venerdì 7 aprile 2023

Un insieme di doverismi vuoti, inutili e sterili: la Pasqua del Cammino neocatecumenale

In occasione della Pasqua, le comunità neocatecumenali diventano un vero formicaio in attività febbrile dall'inizio della settimana santa e qualche volta anche prima.

Incontri per la programmazione del triduo, prove dei canti, prove dei vestiti "adatti all'evento", formazione dei gruppi, partecipazione incrociata di rappresentanza anche alle attività parrocchiali, per non essere da meno.

Doppi impegni: parrocchiali (facoltativi) e comunitari (obbligatori).

Un turbine continuo fino alla notte del sabato, con il digiuno dal giorno prima, le lodi comunitarie la mattina, "mangiare la parola" il sabato, al posto del pranzo insieme al gruppo di preparazione e tante altre problematiche varie, tipo andare a sistemare ed addobbare la sala affittata per la veglia pasquale fuori parrocchia.

 
Pasqua neocatecumenale 2020 e 2021 con comunione take-away

Il consiglio di cercare di dormire un po' prima dell'inizio della Veglia, diventa cosa impossibile visti gli impegni svolti in precedenza e quelli ancora da svolgere.

E poi, ciliegina sulla torta, il "segno comunitario" dopo la veglia.
Questo "banchetto" comunitario del dopo veglia prevede due possibilità :
Fare l'agape, cioè aggiungere l'impegno di cucinare qualcosa da mangiare insieme, trovare una sala adatta, apparecchiare, etc, etc, etc

Oppure andare in un ristorante quasi all'alba, mangiare poco e male per poi andare a casa stravolti, cercando di dormire, con lo stomaco sottosopra, distrutti dentro e fuori.

Se poi hai dei bambini piccoli che hanno dormito durante la veglia, giustamente si svegliano mentre tu sei ancora in coma profondo, ed allora si rischia di perdere la ben poca pazienza rimasta e rovinarsi anche il giorno di Pasqua.
Personalmente le ultime veglie pasquali mi sono rifiutato di partecipare al banchetto o "segno".
Mi hanno criticato aspramente dicendo che il "segno" fa parte della Veglia Pasquale.
Ringrazio la mia decisione di fregarmene , evitando di sentirmi male, come mi è successo sempre, negli anni precedenti, dopo questi "banchetti" comunitari, inutili, forzati e assurdi.

Però c'è gente a cui piace avere tutta questa adrenalina addosso per tutta la settimana, anche se poi si lamentano e stanno male il giorno di Pasqua e di pasquetta.

Sono scelte di vita, che nel caso del cammino neocatecumenale vengono imposte dall'alto.
Ecco il solito problema, non sono mai decisioni autonome, sono modi di fare sempre uguali, delle modalità e procedure fisse e non negoziabili.
Attività da "fare", assolutamente ed a livello comunitario, che garantiscono il raggiungimento di una "fede adulta".
Azioni umane che portano alla Fede, anche senza vera partecipazione spirituale.

Fede (ebraica) trasmessa ai piccoli del Cammino

Un doverismo vuoto, inutile e sterile.

Durante l'infinita veglia pasquale neocatecumenale, sei perfino contento se hai qualcosa da fare, almeno ti passano meglio quelle ore obbligatorie.
Se non hai niente da fare ( cosa molto difficile in una comunità che fa la veglia di Pasqua da sola e fuori parrocchia) allora quel tempo della Veglia diventa infinito.
Mi è successo all'inizio del CN, quando sei ancora considerato un ospite.

Altro che "gustarsi la celebrazione della Pasqua", non fare nulla rende ancora più difficile accettare tutte quelle ore di veglia.

Non ti passa MAI.

Non riesci a seguire e non riesci a non seguire.
Vivi in un mondo di mezzo, esausto ma agitato, assonnato ma vigile, pieno di the, caffè, succhi di frutta, cioccolatini e caramelle.
Sempre più stanco e sempre più agitato.
Quando finalmente finisce tutto, hai una reazione di immensa gioia mischiata ad una prostrazione da ubriaco di sonno e stanchezza infinite.
In tutto questo c'è l'ultimo ostacolo da superare prima del meritato riposo: il "segno" del banchetto comunitario obbligatorio.
Ricordo il cibo assunto troppo frettolosamente, per lo stomaco vuoto dal digiuno del venerdì, stomaco che proprio non riesce a contenere più di un tot di cibo.

Soddisfatto un minimo sindacale di fame, inizia la fuga di massa dal locale del banchetto, con i responsabili di comunità a correre dietro alla gente per raccogliere i soldi per il ristorante.

Spesso non si arrivava all'importo richiesto e bisognava anticipare dei soldi da riprendere con le collette e la decima. Una grande abbuffata senza senso, con alcuni cibi imposti per tradizione, tipo uovo sodo, carne di agnello e verdure amare.

Tante pietanze immangiabili e sprecate.

Cibo, tempo e soldi buttati.
 
Sacre manducazioni tutti insieme appassionatamente

Qualche volta, con i ragazzini al seguito, qualcuno si sentiva male per il cibo ingerito troppo in fretta oppure è successo che questi ragazzini abbandonati a sè stessi e senza freni inibitori per la stanchezza e l'eccitazione, facevano danni nei locali.
Danni da risarcire sempre dal povero responsabile, che sperava di saldare il debito alle prossime collette di comunità.
Si ripete il tutto, in formato, per fortuna molto ridotto, dopo 50 giorni, per la veglia di Pentecoste.
Altra veglia obbligata ed obbligatoria.

Sono sempre più contento di essere uscito da tutto questo "doverismo" inutile e bigotto.

La cosa più assurda è che, sono stato attratto dal cammino neocatecumenale, proprio per una catechesi in cui si diceva che il CN ha tolto il "DEVI" dal cristianesimo.


(da: LUCA)

martedì 4 aprile 2023

Annuncio di Pasqua 2023. Consegne dei santi iniziatori, vivi e morti.

 

 

Arieccoli, puntuali.


 

Appunti tratti dalla registrazione per uso riservato alla trasmissione dell’annuncio. 

Da non pubblicare, in qualunque forma, sulla rete Internet. 


 

 

E’ evidente. Lo sanno. Uscire allo scoperto a loro non conviene, hanno tutto da perdere. Per questo amano le tenebre e le loro catacombe. Giusto possono imbambolare gli adepti avvezzi alle loro stranezze al punto da considerarle profezie divine dietro le quali giocarsi la vita senza l’ombra di un dubbio. Il più grande servizio alla verità e alla giustizia lo si rende mettendoli a nudo: che si mostrino per quelli che sono.
Nessuno li condanna. Le loro stesse parole li condannano. Basta leggerli di fila. 

“Buona sera a tutti, ragazzi!”, 

esordisce Kiko alla sua solita maniera (pag.3). 

Carino quel “ragazzi”, ridotti come sono, senza uno straccio di ricambio generazionale da oltre 50 anni (al netto di quello imposto da sorella morte!). 


E si presenta (pag.10): 

“Io sono qui oggi l’arcangelo Gabriele per prometterti una cosa da parte di Dio e tu puoi, senza guardare la tua stanchezza, la tua vecchiaia, la tua grossezza, tuo marito, i tuoi figli, il tuo lavoro…, puoi guardare chi ti parla e credere, credere che potente è Dio che ha mandato Kiko a perdere la vita per te! Ma tu credi che io sono inviato oggi da Dio per te? O sto facendo un rito che devo fare, che è annunziare la Pasqua, così, come ogni anno? Dio ha voluto che la nostra fede sia alimentata attraverso i sacramenti della Chiesa, ma la fede viene dall’ascolto, viene per la predicazione. Se Dio non ti apre l’orecchio tu non ascolti assolutamente nulla. Perché non entra nulla dentro di te? …” 

… e ovviamente continua con la consueta solfa del “tu offri tutto a te stesso” che nel cammino è un mantra. E “allora io ti devo dire da parte di Dio che... Tu non sei dio!”
Insomma, che tu stia nel cammino da un’ora o da 40 anni, sempre questo è il tuo problema, e Kiko te lo annuncia (sbatte in faccia) ogni volta. E tu stai sempre fermo lì (altro che cammino) forse solo perché - lo abbiamo capito - è Kiko a stare da una vita bloccato a quel punto.
Ma non basta!
La fede, sì, è alimentata dai sacramenti. Siamo tutti d’accordo. E Kiko lo ammette pure lui.

