giovedì 19 gennaio 2017

I giovani balilla del duce Kiko

E sì, lo dico convinta, poveri bambini sotto ammaestramento kikiano.

Questa affermazione alla base.

Reduci dalle feste natalizie, per antonomasia dedicate ai bambini, dopo aver rivisitato tutte le ritualità kikiane che le infarciscono, ho allargato un attimo lo sguardo ed ho visto lo scenario che vi sottopongo.

Con infinito amore per i bambini e grande rispetto (anche io sono madre, anche io ho vissuto anni e anni nel c.n.), dedico a loro queste considerazioni che spero possano aprire uno squarcio su un aspetto che forse si considera poco, io vorrei dar loro voce, perché i bambini non hanno voce, non possono, come noi, se hanno qualcosa da dire, farsi sentire.
Dico di più: se sono nati e cresciuti dentro l'esperienza, perché figli di catecumeni di lungo corso … che magari hanno anche finito il cammino per diventare FEDELI (ma non nel senso fraudolentemente annunciato nelle catechesi iniziali di Cristiani Adulti che hanno rivissuto il Battesimo)........ ma fedeli a Kiko, fino alla morte, cosa potrebbero, anche volendo, avere da dire?
L'indottrinamento a senso unico è sempre un male, praticato sui bambini in maniera metodica è perverso. Senza portare a sostegno tanti argomenti, non ce n'è bisogno.

Sottolineo che, se davvero Kiko fosse qualcosa che somiglia lontanamente ad un profeta ispirato non avrebbe creato, nella riserva indiana, nel recinto chiuso del cammino (custodito dai “cani mastini-catechisti”, ci chiediamo sempre il senso dei cani delle baracche... ve la do io la spiegazione: lo seguivano dappertutto perché sapevano che con lui avrebbero avuto un futuro radioso!) ...il recinto per gli agnellini, i "piccoli figli del cammino" da allevare per la sua causa.

So bene che queste mie affermazioni, di cui mi assumo la responsabilità, possono scatenare, nei camminanti convinti, un putiferio, ma voglio essere intenzionalmente provocatoria, aspetto e accetto tutto.

Assodato che per Kiko nulla di quello che è al di fuori del mondo chiuso di questa esperienza è indicato per loro -figli del cammino- nel cammino neocatecumenale (N.B.: iniziazione cristiana per gli adulti cfr. Statuto) viene assegnato ai figli dei camminanti:


  1. Un posto privilegiato nella Veglia di Pasqua e in tutte le eucarestie da piccolissimi, e in seguito, l'accoglienza nella comunità dei genitori, una volta fatta la prima comunione.
  2. I didascali incaricati a tempo pieno della loro formazione finché, tra i 13-14 anni (questa l'indicazione precisa di Kiko, per cui bisognerebbe adeguare lo Statuto inserendo "itinerario battesimale per adolescenti"), faranno le catechesi, avranno i loro catechisti, entreranno nella loro comunità e affronteranno i vari passaggi.
  3. Ogni domenica le Lodi domestiche in famiglia o nelle convivenze dove, fino al termine delle lodi, anche i piccoli con le baby-sitter possono partecipare.
  4. Tutto quello che il cammino organizza a parte, di cui abbiamo abbondantemente parlato, nel tempo natalizio appena trascorso: Re Magi, Presepe con ammaestramento nella notte della Vigilia, Eucarestia di ringraziamento a Capodanno.
  5. Giornate mondiali della gioventù a cui, sempre dalla adolescenza in poi, parteciperanno fedelmente e, come si sa, centrale è l'incontro con Kiko, la chiamata vocazionale in cui molti figli si cimenteranno, per non sentirsi inferiori ed essere elogiati, nell' UNICO AMBIENTE che hanno conosciuto, e in cui si fa così. Vocazione certa: o chiamata al presbiterato e alla vita monastica di clausura o guardatevi intorno, sul pullman, tra i camminanti junior comunque, e sceglietevi una sposa/sposo, per formare una famiglia "in missione", tutto compreso.
  6. Sicuro dimentico qualcosa.

Tengo per me quello che mi si ricompone dentro, storie di ragazzi smarriti, senza identità, anche figli di quelli che vengono definiti mega-catechisti, mandati “in cura”, tante volte, nei vari R.M. per qualche mese..... la riserva nella riserva... non ricevendone alcun beneficio, anzi peggiorando negli anni.

Ragazzi che mai hanno costruito una loro identità, che mai hanno saputo o potuto scegliere.

Alcuni li ho visti dibattersi per anni, senza capire la radice del loro disagio perché, perdonate, mai hanno fatto una vita normale di giovani normali che si preparano a vivere da persone normali nella realtà che tutti condividiamo e che non è solo fatta di idoli e di idolatri, mentre i santi, i soli liberi dalla soggezione al demonio, sono quelli dell'iniziazione cristiana di Kiko e Carmen che, quando arrivano alla statura adulta, finalmente, restano con un solo unico ineguagliabile idolo: Kiko stesso.



Ho visto ragazzi cresciuti nel cammino che, come suol dirsi, non erano più né carne né pesce, dopo aver indagato invano sulla propria vocazione, entrati nei seminari R.M., poi usciti, poi fidanzati, poi lasciati, poi tornati in seminario, poi più niente.

Salvo restare in comunità in forma abbastanza fanatica e acritica, che reagiscono contro chi osa criticare il cammino senza capire neanche quello che dicono, essendo cresciuti solo in questa esperienza e non potendo fare confronti, all'ombra del genitore importante, del catechista, del presbitero R.M., loro modello.

Si, ho visto queste cose, le eccezioni ci sono, per carità, ci mancherebbe altro ma, se facciamo uno studio approfondito, statene certi, il risultato è deludente, anche qui il sistema cammino non funziona, come nelle altre cose che analizziamo in questo blog, e gli effetti devastanti sulle persone, purtroppo, sono sempre gli stessi.

Perché C.N., Kiko, il Grande Inganno. Si presenta come una realtà ecclesiale frutto del Vaticano II, poi si impone come "il frutto" del Concilio, unica realtà autentica, la Chiesa del domani con un suo progetto preciso, al di fuori il nulla, a questo si viene educati, in questo itinerario di de-formazione.

Vogliamo analizzare gli effetti sui figli che non hanno conosciuto altro ne' li si mette in condizione di conoscere altro.

Nella predicazione kikiana (cfr. La tela del ragno) la famiglia, i figli, come il lavoro e gli averi sono idoli che vanno odiati. L'amore dei genitori viene spesso definito "nevrotico", per cui la figura genitoriale viene delegittimata nel suo ruolo educativo e sostituita da quella del didascalo prima e del catechista poi, vero punto di riferimento del ragazzo che, ancora adolescente, avrà la sua comunità.

