domenica 12 gennaio 2020

Il Matrimonio Spirituale: a sorpresa appare un'ultima tappa neocatecumenale NON APPROVATA !

Dalla narrazione del Matrimonio Spirituale:
Dopo la convivenza di riporto 2011, i catechisti annunciarono alla nostra comunità un altra tappa del cammino: il matrimonio spirituale. Questa è una convivenza nuova per le comunità che da tempo hanno finito l itinerario neocatecumenale e rinnovato le promesse battesimali. Alla fine dell incontro con i nostri catechisti, scherzavamo fra di noi perché fu chiesto a ognuno la disponibilità a quest invito, a questo dono del Signore senza mai parlare del prezzo del viaggio.
Tutto è stato così improvviso, un viaggio a sorpresa. Ci siamo messi nelle mani di Dio e Lui ci ha aperto le strade (ferie al lavoro, soldi per pagare il viaggio, figli a casa). Ora siamo qui con la nostra comunità quasi al completo, gioiosi ed emozionati.

Geremia 31, 31-34 (*)

Questa esperienza delle comunità giunte all'ambìto traguardo del "Matrimonio Spirituale", trovata in internet, si svolge in Terra Santa; lì dove il Cammino è finito - circa dieci anni prima - col famoso "Viaggio di Nozze" a sigillare l'intero Cammino Neocatecumenale ormai alle spalle, una volta superato l'ultimo scrutinio dell'Elezione e rinnovate le Promesse Battesimali nella Notte di Pasqua.
La cosa più impressionante di questa ennesima Tappa, assolutamente non prevista, è l'esclusivismo a cui conduce; essa degnamente corona l'itinerario "cattolico(?)" di formazione per la "fede adulta" - come blaterano a vanvera - che prende il nome di Neocatecumenato che di cattolico non ha un bel niente.

Durante il "Matrimonio Spirituale" non c'è neppure una Liturgia celebrata in comunione con la Chiesa locale, o almeno in un qualche contesto ecclesiale esistente lì in Terra Santa e soprattutto con le stesse modalità in uso tra tutti i cattolici. È un "Matrimonio Spirituale" con chi o cosa? Con chi convolano a nozze costoro? Quando mai sono stati o sono parte della Chiesa?

Ricordo bene che tanti anni fa, all'inizio di tutto, si portava sempre questa giustificazione al fatto che le comunità dovessero essere piccole, camminare ognuna per conto proprio, celebrare ognuna per conto proprio: "Sono piccolini, sono i lontani, la pecora perduta, hanno bisogno di un luogo dove essere curati e crescere, il cammino è lungo...". Lungo? Mai hanno detto che il Cammino non sarebbe finito MAI e che le Comunità alla fine si sarebbero cristallizzate, non innestate nell'organismo della Chiesa, ma un corpo a parte ETERNAMENTE DIPENDENTE DAI KIKATECHISTI.

Kiko non si fida del "cuore nuovo"

Si comprende bene il perché hanno voluto con tutte le forze una Domus in Galilea, un'altra in Gerusalemme e poi ancora hanno acquistato il Monte degli Ulivi (all'asta e a suon di Milioni di euro uno sull'altro) ancora non si sa per far cosa, di sicuro un altro Mausoleo per esporre all'adorazione del popolo dei camminanti il loro dio unico: Kiko Argüello.

Nei sempre più frequenti soggiorni in Terra Santa passano la gran parte del tempo a ciondolarsi tra ricche e sfarzose magioni: "siamo figli di re!", sentendosi "figli primogeniti" di una nobile schiatta che non può confondersi in alcun modo coi comuni mortali i quali non hanno avuto in sorte di "sperimentare" il fatale "incontro che cambia la vita". Incedono orgogliosi, circonfusi dello spirito kikocarmeniano che gelosamente detengono e custodiscono e che tutto impregna col suo marchio inconfondibile. Una specie di Edenlandia surreale e festosa in cui si trovano a loro agio e si muovono tutti giulivi.

Leggere per intero il racconto esaltante pubblicato dagli eletti, fortunati partecipanti al viaggio in Terra Santa, dà la cifra esatta della loro totale alienazione non solo dalla Chiesa, cosa ormai scontata, ma anche da tutta la realtà concreta circostante e dalla loro stessa storia personale, alla faccia degli infiniti scrutini subiti lungo tutti gli anni di cammino dai kikatechisti e che dovevano servire ad aprire l'orecchio "a Dio che parla nella storia". Gli ex neocatecumeni/neofiti diventati "adulti nella fede" sono, alla fine della fiera, fallimentarmente ed irrimediabilmente fuori dal mondo; e qui possiamo pronunciare il "tutto è compiuto Neocatecumenale": proclamare compiuto del tutto il grande capolavoro firmato Kiko e Carmen. Che triste sorte tocca a questi miseri dopo tanta fatica! Finire emarginati, come dicevamo, cristallizzati, cancellando in modo definitivo ogni residua speranza di potersi "sciogliere" un giorno come il sale nelle Parrocchie; cosa che - non dimentichiamolo mai - Kiko aveva promesso solennemente agli albori dell'esperienza.

L'alienazione nega l'"incarnazione". Quando ti trovi di fronte ad uno che ha fatto convintamente, per filo e per segno, tutto il cammino hai la sensazione di trovarti davanti a un alieno e ti rendi conto che ormai egli parla un altro linguaggio e non c'è più possibilità di intendersi.

L'alienazione è ghettizzazione: solo tra di loro si capiscono (abbastanza per scannarsi a vicenda come fiere ad ogni occasione), chiusi in un castello incantato e surreale che esiste solo nella loro fantasia.

Questa ennesima inutile Tappa, inventata da Kiko per cementare ancor più al loro interno le comunità che hanno finito il cammino da anni e arginare le forze centrifughe che premono sempre più forti per disintegrarle (cosa che si intuisce anche da alcuni passaggi della narrazione) cerca di imprimere un nuovo slancio allo stanco trascinarsi dei fedeli adulti costretti ancora a "camminare": neocatecumeni di lungo corso che somigliano tanto a quei poveri "bambini MAI nati", prigionieri di un "aborto ritenuto", prigionieri per sempre in un utero inerte e tiranno.

Vorrei che qualcuno che lo ha capito, venisse a spiegarci a cosa serve questo lungo viaggio autocelebrativo!

Stare lì a contemplare la lussuosa Domus, nella quale i fratelli vengono accolti come padroni: "questa casa è vostra!" …e noi siamo qui a servirvi, ad accogliervi con i canti di Kiko e con un ricco buffet, "Vieni dal Libano, mia sposa" (vieni... vieni...). E poi ci chiediamo perché nel racconto, pur tanto dettagliato, non si fa cenno alcuno alle collette "libere(?)" così numerose alla Domus, come ben si sa?

"Questa casa è vostra!" dicono e continuano aggiungendo "È casa vostra non pagate! Ma nella colletta (dell'onnipresente sacco nero) se volete, potete mettere anche di più di quello che avreste speso in un albergo a cinque stelle (a cui la Domus si può ben paragonare), sapendo che qui abbiamo tante spese. Pensate voi cosa ci vuole per mantenere tutto questo: ospitare Ebrei, Vescovi, Cardinali e i Seminaristi poi! Carissimi seminaristi! Date, date nel sacco nero".

Ma cari e fedeli fratelli camminanti, come fate a non capire ancora?
Ma guarda un po'! Nell'esperienza riferiscono che i catechisti non hanno parlato mai del prezzo del viaggio. E noi ci chiediamo: qualcuno avrà sganciato la grana (questi i denari te li sfilano dalle tasche senza che neanche te ne accorgi; ma no, i fratelli sanno bene come funziona. Già ai miei tempi qualcuno si è fatto un prestito o un mutuo e i soldi venivano raccolti con un buon margine per spese varie ed eventuali e almeno un mese prima di partire. Allora ci chiediamo; perché non ne parlano? Non lo scrivono? Forse risuona nella loro mente la parola dei kikatechisti: "sei schiavo di mammona!" Ormai sono soggiogati del tutto; sindrome di Stoccolma bella e buona)!

Non esplicitano neanche quanto a ognuno di loro è costato questo lussuoso viaggio a coronare il Cammino. Una intera settimana. Abbiamo notizie che il tutto si aggirerebbe sui 1500-2000€, ma di certo la spesa finale per ciascun fratello è più alta ancora per le ulteriori collette a sorpresa del: "È casa vostra, non pagate, ma generosamente mettete di più nel sacco nero, perchè il Signore ama chi dona con gioia!".