MA
senza la SUA predicazione – sia ben chiaro – non c’è proprio nessuna fede, ché “la fede viene per l’udito”.
E ci risiamo: è sempre lui dio. 

 

Lavanda dei piedi in comunità,
nonostante le indicazioni: Non si svolgano celebrazioni
“in favore di piccoli gruppi particolari” (PCFP, 47)

Lasciamolo ora parlare liberamente e senza interferenze, alla sua maniera, e noi attentamente stiamolo ad ascoltare come egli stesso richiede, ma forse non a noi che siamo intrusi.
Ci soffermiamo sulle mitiche consegne del tempo pasquale - che non vengono scalfite da alcuna interferenza del parroco, del vescovo e della chiesa in generale, che non ascoltano e mai hanno ascoltato - di questo ennesimo annuncio, sempre lo stesso e sempre uguale. Eppure sono maestri di catecumeni che significa coloro che hanno l'orecchio aperto. Tanto per rimarcare che insegnano sempre quello che loro per primi non mettono in pratica (da pag.14 ): 

“Prima di finire vorrei dire che nel tempo pasquale andremo per tre domeniche ad annunciare il Vangelo. È importante cantare e ballare, un giovane dà la sua esperienza e un catechista, se possibile giovane, annunzia un Kerigma partendo della sua esperienza. Io sono veramente contento nel pensare a quanta gente, grazie a queste missioni, Dio potrà trasmettere la sua grazia. Quanto è difficile oggi per il Signore poter dare la sua grazia. Per questo è importantissimo mettere il nostro corpo non più a servizio dell’iniquità ma a servizio della salvezza degli uomini.” 

Scusate, ma rimarchiamo:

“Io sono veramente contento nel pensare a quanta gente, grazie a queste missioni, Dio potrà trasmettere la sua grazia. Quanto è difficile oggi per il Signore poter dare la sua grazia.”

A parte il “quanto è difficile” che è incommentabile. Kiko pretende di leggere il pensiero di Dio e se ne fa interprete.
Ma alle nostre orecchie suona proprio stonato che le autoreferenziali missioni per le strade del cammino, che ben conosciamo come funzionano, trasmettano la grazia di Dio e non siano piuttosto opera di adescamento di nuovi adepti per le catechesi neocatecumenali.

Leggiamo di seguito, mettendo già in evidenza qualche punto cruciale: 

 "vivere bene tutto il Triduo Pasquale:

vivere in comunità la lavanda dei piedi

Il Venerdì Santo, la Croce, vivendo il segno: la croce è gloriosa."

“A volte i preti non ci capiscono e vogliono che facciamo cose massive”

“Alcuni vogliono che andiamo alla Veglia Pasquale con tutta la parrocchia, anche se la fanno di due o tre ore soltanto”

“La Chiesa ha bisogno di noi, per questo dobbiamo essere fedeli al nostro carisma. Il Cammino si distruggerà quando le liturgie cominceranno ad essere una routine, quando comincia ad essere tutto uguale”
(questo passaggio trasuda tutto della dottrina di Carmen/Farnes)


Ecco il passo completo (da pag.15):

“Prima della preghiera vorrei dire anche che è molto importante vivere la Veglia Pasquale bene, così come tutto il Triduo Pasquale: vivere in comunità la lavanda dei piedi. Il presbitero lava i piedi ai fratelli e dopo il responsabile, come segno di tutta la comunità, di desiderare di metterci con umiltà a servizio dei fratelli. Il Venerdì Santo, la Croce, vivendo il segno: la croce è gloriosa. A volte i preti non ci capiscono e vogliono che facciamo cose massive, con tutta la parrocchia; ma c’è una propedeutica sacramentale importantissima, perché la gente viva le cose profondamente. Alcuni vogliono che andiamo alla Veglia Pasquale con tutta la parrocchia, anche se la fanno di due o tre ore soltanto. Per noi è importante il senso che ha una notte intera di Veglia, attendendo l’alba, la risurrezione, il senso del digiuno dopo il pranzo del venerdì fino all’Eucaristia della Pasqua: è un digiuno sacramentale, si può bere, ma non mangiare. I fratelli che hanno finito il Cammino si mettono le tuniche bianche già nella Veglia. Siete chiamati a vivere 50 giorni di festa, fino alla Pentecoste! Il Cammino Neocatecumenale è un carisma, cioè un dono dello Spirito Santo per la Chiesa, come hanno detto i Papi. Lo stesso Papa Francesco ha detto ai vescovi di Santo Domingo: “La Chiesa deve al Cammino Neocatecumenale il ripristino della Notte Santa”. La Chiesa ha bisogno di noi, per questo dobbiamo essere fedeli al nostro carisma. Il Cammino si distruggerà quando le liturgie cominceranno ad essere una routine, quando comincia ad essere tutto uguale. Voglio dire con questo che è importante che viviamo queste cose con tutta la forza che il Signore ci ha ispirato. Dio ha dato a Carmen anche di capire il contenuto essenziale della rinnovazione del Concilio Vaticano II, l’importanza della liturgia per i figli, per passare la fede ai figli. I vostri bambini stanno aspettando questa notte, digiunano anche loro, è una notte particolare e meravigliosa, con quell’Alba che viene. Preparare la chiesa o la sala, preparare il banchetto per comunità. Bene, fratelli, che il Signore ci aiuti a vivere questo tempo pasquale con tutta la forza, in modo che il Signore, passando, ci permetta di morire con lui e di risuscitare con lui. Coraggio, fratelli. Siamo contenti di annunziarvi che viene la Pasqua del 2023. Prepariamoci a vivere questa Veglia del 2023 con forza, con attesa, con il desiderio che il Signore venga e metta la sua dimora dentro di noi, ci converta e la comunità si rafforzi nell’amore vicendevole.” 
  • Tutta la Notte fino all’alba
  • Digiunando dal pranzo del Venerdì Santo fino all’Eucarestia della Pasqua
  • E poi… le tuniche bianche
  • E passare in questa Notte la fede ai figli
  • E preparare la chiesa o la sala e preparare il banchetto per comunità (anche questi canoni sono rigidi e divisivi, non si transige)

  • VIVERE QUESTO TEMPO PASQUALE CON TUTTA LA FORZA (Wow! Perchè gli altri, i cristiani della domenica, lo vivono con la debolezza? Che ridere!)


Battesimi nel "bicchiere" in plexiglas kikiano
nonostante le indicazioni di battezzare
i bambini in parrocchia al fonte battesimale
senza usarne di posticci

E ora viene il più bello, in un crescendo inarrestabile di autoesaltazione. Kiko non conosce vergogna, frutto anche questo dell’aver vissuto lui per primo l’insano isolamento neocatecumenale. Se la canta e se la suona come gli pare; e se la crede pure!
Neanche si accorge di quanto è ridicolo.

Ma lasciamolo esprimere in pienezza: 

“Che gran cosa vi ha dato il Signore! Catechisti come me, Carmen, P. Mario e Ascensión. Catechisti! Vi ha dato dei catechisti ed una comunità. Quanta gente vive la propria fede senza una comunità e perché voi siete diversi? Perché vi ha dato catechisti così bravi come me, Carmen, P. Mario e Ascensión? Fantastico! Coraggio, viene la Pasqua del 2023! Viene la Pasqua che ci invita a passare dai nostri peccati alla grazia. A passare ad amare il Signore, a stare con Lui, ad amare i fratelli, a vivere la comunità con la forza che ha perché tanti cristiani non hanno alcuna comunità, hanno la parrocchia, hanno la liturgia nella parrocchia: voi avete una comunità cristiana e avete dei catechisti che vi vogliono bene. Catechisti che pregano per voi, fantastico, il Signore è grande, è buono ed eterna è la sua misericordia! Pregate per noi catechisti perché il Signore ci dia forza e coraggio e amore a Dio e a voi. Una cosa enorme che abbiate dei catechisti, lo dico sul serio, voi non lo capite. Credete che sia una cosa così: non è vero! Tantissimi cristiani non hanno catechisti, nulla, voi avete dei catechisti che sono qui con voi, in mezzo a voi, per parlarvi della Pasqua che viene per aiutarvi. Avete dei catechisti: una grazia enorme, una cosa meravigliosa. Ascensión deve dare degli avvisi. È peggio di Carmen. Sapete che Carmen era di Tudela e lei è di Tudela.” 