Interi gruppi familiari vengono così inghiottiti in questo baratro nella maniera più naturale del mondo, quasi attratti da un pifferaio magico.

In queste condizioni, i bambini figli di genitori ‘in Cammino’ possono riportare danni irreversibili (è opportuno ricordare l’esperienza di laboratorio conosciuta come la benda del gattino’: se per un po’ di tempo, ad un gattino appena nato, gli si pone una benda su di un occhio, quando la si toglie, quell’occhio resterà parzialmente atrofizzato e non più in condizione di acquistare le normali capacità visive, neppure con energiche rieducazioni.).

I ragazzi, totalmente coinvolti nel CN, vengono privati d’ogni interesse giovanile: amicizie esterne, divertimento, libertà, cultura contemporanea, opportunità di ragionare e di scegliere da soli! Le attività politiche, sociali, e persino quelle caritative, sono, per loro, una perdita di tempo.

Vent’anni di ‘Cammino’ fabbricano "cristiani" in serie (in barba al mantra della compianta Carmen che ripeteva incessantemente, per sottolineare l'unicità di ognuno che era lì ad ascoltare e la unicità e grandezza della loro meravigliosa predicazione: “Dio non fa cristiani in serie, fa le cose sul serio!”)... mi dispiace, cara Carmen, avete fallito: tutti uguali, con lo stampino.

Per sottolineare la pericolosità, tanto più sui ragazzi nati e cresciuti nell'esperienza, dell'ammaestramento esclusivo praticato nelle comunità neocatecumenali, ecco le espressioni che gli pseudo-catechisti utilizzano frequentemente, riportando espressioni di Kiko:
  • “All'inizio hai aderito liberamente, ora non puoi far finta che non hai ascoltato mai la predicazione che ha cambiato la tua vita, MAI PIU' potrai tornare a vivere come prima!
  • “…TU SEI STATO MARCATO A FUOCO E QUESTO NON TE LO PUO’ TOGLIERE NESSUNO”
Con queste parole Kiko inchioda per sempre al Cammino gli adepti e non si fa scrupolo di lanciare maledizioni su quelli che, svegliandosi dall'incantesimo, in un momento di lucidità, volessero tornare indietro:
  • “...Fratello mio, tu puoi tornare indietro: però attento! Attenti fratelli, perché Dio vi ha inviato dei catechisti concreti, che vi hanno detto che hanno visto Gesù Cristo. SE ANDATE VIA IL SANGUE DI GESU' CRISTO PER LA NOSTRA TESTIMONIANZA RICADRA' SU DI VOI”.
Mamma mia, che terrore! E che orrore!

Questo è l'humus sul quale le piantine dei figli vengono innestate per crescere, ora è più chiaro quello che ho esposto?

Impressionata dalla somiglianza della struttura e dei metodi in uso nel C.N. con quelli tipici dei sistemi dittatoriali e delle sette, metto a confronto l'educazione della seguente generazione nel c.n. e nel fascismo.

Scoperta sorprendente!

Riporto, senza ulteriori commenti, il ruolo svolto, nel ventennio fascista dalla ONB Opera Nazionale Balilla, istituita per l'educazione della gioventù. Vi facevano parte i giovani dagli 8 ai 18 anni, suddivisi in balilla ed avanguardisti. Scopo dell'ONB era rendere consapevoli i giovani del loro ruolo di "fascisti del domani".

Basta sostituire al termine: "Duce" il nostro "Kiko".
Al termine "fascismo" o "fascista", "neocatecumenato" o "neocatecumeni"
E il gioco è fatto!

Solo non ho resistito alla tentazione di riscrivere per Kiko la Preghiera dei balilla: spero gli piacerà e gliela dedico di cuore.

Per chi dovesse risentirsi per tanta sfacciata impudenza, rispondo che, a parte la correttezza dell'analisi che potrete voi stessi verificare, alla fine vogliamo sorridere anche noi, in mezzo a tanto dolore. “CASTIGAT RIDENDO MORES”, anche per sfatare quell’alone di sacralità che è solo di facciata!

D'altra parte voi, fedeli camminanti, per rendere la marcia meno faticosa, vi dilettate a raccontarvi barzellette sulla nota megalomania kikiana, che gli fa credere di essere nuovo messia in terra, e che, evidentemente, fa ridere anche voi.

(Devo anzi farne presto una raccolta, come appendice al libro "Annotazioni")

ONB Opera Nazionale Balilla


Principi Educativi:

Sosteneva Mussolini:
"L'educazione fascista è rivolta a creare il fascista come noi vogliamo".
Per formare il "carattere" era fondamentale suscitare l'emotività dei giovani più che il loro senso critico.Le verità che vogliamo loro insegnare devono parlare prima alla loro fantasia, al loro cuore, poi alla loro mente".
All'astrattezza dell'insegnamento tradizionale si opponeva così il "valore educativo dell'azione e dell'esempio".
La concezione antiscientifica e irrazionalistica della realtà propugnata dal fascismo tendeva all'interiorizzazione acritica di determinati modelli comportamentali attraverso l'attivismo collettivo, mediante il mantenimento di una costante tensione emotiva.
Il giovane doveva uniformarsi all'immagine di una società dinamica, protesa verso obiettivi grandiosi; allo stesso tempo, gli era richiesto di inserirsi in un rigido sistema centralizzato e gerarchico. Al vertice della gerarchia il duce quale esempio sublime, ne derivava pertanto un vero e proprio culto della personalità.

Impressionante, parla proprio di Kiko e del cammino.

Il culto della personalità è una forma di idolatria sociale che generalmente si configura nell'assoluta devozione a un leader, attraverso l'esaltazione del pensiero e delle capacità, tanto da attribuirgli doti di infallibilità.

Immagini del capo appaiono ovunque, così come statue e altri monumenti innalzati alla grandezza e alla saggezza del capo. Slogan del capo ricoprono enormi cartelloni, e libri contenenti i discorsi e gli scritti del capo riempiono le biblioteche e le librerie. Il livello di adulazione può raggiungere vette che appaiono assurde.
Aiuta inoltre a giustificare le regole spesso dure della dittatura, e a propagandare nei cittadini la visione che il capo opera come un governante giusto e buono. In aggiunta, i culti della personalità spesso sorgono dallo sforzo di reprimere l'opposizione interna a una èlite dominante.

