lunedì 2 aprile 2018

Kiko svela l'unico peccato che spedisce il neocatecumeno dritto all'Inferno.

Il confronto immediato tra queste due parti, tratte dallo stesso Annuncio di Pasqua, fatto da Kiko, è sorprendente.


Annuncio di Pasqua 2018: pag.12-13. estratto:
(Kiko ricorda che, nelle domeniche di Pasqua, ci sarà la Missione delle 100 piazze con Papa Francesco (sigh!). 5 incontri.)
Si parla di Chiesa, si pensa alla "kikomunità".
"Dico questo perché tutti siete chiamati a questi incontri nelle piazze, ad annunciare il vangelo. Siamo assolutamente obbligati a rendere testimonianza al mondo della fede che Dio ci ha dato.Al primo incontro dovete andare tutti con i giovani, le chitarre, ballando e cantando e poi, alle persone che si sono radunate, farete la catechesi: “Chi è Dio per te".Nel secondo incontro: “Chi sei tu?"Terzo incontro: annuncio del kerigma. La notizia della salvezza è dire a tutti che se ascolti questa notizia e credi ti salverai, avrai la vita immortale.Il quarto incontro: chiamata a conversione. Si prepara una penitenziale con i preti nella piazza.Nel quinto incontro si parla della Chiesa: Che cosa è una comunità cristiana, invitando coloro che sono presenti – se vogliono – ad essere aiutati attraverso una comunità cristiana. Coloro che dicono di sì li radunate in una casa e fate le catechesi con la convivenza e possono entrare in una comunità. Dio ci ha ispirato di fare questo. E’ importante questo annuncio. Vi è scomodo andare per le piazze? Se preferite la comodità che non annunciare Gesù Cristo, sicuramente il Signore manderà un altro fatto che vi salvi dall’inferno. Non c’è cosa peggiore che il borghesismo. Le parole più terribili sono per queste persone e dice la Scrittura: “Poiché non sei né freddo e né caldo, ma tiepido, io ti vomiterò”. Dio vomita. Magari fossi freddo, un ladro, un ateo, magari! Non sei niente, uno che si passa la vita davanti alla televisione, sei un comodo ed hai perso lo zelo. Come puoi chiamarti cristiano se hai perso lo zelo di tuo Padre che vuole salvare l’umanità, tutta l’umanità inviando il suo unico Figlio? Perdere lo zelo è la tragedia più grande. Lo zelo si perde per la tiepidezza, diventa tiepido chi si installa, essere installati, come un prete che si accomoda nella parrocchia con la sua macchina, i soldi, i suoi amici e non si rende conto che ha perso lo zelo per evangelizzare, non ha niente. Magari Dio deve mandare qualcosa: con la tiepidezza si va all’inferno!Il mondo intorno a noi sta morendo e tu vuoi stare comodo? Attenti! È importante che venga la Pasqua a svegliarci."


Annuncio di Pasqua 2018: pag.20-21. estratto:
Giovani neocatecumeni zelanti.

"Allora, Signore, cosa dobbiamo fare perché questo - che Dio ci ama e vuole essere uno in noi - si realizzi veramente? Che cosa dobbiamo fare? Ecco, convertitevi e credete. Dobbiamo credere, credere! E che cosa è credere? Credete che Cristo sta desiderando di stare dentro di voi. E c’è bisogno di mettere qualcosa da parte nostra perché questo si realizzi? “Devo lasciare il peccato, devo cambiare la mia vita? Che devo fare? Credo quello che Kiko sta dicendo, perché sta facendo un ministero a favore della mia fede e lo ringrazio, anzi ringrazio Dio che ha suscitato questi catechisti per aiutare me. Ma vorrei sapere di più: che devo fare perché Cristo sia perfettamente uno in me?”. Credete alla Buona Notizia, credete. Credi che Cristo ti ama, non avere paura. Cristo mai ci ha giudicato, mai, è sempre pieno di misericordia soprattutto con i peccatori. Quando quella prostituta, che aveva una cattiva fama, ha cominciato a toccargli i piedi – come sapete i piedi sono un simbolo erotico – e li bagnava con le sue lacrime e li asciugava con i suoi capelli – anche i capelli sono un segno erotico, è proibito alle donne ebree mostrare i capelli, hanno sempre il capo coperto perché i capelli sono un segno erotico – i farisei dicevano: “Se sapesse chi lo sta toccando, che donna è questa” e Gesù Cristo dice: “Non sono venuto per i giusti, sono venuto per i peccatori”, e i peccatori siamo noi, perché siamo tutti peccatori.
[ndr. solita sublimazione dei peccati sessuali]
Coraggio fratelli, vi annunzio che viene la Veglia Pasquale del 2018, in modo che siamo contenti di andare nelle piazze ad annunciare Gesù Cristo.
...dovremo portare la Buona Notizia a tutti gli uomini... Ecco, qui ti si dice come si può essere uno con Cristo: devi vivere per Colui che è morto e risorto per te. E Cristo, che è morto per te ed è risorto per te, cosa vuole da te? Vuole che ti offri come famiglia in missione? Devi offrirti. Sei una donna nubile e vuole che ti offri alla Chiesa per andare ad aiutare un seminario? ...Cristo è morto perché tu non viva più per te. No no, dovresti odiare la tua vita, e non solamente la tua vita, dovresti odiare la tua anima.“Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo Chi non odia la sua anima non può essere mio discepolo” (ndr. citazione inventata di sana pianta - [nota 1] ) Dice S. Paolo che chi è in Cristo è una nuova creazione, le cose vecchie sono passate e ne sono nate di nuove. Le cose nuove sono la fede, la grazia dello Spirito Santo. “Colui che non aveva conosciuto il peccato, Dio lo trattò da peccato in nostro favore Dio lo ha fatto peccato per noi”...
(ndr. altra citazione inventata: il testo scritturistico dice Dio «lo ha trattato da peccato» per noi, non dice che Dio «lo ha fatto peccato», che è una cosa completamente diversa).
...e in questo canto ho inserito la frase di S. Paolo che dice: “Guai a me se non annunziassi il Vangelo”.
Vorrei anche accostare alla catechesi del "cosa dobbiamo fare per essere uno con Dio?" - abbiamo visto che la risposta di Kiko è una sola: "ascoltare me" - lo scrutinio, scovato da Lino e tratto dal mamotreto della Traditio, sul porco/nato, che scopre la sua natura, facendo il cammino neocatecumenale, grazie al fango.

Questo scrutinio è stato eliminato nel direttorio corretto e concerne il fango sul cieco nato di Gv 9, tema portante della tappa e degli altri scrutini.


Kiko: Prima del cammino tu eri cieco? Cosa non vedevi?

Z.: Prima del cammino io ero un bigotto, perché sono nato nella Chiesa e avevo un moralismo terribile, una terribile paura dell'inferno. Dovevo presentare sempre la faccia di buono, non avevo mai un peccato, la colpa era sempre degli altri. Io ho fatto quello che ho voluto durante tutta la mia vita e nel fondo non mi sono mai creduto peccatore perché sono stato una brava persona, perché andavo sempre a messa e non mi vedevo cieco. Un giorno ho sentito l''annuncio e attraverso quello il Signore mi afferrò; dopo aver ascoltato tutta la catechizzazione, dopo essermi messo in cammino, il Signore ha fatto sì che attraverso la sua Parola, attraverso la comunità, io cominciassi a vedere che ero un maiale. Il Signore ha permesso, mentre stavo in comunità, ha permesso che io peccassi perché vedessi come ero. Dentro la comunità, attraverso la Parola, il Signore mi ha messo davanti i miei peccati.

Kiko: Tutto il fango che c'era in te, la porcheria che c'era in te.

Z.: In quantità! Io non capivo, prima del cammino, perché uno sposato se ne andava con un'altra; questo non lo comprendevo. Il Signore ha permesso che io commettessi adulterio, quando stavo già nel cammino. Mi ha fatto vedere che sono un adultero, mi ha fatto vedere che sono un egoista, che adoro il denaro; mi ha fatto vedere che non amo nessuno, né mia moglie, né i miei figli, che amo solo me stesso, che ho cercato sempre di trarre vantaggi dagli altri. Questo mi ha fatto vedere il Signore attraverso questo tempo, mi ha messo fango sugli occhi facendomi vedere che sono cieco perché potessi vedere che Lui mi ha amato così, non ha avuto schifo dei miei peccati, non mi ha disprezzato, mi ha amato! E questo l'ho visto nella comunità, perché conoscendo i miei peccati il Signore si è avvicinato attraverso i fratelli; attraverso mia moglie si è avvicinato a me e mi ha voluto bene. Il Signore si è avvicinato a me in persone concrete, e mi ha voluto bene. Allora io ho sperimentato che Dio mi ama così come sono, ridotto ad essere un disgraziato.[...]
Questo lo scrutinio: e Kiko ascolta, senza scomporsi, questa esperienza.
Ricordiamo che alla Traditio si arriva dopo diversi anni di cammino.
Il fulcro dell'annuncio kikiano è innestato sulla catechesi del cieco nato, paradigma del cammino, che altro non è se non il metterti fango sugli occhi, in modo che tu, sentendoti sporco, vada a lavarti alle acque del tuo Battesimo e, finalmente, veda. Cosa? I tuoi peccati. Questa è la patente necessaria per poter essere inviato (da Kiko) ad evangelizzare.

Il cammino non insegna mai a fermarsi
un gradino prima di cadere nel peccato.

Appare chiaro che, in tutto quello che si dice agli scrutini, risuona la predicazione di Kiko, instillata per anni.