Quanto abbiamo appena riportato non si può sentire!

avete dei catechisti che vi vogliono bene? Ma per carità Kiko, amaci di meno. Meglio, scordati di noi, pietà!
tanti cristiani non hanno alcuna comunità? Beati loro.
hanno la parrocchia, hanno la liturgia nella parrocchia? Ecco la prova che Kiko è fuori dalla Chiesa.

Ma perché ripete e ripete questo dei catechisti tante volte?
E sono pure bravi come nessuno. E se lo dice da solo. Alla faccia della umiltà del “sono un peccatore, pregate per me” che tanto ostenta. 

Ma gli avvisi e le consegne non sono finiti.
Degnamente Ascensión ha preso il posto di Carmen, e Kiko a quanto pare l’ha promossa.
Pare che sia anche più petulante della titolare a cui è subentrata. Contento lui! Certo Ascen ha fatto bingo.
Chi doveva dirglielo che avrebbe raggiunto tanta notorietà? E poi, magari, anche lei può sperare che un giorno sarà fatta santa o beata o almeno serva di Dio.

Kiko con crocifero e candelieri a lato come fosse un sacerdote


Nota a margine: ogni anno è sempre la stessa storia, praticamente ogni anno ci ritroviamo ad osservare sempre le stesse cose. 

Per avere una breve carrellata da quest'anno agli anni precedenti, consultare i seguenti articoli:

Altri articoli non elencati sopra sulla Pasqua neocatecumenale si possono consultare a questo link.

sabato 1 aprile 2023

Progetto Decima: Causa che pende causa che rende - Seconda parte

Continuiamo, da qui, con la riflessione sull'argomento Il valore che il Cammino attribuisce al tempo dei fratelli camminanti, che abbiamo articolato intorno ai discorsi autografi di Kiko e Carmen, iniziatori del Cammino Neocatecumenale.

4. Camminiamo piano piano piano. E il Cammino dura molto molto più di quanto promettiamo.

Ma quanto dura questo Cammino, che è la rievocazione un po' del viaggio verso la Terra Promessa e un po' dell'attesa dello Sposo delle dieci vergini della parabola evangelica? Kiko ingrana baldanzosamente la prima e tanto gli basta per viaggiare sicuri. E nessuno osi sorpassare, neppure nel deserto, neppure in caso di vocazione particolarmente ricca di grazie. Del resto il Signore vuole che tu proceda molto lentamente, come è scritto, per esempio, nel mamotreto del secondo passaggio, a pag. 12:

Ma lascia fare al Signore perché la Terra la si conquista poco alla volta. Il Signore ha promesso al suo Popolo di dargli la Terra Promessa, ma non l'ha promessa immediatamente: ha detto che la conquisteranno poco a poco.

Nello stesso mamotreto, a pag. 25 troviamo l'adattamento al Cammino della Parabola del fico sterile (Lc 13, 6-9) - e del conseguente tempo di pazientissima, lunghissima attesa (pag. 25):

Questa parabola non si potrebbe capire assolutamente al di fuori di un contesto catecumenale. Il catecumenato nella Chiesa primitiva dura 4 anni.

... ma Kiko e Carmen avevano raccontato a Papa Giovanni Paolo II che la durata del Cammino era di 7 anni! Il Papa ne era ancora convinto nel 1988, mentre già esistevano comunità di una ventina d'anni che non si scioglievano ancora nelle parrocchie. Nel 1977 Kiko invitava segretamente i suoi a preparare molta, moltissima pazienza, perché non avrebbero portato frutto tanto presto (evviva l'incoraggiamento). Notiamo anche il ritornello "fuori dal nostro contesto neocatecumenale, la gente non può capire il tale o talaltro concetto!", che compare più volte nei mamotreti e sta all'ego del neocatecumenale come l'elio al dirigibile.

El Kiko si improvvisa giardiniere, oltre che musicista e pittore (ma sicuramente col medesimo grado di "maestria") e prosegue:

Qui dice che il padrone viene tre anni a cercare frutti da questo fico e durante questi tre anni non ne ha trovati. Allora dice al giardiniere: "Taglialo!" Il giardiniere, leggasi catechista, dice: "No Signore, aspetta un poco, lasciamolo ancora un anno, lo poterò, gli zapperò la terra; ecco, farò catechesi, gli farò ascoltare la Parola di Dio, gli urlerò, lo picchierò, andrò a mangiare con lui, gli farò uno scrutinio, gli dirò che è un cretino, che si va a condannare. Se dopo un anno non troverai ancora frutti lo taglierò".
Sarà per solidarietà dendrologica, ma a noi pare strano che il fico non abbia stritolato questo giardiniere cialtrone con i suoi rami, dopo un anno di questo trattamento. E, secondo noi, pure il Signore due paroline in prosa piana, ad un certo punto al giardiniere gliele dice.

Nel medesimo mamotreto, a pag. 104:
Per questo il Pre-catecumenato era molto lungo nella storia della Chiesa: perché c'era bisogno di molto tempo perché si apra l'orecchio. Catecumeno significa colui che ascolta.
In realtà, il catecumenato antico radunava gente di tutte le religioni, compresi pagani veri, col diploma superiore di paganesimo (e sorvoliamo sui dettagli di certi loro riti). Non andava a pescare nel laghetto dei cattolici della domenica.



5. Tecniche per 
allungare il brodo e procedere più lentamente:

Mentre l'arbitro della corsa è distratto, Kiko e Carmen arretrano i blocchi di partenza: se i camminatori partono da un punto più lontano dal traguardo, arriveranno più tardi. Trattando i cattolici di parrocchia da pagani politeisti, il gatto e la volpe prospettano loro un lungo, molto lungo, lunghissimo cammino di conversione - al kikismo. Leggiamo dal mamotreto del secondo passaggio, a pag. 111:

Anche voi, all'inizio del cammino, eravate politeisti anche se vi credevate cristiani, come Abramo dunque, perché stavate chiedendo a molte cose, alla vostra carriera, al matrimonio, ai figli, stavate chiedendo loro la vita e forse, quando incominciaste il cammino questi idoli non vi avevano dato la vita.
Questi idoli ai quali vi consegnavate anima e corpo: il denaro, il lavoro..., con tutta la vostra anima vi consegnavate ad essi. Allora noi non ti dicemmo che tutto quello non aveva valore, perché anche quello ha valore, non ti dicemmo che quelli non erano dei; ti dicemmo che qui ti potevamo togliere quella sete e ciò che ti mancava. 
E se uno di questi fratelli gli moriva in stato di peccato mortale, frattanto che i "catechisti" gli facevano "prendere coscienza di quel che gli mancava"? Ma Kiko è così: da una parte insegna ai fratelli che è da pagani farisei sforzarsi nell'osservanza di quelli che egli considera legalismi da cattolici (questi sarebbero i dieci comandamenti, i precetti, il catechismo, ...). Dall'altra, sotto il pretesto di un incontro personale con Nostro Signore, Kiko pretende obbedienza rapida ed assoluta ai suoi propri decreti, anche - e soprattutto - quando sono contraddittori.  

Prosegue Kiko: 

Adesso, dopo quattro anni di cammino ti diciamo una cosa che forse hai già scoperto per tua propria esperienza: che mai nella vita né la famiglia, né la carriera, né il successo umano, né l’evasione che ti sei cercato nella religione ti possono dare la felicità.

Già hai capito che gli altri sono idoli perché quando l'uomo dedica tutta la sua vita, per esempio, alla famiglia si è prostituito perché l'uomo non è chiamato solamente a dedicarsi alla famiglia. 
"Ci hai impiegato tanto, tantissimo tempo e, come avrai capito da solo, la cosa ti ha fatto bene!"
Ma che simpatico trucchetto: questi affabulatori, prima fanno perdere una marea di tempo ai fratelli delle comunità. Poi li esortano a ritenere di aver messo a buon profitto gli anni trascorsi in Cammino, per il fatto di aver imparato - a suon di repliche in un ambiente chiuso ed isolato - a descrivere la propria vita secondo gli schemi eretici kikiani. I fratelli escono soddisfatti di aver accumulato guadagni e meriti ...e non se la prendono con i catechisti, anzi, in certi casi di sottomissione grave li difenderanno a spada tratta.

