In estrema sintesi la predicazione kikiana si basa su questi 3 assunti:
- "l'uomo non può non peccare" e a questo scopo non serve la volontà
- se frequenta la comunità prima o poi gli arriva lo Spirito Santo
- solo lo Spirito Santo può convertire l'uomo, senza che egli debba fare NULLA.
"Tutto GRATIS", quante volte lo abbiamo dovuto sentire…
In effetti tutta la predicazione neocatecumenale si incentra, come punto focale, sul fatto che l'uomo è per definizione peccatore incallito, anche se ci si rivolge nella quasi totalità dei casi a persone già inserite nella Chiesa e che hanno già ricevuto sia i sacramenti che la catechizzazione.
Secondo Kiko, l'uomo ha bisogno che lo Spirito Santo, e solo quello, senza alcun contributo della volontà umana (che è moralismo, legalismo e superbia), lo plasmi e lo faccia diventare uomo nuovo.
Si rivolge ai parrocchiani come se fossero uguali ai lontani, che non hanno mai sentito parlare di Dio, ignorando totalmente ogni effetto purificante che proviene anche solo dal Battesimo e che rende "figli di Dio"
e non del demonio.
L'idea di un
"rinnovamento delle promesse battesimali" ricevute da piccoli, di per sé non sarebbe disprezzabile;
ad essere inaccettabile è la modalità con la quale viene condotta la catechizzazione neocatecumenale.
Non si può disconoscere l'effetto sacramentale del Battesimo, che fa di una persona un "figlio di Dio" e la inserisce a pieno titolo nel popolo cristiano, per poi trattare i cristiani, magari anche un po' intiepiditi, come prede incontrastate del demonio, senza alcuno scampo che non sia frequentare il Cammino Neocatecumenale.
Non si tratta di annunciare Cristo per la prima volta, quando si va nelle parrocchie ad "offrire" il Cammino, si tratta, come dice lui stesso, solo di "rinnovare", quindi sollecitare la ripresa in chi potesse essere infiacchito, rendere più coscienti di ciò che
GIÀ SI È.
Ma il sentiero attraverso il quale il demonio, quello vero, ha condotto i due
parvenu spagnoli a diffondere nel mondo (perché il Cammino Neocatecumenale aspira alla "conquista" del mondo) la sua dottrina traviata, è molto sottile, difficile da scovare e per nulla intuitivo.
Del resto il serpente è furbo, non scopre le sue carte, ma insinua.
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Interno del disco dell'Argüello
(Discoteca Pax era la casa discografica
cattolica dell'epoca…) |
Il tutto si gioca sulla impostazione della
TEOLOGIA KIKIANA DEL PECCATO, insieme alla
DEFINIZIONE KIKIANA DI "CRISTIANO ADULTO".
Vediamo per prima quella che conosciamo meglio, l'impostazione neocatecumenale in tema di
PECCATO.
Si parte fin dall'inizio ad inculcare che l'uomo è peccatore e che deve, non solo acquistare coscienza del suo peccato, ma addirittura considerarsi "il peggiore di tutti, l'ultimo" (anche se già qui c'è la prima confusione, perché il considerarsi ultimi, evangelicamente come per Cristo, non è in ordine al peccato, ma all'importanza di sé rispetto agli uomini).
Del resto,
il Cammino NON È "per diventare migliori".
Su questo tasto si batte a martello fin dalla prima predicazione, insieme alla rassicurazione che "Dio è amore", quindi ama il peccatore, non c'è da preoccuparsi.
Talmente tanto ed incessantemente viene battuto su questo tasto, che spessissimo escono frasi infelici come
"siete figli del demonio", "avete il demonio per padre", "l'uomo non può non peccare".
Esemplificativa è la narrazione che mi pare si trovi proprio nelle “catechesi iniziali” del Cammino, in cui si parla della famosa collega di lavoro: se questa insiste a mostrarsi disponibile, se è carina, l'uomo che "non può non peccare", anche se sposato, alla fine automaticamente cede. Comincia a diventare
preda del demonio, che è “suo padre”, che lo comanda e lo determina, al punto che poi inizia a chiedersi se non sia cosa buona tradire la moglie per soddisfare una propria egoistica pulsione. Dice a se stesso: "Che male c'è? Se il Signore me l'ha messa davanti, perché non ne devo approfittare? Nessuno lo saprà!" E così pecca.
Proprio non ne può fare a meno: il demonio presenta le cose come buone e ti inganna.