Ultimo atto. Ecco la professione di fede al duce dei giovani fascisti, coniata sul Credo o Simbolo degli Apostoli, che somiglia a una bestemmia (perciò non ebbe molto seguito):
Preghiera del balilla.
«Io credo nel sommo duce, creatore delle camicie nere, e in Gesù Cristo suo unico protettore. Il nostro salvatore fu concepito da buona maestra e da laborioso fabbro. Fu prode soldato, ebbe dei nemici. Discese a Roma, il terzo giorno ristabilì lo Stato. Salì all'alto ufficio. Siede alla destra del nostro Sovrano. Di là ha da venire a giudicare il bolscevismo. Credo nelle savie leggi. La comunione dei cittadini. La remissione delle pene. La resurrezione dell'Italia, la forza eterna, così sia.»
Ecco un adattamento all'idolatra megalomane Kiko Arguello:

Preghiera dei giovani balilla del cammino.
«Io credo nel sommo Kiko, creatore dei giovani balilla neocatecumeni , ...omissis... Il nostro salvatore fu concepito da donna molto devota e da affermato avvocato. Fu eccelso predicatore, ebbe dei nemici. Discese a Roma, il terzo giorno ristabilì la Chiesa. Salì ai piani alti vaticani. Siede alla destra del nostro Santo Padre. Di là ha da venire a giudicare il religioso naturale che va a messa la domenica in parrocchia. Credo nei mamotreti non corretti. Le comunità nelle salette. Credo che sono un peccatore che deve obbedire. Che la Chiesa si trasformerà in comunità di comunità per la forza eterna del Kerigma di Kiko, così sia.»

Pax

martedì 17 gennaio 2017

Inginocchiarsi al Dio Vivo e Vero nel Tabernacolo è, per un neocatecumenale, "adorare qualcosa di astratto"

Vi proponiamo, tratto da un gruppo pubblico di FB, Testimonianze di Ex neocatecumenali, questo post che riassume uno scambio di battute davvero interessante fra l'amministratore del gruppo ed una convinta adepta neocatecumenale.

Amministratore: Cari amici, non avrei mai creduto di venire a conoscenza direttamente di "quella perfida eresia" che costantemente in questo gruppo è stata più volte evidenziata, ma che mai un NC ha osato confutare. Oggi, inaspettatamente, abbiamo in mano una testimonianza da far tremare le vene e i polsi a tutte le Comunità del CNC
Il seguente commento/dialogo conferma una delle tante eresie che colpiscono il cuore della Fede Cattolica Cristiana. 

Neocatecumenale: C'è tanta cattiveria in questi vostri commenti, anche io sono fuori dal cammino da tempo ma non riesco nemmeno a pensare di parlarne male, anzi riconosco che ha cambiato il mio cuore mi ha formato come donna e come persona! E vi assicuro non inchiodano nessuno dentro il cammino anzi Liberano!

Ricorda che Dio non è un qls di astratto, ma Dio si manifesta tramite persone concrete e fatti concreti, quindi anche nella realtà del cammino!

Amministratore: E con questo? Noi sappiamo che Dio prevalentemente si trova nella Chiesa Cattolica, vivo e vero nascosto nel tabernacolo. Lì ogni vero Cristiano va a chiedere misericordia e forza per camminare verso la santità. Strade traverse, con catechesi dubbie e manipolate, non corrispondono alla volontà di Dio. Quindi sei esortata a non mettere Dio dappertutto come il prezzemolo e a sproposito!

Per tua norma, l'Essenza di Dio è l'Amore e se nelle persone questo amore non c'è, stiamo parlando di altre cose...

Neocatecumenale: Infatti tutto il nocciolo sta proprio nell'amore, DIO stesso dice, vi do un comandamento nuovo amatevi gli uni e gli altri da questo riconosceranno che siete miei discepoli.... Non da un inginocchiarsi davanti un tabernacolo dove dici che è lì un Dio vivo e vero è addirittura nascosto! Quindi esorto te a guardare in te stesso se c'è questa essenza di Dio che è amore, non nelle persone!

Amministratore: Vedi, non sei cattolica, anzi, stai proprio azzardando un discorso da pagana!!!
Non venire qui a fare del catechismo spicciolo, perché non ne hai lo spessore...
...il vero Cristianesimo non lo conosci!!!

Neocatecumenale: Spiegamelo tu allora qual è!

Amministratore: Adorazione in ginocchio davanti al Dio invisibile che si fa Pane vivo disceso dal Cielo per salvare gli uomini, altrimenti perduti! Davanti al Tabernacolo Gesù ci attende per donarci i suoi meravigliosi abbracci. Con l'Amore di Gesù è poi possibile amare il prossimo. Nel CNC non si ama il prossimo perché non si insegnano le norme basilari per avere Dio nel cuore!!!!

Neocatecumenale: Questo non è cristianesimo questa si chiama religiosità naturale, il cristiano è colui che fa la volontà di Dio fidandosi di Dio in ogni situazione fatto della vita, e non sono bla bla bla né tanto meno pregare in ginocchio e adorare qls che è solo astratta, ma esperienza... il cristiano fa esperienza di Dio sulla propria vita!

Amministratore: Hai imparato bene la lezione che è dentro di te, ma è SBAGLIATA!
Te lo riconfermo! Tu con queste certezze, non sei cattolica, ma pagana protestante! 
Poi sei impreparata da paura per venire nel gruppo a raccontarci cos'è il Cristianesimo. 
Non lo sai che con queste cose che hai scritto, hai confermato il tradimento verso Cristo? Tu non credi nella presenza reale di Cristo nell'Eucaristia! 
Altro che religiosità naturale, è ignoranza gretta del vero Cristianesimo! 
Hai bisogno impellente di ristrutturarti e di riprendere in mano il Catechismo della Chiesa Cattolica laddove si parla di Gesù nascosto nel Pane vivo disceso dal Cielo e di leggere il Vangelo, perché non solo sei digiuna, ma anoressica! 
Questo te lo dico per il tuo bene e in onore alla Verità Rivelata che Cristo ha affidato ai suoi Apostoli!"

domenica 15 gennaio 2017

Non peccare più? Macché! per un presbikiko l'importante è che "quanno cadi te rialzi"...

«Dato che in questo post si parla dell'inginocchiarsi davanti a Dio, permettetemi di descrivervi,visto che siamo in tema, il metodo di amministrazione del Sacramento della Riconciliazione ad opera di un sacerdote, pardon, presbitero neocatecumenale con cui ho avuto il (dis)piacere di confessarmi domenica scorsa.

Arrivo, entro nel Confessionale e mi inginocchio come da prassi, mi attendevo un saluto del tipo: "Sia lodato Gesù Cristo" oppure un'altra frase simile, o ancor meglio, un Segno di Croce seguito da una delle formule che propone il Rito della Penitenza, nella sezione in cui si parla del rito per la riconciliazione dei singoli penitenti. Nulla di tutto questo: il presbitero esordisce dicendo un freddo ed informale: "Dimmi".
"Dimmi" è un gran bel modo per accogliere i penitenti, non v'è dubbio......

Confesso i miei peccati, e l'unico consiglio che il presbitero mi dà è il seguente: "L'importante è che te rendi conto che, quanno cadi, ti rialzi".

