lunedì 16 aprile 2018

"Perché si pensa alla morte del bambino? Perché tu la desideri"

«E nemmeno possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, essendo figli della risurrezione, sono figli di Dio». In questo versetto di Luca (Lc 20,36), come in tanti altri riferimenti biblici, veniamo indistintamente chiamati figli, circostanza che predispone l'animo ad elevarsi per sicurezza e gratitudine, essendo un termine che secerne premura e cura. Il modo in cui il Signore ci chiama figli, rende chiaro quanto immenso sia il Suo amore verso di noi e, soprattutto, rende comprensibile la Sua generosa volontà di generarci, darci la vita e precluderci la morte.

L'appunto appena esposto aiuta a ritemprare la mente, dato il titolo gravoso che contraddistingue questo articolo; intestazione però necessaria essendo parole provenienti da Kiko Argüello e che presentano al meglio il pericoloso messaggio che scaturisce dai neocatecumeni in genere.
Ma adesso, dopo una doverosa preghiera che mi esonera da un amaro trasporto emotivo, proponiamo quella che definiamo: LA CATECHESI DEL SUBCONSCIO ASSASSINO (termine coniato da Lino)

Consideriamo dunque cosa dice Kiko Argüello:
"Ma noi vediamo tanti genitori che sono angosciati - e sono angosciati anche i figli - perchè non gli vogliono bene, cioè nevrotici, perché probabilmente non li hanno voluti perché gli scoccia, perché costano, perché gli sconvolgono tutta la vita; dato però che abbiamo un io morale che non ci permette di essere assassini, perché questo ci fa entrare in conflitti profondi, ecco che facciamo di tutto per calmare per fare giustizia in noi, di queste zone profonde che non volevano questo bambino, così lo coccoliamo, cioè facciamo il contrario: diventiamo ansiosi verso di lui; perché? - dico una cosa - diveniamo ansiosi verso i nostri bambini perché costantemente stiamo pensando alla morte. Allora farei una domanda: perché si pensa alla morte del bambino? Io direi: PERCHE' TU LA DESIDERI NEL SUBCONSCIO".
(fonte: Orientamenti alle equipes di catechisti per lo Shemà, pp. 74-75)

Ah...
Iniziamo ad esaminare questa inquietante "catechesi" dell'Argüello, che figli non ha, e meno male!
È chiaro che in un mondo imperfetto, degenerato dalla delinquenza scaturita da persone come Kiko, dalla mente costantemente proiettata alla disperazione e a satana, i genitori si preoccupino dei figli, e cerchino in ogni modo di salvaguardarli. Ma è ancor più vivida l'astuzia di Kiko, che fa leva su reali preoccupazioni per costruirvi sopra un lugubre castello, che trasporta la psiche dei fedeli kikiani ad intendere i loro reali timori nella maniera in cui l'«ispirato» guru li presenta. Kiko evolve la realtà plasmandola a suo piacere, così da inculcare filosofie che possono determinare delle gravissime conseguenze oggettive. Argilla nelle sue mani la psiche degli inconsapevoli adepti.
«Perché si pensa alla morte del bambino? Io direi: PERCHE' TU LA DESIDERI NEL SUBCONSCIO», paure naturali degenerate a desiderio personale del suddetto timore. E' molto semplice, Kiko convince l'assemblea che in loro vige il desiderio che il proprio figlio muoia; ed esaminando il discorso per intero, Argüello persuade i genitori preoccupati, o in ansia per i figli, che i loro pensieri - che sorgono spesso quando devono lasciare i figli piccoli, magari ammalati o con problemi in mani estranee per correre a celebrazioni, incontri, convivenze, 100piazzate, servizi ai seminari RM eccetera- non sono legittimi, né sono dovuti al senso di responsabilità per i propri doveri di stato o espressione di amorosa sollecitudine, ma anzi, tutto al contrario!  Le loro ansie, per il guru spagnolo,  sono dovute al rifiuto dei figli, addirittura al desiderio di sopprimerli; quindi il soggetto ascoltatore tende a dare per certo ciò che viene detto, senza contare il fatto che vige di per sé un'idolatria che rende vera anche la teoria secondo cui "l'asino vola", basta sia il dio Kiko ad annunciarlo.
Nel cammino, si sa, le famiglie sono chiamate a procreare, e di donne in stato di gravidanza, soggette alle normali fragilità che i 9 mesi procurano, tra quelle sedie di plexiglass ve ne sono molteplici. Così come anche novelle mammine, che bisognerebbero di concetti edificanti e non di ascoltare che il loro cuore, piuttosto che accogliere quel fagottino, lo rigetta.

Non so se ho reso l'idea; se è chiaro che certe esortazioni potrebbero condurre ad azioni sconsiderate. Kiko, questo "beato nessuno", osa esprimersi su circostanze di cui non è istruito, nè sotto il profilo professionale, né sotto quello personale; non ha figli, ma è stato figlio, certo,  depresso, contraddistinto da manie di persecuzione e tendente al suicidio (a tal riguardo invito i lettori a leggere la sua biografia, pubblicata un po' ovunque). Prodigarsi ad ergersi insegnante di argomenti così personali e complicati potrebbe generare delle convinzioni avverse negli adepti.

A tal proposito ci tuffiamo nelle considerazioni di una giovane coppia neocatecumenale norvegese, genitori di 5 figli, che come di consuetudine nell'ambiente da loro frequentato, pongono "testimonianza della loro vita" (virgolettiamo in virtù della consapevolezza che la maggior parte delle testimonianze si rifanno ad un protocollo ben preciso, che comunque, purtroppo, non esclude un reale plagio mentale):
«Se fosse stato per noi, probabilmente non avremmo figli. Molti si sorprendono sentendo questo. Molti pensano che l'idea sia che se avete figli è perché vi piacciono. Noi non siamo questo tipo di persone che amano avere un bambino, da un punto di vista umano. Se abbiamo dei figli è solo per grazia di Dio».
Tendo a ricordarvi che l'esperienza appena esposta proviene da una famiglia neocatecumenale, che reagisce agli insegnamenti di Kiko mettendoli appunto in pratica, quindi esprimendo disprezzo e incapacità anche nei riguardi dei propri figli. Il diavolo, entità spesso nominata da Kiko con annessi sudditi, viene evocato anche in queste parole, a che modo? Approfondiamo la drammatica vicenda.
"Se fosse stato per noi probabilmente non avremmo avuto figli": per quanto il generare un figlio possa corrispondere ad una decisione personale, per noi cattolici riguarda una più profonda realtà:
Humanae Vitae: "Il matrimonio e l'amore coniugale sono ordinati per loro natura alla procreazione ed educazione della prole. I figli infatti sono il preziosissimo dono del matrimonio e contribuiscono moltissimo al bene degli stessi genitori". I figli pongono un senso universalmente riconosciuto al matrimonio stesso, considerare che la volontà degli sposi è contro la procreazione deteriora l'atto stesso del congiungersi nel santo sacramento in oggetto.

Dice Gesù: chi accoglie anche uno solo di
questi piccoli, accoglie me.
Kiko dunque uccide Gesù stesso
uccidendo i bambini nel cuore dei genitori
Ma continuiamo nell'osservazione approfondita del testo sopra esposto. Quei  coniugi svedesi dicono: "Molti si sorprendono sentendo questo. Molti pensano che l'idea sia che se avete figli è perché vi piacciono. Noi non siamo questo tipo di persone che amano avere un bambino, da un punto di vista umano". A questo punto è d'obbligo chiamare nuovamente in causa l'Enciclica del Sommo Pontefice Paolo VI:
«L'amore coniugale rivela massimamente la sua vera natura e nobiltà quando è considerato nella sua sorgente suprema, Dio, che è "AMORE", che è il Padre da cui ogni paternità in cielo e in terra trae il Suo nome».
E ancora aggiunge: «Per mezzo della reciproca donazione personale, loro propria ed esclusiva, gli sposi tendono alla comunione delle loro persone, con la quale si perfezionano a vicenda, per collaborare con Dio alla generazione e alla educazione di nuove vite"».

In questi meravigliosi estratti, possiamo rilevare come l'AMORE sia alla base del divenire genitori, che così, come Dio Padre è sorgente suprema d'AMORE anche l'uomo e la donna sono chiamati a rendersi operosi e accoglienti riguardo il santo dono dei figli. Come si può mai esonerare l'AMORE quando si fa riferimento ai bambini, e ancor di più se il discorso riguarda i propri figli? 
Leggiamo ancora una volta le parole di quei due genitori neocatecumenali svedesi: "noi non siamo questo tipo di persone che amano avere un bambino"; bene, anzi male, molto male, sono riusciti ad inserire la mancanza d'amore nei riguardi dei figli, che predispone l'animo di chi ascolta e legge, all'indignazione e amarezza. È contro natura, non è umano né tantomeno cristiano; il non amore richiama appunto satana.

Ma proseguiamo con la testimonianza di un nostro lettore, Ruben, che a suo tempo qui sul blog ci riferiva:
«Significativa la prima testimonianza al "100 Piazze" di domenica scorsa (1 giugno 2014), in Piazza Gimma a Roma, anche in relazione agli ultimi temi trattati. La testimonianza è di marito e moglie:
A un certo punto della sua testimonianza, il marito dice: "...ho quattro figli ma per me potevo averne anche uno..."
Al suo turno la moglie ribadisce: "...con quattro figli, mio marito è sempre fuori per lavoro, è difficile amarli, anche perché io non li volevo..."
Se tanto mi dà tanto, "qualcuno" dev'essere intervenuto sulla paternità e maternità di questa coppia».
Riscontriamo nuovamente la mancanza d'amore, che va a cozzare con la meraviglia della famiglia in sé e con le esortazioni dell'Humanae Vitae che abbiamo preso in considerazione. La mancanza d'amore predispone all'odio, altra parola azzardata di consuetudine dai camminanti, che, con questi annunci riguardanti la propria vita, pare vogliano lasciare ad intendere che la Chiesa si stia conformando al mondo, che quindi comprende quanto il peccato, caratterizzato appunto dalla mancanza d'amore, possa venire incluso nel percorso cristiano senza quindi sentirne avversione oppure vergogna. Meschino e insensato, eppure accade.