Un altro trucchetto è lo spauracchio della bocciatura agli scrutini, quando i kikatekisti minacciano di  retrocedere quei fratelli che non pagano o che non frequentano con la necessaria assiduità, in una comunità più giovane, composta da sconosciuti, ripartendo da una tappa già passata e con lo stigma del ripetente.

È noto che la narrativa neocatecumenale prevede che il destino di chi lascia il Cammino sia la perdizione a tutto tondo, ma questo non è un problema che riguarda il profeta autoispirato Kiko, eccettuato il caso in cui il bocciato sia un pesce grosso, ricco sfondato. In quel caso il futuro dell'ex-adepto interessa eccome al guru, che ci lancia sopra almeno il cappello della profezia (mamotreto del secondo passaggio, a pag. 83):
[..] Però ritornerà, un giorno ritornerà dicendo: "Ecco, qui sono tutti i miei beni fratelli, vengo con voi, partiamo con questa nave verso la Terra promessa". [...] E quando tutto questo farà il suo effetto, lui si presenterà a noi. 



(POST-IT) Il falso profeta neocatecumenale Kiko Argüello prega Dio: -"Signore, Signore! Vorrei farti una domanda".  - "Dimmi, falso profeta Kiko", risponde Dio. - "Signore, Signore! È vero che per te un milione di anni sono solo un secondo?" - "Sì, è vero", gli risponde Dio. - "Molto bene. E cos'è per te un milione di euro?" insiste il falso profeta Kiko. - "Un milione di euro, per me, sono un centesimo", risponde Dio. - "Ah, Signore, Signore! Allora potrei avere un centesimo?" osa il falso profeta Kiko. - "Ma certo", gli risponde il Signore, "aspetta un secondo".

6. Sorpresa! Dimenticatevi tutte le promesse iniziali, in particolar modo quelle pubbliche: il Cammino non finisce mai.

E Kiko lo va dicendo (almeno) dal 1977. Dal mamotreto del secondo passaggio a pag 211: 
Dio ha molta pazienza: se hai bisogno di 5 anni saranno 5 anni, se c'è bisogno di dieci saranno dieci, venti, trenta, cinquanta se c'è bisogno.
e i fatti concreti hanno dimostrato che non era un modo di dire...
Dio ha una pazienza immensa con noi ed il silenzio di Dio continua: ci sono momenti nei quali non interviene perché ha pazienza con noi. Ma tu resisti. Qui entra in gioco la libertà dell’uomo.  
Infatti è sapienza popolare che, quando un metodo non funziona per anni ed anni ed anni, quale miglior soluzione esiste, se non quella di ciecamente insistere, insistere ed insistere. Per altri anni ed anni ed anni. Il tempo sistema tutto. E se non lo sistema ancora, basta aspettare altro tempo.



7. Arriva il momento del raccolto: il tempo è denaro!

Dal mamotreto del secondo passaggio, a pag. 12:
Il tempo è denaro e io non sarei qua né voi sareste qua se non fosse una cosa molto importante.
Il Cammino divide la vita dei fratelli in due grandi segmenti: il tempo prima del Cammino, il tempo dopo il Cammino (II Passaggio pag. 47). I secondi scrutini stabiliscono l'inizio del secondo tempo, il tempo della mietitura, nel quale Kiko e catechisti cloni, immedesimandosi nel padrone della Parabola dei talenti (Mt 25, 14-30 ; II Passaggio pagg. 18, 19, 22, 150), rivogliono indietro "le sostanze" che avevano consegnato ai fratelli all'inizio del Cammino, e con gli interessi. 
All'improvviso - e senza previo contratto firmato da ambo le parti - i falsi profeti passano a mietere: i fratelli sono tenuti a presentare i frutti di conversione, cioè a raccontare davanti a tutti le proprie esperienze (soprattutto quelle intime) ovvero ad assicurare di aver "sperimentato che ciò che i catechisti hanno annunciato è vero".

Questo raccolto è un atto ineludibile, dovuto al Cammino in cambio della "parola seminata" durante i precedenti quattro anni dai cosiddetti catechisti  - vale a dire, in cambio del fatto che questi ultimi hanno recitato a menadito i mamotreti, spacciandoli per ispirazioni divine del momento. 

A pag. 22 del mamotreto del II passaggio:

Io non ti ho dato il talento perché adesso tu me lo ridia così. Noi ti abbiamo detto: Va' e fa presto, sperimenta che quello che ti ho dato è autenticamente vero, non sono chiacchiere! Allora non perdere tempo qui con noi, il tempo vale denaro oggi.
I frutti di conversione includono il cospicuo malloppo che i fratelli molleranno, spintaneamente, a partire dal secondo passaggio, in virtù del cosiddetto avere sperimentato. Tutto ciò lo aveva preannunciato il falso profeta Kiko ai suoi kikatekisti, parlando alle spalle dei neo-catechizzandi che frequentano le catechesi iniziali del Cammino Neocatecumenale - v. mamotreto relativo, a pag. 5: 
Se ti ascoltano si convertono e se si convertono devono mollare il malloppo. Così se tu ti accorgi che c'è una maggioranza schiacciante di gente che comincia a dormire, o che in comunità viene solo un gruppetto di fratelli, ricordati cosa dice il Vangelo: "Dio o il denaro". Il punto sta nei soldi come idolatria, e voi avete potere per espellere questi demoni.
Valeva la pena per Kiko aspettare quattro anni, perché nel suo Cammino il tempo è denaro. Letteralmente.



8. Se il tempo del Cammino è infinito e il tempo è denaro, allora il Cammino è denaro infinito

E questo te lo dice pure Puntini, quando è in vena di sillogismi.
Siamo a pag. 173 del mamotreto del secondo passaggio. Kiko si è imbottito le tasche con le vendite dei beni dei fratelli che, oltretutto, stanno per iniziare a pagare le decime, e si lancia ad ipotecare il tempo di Nostro Signore, chiamandolo a garante dell'investimento neocatecumenale:

E inoltre questo denaro che si trova messo lì, sarà restituito al cento per uno su questa terra. Magari non immediatamente, ma vi sarà restituito. In modo che nessuno possa dire: “Un momento, io ti ho dato un milione e non mi hai dato cento milioni sulla terra”. Ti assicuro che il Signore ti darà cento milioni. 
Pensate una cosa: forse mai più il Signore ti dirà che tu venda i tuoi beni, e l’idiota che sei stato che, giunto il momento in cui il Signore ti offriva un affare al cento per uno, non l’hai fatto.
C'è altro da aggiungere a quanto dichiarato smaccatamente da Kiko? La conclusione l'abbiamo anticipata nel titolo: causa che pende, causa che rende!

E a chi volesse giocare allo specchio riflesso, accusando di avidità noi che denunciamo il pozzo senza fondo che è l' Arguello, ricordiamo sin da ora che questo blog, al contrario del vostro signore e padrone, non solo non vi ha mai chiesto un milione, ma neppure un centesimo. Amen. 

Il tempo, questa dimensione di penitenza in cui siamo stati precipitati dall'eternità dopo il peccato originale, che è anche nostro talento e possibilità di riscatto in questa vita, il Cammino se lo prende tutto. Lo ieri in cui, secondo il dogma neocatecumenale, eravamo pagani, l'oggi in cui seguiamo il profeta, il domani in cui ci è promessa la città di Gerusalemme, tutto appartiene all'Idolo Cammino che si cela sotto la maschera del "Dio che cammina davanti a te, e tu lo segui". Perlomeno, nonostante il fatalismo e l'attendismo delle lunghe deviazioni secondarie, dei giri in tondo e delle retromarce nel deserto, Dio si fa presente con chi sinceramente lo cerca.

Domenica delle Palme Alte neocatecumenali


mercoledì 29 marzo 2023

Progetto Decima: Causa che pende causa che rende - Prima parte (Da FungKu)

Esimii lettori, 

l'altro giorno stavo gironzolando per la redazione del blog, un po' cercando la carta della stampante (ora me la nascondono) per farci gli origami e un po' per vedere se qualcuno voleva venire a far merenda.