Geremia 31,31-34: (*)

31 «Ecco verranno giorni - dice il Signore - nei quali con la casa di Israele e con la casa di Giuda io concluderò una alleanza nuova. 32 Non come l'alleanza che ho conclusa con i loro padri, quando li presi per mano per farli uscire dal paese d'Egitto, una alleanza che essi hanno violato, benché io fossi loro Signore. Parola del Signore. 33 Questa sarà l'alleanza che io concluderò con la casa di Israele dopo quei giorni, dice il Signore: Porrò la mia legge nel loro animo, la scriverò sul loro cuore. Allora io sarò il loro Dio ed essi il mio popolo. 34 Non dovranno più istruirsi gli uni gli altri, dicendo: Riconoscete il Signore, perché tutti mi conosceranno, dal più piccolo al più grande, dice il Signore; poiché io perdonerò la loro iniquità e non mi ricorderò più del loro peccato».

venerdì 10 gennaio 2020

Sul discernimento vocazionale nel CNC, raccontato da uno di loro

Tenda del convegno, secondo Mosè
Poiché gli amorosissimi fratelli neocatecumenali chiedono con prepotenza di conoscere i "fatti concreti" che teoricamente staresti nascondendo, riportiamo la seguente testimonianza di uno dei loro (neocatecumenale D.O.C.: figlio del Cammino, neocatecumenale dall'età di 14 anni, sposato con una neocatecumenale, padre di una famiglia numerosa e secondo di nove fratelli) come ennesima dimostrazione che il discernimento vocazionale del Cammino non corrisponde a quello promosso dalla gerarchia ecclesiastica, ma viene fatto da laici senza alcuna formazione o discernimento.


Cari fratelli,
mi chiamo Jacob e sono comproprietario del club neocatecumenos, sono giovane e spagnolo, e ho la gioia di pubblicare questo messaggio a mo' di giornalista, per parlare della convivenza dei seminaristi di tutto il mondo tenuta recentemente a Porto San Giorgio, in Italia.

Vi hanno partecipato anche tre fratelli adulti che provenivano dalla nostra parrocchia (Santa Joaquina Vedruna, Barcellona), di cui uno apparteneva alla mia comunità. Questi tre fratelli sono andati a Porto San Giorgio con altri cinque dalla zona nord-orientale della Spagna, il cui itinerante è Manolo García, che è uno di quelli che hanno iniziato il Cammino in Cile da anni. Mercoledì scorso sono andati a Roma in aereo, per proseguire lo stesso giorno in autobus fiuno a Porto San Giorgio dove il Cammino ha il "centro internazionale diocesano neocatecumenale Servo di Yahvé", cioè una casa per le convivenze. Tutta la convivenza è stata effettuata nella Mercabà di recente costruzione (detta anche "Tenda della Riunione") che si trova a valle della montagna (il centro diocesano è più sopra).

Il carro della Mercabà,
secondo il profeta Ezechiele
La convivenza è durata diversi giorni, fino a domenica, ed è stata contrassegnata dalle catechesi degli iniziatori Kiko e Carmen, e di padre Mario, che ha ampiamente diffuso la sua esperienza e come Dio lo ha chiamato al presbiterato fin dall'età di 6 anni. Ha incoraggiato coloro che stavano per entrare in seminario e ha fatto appello alla serietà e alla responsabilità dell'evento, ricordando ai presenti l'enorme grazia di essere sacerdote in questi tempi di secolarizzazione e crisi di fede.

Kiko ha spiegato il significato del suo Mercabá - luogo dell'incontro - costruito recentemente, ha fatto provare un nuovo canto, e ha parlato della situazione nel mondo. Ha anche sottolineato che non saranno aperti molti altri seminari neocatecumenali perché ritiene che il numero attuale sia già abbondante e soddisfi le esigenze di un gran numero di paesi che soffrono mancanza di clero. Ha spiegato poi i problemi che sorgono nel Seminario, le crisi seminariali, lo stalking del diavolo e l'amore e la misericordia di Dio come un dono gratuito che conforta e aiuta a superare le paure, in particolare l'ignoto, cioè il non sapere come adattarsi al luogo, alla lingua, alla lontananza di casa.

Ha poi parlato con particolare enfasi sulla necessità di ottenere un nuovo tipo di sacerdote, santo, con vero zelo apostolico, che possa perdere la vita alla ricerca delle pecore ribelli senza accontentarsi che le altre 99 del gregge restino al sicuro, e che con la sua vita dia segni dell'amore di Cristo al mondo; che sia un prete lontano dalla politica, dalla lotta, dal potere, disposto a negare se stesso, a obbedire, a servire. Ha anche rimarcato il rapporto con la comunità neocatecumenale del presbitero poiché ogni seminarista ha una comunità di origine che lo aiuta, lo esorta, gli dice la verità, cosicché l'evangelizzazione non rimanga isolata, ma la comunità di origine, e per estensione la parrocchia di origine, diventa missionaria perché uno dei suoi figli sta dando la vita.

Tutta la catechesi era inquadrata nel contesto di lode.

È stata fatta anche una celebrazione penitenziale, la scrutatio della Parola, lo scrutinio con i catechisti itineranti per verificare - prima del sortilegio - l'idoneità del candidato, e un'Eucaristia finale, presieduta dall'arcivescovo del Costa Rica.

Hanno partecipato all'incirca 8 vescovi, tra i quali ricordiamo il vescovo di Goma, Dallas, Strasburgo, alcuni dall'Italia... e due cardinali. Le celebrazioni sono state presiedute dai vescovi, che hanno posto particolare enfasi sulle caratteristiche peculiari dei seminari missionari neocatecumenali Redemptoris Mater, sulle loro esperienze di sacerdoti e di vescovi e sulla risposta che la Chiesa, i cristiani e in particolare i sacerdoti di fronte all'ondata di scristianizzazione che colpisce l'Europa e si estende in tutto l'Occidente. Per lo stesso motivo quest'anno due prescelti sono stati inviati a seminari di diocesi europee solo perché la mancanza di vocazioni rende impossibile ai vescovi prendersi cura dei fedeli delle loro diocesi.

Non è un veicolo né una tenda: è un UFO
(Porto San Giorgio, centro neocatecumenale)
Quest'anno, come molti già sapevano, sono nati quattro nuovi seminari: a Dallas (USA), a Strasburgo (Francia) in Madagascar e in Costa Rica. I nuovi candidati sono stati inviati a questi seminari, poiché sono seminari nuovi di zecca. È toccato anche a qualcuno della nostra parrocchia, poiché i candidati e i seminari vi sono stati sorteggiati (il sortilegio si è tenuto sabato pomeriggio): uno a Dallas, un altro a Strasburgo (Francia) e mio fratello di comunità ad Amsterdam (Olanda), quest'ultimo proprio nella città più paganizzata e nel paese europeo dove esistono droghe gratuite, eutanasia, aborto legalizzato, matrimoni omosessuali.

Quest'anno circa duecento fratelli del Cammino da tutto il mondo sono entrati nei seminari neocatecumenali Redemptoris Mater. C'erano spagnoli, italiani, francesi, polacchi, croati, maltesi, portoghesi, molti fratelli del Sud America, anche degli Stati Uniti e da paesi lontani come l'Angola o la Cina.

Praticamente tutti entreranno nel seminario che è stato loro assegnato, entro la fine di questo mese o al massimo all'inizio di ottobre, per cui domani invieremo nella nostra parrocchia di Santa Joaquina i tre candidati al Presbiterato.

La pace!

"Pregate dunque il padrone della messe che mandi operai nella sua messe!"

(Nostra traduzione da Crux Sancta;
l'articolo era stato originariamente
pubblicato sul sito web Camino-Neocatecumenal
e poco tempo dopo era opportunamente sparito)

mercoledì 8 gennaio 2020

Tra topi, cimici, millepiedi e ratti Kiko racconta cose turche che gli itineranti non ritengono di riportare a tutte le comunità neocatecumenali.

Sono ormai diversi anni e in particolare dalla dipartita di Carmen Hernández, che Kiko Argüello dedica buona parte della sua predicazione al racconto delle origini del cammino al punto che neanche i neocatecumeni duri e puri lo reggono più. Somiglia a un reduce e combattente della "grande guerra" che, come vede raccogliersi intorno un uditorio, mai si stanca di ripetere la solita narrazione senza neanche rendersi conto che tutti la conoscono ormai a memoria e, per la gran parte, non ce la fanno più a sentire e risentire quelle nostalgiche ed esaltate rimembranze dal forte sapore epico. Ogni volta la storia si arricchisce di nuovi particolari e non si capisce fino a che punto riemergano dalla memoria o non siano, piuttosto, frutto di una fantasia che si sovrappone fino a confondersi con la realtà.
Né più né meno è questo lo spirito che si coglie tra i camminanti, stremati da tanta insistenza.


Ma questo non basta da solo a spiegare come mai, nel riporto della predicazione del Sommo ispirato fondatore del Neocatecumenato, sia sparita la "fedeltà".
Fa parte dell'istruzione di base dei catechisti, infatti, "riportare fedelmente la parola ricevuta" nella trasmissione orale da catechista a catecumeno, poiché "la fede viene per l'udito", "Kiko è ispirato" e "noi catechisti siamo come un canale che porta l'acqua" (vedi nota).