Quei due genitori che Ruben ha avuto occasione di ascoltare in piazza, esponevano perfettamente la loro afflizione, riversandola sui figli, quasi colpevolizzandoli della loro esistenza che, sempre secondo loro, preclude un amore spontaneo tra i due coniugi, costretti alla lontananza per il loro sostentamento. La costatazione più dolorosa riguarda il fatto che il più delle volte i bambini si ritrovano in piazza assieme ai genitori, portati lì come addobbi, ritrovandosi lì ad ascoltare e intendere ogni cosa. Altra meschinità che induce ingiustamente il morale dei piccoli a rattristarsi e ad impensierirsi.

Un' altra testimonianza ci viene consegnata da Sebastian, che con coraggio espone un'esperienza personale che ci aiuta a comprendere quali pericoli corrono questi figli soggetti a famiglie kikiane, ma soprattutto rende chiaro, se già non lo fosse, il punto di vista del figlio. Sebastian ci scriveva:
«L'educazione kikiana consiste nel comportarsi con i propri figli come un catechista neocatecumenale.Viso duro e ordini perentori, obblighi di andare in comunità e ai pellegrinaggi (io questo me lo sono risparmiato, perché i miei avevano già rinunciato ad educarci quando avevo 13 anni), mancanza di affetto e di compassione, tipici problemi adolescenziali vissuti come "croci", accettare passivamente le ingiustizie subite (tipo il non denunciare chi ti aggredisce fisicamente fuori scuola), le lodi domenicali come unico momento di condivisione della famiglia (in cui ti testimoniano il paradiso in terra, e 10 minuti dopo ti fanno vivere l'inferno)... per il resto l'educazione è completamente delegata alla comunità, al cosiddetto "catechista"...»
Ci approcciamo alla testimonianza del nostro amico Sebastian con profondo rispetto. Anche in questo caso, a rappresentanza di molti altri ragazzi neocatecumenali, Sebastian viene abbandonato, trattato con indifferenza e sminuito dai genitori, che come pensiero principale hanno il cammino, con i suoi numerosi e non casuali impegni, sia pratici che emotivi.
Che forse la mancanza d'amore verso i figli possiede proprio la finalità di condurre i ragazzi tra le braccia del cammino? Magari possiede l'intento di rendere i genitori soggetti al cammino senza che essi si pongano sensi di colpa nei riguardi della prole, destinata non solo a cavarsela da sola ma a subentrare anch'essa in comunità a far numero.

I catechisti, "sinonimi" di Kiko, si rifanno  sempre e comunque al guru, nei pensieri, nel modo di approcciarsi con il prossimo e nelle azioni; i genitori,"sinonimi" dei catechisti, vivono riconducendo il loro agire ad essi, quindi apprendendone le modalità e riproponendole nell'ambito familiare (desideriamo ricordare che il carattere predominante di Kiko, quindi anche dei catechisti, è perlopiù prepotente e iroso). Ogni sinonimo che si rispetti possiede un significato uguale ad una parola d'origine, che in questo caso si identifica in... Kiko! Molti imitatori di Kiko trasmettono messaggi errati per il mondo, contaminando i più piccoli e ledendo la loro dignità.
Ricordiamo infatti le parole iniziali di Arguello: «perché si pensa alla morte del bambino? Io direi: PERCHÉ TU LA DESIDERI».

Attenendoci alla testimonianza di Sebastian e alle varie esperienze esistenti, spesso trasmesse e rese pubbliche, poniamo in rilievo un'esortazione di santa madre Teresa di Calcutta; qualcuno ha azzardato un paragone tra Madre Teresa e Carmen, che può solo far indigna e che rigettiamo automaticamente, anche in virtù di fattori oggettivi, cioè vita, pensieri e azioni colme d'amore della piccola grande Madre Teresa, che si contrappongono a quelli della "santa di categoria superiore" delle baracche.

"Cosa puoi fare per promuovere la pace nel mondo? Vai a casa e ama la tua famiglia"
(Madre Teresa di Calcutta)
Ci auguriamo che i genitori neocatecumenali si astengano dal proferire ulteriori e strazianti parole dirette a discapito dei propri bambini e si approprino delle espressioni dei veri Santi ispirati da Dio. In questo caso, prendendo come spunto  Madre Teresa, direi, smantellate le salette e dedicatevi alla famiglia, la quale rappresenta la vera, decisiva e potente preghiera che promuove la pace e dà gloria a Dio!

domenica 15 aprile 2018

Tutto fumo e niente arrosto: i seminari kikiani Redemkikos Mater

Abbiamo estratto dalle statistiche pubblicate dalla Conferenza Episcopale Spagnola la situazione dei principali seminari neocatecumenali Redemkikos Mater (R.M.) - diciamo "principali" perché una casa con due seminaristi e un presbitero non si può chiamare seminario come invece fa Kiko Argüello, che prima grida "abbiamo oltre cento seminari!" e poi tace che tre quarti di tali "seminari" sono comunità minuscole. Il che non è affatto strano, visto che lo scopo della formazione neocatecumenale è di evitare che i seminaristi kikiani possano accedere ad una normale formazione garantita dal vescovo, ma abbiano solo accesso al kikismo-carmenismo soprattutto per quanto riguarda spiritualità, dottrina e liturgia.

Nelle statistiche abbiamo evitato di menzionare i trasferimenti da seminario a seminario (alquanto frequenti in ambito neocatecumenale vista la faciloneria con cui i giovinotti si "alzano" per timore di non aver risposto alla "chiamata di Kiko" e per paura di non compiacere abbastanza i desideri dei cosiddetti "catechisti") e gli abbandoni, poiché l'importante è capire che consistenza ha un seminario neocatecumenale e quante ordinazioni kikiane ci sono ogni anno. Inoltre il trasferirsi in un altro paese, anche se di lingua spagnola, è concettualmente un abbandonare e ricominciare, per cui il dato della sola Spagna si può ancora considerare come abbastanza significativo (tanto più che tra Italia e Spagna si concentra oltre l'ottanta per cento delle comunità kikiste-carmeniste del mondo).

C'è anche da notare che un seminario non può crescere più di quanto la struttura (mura e stanze e spazi comuni) non gli permetta. Per cui è un madornale errore organizzativo l'aprire nuovi e nuovi seminari kikiani con strutture piccole, tanto più che i tanto vantati "presbiteri R.M." sarebbero diocesani ma missionari. Ma a Kiko piace vantare "più di cento seminari"... Dalla tabella, infatti, si nota come i maggiori seminari kikiani abbiano, a regime, fra i dieci e i venti seminaristi: in tutta la Spagna fa eccezione solo il seminario kikiano di Madrid.

Quelle statistiche vanno dal 2001 - quando i seminari neocatecumenali più consistenti della Spagna erano solo quelli delle diocesi di Madrid, Córdoba e Segorbe-Castellón - al 2017 incluso, coi nuovi seminari neocatecumenali appena aperti nelle diocesi di Alcalá e di León con ben sei seminaristi ciascuno. Capite? Una casa con sei ragazzi, e la chiamano "seminario"... altro che il seminario kikiano di Madrid, che nei primi anni 2000, con un'ottantina abbondante di seminaristi, era grosso modo rilevante rispetto al seminario diocesano di Madrid (che aveva più di 150 seminaristi: ma è una diocesi di oltre tre milioni di anime), e si era ancora alquanto lontani dal primo Statuto Temporaneo Ad Experimentum del 2002 (quello approvato all'insaputa di Giovanni Paolo II, che infatti tacque per interi mesi, senza mai menzionarlo).

Seminaristi neocatecumenali
evocano lo spirito di Kiko
Un altro dato interessante è che dai primi anni 2000 ad oggi il numero di seminaristi neocatecumenali è pressappoco raddoppiato (sebbene da alcuni anni stia vivendo una fase discendente) ma... il numero di ordinazioni no. Questo già ci dice che la percentuale di "alzati" incapace di perseverare verso il sacerdozio perfino nel comodo nido neocatecumenale di un seminario R.M., è in perenne crescita. La scusa della "lunga formazione" (¹) non regge, visto che in seminari kikiani appena aperti (cfr. Cartagena) dopo appena quattro anni si procede alla prima ordinazione (evidentemente un soggetto "traslocato" da altrove). Il gigantesco totale di 178 ordinazioni sacerdotali in 17 anni (una media di dieci all'anno: quanto ci vorrà per avere "ventimila preti per la Cina"?) è particolarmente misero a confronto delle ordinazioni diocesane in Spagna (oltre duecento l'anno, e potrebbero persino includere seminaristi kikiani spediti alla diocesi anziché in un seminario R.M.): anche credendo alla propaganda kikiana, la scarsità vocazionale del Cammino è decisamente più grave di quella delle diocesi e delle parrocchie.