In tutto questo "catechizzare" non si vede neppure una volta il
"libero arbitrio", il resistere alla tentazione invocando la Grazia di Dio, l'operare un semplice discernimento su ciò che è buono e ciò che è cattivo.
Si cade automaticamente nella trappola del demonio - quello vero, stavolta -, come Adamo ed Eva, senza che il lavacro del Battesimo abbia sortito alcun cambiamento di "natura".
Chiara la sottigliezza? Secondo l'insegnamento del Cammino, il demonio ti inganna e basta, se non hai dalla tua parte lo Spirito Santo che ti difende: sei un fantoccio, dominato o dal demonio o da Dio, senza che il tuo volere e la tua predisposizione contino.
È una negazione della libertà e della divina grazia.
Una volta assorbito questo concetto, che se pecchi è perché il demonio al quale sei sottomesso
ti ha ingannato (quindi sei pure vittima), hai imparato che devi considerarti "il più peccatore di tutti" e che "se certi peccati non li hai commessi è solo perché il Signore ti ha tenuto
una mano sulla testa", ecco che pian piano ci si abitua a pensare che se si pecca non si ha colpa (bando al senso di colpa, che porta al pentimento), ma è perché - sempre per la vulgata neocatecumenale - siamo solo
vittime del demonio che ci ha ingannati, che non ci possiamo fare nulla, che dobbiamo solo aspettare che arrivi lo Spirito Santo frequentando il tripode neocatecumenale e null'altro, che quando lo Spirito Santo arriva, ci pensa lui a trattare col demonio ingannatore.
Una sorta di mal concepito
"compiere la virtù senza sforzo", che pure viene assiduamente predicato, tacendo però l'importantissima parte che i santi che arrivano a tali gradi di sublimazione hanno dovuto prima passare per combattimenti spirituali durissimi.
Nel Cammino Neocatecumenale il "compiere la virtù senza sforzo" è gratis, la porta non è stretta, non occorre mica sforzarsi - come hanno fatto tutti i santi - di resistere al peccato...
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Ecco dov'erano finiti
i soliti tre amici di baracca:
ad incidere dischi in casa discografica…
Alla faccia dei poveri… |
Altra martellante predicazione è che
"il Signore ti ama così come sei, per amarti non vuole che tu cambi". Tacendo opportunamente che il peccato porta alla dannazione, e che quindi occorre resistervi
(«va' e non peccare più», disse il Signore all'adultera perdonata).
Dunque il Cammino adopera l'amore infinito di Dio, che è la sua essenza, come un comodo tranquillante per il peccatore, evitando di dirgli che Dio è anche infinita giustizia.
Spesso nel Cammino si predica che "nessuno ti ama così come sei, tutti vogliono che cambi in qualcosa,
il Signore no, ti ama peccatore, fino ad aver dato la sua vita per te quando eri peccatore".
Si tace di proposito il fatto che Dio, pur amando anche il peccatore, desidera la sua salvezza, che può avvenire solo se l'uomo non si trova in stato di peccato continuativo e reiterato. Il peccato, infatti,
lo allontana da Dio.
Anche questa è una parte importante della battente predicazione neocatecumenale, perché
insinua in chi l'ascolta che anche se rimane peccatore ha l'amore di Dio assicurato, che è ciò che conta, molto più del divenire cristiani adulti: conta sentirsi amati così come si è, peccatori, poi il resto verrà, se verrà…
Questo tipo di predicazione, che facendo insinuantemente ricorso alla Parola di Dio la piega in una concettualizzazione malvagia, assomiglia molto al brano delle tentazioni di Gesù nel deserto: il demonio utilizza la stessa Parola di Dio distorcendola, manipolandola, per fargli dire ciò che non dice.
Infatti nel Cammino Neocatecumenale, partendo dal fatto che solo Gesù è stato in grado di resistere in tutto alle tentazioni, si predica che noi, non essendo Gesù, non siamo in grado di fare altrettanto e quindi il demonio ha il potere di ingannarci e vincerci.
Si tace completamente che, utilizzando il discernimento tra bene e male (anche quello semplice, comunemente insito nell'uomo), si può ricorrere alla Grazia santificante di Dio e Gesù, che ci dona la sua forza, si allea al nostro desiderio e alla nostra volontà di non peccare e riporta vittoria, perché Dio è più forte del demonio. Anche questo significa "forte con Dio".