Intanto gli autori, seduti intorno al tavolo, erano completamente immersi in una discussione serissima e nessuno badava a me e peccato che non ho trovato la risma in quel momento. Stavano discutendo su come scrivere un post su Il valore che il Cammino attribuisce al tempo dei fratelli camminanti. Un tema lungo e complicato. Siccome stavo facendo finta di non essere interessato per niente alla carta della stampante, devono aver pensato che ci stessi capendo qualcosa di tutto sto discorso e quindi mi chiedono:

- Eih, FungKu, ma tu come lo presenteresti in modo compatto, questo argomento?

- Eh....?

(... E in quel momento, ho avuto una visione intellettuale. Anzi no, era una locuzione.
Anzi no, erano proprio voci nella mia testa! Proprio come Kiko!)

Ma insomma, siccome avevo appena letto cose nel blog, mi sono ricordato di questo commento del caro amico Lino Lista, che rende benissimo l'idea che gli autori vogliono esprimere. Si tratta di un dialogo tra uno scriteriato scrutinato e il suo dirottatore direttore spirituale, il "catechista" neocatecumenale:

Neocatecumenale: "Ho una domanda da farti, mio catechista direttore spirituale: io sono un adultero. Mi devo preoccupare?"  
Direttore spirituale: "Non preoccuparti, il Signore ti sta permettendo di sperimentare l'adulterio affinché tu conosca te stesso, che sei un peggiore come Giacobbe. Ha scelto Giacobbe, ha odiato Esaù."  
Neocatecumenale: "Di quanto tempo abbiamo bisogno, io e la mia amante, per sperimentare l'adulterio e conoscere noi stessi?"  
Direttore spirituale: "Non c'è un tempo fisso, in generale dopo aver ricevuto secchiate di fango sugli occhi, quando si supera lo scrutinio".  
Neocatecumenale: "Grazie, direttore-catechista, cercheremo di conoscere bene noi stessi, io e la mia amante".
Fonte del colloquio di direzione spirituale: vedi qui 

Morale dello sfottò: cercatevi un direttore spirituale che non si sia formato sui mamotreti, un direttore spirituale non deve appartenere alla vostra medesima scuola di pensiero


In conclusione alla morale dello sfottò: il Cammino deve durare il meno possibile, il tempo che tu entri per caso nelle salette ad una delle catechesi iniziali di adescamento al Cammino Neocatecumenale per adulti, giovani etc. ed improvvisamente ti chiamano da casa che devi andar via subito perché sono rimasti chiusi fuori. Fine dell'esperienza. Altrimenti poi il Signore ti fa trovare l'amante per farti vedere che sei adultero, i catechisti te la fanno tenere a tempo indeterminato, perché, più tardi ti converti, più resti nel Cammino e più a lungo paghi la decima. E poi la senti, la moglie! E ti saluto pure la conversione e la salvezza dell'anima. Fine del post.

- ...Ma così è troppo sintetico il post, Fungku! Dicono gli amici della redazione del blog.

- Vabbè, ho risposto io, allora copiamo direttamente da Kiko, tanto ha già scritto tutto lui, ipsa kikissima verba! Quindi anestetizzo il fegato, indosso tutte le medagliette benedette in mio possesso e, forbici e colla alla mano, mi avvento sullo scaffale dell'insopportabile letteratura kikiana ciclostilata.

E dunque, esimii lettori, eccovi una carrellata di massime kikocarmeniane ad argomento tempo passato nel Cammino, selezionate ed incollate per voi da FungKu Reader's Indigèst e dalla redazione, che ringrazio per la collaborazione!



Il valore che il Cammino attribuisce al tempo dei camminanti

1. Riscrivere il passato per riscrivere il futuro.

Siete alle cosiddette "catechesi per giovani ed adulti" e Kiko (o un suo kiklone, è uguale) vi racconta a modo suo la storia della Chiesa. Mentre iddu parla, voi state controllando se segue fedelmente il mamotreto segreto delle catechesi iniziali del Cammino Neocatecumenale che avete scaricato da Internet prima di uscire di casa. A pagina 58 vi imbattete nel famoso diagrammino kiko-carmeniano della storia della Chiesa ed osservate - desolati da tanto osare - la parentesi temporale che si apre con l'editto di Costantino, che pone fine alle persecuzioni contro i cristiani, e si chiude con il Concilio Vaticano II (con gran sollievo di Kiko che non vede l'ora di ricominciarle, le persecuzioni). Una parentesi di 1648 anni di religiosità naturale e paganesimo, vi rivela El Kiko (pagg. 58-62).

Insomma, siete a queste "catechesi" (una tempesta di errori!), non avete ancora fatto in tempo a rendervi conto che vi stanno adescando nel Cammino Neocatecumenale e già vi riscrivono la storia della Chiesa: chissenefrega, dite? Ricordatevi che chi riscrive il vostro passato riscrive anche il vostro presente ed il vostro futuro.

Ed ecco il diagrammino della storia della Chiesa affisso all'interno della testa di Kiko (e, per osmosi, di tutti i neocatecumenali). La freccia nera indica il tempo, che scorre dalla cacciata dei progenitori dall'Eden fino a quel preannunciato giorno di Pasqua in cui El Kiko sarà rapito al cielo ed il mondo finirà. Il momento più pagano di tutti si trova all'interno della parentesi della morte ed in corrispondenza del Concilio di Trento col quale venne rigettata l'eresia protestante - pur con grande riprovazione di Carmen, che avrebbe preferito stare tutti insieme, eretici e non eretici, seduti sulla roccia angolare (v. a pag. 333). Poi arriva Kiko e trasforma la parrocchia in comunità di comunità di comunità di comunità di comunità di comunità, finché, a forza di accorpamenti, di comunità non ne rimane che una da 15 persone - e poi basta perché i fedeli sono finiti, son tutti scappati in un'altra parrocchia.

2. Ora o mai più! (anche nella variante detta "qui ed ora")

Mentre i cattolici "della domenica" seguono i tempi liturgici della Chiesa e si nutrono del suo Magistero, la vita dei fratelli in Cammino è scandita dai tempi della comunità: tappa dopo tappa, "sorpresa" dopo "sorpresa", segreto dopo segreto. Si cammina, giorno dopo giorno, dietro ad uno o più "Mosè", nel "qui ed ora", in un malinteso senso di precarietà, fino a che la Terra Promessa non sarà raggiunta. Dice Kiko:
Non siamo qui solamente per compiere un precetto, per ascoltare la Messa, visto che domani è domenica. [...] Mi rendo conto che per voi potrà essere una cosa difficile perché si tratta veramente di cambiare religione. E' molto difficile passare da maomettano ad ebreo o qualcosa del genere. Dal concepire la religione in certi contesti che avevamo prima, passare ad una religione completamente nuova. (Secondo passaggio, pag. 57)

Tu cammini in una religione in cui Dio va davanti a te ed è Lui che mostra quello che vuole e come vuole. (Inizio Corso 2017-2018) 
E cosa vuole Dio dal fratello neocatecumenale? Che sia pronto per il Signore qui, adesso, in ogni momento. Kiko lo dice, per esempio, nel mamotreto dello Shemà, a pag. 9. Si riferisce alla Parabola delle dieci vergini (Mt 25, 1-13):

Questa convivenza ti dice "Svegliati perché viene lo sposo”. E se non prendesti olio nel primo scrutinio approfitta per prenderlo ora, non accada che tardi ancora un poco e torni a spegnersi e allora è la fine. 
Forse che Kiko ci sta raccomandando una vita in grazia? La santa confessione frequente e sempre subito dopo un peccato mortale? Di osservare i comandamenti e rispettare i precetti? No, il rivoluzionatore del cattolicesimo ci insegna che aspetta veramente lo Sposo colui il quale si presenta immancabilmente agli eventi della comunità neocatecumenale (subito sotto):
Succede che viene lo sposo quando meno te lo aspetti, viene il secondo scrutinio e sai dove sei? Te lo voglio dire: capita che hai una cognata malata e sei dovuto andare a trovarla. Si fecero i secondi scrutini e si chiuse la porta. Ed è già un mese che non vieni in comunità. Da tempo le cose non andavano bene. Si chiuse la porta, i più entrarono e la loro vita cambiò realmente, riempiendosi di allegria e tu ti trovi nei guai, come tanta gente.

La Parabola delle dieci vergini riappare nel mamotreto del secondo scrutinio, con lo stesso carico simbolico. Qui siamo a pag. 17:

Questa Parola ti dice: "Oggi devi essere cristiano!". Oggi, neanche domani, neanche tra un quarto d’ora perché forse tra un quarto d’ora tu dormi. Il Signore ti chiama adesso. Il contenuto di questa parabola qual è? 