Si può perciò ipotizzare che tali seminari siano un'area di parcheggio in attesa di essere traslocati altrove. Di conseguenza le ordinazioni di presbiteri kikiani nel resto del mondo dovrebbero essere tantissime per compensare la tutt'altro che esaltante situazione spagnola. Invece, nemmeno fuori dal recinto kikiano italo-spagnolo si vedono risultati. Questa è una conferma indiretta che il traslocare seminaristi kikiani da un R.M. all'altro è un modo per sottrarre gli inetti dalle statistiche: l'importante, per Kiko, è sempre e solo il vantare numeroni giganteschi.

Vale anche la pena ricordare un dato che non emerge dal grafico: il numero di abbandoni del sacerdozio, molto più alto fra i "presbiteri R.M." che fra i sacerdoti diocesani, per cui le ordinazioni kikiane non possono giustificare alcun trionfalismo. È anche il caso di ricordare un curioso fenomeno migratorio di presbiteri kikiani che smettono di ubbidire ai cosiddetti "catechisti" in modo da poter ubbidire solo al vescovo: di fatto è un abbandonare il Cammino allo scopo di servire la Chiesa.



Note.

¹) La Chiesa prevede che la durata normale della formazione al sacerdozio sia dai quattro ai sei anni. Nell'epoca postconciliare, di fronte alla marcata crisi del sacerdozio, molti vescovi hanno pensato che bastasse allungarne i tempi, credendo così di risolvere il problema. Kiko compie lo stesso errore, ovviamente in modo più grave, allungando la "formazione" nei R.M. a ben nove anni (le virgolette sono necessarie perché il seminarista kikiano viene esclusivamente addestrato alla spiritualità kikiana - quella delle confessioni pubbliche, della vita comoda, delle carnevalate liturgiche, ecc.), col risultato che i suoi "seminaristi" sono arroganti, ignoranti, sono ubbidienti solo ai loro cosiddetti "catechisti" (anche se in teoria dovrebbero dare priorità assoluta al vescovo che li ordina), sono infastiditi da qualsiasi cosa che non sia il Cammino.

²) Utilizziamo ironicamente il termine "Redemkikos" perché Kiko ha adoperato abusivamente il titolo di Redemptoris Mater ("Madre del Redentore") per i suoi seminari. La devozione mariana nel Cammino è nel migliore dei casi inesistente, nel peggiore è una forma velata di kikocentrismo assoluto (si vedano ad esempio le orride "icone" di Kiko). Alla luce dei problemi dottrinali, disciplinari, liturgici, ecc., e del percorso ancor oggi poco limpido per vagliare e ordinare, i seminari neocatecumenali andrebbero chiusi d'autorità e i loro seminaristi rimasti dovrebbero compiere la stessa formazione richiesta a quelli diocesani: se si sentono sinceramente "diocesani missionari", non dovrebbero avere alcun problema.

venerdì 13 aprile 2018

"Unità a tutti i costi": questo l'ultimo tormentone di Kiko Arguello che chiede ai camminanti: “Che cosa dobbiamo fare per essere UNO?". [Prima Parte]

                                                                                                                   

 Luca ci scrive:
Interessante novità: l'ulteriore convivenza che Kiko propone (ovviamente impone!) a tutte le comunità con la domanda: “Nella vostra comunità siete uno? Siete perfettamente uno?" “Siate uno e il mondo crederà”.

Siete uno? Allora dovete fare una convivenza e domandarvi: “Siamo uno?”, prima domanda.
Seconda domanda: “Che cosa dobbiamo fare per essere uno?”. E parlate.

Terza domanda: “Cosa dovremmo fare per arrivare ad essere perfettamente uno secondo il Vangelo?”.

Questa cosa dell’unità a tutti i costi, non mi piace per niente.
Lo scorso anno i catechisti, in occasione dell’annuncio di Avvento, hanno chiesto espressamente alle comunità di passare l’ultimo dell’anno insieme.

Gli altri anni, almeno nella mia parrocchia, non è stato mai chiesto in maniera tanto palese.
Kiko tenta di stringere il laccio, perché, a mio parere, la baracca si sta sgretolando.
Luca aggiunge:
(Gli ultimi fatti di Guam parlano da soli, il primo esempio di Diocesi neocatecumenale al 100%, Vescovo compreso, non ha dato i frutti che Kiko si aspettava.
Il Gennarini può parlare di persercuzioni quanto gli pare, ma la realtà si è rivelata ben altra.)"

Luogo privilegiato di indottrinamento:
la "convivenza".
Dunque, i fratelli camminanti devono interrogarsi:
“Che cosa dobbiamo fare per essere uno?”

Davvero interessante: Kiko inventa una nuova convivenza che "devono" fare le comunità per interrogarsi su cosa? Sull'«unità a tutti i costi».

Singolare quel...
..."cosa DOBBIAMO FARE per...?"

Ma come? Non erano l'Amore e l'Unità i frutti per eccellenza del cammino? Il frutto di rivivere il Battesimo in una comunità formata da fratelli che INSIEME hanno ascoltato e accolto il prodigioso Kerigma kikiano che, "di pronto", perdona i tuoi peccati e gesta in te la creatura nuova?
Qualcosa non ha funzionato!

Kiko ha chiesto e ottenuto tutto il tempo che ha voluto: il neocatecumenato doveva durare 7 anni, che sono diventati 15-20-30-40 anni. Il percorso si è andato allungando, col passar del tempo, a dismisura.
Tutto il tempo che ha preteso, Kiko lo ha ottenuto e, alla fine, basta guardare le comunità che hanno finito il cammino, un unico, grande clamoroso fallimento.

Semplicemente la comunità "un cuor solo e un'anima sola" non esiste ed è inutile fare tutte le convivenze e tutti i soliti, inutili questionari, ai quali non si può nemmeno rispondere con sincerità.

[Mav] aggiunge:
"Il punto saliente è proprio il FALLIMENTO, inequivocabile, e lo dimostra il fatto che non entra più nessuno; nessuno è attirato da queste comunità, perché questi segni non si danno, nè all'interno nè all'esterno, anzi la gente vede persone tristi nella vita quotidiana e artificiosamente allegre e sguaiate nelle occasioni "pubbliche".

Il minimo che possano pensare è che siano bipolari, oppure, molto più semplicemente ipocrite.

Il fatto è che l'Amore e l'Unità sono una GRAZIA!!! e non il frutto di chissà quale sforzo: "cosa dobbiamo fare?"...la risposta è sempre la stessa "CONVERTITI E CREDI AL VANGELO". Non lo dico io, ma S.Paolo.
E allora cosa vuol dire... se in 50 anni le comunità non si sono convertite, forse non hai predicato il Vangelo (quello vero) e come dice proprio il Vangelo "dai loro frutti li riconoscerete" e infatti si riconoscono eccome!

    Kiko inventa il "Matrimonio spirituale"
ma di Amore e Unità neanche l'ombra.
È vero che vedere persone che stanno insieme da 30/40 anni ti interroga, ma se non ti trasmettono niente rimane un fatto esteriore. Tutti noi, ex camminanti di lungo corso, ricordiamo bene i primi tempi, dove veramente esisteva un entusiasmo genuino e sincero che ha attirato noi, e altri dopo di noi. Poi, pian piano, ci si è costruiti una "facciata" e si è scaduti nel doverismo (il tanto odiato fariseismo), e nonostante si predicasse la "libertà", "la virtù senza sforzo", la realtà è che si sono fatte cose senza la grazia, per cui tutto in realtà è frutto di sforzi immani, dall'apertura alla vita in giù...
"Ma come, non sei contento?"... il combattimento spirituale, che comprende anche la crisi di coscienza, è stato completamente sotterrato! Ci si aspetta sempre la risposta "cristiana", senza tollerare nessun tentennamento, alla faccia del Getsemani e il risultato è davanti agli occhi di tutti.

La parte più sana del Cammino Neocatecumenale è rimasta quella più bassa, dove i cosiddetti "catechisti" almeno vivono la comunità e sanno di che parlano. Dagli itineranti delle regioni in su, non sanno di cosa parlano, perché non hanno mai fatto il cammino, se non i primissimi anni, e mai più hanno avuto rapporti alla pari con qualcuno.
Il grosso peccato, e ne abbiamo già accennato, è che, piuttosto che fermarsi a riflettere, si sposta l'attenzione sempre sulla nuova "invenzione", "impresa" del momento di Kiko.
Mi dispiace moltissimo per Carmen, diceva di non voler morire Kikiana ed invece è andata proprio così, e da quando lei si è ammalata (fate il conto di dieci anni) tutta la baracca si è trasformata, irrimediabilmente, nel Kikianesimo, che spero muoia con lui e solo chi ha vissuto a lungo nel cammino può comprendere quanto sia penoso scrivere tutto questo!" [1]

Altrettanto penso sia difficile comprendere fino in fondo, per chi non è rimasto altrettanto coinvolto dall'esperienza, come si fa a restare 30 anni nel cammino, prima di decidere di uscirne definitivamente.
Nei primi anni, tutto pareva genuino e vero, perché Kiko si è saputo camuffare bene e solo chi ha vissuto il tempo dei dubbi, delle evidenti contraddizioni, potendo entrare in contatto diretto con Kiko stesso e Carmen, o con gli itineranti più talebani, è stato in grado, alla fine, di rendersi conto che i problemi del cammino non erano dovuti a cattiva applicazione delle regole ai livelli più bassi (che anzi vero è che sono i più puliti) ma che si compiva alla perfezione il famoso detto che recita: "il pesce puzza dalla testa". 
Questa la vera tragedia: se li metti davanti alle loro contraddizioni, diventano violenti, si trasformano, mostrano il loro vero volto demoniaco... "invece di fermarsi a riflettere"... Tante volte si è chiesta una sana riflessione: andare a vedere i "mostri" che il cammino aveva dato alla luce o stava partorendo, a livello di responsabili di zona e di catechisti a cui veniva affidato il cammino di molte comunità e, di conseguenza, il rapporto con tanti parroci e con tanti poveri fratelli sottoposti alla loro "direzione", per poi scoprire che certe "aberrazioni" non erano invenzioni di qualche testa bacata, ma erano precisamente quelle dettate dagli itineranti, Kiko in testa!