In questa situazione, l'adepto neocatecumenale che sente la continua citazione della Parola di Dio insieme alla predicazione kikiana (e quindi non dubita della bontà della stessa),
si convince pian piano che se pecca è perché il demonio l'ha ingannato e non c'è potere di sorta che lo possa contrastare, fino a quando a forza di frequentare il tripode neocatecumenale, non gli arriva lo Spirito Santo che, passandolo da una pregressa situazione di peccato, lo fa persona nuova, gli cambia la natura e gli consente di "compiere la virtù senza sforzo", senza che abbia dovuto fare null'altro che frequentare e credere nel Cammino Neocatecumenale.
Per questo molti in buona fede, tra i quali mi ci voglio mettere anch'io, aspettano quel giorno in cui lo Spirito Santo cambierà la propria vita e quella dei "fratelli" ormai adulti nella fede, finendo per accorgersi che
alla fine di tutto il percorso nulla è avvenuto: continuano liti, gelosie, invidie, arrampicate alla carriera neocatecumenale, menzogne, calunnie, chiacchiericci dietro le spalle, attacchi feroci alla sacralità ministeriale, per non dire a volte anche cose peggiori. Babilonia.
Qui allora iniziano le vere domande, che portano poi anche alle risposte.
Se un'anima non viene mai invitata a resistere al peccato e a fuggire la tentazione, sull'assunto che
non può non peccare ogni volta che il demonio la inganna, ma addirittura viene incoraggiata a “sentirsi amata” (nel senso di rendersi
irresponsabile) soprattutto quando è maggiormente peccatrice e nessun altro la amerebbe, si ingenera un meccanismo automatico molto sottile,
per cui il peccato diventa parte integrante ed indefettibile della vita. Ci si può convivere. Diventa non l'eccezione, ma la norma.
Se la causa del peccato è
solo un invincibile inganno del demonio, la persona può
comodamente considerarsi vittima,
non responsabile di aver acconsentito al peccato, e quindi non provare un vero pentimento (o forse addirittura nessun senso di pentimento), perché la causa prima del suo peccare è il demonio ingannatore e non egli stesso.
Il punto sta nell'"accettare di essere peccatore". Questo basta.
Per questo il peccato, anche grave, nei fatti non schiaccia l'uomo, non lo immerge in alcun senso di colpa, o succede molto velatamente, perché in definitiva la colpa non è sua. L'asse viene completamente spostato.
Tale è il motivo per cui per anni e anni si può sentire con perfetta
nonchalance che le persone si dichiarano egoiste, avare, irose… ma che "in questo si sentono amate dal Signore", a volte anche ingigantendo o inventando situazioni di peccato senza alcuna compunzione: perché più ti riconosci peccatore, più conosci te stesso e la tua natura, che è malvagia.
Non è raro sentir dire che dopo un po' di anni di Cammino uno "si sente peggiore di prima", attribuendolo non alla presa di coscienza del peccato pregresso ed esistente, ma proprio all'insorgenza di peccati di cui precedentemente non si avevano avvisaglie, nuovi di zecca, aggiunti comodamente alla propria collezione di offese a Dio perché c'è l'alibi dell'
inganno del demonio.
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| Kiko Argüello, "santo peccatore" |
Vediamo adesso il concetto neocatecumenale di "
CRISTIANO ADULTO".
Anche in questo caso si riprende la predicazione della Chiesa, la citazione delle Scritture e vi si apportano "correttivi" kikizzati-carmenizzati.
Si predica che il cristiano maturo nella fede è colui che
"ama nella dimensione della croce", "ama il nemico" e
"non resiste al male", come ha fatto Gesù dando la sua vita per l'umanità.
È chiaro che questa predicazione è accettata, perché è vero che il fine ultimo del cristiano è amare in una forma al di là di quella umana, una forma "divina", che lo rende capace di perdonare a chi gli fa del male, non rispondere al male col male… proprio come ha fatto Gesù morendo sulla croce: è morto anche per i suoi nemici, ha offerto loro un'occasione di salvezza, non ha reagito all'ingiustizia, alla passione, alla croce.
Quindi nel Cammino Neocatecumenale si predica che il "cristiano adulto" sarà colui che è capace di amare in questa dimensione "divina" e non umana, diventando un altro Cristo, perché Dio abita in lui.