Ora, non dico che volevo una direzione spirituale, ma un consiglio del genere, se permettete, me lo poteva dare qualunque persona, non era necessario un confessore - colui che, di fatto, dovrebbe aiutarti ad emendarti, in modo da non ricadere nel peccato.

Invece, con una tale frase fatta, se permettete, si banalizza il sacramento stesso, come a dire: va beh, hai sbagliato, rialzati e cammina, vai avanti.

Ok, rialziamoci e camminiamo, ma con l'aiuto e la misericordia di Dio, non solo con noi stessi. È questo quello che occorre, non solo il rialzarsi!!

La confessione termina così: "Ho capito. Je dirai un Ave Mmaria a la Madonna, Iddio te conceda il perdono de tutti li peccati".

Non un atto di dolore o di contrizione, non una formula di assoluzione sacramentale, nulla di nulla. Solo la frase che vi ho scritto sopra, in dialetto romano, ovviamente.

Gran bel modo di amministrare la Misericordia di Dio... da rimanere senza parole, credetemi......

Vorrei sapere cosa ne pensate? E vi sono capitati presbiteri di questo tipo nello svolgimento del sacramento in questione?»
(da Wolf)

Nota nostra:
Perché il sacramento della Riconciliazione (o Penitenza) sia valido è necessario che un ministro ordinato al sacerdozio, in presenza di un peccatore contrito e intenzionato a non peccare più, dopo l'accusa dei peccati pronunci la forma del Sacramento, che in questo caso è "io ti assolvo dai tuoi peccati nel Nome del Padre, del Figlio e dello Spirito  Santo". Naturalmente il ministro deve avere l'intenzione di fare ciò che la Chiesa fa (e qui coi neokiki non è che siamo sicurissimi...)
Si badi bene al modo in cui la frase è stata formulata e che comincia con "IO ti assolvo". Nel caso presentato da Wolf, il ministro neokiko ha detto invece "Iddio ti perdoni". Fra queste due forme c'è una distanza abissale: nel primo caso, sacramento cattolico, il ministro (ovvero il Sacerdote) nella persona di Cristo-capo (in persona Christi), assolve il penitente. E' chiaro che l'assoluzione viene da Dio, che solo può rimettere la colpa, tuttavia il Sacerdote cattolico quando pronuncia la forma del Sacramento non è più "se stesso" ma è Cristo in persona, che si serve del Sacerdote per effondere la Sua grazia. Il Sacerdote è chiamato in prima persona, realmente, come se fosse Gesù.
Nella versione kika invece, il presbitero kikiano sembra chiamarsi fuori dal sacramento, come se non fosse suo compito amministrarlo. Dicendo "Iddio ti perdoni" egli dimostra un'ignoranza crassa circa l'importanza dei riti della Chiesa, che, a meno di validissime giustificazioni, vanno rispettati ovunque, da chiunque e in in qualsiasi tempo.
Viene il dubbio che il presbikiko non creda realmente al proprio ruolo o che non ha intenzione di fare quello che la Chiesa fa, assuefatto com'è alle elucubrazioni di Kiko, rendendo così nulli tutti i sacramenti che amministra...


Nota supplementare a firma l'apostata:

Sull'argomento non è che sia tanto semplice discriminare: tutti i bravi confessori non neocat da una parte e tutti i cattivi confessori neocat dall'altra.

Parlo di quel che ho visto io negli anni.

In linea generale, il problema dei "presbiteri" usciti dai Redemptoris Mater è l'avere la testa imbottita della solfa kikiana: il demonio, le disgrazie, il demonio, gli idoli, il demonio, odia i tuoi genitori, il demonio, il nemico è il coniuge, il demonio.

A questo va aggiunto il fatto che le vocazioni RM non è che siano proprio tutte vere vocazioni al sacerdozio.

Capita lo stesso nei matrimoni forzati dai kikatekisti.

Il problema nella confessione c'è, e abbastanza spesso, inutile negarlo.

Rammento una persona in lacrime dopo che il presbitero neocat le aveva urlato di "essere il demonio".

E un'altra che si sentì dire che se non fosse entrata in Cammino si sarebbe dannata.

È un vizio di fondo, dovuto all'obbedienza prona a Sankiko. Il vero vulnus alla Chiesa è stato causato dal permettere l'apertura dei Redemptoris Mater, che ha portato alla formazione di un clero controllato da un laico, poco disposto a obbedire al vescovo e formato spesso male.

Però non è giusto generalizzare. Ci sono anche sacerdoti usciti dai RM che la vocazione ce l'hanno, e obbediscono alla Chiesa prima o poi.

Uno per tutti: don Rosini. Nelle sue catechesi ha sempre ribadito l'obbedienza a Chiesa e vescovo, e messo alle strette da Sankiko ha scelto la Chiesa.

I normali preti diocesani non hanno la testa piena delle kikate dei RM, e non è poco. La loro formazione ha in generale un livello standardizzato, ovunque studino.
Tuttavia dipende da ciascuno di loro se essere un buon sacerdote che ha cura del suo gregge oppure vivere il proprio ministero evitando tutto quel che è fonte di fastidi e fatica.
Ho visto e sentito di tutto, nel bene e nel male.

In fondo, come sempre, è la libertà delle persone che determina quel che si è o si diventa o come si agisce. La vita è tutta una scelta, checché ne dica Sankiko con il suo "l'uomo non può non fare il male".

venerdì 13 gennaio 2017

L'unico atto degno di un uomo è inginocchiarsi davanti a Dio


C’è silenzio. C’è aria di mistero nell’aria. Sta succedendo qualcosa di grande.

Il sacerdote stende le mani sul pane e sul vino e dice: “Padre veramente santo e fonte di ogni santità…”. Il sacerdote continua: “santifica questi doni con l’effusione del tuo Spirito perché diventino per noi il corpo e il sangue di Cristo…”

Il Re dell’Universo sta entrando, sta arrivando. Si sta facendo pane e…

… e io, oggi, a messa, ho avuto la prova tangibile che sto invecchiando.

Guardandomi intorno e vedendo molte persone in piedi invece che in ginocchio, non sono riuscita più a pensare come quando ero giovane: “E’ bello che ognuno faccia come più si senta di fare. La libertà è anche questo. E poi non è mica importante la posizione del corpo, ma quello che senti dentro di te. Dio non sta a guardare l’esteriorità ma il tuo cuore!”

E forte della mia giovinezza, potevo anche dire queste frasi con la saccenteria di chi la sa lunga. Sapete quella sacra lotta contro l’apparenza che, quando si è ragazzi, si combatte alla grande? Ecco; proprio quella!

Oggi invece…ma com’è successo? Come ho fatto a trasformarmi così tanto, al punto di aver voglia di andare dai tizi in piedi e dir loro: “Sta arrivando il Re dei Re e tu stai in piedi, tutto tranquillo? Ma che hai nella testa!!! Mettiti in ginocchio e sii almeno un po’ educato. Sta entrando il tuo Creatore!”