Stenti a credere che sia tutto così corrotto e provi a contrastarlo dall'interno ma, quando li metti alle strette, non ottieni più di un "Già verremo, già vedremo, già faremo"... a giugno ti rimandano a settembre e a settembre a giugno... sempre così; questo è stato per anni e mai nulla cambiava.

Intanto tutte le continue "invenzioni" di Kiko, vere manovre diversive, studiate per tenere costantemente tutti impegnati: correre, correre, sempre più vorticosamente, spegnendo il cervello.

Ma con alcuni di noi non ha funzionato!

Ci chiediamo sgomenti:
Come fanno, i nostri cari fratellini, a non capire che, dietro l'assurdo questionario sul "cosa DOBBIAMO fare per essere uno?", c'è tutto il rovinoso fallimento di questa opera umana che è il cammino di Kiko e Carmen? (Non dura come tutte le cose concepite dall'uomo, non dà frutto; e magari fosse opera solo umana e non anche diabolica, nella sua matrice!)

"Cosa DOBBIAMO fare per essere uno?": appare inconcepibile porre questa domanda a chi ha ascoltato un annuncio del Kerigma per il quale si richiedeva SOLO ascolto, perché - sperma dello Spirito Santo - bastava semplicemente accoglierlo che, "di pronto", gestava in noi l'embrione della nuova natura: AMATEVI COME IO VI HO AMATO E SIATE UNO. 
Parola che si compie in modo assolutamente gratuito.

E ora dovete dire voi a Kiko, cari fratellini (ciechi dalla nascita e ciechi ancora oggi!) COSA SI DEVE FARE?

Ma sì! Tanto voi siete sempre obbedienti! Farete la convivenza e, diligentemente, risponderete al vostro bel questionario.
Secondo voi, Kiko cosa si aspetta? Sarà fatto un bilancio alla fine?


Fratelli, aprite gli occhi, basta con i "sensi di colpa"!

Conoscendolo, egli è convinto che farete a gara a elencare le vostre mancanze contro il DOVETE "essere UNO ad ogni costo" con conseguente aumento dei "sensi di colpa"; cosa che, in ogni caso, gli torna utile, per mantenervi in uno stato di perenne soggezione. 

Unico, vero miracolo di Kiko, a cui abbiamo assistito in tutti questi anni: trasformare qualsiasi cosa nel prodigioso "fango rivelatore dello schifo che sei". 

Ridotti a battervi il petto, a testa china, in un eterno "mea culpa", di fronte al bidone che vi ha rifilato Kiko col suo "potente cammino", spegnerete gli ultimi residui di capacità critica, sospenderete ogni giudizio, vi sorbirete tutte le amarezze di una comunità che, dopo 50 anni, non è rinata per nulla nella Fede e, fantozzianamente, continuerete a mostrare eterna gratitudine al vostro impareggiabile aguzzino-maestro/venditore di fuffa, cercando di riparare, almeno in parte, ai peccati commessi contro il "DOVER essere UNO" con laute collette, che Kiko tanto gradisce, mettendo, ogni volta che ve lo chiede, puntualmente mano al portafoglio.

Continua...     

                                                                                                              [Prima Parte]

_______________________________

[1]  

Mav scrive:
    
Integro qui il mio commento precedente. 
Un altro fallimento clamoroso è rappresentato dalla Pastorale di Mediazione ( dopo la Redditio ) che nelle intenzioni iniziali ( basta leggere il mamotreto ) dovrebbe servire per aprirsi alle altre realtà mentre di fatto la si usa per "coloniizzare" e "neocatecumenalizzare" tutta la pastorale della parrocchia. Kiko stesso si dimentica quello che dice e poi va per una strada che è l'esatto contrario, Pax ne è testimone diretta. 
Sempre per evitare che qualcuno si stracci le vesti, porto solo l'esempio della preparazione al matrimonio, per la quale esce fuori quasi subito un mamotreto ad hoc, che è la sintesi delle Catechesi Iniziali più le varie chatechesi dello Shemà e della Traditio sul matrimonio e sulla educazione dei figli. 
Altro che aprirsi.                                                                                 
                                                                                                                         


mercoledì 11 aprile 2018

Ben poco di cattolico nelle "catechesi iniziali" del Cammino!

Piatto pizza e portafrutta ottagonali:
due gadget liturgici neocatecumenali
Pubblichiamo una lettera apparsa sulla rubrica di F. Morera, esperto in Apologetica cattolica, che risponde a quesiti su argomenti di fede e dottrina sul canale di EWTN, un Network cattolico di informazione religiosa diffuso e seguito in USA, Africa e alcuni paesi europei e asiatici.
Il quesito che pubblichiamo proviene da un utente che riferisce di una propria esperienza come uditore di catechesi neocatecumenali; pur essendo un'esperienza relativamente recente (risale al 2015), gli svarioni dei catechisti sono sempre i medesimi, a dimostrazione del fatto che il Cammino continua a diffondere le stesse eresie cinquantennali in tutto il mondo.
Riportiamo inoltre anche la risposta di Morero, che, apparentemente stupito da quanto gli viene riferito, dà dei consigli molto significativi nella loro brevità (il carattere maiuscolo è nell'originale).

EWTN - Domande cattoliche -- Catechesi per adulti

Domanda fatta da Enrique Velázquez il 27/6/2015

Fratello Frank, che la pace di nostro Signore Gesù Cristo sia con voi.
Ho frequentato un corso di catechesi per adulti (nel corso di due mesi, da fine aprile a giugno, martedì e venerdì) del Cammino Neocatecumenale, catechesi che furono esposte da un sacerdote ed una coppia della Spagna. Alla fine del corso si fece un ritiro di 3 giorni in un hotel: in questo ritiro affermarono che la Chiesa si è corrotta dopo Costantino e tutto ciò che conosciamo come Messa è una farsa molto ben organizzata dalla Chiesa, a cominciare dai grandi edifici, con troppa gente che assiste alla cosiddetta Messa, con dipinti celestiali o immagini disegnate per intrattenere, altari posticci di vergini e santi, con letture di assai basso contenuto liturgico, come anche canti mal eseguiti o cori troppo sfarzosi. A dir loro, il problema è uno scorretto uso liturgico, mentre è corretto usare il pane azzimo. Parlavano di falsità dell'altare ove si consacra, dicevano che la Chiesa ci insegna false processioni con statue, e che questa corruzione viene da Costantino fino al Concilio Vaticano. Hanno detto che lo Spirito Santo abbandonò la Chiesa fino al Concilio Vaticano II, e che con l'avvento di Kiko Argüello, che è un illuminato (1964), si riceve una nuova luce e ora con il neocatecumenato abbiamo la verità.
Ci hanno esortato a non farci abbindolare dall'inganno delle cosiddette Messe e di cominciare a celebrare la cena pasquale cristiana primitiva in piccole comunità di 20 o massimo 40 persone, che la smettiamo di pensare ad un Dio che sta rinchiuso in un tabernacolo o in un ostensorio, Dio sta da tutte le parti e non in una casetta.

Fecero la cena pasquale primitiva in un albergo, il sabato sera, e la cosa curiosa fu nello spezzare il pane azzimo caddero frammenti o briciole a terra, così come quelle che lasciarono nel piatto (non in una patena) le buttarono nella spazzatura.
Per concludere il ritiro, ci dissero che se una persona estranea al cammino neocatecumenale ha un contatto seppur minimo  con qualcuno che vi appartiene, se l'estraneo ha un incidente e muore, immediatamente si salva per aver avuto un semplice saluto dalla persona che sta in cammino.

Di 44 partecipanti a questo ritiro solo in quattro abbiamo detto "NO", tutti gli altri accettarono di buon grado; la cosa triste è che le persone che assistevano ricoprivano dei ruoli all'interno della parrocchia. Ho parlato con il parroco della chiesa e lui mi ha detto che questi sono autorizzati dalla diocesi di San Diego, California.
Ho chiesto in diocesi, ma mi hanno detto che questo movimento ha tutto l'appoggio del Vaticano.
Il panciuto sbandieratore avrebbe
riportato lo Spirito nella Chiesa
Alle mie richieste, il parroco ha risposto che avrebbe fatto un incontro con questi catechisti perché siano chiariti i miei dubbi, e che però lui vedeva di buon occhio questa catechesi neocatecumenale.
Fratello Frank, non so più che dire, però cosa mi consiglia di fare? Sfortunatamente questo movimento si è installato in parrocchia già dalla scorsa settimana.
Riceva benedizioni e grazie in anticipo.


Risposta di F. Morera:

Ciao Henrique. 
Io non conosco molto il Cammino Neocatecumenale, però mi consta che siano persone fedeli al Magistero della Chiesa e dubito molto che queste parole della "corruzione di Costantino" siano parte di ciò che essi credono.
Se tu hai sentito tutte queste cose su Costantino ed il Concilio Vaticano, devi andare dal vescovo e RIFERIRGLI OGNI COSA NEL DETTAGLIO.
Per quanto il Cammino Neocatecumenale possa essere approvato nella tua diocesi,  NESSUNO nella Chiesa ha il diritto di dire tali cialtronerie.
Quindi non dirgli che sei andato a una Liturgia che non ti piace, ma riferiscigli quello che è stato detto in quel posto, che anche a me sembra ancora molto strano: davvero o erano due impostori o due folli. Benedizioni+

lunedì 9 aprile 2018

Piccolo bilancio della "Pasqua neocatecumenale" che sfocia nelle "100 piazze", tra l'Agape a fine Veglia e la Veglia di Pentecoste.

