Prima esperienza. Salvo ci scrive:
Buonasera a tutti! Ho scoperto da poco questo blog e credo sia il posto giusto per raccontare la mia esperienza in merito al Cammino Neocatecumenale. Soprattutto per quanto concerne il libero arbitrio, di come si sia tentato di distruggere la mia volontà e di come il Signore, con amore infinito, mi abbia tratto dal profondo buio in cui ero finito nel corso della mia vita. Sono "figlio del cammino", i miei genitori sono stati catechisti per molti anni e io stesso ne ho fatto parte per 17 circa. Sono frutto dell'obbedienza a qualche passaggio. Credo che questo mi abbia fatto soffrire nella mia infanzia, poichè non mi sono mai sentito veramente voluto e amato.Seconda esperienza. Un lettore del blog ci scrive:
I miei genitori non erano a casa quasi mai: tutti i fine settimana in convivenza, le sere impegnate... In buona sostanza ho idea che la comunità mirasse a prenderne il posto, ma non si può sostituire l'affetto di una madre e così sono cresciuto in un vuoto affettivo devastante. Neanche l'amore di Dio poteva riempire il mio vuoto poichè esso veniva mascherato dall'immagine distorta che il cammino mi propinava. Nel cammino ho conosciuto un dio mostro, un dio che voleva cose da me (!): andare a tutte le celebrazioni, le convivenze, i canti, le missioni... Ma come potevo io soddisfare le esigenze di quello che credevo essere Dio? E così vivevo nei sensi di colpa e nella convinzione profonda di non valere niente, non sapevo che Dio mi ama esattamente per ciò che sono e non per ciò che faccio!
Kiko incantatore alla conquista
di giovani per i suoi Seminari.
Il cammino mi aveva messo in una terribile legge farisaica di cose da fare. Sebbene provavo a parlare di questo ai miei catechisti e ai miei genitori, ricevevo come risposta soltanto fredde catechesi, con una disumanità e depersonalizzazione che mi ferivano ancor di più. Ho tentato di riempire il vuoto che avevo dentro attraverso l'affetto di altre persone. Ma la ragazza che frequentavo da qualche anno, a mia insaputa, cominciò a chiamare i maghi e dopo poco tempo dovette ricorrere ad un bravo esorcista. Per me iniziò un periodo che evito accuratamente di descrivere, ma si può immaginare quello che ho visto e dovuto passare.
In tutto questo due differenti equipe di "catechisti" mi sentenziarono che: "Il Signore mi faceva andare tutto male perchè VOLEVA che io entrassi in seminario". Da quel momento la mia vita poteva essere finita, c'erano momenti in cui io non volevo vivere più. Io desideravo sposarmi, ma "Dio" no, voleva altro da me! Per anni ogni mattina mi svegliavo con un'angoscia indescrivibile e spesso pensavo di farla finita.
Al secondo scrutinio il sacerdote mi disse che io ero nientemeno che... l'anticristo, poichè non volevo fare la volontà di Dio. Certo, a pensarlo ora fa ridere. Presi a frequentare un'altra ragazza, ma dopo poche settimane lei mi confessò che... c'era qualcosa con il suo "catechista", peraltro padre di famiglia numerosa. Due anni fa, esasperato, decisi di chiedere aiuto ad altri che non fossero del cammino. I miei fratelli me ne dissero di tutti i colori, ma finalmente il Signore mi mostrò la sua Chiesa e il suo amore. Oggi sono fidanzato con una ragazza fantastica e la mia vita è totalmente cambiata. Sento il bisogno di fare un percorso di fede vero, che mi aiuti a superare le ferite che ho addosso, e di recuperare il tempo perduto. Sento il bisogno di aiutare gli altri e di immergermi nell'amore di Dio, quello vero.
Proporrei di dedicare une pagina alla testimonianza di Salvo identica alla mia storia nel Cammino Neocatecumenale.Queste due testimonianze sono preziose perché portano alla luce una realtà sommersa: quanto vivono tanti ragazzi finiti nella "tela di ragno" del cammino.
Ai katekistoni interessa arruolare quanti più giovani nelle brigate dei R.M. l'importante sono i numeroni alla Kiko anche nelle piccole comunità, ed ecco che i Kikokatekisti cambiano la tua vita, te la fanno vedere con i loro occhi a immagine e somiglianza del Cammino.
Nella mia esperienza da giovane promessa dell'esercito di Kiko, ricordo che smisi di chiedere consigli ai Kikatekisti, chiunque essi fossero e quali che fossero i problemi da portare a loro nella speranza di una buona parola, poiché essi avevano una sola medicina (come l'aspirina dataci sotto il servizio militare per qualsiasi malore tu accusassi):
Presbiteri neocatecumenali:
tutti clonati su un "modello unico".