Dunque la domanda è più che legittima: come mai ci giunge da ogni dove notizia che gli Itineranti i quali - è superfluo sottolineare - dovrebbero essere i più ligi alle consegne e, di conseguenza, i primi a riportare alla lettera il verbo ispirato dell'Iniziatore alle loro comunità e ai fratelli che da loro dipendono si guardano bene dal "rifare a pappagallo" (cosa encomiabile tra loro) annunci e convivenze di inizio corso? Sempre più spesso si registrano "variazioni sul tema" e tagli significativi di pezzi consistenti della predicazione ricevuta alla fonte. Eppure hanno il supporto della sbobinatura della registrazione dal vivo su cui prepararsi scrupolosamente perché nulla si perda nella trasmissione orale e nessuno sia privato di tanta grazia.

Questo il paradosso: siamo più fedeli noi nel riporto che loro! Povero Kiko! A cosa è mai ridotto! E intanto, mentre sopperiamo alla grave, inescusabile mancanza, non troviamo risposta alla domanda che ci assilla: perché mai gli itineranti che sono la "costola" di Kiko privano i loro catechizzati sempre più spesso proprio del racconto delle mirabolanti e rocambolesche imprese del loro valoroso condottiero? Kiko… anche nell'ultimo Annuncio di Avvento, si sofferma sulla narrazione della nascita del cammino dando particolari sorprendenti e inediti dell'allucinante storia dei suoi primi anni di conversione; ma gli itineranti non ne parlano affatto ai loro uditori, perché? Mistero!

Nel mentre aspettiamo di trovare una risposta, tratto sempre dal mitico Autoannuncio d'Avvento 2019, riportiamo fedelmente la narrazione di Kiko della "nuova aneddotica delle baracche".
Magari intanto a qualcuno che legge si accende la lampadina e può illuminarci, aiutandoci a capire.


Dall'Annuncio d'Avvento:
I miei genitori vivevano a Madrid, io avevo la mia casa, la mia stanza, potevo dormire a casa mia, ma invece di dormire in casa mia, andavo nelle baracche a incontrarmi con la morte, non sapendo se quella notte morivo o no. Questo è storico, eh! Dico questo per dire come Dio vi ha preparato un catechista.
Vi racconto un aneddoto: siccome avevo molti ragazzi che venivano nella mia baracca, ragazzi che si drogavano, che non facevano niente, che mi volevano bene, ho pensato di mettermi a lavorare e portarli con me a lavorare, perché non facevano niente. Sono venuti nove ragazzi, e siccome ero stato nei Cursillos de Cristiandad conoscevo un professore che aveva una impresa che faceva strade. Gli ho chiesto: “Potresti dare un lavoro, a me e a nove ragazzi? Non ti spaventare dei ragazzi, speriamo che si comportino bene” e lui: “Non ti preoccupare, Kiko, ti aiuto in tutto”. Non so perché vi racconto questo, ma quel tempo è stato molto provvidenziale anche se mi ha fatto sperimentare la paura della morte per quel ragazzo che si drogava e doveva parlare con me tutta la notte, o comunque fino alle undici, le dodici di notte… e alle cinque e mezza io dovevo alzarmi perché dovevo prendere il bus ed essere al lavoro alle otto. Va bene, non potete immaginare il sonno che ho passato: non dormivo! Il direttore dell’impresa, che era uno dei Cursillos, un giorno mi ha visto per la strada che dormivo in piedi e mi ha detto: “Vai nella mia macchina e mettiti a dormire”. Mi sono messo a dormire, non mi reggevo in piedi. Dopo lui ha preso la macchina, mi ha portato a casa sua e mi ha messo a letto: sono stato due giorni dormendo! Nella mia baracca non si poteva dormire. È stato un tempo molto importante della mia formazione per diventare un apostolo, se posso chiamarmi così, perché sono un poveraccio, un peccatore come tutti. Ma sto facendo un ministero per voi, e tutto quello che il Signore ha fatto in me era in funzione vostra, sono unito a voi, sono unito in una maniera provvidenziale, escatologica, alla vostra fede, e il mio servizio a voi è tutto un mistero, non è una cosa passeggera. No no, ha relazione con la tua vita eterna, con il tuo essere eterno, essere figlio di Dio. Dio ci ha unito attraverso l'annunzio del Kerigma, del Vangelo, la buona notizia! Non c’è cosa più grande che annunziare il Vangelo perché sempre quando si annuncia il Vangelo, sempre si attua. Cosa dice il Vangelo? Che Dio ti ama immensamente, che Dio ci ama con un amore tanto grande che anche vedere quel crocifisso (Indica il crocefisso grande della chiesa) ti tocchi un poco! Vedere un’immagine di Cristo crocifisso! Sono contento di essere un artista perché con l’arte posso arricchire la predicazione e posso far sì che si incida più profondamente in voi. Ma vi ricordo, fratelli, che io, Francisco José Gomez de Argüello Wirtz – come mi chiamo –, Wirtz è il cognome di mia mamma che era inglese, anche se sembra tedesco, ma invece è inglese, sono il catechista che Dio ha preparato per te e che mi ha fatto patire le pene dell'inferno, sentire l'orrore della morte, essere terrorizzato nel vivere con i topi così grossi, che passavano così vicino, sulle coperte… Quei topi grossi, ma a me non davano fastidio, le baracche erano piene di ratti. Quando in estate avevano fame eravamo invasi dai ratti. Lasciamo perdere! Io volevo molto bene agli ultimi e anche agli animali ultimi. Una notte mio fratello è venuto a dormire con me e ha visto che sulla spalla avevo un millepiedi. Gli ho detto: aspetta, è una creatura divina, lo prendo e lo porto fuori. Ad un certo momento mio fratello, si alza terrorizzato, perché aveva le spalle piene di cimici. Abbiamo preso il materasso e abbiamo dormito in mezzo alla strada perché faceva fresco e le cimici non lo sopportano. Mamma mia, gli animaletti delle baracche! I ratti, le cimici: tutto bello, molto divertente! Una volta mi dice un prete che era molto emozionato da quello che facevo: posso dormire con te? Gli domando: Non hai paura? Abbiamo dormito nella baracca, vestiti. Avevo sopra il letto una borsa con del pane,appesa al soffitto con una corda. Ad un certo momento sento dei rumori. Accendo la luce e la borsa era tutta nera: piena di ratti. Dal tetto si lasciavano cadere e si aggrappavano alla borsa. Quando ho acceso la luce sono caduti sul letto. Immaginatevi quel prete! Ma non avevi detto che eri contento di stare qua? Era simpatico. Vi racconto cose turche! Ma questo Kiko che tipo è? È un tipo molto strano! Sarò molto strano ma sono il vostro catechista, io sono uno che Dio ha preparato per te, non so se sono buono o cattivo catechista.
(pag. 8-9-10)
Altro particolare che troviamo a dir poco sconcertante è che, mentre tengono accuratamente nascosto l'avventuroso racconto delle origini di tutto, celebrano proprio quest'anno con grande solennità e sempre a modo loro il 60esimo dell'"apparizione della Madonna a Kiko".
Perché tanta enfasi? Perché Kiko stesso ha chiesto a tutte le comunità, in occasione della festa dell'Immacolata, di mettere al centro questo avvenimento “topico” per il Cammino Neocatecumenale?

In più ogni giorno tirano fuori qualche nuovo “ricordo” per subito divulgarlo sui siti web che appoggiano la loro propaganda. L'ultima novità è quella che narra della presenza per anni nella stanzetta, dove Kiko ha avuto la sua visione, del Santissimo Sacramento.
Non traggono ufficialmente conclusioni, ma in fondo vogliono dare ad intendere una sola cosa: nessuno metta in dubbio la santità di Kiko e del cammino.

Di fronte allo sfaldamento delle comunità, alla mancanza di nuove adesioni al progetto (fanno invano catechesi su catechesi, anche “nelle case”, raccattano persone nelle piazze e le portano “in comunità” ancor prima delle indispensabili “catechesi iniziali”), alle critiche sempre più assordanti, alle testimonianze sempre più numerose degli “ex” che raccontano la loro dolorosa e deludente esperienza del Cammino, alla presa di distanza sempre più netta da parte di tanti Parroci e Vescovi che a lungo si sono scontrati con l'impossibilità di gestirli, e soprattutto dopo la pubblicazione e diffusione del libro di padre Ariel (che ha rotto un lungo silenzio dopo padre Landucci e padre Zoffoli e il nostro carissimo e indimenticato Lino Lista) questi kikos come rispondono?