Kiko stesso ripete che è il Signore a permettere che tu cada, perché devi riconoscere che "sei un peccatore che non può non peccare". Nel concreto Dio permette che tu commetta un adulterio, che tu rubi, che tu sia un violento, un iroso, un prepotente, un falso, un approfittatore. In sostanza, se necessario, Dio permetterà che tu commetta tutto quanto non hai mai commesso prima di entrare in cammino, perché se non ti viene messo fango sugli occhi, mai potrai essere cristiano, mai potrai essere evangelizzatore per gli altri [notare che l'azione di mettere il fango sugli occhi è di Cristo: qui è racchiuso il senso, di quanto insinuato da Kiko, di un dio (il dio di Kiko) che concretamente ti spinge a peccare, perché tu possa finalmente vedere]

Non una parola sulla gravità del peccato di adulterio, sul rendere vana la grazia, nulla. Abbiamo conferma di tutto questo nelle decine di esperienze, raccontate dalle vittime di abusi di ogni genere subiti nel cammino. Il cammino, che è cammino del fango, è ben fatto quando ti illumina su tutti i tuoi peccati, ti convince che sei capace delle peggiori cose, un essere abietto, uno schiavo che non puo non peccare, tanto che, se non ne sei ancora convinto, Dio stesso permetterà che tu pecchi rovinosamente. Questa per Kiko è una grazia immensa, concessa da Dio al vero camminante! Mentre le vittime sono accusate di moralismo, poiché giudicano il peccatore e non perdonano: esse; in fondo, credono di essere migliori. Concludiamo che la loro esperienza del fango non è altrettanto compiuta.

Voglio anche sottolineare che il modo di esporre la propria esperienza, da parte di questo fratello grato del bene che il cammino gli ha fatto, segue un cliché; non ha nulla di spontaneo, come del resto niente è spontaneo nel cammino di Arguello.
Si inculca un modo di pensare, stereotipi che si ripetono sempre uguali. Appare chiaro che Kiko è compiaciuto del bel risultato sortito dal cammino, nel caso di specie.

Sì, proprio questo si vuole ottenere, questo lo scopo ultimo e questo noi vogliamo portare alla luce.
La terribile frase "Dio mi ha fatto commettere un adulterio" in fondo, non l'ha inventata il fratello, è quanto Kiko trasmette subdolamente con il suo insegnamento.
Una eresia totale, una cosa che non si poggia sulla Parola di Dio, né sui Vangeli, né sul Magistero della Chiesa, nè sull'insegnamento dei Padri. [nota 2]
Ed è bene andare a fondo, perché qui è un punto molto importante: Kiko copre, con l'indulgenza che usa solo in questi casi con gli scrutinati, la sua autoassoluzione e, contestualmente, quello che è il pilastro del suo Potente Cammino - ma che non è né cristiano né cattolico -, ossia la scoperta del "peccato come luce donata al cieco nato attraverso il fango", questa sola conoscenza abilita il camminante all'annuncio del prodigioso Kerigma kikiano.

Notate come fino a questo punto
non ha pronunciato qui nessuna delle parole dure
che destina a chi si sottrae all'attività delle "100 piazze".

Tanto parlare di indolenza, borghesismo, assenza di zelo, ci fa inoltre intuire quanta pesantezza serpeggia tra i fratelli delle comunità: numerosi non tollerano più il ripetersi di questi invii ridicoli, con chitarre, megafoni, arredi kikiani, come scemi nelle piazze.

Più che un'intuizione, sappiamo di alcuni fratelli che, nel loro discernimento, avendo anche finito il cammino, si sono rifiutati di andare e sono stati cacciati via dal cammino, per essere di esempio a tutti. Certo Kiko non puo' tollerare che qualcuno pensi e faccia di testa sua e gli sfugga dalle mani.

Per questo ripete ogni volta "Il Signore ci ha ispirato". La verità è che ha bisogno di adepti che dedichino tutto il loro tempo a fare proselitismo. Ha, perciò, trasformato (solito kikoabuso della Parola di Dio) la "tiepidezza" dell'Apocalisse nell'assenza di zelo per il kikannuncio e il "sto per vomitarti dalla mia bocca" nello spedirti, da parte di Kiko, dritto all'inferno. Di nuovo con le sue minacce a terrorizzare gli sprovveduti fratelli, per tenerli saldamente sotto controllo.

Kiko superstar si concede ai suoi fans.
Nessun amore alla persona, nessuna premura per le anime che si affidano a lui. E, mentre insegna ai fratelli ad "odiare la loro stessa anima" [deturpando ancora una volta la Parola di Dio] lui la devasta con la sua pestifera dottrina.

Avrebbe dovuto dire - come nel caso dell'"adultero tardivo"- a chi pecca, e pecca tanto gravemente dopo anni e anni di cammino, da vero padre, se lo fosse: "Ma ti sei reso conto di cosa hai fatto? Tu hai reso vana in te la grazia di Dio! Pensa a quanto Dio ti ha amato? Quanto sta facendo per te in questi anni? Quanti strumenti di salvezza ti ha dato?" (Da notare che già hanno venduto i beni, versano mensilmente la decima e hanno ricevuto la consegna della Preghiera quotidiana delle lodi, in più molti sono catechisti o esercitano vari carismi nella cominità).

Avrebbe dovuto dire che Dio ci chiama alla santità, che a chi commette questi peccati, peggio se dopo anni di cammino, e dà scandalo soprattutto ai piccoli, a questi sì che Gesù riserva le parole più dure, le più tremende! Altro che a chi si scoccia di andare nelle piazze! (cfr. Mt. 18, 6s. [nota 3])

Avrebbe dovuto mettere sotto gli occhi la verità, per chiamare seriamente al pentimento e al fermo proposito di non peccare più, sapendo che Dio a questo ci chiama, Gesù per questo è morto sulla Croce, per darci la vittoria sulla tentazione e sul peccato sempre, tutte le volte che gli chiediamo aiuto con cuore sincero, appoggiati in lui, per poter vivere nella santità.

Se no che razza di cammino di fede facciamo mai? E a che cosa serve?
Ma per Kiko tutto questo è solo un moralismo. (abbiamo già raccontato come Kiko si rivolge, a chi manifesta di voler "impegnarsi nel bene" - parola bandita nel cammino - con la fatidica frase: "Ma tu sei entrato nel cammino per diventare santo?", come a dire "Tu non hai capito niente!".)


Di fronte a uno che dice "il Signore mi ha fatto adulterare", Kiko ascolta, tace e sorride!
Altro che borghesismo e televisione e il suo solito tirare in ballo il povero prete indolente, e idolatra! Invece di guardare piuttosto alla sua misera vita!

L'annuncio di Kiko è questo:
«I padri della Chiesa chiamavano il Kerygma "sperma dello Spirito" perché possiede il potere, se qualcuno lo ascolta e lo crede e passa i suoi peccati a Cristo, di gestare in lui l'uomo nuovo: Cristo, che sta come sommo sacerdote davanti al Padre, assume i peccati di quest'uomo anche se è un adultero, un assassino, una canaglia, e lui può ricevere dal cielo il perdono dei peccati e con il perdono dei peccati riceve dal cielo anche lo Spirito divino, lo Spirito Santo che è Dio (...) E come la Vergine Maria quando dice all'angelo: "Sia fatto in me secondo la tua parola", immediatamente entra il lei lo Spirito Santo e forma nella Vergine un piccolo embrione, così questo si realizza in ogni cristiano. Dentro ogni cristiano che ascolta l'annunzio del Vangelo, del Kerygma, immediatamente si forma - se crede - un embrione che si chiama FEDE.»
Kiko lo ripete, invariato, dall'inizio alla fine del neocatecumenato.

Che significa? Che se un suo adepto cade nei peggiori peccati, anche una volta finito il percorso e indossata la veste bianca, Kiko lo conferma perché ha fatto bene il cammino, visto che è uscito, ancora una volta, dagli inganni, perché ha conosciuto - nel senso biblico del termine - che è uno schiavo capace dei peggiori peccati.
E ora deve solo ascoltare il KERIGMA e credere, per essere salvato.
Mi domando:
ma perché a chi non ha zelo per le "100 piazze" - ben descritte come occasione di proselitismo, non come gratuito annuncio di Gesù Cristo (cosa che Kiko sfacciatamente sostiene, mentendo, al Papa e ai Vescovi) - Kiko minaccia l'inferno?
Perché li terrorizza dicendo loro che conviene vadano, con o senza desiderio, altrimenti Dio li punirà con castighi memorabili, manderà loro terribili avvertimenti perché è Dio che "vuole che tu ti offri per la missione" "tu devi rendere testimonianza...nelle 100 piazze", questo obbligo te lo impone Dio, perchè Dio parla in me!

E ancora mi domando:
Perché non dice "ascoltami bene, se sei tiepido, se, invece di andare alle 100 piazze ti sei istallato nelle tue comodità e, mentre i tuoi fratelli andavano, tu sei rimasto a casa e hai visto che sei un peccatore, e oggi sai che sei il peggiore di tutti! Ora "ascoltame" io ti annuncio il Kerigma e se tu mi ascolti, "di pronto" tutti i tuoi peccati sono perdonati... poi domani se vuoi puoi anche confessarti, ma ora scende su di te lo Spirito Santo e, come nella Vergine Maria, gesta in te una nuova creatura!"?
Non trova di meglio, nelle Scritture, che il passo dell'Apocalisse (cap. 3) sulla tiepidezza, forzando l'interpretazione tutta a suo favore, come al solito.