Quello che so personalmente sulle "100 piazze", iniziativa "ispirata" a Kiko Argüello - come egli stesso ci assicura - e che si dispiega ovunque per tutto il tempo pasquale, riguarda una pianificazione degli incontri in cui i dilettanti allo sbaraglio vengono scelti dai cosiddetti "catechisti" tra i neocatecumeni che hanno una storia personale legata fortemente al cammino.

Kiko e i suoi motivano gli adepti
col loro "buon esempio".
Su quel palchetto provvisorio non parla qualcuno scelto a caso magari con estrazione o con l'invocazione dello spirito santo.

No, gli oratori sono rigorosamente selezionati, sia quelli che conducono gli incontri ("catechisti" del cammino) e sia quelli che sono chiamati a dare la propria esperienza personale che deve esaltare l'esperienza nel cammino neocatecumenale.

Vengono raccontate anche cose molto personali, anzi più sono personali e meglio è.
Le 100 piazze servono a fare pubblicità sfacciata al cammino neocatecumenale.
Sono scelti i fedelissimi, i talebani del cammino per far passare il messaggio salvifico di Kiko.
Per i fedelissimi l'essere scelti è un grande onore.

È un segno di fiducia che porterà a prossimi incarichi importanti all'interno del movimento.

Mi dispiace deludere chi pensava che nell'Annuncio di Pasqua 2018, fatto da Kiko alle comunità del cammino, ci sarebbero state delle novità.

Tranquilli non ci sono state, le 100 piazze erano presenti anche nell’annuncio di Pasqua dell’anno scorso.

Anche le "catechesi nelle case" erano già state proposte lo scorso anno.
Nella mia parrocchia “neocatecumelizzata” al 100% sono già due anni che tentano questa cosa delle catechesi nelle case.
In entrambi i casi è stato un fallimento completo.
Le ultime “catechesi per adulti” fatte in parrocchia (non nelle case) hanno raccolto veramente poche persone, è stata formata una piccola comunità (20-25 persone), pochissime coppie, e circa il 40% di giovanissimi figli di neocatecumenali.
Non sono servite a nulla le 100 piazze e un anno di Traditio porta a porta nelle case del quartiere.

L’unica novità di questo annuncio 2018 è stata la convivenza della Pentecoste.
(ndr. È detto, nell'annuncio di Pasqua, che Ascen ha ricordato a Kiko di raccomandare alle comunità questa ennesima convivenza, forse un poco trascurata negli ultimi anni. Brava Ascen! Il tuo contributo è prezioso, per incrementare gli infiniti obblighi del Cammino Neocatecumenale, che portano i fratelli sempre più lontano dalle loro Parrocchie!)
Fino all’anno scorso la veglia di Pentecoste, iniziava la sera dopo la cena, si consumava un piccolo rinfresco (qualche dolcetto e le primizie usate per la mensa della veglia) e terminava con il pranzo del giorno dopo.
Da quest’anno Kiko l’ha trasformata in un duplicato della veglia di Pasqua.

Veglia neocatecumenale
"separata dalla Parrocchia".
Digiuno a cena, Agape a fine veglia e il giorno dopo, lodi la mattina, pranzo e giro di esperienza che termina il pomeriggio.

Kiko dice fino alla 17,00 ma tanto sappiamo tutti che, se le persone sono tante, si sfora alla grande, come al solito, ben oltre le 17,00.

Sulla Veglia di Pasqua posso solo immaginare i sacrifici fatti dai poveri neocatecumenali, costretti dai loro "catechisti" a sobbarcarsi la gestione di una Agape a fine veglia.

È vero che nei ristoranti alle 3-4 del mattino si mangia da cani, ma gestire una "Agape" dopo il triduo pasquale neocatecumenale (che è un vero massacro) e una veglia infinita è una esperienza da film dell’orrore.

Possiamo fare solo i nostri auguri a tutti i neocatecumenali, ne hanno davvero bisogno.

(da: Luca)

sabato 7 aprile 2018

Il Cammino Neo-Sindacale

Ecco il kerygma delle sigarette
Ho immaginato che esiste una città dove i cristiani vanno serenamente a messa la domenica, si impegnano nell’apportare il proprio contributo nel posto di lavoro e nella società, focalizzati sul dare e sul costruire e non sull’accaparrare e scavalcare il prossimo.

In questo bel posto, non esiste una famiglia neocatecumenale/sindacale che gioca all’asso pigliatutto con i servizi pubblici, soprattutto nella sanità. Non sarebbe possibile diventare infermiere, addirittura dottore, essere assunto senza un reale concorso. Non è possibile aggirare regole e norme, forti di legami famigliari e sindacali (conditi da un più o meno segretamente proselitismo a Kiko... che può sempre servire “non si sa mai!”) del tipo:
· il capostipite, impiegato presso la ASL, è un prominente sindacalista (e la moglie assunta presso l’ospedale)
· la “sorella del capostipite” è caposala ex-militante del PD,
· le “figlie della sorella del capostipite” infermiera e, addirittura “super dottoressa” assunta senza idoneo titolo e soprattutto senza un concorso pubblico
· la “cognata della sorella del capostipite” assunta presso l’ospedale (con marito sostenitore pubblico del sindaco)
· la “figlia della cognata della sorella dl capostipite” infermiera, presa “dal mazzo” al Pronto Soccorso locale, ovviamente… senza concorso.

In questa bellissima città, un dottore studia per entrare nella facoltà di medicina, si laurea, effettua le ore di tirocinio previste e necessarie per poter praticare in modo idoneo la professione, si specializza. Solo allora è pronto per poter presentare titoli idonei per aspirare a lavorare in una struttura sanitaria; se la struttura è pubblica questo non basta perché la selezione impone anche delle esperienze pregresse… è una questione di merito e di qualità del servizio pubblico. Non esistono dottori del Pronto Soccorso assunti su chiamata, con “acrobazie” normative, che abbiano concluso i soli studi iniziali in 12 anni con alcuni “buchi” coperti con sabbia neocatecumenale (per i tirocini basta trovare un medico del cammino… e la firma è apposta!).

Il servizio pubblico, in questa bella città, è per l’appunto pubblico e l’accesso è garantito a tutti in misura proporzionale alle necessità reali. Le piccole “correzioni” estetiche a naso ed occhi, a favore di chi può pagarsele, ne sono infatti escluse. Non esistono liste di attesa differenziate per esami medici; nessuno si sogna di approfittare della propria posizione per fare un bel numero di Risonanze Magnetiche e TAC ai figli, così tanto per togliesi dei dubbi, come si trattasse di foto fatte con lo smartphone.

Il carisma delle bocche urlanti
e delle chitarrelle ndrùng-ndrùng-ndrùng
I pazienti non sono degli scocciatori, dei polli in batteria senza dignità da liquidare il prima possibile; degli ostacoli alla tranquillità della dottoressa e allo shopping compulsivo (con gusto piuttosto discutibile... basta ostentare), ai viaggi... alla bella vita da mostrare a tutti in prima pagina che, insieme al distacco nei confronti di quegli esseri inferiori e ignoranti che sono i pazienti, consolidino l’immagine (a dire il vero piuttosto vuota di contenuti) nella famiglia e nei gruppi neocatecumenali, di gran luminare. E già, gran luminare che guarda tutti dall’alto, con ridottissime competenze tanto che sul lavoro si deve avvalere dello smartphone per le diagnosi; forte dei 12 anni di onorata e singhiozzante (anche un po’ incompleta …) carriera universitaria.

In fondo perché i nostri figli, noi stessi abbiamo studiato… meglio il Cammino Neocatecumenale che l’università! Meglio, l’ossessionata continua ricerca dell’appoggio dei potenti, di qualsiasi provenienza (politici, sindacalisti, vescovi) che conseguire una NECESSARIA specializzazione… Meglio un titolo vuoto, un lavoro vuoto e una religiosità vuota. Meglio essere un cristiano ben nascosto (il sabato o la domenica, se c’è tempo, si può pure andare a messa) che impegnarsi verso il prossimo ed il sofferente… d’altronde è tanto bello essere la punta della lancia di questa bella tribù neocatecusindacale…
Giuseppe

(nomi e luoghi li troverete nell'esposto in procura)

giovedì 5 aprile 2018

Kiko nasconde, dietro l' "abitazione celeste" di Carmen, il "regno delle tenebre".

Osservando alcune icone dell'Anastasis, ho fatto una scoperta inaspettata.

In tutte, nella parte inferiore, viene rappresentato il regno oscuro della morte con tratti, spirali, piccole figure strane e linee spezzate che riportano alla mente il ritratto di Carmen Hernández, riveduto e corretto, dipinto da Kiko su uno sfondo "astratto" apparentemente senza senso... qualche scarabocchio e niente di più; una cosa proprio curiosa e inusuale dipingerci sopra un santino, tanto che uno si domanda: Kiko, come mai?

Quindicesima mancata verità: il "santino" di Carmen tutto buchi e scritte tra i capelli.