Tranquillizzatevi tutti: non ho fatto questa sceneggiata! Non credo che mio marito ne sarebbe uscito indenne! E poi li capisco: Gesù arriva e non fa nemmeno effetti speciali.

Sarebbe bastato abbinare, ad ogni consacrazione, almeno una musica solenne scesa miracolosamente dal Cielo (noi uomini, per queste strategie comunicative, siamo all’avanguardia).Il massimo sarebbe stata l’apparizione di un angelo con lo shofar, pronto a suonarlo al momento opportuno. Altro che la piccola campana che si suona in qualche chiesa.

Mannaggia a questo Dio che gioca a nascondino.

E’ un tipo discreto il Signore dell’Universo.

Sarà che noi, anche se facciamo una “O” bella tonda, desideriamo farlo sapere al mondo intero, che proprio facciamo fatica a comprendere un Dio che “è” ed “ha” talmente TUTTO, da potersi permette il lusso di surclassare il marketing comunicativo. Lui, semplicemente, “fa”.

“Io faccio nuove tutte le cose”. Lo dice e lo fa.

Quindi, dicevo, un po’ li capisco…ma un po’, anche no!

Ho l’impressione che dietro quei fieri figuri che non si inginocchiano, ci sia una mentalità popolare che si potrebbe riassumere in questa frase: “Io non mi inginocchio neanche in chiesa”, della serie “Mi spezzo ma non mi piego”.

Avete presente l’uomo-Denim, quello che non deve chiederemai?

Ecco; quello!

Quello che non chiede, non si inginocchia, non si scusa, mai!

E non sto parlando degli anziani con possibili problemi fisici. No. Gli ultra 70enni, infatti, nonostante i problemi dell’età, si inginocchiano più degli altri (probabilmente perché con l’età, aumenta anche la saggezza e laconsapevolezza che di Padreterno ce n’è solo Uno ed è meglio non prendere il suo posto).

Quando vedo certi preti che si impegnano tantissimo nel far fare il segno della pace a tutta la chiesa per un quarto d’ora di seguito o spingono tutti a tenersi per mano durante il Padre Nostro, perché è più bello, mi viene da dire: “Vi prego; riscaldate il cuore delle persone perché capiscano che inginocchiarsi davanti al Re dei Re, è un atto di coraggio, di umiltà, di affidamento, di adorazione, di amore, di rispetto, di consapevolezza…”

Stare tutti in ginocchio, inoltre, significa aver capito che a messa siamotutti uniti in modo divino e misterioso.La liturgia, infatti, è la preghiera della Chiesa, ossia del corpo mistico di Cristo che, nello Spirito santo, è costantemente in dialogo con il Padre.

Stiamo facendo, cioè, una cosa diversa dalla preghiera personale. Pregareinsieme con le stesse parole e con glistessi gesti, ci aiuta a capire che “Padre nostro” è diverso da “Padre mio” e chepregare il Padre insieme con Gesù, nello Spirito Santo è essere un corpo solo ed un’anima sola.

Ecco perché in una celebrazione liturgica come la Messa (o nelle altre azioni sacramentali – battesimo, cresima, matrimonio, esequie…)«l’atteggiamento comune del corpo, da osservarsi da tutti i partecipanti, è segno dell’unità dei membri della comunità cristiana riuniti per la sacra liturgia: manifesta infatti e favorisce l’intenzione e i sentimenti dell’animo di coloro che partecipano» (Ordinamento Generale del Messale Romano, n° 42). 

Ma alla fine, credo che il motivo principale per cui non ci si mette in ginocchio, è che non ci rendiamo ben conto di quel che sta succedendo in quel momento. L’entrata in scena di Gesù non è accompagnata da applausi e lo sguardo annoiato di alcuni tradiscela debolezza umana.

“So’ ggioovani!” si diceva in uno sketch di un paio di anni fa.

“So’ umani!” si dovrebbe dire di noi, a Dio.

“Abbi pietà di noi” dovremmo dire spesso e volentieri.

Facciamo una grande fatica e “vedere ciò che è invisibile e spirituale”.

Tendenzialmente siamo portati a saltare di gioia di fronte alla moltiplicazione dei pani e dei pesci e a distrarci nell’Ultima Cena. Ci viene più naturale meravigliarci del paralitico che ri-cammina che non del malato a cui tutto è perdonato.

Siamo umani; siamo concreti, siamo fatti di carne.

Però, è proprio perché la nostra “carne” è così importante per noi, che non possiamo permetterci di estrometterla dal rapporto con Dio.

In poche parole, mettersi in ginocchio è un modo incisivo per dirGli: “Mio Signore, tu lo sai che io non ce la faccio ad essere propriamente un bravo cristiano. Faccio quel che posso ma quaggiù, sulla terra, non è facile andare avanti. Chi meglio di te ha sperimentato questo? Allora Signore, sono qui ai tuoi piedi, per chiederti ancora una volta: mi potresti aiutare? Tu solo sei Dio e Tu solo sei la mia salvezza”

Un po’ di giorni fa, entrando in una chiesa dove c’era l’Adorazione Eucaristica, ho visto una famigliola intera seduta negli ultimi banchi. Solo il papà era in ginocchio,davanti a Gesù sacramentato.

Mi è sembrata un’immagine così bella che l’ho fotografata.

Il padre, il simbolo della forza, l’immagine della mascolinità, davanti alla sua famiglia, stava in ginocchio davanti al Re dell’Universo.

Quel papà, ai suoi figli stava dicendo:“Quando nella vita avrete paura per qualcosa, inginocchiatevi e pregate…”“Ed egli (Gesù) si staccò da loro circa un tiro di sasso; e postosi in ginocchio pregava, ” (Luca 22:41)

“Quando avrete bisogno di diventare buoni oltre le vostre forze, inginocchiatevi e pregate…” “Poi, (Stefano) postosi in ginocchio, gridò ad alta voce: Signore, non imputar loro questo peccato. E detto questo si addormentò” (Atti 7 : 60)

“Quando vorrete chiedere un miracolo, inginocchiatevi e pregate…” “ Ma Pietro, messi tutti fuori, si pose in ginocchio, e pregò; e voltatosi verso il corpo, disse: Tabita lèvati. Ed ella aprì gli occhi; e veduto Pietro, si mise a sedere.”   (Atti 9 : 40)

“Quando vorrete sentirvi uniti con gli altri, inginocchiatevi e pregate…”“Quando ebbe dette queste cose, (Paolo)si pose in ginocchio e pregò con tutti loro” (Atti 20 : 36)

“Quando avrete una richiesta urgente da fare, inginocchiatevi e pregate…”“Ed Achab risalì per mangiare e bere; ma Elia salì in vetta al Carmel; e, gettatosi a terra, si mise la faccia tra le ginocchia ” (I Re 18:42)