Kiko, sempre lui...
...trascura la parola sugli scandali, dimentica la macina di mulino al collo, tralascia gli scritti di S.Paolo, che mette in guardia i cristiani sui peccati della carne, ricordando ai suoi che il nostro corpo è "tempio dello Spirito Santo" e che "non apparteniamo a noi stessi".

Dice san Paolo: "Qualsiasi peccato l'uomo commetta, è fuori del suo corpo; ma chi si dà alla fornicazione, pecca contro il proprio corpo". [nota 4]
Qui davvero si tradisce l'essere uno con Dio, di cui Kiko parla e straparla a sproposito, mutuando, il più delle volte, un linguaggio umano irriverente, perché, nel cammino, si tiene in bassissimo conto il peccato che, più di ogni altro, ci allontana dall'essere uno con Dio.

Kiko non comprende il significato - per se' e per i suoi inviati, testimoni di tanti sorprendenti miracoli, come egli stesso dice a sua condanna - di ciò che dice Gesù: "A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più". [nota 5]

Un vero catechista dovrebbe interrogarsi, restare costernato, di fronte al fatto che, dopo anni e anni di formazione, di predicazioni ascoltate, di preghiera quotidiana, di evangelizzazione, un suo discepolo cade e ricade in peccati della carne: adulteri, abusi, approfittando proprio dello stare in comunità, e magari del ruolo stesso che ricopre, tutti peccati che gridano vendetta a Dio.
Questo è rendere vana la Grazia.
Kiko annuncia il potere del Kerigma "ascolta", dice, credi e tutti i tuoi peccati sono perdonati, se credi veramente. Tanto basta, per lui... eccezion fatta per un solo peccato.
Kiko ha definito "peccato di morte", degno dell'inferno, unicamente il preferire le comodità all'andare per le 100 piazze a fare il saltimbanco; qualunque cosa, pur di rimpolpare le sue comunità sempre più ridotte al lumicino, visto che, con le ultime catechesi nelle parrocchie, non nasce neanche una comunità decente, per l'esiguo numero di persone che le seguono.
Non sa più cosa inventarsi.
È alla caccia di nuovi seguaci, a qualsiasi costo e, come lui percorre la terra instancabilmente, così vuole che facciano i suoi; tutto per conquistare nuovi "proseliti".
Si'! tutti questi teatrini di ispirazione kikiana sono finalizzati unicamente al proselitismo della sua setta, ed egli è cosi' spudorato che ha pure il coraggio di intestare a Papa Francesco l'iniziativa della sua opera!
Ma per Kiko è la parola:
Mt. 23, 15
Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che percorrete il mare e la terra per fare un solo prosèlito e, quando lo è divenuto, lo rendete degno della Geènna due volte più di voi.





[nota 1]
Mc 8,34-37:
34Convocata la folla insieme ai suoi discepoli, disse loro: «Se qualcuno vuol venire dietro di me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. 35Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del vangelo, la salverà. 36Che giova infatti all'uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde la propria anima? 37E che cosa potrebbe mai dare un uomo in cambio della propria anima?
[nota 2]
Sant'Agostino.
La grazia e il libero arbitrio. [A VALENTINO E AI SUOI MONACI]
L'uomo non può giustificarsi chiamando in causa Dio.2. 3. Ma ci sono uomini che cercano di giustificarsi perfino mettendo avanti Dio stesso, e a loro dice l'apostolo Giacomo: Nessuno, quando è tentato, dica: E' da Dio che sono tentato. Dio infatti non è tentatore al male; Egli al contrario non tenta nessuno. Ma ognuno è tentato perché attratto ed allettato dalla propria concupiscenza; poi la concupiscenza, quando ha concepito, genera il peccato; e il peccato, quando è stato commesso, genera la morte 4. Sempre a coloro che vogliono scusarsi prendendo a giustificazione Dio stesso, risponde il libro dei Proverbi di Salomone: La stoltezza dell'uomo stravolge le sue vie; e invece nel suo cuore egli accusa Dio 5. E il libro dell'Ecclesiastico afferma: Non dire: E' a causa del Signore che ho deviato; infatti tu non fare ciò che Egli detesta. Non dire: E' perché Egli stesso mi ha tratto in errore; infatti Egli non ha bisogno di uomini peccatori. Il Signore odia ogni turpitudine e questa non è cosa che si possa amare da parte di coloro che lo temono. Egli all'inizio creò l'uomo e lo lasciò in mano al proprio consiglio. Se vorrai, osserverai ciò che ti viene prescritto e la completa fedeltà a ciò che a Lui piace. Egli ti mette davanti il fuoco e l'acqua; stendi la mano verso ciò che vorrai. Dinanzi agli occhi dell'uomo c'è la vita e la morte, e gli sarà data quella delle due che gli piacerà 6. Ecco che vediamo espresso nella maniera più lampante il libero arbitrio della volontà umana.

[nota 3]
Mt 18,6-7:

6Chi invece scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, gli conviene che gli venga appesa al collo una macina da mulino e sia gettato nel profondo del mare. 7Guai al mondo per gli scandali! È inevitabile che vengano scandali, ma guai all'uomo a causa del quale viene lo scandalo!
[nota 4]
1Cor 6,15-20:

15Non sapete che i vostri corpi sono membra di Cristo? Prenderò dunque le membra di Cristo e ne farò membra di una prostituta? Non sia mai! 16O non sapete voi che chi si unisce alla prostituta forma con essa un corpo solo? I due saranno, è detto, un corpo solo. 17Ma chi si unisce al Signore forma con lui un solo spirito.18 Fuggite la fornicazione! Qualsiasi peccato l'uomo commetta, è fuori del suo corpo; ma chi si dà alla fornicazione, pecca contro il proprio corpo. 19O non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo che è in voi e che avete da Dio, e che non appartenete a voi stessi? 20Infatti siete stati comprati a caro prezzo. Glorificate dunque Dio nel vostro corpo!
[nota 5]
Lc 12,47-48:

47 Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; 48quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche. A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più.

domenica 1 aprile 2018

CANI SCIOLTI O CANI DA GUARDIA?

È nota la posizione ufficiale di Kiko Argüello, e dei fidi del suo cerchio magico, in materia di social forum: "Internet è figlio del demonio", occorre starne lontani.

La realtà, però, è diversa: in Facebook proliferano i gruppi, per lo più chiusi, del Cammino; alcuni addirittura contano migliaia di membri. Il dato dei loro iscritti sempre contrasta con il numero dei commenti (che normalmente si contano sulle dita di una mano) e con i "mi piace", che di solito non superano le varie decine.

Per chi conosce Facebook, la contraddizione non è un mistero: le comunità virtuali si possono far crescere a dismisura con tecniche banalissime, ma la grande maggioranza dei membri partecipa poco o niente. Rimane il fatto che i neocatecumenali, giovani e meno giovani, vari fanatici tra i meno giovani, sembrano non voler obbedire ai vertici e fare di testa propria. Un avvenimento unico, nella storia del Cammino, sarebbe questo.

Sorge allora un dubbio: ma siamo certi che davvero Kiko non voglia la partecipazione ai social forum? La recente querelle tra responsabili di Roma e un padre e il di lui figlio che – Udite! Udite! – gestiva un gruppo dove avevano osato rivelare l'Arcano pubblicando immagini con gli interni del disco volante di Porto San Giorgio, sembrerebbe confermare il diktat, emanato perfino in un Annuncio del 2006. La realtà, invece, mostra il contrario. Basti pensare a un noto avvocato romano di nobile stirpe neocat, spesso presente nei commenti in Aleteia, alla pagina della giornalista Miriano affollata di neocat e ai post in FB dell'itinerante don Iapicca, per convincersene.

La mia opinione è che pure in tema di forum sociali l'organismo del Cammino sia soggetto alle mutazioni del fondatore. Lo penso per due buoni motivi. Primo: Facebook e similari sono formidabili strumenti per incrementare il business dell'oggettistica made by Kiko. Secondo: i social forum sono luoghi virtuali dove difendere (con gli abituali gne... gne... gne) il Cammino Neocatecumenale dalle critiche e ricercare proseliti. Il caso del padre e del figlio prima citati è un'eccezione, un segnale mirante a dimostrare che c'è controllo, specie su chi rivela... pezzi dell'Arcano.

Il messaggio di Kiko per l'inizio 2016
uscì in primo luogo sui gruppi di Facebook
(cliccare per ingrandire)

Una analisi a parte merita il gruppo costituito essenzialmente da due innominabili spammer dell'Osservatorio. Assolutamente non è chiaro quali benefici essi possano apportare al Cammino, piaccia o no al nuovo corso di Kiko l'uso di internet.

Il linguaggio che utilizzano, infatti, è volgare e aggressivo; più che pro-Cammino, il loro si configura come un gruppo contro l'Osservatorio, avverso alcune pagine di ex e, soprattutto, contro quattro o cinque persone. I metodi utilizzati, poi, sono ignobili. Due esempi per tutti.

Sono arrivati alla perversione di pubblicare una fotografia da minorenne di una giovane ex neocatecumenale, una foto inserita nel logo di "Chi l'ha visto?", facendola passare per una scomparsa e anche minacciando di pubblicare l'identica immagine "sui siti mondiali", dei quali uno dei due tipi sarebbe amministratore. Alle proteste della ex sono seguiti messaggi del primo innominato con complimenti/avance da tipico "rattùso", per dirla in napoletano.

Il secondo innominato trascorre le sue ore da "adulto nella fede" inviando a Facebook i commenti di critici del Cammino Neocatecumenale, al fine di farli bloccare con gli "algoritmi" del social forum, che non contestualizzano le discussioni (se non con altri metodi peggiori)*. Trattasi, naturalmente, di un fulgido esempio di applicazione della catechesi del servo di Jahvè nell'esperienza neocatecumenale.