Inquietante "kikona"
pomposamente esibita
da un kikos sui social
Rispondono con un carico da 90. Della serie: tacete tutti!
"A me è apparsa la Madonna, io e la mia stanzetta eravamo predestinati."
Ma penso che Kiko stia sbagliando ancora, clamorosamente e peggio che in passato.
Invece di fare autocritica e un serio esame di coscienza di fronte a "fatti concreti" tanto significativi quanto incontestabili, quelli che negli scrutini neocatecumenali vengono evocati e fatti tirar fuori per scorticare le coscienze, Kiko, per tutta risposta, si erge arrogante e imperioso, si autolegittima con una prepotenza ancora più insopportabile. Mentre la storia col suo evolversi lo sta condannando senza appello.
Cosa vuol fare? Mettere a tacere tutti? E al tempo stesso annebbiare e intimidire i suoi seguaci perché neanche un dubbio li sfiori?

Coloro che nella storia bimillenaria della Chiesa davvero hanno ricevuto i doni che Kiko millanta con tanta leggerezza non gli assomigliano affatto. Essi hanno sempre provato disagio a parlare delle grazie speciali ricevute e se lo hanno fatto e stato solo su espressa richiesta del padre spirituale e nei modi e tempi dettati dall'obbedienza e, in via ordinaria, solo a chi nella Chiesa era chiamato a discernere e a cui venivano indirizzati; per primi hanno messo in dubbio l'autenticità delle loro visioni, preferendo ignorarle o anche contrastarle e adoperarsi con più diligenza a farsi santi.
Non ricordo un solo Santo che abbia detto Io sono, Io sono, Io sono… come fa Kiko.
Dalle loro opere li riconoscerete, dice il Signore, indicando una via sicura di discernimento!
Se le tue opere vanno da un'altra parte di che visioni o apparizioni parliamo?
E le opere durature del cammino sono sotto gli occhi di tutti. Anche di quelli che sono dentro le comunità, provate a parlare con alcuni di loro e vedrete. Quelli che ancora raccontano bugie, non ci credono più neanche loro, e appare evidente.

Infine questa storiella della permanenza per anni nella mistica stanzetta di Kiko di Nostro Signore sotto le specie eucaristiche è proprio la prova del nove delle sue menzogne. Poiché tra tutte le porcherie del cammino la più grande è lo scempio della Santa Eucarestia. Cosa che nessuno può confutare.

Se poi Kiko davvero avesse visto o sentito qualcosa è l'uso che ne ha fatto per tutta la sua vita che ci fa comprendere che è stato il padre della menzogna a prendersi gioco di lui. Uomo presuntuoso a tal punto da essere lo strumento ideale per diffondere pestifere eresie e rovinare molti.
Satana veniva da un giro sulla terra e tra tutti scelse di coinvolgere Kiko nel suo progetto: un esaltato megalomane ingannato e a sua volta ingannatore, a immagine e somiglianza del padre suo.


(nota)
Il paragone è chiaro: il canale semplicemente compie la sua missione nel consentire all'acqua di scorrere fino a raggiungere l'obiettivo, senza venire intanto inquinata. Per cui NESSUNO è autorizzato ad "aggiungere o togliere" nulla alla parola (acqua) che egli stesso (canale) ha ricevuto direttamente da Kiko (fonte). Kiko, unico e solo ad avere il "carisma", ha ricevuto la missione di comandare, i neocatecumeni di obbedire o al massimo di trasferire ad altri il verbo del guru.
Il catechista nel cammino neocatecumenale è considerato solo il mezzo che consente al kikiano verbo di giungere ai predestinati destinatari, per compiersi in chi fedelmente ascolti e creda!

lunedì 6 gennaio 2020

LA CONTRADDIZIONE DIABOLICA NEL CAMMINO NEOCATECUMENALE

In estrema sintesi la predicazione kikiana si basa su questi 3 assunti:
  1. "l'uomo non può non peccare" e a questo scopo non serve la volontà
  2. se frequenta la comunità prima o poi gli arriva lo Spirito Santo
  3. solo lo Spirito Santo può convertire l'uomo, senza che egli debba fare NULLA.
"Tutto GRATIS", quante volte lo abbiamo dovuto sentire…

Tutto cominciò nel 1967,
con l'uscita del primo disco
.

Aveva ragione Morcillo:
Kiko era davvero un
"suonatore di chitarra"
In effetti tutta la predicazione neocatecumenale si incentra, come punto focale, sul fatto che l'uomo è per definizione peccatore incallito, anche se ci si rivolge nella quasi totalità dei casi a persone già inserite nella Chiesa e che hanno già ricevuto sia i sacramenti che la catechizzazione.
Secondo Kiko, l'uomo ha bisogno che lo Spirito Santo, e solo quello, senza alcun contributo della volontà umana (che è moralismo, legalismo e superbia), lo plasmi e lo faccia diventare uomo nuovo.
Si rivolge ai parrocchiani come se fossero uguali ai lontani, che non hanno mai sentito parlare di Dio, ignorando totalmente ogni effetto purificante che proviene anche solo dal Battesimo e che rende "figli di Dio" e non del demonio.

L'idea di un "rinnovamento delle promesse battesimali" ricevute da piccoli, di per sé non sarebbe disprezzabile; ad essere inaccettabile è la modalità con la quale viene condotta la catechizzazione neocatecumenale.
Non si può disconoscere l'effetto sacramentale del Battesimo, che fa di una persona un "figlio di Dio" e la inserisce a pieno titolo nel popolo cristiano, per poi trattare i cristiani, magari anche un po' intiepiditi, come prede incontrastate del demonio, senza alcuno scampo che non sia frequentare il Cammino Neocatecumenale.
Non si tratta di annunciare Cristo per la prima volta, quando si va nelle parrocchie ad "offrire" il Cammino, si tratta, come dice lui stesso, solo di "rinnovare", quindi sollecitare la ripresa in chi potesse essere infiacchito, rendere più coscienti di ciò che GIÀ SI È.

Ma il sentiero attraverso il quale il demonio, quello vero, ha condotto i due parvenu spagnoli a diffondere nel mondo (perché il Cammino Neocatecumenale aspira alla "conquista" del mondo) la sua dottrina traviata, è molto sottile, difficile da scovare e per nulla intuitivo.
Del resto il serpente è furbo, non scopre le sue carte, ma insinua.

Interno del disco dell'Argüello
(Discoteca Pax era la casa discografica
cattolica dell'epoca…)
Il tutto si gioca sulla impostazione della TEOLOGIA KIKIANA DEL PECCATO, insieme alla DEFINIZIONE KIKIANA DI "CRISTIANO ADULTO".

Vediamo per prima quella che conosciamo meglio, l'impostazione neocatecumenale in tema di PECCATO.

Si parte fin dall'inizio ad inculcare che l'uomo è peccatore e che deve, non solo acquistare coscienza del suo peccato, ma addirittura considerarsi "il peggiore di tutti, l'ultimo" (anche se già qui c'è la prima confusione, perché il considerarsi ultimi, evangelicamente come per Cristo, non è in ordine al peccato, ma all'importanza di sé rispetto agli uomini).
Del resto, il Cammino NON È "per diventare migliori".
Su questo tasto si batte a martello fin dalla prima predicazione, insieme alla rassicurazione che "Dio è amore", quindi ama il peccatore, non c'è da preoccuparsi.
Talmente tanto ed incessantemente viene battuto su questo tasto, che spessissimo escono frasi infelici come "siete figli del demonio", "avete il demonio per padre", "l'uomo non può non peccare".

Esemplificativa è la narrazione che mi pare si trovi proprio nelle “catechesi iniziali” del Cammino, in cui si parla della famosa collega di lavoro: se questa insiste a mostrarsi disponibile, se è carina, l'uomo che "non può non peccare", anche se sposato, alla fine automaticamente cede. Comincia a diventare preda del demonio, che è “suo padre”, che lo comanda e lo determina, al punto che poi inizia a chiedersi se non sia cosa buona tradire la moglie per soddisfare una propria egoistica pulsione. Dice a se stesso: "Che male c'è? Se il Signore me l'ha messa davanti, perché non ne devo approfittare? Nessuno lo saprà!" E così pecca.
Proprio non ne può fare a meno: il demonio presenta le cose come buone e ti inganna.

In tutto questo "catechizzare" non si vede neppure una volta il "libero arbitrio", il resistere alla tentazione invocando la Grazia di Dio, l'operare un semplice discernimento su ciò che è buono e ciò che è cattivo.
Si cade automaticamente nella trappola del demonio - quello vero, stavolta -, come Adamo ed Eva, senza che il lavacro del Battesimo abbia sortito alcun cambiamento di "natura".

Chiara la sottigliezza? Secondo l'insegnamento del Cammino, il demonio ti inganna e basta, se non hai dalla tua parte lo Spirito Santo che ti difende: sei un fantoccio, dominato o dal demonio o da Dio, senza che il tuo volere e la tua predisposizione contino. È una negazione della libertà e della divina grazia.