Te lo spiego in modo semplice. Le vergini non hanno preso olio. Perché non l'hanno preso? Semplicemente perché hanno trascurato le nozze. Hanno pensato che le nozze non erano importanti. 

E a cosa ti chiama il Signore, adesso?... Prosegue Kiko:

Cosi allo Shemà tu hai pensato che non era importante e non hai preso l'olio: e allora da quanto tempo non vieni in comunità? Da quanto tempo non hai più olio? Ma per la sua misericordia il Signore ti dà oggi l'occasione. Ecco, era in quel momento dello Shemà che il Signore ti invitava a convertirti, era in quel momento che ti si poteva dare l'olio; tu non l'hai preso, non c'è più. 

Questa convivenza stessa: è questo il momento in cui il Signore ti dà l'olio, non ci sarà più tardi, non c'è un altro momento.

Capito, fratelli neocatecumenali? Ora o mai più! Oppure, la volta successiva o mai più! Oppure, quella dopo ancora o mai più! Ma si tratta sempre di andare in comunità ed ai ritiri neocatecumenali. Le innumerevoli occasioni di conversione e progressione spirituale che Dio, tramite la Chiesa o per altre vie, offre a tutti? Non contano. Il Signore passa solo nelle salette, affrettatevi!



3. Ma a cosa è dovuta l'attesa delle dieci vergini della Parabola?

L'attesa è data dal tempo delle trattative delle famiglie degli sposi menzionati nella Parabola, dice Kiko. Sempre dal secondo scrutinio, leggiamo a pag. 17:

Quanto più importanti erano le nozze, più erano lunghe le trattative: in Oriente si fa tutto per le lunghe [...] in Oriente l'ospitalità è tutto un rito. Tutte le trattative vanno per le lunghe.[...]
Bene, io vi dico una cosa: questo è il cammino catecumenale. Il cammino catecumenale sono le trattative. Tutto il cammino catecumenale è lungo, perchè molto importante, perché importanti sono le nozze che Dio sta per fare con te, perché è in gioco la tua vita. 
C'è gente che disprezza queste trattative e prende sotto gamba il cammino, ci sono altre cose più importanti.

... Con ripetuti salti semantici Kiko insegna a sostituire il Cristianesimo (cattolico) col suo rivoluzionario Cammino:

Questi salti logici, veloci e ripetuti fino allo sfinimento, abituano l'ascoltatore passivo a considerare il Cammino come il vero, unico modo di vivere seriamente nella Chiesa. Una specie di reato di impersonificazione.

Il Cristianesimo non è un flash, non è una emozione, non è una convivenza che tu senti così e dopo... no! Chi ha capito che questo è una cosa seria non si lascia portare dall'emozione, dal sentimento, ma prende l'olio. Capisce che è una cosa seria, qui c'è in gioco la vita, questo è serio, è meraviglioso, e come tutte le cose serie nella vita costa tempo e ha una maturazione. Questa è l'immagine.
... e salto di ritorno, dal cristianesimo al Cammino. Seguita Kiko: 
Poiché le trattative sono lunghe tutte si sono assopite; anche voi, poiché il Cammino é lungo vi siete addormentati. Da quanto tempo non venivate in comunità? Non hanno più amore. Altri che hanno un poco d'amore che hanno preso l'olio, che leggono la Parola, anche loro per routine, per stanchezza si sono un po' addormentati. 
Se il Cammino neocatecumenale sono le trattative prima del matrimonio, il neocatecumeno è la vergine in attesa fuori dalla casa dello sposo, e queste trattative durano tutta la vita, come dura il Cammino, cosa dobbiamo dedurre? Che il Cammino e la sua durata non dipendono dalla progressione spirituale del singolo, e in nessun modo la influenzano; è qualcosa che succede al di fuori, che riguarda altri, con ben più alta responsabilità, che a suon di greggi e di case e di servi, contrattano nel frattempo la creazione di un bel patrimonio.

Se ci si pensa bene, è un ottima descrizione del Cammino: mentre i neofiti-ancelle bivaccano, si addormentano, invecchiano (e qualcuna pure ci muore) e devono continuamente comprare l'olio dai catechisti-mercanti - solo da loro, naturalmente, che hanno l'esclusiva delle fede - , lontano da lì, in altre stanze, a loro insaputa, sta lievitando l'eredità (in contanti, in beni, in amicizie utili, in impieghi lucrosi eccetera) destinata a pochi.

Kiko e Carmen hanno mistificato il meraviglioso tessuto di simboli contenuti nella festa di nozze della parabola dieci Vergini. In questa parabola sussistono molteplici contrasti simbolici, che sono sono stati alterati dalla "scienza" dei due impenitenti dall'indole narcisistica: la veglia e il sonno. Il sonno allude al torpore spirituale, alla svalutazione dell'inestimabile appuntamento, alla morte (non all'assenza dalle celebrazioni neocatecumenali, né alla mancata decima, o al non dirigersi alle convivenze e via dicendo). La veglia rappresenta invece l'avvedutezza, la devozione, il giudizio, la vita (e non il tempo trascorso tra le pareti di una saletta neocatecumenale). L’antitesi tra sonno e veglia è ovviamente seguita da un altro contrasto: il buio e la luce. La notte è il momento della tentazione, del deserto, da cui l’anima anela al Signore, nella speranza che l’aurora porti la luce che è vita: Dio. La luce della fiaccola che squarcia la notte è segno dell’incontro con Cristo, luce del mondo, come si canta nella Veglia pasquale.

In questa prospettiva si sottolinea il valore dell’olio, che non è segno della comunità e della vita dell'adepto in essa, ma di ospitalità e di intimità, ma anche segno messianico, usato nelle consacrazioni regali. Il sollecito urgente è quello di prepararsi all’incontro con il Signore e non quello di apprestarsi ad aderire agli obblighi neocatecumenali per incontrare il dio di un'altra religione.

Il racconto che ne fa Kiko è proprio illuminante... oltre al fatto che si guarda bene dal dire che quell'olio dovrebbero essere le buone opere: gli metterebbe in subbuglio tutta l'esegesi farlocca!

Il prossimo salto logico è un doppio carpiato che ci porta dalla Parabola delle dieci vergini alla convivenza del secondo scrutinio e dagli amici dello Sposo ai cosiddetti "catechisti". Vi state intrecciando? Noi sì. Prosegue Kiko:

Bene, questa convivenza è questa parabola. Noi siamo gli amici, gli amici dello Sposo che vengono a dirvi: "Svegliatevi, perché viene lo Sposo!". Non quando vuoi tu. Adesso che siete stanchi, a mezzanotte. E' adesso mezzanotte, è adesso che viene lo Sposo, quando tu nemmeno lo aspetti, perché la vita è così, la morte è così.  

Lo sa il Kiko, amico dello Sposo, che il Signore "passa" proprio poco dopo la mezzanotte, nella "Sala Gialla" dell'Hotel "Le Palme" (mentre tutti stanno cadendo dal sonno malgrado i cantori che urlano).

Attendono tutti i fratelli che si presentano "con l'olio" agli appuntamenti negli hotel, fissati da Kiko e compagnia: gli appuntamenti con il passaggio del Signore. Il tempo delle "trattative" è deciso non dalla Chiesa - né tantomeno dal singolo fedele con il suo direttore spirituale - ma dai falsi profeti neocatecumenali, una volta per tutte, per l'intera collettività degli aderenti al Cammino. Tappa dopo tappa, dopo tappa, dopo tappa; sosta dopo sosta dopo sosta.


E qui facciamo una sosta pure noi, quindi, fine della prima e penultima parte.
Alla prossima,
Cordialità da FungKu, somaro di redazione.



(POST-IT) Mentre in redazione continuano a lavorare a questo post, io vado sempre cercando un po'di carta per fare gli origami. In una delle salette parrocchiali ho scorto un sacco della spazzatura annodato, abbandonato sotto una sedia di plexiglass. Dal peso non pareva roba da chiamare gli artificieri e a toccarlo pareva pieno solo di carta, allora l'ho portato di là e finalmente ho fatto gli origami con tutta la carta che ci ho trovato dentro. Ora vi saluto perché ho sentito un catechista che urla come un ossesso nei corridoi, lo tengono in quattro e c'è uno che gli chiama un TSO. Cordialità, FungKu.

domenica 26 marzo 2023

Lo show delle confessioni pubbliche del Cammino

Promemoria sull'asineria neocatecumenale: esistono troppi validissimi motivi per cui è spiritualmente dannoso "confessare pubblicamente" i propri peccati.