A oggi io ho ricevuto tre blocchi. Attendo la chiusura dell'account per segnalare i molesti artifici attuati a disabled@facebook.com e la loro abnormità (vengono attuati in sequenza per commenti sempre più retrodatati e per niente intimidatori o offensivi: questo ingenera sospetti sulla responsabilità del solo algoritmo).
Visto che io considero la suddetta catechesi una ennesima mistificazione del Vangelo, dopo il blocco definitivo non mi porrò remore nell'inoltrare un esposto all'Autorità Giudiziaria: gli screenshot in mio possesso attestano che questi signori calunniano, intimidiscono**, attentano alla libertà di espressione in Rete con squallidi trucchetti da smanettoni di Facebook, se non peggio. Già ho inviato una mail all'ufficio competente di Facebook Italia.

Il titolo del presente post, allora, va chiarito: sono cani da guardia o cani sciolti, i due? Il Cammino apprezza la partecipazione ai social forum, addirittura con meschine pratiche del tipo sopra descritto?

Lo sapremo tra qualche settimana. Ho fatto in modo che il gruppuscolo in questione e le loro miserabili azioni fossero segnalate al responsabile del Centro Stampa Neocatecumenale di Roma e all'itinerante responsabile delle Regioni Campania e Molise. É questo l'aspetto più interessante: da ciò che accadrà al gruppetto dei due, che potremmo definire come un "worst case scenario", sapremo come la pensano i vertici sulla partecipazione ai forum sociali.

* messaggio inviato a Nino XXXXXX:


** "Sappiamo chi sei": una locuzione da camorrista, oltre che una calunnia perché la giovane della foto vive in una cittadina distante da Roma, da dove mai potrebbero arrivare i plichi degli Annunci con la tempestività con la quale li riceviamo e diffondiamo.




sabato 31 marzo 2018

La Pasqua Neocatecumenale e il Signore "che passa"

Pubblichiamo un'utile riflessione tratta da alcuni commenti ricevuti recentemente, che dedichiamo a chi si appresta a "celebrare" la Pasqua Neocatecumenale, per rammentare che cosa sia davvero il "passaggio" di Gesù Risorto nella vita di un credente e cosa invece non lo sia.

Cari fratelli del Cammino, non è che il Signore "passa", il Signore "c'è sempre"!

Il Cammino,
cavallo di Troia nella Chiesa
Non è che il Signore "passa", il Signore "c'è sempre" presente nel Santissimo Sacramento (sì, il tabernacolo c'è proprio per tale motivo).

La nostra partecipazione alla liturgia non riguarda un marcare presenza eseguendo certe attività per avere tutti i bollini sacri nelle caselline, ma riguarda il beneficio spirituale che otteniamo personalmente dall'assistere al sacrificio eucaristico e l'enorme beneficio (direttamente riguardante la propria salvezza personale) nel fare la Comunione secondo le dovute disposizioni.

Tutto qui.

Nella mentalità neocatecumenale la liturgia è invece uno spettacolino da far riuscire bene, e perciò vi si dà eccessivo peso ai canti, alle letture, alla "preparazione", alle omelie dei laici (un parolame interminabile che di fatto annacqua la liturgia), ecc. Troppo accento alle attività umane, e troppo poco alla Comunione, ridotta ad un gesto rappresentativo da compiere tutti insieme contemporaneamente.

Questa cosa che i NC chiamano "il passaggio del Signore" descrive nel migliore dei casi una presa di coscienza dove l'intervento della Grazia è sicuramente possibile, anche se la denominazione è discutibile.

Spesso però i NC chiamano "passaggio del Signore" quella suggestione "mistica" particolarmente intensa, indotta da stimoli emotivi fuori dal quotidiano (intimità emotiva forzata, specialmente nelle convivenze), ed eventualmente favorita dalla privazione del sonno (come a Pasqua), da ritmi incalzanti (sia nell'agenda che nella musica), dall'isolamento dal quotidiano per più giorni, dall'impossibilità di raccogliersi nel silenzio, insomma da tutte quelle tecniche di cui si servono tutti i gruppi settari.

E, chissà perché, quando il "Signore passa" il camminante finisce per ammettere che tutto e solo quello che c'è scritto nei mamotreti è vero nella propria vita.

In questo caso, hai voglia a dirgli che Dio è in cielo, in terra ed in ogni luogo, è sempre stato e sempre sarà, perché si sono costruiti un tipo di fede basata sul "sentire" (mentre io scommetto sul rilascio di dopamina indotto verbalmente), e per la quale Dio è presente solo e quando Lo sentono, cioè al momento del suo passaggio (e qui scambiano la causa con l'effetto).
Però, dopo un po' di tempo, o a volte sulla dura pista di atterraggio della realtà, alcuni di loro si risvegliano e si rammaricano delle sensazioni che sono state indotte in loro, in preda alle quali hanno compiuto magari scelte sbagliate. Ammettere a se stessi di essere stati manipolati è già un atto di coraggio ed un bel balzo in avanti.

In realtà per vivere bene la liturgia occorre solo l'unione con Dio, gesto interiore e del tutto personale. I santi hanno nutrito la loro spiritualità senza sgolarsi a cantare, senza comunità fraterne affannatesi a preparare, senza diluviare di parole la Parola di Dio, senza ammennicoli né fronzoli (e perfino restando indifferenti alle inutili chiassate delle grandi occasioni): semplicemente uniti di cuore al Signore, vivendo bene (e frequentemente) il sacramento della confessione, e facendo la Comunione riconoscendo Colui che è veramente presente nel santissimo Sacramento.

mercoledì 28 marzo 2018

GNE... GNE... GNE

Il selfie con Kiko, necessario da pubblicare
su Facebook Instagram e altri social
Io li chiamavo in vari modi. Ho deciso di massificarli anche nel nome, obliando ogni altro. Faccio mio l'appellativo con il quale li definisce un sacerdote mio amico in Facebook: "Gne... gne... gne". "Gne... gne...gne" ben riproduce i mantra con i quali i neocat si esprimono.

L'Annuncio di Pasqua 2018 è materia da "Gne... gne... gne" su nastro registrato. Roba ripetuta a ogni Annuncio, a ogni incontro, a ogni presentazione di libro, a ogni catechesi.

Gne... gne... gne: pagine e pagine di autoesaltazione del Sommo Tuttologo dell'Arte, le cui parole sono dettate dall'angelo che l'assiste 24 ore su 24, le cui catechesi sempre sono ispirate da Dio. Relativamente alla musica, come ha notato un altro mio amico, c'è da chiedersi come faccia il fondatore del Cammino a comporre sinfonie se, per sua stessa ammissione, egli ignora il solfeggio; un'altra ispirazione celeste, evidentemente. Prima o poi dovremo sorbirci i panegirici su una Divina Commedia kikiana, la quale oscurerà Dante così come la sua pittura avrebbe oscurato quella di Giotto, che secondo il Sommo Tuttologo dell'Arte nulla ebbe di sacro.

Gne... gne... gne: l'ostentazione di un quadro del fondatore e la presentazione di un video con l'opera lirica la cui visione – ribadisce il personaggio pubblico Kiko Arguello – assolutamente va impedita a "quelli di fuori", i barbari dei social network.

Dal Video Proibito: Kiko esegue il gesto di
Arthur Fonzarelli di Happy Days, e con ciò
dimostra di aver "composto" lui questo
Nuevo Sufrimiento Super Segreto
Gne... gne... gne: solita tiritera sul seder pasquale neocatecumenale, con Israele che entra nella terra promessa, il posto a tavola vuoto, l'attesa di Elia che viene ad annunziare la venuta del Messia ecc. eccetera.

Gne... gne... gne: ennesima presentazione della sostituta della cofondatrice. Ennesima ripetizione della storia che ha portato alla sua scelta.

Gne... gne... gne: non si esime la nuova responsabile dell'Equipe internazionale dall'imitare il cigolio dei cardini non oliati; addirittura ha riproposto una catechesi del 1984 della scomparsa cofondatrice, una catechesi secondo la quale il Faraone si reincarnerebbe in ogni Pasqua per impedire la Veglia pasquale.

Gne... gne... gne: la spiegazione dello Gne... gne... gne della sostituta di Carmen non poteva toccare che a Kiko, ovviamente: "Alcuni Vescovi non permettono la doppia celebrazione in chiesa, sempre abbiamo avuto problemi. Il Faraone si alza per impedire la Veglia Pasquale". Lo Gne... gne... gne è interpretabile: oggi il Faraone si reincarnerebbe a Pasqua nei Vescovi [alcuni! Sic!] che non desiderano la Veglia separata degli illuminati del Cammino.

Gne... gne... gne: affido la sintesi all'analisi delle ricorrenze, che nell'analisi testuale sono molto significative:
  • Faraone = 25 citazioni;
  • Egitto = 10 citazioni;
  • midrash/misdrashico = 6 citazioni;
  • Mosè = 5 citazioni;
  • varie occorrenze singole (Abramo, le dieci piaghe d'Egitto, il seder pasquale, altro).
Di contro, degli eventi e dei personaggi della Resurrezione (il Risorto nel giardino, gli angeli, apparizione alle donne, Maria di Magdala, Pietro e Giovanni che entrano nel sepolcro, i lini, ecc. eccetera) niente di niente. E questo sarebbe un Annuncio della Pasqua dei cattolici? Ebbe ragione mons. Athanasius Schneider: "il Neocatecumenato è una comunità Protestante-Ebraica all'interno della Chiesa, che di cattolico ha solo la decorazione".