- "sono in crisi" = entra in seminario
- "sono contento" = entra in seminario
- "non mi accetto" = entra in seminario
- "mi sono fidanzato" = entra in seminario
- "la mia ragazza mi ha lasciato" = entra in seminario
- "ho dolori di pancia" entra in seminario...
sempre la stessa medicina e quando vedi che la medicina è inefficiente e tu sei impotente e debole (questo è quello che vogliono i Kikatekisti per poterti manipolare e portarti per vie che tu mai immagineresti di percorrere, ad esempio il seminario), allora cadi nel vuoto più assoluto dove non c'è nessuno che ti aiuta a rialzarti (anzi i Kikatekisti ne godono a farti cuocere nel tuo brodo, sanno che se sei arrivato a quello stadio sei ormai nelle loro mani).
Loro pensano ad opprimerti con i loro mantra e tu pensi che non c'è via di scampo e come dice Salvo pensi anche al suicidio.
Coraggio, Salvo, io ce l'ho fatta: con tanti dolori ho combattuto quella voce che ogni mattina appena mi svegliavo mi diceva di farla finita.
Ti assicuro che è stata una dura lotta ma ce l'ho fatta.
Coraggio a tutti quelli che non hanno il coraggio di uscire di fuggire, coraggio siete ancora in tempo a ricostruire la vostra vita che questi pezzi di M...a hanno distrutto o giocato a Risiko.
Ci son voluti 10 anni ma ce l'ho fatta.
P.s.: Sono felicemente sposato con figli.
P.s. del p.s.:
Tutte le volte che mi opprimevano con l'offerta del seminario e io dovevo combatterli per dire loro che io mi volevo sposare e avere figli, era come parlare ad un sordo per loro l'unica medicina era ed è il seminario.
Ma andate a quel paese cari i miei Kikokatekisti, che poi nell'arco della loro vita si sono separati dalle mogli, hanno dato scandali sessuali (tradimenti, corna, all'interno della loro sacra comunità) e contemporaneamente erano sempre li a rompere: "Entra in seminario, entra in seminario".
Un abbraccio Salvo ti auguro di vivere fino in fondo la tua vocazione (Auguri e figli maschi).
Ne abbiamo parlato già molte volte, ma non è mai abbastanza.
Nel cammino si ostenta un grande fiorire di vocazioni, le famose "alzate" alle chiamate di Kiko, nelle GMG, che si sono moltiplicate in tutti questi anni. Ma esiste un macabro laboratorio neocatecumenale in cui queste "numerose" vocazioni vengono "coltivate". È costituito dai c.d. "Centri Vocazionali", portati avanti nelle varie zone, rigorosamente, dalle equipe itineranti. Non solo, ma opera anche capillarmente attraverso le comunità di appartenenza, che esercitano la loro consistente dose di pressione psicologica, primariamente attraverso i catechisti dei "chiamati" e, per ultimo - ma non in ordine di importanza e cosa amarissima a dirsi! - attraverso i propri genitori, peggio se camminanti ultra-fedeli, magari con incarichi di responsabilità.
A fronte dei nostri due "scampati" ai seminari Redemkikos Mater - letteralmente graziati - tanti altri ne sono rimasti invischiati, senza riuscire a venirne fuori! E oggi diversi di loro sono preti frustrati, manipolati, tenuti sotto ricatto dai loro stessi sensi di colpa.
Che grande responsabilità portano sulle loro spalle e nella loro anima i Kikokatekisti, come Anonimo disgustato li chiama, questi mostri!
Anche perché, diventati "preti per caso", saranno a loro volta, pastori di anime, con quali devastanti conseguenze? Ci chiediamo sgomenti!
Poi ricordo che, tanto, per i Neocatecumeni i preti non devono fare NIENTE DI NIENTE, solo consacrare il Pane e il Vino e dare l'Assoluzione nella Confessione Sacramentale a chi, il giorno dopo l'ascolto del Kerigma, in forma assolutamente facoltativa, decida di accostarsi anche al Sacramento, per la remissione dei peccati, già "perdonati" con l'ascolto della kikopredicazione. Per completezza ricordiamo che la Confessione Sacramentale, da sempre, è vissuta nel Cammino frettolosamente: la Celebrazione Penitenziale delle comunità è fatta, come tutto il resto, di monizioni, catechesi, risonanze, canti in quantità, in essa la figura del presbitero è assolutamente marginale, ornamentale direi, anche se indispensabile.