Una volta assorbito questo concetto, che se pecchi è perché il demonio al quale sei sottomesso ti ha ingannato (quindi sei pure vittima), hai imparato che devi considerarti "il più peccatore di tutti" e che "se certi peccati non li hai commessi è solo perché il Signore ti ha tenuto una mano sulla testa", ecco che pian piano ci si abitua a pensare che se si pecca non si ha colpa (bando al senso di colpa, che porta al pentimento), ma è perché - sempre per la vulgata neocatecumenale - siamo solo vittime del demonio che ci ha ingannati, che non ci possiamo fare nulla, che dobbiamo solo aspettare che arrivi lo Spirito Santo frequentando il tripode neocatecumenale e null'altro, che quando lo Spirito Santo arriva, ci pensa lui a trattare col demonio ingannatore.
Una sorta di mal concepito "compiere la virtù senza sforzo", che pure viene assiduamente predicato, tacendo però l'importantissima parte che i santi che arrivano a tali gradi di sublimazione hanno dovuto prima passare per combattimenti spirituali durissimi.
Nel Cammino Neocatecumenale il "compiere la virtù senza sforzo" è gratis, la porta non è stretta, non occorre mica sforzarsi - come hanno fatto tutti i santi - di resistere al peccato...

Ecco dov'erano finiti
i soliti tre amici di baracca:

ad incidere dischi in casa discografica…
Alla faccia dei poveri…
Altra martellante predicazione è che "il Signore ti ama così come sei, per amarti non vuole che tu cambi". Tacendo opportunamente che il peccato porta alla dannazione, e che quindi occorre resistervi («va' e non peccare più», disse il Signore all'adultera perdonata).
Dunque il Cammino adopera l'amore infinito di Dio, che è la sua essenza, come un comodo tranquillante per il peccatore, evitando di dirgli che Dio è anche infinita giustizia.

Spesso nel Cammino si predica che "nessuno ti ama così come sei, tutti vogliono che cambi in qualcosa, il Signore no, ti ama peccatore, fino ad aver dato la sua vita per te quando eri peccatore". Si tace di proposito il fatto che Dio, pur amando anche il peccatore, desidera la sua salvezza, che può avvenire solo se l'uomo non si trova in stato di peccato continuativo e reiterato. Il peccato, infatti, lo allontana da Dio.
Anche questa è una parte importante della battente predicazione neocatecumenale, perché insinua in chi l'ascolta che anche se rimane peccatore ha l'amore di Dio assicurato, che è ciò che conta, molto più del divenire cristiani adulti: conta sentirsi amati così come si è, peccatori, poi il resto verrà, se verrà…

Questo tipo di predicazione, che facendo insinuantemente ricorso alla Parola di Dio la piega in una concettualizzazione malvagia, assomiglia molto al brano delle tentazioni di Gesù nel deserto: il demonio utilizza la stessa Parola di Dio distorcendola, manipolandola, per fargli dire ciò che non dice.

Infatti nel Cammino Neocatecumenale, partendo dal fatto che solo Gesù è stato in grado di resistere in tutto alle tentazioni, si predica che noi, non essendo Gesù, non siamo in grado di fare altrettanto e quindi il demonio ha il potere di ingannarci e vincerci.
Si tace completamente che, utilizzando il discernimento tra bene e male (anche quello semplice, comunemente insito nell'uomo), si può ricorrere alla Grazia santificante di Dio e Gesù, che ci dona la sua forza, si allea al nostro desiderio e alla nostra volontà di non peccare e riporta vittoria, perché Dio è più forte del demonio. Anche questo significa "forte con Dio".

In questa situazione, l'adepto neocatecumenale che sente la continua citazione della Parola di Dio insieme alla predicazione kikiana (e quindi non dubita della bontà della stessa), si convince pian piano che se pecca è perché il demonio l'ha ingannato e non c'è potere di sorta che lo possa contrastare, fino a quando a forza di frequentare il tripode neocatecumenale, non gli arriva lo Spirito Santo che, passandolo da una pregressa situazione di peccato, lo fa persona nuova, gli cambia la natura e gli consente di "compiere la virtù senza sforzo", senza che abbia dovuto fare null'altro che frequentare e credere nel Cammino Neocatecumenale.

Per questo molti in buona fede, tra i quali mi ci voglio mettere anch'io, aspettano quel giorno in cui lo Spirito Santo cambierà la propria vita e quella dei "fratelli" ormai adulti nella fede, finendo per accorgersi che alla fine di tutto il percorso nulla è avvenuto: continuano liti, gelosie, invidie, arrampicate alla carriera neocatecumenale, menzogne, calunnie, chiacchiericci dietro le spalle, attacchi feroci alla sacralità ministeriale, per non dire a volte anche cose peggiori. Babilonia.

Qui allora iniziano le vere domande, che portano poi anche alle risposte.

Se un'anima non viene mai invitata a resistere al peccato e a fuggire la tentazione, sull'assunto che non può non peccare ogni volta che il demonio la inganna, ma addirittura viene incoraggiata a “sentirsi amata” (nel senso di rendersi irresponsabile) soprattutto quando è maggiormente peccatrice e nessun altro la amerebbe, si ingenera un meccanismo automatico molto sottile, per cui il peccato diventa parte integrante ed indefettibile della vita. Ci si può convivere. Diventa non l'eccezione, ma la norma.
Se la causa del peccato è solo un invincibile inganno del demonio, la persona può comodamente considerarsi vittima, non responsabile di aver acconsentito al peccato, e quindi non provare un vero pentimento (o forse addirittura nessun senso di pentimento), perché la causa prima del suo peccare è il demonio ingannatore e non egli stesso.
Il punto sta nell'"accettare di essere peccatore". Questo basta.
Per questo il peccato, anche grave, nei fatti non schiaccia l'uomo, non lo immerge in alcun senso di colpa, o succede molto velatamente, perché in definitiva la colpa non è sua. L'asse viene completamente spostato.

Tale è il motivo per cui per anni e anni si può sentire con perfetta nonchalance che le persone si dichiarano egoiste, avare, irose… ma che "in questo si sentono amate dal Signore", a volte anche ingigantendo o inventando situazioni di peccato senza alcuna compunzione: perché più ti riconosci peccatore, più conosci te stesso e la tua natura, che è malvagia.

Non è raro sentir dire che dopo un po' di anni di Cammino uno "si sente peggiore di prima", attribuendolo non alla presa di coscienza del peccato pregresso ed esistente, ma proprio all'insorgenza di peccati di cui precedentemente non si avevano avvisaglie, nuovi di zecca, aggiunti comodamente alla propria collezione di offese a Dio perché c'è l'alibi dell'inganno del demonio.

Kiko Argüello, "santo peccatore"
Vediamo adesso il concetto neocatecumenale di "CRISTIANO ADULTO".

Anche in questo caso si riprende la predicazione della Chiesa, la citazione delle Scritture e vi si apportano "correttivi" kikizzati-carmenizzati.

Si predica che il cristiano maturo nella fede è colui che "ama nella dimensione della croce", "ama il nemico" e "non resiste al male", come ha fatto Gesù dando la sua vita per l'umanità.
È chiaro che questa predicazione è accettata, perché è vero che il fine ultimo del cristiano è amare in una forma al di là di quella umana, una forma "divina", che lo rende capace di perdonare a chi gli fa del male, non rispondere al male col male… proprio come ha fatto Gesù morendo sulla croce: è morto anche per i suoi nemici, ha offerto loro un'occasione di salvezza, non ha reagito all'ingiustizia, alla passione, alla croce.

Quindi nel Cammino Neocatecumenale si predica che il "cristiano adulto" sarà colui che è capace di amare in questa dimensione "divina" e non umana, diventando un altro Cristo, perché Dio abita in lui.

E poi, nel 1968, altra edizione…
È certamente una cosa questa, che per chi aspira a diventare maturo nella fede, è molto interessante, specialmente considerando il fatto che non deve fare nulla, ma proprio nulla, deve solo seguire fedelmente il Cammino Neocatecumenale e poi verrà da sé, automagicamente.

Ed è qui, infatti, che si innesta il trucchetto diabolico del maligno, che non è facile da smascherare perché molto ben congegnato e nascosto.

Le persone che ammettono molto facilmente in via pubblica peccati anche capitali, dichiarando che l'importante è solo "vederli" questi peccati, dichiararli, ma non combatterli, sono anche le stesse persone che all'occorrenza mostrano la capacità di "amare il nemico", di "non resistere al male", ecc.

Naturalmente, anche se può sembrare, questo effetto non ha nulla di cristiano perché LO SPIRITO SANTO NON ARRIVA AUTOMATICAMENTE SUI PECCATORI INCALLITI PER IL SOLO FATTO CHE HANNO PSICOLOGICAMENTE "ACCETTATO" IL LORO PECCATO.