Mi fermo qui: "Tutto il resto è noia", è il ritornello adatto per accompagnare il seguito dell'Annuncio. "Tutto il resto è Gne... gne... gne", possiamo replicare in coro.

(da: Lino Lista)

martedì 27 marzo 2018

Testo del Kikoannuncio di Kikopasqua 2018


Notare le sigarette e
l'atteggiamento del santone
(fonte 1) (fonte 2)

Nel gergo neocatecumenale, i grandi show in cui Kiko Argüello si degna di ammannire le sue omelie ai fratelli del Cammino, vengono detti "annuncio".

Presentiamo qui sotto il testo completo del cosiddetto "annuncio" di Pasqua 2018 avvenuto lo scorso fine settimana a Roma, evidenziandone in giallo alcuni passi discutibili (naturalmente non sono gli unici passi meritevoli di dibattito).

In estrema sintesi, i punti principali di questo Annuncio sono due:

1) celebrare le veglie pasquali neocatecumenali separatamente dalla parrocchia, contraddicendo le disposizioni del Santo Padre, della liturgia, dei vescovi "Faraoni", dello Statuto, ecc.;

2) il ciclo delle cosiddette "catechesi iniziali" del Cammino viene trasferito nelle 100 Piazze Neocatecumenali, possibilmente affidato a dilettanti allo sbaraglio, e i nuovi adepti che vengono raccattati vanno spediti a rimpolpare le nuove comunità fondate altrove.

In pratica il Cammino si prepara a ritirarsi nelle case perché non può più abbindolare le parrocchie.

A differenza di altre occasioni (come ad esempio quando Kiko blaterò che il Papa avrebbe detto "Kiko è un santo"), nel solito diluvio di vaccate stavolta non ne ha dette di grossissime, ad eccezione della processione a Cuenca. Nel testo che segue (riportato per intero ad esclusione delle pagine pubblicitarie conclusive) suggeriamo in particolare di considerare questi punti:
  • Kiko parla di sé stesso: «Non solo sono un grande artista ma anche musicista» (pag. 3) e più avanti aggiungerà: «io... io... io...»
  • Carmen, citata dalla Ascension che ne avrebbe preso il posto, dice che i vescovi sfavorevoli al Cammino sono "faraoni" che si reincarnano ad ogni Pasqua per impedire al Cammino di fare la propria veglia pasquale separata (pag. 5)
  • si nota l'ossessione per Mosè e la Pasqua ebraica, e l'uso maniacale di termini come "faraone", "midrash", ecc. Il comico don Mario a pagina 7 altera le parole del Papa, rimpiazzando "Messa" (una parola da cristiani della domenica!) con "Eucarestia". Solito vecchio vizietto neocatecumenale;
  • Pezzi poi addirittura afferma che fare la veglia separata non significherebbe rompere la comunione con la Chiesa, e fa tutto uno sforzo per mistificare le parole del Papa, blaterando che l'unità della parrocchia si farebbe anche con le veglie separate neocatecumenali (pag. 7).
  • notevole e "pericolosissimo" l'esempio fatto, secondo cui un fratello di comunità che frequenta poco, può nonostante ciò sentirsi "unito" alla sua comunità (che ne pensate? il sottinteso è che si faccia vivo alle convivenze e soprattutto che paghi puntualmente la Decima...) (pag. 8)
  • Kiko disprezza le parrocchie ("vengono in 4 o non vengono affatto") perché non fanno la veglia di tutta la notte - quella neocatecumenale che si conclude pranzando alle 5 o alle 6 del mattino (pag. 9);
  • Kiko afferma che bisogna avere per forza delle sofferenze, altrimenti niente santificazione (capite? non parla di santificazione mediante l'«accettare» le eventuali sofferenze della vita, ma sta insinuando di "cercarsele" se non si hanno! è il narcisismo delle sofferenze, tipico dei kikos, e i cosiddetti "catechisti" te le rivangano addosso) (pag. 10)
  • Kiko profetizza quasi 150.000 fratelli presenti il 5 maggio a Roma (pag. 10) e già ora "non c'è più posto" a Roma e nelle parrocchie, tutto miracolosamente pieno (pag. 11)
  • Kiko nomina (molto probabilmente a sproposito) il card. Florit (1901-1985), che notoriamente era un conservatore e che aveva punito don Milani e don Mazzi (pag. 11)
  • Kiko racconta del magico italo-spagnolo Torreggiani che avrebbe tanto, tanto, tanto insistito affinché Kiko facesse "l'iniziazione" nelle parrocchie italiane; l'éskimo era tipico dei giovanotti di sinistra; la citata "messa con le chitarre" era certamente la messa beat che andò di moda brevemente all'epoca (pag. 11)
  • il fu Franco Voltaggio è il grosso Super Catechista citato nella Tela del ragno (pag. 12)
  • Kiko la spara grossa dicendo che 250.000 inglesi nell'arco di 365 giorni non hanno parlato con nessuno (pag. 13)
  • Kiko lancia le nuove catechesi iniziali in piazza per rimpolpare le comunità fondate altrove: dopo l'ultimo incontro in piazza «li radunate in una casa e fate le catechesi con la convivenza e possono entrare in una comunità» (pag. 13): per la serie, ci cacciano dalle parrocchie e noi proseguiamo in piazza... e se le comunità appena fondate si sfrondano rapidamente, le rimpolpiamo con gli adescati della piazza;
  • chi non fa la missione in piazza è malato di «borghesismo» e di «tiepidezza»: lo dice Kiko, praticamente minacciando l'inferno a chi non partecipa alle Cento Piazze... (per tutti gli altri peccatori basta ascoltare il suo "kerygma" e credere per essere salvati) (pag. 13)
  • Kiko l'astrofisico proclama: quando Dio dice "sia la luce", appare il big bang (pag. 13)
  • Kiko ancora ossessionato dal sesso... (pag. 14)
  • ...e dall'imbonire i fratelli ebrei: "la spada del nazismo" (pag. 14)
  • Kiko nomina il grande classico della spiritualità L'imitazione di Cristo ma evita di consigliare di leggerlo (infatti ne conosce solo il titolo). Invece varrebbe davvero la pena di leggerlo e meditarlo. Ma se i kikos prendessero sul serio quel libro, uscirebbero rapidamente dal Cammino (pag. 15)
  • Kiko vanta un successone a Pechino, in Cina, ma sta parlando dei vescovi "patriottici" cinesi praticamente ostili al Papa e alla Santa Sede, definendoli «entusiasti perché erano stati alla Domus» di Kiko («tutti dicono che è una meraviglia e tutti sono entusiasti»)... ed «erano rimasti toccati dal kerigma» kikiano (pag. 17)
  • in Cina il Cammino avrebbe appestato sia la Chiesa "clandestina" (quella unita al Papa e perciò sempre perseguitata), sia la Chiesa "patriottica" (quella unita invece al Partito Comunista Cinese) (pag. 18)
  • Kiko ripete il solito raccontino dell'esorciccio alla Cina del 1995 (è dal 1995 che lo ripete in ogni occasione) e la storiella sbagliata dell'ammiraglio Nimitz (pagg. 18-19)
  • Kiko menziona una processione a Cuenca dove «permettono alla gente di insultare Cristo... dicono delle bestialità tremende... mi venivano i brividi per come insultavano Cristo...» (pag. 19). In realtà a Cuenca non si fa niente del genere. La processione delle Turbas del venerdì santo a Cuenca mette in scena la Passione del Signore «col massimo rispetto e devozione», senza insulti, ma solo a suon di trombe e clarinetti. Kiko ha mentito, non è mai stato a quella processione, e spaccia per realtà le sue fantasie blasfeme;
  • Kiko dice «mi sento veramente un peccatore e non so se mi salverò» (pag. 20); subito dopo gli sfugge un'affermazione tagliata a metà: «e adesso anche questa sorella mi conosce». Quale sorella? E riguardo a tale "sorella", cosa diavolo c'è da conoscere su Kiko che non è stato ancora ufficialmente rivelato?
  • Kiko vede "segni erotici" dappertutto (pag. 21)
  • Kiko mistifica il Vangelo di Luca: Lc 14, 26-27 dice: «26Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. 27Chi non porta la propria croce e non viene dietro di me, non può essere mio discepolo». Kiko invece lo deforma così: «Chi non odia la sua anima non può essere mio discepolo». (pag. 21) Scusate, ma Kiko lo sa che "odiare la propria anima" significa rifiutare la salvezza?
  • Subito dopo Kiko mistifica anche la Seconda Lettera ai Corinzi: 2Cor 5,21: «...Dio lo trattò da peccato in nostro favore», e Kiko invece lo distorce così: «...Dio lo ha fatto peccato per noi» (pag. 21)
  • lo chef Kiko parla di mangiare «l'agnello» alle sei del mattino di Pasqua, e dice che non conviene andare al ristorante; subito dopo menziona la «bella colazione, con tutti i tipi di cose, molto ricca» per la veglia di Pentecoste, e dopo tale colazione «si va a dormire un po'» (per compensare la nottataccia e non sbadigliare troppo durante le "risonanze" e il "giro di esperienze") (pag. 23)
Qui di seguito, il testo completo con le omelie di Kiko, Pezzi e Ascension Romero.