Alcune famiglie di camminnanti di lungo corso hanno arricchito i seminari R.M. di tutto il mondo anche con due o tre vocazioni sacerdotali; figli che, messi tante volte alle strette, hanno ceduto, oppure figli che, non vedendo l'ora di affrancarsi dalla loro opprimente famiglia, sono finiti in una cattività più grande.
Incapaci di vivere, scegliere, decidere, hanno pagato il caro prezzo di una "finta libertà", alla fin fine, anche di buon grado!
Va detto, in conclusione, che alcuni di questi "figli del cammino" hanno superato in fanatismo i genitori e i loro stessi catechisti, essendo nati e cresciuti nel cammino, vittime da sempre di una "formazione deformante" ristretta al piccolo mondo neocatecumenale, l'unico che hanno mai conosciuto.
Potremmo esporre un intero campionario di questi talebani irriducibili "in erba", ma sveleremmo persone e luoghi, solo per dire che sappiamo bene di cosa parliamo.
Siamo certi, anche in questo caso, che tutto è uguale, dappertutto!
Non aspettiamo altro che le testimonianze si aggiungano alle testimonianze, perché luce sia fatta su questa ennesima orripilante devastazione di giovani vite ad opera del "Potente Cammino".
____________________________________
Voglio aggiungere in coda a questo post e mettere in evidenza il commento di Rebel, perchè è una testimonianza diretta della "triste storia di una vocazione forzata".
Speriamo che serva a qualche giovane, che trovi finalmente il coraggio di difendere le sue libere scelte di vita:
"Accade sovente, nel dentro delle mura neocatecumenali, che qualche ragazzo subisca sollecitazioni forzate volte ad una fantomatica vocazione sacerdotale, che riempie di ego umano cammino e genitori.
Posso riportare un' esperienza che, ahimè, ho avuto occasione d' osservare, anche se indirettamente, poiché la persona coinvolta non ero io ma un mio carissimo amico di un frangente di vita passata.
Era figlio di due esponenti di rilievo della prima comunità della parrocchia di cui faceva parte, e non perché i genitori fossero dei catechisti rinomati, bensì perché erano considerati delle persone importanti dalle stesse comunità della chiesa in questione. Responsabili, lui anche capocantore, imitatore perfetto di kiko e amico intimo di alcuni catechisti regionali.
Probabilmente in virtù di tale circostanza, prepotenti e severi, avevano deciso che il primo dei loro 4 figli si dovesse dedicare al sacerdozio neocatecumenale. Era chiamato, una volta ogni 15 giorni se non erro, non ricordo bene, a dirigersi in una cittadina in cui avvenivano degli incontri preparatori per tale avvenimento, in cui erano presenti dei ragazzi su per giù della stessa età, 15, 16 anni. Ricordo una sera in particolare, in cui casualmente - e il caso non esiste, per ogni cosa chiamerei in causa la Provvidenza Divina - ci ritrovammo ad una celebrazione eucaristica assieme. Mi raccontò la sua amarezza, il suo disprezzo mai manifestato per i genitori e la sua ansia nel dover viaggiare la mattina dopo per ben due ore e perdere l' intera giornata domenicale per dedicarsi ad una vocazione che non gli apparteneva.
Solo una volta, preso da un coraggio generato dall' esasperazione, propose l' argomento, mi disse però che valse a nulla, essendo chiara ed esplicita la risposta dei due coniugi, di cui ricordo bene il significato, e che coincide all' incirca a questa dura e crudele esternazione: "tu non sai cosa è meglio per te. Vai e ubbidisci!"
Una discussione sintetica nel racconto e nella realtà.
In seguito andai via, ci sentivamo solo tramite telefono, i classici messaggini adolescenziali di un tempo, in cui si ci sorreggeva a vicenda. Mi raccontava che aveva conosciuto una ragazza, facente parte della stessa scuola da lui frequentata, che si era fidanzato con lei ma che per obbligo proseguiva nella strada sacerdotale. Lo colse una specie di depressione.
Nel tempo, a causa della lontananza, le nostre chiacchierate andarono via via scemando, non conosco l' epilogo di questa vicenda, ma avendo conosciuto la sofferenza di Dxxxxxxx mi sento sicura nell' affermare che il cammino intacca la psiche dei genitori che, seppur in buona fede, influiscono sulla serenità dei figli, quindi sul benessere dell' intera famiglia. E se tanto mi dà tanto il maligno è all' opera alla grande, poiché nel nucleo familiare sosta la più grande manifestazione d' amore di Dio!
Grazie Pax ♡" (da: Rebel)