L'inganno demoniaco si svela allorquando queste persone votate al peccato, di cui ne disistimano portata ed effetti, vengono chiamate a "dare la vita come Gesù", a "amare il nemico", a "perdonare"…

Se sono molti anni che uno sta nel Cammino, ad un certo punto ha sviluppato l'idea che pur non abbandonando il peccato, debba mostrare a se stesso e agli altri che "questa virtù senza sforzo" inizia a compiersi. Si avvia una forma di auto suggestione.

Si assiste perciò alla grottesca situazione in cui magari, proprio colui che ti ha fatto pesantemente del male sol suo peccato, contemporaneamente racconti che è stato in grado di perdonare sua madre, suo padre… che quella volta che sul lavoro l'hanno umiliato "non ha resistito al male"… e nel frattempo continua tranquillamente a farti del male.

E qui, in chi sta nel Cammino Neocatecumenale con rettitudine di cuore, iniziano ad affiorare domande profondissime su come sia possibile che continuando ad essere peccatori incalliti anche su peccati bruttissimi e capitali (ma amati da Dio), si possa nello stesso tempo essere in grado di "amare nella dimensione della croce", "amare il nemico", "perdonare… tutte cose che si possono verificare soltanto se davvero si è cambiata natura, in primis con l'abbandono del peccato serio.

Chi si pone questo tipo di domande, generalmente tenta di combattere la tentazione, si duole se fa qualcosa di sbagliato, cerca di evitare di colpire l'altro… e per questo viene giudicato legalista e moralista, uno superbo, che crede di poter confidare sulle sue capacità e tenta di rubare la gloria a Dio. Uno diverso.

In realtà questo "diverso" è più vicino alla verità di quanto si possa immaginare, per il solo fatto che inizia a porsi domande fondamentali.

E poi, a forza di domande, arrivano a scoppio ritardato anche le risposte, con difficoltà, perché la malvagità della predicazione kikiana è costruita con una mirabile arte, credo nemmeno di provenienza umana.

Interno del disco 1968.
Lo si può acquistare usato
on line tra i molti in vendita.

hi è che se ne starà disfacendo?
Perché la Chiesa ci insegna altro:
Nessuno, che viva in costanza di peccato senza combattimento, accettando semplicemente la sua condizione di peccatore amato da Dio, POTRÀ MAI DETENERE LO SPIRITO SANTO che si posa, delicato come una colomba, solo su coloro che sono graditi a Dio e quindi, pur nella debolezza umana, rifuggono il peccato ricorrendo alla grazia divina e non lo "accettano" come una costante ineluttabile della vita dell'uomo.

Sul peccatore inveterato, per nulla o poco pentito, che continua a peccare perchè non ne può fare a meno, LO SPIRITO SANTO NON SI POSERÀ MAI, non potrà renderlo nuovo, perché è l'uomo stesso che col suo peccato rifiuta questo rinnovamento e si separa da Dio.
LO SPIRITO SANTO NON PUÒ POSARSI SU CHI È SEPARATO DA DIO A CAUSA DEL PECCATO.

Su coloro che mai intraprendono un percorso per la ricerca della virtù, ma che di essa nemmeno ne parlano perché, nella migliore delle ipotesi, arriverà gratis insieme allo Spirito Santo, che non combattono per la fede ma credono che sia Dio che combatte contro di loro mandando situazioni dolorose allo scopo di convertirli, che credono che si arrivi alla virtù senza sforzo senza metterci nulla di proprio, LO SPIRITO SANTO NON SI POTRÀ POSARE.

Ergo, se si è privi dello Spirito Santo a causa della condizione di peccatori stabili, NEMMENO SI PUÒ IPOTIZZARE DI POTER "AMARE NELLA DIMENSIONE DELLA CROCE", "DARE LA VITA PER I NEMICI", "NON RESISTERE AL MALE", "PERDONARE"… TUTTE COSE CHE SI POSSONO VERIFICARE SOLO IN COLORO SU CUI VERAMENTE LO SPIRITO SANTO HA POTUTO POSARSI, PERCHÈ HANNO CERCATO LA PUREZZA E LA VIRTÙ, RIFUGGENDO DAL PECCATO ANCHE COL PROPRIO COMBATTIMENTO SPIRITUALE.

E così, ecco che il demonio ha già inquinato tutta l'impalcatura della predicazione che pretende di fare dei santi rimanendo nella pratica ancorati al peccato come condizione invincibile.

A nulla vale la dimostrazione che anche i santi erano peccatori, perché innanzitutto erano loro stessi a considerarsi tali ma in realtà non incedevano liberamente verso il peccato, in secondo luogo perché certamente, la natura umana di creature fragili e fallibili, contempla anche l'esistenza di peccati veniali in chi è davvero santo, ma contrito di essere caduto.

PECCATO E AMORE DIVINO NON POTRANNO SPOSARSI MAI.

È quindi chiaro che quanti si dichiarano con faciloneria peccatori e poi vantano "opere di Dio" nella loro vita sul perdono, l'amore al nemico, il dare la vita per nemici ed amici, HANNO VERAMENTE SUBITO UN INGANNO DIABOLICO, che li porta a credersi "cristiani adulti" pur rimanendo immersi nel peccato, che mai hanno lasciato, potendo soltanto essersi modificato in aspetti diversi.

Si spiegano quindi anche tutte le parolacce, gli insulti, le offese, le prese di giro e talvolta anche le blasfemie che hanno inviato a blog, alla rivista di padre Ariel, e a chiunque abbia perplessità sul Cammino.
Per un neocatecumenale è "normale" agire in quel modo senza contrizione né senso di colpa (tanto, se le cose vanno storte, c'è sempre l'alibi dell'inganno del demonio) e allo stesso tempo credere di aver potuto amare l'altro, che nella predicazione kikiana è l'"inferno", la "morte", invece di essere il "prossimo".

Ma questo NON PUÒ ESSERE: nella stessa persona non può albergare il demonio vincitore e l'essere "altro Cristo", portatore di amore e perdono. Non si possono servire due padroni.

Da sempre lo pensavo, senza mai vederlo così lucidamente, più a livello di forte sensazione di qualcosa che non torna, ma senza che il quadro fosse CHIARO.

L'INGANNO SOTTILE NELLA PREDICAZIONE KIKIANA È DI FAR CREDERE DI POTER DETENERE LO SPIRITO SANTO CHE TI RINNOVA, A PERSONE CHE MAI LO POTRANNO DETENERE, PERCHÈ RIMANGONO VITA NATURAL DURANTE IMPASTATE COL PECCATO MAI COMBATTUTO, IN ASSENZA TOTALE DELLA RICERCA DELLA VIRTÙ, CREDENDO CHE TUTTO ARRIVI GRATIS.

Una frase emblematica che spiega bene questo concetto, è la frase che mi fu detta da una "sorella" di comunità che era mossa da anni da evidenti sintomi di invidia nei miei confronti (vizio capitale) e che sempre mi faceva guerra, ogni cosa dicessi o facessi, anche non inerente al Cammino Neocatecumenale. Io la perdonavo sempre, per come potevo: mi chiedeva scusa (non perdono, e nemmeno tutte le volte), ed io accettavo le scuse. Così per anni.
Poi un giorno, per l'appunto in un periodo difficilissimo della mia vita privata, me ne combinò una grossissima, arrivando anche ad un gesto di violenza fisica, peraltro alla presenza di alcuni miei figli che ne sono testimoni.
Anche quella volta mi chiese scusa, ma quella volta non ce la feci proprio a passare sopra l'ennesima ingiusta aggressione, fosse anche stata solo verbale, perciò le dissi che stavolta non l'avrei perdonata, che mi ero stufata di essere sempre il suo bersaglio da anni.
Mi rispose seccamente: "Tu devi perdonare 70 volte 7!" Mi colpì molto e mi fece grandemente riflettere.
Condensò in pratica tutta la dottrina kikiana, che prevede che lei potesse continuare (povera vittima dell'inganno del demonio, eh?) a reiterare il suo peccato negli anni, senza mai provare seriamente a combatterlo, agendo liberamente, come le andava, ferendomi ogni volta.
Non si chiese nemmeno per un istante che se un comportamento dura invariato negli anni, crescendo addirittura di potenza, significa che non c'è pentimento vero, non c'è coscienza del male procurato e nemmeno desiderio di combattere quelle pulsioni ogni volta più potenti.
Lei doveva solo accettare di essere così, povera peccatrice, che fa di continuo male all'altro, ma che trova conforto perché il Signore la ama così come è. Su di me, invece, vantava come una sorta di esigenza: "Tu devi…"
Non metteva in dubbio di poter peccare liberamente nei miei confronti, aggredirmi in ogni modo, screditarmi ed insinuare su di me cose false.
Nel Cammino Neocatecumenale la dimostrazione di santità la deve dare solo la vittima, non anche il peccatore ripulendosi dal suo peccato.
Ero solo io che, se veramente ero cristiana adulta, avrei dovuto perdonare anche quella centounesima volta lo stesso peccato, che invece lei poteva continuare a fare impunemente, peraltro con la benedizione dei cosiddetti “catechisti” e di tutta la comunità, che non le hanno detto nulla, mai una sola volta.
È vero che io avrei dovuto perdonare anche quella volta, ma senza che si tenesse minimamente in conto che Cristo non era solo quello che amava i peccatori e subiva l'ingiustizia, essendo allo stesso tempo anche quello che non arrecava ingiustizie e non faceva del male agli altri.