ANNUNCIO DI PASQUA
Roma, Seminario Redemptoris Mater
23 marzo 2018

Sono presenti le comunità:

1 SS. Martiri Canadesi
2 SS. Martiri Canadesi

domenica 25 marzo 2018

La Madre di Dio e il Cammino Neocatecumenale: uno studio. Le Nozze di Cana (II)

LA VERGINE MADRE DI DIO
E IL CAMMINO NEOCATECUMENALE

articolo di Lino Lista e Beati Pauperes Spiritu

Continuiamo, con questa seconda riflessione, lo studio sul ruolo della Santissima Madre di Dio nel Cammino Neocatecumenale. Nella prima parte, rinvenibile a [questo link], abbiamo trattato una parte del brano del Vangelo di Giovanni che riporta il miracolo delle nozze di Cana. Il passo in questione viene, se così si può dire, spiegato da Kiko in una catechesi centrale del passaggio del Padre Nostro, la tappa che nel Cammino dovrebbe "consegnare" agli adepti la figura della Vergine Maria.

I neocatecumenali si qualificano come
"gente che ha ricevuto le palme":
le Palme Alte Neocatecumenali che li
distinguono dai "cristiani della domenica"
Già questo è di per se stesso un assurdo: la vita cristiana si fonda sulla Madre del Redentore, sul suo luminoso esempio di obbedienza, carità, santità, purezza, sacrificio, dolcezza. Maria è la porta regale che può condurci alla conoscenza del Signore. "Ad Jesum per Mariam" è il famoso motto di Luigi Maria Grignon, autore del "Trattato della Vera Devozione a Maria", ripreso da Paolo VI nella semi dimenticata enciclica "Marialis cultus". Per arrivare a Gesù bisogna passare per Maria. E' quindi incomprensibile che un movimento cattolico supposto mariano inizi a parlare della Vergine in un passaggio così avanzato, che arriva mediamente dopo 16 anni di Cammino. 
Il sospetto è che Kiko non sappia quasi nulla della mariologia, e di ciò che il Catechismo della Chiesa Cattolica insegna di Lei. 

Dopo aver massacrato il Vangelo delle nozze di Cana nella prima parte (memorabile l'esegesi kikiana con Maria nevrotica madre di un figlio brontolone), Kiko affonda il coltello senza pietà anche nella seconda parte, quella più importante, in cui viene descritto il miracolo della mutazione dell'acqua in vino. 
E' qui che il Vangelo si affolla di simboli meravigliosi che Kiko stravolge per dare al miracolo un significato sfacciatamente pro-Cammino. Leggiamo il brano di Giovanni:
«Il terzo giorno vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c'era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno vino». E Gesù le rispose: «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora». Sua madre disse ai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela».
Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri. E Gesù disse loro: «Riempite d'acqua le anfore»; e le riempirono fino all'orlo. Disse loro di nuovo: «Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto». Ed essi gliene portarono. Come ebbe assaggiato l'acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto - il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l'acqua - chiamò lo sposo e gli disse: «Tutti mettono in tavola il vino buono all'inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora». 
Ecco come Kiko commenta la seconda parte del Vangelo:
«Prima di andare al tempio si facevano purificazioni con acqua, annunzio del Battesimo, con le anfore della mikwah. La mikwah è una piscina che hanno gli ebrei - dalla quale nasce la nostra piscina battesimale - che deve avere acqua pari a 3 volte il volume del corpo umano, perché si dissolva nell'acqua il peccato. C’è tutta una serie di regole della mikwah per il battesimo dei proseliti o per la purificazione lustrale. C'erano lì 6 anfore grandi per questa mikwah che annunzia il Battesimo, e Gesù li manda a prenderle: "Riempitele di acqua e portatele al maestro di tavola". »
Kiko ha una vera fissazione per la mistica della "mikveh" (e non mikvah), che infila dappertutto, almeno nella metà delle sue catechesi. Ne è talmente ossessionato che utilizza un'immagine simile a una mikva ebraica per spiegare il senso del suo cammino neocatecumenale:



Si tratta in sintesi di una immersione rituale, che, associata all'immancabile serqua di prescrizioni ebraiche, viene utilizzata per purificare l'uomo da una situazione di impurità, o per le conversioni dei pagani all'ebraismo. L'immersione nella mikveh è condizione per riacquistare il permesso di entrare nel Tempio (o nella Sinagoga, nei nostri tempi) dopo un evento che ha reso l'uomo impuro (per esempio, il ciclo, o il parto o le polluzioni notturne per l'uomo).
Nel caso del Vangelo di Cana la mikveh non c'entra assolutamente niente. Le giare ivi presenti servivano per le normali abluzioni (lavaggio delle mani) che gli invitati dovevano compiere prima di mangiare, anche queste prescritte dalla Torah. Del resto, non avrebbe avuto senso porre delle giare per la purificazione per l'ingresso nel Tempio, che era a Gerusalemme, e i matrimoni fra i giudei non si svolgevano in luoghi sacri.
In più, le giare erano inizialmente vuote - anche questo un segno importante - ed è come minimo azzardato pensare che l'acqua fosse stata usata per riempire una mikveh, o che i giudei che volessero purificarsi si immergessero in una giara, pratica che sarebbe peraltro risultata contraria alle prescrizioni della Torah.
L'acqua in questo caso non è segno del Battesimo. Se lo fosse stato, Cristo non l'avrebbe mutata in vino. La mikveh, poi, non è "annunzio del Battesimo" cristiano, come sostiene l'Arguello - ne è infatti solo una pallidissima icona - nel suo indefesso tentativo di unire sincreticamente ebraismo e cristianesimo. Il Battesimo cristiano deriva dal battesimo di Giovanni, che, ci tiene a specificare l'evangelista, predicava un battesimo "per il perdono dei peccati", natura completamente differente dalla purificazione giudaica che è un rito che deve ripetersi, mentre il Battesimo cristiano, santificante, è compiuto una volta e per sempre.
Le giare, invece, simboleggiano l'Antico Testamento - sono infatti "di pietra" - come le tavole della legge, sono sei, simbolo di incompiutezza, e sono vuote, segno che l'Antica Alleanza ha esaurito la sua funzione all'arrivo del fautore della Nuova Alleanza, che sarà suggellata nel Suo preziosissimo Sangue.

I cosiddetti "mamotreti",
sbobinature delle cosiddette
"catechesi" di Kiko e Carmen,
testo che i cosiddetti "catechisti"
sono tenuti a seguire alla lettera!
Il miracolo a Cana è, non a caso, l'evento al principio del ministero di Cristo. Solo così si spiegano le parole di Gesù verso la madre: "Che c'è tra me e te, o donna?": Gesù è anche vero uomo, oltre che vero Dio, e sa che se compie quel miracolo si apre il tempo che lo condurrà alla morte sulla croce. Sa che l'acqua tramutata in vino raffigura il Suo Sangue che sarà sparso per la redenzione dell'umanità. Sa che dovrà bere da quel calice, dalla coppa dell'ira divina, perché la stessa si estingua nella Sua suprema espiazione e sia aperta per l'uomo la possibilità di cancellare la colpa originale nel Battesimo.
Ecco che le giare sono vuote, segno ulteriore che l'antica legge fatta di prescrizioni e decreti non è più valida, perché è istituito l'unico vero Battesimo di salvezza.

Per concludere Kiko, dopo altre elaborazioni da drammaturgo, compie il disastro finale con questa chiosa, vero scandalo della cosiddetta "esegesi" del Vangelo di Cana:
«La Madonna ha visto che nella tua vita, nel tuo matrimonio, nella tua famiglia manca il vino c’è una sofferenza! Quello che ti fa soffrire è che ti manca la resurrezione, la fede nell'altra vita. Siccome non credi nell'altra vita, credi solo in questa, qui ti manca il vino! La Madonna ha provveduto, per questo ha mandato Kiko, Carmen, Franco e non so quanti nella tua vita; ha visto profondamente le tue necessità e ha mandato dei catechisti, ha suscitato il Cammino Neocatecumenale, ha preparato tutto questo per te. Tutte le grazie che hai ricevuto in questo Cammino (quante volte hai potuto perdonare tua moglie o tuo marito, o hai potuto accettare di avere un altro figlio, o hai potuto vendere i beni!), tutti i grandi momenti di gioia - forse adesso sei sofferente, ma hai avuto anche momenti bellissimi nella tua vita - sono state grazie che ti ha fatto il Signore attraverso la Vergine Maria, immagine della Chiesa. Hai ricevuto tutto dalla Chiesa e immagine della Chiesa è Maria tutte le grazie che riceve la Chiesa le riceve attraverso Maria che è mediatrice di tutte le grazie. Cristo ha voluto così, per questo il Vangelo delle Nozze di Cana non è un episodio soltanto casuale.»
La pagina originale del mamotreto
Consideriamo che Kiko parla a persone che frequentano assiduamente la Chiesa da 16 anni, fra l'altro nel suo "potente cammino", perciò si presume siano persone cattoliche. Dopo 16 anni, Kiko ancora arringa i suoi adepti accusandoli di "non avere fede", "non credere nell'altra vita", "essere privi della risurrezione".

Il neocatecumenale dunque è ancora un non credente (se non ha fede, e non crede nella resurrezione, che ci va a fare in chiesa, perché frequenta la messa?), ancora bisognoso di abbeverarsi alla fonte che, guarda caso, è la catechesi di Kiko stesso.
La Madonna avrebbe l'unica funzione di annunciare Kiko, anzi di più, avrebbe spinto il Figlio divino a compiere il miracolo di Cana per prefigurare il Cammino! Ha "preparato" il Cammino, addirittura. I

La Madonna di Kiko è una figura quindi strumentale a che l'adepto frequenti il Cammino, se l'adepto si allontana, esce dalla comunità, evidentemente non è più "nella festa", la Madonna non lo assisterà più. Il ragionamento di Kiko è chiaro:
- l'adepto ha ricevuto delle grazie nel Cammino
- le grazie vengono da Maria
- Maria elargisce grazie attraverso la Chiesa
- il Cammino è nella Chiesa
- quindi il Cammino è il mezzo per ricevere le grazie che Maria dona.