Kiko dice:
"Io vi regalerò questo (mostra l’icona) e anche questo (santino di Carmen). Dietro ho scritto:
Cari fratelli, vi do un ricordo di questa convivenza. È un disegno che ho fatto da una foto di Carmen. Ve lo regalo perché preghiate per lei e per me e il Padre Mario.Coraggio il Signore Gesù e la Santa Vergine Maria ci aiutino in tutto.Kiko
Ho messo uno sfondo che ricorda la sua abitazione celeste: un fondo astratto. È un buon regalo vero? Ci ho messo un mese perché quel disgraziato del Padre Ezechiele mi ha comprato in Austria una carta che non era da disegno e mi ha fatto morire, perché ogni volta che dovevo fare una correzione all’occhio, perché basta poco perché non gli assomigli, ogni volta che lo cancellavo si rompeva la carta. Se vedete l’originale è pieno di buchi e rattoppi. Alla fine è venuto bene. È un disegno che ho fatto da una foto di Carmen. Un foglio da disegno ha un certo spessore che ti permette di cancellare, ma questa non so cosa fosse, forse un foglio per fare le fotocopie. Correggevo e facevo un buco: mamma mia, cosa faccio adesso? Prendevo un altro foglio e provavo a incollarlo dietro, non vi dico! Ci ho messo un mese."
Ci ha messo un mese. Infatti, deve averlo riempito di buchi a forza di scrivere inquietanti messaggi tra le ciocche dei capelli.



Forse gli "inquietanti messaggi" possono, finalmente, essere interpretati.



Ho trovato una incredibile somiglianza tra l'incomprensibile sfondo astratto e tutto colorato di Kiko alla sua "Carmen rifatta" e la raffigurazione in bianco e nero del regno della tenebra, ricorrente in tutte le icone dette dell'Anastasis.

Cliccare per ingrandire
A dimostrazione, due di queste icone (ma se ne possono visionare molte) e qualche stralcio tratto dalla lettura interpretativa delle stesse:

I due "imperi" (in basso e in alto): l'icona presenta anche due sfere della vita spirituale: l'impero della morte, raffigurato nella cavità sotterranea scura e popolata di ombre che agiscono nell'uomo in modo "camuffato", nell'ombra, appunto; la sfera di Cristo, in alto, che, al contrario, si presenta apertamente, è luminosa, alla quale l'uomo arriva se cammina nella vita spirituale, rinunciando a chiudersi nel peccato.

Il fondo dell'icona dipinge l'Ades come un baratro tenebroso e spesso attorno sono disegnati catene e lucchetti spezzati. Frequentemente una o due figure sono rappresentate nell'oscurità, incatenate e generalmente identificate come personificazioni della Morte e/o del Diavolo.

Kiko, quando ha lavorato per un mese sull'immagine di Carmen, aveva forse in mente le icone dell'Anastasis? Le aveva impresse dentro? O lavoravano semplicemente nel suo subconscio?

Concludiamo ricordando che Kiko ha sempre detto che nessuno può fare arte sacra se non attenendosi all'iconografia sacra. Se questo è vero, nulla giustificava un infantile disegno astratto senza senso. Piuttosto Kiko, maestro in mistificazioni, ha preso dalle icone i canoni del regno della tenebra e, semplicemente colorandolo, ha preteso di propinarcelo come regno della luce.



Il "Ritratto della Carmen reinterpretata da Kiko" è pieno di simbolici significati.

Oltre che santino e icona, è anche la copertina del primo tomo dei "diari".

Sul retro del libro torna prepotente il nero pece! ("Vade retro!")

Forse un omaggio doveroso al "regno della tenebra", abilmente camuffato sullo sfondo del ritratto.

Al centro troneggia, inquietante, puntuto, il "Logo Aziendale" del maestro Argüello:




Kiko





Giusto per porci l'ultima, risolutiva domanda: 

Forse gli servivano per la "dimora celeste"!

lunedì 2 aprile 2018

Kiko svela l'unico peccato che spedisce il neocatecumeno dritto all'Inferno.

Il confronto immediato tra queste due parti, tratte dallo stesso Annuncio di Pasqua, fatto da Kiko, è sorprendente.


Annuncio di Pasqua 2018: pag.12-13. estratto:
(Kiko ricorda che, nelle domeniche di Pasqua, ci sarà la Missione delle 100 piazze con Papa Francesco (sigh!). 5 incontri.)
Si parla di Chiesa, si pensa alla "kikomunità".
"Dico questo perché tutti siete chiamati a questi incontri nelle piazze, ad annunciare il vangelo. Siamo assolutamente obbligati a rendere testimonianza al mondo della fede che Dio ci ha dato.Al primo incontro dovete andare tutti con i giovani, le chitarre, ballando e cantando e poi, alle persone che si sono radunate, farete la catechesi: “Chi è Dio per te".Nel secondo incontro: “Chi sei tu?"Terzo incontro: annuncio del kerigma. La notizia della salvezza è dire a tutti che se ascolti questa notizia e credi ti salverai, avrai la vita immortale.Il quarto incontro: chiamata a conversione. Si prepara una penitenziale con i preti nella piazza.Nel quinto incontro si parla della Chiesa: Che cosa è una comunità cristiana, invitando coloro che sono presenti – se vogliono – ad essere aiutati attraverso una comunità cristiana. Coloro che dicono di sì li radunate in una casa e fate le catechesi con la convivenza e possono entrare in una comunità. Dio ci ha ispirato di fare questo. E’ importante questo annuncio. Vi è scomodo andare per le piazze? Se preferite la comodità che non annunciare Gesù Cristo, sicuramente il Signore manderà un altro fatto che vi salvi dall’inferno. Non c’è cosa peggiore che il borghesismo. Le parole più terribili sono per queste persone e dice la Scrittura: “Poiché non sei né freddo e né caldo, ma tiepido, io ti vomiterò”. Dio vomita. Magari fossi freddo, un ladro, un ateo, magari! Non sei niente, uno che si passa la vita davanti alla televisione, sei un comodo ed hai perso lo zelo. Come puoi chiamarti cristiano se hai perso lo zelo di tuo Padre che vuole salvare l’umanità, tutta l’umanità inviando il suo unico Figlio? Perdere lo zelo è la tragedia più grande. Lo zelo si perde per la tiepidezza, diventa tiepido chi si installa, essere installati, come un prete che si accomoda nella parrocchia con la sua macchina, i soldi, i suoi amici e non si rende conto che ha perso lo zelo per evangelizzare, non ha niente. Magari Dio deve mandare qualcosa: con la tiepidezza si va all’inferno!Il mondo intorno a noi sta morendo e tu vuoi stare comodo? Attenti! È importante che venga la Pasqua a svegliarci."


Annuncio di Pasqua 2018: pag.20-21. estratto:
Giovani neocatecumeni zelanti.

"Allora, Signore, cosa dobbiamo fare perché questo - che Dio ci ama e vuole essere uno in noi - si realizzi veramente? Che cosa dobbiamo fare? Ecco, convertitevi e credete. Dobbiamo credere, credere! E che cosa è credere? Credete che Cristo sta desiderando di stare dentro di voi. E c’è bisogno di mettere qualcosa da parte nostra perché questo si realizzi? “Devo lasciare il peccato, devo cambiare la mia vita? Che devo fare? Credo quello che Kiko sta dicendo, perché sta facendo un ministero a favore della mia fede e lo ringrazio, anzi ringrazio Dio che ha suscitato questi catechisti per aiutare me. Ma vorrei sapere di più: che devo fare perché Cristo sia perfettamente uno in me?”. Credete alla Buona Notizia, credete. Credi che Cristo ti ama, non avere paura. Cristo mai ci ha giudicato, mai, è sempre pieno di misericordia soprattutto con i peccatori. Quando quella prostituta, che aveva una cattiva fama, ha cominciato a toccargli i piedi – come sapete i piedi sono un simbolo erotico – e li bagnava con le sue lacrime e li asciugava con i suoi capelli – anche i capelli sono un segno erotico, è proibito alle donne ebree mostrare i capelli, hanno sempre il capo coperto perché i capelli sono un segno erotico – i farisei dicevano: “Se sapesse chi lo sta toccando, che donna è questa” e Gesù Cristo dice: “Non sono venuto per i giusti, sono venuto per i peccatori”, e i peccatori siamo noi, perché siamo tutti peccatori.
[ndr. solita sublimazione dei peccati sessuali]
Coraggio fratelli, vi annunzio che viene la Veglia Pasquale del 2018, in modo che siamo contenti di andare nelle piazze ad annunciare Gesù Cristo.
...dovremo portare la Buona Notizia a tutti gli uomini... Ecco, qui ti si dice come si può essere uno con Cristo: devi vivere per Colui che è morto e risorto per te. E Cristo, che è morto per te ed è risorto per te, cosa vuole da te? Vuole che ti offri come famiglia in missione? Devi offrirti. Sei una donna nubile e vuole che ti offri alla Chiesa per andare ad aiutare un seminario? ...Cristo è morto perché tu non viva più per te. No no, dovresti odiare la tua vita, e non solamente la tua vita, dovresti odiare la tua anima.“Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo Chi non odia la sua anima non può essere mio discepolo” (ndr. citazione inventata di sana pianta - [nota 1] ) Dice S. Paolo che chi è in Cristo è una nuova creazione, le cose vecchie sono passate e ne sono nate di nuove. Le cose nuove sono la fede, la grazia dello Spirito Santo. “Colui che non aveva conosciuto il peccato, Dio lo trattò da peccato in nostro favore Dio lo ha fatto peccato per noi”...
(ndr. altra citazione inventata: il testo scritturistico dice Dio «lo ha trattato da peccato» per noi, non dice che Dio «lo ha fatto peccato», che è una cosa completamente diversa).
...e in questo canto ho inserito la frase di S. Paolo che dice: “Guai a me se non annunziassi il Vangelo”.
Vorrei anche accostare alla catechesi del "cosa dobbiamo fare per essere uno con Dio?" - abbiamo visto che la risposta di Kiko è una sola: "ascoltare me" - lo scrutinio, scovato da Lino e tratto dal mamotreto della Traditio, sul porco/nato, che scopre la sua natura, facendo il cammino neocatecumenale, grazie al fango.