Un grosso errore del Cammino Neocatecumenale è quello di indurre i suoi adepti, in molte occasioni, a fare una "confessione pubblica" dei propri peccati (poco importa che a seconda dei casi la chiamino pomposamente "scrutini", "giri di esperienze", "testimonianze"... il "format" è sempre lo stesso: una confessione pubblica dei propri peccati). Inutile aggiungere che nella Chiesa cattolica ciò non avviene.

La radice di questo clamoroso errore neocatecumenale sta nel fatto che nella loro superbia sono bramosi di misurare la misericordia di Dio, in modo da sentirsi i primi in classifica (una classifica immaginaria di chi è più cristiano degli altri) perché durante lo show delle confessioni pubbliche qualcuno ha parlato di certi suoi grossi peccati e quindi la piccola comunità neocatecumenale acquisirebbe "punti-misericordia". Noi cattolici, invece, sappiamo che ogni singolo peccato - e dunque anche quello del dare scandalo attraverso "confessioni pubbliche" - è contro il regno di Dio.

Effettivamente non somiglia solo a un UFO...

A sostenere quell'errore delle "confessioni pubbliche" c'è l'erronea convinzione - tipica di ogni setta, inclusa quella neocatecumenale - secondo cui un gesto del genere è sincero proporzionalmente a quanto è imbarazzante.

Dunque, vediamo alcuni di quei motivi per cui è spiritualmente dannosa e altamente sconsigliabile la "confessione pubblica".

Il primo è il più ovvio: è il dare scandalo alle anime più deboli. Nessuno di noi può scrutare le anime altrui, per cui non possiamo mai stimare quanto sia spiritualmente pericoloso e immediatamente dannoso che uno parli dei propri peccati. Il peccato non merita "pubblicità". Uno dei possibili danni alle anime semplici è il suggerire (anche involontariamente) l'idea che una certa cosa "è davvero possibile farla". Per dire, se portate una moto presso una tribù che non aveva mai visto un veicolo a motore, nessuno sognerà di impennare, anche se tutti si appassionassero alla velocità e alle prestazioni. Ma non appena uno desse il pessimo esempio anche soltanto dicendo di averlo fatto... E adesso pensate per un attimo ai tanti fratelli del Cammino, che avevano aderito perché lo spot pubblicitario parlava di "fede adulta", parlava di "Dio che si vuole incontrare con te"... e ricevono invece - oltre a pressanti e incessanti e perpetue richieste di denaro - anche un cumulo di scabrose e pruriginose notizie di peccati, talvolta veri, talvolta un po' inventati, ma che fanno a gara a chi sembra più scandaloso. Tutto perché vogliono "misurare" la misericordia di Dio, associandola alla quantità di super-peccatoni extra-giganti.

Un altro buon motivo è che il pubblico ha buona memoria. Io stesso, a distanza di tanti anni, ricordo un certo seminarista (oggi prete di successo) raccontare con inutile dovizia di dettagli certe cose che avrebbe dovuto dire solo in confessionale. E invece non solo le disse in pubblico ma evitò di rimanere sul vago (sarebbe bastato chiudere subito la questione con espressioni vaghe tipo: "ho peccato contro Dio", "mi credevo capace di resistere"...). Ancor oggi, quando lo vedo, la mia memoria istintivamente associa lui a quel determinato peccato e a quelle precise modalità che lui con imprudente vanità descrisse in dettaglio. Non posso sapere se negli anni successivi sia caduto di nuovo in quel genere di peccati ma il fatto è che quando lo vedo, mi torna in mente prima quel suo peccato vantato all'epoca che la sua persona oggi. E figuratevi cosa può significare una "buona memoria" in qualche persona maliziosa, o solo chiacchierona, o semplicemente sofferente, o comunque debole. E figuratevi in un ambiente mormoratore e giudicatore come la diabolica setta neocatecumenale, che giustifica e invoglia le "confessioni pubbliche", quante anime semplici vengono continuamente diluviate di scandali. E no, il blaterare ritmicamente che il Signore "ha perdonato" non ti cancella il ricordo di quelle cose indegne, disoneste, ignobili.

Quindi c'è il fatto che il peccatore stesso ha buona memoria. Prima o poi il ricordo di aver "confessato in pubblico" una determinata cosa gli tornerà in mente corredata di brutte sensazioni (fastidio, rimorso, dolore, paura che qualcuno dei presenti se ne ricordi bene...) perché ricorderà quei volti e percepirà di nuovo le loro sensazioni (non tutte angeliche, non tutte di genuino perdono e lode al Signore). Il disprezzare sé stessi e addolorarsi continuamente per un passato "ancora troppo facilmente ricordabile", è una grave debolezza, è segno che nonostante il perdono non si è voltato pagina. La vera umiliazione, il vero pentimento, nascono per amore di Dio (e al massimo per il timore dell'inferno, cioè del perdere la felicità perpetua in Dio); nel pentimento, l'eventuale aspetto del disprezzo di sé stessi non è il fine, ma solo un mezzo (il maggior rimpianto di Agostino d'Ippona, "tardi ti amai", non riguarda gli specifici peccati ma l'amore per il Signore).

Diremmo, solo per capirci, che occorre imparare a "perdonare sé stessi", cioè a non commettere il madornale errore di Giuda Iscariota. Giuda, convintosi di non poter "perdonare sé stesso", giunse subito all'erronea conclusione che Dio "non poteva" perdonarlo ("se non ci riesco io è impossibile che ci riesca Lui"), che Dio sarebbe stato "incapace" di perdonare, e pertanto andò volontariamente a sfracellarsi, per punire sé stesso in virtù del fatto che non volle "perdonare sé stesso", cioè rifiutò il Dio della misericordia. Allo stesso modo di Giuda, un'anima potrebbe rimanere schiava del peccato "pubblicamente confessato", schiava dell'idea di averlo "detto davanti a tutti", col sottinteso che quei "tutti" (più coloro ai quali sarà stato riferito con più o meno malizia da loro), continueranno ad accusarla (anche solo virtualmente), pertanto "deve" autoaccusarsi anche lei smettendo di pensare che una volta perdonati sacramentalmente occorreva voltar pagina.
Claudia, ex attrice e famosa per questioni porno, dopo la conversione, quando un intervistatore le ricordò ciò che di lei ancora circolava in giro, liquidò la questione dicendo: ma quelli sono peccati perdonati. Cioè - giustamente - non voleva andare a rimestare nel passato (esattamente come non rimestavano l'apostolo Paolo o Francesco d'Assisi, che non si sono certo permessi di descrivere i dettagli pruriginosi delle proprie passate "esperienze"). Erano peccati perdonati attraverso il sacramento della riconciliazione, non avvertiva alcun bisogno di fare "testimonianze" modello neocatecumenalizio autoflagellante e bramoso di punti-scandalo per scalare l'immaginaria classifica di campionato.

C'è poi pure il fatto che il peccatore che rievoca pubblicamente il peccato che ha commesso, rimesta nel torbido, magari ricordando (o inventando) altri dettagli. Infatti le orecchie dell'uditorio non sono le orecchie del confessore. Ciò che normalmente sarebbe stato coperto dal vincolo del segreto della confessione, e dunque da quel momento sarebbe divenuto un voltar pagina nella propria vita, un qualcosa di finalmente "dimenticabile", diventa invece un pubblico rivangare nel proprio torbido passato, "rivivendo" mentalmente quella cosa turpe e vile, col serio rischio che dietro quell'espressione facciale umiliata (umiliazione vera o recitata, non importa) sorga il pensiero del "ma guarda di cosa son stato capace, chissà che non possa accadere di nuovo". (I padri del deserto, quando con esagerata iperbole dicevano che il tuo peccato non esiste più, lo facevano per rimarcare che una volta chiesto e ottenuto perdono non bisognava rimestare più nel passato torbido, ma guardare avanti, voltando pagina; altrimenti si diventa mentalmente "schiavi del peccato", ossessionati da quella cosa, e a furia di girarci intorno, e di descrivere, di riepilogare, di rievocare, si finisce davvero per fare come Giuda, cioè sotto sotto e a poco a poco convincersi di non essere perdonabili, magari perfino dopo l'assoluzione, cioè ci si pianta un "virus" spirituale in testa, da soli, solo perché ci si crogiola troppo a pensare ai peccati passati).