Niente Cammino, niente grazie.
Riguardo al simbolo del vino come simbolo di resurrezione ci sarebbe da parlare per ore, ma evitiamo di appesantire la lettura.

Secondo l'Antico Testamento, il vino è in stretto rapporto con l'alleanza, con il tempo messianico, nel quale scaturirà con abbondanza, è simbolo dell'amore di Dio verso il suo popolo. Nel Nuovo testamento, ed è ciò che più ci interessa, il vino è connesso con il “Regno di Dio”: «Non berrò più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo nel Regno di Dio» e la “Nuova Alleanza”: «Questo calice è la nuova Alleanza nel mio sangue». Sempre nei Vangeli il vino nuovo è simbolo della Rivelazione di Gesù come Messia, segno del cristianesimo nascente, che non può essere mescolato in un compromesso col vino vecchio del Giudaismo simboleggiato dagli otri vecchi (vuoti anch'essi) che si romperebbero sprecando il vino, la Buona Novella.
Allora, stando al suo contesto, possiamo dire che il vino di Cana simboleggia anzitutto la Parola di Gesù, la sua Rivelazione, il suo Vangelo.

Che diamine c'entra quindi il vino di Cana con il matrimonio dell'adepto? con la relazione con la moglie? Nulla, ovviamente! Serve a Kiko, l'ennesimo simbolo stravolto, piegato, a legare a doppio filo il camminante col Cammino: se te ne vai, finisce il vino, e il tuo matrimonio è distrutto.

No Cammino, No Party!

venerdì 23 marzo 2018

Kiko il Levita.

Geremia 31,31-34:
31 «Ecco verranno giorni - dice il Signore - nei quali con la casa di Israele e con la casa di Giuda io concluderò una alleanza nuova. 32 Non come l'alleanza che ho conclusa con i loro padri, quando li presi per mano per farli uscire dal paese d'Egitto, una alleanza che essi hanno violato, benché io fossi loro Signore. Parola del Signore. 33 Questa sarà l'alleanza che io concluderò con la casa di Israele dopo quei giorni, dice il Signore: Porrò la mia legge nel loro animo, la scriverò sul loro cuore. Allora io sarò il loro Dio ed essi il mio popolo. 34 Non dovranno più istruirsi gli uni gli altri, dicendo: Riconoscete il Signore, perché tutti mi conosceranno, dal più piccolo al più grande, dice il Signore; poiché io perdonerò la loro iniquità e non mi ricorderò più del loro peccato».
Esperienza di un ex in cui possiamo riconoscerci:

"Ho impiegato quasi cinque anni per disintossicarmi dopo i ventisei di cammino. Avrebbero potuto essere gli anni più significativi per la mia vita (e forse lo sono stati nella loro valenza negativa), nel senso che sarebbero potuti servire per raggiungere molti degli obiettivi che sarebbero stati, forse, conseguenziali visto i talenti che, dicono, mi sono stati donati. Forse avrei fatto qualcosa in più per il mio intorno che, a ciò magistralmente educato dai cosiddetti catechisti, guardavo con sospetto e giudizio. Forse avrei alimentato soltanto la mia superbia e sarei diventato un altro trombone presuntuoso, non so.
Pecorone ubbidiente
ad immagine e somiglianza dei suoi istruttori

Di certo so che sono diventato un pecorone ubbidiente ad immagine e somiglianza dei miei istruttori e come io stesso mi proponevo alle anime che mi erano state affidate dalla sacra trimurti. Ancora oggi mi chiedo come fossi potuto arrivare a tale grado di compromissione e assoggettazione. Con il senno di poi mi sono dato una risposta imputandone molte colpe ai preti che ritenevo essere garanti dell'ortodossia, avranno molto di cui rispondere presso Dio. Poi succede una sciocchezza, un niente nell'economia complessiva del sistema, e ti si levano le squame dagli occhi e via a gambe levate.

Anni di elaborazione del "lutto" sono stati pesanti e dolorosi, aiutato soltanto dai miei cari e da qualche prete che però sembrava non rendersi conto appieno della crisi esistenziale che può provocare un distacco traumatico (e quando non lo è?) da una setta. Mi ero persino allontanato dai sacramenti per una sorta di autopunizione e perché troppo pieno di rancori. Adesso ne sono fuori (dai rancori) e sono rientrato nella chiesa dei cristiani della domenica assieme alla mia famiglia. Visito spesso le pagine di questo blog sperando che presto possa leggere di sconvolgimenti sostanziali del cammino, vorrei che tanti evitassero le sofferenze che esso ingenera e spero di leggere che il kiko e la sua progenie siano finalmente mandati a guadagnarsi il pane con il sudore e fatica proprio e non quello dei succubi fratelli paganti decima. Spero anche di leggere di preti e vescovi messi finalmente in riga e richiamati all'osservanza delle indicazioni della Chiesa e alla vera cura delle anime che non possono delegare ai kikokatekisti.

Aprite gli occhi, cari camminanti in buona fede, scrollatevi di dosso il giogo kikatekistikiko e rientrate nella chiesa, riappropriatevi della libertà dei figli di Dio e fatevi amare veramente dalla vera Chiesa." (M.i.B.)

Di questa esperienza condividiamo, in pieno, anche le speranze!


Kiko, prima di fare il maestro,
impara la via dell'umiltà!
"Ama e fa' ciò che vuoi", questa espressione preziosa di Sant'Agostino viene ripresa spesso nella predicazione del Cammino Neocatecumenale e usata, al solito, come "frase ad effetto", senza sapere neanche di cosa si stia parlando. (nota 1)

Riflettevo che, se davvero "Amore" avesse guidato le azioni di Kiko Argüello [e le azioni della compianta cofondatrice Carmen Hernández], egli stesso, per primo, avrebbe approfondito la parola dei Santi Padri e Dottori della Chiesa, per informarne la sua vita di fede.
Questa stessa via, poi, avrebbe indicato - vero novello Giovanni Battista che, terminata la sua missione, "deve diminuire" - a tutti quelli che lo hanno seguito in 50 anni [fedele alla promessa che il cammino neocatecumenale si sarebbe disciolto, alla fine di tutto]. Lasciare i neofiti liberi di attingere, a piene mani, ai tesori della Chiesa, per perfezionare il percorso di riscoperta del Battesimo ormai completato, invece di continuare a tenerli segregati in uno stato di totale abbandono, ad avvoltolarsi stancamente tra le pagine dei mamotreti e le Sacre Scritture deformate e abusate dalle sue distorte, arbitrarie, aberranti interpretazioni.
Ricorre quest'anno, tra i soliti festeggiamenti, il Giubileo del suo "Potente Cammino" - che speriamo segni la restituzione a Dio di ciò che gli appartiene e la liberazione degli schiavi - e noi denunciamo, ancora una volta, che Kiko ha portato a compimento, in questi lunghi anni, un unico scempio della Parola di Dio e della Parola della Chiesa, come in molti post abbiamo dimostrato.

Ma l'argomento è tutt'altro che esaurito, evidentemente!
Kiko Argüello:
autoritratto rivelatore.
Oggi, su questa stessa linea, vogliamo analizzare un nuovo aspetto, sul quale alcuni recenti commenti hanno attirato l'attenzione.

La mia è una sintesi che spero possa tornare utile ai lettori del Blog, come a me è stata utile per aprire ancor più gli occhi e la mente sul perverso disegno kikiano: fondare "piccole comunità" che vivano secondo i precetti del Sommo Iniziatore, Kiko il Levita, che indossa le vesti del sacerdote per sparare, lui solo, oracoli inconfutabili.

Lo conferma il suo ennesimo autoritratto, nell'icona che lo raffigura, al posto del crocefisso, con la tunica sacerdotale e l'ephod in petto.

I camminanti sono stretti nella morsa di precetti, sullo stile del terzo libro della Torah "il Levitico" appunto, impartiti dai due autonominati/santi iniziatori spagnoli, Kiko Argüello e Carmen Hernández; tutto nel Cammino dipende dalla loro fedele osservanza, come il "compimento delle promesse" è riservato solo a chi puntualmente li adempie. Si è sotto il regime della legge, non dello Spirito!