Questo scrutinio è stato eliminato nel direttorio corretto e concerne il fango sul cieco nato di Gv 9, tema portante della tappa e degli altri scrutini.


Kiko: Prima del cammino tu eri cieco? Cosa non vedevi?

Z.: Prima del cammino io ero un bigotto, perché sono nato nella Chiesa e avevo un moralismo terribile, una terribile paura dell'inferno. Dovevo presentare sempre la faccia di buono, non avevo mai un peccato, la colpa era sempre degli altri. Io ho fatto quello che ho voluto durante tutta la mia vita e nel fondo non mi sono mai creduto peccatore perché sono stato una brava persona, perché andavo sempre a messa e non mi vedevo cieco. Un giorno ho sentito l''annuncio e attraverso quello il Signore mi afferrò; dopo aver ascoltato tutta la catechizzazione, dopo essermi messo in cammino, il Signore ha fatto sì che attraverso la sua Parola, attraverso la comunità, io cominciassi a vedere che ero un maiale. Il Signore ha permesso, mentre stavo in comunità, ha permesso che io peccassi perché vedessi come ero. Dentro la comunità, attraverso la Parola, il Signore mi ha messo davanti i miei peccati.

Kiko: Tutto il fango che c'era in te, la porcheria che c'era in te.

Z.: In quantità! Io non capivo, prima del cammino, perché uno sposato se ne andava con un'altra; questo non lo comprendevo. Il Signore ha permesso che io commettessi adulterio, quando stavo già nel cammino. Mi ha fatto vedere che sono un adultero, mi ha fatto vedere che sono un egoista, che adoro il denaro; mi ha fatto vedere che non amo nessuno, né mia moglie, né i miei figli, che amo solo me stesso, che ho cercato sempre di trarre vantaggi dagli altri. Questo mi ha fatto vedere il Signore attraverso questo tempo, mi ha messo fango sugli occhi facendomi vedere che sono cieco perché potessi vedere che Lui mi ha amato così, non ha avuto schifo dei miei peccati, non mi ha disprezzato, mi ha amato! E questo l'ho visto nella comunità, perché conoscendo i miei peccati il Signore si è avvicinato attraverso i fratelli; attraverso mia moglie si è avvicinato a me e mi ha voluto bene. Il Signore si è avvicinato a me in persone concrete, e mi ha voluto bene. Allora io ho sperimentato che Dio mi ama così come sono, ridotto ad essere un disgraziato.[...]
Questo lo scrutinio: e Kiko ascolta, senza scomporsi, questa esperienza.
Ricordiamo che alla Traditio si arriva dopo diversi anni di cammino.
Il fulcro dell'annuncio kikiano è innestato sulla catechesi del cieco nato, paradigma del cammino, che altro non è se non il metterti fango sugli occhi, in modo che tu, sentendoti sporco, vada a lavarti alle acque del tuo Battesimo e, finalmente, veda. Cosa? I tuoi peccati. Questa è la patente necessaria per poter essere inviato (da Kiko) ad evangelizzare.

Il cammino non insegna mai a fermarsi
un gradino prima di cadere nel peccato.

Appare chiaro che, in tutto quello che si dice agli scrutini, risuona la predicazione di Kiko, instillata per anni.


Kiko stesso ripete che è il Signore a permettere che tu cada, perché devi riconoscere che "sei un peccatore che non può non peccare". Nel concreto Dio permette che tu commetta un adulterio, che tu rubi, che tu sia un violento, un iroso, un prepotente, un falso, un approfittatore. In sostanza, se necessario, Dio permetterà che tu commetta tutto quanto non hai mai commesso prima di entrare in cammino, perché se non ti viene messo fango sugli occhi, mai potrai essere cristiano, mai potrai essere evangelizzatore per gli altri [notare che l'azione di mettere il fango sugli occhi è di Cristo: qui è racchiuso il senso, di quanto insinuato da Kiko, di un dio (il dio di Kiko) che concretamente ti spinge a peccare, perché tu possa finalmente vedere]

Non una parola sulla gravità del peccato di adulterio, sul rendere vana la grazia, nulla. Abbiamo conferma di tutto questo nelle decine di esperienze, raccontate dalle vittime di abusi di ogni genere subiti nel cammino. Il cammino, che è cammino del fango, è ben fatto quando ti illumina su tutti i tuoi peccati, ti convince che sei capace delle peggiori cose, un essere abietto, uno schiavo che non puo non peccare, tanto che, se non ne sei ancora convinto, Dio stesso permetterà che tu pecchi rovinosamente. Questa per Kiko è una grazia immensa, concessa da Dio al vero camminante! Mentre le vittime sono accusate di moralismo, poiché giudicano il peccatore e non perdonano: esse; in fondo, credono di essere migliori. Concludiamo che la loro esperienza del fango non è altrettanto compiuta.

Voglio anche sottolineare che il modo di esporre la propria esperienza, da parte di questo fratello grato del bene che il cammino gli ha fatto, segue un cliché; non ha nulla di spontaneo, come del resto niente è spontaneo nel cammino di Arguello.
Si inculca un modo di pensare, stereotipi che si ripetono sempre uguali. Appare chiaro che Kiko è compiaciuto del bel risultato sortito dal cammino, nel caso di specie.

Sì, proprio questo si vuole ottenere, questo lo scopo ultimo e questo noi vogliamo portare alla luce.
La terribile frase "Dio mi ha fatto commettere un adulterio" in fondo, non l'ha inventata il fratello, è quanto Kiko trasmette subdolamente con il suo insegnamento.
Una eresia totale, una cosa che non si poggia sulla Parola di Dio, né sui Vangeli, né sul Magistero della Chiesa, nè sull'insegnamento dei Padri. [nota 2]
Ed è bene andare a fondo, perché qui è un punto molto importante: Kiko copre, con l'indulgenza che usa solo in questi casi con gli scrutinati, la sua autoassoluzione e, contestualmente, quello che è il pilastro del suo Potente Cammino - ma che non è né cristiano né cattolico -, ossia la scoperta del "peccato come luce donata al cieco nato attraverso il fango", questa sola conoscenza abilita il camminante all'annuncio del prodigioso Kerigma kikiano.

Notate come fino a questo punto
non ha pronunciato qui nessuna delle parole dure
che destina a chi si sottrae all'attività delle "100 piazze".

Tanto parlare di indolenza, borghesismo, assenza di zelo, ci fa inoltre intuire quanta pesantezza serpeggia tra i fratelli delle comunità: numerosi non tollerano più il ripetersi di questi invii ridicoli, con chitarre, megafoni, arredi kikiani, come scemi nelle piazze.

Più che un'intuizione, sappiamo di alcuni fratelli che, nel loro discernimento, avendo anche finito il cammino, si sono rifiutati di andare e sono stati cacciati via dal cammino, per essere di esempio a tutti. Certo Kiko non puo' tollerare che qualcuno pensi e faccia di testa sua e gli sfugga dalle mani.

Per questo ripete ogni volta "Il Signore ci ha ispirato". La verità è che ha bisogno di adepti che dedichino tutto il loro tempo a fare proselitismo. Ha, perciò, trasformato (solito kikoabuso della Parola di Dio) la "tiepidezza" dell'Apocalisse nell'assenza di zelo per il kikannuncio e il "sto per vomitarti dalla mia bocca" nello spedirti, da parte di Kiko, dritto all'inferno. Di nuovo con le sue minacce a terrorizzare gli sprovveduti fratelli, per tenerli saldamente sotto controllo.

Kiko superstar si concede ai suoi fans.
Nessun amore alla persona, nessuna premura per le anime che si affidano a lui. E, mentre insegna ai fratelli ad "odiare la loro stessa anima" [deturpando ancora una volta la Parola di Dio] lui la devasta con la sua pestifera dottrina.

Avrebbe dovuto dire - come nel caso dell'"adultero tardivo"- a chi pecca, e pecca tanto gravemente dopo anni e anni di cammino, da vero padre, se lo fosse: "Ma ti sei reso conto di cosa hai fatto? Tu hai reso vana in te la grazia di Dio! Pensa a quanto Dio ti ha amato? Quanto sta facendo per te in questi anni? Quanti strumenti di salvezza ti ha dato?" (Da notare che già hanno venduto i beni, versano mensilmente la decima e hanno ricevuto la consegna della Preghiera quotidiana delle lodi, in più molti sono catechisti o esercitano vari carismi nella cominità).

Avrebbe dovuto dire che Dio ci chiama alla santità, che a chi commette questi peccati, peggio se dopo anni di cammino, e dà scandalo soprattutto ai piccoli, a questi sì che Gesù riserva le parole più dure, le più tremende! Altro che a chi si scoccia di andare nelle piazze! (cfr. Mt. 18, 6s. [nota 3])

Avrebbe dovuto mettere sotto gli occhi la verità, per chiamare seriamente al pentimento e al fermo proposito di non peccare più, sapendo che Dio a questo ci chiama, Gesù per questo è morto sulla Croce, per darci la vittoria sulla tentazione e sul peccato sempre, tutte le volte che gli chiediamo aiuto con cuore sincero, appoggiati in lui, per poter vivere nella santità.