Se diventi "un altro Cristo", in te i due aspetti DEVONO COESISTERE.

Solo così la catena del male si può interrompere: non facendo del male e perdonando chi ne ha fatto. Ambedue gli aspetti insieme.
Invece NEL CAMMINO SI PRETENDE SI ESSERE CAPACI DI "AMARE", "PERDONARE" E "MORIRE AL NEMICO", RIMANENDO I SOLITI PECCATORI DI SEMPRE.
Della figura di Cristo se ne accoglie solo una parte, per l'appunto quella che, attraverso il perdono, la non resistenza al male, l'amore al nemico, lascia campo libero al demonio di agire incontrastato costringendo al peccato "chi non può non peccare".

ED ECCO IL MIRABILE INGANNO DEL DEMONIO: ogni singolo distruttore di vite altrui, ogni singolo avaro di soldi, ogni singolo giudicatore degli altri, ogni singolo mentitore, ogni singolo calunniatore, ecc… pensa di aver raggiunto il grado di "cristiano adulto" e SI ILLUDE di poter amare il nemico, perdonare e subire l'ingiustizia come Cristo.

Ecco che allora la frittata è fatta, il demonio ha riportato vittoria, perchè è riuscito a creare L'ILLUSIONE DI QUALCOSA CHE NON PUÒ ESISTERE, MA CHE NELLE MENTI NEOCATECUMENALI È COME SE FOSSE REALTÀ.

È certo che nel chiuso delle loro salette contiueranno a raccontarsi le presunte “grandi opere che il Signore compie con loro”, le possibilità che dà loro di perdonare il figlio o il marito, le volte che non rispondono al male col male sul lavoro… mentre nello stesso identico tempo distruggono quelli che chiamavano "fratelli" con la loro arroganza, la loro indifferenza, il loro giudizio, con l'emarginazione, dimenticandosi freddamente di tutti gli anni che hanno condiviso, tutte le esperienze che hanno fatto insieme, il bene che dichiaravano di volere…

QUESTE SCHIZOFRENICHE DIVISIONI IN SE STESSI HANNO GIÀ DECRETATO LA VITTORIA DEL DEMONIO, CHE HA SAPUTO CREARE L'ILLUSIONE DEL BENE SU PERSONE CHE, AGENDO PECCATI CHE DISTRUGGONO IL PROSSIMO, CERTAMENTE NON POSSONO VANTARE ALCUN UOMO NUOVO NÈ LA PRESENZA DELLO SPIRITO SANTO, CHE PER PRIMA COSA NON FAREBBE MAI DEL MALE A NESSUNO.


E per finire…
Altra edizione discografica 1968!
In vendita usato per soli € 30
(chi è che sta sbarazzandosene, e perché?)


Interno del disco anno 1968

sabato 4 gennaio 2020

Daniele ha fatto un video contro questo blog

Oggi presentiamo un video in cui Daniele, un fratello del Cammino, ci fa un sacco di pubblicità.

Il suo scopo era di implorare i neocatecumenali di non consultare questo blog che - lamenta - compare un po' troppo spesso nelle ricerche Google riguardanti il Cammino (dunque i kikos usano spesso Google? gran guaio!).

L'effetto che il video ha ottenuto, invece, è esattamente l'opposto: incuriosire e far tener meglio presente questo blog ("un altro sguardino aùmm-aùmm, dai!").

Ecco dunque il video:


Anzitutto facciamo notare notare che:
  • "fake news" è il parolone sprezzante alla moda molto amato dai pigri che non hanno voglia di spiegare né di documentare;
  • quando si accusa di "calunniare e diffamare", onestà esige che vengano precisati come, quando, e perché. L'autore del video non precisa nulla;
  • un'altro parolone sprezzante alla moda tanto amato dai pigri è "offende l'intelligenza delle persone". L'autore del video non spiega in che modo si sarebbero "offese delle intelligenze", né quali intelligenze sarebbero;
  • afferma poi che il "calunniare" Carmen Hernández, co-fondatrice del Cammino, le impedirebbe di "diventare santa in futuro". Sic. Come se la Congregazione delle cause dei Santi improvvisamente deliberasse: "eh no, abbiamo letto su un blog che...", oppure come se Carmen non fosse affatto santa e il blog ostacolerebbe la fatica per farla "diventare in futuro";
  • invita quindi a "denunciare questo blog per diffamazione e per calunnia", senza dire in quale sede andrebbe fatta la denuncia (tribunale civile? penale? ecclesiastico? conciliaweb? giudice sportivo?) perché "non è possibile che Google permetta una cosa del genere". Però ha la bontà di spiegare di non avere "né il tempo, né il denaro per farlo" (per la serie: armiamoci e partite); poi si contraddice dicendo che coloro che scrivono sul blog "si sono smascherati da soli" (allora la denuncia non è più necessaria?);
  • accusa i collaboratori del blog di "smania di odio" e ci ricorda che "al giorno d'oggi ci sono delle leggi apposta" (ohibò, inaudito! "ci sono delle leggi apposta"!).
Ora, dopo la lunga burrasca di risate, riprendiamo fiato e ricordiamo il punto più essenziale della questione: il fatto che Kiko e Carmen hanno notoriamente propalato per tutta la vita errori liturgici e dottrinali, e vere e proprie eresie, su cui autori teologicamente molto più ferrati di noi quattro gatti di questo blog hanno scritto interi libri. Di quegli errori non si sono mai pentiti e perciò gli adepti del Cammino continuano a professarli, con gran danno per la loro vita spirituale e materiale.

Invitiamo il fratello Daniele a non indignarsi per questo blog ma a confrontarsi con qualcosa di più serio, ad esempio con il recente libro di don Ariel, La setta neocatecumenale, e di smentirne documentatamente le "féich niùss", le "calunnie", eccetera, augurandogli buon lavoro.


giovedì 2 gennaio 2020

Palermo: parrocchia della “Sacra Famiglia”, il Parroco resta unito al suo Vescovo mentre i neocatecumenali "brigano" invano.

Di solito, quando in una prolifica parrocchia neocatecumenalizzata, muore o si sostituisce il parroco, i catechisti responsabili brigano per fare in modo che vi sia inviato un prete totalmente “Neo” affinché non venga disturbato il predominio e il controllo della comunità religiosa da parte del Cammino senza tenere in alcun conto gli eventuali bisogni dei parrocchiani: in ogni occasione deve risaltare il Cammino e la sua presunta grandezza o la sua presupposta bellezza e i suoi autoreferenziali “frutti”.

Naturalmente, il frutto più importante da salvaguardare è sempre quello economico: nella fattispecie la gestione delle collette e delle decime che non devono, in assoluto, essere resocontati in nessun modo. In questa “acqua inquinata” o mondo parallelo, viene allevato e vive l’adepto neocatecumenale istruito al pensiero unico, alla cosiddetta “nuova estetica” generata dalla mente disturbata (vedi precedenti interventi sul blog da parte di psichiatri di chiara fama) di un esaltato artista fallito in cerca di gloria e.… denaro.

Mons. Corrado Lorefice
dal 5 dicembre 2015
Arcivescovo Metropolita di Palermo,
nonché primate di Sicilia.

Questo incipit è necessario per comprendere cosa stia succedendo nella Parrocchia della “Sacra Famiglia” di Palermo storicamente neocatecumenalizzata fino dagli inizi degli anni settanta da una equipe itinerante di Roma.
Parrocchia Sacra Famiglia, di Palermo

Ogni anno le "catechesi iniziali" del Cammino – a volte due (Quaresima e Avvento) –, vedevano la nascita di comunità neocat numerose, qualche volta addirittura gemelle. In questa Parrocchia sono sorti molti itineranti e famiglie in missione in Germania e Inghilterra sin dalla prima ora. Tra questi si annovera l’arrogante Salvatore Morfino, cantore pedissequo a Kiko e a lui vicino in ogni convivenza, responsabile del Cammino in Sicilia e Calabria; Daniele Lifschitz, ebreo di nascita trapiantato in Svizzera e neocatecumenalizzato a Palermo, itinerante prima in Sicilia e dopo negli Stati Uniti d’America dove si è incontrato e scontrato con il famigerato Giuseppe Gennarini. Lifschitz, pittore e scrittore affermato – cosa che gli provocò (chissà perché?) una aperta avversione da parte di Kiko – finito il Cammino ebbe l’ardire di predire che, con quelle effimere basi teoriche e pratiche, l’esperienza neocatecumenale si sarebbe lentamente estinta (profezia quanto mai veritiera!). Di rimando Kiko e Carmen, cattivi e malvagi profeti, gli preannunziarono catastrofi e malefici di ogni sorta che ancora, grazie a Dio, sono rimaste completamente disattese.

