due sole raccolte fondi sono riusciti a raggranellare un miliardo e mezzo di lire oggi a livello mondiale quanto raccolgono?????????????????????????

Meditate, gente, meditate!

p.s.: quest'estate ho saputo che stanno raccogliendo fondi per la costruzione di un palazzo a Gerusalemme, per il Papa, ma il Papa che ci fa con tutti sti' palazzi??


Voglio precisare che i fatti accaduti e da me raccontati risalgono agli anni 1982/83 massimo 84 (ci sono voluti quasi 10 anni per cancellare dalla mia mente queste terribili esperienze e ce ne furono tante altre che mi fiaccarono e indebolirono,tanto da diventare cateco-dipendente alias Kikodipendente,........ pensate 10 anni della mia vita ''gettati'' per ritrovare la mia identità per non uscirne pazzo dico PAZZO quindi non ricordo bene ma penso 1982/83).
Penso che quell'immobile non sia un seminario R.M.


Nei primi anni 80 non si parlava affatto di seminario R.M.(Visto che se Kiko avesse accusato mal di pancia, il giorno dopo tutta Italia ne sarebbe stata al corrente) sarei stato sicuramente informato di questo progetto, si parlava di palazzo e non di R.M.e poi, figuratevi se il mio catechista non avesse usato questa arma del R.M. per fiaccarmi ancor di più facendomi sentire un fallito,un verme ecc ecc per quelle mie accuse.

Voglio ricordarti che in diverse convivenze dei cantori di quegli anni a Roma con Kiko (io ne sono testimone) ai giovani che si alzavano per entrare in seminario Kiko diceva che: ''Se nella tua parrocchia ci sono i Cappuccini, tu devi entrare nell'ordine dei Cappuccini, se nella tua parrocchia ci sono i Passionisti tu devi entrare nell'ordine dei Passionisti, ci sono Domenicani? Nei Domenicani in mondo che tutto il mondo veda i frutti del cammino'' Tutto questo per anni e, veniva ripetuto anche nelle convivenze regionali dall'equipe regionale.

Oggi che cosa è successo? Perchè i giovani non vengono più aiutati, orientati in questo modo?

Questo per me era cosa buona, ma tutto quanto cadde quando alcuni miei amici (ancora nel cammino) vennero a chiedermi un piccolo contributo per il seminario R.M. della mia regione, (ero fuori già da decenni). Rimasi allibito di questa scelta settaria del R.M. vista la decantata fraternità del cammino tanto proclamata da Kiko e ricordando loro quanto detto sopra dal loro fondatore chiesi se per caso Kiko fosse uscito di senno.
Mi risposero (senza risposta) con il loro solito sorriso sottomesso e mieloso.

Cari neocatecumeni visto che avete trovato la giusta ''chiave'' per sopperire alla crisi vocazionale che attanaglia questo mondo, siamo in tanti a chiedervi che i vostri giovani tornino a riempire i seminari diocesani e ordini religiosi perché ''il mondo veda'', questi frutti sono di tutta la Chiesa e non ad uso e consumo del vostro cammino, se parli con loro si sentono diversi di serie A non in comunione con i diocesani e viceversa, perchè creare altri muri?

Sapete dirmi perchè Kiko ha cambiato orientamento creando i R.M.? non ci si sentiva tutti più Chiesa con gli orientamenti di prima? qualcuno mi risponda, grazie.

...Ho preso visione del progetto Domus Gerusalemme sono allibito.
Con tutti quei soldi quanti fratelli aiuteremmo?