È evidente che, se è opinabile, da una parte, per un "itinerario di formazione cattolica, valida per la società e per i tempi odierni" soffermarsi sulla Dottrina della Chiesa e sull'insegnamento dei Padri, dall'altra è inaccettabile che, trascurando proprio tutta la ricchezza della Tradizione della Chiesa, questo pseudo-itinerario si fondi, invece, esclusivamente su uno schema -  a ragione definito "Levitico" - fatto di prescrizioni e divieti, di obblighi e obbedienze, che neutralizzano, di fatto, ogni resistenza dei poveri indottrinati, così come ogni rigurgito della loro coscienza, sostituendoli con incurabili sensi di colpa.
Il crocefisso con la tunica sacerdotale e l'ephod in petto, nel quale Kiko, come suo solito, ha raffigurato se stesso e il "Potente Cammino" e non Cristo, richiama il "sacerdozio levitico", non quello «al modo di Melchisedek»".
Ma se Kiko si identifica con un sacerdote levita, giungiamo ad una conclusione: le comunità fondate da Kiko e Carmen - cavallo di Troia nella Chiesa - sono "comunità levitiche", come si comprende da p. 166 del mamotreto per la fase di conversione (riferimento al tomo in rete) dove ancora una volta Kiko mistifica Gv 9, depreca i farisei e loda il libro del Levitico che "aiuta l'uomo a esplicitare esternamente il suo senso di colpa". "È un dono enorme poter tirare fuori il senso di morte dell'uomo. Perché tirare fuori il peccato è già luce, come dice Gesù Cristo nella catechesi del cieco", insegna Kiko. [Ma dove Cristo dice questa cosa qui nel Vangelo, è un altro arcano!] (nota 2)

Ecco svelate le intenzioni dell'autonominato iniziatore e dei suoi accoliti: ridurre i camminanti nello stato descritto da M.i.B., "un pecorone ubbidiente ad immagine e somiglianza dei miei istruttori", privo di senso critico e incapace di relazionarsi con il mondo esterno. È come in una setta tipo Scientology.
Tirare fuori il senso di colpa mettendosi di fronte al "Levitico" con la malsana gestione di Kiko Argüello e dei suoi ignorantissimi catechisti può essere devastante.
È suscitata la paura per la punizione divina per il mancato rispetto delle prescrizioni rituali (di Kiko e Carmen). Ora, se un sano senso di colpa per il peccato è positivo, tirare fuori il senso di colpa con il Levitico "stile neocatecumenale", per il neofita, lasciato nelle mani di simili animali, è una vera tragedia. (liberamente tratto dai commenti di Lino)


Completiamo il quadro con altri due bei commenti.

Kiko, indossata la "stola" e
assistito da Carmen, minaccioso "profeta".
Da @Lino:
"...È suscitata la paura per la punizione divina per pensieri e opere che peccato non sono (il mancato odio per il padre e la madre, l'idolatria di familiari, lavoro e studio che idoli normalmente non sono, l'assenza dalle convivenza, il mancato rispetto delle prescrizioni rituali di Kiko, e chi più ne ha più ne citi). È indotta la paura di essere emarginato, tagliato come un fico sterile, considerato un Giuda..."

Hai perfettamente ragione e lo voglio mettere in evidenza. Chi dice che nel cammino ci sono errori per la debolezza umana, oppure chi dice che nel cammino ci sarà qualcosa di buono, si sta ponendo nel modo sbagliato e non ha capito l'entità del problema.
Riporto un esempio che fece mi pare Lino o Pietro Non Nc: se una o due macchine esce dalla fabbrica con un difetto può essere un errore umano, ma se il 99% hanno tutte hanno lo stesso difetto allora non è errore umano ma di progettazione.

È questo da capire.
Le testimonianze di noi ex, che su tanti punti concordano in maniera netta, devono far venire per lo meno il dubbio che c'è qualcosa nelle regole e nelle catechesi che non va.
Se poi queste catechesi sono segrete con la scusa di non scandalizzare i piccoli, il dubbio dovrebbe aumentare, indipendente che siano approvate o meno.

C'è una concezione sbagliata del peccato, della provvidenza, della apertura alla vita, della sofferenza, dei poveri e delle conseguenti opere di volontariato.

C'è arroganza e superbia di pensarsi migliori degli altri, gli unici che non annacquano il vangelo.

Non c'è ascolto, non c'è empatia, non c'è accoglienza disinteressata, ovvero a non fare proselitismo.

C'è chiusura rispetto alle altre realtà della Chiesa.

Non c'è trasparenza: I mamotreti non sono pubblici, la gestione dei soldi è lasciata in mano a poche persone senza bilanci, senza contabilità.

Ti riempono di sensi colpa, per tenerti incatenata, ti fanno fare le kiko-lodi che durano 40 minuti, ma se dici che preferisci pregare in un'altro modo, anche ad esempio solo le lodi senza anche l'ufficio delle letture, ti dicono che non sei obbediente. Se dici che la decima la dai fuori la comunità ti dicono che non sei obbediente. Se dici che dai un'offerta sostanziosa perché con il tuo discernimento hai ritenuto che quella era la cifra opportuna, ti dicono che hai l'idolo dei soldi.

È un mondo di bugie e mezze verità.

Ripeto le nostre esperienze devono porre delle domande sul metodo e sulla struttura NC, altrimenti non servono a niente.

Uno legge una testimonianza e pensa succede anche a me. Spero allora che nasca la domanda PERCHÉ?
E vi assicuro che non è un dubbio del demonio.

Questi dubbi spero vi portino a cercare dei buoni sacerdoti fuori del cammino, con cui poter avere dei chiarimenti. (EX-NC-???)


Vorrei chiarire una cosa.

La famiglia, il lavoro, gli amici, lo studio... NON SONO UN IDOLO. Non sono come il culto dato a Baal rispetto a quello di Dio, perché Baal non è secondo i piani divini, mentre la famiglia, il lavoro, ecc. sì.

Possono diventare un idolo SOLO quando vengono messi al posto di Dio.
Ma questo vale anche per le comunità religiose e per il Cammino. Che NON SONO DIO né sono la Chiesa. Al massimo fanno parte della Chiesa, che, però, sussisterebbe anche senza essi.

Per cui se è lecito dire a chi non va colpevolmente a Messa la domenica per lavorare che, in questo caso, per lui il lavoro è un idolo, non è affatto corretto dire a chi salta un incontro comunitario perché il giorno dopo ha un esame, che per lui lo studio è un idolo.
Non si può dire: "Dio al primo posto" ma intendere "la comunità al primo posto". Questa sì che è idolatria. (Pietro (NON del Cammino))



(nota 1)
AMA E FA’ CIÒ CHE VUOI
Il contesto è l’interpretazione della Prima lettera di Giovanni, alla quale il vescovo d’Ippona dedicò un ciclo di dieci omelie.
Agostino sta commentando i versetti 4-12 del capitolo 4 dell’epistola giovannea, un passaggio cruciale del testo sacro, lì dove Giovanni afferma solennemente che «DIO È AMORE» e che «in questo si è manifestato l’amore di Dio per noi: Dio ha mandato il suo unigenito Figlio […] come vittima di espiazione per i nostri peccati».

Bellissima Omelia, qui riporto quanto ci è utile per comprendere bene quello che intende Sant'Agostino per:
AMA E FA’ CIÒ CHE VUOI

[E' l'intenzione a dar valore all'opera.]
L'Apostolo infatti dice: Colui che mi amò e diede se stesso per me (Gal 2, 20). Se il Padre diede il Figlio ed il Figlio se stesso, Giuda che cosa fece? Una consegna è stata fatta dal Padre, una dal Figlio, una da Giuda: si tratta di una identica cosa: ma come si distinguono il Padre che dà il Figlio, e il Figlio che dà se stesso e Giuda il discepolo che dà il suo maestro? Il Padre ed il Figlio fecero ciò nella carità; compì la stessa azione anche Giuda, ma nel tradimento. Vedete che non bisogna considerare che cosa fa l'uomo ma con quale animo e con quale volontà lo faccia. Troviamo Dio Padre nella stessa azione in cui troviamo anche Giuda: benediciamo il Padre, detestiamo Giuda. Perché benediciamo il Padre e detestiamo Giuda? Benediciamo la carità, detestiamo l'iniquità. Quanto vantaggio infatti venne al genere umano dal fatto che Cristo fu tradito? Forse che Giuda ebbe in mente questo vantaggio nel tradire?  Dio ebbe in mente la nostra salvezza per la quale siamo stati redenti; Giuda ebbe in mente il prezzo che prese per vendere il Signore. Il Figlio ebbe in mente il prezzo che diede per noi, Giuda pensò al prezzo che ricevette per venderlo. Una diversa intenzione dunque, rese i fatti diversi. Se misuriamo questo identico fatto dalle diverse intenzioni, una di esse deve essere amata, l'altra condannata; una deve essere glorificata, l'altra detestata. Tanto vale la carità! Vedete che essa sola soppesa e distingue i fatti degli uomini.
[Sia l'amore a ispirare le nostre azioni.]
Dicemmo questo in riferimento a fatti simili. In riferimento a fatti diversi troviamo un uomo che infierisce per motivo di carità ed uno gentile per motivo di iniquità. Un padre percuote il figlio e un mercante di schiavi invece tratta con riguardo. Se ti metti davanti queste due cose, le percosse e le carezze, chi non preferisce le carezze e fugge le percosse? Se poni mente alle persone, la carità colpisce, l'iniquità blandisce. Considerate bene quanto qui insegniamo, che cioè i fatti degli uomini non si differenziano se non partendo dalla radice della carità. Molte cose infatti possono avvenire che hanno una apparenza buona ma non procedono dalla radice della carità: anche le spine hanno i fiori; alcune cose sembrano aspre e dure; ma si fanno, per instaurare una disciplina, sotto il comando della carità. Una volta per tutte dunque ti viene imposto un breve precetto: ama e fa' ciò che vuoi; sia che tu taccia, taci per amore; sia che tu parli, parla per amore; sia che tu corregga, correggi per amore; sia che perdoni, perdona per amore; sia in te la radice dell'amore, poiché da questa radice non può procedere se non il bene.

(nota 2)
Nel mamotreto della fase di conversione, parlando del Libro del Levitico, già Kiko diceva:
"...è un libro che io non capivo mai per tutti i dettagli delle sue prescrizioni, e dice che nel momento in cui esso appare nella storia è un dono di rivelazione, perchè tutta quella serie di prescrizioni minuziose cui giunge il Levitico, non si può concepire senza la rivelazione, perchè essa aiuta l'uomo a esplicitare esternamente il suo senso di colpa cosa molto difficile da far affiorare e che rimane chiuso dentro l'uomo che non lo può tirar fuori".