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| E poi, nel 1968, altra edizione… |
È certamente una cosa questa, che per chi aspira a diventare maturo nella fede, è molto interessante, specialmente considerando il fatto che non deve fare nulla, ma proprio nulla, deve solo seguire fedelmente il Cammino Neocatecumenale e poi verrà da sé, automagicamente.
Ed è qui, infatti, che si innesta il trucchetto diabolico del maligno, che non è facile da smascherare perché molto ben congegnato e nascosto.
Le persone che ammettono molto facilmente in via pubblica peccati anche capitali, dichiarando che l'importante è solo "vederli" questi peccati, dichiararli, ma non combatterli, sono anche le stesse persone che all'occorrenza mostrano la capacità di "amare il nemico", di "non resistere al male", ecc.
Naturalmente, anche se può sembrare, questo effetto non ha nulla di cristiano perché
LO SPIRITO SANTO NON ARRIVA AUTOMATICAMENTE SUI PECCATORI INCALLITI PER IL SOLO FATTO CHE HANNO PSICOLOGICAMENTE "ACCETTATO" IL LORO PECCATO.
L'inganno demoniaco si svela allorquando queste persone votate al peccato, di cui ne disistimano portata ed effetti, vengono chiamate a "dare la vita come Gesù", a "amare il nemico", a "perdonare"…
Se sono molti anni che uno sta nel Cammino, ad un certo punto ha sviluppato l'idea che pur non abbandonando il peccato, debba mostrare a se stesso e agli altri che "questa virtù senza sforzo" inizia a compiersi.
Si avvia una forma di auto suggestione.
Si assiste perciò alla grottesca situazione in cui magari, proprio colui che ti ha fatto pesantemente del male sol suo peccato, contemporaneamente racconti che è stato in grado di perdonare sua madre, suo padre… che quella volta che sul lavoro l'hanno umiliato "non ha resistito al male"…
e nel frattempo continua tranquillamente a farti del male.
E qui, in chi sta nel Cammino Neocatecumenale con rettitudine di cuore,
iniziano ad affiorare domande profondissime su come sia possibile che continuando ad essere peccatori incalliti anche su peccati bruttissimi e capitali (ma amati da Dio), si possa nello stesso tempo essere in grado di "amare nella dimensione della croce", "amare il nemico", "perdonare… tutte cose che si possono verificare soltanto se davvero si è cambiata natura, in primis con l'abbandono del peccato serio.
Chi si pone questo tipo di domande, generalmente tenta di combattere la tentazione, si duole se fa qualcosa di sbagliato, cerca di evitare di colpire l'altro…
e per questo viene giudicato legalista e moralista, uno superbo, che crede di poter confidare sulle sue capacità e tenta di rubare la gloria a Dio. Uno diverso.
In realtà questo
"diverso" è più vicino alla verità di quanto si possa immaginare, per il solo fatto che inizia a porsi domande fondamentali.
E poi, a forza di domande, arrivano a scoppio ritardato anche le risposte, con difficoltà, perché la malvagità della predicazione kikiana è costruita con una mirabile arte, credo nemmeno di provenienza umana.
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Interno del disco 1968.
Lo si può acquistare usato
on line tra i molti in vendita.
hi è che se ne starà disfacendo? |
Perché la Chiesa ci insegna altro:
Nessuno, che viva in costanza di peccato senza combattimento, accettando semplicemente la sua condizione di peccatore amato da Dio,
POTRÀ MAI DETENERE LO SPIRITO SANTO che si posa, delicato come una colomba, solo su coloro che sono graditi a Dio e quindi, pur nella debolezza umana, rifuggono il peccato ricorrendo alla grazia divina e non lo "accettano" come una costante ineluttabile della vita dell'uomo.
Sul peccatore inveterato, per nulla o poco pentito, che continua a peccare perchè non ne può fare a meno,
LO SPIRITO SANTO NON SI POSERÀ MAI, non potrà renderlo nuovo, perché è l'uomo stesso che col suo peccato rifiuta questo rinnovamento e si separa da Dio.
LO SPIRITO SANTO NON PUÒ POSARSI SU CHI È SEPARATO DA DIO A CAUSA DEL PECCATO.
Su coloro che mai intraprendono un percorso per la ricerca della virtù, ma che di essa nemmeno ne parlano perché, nella migliore delle ipotesi, arriverà
gratis insieme allo Spirito Santo, che non combattono per la fede ma credono che sia Dio che combatte contro di loro mandando situazioni dolorose allo scopo di convertirli, che credono che si arrivi alla virtù senza sforzo senza metterci nulla di proprio, LO SPIRITO SANTO NON SI POTRÀ POSARE.