L'euforia di mettere tutto in piazza

Anche se in certi trattatelli spirituali si suggeriva di meditare sui peccati commessi lungo tutta la propria vita e di riportare in confessione (chiarendo di averlo già confessato in precedenza) qualche peccato particolarmente grave del passato, ciò serviva per aggiungersi l'umiliazione del "anche se stavolta confesso solo X e Y che sembrano poca roba, a suo tempo fui capace di commettere anche Z, di cui ho chiesto già perdono, ma che mi ricorda quanto mi allontanai da Dio"), e ciò avviene comunque nel segreto della confessione.

Il segreto della confessione consente di stare "a tu per tu" col Signore, per tramite di un Suo incaricato (incaricato da Nostro Signore, nella persona degli Apostoli, dei loro successori, e di coloro ai quali è stato tramandato attraverso il sacerdozio il potere di rimettere i peccati, al punto che «a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi», cfr. Gv 20,23), e di potersi esprimere senza avere un uditorio di "spettatori" che "chissà cosa staranno pensando di me adesso, chissà cosa penseranno di me in futuro, chissà a quant'altra gente ricorderanno ciò che ho fatto". Al sacerdote in questione non interessano i dettagli - se non quelli importanti per valutare la salute spirituale dell'anima e l'effettiva gravità dell'atto commesso -, ma solo la disposizione personale del penitente a chiedere perdono, senza la quale la confessione sarebbe inutile. Il sacerdote che ascolta una confessione non è "il pubblico presente allo show", ma solo l'incaricato di darti l'assoluzione qualora ritenga che ci sia almeno un po' di pentimento.

C'è un altro punto importante: il fatto che spesso non sappiamo esprimere bene in che modo abbiamo peccato (e anche questa motivazione sarebbe già da sola sufficiente perché la confessione sia esclusivamente "in segreto" col solo sacerdote). Il sacerdote, che di confessioni ne ha ascoltate tante, può chiarire i termini se necessario, o può "capire al volo" senza dover rovistare tra espressioni poco delicate. Nel neocatecumenalismo c'è la sbagliatissima convinzione che uno sia sempre capace di descrivere correttamente i propri peccati, e che se non ci riesce allora "Dio provvede" illuminando gli ascoltatori, come se Dio fosse una specie di "bacchetta magica" (lo stesso tipo di bacchetta magica per cui i cosiddetti "catechisti" del Cammino, anche quando dicono qualche emerita vaccata, sarebbe "per il tuo bene" perché Dio aggiusterebbe automagicamente tutto quel che dicono).

In ogni caso, il peccato da portare in confessione riguarda il "cosa", e non sempre è necessario spiegare troppo il "come" (tranne forse quando ci sono altri peccati connessi a quello), tanto meno scendere in dettagli del tutto inutili ai fini dello spiegare al confessore "di cosa desidero chiedere perdono". Invece nelle pubbliche confessioni neocatecumenali - organizzate come se fossero uno show - c'è tutta un'avidità di dettagli scabrosi, stravaganti e vergognosi, con la convinzione (sbagliatissima) che più ci si imbarazza e più sarebbe fruttuoso il gesto, insieme alla convinzione (altrettanto sbagliatissima) che più è grave il peccato di cui si parla, e più si acquisirebbe punteggio nella classifica immaginaria di "misericordia divina vantabile come conquista della piccola comunità" (come se uno, per ottenere maggior misericordia, dovesse "peccare di più": è il concetto luterano di peccar fortemente purché si creda in Dio ancor più fortemente - mentre noi cattolici sappiamo che è proprio il peccato a renderti più difficile il "credere più fortemente").

La confessione "auricolare" (nel senso di "all'orecchio del sacerdote", cioè in segreto) è di tradizione apostolica. I tentativi di fare "confessioni pubbliche" (con pubbliche penitenze) avvenuti in certe comunità cristiane qua e là nei primi secoli (e non in tutto l'orbe cattolico) solitamente accompagnavano una preesistente visione fatalista della vita e dei sacramenti (come ad esempio l'idea che ci si potesse confessare solo una volta nella vita, e quindi avere in tutta la vita solo due momenti di remissione dei peccati - il battesimo e la confessione - e poi non ci fosse altro che l'inferno). Non ci volle molto, per le autorità della Chiesa, per capire quanto danno facevano quelle gravissime esagerazioni (il guaio è che in tempi recenti, sull'influsso moralista-puritano protestante, certi sedicenti teologi e storici hanno deciso di credere che "praticamente tutti" i primi cristiani non si confessassero nel segreto ma in pubblico, che è una grossa panzana inventabile solo perché non ci sono abbastanza documenti d'epoca a smentirla). La necessità di pubbliche penitenze (addirittura con casi in cui l'assoluzione giungeva solo dopo lunga e durissima penitenza) riguardava solo scandali particolarmente gravi - e sussisteva per il fatto che certi barbari convertitisi troppo in fretta, tornavano poi facilmente in certe gravissime abitudini che avevano prima di convertirsi.

Il fatto che i primissimi cristiani avessero una grande fede e una notevole dirittura morale non implica che i cristiani successivi debbano essere "almeno all'altezza". Questo truce rigorismo da giansenisti ricompare qua e là tante volte durante storia della Chiesa, ad opera di tutti quei protestanti (come i neocatecumenali) che si illudono che la misericordia di Dio vada misurata in quantità di peccatoni "perdonati" vantabili in pubblico. (Se così fosse, i bambini non potrebbero giungere a livelli di santità come gli anziani, e Nostro Signore si sarebbe sbagliato nel dire «lasciate che i bambini vengano a me», cfr. ad es. Lc 18,16).

La Redditio: un'altra occasione per le confessioni pubbliche

Concludiamo facendo notare che Kiko e Carmen hanno sempre avuto un'insana sete di ascoltare robacce sessuali scandalose. E questo perché non solo hanno sempre avuto i loro numerosi "scheletri nell'armadio" - che si sono guardati bene dal "confessare" pubblicamente, ma lo hanno imposto ai loro seguaci - ma anche perché era per loro troppo comodo porre i  seguaci neocatecumenali nella tutt'altro che invidiabile condizione psicologica del "se abbandono il Cammino, poi chissà a quanta gente racconteranno ciò che ho detto". Non a caso il Cammino vezzeggia molto chi ha grossi scheletri nell'armadio, come il vescovo pedofilo neocatecumenale Apuron, o lo spretato ex-cardinale McCarrick. Per Kiko e Carmen e i loro pretoriani, non c'è niente di meglio di un soggetto ricattabile, indotto a umiliarsi e a temere che ciò che dice venga raccontato in giro. E poi, scusate, certi altri super-mega-peccati (omicidi, spaccio...), è un po' difficile raccontarli come "perdonati" se non si è già scontata la pena dei tribunali terreni, senza interessare le forze di polizia, senza ricadere nell'apologia di reato. E dopo averli sentiti una o due volte, vengono a noia; mica come i peccati sessuali che facevano leccare i baffi a Kiko e Carmen (e agli altri soggetti lascivi come loro).

Gli asini neocatecumenali raglieranno che in caso di "confessioni pubbliche" i presenti sarebbero tenuti al segreto. Oh cielo, sono così idolatri che non sanno proprio distinguere tra un pio ingenuo augurio e una situazione reale? L'unico motivo per cui i presenti temporaneamente taceranno è il... non dispiacere al cosiddetto "catechista". Per cui, in caso di frenesia di fare un dispettino, meglio ancora se all'insaputa del "catechista"... Invece noi cattolici sappiamo che solo il sacerdote è tenuto al segreto del confessionale (quantomeno per la minaccia di scomunica immediata), e che in questo è sostenuto non dalla sua volontà ma anzitutto dalla grazia di stato. Motivo per cui ci fidiamo del confessionale ma non ci fidiamo della presunta buona volontà della comunità a cui viene severamente detto "le cose che sentirete non devono uscire da questa stanza" (e invece, puntualmente, usciranno).