Don Paul, originario dello Zambia,
ordinato nel 2001, e nella
parrocchia Sacra Famiglia da 2009-2019
Alle morte del Parroco richiedente Cammino, la Diocesi si ritrovò con il serio problema di chi potesse avvicendarsi nella guida di una Parrocchia già conosciuta per chiusura comunionale e ritrosia verso le direttive vescovili. Dopo alcuni anni di stallo, fu incaricato un Parroco non neocatecumenale. Mai fu disposto a frequentare le "catechesi iniziali" del Cammino e quantomeno a far parte di una qualsiasi comunità. Così, quando con gioia dei caporioni fu trasferito in altro luogo, pensarono di risolvere la questione con un prete (pardon, presbitero) proveniente dal seminario neocatecumenale “Redemptoris Mater” di Roma, e che, in quanto africano, avrebbe dovuto essere riconoscente e sottomesso al Cammino che lo aveva elevato a tale posizione nell’ambito della Chiesa. Se si conoscono i formatori e il cursus studiorum, e io ne ho piena contezza, che hanno i seminaristi del summenzionato “seminario diocesano missionario” (denominazione volutamente aggiunta per ingannare anche i Vescovi ed accedere alle prebende diocesane), se ne comprende quale possa esserne valenza e qualità presbiterali. Repressi, arroganti, altezzosi (tanti ne ho conosciuti), tutto gli è dovuto ma tutto devono chiedere tramite i loro catechisti, ciò non per “Comunione” ma affinché possano essere tenuti sotto controllo e sotto ubbidienza (a Kiko, naturalmente, non di certo al Vescovo!).

Tutto ciò io non lo racconto per sentito dire, ma perché sono fatti di cui sono testimone e che ho vissuto direttamente sulla mia pelle in tantissimi anni di “cammino”, (non per niente mi chiamo Veterano!).

Ma ecco che, il nuovo parroco “Neo”, passati i primi anni della “luna di miele”, si sveglia – Deo Gratias – e comincia a capire che tante cose non vanno bene in parrocchia e gli scontri con i responsabili e catechisti si fanno sempre più frequenti.
Dopo la morte di Franco Voltaggio, grosso super-catechista neocatecumenale di Roma, e il ritiro dalle scene - già da un bel po' di tempo - di Morfino, a causa della grave malattia che lo ha portato alla morte, il parroco si trovò a tentare di dialogare con l’arcinoto archistar Mattia del Prete che, per arroganza saccenza e superbia, non si lascia battere da nessuno. A questo punto, il povero prete (pardon, presbitero), si rende conto che litigi e ingovernabilità della Parrocchia non erano problemi di specificità locale, ma che sono nella struttura dell’intero Cammino, e non gli rimane altro da fare che rivolgersi (ed era ora!), all’Arcivescovo della diocesi, mons. Corrado Lorefice. (vedi nota sotto)

I due hanno avuto un lungo colloquio, di certo molte cose il Vescovo già le conosceva, ed alla fine ne ebbe una serie di indicazioni che, il povero Don, ebbe cura di appuntarsi per iscritto, note che, giunto in Parrocchia sentì il dovere di promulgare a tutti i responsabili e catechisti appositamente convocati ad inizio dicembre.

Saloncino neocatecumenale,
dal sito web ufficiale della parrocchia
Grazie a “Sentinella”, un lettore di questo blog, possiamo presentare qui il testo del volantino delle indicazioni del vescovo Lorefice, indicazioni ricevute direttamente dal Parroco don Paul. (vedi testo sotto)

Il risvolto della cosa è semplicemente impressionante e vergognoso. Dai vertici della Parrocchia si è subito sparsa la falsa diceria secondo la quale il Parroco sarebbe andato a lamentarsi dal Vescovo perché, essendo “africano” (precisamente dallo Zambia) soffrirebbe di complesso d’inferiorità non solo verso i "catechisti" neocatecumenali, ma anche verso i più innocui fratelli di comunità. Hanno messo anche in giro la voce che quelle indicazioni non proverrebbero dal Vescovo ma sarebbero state scritte da lui stesso in quanto è ciò che vorrebbe succedesse nella sua Parrocchia, cioè che lui (guardatene l’ardire) vorrebbe prenderne la guida (!).

Altra saletta in plexiglass
Effetto finale: nessuno più considera il Parroco fratello di comunità perché traditore. In compenso continuano a fare ciò che vogliono ed hanno fatto da sempre e cioè seguire le indicazioni dei "catechisti" neocat romani e dare a loro onore, gloria e ubbidienza cieca, con buona pace di ciò che loro stessi affermano nello pseudo-Statuto e pseudo-Direttorio mai ufficialmente pubblicato che descriverebbero il Cammino come una "iniziazione cristiana a servizio dei Vescovi" e, di conseguenza, a servizio del Parroco.
Se non ci fosse da piangere ci sarebbe persino da ridere…

(da Veterano e M.i.B.)



INDICAZIONI DEL VESCOVO LOREFICE
PER LE C.N.C DELLA PARROCCHIA S.FAMIGLIA di Palermo
3 dicembre 2019

Chi non è d'accordo è chiamato ad affrontare direttamente l'Arcivescovo.
1 PASQUA: (Veglia e Triduo)
Si fa riferimento al Decreto.

2 VEGLIA DI PENTECOSTE:
Non ho rilasciato nessun Decreto, dice il Vescovo.
Ma si fa la Veglia di Pentecoste in Parrocchia per tutte le comunità.

3 Nessuna Veglia di Pentecoste negli alberghi.
Domenica di Pentecoste si segua il programma delle comunità per le convivenze.

4 DENARO
Massima trasparenza e contabilità per tutte le persone che gestiscono il denaro dei fedeli (preti e laici).
Alla S.Famiglia va informato il Parroco per le RACCOLTE che si fanno in Comunità (eccetto per le raccolte normali prestabilite per gestire la comunità). Di tutte le raccolte per varie iniziative il Parroco va informato:
  1. Quanto si è raccolto
  2. e la destinazione
5 CHI HA L'AUTORITÀ IN PARROCCHIA?
  1. Il Vescovo - È il PASTORE (al quale si deve obbedienza)
  2. Il Parroco - partecipa alla missione del Vescovo come Pastore in una Parrocchia - (si deve obbedire)
  3. Tutti gli altri laici in Parrocchia in comunione con il Parroco collaborano anche loro per guidare i fedeli ciascuno secondo il carisma della realtà (in comunione con il Parroco e il Vescovo partecipano alla missione in Parrocchia di guidare i fedeli che il Vescovo ha affidato al Parroco come PASTORE)
  4. Nessuno deve COMANDARE sui fedeli in Parrocchia sia all'interno della Parrocchia o dall'esterno della medesima. (Se non in comunione con il Parroco e il Vescovo).
6 IL Cammino Neocatecumenale È NELLA PARROCCHIA.
  1. La Parrocchia S. Famiglia non è "la Parrocchia neocatecumenale" - È la Parrocchia "CON le comunità".
  2. La parrocchia è una proprietà della Diocesi quindi del Vescovo.
  3. Le C.N.C. sono dentro la Parrocchia. Questo significa per loro accettare che "Esiste la comunione gerarchica" Papa, Vescovo, Parroco, Laici.
  4. Se non si osserva questo – dice il Vescovo - Posso venire tranquillamente in Parrocchia a dichiarare tutti quanti come una "SETTA RELIGIOSA" che segue un GURU. Quindi fuori dalla "comunione ecclesiale".
7 LE OPERE ORDINARIE E STRAORDINARIE DELLA STRUTTURA PARROCCHIALE.
  1. Sono approvate da me Arcivescovo e gli uffici competenti della Curia.
  2. Sono tutti chiamati a contribuire nella raccolta fondi. È il Vescovo che lo Vuole e lo approva. Ogni fedele secondo la propria capacità, non usando indifferenza.
  3. Diaconi, Accoliti, Ministri Straordinari, Resp. Comunità (se sono nella comunità sono doni della Chiesa, e non vanno disprezzati (lo dice S. Paolo quando parla del Corpo di Cristo - Assemblea)
8 Per la distribuzione dell'Eucaristia :
Si seguano le indicazioni che la Chiesa ha già stabilito nei libri Liturgici Ufficiali, come guida per fare bene il servizio nella celebrazione Eucaristica.

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Vien da concludere: Beccatevi questa! Finalmente musica per le nostre orecchie!
E si dimostra che non ci vuole poi tanto!
Come vorremmo che simili eventi si moltiplicassero per ogni dove!
Una specie di assedio al gran Kikolone arroccato nel suo malmesso fortino, e vediamo quanto resistono!

(nota)