Ergo,
se si è privi dello Spirito Santo a causa della condizione di peccatori stabili,
NEMMENO SI PUÒ IPOTIZZARE DI POTER "AMARE NELLA DIMENSIONE DELLA CROCE", "DARE LA VITA PER I NEMICI", "NON RESISTERE AL MALE", "PERDONARE"… TUTTE COSE CHE SI POSSONO VERIFICARE SOLO IN COLORO SU CUI VERAMENTE LO SPIRITO SANTO HA POTUTO POSARSI, PERCHÈ HANNO CERCATO LA PUREZZA E LA VIRTÙ, RIFUGGENDO DAL PECCATO ANCHE COL PROPRIO COMBATTIMENTO SPIRITUALE.
E così, ecco che il demonio ha già inquinato tutta l'impalcatura della predicazione che pretende di fare dei santi rimanendo nella pratica ancorati al peccato come condizione invincibile.
A nulla vale la dimostrazione che anche i santi erano peccatori, perché innanzitutto erano loro stessi a considerarsi tali ma in realtà non incedevano liberamente verso il peccato, in secondo luogo perché certamente, la natura umana di creature fragili e fallibili, contempla anche l'esistenza di peccati veniali in chi è davvero santo, ma contrito di essere caduto.
PECCATO E AMORE DIVINO NON POTRANNO SPOSARSI MAI.
È quindi chiaro che quanti si dichiarano con faciloneria peccatori e poi vantano "opere di Dio" nella loro vita sul perdono, l'amore al nemico, il dare la vita per nemici ed amici,
HANNO VERAMENTE SUBITO UN INGANNO DIABOLICO, che li porta a credersi "cristiani adulti" pur rimanendo immersi nel peccato, che mai hanno lasciato, potendo soltanto essersi modificato in aspetti diversi.
Si spiegano quindi anche tutte le parolacce, gli insulti, le offese, le prese di giro e talvolta anche le blasfemie che hanno inviato a blog, alla rivista di padre Ariel, e a chiunque abbia perplessità sul Cammino.
Per un neocatecumenale è
"normale" agire in quel modo senza contrizione né senso di colpa (tanto, se le cose vanno storte, c'è sempre l'alibi dell'inganno del demonio) e allo stesso tempo credere di aver potuto amare l'altro, che nella predicazione kikiana è l'"inferno", la "morte", invece di essere il "prossimo".
Ma questo NON PUÒ ESSERE: nella stessa persona non può albergare il demonio vincitore e l'essere "altro Cristo", portatore di amore e perdono.
Non si possono servire due padroni.
Da sempre lo pensavo, senza mai vederlo così lucidamente, più a livello di forte sensazione di qualcosa che non torna, ma senza che il quadro fosse CHIARO.
L'INGANNO SOTTILE NELLA PREDICAZIONE KIKIANA È DI FAR CREDERE DI POTER DETENERE LO SPIRITO SANTO CHE TI RINNOVA, A PERSONE CHE MAI LO POTRANNO DETENERE, PERCHÈ RIMANGONO VITA NATURAL DURANTE IMPASTATE COL PECCATO MAI COMBATTUTO, IN ASSENZA TOTALE DELLA RICERCA DELLA VIRTÙ, CREDENDO CHE TUTTO ARRIVI GRATIS.
Una frase emblematica che spiega bene questo concetto, è la frase che mi fu detta da una "sorella" di comunità che era mossa da anni da evidenti sintomi di invidia nei miei confronti (vizio capitale) e che sempre mi faceva guerra, ogni cosa dicessi o facessi, anche non inerente al Cammino Neocatecumenale. Io la perdonavo sempre, per come potevo: mi chiedeva scusa (non perdono, e nemmeno tutte le volte), ed io accettavo le scuse. Così per anni.
Poi un giorno, per l'appunto in un periodo difficilissimo della mia vita privata, me ne combinò una grossissima, arrivando anche ad un gesto di violenza fisica, peraltro alla presenza di alcuni miei figli che ne sono testimoni.
Anche quella volta mi chiese scusa, ma quella volta non ce la feci proprio a passare sopra l'ennesima ingiusta aggressione, fosse anche stata solo verbale, perciò le dissi che stavolta non l'avrei perdonata, che mi ero stufata di essere sempre il suo bersaglio da anni.