“Quando vorrete ringraziare Dio con tutto il cuore, inginocchiatevi e pregate…” “E quando Daniele seppe che il decreto era firmato, entrò in casa sua; e, tenendo le finestre della sua camera superiore aperte verso Gerusalemme, tre volte al giorno si metteva in ginocchi, pregava e rendeva grazie al suo Dio, come soleva fare per l’addietro.” (Daniele 6 : 10)

“Venite, adoriamo e inchiniamoci, inginocchiamoci davanti all’Eterno che ci ha fatti!” (Salmo 95:6)

*Etty Hillesum
Scrittrice ed intellettuale ebrea morta a 29 anni ad Auschwitz



mercoledì 11 gennaio 2017

Non c'è limite al ridicolo: per onorare il Redentor Kiko, il presepe a tema Palomeras Altas

Certe volte davvero con i kikos non si sa se ridere o piangere... Sant'Ireneo di Lione, nel farsi beffe degli eretici, faceva notare come l'eresia portasse al ridicolo e all'assurdo e la realtà dell'idolatria per il cammino e per i santi iniziatori raggiunge le più alte vette del tragicomico (si veda anche lo studio da pittore di Kiko attrezzato per le visite, o il santino di Kiko, l'arcano con il ticket o il libro di Kiko acquistabile al termine della convivenza come nei raduni delle società multilevel...).

"Autore della lettera" ci segnala il seguente post apparso su una pagina Facebook:
"Quest'anno presepe ispirato alle origini del cammino, raccontate alla convivenza di inizio corso.
Kiko è andato tra i poveri e lì ha visto Cristo. Allora ho ricreato la baraccopoli di Palomeras ed è lì, tra i poveri, che nascerà Gesù.
Un modo per ringraziare Dio di questo cammino che ci ha donato grazie ai nonni e per ricordarci di farci più piccoli, umili, semplici!
(Lo so, potrei sembrare un esaltato pazzo ma... ho corso questo rischio)"
Qualcuno potrebbe dire che abbiamo inventato, ma purtroppo è tutto vero, come testimoniato dal post originale e dai commenti dei neocat entusiasti:

E per la gioia degli occhi le immagini del presepe:


Intorno alla capanna della povera famiglia di Nazareth, come ulteriore supplizio da aggiungersi alle sofferenze di Giuseppe e Maria, si noti la baracca di Kiko con vista diretta sulla stalla, il profeta Kiko contornato dai cani-guardiani (vera kikka dell'intera opera) e i pittogrammi con scritte, ricopiati con incrollabile abnegazione, dalle foto agiografiche del santo di Palomeras.


Altre baracche... e intorno gravitano alcuni personaggi famosi del Cammino, come "san" José Agudo, evidenziato in uno dei commenti.


Ogni commento appare superfluo. Suggeriamo agli amici napoletani che hanno una bottega a San Gregorio Armeno di adeguarsi alla nueva estetica, gli abbiamo dato una dritta niente male per incrementare gli affari: come farsi mancare in casa d'ora in poi il presepe Kiko-style?
Mano al portafoglio, fratelli!

lunedì 9 gennaio 2017

La doppia faccia del "NON GIUDICARE" degli istrionici neocatekiki

Mi piace mettere in evidenza il commento di Annalisa alle solite reazioni risentite dei camminanti che si aggirano nel blog. A parte il doppiopesismo sfacciato per cui essi che giudicano tutto non vogliono essere giudicati da nessuno, e' interessante analizzare lo stadio successivo di degenerazione del "non giudicare" che consiste nell'arbitrario interferire nelle scelte altrui: in questo caso, ulteriore aggravante, l'altro è la Chiesa. Ossia, al colmo della megalomania idolatrica, si giudica e si condanna il modus operandi della Chiesa stessa, nel seno della quale si dovrebbe agire, come tutte le altre realtà ecclesiali, in umile ascolto, filiale devozione, perfetta obbedienza. Come è possibile questo?

Sicuramente si ritiene di avere un grado di discernimento più elevato, di avere chiaro dove e come Dio vuole portare la sua Chiesa, cosa che neanche il Papa conosce. E dove Dio vuole portare la Chiesa? È Kiko che lo spiega al Papa (prima Udienza di Papa Francesco con il C.N. - 1 febbraio 2014): dopo aver descritto tutto l'itinerario battesimale, quando afferma che finalmente la Parrocchia è stata trasformata in comunità di comunità e i fratelli sono pronti per la Missione, questi i frutti del Cammino.

Ora viene il bello, ipse Kiko dixit, testuale: "TANTO È COSÌ IMPORTANTE QUESTO CHE NON SI CAPISCE COME NON ESISTE IN TUTTE LE PARROCCHIE LA INIZIAZIONE CRISTIANA DEGLI ADULTI. COM'È POSSIBILE!" (Intendendo per iniziazione cristiana, ovviamente, il SUO cammino e solo il SUO cammino, perché, evidentemente nella Chiesa non esiste altro).

Questo il commento di Annalisa:
@Pax e Pietro (NON del Cammino) che hanno detto:
noi non correggiamo nessuno. Mica siamo Vescovi. Noi, solo, ricordiamo le correzioni che avete avuto dall'autorità ecclesiastica.
Limpido!
Non solo fanno quello che vogliono, ma pretendono pure di non essere CRITICATI.


Tutti i neocatecumenali pretendono di non essere criticati perché gli è stata insegnata la scusa del "NON GIUDICARE"che per i catechisti ha una doppia faccia: i catechisti, il CAMMINO e soprattutto KIKO non possono mai essere "giudicati" (ossia è vietato DIRE LA VERITA' e RAGIONARE liberamente con il proprio cervello su questi argomenti), ma i catechisti (che sono semplici laici, molto spesso ignoranti, che non hanno studiato Teologia, e che non hanno nessun mandato da parte della Chiesa se non quello di essere dei semplicissimi "catechisti" proprio come quelli della Prima Comunione o della Cresima... nulla di più!) si permettono di GIUDICARE la tua vita (anche quella più intima) e la tua fede, ed hanno il potere assoluto di condannarti, di bocciarti ad un passaggio e dirti qualsiasi sciocchezza che gli passa in mente sulla tua vita.
Invece chi pretende di correggere ed offendere i Vescovi sono proprio quelli del Cammino che come bambini capricciosi non accettano non solo le correzioni della Chiesa o del Magistero, ma anche le loro scelte. Basta ricordare l'episodio di Kiko che sul palco del primo Family Day del 20 giugno 2015 osò offendere e riprendere pubblicamente il Vescovo Nunzio Galantino (segretario generale della CEI!) per il fatto che aveva preso, insieme al Papa, la decisione politica di prendere cautamente le distanze dal Family Day semplicemente per farlo essere un evento non etichettabile dai mass-media come voluto dalla Chiesa. La loro era stata una scelta "politica" intelligente e pensata. Ma Kiko lo riprese pubblicamente dal palco condannando (=GIUDICANDO in maniera grave!) la loro scelta.
Praticamente KIKO e il Cammino hanno il delirio di onnipotenza come in tutte le DITTATURE e SETTE! ...e pensano "io posso GIUDICARE, ma nessuno può giudicare me"..
Annalisa
1° febbraio 2014: Kiko indiavolato mentre protesta
lamentandosi col Papa che ancora non esiste
in tutte le parrocchie l'iniziazione neocatecumenale