Se no che razza di cammino di fede facciamo mai? E a che cosa serve?
Ma per Kiko tutto questo è solo un moralismo. (abbiamo già raccontato come Kiko si rivolge, a chi manifesta di voler "impegnarsi nel bene" - parola bandita nel cammino - con la fatidica frase: "Ma tu sei entrato nel cammino per diventare santo?", come a dire "Tu non hai capito niente!".)


Di fronte a uno che dice "il Signore mi ha fatto adulterare", Kiko ascolta, tace e sorride!
Altro che borghesismo e televisione e il suo solito tirare in ballo il povero prete indolente, e idolatra! Invece di guardare piuttosto alla sua misera vita!

L'annuncio di Kiko è questo:
«I padri della Chiesa chiamavano il Kerygma "sperma dello Spirito" perché possiede il potere, se qualcuno lo ascolta e lo crede e passa i suoi peccati a Cristo, di gestare in lui l'uomo nuovo: Cristo, che sta come sommo sacerdote davanti al Padre, assume i peccati di quest'uomo anche se è un adultero, un assassino, una canaglia, e lui può ricevere dal cielo il perdono dei peccati e con il perdono dei peccati riceve dal cielo anche lo Spirito divino, lo Spirito Santo che è Dio (...) E come la Vergine Maria quando dice all'angelo: "Sia fatto in me secondo la tua parola", immediatamente entra il lei lo Spirito Santo e forma nella Vergine un piccolo embrione, così questo si realizza in ogni cristiano. Dentro ogni cristiano che ascolta l'annunzio del Vangelo, del Kerygma, immediatamente si forma - se crede - un embrione che si chiama FEDE.»
Kiko lo ripete, invariato, dall'inizio alla fine del neocatecumenato.

Che significa? Che se un suo adepto cade nei peggiori peccati, anche una volta finito il percorso e indossata la veste bianca, Kiko lo conferma perché ha fatto bene il cammino, visto che è uscito, ancora una volta, dagli inganni, perché ha conosciuto - nel senso biblico del termine - che è uno schiavo capace dei peggiori peccati.
E ora deve solo ascoltare il KERIGMA e credere, per essere salvato.
Mi domando:
ma perché a chi non ha zelo per le "100 piazze" - ben descritte come occasione di proselitismo, non come gratuito annuncio di Gesù Cristo (cosa che Kiko sfacciatamente sostiene, mentendo, al Papa e ai Vescovi) - Kiko minaccia l'inferno?
Perché li terrorizza dicendo loro che conviene vadano, con o senza desiderio, altrimenti Dio li punirà con castighi memorabili, manderà loro terribili avvertimenti perché è Dio che "vuole che tu ti offri per la missione" "tu devi rendere testimonianza...nelle 100 piazze", questo obbligo te lo impone Dio, perchè Dio parla in me!

E ancora mi domando:
Perché non dice "ascoltami bene, se sei tiepido, se, invece di andare alle 100 piazze ti sei istallato nelle tue comodità e, mentre i tuoi fratelli andavano, tu sei rimasto a casa e hai visto che sei un peccatore, e oggi sai che sei il peggiore di tutti! Ora "ascoltame" io ti annuncio il Kerigma e se tu mi ascolti, "di pronto" tutti i tuoi peccati sono perdonati... poi domani se vuoi puoi anche confessarti, ma ora scende su di te lo Spirito Santo e, come nella Vergine Maria, gesta in te una nuova creatura!"?
Non trova di meglio, nelle Scritture, che il passo dell'Apocalisse (cap. 3) sulla tiepidezza, forzando l'interpretazione tutta a suo favore, come al solito.

Kiko, sempre lui...
...trascura la parola sugli scandali, dimentica la macina di mulino al collo, tralascia gli scritti di S.Paolo, che mette in guardia i cristiani sui peccati della carne, ricordando ai suoi che il nostro corpo è "tempio dello Spirito Santo" e che "non apparteniamo a noi stessi".

Dice san Paolo: "Qualsiasi peccato l'uomo commetta, è fuori del suo corpo; ma chi si dà alla fornicazione, pecca contro il proprio corpo". [nota 4]
Qui davvero si tradisce l'essere uno con Dio, di cui Kiko parla e straparla a sproposito, mutuando, il più delle volte, un linguaggio umano irriverente, perché, nel cammino, si tiene in bassissimo conto il peccato che, più di ogni altro, ci allontana dall'essere uno con Dio.

Kiko non comprende il significato - per se' e per i suoi inviati, testimoni di tanti sorprendenti miracoli, come egli stesso dice a sua condanna - di ciò che dice Gesù: "A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più". [nota 5]

Un vero catechista dovrebbe interrogarsi, restare costernato, di fronte al fatto che, dopo anni e anni di formazione, di predicazioni ascoltate, di preghiera quotidiana, di evangelizzazione, un suo discepolo cade e ricade in peccati della carne: adulteri, abusi, approfittando proprio dello stare in comunità, e magari del ruolo stesso che ricopre, tutti peccati che gridano vendetta a Dio.
Questo è rendere vana la Grazia.
Kiko annuncia il potere del Kerigma "ascolta", dice, credi e tutti i tuoi peccati sono perdonati, se credi veramente. Tanto basta, per lui... eccezion fatta per un solo peccato.
Kiko ha definito "peccato di morte", degno dell'inferno, unicamente il preferire le comodità all'andare per le 100 piazze a fare il saltimbanco; qualunque cosa, pur di rimpolpare le sue comunità sempre più ridotte al lumicino, visto che, con le ultime catechesi nelle parrocchie, non nasce neanche una comunità decente, per l'esiguo numero di persone che le seguono.
Non sa più cosa inventarsi.
È alla caccia di nuovi seguaci, a qualsiasi costo e, come lui percorre la terra instancabilmente, così vuole che facciano i suoi; tutto per conquistare nuovi "proseliti".
Si'! tutti questi teatrini di ispirazione kikiana sono finalizzati unicamente al proselitismo della sua setta, ed egli è cosi' spudorato che ha pure il coraggio di intestare a Papa Francesco l'iniziativa della sua opera!
Ma per Kiko è la parola:
Mt. 23, 15
Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che percorrete il mare e la terra per fare un solo prosèlito e, quando lo è divenuto, lo rendete degno della Geènna due volte più di voi.





[nota 1]
Mc 8,34-37:
34Convocata la folla insieme ai suoi discepoli, disse loro: «Se qualcuno vuol venire dietro di me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. 35Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del vangelo, la salverà. 36Che giova infatti all'uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde la propria anima? 37E che cosa potrebbe mai dare un uomo in cambio della propria anima?
[nota 2]
Sant'Agostino.
La grazia e il libero arbitrio. [A VALENTINO E AI SUOI MONACI]
L'uomo non può giustificarsi chiamando in causa Dio.2. 3. Ma ci sono uomini che cercano di giustificarsi perfino mettendo avanti Dio stesso, e a loro dice l'apostolo Giacomo: Nessuno, quando è tentato, dica: E' da Dio che sono tentato. Dio infatti non è tentatore al male; Egli al contrario non tenta nessuno. Ma ognuno è tentato perché attratto ed allettato dalla propria concupiscenza; poi la concupiscenza, quando ha concepito, genera il peccato; e il peccato, quando è stato commesso, genera la morte 4. Sempre a coloro che vogliono scusarsi prendendo a giustificazione Dio stesso, risponde il libro dei Proverbi di Salomone: La stoltezza dell'uomo stravolge le sue vie; e invece nel suo cuore egli accusa Dio 5. E il libro dell'Ecclesiastico afferma: Non dire: E' a causa del Signore che ho deviato; infatti tu non fare ciò che Egli detesta. Non dire: E' perché Egli stesso mi ha tratto in errore; infatti Egli non ha bisogno di uomini peccatori. Il Signore odia ogni turpitudine e questa non è cosa che si possa amare da parte di coloro che lo temono. Egli all'inizio creò l'uomo e lo lasciò in mano al proprio consiglio. Se vorrai, osserverai ciò che ti viene prescritto e la completa fedeltà a ciò che a Lui piace. Egli ti mette davanti il fuoco e l'acqua; stendi la mano verso ciò che vorrai. Dinanzi agli occhi dell'uomo c'è la vita e la morte, e gli sarà data quella delle due che gli piacerà 6. Ecco che vediamo espresso nella maniera più lampante il libero arbitrio della volontà umana.

[nota 3]
Mt 18,6-7:

6Chi invece scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, gli conviene che gli venga appesa al collo una macina da mulino e sia gettato nel profondo del mare. 7Guai al mondo per gli scandali! È inevitabile che vengano scandali, ma guai all'uomo a causa del quale viene lo scandalo!
[nota 4]
1Cor 6,15-20:

15Non sapete che i vostri corpi sono membra di Cristo? Prenderò dunque le membra di Cristo e ne farò membra di una prostituta? Non sia mai! 16O non sapete voi che chi si unisce alla prostituta forma con essa un corpo solo? I due saranno, è detto, un corpo solo. 17Ma chi si unisce al Signore forma con lui un solo spirito.18 Fuggite la fornicazione! Qualsiasi peccato l'uomo commetta, è fuori del suo corpo; ma chi si dà alla fornicazione, pecca contro il proprio corpo. 19O non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo che è in voi e che avete da Dio, e che non appartenete a voi stessi? 20Infatti siete stati comprati a caro prezzo. Glorificate dunque Dio nel vostro corpo!
[nota 5]
Lc 12,47-48:

47 Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; 48quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche. A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più.