Mi rispose seccamente:
"Tu devi perdonare 70 volte 7!" Mi colpì molto e mi fece grandemente riflettere.
Condensò in pratica tutta la dottrina kikiana, che prevede che lei potesse continuare
(povera vittima dell'inganno del demonio, eh?) a reiterare il suo peccato negli anni, senza mai provare seriamente a combatterlo, agendo liberamente, come le andava, ferendomi ogni volta.
Non si chiese nemmeno per un istante che se un comportamento dura invariato negli anni, crescendo addirittura di potenza, significa che non c'è pentimento vero, non c'è coscienza del male procurato e nemmeno desiderio di combattere quelle pulsioni ogni volta più potenti.
Lei doveva solo accettare di essere così, povera peccatrice, che fa di continuo male all'altro, ma che trova conforto perché il Signore la ama così come è. Su di me, invece, vantava come una sorta di esigenza:
"Tu devi…"
Non metteva in dubbio di poter peccare liberamente nei miei confronti, aggredirmi in ogni modo, screditarmi ed insinuare su di me cose false.
Nel Cammino Neocatecumenale la dimostrazione di santità la deve dare solo la vittima, non anche il peccatore ripulendosi dal suo peccato.
Ero solo io che, se veramente ero cristiana adulta, avrei dovuto perdonare anche quella centounesima volta lo stesso peccato, che invece lei poteva continuare a fare impunemente, peraltro con la benedizione dei cosiddetti “catechisti” e di tutta la comunità, che non le hanno detto nulla, mai una sola volta.
È vero che io avrei dovuto perdonare anche quella volta, ma senza che si tenesse minimamente in conto che Cristo non era solo quello che amava i peccatori e subiva l'ingiustizia, essendo allo stesso tempo anche quello che non arrecava ingiustizie e non faceva del male agli altri.
Se diventi "un altro Cristo", in te i due aspetti
DEVONO COESISTERE.
Solo così la catena del male si può interrompere: non facendo del male e perdonando chi ne ha fatto. Ambedue gli aspetti insieme.
Invece
NEL CAMMINO SI PRETENDE SI ESSERE CAPACI DI "AMARE", "PERDONARE" E "MORIRE AL NEMICO", RIMANENDO I SOLITI PECCATORI DI SEMPRE.
Della figura di Cristo se ne accoglie solo una parte, per l'appunto quella che, attraverso il perdono, la non resistenza al male, l'amore al nemico, lascia campo libero al demonio di agire incontrastato costringendo al peccato
"chi non può non peccare".
ED ECCO IL MIRABILE INGANNO DEL DEMONIO: ogni singolo distruttore di vite altrui, ogni singolo avaro di soldi, ogni singolo giudicatore degli altri, ogni singolo mentitore, ogni singolo calunniatore, ecc… pensa di aver raggiunto il grado di "cristiano adulto" e SI ILLUDE di poter amare il nemico, perdonare e subire l'ingiustizia come Cristo.
Ecco che allora la frittata è fatta, il demonio ha riportato vittoria, perchè è riuscito a creare
L'ILLUSIONE DI QUALCOSA CHE NON PUÒ ESISTERE, MA CHE NELLE MENTI NEOCATECUMENALI È COME SE FOSSE REALTÀ.
È certo che nel chiuso delle loro salette contiueranno a raccontarsi le presunte “grandi opere che il Signore compie con loro”, le possibilità che dà loro di perdonare il figlio o il marito, le volte che non rispondono al male col male sul lavoro… mentre nello stesso identico tempo distruggono quelli che chiamavano "fratelli" con la loro arroganza, la loro indifferenza, il loro giudizio, con l'emarginazione, dimenticandosi freddamente di tutti gli anni che hanno condiviso, tutte le esperienze che hanno fatto insieme, il bene che dichiaravano di volere…
QUESTE SCHIZOFRENICHE DIVISIONI IN SE STESSI HANNO GIÀ DECRETATO LA VITTORIA DEL DEMONIO, CHE HA SAPUTO CREARE L'ILLUSIONE DEL BENE SU PERSONE CHE, AGENDO PECCATI CHE DISTRUGGONO IL PROSSIMO, CERTAMENTE NON POSSONO VANTARE ALCUN UOMO NUOVO NÈ LA PRESENZA DELLO SPIRITO SANTO, CHE PER PRIMA COSA NON FAREBBE MAI DEL MALE A NESSUNO.
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| Interno del disco anno 1968 |