venerdì 6 gennaio 2017

Discernimento cristiano? Gnosi del peccato, secondo Kiko

Su segnalazione di un lettore del blog vi proponiamo il seguente video, dove il nostro Kiko ci dà una interpretazione fortemente rivelatrice circa il concetto di discernimento cristiano. In calce la traslitterazione del discorso in spagnolo e la nostra traduzione. A seguire alcuni brevi commenti.
Il video è stato pubblicato anche su YouTube e su Facebook alle pagine del gruppo JMJ-CNC.



«...saber discernir. Porqué, dicen los padres de la Iglesia, que habia un hombre muy anciano que reuniò los jovenes y le dijò: "Que creeis vosotros que es lo proprio del cristiano, lo mas suyo lo mas proprio, mas autentico?". Se alza uno y dice: "L'obediencia" y dice el anciano "No". Y uno otro dice "La humildad". "No". "La sanctitad". "No". "Ah no? Y que es lo proprio del cristiano?"
Y respondiò: "El discernimiento!".
Porqué si tu no tienes discernimiento te crees santo y eres un pecador. Te crees humilde y es un soberbio. Discernimiento. Y discernir se aprende, en el camino neocatecumenal, con los anos hasta que tenga una fé adulta, una fe crescida, superior asi que el demonio no te pueda enganar, porque sabes descubrir sus trampas. El demonio siempre se disfrace de angel de luz. El demonio siempre esta hablando... una forma de discernir cuando un piensamiento ven del demonio es que el demonio siempre te adula, porque el que te adula es tu enemigo. El que te corrige es tu padre.»
Traduzione:
«...saper discernere. Perché dicono i padri della Chiesa, che c'era un uomo molto anziano che riunì i giovani e gli chiese: "Cosa pensate voi che sia la caratteristica più importante per un cristiano, la più autentica?" Si alza uno e gli dice: "L'obbedienza" e risponde l'anziano "No". Allora un altro dice "L'umiltà". "No". "La santità". "No". "Ah no? E allora cos'è che distingue un cristiano?" E lui rispose "Il discernimento!".
Perché se tu non hai discernimento ti credi santo e sei un peccatore. Ti credi umile e sei un superbo. Discernimento. E il discernere si apprende, nel Cammino Neocatecumenale, negli anni, così che tu possa avere una fede adulta, una fede maggiore, superiore, così che il demonio non ti possa ingannare, perché saprai scoprire i suoi tranelli. Il demonio sempre si traveste da angelo di luce. Il demonio parla continuamente... un modo per discernere quando un pensiero viene dal demonio è che il demonio sempre ti adula, perché chi ti adula è tuo nemico. Chi ti corregge invece è tuo padre» 
Nel commentare questa breve "catechesi" di Kiko, partiamo da un'affermazione: la definizione che viene data del discernimento è sbagliata. Il discernimento, secondo la Chiesa, nel Catechismo della Chiesa Cattolica, è la capacità, donata dallo Spirito Santo, di distinguere il bene dal male, un'azione buona da una cattiva, sia propria sia di altri. Non c'entra con la conoscenza dei propri peccati:
1954 L'uomo partecipa alla sapienza e alla bontà del Creatore, che gli conferisce la padronanza dei suoi atti e la capacità di dirigersi verso la verità e il bene. La legge naturale esprime il senso morale originale che permette all'uomo di discernere, per mezzo della ragione, il bene e il male, la verità e la menzogna...
2826 È mediante la preghiera che possiamo discernere la volontà di Dio ed ottenere la costanza nel compierla. Gesù ci insegna che si entra nel regno dei cieli non a forza di parole, ma facendo « la volontà del Padre mio che è nei cieli » (Mt 7,21)
Dunque il discernimento è, sopra ogni altra cosa, la capacità di capire la volontà di Dio, non come dice Kiko la conoscenza del proprio peccato. Tale capacità è un dono esclusivo dello Spirito Santo, e, per quanto possa crescere e maturare, non dipende da nessun cammino di conoscenza progressiva a tappe. A tal proposito, è di grande interesse un passo di Benedetto XVI (possiamo concordare con voi altri kikos che si tratta di un teologo superiore a Kiko, almeno?), proprio riguardo al discernimento:
«“Adulta” non è una fede che segue le onde della moda e l’ultima novità; adulta e matura è una fede profondamente radicata nell'amicizia con Cristo. É quest’amicizia che ci apre a tutto ciò che è buono e ci dona il criterio per discernere tra vero e falso, tra inganno e verità. Questa fede adulta dobbiamo maturare, a questa fede dobbiamo guidare il gregge di Cristo. Ed è questa fede - solo la fede - che crea unità e si realizza nella carità. San Paolo ci offre a questo proposito – in contrasto con le continue peripezie di coloro che sono come fanciulli sballottati dalle onde – una bella parola: fare la verità nella carità, come formula fondamentale dell’esistenza cristiana. In Cristo, coincidono verità e carità. Nella misura in cui ci avviciniamo a Cristo, anche nella nostra vita, verità e carità si fondono. La carità senza verità sarebbe cieca; la verità senza carità sarebbe come “un cembalo che tintinna” (1 Cor 13, 1)» (Omelia dalla Missa Pro Eligendo Romano Pontifice 18/04/2005)
Il contrasto con le convinzioni di Kiko (assorbite dai neocatecumenali) è lampante: Papa Benedetto XVI non nomina il peccato, o il demonio. L'amicizia con Cristo ci avvicina, ci apre al bene, e, sebbene le tentazioni restino come parte della natura umana, non abbiamo nessuna necessità di "conoscere il peccato". Il discernimento non è gnosi del peccato! Schiere di Santi bambini hanno dimostrato il contrario delle elucubrazioni di Kiko, ovvero che si può distinguere il bene dal male, il vero dal falso, la vocazione dalle seduzioni del maligno, molto meglio avendo un'anima purissima e non contaminata dal peccato, dalle impurità della carne.
Commenta Lino con la sua solita arguzia:
Trent'anni di Cammino si possono ridurre a sole tre parole: "gnosi del peccato". E tutte le catechesi di Kiko si potrebbero sintetizzare in una sola: quella iniziale del cieco nato. Cosa vede il cieco nato per prima cosa, secondo Kiko? I suoi peccati. Il cieco nato secondo Kiko non vede Cristo, vede i propri peccati. L'azione di Cristo secondo Kiko non è quella di mostrare il proprio lavoro, la propria opera, bensì di mostrare al cieco nato i suoi peccati. Perciò ho tanto insistito su questo concetto: il Cammino sta tutto qui, in questo errore nel quale ho ritrovato concezioni pagane e di alchimie esoteriche. Basti pensare alla trasformazione del piombo in oro degli alchimisti, una metafora che significa un cammino di conoscenza graduale capace di purificare l'iniziato dai vizi della materia. Questo, come dice Kiko, e fuor di metafora, "si apprende nel cammino neocatecumenale".
Per Kiko è tutto un "apprendere", nel tempo, con molti anni, e, come sottilmente insinua alla fine, nell'obbedienza a chi corregge, ovvero ai cosiddetti "catechisti" del Cammino. C'è sicuramente del metodo nelle "catechesi" del Cammino, che tornano sempre sugli stessi concetti ripetuti all'infinito: poche frasi semplici, già pre-elaborate, che non richiedono lo sforzo della ragione (anzi quest'ultima è di ostacolo, è fallace), contrariamente a quanto affermato dal Magistero ecclesiastico.
Per Kiko cristiani "veri" (addirittura si spinge a dire "superiori") si è solo col discernimento dei propri peccati, acquisito attraverso la frequentazione di molti anni di cammino neocatecumenale in una discesa gnostica nella propria realtà, durante la quale progressivamente e a gradi muore l'uomo vecchio, o, per dirla con Lino, il piombo si trasforma in oro, ci si libera dalle scorie dei vizi. Senza il suo cammino si è cristiani ingannati, inferiori, infantili.
Peccato che questa non sia assolutamente dottrina cristiana, ma gnosticismo o almeno un suo stretto parente. I soliti kikos ci sbatteranno in faccia i frutti di conversione dati dal loro cammino, ma noi tranquillamente rispondiamo con le esatte parole del loro iniziatore:
«Ciò non fa meraviglia, perché anche satana si maschera da angelo di luce.»

mercoledì 4 gennaio 2017

Arriva il pretino NC: devastazione garantita

La cappella di sant'Anna della parrocchia di Agat (Guam), distrutta da un tifone, era stata ricostruita e arredata da un gruppo di cattolici (nonostante l'opposizione del vescovo neocatecumenale) che non solo hanno lavorato personalmente ma ci hanno investito di tasca loro parecchie decine di migliaia di dollari. Il risultato era ammirevole:


Appena arriva il solito pretino neocatecumenale, tale don Alberto, indovinate cosa fa? La trasforma in saletta per il culto del divino Kiko.

Notate le differenze: gadget kikiani, tappeti kikiani, immagini kikiane, disposizione circolare, abolizione degli inginocchiatoi... e la sedia del sacerdote si ritrova davanti all'altare. Che non verrà usato perché i kikos preferiscono celebrare la loro liturgia delle banane su un tavolinetto smontabile posto al centro.


C'è un solo motivo per cui i neocatecumenali quando prendono il controllo di una chiesa, anche se già bella e ordinata la devastano: il fatto che disprezzano qualsiasi cosa che non venga da Kiko.

lunedì 2 gennaio 2017

Anche la vigilia di Natale deve essere rigorosamente kikizzata

Molte prove - quasi sempre provenienti da foto e video pubblicati dagli stessi kikos - ci indicano chiaramente che non c'è un aspetto della vita (di fede e non) dei neocatecumenali che non possa e non debba essere rigorosamente kikizzato, dal più serio al più banale.

L'elenco dei "rituali" kikiani, intesi come da definizione del dizionario ovvero "Complesso di abitudini e di usi fedelmente osservati" in questo caso dai fedeli neocatecumenali, è davvero lunghissimo. C'è un rituale per tutto, dalla sveglia alla mattina, al modo di recitare la liturgia delle ore o il Rosario, al modo di pregare in silenzio, alla benedizione del cibo, alla benedizione dei bambini, alle icone sacre da appendere in casa o meglio portare al collo, addirittura alla preghiera prima di unirsi al proprio coniuge nel rapporto, senza contare ovviamente le assurdità e gli scempi liturgici (vedi il bancariello del fruttaruolo addobbato sull'altare dell'eucaristia, il ballo finale al termine della Messa, il modo di marciare in processione, il cicchetto latte e miele per i cristiani adulti nella fede, la disposizione della sala liturgica....).

Non c'è niente di quello che fanno i neocatecumenali che non si possa assimilaere a un rituale, eseguito più o meno fedelmente, secondo algoritmo kikiano (sul blog Cruxsancta anche per questo motivo li motteggiano con il nomignolo di "kikobots"); ovviamente non poteva mancare la Vigilia di Natale. Vediamo, a tal proposito, un video insieme, postato da una famiglia di neocat su YouTube. Premettiamo che non stiamo prendendo in giro né i bambini, né i loro genitori e parenti:


Prima della cena il capostipite della famiglia, il padre-catechista, riunisce tutti i bambini fino all'età di più o meno 10 anni e organizza una breve processione con un canto kikiano (di solito "Andiamo già pastori", come nel video, oppure altre hit natalizie: "Viene il Signore vestito di maestà", "Già viene il mio Dio"). Il più piccolo della casa porta il bambinello da mettere nel presepe (che per ovvi motivi non può mancare in casa kikiana), e gli altri qualche altro segno, ad esempio un cero o candela, il vangelo, ecc.
Il padre o chi per lui quindi fa una "catechesi", come al solito, a volte legge un Vangelo della nascita di Gesù. Questa catechesi che, si può ascoltare nel video, ci interessa particolarmente. Se la si ascolta bene, in essa non c'è quasi niente di originale, per la maggior parte si tratta di frasi riprese da quello che dice Kiko da decenni in tutti gli "annunci" di Natale (ad es. le frasi sui pastori, che "non avevano niente da perdere", considerati solo peccatori e non gente semplice, come nella tradizione cattolica), condite da pure invenzioni (le palle di natale rappresenterebbero gli astri dell'Universo) e battuta priva di nesso logico ("le palle di Natale sono quelle che ci girano a noi tutti i giorni...").

Dopo la "catechesi" in salsa kika si legge il Vangelo e finalmente ci si siede a mangiare.

I figli hanno potuto imparare che c'è una Vigilia "vera", quella kikiana, fatta bene, e una "mondana" dei cristiani della domenica, che magari benedicono solo il cibo e si recano alla Messa di mezzanotte perché hanno una fede devozionale e infantile. I bambini cresceranno, anno dopo anno, assorbendo questo ennesimo rituale, senza il quale la cena della Viglia non potrà mai più considerata un'autentica Vigilia.